Il Viso e gli Occhi

Dopo aver terminato la presentazione dei grandi sistemi organici, procediamo ora con le parti del corpo non appartenenti direttamente all’uno o all’altro, ma frequentemente utilizzate dalla nostro Coscienza Interiore per «parlarci».

Il viso e le sue malattie

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Il viso ha la particolarità di raggruppare i cinque sensi, vale a dire la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto e il tatto.

Rappresentando l’identità, è anche la sede privilegiata della percezione «sottile» del mondo esterno attraverso dei sensori sofisticati che permettono di percepire livelli elaborati del mondo materiale (colori, suoni, sapori, odori e temperature). Attraverso i
cinque sensi, esprimiamo le nostre difficoltà a percepire o ad accettare questi livelli dentro di noi.

malattia espressione dell'AnimA

Possiamo farlo con gli occhi, le orecchie, il naso, la bocca o la pelle. I problemi generali del viso ci parleranno di un problema di identità, di una difficoltà ad accettare quella che abbiamo o crediamo di avere.

Acne, eczema, rossori, come pure barba, baffi, eccetera sono tutti mezzi che rivelano le nostre difficoltà ad accettare il nostro volto, sia perché non ci piace, sia perché è troppo bello e attira più di quanto vorremmo. Sono tutti modi atti a nasconderlo o ad imbruttirlo, a cambiare o rifiutare un’immagine d’identità che ci risulta insoddisfacente.

Gli occhi e le loro malattie


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Gli occhi sono gli organi della vista, della visione. Grazie ad essi, possiamo vedere il mondo esterno nei suoi colori (che sono la rappresentazione del sentimento) e, poiché sono due, in rilievo (che è la rappresentazione della struttura). L’occhio destro, che rappresenta la struttura dell’individuo (Yin), conferisce la visione «orizzontale» e l’occhio sinistro, rappresentante la personalità dell’individuo, dona la visione «verticale».

Gli occhi sono associati all’energia del Principio del Legno e in tal senso rappresentano il livello di percezione maggiormente in relazione con i sentimenti e con «l’essere».

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Ciò ci permette di comprendere più facilmente perché numerose miopie fanno la loro comparsa durante l’adolescenza che, ricordiamocelo (vedi anche scoliosi), è il periodo della vita in cui il ragazzo verifica i suoi punti di riferimento affettivi rispetto al mondo esterno, al di fuori della struttura familiare.

Le malattie degli occhi indicano quindi che abbiamo difficoltà a vedere qualcosa nella nostra vita e in particolare qualcosa che ci tocca a livello affettivo. Cos’è che non voglio vedere? Cosa rimette in discussione il mio essere o l’idea del posto che secondo me dovrebbe avere?

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Queste domande sono frequentemente associate ad una sensazione di ingiustizia. Se si tratta dell’occhio destro, la tensione è in rapporto con il simbolismo Yin (della madre) e se si tratta dell’occhio sinistro, ciò che ci rifiutiamo di vedere sarà in relazione con il simbolismo Yang (relativo al padre).

Ripenso qui al caso di Pascal che avevo citato per il femore. All’età di nove anni e mezzo, egli perse il padre in un incidente stradale avvenuto durante il lavoro. Questa scomparsa dovette, di fatto, essere accettata nel conscio e nella mente, ma la stessa cosa non avvenne per l’inconscio.

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L’anno successivo, il giorno del suo compleanno, sei mesi dopo la scomparsa, l’occhio sinistro del bambino si gonfiò improvvisamente. Nonostante un ricovero in ospedale e ripetute analisi, l’equipe medica non poté trovare nulla. Di fronte a ciò i medici decisero, davanti al bambino che si presumeva non potesse comprendere niente, di operarlo il giorno seguente per «vedere cosa ci fosse dentro». L’indomani, al risveglio, l’edema era completamente sparito.

(La Consapevolezza è arrivata prima)

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È evidente che il bambino rifiutava di «vedere», di accettare di percepire qualcosa in relazione allo Yang (padre). La paura dell’intervento gli fece arrestare immediatamente la manifestazione della tensione, preferendo soffocarla dentro di sé. Tuttavia, parecchi anni dopo, all’età di ventotto anni, ebbe a sua volta un incidente d’auto, anche nel suo caso tornando dal lavoro, nel quale si fratturò il femore sinistro.

Esattamente in quel periodo egli stava vivendo una difficile fase di conflitto e di fuga nei confronti di tutto ciò che poteva rappresentare una forma d’autorità, che fosse sociale o familiare.

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Egli riviveva senza esserne consapevole quanto aveva passato all’epoca della morte di suo padre, ossia «qual è il mio posto, chi sono, nessuno mi può capire o aiutare, perché questa ingiustizia, eccetera?». Ogni manifestazione oculare fornirà una particolare precisazione.

La miopia, una difficoltà a vedere lontano, rappresenta la paura inconscia del futuro che ci sembra offuscato, ovvero mal definito, sfuocato.

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La cataratta, caratterizzata da un oscuramento o addirittura da una scomparsa totale della vista, esprime la nostra paura del presente o del futuro che ci appaiono oscuri.

La presbiopia, che si manifesta mediante una difficoltà a vedere gli oggetti vicini, rappresenta il nostro timore di vedere ciò che è presente o relativo ad un futuro prossimo.

Questa «malattia», che riguarda principalmente le persone anziane, è sorprendentemente simile alla memoria, che segue in loro il medesimo processo in quanto si ricordano sempre meno dei fatti recenti e, al contrario, sempre più chiaramente dei fatti lontani nel tempo. 


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La presbiopia va in particolar modo associata all’approssimarsi della morte che rappresenta una scadenza che non è possibile «aver voglia di vedere».

L’astigmatismo si caratterizza per il fatto di non vedere gli oggetti esattamente come sono, ma «deformati». Ciò simboleggia la nostra difficoltà a vedere le cose (o noi stessi) tali e quali sono nella nostra vita.

Qualsiasi cosa che percepiamo, o non vogliamo vedere , cogliere, comprendere, ci appare deforme, il mondo fuori che stai creando è parte del tuo universo interiore .. integrare tutte le proprie parti significa osservare e creare un’esperienza degna di essere vissuta e condivisa

Michel Odoul modificato Ciani Francesco Ciani

Il succo di Indivia

L’indivia ha la foglia riccia

assomiglia alla lattuga ed è conosciuta anche con il nome di scarola e cicoria. Nei supermercati americani della costa orientale l’indivia riccia viene chiamata appunto cicoria mentre la parola indivia è solitamente riservata alle sommità della varietà Witloff o Brussels Chicory raccolte in inverno, cioè le spesse foglie color panna, più o meno dritte, lunghe 12,5-13 cm e larghe 2,5-5 cm, strette insieme.

