Il diabete di tipo 2 e l’ipoglicemia

Il carburante fondamentale che alimenta il corpo è il glucosio, uno zucchero semplice che fornisce a tutte le cellule l’energia di cui hanno bisogno per funzionare, guarire, crescere e prosperare. Il glucosio ci fa andare avanti, ci mantiene in vita. Il sistema nervoso centrale funziona grazie a esso, come ogni organo del corpo, compreso il cuore. Il glucosio è ciò di cui abbiamo bisogno per costruire e sostenere i muscoli e svolge funzioni vitali, come riparare i tessuti e le cellule quando sono danneggiati.

Disbiosi intestinale

Quando mangi, il tuo corpo scompone il cibo in glucosio e lo immette nel sangue in modo che possa viaggiare e raggiungere le cellule. Tuttavia, le cellule non hanno accesso diretto al glucosio, hanno bisogno di un aiuto da parte del pancreas, una grande ghiandola endocrina situata dietro lo stomaco. Il pancreas svolge una costante azione di monitoraggio del flusso sanguigno. Quando intercetta un aumento dei livelli di glucosio, risponde producendo un ormone chiamato insulina, il quale si annette alle cellule segnalando loro di aprirsi e di assorbire il glucosio dal sangue.

L’insulina consente quindi alle cellule di avere l’energia di cui hanno bisogno e assicura che i livelli di glucosio nel sangue rimangano stabili. Se nel sangue è presente più glucosio di quanto le cellule riescano a consumare – per esempio perché hai mangiato un pasto particolarmente pesante (magari costolette di maiale ricoperte di salsa barbecue: in altre parole, molti grassi combinati a molti zuccheri) – l’insulina ordina al glucosio in eccesso di depositarsi nel fegato.

diabete 2

A un certo punto, quando i livelli di glucosio si abbassano – per esempio tra un pasto e l’altro o nelle fasi di intensa attività fisica – il fegato rilascia il glucosio che aveva immagazzinato e lo mette a disposizione delle cellule. Questo succede se il fegato è forte e funziona come dovrebbe. Quello che ho descritto è un sistema efficace per l’uso ottimale del glucosio in condizioni normali. I problemi nascono quando il pancreas non ma anche quando alcune cellule rifiutano all’insulina di annettersi e di indurle ad aprirsi per ricevere il glucosio: è un fenomeno chiamato insulino-resistenza, ovvero resistenza all’insulina.

Quando insorgono entrambi o uno solo di questi problemi, la quantità di glucosio che le cellule rimuovono dal sangue non è sufficiente, sicché il sangue espelle parte del glucosio in eccesso nelle urine, il che può portarti a urinare più spesso, ma anche a disidratarti e ad aumentare la sete. Se il tuo pancreas non crea sufficienti quantità d’insulina quando il corpo ne ha bisogno, e/o hai sviluppato una resistenza all’insulina, e se questi problemi portano a un aumento eccezionale dei livelli di glucosio nel sangue, corri il rischio di contrarre il diabete di tipo 2.

diabete tipo 2

Negli Stati Uniti le persone colpite da questa malattia sono trentacinque milioni; altri novantacinque milioni sono in prediabete, una condizione in cui i livelli di glucosio nel sangue sono più alti della norma ma non tanto come nel diabete conclamato. Almeno il 35 per cento delle persone in prediabete sviluppa il diabete di tipo 2 entro sei anni.

I professionisti non sanno perché si manifesti il diabete di tipo 2. Lo dimostrano le diete che medici e dietisti prescrivono ai diabetici: se sapessero cosa sta succedendo davvero nel corpo di questi pazienti, consiglierebbero un’alimentazione completamente diversa. Anche se alcune indicazioni delle loro terapie sono giuste, non sono in grado di spiegare al paziente come e perché insorga questa malattia. Spiegherò con precisione quali sono le cause del diabete di tipo 2. Inoltre esporrò come si sviluppa la resistenza all’insulina, e l’ipoglicemia, e il modo per riportare l’organismo in equilibrio così da guarire.

I SINTOMI DEL DIABETE DI TIPO 2 

carboidrati insulinici

Se hai il diabete di tipo 2, è probabile che tu abbia sviluppato uno o più dei seguenti sintomi. (Tieni presente che negli stadi iniziali è possibile non avere nessuno di questi sintomi.) Una sete insolita, secchezza alla bocca, minzione frequente: questi sintomi sono dovuti al fatto che il corpo usa l’acqua per espellere il glucosio in eccesso attraverso le urine.

Vista appannata: la disidratazione induce il corpo a prelevare acqua dal cristallino dei bulbi oculari per espellere il glucosio. Una fame insolita: 
è dovuta al fatto che le cellule non stanno ricevendo quantità di glucosio sufficienti al loro nutrimento. Stanchezza e irritabilità: perché non ricevi l’energia che di solito ricevi quando le tue cellule sono nutrite a sufficienza dal glucosio.

Problemi digestivi: il pancreas non produce solo quantità adeguate d’insulina ma anche enzimi, per aiutare il corpo a scomporre gli alimenti. Se il pancreas non funziona come dovrebbe, si genera sia una carenza d’insulina sia una carenza di enzimi, di conseguenza per il corpo è più difficile digerire qualunque alimento.

vista annebbiata

Ipoglicemia: l’abbassamento dei livelli di zuccheri nel sangue ogni paio d’ore, con i cali di energia che ne conseguono, sono dovuti alla debolezza del fegato e alla scarsa attività delle ghiandole surrenali.

CHE COSA PROVOCA DAVVERO IL DIABETE DI TIPO 2 E L’IPOGLICEMIA 

Anche se le comunità mediche non lo sanno, le cause del diabete di tipo 2 e dell’ipoglicemia di solito hanno origine nelle ghiandole surrenali. Quando sei sottoposto a un continuo stress e sei costretto ad affrontare prove difficili e inevitabili nella vita, le ghiandole surrenali immettono nel sangue l’adrenalina, un ormone che carica di energia per le situazioni d’emergenza. Se questa risposta è utile nei momenti di difficoltà, invece quando operi costantemente in modalità emergenza e non riesci a rimuovere l’adrenalina corrosiva, che satura i tessuti degli organi e delle ghiandole, questo ormone può causare seri danni.

Di norma il pancreas è liscio come il sederino di un bimbo. Ma quando viene scalfito ripetutamente dall’adrenalina scatenata dalla paura o da altre emozioni negative subisce delle escoriazioni e sulla sua superficie si creano delle callosità che lo rendono spesso e duro. Per spiegarti cosa succede, ti faccio un esempio: quando nasci, il tuo pancreas è una carta di credito nuova di zecca.

Alcune persone vengono al mondo con condizioni agevolate: un tetto di spesa molto alto, una generosa linea di credito e una serie di benefit aggiuntivi, simili alle miglia gratuite per chi viaggia spesso, garantiti dal solo fatto di possedere quella carta.

Altre persone vengono al mondo con una linea di credito limitata, alti tassi d’interesse e pochi benefit. In ogni caso, la tua carta di credito si può esaurire se non la usi con cautela. Quando le persone continuano a logorarsi per lo stress e per tenerlo a bada si riempiono di cibi fritti o ad alto
contenuto di grassi, di gelati e dolci … rovinano l’equilibrio del pancreas ed esauriscono tutte le miglia gratuite concesse a chi viaggia spesso.

Con l’andare del tempo, viene compromessa la capacità del pancreas di produrre adeguate quantità d’insulina per rimuovere il glucosio dal sangue, e questa attività ridotta è sufficiente a causare il diabete di tipo 2. E non è finita. Il flusso continuo di adrenalina scatenata da emozioni negative provoca danni in tutto il corpo. Specialmente se tendi a mangiare quando provi queste emozioni, l’insulina prodotta dal pancreas si mescola all’adrenalina nel sangue, portando il corpo ad associare l’insulina con l’adrenalina scatenata da emozioni negative che lo sta danneggiando.

Col tempo questa associazione può indurre le cellule a sviluppare una “allergia” alla miscela di adrenalina e insulina e a rifiutare entrambi gli ormoni. La ricerca medica non ha ancora scoperto questa miscela ibrida che io chiamo “Frankensulina”, e non ha ancora capito che il corpo fisico si ribella in questo modo. Ma la ribellione è una delle cause primarie dell’insufficienza pancreatica, che porta a un abbassamento della produzione d’insulina e alla non accettazione del glucosio da parte delle cellule.

Anche i pasti pesanti possono scatenare un eccesso di adrenalina. Ciò accade perché le ghiandole surrenali sono come una stazione dei pompieri e il grasso fa scattare il campanello d’allarme. Quando le ghiandole surrenali ricevono il segnale che le avvisa della presenza di alti livelli di grassi nel sangue – con la possibilità di mettere quindi in immediato pericolo il fegato e il pancreas – la stazione dei pompieri (le ghiandole surrenali) invia i mezzi antincendio (l’adrenalina) per affrontare la situazione.

L’afflusso di adrenalina aumenta la potenza digestiva per rimuovere il grasso dall’organismo e per proteggerti, ma con un prezzo da pagare, perché a lungo andare può indebolire il pancreas. Viceversa, può accadere che le ghiandole surrenali siano ipoattive, ovvero producano livelli insufficienti di adrenalina; in tal caso, per cercare di compensare l’insufficienza il pancreas è costretto a lavorare più del dovuto. Se questa condizione si cronicizza, il pancreas si infiamma o si ingrossa e nel tempo potrebbe diventare anch’esso ipoattivo. Inoltre, si può verificare un affaticamento surrenale, in cui le ghiandole surrenali producono adrenalina a volte in quantità eccessive e a volte in quantità insufficienti.

fegato cistifellea pancreas

Questa instabilità può compromettere il pancreas, che si infiamma per compensare la scarsa produzione di adrenalina e si scalfisce per i flussi in eccesso. Quando il pancreas diventa disfunzionale può subire dei danni, che si infligge da sé. Ciò accade perché, oltre all’insulina, il pancreas produce enzimi che favoriscono la digestione ma anche inibitori, i quali impediscono a questi potenti enzimi di attaccarlo come se fosse un alimento da scomporre. Se però il pancreas funziona in modo difettoso, comincia a produrre quantità insufficienti di inibitori, e a quel punto gli enzimi lo danneggiano ancora di più.

