SCFAs e Colesterolo

Certo anche l’uovo, è ricco di colesterolo

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in quanto ormai da decenni sappiamo che il colesterolo fa bene, lo riportano anche cardiologi come Guido Balestra, fanno il mea culpa per i consigli stolti che hanno dato per anni, frutto di una campagna pubblicitaria americana a favore dell’olio di semi, che l’unica cosa che fa, abbassa il colesterolo, ma nessuno ha mai dimostrato che sia salutare abbassarlo, anzi.

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Eppure oggi ci sono persone che vanno fiere dei livelli introno a 140, veri morti che camminano

Sull’altare del colesterolo è stata fatta una guerra ai grassi, come se il colesterolo provenisse dalla dieta, e dai grassi, perdendo così un’importante fonte alimentare per la nostra salute.

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Basti pensare che nessun carnivoro sulla Terra mangia la carne magra se non fortemente putrefatta (i necrofagi)

Noi, che non abbiamo lo stomaco dei carnivori, capace di ottenere dai grassi i SCFAs, invece la scegliamo bella magra. La coldiretti ci ha assicurato che la nostra carne è la migliore in quanto è la più magra!!!!

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Ma noi non abbiamo nemmeno più il colon dei frugiferi, in essi costituisce il 60% del sistema digestivo, nel nostro è solo il 20%, solo il doppio di quello dei carnivori a cui non serve.

Lì, in quel tratto di intestino, vivono i batteri a noi simbiotici che trasformano le fibre indigerite in SCFAs, che sono il nutriente delle cellule intestinali.

Abbiamo assolutamente bisogno per mantenere l’intestino nutrito e forte

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I SCFAs più prodotti da questi batteri sono il butirrico (burro) e l’acetico (aceto) e Valerico “Valeriana” e Inulina. che si ottengono da burro, aceto, tagli grassi, pesce e verdura, non da alimenti insulinici o con forte carico glicemico,

Allora chi vi consiglia di non assumere alimenti che rinnovano la matrice cellulare e tissutale, mitocndriale, come l’uovo che viene usato a fini plastici al 100% o è ignorante come una scarpa oppure è in malafede. In entrambi i casi scappate a gambe levate.

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Prof. Paolo Mainardi modificato

La riduzione di calorie

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Da sessant’anni a questa parte gli esperimenti di laboratorio hanno confermato che il sistema principale per preservare la salute, prolungare la vita e rallentare il processo d’invecchiamento è la riduzione delle calorie.

riduzione di calorie


Questa riduzione consiste nel diminuire l’apporto calorico complessivo limitando il consumo di cibo a quel tanto che basta per evitare la malnutrizione. È risaputo che la riduzione delle calorie modifica l’espressione di centinaia di migliaia di geni.

Alcuni di essi sono legati alla longevità, altri intervengono nel metabolismo, nello sviluppo delle cellule, nella riproduzione, nelle reazioni immunitarie e in altri importanti processi biologici.

calorie alimenti

Tali effetti sono stati osservati in un’ampia varietà di specie, dai vermi e lieviti ai roditori e pesci, e i riscontri scientifici suggeriscono che la riduzione delle calorie ha effetti analoghi sulla durata della vita umana.(2)

Ma nonostante la sua semplicità e i suoi meriti comprovati, la riduzione delle calorie rimane una strategia che ben poche persone sono disposte ad adottare. La buona notizia è che una dieta ad alto contenuto di grassi, con un apporto moderato di proteine e un basso apporto di carboidrati ti consente di ottenere i benefici della riduzione calorica senza subire privazioni e senza incontrare difficoltà.

Risultati immagini per riduzione di calorie

Di recente la comunità scientifica ha iniziato a rilevare che gli effetti benefici della riduzione calorica non sono dati dalla diminuzione dell’apporto calorico complessivo.

Gli ultimi studi suggeriscono che probabilmente questi effetti si devono alla riduzione delle proteine e specialmente alla limitazione della metionina, un aminoacido che si trova in alte concentrazioni nella carne.(3)

riduzione calorica

Chiariamo però che la metionina non va eliminata completamente, perché è un donatore metilico per uno degli antiossidanti più importanti del corpo, il glutatione. Quindi è sufficiente limitarla.

2 M. I. Frisard et al., “Effect of 6-Month Calorie Restriction on Biomarkers of Longevity, Metabolic Adaptation, and Oxidative Stress in Overweight Individuals: A Randomized Controlled Trial,” http://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/1108368.
3 M. E. Levine et al., “Low Protein Intake Is Associated with a Major Reduction in IGF-1, Cancer, and Overall Mortality in the 65 and Younger but Not Older Population,” Cell Metabolism, 19, n. 3 (2014): 407–17, DOI: 10.1016/j.cmet.2014.02.006.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Microbiota permeabile

intestino cervello

Vi racconto una storia: 3,5 miliardi di anni fa la Terra era popolata da batteri anaerobici, poi ci fu la catastrofe dell’ossigeno e alcuni di loro cercarono rifugio realizzando sistemi digerenti anaerobici.

L’uomo è sulla terra da 500 mila anni, i batteri che ospita hanno una maggiore esperienza.

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Molti pensano che li ospitiamo in cambio di “lavoretti”, ma sono 10 volte le nostre cellule (loro pensano di ospitarci) e, mentre noi abbiamo 24000 unità geniche, loro ne mettono a disposizione 4 milioni!