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Questa varietà non è nutriente come l’indivia verde poiché le larghe foglie sono tagliate e le radici vengono sotterrate nella sabbia per sbiancare le foglie stesse. È carente di clorofilla e di alcuni minerali essenziali di cui la varietà verde invece è ricca.

L’indivia è estremamente affine alla pianta di tarassaco e i loro costituenti chimici si assomigliano. L’indivia però ha elementi nutritivi di cui l’apparato visivo ha costantemente bisogno.

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Se si aggiunge succo di indivia a quello di carota, sedano e prezzemolo, si ha un alimento nutriente per i nervi ottici e il sistema muscolare e si possono ottenere ottimi risultati nella correzione dei difetti della vista.

½ l o 1 litro al giorno di questa miscela ha corretto spesso disturbi agli occhi nel giro di pochi mesi e ha addirittura permesso ad alcuni di recuperare la visione totale rendendo superflui gli occhiali. Uno dei casi più eclatanti giunto alla nostra attenzione è quello di una signora residente nel West Virginia, a sud di Pittsburgh.

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La cataratta le aveva tolto completamente la vista e per circa tre anni le avevano detto che non aveva speranza di vedere di nuovo. Venne a sapere che a Pittsburgh c’era uno stabilimento molto efficiente che produceva quotidianamente succhi freschi grazie a un grande trituratore e a una pressa idraulica.

Le era stato detto che poteva accadere il miracolo grazie alla terapia basata sui
succhi freschi e crudi ed ella decise di provare. Seguì rigorosamente il necessario regime depurativo con irrigazioni del colon e clisteri per rimuovere tutte le interferenze dovute alle sostanze di rifiuto presenti nel corpo; assunse solo verdure e frutta cruda ed eliminò amidi e zuccheri concentrati.

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Ogni giorno beveva:
½ l di succo di carota, sedano, prezzemolo e indivia.
½ l di succo di carota.
½ l di succo di carota, sedano, prezzemolo e spinaci.
½ l di succo di carota e spinaci.

Recuperò una vista sufficiente in meno di un anno e riuscì a leggere giornale e riviste con l’aiuto di una lente d’ingrandimento! L’indivia è una delle fonti più ricche di vitamina A tra tutti i vegetali a foglia verde.

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I succhi di carota, sedano e indivia miscelati sono molto utili nell’asma e nella febbre da fieno avendo cura di eliminare dalla dieta in maniera definitiva le cause di questi disturbi che solitamente sono il latte e gli amidi e gli zuccheri concentrati.

In combinazione con sedano e prezzemolo, l’indivia aiuta nei casi di anemia e nei problemi della funzionalità cardiaca (quando non sono conseguenza della presenza di gas nell’intestino) ed è un buon tonico per il sangue.

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È utile anche nei disturbi che riguardano la milza. Il succo di indivia, in qualsiasi combinazione, favorisce la secrezione della bile ed è quindi utile per combattere le disfunzioni del fegato e della cistifellea.

Succhi freschi di frutta e verdura byDottorNormanW.Walker

Mirtilli selvatici

È facile cadere nell’illusione che il miglior cibo terapeutico si nasconda in qualche luogo selvaggio dei Tropici.

Leggiamo di ricercatori che perlustrano la giungla alla ricerca di radici e bacche miracolose, e nei negozi vediamo pacchetti di frutta secca esotica pubblicizzata come “supercibo”. Ci diciamo che forse, un giorno sarà scoperto un autentico cibo miracoloso: la radice, l’erba o la bacca che salverà l’umanità.

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Se è vero che le foreste pluviali offrono potenti rimedi naturali, non è lì che i ricercatori troveranno il cibo più prezioso per la nostra salvezza, perché esso si “nasconde” proprio sotto i nostri occhi, in basse piante arbustive: sto parlando del mirtillo selvatico. Non c’è una forma di cancro che i mirtilli selvatici non possano prevenire, né una malattia nota all’umanità da cui non possano proteggere.

Non confondere i mirtilli selvatici con i loro cugini coltivati, che sono più grandi e, anche se fanno bene alla salute, non offrono neanche una frazione dei benefici dei mirtilli selvatici. La differenza tra gli uni e gli altri è la stessa che corre tra il salmone selvatico e quello d’allevamento, o tra una mucca nutrita a mangime industriale e una nutrita a erba e lasciata libera di pascolare, portare i mirtilli selvatici nella tua vita è come bere dal Santo Graal.

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I mirtilli selvatici racchiudono informazioni sacre e antiche migliaia di anni. Si sono adattati a ogni variazione del clima per millenni. La loro intelligenza innata li ha indotti a non accettare la monocoltura ma a prosperare nella diversificazione:

ne esistono più di cento varietà, che appaiono simili ma hanno una composizione genetica differente, perciò queste piante non potranno mai essere sradicate, qualunque cosa accada in futuro.


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Mentre altre specie possono sopravvivere a un incendio solo se i semi si conservano e vengono ripiantati, i mirtilli selvatici possono bruciare interamente ma torneranno sempre, più forti che mai. Nessun altro cibo del Pianeta ha la capacità di prosperare in condizioni così estreme.

Anche se questo suo aspetto viene poco sottolineato, va detto che il mirtillo selvatico è adattogeno per eccellenza.

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Attualmente questi frutti hanno conquistato l’attenzione dei nutrizionisti per gli alti livelli di antiossidanti. Ma c’è ben altro. Innanzitutto la loro concentrazione di antiossidanti è la più alta in assoluto tra i cibi esistenti e inoltre essi hanno una sterminata sfilza di proprietà non ancora scoperte.

Tanto per cominciare, oltre a polifenoli, antocianine, antocianidine e resveratrolo dimetilato, contengono decine di varietà di antiossidanti e cofattori di aminoacidi adattogeni che la scienza ancora non conosce.

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Quando mangi queste bacche, la loro intelligenza innata legge il tuo corpo, cerca potenziali malattie, monitora i tuoi livelli di stress e tossicità e trova il modo migliore per guarirti: il mirtillo selvatico è l’unico alimento che riesce a fare tutto questo.

I mirtilli selvatici sono uno dei più efficaci rimedi per disintossicare il corpo dai metalli pesanti e dai Terribili Quattro, sono anche il più potente alimento per il cervello, il più efficace probiotico e uno dei migliori ricostituenti per il fegato.


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Sostanzialmente, offrono benefici superiori a quelli di qualunque altra fonte per ogni parte del corpo. Una singola bacca contiene più informazioni di internet.

Se i ricercatori avessero strumenti tecnologici adeguati per scoprire cosa racchiudono e come utilizzare le sostanze contenute nei mirtilli selvatici, troverebbero una cura per ogni malattia.

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Tra un centinaio d’anni la medicina userà questo frutto come chiave per scoprire i segreti della guarigione, prova da subito la FitoMater Sagyrica Alchemica. Se stai attraversando un momento molto difficile e hai bisogno di supporto, fai entrare i mirtilli nella tua vita.

