L’olio di cocco

L’olio di cocco è utilizzato come alimento e come prodotto di bellezza da millenni. Combatte ogni sorta di microbi nocivi, dai virus ai batteri e ai protozoi, molti dei quali possono essere dannosi, ed è una straordinaria fonte di grassi di alta qualità.

Per il 50 per cento circa, il grasso contenuto nell’olio di cocco è acido laurico, una sostanza che si trova raramente in natura. L’olio di cocco ha la concentrazione di acido laurico più alta di ogni altro cibo.

olio di cocco

Nel corpo questo acido si converte in monolaurina, un monogliceride (un acido grasso attaccato a una molecola di glicerolo, a differenza dei trigliceridi, composti da tre acidi grassi) che può distruggere molti virus rivestiti di lipidi come l’HIV, l’herpes, i virus influenzali, il morbillo, i batteri gramnegativi e protozoi come la giardia lamblia.

Se hai un attacco di fame improvvisa

o hai bisogno di una carica di energia, ti basta mangiare un cucchiaio di olio di cocco. Puoi anche aggiungerlo al tè o al caffè invece del dolcificante. Il cocco aiuta a migliorare l’assimilazione delle vitamine liposolubili, quindi puoi aumentare l’efficacia delle vitamine che assumi prendendole insieme a un cucchiaio di olio di cocco.

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Se vuoi intensificare i benefici della TMM, ti raccomando di aggiungere anche l’olio MCT alla tua alimentazione quotidiana. L’olio MCT (olio a base di trigliceridi a catena media) è il cugino dell’olio di cocco in forma più concentrata.

Per la maggior parte, gli oli MCT in commercio sono ricavati dall’olio di cocco e contengono acido caprilico (C8, un acido grasso che nella sua struttura molecolare contiene otto atomi di carbonio) e acido caprico (C10, un acido grasso che nella sua struttura molecolare contiene dieci atomi di carbonio) in parti uguali.

olio cocco

Quando mangi un cibo grasso, di solito il grasso viene scomposto nell’intestino tenue mediante l’azione dei sali biliari e di un enzima pancreatico chiamato lipasi. Ma i trigliceridi a catena media riescono ad aggirare questo processo, perché attraversano la membrana intestinale e raggiungono direttamente il fegato tramite il sistema portale epatico.

Quando arrivano nel fegato, specialmente se sei nello stato di chetosi nutrizionale o utilizzi i grassi come carburante principale, essi sono rapidamente convertiti in chetoni, che poi vengono rilasciati nel flusso sanguigno e trasportati in ogni area del corpo, compreso il cervello, per essere utilizzati come carburante pulito.

olio di cocco

Per questo motivo l’olio MCT è un ottimo rimedio per incamerare grasso in più perché, essendo inodore e insapore, si può assumere facilmente a cucchiaiate. La sua rapida conversione in energia ti può aiutare ad attenerti alla TMM nei momenti in cui hai fame ma hai scarsa disponibilità di cibi adeguati. L’unico intoppo è che l’efficacia di questo rimedio comporta un prezzo.

A volte il fegato non è in grado di elaborare i grassi rapidamente, quindi può scaricarne una parte nell’intestino, dove finiscono col causare disturbi digestivi o mollezza delle feci. Di conseguenza puoi consumare olio MCT tutti i giorni, ma devi cominciare con piccole dosi e aumentarle gradualmente con l’andare del tempo per migliorare la tua tolleranza.

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(L’olio MCT può aiutare in caso di costipazione, ma non bisogna assumerne quantità eccessive solo per ottenere l’effetto lassativo.) Comincia con un cucchiaino al giorno, preferibilmente durante un pasto e, se non avverti disturbi gastrointestinali o mollezza delle feci, puoi aumentare gradualmente le dosi.

Alcune persone ne prendono uno o due cucchiai a ogni pasto, ma nella maggior parte dei casi è sufficiente prenderne uno o due cucchiai al giorno. Se a un certo punto avverti disturbi digestivi, torna alla dose precedente e mantienila per qualche giorno.

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Per prevenire la diarrea e il gonfiore provocati dall’olio MCT è utile assumere fibre. Consuma circa 25 grammi di fibre per ogni cucchiaio di olio MCT magari emulsionato con il tuo estratto

Attenzione: le persone malate di cancro al fegato, che hanno le transaminasi alte, metastasi estese al fegato o altre malattie epatiche non dovrebbero usare l’olio MCT, ma possono usare l’olio di cocco.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Il sesso e l’età influiscono sui livelli di ferro

Obesità. Diabete, Malattie cardiovascolari, Cancro

Le donne in età fertile perdono 500 ml di ferro ogni anno per circa trent’anni attraverso il flusso mestruale.(2) Questo è uno dei motivi per cui l’aspettativa di vita delle donne è più lunga di quella degli uomini. Gli uomini infatti non possono versare regolarmente cospicue quantità di ferro, perciò i loro livelli di ferro sono costantemente più alti di quelli delle donne in età fertile.

