Cromo Oligoelemento

Cromo: (Cr3+, Cr4+, Cr6+) Oligoelemento

Livello Fisico:
Anche il Cromo ha un’azione Pancreatica ma non direttamente sul Pancreas, ma sul metabolismo degli zuccheri, azione molto importante!! 

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Esiste in molti preparati erboristici, ottimo come supporto alimentare nei casi di diabete e prediabete, si ritrova anche come nel trattamento Obesità, proprio perché ha un’azione elettiva sul metabolismo degli zuccheri, regola il metabolismo, azione di attivamento e potenziamento delle funzioni fisiologiche, dell’insulina, il metabolismo del glucosio, e del colesterolo, molto adatto.

Inoltre stimola il Centro di Sazietà dell’Ipotalamo

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assumere Cromo vuol dire mangiare di meno, sempre che lo zucchero non nasca da un bisogno di gratificazione e bisogno di coccole, consolazione, problematiche psicologiche, il Cromo fa sentire sazi più in fretta, però se una persona mangia per compensazione di qualcosa.. regola anche il corretto uso di Cromo Alimentare, perché spesso quello che assumiamo non basta, (QUESTO VALE PER MOLTI MINERALI), è un’oligoelemento elettivo, per queste problematiche.

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Cromo Alimentare: il Cromo si dimostra utile negli stati iniziali del diabete, promuovendo la produzione di insulina

mantenendo stabile l’equilibrio degli zuccheri nel sangue a facilitando il loro assorbimento da parte dei muscoli. Esso regola il metabolismo dei grassi, abbassa il livello del colesterolo, prevenendo così arteriosclerosi; agevola il processo di crescita, stimolando la produzione degli ormoni della crescita. 

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Riduce i fenomeni infiammatori, soprattutto quelli che interessano gli organi interni, fegato, stomaco e cuore, o quelli riguardanti le vie respiratorie; favorisce la disintossicazione dell’organismo, che rende meno acido, e stimola la febbre come reazione terapeutica.

Regola il metabolismo energetico ed il calore del corpo, e contribuisce a mitigare i dolori passeggeri collegati ad emicranie o indotti da stati di debilitazione. Il Cromo contribuisce a mantenere trasparante la cornea. 
Dosaggio: Tutti i giorni.

Psiche/mente

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Il Cromo rafforza la capacità di recupero del soggetto, alleviandone la sensazione di essere schiacciato dagli avvenimenti. L’individuo può così scoprire e dare il giusto valore alla propria ricchezza interiore, alla molteplicità delle proprie idee, alla forza del proprio entusiasmo. Il Cromo in altri termini, “colora” l’esistenza. Non per niente, in greco “CROMOS” significa “Colore”!

Spirito

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Il Cromo rende il soggetto più determinato e più sicuro di sé, gli fa scoprire le sue capacità, e gli permette di realizzare i grandi sogni della sua vita. È un minerale essenziale per tutti i processi di guarigione.

Cobalto Oligoelemento

Cobalto: (Co3+) Abbinamento al ferro (anemia) in Oligoterapia

Livello Fisico:
Può essere associato a tutti gli altri oligoelementi, ha un’azione molto vasta, in alcuni soggetti può provocare anche intolleranza, quindi se una persona assume del cobalto, e ha degli effetti negativi può essere intollerante, ovviamente va sospeso..

Nessuna descrizione della foto disponibile.

il cobalto è sicuramente l’oligoelemento più usato, soprattutto associato con il ferro, si trova come alimento nel lievito di birra, (come alimento e nel germe del grano), ha un’azione analoga alla Vit. B12 , inoltre è un regolatore del sistema nervoso e neurovegetativo, ha un effetto elettivo sulla circolazione, moltissime azioni per l’Ipertensioni per esempio,

stimola la produzione del sangue, disturbi della circolazione periferica, anche intesi come (Acufeni, Vertigini), Varici, Estremità fredde, palpitazioni, Sindrome di Raynaud, dovuto a problemi circolatori, soprattutto alle dita, che sovente derivano da problemi della circolazione periferica, Cellulite, Obesità, Turbe Pancreatiche,

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Stimolando la secrezione ormonale delle ghiandole surrenali, il cobalto stimola la produzione dei globuli rossi da parte del midollo osseo. Esso accelera il processo di maturazione e allunga La vita dei globuli rossi.

Facilita, inoltre, l’assimilazione del ferro da parte dell’intestino tenue. Estremamente importante per i problemi di Anemia, abbinato al Ferro. Stati di prediabete. Si Assume 1 – 2 volte al giorno.

Indicazioni: 

Bokeh, Distretto Di, Circolo Di Confusione, Circle

Regola il sistema simpatico. Tratta aerofagia, singhiozzo, ulcere gastroduodenali d’origine spastica ed emotiva. Artriti e disturbi circolatori degli arti inferiori. Spasmi arteriosi, emicrania, palpitazione, angoscia. Variazioni repentine della pressione arteriosa. Asma, orticaria, crampi agli arti inferiori.

Psiche/mente:

Pioggia, Sfocatura, Finestra, Tempesta, Sfondo

Analogamente al cromo, il cobalto intensifica l’esigenza di cambiamenti e nuove esperienze. Risveglia la curiosità e genera gioia di vivere; attenua la malinconia e la nostalgia, promuovendo al tempo stesso arguzia e astuzia. Ansia e Paura degli esami

Spirito: 
Il Cobalto genera nel soggetto la sensazione che tutta la natura sia animata e sia popolata da entità invisibili. Grazie a questa percezione, l’individuo sviluppa una visione spirituale dell’universo.

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Registrare le tue misure corporee prima di cominciare

P.S queste info sono a scopo formativo e informativo, perchè le persone ritornino ad essere responsabili e titolari di Se Stessi.

