Latticini

I latticini si possono classificare come cibi ad alto apporto di proteine

come cibi ad alto apporto di grassi o una combinazione di entrambi; mentre segui la TMM ” terapia metabolica mitocondriale” dovrai preferire quelli ad alto apporto di grassi.

Formaggio, Cerchio, Circolare, Latte, Olandese

Alcuni prodotti caseari, come il latte e i fiocchi di latte, hanno un elevato contenuto di lattosio (zucchero del latte), che è composto da una molecola di glucosio legata a una molecola di galattosio. Quando il lattosio viene digerito, il glucosio alza i livelli glicemici del sangue. Perciò, nella tua dieta quotidiana, limitati a consumare i “latticini ad alto contenuto di grassi” elencati nella lista sottostante.

Pomodori, Caprese, Mozzarella, Basilico

Come per la carne e le uova, dovrai scegliere latticini provenienti da allevamenti che nutrono i bovini esclusivamente a erba e seguono metodi biologici.

Se è possibile, scegli i latticini non pastorizzati, che sono preferibili. Anche i latticini ad alto apporto di grassi contengono qualche grammo di proteine, quindi assicurati d’includere questi grammi nel conteggio delle proteine quotidiane.

Antipasto, Salmone, Canapè, Formaggio, Cracker, Cucina

Latticini ad alto contenuto di grassi (da consumare in quantità moderate):
burro (12 grammi di grassi per cucchiaio; contenuto minimo di proteine);

burro chiarificato (13 grammi di grassi per cucchiaio; nessuna proteina);

panna (5 o 6 grammi di grassi per cucchiaio; contenuto minimo di proteine);

crema di formaggio da spalmare (4 o 5 grammi di grassi per cucchiaio; basso contenuto di proteine);

Fico, Formaggio, Pane, Baguette, Mangiare, Sano, Cibo

panna acida (2 o 3 grammi di grassi per cucchiaio; basso contenuto di proteine);

parmigiano (1,4 grammi di grassi per cucchiaio; elevato contenuto di proteine: usalo come condimento, come tutti gli altri formaggi);

cheddar (33 grammi di grassi per 100 grammi di peso; elevato contenuto di proteine);

brie (28 grammi di grassi per 100 grammi di peso; elevato contenuto di proteine).

Formaggio, Cibo, Fresco, Cena, Francese, Fichi

Latticini ad alto contenuto di proteine (da evitare):
latte;
fiocchi di latte;
ricotta;
yogurt;
kefir.

Vino, Formaggio, Pane, Café, Parigi, Francia, Viaggio

Nota: I latticini ad alto contenuto di grassi contengono metaboliti estrogenici che potrebbero avere un ruolo nelle formazioni cancerose sensibili agli ormoni, come quelle al seno, all’utero, alle ovaie e alla prostata. Se hai un cancro di questo tipo, consuma i latticini in minime dosi, o eliminali del tutto.

Se non sono biologici, è probabile che siano contaminati dal Roundup o da ormoni, antibiotici e, peggio ancora, batteri resistenti agli antibiotici.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Dieta chetogenica

Quando monitorare i chetoni

Ecco alcune indicazioni che ti aiutano a capire quando vale la pena di misurare i livelli di chetoni. All’inizio.

È importante ricordare che è necessario tenere attentamente monitorati i livelli di chetoni solo nelle fasi iniziali della TMM. La misurazione ti dà importanti riscontri in due ambiti:

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primo, puoi determinare quando sarai riuscito a effettuare il passaggio alla combustione dei grassi e, secondo, puoi stabilire il tuo limite personale alla quantità di carboidrati che puoi mangiare senza uscire dalla modalità di combustione dei grassi.

Saprai di aver effettuato il passaggio quando i livelli di chetoni nel sangue saranno tra 0,5 e 3 millimoli per litro. Per far sì che i chetoni rientrino in questa forbice, probabilmente dovrai apportare alcuni ritocchi alla tua dieta, quindi se li terrai monitorati avrai dati oggettivi per capire quanto sta funzionando il tuo programma.

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Per stabilire esattamente quanti carboidrati puoi mangiare senza smettere di bruciare i grassi e continuando ad avere una buona produzione di chetoni, dovrai consumare una specifica quantità di carboidrati per due o tre giorni – poniamo tra i 30 e i 40 grammi –, misurare i livelli di chetoni in ciascuno di questi giorni e calcolare la media.

Poi dovrai scegliere una diversa quantità di carboidrati – per esempio 40 grammi – da consumare per altri due o tre giorni e svolgere ancora il test. In questa maniera capisci quanti carboidrati producono il livello di chetoni che desideri e quindi potrai personalizzare la TMM per adattarla al tuo organismo.

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La personalizzazione è un elemento essenziale del programma. Il tetto del consumo di carboidrati è dinamico, quindi se svolgi periodicamente le misurazioni puoi adattare l’apporto di carboidrati alle mutevoli esigenze del tuo organismo. Più a lungo rimani in chetosi nutrizionale, più aumenta la tua flessibilità metabolica, che è l’obiettivo finale del programma.

Se esci dalla chetosi nelle prime settimane, per rientrarci potresti metterci una settimana o anche di più. Ma quando hai effettuato il passaggio alla combustione dei grassi, che io chiamo “adattamento ai grassi”, la conversione avviene più rapidamente. L’obiettivo finale è raggiungere la flessibilità metabolica che avevi quand’eri un bambino perfettamente sano!

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I bambini entrano in chetosi facilmente anche se mangiano grandi quantità di carboidrati netti. In età adulta ormai hai seguito una dieta ricca di carboidrati netti per decenni e il tuo corpo ha perso la sua naturale capacità di entrare nella modalità di combustione dei grassi. Adottando la TMM, recuperi la flessibilità metabolica.

Quando apporti cambiamenti sostanziali alla tua dieta. Dopo che hai effettuato il passaggio alla combustione dei grassi e l’hai mantenuto per qualche settimana o per un mese, devi misurare i livelli di chetoni solo quando la tua alimentazione subisce dei cambiamenti; per esempio in seguito a un evento stressante, per un cambio di abitudini o per un lungo viaggio. In questi casi dovrai assicurarti di continuare a bruciare i grassi.

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Misura i livelli di chetoni una volta al giorno fino a quando saranno tornati ai livelli precedenti. Se noti un aumento nei livelli di glucosio. Se dovessi notare che i tuoi livelli glicemici tendono ad aumentare, faresti bene a tornare a misurare regolarmente i chetoni per qualche giorno.

Ti raccomando di svolgere il test tre volte al giorno, precisamente al mattino a digiuno, dopo pranzo e la sera prima di coricarti.

Cibo, Salmone, Teriyaki, Di Pesce, Mangiare, Piatto

Se i livelli dei chetoni sono ancora buoni, l’aumento del glucosio potrebbe essere dovuto a un cambiamento benefico nella segnalazione dell’insulina.

Se invece i livelli dei chetoni sono scarsi, probabilmente stai mangiando troppi carboidrati o troppe proteine. Prova a ridurre i carboidrati per due o tre giorni e continua a misurare i chetoni. Poi fai la stessa prova con il consumo i proteine.

Asparagi, Bistecca, Costata Di Manzo, Carne Di Vitello

Considera quale delle due strategie è più efficace per rialzare i chetoni e diminuire il glucosio, quindi ritocca la tua dieta in base ai risultati. Per monitorare i progressi a lungo termine. Sul lungo periodo, l’ideale sarebbe controllare i livelli di chetoni una o due volte la settimana in diversi momenti della giornata.

La regolarità è particolarmente importante se hai un problema di salute che stai cercando di curare, ma in ogni caso i controlli periodici ti daranno il riscontro e la motivazione di cui hai bisogno per proseguire il programma.

Asparagi, Verde, Asparagi Verdi, Tempo Di Asparagi

In tutte le situazioni che non rientrano in quelle contemplate da questo elenco, fare le misurazioni più di una o due volte a settimana sarebbe esagerato.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

https://www.successclubprofessional.com/prodotto/wash-intestinale-ripristino/

Analisi per il riscontro di disbiosi

Analisi per il riscontro di disbiosi, parassitosi, intossicazione da metalli pesanti, intolleranze

A mio giudizio non esistono analisi di routine (eseguibili nei laboratori convenzionati con il sistema sanitario) abbastanza affidabili per identificare la presenza di eventuale disbiosi, parassitosi, intolleranze, e su questo concordano molti specialisti del settore che spesso si rivolgono a laboratori molto distanti dalla città in cui operano, a volte anche in un altro continente, pur di avere informazioni davvero attendibili.

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Per quanto riguarda la disbiosi ci sono alcuni esami indiretti che partono dalle analisi delle urine

tali test della disbiosi si possono effettuare in diversi centri anche in Italia. Tali test rilevano delle sostanze nelle urine la cui presenza e quantità è correlata alla disbiosi intestinale, ma non danno indicazioni molto precise su quali siano i microrganismi benefici carenti e quali e quanti siano quelli patogeni. Io per esempio, navigando su internet, ho trovati tre laboratori che eseguono questo tipo di test (ma presumibilmente ce ne sono altri):

http://www.analisisanpaolo.it/Default.aspx?Id=390http://www.oloslab.com/test-per-la-disbiosi-intestinale/,http://www.centrodimedicinabiologica.it/test-disbiosi-inte…/.

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Un’analisi più approfondita si può ottenere da campioni di feci per identificare più precisamente le carenze di batteri benefici, la presenza di batteri patogeni, nonché di parassiti (vermi), sebbene nemmeno in tale maniera si ottengano informazioni poi così dettagliate sul microbioma intestinale, dal momento che non tutti i microrganismi residenti dell’intestino si possono ritrovare nelle feci.

Molto interessante è a tal proposito il risultato dello studio The treatment-naive microbiome in new-onset Crohn’s disease nel quale le differenze significative tra il microbiota dei malati di morbo di Crohn e quello dei soggetti sani (gruppo di controllo) sono state scoperte non osservando i campioni di feci, ma campioni di mucosa ottenuti tramite biopsia.

