L’ormone della crescita (GH)

Asse Intestino – Cervello

 
Il Gh (Growth Hormone) chiamato anche “ormone della crescita”, è una proteina prodotta dalle cellule somatotrope dell’ipofisi anteriore (presente nel cervello).
Approfondimento tecnico.
 
Il Gh è formato da una sequenza di 191 aminoacidi. La produzione del Gh è stimolata da una sostanza prodotta dall’ipotalamo chiamata Ghrf (Growth Hormone Releasing Factor), che agisce direttamente sull’ipofisi.
 
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La concentrazione di Gh media nel sangue è molto bassa, circa 10 milionesimi di grammo per litro e la sua emivita (durata della vita) va dai 20 ai 30 minuti. Tale ormone è fondamentale sia per la crescita dei tessuti quali: muscoli, cartilagini, tendini ed ossa, che per il normale mantenimento della matrice extracellulare.
 
Nei bambini la sua carenza causa problemi di sviluppo e nanismo, mentre per gli adulti può essere una delle cause principali dell’invecchiamento precoce.
 
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Le sue funzioni sono le seguenti. Il Gh ha un effetto lipolitico, ovvero aumenta il consumo dei grassi a fini energetici, diminuendo l’utilizzazione del glucosio da parte del corpo (lasciando i glucidi a cervello e muscoli).
 
Aumenta la secrezione di glucagone e migliora l’ossidazione degli acidi grassi (trasformati in acetil-Coa) per il loro utilizzo nel Ciclo di Krebs. Tale ormone ha un effetto calorifero, in quanto aumenta la temperatura corporea, incrementando il consumo di calorie.

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Il Gh esercita un’azione anticatabolica inibendo quei processi che tendono ad utilizzare proteine corporee a fini energetici.

Tale fenomeno si riscontra dopo aver praticato esercizi fisici o durante un digiuno prolungato, a seguito della restrizione calorica. Il Gh ha un effetto diretto sulla stimolazione di alcuni mediatori (il più attivo è l’Igf-1), prodotti a livello periferico dal fegato.

Tali molecole in combinazione con il Gh, attivano la produzione di proteine all’interno delle cellule, aumentando in tal modo la crescita dei muscoli, della cartilagine e delle ossa (rigenerando anche i tessuti demoliti con il catabolismo).
 
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Il nostro corpo ha bisogno di proteine per produrre il Gh (compresi i suoi mediatori), per cui un’alimentazione povera di tali macronutrienti, diminuisce la sua presenza nel sangue. Gli aminoacidi principali per la produzione del Gh sono l’arginina, l’ornitina, l’Okg e la glutammina, che possono essere assunti, tra l’altro, sotto forma d’integratori.
 
Anche l’attività fisica aumenta la secrezione di tale ormone, dove il picco di produzione del Gh si osserva tra il 25° e il 60° minuto d’allenamento (in caso di podismo o ciclismo), mentre negli allenamenti di forza (esercizio acuto), si ottiene tra il 5° ed il 15° minuto del periodo di recupero.
 
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La produzione del Gh è stimolata dalla presenza di lattato, dovuto al processo di glicolisi (in fase anaerobica).  Si osserva un altro picco di Gh nelle ore notturne, infatti quando il nostro corpo è nella fase rem del sonno (quando sogniamo) è impegnato nella ricostruzione dei tessuti (in parte catabolizzati nelle ore diurne).

Un ormone che inibisce la produzione di Gh è il cortisolo
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LA DIMINUZIONE DEL GH
Essenzialmente sono quattro i motivi che provocano una diminuzione del Gh: l’inattività fisica, l’alimentazione non corretta, l’insonnia e l’età. Come abbiamo già visto, il mantenimento della nostra “massa magra” (compreso lo scheletro) dipende dall’equilibrio di proteine catabolizzate durante il giorno e quelle reintegrate con i processi di ricostruzione (soprattutto notturni) con il Gh, fondamentale a tale scopo.

Purtroppo molti fattori concorrono nel limitare la giusta presenza nel sangue di tale ormone.

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L’inattività fisica è la prima causa di assenza del picco giornaliero, attivato al contrario solo da un costante movimento corporeo. L’alimentazione moderna sbilanciata sui carboidrati a spese delle proteine (animali), inibisce la produzione di tale ormone per l’assenza di aminoacidi essenziali (che il corpo non può ricavare con il processo di catabolisi) e quindi il corpo non ha la possibilità di produrre il Gh.
 
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Inoltre l’insonnia, dovuta essenzialmente ai picchi di cortisolo, inibisce la secrezione dell’ormone della crescita nel momento più importante del suo utilizzo per il nostro corpo, il recupero notturno. A questo quadro abbastanza disastroso, va aggiunto il fattore dell’età. Difatti il nostro corpo diminuisce naturalmente la produzione di Gh in maniera considerevole dopo i 30 anni (in età puberale è al massimo).
 
Si calcola un calo del 14% ogni dieci anni, fino a raggiungere un calo dei 2/3 nelle persone di 70 anni. Questa diminuzione fisiologica si può contrastare con delle integrazioni alimentari e praticando una regolare attività fisica.
 
