Alchimia dell’Uno

(Maschile + Femminile = Integrazione Alchemica)

” hanno chiesto al maestro qual era la differenza tra chimica e alchimia nelle relazioni di coppia e rispondo queste belle e sagge parole:

Amore, AlchimiA, Unione, Uno

– le persone che cercano “chimica” sono scienziati dell’amore,
Cioè, sono abituati all’azione e alla reazione.
Le persone che trovano l'”Alchimia” sono artisti dell’amore,
Creano costantemente nuovi modi di amare.

I chimici amano per necessità.
Gli alchimisti per scelta.

Alchimia, Anima, unione, Completezza

La chimica muore col tempo,
L’ alchimia nasce attraverso il tempo…

La chimica ama la confezione.
L’ alchimia gode del contenuto.

Coppia, Facendo Fuori, Giovane, Persone, Donna, Uomo

La chimica succede.
L’ alchimia si costruisce.

Tutti cercano chimica,
Solo alcuni trovano l’alchimia.

Cuore Del Fuoco, Cuore, Fuoco, Amore, Simbolo, Design

La chimica attira e distrae macho e femministe.
L’ alchimia integra il principio maschile e femminile,
Ecco perché si trasforma in un rapporto di individui liberi
E con le ali proprie, e non in un’attrazione che è soggetta
Ai capricci dell’ego.

In conclusione, disse il maestro guardando i suoi allievi:

Disegno, Amore, Passione, Matita, Disegnare

L’ alchimia raccoglie ciò che la chimica separa.
L’ alchimia è il matrimonio reale, la chimica il divorzio
Che vediamo ogni giorno nella maggior parte delle coppie.

” iniziamo a costruire relazioni consapevoli,
Perché la chimica ci farà sempre invecchiare il corpo,
Mentre l’alchimia ci accarezza sempre dall’interno “

Impegno, Coppia, Romanticismo, Bici, Felicità, Insieme

Vertigini e Sindrome di Ménière

Di fronte a questo termine non rimane molto da spiegare:

nomen est amen. Le vertigini rimandano, di fatto, a una vertigine più profonda che si studia bene nei prototipi della malattia, cioè nel mal di mare e nei disturbi di viaggio. Il fatto che questo disturbo si manifesti con maggiore frequenza a bordo di una nave, ha determinato la scelta del nome con il quale viene indicato, tuttavia esso si presenta anche in automobile, sulle montagne russe, nei luna-park e addirittura negli ascensori.

Equilibrio, Altezza, Strada, Giunzione, Coraggio

Le condizioni di partenza sono in linea di principio sempre le stesse.

Una situazione tipica è la seguente: stiamo facendo un viaggio in mare e ci troviamo nella sala da pranzo sottocoperta. Di fronte agli occhi abbiamo una tavola imbandita, fissata al pavimento, che non accenna al minimo movimento. Di conseguenza gli organi della vista comunicano al sistema nervoso centrale:

Paura Delle Altezze, Bambino, Gli Occhi Chiusi, Paura

«Tutto è tranquillo, ogni cosa è al suo posto». Contemporaneamente però l’organo dell’equilibrio segnala dall’interno dell’orecchio la presenza di «movimenti rotatori».

In tal modo si crea una specie di situazione a doppio cieco (double-bind-situation), di fronte alla quale la centrale non riesce a trovare alcuna soluzione, poiché o si è in uno stato di quiete o ci si sta muovendo:

la copresenza di queste due realtà è chiaramente impossibile. In tale contesto l’organismo incarna le vertigini reali e informa la coscienza.

Rügen, Vertigini, Torre

Qui diviene particolarmente chiaro fino a che punto la malattia renda sinceri.

Il sintomo raffigura sul corpo della persona coinvolta ciò che essa non può riconoscere all’esterno, cioè che il terreno oscilla sotto i suoi piedi. 

Se i disturbi si avvertono durante i viaggi, queste avvisaglie sono innocue, poiché il pavimento si muove veramente; in malattie come la sclerosi multipla, il sintomo indica davvero che il terreno trema; qui però deve essere interpretato metaforicamente e di conseguenza è più minaccioso.

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Nel malessere che si manifesta in viaggio, il corpo, insieme alla nausea, avverte «conati di vomito» e vorrebbe «rimettere» al più presto. I malati, nel senso più autentico del termine, non si sentono nel loro elemento:

sono capitati in ambiente estraneo, vivono nell’illusione di stare ancora su un terreno sicuro e tranquillo, mentre invece già da tempo navigano sulle onde del mare. Se vogliono che tutto torni rapidamente a posto, dovrebbero ammettere a se stessi e a tutti i loro sensi di trovarsi in una situazione particolare e dovrebbero affidarsi all’elemento acqua, l’unico in grado di trasportarli.

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Non avrebbero bisogno di vomitare, se si arrendessero metaforicamente alla situazione.

La malattia contiene già in sé la soluzione e attraverso il vomito, spinge i soggetti a salire sopra coperta: lì i loro occhi vedono il movimento dell’acqua e della nave e le informazioni fornite da questi organi sono nuovamente in accordo con quelle che provengono dall’orecchio.

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Vertigine e nausea possono, allora, placarsi. Se in una barca a vela si mette la barra del timone in mano a una persona che soffre di vertigini, la verità viene immediatamente a galla: questa infatti dovrà concentrarsi sull’acqua e i suoi occhi riconosceranno il loro errore.

Questo è anche il motivo per cui chi nuota non ha mai il mal di mare; neppure il conducente dell’auto è colpito da questo disturbo, mentre lo sono gli altri viaggiatori.

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Sono i bambini, soprattutto, che tendono ad avere le «vertigini»: a differenza di chi è al volante, essi non guardano la strada, ma, giocando, rimangono con lo sguardo all’interno dell’auto. In questa situazione gli organi sensoriali inviano informazioni inconciliabili. Con la nausea i bambini rivelano che l’auto non è il loro elemento.

