Udito sapersi ascoltare

Le orecchie e le loro malattie

Le orecchie sono gli organi dell’udito e ci servono per captare, ricevere e poi trasmettere, codificandoli, i messaggi sonori che giungono. Sono in relazione con il principio dell’Acqua “Rene” e per estensione con le nostre “Origini ed Equilibrio”.

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Gli auricoloterapeuti vi «leggono» la forma di un feto rovesciato e secondo gli orientali da esse è possibile vedere se la persona è ciò che viene definita «un’anima vecchia», ossia qualcuno «che non sta vivendo la sua prima vita». Il suono «creatore» è stato la prima manifestazione nel nostro universo.

Le orecchie ci ricollegano alle nostre origini e costituiscono uno dei segni dell’immortalità e della saggezza (Buddha = Illuminazione).

Per estensione, le orecchie sono la rappresentazione della nostra capacità d’ascolto, d’integrazione, d’accettazione di ciò che proviene dall’esterno, in quanto possono servire ad ascoltare come pure a intendere.

I problemi delle orecchie, ronzii, acufeni, sordità parziali, selettive o totali costituiscono il segno che proviamo difficoltà a intendere (oppure che rifiutiamo) ciò che avviene intorno a noi.

Se la sordità ha una lateralizzazione destra è in relazione con il simbolismo materno, se ha una lateralizzazione sinistra, con il simbolismo paterno.

È stato per esempio il caso di un bimbo, che scatenava in continuazione otiti all’orecchio destro.

Ebbene, sua madre aveva la tendenza a gridare troppo e il bambino non sopportava quelle grida incessanti.

(Michel Odoul modificato)

Il sistema urinario

pipì a letto

Il sistema urinario è quello che ci permette di controllare i liquidi organici e di eliminare le tossine dal corpo.

Si compone di reni e vescica.

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Filtra, immagazzina ed elimina le «acque utilizzate» dal nostro organismo, proprio come l’intestino crasso elimina le nostre materie organiche. L’uno elimina i solidi, laddove l’altro elimina i liquidi.

Questo ruolo è fondamentale perché l’acqua del corpo è un vettore essenziale della memoria profonda dell’individuo.

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Il Principio energetico dell’Acqua è d’altronde intimamente legato alle «memorie ancestrali». Siamo in presenza dell’attività più occulta e più potente del corpo umano, quella della gestione delle «acque sotterranee» e della fertilità (fecondità).

Le malattie del sistema urinario

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Le malattie del sistema urinario significano che viviamo delle tensioni in merito alle nostre convinzioni profonde, quelle sulle quali edifichiamo la nostra vita e che rappresentano le nostre «fondamenta».

Indicano che abbiamo paure e resistenze di fronte agli eventuali cambiamenti della nostra vita, che abbiamo paura di essere destabilizzati da obblighi che ci costringono a cambiare. Ci parlano inoltre delle nostre paure profonde, fondamentali, come la paura della morte, della malattia grave o della violenza.

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I reni

I reni sono due organi essenziali al processo di gestione e di filtraggio dei liquidi organici e dei sali nell’organismo.

Filtrando oltre 1.500 litri di sangue al giorno, i reni smistano, estraggono le tossine dal sangue e le trasformano in urina. Regolano il livello di acqua e di sali minerali estraendoli dal sangue e restituendoli in funzione dei bisogni.

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In tal modo facilitano la capacità di resistenza e di recupero nello sforzo.

Vediamo come ciò si ricollega al loro ruolo «energetico». Fanno leva sulla vescica per eliminare l’urina dal corpo.

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Infine, giocano un ruolo molto importante nello stress, nelle paure e nel loro controllo.

Per il tramite delle ghiandole surrenali (medullosurrenali e cortico-surrenali), i reni secernono infatti degli ormoni che determinano il nostro comportamento di fronte a stress e paure.

Le medullo-surrenali secernono adrenalina e noradrenalina che stanno alla base delle nostre reazioni di fuga e di lotta. Quanto alle cortico-surrenali, secernono dei corticoidi naturali che controllano il livello «infiammatorio» della nostra reazione, vale a dire la sua intensità emozionale e passionale a livello cellulare.

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Le malattie dei reni

I problemi renali ci parlano delle nostre paure, profonde ed essenziali (la vita, la morte, la sopravvivenza) oppure riferite al cambiamento. I problemi renali possono significare che abbiamo difficoltà ad abbandonare abitudini o vecchi schemi di pensiero o di credenza.

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Tale resistenza al cambiamento può essere dovuta a paure, a un’insicurezza o a un rifiuto di muoversi, a un ostinato attaccamento a convinzioni profonde che rifiutiamo di abbandonare, benché tutto sembri condurci, per non dire costringerci, in quella direzione.

La cristallizzazione su questi vecchi schemi può spingersi sino a trasformarsi in un’analoga cristallizzazione a livello dei reni (calcoli).

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Queste malattie si accompagnano spesso a disturbi oppure a dolori a livello lombare.

Le sofferenze renali significano anche che abbiamo vissuto una situazione

ne di paura violenta e viscerale (incidente, attentato, eccetera) nel quale siamo stati consapevoli di sfiorare la morte, di averla vista da vicino. Talvolta accade persino che in certe situazioni i capelli (che sul piano energetico dipendono dai reni) divengano improvvisamente bianchi.

