Il microbioma intestinale nei gemelli obesi ed in quelli magri

Lo studio A core gut microbiome in obese and lean twins (“Il microbioma intestinale nei gemelli obesi ed in quelli magri”) , mostra che i soggetti obesi hanno una composizione anomala del microbiota intestinale, con un variazione del rapporto tra i batteri Firmicutesed i Bacteroidetes di 35 ad 1 (invece del rapporto 3 ad 1 che si osserva nei soggetti ponderalmente nella norma).

Lo studio An obesity-associated gut microbiome with increased capacity for energy harvest (“Un micro bioma intestinale associato all’obesità con maggiori capacità di raccolta di energia”) mostra che questa microflora alterata è correlata ad un’aumento del ricavo energetico dai cibi ingeriti (con l’energia in eccesso che si deposita nel tessuto adiposo). Probabilmente si tratta di un meccanismo naturale per accumulare calorie sotto forma di grasso (di scorta) durante i periodi di cibo abbondante, e adesso che il cibo è fin troppo abbondante, anche se spesso di cattiva qualità, l’obesità è sempre più diffusa.

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Ad ogni modo si può ipotizzare che una dieta squilibrata (troppi zuccheri, cibi processati e farine raffinate) contribuisca a modificare l’equilibrio della microflora intestinale che viene indotta a ricavare più energia dai cibi e ad accumularla nel tessuto adiposo; a questo punto anche una dieta ipocalorica non può avere grandi risultati fintanto che non si ripristina il corretto equilibrio tra i microrganismi intestinali.

Non è casuale il fatto che molte persone che passano ad una dieta paleolitica oltre a migliorare il proprio stato di salute perdono anche il grasso in eccesso.

L’attenzione nei confronti di una suffiente assunzione di cibi contenenti zolfo o una integrazione di zolfo organico, per i motivi elencati nel capitolo relativo, non posso che contribuire ad una risoluzione del problema dell’obesità.

 

1040 Pubblicato su Nature 444, 1027–1031 (2006); autori Turnbaugh, P. J. et al.; http://www.nature.com/doifinder/10.1038/nature05414.
1041 http://cheflynda.com/…/the-inexpensive-arthritis-osteoporo…/.

Il glucosio e l’obesità

Secondo il mio parere, l’obesità non va vista solo come la causa (o concausa) di tutte le malattie, ma l’espressione più evidente di un comportamento alimentare e di uno stile di vita errati. Atteggiamenti che mettiamo in atto ogni giorno, non curanti che siano lesivi verso la nostra stessa salute, che hanno come evidenza immediata, il fenomeno dell’obesità.
Tali atteggiamenti, non esistendo nel vocabolario un termine descrittivo immediato, l’ho individuati coniando il termine “Obesivo”, affinché sovrappeso e obesità, non vengano visti solo come uno stato patologico momentaneo, ma come atteggiamenti ben definiti che determinano un aumento del peso complessivo del corpo e causano l’insorgere di malattie degenerative. Ma soprattutto devono rappresentare il campanello di allarme più evidente di un atteggiamento (Obesivo) che deve essere assolutamente corretto in tempo.
GLI ATTEGGIAMENTI “OBESIVI”
Il nostro corpo è davvero una macchina perfetta, in grado di funzionare utilizzando gli alimenti, ogni giorno ingeriti con la nostra dieta. Addirittura è capace di tutelarsi contro il rischio di carestie, permettendoci quindi di accumulare energia nei momenti di sovrabbondanza di cibo.
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Ovviamente l’evoluzione non avrebbe mai previsto uno stile di vita in assenza di carestie (e di attività fisica), ma soprattutto l’entrata in gioco dei farinacei e dello zucchero. E soprattutto non avrebbe mai immaginato, che l’uomo con la sua intelligenza poteva decidere di ignorare i segnali del proprio corpo, ed iniziare delle modalità alimentari contrarie al proprio Dna. Vediamoli nel dettaglio gli atteggiamenti obesivi.
Potremmo evidenziare tre differenti atteggiamenti.
Il primo “un consumo eccessivo di calorie”.
Il secondo “saltare i pasti, per poi esagerare con il mangiare la sera”.
Il terzo può sembrare il più virtuoso, perché non si superano le 2.000 calorie, “resistere alla fame, che sopraggiunge tra un pasto ad un altro” (ad esempio, dalla colazione al pranzo).
Considerate che il nostro metabolismo consuma mediamente 2.000 calorie al giorno (peso nella norma), che potremmo suddividere in 50 calorie/ora nelle 12 ore dalle 21 alle 9 e, 115 calorie/ora dalle 9 alle 21.
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Nel primo caso, molte persone non riescono a fermarsi a questa soglia, perché si sentono affamati tutto il giorno. Questo dipende dai nostri menù a base di carboidrati (si digeriscono ogni due ore) che ci inducono a consumare 5 pasti giornalieri (colazione, spuntino prima mattina, pranzo, snack del pomeriggio e cena). Quindi inevitabilmente superiamo le 2.000 calorie ed ingrassiamo.
La domanda da farsi è:
