Pesce e frutti di Mare

Il pesce è la fonte ideale di acidi grassi omega-3 EPA e DHA, ma soprattutto di DHA, che è il grasso più importante per la salute dell’organismo.

Tra i grassi principali, il DHA è l’unico che non viene bruciato come carburante ma viene direttamente integrato nelle membrane delle cellule e dei mitocondri.

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Siccome i livelli delle sostanze inquinanti (compreso il mercurio) presenti nelle acque sono aumentati, devi essere molto selettivo sul tipo di pesce che decidi di mangiare. Tra i meno contaminati e i più ricchi di omega-3 ci sono il salmone dell’Alaska e il salmone rosso, detto anche “sockeye”.

Questi tipi di salmone non possono essere allevati quindi sono sempre pescati allo stato selvatico. Il rischio che il salmone rosso accumuli alti livelli di mercurio e di altre tossine è minimo, dato che ha una vita molto breve. Inoltre, sia nel salmone dell’Alaska sia nel salmone rosso, il bioaccumulo di tossine è ridotto perché queste specie non si nutrono di pesci più piccoli altamente contaminati.

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Quanto più un pesce è vicino al fondo della catena alimentare, tanto minore è l’accumulo di sostanze contaminanti che incorpora nel corso della vita, quindi tra le scelte più sicure ci sono i pesci piccoli come le sardine, le acciughe, gli sgombri e le aringhe.

Le sardine sono tra gli alimenti che contengono le più alte concentrazioni di omega-3: una sola porzione contiene più del 50 per cento dell’apporto quotidiano consigliato, il che le rende una delle migliori fonti animali di omega-3. (14) Assicurati però che le sardine siano conservate in acqua, e non in olio d’oliva, perché quasi sempre l’olio d’oliva utilizzato per confezionare questo pesce non è adatto al consumo umano.

Evita il pesce d’allevamento


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Anche se il salmone d’allevamento è più facilmente reperibile e più economico rispetto al salmone selvatico dell’Alaska, ti sconsiglio fortemente di consumarlo perché ha un profilo nutrizionale inferiore, ha delle ricadute negative sull’ambiente, contiene coloranti e comporta potenziali rischi per la salute.

La cosa più importante da tenere presente è che, rispetto al salmone selvatico, il salmone d’allevamento ha un contenuto cinque volte più elevato di omega-6. Nel complesso, il salmone d’allevamento può avere un contenuto di grasso che va dal 14,5 al 34 per cento, mentre il salmone selvatico ne contiene solo tra il 5 e il 7 per cento.

Siccome molte tossine si accumulano rapidamente nel grasso, il salmone d’allevamento contiene più tossine di quello selvatico.

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I pesci d’allevamento sono soggetti alle stesse problematiche che riguardano gli allevamenti industriali dei bovini e dei suini: in particolare, l’uso di antibiotici e pesticidi e l’uso di mangimi OGM. Purtroppo, le recenti indagini di Oceana – un’organizzazione internazionale finalizzata alla salvaguardia dei mari creata da un gruppo di fondazioni tra cui la Pew Charitable Trusts – hanno riscontrato che l’80 per cento del pesce che viene venduto come “selvatico” potrebbe essere d’allevamento, e questo include il salmone.

Il salmone servito nei ristoranti proviene da allevamenti nel 90-95 per cento dei casi, anche se spesso nei menu viene definito “selvatico”. (15) Allora come fai a capire se un filetto di salmone è selvatico o d’allevamento?

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Innanzitutto la carne del salmone ti dà un indizio. Il salmone rosso selvatico è di un rosso acceso, grazie al naturale accumulo di astaxantina, che è un potente antiossidante. Il salmone rosso è infatti uno dei cibi che hanno le più alte concentrazioni di astaxantina naturale.

Inoltre il salmone selvatico è molto magro, quindi le tracce di grasso – quelle strisce bianche che vedi sulla sua carne – sono molto sottili. Se un salmone è rosa pallido (o tinto di rosso) e ha grosse tracce di grasso, probabilmente proviene da un allevamento. Evita il salmone atlantico perché è quasi sempre d’allevamento.

Stai attento al pesce “fasullo”


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Nell’industria ittica alimentare, le frodi abbondano. Soprattutto negli Stati Uniti la stragrande maggioranza del pesce venduto non è quello che dice di essere. Come ho già spiegato, il pesce d’allevamento è spesso spacciato per pesce selvatico.

Ma c’è di più. I gamberetti cinesi – che ai test risultano contaminati con sostanze chimiche nocive e di solito vengono allevati da lavoratori che sostanzialmente operano in regime di schiavitù – vengono venduti in confezioni che dichiarano la provenienza da altri Paesi.

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E spesso i ristoranti spacciano un pesce per l’altro. Per esempio, il dentice atlantico (o lutiano rosso) non è quasi mai vero dentice atlantico: di solito è un economico pesce d’allevamento come la tilapia, verosimilmente importato dal Sudest Asiatico e forse allevato in dubbie condizioni.

“Se esci a cena per una settimana e ordini dentice atlantico tutti i giorni, è probabile che tu non riesca a mangiarne neanche uno” mi disse il nutrizionista Larry Olmsted quando lo intervistai per il mio sito web.

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Un rapporto di Oceana ha rivelato che negli Stati Uniti i prodotti contenenti gamberetti venduti nei negozi e serviti nei ristoranti sono presentati in maniera fuorviante in oltre il 30 per cento dei casi. (16,17) E nel 15% dei casi l’etichetta riporta informazioni errate sul metodo di produzione (selvatico o d’allevamento) o sulla specie.

Le conseguenze di queste informazioni ingannevoli possono essere ben più gravi del semplice fatto di pagare un prezzo troppo alto per un prodotto scadente. In un’indagine di alcuni anni fa, Oceana ha scoperto che l’84 per cento del tonno alalunga (o tonno bianco) prelevato dai punti vendita degli Stati Uniti era di fatto escolar, un pesce che può causare seri disturbi digestivi, tanto che viene soprannominato “pesce lassativo”. (18)

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E allora come fai a essere sicuro di acquistare davvero il prodotto per cui paghi? Ecco alcune strategie per comprare pesce che sia veramente quello che dichiara di essere. Compra il pesce dal tuo pescivendolo di fiducia o negli ipermercati. Questa categoria di rivenditori ha un forte peso nell’industria alimentare e diversi studi hanno dimostrato che il loro metodo di etichettatura è molto accurato.

Quando compri il pesce fresco nei negozi, cerca sulle etichette le certificazioni di qualità di terze parti, come il Marine Stewardship Council (il suo logo presenta le lettere MSC e un segno di riscontro a forma di pesce). Il MSC ha supervisori che certificano la provenienza del pesce e i suoi movimenti fino al punto vendita.

