Microflora intestinale e sistema immunitario

La disbiosi è correlata a infiammazione intestinale, malattie autoimmuni, allergia e cancro

Per comprendere fino a che punto l’equilibrio della microflora intestinale può incidere sulle condizioni di salute e di malattia dell’essere umano, riporto qui alcune righe della traduzione del riassunto (abstract) dell’articolo The gut microbiota shapes intestinal immune responses during health and disease (“Il microbiota intestinale modula le risposte immunitarie durante la salute e la malattia”) .

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L’errata regolazione immunologica è la causa di molte malattie umane non infettive quali autoimmunità, allergia e cancro. Il tratto gastrointestinale è il sito primario di interazione tra il sistema immunitario dell’ospite [l’essere umano N.d.T.] ed i microrganismi, sia quelli simbiotici che quelli patogeni.

In questa rassegna discutiamo le scoperte che indicano che gli aspetti dello sviluppo del sistema immunitario adattivo sono influenzati dalla colonizzazione batterica dell’intestino. (…)

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Infine presentiamo prove recentemente scoperte che sostanziano l’ipotesi che gli squilibri nel microbiota batterico causano un’errata regolazione delle cellule adattive del sistema immunitario, e questo può sottostare a disordini quali le infiammazioni dell’intestino.

Ciò porta a considerare la possibilità che il sistema immunitario dei mammiferi, che sembra essere stato creato per controllare i microrganismi, sia in realtà controllato dai microrganismi.

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Sul rapporto tra disbiosi e malattie autoimmuni, vedi anche l’articolo Alterations in intestinal microbial flora and human disease (“Alterazioni nella flora microbica intestinale e malattie umane”) , nel quale si afferma che lo squilibro del microbiota intestinale porta ad aumento della permeabilità intestinale e attivazione del sistema immunitario (ovvero predisposizione ad allergie, intolleranze, malattie autoimmuni).

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Lo stesso viene affermato nell’articolo The role of gut microbiota in immune homeostasis and autoimmunity (“Il ruolo del microbiota nell’omeostasi immunitaria e nell’autoimmunità”) nonché nell’articolo Does the microbiota play a role in the pathogenesis of autoimmune diseases? (“Il microbiota gioca un ruolo nella patogenesi delle malattie autoimmuni?”) .

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Nell’abstract di quest’ultimo si legge che col procedure della ricerca si accumulano sempre più prove del ruolo causativo della disbiosi intestinale rispetto ad alcune malattie autoimmuni, per esempio “diabete di Tipo 1, celiachia e artrite reumatoide”.
Altre informazioni più particolareggiate sul rapporto tra disbiosi e cancro verrano fornite più vanti nel capitolo relativo.

Pubblicato su World Journal of Gastroenterology v.11(18); 2005 May 14, autori Tursi A, Brandimarte G, Giorgetti GM, Elisei W;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4305914/
Pubblicato su World Journal of Gastroenterology 2010 Jun 28; 16(24): 2978–2990, autori Bures J, Cyrany J, et al.;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2890937/
Pubblicato su Nature Reviews Immunology 9, 313-323 (Maggio 2009), autori June L. Round e Sarkis K. Mazmanian, del dipartimento di biologia del Caltech (Istituto californiano di tecnologia);http://www.nature.com/nri/journal/v9/n5/abs/nri2515.html.
Pubblicato su Current opinion in gastroenterology, autori Othman M, Agüero R, Lin H C.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18043226.
Pubblicato su Gut Microbes. 2012 Jan 1; 3(1): 4–14, autori Hsin-Jung Wu, Eric Wu; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3337124/.
Pubblicato su Gut 2005 Feb;64(2):332-41. doi: 10.1136; autori McLean M H, Dieguez D Jr, Miller L M, Young H A;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25416067.

Ascorbato di sodio a tolleranza intestinale

Ascorbato di Sodio

Il significato dell’assunzione di grandi dosi giornaliere di acido ascorbico in medicina preventiva Parte 1°

Frederick Robert Klenner, M.D., F.C.C.P., A.A.F.P.,

Private practice, Reidsville, N. C.

Frederick Robert Klenner, B.S., M.S., M.D., F.C.C.P., A.A.F.P., dopo essersi laureato presso la Duke University School of Medicine, nel marzo del 1936, si addestrò per tre anni all’ospedale e quindi inziò la pratica di medico privato a Reidsville, N.C.

Acidi grassi a corta catena
Acidi grassi a corta catena

Sebbene specialista di malattie toraciche, il Dott. Klenner è impegnato in una limitata pratica generale che gli ha permesso di fare osservazioni sull’uso di grandi dosi di acido ascorbico in malattie virali come pure in altre sindromi patologiche.

Ha pubblicato 28 articoli scientifici su queste osservazioni ed ha tenuto numerose conferenze a svariati gruppi di cittadini. Il Dott. Klenner è un membro della American Association for Advancement of Science, membro e diplomato del The International College of Applied Nutrition, membro della The Royal Society of Health, London, England, membro onorario della The International Academy of Preventive Medicine e membro di molte altre organizzazioni mediche e scientifiche. 
Introduzione.

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Vitamina C

La American Medical Association, nella introduzione al Nostrums, Quackery and Pseudo- Medicine, dichiara: ”Nell’80-90% di tutti i casi di malanni umani, è probabile che l’individuo starà meglio sia che faccia qualcosa per la sua indisposizione, sia che non faccia nulla. Il potere guaritivo della natura, fortunatamente per la perpetuità biologica, funziona in questo modo.”

Vitamina C da frutta e verdura
Vitamina C

Queste percentuali sono relative. L’aumentata popolazione e più grandi concentrazioni in termini di modelli di vita, come pure altri tipi di insulti al corpo, cambieranno frequentemente questo indice.

Come medici abbiamo il dovere di fare tornare in salute il paziente, a prescindere dalla sua fortuna nell’auto-guarigione con diete o erbe. Ippocrate una volta dichiarò: “dei vari rimedi, i medici dovrebbero scegliere i meno sensazionali.” La vitamina C sembrerebbe soddisfare questa esigenza.

La storia dei virus

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Il comune raffreddore ha ricevuto un rinnovato interesse fin dalla pubblicazione del libro di Pauling. . [1] Brody, [2], nel 1953, dopo avere studiato la vitamina C ed i suoi effetti sui raffreddori degli studenti di college, consigliò che fosse dato acido ascorbico presto, frequentemente ed in quantità sufficienti.

Ciò confermò quanto venivamo sperimentando e riportando lungo un periodo di parecchi anni. La risposta che avevamo osservato, con massicce e frequenti dosi di acido ascorbico, nel trattare il comune raffreddore, richiamò la nostra attenzione sul reale significato di questo trattamento in medicina preventiva.

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Nel febbraio del 1948, [3] ho pubblicato il mio primo articolo sull’uso di dosi massicce di vitamina C nel trattare patologie virali. Nel febbraio del 1960, [4] dopo circa 25 articoli scientifici, mi sono reso conto che il raffreddore doveva essere considerato come una probabile sorgente di una patologia cerebrale.

Parecchie persone sono morte, specialmente bambini, in seguito all’improvviso sviluppo di manifestazioni cerebrali secondarie ad un raffreddore comune e/o ad una bronchite. Tali avvenimenti cerebrali insidiosi sono responsabili delle cosiddette morti in culla attribuite a soffocazione.

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Muoiono per soffocazione, ma a causa di una sindrome simile a quella che si trova nella tossemia tetanica cefalica, che culmina in uno spasmo diaframmatico, con dispnea ed infine asfissia. Questi infanti e bambini che sono stati messi a letto apparentemente in salute, a parte una insignificante congestione nasale, all’autopsia presenteranno una infiammazione polmonare bilaterale.

L’assunzione giornaliera di adeguata vitamina C eliminerà questa sindrome. Una patologia similare, detta Sindrome della Culla, è meno acuta, ma, a meno che non sia riconosciuta e trattata eroicamente, farà morire l’infante.

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Tale condizione è probabilmente dovuta ad un grave trauma cerebrale subito al tempo del parto. In tale condizione sarà presente il Laryngismus stridulous ed il ragazzo sembrerà come se avesse un raffreddore. Il gluconato di calcio e massicce, frequenti iniezioni di vitamina C invertiranno questa patologia. Il trattamento riconosciuto è l’assunzione orale giornaliera di diidrotachisterolo.