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Le malattie dei reni possono infine esprimere la nostra difficoltà a mettere o trovare stabilità nella nostra vita, a trovare il giusto equilibrio tra l’attività,

l’aggressività e la difesa che appartengono al rene sinistro e la passività, l’ascolto e la fuga che appartengono al rene destro. Per questo, le tensioni renali ci indicano talvolta la nostra difficoltà a decidere nella nostra vita e a fare in modo che quanto abbiamo deciso si produca.

(Michel Odoul)

La vitamina K2

vitamina k2 k1

Danni da carenza

Gli effetti benefici della vitamina K2 sono tanti quanto, al momento almeno, sconosciuti o non riconosciuti (la ricerca scientifica che ne illustra l’importanza si sta accumulando sempre più negli ultimi anni, ma le istituzioni non lo ammettono).

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Se la vitamina D è notoriamente utile per l’assorbimento del calcio, servono infatti alcuni cofattori di tale sostanza (particolarmente vitamina K2 e boro) per indirizzare correttamente il calcio nelle ossa e nei denti invece che nei tessuti molli (come nei reni, con possibile effetto di disfunzione dell’organo e/o di creazione di calcoli) e nelle pareti delle arterie.

Di conseguenza l’assunzione di vitamina K2 può essere una semplice quanto efficace chiave di volta per la gestione, la prevenzione e la cura di problemi cardiovascolari e di varie problematiche relative alla salute di denti ed ossa, e permette quindi di integrare meglio, più efficacemente e in maniera più sicura la vitamina D (mantenendoci al sicuro da eventuali danni di eccessiva calcificazione).

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Possiamo trovare prova di quanto su riportato nell’articolo scientifico Nutritional strategies for skeletal and cardiovascular health: hard bones, soft arteries, rather than vice versa, e in tutti gli articoli citati nelle referenze dell’articolo stesso.

Gli autori consigliano tra l’altro di assumere calcio dagli alimenti invece che dagli integratori, di assumere un adeguato ammontare di proteine animali assieme ad un ammontare di 1 grammo di calcio al giorno preso però dagli alimenti piuttosto che dagli integratori (anche perché occorre fare attenzione agli effetti dannosi che può causare un eccesso di calcio).

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Viene consigliato inoltre,di aumentare l’assunzione di frutta e verdura per alcalinizzare l’organismo e promuovere la salute delle ossa, aumentare il consumo del potassio a scapito del sodio, mangiare cibi ricchi di vitamine K1 e K2, e possibilmente includere le ossa nella dieta in quanto fonte di idrossipatite di calcio e di molti altri nutrienti necessari per la costruzione dell’osso.

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Estratti di verdure verdi

Quando si parla di assunzione di ossa, si intende di ossa di animali da derivazione biologica e possibilmente che vanno al pascolo (ma non di maiale, anche se non viene specificato). Le ossa vanno bollite (in caso di pollo o coniglio circa 16-18 ore, in caso di manzo circa 24 ore) e verso la fine si possono aggiungere cipolla e qualche verdura perr dare maggior sapore.

La cosa migliore è utilizzare una pentola specifica per le cotture a fuoco lento e di lunga durata (slow cooker). Questo brodo d’ossa è ricco di sostanze che aiutano a risanare l’intestino (la cresta e le zampe di gallina contengono moltissimo collagene e sono utilissime per fare questo brodo).

verdure verdi vitamine K2 K1

Le vitamine del gruppo K sono ancora più importanti al giorno d’oggi soprattutto per due motivi. Il primo è che una flora batterica benefica normalmente produce vitamina K,e trasforma la forma K1 (assunta con i vegetali) nella forma K2, ma a causa di farmaci e cattiva alimentazione la disbiosi intestinale è sempre più diffusa in tutto il mondo.

Il secondo è che una delle tradizionali fonti di vitamina K2, la carne, contiene tale vitamina solo se l’animale si nutre di erba o altri vegetali ricchi della forma K1; se gli animali mangiano soia o mais, sono carenti di vitamina K1 e impossibilitati quindi a compiere la trasformazione da K1 in K2 per mancanza di materia prima.

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È per questo che una delle poche fonti di vitamina K2 rimangono attualmente le uova, ma ne servirebbero una ventina al giorno per fornire una dose decente di tale sostanza. Questo spiega perché l’integrazione di tale sostanza potrebbe diventare importante per molte persone.

L’unica fonte vegetale molto ricca è il natto, ottenuto dalla fermentazione della soia con il bacillus subtilis . Purtroppo il natto ha un sapore decisamente ostico, e non si riesce a reperire facilmente in Italia (è un prodotto tipico del Giappone); si può preparare una forma di natto anche partendo da altri legumi come i fagioli oppure fermentando alcuni vegetali.

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Il natto è ricchissimo di una forma di vitamina K2 detta MK-7, una molecola un po’ più lunga di quella della forma MK-4, che tipicamente si trova nelle uova e nella carne degli animali che mangiano erba.

Ulteriori informazioni sono reperibili in inglese nell’articolo The ultimate K2 resource (che suggerisce di utilizzare entrambe le forme di vitamina K2 per un maggiore beneficio) o sui libri Vitamin K2: The Missing Nutrient for Heart and Bone Health di Dennis Goodman, Vitamin K2 and the calcium paradox di Kate Rheaume-bleue, e The Miraculous Results of Extremely High Doses of the Sunshine Hormone Vitamin D3 di Jeff T. Bowles (dove si discute un protocollo di assunzione di alte dosi di vitamina D3 e di dosi proporzionali di vitamina K2).