LA DIMINUZIONE DELL’IGF-1
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La giusta quantità di Igf-1 è essenziale per il nostro metabolismo, in quanto la sua penuria causa un accelerazione dei sintomi della vecchiaia e delle malattie correlate.
 
Le cause principali della mancanza di tale ormone sono riscontrabili nella produzione eccessiva di cortisolo, il quale inibisce la produzione del Gh, che a sua volta non riesce più a stimolare il fegato alla produzione dell’Igf-1. È essenziale riuscire a dormire profondamente durante la notte (quando si registra il picco di Igf-1).
 
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Un altro ormone antagonista è l’insulina capace di eliminare l’Igf-1 dal sangue, semplicemente utilizzando gli stessi ricettori delle cellule.
 
Infatti la presenza dell’ormone Igf-1 impedirebbe alle cellule di subire l’azione dell’insulina e quindi tale ormone distrugge le proteine di trasporto dell’Igf-1, facendolo degradare velocemente.
 
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Lussazione del braccio

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In questa frequente e spettacolare lesione che si verifica all’interno dell’articolazione omerale, l’osso contenuto nella parte superiore del braccio abbandona la sua posizione, mentre la persona perde la sua capacità di tenere a posto il braccio.

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In ultima analisi, se la lussazione è causata da movimenti esagerati del braccio, significa che i pazienti sono usciti di sé: spasmodicamente, con le mani e con i piedi, hanno cercato di ottenere qualcosa sopravalutando le proprie possibilità di cui non sono in grado di comprendere i limiti.

Il braccio mostra di essere oggetto di pretese esagerate, per cui non partecipa più al gioco e abbandona il suo posto.

In tal modo indica dolorosamente che non lui, bensì la persona è sulla strada sbagliata. Allo scopo di riportare le cose al posto giusto, le articolazioni, con gesto eroico e consapevole, si sono logorate.

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Per rimettere a posto una spalla lussata, è necessario posare il piede all’altezza dell’ascella della vittima e tirare:

ma con questo strattone in genere il soccorritore cerca in primo luogo di placare se stesso, e di superare il trauma che gli costa effettuare un tale intervento eroico e brutale.

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Questo modo di procedere, riconosciuto unanimemente valido, ha in sé addirittura tendenze omeopatiche. Quel gesto violento che ha provocato l’incidente, viene ripetuto, ma questa volta in modo cosciente e volutamente esagerato.

Almeno fisicamente il braccio anarchico viene rimesso a posto. Il fatto che anche il malato ritorni o meno sulla retta via, dipende da quanto sia consapevole di ciò che è avvenuto.


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In caso contrario la debolezza articolare persiste e il braccio continuerà a lussarsi ad ogni occasione, cioè ogni volta che si presenterà una situazione favorevole.

Così come il paziente trasforma il suo corpo nella vittima cronica di tentativi esagerati di movimento, diviene egli stesso vittima di eroici tentativi di cura.

Quasi ogni medico infatti deve cercare di calmare se stesso prima di prendersi cura della sua vittima.

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Naturalmente sarebbe più sensato se i malati spostassero i loro violenti tentativi di movimento in campo psico-spirituale.

La psiche è in grado di sopportare di più e inoltre offre delle possibilità di raggiungere lo scopo autentico del movimento.

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È soprattutto a causa di movimenti a banderuola delle spalle che il braccio esce dalla sua collocazione. In questo caso è particolarmente sorprendente il fatto che il grande slancio può riuscire soprattutto metaforicamente.

La terapia che viene oggi proposta per le situazioni croniche mira a rafforzare l’impalcatura delle spalle attraverso un allenamento al movimento e agli sforzi moderati, che nell’ambito di confini più sicuri sviluppi i muscoli e i legamenti.

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In tal modo si evita che, uscendo l’arto e ritornando da solo al proprio posto, venga assunta una posizione definitivamente errata. Questo concetto può essere affrontato anche a livello psicologico.

I soggetti devono esercitarsi a muoversi entro i confini loro imposti dalle circostanze esteriori. Premessa indispensabile, conoscere i confini stessi.

Non è richiesta quindi pietà, ma coraggio. Chi conosce i propri limiti, può certamente osare di oltrepassarli.

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Questo però è possibile solo se la persona ha imparato la lezione, il che evidentemente non è avvenuto se il braccio continua a fuoriuscire dalla sua collocazione.

Vale tuttavia la pena di osare di spingersi verso mete lontane, anche a prezzo di grandi fatiche e addirittura di dolore.

Domande

1. Dove mi spingo troppo avanti? In che misura supero le mie possibilità e le mie competenze?
2. Mi aspetto troppo? Cerco di afferrare l’inafferrabile e mi faccio inutilmente male?
3. Di fronte a quali confini indietreggio metaforicamente e mi faccio più piccolo di quanto sia?
4. Cosa voglio raggiungere? Dove voglio andare? A cosa mira il mio progetto di vita? Verso quale «grande progetto» tendo di nascosto?