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Dopo la menopausa, però, le donne perdono questo beneficio. In media solo 1 milligrammo circa di ferro viene perso con il sudore, il ricambio delle cellule dell’epidermide e, in misura minima, con i normali sanguinamenti dell’apparato gastrointestinale, mentre la quantità di ferro assimilata con l’alimentazione è in media da 1 a 2 milligrammi.3 Man mano che l’età avanza, diventa sempre più importante monitorare e ridurre proattivamente i livelli di ferro. Oltre a danneggiare i mitocondri e a contribuire alle mutazioni genetiche, il ferro in eccesso ha effetti negativi sulla salute nei modi seguenti:

Promuove lo sviluppo degli agenti patogeni. Il ferro facilita la crescita ed è essenziale che i bambini abbiano sufficienti quantità di ferro per favorire il processo di sviluppo durante l’infanzia. Ma un eccesso di ferro nel corpo facilita anche la crescita degli agenti patogeni, dei batteri, dei funghi e dei protozoi, (4) e crea nel corpo un ambiente ospitale per microrganismi che possono nuocere alla salute.

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Obesità. L’aumento nel consumo d’integratori di ferro negli ultimi settant’anni è correlato all’incremento del tasso di obesità. Ricorda: il ferro è un fattore di crescita. Così come i bassi livelli di ferro in una donna gravida sono associati a uno scarso peso del bambino al momento del parto, gli alti livelli di ferro sono associati a un aumento del peso.5,6

Diversi studi hanno dimostrato che le persone obese tendono ad avere livelli elevati di ferritina.7,8 Un importante studio epidemiologico condotto su maschi adulti coreani ha dimostrato che livelli moderatamente elevati di ferritina sierica9 predicono un futuro accumulo di peso, fino ad arrivare all’obesità e persino all’obesità grave. Se hai deciso di leggere questo libro perché non riesci a perdere i chili superflui, hai una ragione in più per sospettare che la tua difficoltà nel dimagrire non sia dovuta solo alla dieta o al regime di attività fisica.

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Diabete. Diversi scienziati ritengono che il ferro influisca sui livelli di glucosio e d’insulina nel sangue10 e che ci sia una correlazione tra i livelli di ferritina sierica e il diabete di tipo 2. In una vasta indagine che ha seguito trentamila soggetti sani tra uomini e donne, gli elevati livelli di ferritina sierica erano associati a un rischio notevolmente più alto di sviluppare il diabete di tipo 2.11 Negli uomini con elevate riserve di ferro, le probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2 erano 2 o 4 volte superiori a quelle degli uomini con scarse riserve di ferro.

Un sistema per ridurre il rischio di sviluppare il diabete può essere la donazione del sangue, perché è stato dimostrato che chi dona il sangue di frequente ha una migliore sensibilità all’insulina e un rischio inferiore di diabete.12

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Malattie cardiovascolari. Dallo studio sopracitato è emerso anche che nei donatori di sangue le probabilità di avere un ictus o un attacco cardiaco sono inferiori del 50 per cento rispetto agli altri soggetti. È probabile che il ferro incida sulle malattie cardiache in quanto contribuisce all’ossidazione dell’LDL e al danneggiamento contribuiscono all’arteriosclerosi.13,14

Fin dagli anni Ottanta i ricercatori ipotizzano che le differenze di genere nei livelli di ferro spieghino la maggiore incidenza delle malattie cardiache negli uomini. Il primo ad avanzare questa teoria fu il patologo Jerome Sullivan in un articolo pubblicato su “The Lancet”. Lo studio su trentamila soggetti sani ha rilevato che per le donne il rischio di malattie cardiache aumentava notevolmente dopo la naturale entrata in menopausa o dopo aver subito un’isterectomia; in altre parole, quando smettevano di perdere il ferro ogni mese attraverso il flusso mestruale.

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Ciò suggerisce che c’è un legame tra i livelli di ferro e le malattie cardiovascolari.15 Malattie degenerative, tra cui il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson e la sclerosi laterale amiotrofica. Il cervello ha bisogno di ossigeno più di qualunque altro organo, e il ferro è essenziale per trasportare l’ossigeno dove serve. Ma come in ogni altra parte del corpo, anche nel cervello un eccesso di ferro non è positivo. Il fatto che i livelli di ferro aumentino con l’avanzare dell’età probabilmente è il motivo, o almeno uno dei motivi, per cui malattie degenerative come l’Alzheimer e il Parkinson sono associate alla vecchiaia.