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Uno dei più attrezzati (ma anche più costosi) laboratori al mondo è il Great Plains Laboratory (http://www.greatplainslaboratory.com/); sul sito esiste la possibilità di scegliere la visualizzazione delle pagine anche in Italiano (purtroppo il costo si aggira sulle 600 euro).

In Italia è possibile rivolgersi (a prezzi più accessibili) al laboratorio universitario del progetto microbioma (http://progettomicrobiomaitaliano.org/partecipa/page-2/), o anche ad un laboratorio specializzato sulle analisi del microbioma intestinale all’ospedale del Bambin Gesù (Roma). Appena possibile segnalerò anche altri centri italiani.

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Se qualcuno vuole approfondire anche eventuali problematiche di origine genetica, può sottoporsi al test 23 and me (https://www.23andme.com/en-int/) al costo di circa 150 euro; anche se poi sia in questo caso che nel precedente ci vuole un medico (o biologo) bravo e capace di interpretare i risultati.

Per quanto sia giusto ridimensionare la pretesa origina genetica della malattie

è anche vero che alcune differenze genetiche possono predisporre a sviluppare certe problematiche di salute, come per esempio la mutazione MTHFR (metilen-tetraidrofolato reduttasi) rende problematici certi processi del cosiddetto ciclo di metilazione, il che a sua volta rende difficile e lento lo smaltimento delle tossine (e non solo, perché chi è portatore di questo gene è più a rischio di depressione, osteoporosi, diabete, alzheimer e altre patologie).

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E siccome tale gene è difettoso nel 40% circa della popolazione mondiale, non si tratta di una informazione di poco conto Genome Project, nel quale si è scoperto che un gene molto importante per la salute, chiamato (per l’appunto, l’MTHFR). Con una dieta più sana e alcuni integratori è possibile correggere gli squilibri causati da questo problema di ordine genetico .

Per quanto riguarda i parassiti anche le migliori analisi delle feci non sono abbastanza affidabili,

sia perché le analisi stesse non sono molto precise, sia perché non è sempre detto che nel campione raccolto in quel determinato giorno si trovino uova, parassiti (in genere essi non lasciano l’intestino a meno che non si assumano sostanze antiparassitarie) o frammenti di tali esseri.

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Per altro molti genitori che hanno sottoposto i propri figli ad una cura antiparassitaria hanno trovato i vermi nelle feci dei bambini pur se gli esami delle feci eseguiti in precedenza risultavano negativi. Un veterinario, abituato a cercare tracce di parassiti nelle feci degli animali con l’ausilio del microscopio, potrebbe essere a volte più affidabile di un generico test di laboratorio.

Una maniera per cercare di rendere minimi i falsi negatici (ovvie i casi in cui non risultano parassiti dalle analisi pure quando questi parassiti si trovano nel paziente) è quello di ripetere le analisi almeno tre volte.

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L’articolo The need for three stool specimens in routine laboratory examinations for intestinal parasites (“Il bisogno di tre campioni di feci nell’esame laboratoriale di routine per la ricerca dei parassiti intestinali”) mostra infatti che su un consistente campione di pazienti cui sono state esaminate per tre volte le feci per la ricerca di parassiti spesso uno dei tre esami è risultato negativo.

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Ad esempio se ci si fosse fermata al primo esame di laboratorio, addirittura il 41,7% di loro sarebbe risultato esente da parassiti

ma la presenza di parassiti in questi pazienti è stata riscontrata in almeno uno dei due esami successivi. È interessante notare che gli autori concludono affermando che non solo occorrono le analisi di tre campioni di feci (ovviamente in tempi diversi) per verificare l’eventuale presenza di parassiti, ma che anche così facendo non è possibile garantire che non ci sia alcuna infestazione.

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Similmente l’articolo Multiple Stool Examinations for Ova and Parasites and Rate of False-Negative Results (“Esame multipli di uova e parassiti e pecentusali di falsi negativi”) mostra che persino dopo l’analisi di tre campioni ci sono discrete probabilità di ottenere dei falsi negativi, anche se in questo studio i risultati appaiono più confortanti (ad eccezione fanno dei test per le amebe).

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L’articolo A Case of Parasite Invasion of the Intestinal Tract: A Missed Diagnosis in Irritable Bowel Syndrome descrive un caso di sindrome dell’intestino irritabile causata da un parassita; la guarigione è avvenuta dopo un trattamento antiparassitario effettuato nonostante dagli esami parassitologici non risultasse nulla; i medici infatti hanno considerato che i sintomi clinici fossero più rilevanti dell’esito di tale analisi ed hanno proceduto ugualmente alla somministrazione dei farmaci contro i parassiti.

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L’articolo Detection of Pathogenic Protozoa in the Diagnostic Laboratory:

Result Reproducibility, Specimen Pooling, and Competency Assessment ci informa che i test di laboratorio per il riscontro dei parassiti unicellulari della classe dei protozoi utilizzano anche tecniche manuali che impediscono una standardizzazione e che poprtano ad interpretazioni soggettive dei risultati.

Ad ogni modo c’è la possibilità di fare le analisi tramite un campione di saliva (utilizzando una tecnologia ideata dalla dottoressa Clark) presso un laboratorio svizzero, Sanavital (http://www.sanavital.ch); sul sito esiste la possibilità di scegliere la visualizzazione delle pagine in Inglese, Francese, Tedesco ed altre lingue, ma non in Italiano.

Microscopio, Diapositiva, Ricerca, Close Up, Prova

Queste analisi, basate su uno strumento ideato dalla dottoressa Clark, dovrebbero identificare la presenza di patogeni, parassiti, metalli pesanti, ma non danno indicazioni sulle eventuali carenze di batteri benefici. Diverse persone che conoscono hanno ottenuto dei risultati attendibili da questi esami (il costo attualmente è di circa 300 euro).

Per l’analisi dell’intossicazione da metalli ci sono sicuramente molti altri laboratori attrezzati, uno che conosco e che mi pare affidabile è quello della mineral-test: http://www.mineral-test-sas.com/.

Per quanto riguarda le intolleranze, la dottoressa Campbell nel suo libro “La Sindrome Psico-intestinale” osserva giustamente che si tratta di fenomeni che spesso si modificano nel tempo; per esempio si può perdere l’intolleranza ad un cibo quando migliorano le condizioni di salute dell’intestino, o si può diventare intolleranti a qualche nuovo cibo dopo un ciclo di cura con farmaci che danneggiano il microbiota.

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Un mezzo molto semplice da lei consigliato nel libro è quello di mettere un poco della sostanza da testare (sotto forma fluida, eventualmente sminuzzato finemente e mescolato con un poco d’acqua) sull’interno del polso la sera prima di andare a letto, quindi ricoprire con una striscia di tessuto (anche per non sporcare) e verificare se l’indomani si nota una reazione cutanea (arrossamento, rigonfiamento, puntini).

Bibliografia Completa
http://scienzamarcia.altervista.org/pilastri.doc

Candida e tutto ciò che devi sapere

Un approfondimento sulla Candida e sulla Candida Albicans in particolare e tutto ciò che devi sapere!!! che nessuno ti ha mai detto!!

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La candida è un genere di lievito che comprende molte specie, delle quali la Albicans è il più noto (e spesso anche il più dannoso). Pur essendo un lievito, la Candida Albicans è in realtà un essere vivente polimorfico, che possiamo trovare nel nostro corpo sotto forma di lievito vero e proprio, con cellule staccate, isolate (organismo saprofita), e sotto forma più propriamente fungina, con una organizzazione pluricellulare e ramificazioni dette ife, che penetrano negli organi e nei tessuti. In questa pericolosissima forma si comporta come un parassita e può realmente avvelenare tutto il nostro corpo.

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La candidosi sistemica, o candidosi disseminata (il nome scientifico di questa problematica) è sempre più diffusa.

E se cento anni fa la si poteva trovare (in forme più o meno gravi) nel 3% della popolazione, adesso siamo arrivati al 30% circa della popolazione (come è stato verifica dalle autopsie).

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La dottoressa Simona Pelotti, come vedremo meglio in seguito, attribuisce molti di questi problemi non solo alla disbiosi, ma all’intolleranza al glutine, ipotizzando che una delle cause della disabilità possa essere l’intolleranza al glutine (mai diagnosticata) delle loro madri, che ha causato dei problemi anche all’ovulo fecondato ed al feto.

Ma le varie specie di candida possono trovarsi anche sotto forma di biofilm (delle complesse strutture di microorganismi che aderiscono alla superficie dell’intestino – e non solo – e che vengono descritte più avanti nel presente libro ) e possono formare anche delle spore , motivo per il quale non si può ragionevomente di eradicare una volta per tutte la candida dal nostro organismo, ma di ridurne la quantità e la virulenza riequilibrando il sistema immunitaria e la microflora intestinale nel suo complesso.

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Le tossine della candida possono concorrere a una quantità incredibile di situazioni patologiche, dalla fatica cronica alle allergie, può concorrere allo scatenarsi di malattie autoimmuni, tumori etc. etc. Bisogna comprendere che la candida in genere non è solo un problema localizzato alla pelle (piede d’atleta) alla vagina (mughetto) o altrove.

Questi spesso sono sintomi di una problematica più vasta e complessa.

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E sebbene spesso la proliferazione della candida parta dall’intestino (in seguito all’utilizzo di antibiotici, anticoncezionali, chemioterapici, anti-infiammatori, antidolorifici, esposizione a prodotti chimici tossici, a metalli pesanti, per non menzionare lo stress), quando la candida si è ramificata nei tessuti e negli organi, eliminarla dall’intestino può non essere sufficiente.

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La carenza di batteri buoni e l’abbondanza di batteri patogeni sono intimamente legate alla proliferazione della candida, e spesso è difficile eradicare la candida se non si riequilibra la microflora intestinale. Viceversa diminuire la presenza della candida aiuta a riequilibrare l’organismo nel suo complesso (ed anche la microflora) dal momento che le tossine della candida danneggiano anche il funzionamento del sistema immunitario.