(A tutto questo si aggiungono anche problemi digestivi …) Un precursore del diabete di tipo 2 è una condizione in cui i livelli di glucosio oscillano ma sono tendenzialmente bassi, chiamata ipoglicemia, che indica la difficoltà del corpo a gestire correttamente il glucosio. Questa condizione si verifica quando la capacità del fegato di immagazzinare e rilasciare il glucosio è indebolita, o se non fai almeno uno spuntino leggero ed equilibrato – per esempio un frutto (per lo zucchero e il potassio) e una verdura (per il sodio) – ogni due ore. 

La tendenza a saltare i pasti costringe il corpo a usare le preziose riserve di glucosio del fegato e a produrre adrenalina in eccesso e, come abbiamo già detto, questo processo può danneggiare il pancreas, generare una resistenza all’insulina, provocare affaticamento surrenale e aumento di peso.

carboidrati insulinici

Un altro fattore decisivo è il tipo di alimenti che assumi. Un equivoco molto diffuso è che il diabete sia causato dal consumo di molti cibi contenenti zuccheri. Il problema non è lo zucchero, ma la combinazione di zucchero e grassi, e sono soprattutto i grassi a essere nocivi. Per esempio, potresti mangiare frutta tutto il giorno tutti i giorni per il resto della tua vita senza sviluppare il diabete (anzi, mangiare molta frutta è il modo migliore per allungare la vita, “La fobia della frutta”).

Il problema sono i grassi. Molte persone che mangiano cibo-spazzatura e alimenti elaborati, come torte, biscotti, ciambelle fritte, gelati e così via – o che consumano una cena apparentemente salutare a base di pollo ma la concludono con il dolce – di solito assumono molti grassi e molti zuccheri allo stesso tempo. E se lo zucchero è decisamente malsano quando non è associato ad altre sostanze nutritive (ovvero non proviene dalla frutta e la verdura), sono i grassi a sottoporre il fegato e il pancreas a un lavoro estenuante.

La prima cosa che accade è che gli alti livelli di grassi che si immettono nel sangue dopo un pasto a base di proteine animali – siano esse semplici bistecche di manzo, maiale o pollo, oppure carni impanate e fritte nell’olio – impediscono al corpo di consentire all’insulina prodotta dal pancreas di portare gli zuccheri nelle cellule. Ciò significa che enormi quantità di zucchero scorrono liberamente nel sangue e possono andare ovunque.

riduzione calorie

Se il fegato è forte, riuscirà ad accumulare tutto il glucosio che riesce a conservare per i giorni di magra. Ma nel corso del tempo, un’alimentazione ricca di grassi, proteine animali e oli elaborati può affaticare il fegato. Questo diventa vulnerabile per la continua responsabilità di ripulire il sangue dal glucosio in eccesso e se deve attendere troppe ore tra un pasto e l’altro per avere nuovo carburante. Quando il fegato è così sovraffaticato, riversa nuovamente nel sangue tutto il glucosio che ha immagazzinato, il che può indurre lo stadio iniziale dell’ipoglicemia.

Poiché il fegato ha il gravoso compito di elaborare i grassi che provengono dai cibi che mangi, una dieta troppo ricca di grassi animali (che si nascondono anche in carni magre che le persone tendono a considerare salutari) può indebolirlo e compromettere la sua capacità di immagazzinare e rilasciare il glucosio. L’abitudine di consumare pasti abbondanti e pesanti seguiti da lunghe ore di digiuno può portare allo sviluppo del diabete di tipo 2.

Allo stesso tempo, il pancreas deve produrre enzimi per scomporre i grassi affinché tu riesca a digerirli. Un’alimentazione ricca di grassi comporta un sovraccarico di lavoro per il pancreas, e se hai altri fattori che lo sottopongono a tensioni, come forti emozioni negative e/o flussi abbondanti di adrenalina corrosiva, per il pancreas l’assunzione di molti grassi può essere la goccia che fa traboccare il vaso e che porta a sviluppare il diabete di tipo 2.

grassi buoni

La buona notizia è che tutti i danni descritti qui sopra sono assolutamente reversibili. Ora vedremo come puoi guarire il pancreas, il fegato e le cellule traumatizzate dall’insulina per mettere fine all’ipoglicemia e al diabete di tipo 2.

CURARE IL DIABETE DI TIPO 2 E L’IPOGLICEMIA

Dal momento che le comunità mediche non sanno cosa generi davvero il diabete di tipo 2 e l’ipoglicemia, non offrono indicazioni corrette per l’alimentazione. Di solito raccomandano una dieta priva di zuccheri, consigliando ai pazienti di evitare la frutta e concentrarsi sulla verdura e le proteine di origine animale.

Seguendo questi consigli, è probabile che si rimanga diabetici per sempre – e non diabetici ma operativi, bensì diabetici e sofferenti –, perché i grassi contenuti nelle carni non fanno altro che aggravare la malattia, mentre il consumo di frutta è cruciale per guarire dal diabete.

È fondamentale capire che sono i grassi animali a indebolire il fegato e il pancreas. Lo zucchero è solo il messaggero. E in questo caso i professionisti della medicina sparano al messaggero. Quello zucchero sta solo comunicando la resistenza all’insulina causata dal sovraccarico di grassi che grava sul fegato.

È facile eccedere nell’assunzione di grassi animali senza accorgersene; anche una fettina sottile di carne rossa che pesa poco più di un etto contiene l’equivalente di un cucchiaio di grassi concentrati che possono affaticare il fegato e il pancreas. I grassi che nutrono il Metaboloma Intestinale sono l’Acido butirrico, acido acetilico e l’acido valerico, burro, aceto valeriana e altri.

Quando una persona ha sviluppato una resistenza all’insulina (anche se la sua alimentazione è apparentemente “sana” secondo i parametri tradizionali) e immette degli zuccheri nell’organismo,
quegli zuccheri non fanno altro che sollecitare i problemi legati all’insulina, così improvvisamente tutta l’attenzione si concentra sugli zuccheri, quando non sono loro i veri responsabili.

vegetali

Per spiegarlo con un esempio, immaginiamo che un’adolescente dia una festa mentre i genitori sono fuori casa. Poniamo che il fratello minore beva una bibita in cui era stato aggiunto dell’alcol a sua insaputa, stia male e chiami mamma e papà. Poniamo poi che, quando i genitori tornano a casa e trovano l’appartamento sottosopra pieno di ospiti ubriachi, la sorella maggiore (i grassi) provi ad attribuire la colpa al fratellino (gli zuccheri).

Ma il fratellino non ha fatto nulla di male! Ovviamente, lo zucchero da tavola e molti altri dolcificanti non giovano alla tua salute, non ti consiglio certo di assumerli. Ma per curare il diabete di tipo 2 e l’ipoglicemia è cruciale diminuire il consumo di grassi e aumentare il consumo di frutta e verdura fresca. Ti consiglio caldamente la dieta depurativa descritta per aiutare a guarire il fegato, il pancreas e le ghiandole surrenali e per stabilizzare i livelli di zuccheri nel sangue.

Il medico potrebbe prescriverti l’insulina. Ma se è vero che abbassa i livelli di glucosio, è altrettanto vero che non fa nulla per risolvere i problemi che stanno alla base della malattia, come le lesioni e le disfunzionalità delle ghiandole surrenali, del pancreas e del fegato, le emozioni negative croniche e/o la resistenza all’insulina.

Acidi grassi

Quello che presento qui di seguito è un approccio quotidiano più mirato che punta espressamente a guarire ogni possibile causa del diabete di tipo 2 e dell’ipoglicemia; troverai anche una guida, “Come puoi guarire finalmente”. La durata del programma terapeutico dipende dall’entità dei danni presenti. Dovresti notare dei miglioramenti entro pochi mesi, mentre il processo completo richiede di norma dai sei mesi ai due
anni e mezzo.

Rafforzare le ghiandole surrenali 

mirtilli

Sei hai il diabete di tipo 2 è probabile che tu abbia un problema alle ghiandole surrenali, quindi il primo passo verso la guarigione è leggere il ghiandole surrenali puoi seguire i consigli esposti.

Alimenti terapeutici 
Mirtilli selvatici, spinaci, sedano, papaia, germogli, cavolo riccio, lamponi e asparagi sono gli alimenti principali da consumare se hai il diabete di tipo 2 o l’ipoglicemia. Svolgono funzioni importanti, come disintossicare il fegato, corroborare i livelli di glucosio, supportare il pancreas, rafforzare le ghiandole surrenali e stabilizzare l’insulina. Inoltre dovresti evitare certi alimenti, in particolare formaggi, latte, panna, burro, uova, oli elaborati e tutti gli zuccheri tranne quelli provenienti dal miele grezzo e dalla frutta.

Anthony William

La milza e il pancreas

Malattia Espressione dell’AnimA

Questi due «organi» intervengono nella digestione (pancreas) attraverso le secrezioni che riversano nell’intestino tenue e nella composizione del sangue (milza) attraverso la produzione e l’immagazzinamento dei globuli rossi e bianchi.

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Il pancreas controlla, mediante l’insulina che produce, il tasso degli zuccheri presente nel sangue e, mediante il succo pancreatico, partecipa attivamente alla digestione degli alimenti preparati dallo stomaco.

Ci troviamo nel Principio energetico della Terra, mobilitato principalmente per il compito digestivo, con degli organi «bisognosi e lavoratori» che sono esecutori «seri e assennati».

Le malattie della milza e del pancreas

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Le disfunzioni della milza e del pancreas indicano che abbiamo la tendenza a trascorrere la nostra vita troppo assennatamente, vale a dire lasciando uno spazio insufficiente al piacere, alla gioia. Il dovere è importante, dal momento che il lato professionale e quello materiale rappresentano le cose essenziali.

Di conseguenza alla vita manca quella dolcezza di cui tutti abbiamo bisogno. Le preoccupazioni materiali interiorizzate e le angosce ossessive, la paura di sbagliare o di non sapere, di non essere all’altezza, sono segni caratteristici dei problemi pancreatici o relativi alla milza.

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La tendenza a vivere nel passato, per il timore di non riuscire a gestire il presente, o il fatto di coltivare ricordi di tale passato possono manifestarsi mediante disturbi o malattie della milza o del pancreas.