Il ferro è presente in alte concentrazioni nelle placche che si formano nel cervello dei malati di Alzheimer,16 ed è presente in quantità anomale nel cervello di soggetti che mostrano i sintomi di un esordio precoce dell’Alzheimer e del Parkinson.17,18 Da uno studio è emerso che elevati livelli di ferritina nel liquido cerebrospinale preannunciano la conversione di un lieve deterioramento cognitivo in una forma di Alzheimer conclamato.19

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Inoltre è dimostrato che livelli elevati di ferro nel cervello sono associati alla gravità del deterioramento cognitivo.20 Lo stress ossidativo e le infiammazioni che ne conseguono sono i meccanismi che spiegano i danni causati dal ferro nelle funzioni cerebrali.

Cancro. Il ferro in eccesso contribuisce alla formazione del cancro danneggiando il DNA mitocondriale con un’eccessiva produzione di radicale ossidrile. La ferritina sierica è elevata in chi è affetto da diversi tipi di cancro, tra cui il cancro al pancreas e al seno, il melanoma, l’adenocarcinoma del rene e il linfoma di Hodgkin.21

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L’analisi del National Health and Nutrition Examination Survey [Indagine nazionale sulla salute e l’alimentazione] ha rilevato un legame tra il ferro assunto con l’alimentazione o presente nelle delle cellule endoteliali, due processi che a loro volta riserve del corpo e il rischio di sviluppare il cancro colon-rettale.

Le riserve di ferro sono associate anche ai polipi e alle lesioni precancerose del colon. È probabile che l’elevato contenuto di ferro nella carne rossa sia uno dei motivi per cui il suo consumo è un fattore di rischio per il cancro al colon, in quanto il ferro in eccesso promuove le infiammazioni che provocano danni alle mucose del colon. Si ritiene che le fibre alimentari aiutino a prevenire questi danni, perché si legano al ferro e aiutano il metallo a transitare nell’apparato digerente per poi uscire dal corpo.

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22 Altri riscontri supportano la tesi secondo cui il ferro in eccesso contribuisce alla formazione del cancro al fegato. A corroborare ulteriormente il legame tra ferro in eccesso e cancro c’è anche il fatto che chi dona regolarmente il sangue ha un rischio di cancro inferiore.

Da uno studio clinico randomizzato è emerso che i prelievi di sangue riducono l’incidenza del cancro del 37 per cento.24 Osteoporosi. Per la salute delle ossa, che è regolata da cellule sensibili al ferro, è importante che i livelli di ferro siano nella norma. In parole povere, un eccesso di ferro danneggia le ossa. Ciò spiega perché chi soffre di squilibri nel carico di ferro, come l’emocromatosi, ha una maggiore tendenza a sviluppare l’osteoporosi.25