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Una dose minima giornaliera è stimata intorno ai 100/200 microgrammi al giorno, ma c’è chi consiglia 1000 microgrammi al giorno, specie se si assumono dosi relativamente alte di vitamina D3 (10.000 al giorno), e c’è chi consiglia dosi proporzionalmente maggiori di K2 per chi assume dosi ancora maggiori di D3.

La vitamina K2 difficilmente può causare effetti collaterali se assunta in dosi troppo alte, ma pare che assumendo vitamina D3 e K2 si possano avere problemi da carenza di magnesio, e dal momento che questa sostanza è utilissima ed è per altro uno dei cofattori della vitamina D, ha senso integrarlo assieme a vitamina D3, K2 e boro.

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Per mettere a posto problemi articolari le suddette sostanze possono avere un ruolo importante, ma può essere necessario anche un adeguato apporto di calcio. Ad ogni modo prima di affrontare una integrazione di qualsiasi tipo è sempre consigliato consultarsi col proprio medico di fiducia.

1175 Pubblicato su Open Heart. 2016 Mar 22;3(1):e000325, autori O’Keefe JH, Bergman N, Carrera-Bastos P, Fontes-Villalba M, DiNicolantonio JJ, Cordain L; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4809188/.
1176 Ordinabile per esempio al seguente linkhttp://www.nattostarter.com/nattostarter.php.
1177 Visionabile al link https://chrismasterjohnphd.com/…/the-ultimate-vitamin-k2-r…/.

Cos’è l’ammoniemia?

L’ammonio è un prodotto azotato che deriva dalla deaminazione degli aminoacidi e dalle fermentazioni batteriche intestinali

Normalmente, l’ammoniaca dovrebbe essere presente nella circolazione ematica in una misura di 50 µg per 100 ml.

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L’attività dei tessuti dell’organismo produce l’ammoniaca, ma sono le proteine alimentari che, attraverso il metabolismo, ne producono le quantità più considerevoli.

Si può affermare, quindi, che è nell’intestino che l’attività di produzione è concentrata. Il cervello la trasforma in urea, facendola passare prima dal fegato. L’acido glutammico la rende inattiva.

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Il rene ne elimina una piccola quantità tramite le urine, sotto forma di ione ammonio.
Una dieta ricca di proteine senza fibre della frutta e verdura, contribuisce all’iperammoniemia. Viceversa, una dieta scarsa o vegetariana contribuisce a farne abbassare la concentrazione ematica.

All’interno della cellula (nel citosol) esistono delle proteine specifiche: nella matrice extracellulare il bicarbonato (Hco3), nelle cellule del rene i fosfati, nelle urine ammoniaca e fosfati, nel sangue i globuli rossi (tramite l’emoglobina e l’enzima anidrasi carbonica che trasforma la Co2 in acido carbonico).

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Il corpo, dopo aver inertizzato gli acidi, utilizza il flusso sanguigno per trasportarli fino ai polmoni (dove l’acido carbonico si trasforma in bicarbonato, lasciando andare lo ione H+) o fino ai reni per essere filtrato e poi espellere gli ioni d’idrogeno (H+) tramite l’urina (recuperando il bicarbonato libero).

Vista il complesso ed efficace sistema di controllo dell’acidità, come mai il nostro corpo subisce l’acidità tissutale?

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Perché purtroppo la nostra alimentazione moderna ed il nostro stile di vita, hanno aumentato la produzione delle scorie acide. Di conseguenza il corpo non riesce più ad inattivarle, ristagnano nella matrice extracellulare e quindi nei tessuti (acidità tessutale).

Gli scienziati hanno cercato di classificare gli alimenti catalogandoli in base alla loro capacità di produzione di scorie acide, chiamando tale indice Pral (Potenzial Renal Acid Load)

Bottiglia, Acqua Minerale, Bottiglia Di Acqua

L’ammoniaca, quindi, ritorna nella circolazione sanguigna senza venir preventivamente depurata dal fegato. Se questa sostanza aumenta in modo considerevole ci potrebbero essere dei seri danni al sistema nervoso, portando non solo ad un coma epatico, ma anche a una grave confusione neurologica.

Come si forma l’ammoniaca nel corpo e quali trasformazioni subisce?

L’ammoniaca si forma dal metabolismo delle proteine. Una fase del metabolismo proteico è detta “deaminazione” e si verifica quando gli aminoacidi, che formano una proteina, perdono il loro gruppo aminico (NH2). Dal processo di deaminazione si forma glutammato e, da questo, ammoniaca libera (NH3).

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L‘ammonio è, quindi, un prodotto azotato che deriva dalla deaminazione degli aminoacidi e anche dalle fermentazioni batteriche intestinali. Una quota di ammoniaca si forma anche nei reni.

L’ammoniaca è una molecola tossica, soprattutto per il cervello. Un organismo sano è in grado di “detossificare” l’ammoniaca. L’organo in grado di farlo è il fegato. Infatti, attraverso il ciclo dell’urea, a livello epatico, l’ammoniaca viene trasformata in urea che poi viene eliminata con le urine.

Quali sono le cause dell’iperammoniemia?