Come mai nonostante le calorie assunte il nostro corpo ci fa sentire ancora fame (come se avessimo ancora bisogno di calorie)?
Facciamo degli esempi. Partendo dalla colazione, molti di noi mangiano i cornflakes (una sola tazza conta 500 calorie) che dovrebbe coprire il fabbisogno di 3/4 ore (116 calorie per ora). Dopo due ore però, sentiamo il bisogno di fare uno spuntino a mezza mattinata (circa 300 calorie).
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Perchè avviene questo?
Sostanzialmente abbiamo messo da parte il carboidrato ingerito e trasformato in grasso. Difatti il carboidrato si é trasformato in glucosio (nelle due ore successive al pasto) e l’insulina lo ha fatto assimilare alle cellule (obbligandole ad andare a zucchero usando la glicolisi), ed inviando il residuo al fegato per trasformarlo in trigliceridi per poi farlo stipare alle cellule adipose. Quindi solo una parte delle calorie ingerite è consumata, mentre una buona percentuale viene accumulata.
Poi il calo glicemico insieme alla diminuzione di leptina nel sangue, ci induce di nuovo il senso di fame (attivazione della grelina). È facile comprendere perché tale atteggiamento ci conduce ad ingrassare.
Nel secondo caso, alcune persone preferiscono saltare dei pasti (la colazione o il pranzo), per poi affogarsi di cibo nel loro unico pasto. Tale atteggiamento può essere definito “Obesivo”, in quanto il nostro corpo, per il periodo nel quale lo lasciamo senza cibo, utilizza il cortisolo per cannibalizzare i nostri muscoli (ricorrendo solo in parte alle riserve di grasso) e coprire il fabbisogno energetico. Inoltre quando non facciamo colazione, si abbassano i livelli di leptina nel sangue e ciò causa una diminuzione dell’attività della tiroide.
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Quando finalmente introduciamo un pasto abbondante di carboidrati, accumuliamo in due ore il grasso che nella prima ipotesi avremmo accumulato nell’intera giornata. Questo è il motivo per cui chi afferma di mangiare solo la sera, in realtà non ha possibilità di dimagrire e nel contempo sta catabolizzando la propria massa muscolare e la matrice e rallentando il metabolismo.
Nel terzo caso, a volte, nonostante non si superi la soglia di 2.000 calorie, iniziamo comunque ad ingrassare. Molti risponderebbero che dipende dagli ormoni e ciò, in qualche modo, ci autorizza a comportarci irresponsabilmente (tanto è colpa degli ormoni e non ci possiamo fare nulla!).
Un’alimentazione ricca di carboidrati causa l’intervento del cortisolo che sopperisce ai cali glicemici, catabolizzando i nostri muscoli e diminuendo nel contempo l’utilizzazione delle riserve di grasso. Tale fenomeno risulta molto evidente, quando due ore dopo aver consumato una colazione a base di carboidrati, il nostro sangue rimane senza zucchero e percepiamo di nuovo la fame. Resistere non ci permetterà d’intaccare le riserve di grasso, ma di diminuire la nostra massa magra o far diminuire il metabolismo.
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In qualche modo è come se le calorie consumate dal nostro corpo nelle due ore che ci separano dal pranzo (116 x 2), provenissero da uno spuntino (anche se ci siamo mangiati il nostro corpo). Per questo motivo, consumare meno calorie durante il giorno (se i pasti sono a base di cereali), non assicura il dimagrimento, ma al contrario può indurre un calo della produzione degli ormoni tiroidei (diminuzione del metabolismo).
Assumere atteggiamenti non “obesivi” è fondamentale.
L’utilizzo di alimenti ancestrali come carne, pesce, frutta e verdura, essendo costituiti da proteine e grassi e da pochi carboidrati, aumenta il tempo digestivo dei carboidrati dalle 2 alle 4-6 ore, aumentando anche il senso di sazietà dovuto all’ormone della colecistochinina. Tale ormone è stimolato correttamente dal consumo di grassi e si mantiene più a lungo nel sangue.
Al contrario i carboidrati causano dei picchi eccessivi di leptina (ad opera dell’insulina) per poi far calare questo ormone nel sangue, causando la produzione della grelina (ormone della fame). Ad esempio una colazione salata pur apportando 500 calorie, sarà interamente consumata nelle 5 ore necessarie ad arrivare fino al pranzo (non dando luogo ad accumulo di grasso né tanto meno a senso di fame).
Se lo stesso calcolo lo rapportiamo al pranzo e alla cena, avremo consumato circa 1.700 calorie (compreso lo spuntino del pomeriggio), prolungando però l’assunzione delle calorie fino alle 24 della notte, evitando di accumulare del grasso durante il giorno.
Come potete riscontrare dai tre esempi riportati, un’alimentazione equilibrata con proteine, grassi e pochi carboidrati (da frutta e verdura), permette l’utilizzazione dei nutrienti man mano che sono ingeriti, con un deficit di calorie che ci permetteranno di consumare di notte il grasso, depositato per anni nelle nostre riserve. Inoltre aumenta l’attività dalla tiroide, inducendo un incremento del consumo delle calorie.
Vivere 120 Anni
 