Acido ascorbico adeguato, assunto durante il periodo di gestazione, impedirà il presentarsi di questa sindrome. 

degenerazione tissutale

L’informazione relativa alla sindrome della morte in culla è supportata dalle cartelle cliniche presso lo Annie Penn Memorial Hospital, Reidsville, N. C.. Ho visto bimbi morire in meno di due ore dopo l’ammissione in ospedale, senza avere avuto trattamento, semplicemente perché i dottori addetti non erano stati impressionati dalla loro malattia.

Pochi grammi di vitamina C, via ago, mentre i bimbi attendevano che le procedure o gli esami di laboratorio fossero sistemati nella lista d’attesa, avrebbero potuto salvare la loro vita.

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So che questo fatto è assodato perché mi sono trovato in situazioni simili e, con l’uso di routine dell’acido ascorbico, ho visto la morte andare in vacanza. In un articolo intitolato “Un virus insidioso” [5] ho ragionato che dovrebbe essere una “massima” della medicina dare grandi dosi di vitamina C in tutte le condizioni patologiche mentre il dottore riflette sulla sua diagnosi.

La saggezza di questa massima è supportata da parecchie centinaia di casi avvenuti sotto la nostra supervisione.

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Ho visto pazienti malati critici di torace stare abbastanza bene da tornare a casa dopo iniezioni endovena di 1 o 2 litri di destrosio al 5% in acqua, ciascuno contenente 50 g (grammi) di acido ascorbico. Questa procedura dava luogo ad una impressionante transizione dalla malattia alla salute.

Riferimenti
1. Pauling, L.: Vitamin C and the Common Cold. San Francisco: W. F. Freeman & Co., 1970.
2. Brody, H. D.: J. Amer. Diet. Ass., 29:588, 1953.
3. Klenner, F. R.: Virus pneumonia and its treatment with vitamin C. Southern Med. Surg., Feb. 1948.
4. Klenner, F. R.: Encephalitis as a sequelae of the pneumonias. Tri-State Med. J., Feb. 1960.
5. Klenner, F. R.: An insidious virus. Tri-State Med. J., June 1957.
6. Lerner, M. et al: Detecting herpes encephalitis earlier. Med. World News, May 26, 1972.
7. Stephens, J. C. and Cook, M. Cases of the hidden herpes virus. Med. World News, Feb. 25, 1972.
8. Goodpasture, E. W.: Case of the hidden herpes virus. Med. World News, Feb. 25, 1972.
9. Roizman, B. et al: Tracing herpes viruses. Med. World News, Oct. 1, 1971.
10. Klenner, F. R.: A new office procedure for the determination of plasma levels for ascorbic acid. Tri-State Med. J., 5, 1956.

http://www.seanet.com/…/klenner-fr-j_int_assn_prev_med-1974…

Malattie degenerative da Virus EBV

epstain barr

Parte 3°

L’articolo Detection of polyomaviruses and herpesviruses in human adrenal tumors , ci informa che la presenza di virus come l’SV-40 e di virus della famiglia degli Herpes è più frequente nel tessuto delle ghiandole surrenali colpite da tumore (anche quello benigno) e che le ghiandole surrenali sono un luogo ideale per questi virus, dal momento che gli ormoni steroidi secreti dalle ghiandole ne attivano la replicazione.

Gli autori concludono che la sovrapproduzione di ormoni da parte delle ghiandole surrenali potrebbe rappresentare un fattore di innesco per la riattivazione del virus (i quali a loro volta potrebbero contribuire alla formazione di tumori).

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Virus EBV

Anche nelle malattie neurodegenerative il virus EBV può essere implicato. L’articolo Characteristics of Epstein-Barr virus transformed B cell lines from patients with Alzheimer’s disease and age-matched controls mostra che i linfociti B dei malati di Alzheimer sono più soggetti alle infezioni da virus EBV rispetto a quelli dei soggetti sani del gruppo di controllo.

Similmente l’articolo Increased incidence of anti-beta-amyloid autoantibodies secreted by Epstein-Barr virus transformed B cell lines from patients with Alzheimer’s disease , mostra per l’appunto che i linfociti dei malati di Alzheimer producono più facilmente auto-anticorpi contro la proteina beta amiloide.

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Virus

L’articolo Herpes virus in Alzheimer’s disease: relation to progression of the disease descrive i risultati di uno studio sul collegamento tra vari virus della famiglia degli Herpes e il morbo di Alzheimer.

Sono stati trovati effettuato studiando la presenza dei virus nel cervello e nei leucociti sanguigni periferici; mentre non è stata trovata traccia di Citomegalovirus (CMV) l’EB è stato trovato nel 6% dei cervelli dei malati di Alzheimer, nel 45% dei leucociti dei malati ( al confronto del 31% dei soggetti sani del gruppo di controllo)

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bacio trasmissione

l’Human Herpes virus-6 è stato scoperto nel 23% dei leucociti dei malati (contro il AD and 4% del gruppo di controllo) e nel 17% dei cervelli dei malati. Inoltre, cosa particolarmente importante, in un gruppo di anziani seguiti per 5 anni, i casi di positività all’ EBV e all’HHV-6 sono aumentati nel gruppo dei malati di Alzheimer, ed è aumentata la reazione del sistema immunitario sia al CMV che all’EBV.

L’articolo Hypothesis: a role for EBV-induced molecular mimicry in Parkinson’s disease indica tra le cause del morbo fattori ambientali (tra cui fattori infettivi) e predisposizione genetica e ipotizza che l’aggregazione della proteina neuronale alfa-sinucleina (caratteristica della malattia)

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comprensione della manifestazione

potrebbe essere un fenomeno autoimmune indotto dal virus Epstein-Barr. Infatti gli autori hanno scoperto la forte similitudine tra l’alfa-sinucleina e una proteina del virus, che potrebbe indurre un fenomeno di mimetismo molecolare (ovvero di cross-reattività);

in altre parole in alcuni individui geneticamente predisposti, gli anticorpi al virus causerebbero la suddetta aggregazione proteica. Ci sono indizi che il fenomeno inizi nel sistema nervoso intestinale per poi propagarsi fino al cervello.

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diagnosi

L’articolo The association between infectious burden and Parkinson’s disease: A case-control study , mostra che il carico complessivo degli agenti infettivi cytomegalovirus, virus Epstein-Barr, Herpes Simplex virus di tipo 1

Borrelia burgdorferi (il patogeno responsabile della malattia di Lyme), Chlamydophila pneumoniae (che può causare polmonite atipica) ed Helicobacter pylori è decisamente maggiore nei malati di Parkinson rispetto ai soggetti sani del gruppo di controllo.

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comprendere è guarire

L’articolo Viral Parkinsonism , ricorda che ci sono numerosi virus che possono proliferare nel sistema nervoso, e che possono causare encefalopatie, patologie che possono causare a loro volta i sintomi del parkinsonismo, a volte persino in maniera permanente.

Sono diversi i virus che possono causare encefalopatie (anche i virus influenzali e il Coxsackie) e ci sono casi documentati di encefalite letargica o di altre infezioni che causano sintomi molto simili a quelli del parkinsonismo e del morbo di Parkinson vero e proprio, e del resto alcuni virus influenzali possono aggredire il sistema nervoso.

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Gli autori mostrano che ci sono casi in cui l’agente scatenante di una encefalite causa i suoi deleteri effetti anche a distanza di anni, forse per un prima attivazione del sistema immunitario che predispone alla malattia, ed un successivo fattore scatenante che le da origine.

Gli autori mostrano che ci sono casi in cui l’agente scatenante di una encefalite causa i suoi deleteri effetti anche a distanza di anni, forse per un prima attivazione del sistema immunitario che predispone alla malattia, ed un successivo fattore scatenante che le da origine.

Gli autori osservano che molte virus aggrediscono il sistema nervoso e possono indurre una “tempesta di citochine nel cervello” che a sua volta innesca dei cambiamenti (come l’attivazione della microglia) che possono perdurare a lungo dopo che l’infezione iniziale è scomparsa.

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esplosione

Un secondo fattore, anche a distanza di anni, e anche di natura non virale, potrebbe portare all’insorgere vero e proprio di una reazione autoimmune che porta alla malattia.

L’articolo Parkinson-like syndrome as the major presenting symptom of Epstein–Barr virus encephalitis , oltre a segnalare che anche morbillo ed Herpes virus sono riconosciuti fra le possibili cause di sindrome parkinsoniana, riferisce del caso di un ragazzino di 12 anni che ha sviluppato tale sindrome in seguito ad infezione da Epstein Barr, i cui sintomi neurologici sono pian piano spariti.