Il direttore dell’istituto genoma di Washington ha scritto che siamo maggiormente caratterizzati dal DNA dei nostri microbi che da quello delle nostre cellule. I batteri sono eterotropici, mangiano di tutto e da tutto ricavano energia.

Disbiosi intestinale, microbiota

Sono gli impianti digestivi ad essersi differenziati sulla base delle preferenze alimentari, ma il prodotto finale del processo digestivo deve essere LO STESSO, in quanto le cellule di tutti i mammiferi necessitano delle stesse cose.

Queste sono i SCFAs (acidi grassi a corta catena, come acido acetico (aceto), butirrico (burro), valerico (valeriana) e da BCAAs. I BCAAs (ammino acidi ramificati) si ottengono dalla demolizione delle proteine, presenti nella frutta, verdura e carne, i SCFAs dipende…

Intolleranze alimentari

i carnivori predatori mangiano SOLO carne grassa, mangiano un 70% di grassi (sono in diete chetogenica), da cui semplicemente tagliandoli ottengono i SCFAs (infatti il loro intestino è molto semplice).

I carnivori necrofagi mangiano la carne magra che è stata lasciata attaccata all’osso, ma solo dopo che è stata putrefatta (digerita da altri batteri). I frugiferi mangiano fibre, mangiano un 70% di fibre da cui ricavano per fermentazione un 70% di SCFAs.

Microbiota assimilazione

I SCFAs sono i NUTRIENTI delle cellule (nostre) intestinali, se ne introduciamo pochi l’intestino muore di fame. Noi abbiamo il sistema digerente derivato da quelli dei frugiferi, non abbiamo uno stomaco così demolitivo come quello dei carnivori, non riusciamo ad ottenere i SCFAs dalla demolizione dei grassi, che mangiamo anche poco grazie alla campagna per promuovere l’olio di semi.

Della serie: attenti al colesterolo e poi assumete integratori di vitamina D, sintetizzata dal colesterolo. Mangiando poche fibre mettiamo alla fame il nostro intestino, che diventa debole.

permeabilità intestinale

A parte pochi frutti, come uva e fichi, la frutta non aumenta molto la glicemia, in quanto il fruttosio è in forma di polimeri, che possono o non possono essere scissi dall’amilasi salivare (bocca) e pancreatica (tenue).

Quelli non scissi arrivano integri al colon dove fermentano, gli altri vengono demoliti a disaccaridi (in bocca) e a monosaccaridi nel tenue, producono un lento e graduale aumento della glicemia.

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Coloro che hanno problemi con la frutta hanno un intestino che è…alla frutta, ovvero avvengono fermentazioni che non dovrebbero avvenire ad opera di ceppi disbiotici che hanno avuto il sopravvento su quelli simbiotici.

Occorre correre ai ripari, non certo continuando a non mangiare frutta. Evitandola si eliminano i fastidi da essa prodotti, ma non si ripristina un corretto funzionamento dell’intestino.

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I roditori hanno un cieco sviluppato in quanto li ricavano gli SCFAs dalla cellulosa. A noi si è atrofizzato in quella che chiamiamo appendice. Possiamo capire molte cose su quale sia la nostra corretta dieta proprio osservando le differenze degli impianti digerenti di diversi mammiferi.

Tutti devono ricavare dalla dieta gli SCFAs, i roditori dal cieco, i carnivori direttamente nello stomaco per demolizione dei grassi saturi, gli erbivori, follivori, nel colon dalla fermentazione delle fibre indigeribili.

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Noi siamo partiti come i frugiveri, ma abbiamo imparato ad ottenere gli SCFAs dai grassi saturi, che rappresentano il cibo proibito, la mela di (adamo ed eva), che demoliamo nel tenue anzichè nello stomaco.

E’ stato grazie a questa scelta alimentare, di voler mangiare cibo proibito (non nostro), che abbiamo modificato il digerente e siamo diventati sapiens sapiens.

Prof. Paolo Mainardi

L’arteriosclerosi ed i carboidrati insulinici 

L’arteriosclerosi indica una serie di malattie degenerative del nostro sistema circolatorio, che coinvolge molti tessuti ed organi (tra cui il cuore).

Per non incorrere in tali patologie bisogna mantenere in buono stato le pareti delle arterie e delle vene.

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La medicina ufficiale sembra dare per scontato che ad una certa età, sia normale un peggioramento dell’epitelio dei vasi, come se volessero paragonare le arterie a dei tubi metallici, che inevitabilmente nel tempo si usurano.

Al contrario, i nostri tessuti sono vivi ed hanno una capacità di rigenerazione molto efficace, permettendoci anche in tarda età, di avere un sistema circolatorio molto efficiente.

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In effetti visto che il nostro corpo può arrivare all’età di 120 anni, non si comprende perché molti soggetti già a 40 o 50 anni accusino seri problemi di degenerazione del sistema cardio circolatorio.

Nel regno animale non esiste questa patologia, neanche nelle tartarughe che vivono 150 anni. Allora ci dovremmo domandare per quale motivo gli uomini soffrono di tale patologia. Ancora una volta la responsabilità ricade sul consumo di carboidrati complessi e semplici.


Nessun testo alternativo automatico disponibile.Andiamo per ordine.

Innanzitutto quando mangiamo carboidrati, alziamo il livello di glucosio nel sangue fino al picco di 1,4 grammi per litro e ciò significa, fino all’80% in più del livello fisiologico di 0,8 grammi per litro. Ricordiamo che il nostro corpo ha una capacità riparativa che può essere ridotta sia dall’entità del danno da riparare che dalla disponibilità dei micronutrienti necessari.