Per arrivare alla meta che vuoi raggiungere è importante che tu abbia ben presente la situazione da cui sei partito. Se ti prendi il tempo adesso per analizzare e registrare alcune misure specifiche – chiamate “dati biometrici” – godrai di due benefici importanti:

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sei motivato ad apportare i cambiamenti. Se sei in grado di quantificare gli indicatori essenziali del tuo stato di salute e puoi valutare obiettivamente la tua situazione, trovi la giusta motivazione per impegnarti a migliorarla; valuti i tuoi progressi.

È incredibilmente appagante vedere che i numeri iniziano a migliorare e sapere che le tue scelte stanno producendo risultati quantificabili.

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Queste sono le misurazioni che ti consiglio di effettuare per avere una base di riferimento. Puoi anche registrarle insieme ai dati relativi all’apporto di cibo, così da avere tutti questi valori sotto controllo per una rapida consultazione.

La percentuale di grasso corporeo


Il grasso corporeo è essenziale per la salute. Protegge gli organi e conserva depositi di energia e di preziose sostanze nutritive (come le vitamine liposolubili A, D, E e K).

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Se il grasso corporeo è troppo scarso, il corpo inizia a intaccare le proteine dei muscoli per ricavare energia, entrando in quello che viene definito stato catabolico. Un eccesso di grasso corporeo invece – specialmente di grasso viscerale – è associato a malattie croniche come le cardiopatie, il diabete e il cancro.

La quantità di grasso presente nel tuo corpo è un indicatore essenziale della tua attuale salute metabolica. Conoscere la percentuale di grasso ti consente anche di calcolare la tua massa magra, che sostanzialmente è composta da tutti gli altri componenti organici escluso l’adipe.

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E se conosci la tua massa magra puoi anche calcolare esattamente quante proteine dovresti consumare su base quotidiana; un altro parametro cruciale che ti aiuterà enormemente nel cammino verso la salute ottimale.

Quando hai determinato la tua percentuale di grasso corporeo, se la sottrai da 100 ottieni la tua percentuale di massa magra. Quindi moltiplica questa percentuale per il tuo peso attuale e otterrai la quantità complessiva di massa magra.

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Per esempio, poniamo che usando uno o più metodi descritti qui sotto stabilisci che la tua percentuale di grasso corporeo è del 30 per cento. Significa che hai il 70 per cento di massa magra. Dopodiché prendi il 70 per cento del tuo peso (moltiplicato per 0,7) per quantificare la tua massa magra.

Ci sono molti modi per determinare la quantità di grasso presente nel corpo. Li elenco qui sotto in ordine di costo, complessità e precisione, dal più basso al più alto:

L’approssimazione fotografica.

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l metodo più semplice e più economico per calcolare la percentuale di grasso corporeo è scattarti una fotografia in cui indossi solo biancheria intima e poi confrontarla con le fotografie di persone che hanno diverse percentuali di grasso corporeo. Facendo una ricerca in internet digitando “percentuale di grasso corporeo” puoi visualizzare le immagini nella pagina dei risultati.

Ovviamente questo non è il metodo più preciso e richiede che tu sia obiettivo riguardo al tuo aspetto, ma può darti un’idea generale della tua situazione attuale e di come potrebbe essere la prossima tappa del tuo stato di salute. Il plicometro.

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Strumento economico e maneggevole per misurare lo spessore di una plica cutanea e del grasso sottostante. Il plico metro somiglia a una pinza e ha un prezzo che varia da pochi euro a un paio di centinaia di euro.

Può misurare la distanza al millimetro. Di solito nella confezione ci sono le istruzioni e le formule per calcolare la tua percentuale di grasso corporeo. Oppure puoi chiedere al tuo medico.

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Le misure che prendi in alcuni punti del corpo possono aiutarti a determinare la percentuale complessiva di grasso corporeo. Anche se c’è sempre un margine di errore, la misurazione con il plicometro è uno dei metodi più collaudati e precisi.

Per ottenere risultati più affidabili è bene svolgere la misurazione con l’aiuto di un’altra persona – in particolare per le donne, che devono misurare la plica cutanea dietro la parte superiore del braccio, un’area difficile da raggiungere – e farsi assistere dalla stessa persona per ogni misurazione.

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Per calcolare la percentuale complessiva di grasso corporeo partendo dalle misure parziali puoi svolgere tu stesso i calcoli o usare un calcolatore online adibito a questo scopo. Analisi dell’impedenza bioelettrica (BIA). Un metodo di misurazione molto semplice consiste nel salire su un tipo di bilancia che misura il grasso corporeo e che trovi in commercio per una modica cifra.

La BIA invia un segnale elettrico in tutto il corpo, che attraversa facilmente la massa magra – composta per il 75 per cento di acqua e che è un buon conduttore di elettricità – ma trova un ostacolo nel tessuto adiposo, che contiene inferiori quantità d’acqua.

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Questa analisi è pratica, ma quando sei nello stato di chetosi nutrizionale potrebbe non essere precisa, perché il passaggio alla combustione dei grassi ha un effetto diuretico. Ciò accade perché ogni molecola di glicogeno contiene 3 o 4 grammi d’acqua, perciò, quando bruci le riserve di glicogeno mentre ti appresti a bruciare i grassi, rilasci anche l’acqua che contengono e questo potrebbe compromettere la precisione della BIA.1

Questa misurazione – insieme ad altri dati che inserisci nel dispositivo, come il peso, l’età e il sesso – si usa per calcolare la percentuale di grasso corporeo, la percentuale di massa magra e altri valori della composizione corporea.

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Anche se i valori assoluti potrebbero avere un lieve margine d’errore, di solito le bilance per la BIA sono molto precise e costanti. Perciò, anche se in termini assoluti la cifra non è esatta, la bilancia misura con precisione le variabilità del grasso corporeo giorno per giorno, che è un dato molto più indicativo rispetto al peso corporeo.