Il Glucosio ed i danni alle cellule adipose

L’insulina, come abbiamo già detto, si preoccupa di eliminare il glucosio dal sangue.
Cosa succede quando sono piene le riserve del fegato (70 grammi), delle fibrocellule bianche (300 grammi) e la matrice extracellulare e tutte le cellule sono stracolme di zucchero?
A questo punto l’insulina ha un’ultima soluzione a disposizione per riportare il glucosio a livelli normali, ovvero aumentare la produzione di lipoproteine Vldl (dl fegato) e costringere le cellule adipose (adipociti) ad accelerare l’assimilazione dei trigliceridi dalle stesse. Questa azione può essere considerata una vera e propria violenza nei confronti nelle cellule adipose. Infatti l’evoluzione aveva previsto un percorso assolutamente più dolce per stipare il grasso in eccesso, al contrario di quello attivato dall’insulina.
Vediamo i due differenti percorsi.
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La via ancestrale
Quando mangiamo cibi ricchi di grassi, queste molecole vengono assimilate dai villi intestinali, i quali producono le lipoproteine chiamate chilomicroni. Queste sfere di grasso, vengono immesse nel sistema linfatico e trasportate fino al sangue. I chilomicroni rilasciano gli acidi grassi alle cellule che ne fanno richiesta (ai fini energetici) ed infine li trasportano alle cellule adipose.
Le cellule bersaglio sono gli adipociti di grandi dimensioni presenti nel sottocutaneo. Il trasferimento degli acidi grassi dai chilomicroni alle cellule avviene senza nessun ormone mediatore. Questi adipociti, hanno la funzione di proteggere il corpo dal freddo e non subiscono stress cellulare ne l’apoptosi.
La via moderna
Le cellule adipose bersaglio dall’insulina, sono quelle presenti nell’addome dell’uomo e nelle gambe sui glutei delle donne. La loro dimensione è ridotta e tale differenza è dovuta al fatto che nell’epoca ancestrale era molto più frequente la necessità di accumulare grassi nel periodo invernale, assumendo cibi grassi (che vengono assorbiti nel sottocutaneo aiutano a resistere al freddo) che non i grassi da carboidrati (non esistendo il frumento e gli altri carboidrati insulinici).
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Purtroppo l’alimentazione moderna e la sua elevata presenza di zuccheri, causa l’eccessivo stimolo nei confronti degli adipociti da parte dell’insulina. Questo causa stress elevati ed eccessivo rigonfiamento (in particolare ai più piccoli) che portano alla compressione dei mitocondri cellulari, alla loro disfunzione e quindi all’apoptosi. L’intervento dei mastociti, richiamati in loco per degradare le cellule morte, crea poi un’infiammazione. Un simile processo, fa del grasso addominale, una fonte inesauribile di citochine infiammatorie e radicali liberi.
Vi sembra possibile che la nostra evoluzione non abbia previsto il possibile stress degli adipociti ed il relativo effetto infiammatorio?
Sicuramente aveva altri piani per il nostro corpo e certo non avrebbe mai immaginato una quantità così elevata di zuccheri, da stipare sotto forma di grasso. Difatti l’insulina predilige le cellule dell’addome, per il semplice fatto che è la parte più irrorata di sangue, quindi più veloce per depositare il grasso e contestualmente più rapida da riutilizzare in presenza di un deficit di calorie (è il primo grasso che cala in caso di dieta).
Ma il glucosio non causa danni solo gli adipociti, ma a tutte le altre cellule del corpo.
Vivere 120 anni
 

