La correlazione tra la disbiosi e mal di testa

Sebbene le cause del mal di testa possano essere molte

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da un problema al fegato ad un focus dentale (cavitazione, dente devitalizzato, dente del giudizio incluso nell’osso mascellare, residuo radicolare, vedi il libro “Bonifica dentale”) all’infestazione dei parassiti, in questo capitolo ci concentriamo sul possibile ruolo causale della disbiosi intestinale.

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Sul suo sito la dottoressa Gabriella Lesmo evidenzia il fatto che i soggetti autistici soffrono di regola di disbiosi, e fa un’affermazione a nostro parere molto interessante, ovvero che la disbiosi, che pur può essere innescata anche dall’accumulo di metalli pesanti, porta a sua volta alla ritenzione di metalli pesanti.

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Una ennesima conferma di quanto scritto dalla dottoressa Campbell nel suo libro. Scrive la dottoressa Lesmo :genericamente indicati come dispepsia che tanto disturbano milioni di persone.

Il già citato dottor Paolo Mainardi, scrive a tal proposito sul forum italia salute che le cause delle varie forma di mal di testa (o emicrania o cefale che dir si voglia) sono da rintracciarsi nell’intestino,

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al di là delle sottili distinzioni tra una forma e l’altra di questa patologia e cita l’eccesso di istamina correlato alla disbiosi (spesso determinato infatti dalla proliferazione intestinale della Candida) come una causa di tale problema. Afferma testualmente il dottor Mainardi:

Una disbiosi intestinale che coinvolge il triptofano produce un aumento della decarbossilazione di questo ammino acido a indolo e scatolo, determinabili nelle urine quali marker della disbiosi.

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Scarsi livelli di triptofano conducono a scarsi livelli cerebrali di neuropeptidi, quali l’NPY responsabile della soglia convulsiva e della soglia del dolore.

La disbiosi persistente porta all’infiammazione intestinale, alla maldigestione e malassorbimento, quindi apre la porta alle allergie, alle intolleranze alimentari, alla ritenzione di metalli pesanti e di altre tossine ambientali,

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ai disturbi dell’umore, della concentrazione e dell’attenzione, alla cefalea, alla disfunzione immunitaria, oltre che al dolore addominale ricorrente e ai tanti sintomi alimentati sovente da un’educazione alimentare esclusivamente a carboidrati insulinici.

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Sul sito del dottor Giovanni Angilè troviamo scritto che oltre alla cefalea e ad altre condizioni patologiche già menzionate, anche l’ipertensione può essere indotta dalla disbiosi, sia a causa del sovraccarico del fegato che a causa delle patologie circolatorie indotte dalla disbiosi.

Egli annovera tra le patologie correlate alla disbiosi anche le emorroidi, il diabete, la perdita di concentrazione e di memoria, la vulvo-vaginite e la cistite.

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Altri siti che confermano il legame tra disbiosi, mal di testa e molte altre malattie (comprese allergia, asma, otite) sono i seguenti (il primo è particolarmente interessante e ne consiglio la lettura integrale):

http://alimentarmente.altervista.org/mal-di-testa-grasso-o…/http://www.armonianaturale.com/…/flora-batterica-disbiosi-…/http://www.realwayoflife.com/…/pancia-gonfia-cattiva-diges…/http://www.ondabio.it/news/disbiosi.htmhttp://www.viveremeglio.org/…/guar_fi…/alimsalu/disbiosi.htmhttp://www.italiasalute.it/forum/forum_posts.asp?TID=7359.http://www.giovanniangile.it/apparato_d_002.htm.

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Un libro interessante sull’argomento che può essere utile a complemento di questo capitolo è Mal di testa cure e terapie naturali Ramón Roselló e Pepe Landázuri, Macro Edizioni.

Pubblicato su Epilepsy Currents 2004 Sep; 4(5): 202–203, autore Bassel W. Abou-Khalil,; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1176373/.

Analisi per il riscontro di disbiosi

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A mio giudizio non esistono analisi di routine (eseguibili nei laboratori convenzionati con il sistema sanitario) abbastanza affidabili per identificare la presenza di eventuale disbiosi, parassitosi, intolleranze, e su questo concordano molti specialisti del settore che spesso si rivolgono a laboratori molto distanti dalla città in cui operano, a volte anche in un altro continente, pur di avere informazioni davvero attendibili.

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Per quanto riguarda la disbiosi ci sono alcuni esami indiretti che partono dalle analisi delle urine

tali test della disbiosi si possono effettuare in diversi centri anche in Italia. Tali test rilevano delle sostanze nelle urine la cui presenza e quantità è correlata alla disbiosi intestinale, ma non danno indicazioni molto precise su quali siano i microrganismi benefici carenti e quali e quanti siano quelli patogeni. Io per esempio, navigando su internet, ho trovati tre laboratori che eseguono questo tipo di test (ma presumibilmente ce ne sono altri):

http://www.analisisanpaolo.it/Default.aspx?Id=390http://www.oloslab.com/test-per-la-disbiosi-intestinale/,http://www.centrodimedicinabiologica.it/test-disbiosi-inte…/.