Sono ottimi anche se ti serve una sferzata di energia o se devi affrontare sforzi fisici estremi: per uno scalatore che si trova di fronte al pericolo, i mirtilli selvatici possono fare la differenza tra la vita e la morte:

Muffin, Mirtilli, Dessert, Mirtillo, Torta, Caramella

sono l’unico cibo del Pianeta a contenere tutto il potere della Fonte Sacra, della divinità, dell’universo, accede all’energia dell’intestino, che li considerano la chiave per la sopravvivenza del genere umano nel futuro. I mirtilli selvatici sono il cibo della resurrezione.

MALATTIE
Per qualunque malattia, soprattutto se è un cancro o se colpisce il cervello – intestino e/o i nervi, prova a introdurre i mirtilli selvatici nella tua vita.

SINTOMI
Per qualunque sintomo, emotivo, spirituale o fisico, prova a introdurre i mirtilli selvatici nella tua vita.


Risultati immagini per mirtilli selvatici

SUPPORTO EMOTIVO
I mirtilli selvatici sanno ispirarci più dei migliori motivatori del Pianeta, perché ci ricuciono a livello emotivo. I mirtilli selvatici rafforzano il tessuto stesso della nostra essenza, in modo da renderci meno suscettibili alle punizioni, ai rifiuti, allo scherno, all’umiliazione, all’abbattimento e all’avvilimento. Se soffri perché ti senti criticato, disprezzato, screditato, svilito o trascurato, questo è il cibo sacro, terapeutico, che fa per te.

INSEGNAMENTO SPIRITUALE
Frutti Di Bosco, Bacca, Blackberry, Mirtillo, Close Up

Di certo nella vita avrai avuto un’esperienza che ti ha abbattuto, qualcosa – una malattia, una relazione difficile o un evento tragico – che ti ha messo in ginocchio e ha praticamente annientato il tuo senso d’identità.

I mirtilli selvatici comprendono cos’hai passato, sanno chi sei, conoscono i danni che hai subito e possono aiutarti a risorgere.

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Già in passato i nativi americani osservavano che, dopo un incendio, l’unica cosa che cresceva sulle ceneri erano le piante di mirtilli selvatici, che addirittura tornavano più forti e più sane che mai. È questa la fonte del loro potere: non solo risorgono dalle ceneri ma usano quelle ceneri a proprio vantaggio.

E grazie alla loro natura adattogena, quando vengono congelati non perdono il loro valore nutrizionale, come accade ad altri frutti e verdure, bensì lo aumentano.

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La difficoltà di resistere al processo di congelamento spinge il frutto a esprimere al massimo le sue potenzialità, offrendoti un apporto nutrizionale ancora più forte e biodisponibile.

In entrambe le condizioni estreme, il fuoco e il gelo, i mirtilli selvatici non si limitano a sopravvivere: trionfano. Quando si trovano in una circostanza avversa, l’affrontano e migliorano se stessi per superarla.

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Se li mangi la loro essenza indistruttibile diventa parte di te. Un’ultima osservazione: sentiamo spesso dire che dobbiamo avere il giusto approccio mentale per attrarre l’abbondanza, plasmare i nostri pensieri e le nostre azioni per manifestare la vita che vogliamo.

Queste indicazioni possono essere molto utili: una persona positiva attrae più facilmente altra positività nella sua vita.

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A volte, però, è dura esserlo: l’ultima cosa che una persona malata, sofferente o alle prese con difficili traversie vuole sentirsi dire è che se fosse stata più ottimista forse non avrebbe attratto le avversità che ora l’angustiano. Bene, se proprio vuoi saperlo, uno dei segreti per manifestare l’abbondanza è il mirtillo selvatico.

Lo so, non è la risposta che ti aspettavi! Ma è così. Queste piccole bacche sono potenti. Quando aspiri a qualcosa, se vuoi vivere una vita prospera e fortunata, chiedi aiuto ai mirtilli selvatici e vedrai all’opera la loro magia.

SUGGERIMENTI
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Spesso il posto in cui è più facile trovare i mirtilli selvatici è il reparto surgelati del supermercato. Come ho già detto, il congelamento rende i mirtilli selvatici ancora più salutari.

Per gustarli, frullali così come sono per ottenere una deliziosa granita o lasciali scongelare prima di consumarli.
Con i mirtilli selvatici e una banana surgelati puoi preparare un gelato squisito e incredibilmente sano.

Fragole, Mirtillo, Frutta, Alimentari, Sano, Bacca

Ovunque tu viva, non sottovalutare i mirtilli selvatici che crescono nella tua zona: racchiudono proprietà miracolose che superano di gran lunga quelle dei mirtilli coltivati.
Se conosci qualcuno affetto da una malattia, offrigli dei mirtilli selvatici per mostrargli la tua solidarietà. Quando mangi i mirtilli selvatici, tieni a mente che sono doni, che racchiudono l’AnimA dell’Universo.

TORTA DI MIRTILLI SELVATICI
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Per quattro/sei porzioni

Stracolma di succosi mirtilli selvatici che esplodono in bocca su una dolce crosta di anacardi, questa torta è semplice e perfetta. Per prepararla bastano pochi minuti, lo stesso tempo per farla sparire!

Gustala a colazione, come dessert o in qualunque momento ti venga voglia di mangiarla.
⅓ di tazza di anacardi
⅓ di tazza di scaglie di cocco non dolcificate
4 tazze di datteri denocciolati
550 g di mirtilli selvatici scongelati
1 mango a cubetti

Mirtilli, Frutta, Vitamine, Blu, Delizioso, Dolce, Sano

Per la crosta, mescola gli anacardi, il cocco e tre tazze di datteri in un mixer fino a ottenere un composto omogeneo. Disponi l’impasto in una tortiera di circa venti centimetri di diametro e pressalo con le dita.

Copri e lascia riposare in frigorifero.
Per guarnire, mescola nel mixer metà dei mirtilli selvatici, i datteri restanti e il mango finché si amalgamano. Unisci al composto il resto dei mirtilli. Versa il tutto sulla torta e lascia riposare in frigorifero per almeno quaranta minuti. Servila fredda e gustala!

by (Anthony William cibi che ti cambiano la vita) modificato

Dalla presbiopia negli anziani alle rughe

Malattia Espressione dell’AnimA

I casi «di normale presbiopia negli anziani dovuta all’età» sono talmente diffusi che la diminuzione della vista non viene affatto considerata una malattia.

Con la presbiopia l’organismo mostra la tendenza a ignorare ciò che gli è più vicino. Il soggetto guarda oltre e vaga con gli occhi in lontananza.

Binocoli, Birdwatching, Vetro Spia, Lo Spionaggio, Alba

Occorre cercare di ottenere una visione d’insieme e divenire presbiti solo simbolicamente. L’orizzonte della vita rimane nitido e viene addirittura sottolineato dallo svanire delle cose vicine.

