Poiché l’herpes zoster e la erisipela sono praticamente la stessa malattia, è necessario prendere in considerazione quanto è stato già detto. L’infezione secondaria provocata dal virus varicella: zoster può scatenarsi in ognuno di noi.

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Herpes Zooster

Tutti veniamo in contatto con questo microrganismo. Dopo l’innocua malattia infantile, i virus non lasciano il corpo, ma si rifugiano nelle radici posteriori dei nervi del midollo spinale. 

Soltanto nel tronco hanno trentuno coppie di nervi per lato, e qui i virus possono colpire facilmente. La zona in cui il virus si manifesta maggiormente è la parte superiore del corpo, al di sopra della cintola, e colpisce persone tra il cinquantesimo e il settantesimo anno di vita.

Poiché l’herpes zoster e la erisipela sono praticamente la stessa malattia, è necessario prendere in considerazione quanto è stato già detto. L’infezione secondaria provocata dal virus varicella: zoster può scatenarsi in ognuno di noi, perché di fatto tutti veniamo in contatto con questo microrganismo. 

Dopo l’innocua malattia infantile, i virus non lasciano il corpo, ma si rifugiano nelle radici posteriori dei nervi del midollo spinale. Soltanto nel tronco hanno trentuno coppie di nervi per lato, e qui i virus possono colpire facilmente. La zona in cui il virus si manifesta maggiormente è la parte superiore del corpo, al di sopra della cintola, e colpisce persone tra il cinquantesimo e il settantesimo anno di vita.

L’infezione ha inizio in genere alcuni giorni prima della comparsa dell’esantema e si presenta attraverso sensazioni di dolore e bruciore acuto. Le vescichette appaiono esclusivamente nelle zone di innervazione delle radici nervose interessate e circondano il corpo. 

L’assalto sui due lati o la diffusione su più di due segmenti nervosi è piuttosto rara. Certamente nel caso di malattie che debilitano il sistema immunitario, come I’ Aids o la leucemia linfatica, si può arrivare alla diffusione sull’intero tronco (zostera generalizzata).

Normalmente le vescicole piene di liquido si seccano, le croste cadono e scompaiono senza lasciare cicatrici in due, massimo tre settimane. Complicazioni quali ulcere o deterioramento dei tessuti possono ritardare il processo di guarigione.

Tali situazioni possono far sì che il virus rimanga subdolamente nascosto nel corpo. Per uno o due anni dopo la sparizione delle lesioni cutanee, i punti colpiti possono essere ancora doloranti e particolarmente sensibili. La malattia colpisce l’individuo nelle zone più delicate dell’organismo, approfittando di periodi in cui il soggetto è indisposto e le sue difese indebolite.

Il rossore della pelle annuncia al paziente che c’è qualcosa all’interno del suo corpo che vuole uscire verso l’esterno. Il virus, rimasto in agguato nei gangli nervosi spinali, ha bisogno che l’individuo mostri un momento di debolezza per uscire dall’esilio, che aveva scelto. Il suo tema si chiama infiammazione e implica quindi un conflitto un duplice senso. 

L’herpes zoster, come la maggior parte delle malattie che simboleggiano un conflitto, incarna il tema della conflittualità. Una lunga battaglia viene ingaggiata contro la retroguardia delle truppe nemiche.

Si tratta di una guerra di confine, in cui il punto di vita segna la frontiera tra il mondo superiore e quello inferiore, mentre la pelle rappresenta l’organo generale di confine. L’herpes zoster è l’emblema della rottura violenta di questo limite e l’emissione all’esterno di contenuti psicologici sotto la forma del liquido della vescicole, che creano ferite bagnate e aprono i confini in entrambe le direzioni.

Così, mentre il liquido fuoriesce, altri virus hanno la possibilità di penetrare all’interno. Anche questa azione ha un carattere subdolo, perché mentre le persone colpite sbarrano le frontiere tra alto e basso, dentro e fuori, l’attacco inizia dalla retroguardia. Ai virus zoster si addice il ruolo della quinta colonna. La loro condotta sottolinea il carattere di bomba ad orologeria del tema che incarnano: la malattia può essere ritardata, ma non eliminata.

La pelle inoltre mette in gioco le tematiche della difesa e della resistenza contro un tema centrale di vita. L’affezione di base indica già di per sé un’opposizione, forte al punto di aprire il corpo. Quello che a una persona ha dato ai nervi in passato, è finito sotto pelle. L’esplosione della malattia rende l’individuo dolorosamente consapevole del crollo delle sue difese. Il senso di tensione prima della manifestazione della malattia incarna da un lato la paura della situazione, dall’altro la necessità dello sfogo.

L’esantema attacca in un momento in cui si è ampiamente provati. così come un pugno subdolo nello stomaco o nella pancia.
L’immagine di una rosa che si sta aprendo allude anche alle possibilità di soluzione della malattia. 

Dotata di spine, la rosa da un lato simboleggia la disponibilità ad aprirsi e dall’altro è emblema dell’amore; rappresenta però anche la capacità di auto-difesa. Le rose rosso fiamma sparse sulla cute sono simboli di una breccia bellicosa. Il rosso degli attacchi di rabbia può essere bello come la fiamma dell’amore ardente, un entusiasmo incandescente o un sacro furore.

È necessario diventare di nuovo vulnerabili, aprire i propri confini, far crollare i muri e poi ricostruirli. Ricostruire significa cercare un contatto. I fiori si aprono per trasformarsi in frutti e con i loro boccioli attirano a sé gli insetti. 

Ad ogni fioritura viene alla luce l’interiorità, sia nei suoi aspetti luminosi che in quelli oscuri. Non si deve mostrare soltanto la parte rosea, ma portare a fioritura il vero nucleo. Come le rose hanno al centro la loro essenza, il loro seme o la loro bacca, non a caso i fiori della resipola racchiudono il liquido infetto.

Nell’acqua, simbolo della psiche, scorre un flusso di cellule aggressive: globuli bianchi, anticorpi e virus. Qui si rivela simbolicamente qualcosa che può ferire. Le spine della rosa pungono nei dolori acuti della malattia. Se la parete corporea viene lacerata, allora dall’interno deve necessariamente fuoriuscire un liquido e questo non è sempre rosato, ma spesso rosso d’ira, sporco e ripugnante, come questo esantema. 

E quindi si dovrebbe permettere all’esterno di penetrare all’interno, nei suoi lati di luce e di ombra. «In piedi!», si dice in dialetto bavarese, quando capita qualcosa di positivo e negativo al tempo stesso. Si deve oltrepassare il muro e il primo passo è sempre il più difficile e doloroso. Il processo offensivo si rivolge sia all’alto che al basso, sia all’interno che all’esterno. Questa aggressività provoca nel corpo una violenta esplosione, e dallo squarcio che ne consegue è possibile attingere energia per dominare la sintomatologia di base.

Domande

1. Quale conflitto psico-spirituale si è insinuato dentro di me?
2. Che cosa mi dava tempo fa ai nervi e si era insinuato sotto la mia pelle, e non è ancora dimenticato?
3. Quale paura mi blocca al punto di impedirmi di aprirmi sul piano fisico?
4. Che cosa deve fiorire sul corpo, perché non può manifestarsi a livello psichico e spirituale?

5. Che cosa mi fido di dire solo attraverso i fiori? Cosa non potrei mai rivelare apertamente?
6. Quali confini sono per me conflittuali, dove mi sento limitato? Quali vincoli mi opprimono?
7. Quali mine sono sotterrate nel giardino della mia AnimA?

(Dott. Rudiger Dahlke)

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