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replicazione

Più si va avanti e più si scoprono possibili connessioni tra le malattie autoimmuni e le infezioni/riattivazioni del virus Epstein–Barr, l’agente infettivo che causa la mononucleosi.

Un possibile meccanismo di attivazione è quindi che porta il virus a infettare un organo/tessuto e il nostro sistema immunitario a identificare per errore tale organo/tessuto come una minaccia, a “etichettarlo” come estraneo e pericoloso per mezzo degli anticorpi (che segnalano alle cellule del sistema immunitario di attaccarlo).

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alimentazione sana

Un altro possibile meccanismo è quello del mimetismo molecolare: quando un agente infettivo ha una sequenza proteica molto simile a quella di un tessuto del nostro corpo, il nostro sistema immunitario potrebbe essere indotto erroneamente a etichettare come esterno e pericoloso il nostro tessuto (oppure un cibo come il glutine).

Qualcosa di simile può succedere con l’intolleranza a certi cibi. Sebbene siamo ancora agli stadi iniziale di tale lavoro di ricerca, già diversi articoli scientifici ci permettono di affermare che non si tratta di pura e astratta speculazione.

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verdure depurazione

Se ciò dovesse essere ulteriormente confermato dalle ricerche future, potremmo iniziare a comprendere dei meccanismi che fino ad ora risultano poco chiari.

Molte volte le malattie autoimmuni si innescano dopo un evento particolarmente stressante, dallo stress da superlavoro al trauma delle perdita di una persona cara, o della perdita del lavoro.

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alimentazione

Similmente il virus Epstein-Barr colpisce un paziente, o si riattiva quando il sistema immunitario è particolarmente basso, ed è ben noto che lo stress e i traumi psichici possono indebolire momentaneamente il sistema immunitario.

Come già detto anche la condizione di disbiosi/candidosi/parassitosi , con la conseguenza debolezza immunitaria (e quindi tutti i fattori che la possono causare) possono concorrere a facilitare l’insorgenza di una infezione, non solo del virus Epstein-Barr.

Anche altri fattori infettivi, virali e batterici, possono innescare una malattia autoimmune, presumibilmente attraverso uno dei meccanismi su indicati.

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Antiossidanti

Iniziamo quindi ad analizzare l’articolo scientifico Immune responses to Epstein-Barr virus in individuals with systemic and organ specific autoimmune disorders (“Risposte immunitarie al virus Epstein-Barr in individui con disturbi autoimmuni sistemici e legati a organi specifici”)

nel quale si legge infatti che “sono diverse le infezioni virali (compreso il virus Epstein-Barr) che sono implicate nella patogenesi dei disturbi autoimmuni”. Lo studio ha controllato la presenza nel sangue di anticorpi contro tale virus nei malati di patologie autoimmune e nei soggetti di controllo sani.

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depurazione importante

Lo studio ha coinvolto 44 malati di artrite reumatoide, 25 di tiroidite di Hashimoto e poi un pari numero di soggetti di controllo (campione simile per età, sesso e altre condizioni di salute) .

Il risultato è che tra i malati di artrite reumatoide il 52% aveva gli anticorpi al virus, stessa percentuale per i malati di tiroidite di Hashimoto, a differenza del 30% dei soggetti sani del gruppo controllo.

Ma quel che più conta è che l’intensità degli anticorpi era decisamente più alta nei pazienti con condizioni autoimmune rispetto alle persone del gruppo di controllo che pure avevano gli anticorpi al virus EB.

1133 Pubblicato su European Journal of Pediatrics. 1987 Nov;146(6):603-4, autori Hertel NT, Jacobsen BB, Pedersen FK, Heilmann C;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3428294.
1134 Pubblicato su Oncogene (2008) 27, 857–864, autori L Barzon, M Trevisan, et al.;http://www.nature.com/onc/journal/v27/n6/full/1210699a.html.
1135 Pubblicato su Mechanisms of Ageing and Development 1992 Mar 15;63(1):105-16, autori Ounanian A, Guilbert B, Seigneurin JM;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1318479.
1136 Pubblicato su Mechanisms of Ageing and Development 1997 Mar;94(1-3):213-22, autori Xu S, Gaskin F;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9147373.
1137 Pubblicato Neurobiology of Aging. 2014 Jan;35(1):122-9, autori Carbone I, Lazzarotto T, Ianni M, Porcellini E, Forti P, Masliah E, Gabrielli L, Licastro F; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23916950.
1138 Pubblicato su Parkinsonism & Related Disorders 2014 Jul;20(7):685-94, autori Woulfe JM, Gray MT, Gray DA, Munoz DG, Middeldorp JM;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24726430.
1139 Pubblicato su Parkinsonism & Related Disorders 2015 Aug;21(8):877-81, autori Bu XL, Wang X, et al.;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26037459.
1140 Pubblicato Biochimical and Biophysical Acta. 2009 Jul; 1792(7): 714–721. Haeman Jang, David A. Boltz, et al.;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4642437/.
1141 Pubblicato su Archives of Disease in Childhood. 2002 Oct; 87(4): 358, autori J Hsieh, K Lue, and Y Lee;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1763051/.
1142 Pubblicato su Indian Journal of Medical Microbiology 2010 Apr-Jun;28(2):120-3, autori Kannangai R, Sachithanandham J, et al.;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20404456.

Le malattie autoimmuni e l’Epstein Barr

Parte 1

Più si va avanti e più si scoprono possibili connessioni tra le malattie autoimmuni e le infezioni/riattivazioni del virus Epstein–Barr

l’agente infettivo che causa la mononucleosi. Un possibile meccanismo di attivazione è quindi che porta il virus a infettare un organo/tessuto e il nostro sistema immunitario a identificare per errore tale organo/tessuto come una minaccia, a “etichettarlo” come estraneo e pericoloso per mezzo degli anticorpi (che segnalano alle cellule del sistema immunitario di attaccarlo).

Un altro possibile meccanismo è quello del mimetismo molecolare:

L'immagine può contenere: una o più persone

quando un agente infettivo ha una sequenza proteica molto simile a quella di un tessuto del nostro corpo, il nostro sistema immunitario potrebbe essere indotto erroneamente a etichettare come esterno e pericoloso il nostro tessuto (oppure un cibo come il glutine). Qualcosa di simile può succedere con l’intolleranza a certi cibi.

Sebbene siamo ancora agli stadi iniziale di tale lavoro di ricerca, già diversi articoli scientifici ci permettono di affermare che non si tratta di pura e astratta speculazione. Se ciò dovesse essere ulteriormente confermato dalle ricerche future, potremmo inizare a comprendere dei meccanismi fino ad ora poco chiari.

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Molte volte le malattie autoimmuni si innescano dopo un evento particolarmente stressante

dallo stress da superlavoro al trauma delle perdita di una persona cara, o della perdita del lavoro. Similmente il virus Epstein-Barr colpisce un paziente, o si riattiva (causando non solo mononucleosi, ma persino casi di meningo-encefalite) quando il sistema immunitario è particolarmente basso, ed è ben noto che lo stress e i traumi psichici possono indebolire momentaneamente il sistema immunitario.

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Ovviamente anche la disbiosi con la conseguenza debolezza immunitaria (e quindi tutti i fattori che la possono causare) possono concorrere a facilitare l’insorgenza di una infezione, non solo del virus Epstein-Barr. Anche altri fattori infettivi, virali e batterici, possono innescare una malattia autoimmune, presumibilmente attraverso uno dei meccanismi su indicati.

Il virus Epstein-Barr (spesso indicato con la sigla EBV) fa parte della famiglia dei virus dell’Herpes (Herpesviridae)

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ed è infatti stato recentemente rinominato Human herpesvirus 4 (HHV-4). Sebbene sulle riviste specialistiche non ci siano molte informazioni sulla cura di questa particolare specie di virus, ce ne sono molte sui virus erpetici in generale. In realtà la manifestazione più nota dell’infezione da Esptein Barr è la mononucleosi infettiva (patologia che può essere talora causata anche da altri virus e parassiti)

una malattia a decorso benigno che si risolve da sola nel giro di uno o due mesi, ma è nato da tempo che anche alcuni tumori (linfomi in particolare) possono essere correlati all’infezione da EBV, mentre molto più recente è la scoperta del suo ruolo potenziale in molte altre malattie, specialmente quelle autoimmuni.