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Il glucosio presente nel sangue a contatto con le pareti delle arterie, crea delle ossidazioni che generano gli Ages e di conseguenza i radicali liberi. La presenza di tali atomi instabili inibisce la produzione di NO (ossido di azoto) da parte delle cellule endoteliale, impedendo l’effetto vasodilatatore delle vene.

Difatti ricorderete che l’elasticità delle arterie dipende dal delicato equilibrio tra gli effetti dilatativi del NO (ossido di azoto) e gli effetti vasocostrittivi dell’endotelina-1.


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L’inibizione promossa dai radicali liberi contro il NO lascia la parete dei vasi nella sola fase della vasocostrizione (perché l’effetto della endotelina-1 non viene contrastato). Inoltre il nostro corpo pur avendo la capacità di rigenerare le pareti dei vasi, l’eccessiva presenza di Ages impedisce la ricostruzione della matrice extracellulare.

Un altro aspetto da non sottovalutare è l’azione infiammatoria dei carboidrati dovuta sia all’effetto dell’osmosi sulle cellule epiteliali. Inoltre la morte delle cellule, causa un aumento delle cellule senescenti (dovute all’eccessiva apoptosi cellulare), ed aumenterà l’inefficienza del tessuto stesso. È come avere venti anni e le vene di un novantenne.

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Il glucosio inoltre genera anche un’altra patologia, l’aterosclerosi, riconoscibile dalla classica formazione di ateromi. Ciò è dovuto all’ossidazione delle Ldl che iniziano ad attaccarsi alle pareti delle arterie.

Tali cambiamenti sono causati da due fattori: dal peggioramento della parete vasale (che incomincia a spaccarsi) e dalla quantità di Ldl a contatto con il glucosio nel sangue e la loro conseguente ossidazione.


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Maggiore è la quantità di glucosio nel sangue (dovuto all’assunzione di carboidrati) e più veloce sarà l’ossidazione delle Ldl e la loro capacità adesiva. Non a caso i malati di diabete hanno come conseguenza diretta le malattie arteriosclerotiche, che rappresentano il primo motivo di morte ed invalidità del diabetico.

Se ci pensate bene, l’alimentazione a base di carboidrati insulinici, induce una curva glicemica, che moltiplicata per 4-5 pasti o spuntini al giorno, ci pone in fase diabetica per circa 12 ore al giorno.

Immagine correlata

Un altro aspetto importante riguarda la produzione delle lipoproteine Vldl (seguito dell’assunzione dei carboidrati), che sono generate dal fegato, al fine di stipare il grasso negli adipociti. Queste Ldl restano più tempo a contatto con il glucosio e si ossidano di più delle loro colleghe, create dai villi intestinali (chilomicroni) e quindi si attaccano più facilmente alle pareti.

Al contrario un’alimentazione paleolitica, senza carboidrati insulinici, permette il mantenimento del livello del glucosio a 0,8 grammi per litro. Inoltre l’assunzione costante di proteine, assicura gli aminoacidi giusti (compresa l’arginina), utili nella ricostruzione dell’endotelio dei vasi.

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Concludiamo dicendo che il nostro metabolismo è in grado di riparare il sistema circolatorio fino agli ultimi giorni di vita, solo però se il livello del glucosio non supera gli 0,8 grammi per litro, e fornendolo continuamente di tutti i micronutrienti necessari a tale scopo (tra cui gli aminoacidi).

Vivere 120 Anni

Maitake

È un fungo basidiomicete che cresce sui tronchi del castagno nelle zone temperate.

Specie: Grifola frondosa (Dicks) Gray Famiglia: poliporaceae Droga: il carpoforo. È un buon commestibile se raccolto da giovane ma è più interessante per le sue proprietà salutistiche.

Risultati immagini per Grifola frondosa
 
La parte aerea sporifera (carpoforo) è ricca di polisaccaridi (soprattutto 1,3 e 1,6 betaglucani) responsabili di attività immunostimolanti attraverso un meccanismo di attivazione dei macrofagi, dei linfociti T e di altri fattori immunitari,
 
stimola la maturazione, la differenziazione e la proliferazione delle cellule linfoidi e attiva le cellule natural Killer, tramite la modulazione dei livelli di TNF (tumor necrosis factor) e interleuchine.
 
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Questi composti hanno spinto molti studiosi a valutarne l’attività nella prevenzione e come coadiuvante delle neoplasie.
 
Contiene anche lipidi (acido decanoico e ottadecanoico) e fosfolipidi probabilmente coinvolti nei processi di adattogenesi dell’organismo. I betaglucani sono anche coinvolti nel metabolismo del glucosio nel sangue conferendo un’azione ipoglicemizzante.

 

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È un raro fungo d’albero che cresce nel nord del Giappone. Il suo nome botanico é Grifolia frondosa, e, data la sua rarità e la sua efficacia, é piuttosto costoso. Studi condotti da un microbiologico giapponese hanno dimostrato che il Maitakè, grazie ad un suo specifico componente, il D-glucano, rafforza le nostre difese immunitarie e protegge da virus e batteri.
 
Da circa venti anni, il Maitake è oggetto di attenti studi da parte della comunità scientifica. Il suo alto contenuto in beta glucani giustifica i suoi importanti effetti immunologici.
 