Skulpt: la tomografia a impedenza elettrica (EIM). La EIM è una tecnologia relativamente nuova. Gli strumenti che consentono questa analisi sono entrati sul mercato solo di recente, anche se vengono testati negli ospedali da più di un decennio. Questo metodo è simile alla BIA in quanto utilizza l’elettricità per
determinare alcune qualità del tessuti corporei.

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Un dispositivo per la EIM usa uno specifico tipo di corrente che scorre attraverso il grasso e fornisce riscontri sulla qualità della massa muscolare; è ideato per essere posizionato su muscoli particolari per ottenere un quadro dettagliato del vigore di ogni gruppo muscolare e raccogliere dati sulla quantità di grassopresente in diverse aree del corpo.

Lo strumento è costoso ma si può usare in condivisione con amici o familiari. Da poco è uscito anche un modello più economico. Bod Pod: la pletismografia a spostamento d’aria (ADP).

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Questo metodo prevede di restare seduti dentro una camera chiusa di forma ovale per cinque minuti o poco meno, mentre appositi strumenti misurano la quantità d’aria che il corpo sposta. Anche se devi restare fermo, il test non provoca disagi; alcune persone riferiscono che è come stare su un ascensore o su un aereo in fase di decollo.

Il Bod Pod è uno dei metodi più precisi per la misurazione della composizione corporea. Per trovare un centro che svolge questo esame vicino a casa tua puoi consultare un motore di ricerca online digitando “Bod Pod Italia istituto”. Inoltre dovrai fare più sedute per determinare i cambiamenti avvenuti nel tuo corpo dopo la misurazione iniziale.

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DEXA: assorbimetria a doppio raggio X. Una DEXA è una radiografia che offre una lettura dettagliata della massa grassa, della massa magra e della massa ossea locale e globale.

Forse ne avrai sentito parlare, specialmente se sei una donna, perché questo metodo viene spesso utilizzato per misurare la densità ossea. Anche se molti lo considerano molto preciso per la misurazione della massa grassa, il dottor Jason Fung ritiene che offra misurazioni errate della massa magra.

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Grazie all’uso dei raggi X, la DEXA è il metodo più accurato tra quelli presenti in questo elenco. Ma è anche uno dei più costosi e oltretutto comporta l’esposizione alle radiazioni, seppure a livelli minimi. Probabilmente dovrai fare un po’ di ricerche per trovare un posto che effettui la DEXA (molti ospedali, centri universitari di fisiologia dell’esercizio fisico e strutture sanitarie lo svolgono).

Tieni a mente che la DEXA, perché sia veramente utile, deve essere ripetuta dopo qualche mese per valutare i mutamenti della composizione corporea. Quando prendi l’appuntamento, chiarisci che vuoi esaminare la massa grassa e non la densità ossea.

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La circonferenza addominale


La circonferenza addominale è un parametro abbastanza affidabile per prevedere il rischio di morte per attacco cardiaco e per altre cause. È anche facile da rilevare: basta prendere un metro e misurare la circonferenza minima dell’addome, nella fascia che sta sotto la cassa toracica e sopra l’ombelico.

Quella che segue è una guida generale per una sana circonferenza addominale:
uomini: tra i 94 e i 101,5 cm indica sovrappeso; sopra i 101,5 cm indica obesità;
donne: tra gli 80 e gli 88 cm indica sovrappeso; sopra gli 88 cm indica obesità.

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Il girovita è un importante indicatore dello stato di salute perché il tipo di grasso che si accumula intorno alla vita – detto “grasso viscerale” o “grasso addominale” – è legato al rilascio di proteine e ormoni che causano infiammazioni, che a loro volta possono danneggiare le arterie e incidere sul metabolismo dei grassi e degli zuccheri.

Per questo motivo il grasso viscerale è fortemente associato al diabete di tipo 2, alle malattie cardiache, all’apoplessia, all’Alzheimer e ad altre malattie croniche.

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La circonferenza addominale che si riduce è un ottimo indicatore del miglioramento dello stato di salute. Linee guida per la percentuale di grasso corporeo emanate dall’American Council on Exercise (Consiglio americano per l’esercizio fisico)

Peso corporeo


Metto per ultimo il peso corporeo perché di per sé non è un valido indicatore dello stato di salute. Il peso dipende da molte variabili, a cominciare dalla densità e dalla struttura ossea. Per esempio, un calciatore magro e muscoloso può pesare molto, ma di certo ciò non indica che abbia un rischio elevato di disfunzioni metaboliche.

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Il peso comunque è facile da rilevare e da monitorare e può darti buone informazioni sulla direzione in cui ti stai muovendo.

Ti consiglio di rilevare il tuo peso di partenza e poi pesarti ogni giorno alla stessa ora, idealmente dopo l’evacuazione intestinale e prima di fare colazione. Questo ti aiuterà a ridurre al minimo le variazioni che intervengono nell’arco della giornata.

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Il peso può aumentare se stai accumulando massa muscolare e stai perdendo la massa grassa. Perciò interpreta bene l’esito della bilancia e non cedere alla tentazione di pesarti più volte al giorno.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Nichel Oligoelemento

Nichel (Ni2+ ,Ni3+)

Livello fisico:
è un attivatore della funzione della Milza, ha un’azione Ipoglicemizzante, infatti si ritrova nella diatesi della sindrome di disadattamento, favorisce l’Azione della Vit A, Vit C e Vit P.

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è anche un’antagonista della Adrenalina, aiuta assorbimento del ferro, è un potente Ossidoriduttore, proprio per la sua azione viene impiegato nei casi di Diabete, Cellulite, Obesità, riduce il flusso salivare, per chi soffre di ipersalivazione, potrebbe essere impiegato, l’azione importante sono l’attivazione della milza e azione Ipoglicemizzante, associato al Cobalto.

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Macronutriente:

Il nichel promuove l’assimilazione e la successiva metabolizzazione del ferro; stimola l’attività del fegato e la disintossicazione dell’organismo; allevia i dolori ricorrenti, in particolare le emicranie. 
Dosaggio: Si può assumere tutti i giorni.