Il bisogno di conformarsi alle norme, di rispettare le regole, se non addirittura di dipendere da esse, può manifestarsi attraverso squilibri della milza e del pancreas. Ciò può essere riscontrato a livello energetico nel senso che l’energia della Milza-Pancreas presiede, oltre al resto, al ciclo mestruale, più semplicemente chiamato «le regole».

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Lo ritroviamo anche nel diabete, nel fatto che le persone che ne sono affette devono essere molto attente alla «regolarità» della loro vita. Gli intervalli del pasto e tutte le abitudini di vita devono essere perfettamente «regolate» e rispettate quanto più scrupolosamente possibile, per evitare il rischio di scatenare una crisi.

Gli squilibri pancreatici possono assumere due forme, l’ipoglicemia (mancanza di zuccheri nel sangue) e l’iperglicemia o diabete (eccesso di zuccheri nel sangue).

Cosa rappresenta lo zucchero nella nostra vita?

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Rappresenta la dolcezza, la gentilezza e per estensione diviene una prova d’amore o di riconoscenza prima in se stessi e poi condiviso. In tutte le culture del mondo lo zucchero è la ricompensa, il dono, la dolcezza che viene data ai bambini quando sono stati bravi (quando hanno rispettato le regole), quando hanno ricevuto bei voti a scuola (hanno soddisfatto le norme) o semplicemente quando si ha voglia di far loro piacere.

Questo dono è sovente «materno».

La presenza eccessiva di zuccheri nel sangue (iperglicemia) ci dice che abbiamo difficoltà a gestire o ad ottenere la dolcezza nella nostra vita. Il diabete indica frequentemente che la persona ha avuto un padre eccessivamente e talvolta persino ingiustamente autoritario (eccesso di regole e norme) e che ha trovato un «rifugio» nella dolcezza protettiva della madre.

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Il cibo (madre) diventa allora un palliativo, uno sfogo importante e il diabete è la logica conclusione di un aumento di peso progressivo, ma sicuro.

Alcuni shock psicologici intensi, nei quali l’individuo viene messo a confronto con la brutale distruzione delle sicurezze o delle convinzioni affettive, possono manifestarsi mediante la comparsa del diabete.

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L’ipoglicemia (insufficienza) ci parla invece della sofferenza opposta, legata all’incapacità, alla difficoltà a ricevere, ad accettare, a pensare di aver diritto alla dolcezza. È il caso frequente dei bambini non desiderati dalla madre e/o dei casi in cui il padre è stato «assente».

L’assenza di rifugio materno produce un amalgama negativo con il cibo, che non viene amato o non viene accettato (anoressia) o, ancora, che viene assimilato unicamente nella quantità necessaria.

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Ma ciò avviene senza piacere e dolcezza, con una quantità minima di «zucchero». La ricerca delle norme o delle regole assenti conferisce un aspetto fisico spigoloso ed emaciato dove le rotondità (dolcezza) sono assenti.

(Michel Odoul)

Il succo di cavoletti e cavolo cappuccino

Il succo di cavoletti di Bruxelles miscelato con quello di carote,

fagiolini e lattuga fornisce una combinazione di elementi che aiutano a rafforzare e rigenerare la funzionalità pancreatica e la capacità di produrre insulina all’interno del nostro sistema digerente. Per questa ragione si è dimostrato di estrema utilità in caso di diabete.

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I benefici però si manifestano quando vengono eliminati tutti gli amidi e gli zuccheri concentrati e quando le irrigazioni del colon e i clisteri sono utilizzati regolarmente per ripulire l’organismo dalle sostanze di rifiuto.

Le ulcere duodenali hanno risposto in maniera quasi miracolosa al consumo di succo di cavolo cappuccio. L’unico effetto collaterale è la frequente produzione di gas in eccesso. In ogni caso, il succo di carota da solo è stato utilizzato con analogo successo e per molte persone risulta più gradevole.

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Il succo di cavolo cappuccio ha fantastiche proprietà depurative e dimagranti. A volte tende a causare disagio a causa del gas che forma nell’intestino dopo il consumo.

Questi gas sono il risultato della disgregazione, a opera proprio del succo, delle sostanze di rifiuto putrefatte presenti nell’intestino e questo causa una reazione chimica che può formare gas.

Si tratta di una condizione naturale

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l’acido solfidrico, gas con un odore disgustoso, fuoriesce grazie all’azione degli elementi depurativi presenti nel succo dissolvendo così le sostanze di rifiuto. Clisteri e irrigazioni del colon aiutano a eliminare sia l’eccesso di gas che le sostanze di rifiuto che li causano.

La più importante proprietà del cavolo cappuccio è rappresentata dall’elevato contenuto di zolfo e cloro e della consistente percentuale di iodio. La presenza di zolfo e cloro favorisce la pulizia delle membrana mucosa dello stomaco e del tratto intestinale, ma questo si ottiene solo se il succo viene bevuto crudo e senza l’aggiunta di sale.

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Quando si avvertono gas in eccesso o altri disagi dopo avere bevuto succo crudo di cavolo cappuccio, sia da solo sia in combinazione con altri succhi vegetali, ci potrebbe essere una condizione di elevata intossicazione del tratto intestinale.

In questo caso è consigliabile, prima di usare il succo in quantità elevate, ripulire l’intestino bevendo ogni giorno succo di carota o carote e spinaci per due o tre settimane e provvedere a un clistere quotidianamente rieducando la Microflora con Probiotici umani, Vit D, gruppo B Vit C.

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È dimostrato che quando l’intestino è in grado di assimilare il succo di cavolo cappuccio, esso funziona come fantastico depurativo soprattutto in caso di eccesso di peso.

Quando al succo di carote crude viene aggiunto succo di cavolo cappuccio crudo, si ottiene una miscela ricca di vitamina C che agisce con effetto depurante migliorando soprattutto le situazioni di infezioni alle gengive che portano a piorrea.

Cavolo Rapa, Verdure, Cavolo, Impianto Vegetale

Va però ricordato che se sottoposti a bollitura o disidratati da eccessivo calore, gli enzimi, le vitamine, i minerali e i sali vengono distrutti e perdono efficacia.

54 kg e ½ di cavolo cappuccio cotto o in scatola non sono sufficienti a fornire lo stesso valore alimentare organico che si assimila bevendo 240 ml circa di solo succo crudo se preparato in maniera adeguata. Il succo di cavolo cappuccio è stato utilizzato con grande efficacia anche per alleviare ulcere e costipazione.

Verdure, Una Sana Alimentazione, Cucina, Cibo, Mangiare

Siccome la costipazione è solitamente la causa principale delle eruzioni cutanee, anche queste ultime possono scomparire con un uso giudizioso di questo succo.
L’aggiunta di sale al cavolo cappuccio o al suo succo non solo ne distrugge le proprietà, ma è anche pericolosa.

Dottor Norman W. Walker

Pancreas

Malattia Espressione dell’AnimA

Del campo della digestione fa parte anche il pancreas, che svolge due funzioni primarie: la parte esocrina produce i succhi gastrici essenziali, la cui attività rivela chiaramente un carattere aggressivo.

La parte endocrina del pancreas produce l’insulina. Una sottoproduzione di insulina porta a una malattia molto diffusa, il diabete.
 
Diabete, Di Zucchero Nel Sangue, Diabetici, Medicina
 
La parola diabete deriva dal verbo greco diabeinein, che significa passare. In origine questa malattia si chiamava anche caduta degli zuccheri.
 

Se richiamiamo alla mente il simbolismo precedentemente esposto della nutrizione, possiamo tradurre liberamente l’espressione caduta degli zuccheri con caduta dell’amore.
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Il diabetico in mancanza di insulina non riesce ad assimilare gli zuccheri contenuti nel cibo,

 
Marmellata, Vasetti, Frutta, Naturale, Cibo, Organici
 
per cui lo zucchero passa attraverso di lui e finisce nell’urina.  Se sostituiamo la parola zucchero con la parola amore, abbiamo un quadro precisissimo della problematica del diabetico.
 
I dolci sono soltanto il surrogato di altri dolci desideri che rendono dolce la vita. Dietro al desiderio del diabetico di gustare cose dolci e alla sua contemporanea incapacità di assimilare gli zuccheri, si cela un desiderio non confessato di amore, accoppiato all’incapacità di accettare amore, di farsene compenetrare.
 
Vino, Vetro, White, Uva, Bevande, Alcool, Barile
 
Il diabetico deve quindi vivere di ” surrogati ” per quello che riguarda il cibo, e anche per quello che riguarda i suoi autentici desideri. Il diabete porta a una superacidificazione di tutto il corpo che può arrivare fino al coma.

Noi già conosciamo gli acidi come simbolo di aggressività. Continuamente ritroviamo questa polarità di amore e aggressività, di zucchero e acidi (in mitologia: Venere e Marte).
 
Immagine correlata
 
Il corpo ci insegna che chi non ama, diviene acido; o, per dirlo ancora più chiaramente: chi non sa godere, diviene ben presto non godibile!
 
Sa accogliere l’amore soltanto chi sa dare amore – e il diabetico manifesta l’amore soltanto sotto forma di zucchero non assimilato nelle urine.
 
Caffè, Chicchi Di Caffè, Tazza Di Caffè, Millk
 
Il diabetico vuole amore (cose dolci), ma non ha il coraggio di affrontare in maniera attiva il problema (” …io non posso proprio mangiare niente di dolce! “).
 
Continua a desiderare di’ poterlo fare (” …mi piacerebbe tanto, ma proprio non posso! “) – ma non riesce a ricevere amore perché non ha imparato a dare lui stesso amore; così l’amore passa attraverso di lui, come lo zucchero non assimilato.
 
(Thorwald Dethlefsen Rudiger Dahlke)

Effetti Collaterali Statine

L’ipercolesterolemia è IL problema salute numero uno del XX secolo.

Di fatto è una malattia inventata, un “problema” che è comparso quando la medicina ha imparato a misurare i livelli di colesterolo del sangue. Alti livelli di colesterolo non provocano nel corpo altri sintomi – contrariamente a quello che succede in altre condizioni, come il diabete o l’anemia, che manifestano segni rivelatori come sete o debolezza

Pressione Del Sangue, Monitor Di Pressione Sanguigna

— l’ipercolesterolemia necessita dell’intervento di un medico per essere scoperta. Molta gente che si sente perfettamente in salute ha un colesterolo alto — infatti, sentirsi bene è esattamente un sintomo del colesterolo alto!

