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Perché produciamo i chetoni?

Disbiosi

I chetoni furono scoperti solo alla fine dell’Ottocento, quando fecero il loro debutto poco onorevole nelle urine di persone affette da un diabete incontrollato (sotto forma di chetoacidosi diabetica).15 Nell’arco di qualche decennio i ricercatori scoprirono che la produzione di chetoni aveva anche
aspetti positivi.

Dieta chetogena
Dieta chetogena

Se assumiamo pochi carboidrati o se non ne assumiamo affatto, anche solo per un paio di giorni, il corpo riesce a convertire il grasso in chetoni. Questa flessibilità metabolica è uno dei fattori più importanti che consentono la sopravvivenza del genere umano; ci aiuta ad adattarci a un’ampia varietà di risorse alimentari.

Oltre a permetterci di sopravvivere anche nei periodi in cui il cibo scarseggia, i chetoni offrono molti benefici importanti per la salute:

Risultati immagini per dieta chetogena

Se le cellule bruciano i chetoni per ottenere energia, nel corpo si producono molti meno ROS rispetto a quando viene bruciato il glucosio. I chetoni sono un carburante più “pulito” del glucosio, per cui anche i danni ai mitocondri sono molto minori rispetto a quando il carburante utilizzato è il glucosio.

Se effettui il passaggio alla combustione dei grassi (compresi i chetoni), riduci la quantità di zucchero disponibile per le cellule cancerose. Quindi riduci anche la quantità di ROS a cui le cellule sono esposte, diminuendo la probabilità che il cancro inizi a
formarsi.

Acidi grassi a corta catena

Il tipo più abbondante di chetone, il beta-idrossibutirrato (BHB), svolge una varietà di funzioni nei processi di segnalazione che possono influenzare l’espressione genica.16 I chetoni svolgono un ruolo importante nel contenimento delle infiammazioni, perché riducono (sottoregolano) le citochine proinfiammatorie e aumentano (sovraregolano) le citochine antinfiammatorie.17

La struttura dei chetoni presenta una stretta somiglianza con quella degli aminoacidi a catena ramificata (BCAA), ma il corpo li preferisce rispetto ai BCAA.

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Questa caratteristica rende i chetoni straordinariamente efficaci nel risparmio delle proteine, perché essi consentono di consumare quantità inferiori di proteine pur mantenendo o addirittura aumentando la massa muscolare.18

Inoltre, i BCAA sono un potente stimolatore delle vie di segnalazione molecolare della mTOR, una importante via metabolica che spesso è iperattiva negli stati patologici. Perciò, quando mantieni la chetosi nutrizionale, inibisci anche la mTOR, e la riduzione della sua attività si associa a un miglioramento della salute e a un incremento della longevità.

dieta chetogena

19 (La mTOR ha anche un ruolo positivo, specialmente nei giovani, perché stimola la sintesi proteica nei muscoli. Infatti molti atleti agonistici e culturisti s’impegnano ad attivare questa via di segnalazione rinunciando ai benefici per la longevità che derivano invece dalla sua inibizione.)20

Le ricerche suggeriscono che i chetoni svolgono una funzione protettiva sulle cellule cerebrali esposte al perossido d’idrogeno, una sostanza molto presente nel cervello dei soggetti che soffrono di malattie neurodegenerative come la demenza e il morbo di Alzheimer.21

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Tieni presente che quando i livelli di ferro sono alti, il perossido d’idrogeno si converte nel pericoloso radicale ossidrile, come vedremo nel Capitolo 5. Perciò i benefici dei chetoni si ottengono di più quando i livelli di ferro sono ottimali.

I chetoni sovraregolano (incrementano) la biogenesi mitocondriale nel cervello;22 ciò significa che aiutano il corpo a migliorare la sua capacità di produrre più energia aumentando il numero di mitocondri.