È importante guardare in lontananza, soprattutto per chiarire quello che il futuro ci prepara. Una volta trovata la prospettiva di vita, si può di nuovo raggiungere quello che ci è vicino.

In modo analogo va intesa la diminuzione della memoria a breve termine.

Cat, Occhiali, Occhiali Da Sole, Animale Domestico

Mentre gli avvenimenti dell’ultima guerra vengono ricordati perfettamente come se si stessero ancora svolgendo davanti agli occhi, il passato più recente sfuma nella nebbia dell’oblio e succede che non ci si ricordi neanche dell’oggetto che si aveva intenzione di comprare.

Anche qui il compito è chiaro:
Risultati immagini per presbiopia

liberarsi dai dettagli della vita quotidiana e dedicarsi alla scoperta dell’intero arco dell’esistenza. Se il quotidiano si ripete ineluttabilmente e rimane identico a se stesso, è necessario tenere a mente i temi importanti della vita e interiorizzarli.

Una volta portate, a termine questo lavoro spirituale, c’è nuovamente spazio per le cose vicine a prescindere dal fatto che l’attività spirituale mantenga elastici e la memoria resti intatta.

Ristoro, Splash, Acqua, Donna, Occhiali, Smorfia

La debolezza di udito, tipica dell’età senile, mostra a quanti ne sono colpiti che hanno perso la capacità di sentire alcune cose.

E allora lecito sospettare che le abbiano già ascoltate in passato e che ora abbiano spento il ricevitore.

La maggior parte delle persone anziane che sembrano un po’ sorde, rivelano infatti una singolare discrepanza: non riescono affatto a percepire certe cose, mentre contro ogni aspettativa ne afferrano altre in modo perfetto.

Libro, Carta, Documento, Pagina, Letteratura

Chi ha avuto rapporti con soggetti di questo tipo, non riesce talvolta a liberarsi dalla sensazione che in qualche modo, gli anziani tendano a «imbrogliarci». Mentre il compagno che divide con loro la stanza grida invano senza essere udito, loro riescono a sentire benissimo le conversazioni più interessanti che provengono dalla stanza dei bambini.

Pertanto questo sintomo è anche una forma irrisolta di ritorno nel proprio mondo, dove gli altri neppure gridando possono arrivare. Il sintomo isola e allontana dal mondo, rende solitari e chiusi.

Scrittura, Scrivere, Persona, Pratiche Burocratiche

Il fatto che tante persone anziane abbiano questo problema, indica che l’intera società è orientata verso l’esterno e che tale atteggiamento determina le stesse conseguenze di una malattia.

Ancora una volta sono le cosiddette culture primitive che, avendo rinunciato ampiamente agli impedimenti propri dell’età, dimostrano che quello che da noi è normale, in realtà non è né ragionevole né naturale.


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Nonostante la produzione di protesi sempre più raffinate, la sordità emargina ancor oggi molte persone.

Mentre cioè possiamo fare qualcosa per migliorare la vista, che di per sé è una facoltà più attiva, siamo incapaci di aiutare il più passivo udito, nonostante l’evoluzione tecnica.

Gli anziani che presentano questo difetto sono sempre più numerosi: si trasformano, a causa della solitudine e dell’isolamento in cui vivono, in ombre della società, e in quanto tali sono mal visti. Dominare e dominio rappresentano valori che noi mettiamo al primo posto.

Keratometer, Le Lenti A Contatto, Optometria, Lente

Ascoltare, prestare attenzione e obbedire creano nella maggior parte delle persone un’esistenza d’ombra.

I vecchi ci indicano dove conduce questa politica di rimozione.
L’otosclerosi, cioè il processo distrofico a carico della capsula ossea del labirinto, esprime fisicamente la tematica della perdita di flessibilità nell’ambito dell’udito e dell’obbedienza.

Chi è colpito da questa malattia, ritiene di avere udito e obbedito abbastanza, si irrigidisce contro le vibrazioni esterne e come una chiocciola, si ritrae in se stesso. I deboli di udito non vibrano più nel senso profondo. Perfino i ciechi, al confronto, sono meno isolati e induriti.
Risultati immagini per presbiopia
È opportuno riflettere attentamente su se stessi, ridurre il contatto con l’esterno, e invece di star sempre ad ascoltare gli altri, imparare ad ascoltare la propria voce interiore. La tendenza ad ascoltare solo quello che interessa, indica la strada da seguire per risolvere il problema:

è necessario ascoltare solo ciò che è importante e essenziale. Poiché le voci che provengono dall’esterno si fanno più deboli, quelle interiori possono ora divenire più chiare. Accettare la svolta interiore sarebbe la possibilità celata nel sintomo.

Ragazza, Donna, Gioia Di Vivere, Danza, Equilibrio

Là mobilità che diminuisce con l’età può esaurirsi del tutto fino a provocare l’irrigidimento dell’articolazione. L’organismo mostra così quanto si sia arrugginito e in che misura manchi olio nel meccanismo.

Vuole mostrare quanto sia difficile muoversi e come ormai nella vita non ci sia quasi più molto in grado di andare avanti o verso l’alto.

Scarpe, Mädchenschuhe, Sneaker, Velluto

È opportuno allora riposare e riflettere sul proprio polo interiore in riposo. Dalla quiete del centro si può sviluppare ancora una volta una mobilità interiore, e di conseguenza anche una esteriore.

Lo «spettacolo della vecchiaia» che viene messo in scena sulla pelle è una variante tanto diffusa quanto indesiderata, pur se innocua da un punto di vista medico. Nell’età senile la cute diventa lo specchio della vita interiore.

E a chi può piacere che la propria storia interiore sia stampata a chiare lettere sulla pelle e sul viso?


Risultati immagini per presbiopia
Qui diventa comprensibile il mito di Dorian Gray, che vende la propria anima per conservare per sempre un aspetto giovanile.

Alle macchie che si sono formate nel corso della vita, si aggiungono particolari decolorazioni dal nome rivelatore di macchie della vecchiaia, per non parlare delle grinze e delle rughe che rivelano uno stato di inaridimento interiore.

Stato D'Animo, Natura, River, Acqua, Flusso, Primavera

Le zampe di gallina segnalano tracce particolarmente persistenti di avvenimenti passati, le pieghe del sorriso si trasformano in simboli di profonde paure, testimonianze di un passato che, come il riso, è ormai lontano.

La pelle non è più né elastica né soda: in essa si formano protuberanze che traggono la loro origine da abissi senza fondo, nella cui tematica oscura ci siamo già imbattuti parlando delle verruche.

Pescatori, Barca, Asia, Indonesiano, Tradizionale

Il volto appare segnato come un tappeto fatto di toppe, tutt’altro che variopinto, piuttosto grigio o grigiastro. Ziegler parla di paesaggio carsico, ingrigimento (93) e di trasformazione in un «vecchio arnese».