Una semplice soluzione consiste nel farli guardare in avanti e verso l’esterno, indicando loro cose interessanti.

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Un altro metodo, sperimentato in tutti i casi analoghi, consiste nella momentanea eliminazione delle informazioni inesatte, cosa che può essere ottenuta chiudendo semplicemente gli occhi: ne consegue che i movimenti che prima causavano i disturbi diventano gradevoli, si tende al sonno.

Ci si ritrova di nuovo nel proprio elemento perché la vita è iniziata proprio così nel liquido amniotico, perché molti adulti si dondolano con piacere, come i bambini. È estremamente importante chiudere gli occhi, abbandonare i controlli e lasciarsi andare a questa situazione primordiale.

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Lo stesso principio è valido per tutti gli altri tipi di vertigine, compresa quella dovuta a ipotensione, che si manifesta con notevole frequenza presso le persone afflitte da bassa pressione, ogni volta che passano con eccessiva rapidità dalla posizione supina a quella verticale.

Il loro malessere è causato dal movimento «troppo veloce». Costoro si comportano come se volessero porsi di fronte alla nuova giornata o a una nuova situazione con slancio e impeto. Se il loro comportamento non è sostenuto da forza interiore, il corpo deve rivelare, o meglio, incorporare la vertigine. I soggetti devono sdraiarsi di nuovo, però hanno una nuova chance se accettano di essere più lenti, ma più autentici.

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Un cosiddetto doppio legame è quello che si verifica, ad esempio, nelle situazioni prive di via d’uscita come la seguente: una persona riceve in regalo una giacca gialla e una rossa. Se indosserà quella gialla, farà dire agli altri: «Allora quella rossa non ti piace!», se invece indosserà quella rossa, accadrà il contrario.

La sindrome di Ménière


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In questo caso ci troviamo di fronte non tanto a una malattia circoscritta, ma a un complesso di sintomi, che includono capogiri, vomito, sudorazione e pallore. La sintomatologia è inoltre caratterizzata da perdita di udito e/o da acufeni e, sul fronte dell’occhio, da un fenomeno detto nistagmo, termine che deriva dal greco e significa tremore e oscillazione dell’occhio.

Tale disturbo accompagna diverse malattie nervose, come la sclerosi multipla e spesso anche alcune affezioni dell’orecchio, tra cui la sindrome di Ménière, che costituisce molto probabilmente un problema di pressione nel sistema del labirinto dei condotti.

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La malattia si manifesta all’improvviso, apparentemente a ciel sereno, gli attacchi si presentano alternati a periodi di normalità di varia lunghezza. 

Come la sclerosi multipla, anche le vertigini devono essere prese molto sul serio. Il corpo da un lato informa la persona che si trova su un terreno pericolante, e talvolta trasmette anche la sensazione che la terra sparisca sotto i piedi. Dall’altro crea l’illusione che esistano movimenti che di fatto sono inesistenti.

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Il terreno su cui la persona si muove è diventato insicuro, non si può più essere certi di nulla, efficienza e indipendenza sono continuamente minacciate, la stabilità è messa in discussione.

Se si ricerca nei territori della psiche e dello spirito, spesso si scopre che i pazienti si sono smarriti ad altezze vertiginose dal punto di vista etico, morale, religioso o delle ambizioni.

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Dilatare a dismisura le proprie pretese impedisce di trovare uno scopo di vita veramente motivante. Chi è in questa situazione è costretto a darsi continuamente da fare e la sua capacità di resistenza risulta sorprendente: del resto sono costantemente alla ricerca di riconoscimenti esterni.

Se tali riconoscimenti vengono improvvisamente a mancare, si precipita nella tipica situazione di scollamento, che spesso è correlata alla perdita del senso della vita. Una volta perso questo riferimento, diviene immediatamente evidente tutta la mancanza di sicurezza e la disperazione – forse non nella coscienza, ma di certo nel terreno oscillante.

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I pazienti non sono più certi neanche della loro stessa vita.

In tali situazioni, rese ancora più preoccupanti dall’insieme dei sintomi, cadono spesso in un circolo vizioso. Poiché i movimenti esterni possono innestare movimenti oscillatori interni, diventano quasi immobili, abbandonano tutto e si trincerano in se stessi.

La debolezza di udito, che viene ad aggiungersi a questo stato di cose, rafforza l’isolamento. Questa situazione di assoluta immobilità in un piccolo mondo minacciato da tempeste esteriori, costituisce un quadro sincero, pur se deprimente, della situazione.

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La base della vita è talmente limitata, talmente piccola, che non c’è posto neanche per tutte e due i piedi. A questo punto, sostenendosi su un solo piede che rappresenta i loro ideali, queste persone si sentono insicure e non trovano altra soluzione che tentare di elevarsi tanto al di sopra della cose profane di questo mondo – come per esempio la sessualità, come espressione della polarità – che la vertigine non si farà attendere.

Il fatto che il corpo debba mettere in scena un dramma, dimostra che i pazienti non sono affatto consapevoli della loro situazione. 
La causa medica dell’indebolimento d’udito che può manifestarsi all’improvviso o gradualmente, va certamente ricercata all’interno dell’orecchio, ai livelli più profondi.

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L’organismo vuol dire con questo mezzo che i soggetti non sono più in grado di ascoltare e di obbedire. C’è da supporre che chi non vuole ascoltare, debba necessariamente intuire.

Infatti quando le orecchie si chiudono ermeticamente, subentrano sensazioni sgradevoli, come la nausea: in tal modo il malato dovrebbe accorgersi che sta rifiutando di inghiottire qualcosa di indigesto e sta cercando di sbarazzarsene.