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Altre certificazioni internazionali che indicano un’elevata sostenibilità sono Whole Foods Market Responsibly Farmed, Global Aquaculture Alliance Best Practices, Fishwise e Seafood Safe.

Cerca di procurarti pesce dell’Alaska. Siccome l’Alaska non permette l’acquicoltura, tutto il pesce proveniente da questo Paese è selvatico. L’industria ittica dell’Alaska vanta acque tra le più pulite al mondo e riserve di pesca tra le più curate e sostenibili. Per verificare l’autenticità della provenienza, cerca il logo del paese, “Wild Alaska Pure”.

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Sei meno esposto ai raggiri se cerchi prodotti che non siano d’importazione, perché nelle zone di pesca nazionali pescatori e commercianti tendono a seguire le regole previste per l’etichettatura del pesce. In molte zone costiere ci sono mercati del pesce in cui arriva ogni giorno merce fresca.

Qui puoi parlare direttamente con il titolare, che dovrebbe essere in grado di spiegarti nel dettaglio la provenienza del pesce.

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Se è possibile acquista il pesce intero, perché è molto più difficile spacciare una specie per l’altra se il pesce non è tagliato e sfilettato. Se sei un amante del pesce, ne mangi diversi tipi e ami anche i frutti di mare, usa questo elenco – stilato dal Natural Resources Defense Council [Consiglio per la difesa delle risorse naturali] – per scegliere le specie meno contaminate. (19)

Specie che contengono le minori quantità di mercurio (consigliate):


Acciughe
Pesce burro
Pesce gatto
Molluschi (nazionali)
Granchi (nazionali)
Gambero d’acqua dolce
Ombrina atlantica
Passera nera
Eglefino atlantico (haddock)
Nasello
Aringa
Aterina
Sgombro
Triglia
Ostrica
Platessa
Merlano nero
Salmone (in scatola)
Salmone (selvatico)
Sardine
Capesante
Gamberetti
Sogliola
Calamari
Tilapia (selvatica, difficile da trovare)
Trota d’acqua dolce
Lavarello
Merlano comune

Specie che contengono moderate quantità di mercurio (da consumare con moderazione):


Salmone, Cibo, Zucca

Persico spigola (nero, striato, d’acqua salmastra)
Pesce bufalo
Carpa
Merluzzo
Aragosta
Corifena cavallina
Rana pescatrice
Pesce persico (d’acqua dolce)
Arcosargo
Razza
Dentice atlantico (o lutiano)
Tile gibboso dell’Atlantico
Tonno (qualità striate diverse dall’alalunga o bianco)

Specie che contengono elevate quantità di mercurio (da evitare):

Tarte Flambée, Salmone, Salmone Affumicato, Cipollotti

Ombrina bianca (del Pacifico)
Ippoglosso (Halibut, dell’Atlantico e del Pacifico)
Sgombro (macchiato, di golfo)
Scorfano
Carbonaro dell’Alaska
Austromerluzzo della Patagonia
Tonno (alalunga o bianco, pinna gialla)

Specie che contengono la massima quantità di mercurio (da non mangiare mai):


Salmone, Di Pesce, Correre, Salto, A Monte

Pesce serra
Cernia
Maccarello reale (o sgombro reale)
Marlin
Pesce specchio atlantico
Squalo
Pescespada
Tonno (obeso, albacora asiatico)

13 O. García-Martínez et al., “Phenolic Compounds in Extra Virgin Olive Oil Stimulate Human Osteoblastic Cell Proliferation,” PLoS ONE, 11, n. 3 (2016): e0150045, DOI:10.1371/journal.pone.0150045.
14 “Sardines,” The George Mateljan Foundation, http://www.whfoods.com/genpage.php?tname=foodspice&dbid=147consultato il 28 novembre 2016.
15 K. Warner, W. Timme, B. Lowell, and M. Hirshfield, “Oceana Study Reveals Seafood Fraud Nationwide,” febbraio 2013, http://usa.oceana.org/…/National_Seafood_Fraud_Testing_Resu… nsultato l’8 dicembre 2016.
16 http://articles.mercola.com/…/…/05/13/seafoodshrimpindustry-fraud.aspx#_edn1
17 http://articles.mercola.com/…/…/05/13/seafoodshrimpindustry-fraud.aspx#_edn2
18 http://articles.mercola.com/…/…/05/13/seafoodshrimpindustry-fraud.aspx#_edn3
19 N. Greenfield, “The Smart Seafood Buying Guide,” https://www.nrdc.org/stories/smart-seafood-buying-guide consultato il 28 novembre 2016.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Uova

Asse intestino – Cervello

Nonostante le opinioni contrastanti in circolazione sulle uova, io ritengo che siano uno dei cibi più salutari che esistano e offrono un apporto nutrizionale straordinario per quel poco che costano.

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Molte persone, purtroppo, hanno rinunciato alle uova perché contengono colesterolo, ma ormai è risaputo che il colesterolo alimentare contenuto in fonti naturali non costituisce un pericolo per la salute (e, anzi, potrebbe essere anche benefico).20

Le uova forniscono gli otto aminoacidi essenziali di cui il corpo ha bisogno per sintetizzare le proteine, che devono essere ricavati necessariamente da fonti alimentari perché l’organismo non può produrli da solo. Scegli solo uova biologiche da galline allevate a terra o all’aperto, dove sono libere di razzolare in un ambiente naturale in cui possono nutrirsi con le risorse a disposizione come semi, insetti, vermi ed erbe.

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È importante ricordare che le uova contengono 7 grammi di proteine, perciò quando le integri nella tua alimentazione devi stare attento a non eccedere nell’apporto proteico che andrebbe a stimolare la mTOR.

Le analisi hanno confermato che le uova da allevamenti biologici hanno un apporto più elevato di sostanze nutritive. Rispetto alle uova da galline allevate in gabbia, contengono:

due terzi in più di vitamina A;
il triplo di vitamina E;
il doppio di acidi grassi omega-3;
il settuplo di beta carotene.

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Per diverse ragioni molte persone sono intolleranti alle uova di gallina ma tollerano molto bene le uova d’anatra, di quaglia o d’oca. Se vuoi consumare regolarmente le uova, faresti bene a variare le tipologie e non limitarti solo a quelle di gallina.

Ricorda anche che le uova crude contengono alti livelli di avidina, una proteina che si lega alla biodina (una vitamina del gruppo B) e che può abbassare la biodisponibilità di quest’ultima. Perciò, se mangi molte uova crude, forse dovresti prendere un integratore di biodina.

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Anche come le cucini è importante. L’ideale sarebbe mangiarle crude, o meno cotte possibile, per mantenere intatte le sostanze nutritive. Il rischio di contrarre la salmonella dalle uova crude è molto ridotto. E con le uova biologiche è ancora inferiore.