La situazione evidenzia direttamente ai soggetti le proprie stravaganze e protuberanze, le macchie scure dell’anima e l’inevitabile consapevolezza che non ci si trova affatto di fronte a una persona dall’animo immacolato.

Durante il viaggio della vita, che è soprattutto un viaggio dell’anima, il corpo ha perso molta acqua, ovvero liquido spirituale.

Ninfea, Pianta Acquatica, Fiore, Sfondi Hd

Come il fiore che appassisce si preoccupa soltanto della trasmissione del suo seme che racchiude la sua essenza e la sua eredità e trascura tutto il resto, anche l’anziano deve ora occuparsi della propria eredità e della propria essenza.

L’essenziale rimarrà per sempre, l’involucro dovrà scomparire. La pelle che avvizzisce, che come il cuoio conciato si tende sulle ossa e fa pensare all’elemento di conservazione, indica che si tratta di conservare l’essenziale.

Fiore, Lily, Lilium Candidum, Madonna Giglio, Lilium

Da questo punto di vista non deve sorprendere che le persone anziane diventino per lo più conservatrici.

Se però, smettessero di concentrarsi solo sulla politica e rivolgessero l’attenzione anche all’anima e questo loro atteggiamento non venisse male interpretato come segno di rigidità e di paura del nuovo, l’uomo e il mondo starebbero meglio.

(93) I due termini tedeschi Grau (grigio) e Greis (vecchio) hanno la stessa radice.
(Dott. Rudiger Dahlke)

Malattie degli occhi

Malattia Espressione dell’AnimA

Chi ha problemi con gli occhi e con la vista, dovrebbe per prima cosa rinunciare per un giorno ai suoi occhiali o alle sue lenti a contatto e vivere consapevolmente la situazione di vita chiara e onesta che si è venuta a creare.

Persone, Ragazza, Bellezza, Viso, Sopracciglio, Ciglia
 
Dopo questa giornata preparate un protocollo in cui descrivete diligentemente e sinceramente il modo in cui avete visto e vissuto il mondo, quello che avete e non avete potuto fare, gli impedimenti che avete avuto e come ve la siete cavata con l’ambiente circostante.
 
Un simile protocollo dovrebbe fornire materiale a sufficienza per imparare a conoscere meglio il proprio modo di vedere il mondo e se stessi.
 
Occhio, Blue Eye, Iris, Pupilla, Faccia, Vicino
 

Ponetevi poi anche queste domande:

 
1. Che cosa non voglio vedere?
2. La mia soggettività mi impedisce di conoscere me stesso?
3. Evito di riconoscere me stesso nei fatti che mi capitano?
4. Ho paura di vedere le cose nella loro realtà?
5. Mi servo della vista per capir meglio le cose?
6. Posso sopportare di vedere le cose come realmente sono?
7. Da quale aspetto del mio essere distolgo volentieri lo sguardo?

 
Occhi Azzurri, Donna, Femminile, Trucco, Modello

Chi ha problemi con gli occhi e con la vista, dovrebbe per prima cosa rinunciare per un giorno ai suoi occhiali o alle sue lenti a contatto e vivere consapevolmente la situazione di vita chiara e onesta che si è venuta a creare.

Dopo questa giornata preparate un protocollo in cui descrivete diligentemente e sinceramente il modo in cui avete visto e vissuto il mondo, quello che avete e non avete potuto fare, gli impedimenti che avete avuto e come ve la siete cavata con l’ambiente circostante.
 
Inverni, Donna, Cerca, Biondo, Bella Donna, Bellezza
 
Un simile protocollo dovrebbe fornire materiale a sufficienza per imparare a conoscere meglio il proprio modo di vedere il mondo e se stessi.
 

Ponetevi poi anche queste domande:

Persone, Donna, Ragazza, Abbigliamento, Occhio
 
1. Che cosa non voglio vedere?
2. La mia soggettività mi impedisce di conoscere me stesso?
3. Evito di riconoscere me stesso nei fatti che mi capitano?
4. Ho paura di vedere le cose nella loro realtà?
5. Mi servo della vista per capir meglio le cose?
6. Posso sopportare di vedere le cose come realmente sono?
7. Da quale aspetto del mio essere distolgo volentieri lo sguardo?

La miopia

Malattia Espressione dell’AnimA

Mostra un’accentuata soggettività. Il miope osserva tutto attraverso i propri occhiali e in ogni circostanza si sente personalmente coinvolto.

Vede solo fino alla propria punta del naso e tuttavia questa visione limitata non lo porta a conoscere neppure se stesso.

Occhio, Blu, Ciglia, Visione, Make Up

E questo è il problema, perché l’uomo dovrebbe riferire a se stesso quello che vede, per imparare a conoscersi meglio. Tuttavia questo processo subisce un pervertimento e si trasforma nell’esatto contrario se si limita alla soggettività.

In termini concreti questo significa che la persona riferisce tutto a se stessa, però si rifiuta di vedere e riconoscere se stessa. In questo caso la soggettività porta soltanto a permalosità e suscettibilità o ad altre reazioni del genere, senza che la proiezione abbia alcuna utilità.
 
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La miopia manifesta questo malinteso.

Costringe la persona a considerare più da vicino ciò che la circonda. Se qualcuno non vede, o vede male, la domanda chiarificatrice è la seguente: ” Che cosa non vuole vedere? “. E la risposta è sempre: ” Se stesso “.
 
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Quanto sia forte il rifiuto a vedere se stessi così come si è, può essere facilmente valutato dal numero delle diottrie degli occhiali. Gli occhiali sono una protesi, e quindi un inganno.
 
Con gli occhiali si corregge artificialmente il destino e si fa come se tutto fosse in ordine. Questo inganno diviene ancora più grande se si usano le lenti a contatto, che occultano ancor meglio il ” non poter vedere bene “.
 
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Immaginino di portar via durante la notte a tutte le persone i loro occhiali e le loro lenti a contatto.

Che cosa accadrebbe? La vita diventerebbe di colpo molto più sincera.
 
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Si potrebbe capir subito come la gente vede se stessa e il mondo e – cosa molto più importante – gli interessati si renderebbero conto della propria incapacità di vedere le cose così come sono. Una limitazione fisica serve solo se la si vive veramente.
 
In questo caso qualcuno potrebbe rendersi conto di quanto ” poco chiara ” sia la sua visione del mondo, di quanto ” offuscato ” veda tutto quanto e quanto sia limitata la sua visuale. Forse allora cadrebbe un velo dagli occhi e queste persone comincerebbero a veder meglio le cose.
 
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Il vecchio, grazie alla sua esperienza di vita, dovrebbe aver sviluppato saggezza e larghe vedute. Molti però realizzano questa larghezza di vedute solo sul piano corporeo, sotto forma di presbiopia.
 