I medici che curano questa nuova malattia devono prima di tutto convincere i loro pazienti che sono malati e che necessitano di una costosa medicina per il resto della loro vita, un farmaco che necessita regolari visite ed esami del sangue.

Monitor Di Pressione Sanguigna, Medico

Ma questi medici non lavorano da soli 

il loro sforzo di convertire persone sane in pazienti è sostenuto a pieno peso del governo americano, dai media e da tutto l’ambiente medico, che hanno lavorato in concerto per diffondere il dogma del colesterolo e convincere la popolazione che alti livelli di colesterolo sono l’anticamera delle patologie cardiache e probabilmente anche di altre malattie.

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Chi soffre di ipercolesterolemia?

Leggendo attentamente la letteratura medica di 25-30 anni fa, trovate la seguente risposta: tutti gli uomini di mezza età il cui colesterolo è oltre i 240 con altri fattori di rischio, come fumare o il sovrappeso.

Dopo la “Cholesterol Consensus Sonference” del 1984 i parametri cambiarono: tutti (maschi e femmine) con il colesterolo sopra i 200 possono ricevere la temuta diagnosi e la prescrizione dei relativi farmaci. Recentemente, quel valore è ulteriormente sceso a 180.

Cuore, Medico, Salute, Cardiologia, Medicina, Ospedale

Se avete avuto un infarto, dovete assumere i farmaci per abbassare il colesterolo anche se il vostro colesterolo è già basso — dopo tutto, avete commesso il peccato di avere avuto un infarto, pertanto il vostro colesterolo deve essere troppo alto.

La penitenza è una cura con farmaci anticolesterolo per tutta la vita, assieme ad una dieta povera di grassi. (….).

I farmaci che vengono usati per curare la nuova malattia si chiamano statine — vendute con vari nomi commerciali, come LIPITOR (atorvastatina), ZACOR (simvastatina), MEVACOR (lovastatina) e PRAVACOL (pravastatina).

Come funzionano le statine

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Il processo inizia con l’acetyl-CoA, una molecola con due atomi di carbonio a volte definita come “il mattone della vita”. Tre molecole di acetyl-Coa si combinano per formare una molecola a sei atomi di carbonio, l’acido idrossimetilglutarico (HMG). Il passaggio da HMG a mevalonato richiede un enzima, l’HMG-CoA riduttasi.

Le statine funzionano inibendo questo enzima

— quindi il loro nome dovrebbe essere più precisamente “inibitori dell’HMG-CoA reduttasi”. E’ proprio da questo che potenzialmente nascono gli effetti indesiderati, perché le statine inibiscono non solo la produzione del colesterolo, ma tutta una classe di sostanze intermedie, molte delle quali, se non tutte, hanno importanti funzioni biochimiche.

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Considerate le scoperte dei pediatri dell’Università della California (San Diego) che hanno pubblicato la descrizione di un bambino che ha un difetto della mevalonico-chinasi, l’enzima che interviene nella successiva tappa dopo l’HMG-CoA reduttasi (1).

Il bambino era mentalmente ritardato, microencefalico (con la testa molto piccola), più basso rispetto alla sua età, profondamente anemico, acidotico e febbricitante. Aveva anche le cataratte. Come previsto, il suo colesterolo era notevolmente basso: 70-79mg/dl.

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Morì all’età di 24 mesi. Questo bambino rappresenta un esempio estremo della inibizione della produzione del colesterolo, ma getta luce sulle possibili conseguenze dell’assunzione delle statine in alte dosi o per periodi prolungati: riduzione delle capacità mentali, anemia, acidosi, febbri frequenti e cataratta.

Il colesterolo è uno dei tre prodotti finali della catena del mevalonato.

Gli altri due sono l’ubichinone e il dilocolo. L’ubichinone o CoEnzima Q10 è un nutriente importantissimo sintetizzato nei mitocondri. Interviene nella produzione dell’ATP nelle cellule e funziona come un trasportatore di elettroni verso la citocromo ossidasi, il nostro principale enzima respiratorio. Il cuore ha bisogno di alti livelli di Co-Q10.

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Una forma di Co-Q10, l’ubichinone, si trova in tutte le membrane cellulari dove ha il compito di mantenere l’integrità cellulare, così importante per la conduzione nervosa e l’integrità muscolare. Il Co-Q10 è anche vitale per la formazione della elastina e del collagene.

Uno degli effetti della carenza di Co-Q10 e la perdita del tessuto muscolare che porta a debolezza, grave lombalgia, insufficienza cardiaca (il cuore è un muscolo!), neuropatia e infiammazione dei tendini e legamenti, che è spesso causa di rotture.

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Certo, le statine inibiscono la produzione di colesterolo e lo fanno molto bene.

Nessun errore del nostro sistema medico è così evidente come la totale accettazione che la riduzione del colesterolo è un metodo per prevenire malattie.

Ogni singola cellula del nostro organismo contiene colesterolo, perché il colesterolo è la sostanza che impermeabilizza le nostre cellule. Senza colesterolo, non potremmo avere un diverso ambiente biochimico tra l’interno e l’esterno della cellula.

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Quando i livelli di colesterolo non sono adeguati, la membrana cellulare diventa porosa e incontinente, situazione che il corpo interpreta come una emergenza, rilasciando un’ondata di ormoni corticoidi che agiscono sequestrando il colesterolo da una parte del corpo e trasportandolo dove manca.

Nel corpo, il colesterolo è una sostanza “riparatrice”:

il tessuto cicatriziale contiene alti livelli di colesterolo, incluso il tessuto cicatriziale delle arterie. Il colesterolo è il precursore della vitamina D, coinvolta in numerosi processi biochimici incluso il metabolismo delle ossa. I sali biliari, necessari per la digestione dei grassi, sono costituiti di colesterolo.

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Quelli che soffrono di bassi valori di colesterolo hanno spesso problemi nel digerire i grassi. Il colesterolo, inoltre, funziona come un potente antiossidante e ci protegge dal cancro e dall’invecchiamento.

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Il colesterolo è vitale per il buon funzionamento del sistema nervoso.

Gioca un ruolo chiave nella formazione della memoria e nell’assorbimento degli ormoni, inclusa la serotonina, la sostanza del “benessere” cerebrale. Quando i livelli di colesterolo si abbassano troppo, i recettori della serotonina non possono funzionare. Il colesterolo è la principale sostanza organica del cervello: oltre la metà del peso secco della corteccia cerebrale è formata da colesterolo.

Infine, il colesterolo è il precursore di tutti gli ormoni prodotti nella corteccia surrenale, incluso i glucocorticoidi, che regolano gli zuccheri del sangue, e i mineralcorticoidi, che regolano l’equilibrio minerale.

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I corticoidi sono gli ormoni surrenali formati dal colesterolo, che il corpo utilizza in risposta a vari tipi di stress: promuovono la guarigione e modulano la tendenza all’infiammazione.

La corteccia surrenalica, inoltre, produce gli ormoni sessuali, incluso il testosterone, l’estrogeno e il progesterone, sempre a partire dal colesterolo.

Pertanto, un livello basso di colesterolo, provocato da un problema congenito o indotto da farmaci, può disturbare la produzione degli ormoni surrenalici e portare a disturbi legati agli zuccheri del sangue, all’edema, alle carenze minerali, alle infiammazioni croniche, alla difficoltà a guarire, alle allergie, all’asma, alla ridotta libido, all’infertilità e a vari disturbi della riproduzione.

Arrivano le statine

Le statine sono entrate nel mercato del farmaco con grandi promesse.

Hanno rimpiazzato una classe di farmaci che abbassava il colesterolo riducendone l’assorbimento a livello intestinale.

I farmaci appartenenti a questa classe provocavano effetti collaterali immediati, tra cui nausea, cattiva digestione e stitichezza e, nel tipico paziente, abbassavano il colesterolo solo di poco. La compliance (l’adeguamento del paziente alla cura) era bassa: i benefici non valevano gli effetti collaterali. Il loro utilizzo fu limitato.

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Al contrario, le statine non provocavano effetti collaterali immediati: non causavano nausea o cattiva digestione ed erano notevolmente efficaci, riuscendo ad abbassare il colesterolo di 50 punti o più.

Durante gli ultimi 50 anni, l’industria farmaceutica ha promosso una incredibile campagna propagandistica, ingaggiando scienziati, agenzie pubblicitarie, media e medici, portando velocemente le statine ad essere una delle classi di farmaci più vendute.

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Sedici milioni di americani oggi assumono Lipitor, la più popolare tra le statine, e i rappresentanti della casa farmaceutica affermano che almeno 36 milioni di americani sono candidati a questa terapia.

Quello che ostacola le case farmaceutiche sono i casi di effetti collaterali sempre più numerosi che si manifestano soprattutto dopo molti mesi di terapia; il numero di novembre del 2003 della rivista “Smart Money” riferisce di uno studio (apparentemente non pubblicato) condotto nel 1999 presso il St. Thomas Hospital di Londra, in cui si afferma che il Lipitor provoca effetti collaterali tra il 36% dei pazienti che lo hanno assunto a dosaggi pieni e tra il 10% dei pazienti che lo hanno assunto a dosaggi bassi (2).

Dolori muscolari e debolezza

I più comuni effetti collaterale delle statine sono il dolore muscolare e la debolezza, una condizione chiamata rabdomiolisi, verosimilmente dovuta alla perdita di Coenzima Q10.

La dottoressa Beatrice Golomb di S. Diego, in California, sta attualmente conducendo una serie di studi sugli effetti collaterali delle statine. Le compagnie farmaceutiche insistono nel dire che solo il 2-3% dei pazienti presenta dolori muscolari e crampi, riferendosi ad un solo studio.

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La Golomb ha invece scoperto che il 98% dei pazienti che assumono Lipitor e un terzo dei pazienti che assume Mevacor soffrono di dolori muscolari (3). Nella sezione di forum.ditonline.com, dedicato al Lipitor, vi sono oltre 800 messaggi che riguardano i numerosi gravi effetti collaterali di questo farmaco. In un altro sito, www.rxlist.com, vi sono oltre 2.600 messaggi a riguardo.

