Approfondimento sui micobatteri

I micobatteri sono un genere di microrganismi con una parte cellulare più spessa, e per questo difficilmente attaccabili da molti antibiotici.

Il fatto di possedere questa particolare parete rende più lento ogni scambio di sostanze con l’esterno, fa sì che sia lento anche il metabolismo dei microrganismi, i quali quando infettano un ospite, lo colonizzano lentamente.

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Il micobatterio più noto è il Mycobacterium turbercolosis (agente infettivo della tubercolosi, detto anche bacillo di Koch), ma vi sono molte altre specie di micobatteri, come quello della lebbra (Mycobacterium leprae) o il Mycobacterium avium

Tra i micobatteri che causano la tubercolosi vi sono anche altre due specie differenti, il Mycobacterium africanum (più diffuso in Africa) e il Mycobacterium bovis (che causa la tubercolosi animale, trasmissibile all’uomo). Il cosiddetto Mycobacterium avium complex è un raggruppamento che comprende invece il Mycobacterium avium e il Mycobacterium intracellulare.

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I micobatteri della tubercolosi e quello della lebbra formano tubercoli, ovvero strutture nelle quali il sistema immunitario cerca di contenere l’infezione e di circondarla. Strutture conglomerate di vari tubercoli sono dette tubercolomi, e quando osservate ai raggi X sono facilmente confuse con delle formazioni tumorali.

Oltre alla sede polmonare, i micobatteri a volte invadono anche altre sedi, soprattutto quelle degli organi con cavità (i micobatteri hanno bisogno di ossigeno).

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Esistono quindi infezioni tubercolotiche (e più in generale indotte da micobatteri) intestinali, delle tonsille, del fegato e dei dotti biliari, dell’apparato uro-genitale, del sistema linfatico, del sistema nervoso centrale e persino delle ossa e delle articolazioni. In caso di infezione intestinale

le conseguenze possono essere reflusso gastro-esofageo, ernia iatale, stitichezza, restringimento intestinale o al contrario megacolon. Il caso più grave, con infezione diffusa dal sangue in tutto il corpo, viene detto Tubercolosi miliare.

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Cento anni fa patologi e neurologi eseguivano autopsie e dissezioni dei pazienti morti, e verificavano l’esistenza di infezioni da parte di micobatteri tubercolari al cervello in gran parte dei pazienti affetti da demenza (e quindi anche Parkinson e Alzheimer), epilessia, schizofrenia, encefalite, nonché in alcune forme di meningite e di depressione.

Poi le istituzioni sanitarie hanno cercato di “mettersi una pietra sopra”, occultare le reali cause infettive di molte patologie neurologiche e mentali; per esempio lo psichiatra Kraepelin “combattè” la scuola medica che lavorava su queste correlazioni e fondò una nuova psichiatria che semplicemente classificava le “malattie mentali” in base ai sintomi considerandole causati da problematiche puramente psichiche,

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da affrontare eventualmente con la parola (anche se poi nella realtà si utilizzò in molti casi più che altro la contenzione, eventualmente l’elettroshock e il coma insulinico, infine col “progresso” farmaceutico gli psicofarmaci, molti dei quali, “casualmente” erano dei farmaci designati per combattere la tubercolosi che si scoprì “incredibilmente” avevano anche effetti positivi sui sintomi “psichiatrici”)[10].

Grosso modo nello stesso periodo Freud istituì la sua psicanalisi che si basava su due presupposti: il primo era dichiarare “isteriche” le donne che venivano violentate o molestate dagli uomini, il secondo era dichiarare guarite dai propri problemi mentali persone che in realtà non erano guarite affatto[11].

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Sia loro che il ben noto dottor Alzheimer, quando si trovavano di fronte a sintomi neurologici e mentali dovuti presumibilmente ad infezioni tubercolari, ignoravano a bella posta ogni riferimento alla tubercolosi che poteva venire dalla storia clinica o dagli esami post-mortem.

Anche per quanto riguarda malattie come SLA, sclerosi multipla, Lupus eritematoso sistemico e tante affezioni autoimmuni, si è col tempo cercato di creare appositamente nuove etichette che si applicassero a varie categorie di sintomi, sebbene l’evidenza che infezioni tubercolari del sistema nervoso centrale potessero causare tutta una serie di afflizioni (diverse a seconda della posizione esatta dell’infezione stessa) fosse già ben noto da tempo.