Se non vuoi mangiarle crude, la soluzione migliore è prepararle in camicia o alla coque (irrorate con olio MCT o extra vergine “reale”). Le uova strapazzate o fritte non sono consigliabili perché il calore elevato ossida il colesterolo contenuto nelle uova e può causare problemi se hai alti livelli di colesterolo.

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Il calore, peraltro, altera la composizione chimica delle proteine dell’uovo, il che può causare intolleranze o reazioni allergiche. Le uova contengono una piccola quantità di carboidrati, che dovrai includere nel conteggio complessivo dei carboidrati consumati nella giornata.

20 M. Neuhouser et al., “Food and Nutrient Intakes, and Health: Current Status and Trends,” Dietary Guidelines Advisory Committee, https://health.gov/dietaryguidelines/2015BINDER/meeting7/docs/DGACMeeting-7-SC-1.pdf consultato l’8 dicembre 2016.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Un incremento di energia

diabete

La TMM stimola la creazione di nuovi mitocondri e migliora quelli già presenti. Dal momento che i mitocondri sono le principali centrali energetiche dell’organismo, la TMM produce anche un notevole incremento di energia.

terapia metabolica mitocondriale

Se l’organismo metabolizza i corpi chetonici invece degli zuccheri, produce quantità inferiori di ROS distruttivi, perciò spende meno energia cellulare per rastrellare i radicali liberi nocivi; questo è un altro fattore che contribuisce all’aumento di energia che la TMM può offrire.

Maggiore sensibilità all’insulina😀

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Qualunque pasto o spuntino con un alto contenuto di carboidrati netti genera un rapido aumento di glucosio nel sangue. Per compensare questo aumento, il pancreas secerne insulina e la immette nel flusso sanguigno, dove abbassa i livelli glicemici per riportarli nella norma, perché il glucosio in eccesso è tossico per le cellule.

L’insulina riesce efficacemente ad abbassare i livelli glicemici anche inibendo la produzione di glucosio da parte del fegato (un processo chiamato gluconeogenesi).

Risultati immagini per insulino resistenza sintomi
insulino resistenza

La TMM non include alimenti che il tuo corpo può facilmente convertire in glucosio, come i cereali, gli zuccheri e i cibi ad alto contenuto di carboidrati netti. Se mantiene bassi i livelli glicemici, mantiene bassi anche i livelli d’insulina.

Quando i livelli di glucosio e d’insulina sono bassi, i recettori dell’insulina hanno la possibilità di riconquistare la loro naturale sensibilità.

Immagine correlata
Obesità e sindrome metabolica

Se segui costantemente un’alimentazione ricca di zuccheri e cereali, i livelli glicemici si alzeranno. Con l’andar del tempo i recettori dell’insulina diventeranno insensibili e serviranno quantità sempre maggiori d’insulina per poter abbassare i livelli glicemici. Questo fenomeno si definisce insulino resistenza.

Le infiammazioni si riducono 💫😊
Il consumo di zuccheri favorisce le infiammazioni nel corpo. Quando bruci gli zuccheri per ricavare energia, produci il 30-40 per cento in più di ROS rispetto a quando bruci i grassi.

disbiosi irritazione
Disbiosi irritazioni

Non sorprende quindi che le ricerche dimostrino che una dieta a basso apporto di carboidrati tende a ridurre i livelli d’infiammazione sistemica.(10) Anche gli oli omega-6, in particolare quelli molto raffinati che si ossidano facilmente, tendono a essere altamente infiammatori.

Con la TMM limiti il consumo di questi grassi nocivi e ricavi la maggior parte del nutrimento necessario da cibi che contengono oli più sani.

glicemia

Aumentando il consumo di grassi omega-3, migliori il rapporto tra omega-6 e omega-3 e, come scoprirai tra poco, questo è un passo importante per la salute delle cellule.

I grassi saturi, invece, non si ossidano facilmente come gli oli perché non hanno quei doppi legami che si possono danneggiare con l’ossidazione. La priorità della TMM è ricavare i grassi da fonti salutari di grassi saturi e monoinsaturi, riducendo il consumo di oli omega-6.

10 C. E. Forsythe et al., “Comparison of Low Fat and Low Carbohydrate Diets on Circulation Fatty Acid Composition and Markers of Inflammation,” Lipids, 43, n. 1 (2008): 65-77, DOI:10.1007/s11745-007-3132-7.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

L’importanza del magnesio (e del cloruro di magnesio) per la nostra salute

Asse Intestino – Cervello

Il magnesio è stato utilizzato in passato prevalentemente sotto forma di “Sali di epsom” ovvero solfato di magnesio eptaidrato (formula chimica MgSO4 7H2O) che ha anche una funzione lassativa (qualcuno riporta anche un’efficacia nella riduzione della pressione), e come antiacido.

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Attualmente viene utilizzato anche sotto forma di idrossido di magnesio, che ha funzione sia lassativa che antiacida ed anche in altre forme.

All’interno del corpo la quasi totalità del magnesio si trova all’interno di cellule e tessuti (99%) e solo l’1% circola ne sangue.

Per questo motivo è difficile valutare le eventuali carenze di magnesio solo a partire dal livello di magnesio del sangue (invece è attendibile la stima del magnesio intra-eritrocitario, ovvero del magnesio intracellulare dei globuli rossi).


Risultati immagini per magnesio
Nelle ossa troviamo il 70% del magnesio presente nel corpo umano, il resto si distribuisce principalmente tra tessuto muscolare e tessuto nervoso; già questo dovrebbe far comprendere quanto sia importante il magnesio per una buona salute di ossa (denti compresi), muscoli (cuore compreso), e sistema nervoso (cervello compreso).

Ma il magnesio è coinvolto nell’attività di circa 300 enzimi e quindi sostanzialmente non esiste attività, non esiste funzione del nostro corpo per il quale il magnesio non sia importante. Per esempio anche i calcoli delle vie urinarie possono essere una conseguenza della carenza di magnesio.


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Il dottor Price nel su libro Nutrition and physical degeneration riporta che alcune popolazioni “primitive” che ancora nei primi anni del 1900 si alimentavano secondo le usanze tradizionali (caccia, raccolta e a volte un po’ di agricoltura o di allevamento) arrivavano ad assumere quantità di magnesio fino a 20 volte maggiori degli occidentali “progrediti” che li avevano conquistati.

Adesso, dopo quasi cent’anni, la situazione è ancora peggiorata giacché l’agricoltura industriale depriva regolarmente il suolo di magnesio, così come l’abitudine di cuocere i cibi gettando l’acqua di cottura, così come il consumo di cereali raffinati.

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Le dosi di assunzione che le nostre istituzioni sanitarie raccomandano per il magnesio sono riferite a quella che appare una “normale” (ovvero diffusa) condizione di carenza.

Non sorprende che le persone sofferenti di disbiosi, e quindi di un maggiore o minore problema di malassorbimento dei nutrienti abbiano nei loro corpi livelli di magnesio ancora minori, e che l’integrazione di magnesio apporti loro dei particolari benefici.