1 “Ferritin: The Test,” American Association for Clinical Chemistry, https://labtestsonline.org/…/a…/ferritin/tab/test/consultato il 9 maggio 2016.
2 E. D. Weinberg, “The Hazards of Iron Loading,” Metallomics, 2, n. 11 (novembre, 2010):732–40, DOI: 10.1039/c0mt00023j.
3 M. D. Beaton, P. C. Adams, “Treatment of Hyperferritinemia,” Annals of Hepatology, 11, n. 3 (2012): 294–300, PMID: 22481446
4 G. Ortíz-Estrada et al., “Iron-Saturated Lactoferrin and Pathogenic Protozoa:Could This Protein Be an Iron Source for Their Parasitic Style of Life?” Future Microbiology 7, n. 1 (2012): 149–64, DOI: 10.2217/fmb.11.140.
5 D. J. Fleming et al., “Dietary Factors Associated with the Risk of High Iron Stores in the Elderly Framingham Heart Study Cohort,” American Journal of Clinical Nutrition, 76, n. 6 (2002): 1375–84, PMID: 12450906.
6 T. Iwasaki et al., “Serum Ferritin Is Associated with Visceral Fat Area and Subcutaneous Fat Area,” Diabetes Care, 28, n. 10 (2005): 2486–91, PMID:16186284.
7 S. K. Park et al., “Association Between Serum Ferritin Levels and the Incidence of Obesity in Korean Men: A Prospective Cohort Study,” Endocrine Journal, 61, n. 3 (2014): 215–24, DOI: 10.1507/endocrj.EJ13-0173.
8 Ibid.
9 S. K. Park et al., “Association Between Serum Ferritin Levels and the Incidence of Obesity in Korean Men: A Prospective Cohort Study,” Endocrine Journal, 61, n. 3 (2014): 215-224, DOI:10.1507/endocrj.EJ13-0173.
10 J. M. Fernandez-Real et al., “Serum Ferritin as a Component of the Insulin Resistance Syndrome,” Diabetes Care, 21, n. 1 (1998): 62–68, DOI: 10.2337/diacare.21.1.62.
11 J. Montonen et al., “Body Iron Stores and Risk of Type 2 Diabetes: Results from the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)- Potsdam Study,” Diabetologia, 55, n. 10 (2012): 2613–21, DOI: 10.1007/s00125-012-2633-y.
12 J. M. Fernández-Real, A. López-Bermejo, and W. Ricart, “Iron Stores, Blood Donation, and Insulin Sensitivity and Secretion,” Clinical Chemistry, 51, n. 7 (giugno 2005): 1201–5, DOI: 10.1373/clinchem.2004.046847.
13 B. J. Van Lenten et al., “Lipid-Induced Changes in Intracellular Iron Homeostasis in Vitro and in Vivo,” Journal of Clinical Investigation, 95, n. 5 (1995): 2104–10, DOI: 10.1172/JCI117898.
14 N. Stadler, R. A. Lindner, M. J. Davies, “Direct Detection and Quantification of Transition Metal Ions in Human Atherosclerotic Plaques: Evidence for the Presence of Elevated Levels of Iron and Copper,” Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology, 24 (2004): 949–54,
DOI:10.1161/01.ATV.0000124892.90999.cb.
15 W. B. Kannel et al., “Menopause and Risk of Cardiovascular Disease: The Framingham Study,” Annals of Internal Medicine, 85 (1976): 447–52, DOI:10.7326/0003-4819-85-4-447.
16 M. A. Lovell et al., “Copper, Iron and Zinc in Alzheimer’s Disease Senile Plaques,” Journal of the Neurological Sciences, 158, n. 1 (June 11, 1998): 47– 52, DOI: 10.1016/S0022-510X(98)00092-6.
17 K. Jellinger et al., “Brain Iron and Ferritin in Parkinson’s and Alzheimer’s diseases,” Journal of Neural Transmission, 2 (1990): 327, DOI: 10.1007/BF02252926.
18 G. Bartzokis et al., “Brain Ferritin Iron as a Risk Factor for Age at Onset in Neurodegenerative Diseases,” Annals of the New York Academy of Sciences, 1012, (2004): 224–36, DOI:10.1196/annals.1306.019.
19 S. Ayton et al., “Ferritin Levels in the Cerebrospinal Fluid Predict Alzheimer’s Disease Outcomes and Are Regulated by APOE,” Nature Communications, 6 (2015): 6760, DOI: 10.1038/ncomms7760.
20 W. Z. Zhu et al., “Quantitative MR Phase-Corrected Imaging to Investigate Increased Brain Iron Deposition of Patients with Alzheimer’s Disease,” Radiology, 253 (2009): 497–504, DOI: 10.1148/radiol.2532082324.
21 A. A. Alkhateeb, J. R. Connor, “The Significance of Ferritin in Cancer: Anti- Oxidation, Inflammation and Tumorigenesis,” Biochimica et Biophysica Acta, 1836, n. 2 (dicembre 2013): 245–54, DOI: 10.1016/j.bbcan.2013.07.002.
22 J. I. Wurzelmann et al., “Iron Intake and the Risk of Colorectal Cancer,” Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention, 5, n. 7 (luglio 1, 1996): 503–7. PMID: 8827353.
23 Y. Deugnier, “Iron and Liver Cancer,” Alcohol, 30, n. 2 (2003): 145–50.
24 L. R. Zacharski et al., “Decreased Cancer Risk after Iron Reduction in Patients with Peripheral Arterial Disease: Results from a Randomized Trial,” JNCI:Journal of National Cancer Institute, 100, n. 14 (2008): 996–1002, DOI: 10.1093/jnci/djn209.
25 L. Valenti et al., “Association between Iron Overload and Osteoporosis in Patients with Hereditary Hemochromatosis,” Osteoporosis International, 20, n. 4 (aprile 2009): 549–55, DOI: 10.1007/s00198-008-0701-4.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

La Dieta Anti – Candida intestinale 

Come abbiamo visto l’era degli antibiotici e degli steroidi ha fornito ai lieviti e alle muffe una grande opportunità di crescita.

Questi micro-organismi hanno sempre vissuto nel nostro organismo, ma se in individui sani il loro numero viene tenuto a bada dalla flora benefica dell’intestino e non provocano alcun danno, quando questa viene distrutta o compromessa da antibiotici o dallo stile di vita, i lieviti prendono il sopravvento e da innocui diventano una minaccia temibile.

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Una particolare famiglia di lieviti, la candida, è al centro dell’attenzione.

Candida è un fungo che in casi patogeni causa una serie di malattie degenerative come Sclerosi Multipla, la Sindrome da Fatica Cronica, Fibromialgia e disordini neurologici, per menzionarne solo alcune.

