Virus e retrovirus

Cosa sono i Virus e retroVirus, da dove nascono le malattie croniche degenerative infiammamtorie … che mettono a dura prova il nostro Metaboloma intestinale <3

L’intrepida avventura di una scienziata, alla ricerca della verità sui retrovirus umani e il loro collegamento con la sindrome da fatica cronica (ME/CFS),

l’autismo e altre malattie


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Riflessioni e chiarimenti a cura di Aura Premoli.
Il libro Plague, (Kent Heckenlively, Judy Mikovits) racconta una storia emblematica, sfortunatamente frequente ai nostri giorni, ovvero la manipolazione degli studi scientifici, a vari livelli, per pilotare una ricerca verso un risultato desiderato, al fine di favorire gli interessi economici di grossi gruppi commerciali.

Inoltre racconta ampiamente il ruolo dei mezzi di informazione, anche quelli così detti scientifici, per sostenere tesi senza fondamento e gettare discredito su personaggi troppo integri e troppo appassionati alle sorti del genere umano, che non si piegano alle esigenze di mercato.

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Un altro tema che emerge è la misoginia: gli autori evidenziano come ancora al giorno d’oggi esiste una netta discriminazione, a tutti i livelli, nei confronti delle donne.

E’ la storia della scoperta di un virus che risulta coinvolto, insieme ad altri fattori predisponenti, nella genesi di tumori, EM/CFS (Encefalomielite mialgica/sindrome da stanchezza cronica), autismo e altre patologie croniche , su base infiammatoria, collegate in particolar modo al funzionamento del sistema immunitario e del SNC (sistema nervoso centrale).

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La storia si dispiega di pari passo con gli eventi paradossali che coinvolgono la dottoressa Judy Mikovitz, una dei responsabili dell’identificazione del ruolo di questo particolare virus patogeno e per questo motivo, ostacolata, licenziata e imprigionata.
Di seguito farò solo un’esposizione delle implicazioni che queste ricerche potrebbero aver avuto, e potrebbero avere in futuro, in relazione alla salute di intere fasce di popolazione.

Che cosa è un virus?


Un virus è una particella molto elementare, costituita semplicemente da una sequenza di acidi nucleici (costituenti base dei nostri geni) rivestiti da proteine.
Poiché i virus non hanno gli strumenti necessari per la loro espressione, devono utilizzare i processi biochimici di una cellula ospite per compiere il loro ciclo vitale. Questo processo abitualmente distrugge la cellula, causando una malattia.
Retrovirus: caratteristiche e storia.

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Un virus può essere costituito da DNA o RNA, che utilizzano direttamente il sistema espressivo della cellula; esistono però anche dei virus particolari, chiamati retrovirus (RV), che utilizzano l’enzima trascrittasi inversa, per produrre la corrispondente porzione di DNA, che verrà poi inserita nel DNA dell’ospite, in una specifica posizione, attraverso l’enzima integrasi.

Questo passaggio ulteriore, che li rende sensibili alle mutazioni, fa sì che evolvano più rapidamente di altri virus: questa particolarità rende alcuni di questi virus (come l’HIV = virus dell’immunodeficienza umana) molto resistenti al trattamento.
Il fatto di inserirsi nel nostro DNA in modo specifico è stato anche sfruttato per la terapia genica, ovvero per inserire delle porzioni di DNA in caso di malattie genetiche.

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Questi retrovirus diventano parte integrante del corredo genetico di un individuo, quindi non uccidono la cellula e si riproducono solo quando una cellula si divide, ma nel contempo diventano trasmissibili in linea verticale , ovvero da genitori a figli; presentano anche una trasmissibilità attraverso il latte materno e la saliva.

Una volta attivi all’interno della cellula, producono proteine specifiche che causano un danno al corretto funzionamento cellulare e di conseguenza una malattia.
I primi retrovirus sono stati identificati negli animali, in particolare i virus della leucemia murina (MLV), che sono ritenuti causa di cancro in alcuni topi.

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Nel 1970 sono stati riconosciuti i primi 3 retrovirus umani: tra questi l’HTLV (Adult T cell Leukemia Virus) che può causare una forma di leucemia e sindromi infiammatorie e neurologiche. Questo virus è molto stabile geneticamente e si manifesta come malattia solo nel 5% delle persone infettate, mentre il 95% restano asintomatiche.

Nel 1982 viene isolato il virus HIV (retrovirus responsabile dell’AIDS = sindrome di immunodeficienza acquisita) che presenta invece la caratteristica di essere estremamente instabile geneticamente, riuscendo a modificarsi anche nel corso della vita dell’ ospite.

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Nel 2006, alcuni scienziati hanno evidenziato che un tipo di virus della leucemia murina (MLV), chiamato virus della leucemia murina xenotropico (XMRV), può potenzialmente infettare gli esseri umani. E nel 2014 l’FDA afferma che l’XMRV è uno dei virus della leucemia murina (MLV) che sono stati riconosciuti come trasmissibili all’uomo. (FDA 2014).

Gli organi bersaglio di questi retrovirus sono il sistema immunitario e il SNC e le cellule di elezione per la loro latenza sono quelle del sistema immunitario, quindi le terapie che stimolano un aumento del numero di queste cellule, causano un incremento del numero di cellule infette e possono concorrere, attraverso vari meccanismi, al manifestarsi di stati patologici.

Patogenesi Caratteristica:


Lampadina, Corrente, Luce, Splendore

– infiammazione e disturbi della regolazione ormonale e dell’interferone
– elevata produzione di ROS/RNS (radicali liberi)
– immunodeficienza

Nelle fasi iniziali, possono essere impiegate terapie che inibiscono gli enzimi che sostengono il loro ciclo vitale (trascrittasi inversa e integrasi) impedendo così il loro diffondersi, mentre dal momento che il virus si è sistemato nel DNA non è più possibile intervenire in modo radicale.

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Come si è visto chiaramente nel caso dell’AIDS, nelle sindromi che coinvolgono il sistema immunitario, è interessante osservare che non abbiamo mai la presenza di un singolo virus, ma si ritrovano sempre altri virus opportunisti (come gli Herpes Virus, i Citomegalovirus, Epstein Barr Virus, i virus dell’epatite) che possono risvegliarsi e causare le patologia correlate.

Per esempio, il Sarcoma di Kaposi (causato dal virus HHV-8), forma tumorale caratteristica in passato degli uomini anziani del sud Italia, è diventato estremamente frequente nei pazienti siero positivi per l’AIDS. Quindi si tratta sempre di infezioni contemporanee sostenute da più agenti infettivi.

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Si è riconosciuto, inoltre, una tendenza ad una notevole latenza di questi virus prima della manifestazione della malattia, (variabile dai 2 anni nelle aree povere del Brasile, ai 20 anni in alcune aree benestanti del Giappone) in relazione alle condizioni socio economiche e ambientali. Quindi si può notare una correlazione con fattori quali lo stile di vita, l’alimentazione, gli stress ambientali (inquinamento ecc.).

Nel genoma umano, troviamo il 15% di retrovirus endogeni, che si sono inseriti nel corso della storia umana e che vengono mantenuti silenti (Non Replication Competent retrovirus) cioè non in grado di produrre particelle infettive, da un sistema immunitario efficiente.

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Questo fenomeno è presente anche negli animali e ciò riveste una notevole importanza in quanto questi retrovirus si possono spostare da una specie ad un’altra, e acquisire in questo passaggio una virulenza imprevista, o viceversa. Questo meccanismo veniva sfruttato proprio per attenuare la virulenza di particolari virus con lo scopo di produrre dei vaccini: uno dei tessuti più utilizzati era il cervello di topo.

Oppure possono ricombinarsi con retrovirus endogeni di un’altra specie, dando origine a nuovi virus. Come è nata la correlazione tra l’XMRV e la sindrome da stanchezza cronica e l’autismo?

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In letteratura sono riportati i primi casi di sindrome da stanchezza cronica (CFS) nel 1934-35, presso il County Hospital di Los Angeles, durante un’epidemia di poliomielite, riguardanti 198 tra medici e personale infermieristico. Prima di allora, la CFS non era mai stata descritta.

E’ una patologia invalidante, non ancora riconosciuta dal SSN italiano, chiamata anche encefalomielite mialgica, caratterizzata da dolori migranti a tutto l’apparato muscolo-scheletrico, un’intensa stanchezza con una notevole difficoltà nel recupero dopo uno sforzo mentale o fisico e da una riduzione dell’efficienza del sistema immunitario: presenta delle caratteristiche comuni con l’AIDS.

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A questo personale sanitario era stato somministrato il vaccino antipolio Brodie per protezione durante l’epidemia. Ciò potrebbe dare una spiegazione al fatto che la sindrome si fosse manifestata tra il personale medico sano e non tra i più vulnerabili pazienti. Inoltre risulta che siano state loro offerte cifre astronomiche, per quei tempi, affinché non parlassero di quanto era loro accaduto.

Riguardo l’autismo, invece, il primo caso risulta un bambino nato nel 1931, sei mesi dopo che era stato sviluppato il vaccino contro la febbre gialla, da parte dell’istituto Rockefeller, utilizzando tessuto di cervello di topo come terreno di crescita per il virus. I primi casi si sono verificati in genere in bambini di genitori con un background medico o comunque scientifico.

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Sappiamo che la preparazione di questi vaccini richiedeva il passaggio attraverso il tessuto di topo e possiamo quindi ipotizzare che si siano riattivati virus endogeni con un conseguente processo di ricombinazione genetica. Questa eventualità era già stata intuita nel 1953, quando durante un incontro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità era stato affermato che “due evidenti obiezioni sorgono all’uso di questo vaccino:

1 – a causa del fatto che il tessuto cerebrale murino impiegato possa essere contaminato da virus patogeni per l’uomo benché latenti nel topo o possa essere la causa di encefalite demielinizzante e 
2 – che, a causa di proprietà antigeniche e neurotrope, possa provocare serie reazioni a livello del sistema nervoso centrale (SNC)”.

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Da allora c’è stato un incremento continuo dei casi di entrambe queste sindromi fino ad arrivare al giorno d’oggi, a percentuali molto elevate in riferimento al periodo molto breve trascorso dalla loro prima apparizione.

Nel 1991 abbiamo la prima evidenza della presenza di retrovirus nei malati di sindrome da stanchezza cronica e nel 2009 abbiamo il primo isolamento dall’uomo di un virus xenotropico della leucemia murina (XMRV) infettivo: si evidenzia anche che questo XMRV è diverso dai retrovirus trovati nei topi, escludendo quindi l’ipotesi di una contaminazione da laboratorio.


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A conferma di ciò, l’XMRV viene trovato con maggiore frequenza in pazienti con mutazioni (tipo il deficit dell’enzima RNASEL, caratteristico della difesa antivirale) o con difetti nelle difese immunitarie.

Nel novembre 2014, ricercatori dell’FDA, del National Health Institute e della scuola medica di Harvard, hanno pubblicato uno studio che esamina la presenza di virus della leucemia murina (MLV) nel sangue ottenuto da due gruppi di donatori: pazienti con diagnosi di sindrome da stanchezza cronica e donatori di sangue sani.

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Questo studio conferma una ricerca precedente [Lombardi et al. Science October 23, 2009 326: 585] che aveva mostrato la presenza di XMRV (virus della leucemia murina xeno tropico), una variante genetica di virus tipo MLV, nel sangue di pazienti con CFS. Lo studio dimostra una forte associazione tra una diagnosi di sindrome da stanchezza cronica e la presenza nel sangue della sequenza genica di virus tipo MLV, mentre la riscontra in un numero modesto di donatori sani.

Anche se l’associazione statistica è evidente, questo studi NON provano che questi retrovirus siano la causa della sindrome da stanchezza cronica. Varie sequenze geniche, simili a quelle del XMRV, recentemente scoperto, sono state identificate in campioni provenienti da 32 su 37 pazienti con sindrome da stanchezza cronica (86,5%) e solo in 3 su 44 (6,8%) donatori di sangue sani.

Infezioni virali e sindromi infiammatorie


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Come abbiamo visto, c’è un collegamento tra queste infezioni virali, e patologie su base infiammatoria del SNC. Si ipotizza che le cellule della microglia (con attività di macrofagi, derivate dal sistema immunitario) che sono deputate alla prima difesa delle cellule nervose, in presenza di una stimolo aggressivo, si modifichino e producano notevoli quantità di sostanze pro-infiammatorie, provocando stati patologici del SNC, situazione che ritroviamo frequentemente nelle malattie cronico-degenerative, quali Parkinson, Alzheimer, sclerosi multipla, SLA, autismo e demenza ecc..

Da uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Rochester è emerso che la plasticità del cervello, ossia la sua capacità di ristrutturare le connessioni fra i neuroni, dipende in modo essenziale dall’azione delle cellule della microglia, le cellule immunitarie che proteggono il cervello dalle infezioni e distruggono le cellule morte in seguito a una lesione.