Il daltonismo indica la cecità per la molteplicità e gli aspetti variopinti della vita – ne sono colpite persone che vedono tutto grigio su grigio e che livellano volentieri le differenze: in una parola, persone incolori.
 
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La congiuntivite, come ogni altra malattia infiammatoria, indica un conflitto.

La congiuntivite procura dolori agli occhi, che si attenuano soltanto chiudendo gli occhi. Allo stesso modo si chiudono gli occhi davanti a un conflitto, perché non lo si vuole guardare negli occhi.
 
(Dott.ri Thorwald Dethlefsen Rudiger Dahlke)

Occhio e Vista

Malattia Linguaggio dell’AnimA

Gli occhi corrispondono al sole e al maschile. Goethe ha detto: «Se l’occhio non fosse solare, non potrebbe guardare il sole»,

L’organo dell’udito si presenta invece all’esterno attraverso il padiglione auricolare, che simbolicamente è vicino alla luna e al femminile.
Gli occhi sono l’unica parte del nostro corpo attraverso la quale è possibile vedere il cervello, poiché il nervo ottico e la retina fanno parte del sistema nervoso centrale.

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A suo modo la vista è vicina alla coscienza. Gli occhi, sono divenuti organi sensoriali di prima classe quando il cervello ha acquisito una posizione di preminenza.
Ma se è vero che il pensiero informa la vista, possiamo essere certi anche del contrario, e cioè che la vista informa il pensiero: in entrambi la possibilità e le fonti di errori coincidono e le due facoltà si stimolano reciprocamente.

Il pensiero ha sempre aiutato la vista a superare in modo elegante i diversi errori che essa compie; infatti mentre possiamo avere percezioni uditive e olfattive in tutte e quattro le direzioni, ci è consentito di vedere solo la metà del mondo. Soltanto alcune divinità dotate di molti occhi e Argo, il pastore dai molti occhi, possono scorgere la totalità.

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La vista è orientata verso la luce del sole, i cui raggi sembrano prendere sempre la strada più dritta e più breve. In modo corrispondente, noi cerchiamo anche di pensare e progettare seguendo una linea retta e evitando le deviazioni.

Abbiamo costruito il nostro mondo circostante artificiale basandoci sulla linea retta e sugli angoli di novanta gradi, mentre la natura vive di curve e arrotondamenti e non conosce queste nostre figure geometriche.

Non solo il nostro pensiero tende alla strada più breve, ma anche tutte le nostre idee e le nostre aspettative di un ulteriore sviluppo sono proiezioni lineari nel futuro.

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Poiché però nella realtà niente accade in modo rettilineo, in queste pianificazioni qualcosa va sempre di traverso. Molte cose ci ricordano che la violenza fatta al nostro ambiente naturale ha a che fare con l’imposizione forzata della direzione rettilinea. Ciò si basa su un errore di pensiero strettamente connesso alla vista.

Quanto la vista e la sue percezioni siano legate alla luce, lo rivelano espressioni quali lampo di genio, illuminazione, mente chiara, mente illuminata, cupo medioevo e così via. Parliamo ovviamente della luce della conoscenza, e non del suo suono, sapore o profumo.

Il suono peraltro ha diritto di reclamare maggiori onori, poiché nei miti di molti popoli gli è attribuita un’importanza eccezionale e l’intera creazione è cominciata con lui.

occhio 2
«All’inizio era il Verbo», insegna la Bibbia, mentre i Veda indiani raccontano che tutto è nato dalla sillaba originaria Om. Secondo le popolazioni originarie dell’Australia Dio cantò il mondo. Perfino nel nostro mondo disincantato, la fisica insegna che l’universo ha avuto origine dal Big Bang.

Mal comprendendo questa situazione, noi abbiamo privilegiato la vista rispetto all’udito e abbiamo collocato al primo posto la lucida ragione. Diciamo che alla nascita vediamo la luce del mondo, sebbene sappiamo che molto prima di vedere questa luce abbiamo sentito il battito del cuore materno e che nelle fasi decisive della vita è meglio ascoltare il cuore che badare alla ragione.

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struttura di questo organo ci rivela un’altra complessa caratteristica della nostra vista e quindi anche della nostra coscienza: non siamo in grado di vedere con la retina in modo ugualmente valido e acuto. Ai margini, la facoltà visiva è più debole e la capacità di percepire i colori limitata: solo al centro l’occhio svolge le sue funzioni nel migliore dei modi.

Allo stesso modo concentriamo la coscienza sulle cose più importanti e lasciamo cadere nel vuoto quelle non essenziali. L’atto di scegliere ha un doppio carattere, che consiste nel far entrare e uscire. Probabilmente la vista non è stata sempre così centrata. Ancora oggi «altri mammiferi», come ad esempio il cavallo, dispongono dell’intero campo visivo.

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Accanto al punto in cui la vista è più acuta, il nostro occhio ha anche una zona cieca, nel punto in cui il nervo ottico entra nella retina. Anche la coscienza allenata alla scelta e a punti di vista univoci, se costretta a trovare razionalmente la strada più breve, produce zone cieche. Ogni concentrazione e ogni conseguente decisione si basano sulla valutazione e presuppongono un processo mentale.

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L’esperienza della prospettiva dimostra quanto sia importante il ruolo della valutazione sia nel processo della vista che in quello del pensiero. Distorcendo la realtà, percepiamo ciò che è vicino come grande e ciò che è lontano come piccolo.

Per questo l’egocentrismo, che nel corso della storia ha improntato il nostro pensiero, è già presente nel nostro modo di vedere. Solo quello che ci è fisicamente vicino ottiene nel nostro pensiero e nella nostra ottica uno spazio adeguato.

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Una pustoletta sulla punta del nostro naso è per noi più vicina, e di conseguenza più importante, di un’epidemia di colera scoppiata in America Latina.

D’altro canto, si verifica anche l’effetto apparentemente contrario della proiezione, che ha sempre un rapporto fondamentale con l’occhio. Mentre ignoriamo deliberatamente la trave del nostro occhio, vediamo senza alcuna difficoltà la pagliuzza semi-nascosta in quello di un altro. Ci siamo imposti di vedere soltanto ciò che esiste al di fuori di noi, sebbene in qualsiasi momento il nostro occhio possa dimostrarci il contrario.

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Ogni immagine, infatti, si sviluppa sempre e soltanto sulla retina, che innegabilmente è posta all’interno del nostro corpo. Le copie, tuttavia, ci per¬mettono di venire a conoscenza di un’altra verità: chi guarda il sole e poi chiude gli occhi, vede una macchia nera, un negativo del sole, che all’esterno non esiste affatto.