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Qui di seguito una carrellata di articoli scientifici conferma di quanto appena detto.
L’articolo The effectiveness of essential fatty acid, B vitamin, Vitamin C, magnesium and zinc supplementation for managing stress in women: a systematic review protocol mostra per esempio (come dice lo stesso titolo), l’efficacia dell’integrazione di acidi grassi essenziali (omega 3), vitamina del complesso B, della vitamina C e magnesio nella gestione dello stress nelle donne.

E qui occorre aprire una parentesi per chiarire che, alla luce di quanto detto sugli effetti delle pillole contraccettive e delle cure ormonali per la menopausa per comprendere come la donna sia soggetta mediamente ad un maggiore carico di farmaci che danneggiano il microbiota con notevoli conseguenze sullo stato mentale e la suscettibilità allo stress.


Risultati immagini per cloruro di magnesio
La carenza di magnesio nei malati di diabete di tipo 1 e di tipo 2 viene riportata dagli articoli Chromium, zinc and magnesium status in type 1 diabetes e Magnesium and type 2 diabetes .

Il secondo in particolare ci informa che una diminuzione della concentrazione intracellulare del magnesio inibisce parzialmente alcune funzioni biologiche che portano alla fine al peggioramento della resistenza insulinica, e che oltre ai bassi livelli di magnesio assunti è da considerare anche l’aumento della perdita di magnesio con l’urina.

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L’articolo Oral magnesium supplementation decreases C-reactive protein levels in subjects with prediabetes and hypomagnesemia: a clinical randomized double-blind placebo-controlled trial , ci informa che l’integrazione di magnesio (in soggetti pre-diabetici e carenti di magnesio) porta alla diminuzione dei livelli di un indicatore dell’infiammazione.

L’articolo Addressing potential role of magnesium dyshomeostasis to improve treatment efficacy for epilepsy: A reexamination of the literature , ci informa che l’integrazione di magnesio ha aumentato il livello di soglia per lo scatenarsi delle crisi epilettiche (rendendole quindi meno frequenti).


Immagine correlata
L’articolo Effects of transdermal magnesium chloride on quality of life for patients with fibromyalgia: a feasibility study , riferisce della positiva efficacia dell’applicazione del cloruro di magnesio sulla pelle delle gambe e delle braccia dei malati di fibromi algia.
Infine l’articolo Role of fatty acids and micronutrients in healthy ageing: a systematic review of randomised controlled trials set in the context of European dietary surveys of older adults

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ci informa (a ulteriore conferma di quanto già scritto) che i livelli di acidi grassi essenziali (omega 3) magnesio, vitamina D, zinco, potassio e rame nelle nostre popolazioni occidentali sono spesso al di sotto dei livelli raccomandati, e che per invecchiare bene occorre integrarli.

Detto questo, i casi di eccesso di magnesio sono rarissimi (per quanto pericolosi) ed essenzialmente legati ai casi di disfunzione renale; normalmente infatti una certa parte del magnesio ingerito viene escreta con l’urina, ma se questo meccanismo è bloccato o mal funzionante si può andare incontro ad un pericoloso accumulo di magnesio.


Risultati immagini per cloruro di magnesio
Per avere dei livelli ottimali di magnesio occorre quindi cambiare abitudini alimentari: evitare i cereali raffinati, non buttare mai via l’acqua di cottura dei cereali e delle verdure orientandosi quindi verso la cottura di cereali in chicchi (cotti a risotto con le verdure) o ancora meglio verso una dieta “ancestrale” (paleolitica) scegliendo dove possibile cibi biologici.

In diversi casi di carenza di magnesio può essere utile per un certo periodo assumere degli integratori.

Fra i tanti integratori uno dei più facilmente assorbibili e decisamente il più economico è il cloruro di magnesio, che ha però il brutto inconveniente di avere un sapore decisamente amaro; per gli adulti determinati a stare meglio questo può non essere un grosso problema, ma per i bambini sì.


Risultati immagini per magnesio
È possibile pensare a sciroppi di cloruro di magnesio col miele (in tal caso dopo l’assunzione dello sciroppo andrebbe bevuto un sorso d’acqua) ed esistono in commercio anche pillole di cloruro di magnesio (per i bambini più grandi che riescono già ad inghiottirle, o per gli adulti schizzinosi e frettolosi).

Il cloruro di magnesio ha una qualità in più rispetto a qualsiasi altro composto a base di magnesio: rafforza il sistema immunitario e permette di affrontare le infezioni (batteriche e virali) ed aiuta quindi anche a sbarazzarsi dei patogeni.

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Ciò vuol dire che il cloruro di magnesio può essere un ottimo e naturalissimo alleato per sconfiggere la disbiosi intestinale specie se utilizzato assieme a dei probiotici specifici (e magari a dell’amido resistente che permette ai probiotici di attecchire meglio).

Che ci crediate o no alcuni medici sin dai primi anni del 1900 utilizzarono con successo il cloruro di magnesio sia per endovena che per via orale (oltre che applicato sulle ferite) per curare le più disparate condizioni patologiche, curando persino casi di poliomielite, difterite ed altre malattie infettive infantili.

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Se volete toccare con mano le prove di quanto appena riferito vi consiglio di leggere il libro Curarsi con il magnesio di Raul vergini (Red Edizioni), dove sono riportate le lettere che il dottor P. Delbet spedì al dottor A. Neveu per informarlo dell’incredibile ostruzionismo posto dalle istituzioni sanitarie francesi alla cura col cloruro di magnesio a dispetto delle tante sperimentazioni positive e della totale assenza di effetti collaterali alle dosi utilizzate.

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Tale semplice, naturalissima e poco costosa cura non venne mai pubblicizzata per una precisa volontà da parte di quelle stesse istituzioni sanitarie sanitari che proprio in quegli anni aprirono le porte a un’altra strategia (questa volta più complessa, più artificiale, più rischiosa e decisamente più costosa, ma proprio per questa apportatrice di maggiori profitti), quella delle vaccinazioni.

Prima dell’epoca delle vaccinazioni si prescrivevano farmaci solo ai malati, ma con l’invenzione dei vaccini si realizzò il sogno segreto di qualsiasi azienda farmaceutica: inondare di farmaci tutti i soggetti sani.

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Di conseguenza il cloruro di magnesio, l’ennesimo rimedio miracoloso e di bassissimo costo, pur essendo ancora disponibile come integratore in qualsiasi farmacia, è stato messo nel dimenticatoio perché il suo utilizzo si scontrava con gli interessi delle case farmaceutiche. Nonostane tutto troviamo alcune sporadiche ricerche sul suo utilizzo.