Il test rivelatore della rabdomiolisi è un dosaggio molto alto della creatinina chinasi (CK). Ma molti pazienti accusano dolori e affaticamento anche con valori normali (4).

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Il signor Doug Peterson, di Tahoe City, manifestò problemi alla parola, all’equilibrio e profonda stanchezza dopo tre anni di terapia con Lipitor. Per circa due anni e mezzo, non aveva manifestato nessun disturbo (5).

Tutto iniziò con un quadro di insonnia, in cui si manifestavano spasmi e movimenti inconsulti della braccia. Seguì la perdita di equilibrio e l’inizio di quello che egli chiama “la strascicata della statina”, una lenta e barcollante camminata. Successivamente, furono compromessi i movimenti fini.

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Gli ci volevano cinque minuti per scrivere quattro parole, praticamente illeggibili.

Anche le funzioni cognitive presto calarono. E’ stato difficile convincere il proprio medico che il Lipitor poteva essere la causa, ma dopo averlo interrotto il coordinamento motorio e la memoria migliorarono.

Il signor John Altrocchi assunse Mevacor per tre anni senza effetti collaterali, poi sviluppò un dolore al polpaccio così forte da impedirgli di camminare. Inoltre, accusò anche degli episodi di perdita temporanea di memoria.

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In alcuni casi, tuttavia, i dolori muscolari possono comparire anche all’inizio della terapia. Il signor Ed Ontiveros iniziò ad avere problemi muscolari entro 30 giorni dall’assunzione di Lipitor. Cadde nel bagno e fece poi molta fatica a rialzarsi. La stanchezza scomparve quando smise di assumere il farmaco.

In un altro caso, citato dalla rivista medica Heart, in un paziente comparve la rabdomiolisi dopo una singola dose di statina (6). Il dolore al calcagno dovuto a fascite plantare è un altro frequente disturbo tra le persone che assumono questi farmaci.

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Una donna accusò un dolore ai piedi subito dopo l’assunzione di una statina.

Ne parlò con il proprio prete, pregandolo di pregare per lei. Ma il prete le chiese se stesse assumendo il Lipitor. La donna rispose in modo affermativo e allora il prete le disse che era capitata la stessa cosa anche a lui, assumendo il farmaco (7).

Persone attive sono più soggette a sviluppare problemi legati all’assunzione delle statine, rispetto alle persone sedentarie. In uno studio condotto in Austria, solo 6 dei 22 atleti con ipercolesterolemia familiare furono in grado di seguire il trattamento con le statine (8). Gli altri dovettero smettere a causa dei dolori muscolari.

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Tra altro, vi sono altre altri farmaci che abbassano il colesterolo oltre alle statine che causano dolori articolari e debolezza muscolare.

Nel “Southern Medical Journal” viene riportato un caso di un uomo che accusava dolori muscolari, durante l’assunzione di “riso cinese rosso”, una preparazione fitoterapica che abbassa il colesterolo (9).

Le persone che soffrono di neuropatia, fibromialgia, problemi di coordinamento motorio e stanchezza dovrebbero indagare anche se il loro colesterolo è troppo basso e se hanno una carenza di Coenzima Q10, tra le possibili cause.

Neuropatia

Polineuropatia, anche conosciuta come neuropatia periferica, è caratterizzata da debolezza, formicolio e dolori alle mani e ai piedi e da difficoltà a camminare.

I ricercatori hanno studiato 500.000 cittadini danesi, circa il 9% della popolazione di quel Paese, e hanno scoperto che le persone che assumevano le statine più facilmente sviluppavano una polineuropatia (10). L’assunzione di statine per un anno portava aumentava il rischio di danno nervoso del 15%, circa un caso ogni 2.200 pazienti.

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In coloro che assumevano le statine per 2 o più anni, il rischio saliva al 25%.

Secondo le ricerche della dottoressa Golomb, i disturbi al sistema nervoso sono effetti collaterali comuni durante l’uso delle statine.

Pazienti che fanno uso di statine per due o più anni hanno da 4 a 14 volte più probabilità di sviluppare la polineuropatia idiopatica rispetto a chi non ne fa uso (11).

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La dottoressa afferma che in molti casi i pazienti si sono lamentati con il proprio medico di questi disturbi neurologici, ricevendo rassicurazioni che i disturbi non erano legati all’assunzione del farmaco. Il danno neurologico è spesso irreversibile.

Nelle persone che assumono dosaggi alti per lunghi periodi i danni ai nervi possono essere irreversibili e rimanere anche dopo la sospensione dei farmaci. (…..).

Insufficienza cardiaca

Negli Stati Uniti siamo nel bel mezzo di una epidemia di casi di insufficienza cardiaca. Mentre l’incidenza degli infarti si è leggermente ridotta, un aumento dei casi di insufficienza cardiaca ne ha annullato i benefici.

Le morti per insufficienza cardiaca sono quasi raddoppiate dal 1989 al 1997 (13). Le statine sono state approvate nel 1987. L’interferenza con la produzione del Coenzima Q10 da parte delle statine è la spiegazione più verosimile. Il cuore è un muscolo è non può lavorare se si impoverisce di questo enzima.

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Il cardiologo Peter Langsjoen ha studiato 20 pazienti con funzionalità cardiaca completamente normale. Dopo sei mesi di assunzione di 20 mg di Lipitor al giorno, due terzi dei pazienti presentavano anormalità nella fase di riempimento del cuore.

Secondo Langsjoen, questo malfunzionamento è causato dalla carenza di Q10. Senza questo enzima i mitocondri sono impediti nel produrre energia e le conseguenze sono la stanchezza e i dolori muscolari. Il cuore è molto sensibile ai disturbi del rifornimento energetico (14).

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La carenza di Coenzima Q10 diventerà progressivamente un problema, man mano che le compagnie farmaceutiche incoraggeranno i medici ad abbassare sempre di più i livelli di colesterolo dei propri pazienti.

Quindici studi condotti su sei specie diverse di animali hanno dimostrato che le statine provocano deplezione del Co-Q10, causando la riduzione nella sintesi dell’ATP, danni al cuore, ai muscoli e una maggiore mortalità.

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Dei nove studi che hanno indagato l’effetto delle statine sulla deplezione di Co-Q10 sull’uomo, otto hanno dimostrato una riduzione del Q10 che ha portato ad una minore efficienza funzionale del ventricolo di sinistra e altri squilibri biochimici (15). Tuttavia, nella pratica, tutti i pazienti con insufficienza cardiaca vengono trattati con le statine, anche se i loro livelli di colesterolo sono normali.

Molto interessante è un recente studio che mostra che pazienti con insufficienza cardiaca cronica traggono beneficio da alti livelli di colesterolo, piuttosto che da bassi livelli.

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Ricercatori di Hull, in Inghilterra, hanno seguito 114 pazienti con insufficienza cardiaca per almeno 12 mesi (16). La sopravvivenza fu del 78% al 12° mese e il 56% al 36°. Gli studiosi scoprirono che per ogni punto di riduzione del colesterolo del sangue, c’era un aumento del 36% del rischio di morte entro 3 anni.

Vertigini

Le vertigini sono comunemente associate all’uso delle statine, probabilmente per via della riduzione della pressione sanguigna che queste causano. Una donna ha accusato le vertigini dopo un’ora dall’assunzione del Pravacol (17).

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Quando interruppe l’assunzione, le vertigini scomparvero. L’effetto ipotensivo è stato segnalato per diverse statine in diversi studi. Secondo la Golumb, che afferma che le vertigini sono un effetto comune delle statine, le persone anziane possono risentire di più di questi abbassamenti pressori (18).

Disturbi cognitivi

Nel numero di novembre del 2003 di Smart Money (19) si legge del caso del signor Mike Hope, ex proprietario di una ditta ben avviata di forniture oftalmologiche: “C’è un imbarazzante silenzio quando si chiede a Mike la sua età. Poi farfuglia o scherza sul fatto che non riesce più a contare oltre il 21. Semplicemente non ricorda.

Passano dieci secondi. Poi venti. Alla fine arriva una risposta: ‘ho 56 anni’ dice. Ma non è sicuro. ‘Compio 56 anni quest’anno’ Più tardi chiedendogli del libro che sta leggendo, inciampa in un altro ostacolo. Non ricorda il titolo, l’autore né l’argomento”.

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L’uso delle statine dal 1998 gli ha causato problemi alla memoria e alla parola. Fu costretto a chiudere la sua attività e andare in pensione 10 anni in anticipo. Le cose migliorarono quando smise di assumere Lipitor nel 2002, ma è lontano da essersi ripreso completamente. Non riesce ancora a sostenere una conversazione. Lipitor lo ha trasformato in un uomo vecchio nel pieno della sua vita.

Casi come quello di Mike ve ne sono diversi anche nella letterature medica. Per esempio, un articolo comparso nella rivista Pharmacotherapy, del dicembre 2003, riporta di due casi di disturbi cognitivi associati all’assunzione di Lipitor e Zocor (20).

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Entrambi i pazienti hanno avuto un progressivo declino cognitivo che si risolse completamente entro un mese dalla sospensione dei farmaci.

Uno studio condotto all’Università di Pittsburgh ha mostrato che pazienti in trattamento con le statine per sei mesi erano sensibilmente meno capaci di risolvere dei test di abilità psicomotoria rispetto a persone che non assumevano i farmaci (21).

La dottoressa Golomb ha scoperto che il 15% dei pazienti che assume le statine sviluppa effetti collaterali di tipo cognitivo (22). Il più straziante è l’amnesia globale transitoria — una completa perdita della memoria per un breve o lungo periodo — descritta dall’ex astronauta Duane Graveline nel suo libro “Lipitor: Ladro di Memoria” (23).

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Le persone colpite riferiscono di episodi sconcertanti di completa perdita di memoria — arrivare in un negozio e non ricordarsi perché si è lì, dimenticandosi il proprio nome e quello dei familiari, incapaci di trovare la strada per casa una volta in macchina.

Questi episodi capitano improvvisamente e scompaiono altrettanto improvvisamente. Graveline sottolinea che siamo tutti a rischio quando qualcuno assume le statine — vorreste essere su un aereo quando un pilota manifesta una di queste amnesie?