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Esso infatti è uno dei funghi più usati nella terapia delle neoplasie sia per le sue proprietà di stimolo diretto sulla funzione dei macrofagi, che per la sua azione citotossica specifica nei confronti delle cellule neoplastiche, oltre che per la straordinaria assorbibilità dei sui principi.

Sarebbe indicato infatti per la prevenzione di

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• influenza ed altri disturbi da raffreddamento, come mal di gola
• ipertensione
• diabete
• infezioni varie, tra cui quelle causate da herpes virus.
• protegge il fegato
• rinforza il sistema immunitario
• utile per combattere le fasi dell’invecchiamento
• agisce su diversi fattori impedendo l’insorgere o il progredire dell’arteriosclerosi
• ottimo nelle anemia
• ottima azione sui trigliceridi sanguigni
• prevenzione e salvaguardia delle T-Cells dall’azione del virus HIV
 
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Il Maitake è ricco di amminoacidi essenziali, di vitamine e di minerali.
I risultati di test scientifici rivelano che 100g del prodotto asciutto contengono 22.75g di proteine, 23.58g gli amminoacidi, e la restante quantità divise in: vitamine C, vitamina E, A, B1 e B2 e selenio organico.

Soia

Dott. Shantih Coro

Per chi non lo sapesse il Ministero della Salute Israeliano ha proibito il consumo della soia prima dei 18 anni nelle mense di asili e scuole.

Questo per le ovvie problematiche di fertilità che porta in eta’ adulta, noi invece lo mettiamo nelle formule sostitutive del latte per i bambini.

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Gli orientali consumano tra i 10g e i 30g di soia al giorno (1 cucchiaino e 1 cucchiaio) e non consumano ne la forma ne le quantità che consumiamo qui in occidente.

Una porzione di formula per i bambini contiene 30 VOLTE la quantità di soia che un orientale ADULTO consuma in un giorno. La soia in oriente è Miso, Tamari/Shoju (dipendendo dalla stagione), Tempeh e Natto e punto.

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Tutti alimenti che vengono fermentati per almeno 6 mesi per ovvie ragioni. Vengono utilizzati per condire e non per sostituire le proteine.

Il formaggio di soia, il pesce di soia, lo yogurt di soia, il latte di soia e altre aberranze del genere non sono mai esistite ma sono nostra invenzione per rispondere a un mercato “salutista”.

Affettare Il Tofu, Tagliare Una Parte Di Trasporto

Ho parlato in lungo e in largo nel mio blog degli effetti della soia su pancreas, come inibitore della proteasi e quant’altro.

Il tofu che oggi è entrato anche nella gastronomia orientale (sempre come condimento e non per sostituire le proteine animali) anticamente veniva consumato dai monaci buddisti per sopprimere il desiderio sessuale.

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Se volete utilizzate un poco di soia come condimento fermentata (come nel pane primus e prodotti tradizionali della cultura orientale) va anche bene, la soia non fermentata o per sostituire le proteine non fa bene alla salute.

Le conseguenze della soia non sono solo digestive e il conto non vi arriva subito ma poi arriva e abbiamo una quantità interminabili di ricerche a confermarlo.

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Quindi lasciate i prodotti di soia come formaggio, yogurt, latte, lecitina e quant’altro al supermercato biologico che peraltro hanno il sapore di una suola di scarpa. Rinforzate l’intestino e mangiate cibo vero, non le imitazioni.

P.S. i nostri avi usano la soia tra una cultura e un’altra, serviva alla terra per rigenerare depurare il terreno e l’humus, non veniva somministrato neanche al bestiame.

Riso, Bob, S Nero, Cibo, Cucina, Repubblica Di Corea

la Soia è l’unico legume che si adatta meglio alla trasformazione come tofu, e i loro sub – derivati.

Semi di Chia

Ricchi di proteine, Omega-3

fibre e molecole ad azione antiossidante, i semi di chia sono l’alleato perfetto per mantenersi in salute e inoltre ci aiutano nella lotta contro il diabete, patologie cardiovascolari e infiammazioni croniche!

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I semi di chia, sono dei piccoli, piatti e ovali semini tendenzialmente di colore grigio-nero e rappresentano le sementi della Salvia Hispanica, una pianta floreale estremamente comune nelle zone del centro e del sud America, in particolare in Messico e Guatemala, dove hanno costituito il cibo di base di antiche popolazioni come Atzechi e Maya.

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Ricchi di antiossidanti, ferro, potassio, fosforo, calcio, proteine, vitamine e minerali.

Hanno il più alto contenuto di Omega 3 di qualsiasi altro seme e più proteine di qualsiasi cereale.

Importante nell’alimentazione dei bambini (essendo ricchi di fibra) essenziali per il Metaboloma Intestinale (cervello enterico) e prezioso per gli sportivi.

La loro peculiarità?

Sono estremamente ricchi di fibre, acidi grassi “buoni” della serie Omega-3, proteine e presentano anche buoni livelli di minerali come fosforo e calcio e molecole antiossidanti!

Semplicemente leggendo i valori nutrizionali dei semi di chia salta subito all’occhio come siano una straordinaria fonte di fibra.

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Ma a cosa serve la fibra?