L’articolo Rescue treatment and prevention of asthma using magnesium throat lozenges: Hypothesis for a mouth-lung biologically closed electric circuit riferisce dell’efficacia delle patiglie al cloruro di magnesio per il trattamento e la prevenzione dell’asma.

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L’articolo Evaluating the Effectiveness of Adding Magnesium Chloride to Conventional Protocol of Citrate Alkali Therapy in Children with Urolithiasis riferisce dell’efficacia dell’aggiunta di cloruro di magnesio alla terapia convenzionale per i calcoli delle vie urinarie.

L’articolo Magnesium-adenosine triphosphate in the treatment of shock, ischemia, and sepsis mostra che una molecola ottenuta dalla combinazione di cloruro di magnesio e ATP ha degli effetti benefici nei casi di shock, ischemia e sepsi.

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Per assumere il cloruro di magnesio basta comprare il sale (anche in farmacia, sebbene ordinato via internet spesso costi di meno) e scioglierne 25 grammi in un litro d’acqua. Per un adulto Raul ergini nel suo libro Curarsi con il magnesio indica due dosi da 125 cc di tale soluzione (circa mezzo bicchiere d’acqua) due volte al giorno nei casi più gravi e/o di maggiori carenze da magnesio, per poi passare dopo un poco ad una dose di mantenimento di una dose sola (per i bambini di meno di 5 anni le dose vanno opportunamente diminuite).

In realtà, specie se l’assunzione di cloruro di magnesio è associata ad una dieta paleolitica, potrebbe essere necessario iniziare con dosi molto minori ed aumentare gradatamente, altrimenti si rischia di soffrire di una fastidiosa reazione di Herxheimer (diarrea, gonfiore, flatulenza, il temporaneo acuirsi dei sintomi di alcuni disturbi causati dalla disbiosi).

919 Pubblicato su JBI Database System Reviews and Implementations Report. 2015 Aug 14;13(7):104-18, autori McCabe D, Colbeck M.;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26455850.
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925 Pubblicato su Journal of Human Nutrition Diet 2015 Aug 18, autori Ruxton C H, Derbyshire E, Toribio-Mateas M;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26286890.
926 Pubblicato su Medical Hypotheses. 2006;67(5):1136-41, autore Eby G A; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16797866.
927 Pubblicato su International Journal of Preventive Medicine. 2012 Nov; 3(11): 791–797, autori Alaleh Gheissari, Amin Ziaee et al.;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3506091/.
928 Pubblicato su Critical Care Medicine 1992 Feb;20(2):263-75, autori Harkema J M, Chaudry I H; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1737460.

I denti cariati possono essere guariti dalla sola dieta?

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Sinceramente la lettura dell’articolo Teeth needing root canals can heal with diet alone (“Denti che richiedono una devitalizzazione possono guarire con la sola dieta”) sul sito The healthy home economist mi ha lasciato di stucco.

Secondo quanto viene riportato un dente seriamente danneggiato al punto di richiedere una canalizzazione può ripararsi senza che si intervenga a livello dentistico.
La soluzione, descritta nel libro Cure tooth decay di Ramiel Nagel e raccomandata sin dal 1930 dal dentista Weston A.

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Price sarebbe persino semplice ed economica in quanto basata sulla dieta. Una testimonianza di guarigione viene raccontata in dettaglio sempre sullo stesso sito e potete leggere (in inglese) alcune informazioni direttamente sul sito http://www.curetoothdecay.com/. quanto basata sulla dieta.

Una testimonianza di guarigione viene raccontata in dettaglio sempre sullo stesso sito e potete leggere (in inglese) alcune informazioni direttamente sul sito http://www.curetoothdecay.com/.

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Ad ogni modo la base del metodo è una razione quotidiana di olio di fegato di merluzzo e burro chiarificato (possibilmente abbinata ad una dieta paleolitica e anche al brodo di ossa). Il burro chiarificato (che sarebbe da acquistare biologico, possibilmente prodotto a partire da latte di mucche che mangiano erba) è un tipico alimento indiano ottenuto a partire dal burro, che contiene solo i grassi salutari del burro mentre è privo di lattosio e di caseina.

Lo si può anche preparare in casa a partire dal normale burro .

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Quanto all’olio di fegato di merluzzo esso contiene un discreto ammontare di vitamina D ed A, omega 3 e Iodio. Di sicuro la vitamina D è correlata ai denti in quanto migliora (specie se associato all’esposizione alla luce solare) l’assorbimento di calcio e fosforo e ne permette l’utilizzo nei denti e nelle ossa.

Ricordo che anche l’alga kelp è ricca di iodio organico, mentre gli omega 3 si possono assumere anche con l’olio di semi di lino spremuto a freddo, o ancora più semplicemente assumendone i semi (un cucchiaio di semi di lino in 3/4 di bicchiere d’acqua tiepida, lasciare in ammollo tutta la notte e assumere la mattina dopo).

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Tra l’altro i semi di lino contengono alcune sostanze (fitoestrogeni) che proteggono dal tumore al seno, alla prostata ed al colon-retto .

Detto questo non so ancora se ci sono alternative vegetali al burro chiarificato. Di sicuro so solo che tale burro contiene vitamine A, D, K, E ed acido linoleico coniugato (che si trova anche nell’olio di girasole).

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Segnalo brevemente, a proposito di cure naturali per la carie, anche la nuova tecnica ideata da ricercatori del King’s College di Londra permetterebbe al contempo di evitare la presenza di materiali estranei nel dente (anche le cosiddette “resine biocompatibili”, per quanto meno tossiche sicuramente delle amalgame dentali, causano degli effetti indesiderati) e la somministrazione dell’anestesia (che si realizza iniettando sostanze non certo benefiche per l’organismo).

Questa nuova tecnica è stata denominata “Rimineralizzazione accelerata ed aumentata elettricamente” (Electrically Accelerated and Enhanced Remineralisation).

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In sostanza delle scossettine elettriche indolori dovrebbero fare regredire la carie fino a farla sparire, stimolando un processo di rimineralizzazione del dente da parte di calcio e fosfati. Il costo della cura dovrebbe essere paragonabile a quello delle cure attuali (basate sulla rimozione della carie e sull’otturazione del buco risultante), e forse in un futuro in cui tale tecnica si riuscisse a diffondere capillarmente i costi potrebbero essere anche minori.

L’articolo sul sito del King’s College afferma che la tecnica potrebbe essere commercializzata nel giro di tre anni, ed un anno è già passato. Il professor Nigel Pitts del Dental Institute del King’s College ha detto:

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“Oltre che combattere il deterioramento dei denti, il nostro apparecchio può anche essere utilizzato per sbiancarli.” E sebbene non sia specificatamente menzionato, è facilmente immaginabile che possa essere utilizzato per prevenire la carie in maniera del tutto naturale sicura e non tossica, senza l’utilizzo del tanto nocivo fluoro aggiunto al dentifricio (considerato venefico anche dalla dottoressa Campbell-McBride).
 