Opposti, Pollice, Positivo, Negativo, Alto

Non sarà mai sufficiente ripetere il concetto che nelle persone con una flora intestinale equilibrata ed un sistema immunitario efficiente, le cellule di C. albicans si trovano normalmente (ma in piccole quantità) come componenti del microbioma intestinale, ma sebbene si trovino in un posto dove possono avere facile accesso al nutrimento, la competizione con i batteri buoni rende impossibile la proliferazione di questo lievito, come ci ricorda l’articolo Fungal metabolism in host niches .

Uno degli articoli scientifici più precisi che descrivono in dettaglio il molteplice aspetto della candida albicans appena descritto è Candida albicans pathogenicity mechanisms .

Cielo, Inferno, Contrario, Nubi, Fuoco

Da tale articolo apprendiamo che ci sono circa 600 specie di funghi patogeni (per l’essere umano) da quelli che causano leggere infezioni alla pelle a quelli che causano gravi infezioni alla pelle (come la specie Sporotrix schenkii) a quelli che possono addirittura causare gravissimi problemi di salute e porre a rischio la vita umana (tra i quali Aspergillus fumigatus, Cryptococcus neoformans, Histoplasma capsulatum e Candida albicans).

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Il fatto che la specie Candida albicans (spesso assieme ad altre specie di Candida) sia presente nella cavità orale del 75% circa della popolazione non significa necessariamente che le stesse persone soffrono di un grave problema infettivo al cavo orale, dal momento che un sistema immunitario efficiente impedisce che la candida proliferi.

Altre statistiche invece sono più preoccupanti, perché un conto è la presenza, e un conto è l’infezione conclamata da candida. L’incidenza delle vulvovaginiti da candida (tra le donne) è del 75% se teniamo conto anche di chi ha contratto l’infezione solo una volta in tutta la propria vita

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(la percentuale scende al 45% circa tra le donne che ne hanno sofferto almeno due volte) e c’è anche uno “zoccolo duro” di donne che ne soffrono almeno 4 volte all’anno (5–8%). L’articolo conferma quanto leggerete più di una volta nel presente libro, ovvero che antibiotici, pillole anticoncezionali e terapia ormonale possono essere cause di una proliferazione di candida e spiega anche come mai sia così difficile liberarsi dalla candida, perché in certe circostanze possa risultare così aggressiva.

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La Candida albicans è “mutaforme”, adattabile a diversi ambienti, si adatta rapidamente a variazioni del pH ambientale, è dotata di meccanismi per resistere ad innalzamenti della temperatura, ed è ben equipaggiata per succhiare nutrienti essenziali al nostro corpo (anche metalli come ferro e zinco, e in misura minore manganese e rame); a tale scopo può secernere enzimi proteasi, fosfolipasi e lipasi.

Alcuni meccanismi che regolano la transizione da una forma all’altra (lievito a fungo e viceversa) sono il pH (con un pH acido minore di 6, per lo più la albicans si comporta come lievito, mentre per valori del pH maggiori di 7 assume la forma fungina con ife) la quantità di cellule presenti (quando prolifera oltre la densità di 107 cellule al millilitro assume la forma fungina).

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Anche il contatto con una superficie può indurre il mutamento di forma e lo sviluppo di ife, o in altri casi la svilupparsi di un biofilm; in particolare in contatto con una mucosa le ife possono svilupparsi anche nello strato inferiore (e quando questo succede nell’intestino si genera una dannosa porosità). Ma anche una situazione di pericolo, come la carenza di nutrimento, può indurre la Candida albicans a d assumere la forma fungina con le ife, le quali più facilmente si traggono nutrimento dai tessuti del nostro organismo.

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Tale organismo può infatti letteralmente penetrare (sotto forma di ife) dentro le cellule dell’organismo in cui prolifera tramite speciali proteine detta invasine. Inoltre quando le sue cellule sono racchiuse nelle strutture di biofilm sono molto più resistenti a qualsiasi tipo di farmaco o di aggressione del sistema immunitario .

La capacità della Candida Albicans di migrare all’interno del corpo umano (quando il sistema immunitario non riesce a tenerla a bada) è semplicemente spaventosa: dall’intestino che rende poroso può passar nel sangue (ricco di glucosio) ed anche se lì si confronta con le cellule del sistema immunitario che possono fagocitarla, non solo si riesce ad adeguare rapidamente a sopravvivere in questo nuovo ambiente,

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ma riesce a bloccare l’azione dei macrofagi e a sviluppare delle ife che penetrano nelle cellule del sistema immunitario, aprendo un varco che permette loro di scappare. A questo punto, una volta raggiunti altri organi e tessuti, la Candida albicans ha un’enorme capacità di adattamento, e riesce ad adattarsi a cibarsi di diversi tipi di nutrimento.

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La candida possiede anche altri meccanismi per eludere, ingannare, sopprimere il sistema immunitario, come mostrano per esempio gli articoli scientifici Two mechanisms of inhibition of human lymphocyte proliferation by soluble yeast mannan polysaccharide , e Candida albicans suppresses nitric oxide (NO) production by interferon-gamma (IFN-γ) and lipopolysaccharide (LPS)-stimulated murine peritoneal macrophages .

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Questo significa che quando la candida da pochi micro-organismi isolati diventa una presenza invadente , il sistema immunitario è sempre più indebolito, e a un certo punto la proliferazione di questo lievito candida arriva a mettere il sistema immunitario in uno stato di stallo: allora le nostre difese immunitarie non riescono più ad affrontare la candida stessa, ed hanno difficoltà anche a contrastare altri micro-organismi patogeni (per non parlare dei vermi parassiti).

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Il dottor Truss, autore di due libri sulla Candida (The missing duiagnosis, e The missing diagnosis II) afferma che ci vuole un lungo lavoro (lungo a volte un anno e più) per ridurre l’infezione della candida oltre una certa soglia, e permettere finalmente che il nostro sistema diventi “competente”, ovvero che riesca a riprendere le sue funzioni anche contro la candida stessa.

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È questo un momento in cui è possibile sperimentare reazioni di detox anche se non si assumono più prodotti specifici contro la Candida. Tali reazioni corrispondono a un aumento momentaneo di sintomi fisici e mentali (reazioni di Herxheimer): eczemi, dermatiti, sconforto gastrointestinale, flatulenza, diarrea, sonnolenza, confusione, nebbia mentale, depressione, irritabilità, etc.

Una cosa importantissima è che il passaggio da un ambiente neutro ad un ambiente alcalino può causare gravi danni alla C. albicans, ed è questo il motivo per il quale contro tale organismo (e contro gli altri lieviti del genere Candida) può essere utile una dieta alcalinizzante o un protocollo alcalinizzante .

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Importante è anche il contributo della vitamina A alla difesa contro la Candida albicans ed altri funghi dannosi, come mostra l’articolo Modulatory role of vitamin A on the Candida albicans-induced immune response in human monocytes , mentre più controverso appare quello della vitamina D; tuttavia l’articolo Association among Vitamin D, Oral Candidiasis, and Calprotectinemia in HIV , riporta una significativa correlazione tra carenza di vitamina D e candidosi nel cavo orale.

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** Alcuni dei sintomi più curiosi della candidosi sistemica sono legati indirettamente alla candida stessa. Quando nel nostro corpo ci sono molte tossine della candida, e permeabilità intestinale causata da candida,, ci sono influssi negativi diretti su cervello, intestino ormoni, sistema immunitario, ma succede anche che il nostro organismo manifesta reazione allergiche a lieviti e muffe diversi dalla candida, nonchè a profumi e sostanze chimiche.

Questo significa che nei giorni molto umidi, nebbiosi, nei giorni piovosi o poco prima che piova, quando nell’aria ci sono molte spore di muffe e funghi, si possono avere brutte reazioni: stanchezza, sonnolenza, sensazione di fastidio, problemi intestinali (finanche diarrea continua nei casi più gravi).

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Similmente il solo entrare in un supermercato o in un centro commerciale può, a causa della sensibilità chimica indotta dalla candida, portare a reazioni allergiche che danno molto fastidio; può essere tipico il sentirsi un po’ straniti, confusi, come reazione a sostanze chimiche profumi, prodotti per l’igiene personale e per l’igiene della casa, etc. Oltre ai libri del dottor Truss è molto interessante anche il libro The yeast connection del dottor Crook

Uretrite, prostatite, cistite, sono possibili sintomi di infestazione da candida albicans. In particolare l’uretrite è spesso causata dalle tossine di tale lievito, che vengono eliminate con le urine e danno una sensazione di bruciore al transito. Tutto ciò lo leggete nei libri di Truss e Crook ma ho anche esperienze di prima persona.

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Utilizzando prodotti che uccidono la candida ho avuto anche episodi di forte uretrite (reazione di Herxheimer). Inutile dire che non ho seguito il consiglio del medico che prescriveva antibiotici, ma ho preferito bere un litro e mezzo d’acqua. Il medico non sospettava che l’uretrite fosse da tossine in transito invece che da infezione batterica.

Uno dei sintomi più curiosi descritti dal dottor Crook è quello delle ragazzine con problemi di candidosi che hanno un seno che non si sviluppa. Il problema si risolve, assieme a molti altri, quando la Candida albicans viene debellata.

Summerfield, Donna, Ragazza, Tramonto, Crepuscolo

Altre testimonianze curiose sono quelle delle donne la cui irritabilità (specialmente premestruale) è causata dalla candida, che fanno letteralmente impazzire il marito causando la rottura del matrimonio, e che poi , sconfitta la candida si ritrovano di nuovo felicemente spostate, senza più i problemi di un tempo. In un caso la donna, guarita, torna felicemente assieme all’ex marito, sposandolo di nuovo.

Persino l’infedeltà coniugale, in un caso, è descritta dalla donna come un effetto collaterale dell’intossicazione da candida .

Bibliografia Completa
http://scienzamarcia.altervista.org/pilastri.doc

Permeabilità Intestinale

disbiosi intestino

La sindrome della permeabilità intestinale è una malattia autoimmune e alcuni medici ritengono che sia la causa principale di molte patologie gastrointestinali, oltre a problemi come la spossatezza cronica o la sclerosi multipla.[1]

Detox, Disintossicare, Dieta, Vitamine, Sano, Fresco

Il problema maggiore è che i medici non la sanno riconoscere e se ti va bene ti faranno dei test di intolleranza che ti troveranno intollerante quasi a tutti i cibi. Ma il problema non sarà risolto mangiando brodo a vita, bisogna riparare le pareti intestinali.