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Il tremore dell’occhio e lo sguardo inquieto che ne consegue sono segni evidenti di pericolo (di caduta?). La soluzione si trova nel sintomo principale: il soggetto inganna se stesso sulle basi traballanti della sua esistenza, il terreno su cui cammina minaccia continuamente di sparire sotto i suoi piedi.

L’apprendimento possibile è il seguente: abbandonarsi alla fluttuazione fino a quando non sarà chiaro che la vita è fatta di alti e bassi e che è meglio stare su due piedi piuttosto che su uno. Il sintomo costringe i soggetti a cercare un sostegno materiale, perché altrimenti cadrebbero. Inoltre spiegano a chiare lettere che sarebbe opportuno preoccuparsi della propria esistenza e, soprattutto, del contenuto della propria esistenza.

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Le vertigini insegnano che sarebbe meglio smettere di controllarsi continuamente. Per quanto riguarda la debolezza di udito, i sintomi ci dicono che non bisogna più ascoltare all’esterno, né obbedire a comandi che vengono dal di fuori, bensì ascoltare e obbedire a ciò che è dentro di noi, cioè alla voce interiore, che può indicarci la nostra strada.

La nausea e il vomito ci raccomandano ancora una volta di liberarci di ciò che è esterno e non utilizzabile e di farlo, se necessario, addirittura in modo aggressivo. Soprattutto occorre cercare la propria ragione di vita e abbracciarla. I movimenti improvvisi degli occhi ci suggeriscono di sbrigarci, perché non c’è tempo da perdere.

Nel profondo del sintomo si cela la sua soluzione.

Se la base della vita è sicura, l’ebbrezza dei sensi può mettere le ali e far dimenticare tempo e spazio. Nell’estasi amorosa si evidenziano altezze e profondità di sensazioni e s

Bambino, Ragazzo, Sorridente, Infante, Felice, Carino

entimenti, e mentre precipitiamo in questa avventura che turba i sensi, l’equilibrio fisico rimane stabile e sicuro e la danza della vita diviene una gioia.

Domande 
1. Dove non riesco a unirmi alla base della mia vita? 
2. In che rapporto si trovano il senso della mia vita e il mio sostentamento? 
3. Perché non voglio sentire quello che la mia voce interiore cerca di dirmi? 
4. Che cosa non posso più utilizzare nella strada della mia vita e di che cosa mi devo sbarazzare immediatamente? 
5. Come va il mio orientamento nello spazio e nel tempo nel sistema di coordinate dell’esistenza? A cosa mi devo attenere? 
6. Quali sono i punti stabili della mia vita, quelli di cui mi posso fidare? 
7. C’è, nel mio mondo traballante, qualcosa che mi regge saldamente? 
8. Come posso abbandonarmi alla danza della vita, come posso sintonizzarmi con essa?

(Rudiger Dahlke)

Orecchio e Udito

Il padiglione auricolare, che costituisce la parte esterna dell’orecchio, ha, nel suo insieme, un forma femminea.

Mentre l’occhio è preposto a un’attività di controllo, l’orecchio risponde a una legge più passiva. Rimane sempre aperto, anche di notte, che rappresenta la metà femminile della giornata; non si lascia indirizzare, né controllare e di conseguenza non ha la stessa capacità di concentrazione dell’occhio.

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Per questo nessuna parte dell’orecchio possiede maggiore sensibilità rispetto alle altre. Mentre l’occhio seleziona a piacere e in linea di principio percepisce solo la metà della realtà, quella limitata al proprio orizzonte, l’orecchio non può staccare e per questo è sempre informato più dettagliatamente di quello che accade.

Anche quando ci mettiamo a letto e posiamo un orecchio sul guanciale, l’altro rimane all’erta. L’ampiezza della frequenza percepita dall’orecchio sulla scala elettromagnetica supera ampiamente quella dell’occhio.

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L’immobilità del padiglione auricolare, opposta alla estrema mobilità della palpebre, sottolinea ancora una volta il ruolo passivo di questo organo sensoriale, che trova la sua logica sede non al centro del volto come gli occhi, ma alla periferia.

Noi prestiamo orecchio a qualcuno o regaliamo qualche istante d’ascolto, mentre con gli sguardi facciamo centro sempre intorno a noi. Il fatto che gli animali abbiano la possibilità di muovere le orecchie e che tale facoltà sia rimasta solo a poche persone che la esercitano in modo abbastanza rudimentale, fa ipotizzare che questa capacità sia regredita perché trascurata. Soltanto in senso figurato possiamo tendere le orecchie.

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Che ormai siamo giunti a una situazione limite lo dimostra il fatto che ridiamo se vediamo qualcuno muovere il padiglione auricolare, mentre troviamo tragico che qualcuno non sia in grado di muovere gli occhi. La diversa importanza che attribuiamo ai due sensi è rivelata anche dal nostro affidarci costantemente alle vista, mentre di rado riusciamo ad essere tutt’orecchi: abbiamo quasi dimenticato l’importanza dell’ascolto.

L’elemento più caratteristico dell’orecchio, che precede il padiglione, è la coclea che, collocata all’interno, rappresenta la parte preposta alla percezione dei suoni e ha la forma simile a quella di una chiocciola. La spirale è un simbolo antichissimo e, a differenza della linea retta, descrive molto bene la realtà.

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I fisici nucleari l’hanno trovata là dove si forma nuova materia, nell’infinitamente piccolo, gli astrofisici studiando le dimensioni gigantesche dell’universo hanno incontrato la nebulosa a spirale, i biologi molecolari ne hanno trovato le tracce nel DNA, e gli psicoterapeuti la conoscono come il turbine con cui al momento del concepimento inizia il ciclo della vita che si conclude con la morte, quando l’anima abbandona il corpo.