I sogni ci dimostrano ogni notte che non abbiamo sempre bisogno della retina per vedere. Tutte le immagini, sia quelle che apparentemente percepiamo all’esterno e proiettiamo dentro di noi, sia le visioni oniriche, sono in realtà sempre rappresentazioni interiori. Non ne esistono altre e per principio non ne possono esistere.

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Nonostante ciò noi consideriamo il nostro occhio una macchina fotografica e riteniamo che tutto ciò che fotografiamo al di fuori di noi è veramente lì fuori. Nel primo volume abbiamo dimostrato per altre vie, come questa naturale supposizione sia problematica.

In realtà noi vediamo tutto a livello interiore e lo spieghiamo al mondo esterno. Si tratta del meccanismo della proiezione, con l’aiuto del quale proiettiamo fuori tutto ciò che non possiamo sopportare dentro.

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L’occhio quindi rappresenta la base tanto per la razionalizzazione quanto per la proiezione, appoggia le nostre valutazioni e, operando delle scelte, limita la nostra percezione del mondo.

Poiché fa tutto questo al servizio del pensiero e della sua visione del mondo lineare, razionale e valutativa, la coscienza si prende la rivincita con uno stratagemma audace: suggerisce che tutto ciò che i nostri occhi percepiscono sia oggettivo – cioè che tutto ciò che immaginiamo esistere all’esterno, corrisponda alla verità.

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Su questo giochetto si basano la nostra visione del mondo e il predo¬minio dell’intelletto. Quest’ultimo, in fondo, deve agli occhi la possibilità di rendere artificialmente rettilineo il mondo sferico. Di quanta abnegazione l’occhio necessiti è rivelato dalla sua stessa forma rotonda.

Oggi sappiamo che in realtà su questa terra non c’è niente che procede in modo rettilineo. Quella che nel piccolo ci appare come una linea retta, è in realtà una curva, come dimostra la curvatura terrestre. Perfino la luce non arriva attraverso raggi diretti del sole, ma giunge fino a noi a grandi spirali.

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Recentemente è stato anche scoperto che il nostro occhio può percepire soltanto una minuscola parte dello spettro delle onde elettromagnetiche, e quindi della nostra «realtà». In questa situazione problematica, che di fatto minaccia il loro illimitato predominio, l’intelletto e l’occhio hanno unito ancora di più le loro forze e l’intelletto ha collaborato con l’occhio molto più di quanto non abbia fatto con gli altri organi.

Con mezzi tecnici si è adoperato per estendere le facoltà limitate dell’occhio, aiutandolo ad esaminare il microcosmo con i microscopi e a scrutare i vasti spazi del cosmo con cannocchiali e telescopi.

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Tutti gli aiuti tecnici a cui è stato fatto ricorso suggeriscono che la nostra vista non ha problemi come del resto ci rivela ciascuno dei due occhi che torna ad essere since¬ro se separato dall’altro.

Noi non guardiamo liberamente il mondo, di esso vediamo solo alcune cose, continuando ad ignorare le altre. Schopenhauer, parlando del «mondo come volontà e rappresentazione» si avvicina all’esperienza di Herman Weidelener, secondo il quale guardare è anche seminare.

In tal modo si dà via libera al concetto di speculazione (dal lat. Speculare = osservare) come attività strettamente connessa all’atto del vedere che, proprio per questo motivo, diventa ancora più sospetto.
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A questo punto possiamo trarre un esempio dalla politica, in cui può avvenire che i delegati di una forza sociale siedano allo stesso tavolo con i rappresentanti di un partito conservatore o liberale e discutano per anni senza cambiare il loro punto di vista e senza raggiungere alcun risultato.

Gli occhi ci mostrano quanto siamo vincolati alla polarità: della contemporaneità fanno una successione e in tal modo si ergono ad autentici garanti della linearità. Dall’unità creano la duplicità e si creano una visione duale del mondo. Percepire l’unità con i due occhi fisici è, per principio, impossibile.

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In questa posizione non dobbiamo sorprenderci di avere con tanta frequenza problemi agli occhi: è anzi un fatto tipico. Che noi tutti tendiamo a stancare troppo i nostri occhi, è dovuto alle esigenze del nostro mondo che in prima istanza è ottico. Di conseguenza, ogni volta che ci rifiutiamo di riconoscere a livello conscio le cose che percepiamo, si creano dei problemi.

Il non guardare dentro, il non volere accettare ciò che percepiamo, si somatizza in forme e malattie diverse. Le culture cosiddette «primitive» dimostrano che questi fenomeni sono così frequenti soltanto da noi: non essendo costretti a guardare in un’unica direzione, i loro ragazzi superano l’adolescenza senza cadere nella miopia e col passare degli anni non sono colpiti da presbiopia.

Doc. Rudiger Dahlke 

Eufrasia

Eufrasia (Euphrasia spp.)

Ha una buona azione antiflogistica a carico dell’occhio esterno e delle mucose rinofaringee, soprattutto qualora sia presente ristagno di muco e una componente allergica.

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Questa attività è dovuta alla presenza nel fitocomplesso dei principi attivi iridoidi, lignani e tannini.

Si usa prevalentemente nei colliri per tutte le persone che usano computer, leggono molto, che sentono pruriti o bruciori degli occhi. Inoltre ristabilisce la vista.

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Spesso due gocce nell’occhio sono al momento sgradevoli, come se avessimo la sabbia nell’occhio, ma soltanto per qualche istante.

Oltre all’impacco di ricotta, considero l’eufrasia il migliore rimedio per gli occhi, così preziosi. 

Si consiglia per blefariti, congiuntiviti, cheratiti, coriza.

Spesso si usa in abbinamento con fiordaliso, petali di rosa e camomilla.

Ma in certi casi la camomilla può essere irritante. Preferibile il collirio d’eufrasia da sola.

Collegare l’occhio al fegato, o al drenaggio renale per gli allergici.

Betacarotene o Pro-Vitamina A

Vitamina A

La scoperta

Siamo agli inizi del ‘900 quando alcuni scienziati scoprono la presenza, nei tuorli d’uovo e nel burro, di un fattore essenziale per la crescita dei ratti. Col tempo, e la definizione di studi più precisi, si arriva nei primi anni ’30, alla dimostrazione dell’esistenza di un composto chimico liposolubile, quindi non in grado di sciogliersi nell’acqua, chiamato Vitamina A, il quale è fortemente legato ad altri elementi di natura vegetale, i carotenoidi, dai quali trae origine.

Il legame tra retinolo e carotenoidi

La vitamina A si forma a partire dal β-carotene, una provitamina ricavata da fonti vegetali. I carotenoidi infatti, classe di composti chimici a cui appartiene il β-carotene, sono quegli elementi che conferiscono la tipica colorazione arancio-rosso alla frutta e alla verdura.

All’interno del nostro organismo, grazie alla presenza di un particolare enzima intestinale, una molecola di β-carotene viene convertita per formarne due di vitamina A. Quest’ultima, essendo liposolubile, viene assorbita a livello del fegato grazie alla presenza dei sali biliari e dei lipidi.