Carenza di Zolfo, un possibile co-fattore di obesità, malattie cardiache, morbo di Alzheimer e sindrome da fatica cronica

Asse Intestino – Cervello
Sebbene lo zolfo sia contenuto in uova, le cipolle, l’aglio, le verdure a foglie verde scuro come il cavolo e i broccoli, carne, frutta secca e frutti di mare, la dieta occidentale basata sul consumo di cereali sarà carente di zolfo, se poi le verdure e la frutta vengono dall’agricoltura intensiva, il suolo su cui vengono coltivate sarà povero di zolfo.
Lo zolfo si può trovare anche nell’acqua potabile, ma le acque con basso residuo fisso presumibilmente ne contengono poca. Il fatto che le persone che bevono acqua con basso residuo fisso hanno una probabilità più alta di soffrire di malattie cardiache rispetto a quelle che bevono acqua più dura può dipendere da una minore assunzione di zolfo e di magnesio con l’acqua.
La fonte originaria dello zolfo sono le rocce vulcaniche, e le nazioni dove le eruzioni vulcaniche hanno arricchito il suolo di zolfo godono di basse percentuali di malattie cardiache e di obesità, ed elevata longevità.
Nel suo libro di recente pubblicazione, The Jungle Effect, la dottoressa Daphne Miller riporta che gli Islandesi hanno una bassa percentuale di depressione, nonostante vivano alle alte latitudini e che “Se paragonati ai nord americani, hanno percentuali circa dimezzate di casi di morte per attacco cardiaco e per diabete, obesità molto minore, e una maggiore aspettativa di vita. In effetti, la vita media di un Islandese è tra le più alte del mondo.”
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Mentre la dottoressa Miller propone che il fattore benefico possa essere l’alto consumo di pesce e l’associata alta assunzione di grassi omega-3, la sua interpretazione si scontra con il problema che gli Islandesi che si trasferiscono in Canada e continuano a mangiare molto pesce non godono della stessa bassa percentuale di depressione ed attacco cardiaco. Il ruolo dello zolfo nella vulcanica isola del Nord-Europa potrebbe quindi essere centrale nello spiegare le insolite condizioni di salute ottimale dei suoi abitanti. Il suolo dell’islanda è stato massicciamente “fecondato” dalle eruzioni vulcaniche del tardo 1800, che costrinsero molte persone ad emigrare in Canada.
Per spiegare alcune funzioni del nostro organismo può essere di rilievo discutere di due molecole che contengono lo zolfo: la D3 solfatata e il colesterolo solfatato. La vitamina che si forma in seguito all’esposizione alla luce del sole è rpoprio la vitamina D3 solfatata, che è solubile nell’acqua, e quindi può essere trasportata direttamente nel flusso sanguigno (invece di dovere essere incapsulata all’interno del colesterolo LDL per il suo trasporto). Anche nel latte (crudo) dei mammiferi troviamo la vitamina D3 solfatata, ma la pastorizzazione del latte distrugge tale molecola.
Scrive S. Seneff:
Anche il colesterolo solfatato viene sintetizzato nella pelle, dove forma una parte cruciale della barriera che tiene lontani i batteri nocivi ed altri micro-organismi come i funghi.
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Il colesterolo solfatato regola il gene per una proteina detta profilaggrina, interagendo come un ormone con il recettore nucleare ROR-alpha. La profilaggrina è il precursore della filaggrina, che protegge la pelle da organismi invasori. Una mancanza di filaggrina è associata con l’asma e con l’artrite. Quindi il colesterolo solfatato gioca un ruolo molto importante nella protezione dall’asma e dall’artrite. Questo spiega perché lo zolfo è un elemento curativo.
Come la vitamina D3 solfatato, il colesterolo solfatato è anche solubile in acqua, ed anch’esso, a differenza del colesterolo, non deve essere incapsulato dentro il colesterolo LDL per essere distribuito ai tessuti.
La vitamina D3 solfatata non è efficace nel trasporto del calcio ma ha un’azione preventiva nei confronti del cancro e delle malattie cardiache, e potenzia l’azione del sistema immunitario contro le malattie infettive.
Secondo la Seneff il colesterolo solfatato invece può proteggere le cellule del grasso e le cellule dei muscoli dal danno dovuto all’esposizione al glucosio, un potente agente riducente, e all’ossigeno, un forte agente ossidante; in mancanza di colesterolo solfatato le cellule grasse e le cellule muscolari vengono danneggiate, incapaci di processare il glucosio fino al punto che le cellule del grasso non riescono più a cedere il grasso che esse stesse accumulano.
Per entrare un poco nei dettagli cito la Seneff:
Lo zolfo è un elemento molto versatile, dal momento che può esistere in diversi stati di ossidazione, che variano da +6 (nei radicali solfati) a – 2 (nell’acido solfidrico – detto altresì solfuro di idrogeno). Il glucosio, in quanto potente agente riducente, può causare un significativo danno da glicazione alle proteine esposte, che porta alla formazione di Prodotti Finali di Glicazione Avanzata Glicazione [Advanced Glycation End Products (AGE)] che sono estremamente distruttivi per la salute:
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si crede che essi siano uno dei fattori più importanti che aumentano il rischio di sviluppare una malattia cardiaca. Io ipotizzo che, se lo zolfo (+6) è reso disponibile per il glucosio come un’esca, il glucosio verrà dirottato piuttosto verso la riduzione dello zolfo e non innescherà la glicazione di qualche vulnerabile proteina come la mioglobina. (…) Questa spiegazione renderebbe conto dell’osservazione che una carenza di zolfo causa dolore muscolare ed infiammazione .
In base a dei ragionamenti ed all’analisi di processi fisiologici alquanto complessi da trattare, la Seneff considera che la sindrome metabolica sia correlata, oltre che dalla carenza di vitamina D (ed in genere ad una dieta squilibrata) anche alla carenza di zolfo.
La sindrome metabolica indica un quadro che comprende i seguenti sintomi: insulino-resistenza, disfunzione del metabolismo del glucosio nelle cellule muscolari; eccesso di trigliceridi nel siero sanguigno; alti livelli di LDL, particolarmente del tipo più piccolo e denso (il peggiore), bassi livelli di HDL (il cosiddetto colesterolo “buono”), ridotto contenuto di colesterolo all’interno delle singole particelle di HDL, elevata pressione sanguigna, obesità.
Lo ione solfato del colesterolo solfatato è protettivo nei confronti dell’arteriosclerosi e S Seneff ipotizza che il radicale solfato sia essenziale per il processo che fornisce colesterolo ed ossigeno al muscolo cardiaco.
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Ho recentemente scoperto un articolo molto interessante in una pubblicazione del 1997 di FASEBnel quale si sviluppa una persuasiva teoria secondo la quale bassi livelli nel siero sanguigno di due molecole contenenti zolfo sono un segno caratteristico di una serie di condizioni patologiche. T
utte queste malattie sono associate con il deterioramento muscolare, nonostante la presenza di una nutrizione adeguata. Gli autori per indicare questa situazione hanno coniato il termine “sindrome da basso CG”, dove “CG” sta per le iniziali dell’aminoacido “cisteina” ed il tripetide “glutatione” entrambi contenenti un radicale solforico “-S-H” che è essenziale per la loro funzione. Il glutatione viene sintetizzato a partire dall’aminoacido cisteina, dal glutammato e dalla glicina, e la mancanza di glutammato è parte del processo patologico come discuterò in seguito.
La lista delle condizioni patologiche associate con la sindrome da basso CG è sorprendente e molto rivelatrice: cancro, sepsi (avvelenamento del sangue), morbo di Crohn, colite ulcerosa, sindrome dell’intestino irritabile, sindrome da fatica cronica e sovraffaticamento atletico.
Seneff ipotizza anche che il colesterolo solfatato si importante per la corretta funzionalità non solo della pelle, ma anche di un’altra barriera, quella dell’intestino, e afferma che una dieta povera di grassi finisce per essere povera anche di questa forma di colesterolo, con ripercussioni sul sistema digestivo. Ella afferma:
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Inoltre, se ho ragione sull’innesco dei raft lipidici da parte del colesterolo solfatato, allora la mancanza di colesterolo solfato compromette l’ingresso sia del glucosio che del grasso nella cellula muscolare.
Il glutatione, un potente antiossidante, è un’altra proteina contenente zolfo che risulta carente nella sindrome da basso GC, ed è ormai noto che la carenza di glutatione possa concorrere alla genesi di diverse patologie; l’assunzione di zolfo organico, vuoi come integratore vuoi sotto forma di alimenti ricchi di tale sostanza, potrebbe avere molti risvolti positivi.
La conclusione dell’articolo di S. Seneff è che:
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Lo stile di vita moderna cospira nell’indurre una deficienza di colesterolo solfatato e vitamina D3 solfatata. Siamo fortemente incoraggiati ad evitare l’esposizione al sole e a minimizzare il consumo di cibi che contengono colesterolo. Siamo incoraggiati a consumare una dieta ricca in carboidrati e povera in grassi, come ho affermato precedentemente [34],
che porta ad un diminuito assorbimento di colesterolo da parte delle cellule. Fortunatamente correggere queste insufficienze dietetiche a livello individuale è decisamente facile. Se semplicemente eliminate gli schermi solari e mangiate più uova, fate due cose che da sole possono aumentare notevolmente le vostre possibilità di vivere a lungo ed in buona salute.
Oliogoceleste Zolfo
 