Immagine correlata

Dai riscontri aneddotici è emerso che in alcune persone il digiuno o il passaggio a una dieta a basso apporto di carboidrati genera una lieve sensazione di euforia; ciò suggerisce che in qualche misura i chetoni possono influire sull’esperienza del benessere.23

Nonostante questi benefici, la semplice produzione di chetoni in quantità sufficienti per essere ufficialmente in chetosi nutrizionale non è l’obiettivo primario della TMM. L’obiettivo della TMM è mantenere il corpo nella modalità di combustione dei grassi seguendo una dieta eccezionalmente salutare.

Risultati immagini per dieta chetogena

È per questo motivo che non mi sentirai mai definire la TMM una “dieta chetogenica” – definizione spesso usata per riferirsi a diete a basso contenuto di carboidrati e ad alto contenuto di grassi – perché questa espressione implica che lo scopo della dieta è produrre il maggior numero di chetoni possibile.

La TMM non si limita a questo. Come ho detto, lo scopo della TMM è ottimizzare il funzionamento dei mitocondri, ridurre i danni dei radicali liberi e curare la causa primaria delle malattie. I chetoni sono un mezzo, non un fine.

15 M. Akram, “A Focused Review of the Role of Ketone Bodies in Health and Disease,” Journal of Medicinal Food, 16, n. 11 (November, 2013): 965–67, DOI:10.1089/jmf.2012.2592. 16 Ibid.
17 Phinney, Volek, The Art and Science of Low-Carbohydrate Living, 10.
18 Intervista a Jeff Volek, Ph.D., http://articles.mercola.com/…/…/01/31/high-fat-low-carbdiet- benefits.aspx consultato il 2 dicembre 2016.
19 J. C. Newman, E. Verdin, “β-hydroxybutyrate: Much More Than a Metabolite,” Diabetes Research and Clinical Practice, 106, n. 2 (2014): 173–81, DOI:
10.1016/j.diabres.2014.08.009.
20 A. Paoli et al., “Ketogenic Diet in Neuromuscular and Neurodegenerative Diseases,” BioMed Research International, 2014 (2014), DOI:10.1155/2014/474296.
21 M. A. McNally, A. L. Hartman, “Ketone Bodies in Epilepsy,” Journal of Neurochemistry, 121, n. 1 (2012): 28–35, DOI: 10.1111/j.1471- 4159.2012.07670.x.
22 J. Moore, Keto Clarity (Victory Belt Publishing, 2014), 58.
23 A. J. Brown, “Low-Carb Diets, Fasting and Euphoria: Is There a Link Between Ketosis and Gamma-hydroxybutyrate (GHB)?” Medical Hypotheses, 68, n. 2 (2007): 268–71, DOI:10.1016/j.mehy.2006.07.043.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

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Microbiota permeabile

intestino cervello

Vi racconto una storia: 3,5 miliardi di anni fa la Terra era popolata da batteri anaerobici, poi ci fu la catastrofe dell’ossigeno e alcuni di loro cercarono rifugio realizzando sistemi digerenti anaerobici.

L’uomo è sulla terra da 500 mila anni, i batteri che ospita hanno una maggiore esperienza.

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Molti pensano che li ospitiamo in cambio di “lavoretti”, ma sono 10 volte le nostre cellule (loro pensano di ospitarci) e, mentre noi abbiamo 24000 unità geniche, loro ne mettono a disposizione 4 milioni!

Il direttore dell’istituto genoma di Washington ha scritto che siamo maggiormente caratterizzati dal DNA dei nostri microbi che da quello delle nostre cellule. I batteri sono eterotropici, mangiano di tutto e da tutto ricavano energia.

Disbiosi intestinale, microbiota

Sono gli impianti digestivi ad essersi differenziati sulla base delle preferenze alimentari, ma il prodotto finale del processo digestivo deve essere LO STESSO, in quanto le cellule di tutti i mammiferi necessitano delle stesse cose.

Queste sono i SCFAs (acidi grassi a corta catena, come acido acetico (aceto), butirrico (burro), valerico (valeriana) e da BCAAs. I BCAAs (ammino acidi ramificati) si ottengono dalla demolizione delle proteine, presenti nella frutta, verdura e carne, i SCFAs dipende…

Intolleranze alimentari

i carnivori predatori mangiano SOLO carne grassa, mangiano un 70% di grassi (sono in diete chetogenica), da cui semplicemente tagliandoli ottengono i SCFAs (infatti il loro intestino è molto semplice).