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Nel neonato, un aumento dell’ammoniemia può indicare deficit enzimatici congeniti.
Solitamente l’iperammoniemia è dovuta a insufficienza epatica severa, dato che il fegato è l’unico organo in grado di eliminare l’ammonio. Si riscontra iperammonemia nei casi di:

Cirrosi epatica,
Epatiti importanti,
Insufficienza epatica,
Sanguinamento dello stomaco o dell’intestino,
Insufficienza cardiaca,
Difetti congeniti degli enzimi che intervengono nel ciclo dell’urea
Leucemia acuta,
Alcalosi metabolica,
Sindrome di Reye,
Malattia emolitica del neonato,
Diete iperproteiche,
Esercizio fisico intenso,
Disbiosi,

Pancia, Cuore, Amore, Ragazza, Relax, Rilassarsi

Alcuni farmaci possono determinare un incremento dell’ammonio ematico, tra questi troviamo:

Acetazolamide
Acido valproico
Furosemide
Acido etacrinico
Clortalidone
Isoniazide

Corpo, Donna, Pancia, Dolore, Filo Spinato, Tatuaggio

Ammoniemia: quali sono i valori di riferimento?

I valori di riferimento dell’ammoniemia variano a seconda del sesso e sono:
Per la donna: 5-80 µg/dl
Per l’uomo: 5-100 µg/dl
Ammoniemia: sintomi e complicanze
I sintomi dell’ammoniemia alta sono:
Nausea e vomito
Rifiuto della carne
Atassia
Letargia
Disorientamento
Encefalopatia

Sparkler, Azienda, Mani, Fuoco D'Artificio, Scintillii

La dieta per ammoniemia

Nei casi di iperammoniemia è bene limitare al minimo, o eliminare, il consumo di proteine privilegiando una protocollo di tipo vegetariano.

AMMONIEMIA
FORTIF3 DA 2 A 3 VOLTE AL Dì FINO A MIGLIORAMENTO
DEPURVIN 80 GOCCE IN UN LITRO DI ACQUA DA BERE DURANTE IL GIORNO

L’insulina e l’equilibrio osmolare

Una delle vie più efficienti a disposizione dell’insulina per eliminare il glucosio dal sangue è l’osmosi. 

Come abbiamo già detto, l’insulina riversa il glucosio nella matrice extracellulare, insieme al sodio (trattenuto dai reni), al fine di aumentare il gradiente di concentrazione.

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Ciò causa un effetto di raggrinzamento delle cellule (l’acqua tende ad uscire dalla cellula per mediare la concentrazione dei minerali nella matrice), fino a costringerle ad attivare un meccanismo di controllo dell’osmosi, le così dette “pompe sodio potassio”. Queste ultime aprono dei canali per far entrare glucosio e sodio, a discapito del potassio, che fuoriesce dalla cellula.
 
Ciò comporta un rigonfiamento della stessa fino a quando il glucosio non verrà utilizzato nella glicolisi e il sodio fatto uscire nella matrice (dove aumenterà di nuovo il gradiente esterno nella matrice, con un nuovo fenomeno di raggrinzamento della cellula).
 
Siringa, Pillola, Capsula, Morfina, Ago, Liquido
 
Senza le pompe sodio potassio, le cellule non potrebbero sopravvivere. La rincorsa continua all’equilibrio osmolitico (stress importante per la cellula) è causato da questi “tsunami” di glucosio e sodio, dovuti all’azione dell’insulina. Inoltre la fuoriuscita del potassio dalla cellula, può indurre un deficit di questo minerale, fondamentale per l’equilibrio osmolare.

 

Al contrario, l’utilizzo da parte della cellula di acidi grassi (lipidi), quale carburante per la produzione di energia con i mitocondri, non comporta stress per l’equilibrio osmolitico.

 
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Le pompe sodio potassio svolgono un ruolo fondamentale nelle cellule del tipo eccitabili (cellule nervose e muscolari necessarie per modificare la polarità della cellula), ma non dovrebbero essere attivate, salvo rare eccezioni nelle cellule normali.
 
Difatti le cellule “eccitabili” hanno bisogno di produrre dei segnali elettrici e lo fanno modificando la loro polarità interna (utilizzando le pompe sodio potassio).
Non a caso ne hanno una quantità 100 volte superiore sulla loro membrana (consumano il 90% dell’energia prodotta dalle cellule).
 
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Le cellule normali invece, hanno pochissime pompe sodio potassio, essendo la loro capacità di reazione 100 volte inferiore alle loro colleghe del tipo eccitabile.
 
L’utilizzo delle pompe sodio potassio, a parte la loro lentezza di reazione, comporta cambiamenti nella polarità che disturbano il potenziale di riposo della cellula, creandogli un notevole stress ed interferendo con le attività enzimatiche e funzionali della stessa.
 
Vivere 120 Anni

I sistemi di regolazione del glucosio nel sangue

Come già saprete, il sangue veicola in tutte le cellule del nostro corpo le sostanze nutritive

come i sali minerali, l’ossigeno, le vitamine, gli acidi grassi, il colesterolo (lipoproteine), l’acqua, il glucosio, etc.

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Altra incombenza del sangue è quella di trasportare via le scorie acide prodotte dalle nostre cellule, inviandole ad organi detti “emuntori” (esempio: polmoni e reni), che provvederanno alla loro eliminazione.

Gli organi emuntori sono anche deputati alla produzione di nutrienti

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(vedi il colesterolo) ed alla loro eliminazione, in caso di quantità eccessive presenti nel sangue (ad esempio il sale). Infine ci sono gli “ormoni sentinelle”, i quali verificano che i livelli dei nutrienti non superino range (troppo alto o troppo basso) accettabili per il nostro metabolismo.