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Fino a poco tempo fa si riteneva che il ricablaggio dei circuiti cerebrali fosse gestito esclusivamente dai neuroni, ma più di recente sono emersi dati che indicano un coinvolgimento anche della microglia.

Infezioni concomitanti, virus riattivati, OGM (possibile veicolo di proteine alterate), suscettibilità genetica, eccesso di sostanze tossiche nel corpo, possono creare la tempesta perfetta e portare all’attivazione della microglia. Non dobbiamo dimenticare che anche le proteine che avvolgono questi virus possono presentare una loro tossicità.

Vaccini


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Avendo evidenziato il ruolo che l’insieme di diversi fattori “stressanti” ha sull’omeostasi dell’organismo umano, a conclusione riassumiamo l’importanza che possono aver avuto i vaccini nell’aumento delle patologie cronico degenerative che si evidenzia al giorno d’oggi.

1) Nella manipolazione di microrganismi per la produzione di nuovi vaccini, possono essere riattivati/creati nuovi virus.
2) Possono diventare veicolo essi stessi di retrovirus.
3) Apportano sostanze tossiche come mercurio, alluminio, formaldeide ecc.., che a loro volta affaticano e indeboliscono le difese dell’organismo.
4) Impegnano e “distolgono” il sistema immunitario lasciando senza controllo i retrovirus endogeni.
5) Moltiplicano le cellule immunitarie eventualmente già infettate.
6) Possono raggiungere il SNC attraverso una barriera emato-encefalica alterata o, ancora più facilmente, attraverso il sistema linfatico, attivando le cellule della microglia.

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Ricordando che la terapia vaccinale viene iniziata nei primissimi mesi di vita, quando non abbiamo ancora un sistema immunitario ed emuntorio efficienti, possiamo immaginare come le capacità difensive dell’organismo umano vengano messe duramente alla prova o come, in presenza di altri fattori predisponenti, come quelli già segnalati, si possa facilmente manifestare una gamma di patologie, a distanza anche di molti anni, classificate oggi come di causa non nota.

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Stranamente, in questo contesto, le autorità sanitarie della maggior parte dei paesi, non applicano il principio di precauzione né finanziano, come sembrerebbe logico (date le devastanti implicazioni che si possono avere sul genere umano dalla diffusioni di infezioni difficilmente controllabili e curabili), ampi studi scientifici indipendenti, che aiutino ad avere certezze sull’innocuità delle terapie utilizzate quotidianamente su larga scala, come le trasfusioni e le vaccinazioni.

Per la bibliografia, faccio riferimento a quella pubblicata nel testo originale Plague.

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Virus Epstein Barr

Parte 4° 
Sclerosi multipla, Vit D , A, Lupus e non solo 

L’articolo A possible link between the Epstein-Barr virus infection and autoimmune thyroid disorders ci informa che precedenti infezioni da virus EB sono associate con I linfomi e possono causare anche malattie allergiche ed autoimmuni.

Inoltre leggiamo nell’articolo che il virus EB modifica la risposta del sistema immunitario della persona che lo ospita e che, sebbene resti in uno stato latente per gran parte della vita della persona, a volte una grave malattia correlata alla presenza del virus EB si può sviluppare a distanza di tempo dall’infezione, e questo potrebbe anche spiegare i sintomi di esacerbazione di molte patologie autoimmuni.

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Lupus eritematoso

Le malattie attualmente correlate ad infezioni da virus EB sono il lupus eritematoso sistemico, la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide, la sindrome di Sjögren e l’epatite autoimmune.

Riguardo alle tiroiditi autoimmuni gli auotori affermano che il virus EB, sebbene non sia necessariamente l’unica e sola causa, può essere considerato uno dei fattori che contribuiscono alla genesi della malattia.

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eritema

L’articolo Antiviral immune responses: triggers of or triggered by autoimmunity? (“Risposta immunitaria antivirale: fattore scatenante o scatenata a sua volta dall’autoimmunità?”)

ci informa che la genetica può essere solo un fattore che predispone alla patologia autoimmune, come ci mostrano le differenti condizioni di salute di gemelli identici e la distribuzione geografica delle malattie, che mostrano la concausa di fattori ambientali, alcuni dei quali potrebbero essere di natura infettiva.

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lupus

L’articolo Epstein-Barr virus and systemic lupus erythematosus (“Il virus Epstein-Barr ed il lupus eritematoso sistemico”) discute della scoperta di nuovi meccanismi di mimetismo molecolare collegati al virus EB che possono essere alla base dell’insorgere della malattia, e cita numerosi articoli recenti che hanno dimostrato come il carico virale da virus EB

l’aumentato numero di linfociti B periferici con infezione latente, e la maggiore presenza del DNA del virus tra i malati di lupus eritematoso sistemico rispetto ai soggetti sani del gruppo di controllo.

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Sclerosi multipla

L’articolo Are Mycobacterium avium subsp. paratuberculosis and Epstein-Barr virus triggers of multiple sclerosis in Sardinia? (“Il Micobatterio avium paratuberculosis ed il virus Epstein Barr sono fattori scatenanti della sclerosi multipla in Sardegna?”)

ci mostra che Mycobacterium avium paratuberculosis (MAP) non solo è stato trovato nel 27,5% dei malti di sclerosi multipla, ma che è stata pure trovate una risposta immunitaria estremamente alta contro una proteina di questo micobatterio che è somigliante ad una proteina della mielina umana, il che porta a sospettare un caso di reazione incrociata ovvero di mimica molecolare.

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Vitamina D carenza

L’articolo Autonomic dysfunction: a unifying multiple sclerosis theory, linking chronic cerebrospinal venous insufficiency, vitamin D(3), and Epstein-Barr virus è un interessantissimo articolo che cerca di esporre una visione unificata dei meccanismi che possono causare la sclerosi multipla, compresa l’infezione/riattivazione del virus Epstein Barr. Un articolo recente che ogni medico dovrebbe leggere per intero.

La capacità della vitamina D (quando è presente in quantità sufficiente nel nostro organismo) di regolare il sistema immunitario (facendo sì che sia più forte contro gli agenti infettivi e meno diretto contro i propri tessuti), nonché la sua capacità di diminuire l’infiammazione

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fanno sì che le malattie autoimmuni spesso sia correlate a bassi livelli di vitamina D nel sangue. Più va avanti la ricerca e più si scopre che la carenza di vitamina D è spesso collegata all’insorgenza di tali malattie, e che l’integrazione di vitamina D è utile nella cura.

Questo può essere anche addebitato al fatto che la vitamina D ha un potente effetto antimicrobico, anti fungino e anti infettivo in generale. Sono alquanto recenti, alcune recentissime, le scoperte sulla capacità della vitamina D di potenziare le nostre difese immunitarie e di permetterci di combattere efficacemente tutta una serie di patogeni come Candida, Streptococco, Stafilococco e per l’appunto anche il virus Epstein Barr.

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L’articolo Antimicrobial implications of vitamin D per esempio ci informa che la vitamina D aiuta a combattere le infezioni stimolando diversi meccanismi di protezione, per esempio fortificando l’immunità innata producendo peptidi anti-microbici (AMP) e attivando i globuli bianchi, col risultato di potenziare le difese immunitarie contro ogni tipo di infezione batterica eccetto la Leismaniosi.

Il vantaggio, sottolineano gli autori, di puntare su un normale livello di vitamina D nel sangue invece che sugli antibiotici, è sia economico che sanitario, visto la crescita del fenomeno della resistenza agli antibiotici dei nuovi ceppi batterici. L’articolo Antibacterial effects of vitamin D

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vitamina D

nel riportare informazioni molto simili al precedente, puntualizza che molte informazioni sull’attività antibatterica della vitamina D sono apparse evidenti a partire dal 2005 (e quindi si tratta di informazioni spesso ignorate dai medici che non avuto voglia e tempo di agigornarsi).

In particolare la Catelicidina uno dei peptidi summenzionati, è efficace contro batteri gram-positivi e gram-negativi, ma anche funghi e micobatteri, che si trovano in diversi tessuti tra i quali la pelle, e le mucose del sistema respiratorio e gastrointestinale .

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Vitamina D alimentazione

L’articolo Vitamin D3 a new drug against Candida albicans (“Vitamina D3 un nuovo farmaco contro la Candida albicans”) , riferisce di un esperimento in vitro che mostra come la vitamina D3 contrasti la Candida (ad una concentrazione però circa 1000 volte maggiore di quella che generalmente si trova nel sangue degli esseri umani).

L’articolo Differential Effects of Vitamins A and D on the Transcriptional Landscape of Human Monocytes during Infection , mostra l’importanza della vitamina D e della vitamina A contro le infezioni da Aspergillus fumigatus, Candida albicans ed Escherichia coli.

L’articolo Association among Vitamin D, Oral Candidiasis, and Calprotectinemia in HIV testimonia la correlazione tra bassi livelli di vitamina D e la Candidosi orale in pazienti immunocompromessi.

1143 Pubblicato su Central European Journal of Immunology 2016;41(3):297-301, autori Dittfeld A, Gwizdek K, Michalski M, Wojnicz R;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27833448.
1144 Pubblicato su Nature Reviews. Immunology 2009 Apr;9(4):246-58, autori Münz C, Lünemann JD, Getts MT, Miller SD;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19319143/.
1145Pubblicato su Current Opinion in Rheumatology 2006 Sep;18(5):462-7, autori James JA, Harley JB, Scofield RH;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16896283.
1146 Pubblicato su Multiple Scelrosis. 2012 Aug;18(8):1181-4, autori Cossu D, Masala S, Cocco E, Paccagnini D, Frau J, Marrosu MG, Sechi LA.;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22261119
1147 Pubblicato su Autoimmunity Reviews 2012 Dec;12(2):250-9, autore Sternberg Z; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22564548
1148 Pubblicato su Dermatoendocrinology 2011 Oct-Dec; 3(4): 220–229, autori Youssef DA, Miller CWT, et al.;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3256336/
1149 Pubblicato su Nature Reviews Endocrinology 7, 337-345 (June 2011), autore Martin Hewison http://www.nature.com/…/jou…/v7/n6/full/nrendo.2010.226.html
1150 Vedi l’articolo Association between serum 25-hydroxyvitamin D level and upper respiratory tract infection in the Third National Health and Nutrition Examination Survey, pubblicato su Archives of Internal Medicine. 2009 Feb 23;169(4):384-90, autori Ginde AA, Mansbach JM, Camargo CA Jr. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19237723, articolo completo suhttps://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3447082/
1151 Pubblicato Journal of Mycological Medicine 2016 Nov 16. pii: S1156-5233(16)30223-2 [Epub ahead of print], autori Bouzid D, Merzouki S, Bachiri M, Ailane SE, Zerroug MM; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27865660.
1152 Pubblicato su Scientific Reports 2017 Jan 17;7:40599. autori Klassert TE, Bräuer J, et al.;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5240108/.

ECN

La Vitamina D

Asse Intestino – Cervello parte 2 🌞

Nell’articolo Vitamin D supplementation: what’s known, what to do, and what’s needed , per esempio si legge che una concentrazione ottimale sarebbe compresa tra i 30 e gli 80 ng/ml, e che l’assunzione da parte di giovani adulti di vitamina D in dosi minori o uguali a 2000 UI (unità internazionali) al giorno difficilmente può fare del male.

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Ad ogni modo basandosi su queste stime (probabilmente prudenti) gli autori dell’articolo Low vitamin D status: definition, prevalence, consequences, and correction (“Bassi livelli di vitamina D: definizione, prevalenza, conseguenze e correzione”) , risulta che circa i ¾ degli statunitensi adulti hanno bassi livelli di vitamina D.

Interessante è l’affermazione, contenuta in questo articolo, che “per raggiungere un livello ottimale di vitamina D sono necessarie assunzioni giornaliere di almeno 1000 Unità Internazionali di vitamina D”.

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Per quanto si sappia che un eccesso di vitamina D possa essere pericoloso, gli autori affermano che le dosi indicate pongono un basso rischio di tossicità, ma ricordano anche che la risposta all’assunzione di uguali dosi di vitamina D è variabile, e quindi sarebbe il caso di monitorare i livelli di 25(OH)D nel sangue, sebbene tale procedura finora “ha ricevuto poca attenzione”. Secondo gli autori “l’integrazione con vitamina D3 è preferibile all’integrazione con vitamina D2”.

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Se quindi nel corso del libro abbiamo visto come quasi tutte le malattie possono essere correlate a fenomeni come disbiosi/parassitosi e disfunzione delle barriere tissutali, adesso iniziamo a vedere che quasi tutte le malattie possono essere contemporaneamente correlate ad una carenza di vitamina D, la quale non solo può inibire il corretto funzionamento delle suddette barriere, ma causare molti altri problemi.