I carnivori necrofagi mangiano la carne magra che è stata lasciata attaccata all’osso, ma solo dopo che è stata putrefatta (digerita da altri batteri). I frugiferi mangiano fibre, mangiano un 70% di fibre da cui ricavano per fermentazione un 70% di SCFAs.

Microbiota assimilazione

I SCFAs sono i NUTRIENTI delle cellule (nostre) intestinali, se ne introduciamo pochi l’intestino muore di fame. Noi abbiamo il sistema digerente derivato da quelli dei frugiferi, non abbiamo uno stomaco così demolitivo come quello dei carnivori, non riusciamo ad ottenere i SCFAs dalla demolizione dei grassi, che mangiamo anche poco grazie alla campagna per promuovere l’olio di semi.

Della serie: attenti al colesterolo e poi assumete integratori di vitamina D, sintetizzata dal colesterolo. Mangiando poche fibre mettiamo alla fame il nostro intestino, che diventa debole.

permeabilità intestinale

A parte pochi frutti, come uva e fichi, la frutta non aumenta molto la glicemia, in quanto il fruttosio è in forma di polimeri, che possono o non possono essere scissi dall’amilasi salivare (bocca) e pancreatica (tenue).

Quelli non scissi arrivano integri al colon dove fermentano, gli altri vengono demoliti a disaccaridi (in bocca) e a monosaccaridi nel tenue, producono un lento e graduale aumento della glicemia.

Risultati immagini per microbiota impermeabile

Coloro che hanno problemi con la frutta hanno un intestino che è…alla frutta, ovvero avvengono fermentazioni che non dovrebbero avvenire ad opera di ceppi disbiotici che hanno avuto il sopravvento su quelli simbiotici.

Occorre correre ai ripari, non certo continuando a non mangiare frutta. Evitandola si eliminano i fastidi da essa prodotti, ma non si ripristina un corretto funzionamento dell’intestino.

Risultati immagini per microbiota impermeabile

I roditori hanno un cieco sviluppato in quanto li ricavano gli SCFAs dalla cellulosa. A noi si è atrofizzato in quella che chiamiamo appendice. Possiamo capire molte cose su quale sia la nostra corretta dieta proprio osservando le differenze degli impianti digerenti di diversi mammiferi.

Tutti devono ricavare dalla dieta gli SCFAs, i roditori dal cieco, i carnivori direttamente nello stomaco per demolizione dei grassi saturi, gli erbivori, follivori, nel colon dalla fermentazione delle fibre indigeribili.

Risultati immagini per microbiota impermeabile

Noi siamo partiti come i frugiveri, ma abbiamo imparato ad ottenere gli SCFAs dai grassi saturi, che rappresentano il cibo proibito, la mela di (adamo ed eva), che demoliamo nel tenue anzichè nello stomaco.

E’ stato grazie a questa scelta alimentare, di voler mangiare cibo proibito (non nostro), che abbiamo modificato il digerente e siamo diventati sapiens sapiens.

Prof. Paolo Mainardi

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Mangiare se stessi: l’autofagia e la mitofagia

autofagia e la mitofagia

Il termine autofagia significa “mangiare se stessi” e si riferisce al processo con cui il corpo si libera dei detriti che ha accumulato, comprese le tossine, e ricicla i componenti delle cellule danneggiate.

L’autofagia si verifica anche nei mitocondri. Quando l’intero mitocondrio è digerito e rimosso, il processo si definisce mitofagia.

Nobel  per l'autofagia e la mitofagia
Nobel per la Medicina Mitocondriale

Entrambi i processi hanno un’importanza straordinaria per la salute. Nel 2016 il Premio Nobel per la Medicina è stato assegnato a Yoshinori Ōsumi, un ricercatore che ha scoperto i meccanismi che governano l’autofagia.(11).

Quando l’autofagia e la mitofagia sono inibite da una dieta malsana, un eccesso di ROS e alti livelli d’infiammazione, i mitocondri danneggiati permangono nella cellula, dove emettono molecole proinfiammatorie e accelerano il processo degenerativo.