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Mentre le industrie farmaceutiche negano che le statine possano causare amnesia, la perdita di memoria si è manifestata in diversi studi. In uno di questi che ha coinvolto 2502 soggetti, l’amnesia si è manifestata in 7 che assumevano Lipitor.

L’amnesia si è anche manifestata in 2 dei 742 soggetti in uno studio comparativo con altre statine. Inoltre, sintomi di “pensiero anormale” furono riportati in 4 dei 2502 soggetti del precedente studio (24). Il totale degli effetti secondari registrati fu pertanto lo 0,5%, una cifra che verosimilmente sottostima la reale portata del problema, considerato che la perdita di memoria non è stata oggetto di attenzione in questi studi.

Cancro

In ogni studio condotto fino ad oggi su roditori, le statine si sono dimostrate cancerogene (25). Perché non si è visto la stessa drammatica correlazione anche negli studi sugli uomini?

Perché il cancro ci mette molto a manifestarsi e molti degli studi sulle statine non durano più di 2-3 anni. Tuttavia in uno studio, lo studio “CARE”, l’incidenza dei tumori al seno tra coloro che assumevano una statina aumentò del 1500 % (26).

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Nello studio “The Heart Protection Study”, si manifestarono tumori della pelle (escluso il melanoma) in 243 pazienti che assumevano la simvastatina rispetto ai 202 casi registrati nel gruppo controllo (che non assumeva il farmaco) (27).

I produttori delle statine hanno riconosciuto che questi farmaci deprimono il sistema immunitario (effetto che può portare al cancro e a malattie infettive), suggerendone l’impiego nelle artriti e, come immunosoppressore, nei pazienti trapiantati (28).

Degenerazione del pancreas

La letteratura medica riporta una serie di casi di pancreatite nei pazienti che assumono le statine. Uno studio riporta il caso di una donna di 46 anni che fu ricoverata in ospedale con diarrea e shock settico dopo un mese di cura con lovastatina (29).

Morì dopo una lunga degenza. La diagnosi fu di pancreatite necrotizzante. Il medico curante disse che la paziente non aveva nessun evidente fattore di rischio per la pancreatite acuta, come un’affezione alle vie biliari o abuso di alcolici. “I prescrittori di statine (soprattutto la simvastatina e la lovastatina) dovrebbero prendere in considerazione la diagnosi di pancreatite acuta in pazienti che manifestano dolore addominale entro la settimana di cura con questi farmaci” è stato detto.

Depressione

Numerosi studi hanno mostrato connessioni tra livelli bassi di colesterolo e la depressione. Uno dei più recenti ha trovato che donne con colesterolo basso hanno il doppio di possibilità di soffrire di ansia e depressione. Ricercatori del Duke University Center hanno condotto uno studio sulle personalità di 121 giovani donne, di età compresa tra i 18 e i 27 anni (30).

Il risultato fu che il 39% delle donne con il colesterolo basso aveva aspetti della personalità che mostravano tendenza alla depressione, in raffronto al 19 % delle donne con livelli di colesterolo alti o normali.

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Inoltre, una donna su tre di quelle con il colesterolo basso aveva anche una forte propensione all’ansia, rispetto al 21% di quelle con livelli normali. Nonostante tutto, l’autore, il Dr Edward Suarez, avvertiva le donne con il colesterolo basso a non consumare “cibi come torte alla crema” per aumentarlo, perché questo genere di cibo “può causare patologie cardiache”.

In alcuni precedenti studi, il Dr Suarez scoprì che negli uomini in cui il colesterolo del sangue veniva abbassato con i farmaci si aveva un aumento del tasso di suicidio e di morti violente, portando i ricercatori a teorizzare che “livelli bassi di colesterolo causano disturbi dell’umore”(…).

Nessun beneficio?

Molti medici sono convinti — e cercano di convincere i propri pazienti — che i benefici delle statine di gran lunga superano gli effetti collaterali.

Possono citare un certo numero di studi in cui l’uso delle statine ha ridotto le morti da patologia coronarica nei soggetti che ne facevano uso rispetto a chi non assumeva questi farmaci. Ma, come ha sottolineato il Dr Ravnskov nel suo libro The Cholesterol Myths (31) il risultati dei principali studi fino all’anno 2000 — il “4S”, il “WOSCOPS”, il “CARE”, il “AFCAPS” e il “LIPID” — in generale hanno mostrato modeste differenze, che sono statisticamente insignificanti e indipendenti da quanto il colesterolo è stato abbassato.

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In due studi, l’ “EXCEL” e il “ FACAPT/TexCAPS” si sono registrate più morti nei gruppi trattati con le statine rispetto a quelli non trattati.

La meta-analisi del Dr Ravnskov, del 1992, che riguardava 26 studi controllati ha mostrato un numero uguale di morti per patologie cardiovascolari sia nei gruppi che assumevano i farmaci ipolipemizzanti sia in quelli che non li assumevano (32).

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Una analisi di tutti i più importanti studi pubblicati prima del 2000, mostra che un uso prolungato delle statine per la prevenzione delle malattie cardiovascolari causa dopo 10 anni l’aumento dell’1% del rischio di morte, rispetto al placebo (33).

I risultati degli studi più recenti non giustificano più l’attuale campagna che pretende di mettere in trattamento con le statine un numero maggiore possibile di persone.

Bibliografia

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Bardana

Bardana (Arctium lappa)

Parti impiegate: radici, foglie e semi.

La Bardana contiene un olio essenziale, l’inulina (zucchero assimilabile anche dai diabetici), mucillagini, acido palmitico, acido caffeico (che ha azione antibiotica).

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Ha proprietà diaforetiche (cioè che aumentano la secrezione del sudore), diuretiche, depurative, detersive, stimolanti, la funzionalità epatica cicatrizzanti.

Per uso esterno è indicata nelle emorroidi, nella foruncolosi, nell’acne e nella seborrea. Della pianta si usano principalmente le radici.

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Questa pianta può essere utile come coadiuvante nelle dermatiti, stasi biliare, iperglicemia, insufficienza pancreatica, iperazotemia, uretrite, acne ed emorroidi.

Ricca di glicosidi amari (arctiopicrina), flavonoidi, poliacetileni, olio etereo.

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Modalità d’uso: un cucchiaino da tè di radici sminuzzate per tre tazza d’acqua, tenere a macero a freddo per un ora poi bollire per 8 minuti. Coprire e lasciare a riposo fino al raffreddamento alla temperatura giusta da bere, dose 2 tazze al giorno, una al mattino a digiuno e una la sera prima di coricarsi.

Bardana si trova nelle erboristerie anche in sospensione di pianta fresca, in TM (30-40 gocce tre volte al giorno), in pastiglie e opercoli, estratto biochelato (8-10 gocce in mezzo bicchiere d’acqua, due volte al giorno).

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Modo d’uso consigliato: titolato all’1,9% d’acidi caffeilchinici calcolati come acido clorogenico,

Metodo di determinazione: spettrofotometrico, 5 mg di principio attivo, pari ad una posologia di 20 mg/die d’acidi caffeilchinici).

Box Lunch, Bob, Laver, Bardana, Contorno

Si sconsiglia: l’assunzione in dosaggio elevato, in gravidanza e durante l’allattamento, alcuni testi riferiscono una possibile azione sulla muscolatura uterina, per cui è opportuno in questi casi utilizzare il prodotto con prudenza. (Potential value of plants as sourcer of new antifertility agents I- Farnsworth NR, J Pharm Sci 1975:64-535-98).

Si usano i cataplasmi: di foglie cotte per reumatismi e gotta, decotto di radici (tre manciate per un litro), bollire per 20 minuti si usa per affezioni cutanee, come lozione per la caduta dei cappelli.

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Proprietà: depurativa – disintossicante – epatoprotettiva, sudorifera, coleretica, antidiabetica – ipoglicemizzante, topico, si consiglia per dermatosi intossicative e seborroiche (acne, eczemi, psoriasi).

Malattie esantematiche: morbillo e rosolia, iperglicemia e diabete, inoltre si consiglia per iperuricemia e gotta, calcoli renali.

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La sua attività: detossicante ed epatoprotettiva è clinicamente dimostrata. Per il suo elevato contenuto in inulina (fino al 45%), polisaccaride di riserva contenuto nella radice di sapore leggermente dolce e che non è assorbito dall’intestino,

la bardana è utilizzata: per rallentare la digestione dei carboidrati, per ridurre l’assorbimento del glucosio e per controllare condizioni d’iperglicemia (intolleranza al glutine).

Ha una moderata attività diuretica ed antilitiasica ed è utilizzata nella medicina popolare nell’iperuricemia e nelle calcolosi renali. (Department of Chemistry, University of Balearie Islands, Palma de Mallorca, Spain. Urolithiasis and phytotherapy. International Urogoly and Nephrology 1994;25:507-11.

Soia

Dott. Shantih Coro

Per chi non lo sapesse il Ministero della Salute Israeliano ha proibito il consumo della soia prima dei 18 anni nelle mense di asili e scuole.

Questo per le ovvie problematiche di fertilità che porta in eta’ adulta, noi invece lo mettiamo nelle formule sostitutive del latte per i bambini.

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Gli orientali consumano tra i 10g e i 30g di soia al giorno (1 cucchiaino e 1 cucchiaio) e non consumano ne la forma ne le quantità che consumiamo qui in occidente.

Una porzione di formula per i bambini contiene 30 VOLTE la quantità di soia che un orientale ADULTO consuma in un giorno. La soia in oriente è Miso, Tamari/Shoju (dipendendo dalla stagione), Tempeh e Natto e punto.

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Tutti alimenti che vengono fermentati per almeno 6 mesi per ovvie ragioni. Vengono utilizzati per condire e non per sostituire le proteine.

Il formaggio di soia, il pesce di soia, lo yogurt di soia, il latte di soia e altre aberranze del genere non sono mai esistite ma sono nostra invenzione per rispondere a un mercato “salutista”.

Affettare Il Tofu, Tagliare Una Parte Di Trasporto

Ho parlato in lungo e in largo nel mio blog degli effetti della soia su pancreas, come inibitore della proteasi e quant’altro.

Il tofu che oggi è entrato anche nella gastronomia orientale (sempre come condimento e non per sostituire le proteine animali) anticamente veniva consumato dai monaci buddisti per sopprimere il desiderio sessuale.