Per quanto riguarda il glucosio, la nostra evoluzione ha costruito un sistema perfetto per mantenerne stabile il livello nel sangue, che ricordo essere di 0,8 grammi per litro. Sappiamo inoltre che il cervello è l’unico organo ad utilizzare il glucosio, consumandone circa cinque grammi ogni ora.

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Man mano che il sangue s’impoverisce di glucosio (perché consumato dai neuroni), il fegato svolge la funzione di valvola regolatrice, reintroducendo pari quantità di glucosio, ricorrendo alla sua riserva di 70 grammi.

Tale deposito è reintegrato tramite due vie ben distinte: l’elaborazione del fruttosio e la gluconeogenesi (dalle proteine).

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Difatti quando mangiamo della verdura (3% circa) o della frutta (7% circa) il fruttosio contenuto in esse, pur essendo assimilato direttamente dai villi intestinali (ed immesso nel sangue come accade per il glucosio), per essere utilizzato dalle cellule necessita di una trasformazione chimica all’interno del fegato.

Per cui, dopo aver subito tale trattamento, si trasforma in glicogeno, reintegrando a questo punto la riserva del fegato (se inferiore ai 70 grammi) o essere trasformato in trigliceridi. Il processo della gluconeogenesi è invece la trasformazione delle proteine in eccesso (oltre a quelle usate ai fini plastici) in glicogeno.

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Quando la riserva è completa, il fegato trasforma il glucosio in trigliceridi (formazione delle Ldl dal fegato) e quindi immessi nel flusso sanguigno per trasportare il grasso a tutte le cellule o in caso di eccesso calorico, consegnato alle cellule adipose.

Anche per quanto riguarda l’attività fisica, se non eccessiva o errata, non modifica la quantità di glucosio nel sangue. Infatti le fibre muscolari di tipo 2 (fibre veloci e di potenza) utilizzano un loro speciale serbatoio di glucosio (circa 300 grammi);

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mentre le fibre di tipo 1 (fibre lente), utilizzano maggiormente il grasso. Per risolvere anche il problema di eventuali cali glicemici improvvisi, il nostro corpo può contare sul cortisolo, il così detto “ormone dello stress”.

Questi è in grado di catabolizzare molto velocemente le proteine del nostro corpo (muscoli e matrice), trasformandole in glucosio (ripristinandone il giusto livello). Il corpo è in grado di gestire perfettamente il glucosio nel sangue e soprattutto, vista la sua pericolosità, è in grado di mantenerlo nei limiti di sicurezza di 0,8 grammi per litro sanguigno.

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Tutto questo è stato possibile finché l’uomo ha mantenuto l’alimentazione che lo aveva caratterizzato per milioni di anni.

Come ben sappiamo, circa 10.000 anni fa, l’uomo ha scoperto l’agricoltura, introducendo nuovi cibi, i cereali. Vediamo come un evento epocale, abbia potuto modificare la nostra “via del fruttosio” sostituendola con la “via del glucosio”.

LA VIA DEL GLUCOSIO

Verdure, Cibo, White, Vegetale, Cinese, Ciotola

Abbiamo detto che quando mangiamo 100 grammi di pasta o di pane, l’80% del loro peso è costituito da amido, quindi dopo due ore di digestione, si trasforma in 80 grammi di zucchero.

Il problema rivela due differenti sfaccettature.
La quantità eccessiva ed un percorso diverso per l’assimilazione del glucosio. Abbiamo già detto che il fruttosio, pur essendo assimilato dai villi, per l’utilizzazione ha bisogno di essere processato dal fegato.

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Il glucosio (derivato da amidi e zuccheri semplici), assimilato dai villi intestinali e quindi immesso nel flusso sanguigno, non ha bisogno di essere processato nel fegato e quindi alza l’indice glicemico).

Infatti dopo circa due ore di digestione, i villi intestinali immettono nel flusso sanguigno circa 80 grammi di glucosio contro una quantità di 4 grammi complessiva (0,8 grammi per 5 litri), normalmente presente.

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Stiamo parlando di 20 volte le quantità del glucosio previsto dal nostro metabolismo; considerando che con 20 grammi di glucosio nel sangue il corpo entrerebbe in coma diabetico (con conseguente morte). L’evoluzione ha previsto un meccanismo d’emergenza (salva vita), che il nostro corpo è in grado di attivare: parliamo dell’ormone dell’insulina.

ARRIVA L’INSULINA
Ristorante, Vino, Occhiali, Servito, Cena, Celebrazione

A me piace paragonare l’insulina ad una squadra di pompieri.
Perché come la squadra di emergenza è efficace per salvare la casa da un incendio, l’insulina salva la nostra vita, con altrettanta efficacia.

Quello che non potete chiedere ai pompieri è di salvare il vostro mobilio ed i vostri elettrodomestici, inevitabilmente distrutti dall’utilizzo degli idranti. In qualche modo anche l’insulina non va per il sottile, creando dei problemi che possiamo considerare come danni collaterali.

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Il compito di quest’ormone non è quello di mantenere costante la quantità di glucosio nel sangue, ma di eliminarlo il più velocemente possibile ed utilizzando tutti i mezzi a sua disposizione.