Mitocondrio
Mitocondrio

Per questo motivo l’autofagia e la mitofagia sono importanti sia per ridurre gli stati infiammatori del corpo sia per rallentare l’invecchiamento.

Questi processi sono in gran parte governati dalla mTOR, il bersaglio meccanicistico della rapamicina (fino a poco tempo fa definito “bersaglio della rapamicina nei mammiferi”):un regolatore metabolico fondamentale.

Risultati immagini per alimentazione verdure

Quando la mTor è attivata, alimenta la crescita e la rigenerazione, e la sua azione contribuisce a migliorare la manutenzione e la riparazione delle cellule. La TMM impedisce l’inibizione (diminuzione dell’attività) di questo percorso mTor, stimolando di conseguenza l’autofagia e la mitofagia.

La biogenesi mitocondriale: la creazione di nuovi mitocondri.
La biogenesi è il processo grazie al quale si possono duplicare i mitocondri sani. Per mantenere un funzionamento biologico ottimale e un buono stato di salute, più mitocondri sani sono presenti nell’organismo, meglio è.

l'autofagia e la mitofagia

Le ricerche di laboratorio dimostrano che il passaggio a una dieta che brucia i grassi favorisce la biogenesi mitocondriale.12 Con una dieta basata sulla combustione dei grassi, i mitocondri non sono impegnati a tenere lontani i radicali liberi (perché la combustione dei grassi genera minori quantità di specie reattive dell’ossigeno rispetto alla combustione degli zuccheri).

L’effetto benefico è che i mitocondri hanno più energia per concentrarsi sui processi finalizzati alla produzione di altri mitocondri più sani. In un certo senso, i mitocondri vengono potenziati al massimo!

Risultati immagini per alimentazione verdure

11 C. R. Marinac et al., “Prolonged Nightly Fasting and Breast Cancer Prognosis,” Journal of the American Medical Association Oncology, 2, n. 8 (2016):1049– 55, DOI:10.1001/jamaoncol.2016.0164.
12 R. Pamplona, “Mitochondrial DNA Damage and Animal Longevity: Insights from Comparative Studies,” Journal of Aging Research, 2011 (2011): DOI:10.4061/2011/807108.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

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La vitamina K2

vitamina k2 k1

Danni da carenza.

Gli effetti benefici della vitamina K2 sono tanti quanto, al momento almeno, sconosciuti o non riconosciuti (la ricerca scientifica che ne illustra l’importanza si sta accumulando sempre più negli ultimi anni, ma le istituzioni non lo ammettono).

Se la vitamina D è notoriamente utile per l’assorbimento del calcio, servono infatti alcuni cofattori di tale sostanza (particolarmente vitamina K2 e boro) per indirizzare correttamente il calcio nelle ossa e nei denti invece che nei tessuti molli (come nei reni, con possibile effetto di disfunzione dell’organo e/o di creazione di calcoli) e nelle pareti delle arterie.

Vitamina K2
Vitamina K2

Di conseguenza l’assunzione di vitamina K2 può essere una semplice quanto efficace chiave di volta per la gestione, la prevenzione e la cura di problemi cardiovascolari e di varie problematiche relative alla salute di denti ed ossa, e permette quindi di integrare meglio, più efficacemente e in maniera più sicura la vitamina D (mantenendoci al sicuro da eventuali danni di eccessiva calcificazione).

Possiamo trovare prova di quanto su riportato nell’articolo scientifico Nutritional strategies for skeletal and cardiovascular health: hard bones, soft arteries, rather than vice versa, e in tutti gli articoli citati nelle referenze dell’articolo stesso.

Gouda vitamina K2

Gli autori consigliano tra l’altro di assumere calcio dagli alimenti invece che dagli integratori, di assumere un adeguato ammontare di proteine animali assieme ad un ammontare di 1 grammo di calcio al giorno preso però dagli alimenti piuttosto che dagli integratori (anche perché occorre fare attenzione agli effetti dannosi che può causare un eccesso di calcio).