La percezione dell’orecchio può di conseguenza essere vicina alla realtà, soprattutto se riflettiamo sul fatto che tutta la creazione ha avuto origine dal Big – bang. «Nada-Brahma, il mondo è suono»”. C. G. Carus ha detto:

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«L’orecchio, e in particolar modo la sua parte interna, può essere l’organo più importante e più significativo dell’evoluzione psichica». Schopenhauer e Kant richiamarono l’attenzione sul rapporto dell’orecchio con il tempo, che fin da i tempi più remoti è stato misurato in base al movimento delle stelle, le cui «orbite» sono, in realtà, delle spirali.

La vita è ritmo, ha affermato Rudolf Steiner, e poiché anche il tempo scorre ritmicamente, esso è strettamente vincolato alla nostra vita. Con gli occhi noi vediamo la superficie del mondo, i fenomeni; con l’orecchio però ascoltiamo in profondità, fino a raggiungere le radici della nostra vita.

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In questo senso agli occhi «fenomenologici» si contrappongono le orecchie «radicali» (dal lat. radix = radice). Ciò non rende le orecchie migliori dell’occhio, mostra soltanto che le utilizziamo in modo diverso e certamente più profondo.

Il rapporto di questi due importanti organi sensoriali si rivela nei rap¬porti interpersonali: noi ci vediamo e ci ascoltiamo reciprocamente. Attraverso il primo, entriamo in contatto, col secondo impariamo a comprenderci. Quanto profondamente l’udito ci coinvolga, lo dimostrano le nostre reazioni di fronte alla cecità e alla sordità.

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In genere si tende a ritenere la cecità come il male più grave, mentre l’esperienza mostra che questa è più facile da sopportare. Con l’udito, infatti, perdiamo la possibilità di vibrare, e di conseguenza di sentire insieme al mondo.

Da questa limitazione derivano disturbi psichici che possono arrivare fino alla depressione. La sordità tende a coincidere con l’insensibilità. Il proverbio dice che ascoltare e sentire possono sostituirsi l’uno con l’altro: «Chi non vuole ascoltare, deve sentire».

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Se veniamo privati dell’udito, ci ritroviamo a vivere in un mondo senza suoni e abbiamo la sensazione di essere respinti, emarginati, cosa molto difficile da sopportare. Come la creazione è iniziata con un suono, così anche ogni nuova creatura ascolta, all’inizio della propria esistenza, il battito del cuore materno.

Ogni madre avverte l’importanza di questo cordone ombelicale acustico e stringe spontaneamente e intuitivamente il proprio bambino inquieto al cuore.

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Nell’allattamento è proprio questo suono che riesce a rassicurare e tranquillizzare il piccolo. Anche tra le anatre si verifica lo stesso fenomeno: la mamma starnazza ininterrottamente e, finché gli anatroccoli riescono a sentirla, tutto è a posto. Non appena il suo richiamo si fa più debole, significa che è arrivato il momento di fare dietro-front.

L’indebolimento dell’udito ci suggerisce di smettere di ascoltare ciò che proviene dall’esterno e di non continuare ad aspettare che le risposte vengano da fuori. Non è più necessario stare in ascolto di ciò che è al di fuori di noi, bisogna invece ascoltare la voce interiore che ci viene indicata dalla malattia. Bisogna trovare il ritmo interiore.

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Secondo natura, questo è il compito proprio della maturità, che costituisce il periodo della vita in cui la malattia tende a manifestarsi. Chi in età avanzata continua a rivolgersi soltanto all’esterno, deve tenere conto del fatto che il destino correggerà presto il suo atteggiamento.

Ciò si verificherà però soltanto se il soggetto sarà disposto a chiudere le orecchie esteriori. Udire la nostra voce interiore, come del resto la voce di Dio, è cosa indipendente dalle orecchie fisiche e, nei casi estremi, questo è l’unico legame che resta.

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Un tale evento può essere vissuto come dramma o come occasione. Potremmo a questo punto pensare ai compositori Beethoven e Smetana, che, nonostante fossero completamente sordi, scrissero musica divina sentendola solo a livello interiore.

Domande: 
1. In che modo affronto lo stress, o per meglio dire come mi comporto di fronte alle provocazioni e alle sollecitazioni che vengono dal mondo circostante? Come reagisco alle pretese eccessive? 
2. Cosa era successo la prima volta che ho udito i suoni? Come ho reagito? 
3. Cosa non voglio più udire, chi non voglio più ascoltare, a chi non voglio più obbedire? 
4. Come va con l’equilibrio, la stabilità, l’indipendenza e la capacità di farsi valere? Cammino su un terreno sicuro? 
5. Che cosa vogliono dirmi i suoni interiori? E che ha da dirmi la mia voce interiore? Che ruolo hanno l’intuizione e l’introspezione nella mia vita?

(Rudiger Dahlke)

Il Volto – Arrossire

Malattie Espressione dell’Anima

Il volto non è soltanto l’elemento del nostro corpo che ci permette di guardare il mondo, ma è anche quella parte di noi che il mondo riesce a vedere meglio e per prima.
Immagine generale e prima impressione dipendono dal viso. Ogni contatto inizia con gli occhi, gli organi della vista, che oggi rappresentano il nostro più importante strumento sensoriale.

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Nell’antichità più remota era ancora più importante avere un «naso fine»; per questo il senso dell’olfatto è il più antico e il meglio sviluppato. Era inoltre vitale avere un udito acuto, in quanto questo permetteva di percepire i pericoli naturali che minacciavano gli uomini.

Perfino il gusto, diventato oggi quasi un organo di lusso, poteva decidere della vita e della morte tutte le volte in cui era necessario distinguere il cibo commestibile da quello guasto.


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Se oggi diamo a tutto il viso un nome che è vicino a quello di «vista», lo facciamo per valutazione evidente. È infatti agli occhi che va la nostra particolare attenzione, in quanto è grazie ad essi che valutiamo il mondo.

Peraltro la perdita dell’udito produce un effetto psicologico e spirituale ancora più devastante di quanto non faccia la perdita della vista, il che dimostra che nelle profondità dell’anima regna un criterio di valutazione diverso e più antico.