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Lo stesso dicasi per la relazione tra infezioni da batteri in forma L (forme prive di parete cellulare) e cancro. In realtà per lungo tempo si è sempre pensato che il cancro fosse una malattia dovuta all’azione di un agente infettivo, anche perché il meccanismo di disseminazione del cancro (formazione delle metastasi) faceva logicamente puntare in questa direzione.

E in realtà ci sono stati dei medici che hanno identificato questi batteri nei tessuti dei malati di cancro, li hanno iniettati in animali da laboratorio che hanno sviluppato a loro volta la patologia tumorale.

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Su tali forme batteriche vedi il libro monumentale della dottoressa Lida H. Mattman (già candidata al premio Nobel per la medicina) Cell Wall Deficient Forms: Stealth pathogens[12] e ancora una volta il libro Alimentazione, disbiosi intestinale, parassitosi (che contiene un ampio paragrafo basato sulla lettura di decine di articoli scientifici pubblicati su riviste ufficiali).

Ripeto ancora una volta che sui libri del dottor Broxmeyer si trovano abbondanti prove di quanto su scritto; nel presente dossier, man mano che viene aggiornato, verranno presentate le stesse ed altre prove.

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Ma chiunque può collegarsi con una banca dati, la biblioteca online gestita dal National Institute of Health (Istituto Nazionale della Sanità) del governo degli Stati Uniti (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/) e utilizzare il motore di ricerca interno al sito (“search”) scrivendo per esempio “Multiple sclerosis mycobacterium”, “Multiple sclerosis tuberculosis”, “Multiple sclerosis BCG vaccination”, “Multiple sclerosis BCG vaccine”, “Multiple sclerosis rifampicin”, oppure scrivendo al posto di multiple sclerosis il nome inglese di un’altra patologia.

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Se la malattia in esame è correlata a quanto su esposto troverete diversi articoli significativi che mostrano la correlazione tra essa e i micobatteri, articoli che mostrano come la malattia è più frequente nelle persone che si ammalano di tubercolosi, articoli che mostrano come le persone malate della specifica patologia spesso finiscono per ammalarsi (e morire) di tubercolosi, articoli che mostrano come la rifampicina,

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(antibiotico specifico contro la tubercolosi) in certi casi hanno guarito o quanto meno apportato miglioramenti alla salute dei pazienti che ne soffriva, che la malattia è meno diffusa in chi non mangia prodotti a base di latte (e carne) e infine articoli che mostrano come il vaccino contro la tubercolosi (che è basato sull’uso di batteri “inattivati” della specie Mycobacterium bovis, ceppo di Calmet-Guérin, in sigla BCG) possa offrire protezione dalla malattia stessa[13].

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Al di là del fatto che le interpretazioni di questi fatti negli articoli scientifici suddetti siano un po’ diverse da quelle che vengono qui sostenute, scoprirete che le coincidenze sono fin troppe e “unendo i puntini” immagino giungerete alle mie stesse conclusioni.

C’è da aggiungere, anche se questo dato è più difficile da trovare negli articoli scientifici, e spesso occorre verificarlo con una ricerca personale, che la diffusione di certe malattie in certe aree coincide geograficamente e temporalmente con analoghe epidemie di tubercolosi. Per esempio

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A complicare il quadro dei possibili danni creati dai micobatteri tubercolari (i bacilli della tubercolosi) abbiamo anche quelli della paratubercolosi, facilmente diffusi con il latte e i latticini, che possono causare danni a livello intestinale, ma non solo, e che anch’essi possono trasformarsi informe L, difficilmente individuabili con le attuali tecniche di laboratorio.


[10] Tutti i dati a supporto di quanto appena detto li trovate nei libri del dottor Broxmeyer citati nella seconda nota, e ovviamente nelle note bibliografiche dei libri stessi.

[11] Vedi anche il libro di J M Masson, Against Therapy: Emotional Tyranny and the Myth of Psychological Healing.

[12] Un estratto lo si può leggere qui in lingua originale https://books.google.it/books?id=SoDOBQAAQBAJ&dq=inauthor:%22Lida+H.+Mattman%22&hl=it.

[13] Anche di questo vaccino però ci sono i lati negativi, come vedremo nel paragrafo relativo.