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Un’analisi più approfondita si può ottenere da campioni di feci per identificare più precisamente le carenze di batteri benefici, la presenza di batteri patogeni, nonché di parassiti (vermi), sebbene nemmeno in tale maniera si ottengano informazioni poi così dettagliate sul microbioma intestinale, dal momento che non tutti i microrganismi residenti dell’intestino si possono ritrovare nelle feci.

Molto interessante è a tal proposito il risultato dello studio The treatment-naive microbiome in new-onset Crohn’s disease nel quale le differenze significative tra il microbiota dei malati di morbo di Crohn e quello dei soggetti sani (gruppo di controllo) sono state scoperte non osservando i campioni di feci, ma campioni di mucosa ottenuti tramite biopsia.

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Uno dei più attrezzati (ma anche più costosi) laboratori al mondo è il Great Plains Laboratory (http://www.greatplainslaboratory.com/); sul sito esiste la possibilità di scegliere la visualizzazione delle pagine anche in Italiano (purtroppo il costo si aggira sulle 600 euro).

In Italia è possibile rivolgersi (a prezzi più accessibili) al laboratorio universitario del progetto microbioma (http://progettomicrobiomaitaliano.org/partecipa/page-2/), o anche ad un laboratorio specializzato sulle analisi del microbioma intestinale all’ospedale del Bambin Gesù (Roma). Appena possibile segnalerò anche altri centri italiani.

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Se qualcuno vuole approfondire anche eventuali problematiche di origine genetica, può sottoporsi al test 23 and me (https://www.23andme.com/en-int/) al costo di circa 150 euro; anche se poi sia in questo caso che nel precedente ci vuole un medico (o biologo) bravo e capace di interpretare i risultati.

Per quanto sia giusto ridimensionare la pretesa origina genetica della malattie

è anche vero che alcune differenze genetiche possono predisporre a sviluppare certe problematiche di salute, come per esempio la mutazione MTHFR (metilen-tetraidrofolato reduttasi) rende problematici certi processi del cosiddetto ciclo di metilazione, il che a sua volta rende difficile e lento lo smaltimento delle tossine (e non solo, perché chi è portatore di questo gene è più a rischio di depressione, osteoporosi, diabete, alzheimer e altre patologie).

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E siccome tale gene è difettoso nel 40% circa della popolazione mondiale, non si tratta di una informazione di poco conto Genome Project, nel quale si è scoperto che un gene molto importante per la salute, chiamato (per l’appunto, l’MTHFR). Con una dieta più sana e alcuni integratori è possibile correggere gli squilibri causati da questo problema di ordine genetico .

Per quanto riguarda i parassiti anche le migliori analisi delle feci non sono abbastanza affidabili,

sia perché le analisi stesse non sono molto precise, sia perché non è sempre detto che nel campione raccolto in quel determinato giorno si trovino uova, parassiti (in genere essi non lasciano l’intestino a meno che non si assumano sostanze antiparassitarie) o frammenti di tali esseri.

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Per altro molti genitori che hanno sottoposto i propri figli ad una cura antiparassitaria hanno trovato i vermi nelle feci dei bambini pur se gli esami delle feci eseguiti in precedenza risultavano negativi. Un veterinario, abituato a cercare tracce di parassiti nelle feci degli animali con l’ausilio del microscopio, potrebbe essere a volte più affidabile di un generico test di laboratorio.

Una maniera per cercare di rendere minimi i falsi negatici (ovvie i casi in cui non risultano parassiti dalle analisi pure quando questi parassiti si trovano nel paziente) è quello di ripetere le analisi almeno tre volte.

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L’articolo The need for three stool specimens in routine laboratory examinations for intestinal parasites (“Il bisogno di tre campioni di feci nell’esame laboratoriale di routine per la ricerca dei parassiti intestinali”) mostra infatti che su un consistente campione di pazienti cui sono state esaminate per tre volte le feci per la ricerca di parassiti spesso uno dei tre esami è risultato negativo.

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Ad esempio se ci si fosse fermata al primo esame di laboratorio, addirittura il 41,7% di loro sarebbe risultato esente da parassiti

ma la presenza di parassiti in questi pazienti è stata riscontrata in almeno uno dei due esami successivi. È interessante notare che gli autori concludono affermando che non solo occorrono le analisi di tre campioni di feci (ovviamente in tempi diversi) per verificare l’eventuale presenza di parassiti, ma che anche così facendo non è possibile garantire che non ci sia alcuna infestazione.