Viene consigliato inoltre,di aumentare l’assunzione di frutta e verdura per alcalinizzare l’organismo e promuovere la salute delle ossa, aumentare il consumo del potassio a scapito del sodio, mangiare cibi ricchi di vitamine K1 e K2, e possibilmente includere le ossa nella dieta in quanto fonte di idrossipatite di calcio e di molti altri nutrienti necessari per la costruzione dell’osso.

Risultati immagini per vitamina k2 alimenti
Estratti di verdure verdi

Quando si parla di assunzione di ossa, si intende di ossa di animali da derivazione biologica e possibilmente che vanno al pascolo (ma non di maiale, anche se non viene specificato). Le ossa vanno bollite (in caso di pollo o coniglio circa 16-18 ore, in caso di manzo circa 24 ore) e verso la fine si possono aggiungere cipolla e qualche verdura perr dare maggior sapore.

La cosa migliore è utilizzare una pentola specifica per le cotture a fuoco lento e di lunga durata (slow cooker). Questo brodo d’ossa è ricco di sostanze che aiutano a risanare l’intestino (la cresta e le zampe di gallina contengono moltissimo collagene e sono utilissime per fare questo brodo).

verdure verdi vitamine K2 K1

Le vitamine del gruppo K sono ancora più importanti al giorno d’oggi soprattutto per due motivi. Il primo è che una flora batterica benefica normalmente produce vitamina K,e trasforma la forma K1 (assunta con i vegetali) nella forma K2, ma a causa di farmaci e cattiva alimentazione la disbiosi intestinale è sempre più diffusa in tutto il mondo.

Il secondo è che una delle tradizionali fonti di vitamina K2, la carne, contiene tale vitamina solo se l’animale si nutre di erba o altri vegetali ricchi della forma K1; se gli animali mangiano soia o mais, sono carenti di vitamina K1 e impossibilitati quindi a compiere la trasformazione da K1 in K2 per mancanza di materia prima.

Risultati immagini per vitamina k2 alimenti

È per questo che una delle poche fonti di vitamina K2 rimangono attualmente le uova, ma ne servirebbero una ventina al giorno per fornire una dose decente di tale sostanza. Questo spiega perché l’integrazione di tale sostanza potrebbe diventare importante per molte persone.

L’unica fonte vegetale molto ricca è il natto, ottenuto dalla fermentazione della soia con il bacillus subtilis . Purtroppo il natto ha un sapore decisamente ostico, e non si riesce a reperire facilmente in Italia (è un prodotto tipico del Giappone); si può preparare una forma di natto anche partendo da altri legumi come i fagioli oppure fermentando alcuni vegetali.

Risultati immagini per vitamina k2 alimenti

Il natto è ricchissimo di una forma di vitamina K2 detta MK-7, una molecola un po’ più lunga di quella della forma MK-4, che tipicamente si trova nelle uova e nella carne degli animali che mangiano erba.

Ulteriori informazioni sono reperibili in inglese nell’articolo The ultimate K2 resource (che suggerisce di utilizzare entrambe le forme di vitamina K2 per un maggiore beneficio) o sui libri Vitamin K2: The Missing Nutrient for Heart and Bone Health di Dennis Goodman, Vitamin K2 and the calcium paradox di Kate Rheaume-bleue, e The Miraculous Results of Extremely High Doses of the Sunshine Hormone Vitamin D3 di Jeff T. Bowles (dove si discute un protocollo di assunzione di alte dosi di vitamina D3 e di dosi proporzionali di vitamina K2).

Risultati immagini per vitamina k2 alimenti

Una dose minima giornaliera è stimata intorno ai 100/200 microgrammi al giorno, ma c’è chi consiglia 1000 microgrammi al giorno, specie se si assumono dosi relativamente alte di vitamina D3 (10.000 al giorno), e c’è chi consiglia dosi proporzionalmente maggiori di K2 per chi assume dosi ancora maggiori di D3.

La vitamina K2 difficilmente può causare effetti collaterali se assunta in dosi troppo alte, ma pare che assumendo vitamina D3 e K2 si possano avere problemi da carenza di magnesio, e dal momento che questa sostanza è utilissima ed è per altro uno dei cofattori della vitamina D, ha senso integrarlo assieme a vitamina D3, K2 e boro.