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Quando la crescita di candida è sproporzionata la produzione di alcol e acetaldeide, due tra le tossine più pericolose, raggiunge livelli critici. I bambini autistici, quasi senza eccezione, sono affetti da questo temibile fungo. Siccome candida si nutre di zuccheri, la dieta anti-candida [si intende una qualsiasi dieta anti-candida] si propone di eliminare tutti gli alimenti che li contengono anche in minima misura.

Si cerca di far morire candida di fame togliendo zucchero, fruttosio, maltosio, lattosio, sciroppo d’acero e miele.

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La frutta viene tolta perché contiene zuccheri, anche se questi sono zuccheri semplici. La crescita eccessiva di candida, poi, può favorire allergie ad altri funghi e muffe; allora anche tutti gli alimenti fermentati vengono tolti: lievito e alimenti lievitati come il pane, tutte le bevande fermentate come l’aceto, la birra, tè e caffè, frutta secca e succhi di frutta, funghi ecc.

Ma i cereali e gli amidi non vengono esclusi dalla dieta, anzi si consiglia il granturco, grano saraceno, miglio, riso, patate e così via. Ma proprio qui sta il problema, vediamo perché. La candida non è mai sola nel nostro sistema digestivo, ma vive in compagnia di qualcosa come 500 specie di altri batteri potenzialmente patogeni.

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Quando si analizza la flora di un paziente autistico, oltre al a candida si trovano anche altri patogeni, quel i appartenenti alla famiglia dei clostridi ad esempio sono tra i più comuni. Questi due gruppi sono i principali responsabili del a permeabilità dell’intestino e capaci di impedire agli enterociti la funzione di scomposizione dei carboidrati in molecole più piccole e assimilabili.

Il risultato è che i carboidrati complessi, quelli che si trovano nei cereali e negli amidi, non vengono digeriti e diventano invece cibo per i patogeni. La conseguente permanenza e fermentazione nell’intestino ne aumenta il danno delle pareti e ne peggiora l’infiammazione e le reazioni autoimmunitarie.

La maggioranza dei patogeni: batteri, funghi, protozoi e vermi, si nutrono di questo materiale non digerito.

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La dieta anti-candida associata a quella GFCF, e spesso anche quella priva di fenoli, viene incoraggiata per i bambini autistici. In pratica la dieta di questi bambini si riduce a molto riso, patate, pane e pasta senza glutine. Purtroppo però anche con questi alimenti l’intestino rimane infiammato, in altre parole permane la tossicità che li rende autistici, così come persistono altre patologie infiammatorie sia nell’intestino che nei vari organi.

Ma allora cosa non devono mangiare questi bambini e adulti affetti da problemi infiammatori al Microbioma?

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Prima cerchiamo di capire come il cibo viene assorbito dal nostro corpo. L’assimilazione avviene nel tenue, principalmente nel duodeno e nel digiuno [medio tenue], le pareti del quale sono ricoperte dai villi, piccole protuberanze che esistono proprio per aumentare la superficie di assorbimento.

Questi villi sono ricoperti di cellule chiamate enterociti che sono poi le vere responsabili dell’assimilazione dei nutrienti. La loro importanza è a dir poco vitale. Gli enterociti nascono alla base dei villi e viaggiano verso la loro cima dove poi muoiono. Il veloce arco di vita di queste cellule è regolato dalla flora batterica benefica.

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Come abbiamo già detto in un capitolo precedente, la flora garantisce che gli enterociti siano in ottima salute e in grado di fare il loro lavoro. Gli enterociti assorbono i nutrienti in questo modo:

• Carboidrati.

I carboidrati sono composti di molecole chiamate Monosaccaridi. Ce ne sono molti, i più comuni sono il Glucosio, Fruttosio e Galattosio. I monosaccaridi sono abbondanti nella frutta e sono anche gli ingredienti del miele, per questi alimenti quindi non è necessaria una vera e propria digestione.

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Il galattosio lo si trova nei latticini acidi come lo yoghurt. I monosaccaridi sono quindi i carboidrati più facili da digerire e la dieta di chiunque abbia difficoltà digestive ne dovrebbe essere piena. I prossimi carboidrati sono i Disaccaridi, composti cioè di due molecole di monosaccaridi. I disaccaridi più comuni sono il saccarosio (lo zucchero da tavola), il lattosio e il maltosio prodotto dalla digestione dell’amido.

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Questi doppi zuccheri mettono a dura prova gli enterociti che devono prima scomporli in monosaccaridi per poterli assimilare. Questa operazione costituisce uno dei principali problemi per le persone GAPS. Gli enterociti, messi fuori combattimento dai patogeni, non hanno la capacità di scomporre i disaccaridi che rimangono nell’intestino a nutrire la candida. I disaccaridi devono essere esclusi dalla dieta dei bambini autistici o da intestino permeabile.