Psiche/mente

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Il nichel stimola nell’individuo il senso di sicurezza e di fiducia in se stesso, rivelandosi così utile nei casi di panico, tristezza e rabbia. Aiuta a lasciarsi alle spalle il peso di immagini negative, specialmente se associate ad incubi ricorrenti. Rafforza la capacità di ripresa dell’individuo.

Spirito

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il nichel promuove la creatività e l’inventiva. Stimola nel soggetto lo spirito ludico, aiutandolo a mantenersi giovane.

Dieta chetogenica

Quando monitorare i chetoni

Ecco alcune indicazioni che ti aiutano a capire quando vale la pena di misurare i livelli di chetoni. All’inizio.

È importante ricordare che è necessario tenere attentamente monitorati i livelli di chetoni solo nelle fasi iniziali della TMM. La misurazione ti dà importanti riscontri in due ambiti:

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primo, puoi determinare quando sarai riuscito a effettuare il passaggio alla combustione dei grassi e, secondo, puoi stabilire il tuo limite personale alla quantità di carboidrati che puoi mangiare senza uscire dalla modalità di combustione dei grassi.

Saprai di aver effettuato il passaggio quando i livelli di chetoni nel sangue saranno tra 0,5 e 3 millimoli per litro. Per far sì che i chetoni rientrino in questa forbice, probabilmente dovrai apportare alcuni ritocchi alla tua dieta, quindi se li terrai monitorati avrai dati oggettivi per capire quanto sta funzionando il tuo programma.

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Per stabilire esattamente quanti carboidrati puoi mangiare senza smettere di bruciare i grassi e continuando ad avere una buona produzione di chetoni, dovrai consumare una specifica quantità di carboidrati per due o tre giorni – poniamo tra i 30 e i 40 grammi –, misurare i livelli di chetoni in ciascuno di questi giorni e calcolare la media.

Poi dovrai scegliere una diversa quantità di carboidrati – per esempio 40 grammi – da consumare per altri due o tre giorni e svolgere ancora il test. In questa maniera capisci quanti carboidrati producono il livello di chetoni che desideri e quindi potrai personalizzare la TMM per adattarla al tuo organismo.

Polpette Di Carne, Carne Macinata, Insalata Di Cavolo

La personalizzazione è un elemento essenziale del programma. Il tetto del consumo di carboidrati è dinamico, quindi se svolgi periodicamente le misurazioni puoi adattare l’apporto di carboidrati alle mutevoli esigenze del tuo organismo. Più a lungo rimani in chetosi nutrizionale, più aumenta la tua flessibilità metabolica, che è l’obiettivo finale del programma.

Se esci dalla chetosi nelle prime settimane, per rientrarci potresti metterci una settimana o anche di più. Ma quando hai effettuato il passaggio alla combustione dei grassi, che io chiamo “adattamento ai grassi”, la conversione avviene più rapidamente. L’obiettivo finale è raggiungere la flessibilità metabolica che avevi quand’eri un bambino perfettamente sano!

Pasto, Pranzo, Cena, Vegan, Vegetariano, Piatto

I bambini entrano in chetosi facilmente anche se mangiano grandi quantità di carboidrati netti. In età adulta ormai hai seguito una dieta ricca di carboidrati netti per decenni e il tuo corpo ha perso la sua naturale capacità di entrare nella modalità di combustione dei grassi. Adottando la TMM, recuperi la flessibilità metabolica.

Quando apporti cambiamenti sostanziali alla tua dieta. Dopo che hai effettuato il passaggio alla combustione dei grassi e l’hai mantenuto per qualche settimana o per un mese, devi misurare i livelli di chetoni solo quando la tua alimentazione subisce dei cambiamenti; per esempio in seguito a un evento stressante, per un cambio di abitudini o per un lungo viaggio. In questi casi dovrai assicurarti di continuare a bruciare i grassi.

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Misura i livelli di chetoni una volta al giorno fino a quando saranno tornati ai livelli precedenti. Se noti un aumento nei livelli di glucosio. Se dovessi notare che i tuoi livelli glicemici tendono ad aumentare, faresti bene a tornare a misurare regolarmente i chetoni per qualche giorno.

Ti raccomando di svolgere il test tre volte al giorno, precisamente al mattino a digiuno, dopo pranzo e la sera prima di coricarti.

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Se i livelli dei chetoni sono ancora buoni, l’aumento del glucosio potrebbe essere dovuto a un cambiamento benefico nella segnalazione dell’insulina.

Se invece i livelli dei chetoni sono scarsi, probabilmente stai mangiando troppi carboidrati o troppe proteine. Prova a ridurre i carboidrati per due o tre giorni e continua a misurare i chetoni. Poi fai la stessa prova con il consumo i proteine.

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Considera quale delle due strategie è più efficace per rialzare i chetoni e diminuire il glucosio, quindi ritocca la tua dieta in base ai risultati. Per monitorare i progressi a lungo termine. Sul lungo periodo, l’ideale sarebbe controllare i livelli di chetoni una o due volte la settimana in diversi momenti della giornata.

La regolarità è particolarmente importante se hai un problema di salute che stai cercando di curare, ma in ogni caso i controlli periodici ti daranno il riscontro e la motivazione di cui hai bisogno per proseguire il programma.

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In tutte le situazioni che non rientrano in quelle contemplate da questo elenco, fare le misurazioni più di una o due volte a settimana sarebbe esagerato.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

https://www.successclubprofessional.com/prodotto/wash-intestinale-ripristino/

Il microbioma intestinale nei gemelli obesi ed in quelli magri

Lo studio A core gut microbiome in obese and lean twins

(“Il microbioma intestinale nei gemelli obesi ed in quelli magri”) , mostra che i soggetti obesi hanno una composizione anomala del microbiota intestinale, con un variazione del rapporto tra i batteri Firmicutesed i Bacteroidetes di 35 ad 1 (invece del rapporto 3 ad 1 che si osserva nei soggetti ponderalmente nella norma).