Questo perché, come abbiamo appena visto, i recettori della vitamina D si trovano in quasi tutti i tessuti, ma anche perché la vitamina D dal punto vista della sua struttura chimica appartiene al gruppo dei seco-steroidi, ovvero molecole che hanno un’azione anti-infiammatoria.

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Se più volte nel corso di questo libro è stata richiamata la funzione deleteria di una produzione eccessiva e cronica di citochine pro-infiammatorie, ecco che la vitamina D appare come un naturale modulatore di questi eccessi, e come una sostanza che può essere utile nel migliorare i sintomi delle malattie croniche infiammatorie.

Se a questo aggiungiamo che la trascrizione di centinaia di geni dipende dalle interazioni tra la vitamina D ed i suoi recettori e che tali interazioni sono collegate a diversi percorsi di segnalazione , ovvero di comunicazione all’interno del nostro organismo, ne consegue che (similmente al quanto accade per il magnesio o per il microbiota simbionte) è difficile trovare una funzione all’interno del corpo umano che non dipenda in un modo o nell’altro dall’azione di tale molecola, la cui presenza in quantità ottimali nella circolazione sanguigna è quindi un prerequisito fondamentale per la salute.

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Questo vuol dire che la vitamina D per esempio, ed i suoi recettori VDR, sono implicati nella regolazione dell’espressione di diversi enzimi (la grandissima parte degli enzimi sono proteine, e le proteine vengono fabbricate in base alle istruzioni codificate nel DNA); un articolo tra i tanti che illustra tale situazione è Vitamin D receptor regulation of the steroid/bile acid sulfotransferase SULT2A1 .

Conseguentemente da un po’ di tempo a questa parte si studiano applicazioni dell’integrazione di vitamina D per la cura e la prevenzione di moltissime malattie (quasi tutte in realtà), vedi per esempio riguardo al cancro gli articoli Vitamin D signalling pathways in cancer: potential for anticancer therapeutics (“I percorsi di segnalazione della vitamina D nel cancro: un potenziale per le terapie contro il cancro”) Calcium and vitamin D. Their potential roles in colon and breast cancer prevention (Calcio e vitamina D).

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I loro ruoli potenziali nella prevenzione del cancro al colon ed al seno . Sempre riguardo al cancro l’articolo Impact of oral vitamin D supplementation on serum 25-hydroxyvitamin D levels in oncology , ci informa che la risposta all’integrazione con vitamina D è stata particolarmente buona nei pazienti con cancro ai polmoni ed alla prostata ed in quelli che in partenza avevano una concentrazione di vitamina D compresa tra 20 e 32 ng/ml (che come abbiamo visto corrisponde ad una carenza non troppo grave).

L’articolo afferma che una concentrazione nel sangue di 36-48 ng/mL è ottimale per la prevenzione del cancro, e che la carenza di vitamina D è associata, secondo alcune recenti ricerche, a molti tipi di cancro, mieloma multiplo, cancro del colon retto, della prostata e del seno.

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La conferma deriva da studi statistici che mostrano come la mortalità da cancro aumenti al diminuire dei livelli di vitamina D misurati nel sangue e aumenti con la diminuzione dell’esposizione ai raggi UVB (legata alla posizione geografica).

La vitamina D è importante anche per la corretta funzionalità del sistema nervoso (d’altronde abbiamo già visto che la sua carenza favorisce la disfunzione della barriera emato-encefalica).

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L’articolo Vitamin D, nervous system and aging , dopo averci ricordato che bassi livelli di vitamina D sono associati ad un aumentato rischio di contrarre diverse malattie croniche come osteoporosi, cancro, diabete, malattie autoimmuni, ipertensione, arteriosclerosi e debolezza muscolare, ci informa che i dati clinici finora raccolti suggeriscono che la carenza di vitamina D3 sia associata anche al rischio di sviluppare diverse patologie del sistema nervoso centrale, tra le quali sclerosi multipla, morbo di Alzheimer e morbo di Parkinson, depressione stagionale e schizofrenia.

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Le carenze di vitamina D, conclude l’articolo, sembra che causino un funzionamento anomalo del sistema nervosa centrale ed un suo invecchiamento precoce.

L’articolo Vitamin D and the central nervous system ci conferma che la vitamina D regola lo sviluppo ed il funzionamento del sistema nervoso e che una adeguata assunzione di vitamina D nel corso della gravidanza e del periodo prenatale pare che sia cruciale in termine di prevenzione delle malattie del sistema nervoso stesso.


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L’articolo Disease relapses in multiple sclerosis can be influenced by air pollution and climate seasonal conditions , ci informa che il riacutizzarsi della sclerosi multipla coincide molto spesso con giorni in cui aumenta l’inquinamento e (soprattutto nel primo pomeriggio) le nuvole oscurano il sole; il che porta direttamente ad una coincidenza con i giorni in cui è minore la produzione di vitamina D indotta dalla radiazione solare.

Che l’inquinamento atmosferico, riducendo il tasso di radiazioni che promuovono la produzione di vitamina D all’interno della pelle, lo confermano numero studi, come per esempio The effects of air pollution on vitamin D status in healthy women: A cross sectional study .

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L’articolo Vitamin D prevents hypoxia/reoxygenation-induced blood-brain barrier disruption via vitamin D receptor-mediated NF-kB signaling pathways , ci informa che vitamina D3 ha effetti neuro protettivi in seguito ad un’ischemia e pare che possa aiutare a prevenirla; tale azione positiva dipende dalla protezione della barriera emato-encefalica.

La stessa forma di vitamina D preserva la funzionalità della barriera epiteliale intestinale dal danno indotto da alcune citochine pro-infiammatorie .

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L’articolo Vitamin D deficiency predisposes to adherent-invasive Escherichia coli-induced barrier dysfunction and experimental colonic injury discute un esperimento in vitro che indica come la carenza di vitamina D predispone al danno della barriera intestinale da parte ci ceppi patogeni del batterio Escherichia coli (considerato un microrganismo corresponsabile del morbo di Crohn).

L’articolo Vitamin D deficiency promotes epithelial barrier dysfunction and intestinal inflammation (“La carenza di vitamina D promuove la disfunzione della barriera epiteliale e l’infiammazione intestinale”) mostra che la vitamina D è un importante mediatore delle difese epiteliali intestinali contro gli agenti infettivi.


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Vista la somiglianza tra le cellule dell’epitelio della barriera mucosa intestinale e le cellule della nostra pelle, non meraviglia che la vitamina D abbia un effetto protettivo anche nei confronti di quella stessa pelle dove (grazie alla radiazione solare) può venire prodotta. L’articolo Microorganism-induced exacerbations in atopic dermatitis:

a possible preventive role for vitamin D? (“Esacerbazione indotta da microrganismi nella dermatite atopica: un possibile ruolo preventivo della vitamina D?”) ci indica un possibile ruolo preventivo di tale vitamina nei confronti della Stafilococco aureo e del fungo Massezia, due microrganismi correlati alla manifestazione della dermatite atopica.

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L’articolo 1,25-Dihydroxyvitamin D3 regulates genes responsible for detoxification in intestine (“1,25 idrossivitamina D3 regola i geni responsabili per la disintossicazione dell’intestino”) è il resoconto di un esperimento condotto su topi carenti di vitamina D, che ha permesso di scoprire che nel giro di 6 ore dalla somministrazione della vitamina D è stata stimolata l’espressione di diversi geni, tra i quali anche alcuni geni antiossidanti.

Gli autori concludono affermando che questi risultati “sostengono l’idea che la vitamina D sia un fattore significativo nella disintossicazione e nella protezione dalle tossine ambientali.

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L’articolo Vitamin D for the prevention of stroke incidence and disability: Promising but too early for prime-time , ci informa che la vitamina D potrebbe giocare un ruolo nella neuro protezione (probabilmente attraverso dei percorsi di disintossicazione) e che potrebbe prevenire il danno vascolare tramite l’abbassamento della pressione sanguigna (ed altri meccanismi);

la correlazione tra carenza di vitamina D e le demenze neurodegenerative e vascolari potrebbero essere una dimostrazione di quanto appena affermato. L’articolo mostra quindi che ci sono diversi indizi sul ruolo preventivo della vitamina D nei confronti dell’ischemia cerebrale.


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Anche l’articolo Vitamin D prevents hypoxia/reoxygenation-induced blood-brain barrier disruption via vitamin D receptor-mediated NF-kB signaling pathways, Pubblicato su PLoS One. 2015 Mar 27;10(3):e0122821, autori Won S, Sayeed I, Peterson B L, Wali B, Kahn J S, Stein D G; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25815722 

discute di una efficacia preventive della vitamina D nei confronti del danno causato da una ischemia cerebrale (il meccanismo è come abbiamo visto altre volte, quello di prevenire la disfunzione della barriera emato-encefalica.

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Anche l’articolo Vitamin D and Neurocognitive Dysfunction: Preventing “D”ecline? (“La vitamina D e la disfunzione neurocognitiva: Prevenire il D-eclino?”) parla dei benefici della vitamina D per la salute del cervello anche attraverso meccanismi di disintossicazione e meccanismi antiossidanti; la vitamina D pare sia quindi importante per evitare il declino cognitivo.

L’articolo New clues about vitamin D functions in the nervous system (“Nuove informazioni sulla funzione della vitamina D nel sistema nervoso”) ci informa della scoperta di recettori della vitamina D nei neuroni e nelle cellule gliali, che i geni che codificano gli enzimi coinvolti nel metabolismo di questo ormone (la forma attiva della vitamina D) sono espressi anche nelle cellule del cervello e che dalla Vitamina D dipende persino la sintesi di un enzima coinvolto nella sintesi dei neurotrasmettitori.

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Come se non bastasse la vitamina D aumenta i livelli di glutatione (la qual cosa porta all’importanza della vitamina D per la disintossicazione).

L’articolo The vitamin D–antimicrobial peptide pathway and its role in protection against infection , oltre a ricordarci che l’esposizione al sole e l’olio di fegato di merluzzo (ricco naturalmente di vitamina D) sono stati sin da tempi antichi indicati come metodi per la cura della tubercolosi, l’articolo ci informa della recente scoperta del ruolo della vitamina D nell’espressione genetica di peptidi antimicrobici che spiega almeno in parte l’effetto “antibiotico” di tale sostanza.
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L’articolo Treatment of vitamin D deficiency due to Crohn’s disease with tanning bed ultraviolet B radiation ci informa che dei malati di tale malattia dopo 6 mesi di trattamento con raggi UVB hanno raggiunto livelli normali di 25(OH)D nel sangue smettendo di soffrire di debolezza muscolare e di dolore muscolare ed osseo.

Anche l’articolo Vitamin D and Crohn’s disease in the adult patient: a review ci informa di una simile relazione, e del beneficio dell’integrazione della vitamina D.

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L’articolo Low serum vitamin D concentrations in patients with schizophrenia mostra che I livelli di vitamina D nel sangue sono più bassi nei pazienti schizofrenici rispetto ai depressi ed ai soggetti sani del gruppo di controllo.

L’articolo Correlation between total vitamin D levels and psychotic psychopathology in patients with schizophrenia: therapeutic implications for add-on vitamin D augmentation , ci informa che valori particolarmente bassi di vitamina D sono stati osservati durante le crisi psicotiche dei pazienti schizofrenici.

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Anche l’articolo Serum vitamin D levels in relation to schizophrenia: a systematic review and meta-analysis of observational studies , che opera una meta-analisi di diversi studi sull’argomento, mostra una significativa correlazione tra bassi livelli di vitamina D e schizofrenia.

Gli autori dell’articolo Is Serum Hypovitaminosis D Associated with Chronic Widespread Pain Including Fibromyalgia? A Meta-analysis of Observational Studies , dopo avere preso in considerazione i risultati di 12 studi sull’argomento, concludono che c’è un’associazione positiva tra l’ipovitaminasi D e il dolore cronico diffuso, e che tale correlazione permane anche dopo l’esclusione dei cosiddetti “fattori di confusione” .


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In particolare gli autori indicano un valore soglia di (8 – 10 ng/mL) che separa le persone che soffrono di tale devastante sintomo da quelle che non ne soffrono.

Anche l’articolo Effects of vitamin D on patients with fibromyalgia syndrome: a randomized placebo-controlled trial , ci conferma che l’ottimizzazione dei livelli di vitamina D ha un effetto positivo sulla diminuzione del dolore.

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L’articolo Vitamin D deficiency in women with fibromyalgia in Saudi Arabia , ci informa che le donne sofferenti di fibromialgia spesso sono carenti di vitamina D (in Arabia Saudita anche se non vanno in giro velate, le donne spesso sono molto coperte e prendono poco sole). L’autore nella conclusione scrive addirittura che “un efficace trattamento con alte dosi di vitamina D potrebbe portare alla risoluzione di quasi tutti i sintomi”.