Impariamo a conoscere questi strumenti:

chiede al fegato di reintegrare la scorta di glucosio (70 grammi); stimola le cellule muscolari (fibre di tipo 2b, bianche) a prendere più glucosio possibile (tramite il carrier Glut induce il fegato alla produzione delle Vldl (che poi diventeranno Ldl, colesterolo cattivo) le quali trasporteranno gli acidi grassi alle cellule adipose.

Tagliatelle Al Sugo, Uovo, Gamberetto

Ordina ai reni di trattenere il sodio che utilizzerà per costringere le cellule (ad esclusione dei neuroni e delle fibrocellule), tramite il meccanismo dell’osmosi, a far entrare lo zucchero all’interno del Citosol.

Maggiore è la quantità di glucosio che entra nel sangue, maggiore sarà l’insulina prodotta dal pancreas, perché non possiamo rischiare di avere un picco maggiore di 1,4 grammi per litro.

Purtroppo però maggiore è la quantità d’insulina prodotta, maggiore sarà il calo glicemico successivo. Il calo glicemico è molto pericoloso per i neuroni del cervello, perchè la penuria di zucchero potrebbe causarne la morte (recenti studi confermano il rapporto tra cali glicemici e la malattia di Alzheimer).

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Quindi quando ciò accade, il nostro cervello entra nel panico e riduce l’attività neuronale. Ci accorgiamo di quest’azione, perché dopo aver mangiato i carboidrati, percepiamo la necessità di fare un riposino.

Il nostro corpo ha un altro ormone salva vita che è il cortisolo, il quale attivandosi velocemente, rialza il livello di glucosio, stimolando il fegato all’utilizzo della sua riserva. Se ciò non fosse sufficiente aggredisce le nostre proteine e le trasforma in glucosio (catabolismo muscolare e della matrice).

Asparagi, Verde, Asparagi Verdi, Tempo Di AsparagiTali meccanismi salva vita, creati dall’evoluzione, erano attivati di rado nella vita paleolitica. Poteva per esempio accadere in caso di grandi mangiate di frutta (che contiene una parte di saccarosio, oltre al fruttosio), ma non sicuramente nelle proporzioni odierne (20 volte il limite).

Se pensiamo alla dieta moderna, ci si rende conto che ad ogni pasto, attiviamo dei meccanismi che invece dovremmo utilizzare, solo in caso di emergenza.
Pensiamo all’italiano medio, che ha l’abitudine di fare tre pasti e due spuntini a base di carboidrati.

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Ciò significa attivare per cinque volte al giorno questi ormoni, avendo per 10-12 ore (2-3 ore per ogni post pasto) al giorno, il nostro livello di glucosio a livelli eccessivi.

Se considerate che la presenza di 1,1 grammi per litro è ritenuta come fase pre-diabetica e 1,25 come patologia diabetica, noi tecnicamente siamo in tale condizione per la metà della nostra giornata, senza esserne consapevoli.

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La nostra evoluzione ha creato una “via del fruttosio” ben precisa, impostata sull’alimentazione ancestrale, basata principalmente sul consumo di questo tipo di zucchero. Al contrario noi oggi, utilizziamo la “via del glucosio”, attivando continuamente l’insulina.

È come continuare a dare fuoco alla nostra casa e richiamare ogni volta i pompieri.

Vivere 120 anni

Il Succo di Barbabietola

Questo è uno dei succhi più validi per aiutare la ricostruzione dei globuli rossi e tonificare il sangue in genere.

Soprattutto le donne ne traggono benefici bevendone almeno ½ l al giorno, combinandolo con succo di carota.

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La proporzione può variare da 88 a 236 ml di succo di barbabietola, utilizzando radici e sommità, in 470 ml di succo miscelato, tra carota e barbabietola. Se assunto da solo, il succo di barbabietola, in quantità maggiori di un calice da vino e tutto in una volta, può avere effetti depurativi e provocare vertigini e nausea.

Si tratta della reazione all’effetto purificante sul fegato e potrebbe anche risultare spiacevole. L’esperienza insegna che è meglio assumere un po’ meno succo di barbabietola e più succo di carota all’inizio fino a che non si riesce a tollerare l’effetto depurativo – poi si possono aumentare le proporzioni di succo di barbabietola gradualmente.

Succo Di Barbabietola Rossa, Succo, Barbabietola Rossa

Un bicchiere con 170-240 ml di succo due volte al giorno è solitamente considerato sufficiente.

Per i disturbi mestruali il succo di barbabietola si è rivelato molto utile, in particolar modo quando, durante il ciclo, viene utilizzato in piccole quantità, non più di un calice da vino alla volta (dai 60 ai 90 ml) due o tre volte al giorno.

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Durante la menopausa questa procedura si è dimostrata utile e in maniera molto più definitiva rispetto ai farmaci o agli ormoni sintetici che portano con sé effetti degenerativi.

È infatti noto come qualsiasi farmaco o sostanza chimica sintetica e inorganica non possa che avere un effetto temporaneo nell’alleviare i sintomi; chi assume tali farmaci od ormoni sintetici rischia poi di stare male nel momento in cui il corpo e la natura stessa uniranno i loro sforzi per eliminare queste sostanze inorganiche dal corpo.

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Ogni farmaco che promette di alleviare o curare in maniera definitiva qualsiasi condizione patologica del corpo, non potrà che causare, più in là nel tempo, altri problemi, forse addirittura più gravi.

Ad avere problemi nel lungo periodo sarà chi assume i farmaci, non chi li pubblicizza o li prescrive. Detto questo, voglio aggiungere che la natura ci ha messo a disposizione i mezzi necessari per ottenere salute, energia, vigore e vitalità.