Prolina

La Prolina, ed il suo principale metabolita Idrossiprolina

sono aminoacidi apolari non essenziali, quindi sintetizzabili dall’organismo umano attraverso differenti reazioni enzimatiche.

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Nonostante ciò la Prolina è particolarmente utilizzata dall’organismo umano, rappresentando addirittura l’aminoacido più richiesto nella fase di sintesi proteica.

La particolare richiesta di questo aminoacido è essenzialmente legata al suo ruolo strutturale

rientrando nella struttura di una delle più abbondanti proteine dell’organismo umano nota come collagene.

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E’ proprio per questo motivo che in determinate circostanze

come gravi traumi, interventi chirurgici invasivi ed ustioni estese, la prolina diviene un aminoacido essenziale, per via dell’enorme richiesta legata alla neodeposizione di fibre collagene.

Nonostante sia stato un aminoacido sottovalutato per molti anni, ultimamente la ricerca scientifica ha donato nuova luce alla Prolina dimostrandone il ruolo chiave in differenti reazioni come:

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– molecola chiave nei normali flussi energetici cellulari;

– molecola di segnalazione coinvolta nel signalling intracellulare;

– molecola importante nella regolazione dei processi di differenziazione cellulare;

– molecola attiva nel bilancio ossido-riduttivo cellulare.

Queste evidenze hanno facilitato la diffusione in commercio di supplementi a base di Prolina, utili nel coadiuvare le funzioni biologiche sia in ambito clinico che sportivo.

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L’utilizzo della prolina in ambito sportivo

Negli ultimi anni diversi ricercatori hanno cercato di verificare la possibile utilità della Prolina in ambito sportivo.

Seppur al momento i dati statisticamente significativi sono limitati, e per lo più attribuibili a modelli sperimentali, gli spunti teorici di applicazione sono particolarmente interessanti.

La Prolina infatti rientrerebbe tra gli integratori utili sia per il mantenimento della salute dell’atleta sia per il miglioramento della performance atletica.

In ambito salutistico infatti la Prolina potrebbe

– sostenere la sintesi di collagene, consentendo un recupero ottimale delle strutture legamentose e tendinee, preservando così l’atleta da possibili infortuni.

I primi studi a riguardo dimostrano l’utilità della Prolina, soprattutto in associazione con Condroitina e Glucosamina, acido ialuronico orosolubile, Vitamina C, Lisina nel preservare la funzionalità articolare.

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Sostenere le difese immunitarie dell’atleta sottoposto ad allenamento intenso

La Prolina diverrebbe in questo caso, insieme alla Glutammina, un fattore importante di sostentamento delle cellule in attiva replicazione come quelle del sistema immunitario, prevenendo pertanto l’insorgenza della tanto temuta sindrome da overtraining, spesso associata ad un calo significativo della performance atletica.

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Per quanto riguarda la performance invece, gli unici studi presenti assocerebbero alla Prolina una funzione neoglucogenica importante

In alcuni studi condotti su piccoli roditori infatti, l’aggiunta di Prolina ad un drink pre-allenamento a base di carboidrati, avrebbe garantito il mantenimento più duraturo di una glicemia costante durante la performance, allungando così sia i tempi di attività che la potenza esercitata.

Il ruolo metabolico quindi giustificherebbe l’attività ergogenica della Prolina in ambito sportivo.

Riferimenti Scientifici:

1. Cancer Metastasis Rev. 2010 Sep;29(3):529-42. doi: 10.1007/s10555-01 0-9244-1. Micronutrient synergy–a new tool in effective control of metastasis and other key mechanisms of cancer. Niedzwiecki A1, Roomi MW, Kalinovsky T, Rath M.

“Il rafforzamento del collagene e del tessuto connettivo può essere raggiunto naturalmente attraverso gli effetti sinergici di nutrienti selezionati, come la Iisina , la prolina , l’acido ascorbico e l’estratto di tè verde (NM) . Questa miscela di micronutrienti ha mostrato una potente attività antitumorale in vivo e in vitro in poche decine di linee cellulari tumorali.”

2. Oncol Rep. 2005 Mar;13(3):421-5. In vivo antitumor effect of ascorbic acid, Iysine, prollne and green tea extract on human colon cancer celi HCT 116 xenografts in nude mice: evaluation of tumor growth and immunohistochemistry. Roomi MW1, Ivanov V, Kalinovsky T, Niedzwiecki A, Rath M. “Nutrient supplementation strongly suppressed the growth of tumors without any adverse effects in nude mice, suggesting the nutrient combination has potential as an anticancer agent. Histological studies supported these findings by showing inhibition of MMP- 9 and VEGF secretion and mitotic index, which are criticai parameters for cancer control and prevention.

Trad.: “la supplementazione di nutrienti sopprime fortemente la crescita di tumori senza effetti collaterali nei topi nudi, suggerendo che la combinazione di nutrienti ha potenziale come agente anticancerogeno. Gli studi istologici supportano questi risultati mostrando inibizione di MMP-9 e la secrezione di VEGF e l’indice mitotico, che sono parametri critici per il controllo e la prevenzione del cancro.