L'immagine può contenere: 1 personaNon soltanto gli organi sensoriali più importanti hanno la loro sede nel volto:

anche la nostra sensualità si rispecchia in lui e i nostri stati d’animo vi si rivelano. È allora chiaro il motivo per cui il nostro viso merita tutta la nostra attenzione. Noi cerchiamo ad ogni costo di salvare la faccia e abbiamo paura di perderla.

Sebbene il viso sia l’unica parte del corpo che nel nostro ambiente culturale lasciamo scoperta agli occhi del mondo, quello che noi mostriamo è solo di rado il nostro vero volto.

L'immagine può contenere: 1 persona

Nel corso della vita acquisiamo un’infinità di maschere, proprio per non dover rivelare il nostro stato d’animo autentico. Una delle maschere più note gode anche da noi di grande popolarità, nonostante il nome americano: si tratta del keep-smiling.

Indipendentemente da quello che succede, si continua a sorridere.

«Far buon viso a cattivo gioco»: così un proverbio definisce questa insincera sceneggiata che si muove sul piano della cortesia e della viltà, un matrimonio esteriormente felice, ma certamente infausto per la vita interiore.


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Così, anche se angosciati, sorridiamo tutto il giorno, anche se non abbiamo nessun motivo per ridere. Questa discrepanza tra la nostra faccia vera e quella che mostriamo agli altri è responsabile di una grande quantità di tensioni muscolari, In questo campo gli asiatici sono certamente superiori a noi.


Il loro volto eternamente sorridente rivela solo ad un esperto quello che in realtà si cela dietro quella radiosa facciata. Il rovescio di questa sorridente medaglia è la maschera prudente e riflessiva delle gravi responsabilità, che i politici assumono tanto volentieri.

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Certe persone si servono delle loro diverse maschere con disinvoltura e a seconda dei casi sostituiscono un sorriso affascinante con uno compassionevole, uno sguardo denso di significato e con una serietà eloquente.

Altri individui trasformano l’intera, maschera e di volta in volta presentano un volto allegro o, se necessario, uno triste. Ci si può orientare anche in base al calendario e sfoggiare una faccia da domenica o da giorno di festa, o una da lunedì mattina. La domanda: «Che faccia hai oggi?», ci ricorda all’occorrenza che sarebbe opportuno essere autentici.
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Tutti sanno che le labbra carnose riflettono una particolare sensualità e che una mascella larga e forte rivela una grande volontà. La fronte sfuggente rivela meno intellettualità rispetto a quella larga, gli occhi piccoli e profondi sono segno di riserbo, mentre gli occhi sporgenti tipici del morbo di Basedow hanno in sé qualcosa di curioso e al tempo stesso di spaventoso.


L’interpretazione inconscia del modello del volto ha un ampio ruolo nella vita quotidiana: ci porta a stabilire per esempio se una persona ci è simpatica o antipatica. Anche lo stato d’animo passa attraverso l’espressione del volto e anche in questo caso non sappiamo, come ciò avvenga.


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Tanta sincerità e altrettanti tentativi di mascherarla fanno sì che i sintomi a volte vanifichino dolorosamente i nostri mascheramenti. L’organismo esprime profonda sincerità anche sul volto. Quando nascondiamo col trucco quello che è scritto sul nostro viso, il destino utilizza uno scalpello più duro per imprimere i propri segni sulla matrice della realtà; in questo caso sulla pelle del nostro volto.


Prima di arrivare a segnali dolorosi e deformanti, il destino ha a disposizione mezzi più miti. L’arrossire frequentemente, ad esempio, è un fenomeno che tende a rendere il soggetto consapevole di qualcosa da cui si difende. Tale situazione ha in sé qualcosa di teatrale. Per lo più si tratta di un tema allusivo che, celato in un gioco di parole, resta sospeso in aria.


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I soggetti cercano di ignorarlo e, ad esempio, si comportano come se non capissero lo scherzo e non avessero niente a che fare con esso. Loro in realtà preferirebbero sprofondare sotto terra e diventare invisibili, però la pelle sincera (del loro viso) annuncia arrossendo il loro coinvolgimento.

La «lampadina rossa» attira magicamente l’attenzione su di sé e più l’individuo si ribella a questa realtà, più rosso e caldo diviene il suo viso, e come un faro annuncia la dolorosa verità. Quello che i soggetti non vogliono ammettere, viene largamente amplificato dal loro volto.

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L’insegnamento è chiaro: solo quando avremo accettato il problema che rifiutiamo e avremo ammesso il suo rapporto con noi, il semaforo rosso si spegnerà. Ciò che si vive in modo normale e naturale, non può proiettare un pudico rossore sul viso.

Se è concretamente possibile raccontare una barzelletta sull’argomento senza morire di vergogna, significa che la tematica è integrata e non ci saranno segnali d’allarme.
Soprattutto ciò che inizialmente risultava carico di paura e dolore potrà essere vissuto apertamente e con gioia e integrato nella vita. Anche un sintomo apparentemente piccolo e innocuo può quindi offrire un grande insegnamento.


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Domande
1. Quali aspetti della vita sono per me penosi? Di che cosa mi vergogno?
2. Quali pensieri e quali sentimenti non sono in grado-di sopportare?
3. Quali situazioni voglio evitare ad ogni costo?
4. Cosa potrei e dovrei imparare in queste situazioni?
5. Cosa significa per me l’opinione pubblica e essere al centro dell’attenzione?
6. Come potrei trasferire il tema erotismo dalla mia testa al cuore e all’apparato genitale?