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Similmente l’articolo Multiple Stool Examinations for Ova and Parasites and Rate of False-Negative Results (“Esame multipli di uova e parassiti e pecentusali di falsi negativi”) mostra che persino dopo l’analisi di tre campioni ci sono discrete probabilità di ottenere dei falsi negativi, anche se in questo studio i risultati appaiono più confortanti (ad eccezione fanno dei test per le amebe).

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L’articolo A Case of Parasite Invasion of the Intestinal Tract: A Missed Diagnosis in Irritable Bowel Syndrome descrive un caso di sindrome dell’intestino irritabile causata da un parassita; la guarigione è avvenuta dopo un trattamento antiparassitario effettuato nonostante dagli esami parassitologici non risultasse nulla; i medici infatti hanno considerato che i sintomi clinici fossero più rilevanti dell’esito di tale analisi ed hanno proceduto ugualmente alla somministrazione dei farmaci contro i parassiti.

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L’articolo Detection of Pathogenic Protozoa in the Diagnostic Laboratory:

Result Reproducibility, Specimen Pooling, and Competency Assessment ci informa che i test di laboratorio per il riscontro dei parassiti unicellulari della classe dei protozoi utilizzano anche tecniche manuali che impediscono una standardizzazione e che poprtano ad interpretazioni soggettive dei risultati.

Ad ogni modo c’è la possibilità di fare le analisi tramite un campione di saliva (utilizzando una tecnologia ideata dalla dottoressa Clark) presso un laboratorio svizzero, Sanavital (http://www.sanavital.ch); sul sito esiste la possibilità di scegliere la visualizzazione delle pagine in Inglese, Francese, Tedesco ed altre lingue, ma non in Italiano.

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Queste analisi, basate su uno strumento ideato dalla dottoressa Clark, dovrebbero identificare la presenza di patogeni, parassiti, metalli pesanti, ma non danno indicazioni sulle eventuali carenze di batteri benefici. Diverse persone che conoscono hanno ottenuto dei risultati attendibili da questi esami (il costo attualmente è di circa 300 euro).

Per l’analisi dell’intossicazione da metalli ci sono sicuramente molti altri laboratori attrezzati, uno che conosco e che mi pare affidabile è quello della mineral-test: http://www.mineral-test-sas.com/.

Per quanto riguarda le intolleranze, la dottoressa Campbell nel suo libro “La Sindrome Psico-intestinale” osserva giustamente che si tratta di fenomeni che spesso si modificano nel tempo; per esempio si può perdere l’intolleranza ad un cibo quando migliorano le condizioni di salute dell’intestino, o si può diventare intolleranti a qualche nuovo cibo dopo un ciclo di cura con farmaci che danneggiano il microbiota.

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Un mezzo molto semplice da lei consigliato nel libro è quello di mettere un poco della sostanza da testare (sotto forma fluida, eventualmente sminuzzato finemente e mescolato con un poco d’acqua) sull’interno del polso la sera prima di andare a letto, quindi ricoprire con una striscia di tessuto (anche per non sporcare) e verificare se l’indomani si nota una reazione cutanea (arrossamento, rigonfiamento, puntini).

Bibliografia Completa
http://scienzamarcia.altervista.org/pilastri.doc

La salute dell’apparato gastrointestinale

Nessuno sa che cosa accade realmente quando il cibo entra nello stomaco. L’apparato digerente è un miracolo, un fenomeno che va oltre la nostra comprensione. Sebbene la medicina comprenda alcune delle sue funzioni, rimane un grande mistero.

Tutti sappiamo che quando addentiamo un pezzo di cibo, lo mastichiamo, lo ingoiamo, poi il cibo entra nel tratto gastrointestinale, dove in qualche modo viene scomposto e infine espulso. Sappiamo che è questo il modo in cui incameriamo i nutrienti. E sappiamo che a volte tale processo non funziona bene, quindi subentrano dolori allo stomaco, disagi intestinali o sintomi peggiori.

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Che la scienza medica abbia scoperto gli enzimi, il trapianto del Metaboloma intestinale per le patologie infiammatorie, non significa che abbia sviluppato una comprensione globale della digestione. E non significa che conosca la differenza tra Jack lo Squartatore e Babbo Natale quando si tratta di ciò che mangiamo e di come il nostro corpo lo elabora.

La digestione è la parte meno fondata degli studi della fisiologia umana. Mentre continuiamo a fingere che sia un processo ovvio e che la scienza abbia capito tutto ciò che c’era da capire, di fatto rimane l’elemento più enigmatico del nostro organismo.

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Se nel caso di certe malattie posso dirti che nell’arco di qualche decennio la ricerca probabilmente farà le scoperte necessarie – arrivando a scoprire le informazioni contenute in questo testo –, per la salute dell’apparato gastrointestinale le cose stanno diversamente.