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Lo studio An obesity-associated gut microbiome with increased capacity for energy harvest (“Un micro bioma intestinale associato all’obesità con maggiori capacità di raccolta di energia”) mostra che questa microflora alterata è correlata ad un’aumento del ricavo energetico dai cibi ingeriti (con l’energia in eccesso che si deposita nel tessuto adiposo).

Probabilmente si tratta di un meccanismo naturale per accumulare calorie sotto forma di grasso (di scorta) durante i periodi di cibo abbondante, e adesso che il cibo è fin troppo abbondante, anche se spesso di cattiva qualità, l’obesità è sempre più diffusa.

Gemelli, Ragazze, Carro, Famiglia, Due, Carino

Ad ogni modo si può ipotizzare che una dieta squilibrata (troppi zuccheri, cibi processati e farine raffinate) contribuisca a modificare l’equilibrio della microflora intestinale che viene indotta a ricavare più energia dai cibi e ad accumularla nel tessuto adiposo;

a questo punto anche una dieta ipocalorica non può avere grandi risultati fintanto che non si ripristina il corretto equilibrio tra i microrganismi intestinali.

Non è casuale il fatto che molte persone che passano ad una dieta paleolitica oltre a migliorare il proprio stato di salute perdono anche il grasso in eccesso.

Albero, Natura, Collina, Cuore, Luce, Bagliore, Foglie

L’attenzione nei confronti di una suffiente assunzione di cibi contenenti zolfo o una integrazione di zolfo organico, per i motivi elencati nel capitolo relativo, non posso che contribuire ad una risoluzione del problema dell’obesità.

1040 Pubblicato su Nature 444, 1027–1031 (2006); autori Turnbaugh, P. J. et al.; http://www.nature.com/doifinder/10.1038/nature05414.
1041 http://cheflynda.com/…/the-inexpensive-arthritis-osteoporo…/.

Ascoltiamo il nostro corpo

L’essere umano è sicuramente l’animale più evoluto della terra e la sua intelligenza lo fa primeggiare sul mondo animale.

Purtroppo queste capacità, a volte, ci spingono ad una presunzione tale da ingigantire le nostre qualità, facendoci smarrire il senso della realtà. Sopravvalutiamo talmente la nostra intelligenza, di arrivare a pensare di poter insegnare al nostro corpo quello di cui realmente necessita, ignorando i messaggi che esso ci comunica.

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Messaggi collegati al funzionamento di tutte le azioni enzimatiche ed ormonali, che regolano il nostro corpo da milioni di anni. Ad esempio quando esso ha bisogno di nutrimento, ci fa pervenire il senso della fame.

Quando ha bisogno di acqua invia la sensazione della sete. Quando ha bisogno di Sali minerali, fa venire l’acquolina verso determinati cibi (esempio quelli salati). Quando dobbiamo urinare, ne sentiamo subito lo stimolo.

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Il cibo moderno ricco di carboidrati, confonde il nostro corpo e gli stimoli che di solito utilizza per comunicarci le sue necessità. Ciò avviene sia per il senso della fame che della sete.

Lo stimolo della fame

Lo stimolo della fame per noi è fondamentale, altrimenti non ricorderemo di mangiare, morendo di fame. Fondamentale è anche il gusto che proviamo nel farlo perché è legato alle esigenze del nostro corpo.

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Se ad esempio svolgiamo attività fisica, noteremo subito dopo, una voglia di alimenti zuccherati e salati (il primo per mancanza di zucchero nel sangue, il secondo per la perdita di minerali con il sudore).

La nostra alimentazione può creare delle dipendenze a seguito di quello che mangiamo e ciò ad opera delle cellule (neuroni del nostro cervello). Come ricorderete i carboidrati accelerano la produzione della serotonina ed il cervello, che ne trova giovamento, ci chiederà sempre di più quel tipo di sensazione (come succede per le droghe).

Un altro aspetto fondamentale della fame è il modo di percepirla.

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Quando assumiamo carboidrati digeribili in due ore, l’insulina causa un picco della leptina e subito dopo un suo calo. Il deficit di leptina causa l’innalzamento della grelina che non viene neanche contrastata dalla colecistochinina (che si può produrre solo con un pasto a base di proteine e grassi), e quindi, dopo due ore, riprendiamo ad avere fame.

Tale sensazione la definisco “fame glicemica” e si distingue dall’esigenza quasi irrefrenabile (il tipico “buco allo stomaco”) di mangiare qualcosa, soprattutto con il desiderio di assumere altri carboidrati (mangiandone con voracità).

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Quando decideremo di cambiare alimentazione seguendo il nuovo regime alimentare, ci accorgeremo che la sensazione di fame sarà totalmente diversa. Non sentiremo più buchi allo stomaco e né tanto meno l’urgenza di correre a mangiare, altrimenti diventiamo nervosi (attenuazione del cortisolo).

La nostra voglia sarà automaticamente orientata verso cibi ricchi di proteine e di grassi, gustandoli con molta più calma. In ultimo, non avremo più quella sensazione di aver mangiato troppo, colpevoli di non essere riusciti a fermarci in tempo (causata dalla mancata azione della colecistochina).

Vivere 120 Anni

Il glucosio e l’obesità

Secondo il mio parere, l’obesità non va vista solo come la causa (o concausa) di tutte le malattie

 
ma l’espressione più evidente di un comportamento alimentare e di uno stile di vita errati. Atteggiamenti che mettiamo in atto ogni giorno, non curanti che siano lesivi verso la nostra stessa salute, che hanno come evidenza immediata, il fenomeno dell’obesità.
 