834 http://www.thehealthyhomeeconomist.com/teeth-needing-root-…/.
835 http://www.thehealthyhomeeconomist.com/how-i-healed-my-chi…/.
836 http://www.dottorperuginibilli.it/il-burro-di-ghee-.
837 Vedi http://www.fragolelimone.com/…/04/ghee-burro-chiarificato.h… ohttp://www.thehealthyhomeeconomist.com/video-how-to-make-g…/.
838 http://obiettivobenessere.tgcom24.it/…/i-semi-che-sbloccan…/.
839 http://www.kcl.ac.uk/…/Kings-spin-out-will-put-tooth-decay-….
840 Vedi l’articolo No more fillings as dentists reveal new tooth decay treatment , 16 giugno 2014, Press Association, http://www.theguardian.com/…/fillings-dentists-tooth-decay-….

Gravidanza e Asma del neonato

Gravidanza: l’olio di pesce riduce rischio asma per il nascituro

Gli integratori a base di olio di pesce, se assunti negli ultimi tre mesi di gravidanza, sono in grado di ridurre i fenomeni di asma o respiro sibilante persistente nel nascituro.

È quanto emerge da uno studio danese che ha coinvolto 695 donne in stato interessante e che è stato pubblicato dal New England Journal of Medicine.
 
Gli integratori hanno abbassato il rischio dal 23,7% nelle madri del gruppo trattato con placebo – 2,4 grammi di olio d’oliva al giorno – al 16,9% nelle donne che hanno assunto le capsule di olio di pesce. Si tratta di una riduzione pari al 30,7%, se proiettata ai primi tre anni di vita.

Immagine correlata

Ne hanno beneficiato particolarmente i bimbi nati da madri che – prima dell’inizio dello studio 

avevano assunto livelli ridotti dei due ingredienti principali dell’olio di pesce, l’acido eicosapentaenoico (EPA) e quello docosaesainoico (DHA).
 
Nello studio, infatti, tra i figli delle donne con bassi livelli di EPA e DHA, il tasso di asma e respiro sibilante registrato si è attestato al 17,5% – se le mamme avevano successivamente assunto olio di pesce – e al 34,4% nel gruppo del placebo.
 
L’integrazione di olio di pesce ha anche ridotto il rischio di infezioni delle vie respiratorie, con il tasso che è sceso dal 39,1% nel gruppo placebo al 31,7% del gruppo che aveva assunto olio di pesce.
 
New England Journal of Medicine 2016

Il colesterolo e la sua efficacia

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Considerando il diretto legame tra le malattie cardiovascolari e l’ipercolesterolemia, non è un caso che ci si preoccupi molto dei livelli di colesterolo quando questi diventano troppo elevati.

Nei paesi occidentali infatti la metà dei casi di mortalità è da riportare a questo tipo di patologie, risulta quindi di vitale importanza cercare di mantenere il più sano possibile il nostro cuore.

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Fatta questa premessa cerchiamo di capire perché si associa il colesterolo alle malattie cardiovascolari e cosa è veramente importante sapere.

Un passo indietro nella storia

Nel 1856 Il medico tedesco Rudolf Virchow ipotizzò per la prima volta che fossero proprio i grassi la causa dell’arteriosclerosi. Virchow, durante la sperimentazione, osservò la presenza di depositi di colesterolo nelle placche che si formavano tipicamente con questa malattia.

In base a tali dati ipotizzò che alti livelli di colesterolo presenti nel plasma determinassero la comparsa di malattie coronariche.

Successivamente vennero svolti degli ulteriori studi sui conigli: sottoponendo gli animali a diete con alte dosi di colesterolo, si verificavano dei danni molto simili all’arteriosclerosi.

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Una cosa che si scoprì in seguito, grazie all’utilizzo dei microscopi elettronici, era che i danni presunti che avevano osservato, erano esclusivamente dei depositi di grasso, poiché I conigli, essendo organismi erbivori, non erano in grado di metabolizzare completamente tale concentrazione di lipidi.

Ben diverse dai semplici depositi di grasso sono invece le placche ateromatose, le quali rappresentano il risultato di un processo infiammatorio a livello delle pareti vascolari.Si iniziò quindi a mettere in dubbio che le malattie cardiovascolari fossero dovute principalmente al colesterolo alto.

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Sulla base di questi presupposti, intorno agli anni ‘50, vennero sviluppati ulteriori studi, i quali dimostravano che non erano esclusivamente i valori di colesterolo a determinare un maggiore rischio cardiovascolare, ma l’associazione con numerosi altri fattori, come lo stile di vita, l’alimentazione, il fumo, il consumo di alcolici, di farmaci, i ritmi di vita frenetici.

Il vero valore del colesterolo

Il messaggio che però è arrivato fino ai giorni nostri è che i livelli di questo elemento debbano essere il più bassi possibile per poter restare in salute ed essere sani.

E’ veramente così?

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Per comprendere al meglio ciò di cui stiamo parlando è necessario capire bene cos’è il colesterolo e a cosa serve.

Il termine colesterolo deriva dal greco chole (bile) e stereos (solido).

Nonostante tutte le cellule siano in grado di produrlo esso viene prevalentemente biosintetizzato a livello del fegato e successivamente fatto circolare attraverso il sangue. Un concetto fondamentale da tenere a mente è che per l’80%, o più, il colesterolo è prodotto autonomamente dal nostro organismo e solo il restante 20% scarso è assunto attraverso il cibo.

Le sue funzioni essenziali

Questo composto organico svolge funzioni, senza le quali, la vita dell’uomo non sarebbe possibile.

• Esso partecipa alla formazione delle membrane cellulari, diminuisce la loro fluidità, dando una stabilità meccanica alle cellule;

• È coinvolto nella divisione e nella crescita cellulare;

• Partecipa alla produzione di energia;

• E’ essenziale per la sintesi di ormoni steroidei (aldosterone, testosterone, progesterone, cortisolo, etc.);

• Agisce in concomitanza con alcune proteine alla regolazione del trasporto di alcune sostanze tra le cellule;

• E’ coinvolto nella produzione di vitamina D.

Quando il colesterolo è alto?

Esistono fasi, durante la vita, in cui i valori di colesterolo aumentano o variano sostanzialmente poiché il corpo ne necessita in quantità maggiori.

Un esempio potrebbe essere la fase crescita, quando l’organismo ha bisogno di formare nuove cellule e nuovi tessuti, oppure ancora, nel corso di una malattia, poiché il corpo deve sostenere alti livelli infiammatori e riparare eventuali danni.

Questo non può essere che definito un processo di difesa e di riparazione.

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Colesterolo Totale, LDL e HDL

Quando parliamo del colesterolo, la nostra attenzione di solito si focalizza sui valori del colesterolo totale e su quello detto cattivo (LDL).