È probabile che le comunità mediche non riusciranno mai a scoprirne i meccanismi segreti, motivo per cui il seguente capitolo è essenziale. L’intestino è uno dei fattori chiave della salute. Prendersi cura dell’apparato digerente è il punto di partenza ideale per cominciare il percorso di una reale guarigione dall’interno.

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L’apparato gastrointestinale comprende lo stomaco, l’intestino tenue, l’intestino crasso (che comprende il colon), il fegato e la cistifellea. Il suo funzionamento consente di assimilare le sostanze nutritive del cibo che mangi, espellere correttamente i prodotti di scarto e le tossine e mantenere in forze il sistema immunitario.

Ma la sua importanza non si limita a queste funzioni quotidiane: l’apparato gastrointestinale ha una forza vitale tutta sua. Il cibo non viene digerito soltanto con il processo fisico della scomposizione (che le ricerche scientifiche non hanno ancora compreso pienamente); nella digestione intervengono anche fattori energetici e metafisici di enorme rilievo.

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È per questo che gli esseri più “illuminati” che si sono meglio integrati con la propria Coscienza & Corpo del Pianeta adottano tecniche particolari, come masticare adagio e in maniera meticolosa; portare l’attenzione al presente, sull’atto del mangiare; pregare prima, durante o dopo i pasti; diventare tutt’uno con il cibo. Immagina un fiume che scorre nel tuo colon.

Nel letto del fiume (le pareti del colon) si annidano in profondità diversi ceppi di batteri e microrganismi che servono a mantenere un equilibrio omeostatico, in modo che il fiume non si intossichi (cioè che l’intestino non si riempia di veleni e materiali infetti). Così come il fiume ha un suo spirito, l’intestino ospita gran parte dello spirito umano. Quello spirito è l’essenza del tuo io, la tua volontà e il tuo intuito.

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Hai mai sentito espressioni come “di pancia”? O “istinto di pancia”? O ancora “reazione di pancia”? Esistono anche espressioni come “Che ti dice la tua pancia?”, “Spanciarsi dal ridere”, “Sei senza fegato” o “Hai fegato”, “Sono stomacato”, “Mi sta sullo stomaco”, “Rodersi il fegato”, “Mi si torcono le budella”, “Ammiratore sfegatato” e così via.

Quanti modi di dire sull’apparato digerente? Sono così tanti perché in qualche modo capiamo che questa parte del corpo svolge un ruolo fondamentale nella nostra vita che va ben oltre le mere funzioni fisiologiche.

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Capiamo che è parte integrante della nostra identità emotiva e intuitiva chiamato Gut – Brain Axis “Asse Intestino – Cervello”. L’apparato gastrointestinale è la sede della tua forza. Ha dei pori emotivi e per questa ragione le emozioni possono effettivamente determinare la quantità di batteri benefici e nocivi che prosperano al suo interno. Se l’intestino non è sano, può limitare gravemente il tuo intuito.

Le persone sono come le mele: possono avere una buccia lucente e perfetta ma essere marce all’interno; è come quando nell’intestino di una persona proliferano molti batteri nocivi e quella persona ha un’indole che contrasta fortemente dentro, con ciò che sono esternamente, anche se a giudicare dall’aspetto non si direbbe.

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Al contrario, una mela può presentare delle imperfezioni esterne ma essere compatta e perfettamente sana all’interno; così una persona onesta che è il sale della terra, anche se non ha un aspetto radioso o non si veste alla moda o non sembra molto simpatica, può avere un intestino pieno di batteri benefici.

Nell’intestino possono risiedere da settantacinque a centoventicinque trilioni di batteri. Ciò significa che possono verificarsi infezioni causate da batteri tossici e improduttivi, microbi, muffe, lieviti, funghi, micotossine e virus. Se non vengono opportunamente curati, questi agenti patogeni possono alterare e bloccare i tuoi istinti naturali e creare un terreno fertile per un’illimitata gamma di malattie, a meno che l’intestino ospiti il giusto numero di batteri benefici per contrastare gli effetti degli agenti nocivi.

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Questo capitolo tratta dei problemi che più comunemente colpiscono l’apparato gastrointestinale, tra cui la sindrome dell’intestino permeabile, le difficoltà digestive, il reflusso acido, le infezioni intestinali, la sindrome del colon irritabile, gli spasmi gastrici, la gastrite e dolori generici nell’area dello stomaco.

Fornisce informazioni cruciali che vanno ben oltre le cognizioni delle comunità mediche riguardo a tali disturbi. Inoltre sfata molte convinzioni errate e “rimedi” dettati dalle mode e suggerisce provvedimenti semplici per guarire in modo autentico e recuperare la salute.