Dott. Rüdiger DahlkeCon la collaborazione del Dottor Peter Fricke e del Dottor Robert Höβl

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I nervi

Malattia Espressione dell’AnimA
 
I nervi sono i nostri «cablaggi» personali che permettono di collegare il nostro computer centrale (il cervello) alle nostre periferiche (organi, muscoli, cinque sensi, eccetera). Per il sistema nervoso centrale, sono di due tipi: sensitivi e motori.
Pugno, Forza, Rabbia, Lacrima, Brezza, Rotto, Distrutto
 
I nervi sensitivi sono quelli che trasmettono al cervello o al midollo spinale le informazioni recepite. I nervi motori sono quelli che trasmettono gli ordini del cervello o del midollo spinale alla zona del corpo interessata Le malattie dei nervi.
 
Le malattie dei nervi rivelano la nostra difficoltà a far passare pensieri, desideri o voglie nel contesto reale. La trasmissione «si allenta» e i comandi non funzionano più. Cos’è che non voglio oppure ho paura di fare? Cosa mi paralizza? Sono domande che scaturiscono dalle sofferenze o dai blocchi del sistema nervoso.
Ritratto, Grim, Ragazza, Blu, Scuro, Album, TristezzaUn caso tipico è quello della sciatica paralizzante che «blocca» completamente il nervo sciatico e in tal modo ci impedisce di camminare, di spostarci e addirittura di stare in piedi (vedi gambe).
A seconda del lato colpito, cosa accade nella nostra vita di relazione?
Qual è la persona verso la quale non vogliamo più andare, con la quale non vogliamo più avere relazioni come vengono intese oggi o, più semplicemente, non vogliamo più avere relazioni?
In tal senso la cruralgia è molto interessante, in quanto questa stretta del nervo crurale si manifesta tra l’altro negli uomini con dolori talvolta molto fastidiosi in uno dei testicoli.
Donna, Giovane, Pioggia, Stagno, Cambogia, Ragazza
 
Le stesse domande poste per la sciatica paralizzante possono dar luogo a risposte particolarmente «interessanti», anche se non sono obbligatoriamente benvenute o accettate.
In ogni caso possiamo vedere come la localizzazione del nervo ci informi con precisione in merito al motivo dell’«incapacità» ricercata. Sarà quindi sufficiente fare riferimento alla parte del corpo in questione per poter individuare il legame tra i due.
(Michel Odoul)
Piante Officinali
 
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Crea la tua realtà

Quando siamo malati ci mettiamo in discussione, ci sentiamo tagliati fuori dalla vita, dallo scopo per cui siamo venuti al mondo.

Dubitiamo delle verità fondamentali intrinseche dentro di noi, come la capacità del corpo di guarire, perché non siamo ancora entrati in contatto con le vere cause che si celano dietro la nostra malattia.

Consapevolezza

Cogliendola come opportunità di riunire parti di noi, facendo precipitare la dualità dove ci specchiamo separandoci.

Passiamo da un medico all’altro, da una comunità medica all’altra, cercando delle risposte. 
Arriviamo a perdere fiducia nella vita, in noi stessi, nel proprio Sè “AnimA”.

Quando stiamo bene, però, i dubbi svaniscono. Abbiamo l’energia che ci serve per dedicarci al vero scopo della nostra vita, ci osserviamo trasformarci

Riso, Donne, Seduta, Vendemmia, Scrofa, Setaccio, consapevolezza

La Consapevolezza si espande, insieme alla Conoscenza, crediamo di nuovo nel bello della vita che si manifesta in ogni nostra infinita espressione.

Entriamo in contatto con le leggi dell’universo, a cominciare dalla legge del rinnovamento, leggi dinamiche, vitali, che vanno oltre ai programmi e modelli impressici dalla cultura e dalle tradizioni.

La verità sul mondo, su noi stessi, sulla vita, sul nostro scopo si riduce alla guarigione.

La Vita è la diretta manifestazione della Coscienza nel fare l’Esperienza.

Francesco Ciani

Gli atti «mancati»

Malattia Espressione dell’AnimA

Con la sua definizione di «atto mancato», Freud ci ha fornito un elemento straordinariamente ricco della psicologia individuale e delle interazioni corpo/ mente.

Egli sosteneva che attraverso i nostri lapsus, i nostri gesti maldestri e accidentali, noi esprimiamo, liberiamo tensioni interiori che non abbiamo potuto o saputo scaricare in altro modo. Così, quando incorriamo in un lapsus, si presume che questo esprima in realtà il nostro reale pensiero.

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Mi ha sempre sorpreso che egli abbia definito tali atti come «mancati». Attraverso tale definizione, infatti, essi vengono automaticamente percepiti, sentiti come uno sbaglio, come qualcosa di inadatto e che deve essere evitato (almeno per la maggior parte delle persone).

Ciò è grave perché ci costringe a cercare di impedire, per quanto possibile, che si producano, in particolar modo facendoci mettere in atto una censura interiore più efficace. Preferisco chiamarlo un atto «riuscito», anche se il risultato tangibile non è quello atteso dal Conscio della persona.

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Infatti questo atto è la manifestazione reale di un tentativo di comunicazione del nostro Non-Conscio con il nostro Conscio. Si tratta di un messaggio, talvolta cifrato, mediante il quale il nostro Non-Conscio esprime una tensione interiore e indica al Conscio che le cose non sono coerenti, che qualcosa non quadra.

È il Maestro o AnimA Interiore che giunge a tirare le redini perché il Cocchiere (Mente) è addormentato, sperando che la scossa prodotta dal passaggio in una buca o su una gibbosità del terreno lo risvegli.

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L’atto «riuscito» può assumere, come i messaggi di cui ho parlato precedentemente e di cui fa parte, tre forme. Può trattarsi di un lapsus «linguae», ossia di un «errore» di espressione verbale (usare una parola al posto di un’altra), di un gesto «maldestro» (rovesciare una tazza addosso a qualcuno o rompere un oggetto), ossia che non produce il risultato previsto, e infine di un incidente più traumatico come un taglio, una distorsione o un incidente automobilistico.