L’articolo Protective effect of 1,25-dihydroxyvitamin D3 on ethanol-induced intestinal barrier injury both in vitro and in vivo mostra l’azione protettiva della vitamina D nei confronti della barriera intestinale rispetto al danno indotto dall’etanolo.

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Infine anche il diabete mellito di tipo 1 nei bambini è correlato a bassi livelli di vitamina D, come conferma l’articolo Correlation of serum vitamin D level with type 1 diebetes mellitus in children: a meta-analysis .

È da notare come, nel ristabilire livelli ottimali di vitamina D, siano importanti anche i cofattori della vitamina D (magnesio, boro, vitamina K, zinco) che permettono al nostro corpo di utilizzarla al meglio, nonché la vitamina A (che lavora per molti aspetti in sinergia con la D e che impedisce danni da eccessi di vitamina D) .

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L’articolo Epidemic influenza and vitamin D ci mostra che stagionalità dell’influenza mostra un picco in corrispondenza del periodo dell’anno in cui normalmente calano i livelli della vitamina D nel sangue delle persone a causa della mancata esposizione alla luce del sole, e spiega che la vitamina D modula il sistema immunitario prevenendo l’eccessiva produzione di citochine infiammatorie, aumentando la capacità di azioni antimicrobica dei macrofagi, e stimolando la produzione di peptidi antimicrobici.

La supposizione che i virus influenzali si diffondano in quei periodi dell’anno in cui minore è il livello di vitamina D nel sangue, è stato dimostrato inoculando (in soggetti volontari) virus influenzali in diversi periodi dell’anno e riscontrando come la febbre si manifestasse soprattutto in inverno.

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Nell’articolo Vitamin D for influenza , il dottor Gerry Schwalfenberg discute all’inizio degli inibitori della neuraminidase (un tipo di farmaci antivirali) affermando che apportano più danni che benefici.

Gli effetti collaterali elencati dall’autore vengono enumerate in base alla propria esperienza clinica, ovvero all’osservazione di quanto rilevato nei propri pazienti: vomito, gravi forme di diarrea, confusione acuta, allucinazioni, delirio; peggioramento delle funzioni cognitive.

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Al contrario ci sono studi che hanno mostrato come persino dosi relativamente basse di vitamina D (1.200 UI) somministrate ai bambini abbiano ridotto notevolmente i casi di influenza A e di attacchi di asma (nei soggetti sofferenti di tale patologia) rispetto al gruppo di controllo che assumeva un placebo .

Ma la cosa più notevole dell’articolo è la dichiarazione che il dottor Schwalfenberg ed un suo collega hanno fornito per qualche anno ai propri pazienti integratori di vitamina D in maniera tale da raggiungere almeno il livello di 40 ng/ml, e adesso vedono pochissimi dei propri pazienti ammalarsi di influenza o di sindromi para-influenzali.

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Per questi ultimi, quando la malattia si manifesta, hanno utilizzato il “martello della vitamina D” (vitamin D hammer), ovvero 50.000 UI al giorno di vitamina D3 in un’unica dose, oppure 10.000 UI 3 volte al giorno, per 2 o 3 giorni.

I risultati vengono descritti come eccezionali, con complete risoluzione dei sintomi in 2 o 3 giorni, e viene precisato che dosi di questo tipo non sono mai state tossiche. Giustamente il dottor Schwalfenberg insiste sul fatto che si tratta di una cura economicissima e afferma che serve urgentemente uno studio su questa modalità di intervento, sia per ottimizzare la salute delle persone, che per risparmiare sulle spese mediche.

860 Pubblicato su Pharmacotherapy. 2012 Apr;32(4):354-82, autori Haines S T, Park S K; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22461123.
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892 Vedi https://www.evolutamente.it/la-supplementazione-di-vitamin…/ .
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895 Randomized trial of vitamin D supplementation to prevent seasonal influenza A in schoolchildren, Pubblicato su American Journal of Clinical Nutrition 2010 May;91(5):1255-60, autori Urashima M, Segawa T, Okazaki M, Kurihara M, Wada Y, Ida H;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20219962.

Carenze di vitamina D e malattie degenerative

Asse Intestino Cervello

Parte Prima 
È già stato accennato al metodo Coimbra per la cura della sclerosi multipla, ma anche molte altre malattie, dalla psoriasi al cancro passando per l’influenza, sono correlate ad una carenza di vitamina D, la quale a sua volta è frutto di due fattori:

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la scarsa esposizione al sole, specie d’inverno, dal momento che le popolazioni “progredite” passano gran parte del loro tempo all’interno di edifici dove il sole non arriva, ed il fatto che le popolazioni che vivono nelle zone meno calde del pianeta (dove c’è minore irraggiamento solare) hanno perso l’abitudine di cibarsi di cibi ricchi di vitamina D.

Ancora peggiore è la sorte della popolazione di pelle nera che, per colpa prima dello schiavismo e poi delle migrazioni, si trova a vivere al di fuori della fascia equatoriale; la pigmentazione scura della loro pelle filtra i raggi solari che aiutano a generare la vitamina D.

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Di fronte all’emergere di sempre nuovi studi sull’efficacia della vitamina D nel proteggere dalle infezioni, nel prevenire il cancro, l’osteoporosi, la depressione, il diabete, le malattie cardiache e i disturbi renali, bel combattere psoriasi ed altre dermatiti e fino anche la sclerosi multipla, ecco che qualche istituzione sanitaria fa qualche passetto avanti nel raccomandare dosi giornaliere appena un po’ maggiori di questa vitamina (che poi in realtà è un ormone, ma storicamente è stata denominata così), ma pur sempre molto al di sotto di quello che dovrebbe essere un valore davvero sufficiente a garantire la salute ai nostri corpi umani.

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Negli Stati Uniti per esempio la dose giornaliera raccomandata dalle istituzioni sanitarie è passata da 200 UI a 600 UI, lascia la maggior parte delle persone ancora gravemente carenti di vitamina D. In tal modo alle industrie farmaceutiche resta garantito un vasto numero di clienti che si ammalano (inconsapevolmente) per la carenza di tale sostanza e che sono costretti ad acquistare farmaci vita natural durante.

Negli Stati Uniti, secondo alcuni studi scientifici, il 70 per cento dei bianchi e il 97 per cento degli afro-americani hanno carenza di vitamina D, e i neri si ammalano di tumore molto più facilmente dei bianchi .

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Lo studio A Statistical Error in the Estimation of the Recommended Dietary Allowance for Vitamin D , ci informa che nel Nord America (ma un po’ in tutto il mondo) le persone hanno sempre più bassi livelli di vitamina nel sangue nonostante le raccomandazioni di assumere 600 UI di vitamina D al giorno (che in teoria avrebbero dovuto portare la quasi totalità della popolazione ad avere livelli di vitamina nel sangue di almeno 20 ng/ml).

La realtà è che è stato fatto un errore statistico nella stima della dose raccomandata giornaliera di Vitamina D, e potrebbero essere necessarie (per la popolazione del Nord America) ben 8.800 UI di vitamina D al giorno.

vitamina-d.jpgIn effetti ormai diversi medici che si occupano di questo ormone del sole affermano che 10.000 UI al giorno, specie d’inverno (e specie nei paesi più lontani dall’equatore) sono una dose che non può causare tossicità alcuna, dal momento che corrisponde a quanto la nostra pelle può produrre stando esposta al sole per circa mezz’ora (nella stagione calda, e nelle ore centrali della giornata).

Se una persona non si intossica stando al sole (qui stiamo parlando ovviamente di esposizione che non porti a scottature), perché mai dovrebbe risentire della tossicità di una simile dose di vitamina D3? Per altro la nostra pelle ha un sistema di regolazione che impedisce ulteriore produzione di vitamina D innescata dalla radiazione solare quando si arriva, nel corso della giornata, a 20.000 UI al giorno.

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C’è quindi da sospettare che ulteriori studi e ricerche possano ben presto portare a nuove indicazioni, ben più alte, sulla dose considerata sicura.

L’articolo Risk assessment for vitamin D (“Valutazione del rischio per la vitamina D) ci mostra che il limite massimo di assunzione giornaliera di vitamina D posto a 2.000 UI (ovvero 50 microgrammi) non è basato sui risultati delle ricerche più recenti, e che gli esperimenti condotti a partire dal 1997 (anno in cui è stato stabilito quel limite) non hanno riscontrato, negli adulti, tossicità per dosi maggiori o uguali a 10. 000 UI, che viene considerata dagli autori il nuovo valore ottimale di limite massimo di assunzione di tale sostanza.

Detto questo ogni persona è differente, le statistiche ci danno dei valori medi che non necessariamente sono ottimali per tutti, e molto dipende anche dai valori di vitamina D nel sangue presenti quando si inizia una eventuale integrazione; ci sono persone per esempio che soffrono di dolori al petto con dosi da 5.000 o più al giorno (anche se potrebbe dipendere da una carenza di vitamina K2, che viene esaurita dagli alti livelli di vitmina D3).

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Ci sono persone che riescono ad assorbire meglio degli altri la vitamina D3 e trasformarla nella forma attiva dell’ormone, anche perché ci sono differenze genetiche (alcune di queste possono essere corrette dall’assunzione di vitamina B2), e ci sono persone che hanno una dieta povera di grassi, che non assumono la vitamina D3 coi grassi, o che hanno difficoltà ad assorbire i grassi (come per esempio i malati di fibrosi cistica o di alcuni patologie intestinali). Ricordo infatti che la vitamina D3 e la vitamina K2 sono vitamine liposolubili (che si sciolgono nei grassi e che hanno bisogno dei grassi per l’assunzione).

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Anche sui livelli di vitamina D nel sangue considerati normali c’è molto da discutere, dal momento che attualmente si considera sufficiente un livello oltre il 30 ng/ml, ma ci sono diversi studi che mostrano come l’effetto protettivo della vitamina D nei confronti di molte patologie si vede solo quando il tasso di tale sostanza nel sangue sale oltre i 40/50 ng/ml. Il dottor Mercola è uno di quelli che considera insufficiente qualsiasi concentrazione sotto i 50 ng/ml, ottimale la concentrazione tra i 50 e i 70; egli inoltre considera una concentrazione tra 70 e 100 ng/ml come quella utile a trattare il cancro e le malattie cardiache, e una concentrazione sopra i 100 come eccessiva .

Afferma Mike Adams in un suo articolo su naturalnew :

I professionisti della salute bene informati nel campo della nutrizione, speravano che lo IOM suggerisse un aumento del fabbisogno giornaliero di vitamina D che effettivamente aiuterebbe a prevenire il cancro: da 2000 UI al giorno, fino a raggiungere 4000 UI al giorno. La maggior parte dei nutrizionisti informati consigliano da 2000 UI a 4000 UI al giorno per gli adulti. Le ricerche sulla connessione tra cancro e vitamina D parlano chiaro: la vitamina D previene il 77% dei tumori .

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Ma le istituzioni sanitarie fanno terrorismo sulle dosi alte di vitamina D così come lo hanno fatto in passato sulla vitamina C, e considerano 4000 UI una dose eccezionale. Scrive ancora Mike Adams a tal proposito :

I media, prendendo la palla al balzo, hanno segnalato che 10.000 UI causano danni ai reni. Tuttavia, i medici che si occupano di carenza di vitamina D, prescrivono di routine 50.000 UI al giorno per aiutare i pazienti a recuperare e ripristinare i corretti livelli di vitamina D. (Tale quantità è sicura solo per le persone che ne hanno una grave carenza. NaturalNews ne conviene che non è una dose sicura per chi ha già un livello sufficiente di vitamina D nel proprio corpo.)

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Il dottor Michael Holick, esperto di vitamina D sistematicamente attaccato dalla medicina convenzionale per il suo voler educare la gente sulla vitamina D, ne prende 3.000 UI al giorno. È protagonista di un servizio speciale per NaturalNews ‘‘Il potere curativo della luce solare e della vitamina D’’ che può essere scaricato gratuitamente all’indirizzo: http://www.naturalnews.com/rr-sunlight.html.

Il capitolo successivo contiene una lunga dissertazione sul valore della vitamine D nelle sue varie forme (ed in particolar modo sulla vitamina D3 nella sua forma solfatata), che già spiega come essa possa influire sul nostro stato di salute e come la sua carenza possa essere correlata a molte patologie.

Qui di seguito una piccola rassegna di alcuni articoli sull’efficacia della vitamina D in relazione alla prevenzione ed alla cura di diverse patologie.

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L’articolo Parkinson: vitamina “D” riduce rischio di ammalarsi dell’agenzia di stampa AGI ci informa su una ricerca effettuata in Finlandia (dove a causa della scarsa esposizione ai raggi solari è molto diffusa la carenza di vitamina D nella popolazione) ci informa che
I ricercatori hanno scoperto che coloro che avevano alti livelli di Vitamina D (il 25% del gruppo) avevano il 67% di chance in meno di contrarre la malattia.