Comprendere la sindrome dell’intestino permeabile


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Una malattia che genera molta confusione in ambito medico è la sindrome dell’intestino permeabile, chiamata anche permeabilità intestinale. Le stesse definizioni lasciano perplessi: le diverse comunità mediche le usano per descrivere patologie e teorie differenti. In sostanza, esistono tre prospettive su questa sindrome. Consideriamo la prima, la concezione prevalente nella comunità della medicina convenzionale.

Molti medici e chirurghi convenzionali usano l’espressione “intestino permeabile” per riferirsi a una grave patologia che porta alla perforazione delle pareti del tratto intestinale o dello stomaco causando severe infezioni nel sangue, febbre alta e/o sepsi/setticemia: infezione delle vie urinarie, complicazione potenzialmente letale. In questo senso hanno ragione. La vera sindrome dell’intestino permeabile è una malattia molto grave che crea sofferenza e tormento estremi.

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La sindrome può essere provocata da ulcere presenti nelle pareti dello stomaco, o derivare da ceppi del batterio Escherichia coli che si sviluppano nelle tasche delle pareti del tratto intestinale, o ancora da batteri resistenti agli antibiotici, come il Clostridium difficile, causando il megacolon, o da emorragie, ascessi o diverticolosi. La definizione “intestino permeabile” si applica quando uno di questi fattori perfora le pareti del tratto intestinale consentendo agli agenti patogeni di penetrare nel sangue.

Un altro modo in cui si può sviluppare la sindrome dell’intestino permeabile è quando una colonscopia viene condotta nel modo sbagliato e perfora il colon (ho avuto clienti che sono stati ricoverati a lungo in ospedale per una colonscopia sbagliata). A prescindere dalla causa, la vera sindrome dell’intestino permeabile provoca gravi sintomi.

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La seconda prospettiva è la concezione prevalente nella medicina alternativa, integrativa e naturopatica. Queste comunità mediche usano la definizione “intestino permeabile” per riferirsi a una condizione in cui muffe, fughi come la candida o batteri improduttivi scavano piccole buche nelle pareti del tratto intestinale e consentono a piccole quantità di tossine di insinuarsi direttamente nel sangue dando origine a una moltitudine di sintomi.

Questa teoria ha bisogno di qualche rettifica. Se è vero che un ambiente intestinale intossicato da agenti patogeni, tra cui batteri improduttivi e funghi, può compromettere la salute generale, riferirsi a ciò come a un “intestino permeabile” è fuorviante.

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Se gli agenti patogeni perforassero davvero le pareti dell’intestino, anche in lieve misura, provocherebbero sintomi gravi come febbre alta, infezioni nel sangue, forti dolori e/o sepsi. La definizione “intestino permeabile” dovrebbe essere utilizzata solo per descrivere vere e proprie perforazioni delle pareti dell’apparato gastrointestinale.

E allora perché decine di migliaia di persone che soffrono di spossatezza, dolori acuti e cronici, costipazione, disturbi digestivi e reflusso acido si sentono dire che hanno la sindrome dell’intestino permeabile, o la permeabilità intestinale, dai praticanti della medicina alternativa?

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Perché c’è un problema reale e questa accattivante definizione è la migliore spiegazione che essi possono offrire. Nel mondo della medicina convenzionale, milioni di pazienti ricevono etichette come sindrome del colon irritabile, celiachia, morbo di Crohn, colite, gastroparesi o gastrite per dare un nome a questo tipo di sintomi, ma la patologia che li affligge continua a rimanere un mistero.

Oppure hanno disturbi all’intestino e non ricevono alcuna diagnosi. La verità è che esiste una spiegazione per questi misteriosi problemi che in realtà non sono dovuti alla permeabilità dell’intestino. Io la definisco permeabilità all’ammoniaca, ed è la terza prospettiva della sindrome.

Permeabilità all’ammoniaca


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Ti prego di non confondere la permeabilità all’ammoniaca con la “permeabilità intestinale”, che è solo un nuovo nome utilizzato per dare l’illusione di un progresso, ma esprime ancora la vecchia teoria dell’intestino permeabile.

La permeabilità all’ammoniaca è un fenomeno reale. Per capire di cosa si tratta devi prima imparare un paio di cose su come il corpo elabora il cibo. Quando mangi, il cibo scende rapidamente nello stomaco, dove può essere digerito (se mastichi lentamente in modo che la saliva si mescoli al cibo, la prima fase della digestione comincia già nella bocca).

Per i cibi ad alto contenuto proteico – per esempio carne, frutta secca, semi e legumi – la digestione nello stomaco si deve in gran parte all’azione dell’acido cloridrico associata a quella degli enzimi, che scompongono le proteine in forme più semplici in modo che il processo di digestione e assimilazione possa continuare negli intestini. Se nello stomaco sono presenti livelli normali di acido cloridrico, il processo è relativamente agevole.