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Sebbene sia un disturbo non ancora ampiamente riconosciuto come malattia, si ritiene che una porosità o permeabilità del tratto intestinale sia responsabile di un’ampia gamma di sintomi. Tra questi ci sono dolore cronico o disturbi dell’apparato digestivo, gonfiore, depressione, spossatezza cronica, allergie alla pelle e sfoghi cutanei. Sebbene non sia ancora chiaro con esattezza cosa provochi la malattia, è però possibile ridurne i sintomi apportando dei cambiamenti all’alimentazione e allo stile di vita.

Se l’organismo è in salute ha a disposizione un potente esercito che ci difende da virus, batteri e parassiti. L’esercito è il sistema immunitario che protegge il nostro intestino e il flusso del sanguigno da invasori esterni. Il sistema immunitario è composto da una rete complessa di cellule e organi specializzati impegnati costantemente a distinguere qualsiasi anomalia presente nel nostro organismo.

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Per combattere questi patogeni il sistema immunitario produce anticorpi. Sfortunatamente questo potente esercito a volte può avere una reazione anomala e rilasciare sostanze ed anticorpi al fine di contrastare la sostanza erroneamente identificata come nociva.

Questo fenomeno viene chiamato autoimmunità e si verifica quando il sistema immunitario sbaglia il riconoscimento delle proprie cellule e produce anticorpi contro i tessuti dell’organismo, anticorpi conosciuti anche come autoanticorpi.

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E’ simile a una guerra contro se stessi, con il sistema immunitario da un lato, e le cellule sane sul lato opposto. L’autoimmunità provoca un’infiammazione cronica e la distruzione dei tessuti con dolore e perdita delle funzioni. Il sistema immunitario va in tilt e può causare le cosiddette malattie autoimmuni.

Sempre più persone sono affette da patologie autoimmuni, il numero è aumentato drasticamente negli ultimi dieci anni. Mediamente i disturbi autoimmuni colpiscono più del 5 % della popolazione nei paesi occidentali, in particolare le donne. [1] Il fattore che distingue una malattia autoimmune da un altra riguarda semplicemente il tipo di tessuto (l’area corporea) colpito.

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Per esempio la tiroide di Hashimoto ha come bersaglio le cellule della tiroide. La sclerosi multipla attacca la mielina delle cellule nervose.

Nell’artrite reumatoide un attacco autoanticorpale colpisce le articolazioni, mentre la celiachia implica un attacco autoanticorpale contro le cellule intestinali.

L’INTESTINO PERMEABILE (BUCATO) È CAUSA DELLE MALATTIE AUTOIMMUNI E DI TANTISSIMI DISTURBI

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Le pareti intestinali (il rivestimento interno dell’intestino) sono costituite da un singolo strato di piccole cellule che permettono il passaggio di nutrienti e acqua trattenendo batteri, proteine e altre tossine. Si possono immaginare le pareti dell’intestino come dei buttafuori dell’organismo che permettono l’accesso esclusivamente a chi merita di entrare, tenendo così alla larga gli scocciatori e i “cattivi”.

Anche se l’idea non è piacevole, intestino è un posto piuttosto tossico. Ingeriamo tossine ogni giorno, dall’aria, all’acqua dal cibo ai farmaci, ecco perché la condizione delle pareti intestinali risulta fondamentale per mantenere una solida immunità e una buona salute generale. Evidentemente Madre Natura la pensava in questo modo se ha disposto circa il 70% del nostro sistema immunitario nelle pareti intestinali. [2]

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Se il tratto digestivo si infiamma come risultato di unacattiva digestione, stress elevato, metalli pesanti, consumo di zuccheri, ecc., questa infiammazione compromette la solidità delle pareti intestinali permettendo a particelle di cibo indigerito, tossine e batteri di entrare nel circolo sanguigno. Si ha la cosiddetta permeabilità intestinale.

Una volta che queste sostanze passano le pareti, il sistema immunitario reagisce ed inizia ad attaccarle poiché le considera come sconosciute e quindi una minaccia. Si genera così ancora più infiammazione. Si è creato quindi un circolo vizioso che genera altra infiammazione e che a sua volta promuove ulteriore permeabilità intestinale.

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SINTOMI DELLA PERMEABILITA’ INTESTINALE

  1. Problemi digestivi. Non digerisci bene il cibo, puoi avere gas nell’intestino, gonfiore, diarrea o sindrome da intestino irritabile.

  2. Carenza nutrizionale. Sei debole e denutrito perché le pareti del tuo intestino non riescono ad assorbire i nutrienti.

  3. Asma o allergie stagionali.

  4. Squilibri ormonali come la sindrome premestruale o da ovaio policistico.

  5. Malattie autoimmuni come artrite reumatoide, lupus, psoriasi o celiachia.

  6. Fatica cronica, continua stanchezza e assenza di energie.

  7. Alterazioni dell’umore e conseguenti problemi come ansia, depressione o disturbi dell’attenzione.

  8. Problemi alla pelle come acne o eczemi.

  9. Candida albicans.

  10. Allergie o intolleranze alimentari.

  11. Insonnia.

COSA FARE PER RIMEDIARE ALLA PERMEABILITA’ INTESTINALE

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Il problema maggiore è che i medici non la sanno riconoscere e se ti va bene ti faranno dei test di intolleranza che ti troveranno intollerante quasi a tutti i cibi. Ma il problema non sarà risolto mangiando brodo a vita, bisogna riparare le pareti intestinali. Al Massachusetts General Hospital dell’Harvard Medical School, il Dott. Alessio Fasano ha scoperto che ci sono dei fattori che possono innescare la produzione di una sostanza la zonulina che dilata le pareti intestinali: [3]

  • Alcuni farmaci (per esempio anti infiammatori non steroidei, come l’Ibuprofene, e steroidei)

  • Stress cronico (traumi emotivi)

  • Alcool

  • Glutine e altri nutrienti derivanti dall’alimentazione

  • Disbiosi, uno squilibrio della microflora naturale dell’organismo: eccesso di batteri nocivi nell’intestino e deficienza di quelli positivi (probiotici).

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Queste sono delle valide ragioni per riprogrammare le proprie scelte alimentari evitando il problema del glutine contenuto dei prodotti da forno e nella birra. Perchè? Semplice! Perché causano buchi nel tuo intestino.

INTEGRATORI E SCELTE ALIMENTARI E MENTALI

Questo tema mi appassiona molto per due motivi

  1. Nessuno ne parla perché se ne sa poco.

  2. Ci sono passato. Ho vissuto un periodo in cui non riuscivo a digerire nulla, non riuscivo a capire la causa ed ero arrivato a togliere quasi tutti gli alimenti. Poi grazie ad un test bioelettronico è stato scoperto che il mio sistema digestivo non funzionava e il mio sistema nervoso era sovraccarico e allora da lì ho potuto lavorare.

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Cosa fare per risolvere questa situazione

  1. Scarica il sistema nervoso. Fai attività fisica (è davvero importante), medita, e assumi degli integratori che scaricano lo stress come la Rodiola. E’ importante lavorare sui traumi: il medico mi disse che il mio sistema nervoso non era carico per lo stress quotidiano ma per traumi di esperienze vissute intensamente e non risolte (specialmente nell’infanzia). In questo caso sono molto utili i Fiori di Bach in particolare Star of Bethlehem è quello consigliato. Consiglio anche gli esercizi del METODO TRE.

  2. Togli glutine, latticini, piccante, dolci e zucchero, cioccolato, vino bianco, superalcolici e carne di maiale. Questi sono i principali cibi che creano infiammazione nel nostro intestino.

  3. Fortifica le pareti intestinali. Puoi farlo con degli integratori specifici naturali. La Glutammina, l’Inulina e la Vitamina D sono molto potenti in questo.

  4. Riduci l’infiammazione. La curcuma è un potente antinfiammatori naturale: ti consiglio la ricetta del latte d’oro con olio di cocco spiegata in questo articolo … 4 Modi per potenziare l’assorbimento della Curcumina.

PUOI FARE UN TEST PER MISURARE LA PERMEABILITA’ INTESTINALE

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Il metodo attuale per diagnosticare la permeabilità intestinale è il test del lattulosio e mannitolo. Il test è semplice da eseguire (bere soluzione zuccherina e poi raccolta urine) e consente di valutare la permeabilità della parete intestinale e la sua capacità funzionale di assorbimento.All’incirca il 90% della popolazione ha a che fare con l’infiammazione di basso livello che conduce, inesorabilmente, a problemi quali autoimmunità, invecchiamento precoce, obesità, diabete e altri disturbi seri. La maggioranza degli approcci medici convenzionali mirano a mascherare i sintomi e a non affrontare le vere cause.

E’ importante quindi conoscere queste informazioni e diffonderle ed usarle.

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[1] Moroni, L. et al. “Geoepidemiology, gender and autoimmune disease.” Autoimmunity Reviews 11, no. 6 (2012): A386-A392; Autoimmune Diseases: Overview, WomensHealth.gov, accessed May 31, 2015,

[2] G Vighi, F Marcucci, L Sensi, G Di Cara, and F Frati “Allergy and the gastrointestinal system” Clin Exp Immunol. 2008 Sep; 153(Suppl 1): 3–6.

[3] Fasano, A. “Zonulin, Regulation of Tight Junctions, and Autoimmune Diseases,”Annals of the New York Academy of Science 1258, no. 1 (2012): 25-33; Fasano, A. “Zonulin and its Regulation of Intestinal Barrier Function: The Biological Door to Inflammation, Autoimmunity, and Cancer,” Physiological Reviews 91, no. 1 (2011): 151-75.

https://www.successclubprofessional.com/prodotto/wash-intestinale-ripristino/

Come L’Istamina Causa La Permeabilità Intestinale

La barriera intestinale ha lo scopo di mantenere i batteri dal nostro cibo di attraversare nel nostro sangue. Istamina, un mediatore infiammatorio rilasciato dai mastociti che fanno parte del sistema immunitario, e anche contenuti negli alimenti, possono compromettere questa barriera, causando permeabilità intestinale (noto anche come permeabilità intestinale).