Vitamina A e le sue 3 diverse forme: il RETINOLO, la RETINALDEIDE e l’ACIDO RETINOICO.

Che funzioni ha?

1) Sotto forma di acido retinoico sembra essere fondamentale per la maturazione embrionale e per la differenziazione di alcune linee cellulari. Questo è in grado di farlo poiché risulta determinante nella regolazione dell’espressione di alcuni geni.

2) La retinaldeide, che si forma a partire dal retinolo, è essenziale per il buon funzionamento della vista e per permettere la visione crepuscolare e diurna.

3) La vitamina A ha un ruolo importante anche nella crescita delle ossa e dei denti, e per le cellule della pelle.

4) E’ un potente antiossidante, come la vitamina E e la vitamina C, quindi protegge dai danni causati dai radicali liberi e contrasta gli effetti dannosi provocati dal fumo, dall’inquinamento e dall’esposizione ai raggi UV.

5) Infine rinforza il sistema immunitario aumentando la resistenza alle infezioni.

In quali fonti alimentari

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Questo micronutriente è prevalentemente di origine animale, lo troviamo infatti al elevate concentrazioni nel fegato e nella milza, dove sappiamo essere messo in riserva, a seguire anche nel latte e nei suoi derivati e le uova.

Derivando dai carotenoidi, anche i cibi che contengono quest’ultimi possono essere considerati una fonte principale di vitamina A. Per questo motivo vanno considerati come importante risorsa di questo elemento anche: peperoni, carote, albicocche e meloni, verdura a foglia verde.

Conseguenze da una carenza di vitamina A?

Una grave carenza potrebbe riflettersi sulle capacità visive, come ad esempio la diminuzione dell’adattamento del nostro occhio alla bassa illuminazione, i casi più seri di deficit vitaminico potrebbero comportare secchezza della congiuntiva, membrana mucosa che ricopre il bulbo oculare, e della cornea.

Inoltre avendo a che fare con la formazione delle ossa e degli epiteli, con bassi livelli di vitamina A si potrebbe andare in contro ad alterazioni delle strutture ossee ed epiteliali.

Se assunta i eccesso è tossicità?

Un’assunzione eccessiva di vitamina A è dannosa soprattutto se di origine animale, mentre se assunta sotto forma di β carotene (di origine vegetale) i suoi effetti da iperdosaggio sono minimi. Di conseguenza in caso di carenze è consigliabile integrare con B-carotene o carotenoidi.

Per concludere…

Va da se che l’alimentazione assume un ruolo fondamentale per determinare parte dell’apporto di vitamine e sali minerali di cui il tuo corpo necessita ogni giorno, in modo da svolgere tutte le funzioni fisiologiche al meglio.

E nel caso in cui non bastasse, poiché al giorno d’oggi frutta e verdura sono povere di nutrienti, è molto importante avvalersi di buona integrazione, per far si che tu possa creare le fondamenta solide sulle quali costruire il tuo benessere.

Dott.ssa Carolina Capriolo

Vitamina B12

Il suo nome scientifico è cobalamina

il nome deriva dalla presenza di cobalto nella sua struttura, svolge diverse funzioni fondamentali per il nostro organismo, e provoca degli scompensi nel caso in cui essa sia carente.

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E’ una vitamina idrosolubile (solubile in acqua) che si degrada alla luce e che una volta assunta attraverso i cibi, nello stomaco si lega ad una proteina, detta FATTORE INTRINSECO, prodotta dalla mucosa gastrica, che permette di veicolare la vitamina nell’intestino tenue e di essere così assimilata.

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In mancanza di questo fattore la vitamina B12 viene quasi completamente eliminata con le feci

Esistono diverse forme di cobalamina a seconda di piccole differenze a livello strutturale e di composizione, la cianocobalamina, termine con cui si identifica comunemente la vitamina B12, rappresenta la forma più stabile, sotto cui viene commercializzata nei comuni farmaci ed integratori alimentari.

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Dove possiamo trovarla?

La vitamina B12 può essere sintetizzata in natura solo da batteri, funghi e alghe. È presente, seppure in piccolissime quantità, in tutti gli alimenti di origine animale per l’accumulo delle quantità sintetizzate dai batteri. Il fegato ne è particolarmente ricco. Gli alimenti vegetali non contengono vitamina B12, salvo nel caso in cui siano stati contaminati da microrganismi.

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Più specificatamente, possiamo trovare la vitamina B12 nella carne, nel pesce e nei prodotti di derivazione animale come il latte e le uova. Anche i cereali integrali considerati a forte carico glicemico contengono cianocobalamina

Le sue proprietà

Agendo in sinergia con le altre vitamine del complesso B, la B12 è fondamentale per il buon funzionamento delle cellule nervose e dei globuli rossi. Inoltre è preziosa per sintetizzare il DNA, materiale genetico presente in ogni cellula.

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Cosa può comportare un’eventuale carenza?

L’uomo è in grado, pur essendo una vitamina idrosolubile, di accumulare vitamina B12 in riserve importanti a livello epatico, riuscendo così a coprirne il fabbisogno.

  • In qualsiasi caso carenze di questo micronutriente sono osservabili soprattutto in specifiche condizioni, come ad esempio seguendo un regime alimentare vegetariano, o vegano, molto restrittivo; quindi privo di ogni alimento di origine animale, quasi unica sua fonte alimentare.

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  • Un’altra condizione è quella patologica di Anemia Perniciosa, malattia cronica provocata dal mancato assorbimento della vitamina B12, a sua volta dovuto alla mancanza o allo scorretto funzionamento del fattore intrinseco intestinale, che come abbiamo visto poco fa è indispensabile per poter mettere in riserva la vitamina.

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  • Un eccessivo consumo di alcol;
  • o una condizione squilibrata della flora batterica intestinale.
  • Infine anche l’utilizzo frequente di farmaci antiacidi per patologie gastriche può ridurre l’assorbimento del nutriente in questione.

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A livello sintomatico una grave carenza di Cobalamina può provocare oltre all’anemia, stanchezza e debolezza muscolare; tremori e movimenti instabili. Addirittura un deficit di vitamina B12 può portare ad incontinenza, ipotensione (pressione bassa), problemi di vista, coronarici e di trombosi.

Conclusione

Con lo scopo di mantenere dei buoni livelli di questa vitamina è auspicabile consumare cibi che ne sono ricchi, come la carne, le uova, il pesce, e per chi segue un’alimentazione vegetariana o vegana, integrare se possibile con un multivitaminico ben bilanciato.

E’ importante oltretutto mantenere in ottima condizione la nostra flora batterica, poiché assume un ruolo cruciale nell’assimilazione di tutte le sostanze che introduciamo attraverso il cibo.

Dott.ssa Carolina Capriolo