Un valore estremamente importante però è dato dal colesterolo buono (HDL). Quest’ultimo agisce da vero e proprio spazzino in grado di raccogliere l’eccesso di colesterolo e veicolarlo al fegato. Da qui tale composto verrà inglobato nei sali biliari, riversato nell’intestino ed in parte espulso con le feci.

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Recenti studi hanno evidenziato il ruolo dell’HDL anche nella prevenzione del rischio cardiovascolare.

Maggiore è il colesterolo buono, minore è l’incidenza di tali patologie (Framingham, 1986) e, cosa più importante, alti livelli di HDL sono forse il fattore principale nella riduzione del rischio cardiovascolare piuttosto che la riduzione di LDL o totale.

Carenze nutrizionali associate

Le carenze nutrizionali associate alla presenza di alti livelli di colesterolo sono:

a) Come accennato poco fa, casi di ipercolesterolemia sono spesso associati a stati di infiammazione cronici, i quali a loro volta sono correlati a forti carenze di vitamina C e gli aminoacidi che servono per assorbirla, ossia la lisina e la prolina; di vitamina D; di vitamine del complesso B. Un ulteriore fattore importante è individuare la causa dell’infiammazione e correggerla.

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b) Spesso bisogna valutare i livelli di magnesio, cromo, calcio, i quali se sono insufficienti accentuano l’infiammazione e di conseguenza i livelli di colesterolo.

c) Gli omega 3-6-9 devono essere correttamente bilanciati per gestire al meglio gli stati infiammatori.

Purtroppo queste forti mancanze sono aggravate dalle scorrette abitudini alimentari: è noto infatti come l’alimentazione moderna sia molto povera di nutrienti e poco naturale, perché elaborata fortemente a livello industriale.

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L’eccessivo consumo di cibi confezionati, di carboidrati semplici e di alcol contribuiscono negativamente alla comparsa di un forte stato infiammatorio, che porta poi all’aumento dei livelli di colesterolo nel sangue.

http://science.sciencemag.org/content/290/5497/1721

http://jcb.rupress.org/content/41/2/641.full.pdf

http://science.sciencemag.org/content/201/4355/498

http://jama.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=363237

Placche aterosclerotiche

Placche aterosclerotiche by Prof. Paolo Mainardi

Si continua ad abbassare il limite “sano” del colesterolo senza guardare agli studi da anni ormai presenti in letteratura, fatti da cardiologi, cardiochirurgi di elevata esperienza, che sostengono come per anni abbiano detto cose sbagliate.

Qui in Italia abbiamo Guido Balestra ex primario di Forlì, voce di questo coro di mea culpa.

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L’aggravante è stato che per sostenere che il colesterolo alto è pericoloso

lo hanno associato ad una dieta ricca di grassi, quando ogni medico sa, o meglio ha studiato, che l’80% del colesterolo non proviene dalla dieta, ma è sintetizzato da un enzima che è stimolato dall’insulina.

Quindi mangiando carboidrati, soprattutto ad alto indice glicemico, produciamo più colesterolo, che comunque non è dannoso, non è questo il danno provocato da diete iper glicemiche.

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Oggi sappiamo che le placche di arteriosclerosi

così come quelle di beta-amiloide, sono esiti cicatriziali di processi di riparazione, che abbiamo chiamato “infiammazione”, su tessuti che non possono essere demoliti come prima fase della riparazione, come avviene in altri tessuti.

Per riparare una microlacerazione del tessuto muscolare

ad esempio, si formano delle membrane che delimitano la zona danneggiata, poi TUTTO il tessuto dentro questi limiti viene necrotizzato, per poi, successivamente, essere ricostruito utilizzando le cellule satelliti, staminali del muscolo.

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Un vaso sanguigno o una fibra nervosa non può essere riparata in analogo modo in quanto non può essere rotta, quindi viene schermata, calcificata, per resistere agli attacchi dei nostri operai demolitori, le citochine pro-infiammatorie.

Operai inviati e gestiti dal microbiota intestinale che, se è debole, quindi in infiammazione cronica, invia i demolitori, ma non i muratori capaci di riparare.

Non arrivando i secondi i primi continuano a demolire, questo nei vasi sanguigni e nelle fibre nervose significa continuare a formare placche protettive, che portano alla chiusura del vaso.

Non sappiamo ancora cosa arrechino alle fibre nervose, in quanto la loro localizzazione non corrisponde ai sintomi

così come la loro evoluzione non corrisponde a quella dei sintomi, sono presenti in diverse patologie neurologiche, ma sono state trovate anche in autopsie di persone che non hanno mai manifestato patologie neurologiche.

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Recenti studi dimostrano come la mielina non abbia funzioni di schermaggio della fibra, ma le fornisca energia utile alla trasmissione del segnale.

Vi invito a leggere le testimonianze di straordinarie guarigioni ottenute solo grazie all’applicazione delle attuali conoscenze, riportate in letteratura da anni.

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Non sono esse straordinarie, è strano come nella medicina ci sia resistenza ad applicare le scoperte.

E’ come se nelle nostre case accendessimo la luce solo per cercare i fiammiferi per accendere la lampada ad olio.

Mantenere uno stato di depurazione, alimentato da frutta e verdura, aiutato anche da stati di equilibrio provenienti da discipline come lo yoga, Alimentazione ecc, ritrovare il proprio tempo, le proprie emozioni ed interessi uniti alla propria AnimA manifesta in un corpo per fare l’esperienza del tutto … la Vita.

(Francesco Ciani)

Semi di Chia

Ricchi di proteine, Omega-3

fibre e molecole ad azione antiossidante, i semi di chia sono l’alleato perfetto per mantenersi in salute e inoltre ci aiutano nella lotta contro il diabete, patologie cardiovascolari e infiammazioni croniche!

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I semi di chia, sono dei piccoli, piatti e ovali semini tendenzialmente di colore grigio-nero e rappresentano le sementi della Salvia Hispanica, una pianta floreale estremamente comune nelle zone del centro e del sud America, in particolare in Messico e Guatemala, dove hanno costituito il cibo di base di antiche popolazioni come Atzechi e Maya.

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Ricchi di antiossidanti, ferro, potassio, fosforo, calcio, proteine, vitamine e minerali.

Hanno il più alto contenuto di Omega 3 di qualsiasi altro seme e più proteine di qualsiasi cereale.

Importante nell’alimentazione dei bambini (essendo ricchi di fibra) essenziali per il Metaboloma Intestinale (cervello enterico) e prezioso per gli sportivi.

La loro peculiarità?

Sono estremamente ricchi di fibre, acidi grassi “buoni” della serie Omega-3, proteine e presentano anche buoni livelli di minerali come fosforo e calcio e molecole antiossidanti!

Semplicemente leggendo i valori nutrizionali dei semi di chia salta subito all’occhio come siano una straordinaria fonte di fibra.