L’articolo Vitamina D, la vitamina delle meraviglie sul sito naturopatiaonline , ci informa su un articolo uscito sul quotidiano britannico The Independent che definisce la vitamina D la wonder vitamin che ricopre un ruolo fondamentale per il benessere dell’intero organismo (…) sono infatti sufficienti 15 minuti al giorno perché l’organismo possa produrre la quantità necessaria, inoltre quella in “eccesso” prodotta nel periodo estivo, viene immagazzinata ed utilizzata nei mesi invernali.

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L’articolo La verità sull’influenza sul sito sottovoce360, ci informa dei medici come R. Edgar Hope-Simpson che mettono in relazione le epidemie influenzali con la scarsa insolazione che porta ad un minimo di vitamina D.

Ma Proprio questo anno, due importanti pubblicazioni mediche hanno pubblicato un report firmato dal Dott. John Cannell, uno psichiatra dello Atascadero State Hospital, California. Si tratta di una struttura di massima sicurezza riservata a criminali infermi di mente. Nel suo resoconto, il Dott. Cannell ha notato che gli altri reparti intorno al suo erano stati soggetti a un violento attacco d’influenza nell’aprile 2005. Ma nessuno dei suoi 32 pazienti ha preso l’influenza, sebbene si fossero anche mischiati con i reclusi infetti degli altri reparti.

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In realtà negli ultimi anni l’idea che la scienza medica si era fatta un tempo della vitamina D, ovvero di una sostanza utile solo per prevenire il rachitismo è completamente cambiata fino a riconoscere che tale sostanza (che poi in realtà è un ormone) è coinvolta in quasi tutti gli aspetti della fisiologia umana (e di conseguenza in quasi tutti i processi patologici).

In maniera simile la proteina GcMAF (vedi più avanti il capitolo relativo), componente essenziale del cosiddetto “asse della vitamina D” col passare del tempo vede estendere i suoi campi di applicazione.

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Un ottimo articolo che spiega tutto ciò in dettaglio (offrendo circa 140 referenze a comprova delle varie affermazioni in esso riportate) è Does Vitamin D Make the World Go ‘Round? (“La vitamina D fa girare il mondo?”) nel quale si afferma che adesso si vanno scoprendo effetti della vitamina D su vari organi del corpo e persino a livello cellulare, che essa è è coinvolta nell’integrità del sistema immunitario innato, che è legata tra l’altro a “patologie infiammatorie e a lunga latenza come sclerosi multipla artrite reumatoide, tubercolosi, diabete e vari tipi di cancro”.

Dal momento che la carenza di vitamina D è “la più grande epidemia di carenze nutritive iniziata nel tardo ventesimo secolo”.

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Come possiamo leggere anche nell’abstract dell’articolo Metabolism and main effects of vitamin D (“Il metabolismo e gli effetti principali della vitamina D”) , la vitamina D in realtà (a dispetto del nome che le è stato attribuito ai tempi della sua scoperta) non è una vitamina vera e propria, quanto il precursore di un ormone;

essa diventa realmente attiva solo dopo che viene idrossilata nel fegato, ovvero dopo che vengono aggiunti ad essa dei gruppi OH (detto ossidrile o gruppo idrossilico). A questo punto il composto, che viene descritto dalla formula 25(OH)D, viene ulteriormente processato dai reni e da molti altri tessuti fino a diventare una molecola detta calcitriolo, la cui formula chimica è 1,25(OH)2D.

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L’articolo ci informa che una volta si conoscevano solo gli effetti della vitamina D come regolatrice del metabolismo del calcio, del fosforo e dell’osso (e quindi è fondamentale per un corretto sviluppo e mantenimento in buona salute di ossa e denti), ma che adesso è noto che i recettori della vitamina D (VDR – dall’inglese vitamin D receptors) sono presenti in quasi tutti i tessuti, che sono quindi equipaggiati con gli enzimi necessari ad effettuare la trasformazione finale in calcitriolo (la forma attiva della vitamina D).

L’articolo succitato afferma testualmente che ci sono migliaia di studi che mostrano un’associazione tra la carenza da vitamina D e l’aumento dell’incidenza di molte malattie o di una loro prognosi sfavorevole.

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L’indicatore ormai internazionalmente utilizzato per valutare i livelli (e le eventuali carenze) della vitamina D è la concentrazione nel sangue del 25(OH)D (che viene poi, come già detto, processato e trasformato nel calcitriolo). Interessante è notare come in questo articolo si legga testualmente “Non c’è assolutamente consenso sulla definizione di carenza di vitamina D”.

Molti esperti associano una grossa carenza di vitamina D ad una concentrazione nel sangue di 25(OH)D minore di 50 nmol/L (ovvero 20 ng/ml) ed una insufficienza di vitamina D ad una concentrazione del 25(OH)D compresa tra 50 e 75 nmol/L (tra i 20 e i 30 ng/ml), ma alcuni considerano ottimale una concentrazione più alta.

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846 http://www.naturalnews.com/030392_cancer_skin_color.html.
847 Pubblicato su Nutrients. 2014 Oct; 6(10): 4472–4475, autori Veugelers PJ, Ekwaru JP; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4210929/.
848 Pubblicato su American Journal of Clinical Nutrition. 2007 Jan;85(1):6-18, autori Hathcock JN, Shao A, Vieth R, Heaney R;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17209171.
849 Vedi l’articolo Vitamin D Can Cut Your Flu Risk Nearly in Halfhttp://articles.mercola.com/…/study-shows-vitamin-d-cuts-fl….
850 New vitamin D recommendations promote nutritional deficiency, protect cancer industry 851http://www.naturalnews.com/030598_vitamin_D_Institute_of_Me…, traduzione a cura di Sabrina.
http://www.naturalnews.com/021892.html.
852 Vedi nota precedente n. 773.
853 http://salute.agi.it/…/201007130731-hpg-rsa1003-parkinson_l….
854 http://www.naturopataonline.org/…/545-vitamina-d-la-…/1.html.
855 http://sottovoce360.blogspot.com/…/la-verit-sullinfluenza.h….
856 Sebbene il dottor W. A. Price avesse già compreso che le vitamine liposolubili come la vitamina D fossero molto importanti per il benessere globale dell’organismo.
857 Pubblicato su Breastfeeding Medicine 2008 Dec; 3(4): 239–250. autori Carol L. Wagner, Sarah N. Taylor, Bruce W. Hollis;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2981372/.
858 Pubblicato su Presse Médicale 2013 Oct;42(10):1343-50, autori Souberbielle J C, Maruani G, Courbebaisse M;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24051166.
859 Le misure qui utilizzate sono nanomoli al litro, e nanogrammi al millilitro, dove il prefisso nano corrisponde ad un milionesimo di milionesimo (10–12).
File PDF: VITAMINA D VEGGY

Unghia di gatto 

Se è evidente che l’infiammazione è uno dei fattori alla base delle malattie croniche

è vero anche che la ricerca medica non ha ancora scoperto che cosa la determina. La colpa è spesso da attribuire all’esplosione virale che dilaga ai giorni nostri; diversi ceppi e varietà di Epstein-Barr, herpes zoster, HHV-6 e altri virus erpetici, insieme a batteri e parassiti, sono all’origine della sofferenza di molte persone.

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Per liberarci delle infiammazioni e degli altri sintomi debilitanti delle malattie croniche, dobbiamo liberarci degli agenti patogeni. E qui entra in scena l’unghia di gatto, o Uncaria tomentosa, una delle risorse più potenti per fermare l’epidemia di malattie croniche e misteriose del XXI secolo.

L’unghia di gatto aiuta ad alleviare quasi ogni sintomo, da quello neurologico a quello digestivo.

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Quest’erba è stata sotto i riflettori per le sue proprietà terapeutiche, ma la scienza non ha ancora scoperto che essa contiene composti farmacologici bioattivi in grado di sostituire i prodotti di sintesi. Troppo spesso vengono prescritti antibiotici per curare malattie come, per esempio, quella di Lyme, eppure il mondo sarebbe ben diverso se al posto degli antibiotici si usasse l’unghia di gatto:

l’incidenza delle malattie si ridurrebbe e la guarigione sarebbe più rapida, a prescindere dalla patologia in questione.

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Ovviamente gli antibiotici prodotti in laboratorio hanno la loro utilità, ma l’unghia di gatto è straordinaria, perché i batteri e gli agenti patogeni non riescono a sviluppare una resistenza come a volte succede con i farmaci.

L’unghia di gatto li elimina senza provocare la reazione di Herxheimer – il rilascio di tossine alla morte degli agenti patogeni – che invece si verifica con gli antibiotici, perché i composti farmacologici bioattivi dell’unghia di gatto regolano la distruzione dei microrganismi in una maniera tollerabile da qualunque organismo.


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È poi formidabile per combattere i virus:

la ricerca medica un giorno scoprirà un gruppo di antivirali adattogeni e si renderà conto che l’unghia di gatto è uno dei più potenti. Quest’erba è uno strumento eccezionale per contrastare PANDAS (disturbi neuropsichiatrici infantili di origine autoimmune associati alle infezioni da streptococco), SLA, infezioni da streptococco alla gola, sclerosi multipla, dolori di natura misteriosa e molto altro.

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L’unghia di gatto può anche liberare il corpo dal famigerato streptococco, spesso erroneamente scambiato per un lievito o per la candida. Milioni di donne assumono antibiotici o antimicotici che non fanno altro che aggravare il problema, perché gli streptococchi che causano infezioni alle vie urinarie spesso sono resistenti agli antibiotici.

L’unghia di gatto riduce lo streptococco senza creare problemi, il che la rende il
rimedio migliore per combattere le infezioni alle vie urinarie e una risorsa fondamentale del nostro tempo.

Fai attenzione, però: se sei incinta o stai cercando di concepire dovresti evitarla.

MALATTIE

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Se hai una delle seguenti malattie, prova a introdurre l’unghia di gatto nella tua vita.
Qualunque tipo di cancro, malattia di Lyme, tutti i cofattori della malattia di Lyme (compresi Borrelia, Bartonella, Babesia e micoplasma), sindrome da proliferazione batterica nell’intestino tenue, SLA, laringite, PANDAS, infezione da streptococco alla gola, sclerosi multipla, discinesia, artrite reumatoide, infezioni alle vie urinarie, infezioni ai reni, linfomi (anche non Hodgkin),

Chlamydophila pneumoniae, infezioni da lieviti, emicrania, sindrome del colon irritabile, ulcera, virus di Epstein-Barr/mononucleosi, herpes zoster, HHV-6, HHV-7, HHV-8, HHV-9, i non ancora scoperti HHV- 10, HHV-11 e HHV-12, noduli, herpes simplex 1 (HSV-1), herpes simplex 2 (HSV-2), acne, malattia infiammatoria pelvica, vitiligine, disturbi del sonno, attacco ischemico transitorio, fascite plantare, artrite psoriasica, neuroma di Morton.

SINTOMI

Batteri, Salmonella, Agenti Patogeni, Malattia

Se hai uno dei seguenti sintomi, prova a introdurre l’unghia di gatto nella tua vita.
Infiammazioni, dolori diffusi, fischio o ronzio all’orecchio (acufene), sovrapproduzione di candida, disfunzioni dell’articolazione temporomandibolare, gastrite, formicolio e intorpidimento, palpitazioni di origine neurologica, mal di testa, confusione mentale, infezioni da parassiti e batteri, contrazioni involontarie, paralisi di Bell, spalla congelata, spasmi, tic, debolezza agli arti, sensazioni di bruciore nel corpo o sulla pelle, disturbi digestivi, formicolio e pizzicore, tremori, difficoltà a deglutire, biascicamento, nervosismo, convulsioni, eruzioni cutanee, sindrome delle gambe senza riposo, capogiri, problemi di equilibrio, dolori vaganti, crampi muscolari, rigidità e/o debolezza muscolare, dolore al collo, alle articolazioni e/o alla mascella.

SUPPORTO EMOTIVO

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Se hai la tendenza a giudicare in fretta o a puntare il dito contro gli altri, il primo passo è renderti conto di questo atteggiamento. Il secondo è prendere l’unghia di gatto. Quest’erba è molto utile per ridurre il senso di urgenza, così, invece di reagire in modo automatico a una situazione, puoi darti il tempo per pensare, elaborare e affrontare ciò che è accaduto con un equilibrio mentale più saldo.

INSEGNAMENTO SPIRITUALE

Agar, Terreno Fertile, Rosso, Cellule Del Sangue

Tutti sono alla ricerca del Santo Graal della salute. In ogni nuova tendenza speriamo di trovare la risposta giusta, la protezione che stavamo aspettando, la scoperta che cambierà la nostra vita. Nel frattempo una medicina naturale miracolosa, l’unghia di gatto, resta pressoché ignorata. Se le dessimo l’occasione di provarla, l’unghia di gatto dimostrerebbe di essere un rimedio portentoso.