Abbiamo incontrato quest’ultimo tipo nel capitolo sui «traumi».
Questa definizione ci consente di comprendere perché Freud ha parlato di «atto mancato», poiché questo assume sempre una forma in apparenza negativa. La ragione è molto semplice. Il nostro Non-Conscio si comporta come un bambino. Quando un bambino pensa che i suoi genitori non si occupano sufficientemente di lui, non lo ascoltano abbastanza, fa tutto quanto è in suo potere affinché questo stato di cose cambi.

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Nella culla piange, urla, e questo funziona, significa che il sistema è efficace. Più tardi, egli farà la stessa cosa rompendo un piatto, ottenendo pessimi risultati a scuola o persino picchiando la sorellina o il fratellino.

Noi agiamo come i genitori. Siamo troppo occupati per renderci conto dei bisogni del nostro bambino interiore. Quindi reagiamo solo quando il richiamo si fa invadente, ossia negativo. Non abbiamo saputo captare nulla prima.

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Avviene esattamente la stessa cosa tra il nostro Conscio e Non-Conscio. Quest’ultimo ci invia tanti messaggi «positivi», come quelli di cui parlo nel capitolo dell’effetto specchio o come i sogni, ma molto spesso non siamo capaci o pronti ad intenderli.

Il Non-Conscio, il Maestro o AnimA Interiore, passa dunque al secondo stadio che è quello dei messaggi a carattere «negativo», ossia che presentano noie e seccature, in modo da indurci ad ascoltarli e comprenderli.

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Se la comunicazione esiste ancora, se non è stata interrotta da un’ipertrofia del Conscio, il messaggio verrà trasmesso mediante tensioni fisiche o psicologiche, incubi, oppure attraverso lievi atti «mancati» (lapsus, rottura di oggetti significativi, eccetera).

Se la comunicazione è di pessima qualità o addirittura inesistente, la forza del messaggio dovrà aumentare (quando la linea è disturbata al telefono, dobbiamo talvolta urlare per essere uditi dal nostro interlocutore).

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Entriamo così nella fase accidentale o conflittuale per provocare e ottenere i traumi di cui ho parlato nel precedente capitolo. Possiamo anche fare quanto è necessario per …ammalarci (prendere freddo, bere o mangiare in eccesso o troppo poco e così via).

Infine, se la comunicazione è del tutto interrotta, allora si farà strada la malattia profonda, strutturale (malattie autoimmuni, cancro, eccetera).

Michel Odoul

 

Il cancro, i tumori da un altro punto di vista Consapevole

Malattia Espressione dell’AnimA

Il cancro e le forme cancerogene sono proliferazioni cellulari anarchiche che fanno la loro comparsa e si sviluppano in una determinata zona dell’organismo.(Separazione da se stessi, ripetizioni deleterie)

Se vengono depistate in tempo, la malattia può essere circoscritta sin dall’inizio; in caso contrario vi è proliferazione.

(Comprensione di Sè dell’Esperinza messa in atto)

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L’organismo viene progressivamente invaso, colonizzato dalle cellule cancerogene che viaggiano attraverso il sistema sanguigno

(chi sei dove nel contesto sociale)

e la colonizzazione delle differenti parti del corpo si attua sempre mediante una sorta di effrazione nell’ambiente cellulare.
(persistenza e materializzazione dell’idea fatto dolore)

Data la gravità di questa malattia, vorrei ricordare le caratteristiche principali del suo processo:

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• disordine sotterraneo, inconscio e indolore all’inizio (incosapevolezza)
• sviluppo anarchico per perdita dei punti di riferimento cellulari (chi e cosa sei)
• invasione dell’organismo mediante colonizzazione (invasione ostruzione, impurità, sentirsi inquinati)
• colonizzazione mediante «effrazione» delle zone interessate (Cristallizzazione, rigidità statica)
• contaminazione dell’organismo attraverso il circuito sanguigno o linfatico (perdita dei punti di riferimento interni)
• conclusione mortale per autodistruzione, se non si interviene.

(perdita e abbandono della Vita, identificazione con la la malattia)

Abbiamo qui la descrizione di tutto il processo psicologico che precede e prepara il terreno alla malattia.

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Un giorno l’individuo vive un trauma (o un accumulo) emozionale o affettivo importante e lo serba nell’intimo.

Per forza, volontà, educazione, convinzione o fuga, egli non si permette di esprimere realmente o riconoscere la propria sofferenza e, in modo particolare, la perdita dei punti di riferimento, la distruzione profonda della convinzione o l’illusione che essa rappresenta.

Il trauma viene percepito come un’intrusione, un’effrazione nelle proprie strutture interiori e la sua ondata di choc comincia poco a poco a colonizzare tutta la costruzione psicologica della persona.

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La crescita interiore dell’individuo perde poco a poco tutti i suoi punti di riferimento e diviene caotica e «suicida» per la struttura dell’essere (all’opposto del processo «allergico» che fa in modo che l’individuo detto «allergico» sia raramente, per non dire mai, predisposto al cancro).

Tutto questo processo ha la meglio e comincia a contaminare la gioia di vivere e le emozioni (sistema circolatorio) che poco a poco vengono impregnate dal ricordo del trauma e fanno progressivamente posto a sentimenti ed emozioni che a loro volta contribuiscono a «minare il terreno».

Tutto ciò è inconscio, sotterraneo e indolore fino al giorno in cui tutto «esplode» e si dichiara alla luce del sole.

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Il cancro rappresenta quindi la distruzione della nostra programmazione interiore di equilibrio e si esprime in particolar modo attraverso la prima zona interessata.

Manifesta spesso rimorsi, ferite, aspettative, lesioni profonde che sanguinano sempre nella mente, che non si possono o non si vogliono rimarginare e che sono spesso associate ad un senso di colpa, di frustrazione, disagi mentalmente incolmabili.