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Ma se questi livelli si abbassano, lo stomaco non riesce a digerire il cibo nel modo adeguato; di solito accade quando si mangia sotto stress o sotto pressione.

Nel momento in cui le proteine raggiungono l’intestino tenue, esse non vengono scomposte a sufficienza per permettere alle cellule di assimilarne le sostanze nutritive, e il cibo rimane lì a marcire. Si verifica così una putrefazione, perché il processo di decomposizione genera il gas ammoniacale provocando sintomi come gonfiore, disturbi digestivi, disidratazione cronica, ma spesso è asintomatico. È solo l’inizio.

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In alcuni, il benefico acido cloridrico diminuisce e al suo posto subentrano acidi nocivi. Una persona può vivere per anni con questo squilibrio senza accorgersene. Alla fine, però, gli acidi nocivi possono risalire nell’esofago. (Se soffri di reflusso, sappi che è causato da questi acidi maligni, non dall’acido cloridrico dello stomaco. C’è molta confusione al riguardo: le comunità mediche non fanno distinzione tra gli acidi dello stomaco e gli acidi intestinali, trattandoli come se fossero la stessa cosa.)

Un problema a questo correlato è che, nello sforzo di proteggerti dagli acidi nocivi, l’intestino produce del muco. Se il muco risale fino alla gola senza un motivo apparente, è probabile che il tuo intestino lotti per difenderti dagli acidi maligni che tentano di mangiarsi le pareti dello stomaco e dell’esofago …

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un segnale di un problema che deve essere curato. Il muco può anche scendere per il tratto intestinale e limitare l’assorbimento delle sostanze nutritive. Ma torniamo al gas ammoniacale. L’informazione cruciale è la seguente:

quando il cibo si decompone nel tratto intestinale e produce ammoniaca, questo gas tossico ha la capacità di fluttuare come un fantasma uscendo dagli intestini per penetrare nel sangue. È la condizione che definisco permeabilità all’ammoniaca. È il gas ammoniacale a provocare gran parte dei danni associati alla sindrome dell’intestino permeabile. Quei sintomi non sono dovuti a infezioni o perforazioni dell’intestino tenue o del colon. E neanche alla candida che espelle tossine dalle pareti intestinali.

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Milioni di persone hanno problemi digestivi e il colpevole è la permeabilità all’ammoniaca. Come ho detto, i disturbi che molti terapeuti della medicina alternativa attribuiscono alla sindrome dell’intestino permeabile non hanno nulla a che fare con presunte perforazioni o imperfezioni dell’intestino, né con la fuoriuscita di acidi o batteri dalle pareti.

Piuttosto, il gas ammoniacale si trasferisce dall’intestino al flusso sanguigno, che lo trasporta in tutto il corpo. Oltre ai disturbi intestinali descritti, la permeabilità all’ammoniaca può dare malessere, spossatezza, problemi alla pelle, disturbi del sonno, ansia e molto altro.

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A questo punto potresti chiedere: “Se tutto ciò accade per una carenza di acido cloridrico nello stomaco, cosa ne provoca la carenza?”. La causa numero uno è l’adrenalina. Una cosa che tutti ignorano è che non esiste una sola forma di adrenalina. Le ghiandole surrenali producono cinquantasei miscele diverse per reagire alle diverse emozioni e situazioni.

E quelle associate a emozioni negative, come paura, ansia, rabbia, odio, senso di colpa, vergogna, depressione e stress, possono danneggiare severamente molte aree del corpo, compreso lo stomaco e le sue riserve di acido cloridrico.

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Così, può bastare un turbamento o uno stress cronico ad abbattere lentamente i livelli di acido cloridrico e a compromettere la capacità di digerire nel modo corretto. I differenti livelli di stress e di emozioni che viviamo nella nostra vita quotidiana possono limitare lo sviluppo dei batteri benefici e far proliferare quelli nocivi.

Un altro fattore che spesso crea un dissesto alle riserve di acido cloridrico nello stomaco sono i farmaci. Antibiotici, immunosoppressori, antimicotici, anfetamine e una varietà di farmaci ai quali il nostro corpo non si è adattato possono alterare l’equilibrio chimico nello stomaco.

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L’acido cloridrico tende a compromettersi se mangi troppe proteine provenienti da fonti come la carne, la frutta secca, i semi e/o i legumi (se provengono da verdure a foglia verde, germogli o altri ortaggi non danno lo stesso effetto). Un abbondante consumo di cibi con una combinazione di grassi e zuccheri (come formaggi, latte intero, torte, biscotti e gelati) può avere lo stesso effetto nocivo sull’acido cloridrico.