Nella vita ci capita di trascurare benedizioni che sono fonte di salvezza: l’unghia di gatto c’insegna a rivalutarle. Ti è mai capitato di sottovalutare una persona, una risorsa, un oggetto, un’opportunità, per poi accorgerti che ti sei lasciato sfuggire il dono più prezioso della vita?

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C’è qualcosa intorno a te, in questo preciso momento, che potrebbe aiutarti se solo glielo permettessi? L’unghia di gatto c’insegna che a volte ciò che cerchiamo è sotto i nostri occhi, dobbiamo solo prestare attenzione e riconoscere i miracoli che accadono ogni giorno intorno a noi.

SUGGERIMENTI

Quando scegli la tintura madre di unghia di gatto, assicurati se in alcool, che sia Spagyrico Alchemico, in quanto altre soluzioni alcoliche ne annulla gli effetti benefici.

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Quando parti, porta con te una boccetta di tintura madre di unghia di gatto insieme al kit del pronto soccorso e ricordati di assumerne qualche goccia durante il viaggio.
È uno strumento formidabile per garantire le difese immunitarie e tenere lontane malaria e infezioni batteriche.

Qualunque sia il problema di salute per cui la prendi, bevi la tisana o assumi la tintura madre di unghia di gatto la sera: in questa fase della giornata le sue proprietà terapeutiche sono più efficaci.

TISANA DI UNGHIA DI GATTO
Per quattro tazze

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Non c’è nulla come una tisana di unghia di gatto per attivare le potenzialità di guarigione del corpo. La tisana è particolarmente efficace dopo lo yoga o il pilates.
4 cucchiaini di unghia di gatto
½ limone affettato
Miele grezzo (facoltativo)
Fai bollire quattro tazze d’acqua. Metti un cucchiaino di unghia di gatto per ogni tazza4 e lascia in infusione per almeno cinque minuti. Servila con fette di limone e, se lo desideri, miele grezzo.

by (Anthony William cibi che ti cambiano la vita) modificato

La miglior Vit D Naturale Veggy

La carenza di vitamina D è davvero diffusissima e in continuo aumento

i ricercatori stimano che il 50% della popolazione  è a rischio, con effetti pesanti sulla sia fisica che emotiva.

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Le cause sono molteplici al sole, assunzione di cibi che ne sono poco ricchi, malassorbimento e disturbi gastrointestinali, dell’Asse intestino – cervello, malattie croniche infiammatorie degenerative, invecchiamento della popolazione ecc..

La carenza di vitamina D potrebbe portare problemi cardiaci, asma nei bambini, disturbi cognitivi negli anziani, problemi a livello delle ossa, fino alla comparsa di osteoporosi, umore altalenante, tristezza immotivata, sudorazione delle mani apparentemente inspiegabile, ecc.

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Per vitamina D si intende un gruppo di 5 diverse vitamine: vitamina D1, D2 , D3, D4 e D5. la forma meglio assimilabile per l’organismo umano è la vitamina D3 (colecalciferolo) e fortunatamente offi è disponibile anche una vitamina D3 di origine vegetale indicata quindi anche per Vegetariani e Vegani.

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A cosa serve:

la Vitamina D3 Veggy orosolubile, è un integratore alimentare di vitamina D3 (Vitashine oil microincapsulata) da fonte vegetale dolcificata con glicosidi dello steviolo (estratto di Stevia) utile per colmare le carenze alimentari o gli aumentati fabbisogni organici di questo nutriente.

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Questa particolare formulazione, grazie alla sua natura vegetale, favorisce l’assimilabilità di questo nutriente incrementandone la propri disponibilità.
Questa preziosa Vitamina D, proviene da un organismo vegetale speciale chiamato Lichene (Cetraria Islandica L.) I licheni sono una specie unica che consiste in un’associazione simbiotica di un fungo con un’alga (partner fotosintetico).

I licheni assomigliano ai muschi ma non ci si deve confondere, i muschi sono vegetali molto primitivi, che crescono in luoghi umidi, sul terreno, sulle rocce e sulla corteccia degli alberi e che costituiscono lo strato più basso della vegetazione boschiva, e sono provvisti di clorofilla, la riproduzione del muschio avviene per mezzo di spore.

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I licheni sono invece organismi originati, da una simbiotica associazione come già precisato tra funghi e alghe (o anche cianobatteri, organismi unicellulari procarioti, noti come impropriamente come alghe verdi o verdi – azzurre). I primi forniscono acqua e sali minerali ricevendo in cambio sostanze organiche che l’alga produce grazie alla fotosintesi clorofilliana.

Il tallo è il corpo del lichene che può assumere aspetti di croste, lamine lobate colorate, masserelle gelatinose, squamette o anche piccoli cespugli come nel caso di (Cladonia arbuscola).

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Questa peculiarità permette a detti organismi di sopravvivere  in ambienti particolarmente ostili e a climi estremi, mantenendo al contempo la capacità di produrre ed accomulare ingenti quantità di nutrienti  essenziali, tra cui la Vitamina D3.

Contenuto: 60 compresse orosolubili, senza glutine.

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Ingredienti: maltodestrina da mais, acidificante acido citrico anidro, aroma, vitamina D3 da fonte vegetale microincapsulata in polvere (100000 UI/g), agenti antiagglomeranti sali di magnesio degli acidi grassi vegetali e biossido di silicio, edulcorante glicosidi dello steviolo (estratto da Stevia).

Modalità d’uso: si consiglia di assumere 1 o 2 compresse al giorno, secondo necessità, preferibilmente prima dei pasti.
L’assunzione di 2 compresse fornisce l’apporto del 1000% sul valore nutritivo di riferimento giornaliero.

Vitamina D

La vitamina D viene sintetizzata dal colesterolo e attivata dall’esposizione al sole.

L’idea che possiamo colmare le lacune attraverso banali assunzioni orali ricorda molto i concetti delle medicine tribali per le quali per migliorare la vista veniva consigliato di mangiare gli occhi degli animali curioso l’interesse per la vitamina D,

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che è sintetizzata a partire dal colesterolo, che invece viene proposto di tenere basso, mediante una dieta povera di grassi…quando: l’80% del colesterolo NON proviene dalla dieta, è sintetizzato da un enzima stimolato dall’insulina…

quindi quando si mangiano CARBOIDRATI, non Grassi, si produce il massimo di colesterolo.

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Che ha azioni benefiche in quanto tiene plastiche le membrane cellulari, sono i prodotti di ossidazione dell’LDL che provocano le placche, questa ossidazione è dovuta a processi infiammatori, che sono i veri responsabili delle placche,

che altro non sono che una protezione dei vasi sanguigni nel processo di riparazione, per impedirne la necrosi, come avviene in altri tessuti (per riparare prima demoliamo, poi ricostruiamo, alcuni tessuti non conviene demolirli, come vasi e fibre nervose, quindi li proteggiamo con placche).

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Quindi combattiamo il colesterolo, ma assumiamo vitamina D. il vero problema è che cerchiamo di introdurre, dalla bocca, ciò che è carente nel ns corpo. Invece dovremo chiederci perchè (…) quella molecola è carente, perchè la sintesi endogena è diminuita.

Allora è più furbo cercare di risolvere le cause che hanno prodotto tale riduzione.

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Per fortuna il sistema digerente, spesso completamente non considerato in questi approcci, ci impedisce di provocarci danni, come quando tentiamo inutilmente e pericolosamente di alcalinizzare tessuti che non sono basici!

Molti immaginano il corpo umano come una enorme pentola dove avvengono reazioni chimiche, che possono essere facilmente modificali somministrando reagenti o prodotti finali delle reazioni che avvengono al suo interno, senza tenere conto che queste avvengono all’interno di cellule, in scomparti ben definiti, spesso, per ns fortuna, non facilmente raggiungibili dall’esterno.

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D’altra parte il sistema digerente rappresenta la nostra maggiore superficie di interfaccia con il mondo esterno, se non fossimo fortemente isolati da esso, ci saremo già estinti.

In particolare per la vitamina D, questa è prodotta dal colesterolo, ora, nonostante molti lavori in letteratura (ma chi li legge?)

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che sostengono come sia stato un grossolano errore considerare pericolosi alti suoi livelli, abbiamo abbassato il limite max a 200, e ci sono persone che “viaggiano” con 140 di colesterolo totale. Il problema è che costoro sono veri morti che camminano, ma sicuramente avranno problemi a sintetizzare la vitamina D.

Ma cosa importa? gliela vendiamo?

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La vitamina D nell’immaginario collettivo rappresenta quella vitamina prodotta dal sole è in grado di migliorare l’assorbimento di calcio nelle nostre ossa. Sicuramente l’informazione se pur veritiera è la conseguenza della più grande mistificazione medica nei confronti di un micronutriente.

Infatti rappresentare l’importanza di questa vitamina, riconoscendogli solamente il compito di coadiuvare la cura all’osteoporosi e del rachitismo, non rende assolutamente merito all’importanza fondamentale che tale micronutriente ha invece per la nostra salute.

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Sarebbe come affermare che il sole per le piante è utile solo a scaldarle. Ma sappiano che non è così. Il sole è la vita, ed in effetti senza questa nostra stella, la vita sul pianeta terra si estinguerebbe in pochissimi giorni.

Anche nel caso dell’uomo, l’evoluzione ha previsto per il sole un ruolo fondamentale, la produzione della vitamina D.

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Solo negli ultimi anni la medicina ufficiale ha incominciato a comprendere l’importanza di questa vitamina (ma tali ricerche non sono promulgate adeguatamente).

Innanzitutto è stato appurato che la vitamina D in effetti è un ormone, in quanto si comporta esattamente come gli altri ormoni steroidei (ad esempio il cortisolo).

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Non solo, la sua azione è rivolta ad ogni cellula del nostro corpo, ad ogni tessuto ed a ogni organo (non esiste un altro ormone con una capacità così universale).

Addirittura regola circa il 3% del genoma umano (del Dna) e si lega a dei recettori (ce ne sono 2.246 solo nella catene del Dna) inducendo all’interno della cellula migliaia di azioni differenti (in base al recettore a cui si è legato).

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E’ stato confermato, da studi clinici, che la vitamina D ha un effetto significativo su 229 geni, compresi quelli interessati nelle malattie della sclerosi multipla, il diabete (tipo 1) e il morbo di Crohn.

Questo significa che ad oggi ancora non conosciamo le reali attività che questo ormonevitamina svolge all’interno del nostro corpo. Cerchiamo allora di capirne un po’ di più.

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Innanzitutto da dove proviene la vitamina D?

Possiamo assumere dalla dieta circa il 10% circa della vitamina D di cui abbiamo bisogno mentre il 90% è prodotto dalla nostra pelle con l’esposizione ai raggi UVB. Per quanto riguarda quella assunta con la dieta, si suddivide in vitamina D2 (ergocalciferolo) di origine vegetale e vitamina D3 (colecalciferolo) di origine animale.

La vitamina D stimolata dal sole è del tipo vitamina D3 (colecalciferolo) e la produciamo grazie alle cellule della pelle (cheratinociti) che utilizzano i raggi UVB per processare il colesterolo (7–deidrocolesterolo).

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Approfondimento tecnico.

Sia la vitamina D2 che la D3 si legano a delle speciali proteine (DPB vitamin D binding protein) e trasportate nel fegato. All’interno di questo organo sono processate (idrossilate) per diventare molecole 25-idrossivitaminaD (25(OH)D) o anche chiamato calcifediolo.

Questa molecola è biologicamente inattiva (è un marker usato per capire se si è carenti) e per essere utilizzata dal corpo deve subire un altro processo chimico tramite un enzima (1-idrossilasi) per trasformarsi in 1,25-di-idrossi-vitamina D (1,25(OH)2D3) o calcitriolo.

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Questo processo accade principalmente nei tuboli renali (che ne regolano anche la quantità nel sangue), ma può avvenire in vari tessuti o nelle singole cellule del corpo (cellule immunitarie).

La vitamina D è anche correlata al metabolismo del calcio (da cui dipende anche la sua regolazione nel sangue) risultando essenziale nel processo di modellamento delle ossa e nel contrastare l’osteoporosi. Spieghiamone il meccanismo.

IL METABOLISMO DEL CALCIO

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Il metabolismo del calcio è regolato dall’ormone paratormone (o ormone paratiroideo o PTH) sintetizzato dalle ghiandole paratiroidi.

Questo ormone è in grado di agire sulla capacità di assimilazione del calcio dall’intestino, di controllare il riassorbimento a livello renale e l’attività delle cellule osteoblaste (che costruiscono l’osso) e delle cellule osteoclaste (che distruggono l’osso). Il nostro scheletro è in continua fase catabolica ed anabolica, ma il giusto equilibrio tra queste due fasi, dipende principalmente dalla quantità di calcio presente nel sangue.

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Approfondimento tecnico.