Il maltosio è un sotto-prodotto della digestione degli amidi, come le patate, e le sue enormi molecole sono praticamente una lunghissima catena di monosaccaridi. La digestione degli amidi richiede uno sforzo anche per gli organismi sani e in parte rimangono non digeriti, altro nutrimento per candida.

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Quelli che vengono invece digeriti producono maltosio: un altro disaccaride che come ormai sappiamo deve essere scomposto in monosaccaridi dagli enterociti.
Anche in questo caso per privare i patogeni di nutrimento, gli amidi dovrebbero essere eliminati dalla dieta dei bambini autistici e non.

Non preoccupatevi, una volta che le funzioni intestinali saranno ristabilite, questi alimenti potranno essere reintrodotti nella dieta di vostro figlio senza effetti negativi. Tuttavia niente in natura è bianco o nero, alcuni frutti contengono il disaccaride saccarosio, soprattutto quelli non maturi, meglio quindi far mangiare frutta ben matura.

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Molta frutta e verdura contengono saccarosio e amido, ma la quantità è minima paragonata a quella di cereali e verdure amidacee. Anche se l’intestino è irritato riesce ad affrontare queste piccole quantità.

• Proteine.

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Come risultato della digestione avvenuta nello stomaco da parte dell’enzima pepsina e nel duodeno da parte degli enzimi pancreatici, le proteine arrivano agli enterociti in forma di peptidi. I peptidi sono catene proteiche composte da amminoacidi che non possono essere digeriti e assimilati finché non siano scomposti in singoli amminoacidi, operazione eseguita, ancora una volta dagli enterociti che producono enzimi chiamati

Peptidasi.

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Conosciamo già due proteine che non possono essere scomposte dai bambini autistici: il glutine e la caseina che rimangono appunto in forma di peptidi. Le proteine migliori e più facilmente digeribili da questi bambini sono pertanto quelle delle uova, della carne e del pesce.

Anche la loro cottura è importante: bollite, stufate e in camicia (per le uova), piuttosto che fritte, arrosto o alla brace, è il modo migliore per fornire proteine essenziali per i nostri figli.


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Le uova sono un pozzo naturale di nutrimento, contengono proteine nobili, molte vitamine del gruppo B, zinco ed altre sostanze utili. A meno che il paziente non abbia una particolare allergia, le uova avranno un ruolo importante nel a dieta.

• Grassi.

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Per essere assimilati i grassi richiedono l’intervento della bile. Gli enterociti non hanno un gran ruolo nella loro digestione e assimilazione. Ecco perché la pratica clinica dimostra che persone affetti da disturbi digestivi tollerano bene i grassi.

Per un paziente con flora compromessa però abbiamo un problema. Il rivestimento dell’intestino è una membrana mucosa. Qualunque mucosa, quando aggredita, produce una enorme quantità di muco come difesa, cosa che, in questo caso, interferisce con la digestione del cibo, inclusi i grassi.

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Il muco riveste completamente il cibo e non permette che la bile o gli enzimi digestivi possano raggiungerlo. Come risultato i grassi non vengono digeriti, ma espulsi con le feci che spesso hanno un colore pallido. Questo difficile assorbimento dei grassi ha come conseguenza che le vitamine solubili nei grassi [liposolubili] come la A, la E, la D e la K non vengano assimilate.

L’esperienza clinica dimostra che quando gli amidi e i disaccaridi vengono sospesi per un periodo abbastanza lungo, la produzione di muco si normalizza e l’assimilazione dei grassi migliora.

Per riassumere, un bambino autistico o da infiammazione del Microbioma deve evitare:


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1. Cereali: grano, riso, orzo, mais, miglio, tapioca, grano saraceno, farro, sorgo, quinoa (alcuni non sono strettamente cereali, ma siccome sono comuni li ho elencati qui). Questo toglierà molti amidi e tutto il glutine.
2. Amidi: patate e tutto ciò che le contiene, maranta, pastinaca, rutabaga [o navone – brassica napus]. Ceci, fave, piselli, soia, fagioli amidacei.
3. Zuccheri: tutti e tutto ciò che li contiene, [compresi aspartame, neurotossico e xilitolo, sospetto perché prodotto con nickel] [per metabolizzare una molecola di zucchero bianco si impiegano 56 molecole di magnesio]. Zuccheri consentiti sono quelli della frutta e del miele
4. Latte: e tutto ciò che lo contiene, inclusi gli yogurt commerciali.
5. Soia: niente soia. Quello della soia è diventato un affare troppo lucroso e basta guardare a come viene prodotta per far passare la voglia a qualsiasi genitore di inserirla nella dieta del proprio figlio.