Diabete, Siringa Insulina, Insulina, Siringa, Malattia
 
Tali atteggiamenti, non esistendo nel vocabolario un termine descrittivo immediato, l’ho individuati coniando il termine “Obesivo”, affinché sovrappeso e obesità, non vengano visti solo come uno stato patologico momentaneo, ma come atteggiamenti ben definiti che determinano un aumento del peso complessivo del corpo e causano l’insorgere di malattie degenerative.
 
Ma soprattutto devono rappresentare il campanello di allarme più evidente di un atteggiamento (Obesivo) che deve essere assolutamente corretto in tempo.

Gli atteggiamenti “obesivi” 

Miele, Sweet, Sciroppo, Organici, D'Oro
 
Il nostro corpo è davvero una macchina perfetta, in grado di funzionare utilizzando gli alimenti, ogni giorno ingeriti con la nostra dieta. Addirittura è capace di tutelarsi contro il rischio di carestie, permettendoci quindi di accumulare energia nei momenti di sovrabbondanza di cibo.

 

Ovviamente l’evoluzione non avrebbe mai previsto uno stile di vita in assenza di carestie (e di attività fisica), ma soprattutto l’entrata in gioco dei farinacei e dello zucchero.

 
Candy, Zucchero, Sweet, Spuntino, Colorato, Mangiare
 
E soprattutto non avrebbe mai immaginato, che l’uomo con la sua intelligenza poteva decidere di ignorare i segnali del proprio corpo, ed iniziare delle modalità alimentari contrarie al proprio Dna. Vediamoli nel dettaglio gli atteggiamenti obesivi.

Potremmo evidenziare tre differenti atteggiamenti.

Il primo “un consumo eccessivo di calorie”.
Il secondo “saltare i pasti, per poi esagerare con il mangiare la sera”.
Il terzo può sembrare il più virtuoso, perché non si superano le 2.000 calorie, “resistere alla fame, che sopraggiunge tra un pasto ad un altro” (ad esempio, dalla colazione al pranzo).
 
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Considerate che il nostro metabolismo consuma mediamente 2.000 calorie al giorno (peso nella norma), che potremmo suddividere in 50 calorie/ora nelle 12 ore dalle 21 alle 9 e, 115 calorie/ora dalle 9 alle 21.

 

Nel primo caso, molte persone non riescono a fermarsi a questa soglia, perché si sentono affamati tutto il giorno. Questo dipende dai nostri menù a base di carboidrati (si digeriscono ogni due ore) che ci inducono a consumare 5 pasti giornalieri (colazione, spuntino prima mattina, pranzo, snack del pomeriggio e cena).

Quindi inevitabilmente superiamo le 2.000 calorie ed ingrassiamo.

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La domanda da farsi è:
Come mai nonostante le calorie assunte il nostro corpo ci fa sentire ancora fame (come se avessimo ancora bisogno di calorie)?
 
Facciamo degli esempi. Partendo dalla colazione, molti di noi mangiano i cornflakes (una sola tazza conta 500 calorie) che dovrebbe coprire il fabbisogno di 3/4 ore (116 calorie per ora). Dopo due ore però, sentiamo il bisogno di fare uno spuntino a mezza mattinata (circa 300 calorie).

Perchè avviene questo?

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Sostanzialmente abbiamo messo da parte il carboidrato ingerito e trasformato in grasso. Difatti il carboidrato si é trasformato in glucosio (nelle due ore successive al pasto) e l’insulina lo ha fatto assimilare alle cellule (obbligandole ad andare a zucchero usando la glicolisi), ed inviando il residuo al fegato per trasformarlo in trigliceridi per poi farlo stipare alle cellule adipose.
 
Quindi solo una parte delle calorie ingerite è consumata, mentre una buona percentuale viene accumulata.
 
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Poi il calo glicemico insieme alla diminuzione di leptina nel sangue, ci induce di nuovo il senso di fame (attivazione della grelina). È facile comprendere perché tale atteggiamento ci conduce ad ingrassare.
 
Nel secondo caso, alcune persone preferiscono saltare dei pasti (la colazione o il pranzo), per poi affogarsi di cibo nel loro unico pasto.
 
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Tale atteggiamento può essere definito “Obesivo”, in quanto il nostro corpo, per il periodo nel quale lo lasciamo senza cibo, utilizza il cortisolo per cannibalizzare i nostri muscoli (ricorrendo solo in parte alle riserve di grasso) e coprire il fabbisogno energetico. Inoltre quando non facciamo colazione, si abbassano i livelli di leptina nel sangue e ciò causa una diminuzione dell’attività della tiroide.
 
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Quando finalmente introduciamo un pasto abbondante di carboidrati, accumuliamo in due ore il grasso che nella prima ipotesi avremmo accumulato nell’intera giornata.
 
Questo è il motivo per cui chi afferma di mangiare solo la sera, in realtà non ha possibilità di dimagrire e nel contempo sta catabolizzando la propria massa muscolare e la matrice e rallentando il metabolismo.
 
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Nel terzo caso, a volte, nonostante non si superi la soglia di 2.000 calorie, iniziamo comunque ad ingrassare. Molti risponderebbero che dipende dagli ormoni e ciò, in qualche modo, ci autorizza a comportarci irresponsabilmente (tanto è colpa degli ormoni e non ci possiamo fare nulla!).
 
Un’alimentazione ricca di carboidrati causa l’intervento del cortisolo che sopperisce ai cali glicemici, catabolizzando i nostri muscoli e diminuendo nel contempo l’utilizzazione delle riserve di grasso.
 
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Tale fenomeno risulta molto evidente, quando due ore dopo aver consumato una colazione a base di carboidrati, il nostro sangue rimane senza zucchero e percepiamo di nuovo la fame. Resistere non ci permetterà d’intaccare le riserve di grasso, ma di diminuire la nostra massa magra o far diminuire il metabolismo.
 
In qualche modo è come se le calorie consumate dal nostro corpo nelle due ore che ci separano dal pranzo (116 x 2), provenissero da uno spuntino (anche se ci siamo mangiati il nostro corpo).
 