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Ci ha anche fornito, a livelli più o meno elevati, l’intelligenza con la quale possiamo portare avanti la nostra ricerca della conoscenza. Se noi usiamo la nostra intelligenza, la natura ci sorride.

Se non la usiamo, la natura resterà a guardare con infinita pazienza e compassione chiedendosi perché mai ciò che lei stessa ha creato debba buttarsi via così malamente.

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Malgrado il contenuto di ferro della barbabietola rossa non sia elevato, qualità degli elementi contenuti nella barbabietola è riferita al fatto che per oltre il 50% è costituita da sodio, mentre il contenuto di calcio è pari a circa il 5%.

Si tratta di un’ottima proporzione per mantenere la solubilità del calcio soprattutto quando, in conseguenza del consumo di cibo cotto, il calcio inorganico tende ad accumularsi nell’organismo e a formare depositi all’interno dei vasi sanguigni che provocano l’indurimento delle pareti come nel caso delle vene varicose, delle arterie sclerotizzate, dell’addensamento del sangue che poi portano ad aumento della pressione sanguigna e ad altre forme di disturbi cardiaci.

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Il contenuto di potassio, pari al 20%, fornisce il nutrimento generale utile a tutte le funzioni fisiologiche del corpo, mentre l’8% di cloro ha un ottimo effetto depurativo per il fegato, i reni e la cistifellea e stimola l’attività del sistema linfatico.

La miscela di succo di carota e barbabietola fornisce una buona percentuale di fosforo e zolfo da una parte e di potassio e altri elementi alcalini dall’altra, che, insieme all’elevato contenuto di vitamina A, completano quello che è probabilmente il mix migliore per la formazione delle cellule del sangue e in particolar modo dei globuli rossi.

I Succhi di Carota, Barbabietola e Cocco

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Aggiungendo un po’ di latte di cocco estratto dalla polpa fresca al succo di carota e barbabietola, si ottiene un alimento che, oltre alle proprietà di ricostituzione dell’organismo, esplica anche altre funzioni, come la depurazione dei reni e della cistifellea.

Se preparata in modo corretto, questa miscela contiene elementi alcalini quali potassio, sodio, calcio, magnesio e ferro in abbondanza e altri elementi quali fosforo, zolfo, silicio e cloro in elevate ed equilibrate proporzioni.

Dottor Norman W. Walker

Succo di Asparago

L’asparago contiene un alcaloide conosciuto come asparagina

in quantità relativamente elevate (gli alcaloidi si trovano nelle piante vive; contengono il principio attivo vitale della pianta senza il quale non potrebbe crescere né vivere).

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È costituito da carbonio, idrogeno, azoto e ossigeno. Quando l’asparago viene cotto o inscatolato, il valore di questo alcaloide si perde, poiché l’idrogeno e l’ossigeno vengono dissipati e i Sali naturali formati dalla sua combinazione con gli altri elementi sono anch’essi virtualmente perduti o distrutti.

Sotto forma di succo l’asparago viene utilizzato con grande efficacia come diuretico, in particolare quando è combinato con il succo di carota, poiché potrebbe risultare fin troppo forte nella reazione che scatena sui reni se assunto da solo.
 
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Questo succo è indicato in caso di disfunzioni renali e in generale per affrontare problemi ghiandolari.
 
È utile nel diabete e nell’anemia quando utilizzato insieme a succhi più specificatamente indicati per tali condizioni. Poiché riesce a rompere i cristalli di acido ossalico presenti nei reni e nel sistema muscolare, fa bene in caso di reumatismi, neuriti ecc.
 
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I reumatismi sono il prodotto finale della digestione della carne e dei prodotti a base di carne, che generano un’eccessiva quantità di urea se consumati con verdure.
 
L’organismo umano non riesce a digerire e assimilare completamente i cosiddetti “carboidrati”, come appunto farine adulterate, raffinate ecc, o una dieta sbilanciata di carne in eccesso, quindi mangiarne troppi provoca un infiammazione al Microbioma intestinale, acidi urici,alcol (acetone) e alla sua microflora eubiotica.

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L’uso continuo sovraccarica i reni polmone (muco) e gli altri organi deputati all’escrezione, portandoli a un punto in cui sempre meno tossine vengono eliminate.
 
Il risultato è il dolore noto come reumatismo. Questa condizione è anche una delle principali cause di problemi alla prostata, per i quali è utile questa combinazione di succhi, con aggiunta di succhi di carota, barbabietola e cetriolo.
 
Dottor Norman W. Walker

Le vertigini 

Malattia Espressione dell’AnimA

Le vertigini sono sensazioni che comportano perdite di equilibrio, sensazioni di «terra che manca sotto i piedi» o instabilità dei riferimenti visivi intorno a noi.

Abisso, Davanzale Della Finestra, Pericoloso

Le vertigini esprimono il nostro bisogno di dominio dello spazio circostante e la ricerca di punti di riferimento precisi, definiti e stabili.

Per questa ragione riguardano principalmente le persone ansiose o falsamente «distaccate».
 
Uno degli strumenti essenziali dell’equilibrio corporeo è l’orecchio, in particolare con quella «sorta di sabbia» che si trova dentro l’orecchio interno, la cui posizione e i cui movimenti sono fortemente responsabili della nostra stabilità fisica.
 

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Ora, l’orecchio, che appartiene al Principio dell’Acqua, rappresenta effettivamente i nostri punti di riferimento fondamentali.