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Inoltre in alcuni rari casi la mononucleosi infettiva può portare a gravi complicazioni:

convulsioni, encefalite, meningite, mielite, sindrome di Guillain-Barré, diminuzione di piastrine, globuli bianchi e globuli rossi, complicazioni polmonari (ostruzione delle vie aeree), epatite fulminante (molto rara ma pericolosissima), ittero, ingrossamento del fegato e della milza (che in certi sfortunati casi può addirittura letteralmente scoppiare).

È da notare che L’EBV è presente nel 95% degli esseri umani

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sebbene solo in una piccola parte di essi causi mononucleosi infettive o altre complicazioni. La maggior parte delle persone sviluppa al massimo una banale febbriciattola in occasione dell’infezione e poi il sistema immunitario si attiva per combattere il virus facendo sì che si “nasconda”, ovvero che passi alla fase latente, che resti quindi “dormiente”, inattivo, inglobato in alcune cellule del nostro corpo senza però innescare la replicazione che allerterebbe nuovamente il sistema immunitario.

Quando il sistema immunitario si abbassa, a causa dell’utilizzo di farmaci

cuidar-mi-esencia

(farmaci immunosoppressori , o farmaci che aggrediscono i batteri benefici inducendo disbiosi e proliferazione della Candida albicans) della carenza di vitamina D o di un forte stress psico-fisico, il virus può riattivarsi (anche solo parzialmente) persino a distanza di anni, e nei soggetti predisposti (esistono anche predisposizioni genetiche) causare complicazioni anche molto gravi, come encefalite, linfoma, cancro della rinofaringe.

Di recente si sta studiando il possibile ruolo del virus EB nella genesi delle malattie autoimmuni.

Tale virus può contribuire a scatenare un tumore anche perché l’infezione dei linfociti B da parte delll’Epstein-Barr rallenta uno dei nostri meccanismi di protezione dal tumore, come mostra l’articolo Epstein-Barr virus down-regulates tumor suppressor DOK1 expression

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Un aspetto singolare del virus EB è la presenza di diversi stadi di latenza

un po’ come se esso si possa risvegliare anche solo parzialmente, per cui esiste una latenza di tipo I, di tipo II (correlata a linfoma di Hodgkin, carcinoma della rinofaringe, linfoma nasale a cellule NK/T) e di tipo III (correlata ad alcuni altri tipi di linfoma). Curiosamente anche la forma latente in cui il virus è meno attivo (latenza di tipo I) è correlata a un tipo di linfoma (linfoma di Burkitt).

Se il virus si riattiva completamente e si replica nelle cellule dell’organismo ospite finisce quindi per rompere le cellule stesse (attuandone la lisi, ovvero rottura) ed infettarne di nuove, entrando nella cosiddetta fase litica.

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1120 Vedi un caso di riattivazione con l’utilizzo di un cosiddetto “farmaco biologico” con azione immunosoppressiva descritto nell’articolo A case of acute disseminated encephalomyelitis associated with Epstein-Barr virus reactivation during infliximab therapy, pubblicato su Rinsho Shinkeigaku. 2010 Jul;50(7):461-6, autori Ueda M, Tateishi T, Shigeto H, Yamasaki R, Ohyagi Y, Kira J; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20681262.
1121 Pubblicato su PLoS Pathog. 2014 May 8;10(5):e1004125, autori Siouda M, Frecha C, et al.; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24809689; precisamente l’infezione porta ad una sottoregolazione dell’espressione del gene DOK1 indotta dall’oncoproteina virale LMP.

L’artrite ed i carboidrati insulinici

L’artrite è una malattia autoimmune, dipendente dal nostro sistema immunitario che incomincia ad uccidere le cellule presenti nelle cartilagini ed in altri tessuti.

L’artrite coinvolge persone giovani (dai 35 ai 50 anni) e non può essere considerata una malattia della vecchiaia, ma una patologia legata al nostro sistema immunitario.

Ancora una volta, il nostro corpo, macchina perfetta dell’evoluzione, incomincia ad auto distruggersi. Ciò dipende, come potete immaginare dal consumo smodato di carboidrati complessi come pasta, riso, fagioli e patate.

Spaghetti, Tagliatelle, Pomodori, Pasta, Antipasto

I carboidrati complessi sono la causa della Sibo e della Leaky Gut Syndrome, comportando un aumento dell’attività immunitaria del nostro corpo. Ricorderete il ruolo che ricoprono le cellule dendritiche nel regolare il nostro sistema immunitario.

Dipende infatti da queste cellule “decidano”, se la presenza di alcuni peptidi sia meritevole di un’azione tollerante (non attivando i linfociti) o se al contrario sia necessaria la proliferazione dei linfociti (per contrastare un’invasione batterica o virale).

Lasagne, Tagliatelle, Formaggio, Pomodori, Teglia

L’infiammazione causata dai carboidrati attiva la produzione di citochine infiammatorie (tramite l’istamina che richiama in loco i mastociti). La presenza di molecole infiammatorie inganna le cellule dendritiche che credono sia in atto un’invasione e quindi reagiscono attivando i linfociti.

L’iper attività dei linfociti può indurre una risposta immunitaria contro i peptidi del polline (in questo caso si parla di allergia) o appartenere ad un alimento mal digerito (intolleranza alimentare). Quando queste proteine sono simili a tessuti del nostro corpo (con una certa affinità) i linfociti aggrediscono anche i nostri tessuti buoni.

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Solamente ripristinare l’integrità della parete dell’intestino tenue (enterociti) e riportare l’equilibrio nella flora intestinale, può diminuire la flogosi e risolvere la malattia.

Vivere 120 Anni

Intolleranze alimentari e allergie ed i carboidrati insulinici

Abbiamo visto che le patologie delle allergie e delle intolleranze alimentari

sono in vorticoso aumento e più andiamo avanti con l’età, più ci accorgiamo di diventare intolleranti ad alcuni alimenti o addirittura siamo soggetti a crisi allergiche.

Più volte ci siamo sentiti dire che ciò dipende dal nostro sistema immunitario, che ad un certo punto diventa super attivo e reagisce ad un determinato alimento o allergene, creando una risposta infiammatoria eccessiva.

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Quante volte ci siamo riproposti di sottoporci ad esami di tipo diagnostico per comprendere quali alimenti sono per noi più reattivi, nella speranza poi, di eliminarli dalla nostra dieta e ripristinare il corretto funzionamento del nostro sistema immunitario?

Chi lo ha fatto si è sicuramente reso conto che i cibi, che per un periodo sono risultati più reattivi, una volta eliminati dalla dieta, sono diventati poi meno invasivi, mentre al contrario altri alimenti ai quali il nostro corpo era indifferente, diventano di colpo reattivi. Ciò accade perché il nostro sistema immunitario si sensibilizza in base alla quantità di proteine che il singolo alimento contiene. Quindi se si mangia più spesso un alimento, ben presto comparirà anche la risposta immunitaria alle proteine in esso contenute.

L'immagine può contenere: bevanda e cibo

A nulla servirà incominciare ad eliminare gli alimenti per noi più sensibili, se non ci porremmo l’obbiettivo invece di ripristinare l’equilibrio della flora batterica intestinale. È infatti proprio la disbiosi il motivo principale dell’insorgenza di tale patologia. Quindi, rimarchiamo ancora un volta che è l’introduzione di alimenti amidacei e di zuccheri la causa della patologia allergica e dell’intolleranza alimentare.

Abbiamo affrontato nel capito della disbiosi, come i carboidrati complessi (pane, pasta, pizza, riso, legumi e patate) inducono una maggiore produzione di batteri fermentativi, putrefattivi e della candida, i quali aggrediscono il bolo alimentare portando le proteine alla putrefazione.

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Vi ricorderete che l’istamina e le altre ammine biogene (putrescina, cadaverina, spermidina, spermina ect.) provengono dalla decarbossilazione delle proteine.

Il nostro corpo sarebbe in grado di degradare queste ammine utilizzando gli enzimi Dao, Mao e Pao presenti nell’intestino ma purtroppo la produzione di scorie acide, prodotte dai batteri fermentativi e dalla candida, inibiscono la produzione di questi enzimi. Inoltre con il fenomeno della permeabilità intestinale (Leaky Gut Syndrome) le particelle di istamina (e le altre ammine) giungono insieme alle proteine non scomposte direttamente nel torrente sanguigno.