È molto importante garantirci il giusto apporto quotidiano di fibre, che si aggira intorno ai 30g, in quanto presentano 3 fondamentali funzioni sul nostro organismo:

Gonfiandosi nello stomaco aumentano il senso di sazietà, impedendoci di assumere pasti troppo abbondanti, soprattutto in calorie

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Migliorano il transito intestinale

Costituiscono una sorta di filtro per ridurre l’assorbimento di una quota di zuccheri semplici e di grassi, soprattutto colesterolo.

Le fibre maggiormente presenti nei semi di chia sono quelle insolubili (95% sul totale) e diversi studi hanno dimostrato come il loro consumo sia associato a un minor rischio di sviluppare il diabete.

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Inoltre, una parte delle fibre insolubili possono essere fermentate nell’intestino promuovendo la formazione di acidi grassi a catena corta, migliorando in questo modo la salute del colon.

Se provate a immergere un cucchiaino di semi di chia in acqua, noterete subito quanto liquido siano in grado di trattenere; per questa ragione possono essere considerati come delle “piccole spugnette” che gonfiandosi, aumentano il volume del cibo a livello del tratto digestivo, determinando un maggiore senso di sazietà e una minor assunzione di calorie!

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Proprietà dei semi di chia:

alto contenuto di Omega-3 Altra proprietà dei semi di chia è il loro contenuto di Omega-3, acidi grassi essenziali chiamati anche “buoni” che è fondamentale assumere nella nostra alimentazione in quanto aiutano a ridurre i livelli di trigliceridi, mantenendo in salute il cuore.

Hanno un potente effetto antinfiammatorio, sono quindi utili in tutte quelle patologie in cui l’infiammazione fa da padrona come ipotiroidismo, ipercolesterolemia, diabete di tipo 2, gotta.. e sono inoltre utili a preservare la memoria, mantenendo giovane il cervello!

Farina D'Avena, Mirtilli Rossi Secchi, Mirtilli Rossi

Circa il 75% dei grassi di cui sono composti i semi di chia è rappresentato dall’acido alfa linolenico

anche detto ALA, un grasso che fa parte della famiglia degli Omega-3 e questo alto contenuto incorona i semi di chia come la miglior fonte vegetale di Omega-3, superando addirittura i semi di lino!

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Sapevate che è molto importante il rapporto di Omega-6/Omega-3 assunto con l’alimentazione?

Attualmente nella nostra dieta assumiamo troppi Omega-6, la cui fonte sono principalmente gli oli vegetali, a scapito degli Omega-3.

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Molti studi hanno evidenziato come un rapporto ideale di 2,5-4/1 di Omega-6 e Omega-3, ridurrebbe il rischio di sviluppare svariate patologie come quelle cardiovascolari, tumori, patologie infiammatorie e morte prematura.

La cosa importante da ricordare è che l’ALA costituisce il precursore degli Omega-3 a catena lunga che ritroviamo nel pesce (EPA e DHA) e ha bisogno di essere convertito nelle sue forme attive prima di poter essere utilizzato dall’organismo, processo che spesso è inefficiente.

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Per questo motivo il consiglio è quello di scegliere un’alimentazione varia che comprenda anche prodotti ittici ricchi di Omega-3 biodisponibile come il salmone, il tonno, lo sgombro e il pesce azzurro.

Viersano: http://www.viversano.net/alimentazione/mangiare-sano/semi-di-chia-proprieta/

Intestino – cervello e  alfa-lattoalbumina

La fisica insegna che nei sistemi complessi le relazioni tra le parti generano nuove proprietà, non riconducibili a quelle delle singole parti.

Anche se il corpo umano è sicuramente un sistema complesso, tale approccio della fisica dei sistemi complessi non è stato molto applicato alla medicina, che, con approccio botanico, ha suddiviso il corpo in una sommatoria di organi avulsi tra loro.

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Eppure una evidenza banale del collegamento intestino -cervello è quella nutrizionale

Alcuni dei neurotrasmettitori, molecole essenziali per il funzionamento del cervello, derivano da ammino acidi essenziali, ovvero che derivano solo dalla demolizione delle proteine della dieta.

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Per esempio, la serotonina cerebrale viene sintetizzata a partire dall’ammino acido triptofano, la dopamina, la noradrenalina, e l’adrenalina dalla tirosina, mentre, invece, dalla decarbossilazione della istidina si ottiene l’istammina che viene captata dal cervello.

I processi di decarbossilazione sono affidati al microbiota intestinale e una flora disbiotica decarbossila eccessivamente anche il triptofano e la tirosina, riducendo la loro captazione cerebrale e, quindi, la sintesi dei diversi neurotrasmettitori.

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Inoltre questi ammino acidi competono tutti per la stessa porta di accesso cerebrale, quindi la capacità di essere captati dipende da loro rapporto di concentrazione.

Così una maggiore decarbossilazione del triptofano avvantaggia la captazione della tirosina.Questa disbiosi del triptofano è fondamentale per la nostra sopravvivenza: in caso di pericolo si riduce la captazione di triptofano, quindi la sintesi cerebrale di serotonina.

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Questo ci rende ansiosi, ma l’ansia è una risposta positiva agli agenti stressogeni

in quanto la riduzione del triptofano avvantaggia la captazione della tirosina, quindi diventiamo più abili, dopamina, più furbi, noradrenalina, più forti, adrenalina, quindi maggiormente capaci di affrontare un pericolo.

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La risposta in fase acuta ad un agente stressogeno (APR: acute phase reaction) è una risposta positiva, ma se questa disbiosi diventa cronica, ovvero l’intestino, come una molla snervata, non riesce a ripristinare le condizioni iniziali, allora si cade nella Chronic Phase Reaction (CPR) che è stata definita la “madre di tutte le patologie”(1).