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Alimenti e batteri migrano dallo stomaco al sangue si crede che scatenare allergie e intolleranze, e secondo alcuni studi, possono contribuire ai sintomi autoimmuni. Probiotici e fibre prebiotiche, così come trattamenti connessi altri mastociti possono essere utili.

Un Barriera intestinale (Microbiota) funzionante protegge il corpo nel suo complesso dall’invasione microganismsi e tossine che ingeriamo ogni giorno. Ma chiudere questa barriera troppo stretta e si può avere difficoltà ad assorbire sostanze nutritive e fluidi essenziali per la nostra sopravvivenza.

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L’overdose di nutrienti, farmaci e integratori possono influire questo delicato equilibrio, che porta a una infiammazione intestinale, celiachia, allergie alimentari, così come l’obesità e le malattie metaboliche (diabete, di cui uno è questo).

La permeabilità intestinale è legata ai sintomi relativi a

Allergie
Asma
Autismo
Malattia autoimmune
Eczema e psoriasi
Malattia infiammatoria intestinale
gonfiore
Gas
Bruciore di stomaco
Reflusso acido

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Nel controllo del servizio sanitario nazionale britannico (NHS) ho trovato la seguente dichiarazione

“Anche se è vero che alcune condizioni e farmaci possono causare una” “Gut (che gli scienziati chiamano aumentata permeabilità intestinale), non esiste attualmente poche prove a sostegno della teoria che un intestino poroso è la causa diretta di eventuali significativi, problemi diffusi.”

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Le cellule di istamina influenzano la nostra barriera intestinale e innescando permeabilità


Uno studio ha mostrato che l’istamina animale aumenta la permeabilità dell’intestino. Pre-trattamento con un antagonista del recettore H1 (un simile antistaminico per Claritin e Zyrtec per esempio) non si è fermata, ma un antagonista H2 (un medicinale stomaco che è anche un antistaminico come Zantac / ranitidina) ha impedito la permeabilità intestinale.

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La Ricerca da un’altra parte ci dice che l’interleuchina-9 (rilasciata dai mastociti) è coinvolta nella permeabilità intestinale, e che questo processo gioca un ruolo importante in allergie alimentari.

Uno piccolo studio campione di 21 pazienti con allergia alimentare auto-riportati e intolleranza praticata su una dieta priva di allergeni, la permeabilità intestinale è stata diagnosticata con un test standard che coinvolgono l’ingestione di un preparato zucchero (lattulosio / mannitolo) e la loro escrezione urinaria.

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Essi hanno scoperto che quelli con i sintomi più gravi hanno avuto un più alto indice intestinale permeabilità.

Alcune interessanti ricerche sulla co-infezioni ha mostrato che la malaria ha attivato gut “mastocitosi” (che è una mastociti legata a livelli di istamina, causa temporaneamente la permeabilità intestinale e il movimento dei batteri in un modello animale.

Potevano impedire questo usando degli antistaminici.

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Si può leggere di più sulle mie esperienze qui e come il cibo spazzatura e emulsionanti presenti anche in alimenti biologici possono innescare qui.

La serotonina e istamina agiscono come mediatori pro-infiammatori, causando la permeabilità abbastanza per consentire il flusso di sostanze nutritive necessarie, ma non così tanto che la roba brutta sfugge.

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Lo sapevate che il mantenimento della barriera intestinale assorbe intorno il 40% di energia del corpo?

Questo potrebbe essere il motivo per alleviare il corpo, con il digiuno, o nel mio caso, un digiuno imitando una dieta , è stato molto utile nella gestione di tutti i miei sintomi, ma soprattutto qualsiasi cosa relativa alla mia pancia.

Nel mio caso sono riuscito a guarire il mio stomaco solo attraverso la dieta e alcuni integratori scelti con cura (ma non probiotici), ma siamo tutti diversi e avrà bisogno di un certo numero di approcci per ottenere il lavoro fatto.

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I probiotici sono utili, ma è importante ottenere la sinergia giusta. La quercetina ha dimostrato di essere molto efficace per la barriera intestinale arresta mastociti presenti nell’area fuoriuscita di istamina e altri agenti infiammatori.

–RIFERIMENTI–
https://www.sciencedaily.com/releas…/2017/…/170118145937.htm

Alimenti da Evitare

Tutti noi vogliamo avere il pieno controllo della nostra salute. Avere libertà di scelta. Ci piace decidere quali abiti indossare al mattino e quali scarpe mettere. Vogliamo avere la possibilità di allontanarci da chi fuma per non respirare fumo passivo.

Ci piace scegliere cosa mangiare. Vogliamo decidere cosa si posa sul nostro corpo, cosa sta attorno al nostro corpo e cosa entra nel nostro corpo. A meno che non ti importi nulla di tutto questo, sei libero di indossare abiti della taglia sbagliata, inspirare nicotina, mangiare cibo spazzatura e non curartene, ma sai quel che fai.

alimenti da evitare

È una tua scelta, una decisione di cui sei consapevole e che va rispettata. Ma se non fossi consapevole del fatto che certe cose possono danneggiarti o nuocere alla tua salute? Allora non si tratterebbe più di una libera scelta. Ed è proprio questo che accade. Si consumano alimenti, integratori e additivi che possono creare squilibri alla salute, causare irritazioni e limitare la qualità della vita, ma le persone non ne hanno idea.

Un conto è concederti una fetta di torta al cioccolato sapendo che potrebbe aumentare il tuo girovita, ma se la torta contiene ingredienti che a tua insaputa potrebbero danneggiare la tua salute o persino toglierti un anno di vita, la faccenda è completamente diversa.

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Ogni giorno le persone vengono indotte con l’inganno a consumare veleni, sostanze irritanti e altre sostanze che indeboliscono la salute. Non hanno voce in capitolo perché non sanno che cosa sta accadendo. Un inganno che priva le persone della libertà di scelta, del potere decisionale e della possibilità di controllo. Certo, potresti dire: “Be’, sono piccole quantità” oppure “Quel che non ti uccide ti fortifica” o “Alcune cose irrobustiscono” o “Lo fanno tutti” o ancora “Non sarà mica così grave!”.

Se sei perfettamente sano e non lamenti alcun disturbo, se sei giovane e ti senti indistruttibile, forse non è così grave che certi ingredienti tossici entrino nel tuo organismo senza che tu lo sappia.

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Ma se ti preoccupi per la tua salute, se hai delle sensibilità o delle patologie, se combatti contro una malattia o semplicemente vuoi prevenire problemi futuri, è fondamentale evitare tutti i possibili fattori scatenanti e istigatori.

Il tuo corpo ha bisogno di tutto il supporto possibile per guarire e per mantenere una salute ottimale. In fatto di salute, non è vero che “quel che non ti uccide ti fortifica”, un antico detto popolare che si basa su una concezione errata. La verità è che ingerire veleni non ti rende immune a questi veleni.

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Al contrario: quanti più veleni hai nel corpo, tanto più vulnerabile diventi. Oramai tutti abbiamo capito che i conservanti e gli aromi artificiali sono nocivi e sappiamo come evitarli, per molte buone ragioni. Tuttavia ci sono altri ingredienti problematici che è bene evitare.

Questi ingredienti nutrono virus, batteri e funghi già presenti nell’organismo e possono causare infiammazioni, ma anche creare scompiglio nell’apparato digerente, indebolire e confondere il sistema immunitario, affaticare le ghiandole e gli organi, intralciare le cellule in ogni parte del corpo o distruggere i neuroni cerebrali e i neurotrasmettitori, renderti ansioso e/o depresso, predisporti a ictus o attacchi cardiaci e molto altro.

conservanti

È difficile che i professionisti del sistema sanitario ti mettano in guardia da alimenti, additivi e integratori simili, perché non sanno che possono peggiorare malattie già in corso o scatenarne di nuove. Meriti di conoscere tutta la verità sui cibi che consumi e sugli effetti che producono.

Leggendo questo capitolo, comincerai a proteggerti. Meriti di proteggerti. È tempo che tu assuma il controllo di ciò che entra nel tuo corpo prendendo decisioni informate: è un primo, poderoso passo per riconquistare la tua salute.

Mais


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Purtroppo la tecnologia degli organismi geneticamente modificati (OGM) lo ha reso un alimento da evitare. I prodotti e i sottoprodotti del mais possono creare infiammazioni considerevoli. Sono un cibo che alimenta virus, batteri, muffe e funghi.

Anche per il prodotto che garantisce di non essere geneticamente modificato, le probabilità di scatenare comunque una qualche patologia e che sia stato sottoposto a modificazione genetica sono molto alte. Cerca di evitare tutti i prodotti ricavati dal mais e tutti i prodotti che lo contengono come ingrediente.

cibo sano
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Questi comprendono patatine di mais, tacos, popcorn, fiocchi di mais e tutto ciò che contiene sciroppo o olio di mais. Comprendono anche prodotti meno ovvi, come le bevande gassate, le gomme da masticare, lo sciroppo di fruttosio derivato dal mais (HFCS), i dentifrici, gli alimenti senza glutine che usano il mais al posto del grano e le tinture erboristiche che impiegano l’alcol come conservante (è molto probabile che l’alcol sia ricavato dal frumento: scegli le versioni prive di alcol).

Leggi attentamente gli ingredienti … e fai del tuo meglio. Stare lontani dai prodotti e dai sottoprodotti del mais può essere molto impegnativo. In un banchetto estivo, puoi goderti una pannocchia purché fresca e biologica. Ma a parte queste eccezioni, per il bene della tua salute, vale la pena fare lo sforzo di evitarlo.

Soia

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La soia ha subito un destino simile a quello del mais. Un tempo era un alimento salutare, adesso è probabile che qualunque prodotto a base di soia ti capiti di trovare sia alterato geneticamente o contenga glutammato monosodico. Stai attento quando consumi semi di soia, edamame, miso, latte di soia, germogli di soia, salsa di soia, proteine vegetali strutturate (TVP), proteine di soia in polvere, surrogati di carne a base di soia e molti altri prodotti.