905 http://www.westonaprice.org/vitamins-and-…/sulfur-deficiency, la traduzione integrale la trovate suhttp://scienzamarcia.altervista.org/zolfo.doc.
906 http://drdaphne.com/wordpress/writing/books/jungleeffect/.
907 Su tale argomento leggi anche Lo zolfo ed il metabolismo del glucosio;http://www.mednat.org/cure_natur/glicazione.htm.

Alghe dell’Atlantico 

Le alghe dell’Oceano Atlantico sono estremamente efficaci per liberare il corpo dai metalli tossici. Uno dei motivi per cui alcuni metalli pesanti sono così nocivi per l’organismo è che sono neuro-antagonisti, cioè disturbano e deviano gli impulsi elettrici deteriorando i nervi. I neurotrasmettitori si esauriscono e si fulminano come lampadine, il che può provocare ansia e depressione.
Nell’oceano, il compito delle alghe è assorbire i metalli pesanti, le radiazioni e le altre tossine per poi neutralizzarle. Quando la Palmaria palmata (dulse), il fucus (quercia marina), la laminaria, l’alaria, la lattuga di mare, l’alga nori, il lichene e l’alga rossa entrano in contatto con le tossine nell’acqua, le risucchiano continuamente come spugne, disattivando la loro frequenza distruttiva per poi rilasciarle nell’oceano, dove non possono più causare danni.
Quando le consumiamo, le alghe producono lo stesso prodigioso effetto spugna nel nostro corpo, ma con una differenza: invece di rilasciare nell’organismo le sostanze che hanno assorbito e neutralizzato – metalli tossici, radiazioni, diossina, pesticidi come il DDT – i composti fitochimici delle alghe si legano alle tossine cui impediscono di disperdersi nel corpo (perché non è il loro ambiente naturale).
Se entrando nel nostro organismo le alghe hanno ancora tracce delle tossine residue, le trattengono e strada facendo ne raccolgono altre, dopodiché le evacuano senza contaminarci. Le alghe fungono anche da scorta d’emergenza nel colon, perché si attaccano a tutti i metalli (trasportati da altri cibi disintossicanti come il coriandolo) e si assicurano che escano dal corpo.
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Nel portare fuori le tossine, l’unica cosa che le alghe lasciano nel corpo sono le sostanze nutritive, in particolare più di cinquanta minerali altamente biodisponibili e assimilabili che giovano alla salute e a qualunque area del corpo ne sia carente.
Oltre a riportare equilibrio nell’organismo, creano preziosi elettroliti di supporto contro lo stress. Le alghe sono utili per qualunque malattia, in quanto ricostruiscono il DNA danneggiato e portano con sé il radicamento dell’oceano, che si trasferisce dentro di noi.
Le alghe sono particolarmente benefiche per il sistema endocrino perché assorbono le radiazioni, che talvolta sono la causa dell’ipotiroidismo (scarsa attività della tiroide) e delle disfunzioni dell’ipotalamo, dell’ipofisi e dell’epifisi. In più, sono un’ottima fonte di iodio attivo che protegge la tiroide non solo dalle radiazioni ma anche da virus come l’Epstein-Barr.
Ancora, le alghe sono di particolare giovamento per ossa, tendini, legamenti, tessuto connettivo e denti e sono meravigliose per trattare tutte le malattie e i sintomi associati ai metalli pesanti, come l’Alzheimer, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, l’epilessia o la confusione mentale.
MALATTIE
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Se hai una delle seguenti malattie, prova a introdurre le alghe dell’Atlantico nella tua vita.
Disturbi del sistema endocrino, osteopenia, osteoporosi, fratture, lesioni, epilessia, morbo di Alzheimer, demenza, emicrania, tiroidite di Hashimoto, morbo di Graves, cancro alla tiroide, alle ossa, all’apparato riproduttivo (ovaie, utero e cervice), al cervello, alla vescica, ai reni, disturbo bipolare, autismo, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, esposizione alle radiazioni (per trattamenti dentali, radiografie o terapie oncologiche), epilessia, anemia, leucemia, polipi intestinali, sensibilità chimica multipla, disturbi ossessivo-compulsivi, depressione, ansia, morbo di Parkinson, sindrome di Asperger, endometriosi, glaucoma, carenze del sistema immunitario, meteoropatia, lupus.
SINTOMI
Se hai uno dei seguenti sintomi, prova a introdurre le alghe dell’Atlantico
nella tua vita.
Confusione mentale, ipotiroidismo, perdita della memoria, tic, spasmi, crisi epilettiche, vista appannata, caduta dei capelli, problemi di equilibrio, nausea, emicrania, mal di testa, costipazione, carenza di minerali, tutti i sintomi neurologici (anche formicolio, intorpidimento, spasmi, contrazioni involontarie, neuropatia e oppressione al torace), infiammazioni all’utero, alle ovaie e/o alle tube di Falloppio, infiammazioni alla cistifellea, allo stomaco, all’intestino tenue e/o al colon, paralisi di Bell, scatti d’ira, fegato pigro, tremori.
SUPPORTO EMOTIVO
Se hai continui alti e bassi, se passi da un estremo all’altro in un attimo, le alghe sono una risorsa straordinaria. Spesso quando una persona è ipersensibile, altalenante o emotivamente instabile, è perché non è radicata. Le alghe dell’Atlantico sono i cibi che più di tutti offrono un radicamento. Quando le mangi assimili l’energia radicante di una nuotata nel mare.
INSEGNAMENTO SPIRITUALE
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Spesso nella vita assorbiamo le preoccupazioni, le paure e altre emozioni stressanti dalle persone che ci circondano; se non interveniamo, queste emozioni nocive possono logorarci e intaccare il nostro benessere. Le alghe marine c’insegnano la miracolosa arte di assorbire energie tossiche ed elaborarle in modo da neutralizzarle e rilasciarle nell’etere, così da non nuocere a nessuno.
SUGGERIMENTI
Per aumentare l’effetto radicante di un pasto, metti una striscia di laminaria nella pentola dove cuoci il riso, aggiungila a una zuppa o gustala con altre pietanze saporite.
Per un elisir detossinante ultrapotente, aggiungi una manciata di Palmaria palmata a un centrifugato di mirtilli selvatici, coriandolo, spirulina o Alga Klamath d’acqua dolce, ed estratto in polvere di orzo selvatico.
ROTOLINI DI NORI CON INTINGOLO CREMOSO DI AVOCADO
Per una/due porzioni
L'immagine può contenere: sushi e cibo
Questi bellissimi rotolini in stile sushi sono divertenti da preparare e si prestano a infinite possibilità. Non esitare a correre in cucina e a prepararli tu stesso, riempili con le verdure di questa ricetta o divertiti a sperimentare delle varianti.
Assicurati di arrotolarli ben stretti e verranno benissimo. Accompagnati dall’intingolo cremoso di avocado sono perfetti a pranzo, a cena o per uno spuntino.
4 carote
3 zucchine
1 jicama (patata messicana) sbucciata
1 mazzo di cipollotti mondati
½ tazza di Palmaria palmata a pezzetti
8 fogli di nori
PER L’INTINGOLO:
1 avocado
1 lime spremuto
¼ di tazza di coriandolo
¼ di jalapeño
½ dattero Medjoul
½ tazza d’acqua
L'immagine può contenere: ciboTaglia le carote, le zucchine e la jicama a strisce sottili o “spaghetti” servendoti di un pelapatate, un coltello o un’affettatrice. Assembla i rotolini disponendo tutte le verdure sul fondo di ogni foglio di nori.
Arrotola i fogli tenendoli ben tesi. Bagna un dito nell’acqua e fallo scorrere lungo il bordo del foglio di nori per sigillare il rotolino. Se vuoi, taglialo in porzioni più piccole.
Per l’intingolo, miscela tutti gli ingredienti fino a ottenere un composto
omogeneo. Versa e gusta!
by (Anthony William cibi che ti cambiano la vita)

Consulenze & Benessere

Riprende la stagione “Invernale” e con questa si è ripreso a viaggiare in tutti i Centri Benessere di varia Tipologia, Erboristerie, Studi Associati Olistici, Centri Estetici ecc..:
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Dove è possibile offrire Consulenze Mirate al Proprio Benessere, cercando di comprendere le dinamiche interiori e meglio correggere tutte quelle manifestazioni esterne che chiedono e richiedono aiuto ogni giorno di varia natura;

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partendo da un’osservazione Iridologica, Psicosomatica, sino a sciogliere memorie che persistono o resistono ad ogni cambiamento e informazione esterna, registrate nelle spinomidollari della colonna vertebrale, ai test su i meridiani o meglio “placche cutanee” come specificherebbe il prof. Giuseppe Calligaris neuro scienziato,
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per comprendere quale miglior Rimedio Fitoterapico della Farmacopea Officinale Spagyrico Alchemico come aiuto, promuovendo l’autoguarigione legata alla Consapevolezza del Sé che è la Comprensione e Integrazione di Se stessi.
Per i Centri e Studi interessati alla promozione di servizi olistici mirati al Benessere e Consapevolezza
contattatemi 
Tel0721-824500
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(Francesco Ciani)