Questa fragilità viene acquisita in quanto il triptofano controlla, anche, la sintesi cerebrale di NPY(2), un neuropeptide che controlla i processi di neurogenesi e sinaptogenesi, quindi la capacità del cervello di auto-riparsi.

(3) Il triptofano controlla, anche, la risposta immunitaria, risposta che nelle donne deve ridursi ciclicamente per evitare un attacco anticorpale ad un eventuale feto.

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(4) La corrispondente diminuzione di serotonina porta alla ben nota sindrome pre-mestruale. L’intestino della donna è quindi costretto ad un lavoro maggiore di quello dell’uomo, può più facilmente snervarsi. Quindi il livello di triptofano può non ritornare ai livelli normali, riducendo l’NPY cerebrale, quindi la plasticità del sistema nervoso centrale. Non solo, il triptofano controlla, anche, la morte per apoptosi cellulare.

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(5) La nostra sopravvivenza si è basata principalmente sulla capacità di riparare i danni che l’ambiente continuamente ci procura. Per esempio siamo capaci di riparare il DNA danneggiato, direttamente o indirettamente, tramite i noti radicali liberi, dalle radiazioni.

Abbiamo affidato questo compito al microbiota intestinale, esercito 10 volte più numeroso di noi. Esso genera molecole “sartine” capaci di individuare i danni del DNA e ripararlo.

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(6) Se questa azione non avviene, viene allora indotta la degenerazione cellulare per permettere una rapida individuazione del problema e consentire agli anticorpi di eliminare, per apoptosi, le cellule degenerate.

(7) Oggi le terapie anti-tumorali si basano sul controllo della degenerazione, ma, forse, sarebbe più utile ripristinare il fucile dell’apoptosi.

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La produzione linfocitaria avviene in modo causale, produciamo anticorpi contro il nulla, contro noi stessi e contro reali nemici. Poi, nel processo di maturazione, li testiamo e scartiamo quelli sbagliati, che sono il 97% della produzione.

Li eliminiamo inducendo la loro morte per apoptosi.

Soprattutto in soggetti con elevata permeabilità intestinale, ovvero con una elevata produzione di anticorpi, una diminuita capacità ad eliminare quelli sbagliati porta ad un maggior numero di auto-anticorpi.

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Quindi la maggiore incidenza di patologie autoimmuni nelle donne non è dovuta ad una maggiore propensione del loro sistema immunitario a “impazzire”, ma ad una ridotta capacità di ripulire la produzione anticorpale da quelli, normalmente, prodotti contro noi stessi.

Nonostante le elevate conoscenze, oggi l’intestino viene considerato come un sistema postale, svizzero, capace di far arrivare ciò che vogliamo dove vogliamo.

Monitor Di Pressione Sanguigna, Salute

Esempio, la melatonina nel cervello, gli ammino acidi ramificati nei muscoli, il collagene nelle articolazioni.

Gli stessi nuovi farmaci, che saranno assunti oralmente, vengono studiati iniettandoli in vena o peritoneo di animali, i loro meccanismi d’azione valutati su cellule isolate, dove mettiamo per una singola cellula, una quantità di farmaco notevolmente superiore a quella che sappiamo arrivare in tutto quel tessuto, quando somministrata oralmente.

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Eppure sappiamo come l’intestino sia complesso, capace di reagire agli stimoli/nutrienti e attivare complesse risposte endogene.

Recenti lavori mostrano come l’infiammazione tissutale sia la causa di diverse patologie, dai tumori e quelle neurologiche e comportamentali.

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L’infiammazione cerebrale è riportata essere la causa patogenetica, non un fattore predisponente, di epilessia,(8)depressione, sclerosi multipla, Parkinson, Alzheimer,

(9) autismo, (10) … L’infiammazione degli organi sessuali è riportata essere la causa di disfunzioni. Riazi dimostra come una infiammazione intestinale possa migrare su altri organi.

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(11, 12) Quindi ridurre una infiammazione intestinale, anche con una “semplice” dieta, può ridurre sintomi di patologie apparentemente distanti tra loro.(13, 14, 15, 16, 17)

Il prendere in considerazione gli assi comunicativi del sistema complesso del corpo umano, mette in evidenza come le malattie non siano tanto dovute alla esposizione a nuovi agenti patogeni, quanto alla diminuita capacità di riparare i danni che questi, continuamente, ci arrecano.

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I processi endogeni di auto-riparazione partono principalmente dall’intestino, mantenerlo efficiente rappresenta la maggiore forma di prevenzione.

Pubblicato da Paolo Mainardi

1. Stig Bengmark, Acute and ‘‘chronic’’ phase reaction – a mother of disease. Clinical Nutrition (2004) 23, 1256–1266

2. Heuther G, Hajak G, Reimer A, Poeggeler B, Blömer M, Rodenbeck A, Rüther E. The metabolic fate of infused L-tryptophan in men: possible clinical implications of the accumulation of circulating tryptophan and tryptophan metabolites. Psychopharmacology (Berl). 1992;109(4):422-32.

3. Benarroch EE. Neuropeptide Y: its multiple effects in the CNS and potential clinical significance. Neurology. 2009 Mar 17;72(11):1016-20.