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Se volete utilizzate un poco di soia come condimento fermentata (come nel pane primus e prodotti tradizionali della cultura orientale) va anche bene, la soia non fermentata o per sostituire le proteine non fa bene alla salute.

Le conseguenze della soia non sono solo digestive e il conto non vi arriva subito ma poi arriva e abbiamo una quantità interminabili di ricerche a confermarlo.

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Quindi lasciate i prodotti di soia come formaggio, yogurt, latte, lecitina e quant’altro al supermercato biologico che peraltro hanno il sapore di una suola di scarpa. Rinforzate l’intestino e mangiate cibo vero, non le imitazioni.

P.S. i nostri avi usano la soia tra una cultura e un’altra, serviva alla terra per rigenerare depurare il terreno e l’humus, non veniva somministrato neanche al bestiame.

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la Soia è l’unico legume che si adatta meglio alla trasformazione come tofu, e i loro sub – derivati.

Meridiano dello Stomaco

Il Principio della Terra

Il Principio della Terra presiede al pensiero, alla riflessione, alla meditazione.

Tutto ciò che concerne la memoria o più esattamente l’esperienza sperimentale dipende da esso. La ragione, il realismo, il buon senso sono governati dalla Terra, come pure le preoccupazioni o le ripetizioni ossessive.

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Le energie della Terra vengono assimilate grazie ai due meridiani associati a questo Principio. Esso si occuperà quindi del nostro rapporto con la «materia», basato sulla padronanza, sul possesso, sul dominio, sull’appropriazione e sul potere che abbiamo su di essa.

La Terra ci permetterà di digerire e assimilare tutto ciò che riguarda il mondo tangibile, materiale. La gelosia, l’invidia, come pure l’abbondanza, la prodigalità appartengono alla Terra.

La Tutela Ambientale, Conservazione Della Natura

Due meridiani sono associati al Principio della Terra, ossia i meridiani dello Stomaco e della Milza-Pancreas.

IL MERIDIANO DELLO STOMACO

Lo Stomaco riceve e trasforma l’energia della Terra mediante la digestione. Il suo meridiano riguarda lo stomaco e l’intero tubo digerente.

Presiede alla digestione delle cose, tanto sul piano fisiologico (quello che abbiamo mangiato) quanto su quello psicologico (ciò di cui ci siamo appropriati, avvenimenti, esperienze, eccetera).

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Si incarica dell’acquisizione degli alimenti fisici (nutrimento) o psicologici (avvenimenti), del loro momentaneo stoccaggio e della loro prima trasformazione.

Si occupa quindi di tutto ciò che concerne il nutrimento «materiale» di ognuno di noi, permettendoci di dominare, possedere ed appropriarci della materia che abbiamo ingerito.

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Esso è in relazione con i movimenti degli arti e con il calore prodotto dal corpo, perché questi favoriscono un buon funzionamento dello stomaco e del tubo digerente.

Questo meridiano, che è in rapporto con l’appetito, presiede alla formazione del latte materno (nutrimento dell’altro), al funzionamento delle ghiandole genitali, delle ovaie e al flusso mestruale.

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Possiamo ben vedere quanto sia importante il rapporto di questo meridiano con l’alimentazione, poiché controlla quella che riceviamo (cibo, informazioni), come pure quella che diamo (latte materno) o che trasmettiamo (educazione, formazione).

A livello fisiologico, come il suo complementare Milza-Pancreas, questo meridiano corrisponde alla carne, ai tessuti connettivi, alla massa muscolare, e si localizza fisicamente nella zona della bocca e sulle labbra.

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Sul piano psicologico viene associato al pensiero, alla memoria, alla ragione e al realismo, alla riflessione e alle preoccupazioni.

La sua ora solare si colloca tra le 7 e le 9 del mattino e termina il suo percorso sulla punta del secondo dito del piede.

(Michel Odoul)

Diabete … What is?

Il diabete è una malattia cronica, anche detta sindrome metabolica

che comporta sempre una condizione di iperglicemia, ossia una quantità di glucosio nel sangue molto elevata.

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Questo è dovuto ad un calo dell’insulina, ormone che ha il compito di regolare i livelli glicemici nella circolazione sanguigna e nei tessuti e che se deve intervenire sottrae lo zucchero dal sangue e lo mette in riserva sotto forma di grasso.

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Questa patologia nel tempo tende ad associarsi ad altre complicanze, soprattutto a livello di danni ai vasi sanguigni (sia per quanto riguarda macroangiopatie, ostruzioni gravi e precoci dei grandi vasi non veramente specifiche della malattia diabetica; sia microangiopatie, alterazioni lievi dei piccoli vasi, per lo più a livello di retina, reni e nervi, tipica quest’ultima della sindrome metabolica presa qui in esame).

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Il metabolismo dei glucosidi

Il glucosio rappresenta la più importante fonte di energia per le cellule del nostro organismo e proprio per questo, oltre ad essere utilizzato immediatamente, viene anche immagazzinato in riserve di glicogeno.

Il glucosio, dunque, dal sangue (nel quale viene disciolto dopo il processo di digestione degli alimenti) deve essere trasportato all’interno delle cellule per essere utilizzato e immagazzinato.

L’insulina è il principale ormone che regola l’ingresso del glucosio dal sangue nelle cellule

(in quelle muscolari e adipose), il deficit di secrezione insulinica o l’insensibilità alla sua azione sono proprio i due meccanismi principali attraverso cui si espleta il diabete mellito.

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La gran parte dei carboidrati nel cibo viene convertita entro un paio di ore in glucosio. L’insulina è prodotta dalle cellule β del pancreas come esatta risposta all’innalzamento dei livelli di glucosio nel sangue (per esempio dopo un pasto), le cellule β del pancreas sono infatti stimolate dagli alti valori di glicemia e inibite dai valori bassi.

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Se la disponibilità di insulina è insufficiente (deficit di insulina) o se le cellule rispondono inadeguatamente ad essa (insulino – resistenza) o se l’insulina prodotta è difettosa, il glucosio non può essere efficacemente utilizzato dal nostro organismo:

la conseguenza di ciò è uno stato di carenza di glucosio nei tessuti con elevati valori nel torrente sanguigno.

le varie tipologie di diabete, classificazione

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Esistono diversi tipi di diabete e diverse circostanze in cui esso può presentarsi quindi vediamone assieme le diverse caratteristiche:

Diabete mellito può essere di tipo 1 o di tipo 2

• Diabete di tipo 1: Si configura come patologia autoimmune, poiché causata da una risposta immunitaria contro le cellule β del pancreas, che vengono distrutte e che comporta di conseguenza insulino – deficienza. Questa forma compare in età giovanile. Potrebbe anche essere dovuta a fattori ambientali o genetici.

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• Diabete di tipo 2: in questo caso i pazienti conservano una certa funzionalità delle cellule β (responsabili della produzione di insulina), non sufficiente però a mantenere stabili i livelli di glucosio nel sangue e presentano una scarsa sensibilità dei tessuti periferici all’insulina.

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Il diabete di tipo 2 insorge in tarda età e non è di tipo immunitario, ma dovuto a diversi fattori: ambientali, ereditari e comportamentali.
• Diabete gestazionale: Per diabete gestazionale si intende un aumento dei livelli di glucosio che si manifesta o viene rilevato per la prima volta nel periodo della gravidanza.

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Questa condizione si verifica nel 8% delle donne incinte. Generalmente, il diabete gestazionale tende a scomparire al termine della gravidanza; tuttavia, le donne che ne hanno sofferto presentano un rischio più elevato di sviluppare diabete di tipo 2 in età avanzata.

Pur essendo una condizione transitoria, se non viene diagnosticato ed adeguatamente curato, può portare a delle conseguenze, anche gravi, sia per la madre che per il bambino.

Diabete secondario

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E’ conseguente a patologie correlate al pancreas, in seguito a traumi o asportazioni chirurgiche, a malattie endocrine o ancora in seguito a intensi trattamenti farmacologici (soprattutto a base di glicocorticoidi).

Diabete insipido

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E’ una forma particolare e rara di diabete, dovuta ad un alterato funzionamento dell’ipofisi, presenta i vari sintomi del diabete mellito senza la condizione di iperglicemia. In questo caso le urine sono molto poco concentrate come conseguenza di una scorretta produzione o secrezione o funzionamento dell’ormone vasopressina (ADH), il quale è regolato in partenza dall’ipofisi.

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Il diabete è una malattia da eccesso di zuccheri

In Europa circa 75 milioni di persone soffrono di questa malattia e 1 adulto su 4 è in fase pre-diabetica.

Lo stesso endocrinologo Ron Rosedale, ricercatore dei disturbi connessi al diabete, afferma che dato che l’aumento dei casi diabete è avvenuto in un tempo ristretto quasi ad una sola generazione, l’origine non può essere legata a cause genetiche.

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Inoltre il problema di base riguarda i cambiamenti radicali nello stile di vita e di dieta che si sono verificati negli ultimi 50 anni.

Il consumo sempre più massiccio di carboidrati raffinati, legumi, patate, pane e la produzione di alimenti industrialmente elaborati, hanno fatto sì che i nostri cibi fossero molto poveri da un punto di vista nutritivo nonostante avessero un apporto calorico altissimo.

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Va osservato inoltre che la situazione è per di più peggiorata dal fatto che lo stile di vita sviluppatosi negli ultimi tempi è sempre più sedentario.

Insulina e leptina: un circolo vizioso

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I principali ormoni che gestiscono le riserve energetiche sono l’insulina e la leptina

Il ruolo del primo lo abbiamo osservato precedentemente, il secondo, meno conosciuto, è stato scoperto relativamente più di recente, è prodotto dal tessuto adiposo e ha come funzione di segnalare al cervello la sensazione di sazietà.

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In una condizione in cui il cibo ricco di zuccheri abbonda e l’attività fisica è poca il nostro corpo si sforza di mantenere i livelli di glucosio entro i limiti, e lo fa secernendo quantità crescenti di insulina e leptina.

Maggiore è la velocità con cui assorbiamo il cibo, maggiore è la velocità con cui crescono i livelli di zucchero nel sangue e maggiore è la necessità d’insulina e leptina. Più un alimento è stato raffinato e più sarà assorbito velocemente e più questo squilibrio ormonale si aggrava.