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L’istamina stimola la proliferazione dei linfociti Th2 (tramite il recettore H2), i quali tramite le interleuchine IL-3 ed IL-5 stimolano la produzione di eosinofili e mastociti che inizieranno la produzione di altra istamina e di acido arachidonico capace di promuovere altre sostanze infiammatorie (che causano l’infiammazione dei nostri tessuti).

Infine con la produzione della interleuchina IL-4 (prodotta dai linfociti Th2) inibisce la produzione dei linfociti Th1 (quelli che combattono i virus e le cellule tumorali) con un aumento della produzione dei linfociti Th2 (che combattono i batteri), aumentando ancora una volta la produzione di istamina.

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La interleuchina IL-4 stimola i linfociti B alla produzione delle immunoglobuline IgE, che si legheranno agli eosinofili e ai mastociti, predisponendoci all’allergia. Se poi siamo di fronte a stimoli allergeni come acari (polvere), polline e graminacee, la massiccia presenza delle IgE causerà i classici sintomi della rinite allergica, come starnuti, aumento secrezione di muco, chiusura del dotto nasale, pruriti, eritemi cutanei.

Inoltre l’aumentata presenza di batteri (disbiosi) causa una maggiore produzione di linfociti Th2 e di plasmacellule (linfociti B) presenti nella mucosa intestinale, incrementando l’effetto sopra descritto.

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Solamente il ripristino delle condizione di omeostasi e quindi l’eliminazione di amidi e zuccheri, potranno riportarci ad un sistema immunitario non iperattivo associato sempre a Rimedi mirati e sicuri, oltre alla comprensione della cause manifeste spesso diverse da persona a persona.

Vivere 120 Anni, modificato Francesco Ciani

Le malattie del sistema autoimmunitario

Le malattie autoimmuni, come per esempio la poliartrite evolutiva, sono malattie nelle quali l’organismo mette insieme più processi, in quanto presentano sintomi di allergia, di infiammazione e di dinamica cancerosa.
 
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Sono malattie di difesa nelle quali l’organismo non riconosce più le sue stesse cellule e comincia a combatterle e a distruggerle come se fossero agenti estranei e pericolosi. Questa malattia è degenerativa nel senso che non vengono più rispettate le leggi naturali di riconoscimento organico.
 
Queste malattie ci parlano della nostra incapacità a riconoscerci, vederci e accettarci per quello che siamo. Tale difficoltà a riconoscere ciò che siamo è sovente aggravata dalla ricerca di «responsabilità esterne».

L'immagine può contenere: nuvola, cielo, spazio all'aperto e natura
Siamo in lotta con il mondo che non ci comprende, non ci riconosce e non ci ama, quando si tratta evidentemente di un nostro problema. Abbiamo una visione manichea della vita e le cose non possono essere che buone o cattive, le situazioni non vengono vissute che in termini di torto o ragione.

Questa perenne strategia conflittuale e di difesa compulsiva ci porta a distruggerci, mentre crediamo di distruggere il mondo per difenderci e non per nuocere a noi stessi.
 
In Esecuzione, Corridore, Lunga Distanza, Fitness
 
La necessità nasce dal comprendere che la Dualità è solo un espressione di come creiamo la realtà fuori e dentro di noi, grazie all’esperienza consapevole comprenderemo per differenza che è l’unità ciò che siamo, farà risolvere ogni problema sia fisico che emozionale.

(Michel Odoul modificato Francesco Ciani)

Replicazione delle prime cellule tumorali

Il corpo umano è composto da un numero incredibile di cellule (circa 100.000 miliardi)

e la nostra evoluzione aveva messo in conto che eventi stressori potessero trasformare delle cellule normali in tumorali.

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Si calcola infatti che nascano centinaia di cellule tumorali ogni minuto. Ma se non veniamo invasi immediatamente da forme tumorali, evidentemente il nostro corpo è dotato di un sistema immunitario che è in grado di scovare le cellule tumorali ed eliminarle.

Quest’azione è svolta dai linfociti Th1 che per l’appunto sono in grado di riconoscere le cellule tumorali ed attivare una risposta immunitaria mirata alla loro distruzione. Quindi dovremmo chiederci il motivo che impedisce al nostro corpo di bloccare tutti i tumori e quindi causare la strage a cui assistiamo ogni giorno.

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La risposta è sempre collegata a quello che mangiamo. Infatti un’alimentazione a base di cereali, amidi e zuccheri incide notevolmente sul nostro sistema immunitario, rendendolo poco efficiente contro i tumori.

Abbiamo già parlato di quanto sia importante l’equilibro tra i linfociti Th1 e Th2. I linfociti Th1 sono deputati alla distruzione dei virus e delle cellule tumorali, mentre i linfociti Th2 alla distruzione dei batteri e funghi.

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Ebbene quando mangiamo zuccheri, il nostro intestino subisce un’infiammazione sistemica dovuto all’incremento dei batteri fermentativi e putrefattivi (disbiosi) che attiva la risposta immunitario Th2.

Inoltre la disbiosi intestinale causa un aumento della produzione delle ammine biogene come l’istamina, che immessa nel sistema sanguigno, attiva a sua volta la risposta immunitaria dei linfociti Th2.

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L’incremento del sistema immunitario Th2 genera una riduzione dei linfociti Th1 (deputati alla distruzione delle cellule tumorali) fino quando l’infiammazione sistemica dell’intestino non terminerà.

A questo stato già catastrofico, si inserisce anche l’azione del cortisolo, il quale attivato dai continui cali glicemici (e dal normale stress a cui siamo sottoposti durante il giorno) uccide i linfociti Th1, aggravando così il disequilibrio.

SISTEMA ENERGETICO DELLE CELLULE TUMORALI
Risultati immagini per cellule tumorali

La scienza ha verificato che le cellule tumorali, oltre ad essere delle Highlander (immortali) hanno bisogno di enormi quantità di energia perché la loro duplicazione continui.

Inoltre esse non possono utilizzare il sistema energetico dei mitocondri, perché questi organelli, nella duplicazione cellulare sono inattivi (si scindono in due come la cellula).

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Quindi l’unico sistema energetico utilizzato dalle cellule tumorali è quello della glicolisi anche perché la produzione con questa via energetica è cinque volte più veloce di quella mitocondriale. Sostanzialmente sono cellule con il turbo sempre acceso.

Questo ci dovrebbe far pensare che per affamare una cellula tumorale e quindi rallentare la sua replicazione dovremmo evitare di mettere a sua disposizione il suo carburante, ovvero il glucosio.

Risultati immagini per cellule tumorali

La dieta mediterranea, al contrario, è basata sul 70% delle calorie ingerite sotto forma di glucosio e l’insulina prodotta dopo ogni pasto, spinge con forza il glucosio dentro le cellule (comprese quelle tumorali).

Per farvi un esempio calzante, una delle analisi più efficaci per riscontrare la presenza di metastasi, consiste nel far bere al paziente a digiuno, una soluzione di glucosio radioattivo per poi tracciarlo con la Pet e vedere così dove si trovano.

Orange, Fette D'Arancia, Colpo, Grasso Di Balena

A dimostrazione di quanto detto, faccio riferimento ad alcune ricerche molto interessanti effettuate dal Dottor Gianfrancesco Valsè Pantellini (la sua opera è oggi portata avanti dalla Fondazione Pantellini), le quali dimostrano la buona riuscita nel curare diversi tumori utilizzando l’ascorbato di potassio.

La sua storia inizia quando casualmente curò un suo amico orefice, malato di tumore allo stomaco in stadio terminale. Suggerì al suo amico di bere giornalmente un tonico (composto da limonate con l’aggiunta di bicarbonato di sodio) nella consapevolezza però che da lì a poco sarebbe comunque deceduto.

Risultati immagini per ascorbato di sodio e potassio

Con grande sorpresa rivide il suo amico nove mesi dopo, scoprendo che continuava a bere limonate senza l’aggiunta però di bicarbonato di sodio, sostituito erroneamente dal potassio (dando luogo, a sua insaputa, alla formazione chimica dell’ascorbato di potassio, ovvero vitamina C e potassio).

L’errore casuale determinò la regressione del tumore.

Da quel momento il Dottor Pantellini, utilizzando per le sue sperimentazioni la vitamina C ed il potassio, raggiunse inaspettati risultati, che gli permisero di curare migliaia di persone. La base del funzionamento dell’ascorbato di potassio, riguarda proprio il principio elettrolitico delle cellule.

Frullati, Frutta, Colorato, Vitamine, Sano, Fresco

Vi ricorderete che all’interno della cellula è presente il 95% del potassio del corpo, mentre nella matrice è presente il 95% del sodio. Quando l’insulina trattiene il sodio, aumenta il gradiente esterno della cellula e tramite l’osmosi, la obbliga a prendere il glucosio.