Risultati immagini per dammi la vita

Si tratta di una sorta di autopunizione che vuole essere definitiva, una constatazione inconscia di fallimento rispetto alla propria vita o alle proprie scelte di vita.

In cosa ho fallito, per cosa mi punisco, cosa mi rimprovero così profondamente?

In ogni caso siamo qui in presenza dell’ultimo grido lanciato dal Maestro Interiore perché tutti gli altri hanno fallito o sono stati soffocati.

in Verità ci siamo identificati con l’esterno .. l’ambiente, separandoci da noi stessi, senza comprendere la dualità da noi stessi creata.

(Michel Odoul modificato Francesco Ciani)

La Paura

La paura non è reale!

L’unico posto dove può esistere è nel nostro modo di pensare al futuro.
E’ un prodotto della nostra immaginazione,
che ci fa temere cose che non ci sono nel presente
e che forse neanche mai esisteranno.

Mano, Paura, Disperazione, Espressione, Spaventato
Si tratta quasi di una follia, non mi fraintendere, il pericolo è molto reale,
ma la paura è una scelta.

Tutti noi ci raccontiamo una Storia

e quel giorno in cui la vivrai puoi scegliere la tua vita dove deve cambiare comprenderai che non sei, chi perde…
non sei chi vince…
sei la Vita che Sceglie, divenendo l’Esperienza Stessa.

Amore, Rage, Lutto, Odio, Fuga, Bolla Di Sapone, Albero

La Tua Vita si manifesta nel Fare Consapevole del Momento Presente

Non esisti nella paura del passato…
Come non sopravvivi nell’ansia del futuro…
Qui e Ora AnimA Mia … Qui e Ora.
Persona, Bionda, Ragazza, Pietra, Di Sopra, Fiume

Sincronicità o Destino

Tutto quel che è successo era necessario

Tutto ciò che deve succedere non può essere evitato.
Se qualcosa fosse andato in modo differente, anch’io sarei stato differente e gli avvenimenti sarebbero stati diversi.

Binari Ferroviari, Tracce, Ferrovia, Treno, Panorama

Ma tu sai che non poteva avvenire nient’altro che quel che è avvenuto. Perciò che io creda o meno che avrei potuto modificare la situazione, il fatto è che è successo ciò che è successo e che niente può modificare tale realtà.

Credere di avere un potere di scelta sugli avvenimenti mentre hanno luogo è per me ragione sufficiente per ritenere che sia vero. Vedo ora entrambi i contesti molto chiaramente e uno non preclude l’altro. Per quanto suoni paradossale: «Siamo tutti destinati a fare delle scelte».

Beach, Costa Del Pacifico, Ocean, Costa, Pacifico, Mare

Proprio come le particelle subatomiche possono essere letteralmente in due luoghi allo stesso tempo, istantaneamente collegate in luoghi differenti, anch’io posso esserlo. E’ semplicemente nell’essenza della realtà. So che compio sempre delle scelte e che ogni scelta mi conduce a quella successiva;

fino a quando non interferisca con il flusso di energia che l’universo, vado nella direzione giusta. So che quando dico sì alla vita, affidandomi all’intuito (che non so come definire altrimenti) e continuando a comportarmi con armonia e amore per me stesso e gli altri, tutto è equilibrato e perfetto.

Risultati immagini per sincronicità o destino
So anche che ho la facoltà di disturbare tale armonia agendo con spirito aggressivo e negativo.

La capacità che ho di pensare mi allinea nell’universo come le particelle subatomiche, anche se all’osservazione dei sensi la realtà appare totalmente governata dal caso. So che un’analisi più approfondita rivela che nulla è casuale, compresi me stesso e tutte le scelte che compio.

Beach, Rocce, Equilibrio, Blu, Costa, Mucchio, Ocean

Puoi servirti di questa inquietante conclusione per migliorare ogni giorno la tua vita.
Una volta che ti sia reso conto che tutto ciò che incontri, a cui pensi e che senti, tutto quello che fai, parte della sincronicità dell’universo, per quanto nel contempo paradossalmente sia tu stesso a determinarlo, ti sarai liberato dai ceppi che imprigionano la vita.

Vedrai che tutte le azioni che intraprendi sono sincronizzate.

Costa, Elgol, Isola Di Skye, Pietre, Lago, Scozia

Puoi rimanere separato da te stesso, nella mente, e vedere dove si sta dirigendo la forma. Puoi essere distaccato da ogni bisogno di interferire in modo aggressivo nella vita degli altri e essere più ricettivo a tutto ciò che ti circonda come a tutto ciò che tu circondi.

Puoi smettere di analizzare ogni cosa all’infinito e invece fluire più serenamente, sapendo che la divina intelligenza, cocreatrice con Te, che sostiene la tua forma opera perfettamente e che lo farà sempre.

E come potrebbe essere diversamente?

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Come si può pensare che una cosa così immensa, equilibrata, perfetta non continui in quel modo all’infinito?

Fidati di questa sicurezza. Sappi che tutto è in perfetta armonia, che anche tu sei parte di questa perfezione, come ne fa parte ogni tuo atto, pensiero, intuizione e attuazione.

Pier, Molo, Ocean, Mare, Acqua, Modo, Prospettiva

Una volta che avrai accettato l’idea della sincronizzazione dell’universo, reagirai alle coincidenze in apparenza straordinarie con un cenno di assenso e una certezza interiore, invece di rimanere sbalordito e incredulo per il concatenarsi inspiegabile di tanti eventi fortuiti.

Ma prima di cominciare ad affidarti in ogni momento a questo principio hai bisogno di liberarti di alcune vecchie credenze. Ecco alcune delle ragioni che possono rendere difficile applicare alla tua vita quotidiana il principio della sincronicità.

Van, Vintage, Beach, Cool Wallpaper

Esaminale attentamente per saggiare la tua disponibilità ad accogliere nella vita questi «miracoli».

(Wayne W. modificato)