Quando il livello di calcio nel sangue è troppo basso, l’ormone paratormone stimola la produzione renale di 1,25-di-idrossivitamina (vitamina D attiva), aumenta la ritenzione di calcio dai reni, aumenta l’attività degli osteoclasti (quelle che demoliscono l’osso).

La vitamina D attiva (1,25-di-idrossi-vitamina D) si lega ai recettori intestinali, incrementando sensibilmente la capacità dell’intestino di assimilare il calcio (dal 10% senza vitamina D al 40%) e stimola i fibroblasti nella costruzione di nuovo osso.

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Esiste inoltre un meccanismo di feedback negativo che in caso di troppo calcio nel sangue (ipercalciemia) riassorbe la quantità di vitamina D attiva, in modo da ridurre l’assimilazione del calcio dall’intestino. E’ quindi piuttosto evidente che la carenza di questa vitamina-ormone è la causa principale dell’osteoporosi.

Ma quali sono le altre funzioni della vitamina D?

La Vitamina D ed il nostro corpo. Come abbiamo detto, la vitamina D è molto più di quello che l’informazione vuole rappresentare. La sua interazione con il nostro corpo è universale, ma ancora poco conosciuta da parte della medicina.

Risultati immagini per vitamina D

Sappiamo però che esistono dei recettori chiamati Dvr (molecole che si legano a questo ormonevitamina) all’interno dei seguenti tessuti:

tessuto adiposo, surrene, cuore, cellule endoteliali aortiche, cervello, cellule insule pancreatiche, ghiandola mammaria paratiroide, cellule neoplastiche parotide, condrociti ipofisi, colon, placenta, ovaio, prostata, epididimo retina, follicolo pilifero cute, cellule intestinali, stomaco, cellule renali distali, testicolo, fegato, timo, polmone e tiroide.

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Grazie a questi recettori, la vitamina D interagisce con le seguenti azioni genomiche non classiche:

Inibizione della crescita cellulare

Regolazione dell’apoptosi

Controllo della differenziazione cellulare

Modulazione della risposta immune

Prevenzione della trasformazione neoplastica

Controllo del sistema renina-angiotesina

Controllo della secrezione insulinica

Controllo della funzione muscolare

Controllo del sistema nervoso

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Queste azioni non sono ancora state studiate in maniera approfondita dalla scienza e quindi non siamo in grado oggi, di sapere come la carenza di vitamina D incida su questi processi metabolici.

L’azione che sembra di maggiore interesse per la scienza riguarda il nostro sistema immunitario, dove la vitamina D ha un ruolo fondamentale. Approfondiamolo insieme.

LA VITAMINA D ED IL NOSTRO SISTEMA IMMUNITARIO

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Come abbiamo visto, il nostro sistema immunitario è molto complesso ed è composto da diverse tipologie di cellule predisposte ad uccidere qualsiasi antigene (virus, batteri, funghi) che attaccano il nostro corpo o le cellule che si trasformano in tumorali, abbiamo vari tipi di linfociti T ( killer, helper, etc), B e cellule dendritiche, ognuno dei quali comunica tramite dei mediatori (interleuchine), potendo generare differenti risposte immunitarie.

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Se volessimo paragonare il corpo ad uno stato moderno, il nostro sistema immunitario sarebbe rappresentato dalle forze dell’ordine e dalle forze militari.

Un singolo corpo (ad esempio l’aeronautica) svolge un compito a se stante ma sempre in coordinamento con le altre forze.

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A svolgere questo compito e quindi verificare a controllare che gli ordini vengano eseguiti correttamente, sono gli ufficiali ed i sottoufficiali. Nel nostro sistema immunitario questo compito è svolto esclusivamente dalla vitamina-ormone D.

Infatti ognuna delle cellule attrici (linfociti) ha nel proprio interno un recettore (Dvr) al quale si lega la vitamina D, determinandone il comportamento.

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La carenza di questa vitamina causa una insufficiente risposta immunitaria verso le invasioni batteriche ed una risposta immunitaria eccessiva nei confronti delle nostre cellule (malattie autoimmuni) o verso le sostanze Not Self (allergie). Cerchiamo di spiegarlo nel dettaglio.

RISPOSTA IMMUNITARIA INSUFFICIENTE

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Le cellule dendritiche, come abbiamo spiegato, hanno il compito d’inglobare l’antigene, giungere fino ai linfonodi (dove si trovano i linfociti T vergini), maturare e trasmettere le informazioni del gene da combattere.

La vitamina D si lega al recettore (Dvr) e permette la maturazione delle cellule dendritiche, che possono così attivare la duplicazione dei linfociti specifici contro l’antigene identificato.

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La carenza di vitamina D diminuisce il numero di cellule dendritiche mature, allungando il tempo di reazione immunitaria del corpo.

E’ per questo motivo che d’inverno (perché non prendiamo il sole e ci copriamo eccessivamente) esistono le epidemie da influenza.

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Se ci pensate bene, i virus vivono meglio a caldo e d’estate è molto più facile entrare in contatto con i fluidi corporei (sudiamo di più e siamo più scoperti). Ma nonostante ciò non ci sono epidemie influenzali. Il motivo è che siamo più forti (prendiamo il sole, attivando la vitamina D) ed i virus non riescono a sopraffarci.

RISPOSTA AUTOIMMUNE E SVILUPPO DELLE ALLERGIE

Il problema delle malattie autoimmuni e delle allergie dipende da un’attivazione eccessiva delle cellule dendritiche.

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Sono infatti tali cellule, poste nella matrice cellulare (soprattutto quella esposta ad invasioni batteriche e virali) a svolgere un vero e proprio ruolo di sentinelle, a decidere se l’incontro con un antigene (self o not self) debba dare inizio ad una risposta immunitaria o meno.

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Per optare per una simile scelta le cellule dendritiche utilizzano dei veri e propri sensori presenti sulla loro membrana, i recettori Tlr (Toll-Like Receptors), grazie ai quali sono in grado di comprendere se è in atto un’invasione batterica nel tessuto che si trovano a presidiare.

Le molecole catturate da questi recettori sono le citochine infiammatorie, rilasciate dalle altre cellule del sistema immunitario: una traccia evidente della loro presenza indica che quindi è in atto un’invasione.

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Quindi nel caso delle allergie, non è la presenza delle proteine del polline la vera causa della reazione allergica (infatti altre persone non subiscono tale patologia) bensì la presenza d’infiammazioni interne che attivano le cellule dendritiche, le quali avendo inglobato un antigene scelgono di attivare la risposta immunitaria.

Lo stesso accade per le malattie autoimmuni, dove le molecole catturate sono dei peptidi molti simili ai nostri tessuti (provenienti da proteine mal digerite) e quindi lo stato infiammatorio spinge le cellule detritiche a stimolare la produzione di linfociti Th1, a quel punto, attaccheranno i nostri tessuti.

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La vitamina D è in grado d’inibire la maturazione della cellula dendritica (perché ritiene non necessaria una risposta immunologica) e quindi quando la cellula CD incontra dei linfociti vergini (non ancora attivati), trasferisce informazioni di tolleranza nei confronti della molecola inglobata.

Al contrario, la carenza di vitamina D, causa la maturazione delle cellule dendritiche attivando una risposta immunitaria inutile e dannosa.

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Lo stesso accade quando le infiammazioni acute si trasformano in croniche, perché i vari linfociti T e B presenti nel luogo dell’infiammazione perdono il controllo e mantengono l’infiammazione.

Ciò dipende anche dalle interleuchine (citochine o mediatori) prodotte dai vari linfociti. La vitamina D si lega a dei recettori all’interno di queste cellule, modifica la produzione di tali mediatori, facendo terminare l’infiammazione cronica.

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Lo stesso vale per i tessuti adiposi promossi dall’insulina, dove si riscontra maggiore infiammazione cronica. Analoga storia accade per l’intestino dove i linfociti devono contrastare la flora batterica patogena (dove sono presenti il 60% dei linfociti del nostro corpo).

RISULTATI ATTRIBUIBILI ALLA VITAMINA D

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Molti ricercatori hanno effettuato degli studi sulla somministrazione di questa vitamina riportando risultati strabilianti. In uno studio pubblicato dalla rivista Circulation, si metteva in evidenza che ad una minore quantità di vitamina D nel sangue, corrispondeva un aumento, fino al 62%, del rischio da infarto.

In alcuni studi è stato dimostrato che la quantità doppia (rispetto al minimo) di vitamina D nel sangue, permette una riduzione del 62% del rischio di sviluppare la sclerosi-multipla nella propria vita.

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L’integrazione di vitamina D è efficace per ridurre l’ipertensione (la pressione sanguigna). Diverse ricerche hanno confermato che più ci si allontana dalla linea dell’equatore, le popolazioni durante l’inverno soffrono maggiormente questo tipo di malattia.

In Finlandia è stato dimostrato che i bambini che avevano un supplemento di 2000 ui giornalieri di vitamina D nel primo anno di vita, riducevano del 78% il rischio d’incorrere nel corso della loro vita nel diabete di tipo 1 (Hypponen E et al, Lancet 2001). Questa vitamina risulta molto utile per modulare l’attività delle cellule del pancreas che secernono insulina.

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La vitamina D interagisce anche con le fibrocellule muscolari, tramite un recettore nel Dna che stimola la cellule alla produzione di aminoacidi per ricostruire o far crescere la massa muscolare.

Infatti negli anziani l’utilizzo d’integratori di questa vitamina, permette una riduzione del 40% delle cadute, anche per la maggiore efficienza del sistema muscolare.

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La vitamina D permette una diminuzione del 52% delle malattie infettive (influenza, tubercolosi, aids) .

Gli scienziati si stanno concentrando anche sull’azione della vitamina D sul sistema cardio circolatorio. Infatti sono stati trovati dei recettori (Dvr) nelle cellule dell’endotelio vascolare e nei mastociti che generano la risposta immunitaria (con la formazione degli ateromi).

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Inoltre in alcuni studi è stata confermata una relazione inversa tra quantità di calcio che si deposita sull’epitelio (la calcificazione delle vene) e la quantità di vitamina D (maggiore è la vitamina e minore è il calcio.

“Studio sugli effetti di alto dosaggio di vitamina D3 su donne con sclerosi multipla in una durata di 10 anni Evidenze sempre crescenti mettono in correlazione l’integrazione di vitamina D (25(OHD) con un minore rischio di sviluppare la sclerosi multipla, riduzione del tasso di ricaduta, rallentamento della progressione della malattia o minori lesioni cerebrali […]

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L’apporto di vitamina D3 riduce i dolori muscolari e aumenta la deambulazione.” Int J Moi Sci. 2012 Oct 19;13(10):13461-83. doi: 10.3390/ijms131013461

Relazione Scientifica Serie Di Video 1 http://vitaminad.it/video-della-consensus-sulla-vitamina-d-in-pediatria/

Mycoplasma e Malattie Croniche

Mycoplasma pneumoniae è stata scoperta nel tratto urogenitale di pazienti con malattia infiammatoria pelvica, uretiti e altri disturbi delle vie urinarie.

E’ stato scoperto nel tessuto e fluido cardiaco di pazienti con cardite, pericardite, tachicardia, anemia, anemia emolitica e altre malattie coronariche.

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E’ stato trovato nel fluido cerebrospinale di pazienti con meningite ed encefalite, morbo di Alzheimer, SLA e altre infezioni, malattie e disturbi del sistema nervoso centrale. E’ stato regolarmente trovato nel midollo osseo di bambini con leucemia.

Il mycoplasma pneumoniae e altre sette specie di micoplasma sono state riconosciute come causa diretta o importanti co-fattori di molte malattie croniche incluse artrite reumatoide, morbo di Alzheimer, sclerosi multipla, fibromialgia, fatica cronica, diabete, morbo di Crohn, SLA (sclerosi laterale amiotrofica), uretite non gonococcica, asma, lupus, sterilità, AIDS, alcuni tipi di cancro e leucemia.

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I dr. Baseman e Tully in un articolo del 1997 dal titolo Mycoplasmas: Sophisticated, Reemerging, and Burneded by their Notoriety affermano:

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i micoplasmi da soli possono provocare malattie croniche e acute in diverse parti dell’organismo con un ampio numero di complicazioni e sono stati coinvolti come co-fattori della malattia.

Recentemente i micoplasmi sono stati indicati come co-fattori della patogenesi dell’AIDS, alle trasformazioni maligne e all’aberrazione cromosomica, alla sindrome della Guerra del Golfo e altre malattie complesse e inspiegabili, compresa la sindrome da fatica cronica, il morbo di Crohn e vari tipi di artrite.