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Ma a cosa serve la fibra?

È molto importante garantirci il giusto apporto quotidiano di fibre, che si aggira intorno ai 30g, in quanto presentano 3 fondamentali funzioni sul nostro organismo:

Gonfiandosi nello stomaco aumentano il senso di sazietà, impedendoci di assumere pasti troppo abbondanti, soprattutto in calorie

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Migliorano il transito intestinale

Costituiscono una sorta di filtro per ridurre l’assorbimento di una quota di zuccheri semplici e di grassi, soprattutto colesterolo.

Le fibre maggiormente presenti nei semi di chia sono quelle insolubili (95% sul totale) e diversi studi hanno dimostrato come il loro consumo sia associato a un minor rischio di sviluppare il diabete.

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Inoltre, una parte delle fibre insolubili possono essere fermentate nell’intestino promuovendo la formazione di acidi grassi a catena corta, migliorando in questo modo la salute del colon.

Se provate a immergere un cucchiaino di semi di chia in acqua, noterete subito quanto liquido siano in grado di trattenere; per questa ragione possono essere considerati come delle “piccole spugnette” che gonfiandosi, aumentano il volume del cibo a livello del tratto digestivo, determinando un maggiore senso di sazietà e una minor assunzione di calorie!

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Proprietà dei semi di chia:

alto contenuto di Omega-3 Altra proprietà dei semi di chia è il loro contenuto di Omega-3, acidi grassi essenziali chiamati anche “buoni” che è fondamentale assumere nella nostra alimentazione in quanto aiutano a ridurre i livelli di trigliceridi, mantenendo in salute il cuore.

Hanno un potente effetto antinfiammatorio, sono quindi utili in tutte quelle patologie in cui l’infiammazione fa da padrona come ipotiroidismo, ipercolesterolemia, diabete di tipo 2, gotta.. e sono inoltre utili a preservare la memoria, mantenendo giovane il cervello!

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Circa il 75% dei grassi di cui sono composti i semi di chia è rappresentato dall’acido alfa linolenico

anche detto ALA, un grasso che fa parte della famiglia degli Omega-3 e questo alto contenuto incorona i semi di chia come la miglior fonte vegetale di Omega-3, superando addirittura i semi di lino!

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Sapevate che è molto importante il rapporto di Omega-6/Omega-3 assunto con l’alimentazione?

Attualmente nella nostra dieta assumiamo troppi Omega-6, la cui fonte sono principalmente gli oli vegetali, a scapito degli Omega-3.

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Molti studi hanno evidenziato come un rapporto ideale di 2,5-4/1 di Omega-6 e Omega-3, ridurrebbe il rischio di sviluppare svariate patologie come quelle cardiovascolari, tumori, patologie infiammatorie e morte prematura.

La cosa importante da ricordare è che l’ALA costituisce il precursore degli Omega-3 a catena lunga che ritroviamo nel pesce (EPA e DHA) e ha bisogno di essere convertito nelle sue forme attive prima di poter essere utilizzato dall’organismo, processo che spesso è inefficiente.

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Per questo motivo il consiglio è quello di scegliere un’alimentazione varia che comprenda anche prodotti ittici ricchi di Omega-3 biodisponibile come il salmone, il tonno, lo sgombro e il pesce azzurro.

Viersano: http://www.viversano.net/alimentazione/mangiare-sano/semi-di-chia-proprieta/

Borragine Piante Officinali

Parti usate: foglie, fiori, steli

Borrana – Borragine (Borago officinalis)

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Modalità d’uso: Un cucchiaio da minestra per una tazza d’acqua bollente, coprire, lasciare a riposo per 10 minuti, filtrare.

Dose 3 tazze al giorno tra i pasti come depurativo, diuretico, lassativo, sudorifero.

Di foglie e steli: si fa decotto, un cucchiaio da minestra per una grande tazza d’acqua, portare ad ebollizione e spegnere, coprire, lasciare a riposo per 10 min. Dosaggio come sopra.

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Proprietà: depurativa

diuretico eliminatore dei cloruri, lassativa, integrazione dietetica d’acido y-linolenico, si consiglia per sindrome premestruale (Horrobin DF. The role of essential fatty acids and prostaglandins in the premestrual syndrome. J.Reprod Med 1983; 28:465-8),

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Nelle dermatiti croniche ed eczemi atopici

(Borago oil, an effective new treatment for infantile seborrhoeic dermatitis. Tolesson A., Frihz A. Br J. Dermatol 1993:129:95) (Department of dermatology, Sodersjukhuset, Stockholm, Sweden. Transepidermal water loss and water content in the stratum corneum in infantile serorrhoeic dermatitis. Acta Dermato-Venelologica 1993;73; 18-20)

Borragine, Cetrioli Alle Erbe, Borretschblüte

Patologie legate all’invecchiamento precoce

ipertensione e malattie arteriosclerotiche, artrite reumatoide ed altre, aggregazione piastrinica (la somministrazione di GLA riduce l’adesione e l’aggregazione piastrinica, e l’attività risulta più evidente se si somministrano insieme olio di Borago officinalis ed olio di pesce (ricco di EPA ed il DHA),

artropatie degenerative (soggetti trattati con olio di borrago e olio di pesce dimostrano ridotta attività pro infiammatoria (Division of rheumatology, University of Massachusetts Medical Center, Worcester 01655, USA.- Journal of Leukocyte Biology 1997;62;438-43), neuropatia diabetica, fibrosi cistica.

L’olio di borragine è utilizzato per

il suo molto rilevante contenuto in acido y-linolenico (GLA, omega 6), un acido grasso polinsaturo della serie Omega-6. Contiene inoltre acido alfa-linolenico (ALA) della seria Omega-3, numerosi altri acidi grassi polinsaturi, presenti nel seme di Borago officinalis come esteri del glicerolo, con struttura diversa a secondo del tipo e della posizione dell’acido grasso su uno dei tre carboni di glicerolo.

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Ha effetti sul metabolismo delle prostaglandine (PG) e dei leucotrieni (LKT), con attività antinfiammatoria, ha capacità di modificare la struttura e la funzionalità delle membrane cellulari, interessante per alcune patologie croniche, che non hanno ancora trovato un trattamento farmacologico convalidato.(Importance of dietary y-linolenic acid in human health and nutrition. Juornal of nutrition 1998:128:1411-4).

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La somministrazione d’olio di Borragine può rendere manifesta un’epilessia del lobo temporale, già preesistente ma non diagnosticata precedentemente, in soggetti che facciano uso di farmaci epilettogeni quali p.e. le fenotiazione.

Nessun effetto sul sistema nervoso centrale è mai stato osservato al di fuori di questa condizione specifica. Nella letteratura non sono noti effetti collaterali o altre particolari precauzioni d’uso alle dosi raccomandate.