4. Carretti, et al. Serum fluctuations of total and free tryptophan levels during the menstrual cycle are related to gonadotrophins and reflect brain serotonin utilization Hum. Reprod. (June 2005) 20 (6): 1548-1553

5. McGaha TL, Huang L, Lemos H, Metz R, Mautino M, Prendergast GC, Mellor AL.Amino acid catabolism: a pivotal regulator of innate and adaptive immunity. Immunol Rev. 2012 Sep;249(1):135-57

6. Cunningham RP. DNA repair: how yeast repairs radical damage. Curr Biol. 1996 Oct 1;6(10):1230-3

7. McGaha TL, Huang L, Lemos H, Metz R, Mautino M, Prendergast GC, Mellor AL.Amino acid catabolism: a pivotal regulator of innate and adaptive immunity. Immunol Rev. 2012 Sep;249(1):135-57

8. Vezzani A, Balosso S, Ravizza T. Inflammation and epilepsy. Handb Clin Neurol. 2012;107:163-75.

9. Lima IV, Bastos LF, Limborço-Filho M, Fiebich BL, de Oliveira AC. Role of prostaglandins in neuroinflammatory and neurodegenerative diseases. Mediators Inflamm. 2012;2012:946813

10. Donev R and Thome J. Inflammation: good or bad for ADHD. ADHD Atten Def Hyp Disorder.2010; 2: 257-266

11. Galic MA, Riazi K, Pittman QJ. Cytokines and brain excitability. Front Neuroendocrinol. 2012 Jan;33(1):116-25.

12. Riazi K, Galic MA, Pittman QJ. Contributions of peripheral inflammation to seizure susceptibility: cytokines and brain excitability. Epilepsy Res. 2010 Mar;89(1):34-42.

13. Mainardi P, Albano C. Is the antiepileptic effect of the ketogenic diet due to ketones? Med Hypotheses. 2008;70(3):536-9

14. Mainardi P, Leonardi A, Albano C. Potentiation of brain serotonin activity may inhibit seizures, especially in drug-resistant epilepsy. Med Hypotheses.2008;70(4):876-9.

15. Citraro R, Scicchitano F, De Fazio S, Raggio R, Mainardi P, Perucca E, De Sarro G, Russo E. Preclinical activity profile of α-lactoalbumin, a whey protein rich in tryptophan, in rodent models of seizures and epilepsy. Epilepsy Res. 2011 Jun;95(1-2):60-9.

16. Errichiello L, Pezzella M, Santulli L, Striano S, Zara F, Minetti C, Mainardi P, Striano P. A proof-of-concept trial of the whey protein alfa-lactalbumin in chronic cortical myoclonus. Mov Disord. 2011 Dec;26(14):2573-5.

17. Russo E, Scicchitano F, Citraro R, Aiello R, Camastra C, Mainardi P, Chimirri S, Perucca E, Donato G, De Sarro G. Protective activity of α-lactoalbumin (ALAC),a whey protein rich in tryptophan, in rodent models of epileptogenesis. Neuroscience. 2012 Dec 13;226:282-8.

La sclerosi multipla

La sclerosi multipla, una patologia cronica e autoimmune

La sclerosi multipla (SM), chiamata anche sclerosi a placche, è una malattia neurodegenerativa cronica di tipo autoimmune.

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Questa patologia provoca delle lesioni a livello del sistema nervoso centrale a causa della demielinizzazione (perdita di mielina*) di alcune aree che vengono per l’appunto definite placche e che in fase cronica assumono caratteristiche simili a cicatrici, da cui deriva il termine sclerosi.

Per quanto riguarda la classificazione come malattia di tipo autoimmune, essa sta ad indicare che è una patologia del sistema immunitario, infatti nella sclerosi multipla si assiste ad un attacco del sistema immunitario al sistema nervoso centrale.

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Dopo aver osservato e studiato i primi casi ancora nel XIX secolo, il grosso salto di qualità nel mondo della ricerca per questa malattia è avvenuto nel secolo successivo, quando si svilupparono i primi veri e proprio criteri diagnostici e si iniziarono a studiare strategie per il suo trattamento.

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Al giorno d’oggi nel mondo si contano circa 2,5-3 milioni di persone affette da sclerosi multipla, di cui 600.000 in Europa e più specificatamente circa 75.000 in Italia.

La distribuzione della malattia non è uniforme: è più diffusa nelle zone lontane dall’Equatore a clima temperato, in particolare Nord Europa, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Australia del Sud.

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La prevalenza della malattia al contrario sembra avere una progressiva riduzione con l’avvicinarsi all’Equatore

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La SM può esordire a ogni età della vita, ma è diagnosticata per lo più tra i 20 e i 40 anni, e nelle donne, che risultano colpite in numero doppio rispetto agli uomini. Per frequenza è la seconda malattia neurologica nel giovane adulto e la prima di tipo infiammatorio cronico.

Nella sclerosi multipla, il danno che interviene a livello della mielina nel sistema nervoso centrale interferisce con la trasmissione dei segnali nervosi tra il cervello, il midollo spinale e altre parti del corpo umano.

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Questa alterazione della trasmissione nervosa causa i sintomi primari della sclerosi multipla, che variano a seconda di dove avviene il danno.

Durante il corso della malattia, alcuni sintomi vanno e vengono, mentre altri possono essere più duraturi

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Tra i sintomi più comuni ricordiamo la stanchezza, che colpisce circa l’80% delle persone. Si può inoltre accusareintorpidimento del volto, del corpo o delle estremità.

