Prendersi cura di Sè
Questo è il messaggio forte e provocatorio che accompagna la nuova piramide alimentare rovesciata proposta dall’amministrazione statunitense.
Il fatto che sia rovesciata ha immediatamente scatenato le reazioni degli ultraortodossi dogmatisti, che vi intravedono qualcosa di demoniaco e pericoloso.
Ma prima di trarre conclusioni affrettate, analizziamo in maniera critica i concetti contenuti in queste nuove linee guida.
Cosa dicono davvero le nuove linee guida?
A mio parere, contengono messaggi condivisibili da chiunque abbia un minimo di buon senso e conoscenza scientifica:
- Preferire il cibo vero a quello ultraprocessato
- Limitare i carboidrati raffinati al massimo
- Fornire proteine adeguate da fonti non processate (proteine in ogni pasto)
- Puntare sui micronutrienti: preferire cibi ad alta densità di vitamine, minerali e fibre
- Attenzione alle porzioni, adeguate alla fisiologia e al bisogno energetico individuale
- Fornire grassi buoni: giusta proporzione tra saturi, insaturi e omega-3
- Preferire cereali integrali a quelli raffinati
- Limitare alcol e sodio
Chi potrebbe mai essere contrario a queste indicazioni?
Lo scandalo della bistecca
Eppure per molti sono state uno scandalo. Il motivo è semplice ed è visibile a prima vista: nella versione proposta, i carboidrati da cereali **non stanno più alla base della piramide** e non costituiscono più il 60-70% dell’apporto energetico.
Al contrario, una bella bistecca e un pollo primeggiano allegramente (seppure in compagnia di broccoli, piselli e carote).
Questa è la fonte dello scandalo!
“Onta! Vergogna! E dove la mettiamo l’eco-sostenibilità?”
Come al solito, si cerca di confondere le idee quando già sono poco chiare. Certamente un regime dietetico proposto a livello nazionale deve considerare criteri di ecosostenibilità, ma prima ancora deve garantire la salute dei cittadini.
La domanda fondamentale
Riportiamo il focus sulla questione centrale: le indicazioni proposte dagli USA promuovono o no la salute?
Dopo 30 anni di slogan su “limitare al massimo la carne rossa e le uova“, ci troviamo di fronte una bistecca sanguinante, e questo ha fatto sanguinare il cervello a tanti divulgatori televisivi della domenica pomeriggio.
Ma la carne non faceva venire il cancro? E le uova non ci facevano morire di colesterolo?
Il vostro parere
Sono felice che questo gruppo sia costituito da professionisti della salute in grado di confrontare le nuove linee guida con la letteratura scientifica, le altre linee guida di società scientifiche e le indicazioni sull’applicazione della dieta mediterranea.
Vi chiediamo quindi:
Da uno a dieci, quanto vi hanno sorpreso queste linee guida e quanto per voi sono condivisibili? Esprimete le vostre opinioni liberamente, senza odio o rancore. Sarebbe bello parlarne serenamente e rispettosamente.
Approfondimento: Stress, fame nervosa e magnesio. Lo stress cronico e la fame nervosa sono strettamente interconnessi attraverso meccanismi neuroendocrini e comportamentali.
Come funziona il circolo vizioso
Lo stress aumenta il rilascio di cortisolo, un ormone che accelera l’escrezione renale di magnesio, portando a deplezione delle riserve corporee. Questa carenza peggiora l’ansia e l’irritabilità, favorendo comportamenti compulsivi come la fame nervosa, spesso legata a squilibri ipotalamici e neuromuscolari.
Studi indicano che il magnesio modula i recettori GABA, promuovendo rilassamento e riducendo l’impulso a mangiare per conforto emotivo.
Sintomi comuni
- Stanchezza
- Insonnia
- Tensione muscolare
- Craving compulsivi
Questi sintomi creano un circolo vizioso: lo stress depleta il magnesio, che a sua volta amplifica lo stress e l’impulso alimentare.
La soluzione
Studi osservazionali indicano che integrare magnesio (300-400 mg/giorno) può attenuare questi effetti, normalizzando i livelli di cortisolo e migliorando il controllo dell’appetito.
Bibliografia:
Modificato Francesco Ciani
Documento originale: https://cdn.realfood.gov/DGA.pdf
Adam, T. C., & Epel, E. S. (2007). Psychoneuroendocrinology, 32(7), 619-628.
Epel, E. S., et al. (2001). Psychosomatic Medicine, 63(3), 449-457.
van Strien, T., et al. (2020). Appetite, 151, 104675.