Ciò causa anche un impoverimento di potassio che, una volta uscito dalla cellula, è eliminato tramite l’urina. L’ascorbato di potassio utilizzato dal Dottor Pantellini, di fatto, aumenta la quantità di potassio nel Citosol delle cellule, rendendo più difficile all’insulina l’entrata del glucosio all’interno, affamando di fatto, la cellula tumorale.

Vivere 120 Anni
Studio scientifico: https://patents.google.com/patent/US8629174

Aglio cipolla e simili

A proposito di alimentazione utile sia per prevenire il cancro che per coadiuvare una cura di tale malattia,

riporto qui alcuni articoli della serie Pillole anti-cancro, ma senza effetti collaterali tratti dal blog della biologa nutrizionista Tiziana Stallone

AGLIO, CIPOLLA E SIMILI
Alimenti: Aglio (allium sativa), cipolle (allium cepa), porri (allium porrum), scalogno (allium ascalonium), erba cipollina (allium schoenoprasum).

Lampadina, Cipolle, Dieta, Sapore, Cibo, Aglio, Erbe

Studi epidemiologici:

riduzione significativa nei soggetti studiati della probabilità di manifestare cancro allo stomaco e alla prostata.

Molecole fitochimiche anti-tumorali e loro meccanismo d’azione
Le molecole responsabili di questi effetti anti-tumorali (sostanze fitochimiche contenenti zolfo -es. alliina, da cui deriva allicina e da cui derivano altri composti contenenti zolfo) sono liberate in seguito alla frantumazione di questi ortaggi.

Aglio, Aglio Viola, Testa Di Aglio, Spicchio D'Aglio

L’aglio contiene anche quercitina, un inibitore della crescita tumorale (pro-apoptotico).
L’aglio e i suoi parenti frenano lo sviluppo del cancro, sia per l’azione protettrice nei confronti dei danni causati dalle sostanze cancerogene (nitrosammine), sia per la loro capacità di impedire la crescita delle cellule tumorali (pro-apoptotico).

Consigli in cucina
L’aglio crudo affettato (il cui effetto antitumorale è superiore a quello della cipolla), rappresenta sicuramente la migliore fonte di sostanze anti-tumorali e va quindi preferito agli integratori.

Spaghetti, Pasta, Tagliatelle, Cibo, Mangiare, Cuoco

Piccola nota dell’autore del libro: l’aglio è anche un alimento che contrasta i batteri patogeni e la candida, e quindi la disbiosi intestinale, nonché i parassiti intestinali, aiuta anche grazie al suo contenuto in zolfo organico e vitamina C, a chelare i metalli pesanti.
I Coreani sono un popolo presso il quale la diffusione del tumore è alquanto limitata; sarà un caso che i loro vicini Cinesi li chiamano con il soprannome di “mangia-aglio”?

I FRUTTI DI BOSCO E LE ANTOCIANINE

Frutta, Frutta Fresca, Fragole, Mirtilli, Lamponi

Lampone, fragola, mirtillo nero, mirtillo rosso
Ricerca.
Essendo frutti stagionali, non esistono studi epidemiologici, ma evidenze sperimentali in vitro e su animali. In diversi animali un regime alimentare che comprende fragole e lamponi per il 5% dell’alimentazione porta ad una riduzione significativa del cancro dell’esofago.

Molecole fitochimiche anti-tumorali e loro meccanismo d’azione
I frutti di bosco costituiscono una fonte privilegiata di polifenoli dal potenziale antitumorale: acido ellagico, antocianidine, antocianine e proantocianidine.

Frutta, Insalata Di Frutta, Fresco, Bio, Sano, Cuore

L’antitumorale più potente è l’acido ellagico e si trova nei semi dei lamponi e nella polpa delle fragole. L’acido ellagico inibisce la crescita dei vasi che auto alimentano il tumore (anti angiogenetico), inibisce la trasformazione delle sostanze cancerogene in agenti tossici per la cellula e stimola i meccanismi di eliminazione delle sostanze cancerogene.

Le antocianidine si trovano nei lamponi e nei mirtilli, e sono potenti antiossidanti e promuovono la morte delle cellule tumorali (pro-apoptotici).

Mirtilli, Frutti Di Bosco, Frutta, Sano, Cibo, Vitamine

Le proantocianidine sono abbondanti nei mirtilli rossi e in quelli neri. Sono dei potenti antiossidanti, inibitori della crescita tumorale (pro-apoptotici) e della crescita dei vasi che auto-alimentano il tumore (anti-angiogenetici).

Consigli in cucina

Il prodotto fresco, stagionale rimane sempre il più valido.
È possibile consumare mirtilli rossi essiccati o succo concentrato, aggiungendoli per esempio al al mattino, o a un mix di frutta secca.
I mirtilli neri e le altre bacche possono essere consumate tutto l’anno utilizzando i prodotti surgelati (che mantengono le loro proprietà) in aggiunta allo yogurt, al gelato o altri dolci.

Curcuma

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Spezia curcuma, polvere di colore giallo intenso ottenuta dalla frantumazione della radice di una pianta tropicale simile allo zenzero.

Ricerca
Al momento non è stato svolto alcuno studio epidemiologico sul legame potenziale tra consumo di curcuma e sviluppo di cancro. Tuttavia, c’è un certo consenso sul fatto che la curcuma potrebbe essere responsabile di significative differenze tra il tasso di alcuni tumori in India e quello dei Paesi Occidentali.

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Esistono, invece, numerose evidenze sperimentali degli effetti antitumorali della curcuma in vitro (tumori dello stomaco, dell’intestino, del colon, della pelle e del fegato). Il cancro al colon è il tipo di tumore su cui la curcuma sembra essere più efficace.
Molecole fitochimiche anti-tumorali e loro meccanismo d’azione

La componente principale della curcuma è la curcumina. La biodisponibilità della curcumina è relativamente bassa, può essere aumentata in maniera considerevole (più di mille volte!) se assunta assieme al pepe.

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La curcumina possiede attività antitrombotiche, ipocolesterolemizzanti e antiossidanti, altre ad avere un grande potenziale anti-tumorale. La curcumina promuove la morte delle cellule tumorali (effetto pro-apoptotico) e inibisce la formazione dei vasi che alimentano il tumore (effetto anti-angiogenetico). La curcumina ha anche un effetto anti-infiammatorio (inibitore della ciclo-ossigenasi).

Consigli in cucina

L’aggiunta quotidiana di un cucchiaino da tè di curcuma assieme ad un po’ di pepe (sinergia culinaria) a zuppe, condimenti o piatti di pasta rappresenta un modo semplice, rapido ed economico per ottenere un apporto di curcuma sufficiente a prevenire lo sviluppo del cancro.

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1004 http://tiziana-stallone.blogspot.com/…/pillole-anti-cancro-….
1005 http://tiziana-stallone.blogspot.com/…/curcuma-spezia-curcu….

Vitamina D

La vitamina D viene sintetizzata dal colesterolo e attivata dall’esposizione al sole.

L’idea che possiamo colmare le lacune attraverso banali assunzioni orali ricorda molto i concetti delle medicine tribali per le quali per migliorare la vista veniva consigliato di mangiare gli occhi degli animali curioso l’interesse per la vitamina D,

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che è sintetizzata a partire dal colesterolo, che invece viene proposto di tenere basso, mediante una dieta povera di grassi…quando: l’80% del colesterolo NON proviene dalla dieta, è sintetizzato da un enzima stimolato dall’insulina…

quindi quando si mangiano CARBOIDRATI, non Grassi, si produce il massimo di colesterolo.

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Che ha azioni benefiche in quanto tiene plastiche le membrane cellulari, sono i prodotti di ossidazione dell’LDL che provocano le placche, questa ossidazione è dovuta a processi infiammatori, che sono i veri responsabili delle placche,

che altro non sono che una protezione dei vasi sanguigni nel processo di riparazione, per impedirne la necrosi, come avviene in altri tessuti (per riparare prima demoliamo, poi ricostruiamo, alcuni tessuti non conviene demolirli, come vasi e fibre nervose, quindi li proteggiamo con placche).

Risultati immagini per vitamina D

Quindi combattiamo il colesterolo, ma assumiamo vitamina D. il vero problema è che cerchiamo di introdurre, dalla bocca, ciò che è carente nel ns corpo. Invece dovremo chiederci perchè (…) quella molecola è carente, perchè la sintesi endogena è diminuita.