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Il nostro organismo si abitua a livelli costantemente elevati di questi ormoni e non risponde più allo stesso modo. Quantità crescenti portato ad esigenze sempre maggiori, questo fenomeno è detto “resistenza” all’insulina e alla leptina.

Raggiunto questo stato il nostro pancreas non è in grado di produrre ancora più insulina e il cervello inizia a non rispondere più ai segnali dati dalla leptina, da qui lo sviluppo della malattia.

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Cosa provoca questo disordine metabolico?

Questa sindrome comporta un aumento del peso e un’intensa sensazione di fame in primis. In caso di diabete aumenta anche il rischio di malattie cardiovascolari e di cancro, di disfunzione erettile e impotenza sessuale.

Essendo l’insulina un ormone pro-infiammatorio, cresce anche la predisposizione alle infiammazioni. Si rischia l’ipotiroidismo, l’invecchiamento precoce delle nostre cellule e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer (anche definito diabete di tipo III).

L’integrazione è fondamentale

Migliorare la qualità della nostra alimentazione e del nostro stile di vita purtroppo non basta, assume un ruolo fondamentale anche il poter colmare le carenze nutrizionali che mettono in difficoltà il nostro metabolismo:

– Le vitamine del complesso B sono essenziali per attivare il metabolismo dei carboidrati, in particolar modo la vitamina B1 (tiamina) interviene nei processi di assorbimento del glucosio e ne stabilizza i livelli nel sangue;

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– La glutammina agisce in concomitanza alla vitamina B1, oltre ad essere fondamentale per la permeabilità della mucosa gastrica;

– La vitamina C ha un ruolo predominante nella prevenzione e risoluzione dei danni che compaiono a livello vascolare in caso di diabete;

– Gli aminoacidi lisina e prolina di conseguenza risultano essere importanti per permettere l’assorbimento della vitamina C;

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– L’acido alfa-lipoico, ottimo antiossidante intracellulare che migliora il controllo della glicemia e diminuisce i danni causati dal diabete;

– Il magnesio, assolutamente essenziale per la diminuzione della resistenza insulinica

– La vitamina D3;

– La vitamina K2 diminuisce il rischio di imbattersi nel diabete e aumenta la sensività all’insulina;

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– Il cromo potenzia l’azione e la secrezione di insulina;

– La cannella, aiuta ad ottenere un miglior controllo glicemico e abbassa i livelli di emoglobina glicata, dei trigliceridi e dei lipidi totali nei pazienti diabetici;

– L’acqua, è importante per aumentare il rendimento energetico cellulare e per agevolare tutte le reazioni fisiologiche precedentemente nominate.

Dott.ssa Carolina Capriolo

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Fonti:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4363979/
http://diabetes.diabetesjournals.org/content/46/11/1786.short
http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0092358
http://www.arcmedres.com/article/S0188-4409(14)00078-2/abstract
http://care.diabetesjournals.org/content/34/9/e147.short
http://www.my-personaltrainer.it/salute/diabete.html
“The Rosedale diet” Ron Rosedale , Carol Colman , pg.134
Glucose Intake and Utilization in Pre-Diabetes and Diabetes Implications for Cardiovascular Disease 2015, Pages 387–401Part II: Diabetes Chapter 32 – Amino Acids Supplementation as Nutritional Therapy Strategy in Diabetes Mellitus Giuseppe D’Antona, MD, PhD

Alzheimer e Metabolismo ?

L’Alzheimer è una patologia neurodegenerativa progressiva che interessa il cervello.

I sintomi iniziali vengono erroneamente attribuiti a stress o a semplice invecchiamento e per questo motivo spesso sono trascurati.

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Nel progredire della malattia però ci si scontra con la difficoltà nello svolgere attività quotidiane, anche le più semplici, si dimenticano nomi ed eventi recentemente accaduti, si sviluppano difficoltà di linguaggio. Inoltre spesso si presenta disorientamento spazio-temporale e cambiamenti repentini di umore.

Alzheimer: il diabete di tipo 3

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Esiste un legame tra diabete di tipo 2 e Alzheimer ed è dato dalla resistenza all’insulina come nemico numero uno. Questa condizione corrisponde alla diminuzione della sensibilità delle cellule del nostro organismo all’insulina, ciò significa che l’effetto di questo ormone è sempre minore, pur producendone le stesse quantità;

il corpo quindi è indotto a produrne di più, oltre una certa soglia però le cellule beta del pancreas deputate alla sintesi di insulina non riescono ad adeguarne la sintesi .

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Il collegamento tra le due malattie appare anzi così forte che alcuni si sono spinti a definire l’Alzheimer come il “diabete di tipo 3“, che colpisce il cervello.

Alla base dell’insorgenza dell’Alzheimer vi è un’eccessiva produzione della proteina A-beta nelle cellule cerebrali, che andando ad accumularsi negli spazi intercellulari forma delle vere e proprie placche che sono una delle principali cause della progressiva degenerazione cellulare.

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La resistenza all’insulina contribuirebbe alla formazione di queste placche amiloidi responsabili appunto del danneggiamento di alcune funzioni cerebrali come la memoria e l’orientamento.

L’insulina quindi è un ormone dalle mille attività. Non solo regola il livello di zuccheri nel sangue, ma aiuta anche i neuroni a utilizzare il glucosio come fonte di energia e contribuisce alla loro plasticità, permettendo loro di formare nuove connessioni.

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Questo ormone è importante perché permette la sopravvivenza cellulare. Quando insorge l’Alzheimer il peptide amiloide produce la morte cellulare, l’insulina la inibisce.

Quando nel diabete c’è resistenza all’insulina, le cellule ne catturano meno e l’effetto protettivo contro i meccanismi indotti dall’Alzheimer si perde.

L’importanza dei metaboliti

Da un punto di vista metabolico esistono diversi fattori che se carenti contribuiscono al peggioramento della patologia in questione.

Questi micronutrienti risultano quindi fondamentali, se integrati come supporto al trattamento medico, per contrastare il progredire della malattia, e permettere che i sintomi si presentino il più tardi possibile e in una maniera più “blanda”.

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Tra questi ci sono la Vitamina D, il magnesio, il calcio, gli omega 3-6-9, l’estratto di cannella, l’acido alfa lipoico, la carnitina, le vitamine del gruppo B, il cromo, i probiotici e la glutammina.

Approfondiamo il tema per alcuni di questi..

CANNELLA

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Come confermato da studi scientifici conclusisi nel 2014, svolti principalmente su modello murino, l’estratto di cannella incrementa l’azione dell’insulina nel cervello così come la stessa attività cerebrale e locomotoria.

Questo specifico effetto della cannella serve per mediare le alterazioni metaboliche della periferia per decrementare il grasso del fegato emigliorare l’omeostasi del glucosio.

CARNITINA

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Questo aminoacido assume un ruolo fondamentale nella produzione di energia a livello mitocondriale, nel miglioramento del danno ossidativo (fattore negativo che acquista molta importanza in questa patologia) e nell’attività enzimatica.

MAGNESIO

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Il magnesio, oltre a fungere da co-fattore della Vitamina D, è coinvolto in 300 funzioni intracellulari, ad esempio: favorisce la motilità intestinale,contrasta la resistenza insulinica e contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso. Inoltre essendo alcalino, contribuisce all’assimilazione del calcio.

PROBIOTICI

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Alcuni probiotici hanno dimostrato la capacità di mantenere l’equilibrio intestinale migliorando l’innalzamento della mucosa intestinale.

Svariati meccanismi sono stati proposti per spiegare i benefici dati dai probiotici, indicando che alcuni ceppi batterici sono capaci di modulare positivamente il microbioma intestinale e il sistema immunitario, producendo inoltre dei metaboliti con capacità antinfiammatorie.

LUTEINA

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La luteina ha un grande potenziale come strategia preventiva nutrizionale in malattie neurodegenerative correlate all’infiammazione

GLUTAMMINA

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La glutammina è l’amminoacido più abbondante nella circolazione sanguigna umana. Può essere sia essenziale che critico per molte funzioni cellulari. Nel cervello, la glutammina è prodotta principalmente dagli astrociti* liberando l’enzima glutammina sintetasi .

Cosa importante, la carenza di glutammina intralcia le funzioni cellulari critiche come la produzione di energia dei mitocondri, la risposta a danni al DNA, l’apoptosi* e l’autofagia*. L’integrazione di glutammina può quindi essere di interesse nel prevenire o ritardare le malattie degenerative legate all’età, nelle quali la perdita di queste funzioni è la norma.

Alzheimer e cibo

Ovviamente anche l’alimentazione è essenziale. In una condizione di patologia neurodegenerativa l’organismo richiede grassi buoni , quindi sono altamente consigliati i pesci un po’ più grassi, come sardine, acciughe, aringhe; la frutta secca (per lo più noci di macadamia e noci), l’olio extravergine d’oliva e l’olio di lino.

Tutti questi cibi sono ricchi di omega 3-6-9, bilanciati nelle giuste proporzioni.

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E’ importante anche la verdura a foglia verde e per ricreare la flora intestinale lo yogurt o il kefir (ricchi di fermenti lattici e probiotici).

E’ di estrema importanza eliminare i cibi industrialmente elaborati e gli zuccheri, poiché, avendo visto precedentemente che l’alzheimer potrebbe essere benissimo considerato un diabete di tipo 3,

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è fondamentale mantenere sotto controllo il metabolismo dei carboidrati, permettere al nostro corpo di produrre le giuste quantità di insulina e di evitare assolutamente la condizione di resistenza-insulinica.

Per questo motivo è consigliabile ridurre il più possibile il consumo di dolci e di cereali e loro derivati.

GLOSSARIO

Antipasto, Salmone, Canapè, Formaggio, Cracker, Cucina

*Astrociti: tipo di cellule che vanno a costituire il sistema nervoso

*Apoptosi: rappresenta un tipo di morte cellulare programmata, finemente regolata.

*Autofagia: processo cellulare di autodistruzione, simile all’apoptosi, ma che avviene in maniera differente. Questo fenomeno viene attuato per auto fagocitosi, soprattutto in seguito a carenze gravi di nutrienti della cellula.

Dott.ssa Carolina Capriolo