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Praticamente tutta la soia usata dall’industria alimentare è geneticamente modificata. La fibra viene tolta mettendo i semi a bagno in soluzione acida in vasche di alluminio. L’acido fa passare l’alluminio nei semi e questo metallo è stato ufficialmente riconosciuto come principale responsabile dell’Alzheimer.

L’uso di soia nella dieta di una persona GAPS inibirebbe ulteriormente la funzione tiroidea, già compromessa in quasi tutti i soggetti autistici.
Ma non basta: la soia si lega con calcio, magnesio, ferro e zinco impedendone l’assimilazione e deve essere esclusa. Per un elenco completo dei cibi da evitare consultate il capitolo “Cibi Permessi”.

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Nessun cibo confezionato. I processi industriali aggiungono conservanti, coloranti, solventi, vitamine sintetiche, “aromi naturali”, additivi chimici ed esaltatori di sapore per compensare tutto ciò che è stato tolto durante la lavorazione che priva i cibi di praticamente qualsiasi valore nutritivo.

È stato provato in laboratorio come molte di queste sostanze chimiche siano cancerogene e contribuiscano ad aggravare i danni neurologici.


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Il corpo umano riconosce ed assimila solo le vitamine naturali, quelle sintetiche passano nell’organismo senza apportare grandi benefici. Inoltre l’industria alimentare non è obbligata ad elencare ingredienti già trasformati da terze parti, quindi leggere l’etichetta non sempre è garanzia che quello dichiarato sia il reale contenuto del prodotto.

È stato effettuato un interessante esperimento sui cereali per la prima colazione.

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Un laboratorio ne ha analizzato alcune marche concludendo che la scatola, fatta di pasta di legno, aveva nutrienti più utili dei cereali che conteneva. Due parole sulle farine commerciali senza glutine per celiaci e bambini autistici e non. Praticamente nessuno di noi compra il frumento e poi lo usa, magari macinandolo per farci il pane.

La farina arriva ai forni in sacchi preconfezionati con miscele diverse a seconda del loro uso: per farne pane, biscotti o altri prodotti.

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Queste farine sono “arricchite” con conservanti per durare più a lungo, pesticidi per evitare la contaminazione di insetti, sostanze che impediscono che la farina assorba umidità e sbiancanti per dargli un colore rassicurante. A questo punto viene tolto il glutine con un altro processo chimico.

Il rischio è troppo alto.


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Tutti i cibi della dieta di una persona GAPS, sia cioè iperattivo, dislessico, disprassico, asmatico o autistico, devono essere naturali, acquistati freschi e cucinati a casa, non potete fidarvi di alcun cibo proveniente dall’industria alimentare, vostro figlio è in uno stato troppo sensibile per essere messo in mani che non siano le vostre.

Natasha Campbel McBride
Sindrome dell’intestino e della psiche
Trattamenti naturali per autismo, ADHD/ADD, dislessia, disprassia e depressione, disbiosi, e patologie del microbioma intestinale

ECN

Burro di Cocco

Di tutti i “super alimenti” sul mercato, l’olio di cocco potrebbe essere il campione in carica con una lista infinita di benefici.

L’olio di cocco biologico ha effetti positivi per tutti i sistemi del corpo umano, molti dei quali sono stati testati e confermati dalla ricerca scientifica. Dalla cura della pelle alla perdita di peso, per l’equilibrio ormonale e acutezza mentale ecc

AUMENTO DI ENERGIA

A differenza di molti altri grassi saturi, l’olio di cocco è costituito principalmente di trigliceridi a catena media (dall’inglese MCT).

Questi grassi metabolizzano in modo molto diverso rispetto ai loro cugini a catena lunga, che si trovano in abbondanza in carne e latticini.

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Gli MCT digeriti non vengono memorizzati come grasso nel corpo umano. Invece, essi sono trasportati direttamente al fegato dove vengono rapidamente convertiti in energia.

Il consumo di circa due cucchiai di olio di cocco ogni mattina ha dimostrato di aumentare i livelli di energia in media del 5% in un periodo di 24 ore!

LOTTA ALL’INFEZIONE

Circa il 50% del contenuto totale di acidi grassi contenuti nell’olio di cocco è composto da acido laurico, ed è l’ingrediente principale che rende questo olio così sorprendente.

Tra tutti i suoi tanti benefici per la salute, l’acido laurico è un potente anti-microbico, uccide i virus, batteri, protozoi e funghi, sciogliendo le loro pareti cellulari.

L’aggiunta di una porzione al giorno o due di olio di cocco nella tua dieta può aumentare la resistenza del corpo alla malattia, migliorare la salute dell’apparato digerente, e anche aiutare a guarire le ulcere della mucosa dello stomaco.