Alghe Marine 

Da secoli sono state usate sia per l’alimentazione (si trovano nei barattoli alimentari) come anche per usi esterni. Contengono oligoelementi, enzimi e vitamine, tutti fattori necessari per il mantenimento della salute. Da tempi remoti sono note loro proprietà curative.
Le alghe marine si distinguono in clorofilacee (alghe verdi), in feoficee (alghe brune), tra le quali si distinguono le laminarie e fucacee (fucus vesiculosus), in floridee (alghe rosse) usate nell’industria farmaceutica.
Più nota tra queste è gelidium, che dà l’agar-agar, ed in cianoficee (alga bruna).
Parti utilizzate: tallo disseccato o polverizzato.
Contengono: in diverse quantità lo iodio, bromo, magnesio, potassio, sodio, ferro, calcio, manganese, fosforo, alluminio, rame, nichel, stagno, rubidio, silicio, zolfo, cloro, stagno, germanio, piombo, argento, antimonio, litio, boro, zinco, oro, bario, cobalto, bismuto, arsenico, titanio, cesio, vanadio,
stronzio, vitamine A, molte del gruppo B, C, D, E, F, K, PP.
Aminoacidi come: acido glutammico, cistina, leucina, serina, metionina, lisina, tirosina, acido aspartico., materia grasse, mucillagini.
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Controindicazioni: malattie infettive in fase acuta, problemi cardiaci, affezioni renali, ipertiroidismo (Basedow), infiammazioni, eczemi umidi, TBC polmonare, ascessi polmonari, reumatismo acuto, problemi psicologici e mentali.
Modalità d’uso: per uso orale nell’alimentazione, polverizzate in cachet, compresse e opercoli, fanno parte di diversi prodotti erboristici.
Per uso esterno per bagni: (nel sacchetto), compresse e creme.
Ai bagni d’alghe si possono aggiungere le essenze aromatiche e curative.
I cataplasmi di fucus vesiculosus sono da tempo usati per il trattamento di gotta, scrofulosi e adeniti.
Le alghe sono raccomandate in pediatria per: linfatismo, rinofaringiti croniche, demineralizzazione, affaticamento generale (fisico e psichico), anemia, rachitismo, in convalescenza, pubertà, insufficienza tiroidea, allergie varie.
Per adulti: affaticamento generale, problemi ghiandolari, demineralizzazione, nervosismo da affaticamento, anemia, per disturbi inerenti alla senescenza, in menopausa, reumatismo cronico e degenerativo, artritismo, dolori muscolari (bagni), obesità, arteriosclerosi, ipertensione, linfatismo, asma, bronchite, iperacidità gastrica, varie allergie, sinusiti e adenoiditi, gambe stanche, varici, vampate di calore, caviglie gonfie, seborrea, psoriasi, eczemi secchi.
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Per il trattamento dell’obesità: si trova in fiale monodose abbinata allo iodio, sono usate anche per regolazione del metabolismo basale e per combattere il sovrappeso, integrazione di minerali ed oligoelementi. Fucus vesiculosus possiede l’attività antidiabetica e ipotrigliceridimezzante, attività anticoagulante e profibrinolitica, antibatterica e antivirale.
Il fucus non dovrebbe: essere assunto in maniera continuativa per periodi superiori a 40-60 giorni, bensì a cicli periodici intervallati da una sospensione temporanea del trattamento. Si sconsiglia l’uso con sospetta cattiva funzionalità della tiroide, durante la gravidanza, seppur non sono disponibili degli studi particolari in merito.
(Nishino T. Nagumo T. Department of Biophysics, Shool of Hygienic Sciences, Kitasato University, Kanagawa, Japan. Anticoagulant and antithrombin activities of oversulfated fucus. Carbohydr Res 1992;229:355-62) (Department of Biological Sciences, Heriot-Watt University, Riccarton, Edinburgh, UK.
Letters in Applied Microbiology 1998;27;142-6).

La Rivoluzione Alimentare

Asse Intestino – Cervello
Probabilmente avrete già sentito il termine “junk food”, ovvero il cibo spazzatura. Da qualche anno a questa parte, ogni produttore alimentare fa molta attenzione a non essere inserito in tale lista.
Cosa sono i junk food?
Se lo domandassimo ad una persona per strada, probabilmente ci risponderebbe che un junk food lo potremmo trovare in posti tipo Mc Donalds. Come se la causa dell’obesità, dipendesse solo da questa o da un’altra catena di fast food.
Osservando un bambino obeso di otto anni, pensate che trascorra tutto il giorno a mangiare hamburger?
Se fosse così semplice, basterebbe chiudere tutti i fast food. Purtroppo però la realtà è molto più complicata. Noi siamo realmente invasi dai junk food. Essi sono ben pubblicizzati su tutti i canali radiotelevisivi e sulla carta stampata. Messi in bella mostra nei supermercati. Parliamo delle merendine, dei cioccolatini, delle caramelle, delle patatine, delle bibite gasate, degli energizzanti, dei biscotti, dei cereali da colazione.
Tutti alimenti presentati addirittura come salutari. Invece ci siamo accorti che tali prodotti così amichevoli ed ammiccanti, ingeriti quotidianamente, da quando siamo nati, hanno creato la più grossa emergenza sanitaria che i paesi occidentali abbiano mai affrontato. L’obesità, che è diventata una vera pandemia! L’evoluzione dell’uomo
L’ALIMENTAZIONE A CONFRONTO
L'immagine può contenere: spazio all'aperto e cibo
La nostra dieta è oggi composta per circa il 60-70% da carboidrati complessi e semplici (pane, pasta, pizza, riso, fagioli, patate, zucchero, farinacei) e solo dal 20% da proteine e da un altro 20%di grassi. Tale politica alimentare è stata la base della piramide alimentare pubblicizzata dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) nella spasmodica corsa a limitare il consumo dei grassi (considerati il motivo dell’obesità) a favore dei carboidrati, considerati sani.
Permettetemi una piccola considerazione. Negli ultimi anni, proprio in conseguenza di tale scellerata politica c’è stato un calo del 30% nei consumi di grassi e, nel contempo, un aumento del 500% dell’obesità. Non vi sembra un po’ strano. Se parlate con il vostro medico o il vostro dietologo, vi dirà sicuramente che i carboidrati sono l’energia del nostro corpo, senza i quali non saremo in grado di restare in piedi.
A questo punto alcune domande sono d’obbligo. Come ha fatto l’uomo a vivere, prima di coltivare i cereali, le patate e i legumi? I nativi americani, grandi cacciatori, come facevano a vivere in ottima forma fisica fino a 70 anni senza coltivare la terra? I grandi popoli della storia come i conquistatori mongoli (Gengis Khan) o i famosi barbari che distrussero l’Impero Romano come facevano a stare in piedi e combattere con tanto ardore?
Sicuramente questi popoli non avevano problemi per farsi rispettare e state tranquilli, non seguivano la nostra attuale piramide alimentare, dove si privilegiano i carboidrati, a loro sconosciuti. Le differenze tra loro e noi, sono sostanziali. Nel passato, la dieta ancestrale prevedeva il consumo quotidiano di carne, pesce, uova, frutta e verdura che la natura concedeva a profusione.
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Una forte presenza di proteine e grassi e pochi carboidrati (soli quelli derivanti da frutta e verdura). La nostra dieta al contrario, prevede il consumo giornaliero di pasta, pane (cereali in genere), frutta e verdura (l’unica parte che coincide) e carne o pesce tre volte la settimana. Nella dieta moderna abbiamo una carenza cronica di proteine ed un’abbondanza di calorie provenienti da zuccheri e carboidrati, che il nostro corpo gestisce in maniera inefficiente e pericolosa.
Altre differenze sostanziali riguardano anche la qualità della frutta, della verdura e delle proteine. Nel passato le concentrazioni di vitamine e sali minerali (e di antiossidanti) erano molto elevate. Oggi gli stessi prodotti, oltre a contenere un decimo di quegli elementi, sono ricchi di sostanze tossiche (nitrati, concimi, etc.) che incidono negativamente sulla nostra salute.
Per quanto riguarda le proteine animali, nel passato l’uomo usava mangiare le frattaglie dell’animale (fegato, cuore, intestini ricchi di vitamine e sali minerali), a differenza di oggi dove si ricerca la parte più nobile (il filetto), certamente meno nutriente. Inoltre gli animali pascolavano allo stato brado, nutrendosi con erba di campo (oggi sostituita dai cereali) e la quantità tra omega 3 ed omega 6 era molto più bilanciata (senza soffermarci sull’utilizzo odierno di ormoni e medicinali).
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Inoltre anche il metodo di cottura era molto diverso. Nel passato si mangiava molta carne e pesce crudo e lo stesso avveniva per le verdure. Oggi abbiamo inventato moltissimi modi per cucinare il cibo (al vapore, al forno, alla brace, a microonde, friggendo), che però oltre a diminuire sensibilmente la qualità degli alimenti (antiossidanti e vitamine), modifica la composizione degli stessi (proteine, grassi e zuccheri), generando prodotti della glicazione avanzata (Ages e Ales di cui parleremo più avanti).
D’altronde dovremo sentirci fortunati, perché mentre alcune specie animali si sono estinte per modifiche meno significative del loro habitat (magari solo 2 gradi di temperatura del mare), noi riusciamo a sopravvivere (pur avendo stravolto l’alimentazione) se pur malati, coadiuvati in questo dalla nostra intelligenza e grazie all’uso smodato di farmaci e alla potenza della medicina moderna.
Adriano Panzironi
 