Sia i cibi proteici, sia quelli ad alto contenuto di grassi e zuccheri richiedono un lavoro maggiore per essere digeriti rispetto alla frutta o alla verdura, sottoponendo l’apparato gastrointestinale a uno sforzo enorme.

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A lungo andare questo sforzo porta a un “logoramento” dell’acido cloridrico e a indebolire gli enzimi. Se consumi regolarmente pasti ad alto apporto proteico (per esempio carni bianche e rosse o pesce) e avverti sintomi dovuti alla carenza di acido cloridrico, come gonfiore, disturbi allo stomaco, costipazione, spossatezza e/o affaticamento, allora limita il consumo di proteine animali a una sola porzione al giorno.

Per tutti questi problemi c’è una buona notizia. Puoi ripristinare i livelli di acido cloridrico e rafforzare gli enzimi nello stomaco con un vegetale miracoloso che viene venduto ovunque.

Ripristinare l’acido cloridrico


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Il modo giusto per curare la permeabilità all’ammoniaca (che, come abbiamo visto, viene spesso etichettata come sindrome dell’intestino permeabile o permeabilità intestinale), e il primo passo per curare praticamente tutti i problemi dell’apparato digerente, è ripristinare le riserve di acido cloridrico nello stomaco e rafforzare il sistema digestivo.

Esiste un rimedio straordinariamente semplice ed efficace: bere ogni giorno a stomaco vuoto quattrocentocinquanta grammi di succo di sedano appena centrifugato. Forse non è la risposta che ti aspettavi. Forse non credi che il succo di sedano possa essere così benefico. Ma ti consiglio di prendere molto seriamente ciò che affermo:

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questo è uno dei rimedi più radicali, se non il più radicale, per ripristinare la salute dell’apparato digerente. È potentissimo. E ricorda: è vero che le centrifughe miste a base di diversi frutti e verdure sono fantastiche per la salute, ma se il tuo obiettivo è ripristinare il corretto funzionamento del sistema digestivo hai bisogno del succo di sedano puro.

Non farti ingannare dalla semplicità del rimedio. Immagina che ti assegnino un tema di dieci pagine su un aspetto specifico della vita quotidiana in un determinato periodo storico. Se consegni un tema in cui presenti una panoramica generale dell’epoca, dedicando solo due righe alla vita quotidiana, l’insegnante non sarà colpito dalle informazioni superflue che hai fornito, si chiederà perché non hai approfondito l’argomento che ti era stato assegnato. È così che il tuo stomaco si sente quando cerca di ripristinare le riserve di acido cloridrico.

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Un succo con venti ingredienti diversi, di cui solo uno è il sedano, sarebbe una divagazione. A volte la semplicità è la soluzione migliore. Lo stomaco ha bisogno di succo di sedano, puro succo di sedano, che agirà in profondità per riparare i danni in quest’area. Si tratta di un rimedio segreto che può cambiare la vita di chi soffre di disturbi digestivi.

Ecco come fare: lava un mazzo di sedano fresco. Fallo al mattino, a stomaco vuoto (o se lo fai nell’arco della giornata, aspetta almeno due ore dall’ultimo pasto in modo che lo stomaco torni a essere relativamente vuoto). Tutto ciò che è presente nello stomaco rovinerà l’effetto del sedano.

Centrifuga il sedano. Non aggiungere nient’altro, perché qualunque altro ingrediente ne guasterà l’efficacia.


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Bevi il succo immediatamente, prima che il processo di ossidazione ne riduca gli effetti. Il rimedio funziona perché il sedano contiene una composizione unica di sodio e sali minerali che si legano a molti oligoelementi e a nutrienti bioattivi.

Bere il succo di sedano appena sveglio rafforzerà la digestione dei cibi che mangerai nel corso della giornata. E con l’andare del tempo i sali minerali, gli oligoelementi e le sostanze nutritive riusciranno a ripristinare completamente le riserve di acido cloridrico dello stomaco.

Devi sapere che a molte persone accade di avere una concomitanza di problemi gastrointestinali. Il resto di questo capitolo ti darà le informazioni necessarie per affrontare altri disturbi dell’apparato gastrointestinale.

Rimuovere i metalli tossici dall’apparato gastrointestinale


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Nell’era contemporanea, è praticamente impossibile non incamerare nell’organismo una certa quantità di metalli tossici, come il mercurio, l’alluminio, il rame, il cadmio, il nichel e il piombo. Questi metalli pesanti spesso si accumulano nel fegato, nella cistifellea e/o negli intestini. Poiché tendono a essere più pesanti dell’acqua presente nell’apparato digerente e nel sangue, affondano e si depositano nel tratto intestinale, come pepite d’oro sul fondale di un fiume.