Immagine correlata

Per mettere a posto problemi articolari le suddette sostanze possono avere un ruolo importante, ma può essere necessario anche un adeguato apporto di calcio. Ad ogni modo prima di affrontare una integrazione di qualsiasi tipo è sempre consigliato consultarsi col proprio medico di fiducia.

1175 Pubblicato su Open Heart. 2016 Mar 22;3(1):e000325, autori O’Keefe JH, Bergman N, Carrera-Bastos P, Fontes-Villalba M, DiNicolantonio JJ, Cordain L; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4809188/.
1176 Ordinabile per esempio al seguente linkhttp://www.nattostarter.com/nattostarter.php.
1177 Visionabile al link https://chrismasterjohnphd.com/…/the-ultimate-vitamin-k2-r…/.

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La candida ed i carboidrati insulinici

La candida è un fungo saprofita, che alberga fin dalla nascita nel nostro intestino cieco.

Pur essendo utile (simbiotico) al metabolismo, la dieta moderna lo ha trasformato da alleato a nemico giurato del nostro corpo. Ricorderete che l’equilibrio tra la flora batterica buona e quella cattiva (di cui fa parte la candida) è determinato dal tipo di cibo che ingeriamo. La dieta moderna che prevede il 60-70% di calorie sotto forma di carboidrati (pochi quelli semplici) soprattutto complessi, alimenta in maniera allarmante la candida.

Tale muffa si trasforma in fungo invadendo tutti i tessuti del nostro corpo (immettendo le sue spore nel flusso sanguigno). Quindi a differenza della flora batterica cattiva, che agisce solo localmente nel nostro intestino, la candida aumenta l’infiammazione cronica in tutti i tessuti del nostro corpo. Inoltre attiva il sistema immunitario, causando uno squilibrio tra i linfociti Th1 e Th2, predisponendo il nostro corpo al rischio di malattie autoimmuni.

candida intestinale.jpg

Infine rendendo acido il bolo alimentare, inattiva gli enzimi Dao, Mao e Pao, necessari per contrastare la formazione delle ammine biogene (istamina, putrescina, etc.) Per tenerla a bada (purtroppo non la possiamo eliminare) abbiamo bisogno di due elementi fondamentali: ridurre la quantità di glucosio nei nostri tessuti (visto che si ciba di esso) e migliorare l’efficienza del nostro sistema immunitario.

Per primo vanno eliminati tutti i carboidrati insulinici semplici e complessi. In tal modo la candida non potrà proliferare (conquistare gli organi ancora non raggiunti) e le sue spore svilupparsi in funghi. Secondo, mantenere il nostro sistema immunitario sempre efficiente, evitando momenti di deficienza immunitaria.

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Le malattie intestinali ed i carboidrati insulinici 