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Per questo motivo, consumare meno calorie durante il giorno (se i pasti sono a base di cereali), non assicura il dimagrimento, ma al contrario può indurre un calo della produzione degli ormoni tiroidei (diminuzione del metabolismo).

Assumere atteggiamenti non “obesivi” è fondamentale.

L’utilizzo di alimenti ancestrali come carne, pesce, frutta e verdura, essendo costituiti da proteine e grassi e da pochi carboidrati, aumenta il tempo digestivo dei carboidrati dalle 2 alle 4-6 ore, aumentando anche il senso di sazietà dovuto all’ormone della colecistochinina.
 
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Tale ormone è stimolato correttamente dal consumo di grassi e si mantiene più a lungo nel sangue.

Al contrario i carboidrati causano dei picchi eccessivi di leptina (ad opera dell’insulina) per poi far calare questo ormone nel sangue, causando la produzione della grelina (ormone della fame). Ad esempio una colazione salata pur apportando 500 calorie, sarà interamente consumata nelle 5 ore necessarie ad arrivare fino al pranzo (non dando luogo ad accumulo di grasso né tanto meno a senso di fame).
 
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Se lo stesso calcolo lo rapportiamo al pranzo e alla cena, avremo consumato circa 1.700 calorie (compreso lo spuntino del pomeriggio), prolungando però l’assunzione delle calorie fino alle 24 della notte, evitando di accumulare del grasso durante il giorno.
 
Come potete riscontrare dai tre esempi riportati, un’alimentazione equilibrata con proteine, grassi e pochi carboidrati (da frutta e verdura), permette l’utilizzazione dei nutrienti man mano che sono ingeriti, con un deficit di calorie che ci permetteranno di consumare di notte il grasso, depositato per anni nelle nostre riserve.
 
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Inoltre aumenta l’attività dalla tiroide, inducendo un incremento del consumo delle calorie.
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L’insulina ed il colesterolo

Un altro dogma della salute pubblica è la quantità di colesterolo nel sangue.

 
Molte ricerche hanno confermato che persone con quantità troppo alte di Ldl (cattive, perché ricche di colesterolo), di solito hanno anche problemi di aterosclerosi e cardio circolatori.
 
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Anche in questo caso, la medicina ufficiale ha fatto le indebite deduzioni: “+ colesterolo + malattie cardiocircolatorie”, quindi “- colesterolo – malattie cardiocircolatorie”.
 
Infatti il consiglio che viene dato più spesso è di diminuire i cibi ricchi di colesterolo (uova, carne rossa, grassi). Vi ricorderete che il 90% del colesterolo è prodotto dal fegato, il quale in base alla quantità di colesterolo ingerito nel pasto, integra la differenza necessaria al nostro corpo.
 
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Maggiore è la quantità assunta con la dieta e minore sarà quella prodotta dal fegato. E viceversa (questo è il motivo dell’infondatezza nel suggerire di mangiare non più di tre uova la settimana, perché contengono troppo colesterolo).
 

Ci siamo mai chiesti perchè un corpo così perfetto come il nostro, ad un certo punto incominci a produrre troppo colesterolo?

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Il corpo utilizza il colesterolo per produrre diversi ormoni (oltre alle membrane delle cellule) e quindi una loro sovrapproduzione, può rendere necessario un aumento di colesterolo nel sangue. Uno di questi ormoni è appunto il cortisolo (ormone dello stress, composto interamente da colesterolo).

A questo punto dovremo domandarci:
Perché il nostro fegato incomincia a produrre troppo colesterolo?
 
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Ricorderete che uno degli strumenti dell’insulina, per ridurre il glucosi nel sangue, è la produzione delle Vldl da parte del fegato. Queste lipoproteine, una volta scaricato il carico di acidi grassi agli adipociti si trasformano in Ldl.
 
Inoltre l’insulina induce la produzione di colesterolo da parte del fegato per sopperire alla imminente richiesta di produzione ormonale causata dal calo glicemico.
Infatti il colesterolo è il materiale usato da ghiandole surrenali, per produrre il cortisolo (rialzando il livello di glucosio nel sangue).
 
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Tale azione alza momentaneamente la quantità di colesterolo, ma il problema più grave deve ancora venire.
 
Che cosa succede quando passate due ore da un pasto a base di carboidrati, ci viene di nuovo fame e facciamo un altro spuntino a base di carboidrati?” (esempio dopo la colazione segue lo spuntino delle 11).
 
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Attiviamo di nuovo l’insulina, che inibisce la produzione di cortisolo e quindi il colesterolo prodotto a tale scopo, rimane nel sangue. Ovviamente di questo non se ne parla. Anzi ci consigliano vivamente di mangiare meno uova.
 
L’INSULINA ED I TRIGLICERIDI
 
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L’analisi del numero dei trigliceridi nel sangue è un altro parametro della medicina tradizionale per predire chi avrà problemi cardiocircolatori.
 

I trigliceridi sono tutti uguali e fanno tutti male allo stesso modo?

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È stato dimostrato che popolazioni come gli esquimesi (che mangiano quantità di grasso quattro volte superiori alle nostre), pur avendo un numero di trigliceridi molto alto, praticamente non soffrono di malattie cardiocircolatorie.
 
Lo stesso accade per altre popolazioni indigene in diverse parti del mondo. Perché ciò è possibile? Ancora una volta la medicina ufficiale ha applicato deduzioni errate, ovvero “+ grasso + trigliceridi + malattie cardiocircolatorie” e quindi “grasso trigliceridi malattie cardiocircolatorie”.
 
Veleno, Bottiglia, Medicina, Vecchio, Simbolo, Medico
 
Difatti negli ultimi trenta anni, il mondo ha fatto la guerra ai grassi (diminuendone del 30% l’utilizzo), per promuovere i cibi light e, nonostante ciò, le malattie cardiocircolatorie sono aumentate del 100%, l’obesità del 500% e non per colpa dei grassi, bensì dei carboidrati.