Allora è più furbo cercare di risolvere le cause che hanno prodotto tale riduzione.

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Per fortuna il sistema digerente, spesso completamente non considerato in questi approcci, ci impedisce di provocarci danni, come quando tentiamo inutilmente e pericolosamente di alcalinizzare tessuti che non sono basici!

Molti immaginano il corpo umano come una enorme pentola dove avvengono reazioni chimiche, che possono essere facilmente modificali somministrando reagenti o prodotti finali delle reazioni che avvengono al suo interno, senza tenere conto che queste avvengono all’interno di cellule, in scomparti ben definiti, spesso, per ns fortuna, non facilmente raggiungibili dall’esterno.

Risultati immagini per vitamina D

D’altra parte il sistema digerente rappresenta la nostra maggiore superficie di interfaccia con il mondo esterno, se non fossimo fortemente isolati da esso, ci saremo già estinti.

In particolare per la vitamina D, questa è prodotta dal colesterolo, ora, nonostante molti lavori in letteratura (ma chi li legge?)

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che sostengono come sia stato un grossolano errore considerare pericolosi alti suoi livelli, abbiamo abbassato il limite max a 200, e ci sono persone che “viaggiano” con 140 di colesterolo totale. Il problema è che costoro sono veri morti che camminano, ma sicuramente avranno problemi a sintetizzare la vitamina D.

Ma cosa importa? gliela vendiamo?

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La vitamina D nell’immaginario collettivo rappresenta quella vitamina prodotta dal sole è in grado di migliorare l’assorbimento di calcio nelle nostre ossa. Sicuramente l’informazione se pur veritiera è la conseguenza della più grande mistificazione medica nei confronti di un micronutriente.

Infatti rappresentare l’importanza di questa vitamina, riconoscendogli solamente il compito di coadiuvare la cura all’osteoporosi e del rachitismo, non rende assolutamente merito all’importanza fondamentale che tale micronutriente ha invece per la nostra salute.

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Sarebbe come affermare che il sole per le piante è utile solo a scaldarle. Ma sappiano che non è così. Il sole è la vita, ed in effetti senza questa nostra stella, la vita sul pianeta terra si estinguerebbe in pochissimi giorni.

Anche nel caso dell’uomo, l’evoluzione ha previsto per il sole un ruolo fondamentale, la produzione della vitamina D.

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Solo negli ultimi anni la medicina ufficiale ha incominciato a comprendere l’importanza di questa vitamina (ma tali ricerche non sono promulgate adeguatamente).

Innanzitutto è stato appurato che la vitamina D in effetti è un ormone, in quanto si comporta esattamente come gli altri ormoni steroidei (ad esempio il cortisolo).

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Non solo, la sua azione è rivolta ad ogni cellula del nostro corpo, ad ogni tessuto ed a ogni organo (non esiste un altro ormone con una capacità così universale).

Addirittura regola circa il 3% del genoma umano (del Dna) e si lega a dei recettori (ce ne sono 2.246 solo nella catene del Dna) inducendo all’interno della cellula migliaia di azioni differenti (in base al recettore a cui si è legato).

Risultati immagini per vitamina D

E’ stato confermato, da studi clinici, che la vitamina D ha un effetto significativo su 229 geni, compresi quelli interessati nelle malattie della sclerosi multipla, il diabete (tipo 1) e il morbo di Crohn.

Questo significa che ad oggi ancora non conosciamo le reali attività che questo ormonevitamina svolge all’interno del nostro corpo. Cerchiamo allora di capirne un po’ di più.

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Innanzitutto da dove proviene la vitamina D?

Possiamo assumere dalla dieta circa il 10% circa della vitamina D di cui abbiamo bisogno mentre il 90% è prodotto dalla nostra pelle con l’esposizione ai raggi UVB. Per quanto riguarda quella assunta con la dieta, si suddivide in vitamina D2 (ergocalciferolo) di origine vegetale e vitamina D3 (colecalciferolo) di origine animale.

La vitamina D stimolata dal sole è del tipo vitamina D3 (colecalciferolo) e la produciamo grazie alle cellule della pelle (cheratinociti) che utilizzano i raggi UVB per processare il colesterolo (7–deidrocolesterolo).

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Approfondimento tecnico.

Sia la vitamina D2 che la D3 si legano a delle speciali proteine (DPB vitamin D binding protein) e trasportate nel fegato. All’interno di questo organo sono processate (idrossilate) per diventare molecole 25-idrossivitaminaD (25(OH)D) o anche chiamato calcifediolo.

Questa molecola è biologicamente inattiva (è un marker usato per capire se si è carenti) e per essere utilizzata dal corpo deve subire un altro processo chimico tramite un enzima (1-idrossilasi) per trasformarsi in 1,25-di-idrossi-vitamina D (1,25(OH)2D3) o calcitriolo.

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Questo processo accade principalmente nei tuboli renali (che ne regolano anche la quantità nel sangue), ma può avvenire in vari tessuti o nelle singole cellule del corpo (cellule immunitarie).

La vitamina D è anche correlata al metabolismo del calcio (da cui dipende anche la sua regolazione nel sangue) risultando essenziale nel processo di modellamento delle ossa e nel contrastare l’osteoporosi. Spieghiamone il meccanismo.

IL METABOLISMO DEL CALCIO

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Il metabolismo del calcio è regolato dall’ormone paratormone (o ormone paratiroideo o PTH) sintetizzato dalle ghiandole paratiroidi.

Questo ormone è in grado di agire sulla capacità di assimilazione del calcio dall’intestino, di controllare il riassorbimento a livello renale e l’attività delle cellule osteoblaste (che costruiscono l’osso) e delle cellule osteoclaste (che distruggono l’osso). Il nostro scheletro è in continua fase catabolica ed anabolica, ma il giusto equilibrio tra queste due fasi, dipende principalmente dalla quantità di calcio presente nel sangue.

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Approfondimento tecnico.

Quando il livello di calcio nel sangue è troppo basso, l’ormone paratormone stimola la produzione renale di 1,25-di-idrossivitamina (vitamina D attiva), aumenta la ritenzione di calcio dai reni, aumenta l’attività degli osteoclasti (quelle che demoliscono l’osso).

La vitamina D attiva (1,25-di-idrossi-vitamina D) si lega ai recettori intestinali, incrementando sensibilmente la capacità dell’intestino di assimilare il calcio (dal 10% senza vitamina D al 40%) e stimola i fibroblasti nella costruzione di nuovo osso.

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Esiste inoltre un meccanismo di feedback negativo che in caso di troppo calcio nel sangue (ipercalciemia) riassorbe la quantità di vitamina D attiva, in modo da ridurre l’assimilazione del calcio dall’intestino. E’ quindi piuttosto evidente che la carenza di questa vitamina-ormone è la causa principale dell’osteoporosi.

Ma quali sono le altre funzioni della vitamina D?

La Vitamina D ed il nostro corpo. Come abbiamo detto, la vitamina D è molto più di quello che l’informazione vuole rappresentare. La sua interazione con il nostro corpo è universale, ma ancora poco conosciuta da parte della medicina.

Risultati immagini per vitamina D

Sappiamo però che esistono dei recettori chiamati Dvr (molecole che si legano a questo ormonevitamina) all’interno dei seguenti tessuti:

tessuto adiposo, surrene, cuore, cellule endoteliali aortiche, cervello, cellule insule pancreatiche, ghiandola mammaria paratiroide, cellule neoplastiche parotide, condrociti ipofisi, colon, placenta, ovaio, prostata, epididimo retina, follicolo pilifero cute, cellule intestinali, stomaco, cellule renali distali, testicolo, fegato, timo, polmone e tiroide.

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Grazie a questi recettori, la vitamina D interagisce con le seguenti azioni genomiche non classiche:

Inibizione della crescita cellulare

Regolazione dell’apoptosi

Controllo della differenziazione cellulare

Modulazione della risposta immune

Prevenzione della trasformazione neoplastica

Controllo del sistema renina-angiotesina

Controllo della secrezione insulinica

Controllo della funzione muscolare

Controllo del sistema nervoso

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Queste azioni non sono ancora state studiate in maniera approfondita dalla scienza e quindi non siamo in grado oggi, di sapere come la carenza di vitamina D incida su questi processi metabolici.

L’azione che sembra di maggiore interesse per la scienza riguarda il nostro sistema immunitario, dove la vitamina D ha un ruolo fondamentale. Approfondiamolo insieme.