Cerca di evitare la soia più che puoi. Se ti piace molto e senti di non riuscire a farne a meno, vira verso opzioni più sicure: tofu o tempeh liscio e biologico, o un nama shoyu di alta qualità.

Olio di Colza


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L’olio di colza è per lo più geneticamente modificato. A parte questo, provoca molte infiammazioni. È particolarmente nocivo per l’apparato digerente, poiché potenzialmente escoria le pareti dell’intestino crasso e tenue ed è una delle maggiori cause della sindrome del colon irritabile. Può alimentare virus, batteri, funghi e muffe. Inoltre, nelle arterie produce un effetto simile a quello dell’acido in una batteria, creando danni significativi al sistema vascolare.

L’olio di colza è usato in molti ristoranti e in migliaia di prodotti, spesso come alternativa economica all’olio d’oliva. Anche certi ristoranti e catene alimentari considerati salutari lo usano, a volte propagandandolo come alimento benefico.

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Purtroppo, anche quando l’olio di colza è in piccole dosi in un piatto che per il resto contiene solo ingredienti naturali e biologici, è meglio evitare quel piatto perché l’olio di colza ha un potere distruttivo. Se hai una malattia cronica infiammatoria degenerativa o altri problemi di salute, cerca di evitare l’olio di colza a tutti i costi.

Zucchero di barbabietola raffinato


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Per adesso, le barbabietole geneticamente modificate vengono riservate per lo più alla produzione di zucchero. Perciò dovresti evitare di consumare prodotti che contengono zucchero di barbabietola raffinato, un alimento che nutre cellule cancerogene, virus e batteri.

Consumare questo zucchero è una cosa molto diversa dal grattugiare barbabietole fresche e biologiche sull’insalata o utilizzarle per preparare centrifugati. Se scegli prodotti biologici, la maggior parte delle barbabietole che trovi nei negozi di cibi naturali o nei mercati contadini sono sicure.

Latticini


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Latte, formaggio, panna, yogurt e altri prodotti simili contengono alte quantità di grassi, i quali affaticano l’apparato digerente – e specialmente il fegato – che deve rielaborarli.

I latticini contengono lattosio, e la combinazione di grassi e zuccheri ha effetti negativi sulla salute, in particolare per chi soffre di diabete; in più, i grassi nel sangue contribuiscono ad alimentare virus e batteri. I latticini sono inoltre mucogeni e tra le principali cause di infiammazioni e allergie.

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Tutti i latticini causano questi problemi, anche quando sono biologici e provengono da allevamenti all’aperto. E adesso i convenzionali metodi di produzione hanno trasformato questi alimenti già problematici in cibi tossici, poiché gli allevamenti industriali sono indotti a somministrare ormoni, antibiotici, mais geneticamente modificato, soia e glutine alle mucche, alle capre e alle pecore.

Se vuoi agevolare il tuo processo di guarigione, è meglio evitare del tutto i latticini. Ci sono invece formaggi che possono essere assimilati senza problemi.

Pesce d’allevamento

pesce da allevamento


I pesci d’allevamento spesso vengono cresciuti in spazi piccoli e chiusi. Poiché tali ambienti favoriscono la riproduzione di alghe e parassiti o l’insorgere di malattie, gli allevatori somministrano spesso antibiotici ai pesci e trattano l’acqua con elementi chimici. È per questo che il consumo di pesce d’allevamento è rischioso.

I pesci migliori da consumare sono quelli selvatici. A prescindere dal tipo di pesce che scegli, stai attento al mercurio, i cui livelli sono particolarmente alti nei pesci di grossa taglia come il tonno e il pescespada.

Glutine

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Il glutine è una proteina presente in molti cereali. I tipi che causano le intolleranze più diffuse sono quelle del grano, dell’orzo, della segale e del farro. (Per quanto riguarda l’avena, sappi che nei processi di coltura e di lavorazione a volte subisce una contaminazione incrociata con cereali che contengono glutine.

Ma per chi è meno sensibile, l’avena può essere un ottimo alimento. Cerca di acquistare qualità senza glutine.) I cereali che contengono glutine contengono anche altri allergeni e proteine che possono scatenare diverse patologie.

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Creano squilibri e infiammazioni, specialmente negli intestini; inoltre confondono il sistema immunitario – che è la tua principale difesa contro le malattie – e spesso scatenano la celiachia, il morbo di Crohn e la colite. Se mangi questi cereali, per il tuo corpo può essere molto difficile guarire. Se vuoi rimetterti da una malattia al più presto, riduci al minimo il consumo di cereali di ogni genere.

Glutammato monosodico


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Il glutammato monosodico è un additivo alimentare utilizzato in decine di migliaia di prodotti in commercio e nei piatti serviti al ristorante. È un sale che si presenta naturalmente nell’acido glutammico (un amminoacido non essenziale), ma non c’è nulla di naturale nei danni che può causare all’organismo.

Di solito il glutammato monosodico si accumula nel cervello e penetra a fondo nei tessuti cerebrali. Può causare infiammazione e gonfiore, uccidere migliaia di cellule cerebrali, interferire con gli impulsi elettrici, indebolire i neurotrasmettitori, consumare i neuroni, provocare ansia e confusione mentale e anche microischemie. Inoltre indebolisce e danneggia il sistema nervoso centrale.

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Il glutammato monosodico è particolarmente nocivo se hai una malattia che coinvolge il cervello o il sistema nervoso centrale. In ogni caso, è sempre dannoso. Di conseguenza è un additivo da evitare sempre. Poiché è contenuto in un’infinità di prodotti, è fondamentale leggere con attenzione le etichette. È anche importante sapere cosa cercare: spesso, infatti, il glutammato monosodico viene comprensibilmente tenuto “nascosto” perché si è meritato una cattiva fama.

I seguenti termini di solito indicano il suo utilizzo come ingrediente: glutammato, idrolisato, autolisato, proteasi, carragenina, maltodestrina, caseinato di sodio, aceto balsamico, malto d’orzo, estratto di malto, estratto di lievito, lievito di birra, amido di mais, amido di frumento, amido modificato, gelatina, proteine strutturate, proteine del siero del latte, proteine di soia, salsa di soia, brodo di carne, brodo vegetale, concentrato di brodo.

Aromi naturali


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Dietro qualunque ingrediente chiamato aroma naturale si nasconde il glutammato monosodico. Aroma naturale di ciliegia, aroma naturale d’arancia, aroma naturale di limone, aromi naturali della frutta … non sono estratti dalla frutta e non sono tuoi amici.

Lo stesso vale per aroma affumicato, aroma di tacchino, aroma di manzo, aroma naturale di menta, aroma naturale d’acero, aroma naturale di cioccolato, aroma naturale di vaniglia e tutti “gli aromi” e i loro parenti “naturali” (anche se il puro estratto di vaniglia è sicuro). 


aromi chimici

Qualunque tipo di aroma contiene potenzialmente molteplici fattori di rischio biologico e composti chimici. Gli aromi naturali vengono fatti passare sotto silenzio e sono ammessi in migliaia di prodotti che si trovano nei negozi di cibi naturali, reclamizzati come benefici, sicuri e salutari per te e per i tuoi figli.

Fai attenzione se sei un genitore. Gli aromi naturali sono tra i più recenti e più ingannevoli espedienti per nascondere il glutammato monosodico. Leggi bene le etichette in modo che tu e la tua famiglia possiate evitare questo ingrediente clandestino.

Aromi artificiali


aromi naturali

La dicitura aromi artificiali può indicare migliaia di sostanze chimiche create in laboratorio. Non correre rischi consumando alimenti che li contengono. E fai del tuo meglio per evitare qualunque additivo chimico.

Dolcificanti artificiali


frutta e verdura

Molti dolcificanti artificiali agiscono come neurotossine perché contengono aspartame, una sostanza che può creare un dissesto ai neuroni e al sistema nervoso centrale. A lungo termine i dolcificanti artificiali possono causare danni neurologici e ictus cerebrali.

Se hai voglia di dolci, mangia tutta la frutta che ti piace. La frutta combatte le malattie e ha poderose virtù terapeutiche.

Acido citrico


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Rispetto agli altri additivi elencati, l’acido citrico non è così malvagio. Detto questo, è molto irritante per le pareti dello stomaco e del tratto intestinale, quindi se sei sensibile può creare infiammazioni e disturbi.

L’acido citrico (come additivo) è ben diverso dall’acido che si trova naturalmente negli agrumi. Non confondere le due cose. Gli agrumi di per sé sono cibi terapeutici, ma l’acido citrico isolato, utilizzato come ingrediente, spesso è derivato dal mais. Soprattutto se soffri di dolori allo stomaco, leggi bene le etichette ed evita di consumare alimenti che lo contengono.

Integratori da evitare


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Molti integratori disponibili in commercio sono meravigliosi. Questo paragrafo è però dedicato a quelli che, a seconda delle tue condizioni di salute, potrebbero non essere adatti a te.

L-carnitina


Se hai una qualunque forma di herpes zoster, è probabile che il medico ti abbia consigliato di evitare alimenti con un alto contenuto di arginina, un amminoacido. Il consiglio è giusto, ma l’arginina comporta rischi minori rispetto a un altro amminoacido chiamato carnitina, il miglior carburante di tutte le forme di herpes zoster.

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Lo stesso vale per altre varietà di virus. La L-carnitina è sconsigliabile anche a chi è colpito dal cancro. Fai attenzione alla L-carnitina. Stai alla larga da questo amminoacido in forma concentrata negli integratori. Integratori ghiandolari. Gli integratori ghiandolari sono ricavati da animali e sono l’alimento primo di virus, batteri e cellule cancerose, che proliferano grazie ai concentrati di ormoni.

Stai attento quando prendi integratori che contengono concentrazioni, seppure ridotte, di organi o ghiandole di bovini o di altri animali: sono composti steroidei e spesso vengono prescritti dai medici per curare le ghiandole surrenali e altri organi e ghiandole del sistema endocrino.