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http://www.naturmedica.com/index.php?mod=content&cat=1&padre=98&ID=99&livello=subsub&lang=IT

disintossicare, alimentare, rieducare, informare il nostro corpo è di fondamentale importanza con un’educazione e rimedi personalizzati e mirati 

Sclerosi Multipla

Asse intestino cervello nella Sclerosi Multipla

La Sclerosi Multipla (SM) è largamente considerata una patologia autoimmune, dovuta ad un attacco di auto-anticorpi contro la mielina, anche se non sono noti gli antigeni, non sono stati individuati marker biologici specifici , sintomi patognomici e test paraclinici che ne permettano una sicura diagnosi .

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La diagnosi non è facile a causa della eterogeneità dei sintomi, molti di questi non specifici della sclerosi multipla .Nonostante siano stati riportati danni assonali, già descritti nel 1865 …

la demielinizzazione è considerata la caratteristica principale, anche se è stata riportata come un possibile epifenomeno in quanto presente in altre patologie neurologiche, per il disaccordo tra i sintomi e la distribuzione delle placche, ma, soprattutto, perché le placche sono state trovate in autopsie di persone che non avevano mai manifestato sintomi neurologici .

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Questo dato, insieme alla ferma convinzione dell’importanza delle placche nella SM, ha portato a definire una forma di SM silente!!!

In tal modo chi muore sano, senza mai avere avuto problemi neurologici, in realtà era malato di una forma silente di una o più delle tante patologie neurologiche caratterizzate dalle placche.

Risultati immagini per sclerosi multipla

Le placche demielinizzanti sono, invece, la caratteristica principale del modello sperimentale utilizzato per la SM, il modello di encefalomielite autoimmune , ma c’è disaccordo nel considerarlo un modello corretto per la sclerosi multipla :

oltre a differenze cliniche… risulta evidente uno scarso travaso di molecole efficaci nel modello sperimentale, alla SM, tanto da arrivare a scrivere: “tutto cura l’encefalomielite autoimmune, anche una soluzione salina, niente cura la sclerosi multipla”.

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In effetti l’efficacia delle attuali terapie, che si basano sulla componente autoimmune, è riportata non essere molto elevata:

l’interferone è riportato capace di rallentare la conversione della SM nei primi 2-3 anni di trattamento, ma dopo 5 anni non si registrano guadagni nelle disabilità , mentre il Glatiramer acetato non rallenta nemmeno la fase iniziale .

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Comunque, entrambi sono inefficaci nella fase progressiva della patologia 

Nel frattempo l’incidenza della SM è riportata in aumento, ed è causa di morte nei 2/3 dei casi. Questo risulta dagli studi retrospettivi sui registri ospedalieri, in quanto c’è discrepanza sulla gravità della patologia tra gli studi retrospettivi e i risultati degli studi clinici sponsorizzati riportanti che la SM non modifica l’aspettativa di vita, oltre ad essere facilmente curabile.

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Recentemente è stato dimostrato come una caratteristica delle patologie autoimmuni sia una elevata permeabilità intestinale, che, addirittura, precede i sintomi.

Alla permeabilità corrisponde uno stato infiammatorio.

Alessio Fasano propone la determinazione plasmatica della zonulina come marker della permeabilità intestinale. Per confermare il ruolo della permeabilità intestinale nelle patologie autoimmuni, determina la zonulina nelle diverse patologie.

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Nella SM riporta che il29% dei pazienti, da lui osservati, ha un livello di zonulina doppio dei controlli.

Risultato che, per Fasano, conferma l’aspetto autoimmune della SM, ma invece dimostra che il 71% dei pazienti, da lui studiati, hanno un livello normale di zonulina. Quindi, gli stessi risultati di Fasano, indicano che la componente autoimmune non è frequente nella SM.

In analogia con quanto riportato per altre patologie neurologiche, note non essere acarattere auto-immune, come, ad esempio l’epilessia, dove nel 20% dei casi sono stati trovatiespressi auto-anticorpi verso complessi proteici coinvolti nella patologia.

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Se non è autoimmune, quali sono le cause?

Molti dei sintomi riportati nella SM, non specifici della SM, sono riconducibili ad un deficit diserotonina e di melatonina. Già nel 1979 Monaco et al. riportano bassi livelli plasmatici di triptofano (Trp) , ammino acido essenziale precursore della serotonina, che, a sua volta, è precursore della melatonina.

In base a questi livelli plasmatici è valutabile una scarsa sintesi cerebrale di serotonina e, quindi, di melatonina .

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Il deficit cerebrale di serotonina è confermata dai bassi livelli dei cataboliti liquorali dellaserotonina, HVA e 5-HIAA, nei pazienti SM.

La teoria monoamminergica della depressione, che portò alla realizzazione dei farmaci serotoninergici SSRIs, ebbe inizio proprio sulla base di identici risultati nei pazienti depressi.

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Invece la depressione nella SM è stata poco considerata, anche se nella SM è riportata una elevata incidenza di suicidi… quindi di depressione maggiore non solo, i farmaci SSRIs sono poco utilizzati nella SM, anche se i pazienti SM sembrano essere più responsivi a questi farmaci che i pazienti depressi .

Scarsi livelli cerebrali di serotonina corrispondono ad una scarsa sintesi di melatonina, infatti bassi livelli di melatonina sono stati riportati nei pazienti SM.

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Il conseguente deficit di melatonina può essere responsabile dei problemi della visione, spesso riportati nella SM, in quanto questo neurotrasmettitore è largamente usato nei processi della visione.

Così come dei disturbi del sonno e dell’affaticamento anch’essi relazionati alla melatonina. Non solo, anche i deficit cognitivi, spesso riportati nella SM , sono collegabili al deficit di melatonina, oltre che di serotonina .

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La maggiore sintesi cerebrale di serotonina e melatonina avviene nella ghiandola pineale , che risulta atrofizzata nella SM .

L’atrofizzazione può dipendere dalla carenza di substrato chimico, il triptofano, che la rende inoperosa, in base alla nota regola “use it or loose it” .

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La pineale mostra una elevata suscettibilità ai campi magnetici, questo spiega i risultati riportati nella SM mediante applicazione di deboli campi magnetici pulsati… in quanto il debole campo magnetico (μtesla) pulsato è in grado di interagire con essa .

In questo modo si spiega anche la fase silente della SM, difficilmente spiegabile sulla base della componente autoimmune, sulla base della capacità di auto-rigenerazione delle fibre serotoninergiche atrofizzate .

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La fase silente sarebbe dovuta alla capacità del sistema nervosi centrale di auto-ripararsi, permettendo la completa scomparsa dei sintomi in una fase iniziale.

L’esaurimento di questa capacità, insieme con la non risoluzione delle cause patogenetiche, fanno si che al rimanifestarsi dei sintomi, la SM risulti difficile da trattare.

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Recentemente la melatonina è stata correlata con la capacità del cervello di gestire processi infiammatori , e, quindi, con la capacità del cervello ad auto ripararsi .

Una valida strategia terapeutica consiste nel mantenere attivi i sistemi endogeni di autoriparazione, una corretta alimentazione chimica della Pineale, che abbisogna di triptofano, e, parallelamente, stimolandola con deboli campi magnetici pulsati.

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Il modo migliore per ripristinare corretti livelli ematici di triptofano è ridurre la disbiosi intestinale (vedi disbiosi, disbiosi triptofano), responsabile di una sua eccessiva decarbossilazione.

Questo può essere fatto mediante una opportuna dieta prebiotica, che disinfiammi l’intestino e ne riduca la permeabilità.

(Prof. Paolo Mainardi)

dal libro: Alla Ricerca dell’Una Medicina

RIFERIMENTI

1 Uccelli A, Pedemonte E, Narciso E, Mancardi G. Biological markers of the inflammatory phase of multiple 2 Giesser BS. Diagnosis of multiple sclerosis. Neurol Clin. 2011 May;29(2):381-83 Miller DH, Weinshenker BG, Filippi M et al. Differential diagnosis of suspected multiple sclerosis: a consensusapproach. Mult Scler. 2008 Nov;14(9):1157-74.4 Chang A, Tourtellotte WW, Rudick R, Trapp BD. Premyelinating oligodendrocytes in chronic lesions of multiplesclerosis. N Engl J Med. 2002 Jan 17;346(3):165-73.5 Charcot, M. Histologie de la sclerose en plaques. Gazzete Hospitale, 1868 :141, 554-5556 Haines JD, Inglese M, Casaccia P. Axonal damage in multiple sclerosis. Mt Sinai J Med. 2011 Mar-Apr;78(2):231-43.7 Sandyk R. Demyelination as an epiphenomenon in multiple sclerosis. Int J Neurosci. 1993 Oct;72(3-4):141-88 Palace J. Making the diagnosis of multiple sclerosis. Neurol Neurosurg Psychiatry. 2001 Dec;71 Suppl 2:ii3-8.9 George W. Multiple sclerosis. Anatomopathological findings of multiple sclerosis in diseases not clinicallydiagnosed. Schweiz Med Wochenschr. 1961 May 20;91:605-7.10 Phadke JG, Best PV. Atypical and clinically silent multiple sclerosis: a report of 12 cases discovered unexpectedlyat necropsy. J Neurol Neurosurg Psychiatry. 1983 May;46(5):414-20

Intestino cefalea affaticamento cronico

Disbiosi Istidina

Una flora disbiotica decarbossila eccessivamente l’istidina in istamina. L’istamina è un
neurotrasmettitore cerebrale, ma un suo eccesso produce attacchi cefalgici nei soggetti vulnerabili.

  • Elevati livelli di istamina sono riportati in soggetti cefalgici,
  • cibo ricco di istamina provoca attacchi cefalgici,
  • Inalazioni di istamina sono utilizzate negli studi clinici per provocare attacchi cefalgici nei soggetti vulnerabili.

Cervello, Infiammazione, Corsa, Medico

Disbiosi tirosina

La tirosina è il precursore di importanti neurotrasmettitori:

dopamina: bassi livelli cerebrali sono responsabili del Parkinson, alti livelli sono riportati nella schizofrenia

noradrenalina: controlla le funzioni cognitive, la soglia convulsiva ed è correlato a stati

ansioso depressivi

adrenalina: un suo deficit può essere responsabile di astenia

Cervello, Pensare, Umano, Idea, Intelligenza, Mente

Una flora disbiotica la decarbossila in tiramina. Non ci sono studi in letteratura sui livelli ematici di tiramina in soggetti affetti da Parkinson, nella sindrome di affaticamento cronica come nelle demenze.

La tiramina compete con la tirosina per la captazione cerebrale, quindi la sua presenza nel sangue riduce notevolmente la captazione della tirosina e, quindi, la successiva sintesi cerebrale di questi importanti neurotrasmettitori.

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Disbiosi triptofano

Una flora intestinale disbiotica decarbossila eccessivamente il triptofano in indolo e scatolo, pertanto riduce il livello ematico di triptofano, quindi la sua captazione cerebrale e la sintesi di serotonina e di melatonina.

Bassi livelli plasmatici di triptofano sono stati riportati in diverse patologie neurologiche, come depressione, epilessia, sclerosi multipla,…

Grano Orzo, Occhio, Coperchio, Pus, Ciglia, Iris, Blu

Dato che il triptofano compete per la captazione cerebrale per un trasportatore comune a tutti i large neutral amino acids (LNAAs: tyr, val, met, ile, leu, phe, ala e trp), la velocità di captazione dipende dal rapporto plasmatico trp/LNAAs (rTRP), ovvero la sua frazione molare.

Un basso valore di rTRP è stato riportato in pazienti affetti da sclerosi multipla già nel 1978, poi anche in pazienti depressi.

Partite, Fiamma, Fuoco, Infiammare, Match, Bruciare

Sulla base dei livelli ematici dei LNAAs è stata valutata una riduzione di 1/3 della velocità di captazione cerebrale di triptofano nei pazienti epilettici vs controlli(1).

Diksic(2) e Chugani hanno dimostrato che la sintesi cerebrale di serotonina dipende dalla quantità di triptofano captata quindi il rapporto rTRP è una misura indiretta della disponibilità alla sintesi cerebrale di serotonina.

Risultati immagini per depressione

Elevati livelli urinari di scatolo sono stati riportati in pazienti epilettici(3), a conferma di una disbiosi.

Aumentare il rapporto rTRP può essere un valido modo per aumentare la sintesi cerebrale di serotonina (vedi ALAC serotonina cerebrale)

(Prof. Paolo Mainardi)
dal libro: Alla Ricerca dell’Una Medicina
1) Lunardi G, Mainardi P, Rubino V, Fracassi M, Pioli F, Cultrera S, Albano C. Tryptophan and epilepsy. Adv Exp Med Biol. 1996;398:101-2.
2) M. Diksic, S. Okazawa, S. Nishizawa, M. Leyton and S. N. Young A decrease in blood tryptophan concentration produces regionally specific changes in brain serotonin synthesis in men and women: A PET study with alpha-
[11C]methyl L tryptophan European Neuropsychopharmacology, Volume 12, Supplement 3, October2002, Pages 403-404
3) Mori A et al., Clinica Chimica Acta 84 (1978)