L’Arte di Vivere e la Sincronicità

Perché puoi trovare difficile abbracciare l’idea della Sincronicità

Ci hanno insegnato a non credere a ciò che non vediamo. Dal momento che non possiamo vedere o percepire direttamente con i sensi la sincronicità, è logico che siamo scettici.

La cultura occidentale insegna che i collegamenti misteriosi sono in realtà eventi casuali, ed è più facile credere a coincidenze che a qualcosa che elude i sensi.

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Crediamo fermamente al nostro essere individui, al fatto di essere separati dal resto dell’umanità. L’idea di sincronicità ci appare in contrasto con questo nostro bisogno di essere individui unici, separati dal resto dell’umanità.

Se tutto è sincronizzato e perfetto, allora in qualche modo il fato gioca un ruolo molto grande nella vita. Se la realtà è governata dal caso allora non possiamo prendere decisioni e la nostra volontà non è libera.

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Per molti è troppo arduo abbracciare l’idea di una volontà umana libera e contemporaneamente quella di un’intelligenza più vasta in un universo totale e compiuto.

Se crediamo che un principio escluda l’altro, ci sarà molto difficile abbracciare il principio universale della sincronicità.

Ci facciamo condizionare dalla forma dai modelli e non dal pensiero libero di creare il principio che ci guida nella vita.

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Se ci identifichiamo solo con la forma e non riusciamo a immaginare che esista una dimensione al di là di essa, ci sarà molto difficile accettare il principio della sincronicità.

La dimensione al di là della forma ci metterà a disagio, dal momento che sembra fondarsi solamente sulla fede.

Per chi lavora nell’industria, in cui ciò che conta sono fatti e profitti, lo scetticismo nei confronti della sincronicità universale non è solo comprensibile, ma prevedibile (anche se la sincronicità è ogni giorno sempre più accettata, anche da parte degli scienziati più rigidamente lineari della comunità accademica e dell’industria privata).

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Il principio della sincronicità può sembrarci in conflitto con la nostra formazione religiosa.

Se siamo stati abituati a credere in un Dio che controlla tutto, che tiene il conto dei peccati ed è pronto a punire chi disobbedisce ai precetti di una certa chiesa, allora sarà difficile credere in un’intelligenza universale che sia parte di noi.

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Inoltre la concezione della perfetta sincronicità del tutto può entrare in conflitto con l’idea che l’uomo sia imperfetto e debba soffrire nella vita per espiare tale imperfezione.

Se sappiamo di vivere in un universo perfetto, e che Dio non è solo fuori di noi ma anche una parte divina di noi stessi, e che l’insieme è armonicamente coordinato, non c’è alcuna ragione per farci dettare il nostro comportamento da chi abbia interesse a tenerci in condizioni di soggezione.

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Se la religione ci insegna altro, allora vivremo un conflitto sulla questione della sincronicità.

Infine è difficile anche solo cominciare a comprendere l’immensità dell’universo, e la perfetta sincronizzazione dell’insieme.

Cercare di immaginare il comportamento di particelle subatomiche così infinitesimali che il più piccolo granello di materia ne contiene miliardi, e poi scoprire che il modo in cui si comportano indica che ognuna di esse prende decisioni e che tali decisioni si basano su altre prese altrove, può andare al di là delle nostre capacità di comprensione.

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Allora è altrettanto difficile immaginare che ciascuno di noi, in quanto essere umano, non sia altro che un sistema energetico, costituito da infinite particelle subatomiche e che, se esse sono capaci di tali «imprese magiche», comportandosi sulla base di decisioni prese altrove, lo stesso vale probabilmente anche per noi.

E poi abbiamo solo cominciato a penetrare, con un primo sguardo preliminare, nella dimensione del sempre più piccolo, non potendo andare oltre per le limitazioni degli strumenti di misurazione.

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E concepibile, a mio parere, che una particella subatomica contenga a sua volta miliardi di altre particelle subatomiche e così via all’infinito.

E se poi guardiamo nell’altra direzione, in quella macroscopica, del «telescopio», coscienti che l’universo è infinito, il che ci rende particelle sub-sub-subsubatomiche in un contesto di eternità, e se tentiamo di immaginare di comportarci in modo analogo alle particelle, anche in questo caso ci si rivela una prospettiva che quasi annichilisce la mente.

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Eppure è possibile, anzi molto probabile, anzi piuttosto certo che sia così, se ti permetti di adottare questa meravigliosa concezione. La resistenza che manifesti può derivare dal bisogno di rimanere su un terreno familiare e lasciare agli altri i voli speculativi!

(Wayne W.)