La paura di non riuscire a controllare quello che accade, di non controllare lo spazio circostante si traduce in vertigini più o meno accentuate, dirette (vertigini in luoghi elevati) o indirette (situazioni particolari che provocano le vertigini).

 
Amatevi, Amare, Innamorarsi, Eureka, Vertigine, Piacere
 

È il caso classico delle vertigini avvertite nei giochi dei luna-park o durante la pratica di alcuni sport, nei quali i nostri punti di riferimento spaziali vengono disturbati.

ORECCHIE paura di sentire, carenza di equilibrio interiore.
VERTIGINI disequilibri, problemi con l’infanzia, variazione della situazione conosciuta.
LABIRINTITE mancanza di pace interiore.

 

Micheal Odoul

Infiammazione ai Reni

1. Il paziente con nefropatia deve tenere sotto controllo la pressione arteriosa, il diabete e le infezioni.

2. Il paziente manifesta stanchezza, spossatezza.

3. Il paziente nefropatico non può utilizzare FANS (aggravano la nefropatia)

ATTIVITA’ DEL PROXER PER IL PAZIENTE NEFROPATICO

Autunno, Foglia, Sun, Retroilluminazione

AZIONE ANTIASTENICA E IMMUNOSTIMOLANTE

Si devono al dr. R. Heinecke, vissuto dal 1950 al 1987 nelle Hawaii, gli studi che hanno riportato il succo del Noni all’attenzione del mondo scientifico. A lui cui si deve infatti la scoperta del principale alcaloide, pro-xeronina, capace di liberare nell’intestino xeronina grazie alla presenza di uno specifico enzima, pure contenuto nel succo del Noni.

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Secondo Heinecke la funzione principale della xeronina è quella di regolare la struttura e la forma di specifiche proteine (enzimi) implicate in importanti funzioni cellulari e anticorpali.

La xeronina è fisiologicamente prodotta dall’organismo umano, ma questa capacità diminuisce con l’età: malattie, traumi e stress contribuiscono in particolare a ridurne la produzione.

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Per questo motivo l’integrazione alimentare con estratti di Noni permette di normalizzare le strutture proteiche e le funzioni ad esse legate, grazie ad un migliore assorbimento di aminoacidi, vitamine e minerali, e ad un facilitato passaggio di tali sostanze attraverso le membrane cellulari.

Per quanto riguarda le difese immunitarie il Noni aumenta la funzionalità delle cellule Natural Killer (N.K.) in persone con sistema immunitario normale e ancor di più quando questo sia compromesso (sindrome da immunodeficienza e da stanchezza cronica).

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Il dr. Hirazumi ha inoltre dimostrato un indiretto rafforzamento del sistema immunitario grazie al potenziamento dell’attività dei macrofagi e dei linfociti, che ci proteggono dalle infezioni e dalle sostanze estranee. Alcuni studi dimostrerebbero in particolare una stimolazione dell’attività dei linfociti-T.

La xeronina è inoltre capace di stimolare nel Sistema Nervoso Centrale la secrezione di endorfine, potenti analgesici fisiologici: si spiegano in tal modo le proprietà analgesiche tradizionalmente conosciute. Sempre nel S.N.C. stimola la produzione di melatonina, la cui funzione antiradicalica e immunostimolante è ben nota.

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La notevole presenza di vitamina C e selenio, antiossidanti e antiradicali liberi, sinergizza le suddette azioni protettive e immunostimolanti.

 

ATTIVITA’ antidolorifica a antiinfiammatoria

1. Xeronina stimola endorfine endogene: innalza la soglia del dolore

2. Serotonina innalza soglia di dolore

3. Scopoletina attività antiinfiammatoria

ATTIVITÀ IPOTENSIVA

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La scopoletina presente nel Noni agisce da vasodilatatore e da diuretico, normalizzando la pressione e determinando di conseguenza una minore sollecitazione cardiaca. Si è visto che in caso di ipertensione esplica un’azione regolatrice fino al raggiungimento dei normali valori pressori.

ATTIVITÀ ANTIOSSIDANTE

È ormai noto che il danno ossidativo indotto nella cellula dai radicali liberi altamente reattivi è implicato nella patogenesi di molte disturbi, tra cui le malattie cardiovascolari (aterosclerosi, ischemia cardiaca, ipertensione) e respiratorie (enfisemi, asma), nonché nel favorire l’invecchiamento precoce dell’organismo. Il Noni contiene anche due tra i migliori antiossidanti: vitamina C e selenio.

ATTIVITÀ IMMUNOSTIMOLANTE

L’estratto di Noni stimola il rilascio di varie citochine, fondamentali per una corretta ed efficiente risposta del sistema immunitario. Il succo del frutto favorisce anche la proliferazione delle cellule del timo, ghiandola importante coinvolta sia nei processi di invecchiamento dell’organismo sia nei processi di maturazione dei linfociti T. Aumentando il numero di linfociti T, riduce il rischio di contrarre malattie infettive e migliora le funzioni immunitarie. Il frutto, inoltre, contiene polisaccaridi.

ATTIVITÀ ANTIMICROBICA

Alcuni principi attivi tra cui l’acubina, l’L-asperoside e l’alizarina presenti nel frutto di Noni possiedono una spiccata attività antibatterica contro vari ceppi batterici responsabili di infezioni cutanee, respiratorie e gastrointestinali.