NORMALIZZARE LE FUNZIONI CEREBRALI

Quando vengono digeriti, gli MCT viaggiano direttamente verso il fegato, dove vengono sintetizzati in corpi chetonici. Questi composti chimici hanno un effetto positivo su molti disturbi cerebrali, in particolare epilessia ed alzheimer (la forma più comune di demenza).

Elevate concentrazioni di chetoni nel sangue hanno dimostrato di ridurre le crisi epilettiche nei bambini con epilessia farmaco-resistente. I chetoni forniscono anche una fonte alternativa di energia per le cellule del cervello che hanno perso la capacità di elaborare il glucosio, una delle principali cause dell’ Alzheimer.

DIMINUIRE LA FAME

I corpi chetonici formati dagli MCT hanno il vantaggio di ridurre la fame e le voglie. Quando viene mangiato ogni giorno, una porzione o due di olio di cocco può essere uno strumento di provata efficacia per aiutare a sentirsi sazia più velocemente, evitare di mangiare troppo, e fare meno spuntini tra i pasti.

PERDITA DI PESO

Un consumo giornaliero dell’olio di cocco è stato dimostrato aiutare con la perdita di peso, in particolare intorno all’addome. Regolando l’appetito e migliorando la digestione, l’olio di cocco può rendere molto più facile ridurre l’apporto calorico giornaliero e perdere peso ad un ritmo sano.

Poiché aiuta a regolare naturalmente lo stato d’animo, l’olio di cocco può aiutare a sentirsi più motivati ed energici, è questo può anche aiutare con la perdita di peso.

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L’olio di cocco aiuta nel bilanciamento ormonale concorrendo così a ridurre stress e ansia – due delle principali cause di un eccessivo grasso della pancia.

Basta ricordarsi che l’olio di cocco è ad alto contenuto di calorie. Limitane il consumo ad uno o due cucchiai al giorno in modo da non sabotare inconsapevolmente i tuoi sforzi nella perdita di peso.

RIDURRE IL RISCHIO DI MALATTIE CARDIACHE

Ignora il vecchio mito che tutti i grassi saturi sono un male per la salute e una delle principali cause di malattie cardiache. L’olio di cocco è stato indicato per migliorare il colesterolo, agisce contemporaneamente aumentando i livelli di quello buono (HDL) e abbassando i livelli di quello cattivo (LDL).

Lo fa aiutando il corpo a convertire il colesterolo nel sangue in una forma utilizzabile, riducendo così l’accumulo di placca nelle arterie. Gli MCT nell’olio di cocco possono anche lavorare per ridurre i trigliceridi, migliorare la coagulazione del sangue, e svolgere funzioni antiossidanti nel sangue, diminuendo ulteriormente il rischio di malattie cardiache.

SALUTE DELLA PELLE

Ricco di vitamina E antiossidante, l’olio di cocco è un meraviglioso idratante naturale che può aiutare a guarire la pelle danneggiata, ridurre i segni dell’invecchiamento, rafforzare l’epidermide contro la cellulite, schiarire smagliature ed eliminare cheratosi pilare.

L’olio di cocco offre una protezione naturale dai raggi UV dannosi. Può anche essere usato per prevenire o guarire le infezioni della pelle microbiche e fungine, come quelle che causano o aggravano talloni screpolati e l’acne.

Applica l’olio vergine di cocco biologico direttamente sulla pelle per un’esperienza terapeutica rilassante che profuma anche in modo fantastico.

MIGLIORE ASSORBIMENTO DEI NUTRIENTI

Una volta ingerito, l’olio di cocco aiuta l’apparato digerente ad assorbire meglio le vitamine grasso-solubili A, D, E e K. Se stai prendendo supplementi per questi nutrienti, considera di ingogliarli con un cucchiaio di olio di cocco biologico.

Se l’idea di inghiottire un cucchiaio di olio ti fa rabbrividire, prova ad utilizzare l’olio di cocco al posto dell’olio d’oliva o del burro quando cucini o condisci le verdure ricche di vitamine.

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Si sposa in modo unico con molte verdure a foglia verde, anche perchè la struttura dei suoi grassi a catena media non si rompe quando esposta al calore.

L’olio di cocco è anche una deliziosa aggiunta agli alimenti da forno, frullati e dessert.

STABILIZZA LA TIROIDE E GLI ZUCCHERI NEL SANGUE

Gli MCT nell’olio di cocco contribuiscono alla conversione del colesterolo in pregnenolone – uno degli elementi costitutivi per la sintesi degli ormoni umani, come i responsabili della funzione della tiroide sana.

Una dose giornaliera di olio di cocco può anche aiutare l’organismo a utilizzare l’insulina in modo più efficiente e stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue.

Fonti: www.naturalmentemamma.it