LA VITAMINA D ED IL NOSTRO SISTEMA IMMUNITARIO

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Come abbiamo visto, il nostro sistema immunitario è molto complesso ed è composto da diverse tipologie di cellule predisposte ad uccidere qualsiasi antigene (virus, batteri, funghi) che attaccano il nostro corpo o le cellule che si trasformano in tumorali, abbiamo vari tipi di linfociti T ( killer, helper, etc), B e cellule dendritiche, ognuno dei quali comunica tramite dei mediatori (interleuchine), potendo generare differenti risposte immunitarie.

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Se volessimo paragonare il corpo ad uno stato moderno, il nostro sistema immunitario sarebbe rappresentato dalle forze dell’ordine e dalle forze militari.

Un singolo corpo (ad esempio l’aeronautica) svolge un compito a se stante ma sempre in coordinamento con le altre forze.

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A svolgere questo compito e quindi verificare a controllare che gli ordini vengano eseguiti correttamente, sono gli ufficiali ed i sottoufficiali. Nel nostro sistema immunitario questo compito è svolto esclusivamente dalla vitamina-ormone D.

Infatti ognuna delle cellule attrici (linfociti) ha nel proprio interno un recettore (Dvr) al quale si lega la vitamina D, determinandone il comportamento.

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La carenza di questa vitamina causa una insufficiente risposta immunitaria verso le invasioni batteriche ed una risposta immunitaria eccessiva nei confronti delle nostre cellule (malattie autoimmuni) o verso le sostanze Not Self (allergie). Cerchiamo di spiegarlo nel dettaglio.

RISPOSTA IMMUNITARIA INSUFFICIENTE

Risultati immagini per vitamina D

Le cellule dendritiche, come abbiamo spiegato, hanno il compito d’inglobare l’antigene, giungere fino ai linfonodi (dove si trovano i linfociti T vergini), maturare e trasmettere le informazioni del gene da combattere.

La vitamina D si lega al recettore (Dvr) e permette la maturazione delle cellule dendritiche, che possono così attivare la duplicazione dei linfociti specifici contro l’antigene identificato.

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La carenza di vitamina D diminuisce il numero di cellule dendritiche mature, allungando il tempo di reazione immunitaria del corpo.

E’ per questo motivo che d’inverno (perché non prendiamo il sole e ci copriamo eccessivamente) esistono le epidemie da influenza.

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Se ci pensate bene, i virus vivono meglio a caldo e d’estate è molto più facile entrare in contatto con i fluidi corporei (sudiamo di più e siamo più scoperti). Ma nonostante ciò non ci sono epidemie influenzali. Il motivo è che siamo più forti (prendiamo il sole, attivando la vitamina D) ed i virus non riescono a sopraffarci.

RISPOSTA AUTOIMMUNE E SVILUPPO DELLE ALLERGIE

Il problema delle malattie autoimmuni e delle allergie dipende da un’attivazione eccessiva delle cellule dendritiche.

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Sono infatti tali cellule, poste nella matrice cellulare (soprattutto quella esposta ad invasioni batteriche e virali) a svolgere un vero e proprio ruolo di sentinelle, a decidere se l’incontro con un antigene (self o not self) debba dare inizio ad una risposta immunitaria o meno.

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Per optare per una simile scelta le cellule dendritiche utilizzano dei veri e propri sensori presenti sulla loro membrana, i recettori Tlr (Toll-Like Receptors), grazie ai quali sono in grado di comprendere se è in atto un’invasione batterica nel tessuto che si trovano a presidiare.

Le molecole catturate da questi recettori sono le citochine infiammatorie, rilasciate dalle altre cellule del sistema immunitario: una traccia evidente della loro presenza indica che quindi è in atto un’invasione.

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Quindi nel caso delle allergie, non è la presenza delle proteine del polline la vera causa della reazione allergica (infatti altre persone non subiscono tale patologia) bensì la presenza d’infiammazioni interne che attivano le cellule dendritiche, le quali avendo inglobato un antigene scelgono di attivare la risposta immunitaria.

Lo stesso accade per le malattie autoimmuni, dove le molecole catturate sono dei peptidi molti simili ai nostri tessuti (provenienti da proteine mal digerite) e quindi lo stato infiammatorio spinge le cellule detritiche a stimolare la produzione di linfociti Th1, a quel punto, attaccheranno i nostri tessuti.

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La vitamina D è in grado d’inibire la maturazione della cellula dendritica (perché ritiene non necessaria una risposta immunologica) e quindi quando la cellula CD incontra dei linfociti vergini (non ancora attivati), trasferisce informazioni di tolleranza nei confronti della molecola inglobata.

Al contrario, la carenza di vitamina D, causa la maturazione delle cellule dendritiche attivando una risposta immunitaria inutile e dannosa.

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Lo stesso accade quando le infiammazioni acute si trasformano in croniche, perché i vari linfociti T e B presenti nel luogo dell’infiammazione perdono il controllo e mantengono l’infiammazione.

Ciò dipende anche dalle interleuchine (citochine o mediatori) prodotte dai vari linfociti. La vitamina D si lega a dei recettori all’interno di queste cellule, modifica la produzione di tali mediatori, facendo terminare l’infiammazione cronica.

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Lo stesso vale per i tessuti adiposi promossi dall’insulina, dove si riscontra maggiore infiammazione cronica. Analoga storia accade per l’intestino dove i linfociti devono contrastare la flora batterica patogena (dove sono presenti il 60% dei linfociti del nostro corpo).

RISULTATI ATTRIBUIBILI ALLA VITAMINA D

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Molti ricercatori hanno effettuato degli studi sulla somministrazione di questa vitamina riportando risultati strabilianti. In uno studio pubblicato dalla rivista Circulation, si metteva in evidenza che ad una minore quantità di vitamina D nel sangue, corrispondeva un aumento, fino al 62%, del rischio da infarto.

In alcuni studi è stato dimostrato che la quantità doppia (rispetto al minimo) di vitamina D nel sangue, permette una riduzione del 62% del rischio di sviluppare la sclerosi-multipla nella propria vita.

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L’integrazione di vitamina D è efficace per ridurre l’ipertensione (la pressione sanguigna). Diverse ricerche hanno confermato che più ci si allontana dalla linea dell’equatore, le popolazioni durante l’inverno soffrono maggiormente questo tipo di malattia.

In Finlandia è stato dimostrato che i bambini che avevano un supplemento di 2000 ui giornalieri di vitamina D nel primo anno di vita, riducevano del 78% il rischio d’incorrere nel corso della loro vita nel diabete di tipo 1 (Hypponen E et al, Lancet 2001). Questa vitamina risulta molto utile per modulare l’attività delle cellule del pancreas che secernono insulina.

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La vitamina D interagisce anche con le fibrocellule muscolari, tramite un recettore nel Dna che stimola la cellule alla produzione di aminoacidi per ricostruire o far crescere la massa muscolare.

Infatti negli anziani l’utilizzo d’integratori di questa vitamina, permette una riduzione del 40% delle cadute, anche per la maggiore efficienza del sistema muscolare.

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La vitamina D permette una diminuzione del 52% delle malattie infettive (influenza, tubercolosi, aids) .

Gli scienziati si stanno concentrando anche sull’azione della vitamina D sul sistema cardio circolatorio. Infatti sono stati trovati dei recettori (Dvr) nelle cellule dell’endotelio vascolare e nei mastociti che generano la risposta immunitaria (con la formazione degli ateromi).

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Inoltre in alcuni studi è stata confermata una relazione inversa tra quantità di calcio che si deposita sull’epitelio (la calcificazione delle vene) e la quantità di vitamina D (maggiore è la vitamina e minore è il calcio.

“Studio sugli effetti di alto dosaggio di vitamina D3 su donne con sclerosi multipla in una durata di 10 anni Evidenze sempre crescenti mettono in correlazione l’integrazione di vitamina D (25(OHD) con un minore rischio di sviluppare la sclerosi multipla, riduzione del tasso di ricaduta, rallentamento della progressione della malattia o minori lesioni cerebrali […]

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L’apporto di vitamina D3 riduce i dolori muscolari e aumenta la deambulazione.” Int J Moi Sci. 2012 Oct 19;13(10):13461-83. doi: 10.3390/ijms131013461

Relazione Scientifica Serie Di Video 1 http://vitaminad.it/video-della-consensus-sulla-vitamina-d-in-pediatria/