Proteine del siero del latte


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Le proteine del siero del latte sono sottoprodotti caseari che non fanno nulla di importante per il corpo, se non causare infiammazioni; inoltre, di solito contengono glutammato monosodico. Piuttosto, è meglio consumare una polvere proteica derivata da canapa biologica di alta qualità. Controlla gli ingredienti prima di acquistare la polvere per assicurarti che non contenga nulla di ciò che viene sconsigliato in questo capitolo.

Integratori di ferro 


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Sebbene il ferro nelle giuste quantità sia benefico per l’organismo, i virus amano nutrirsi di questo metallo. Quasi tutti i casi di anemia sono causati da un’infezione virale di bassa entità, per cui dovresti evitare di assumere integratori di ferro che non siano di origine vegetale.

Piuttosto, aumenta i tuoi livelli di ferro con metodi naturali, mangiando spinaci, orzo selvatico, bietole, zucca, semi di zucca, asparagi, albicocche essiccate senza zolfo e altri ortaggi che ne contengono quantità relativamente alte. È difficile che i virus possano nutrirsi del ferro proveniente da queste fonti perché la frutta e la verdura hanno proprietà antivirali naturali.

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E se la depurazione ti fa stare così bene che vuoi continuare il programma, o apportare qualche piccola variante, come mangiare un po’ più di avocado, frutta secca, semi, cocco, olio di oliva spremuto a freddo o cibi cotti ogni tanto, non sarò certo io a impedirtelo.

Se vuoi fare dell’alimentazione vegetale a basso contenuto di grassi il tuo stile di vita, fai pure, ricorda che certi grassi a corta catena sono alimento x il tuo Microbioma Intestinale, cosi come l’acido butirrico, Burro, l’acido acetilico, Aceto, e l’acido valerico Valeriana.

vita sana, equilibrio, Consapevolezza,

Ciascuno di noi è diverso. Ciascuno ha specifiche esigenze nutrizionali, un proprio stile di vita, particolari condizioni economiche e un corpo specifico con la sua storia di salute personale. Alcuni hanno bisogno di proteine animali per sentirsi bene con il mondo e non scelgono la depurazione. Altri sentono la necessità di un piatto di salmone con il riso integrale a pranzo per continuare bene la giornata. Altri ancora non sentono questo bisogno.

Scopri tu stesso quali sono le tue esigenze. Ascolta il tuo corpo e decidi giorno per giorno. Fai ciò che è meglio per te.

la Dieta Depurativa 
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(Anthony William)

Terapia Metabolica Mitocondriale

Frutti di bosco (una piccola manciata al posto di una porzione di verdure)

Pompelmo (pochi spicchi al posto di una porzione di verdure)
Il motivo per cui queste verdure e questi frutti sono inclusi nell’elenco è che hanno un basso contenuto di carboidrati e un alto contenuto di fibre. Le fibre sono talmente importanti per la salute che ti consiglio di non limitarti al consumo alimentare ma di prendere anche degli integratori.

Le fibre sono un elemento fondamentale della TMM principalmente per quattro motivi:
nutrono i batteri benefici, essenziali per avere un microbioma sano; le fibre insolubili transitano nel corpo senza essere digerite mentre quelle solubili si convertono in acidi grassi a catena corta che nutrono la flora batterica; sono usate come carburante dalle cellule e fungono da importanti molecole per la segnalazione biologica;

agiscono da antinutrienti, ossia riducono l’assimilazione dei carboidrati e quindi limitano i picchi di glucosio e insulina; le fibre insolubili formano un reticolo nell’intestino mentre le fibre solubili vanno a chiudere le aperture. Insieme costituiscono una barriera che aiuta a proteggere il fegato.

È da tanto che m’interesso ai benefici delle fibre, così tanto che alla facoltà di medicina i miei compagni mi chiamavano “Dottor Fibra”. Oggi continuo a credere fermamente nei benefici delle fibre alimentari, purché provengano da verdure di alta qualità preferibilmente biologiche e da cereali a basso contenuto di carboidrati netti.

Da qualche anno infatti è stato appurato che per restare in salute è necessario avere un intestino sano. Indubbiamente le fibre contribuiscono a un buono stato di salute e alla longevità e possono avere un impatto positivo sulla riduzione del rischio di malattie, perché nutrono i batteri benefici e ne promuovono la proliferazione. Quando la flora batterica è nutrita da grandi quantità di fibre, produce composti che aiutano a regolare le funzioni immunitarie e anche a migliorare la salute del cervello.

Innanzitutto questi composti contribuiscono ad aumentare il numero delle cellule T regolatrici, cellule specializzate del sistema immunitario che aiutano a prevenire le reazioni autoimmuni. Inoltre, attraverso un processo chiamato ematopoiesi, le cellule T regolatrici partecipano alla formazione di altre cellule specializzate che circolano nel sangue.

diabete

Quando l’apporto di fibre è insufficiente, i batteri benefici muoiono e nell’organismo si innesca un circolo vizioso. La morte dei batteri benefici ha un impatto negativo non solo sul sistema immunitario e sulla prevenzione delle malattie autoimmuni ma anche sull’intestino. Qui la barriera protettiva crolla e questo può portare alla sindrome dell’intestino permeabile. Le persone affette da questa sindrome soffrono d’infiammazioni diffuse.

I ricercatori hanno scoperto che una dieta ricca di fibre è associata alla riduzione del rischio generale di morte per qualunque causa, probabilmente perché le fibre aiutano a ridurre il rischio di molte malattie croniche potenzialmente fatali, tra cui il diabete di tipo 2, le patologie cardiache, l’apoplessia e il cancro. Diversi studi hanno anche rilevato che una dieta ricca di fibre produce un benefico abbassamento del colesterolo e della pressione sanguigna, migliora la sensibilità all’insulina e riduce le infiammazioni, tutti fattori che incidono sul rischio di mortalità.

Esistono due tipi di fibre:

le fibre solubili, che si trovano nei cetrioli, nei frutti di bosco, nei fagioli e nella frutta secca, formano una massa gelatinosa nell’intestino che contribuisce a rallentare la digestione. Se la digestione è più lenta, il senso di sazietà dura più a lungo e questo è uno dei motivi per cui le fibre possono aiutarti a perdere peso.

Inoltre le fibre solubili rallentano l’assimilazione del glucosio, abbassando i livelli netti d’insulina. Questo tipo di fibre fermenta nell’intestino e contribuisce a mantenere in salute il microbioma; le fibre insolubili, che si trovano nelle verdure a foglia verde scuro, nei fagiolini e nel sedano, non si scompongono durante il processo digestivo. Hanno molte proprietà benefiche, tra cui la capacità di legarsi alle tossine favorendone l’eliminazione e quella di stabilizzare il pH dell’intestino creando un ambiente inospitale per microbi potenzialmente nocivi.

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Le fibre insolubili aiutano ad accelerare il transito dei prodotti di scarto, perciò favoriscono la regolarità dei movimenti intestinali. Inoltre hanno un potente effetto normalizzante sulle feci: se sei costipato, le ammorbidiscono portando acqua nel colon e aumentando il volume della massa fecale; se invece hai le feci molli, le solidificano assorbendo l’acqua in eccesso. Le fibre insolubili esercitano anche un’azione esfoliante sulle pareti del colon, ma senza eccedere:

esfoliano quel tanto che basta per rimuovere le tossine e i prodotti di scarto senza però intaccare le mucose protettive delle pareti. Un altro aspetto da sottolineare è che le fibre insolubili si legano ai minerali e ai farmaci favorendone l’espulsione dal corpo; perciò, se prendi un integratore di fibre, la tempistica è importante. È meglio non prendere nient’altro un’ora prima e un’ora dopo aver assunto l’integratore.

Molti cibi genuini, specialmente la verdura, la frutta fresca, la frutta secca e i semi, contengono sia le fibre solubili sia le fibre insolubili. Io ti raccomando di consumare almeno 35 grammi di fibre al giorno con l’alimentazione, ma l’ideale sarebbe arrivare a 50 grammi o anche di più. Il mio consumo personale è di circa due volte e mezza la quantità minima: ne assumo 75 grammi al giorno. Se non riesci a consumare i 35 grammi raccomandati, o ci arrivi ma vuoi consumare più fibre per ottenere maggiori benefici, ti consiglio d’integrare l’apporto alimentare con semi di psillio biologici.

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È un metodo semplice e relativamente economico per aumentare il consumo di fibre solubili. Personalmente ne prendo un cucchiaio tre volte al giorno. Ma è importante assicurarsi che siano biologici. Quelli non biologici vanno evitati a tutti i costi, perché sono carichi di pesticidi. Puoi anche assumere psillio biologico in polvere, che aiuta a contrastare la mollezza delle feci che molti sperimentano quando prendono l’olio MCT (olio a base di trigliceridi a catena media, di cui parlerò nella sezione seguente).

Per aumentare l’apporto di fibre io prendo anche due o tre cucchiai di semi di chia al giorno. Inoltre lascio a bagno un cucchiaio di semi di lino per tutta la notte e poi li aggiungo alla mia centrifuga. Ma tieni presente che se il tuo intestino non è ancora abituato a queste quantità di fibre, faresti meglio ad aumentarne l’apporto gradualmente, perché nella fase di adattamento del tuo microbioma, le fibre possono causare gas intestinale, gonfiore e persino costipazione.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Perché produciamo i chetoni?

Disbiosi

I chetoni furono scoperti solo alla fine dell’Ottocento, quando fecero il loro debutto poco onorevole nelle urine di persone affette da un diabete incontrollato (sotto forma di chetoacidosi diabetica).15 Nell’arco di qualche decennio i ricercatori scoprirono che la produzione di chetoni aveva anche
aspetti positivi.

Dieta chetogena
Dieta chetogena

Se assumiamo pochi carboidrati o se non ne assumiamo affatto, anche solo per un paio di giorni, il corpo riesce a convertire il grasso in chetoni. Questa flessibilità metabolica è uno dei fattori più importanti che consentono la sopravvivenza del genere umano; ci aiuta ad adattarci a un’ampia varietà di risorse alimentari.