Vediamo perché

Quando ingeriamo dei grassi nell’intestino, tramite i villi intestinali, li scomponiamo in acidi grassi, producendo i chilomicroni, i quali percorrono le vie linfatiche, immettendosi nel flusso sanguigno.
 
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Tali lipoproteine rilasciano gli acidi grassi alle cellule, che ne fanno richiesta e solo in ultimo, se la quantità di lipoproteine rimane eccessiva nel sangue, consegnano agli adipociti il grasso in eccesso (presente nel sottocutaneo).

Rilasciato il grasso, i chilomicroni svuotati sono riciclati dal fegato.

 
Immagine correlata
 
Inoltre quest’organo utilizza le parti proteiche dei chilomicroni per produrre le lipoproteine Hdl (quelle buone).Questo perchè, le Hdl hanno il compito di recuperare il colesterolo dalle cellule (e dalle Ldl), e riportarlo nel fegato, per poi essere trasformato in bile. Necessaria a scomporre i grassi nell’intestino.
 
Un sistema assolutamente perfetto ed equilibrato.
Che cosa succede quando invece mangiamo carboidrati?
 
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Vi ricorderete che l’insulina ordina al fegato di trasformare il glucosio in trigliceridi, reintroducendoli nel flusso sanguigno sotto forma di lipoproteine Vldl. Tali lipoproteine, una volta distribuiti i trigliceridi alle cellule adipose (quelle sensibili all’insulina), si trasformano il Ldl (considerate cattive) aumentando il numero di quelle circolanti.
 
Inoltre queste lipoproteine hanno un tempo maggiore di permanenza nel sangue, subendo l’ossidazione da parte del glucosio, quindi aumentano il rischio delle malattie aterosclerotiche.
 
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Purtroppo per noi, la nostra evoluzione genetica non ha previsto una sovrapproduzione di Ldl di tale portata, perché il carboidrato era un alimento sconosciuto nella dieta ancestrale.
 
Vivere 120 Anni

Perché ci si sente sempre affamati?

Vi siete mai chiesti come mai mangiamo così tanto e senza avere freni inibitori?

Possibile che siamo diventati tutti dei libidinosi del cibo, a tal punto da non riuscire a fermarci?

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Molto spesso diamo la colpa al marketing delle società alimentari (che ci riempiono di spot pubblicitari), e ad una più che efficiente distribuzione alimentare (dovunque andiamo c’è del “cibo invitante” che ci aspetta).

In effetti anche questo ha il suo peso, ma vi assicuro che i veri colpevoli sono il cibo che mangiamo e lo stile di vita che conduciamo.

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Ovviamente i primi ad essere incriminati sono gli zuccheri ed i carboidrati insulinici e cercherò ovviamente di spiegarvi il motivo.

Quando facciamo un pasto a base di amidi o zuccheri, attiviamo nel nostro corpo una serie di reazioni enzimatiche ed ormonali che ci impediscono di sentirci sazi (per cui si mangia più di quello che dovremmo) e soprattutto dopo poche ore ci induce di nuovo il senso di fame.

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Il funzionamento di queste reazioni è molto semplice. Cerchiamo di spiegarlo. Quando ci sediamo a tavola ed iniziamo a mangiare, abbiamo bisogno che il nostro metabolismo ci comunichi, se man mano che stiamo mangiando, è giusto fermarsi (perché il corpo non necessita di altre calorie o nutrienti) o se al contrario dobbiamo ancora continuare a mangiare.

Il messaggero responsabile di questo tipo di comunicazione è l’ormone colecistochinina, che è in contatto diretto con i nostri neuroni.

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Ebbene la colecistochinina è prodotta solo con l’introduzione nello stomaco di proteine e grassi e non dalla presenza di carboidrati.

Per farvi un semplice esempio:
di fronte ad un piatto di porchetta ed un piatto di pasta al pomodoro, quale dei due cibi vi induce a lasciare prima la tavola?
Immagine correlata

La carne di maiale molto grassa ci sazia velocemente, mentre saremmo indotti (soprattutto se è buona) anche di mangiare un secondo piatto di pasta. Questo è un esempio concreto di come il nostro corpo di fronte ad un pasto ricco di carboidrati, non sia in grado di regolare l’assunzione calorica.

Invece la sensazione della fame dipende dall’ormone della grelina, regolato dalla quantità di leptina nel sangue. La leptina è secreta dalle cellule adipose man mano che queste assimilano i trigliceridi dalle lipoproteine.

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La produzione di grelina è collegata alla velocità di assimilazione del grasso da parte delle cellule adipociti. Ciò significa che quando mangiamo un pasto a base di carboidrati insulinici, l’insulina accelera l’assunzione del grasso da parte degli adipociti, inducendoli a produrre dei picchi di leptina.

Con il calo glicemico assistiamo anche ad un calo della leptina nel sangue e quindi alla produzione di grelina. Tale effetto è anche amplificato dal cortisolo, che inibisce la produzione di leptina.

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Infatti il nostro corpo, sa perfettamente che un calo glicemico va evitato e quindi stimola il cervello a cercare alimenti che possano rialzare i livelli glicemici, naturalmente ricchi di zuccheri, e certamente la leptina deve essere inibita (non farebbe attivare la grelina ed il senso di fame).

L’uomo primitivo non mangiava carboidrati insulinici, quindi la produzione di leptina era costante e duratura nel tempo. Certo la natura non aveva preso in considerazione un cambio così straordinario della nostra alimentazione.

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Anche lo stress (che fa rilasciare il cortisolo) induce ad un calo di leptina e ad un aumento dell’ormone grelina e quindi ad un senso di fame. Difatti quando siamo stressati siamo assaliti dalla classica fame nervosa che ci induce a cercare alimenti grassi e pieni di zucchero.

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