Ingordigia

Malattia linguaggio dell’AnimA
Vivere significa imparare. Imparare significa integrare principi e accogliere nella propria coscienza principi fino a quel momento avvertiti come esterni a sé.
 
Il mondo fuori è semplicemente una estensione del nostro Sè reso vero dall’Energia della Mente.

La costante integrazione di eventi nuovi “Compresi” porta a una dilatazione di Consapevolezza che altro non è che il metro della Coscienza.
Quando si sostituisce il ” nutrimento spirituale ” con ” nutrimento materiale “, inevitabilmente questa incorporazione porta a una ” dilatazione del corpo “.
Manifesto in varie manifestazioni non causali nel corpo.
Se la fame di vita non viene saziata dall’esperienza, CONSAPEVOLE scende a livello corporeo e si manifesta come fame. Questa fame però è insaziabile, perché il vuoto interiore non può essere colmato col cibo.
Amore significa aprirsi e lasciar entrare – l’ingordo vive l’amore soltanto nel corpo, perché non riesce a farlo nella propria coscienza; non riesce e non ha volontà di comprendere l’esperienza “qualsiasi” che ha già scelto di fare.
Ha nostalgia d’amore, però non dilata i confini del proprio Sè, apre soltanto la bocca e divora tutto. L’ingordo cerca l’amore, cerca conferme e ricompense – purtroppo però su un piano sbagliato.
(Thorwald D. Modificato by Francesco Ciani)
 
 
 
 