Il nostro intestino è popolato da centinaia di microrganismi differenti che l’evoluzione ha regolato in un perfetto equilibrio.
Facendo un paragone con le popolazioni del nostro pianeta, dopo migliaia di anni di guerre, siamo giunti ad una pace duratura, dipendente però da una serie complessa di fattori, compresa l’esistenza di organismi di polizia internazionali, pronti ad intervenire quando un paese invade un altro stato. Fino a 50 anni fa, quando un popolo si dotava di eserciti più efficienti ed armi più offensive, di solito, tentava la conquista di uno stato vicino.
Oggi il deterrente maggiore consiste nelle coalizioni militari di respiro internazionale che si formano per ripristinare lo status quo modificato (vedi Kuwait, ex Jugoslavia, Libia, Mali, etc.) o dalle sanzioni economiche imposte dall’Onu. E come sempre è accaduto nel nostro corpo, ci sono due diverse fazioni, i microrganismi buoni (della famiglia dei bifidus) ed i microrganismi cattivi (la candida, i batteri fermentativi e putrefattivi).
Nessun testo alternativo automatico disponibile.
L’ordine è mantenuto da un esercito, rappresentato dal nostro sistema immunitario, composto da linfociti maturati nelle “placche di Peyer”, presenti tra l’intestino cieco e quello crasso (nell’ileo). Il mantenimento della pace (l’intestino in buona salute), dipende da come le differenti popolazioni sono lasciate libere di armarsi. Prima della seconda guerra mondiale, i tedeschi sono riusciti a ricreare un esercito efficiente, con armi all’avanguardia, nonostante fosse stato proibito loro di ricostruire le difese militari.
Nel nostro caso, quello che mangiamo rappresenta la risorsa primaria necessaria ai vari eserciti per armarsi e diventare più forti. Come abbiamo detto qualche capitolo indietro, la flora batterica buona si alimenta esclusivamente con le fibre solubili (presenti principalmente nella frutta e nella verdura), mentre quella cattiva con gli zuccheri (principalmente amidi della pasta, riso, fagioli, patate).
Risultati immagini per carboidrati insulinici
Possiamo immaginare lo stravolgimento che subisce l’intestino, considerando che la nostra evoluzione aveva previsto un’alimentazione a base di fibre solubili, con il giusto rapporto di proteine e grassi, mentre oggi la dieta mediterranea è basata sul glucosio. Ciò significa mantenere l’esercito buono disarmato e disorganizzato e contestualmente rifocillare l’esercito cattivo, armandolo fino ai denti. Non dovremo quindi sorprenderci se subiamo un’invasione dell’intestino crasso da parte della flora batterica cattiva, presente nell’intestino cieco.
Il nostro sistema immunitario cerca di contrastare l’invasione, aumentando la produzione di linfociti, generando però ancora più danni. Difatti l’iperattività dei linfociti causa un’infezione sistemica del nostro intestino ed un aumento dei radicali liberi e dei mediatori dell’infiammazione. Il nostro intestino diventa un immenso campo di battaglia, dove gli alimenti ingeriti non subiscono la loro naturale frammentazione (zuccheri e proteine), dando luogo anche al fenomeno fermentativo e putrefattivo. In tal caso si parla di Sibo, di candidosi, di Leaky Gut Syndrome, di Malattia di Crohn, di colon irritabile e di tutte le malattie già trattate.
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Tali fenomeni aumentano con l’ingestione di fibre insolubili (presenti maggiormente nei cereali) che aumentano la velocità di transito del “bolo alimentare” non scomposto, causando una minore assimilazione operata dai villi intestinali (aumenta il cibo per la flora batterica cattiva). Un altro aspetto fondamentale è la formazione di ammine biogene. Infatti la presenza di batteri putrefattivi nell’intestino tenue (che dovrebbero restare nel colon), causa la putrefazione delle proteine presenti nel bolo alimentare, producendo le ammine come la putrescina, la cadaverina, la spermidina (che aumentano esponenzialmente l’effetto dell’istamina) e l’istamina.
Tali sostanze oltre ad attivare una risposta immunitaria in loco (gonfiore addominale, ritenzione di liquidi e difficoltà di digestione), si riversano nel torrente sanguigno. Tale effetto è amplificato anche da alimenti come vino rosso, crauti, formaggi stagionati, aceto di vino, che a loro volta sono già ricchi di ammine biogene.
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Purtroppo infatti, l’acidosi promossa dal consumo di carboidrati causa l’inibizione degli enzimi preposti all’inattivazione delle ammine ( Dao, Pao, Mao) che l’intestino non riesce così a distruggere e quindi si vanno a sommare a quelle prodotte dalla disbiosi intestinale. La medicina ufficiale sembra non interessarsi seriamente al problema, ma al contrario ne peggiora le conseguenze.
Un esempio tra tutti è l’uso degli antibiotici, utilizzati con troppa leggerezza e capaci una volta ingeriti, di decimare la flora batterica buona. Un altro aspetto molto importante riguarda la formazione delle nitrosammine. Difatti la disbiosi intestinale, agisce direttamente nella formazione di questi composti procancerogenici, in quanto aumenta la trasformazione dei nitrati in nitriti (ad opera dei batteri nocivi), i quali si legano alle ammine biogene formando le nitrosammine.
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