Oltre a permetterci di sopravvivere anche nei periodi in cui il cibo scarseggia, i chetoni offrono molti benefici importanti per la salute:

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Se le cellule bruciano i chetoni per ottenere energia, nel corpo si producono molti meno ROS rispetto a quando viene bruciato il glucosio. I chetoni sono un carburante più “pulito” del glucosio, per cui anche i danni ai mitocondri sono molto minori rispetto a quando il carburante utilizzato è il glucosio.

Se effettui il passaggio alla combustione dei grassi (compresi i chetoni), riduci la quantità di zucchero disponibile per le cellule cancerose. Quindi riduci anche la quantità di ROS a cui le cellule sono esposte, diminuendo la probabilità che il cancro inizi a
formarsi.

Acidi grassi a corta catena

Il tipo più abbondante di chetone, il beta-idrossibutirrato (BHB), svolge una varietà di funzioni nei processi di segnalazione che possono influenzare l’espressione genica.16 I chetoni svolgono un ruolo importante nel contenimento delle infiammazioni, perché riducono (sottoregolano) le citochine proinfiammatorie e aumentano (sovraregolano) le citochine antinfiammatorie.17

La struttura dei chetoni presenta una stretta somiglianza con quella degli aminoacidi a catena ramificata (BCAA), ma il corpo li preferisce rispetto ai BCAA.

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Questa caratteristica rende i chetoni straordinariamente efficaci nel risparmio delle proteine, perché essi consentono di consumare quantità inferiori di proteine pur mantenendo o addirittura aumentando la massa muscolare.18

Inoltre, i BCAA sono un potente stimolatore delle vie di segnalazione molecolare della mTOR, una importante via metabolica che spesso è iperattiva negli stati patologici. Perciò, quando mantieni la chetosi nutrizionale, inibisci anche la mTOR, e la riduzione della sua attività si associa a un miglioramento della salute e a un incremento della longevità.

dieta chetogena

19 (La mTOR ha anche un ruolo positivo, specialmente nei giovani, perché stimola la sintesi proteica nei muscoli. Infatti molti atleti agonistici e culturisti s’impegnano ad attivare questa via di segnalazione rinunciando ai benefici per la longevità che derivano invece dalla sua inibizione.)20

Le ricerche suggeriscono che i chetoni svolgono una funzione protettiva sulle cellule cerebrali esposte al perossido d’idrogeno, una sostanza molto presente nel cervello dei soggetti che soffrono di malattie neurodegenerative come la demenza e il morbo di Alzheimer.21

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Tieni presente che quando i livelli di ferro sono alti, il perossido d’idrogeno si converte nel pericoloso radicale ossidrile, come vedremo nel Capitolo 5. Perciò i benefici dei chetoni si ottengono di più quando i livelli di ferro sono ottimali.

I chetoni sovraregolano (incrementano) la biogenesi mitocondriale nel cervello;22 ciò significa che aiutano il corpo a migliorare la sua capacità di produrre più energia aumentando il numero di mitocondri.

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Dai riscontri aneddotici è emerso che in alcune persone il digiuno o il passaggio a una dieta a basso apporto di carboidrati genera una lieve sensazione di euforia; ciò suggerisce che in qualche misura i chetoni possono influire sull’esperienza del benessere.23

Nonostante questi benefici, la semplice produzione di chetoni in quantità sufficienti per essere ufficialmente in chetosi nutrizionale non è l’obiettivo primario della TMM. L’obiettivo della TMM è mantenere il corpo nella modalità di combustione dei grassi seguendo una dieta eccezionalmente salutare.

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È per questo motivo che non mi sentirai mai definire la TMM una “dieta chetogenica” – definizione spesso usata per riferirsi a diete a basso contenuto di carboidrati e ad alto contenuto di grassi – perché questa espressione implica che lo scopo della dieta è produrre il maggior numero di chetoni possibile.

La TMM non si limita a questo. Come ho detto, lo scopo della TMM è ottimizzare il funzionamento dei mitocondri, ridurre i danni dei radicali liberi e curare la causa primaria delle malattie. I chetoni sono un mezzo, non un fine.

15 M. Akram, “A Focused Review of the Role of Ketone Bodies in Health and Disease,” Journal of Medicinal Food, 16, n. 11 (November, 2013): 965–67, DOI:10.1089/jmf.2012.2592. 16 Ibid.
17 Phinney, Volek, The Art and Science of Low-Carbohydrate Living, 10.
18 Intervista a Jeff Volek, Ph.D., http://articles.mercola.com/…/…/01/31/high-fat-low-carbdiet- benefits.aspx consultato il 2 dicembre 2016.
19 J. C. Newman, E. Verdin, “β-hydroxybutyrate: Much More Than a Metabolite,” Diabetes Research and Clinical Practice, 106, n. 2 (2014): 173–81, DOI:
10.1016/j.diabres.2014.08.009.
20 A. Paoli et al., “Ketogenic Diet in Neuromuscular and Neurodegenerative Diseases,” BioMed Research International, 2014 (2014), DOI:10.1155/2014/474296.
21 M. A. McNally, A. L. Hartman, “Ketone Bodies in Epilepsy,” Journal of Neurochemistry, 121, n. 1 (2012): 28–35, DOI: 10.1111/j.1471- 4159.2012.07670.x.
22 J. Moore, Keto Clarity (Victory Belt Publishing, 2014), 58.
23 A. J. Brown, “Low-Carb Diets, Fasting and Euphoria: Is There a Link Between Ketosis and Gamma-hydroxybutyrate (GHB)?” Medical Hypotheses, 68, n. 2 (2007): 268–71, DOI:10.1016/j.mehy.2006.07.043.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Microbiota permeabile

intestino cervello

Vi racconto una storia: 3,5 miliardi di anni fa la Terra era popolata da batteri anaerobici, poi ci fu la catastrofe dell’ossigeno e alcuni di loro cercarono rifugio realizzando sistemi digerenti anaerobici.

L’uomo è sulla terra da 500 mila anni, i batteri che ospita hanno una maggiore esperienza.

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Molti pensano che li ospitiamo in cambio di “lavoretti”, ma sono 10 volte le nostre cellule (loro pensano di ospitarci) e, mentre noi abbiamo 24000 unità geniche, loro ne mettono a disposizione 4 milioni!

Il direttore dell’istituto genoma di Washington ha scritto che siamo maggiormente caratterizzati dal DNA dei nostri microbi che da quello delle nostre cellule. I batteri sono eterotropici, mangiano di tutto e da tutto ricavano energia.

Disbiosi intestinale, microbiota

Sono gli impianti digestivi ad essersi differenziati sulla base delle preferenze alimentari, ma il prodotto finale del processo digestivo deve essere LO STESSO, in quanto le cellule di tutti i mammiferi necessitano delle stesse cose.

Queste sono i SCFAs (acidi grassi a corta catena, come acido acetico (aceto), butirrico (burro), valerico (valeriana) e da BCAAs. I BCAAs (ammino acidi ramificati) si ottengono dalla demolizione delle proteine, presenti nella frutta, verdura e carne, i SCFAs dipende…

Intolleranze alimentari

i carnivori predatori mangiano SOLO carne grassa, mangiano un 70% di grassi (sono in diete chetogenica), da cui semplicemente tagliandoli ottengono i SCFAs (infatti il loro intestino è molto semplice).

I carnivori necrofagi mangiano la carne magra che è stata lasciata attaccata all’osso, ma solo dopo che è stata putrefatta (digerita da altri batteri). I frugiferi mangiano fibre, mangiano un 70% di fibre da cui ricavano per fermentazione un 70% di SCFAs.

Microbiota assimilazione

I SCFAs sono i NUTRIENTI delle cellule (nostre) intestinali, se ne introduciamo pochi l’intestino muore di fame. Noi abbiamo il sistema digerente derivato da quelli dei frugiferi, non abbiamo uno stomaco così demolitivo come quello dei carnivori, non riusciamo ad ottenere i SCFAs dalla demolizione dei grassi, che mangiamo anche poco grazie alla campagna per promuovere l’olio di semi.

Della serie: attenti al colesterolo e poi assumete integratori di vitamina D, sintetizzata dal colesterolo. Mangiando poche fibre mettiamo alla fame il nostro intestino, che diventa debole.

permeabilità intestinale

A parte pochi frutti, come uva e fichi, la frutta non aumenta molto la glicemia, in quanto il fruttosio è in forma di polimeri, che possono o non possono essere scissi dall’amilasi salivare (bocca) e pancreatica (tenue).

Quelli non scissi arrivano integri al colon dove fermentano, gli altri vengono demoliti a disaccaridi (in bocca) e a monosaccaridi nel tenue, producono un lento e graduale aumento della glicemia.

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Coloro che hanno problemi con la frutta hanno un intestino che è…alla frutta, ovvero avvengono fermentazioni che non dovrebbero avvenire ad opera di ceppi disbiotici che hanno avuto il sopravvento su quelli simbiotici.

Occorre correre ai ripari, non certo continuando a non mangiare frutta. Evitandola si eliminano i fastidi da essa prodotti, ma non si ripristina un corretto funzionamento dell’intestino.

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I roditori hanno un cieco sviluppato in quanto li ricavano gli SCFAs dalla cellulosa. A noi si è atrofizzato in quella che chiamiamo appendice. Possiamo capire molte cose su quale sia la nostra corretta dieta proprio osservando le differenze degli impianti digerenti di diversi mammiferi.

Tutti devono ricavare dalla dieta gli SCFAs, i roditori dal cieco, i carnivori direttamente nello stomaco per demolizione dei grassi saturi, gli erbivori, follivori, nel colon dalla fermentazione delle fibre indigeribili.

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Noi siamo partiti come i frugiveri, ma abbiamo imparato ad ottenere gli SCFAs dai grassi saturi, che rappresentano il cibo proibito, la mela di (adamo ed eva), che demoliamo nel tenue anzichè nello stomaco.

E’ stato grazie a questa scelta alimentare, di voler mangiare cibo proibito (non nostro), che abbiamo modificato il digerente e siamo diventati sapiens sapiens.

Prof. Paolo Mainardi