Ipotiroidismo

Malattia espressione dell’AnimA
Al contrario dell’ipertiroidismo, nell’ipotiroidismo la quantità di ormoni tiroidei presente nel sangue è insufficiente. Le conseguenze che questa disfunzione comporta, in un rallentamento delle funzioni organiche e in una debolezza cronica. La pressione diminuisce, lo stesso accade per la quantità di zucchero nel sangue, l’anemia fa la sua comparsa e il metabolismo funziona al minimo, la situazione che ne deriva è caratterizzata da un senso di stanchezza, di fiacchezza, di assenza generale di forze, a cui si aggiunge l’aumento di peso.
Inappetenza e costipazione si uniscono agli altri sintomi, mentre i capelli diventano secchi, ispidi e tendono a cadere. La pelle è mal irrorata, di conseguenza è fredda e tende ad ispessirsi. I tessuti sottocutanei assumono una consistenza spugnosa e solida che porta i medici a parlare di mixedema. L’umore è a terra, il volto privo di espressione. Le funzioni intellettive rallentate e la mente quasi addormentata, come in letargo, sono gli elementi più contrastanti con lo stato di veglia, di sovreccitazione e di paura che caratterizza i malati di ipertiroidismo.
Coloro che invece soffrono di mixedema hanno una pelle dura, che permette loro di chiudersi alle pressioni del mondo esterno. La pelle è male irrorata e di conseguenza fredda e spessa. Le mani gelate, nel caso in cui arrivino a toccare materialmente un’altra persona in segno di saluto, fanno capire che non intendono avere alcun contatto caldo e cordiale. I piedi ghiacciati rivelano che l’energia che assorbono dalla terra è insufficiente, e se i piedi diventano freddi, la paura fa subito la sua comparsa. Una persona che non ha ancora trovato le sue radici, vive naturalmente in uno stato di panico totale.Risultati immagini per ipotiroidismo  obesita
Queste caratteristiche mettono i malati di ipotiroidismo al polo opposto a quello occupato dai loro compagni di sventura, gli ipertiroidei. Come tutti gli opposti, sono collocati sullo stesso asse, ma di fronte. Dove i soggetti ipertiroidei affrontano la vita bloccati dalla paura della morte e pervasi dal panico, i soggetti ipotiroidei al contrario sono indifferenti, come se non accadesse mai niente:
tutto li lascia freddi. È come se fingessero di essere già passati a miglior vita. Il tema della morte, in un certo senso, li accomuna: ma mentre gli ipertiroidei la temono, questi la imitano, in ogni caso essa è al centro dei pensieri di entrambi.
Non sorprende poi molto che questi malati in realtà non si sentano a proprio agio nella loro pelle fredda e spessa. L’umore a terra e l’espressione spenta del volto, da cui traspare la mancanza di qualsiasi tipo di partecipazione, rivela definitivamente il loro stato. Il cuore, che batte a ritmo stanco e debole, mette in circolo un sangue che manca di sostanza. Si tratta di una linfa vitale tenue, che contiene pochi trasportatori di energia (globuli rossi) e poco combustibile (zuccheri). La carenza di zuccheri indica che la loro vita manca di dolcezza.
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Nessuna meraviglia che, visti dall’esterno, questi pazienti sembrino in tutto e per tutto distanti mille miglia dalla vita. In loro si esprime il ritiro senza condizioni da tutti i fronti dell’esistenza. Il carattere di questa malattia si rivela nella sua torma estrema, il mixedema, con uno stato di morte apparente e una temperatura corporea al di sotto della norma, che può arrivare a ventitré gradi.
La vita è congelata, le funzioni vitali sono praticamente prossime a soccombere. Tutti i segni vitali sono scomparsi e i pazienti sono costretti a profondo stato di incoscienza: non possono più scaldarsi di fronte alla vita senza aiuto esterno. Di fatto, è solo grazie agli altri che possono essere riportati in vita. Queste situazioni estreme sono alla base dei racconti macabri dei sepolti vivi.
I pazienti ipotiroidei non mostrano alcuna disposizione a partecipare il lo battaglia della vita e non evidenziano alcun tipo di interesse nei suoi confronti. Gli occhi stanchi e infossati contrastano con quelli accesi, pronti ad uscire dalle orbite dei loro partner ipertiroidei. La loro pigrizia e loro apatia priva di interessi si oppongono all’iperattivismo degli altri.
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Gli uni non muovono un passo, gli altri si agitano senza mai raggiungere una meta. In questa situazione hanno in comune un tema da cui sono lontani in egual misura. Si tratta del loro posto nella vita. Tra il troppo poco in un caso, e il troppo nell’altro, si trovano entrambi a metà strada dalla vita.
Quanto i due poli siano in verità vicini, è dimostrato anche dalla medicina moderna, che con i suoi metodi terapeutici radicali di radioterapia e con interventi chirurgici trasforma non di rado l’ipertiroidismo in ipotiroidismo. Il funzionamento della tiroide deve essere stabilizzato attraverso l’assunzione di ormoni tiroidei, che accompagneranno i malati per tutta la vita.
Attraverso questa procedura i soggetti sperimentano lo stesso tema di base da due diversi punti di vista: mentre la terapia che la medicina tradizionale prescrive per l’ipotiroidismo è sostenuta dal principio della sostituzione e segue principi allopatici – (l’apatia del paziente è contrastata attraverso l’assunzione di ormoni tiroidei in grado di eliminarla) – l’irradiazione di iodio radioattivo va in una direzione quasi omeopatica. I pazienti bevono iodio radioattivo, che si raccoglie nella tiroide e lo irradiano all’esterno.
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Durante il trattamento i pazienti emanano radiazioni talmente radioattive che devono essere schermati. I radiologi quindi aggrediscono gli impulsi vitali aggressivi sprofondati nel corpo con aggressività ancora maggiore. Il materiale radioattivo è il materiale più attivo e quindi più vitale che conosciamo.
Prorompe dall’interno verso l’esterno, possiamo dire che si distrugga a causa della sua stessa mortale vitalità.
Il compito che i pazienti devono svolgere e la soluzione del tema ipotiroidismo consistono nel ripiegarsi su se stessi in modo consapevole, nel ridurre le attività al minimo indispensabile e nell’imparare a lasciarsi andare.
L’ «indifferenza» con la quale i soggetti affrontano ogni cosa deve trasformarsi in un consapevole: «Sia fatta la Tua volontà». Il compito non consiste nel lasciarsi scuotere da tutto, bensì nel chiedere pazientemente alla vita di indicare quale sia il proprio posto. Non la rassegnazione verso l’esistenza, ma il passaggio da un «Io voglio!» a un «Sia fatta la tua volontà!».
Mentre nell’ipertiroidismo la vita era affondata nell’ombra, qui lo stesso accade per la morte. È allora necessario lasciar morire tutto ciò che è vecchio, i vecchi modelli, i vecchi Programmi e tutto ciò che da tanto ormai è troppo stanco per vivere. Il malato di mixedema ha l’aspetto di un cadavere freddo, gonfio, esangue. Deve trovare il coraggio di affrontare la morte, perché soltanto quando avrà imparato a morire potrà vivere
In una società moderna questo compito potrebbe sembrare errato: da sempre, però, esistono culture, ad esempio quella dell’Antico Egitto, dei Maya, dei lama tibetani, nelle quali la preparazione alla morte era considerata uno degli elementi più importanti della vita. I loro libri dei morti ci indicano questa strada.
Un’altra malattia causata da ipotiroidismo è il cretinismo, che determina fenomeni quali il nanismo e l’oligofrenia. In questo contesto, il compito che abbiamo sopra indicato diventa ancora più chiaro e si rivolge principalmente ai genitori. Per realizzare anche solo parzialmente l’ «io voglio», c’è bisogno di intelligenza: se questa manca, l’assoggettamento dell’ambiente alla propria volontà non è pensabile.
I soggetti afflitti da cretinismo percepiscono il mondo istintivamente e non attraverso la loro ragione: sono fin dall’inizio degli emarginati. Inutili a fini sociali e costantemente bisognosi di aiuto, sono per gli altri un vero e proprio peso. Queste persone, volenti o nolenti, sono costrette a sopportare una situazione certamente umiliante, anche se quasi sempre più difficile per i genitori che per loro stessi.
L’unica soluzione possibile consiste nel tra-sformare l’umiliazione in umiltà. Anche la crescita limitata deve essere letta da questo punto di vista. Non si tratta chiaramente di interpretare il ruolo del «grande Zampanò» in questa vita, ma di inserirsi in una piccola cornice che fa parte di un grande mondo e di assumervi il proprio piccolo, modesto ruolo.
Domande
1. Perché non posso essere più vitale? Che cosa mi porta a vivere solo di una fiamma esigua?
2. Per quale motivo ho bisogno di una pelle tanto spessa?
3. Cosa mi vuole dire il mio sovrappeso? Che cosa compensa in me?
4. Dove nascondo la mia energia vitale?
5. Come posso trasformare la mia rassegnazione in dedizione, il mio fatalismo in devozione?
6. Che cosa devo lasciar morire per diventare più vitale?
7. In che misura sono debitore nel conflitto con la morte?
8. Dov’è il mio posto, quello in cui potrei vivere e crescere?
(Dott. Rudiger Dahlke)