Un altro indicatore della sclerosi multipla riguarda le difficoltà nell’andatura e nel camminare.

Inoltre potrebbero presentarsi disfunzioni a livello della vescica e dell’intestino, o disturbi alla vista, dolore ed altro ancora.

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Premessa fondamentale, perché malattia autoimmune?

L’autoimmunicità è la causa più comune di malattie croniche.

Come ci dimostra anche la distribuzione di incidenza della SM, le malattie autoimmuni sono molto collegate al tenore di vita: più è alto il tenore di vita delle popolazioni considerate, maggiore è l’incidenza di tali patologie.

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In condizioni normali, il nostro sistema immunitario e il suo esercito di globuli bianchi, aiutano il corpo a difendersi da sostanze e cellule dannose come virus, batteri e cellule cancerogene.

In pazienti con una malattia autoimmune, il sistema immunitario non è in grado di distinguere fra i tessuti sani del corpo e i suoi nemici. Questo provoca una risposta immunitaria verso gli stessi componenti del proprio organismo.

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A partire da ogni cellula, per passare ai tessuti, poi agli organi e infine all’intero organismo, quindi ad ogni livello di organizzazione e complessità, sono necessari degli elementi specifici: sali minerali, aminoacidi, vitamine, enzimi, proteine, grassi.

Purtroppo però negli ultimi 50 anni le colture intensive, e i numerosi cambiamenti che hanno subito gli alimenti e di conseguenza anche le nostre abitudini alimentari, hanno determinato carenze nutrizionali impressionanti.

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Senza contare che, oltre alla povertà di nutrienti, il cibo e l’ambiente sono intaccati dall’aumento della tossicità.

Questa condizione ha provocato grosse alterazioni nella composizione biochimica delle cellule, le quali di conseguenza cambiano “aspetto”. Tali modificazioni portano il corpo a non riconoscere più queste cellule come proprie e le attacca.

Questo meccanismo causale chiarisce molte varianti delle malattie autoimmuni

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Le possibili carenze associate alla sclerosi multipla

VITAMINA D

Essa risulta di fondamentale importanza per il sistema immunitario, per l’espressione genica e per una moltitudine di altre funzionalità.

COFATTORI DELLA VITAMINA D

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La vitamina K2 e il magnesio sono necessari per assicurare il buon assorbimento della vitamina D, senza i quali spesso quest’ultima potrebbe risultare insufficiente se integrata da sola. Non meno importanti sono lo zinco, il boro e il calcio.

PROBIOTICI

Legate alla sclerosi multipla sono molto frequenti alterazioni della flora batterica. Queste incidono negativamente sulla capacità di assorbimento corretto dei nutrienti da parte dell’intestino ed è quindi di estrema importanza risanare la flora battericamediante l’ausilio dei probiotici e dei prebiotici*

OMEGA 3-6-9

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Ricordando che stiamo parlando di una malattia che interessa anche il sistema immunitario, non vanno trascurati gli acidi grassi buoni, i quali si possono integrare anche con la dieta (ad esempio: frutta secca, pesce, olio di lino, avocado).

Se non è sufficiente l’assunzione tramite il cibo, bisogna fare riferimento all’integrazione ben proporzionata di omega 3-6-9.

ANTIOSSIDANTI

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Elementi come il picnogenolo, la luteina, l’astaxanthina, i bioflavonoidi, la vitamina B3, ubiquinolo, il glutatione, la vitamina C, la vitamina E, l’acido alfa-lipoico, la bromelina, la lisina e la prolina, costituiscono le nostre difese contro i danni provocati dai radicali liberi i quali si formano per ossidazione.

SOSTANZE ADATTOGENE

Rhodiola, ashwaganda, passion flower e curcuminoidi rappresentano la soluzione alla gestione dello stress dovuto alla presenza di un’infiammazione cronica, com’è appunto la sclerosi multipla, stress per il quale si affronta l’infiammazione come il problema, quando invece è la soluzione di cui si avvale l’organismo per fronteggiare il vero problema.

 

Da un punto di vista alimentare

In base a tutte le nozioni elencate precedentemente è fondamentale seguire un regime alimentare ad alto valore nutritivo, caratterizzato da cibi NON lavorati a livello industriale e quindi ricchi di conservanti, emulsionanti e additivi chimici.

Inoltre è auspicabile eliminare i carboidrati semplici, il glutine (sostanza pro-infiammatoria) e i latticini, seguendo una dieta ricca di pesce, uova, frutta secca e verdura.

GLOSSARIO

Banda, Musica, Strumenti Musicali, Sassofoni, Le Corna

*Mielina: o guaina mielinica è una sostanza isolante a struttura lamellare, costituita prevalentemente da lipidi e proteine. Alla vista bianco-grigiastra, con sfumature paglierine, la mielina riveste esternamente gli assoni dei neuroni.

*Prebiotici: sono sostanze organiche non digeribili, capaci di stimolare selettivamente la crescita e/o l’attività di uno o di un numero limitato di batteri benefici presenti nel colon.

Pubblico, Concerto, Musica, Intrattenimento, Persone

Cura ut valeas!

Dott.ssa Carolina Capriolo

Fonti:

http://www.aism.it/index.aspx?codpage=sclerosi_multipla

http://www.mdpi.com/1422-0067/13/10/13461/htm

http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/10408398.2014.941457

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/mnfr.2015001