I metalli pesanti sono velenosi, e se cominciano a ossidarsi la loro fuoriuscita chimica danneggia tutte le cellule vicine. Il problema principale è che i metalli pesanti sono l’alimento primario di batteri nocivi, virus, funghi, parassiti e vermi; ciò significa che tendono ad attrarre e a fornire un fertile terreno di coltura allo streptococco A o B, all’Escherichia coli e ai suoi molti ceppi, al Clostridium difficile, all’Helicobacter pylori e ai virus.

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Quando questi agenti patogeni consumano i metalli pesanti, rilasciano un gas neurotossico che si annette al gas ammoniacale e si sposta lungo le pareti intestinali. In altre parole, la permeabilità all’ammoniaca trova un’amica, e quell’amica è la contaminazione da metalli pesanti, che consente al gas tossico di penetrare nelle pareti intestinali.

Attento a non confondere le micotossine (le tossine prodotte dai funghi) con la permeabilità. Le comunità mediche non sanno che gli agenti patogeni creano le neurotossine quando consumano i metalli pesanti, e che le neurotossine sono molto diverse dalle micotossine.

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Queste ultime non possono creare i molti sintomi provocati dalle neurotossine, perché tendono a rimanere nel tratto intestinale e vengono eliminate con la defecazione. Tienilo a mente, perché nei prossimi anni ti capiterà di sentire parlare sempre più spesso delle micotossine. Non sono loro la causa delle malattie autoimmuni. Non lasciarti irretire da una tendenza fuorviante: te lo segnalo perché voglio che tu stia meglio e non ti faccia distrarre dalla raffica di slogan là fuori.

Quando gli agenti patogeni che ho menzionato si insediano nell’apparato gastrointestinale, cominciano a infiammarlo, saturando le pareti dell’intestino o il colon. Rilasciano veleni direttamente tramite le neurotossine che producono, e indirettamente per mezzo delle loro spoglie e dei loro scarti tossici.

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È così che molte persone sviluppano malattie e disturbi come la sindrome del colon irritabile, il morbo di Crohn (un’infiammazione dell’apparato gastrointestinale) e la colite (un’infiammazione del colon, che di solito è un’infezione cronica causata dall’herpes zoster associato allo streptococco).

Al microscopio, i sottoprodotti della materia virale morta e gli involucri virali abbandonati spesso somigliano a parassiti in attività. Questa somiglianza può falsare le analisi delle feci e dare origine a numerose diagnosi errate; ciò significa che di solito, quando viene diagnosticata la presenza di parassiti intestinali, si tratta di un errore. Di questi tempi c’è una grande confusione intorno alla salute dell’intestino.

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Se è vero che i metalli tossici possono portare problemi se non vengono gestiti, è anche vero che eliminarli è relativamente facile. Quindi, se hai qualunque tipo di disturbo intestinale o difficoltà digestive croniche, è meglio andare sul sicuro presumendo che il problema sia causato almeno in parte dai metalli pesanti e prendendo provvedimenti per rimuoverli.

Ecco alcuni rimedi molto efficaci per eliminare i metalli tossici dal tratto intestinale: 


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Coriandolo: mangia mezza tazza al giorno di quest’erba, allo stato puro, mischiata all’insalata o in un centrifugato.
Prezzemolo: mangia un quarto di tazza al giorno di quest’erba, allo stato puro, mischiata all’insalata o in un centrifugato.
Zeolite: compra questa argilla mineralizzata in forma liquida. 
Spirulina (preferibilmente hawaiana): se è in polvere (la forma migliore per rimuovere i metalli dall’intestino), bevine un cucchiaino ogni giorno nell’acqua o in un centrifugato.
Aglio: mangiane due spicchi ogni giorno.
Salvia: mangiane due cucchiai al giorno.
L-glutammina: se è in polvere (la forma migliore per rimuovere i metalli dall’intestino), mischiane un cucchiaino ogni giorno nell’acqua o in un centrifugato.
Foglie di piantaggine: prepara una tisana lasciando le foglie in infusione e bevine una tazza al giorno.
Fiori di trifoglio rosso: prepara una tisana lasciando i fiori in infusione e bevine due tazze al giorno.

La difesa naturale dell’intestino


La ricerca medica non ha ancora scoperto che alla nascita abbiamo una peluria sottile e lanuginosa che costeggia le pareti del tratto intestinale. Questi peli sono microscopici, poco più grandi dei batteri. La lanugine protegge l’intestino dalle invasioni di virus, batteri nocivi, funghi e vermi; inoltre rappresenta un porto sicuro per miliardi di batteri benefici che vi trovano un rifugio.

Fino all’Ottocento, questa peluria durava di solito tutta la vita. Ma dalla rivoluzione industriale in poi, il genere umano è assalito da tossine ambientali, farmaci e altre sostanze chimiche che possono escoriare l’intestino, dai metalli pesanti descritti già descritti, e dallo stress della vita moderna con tutte le scariche di adrenalina corrosiva che provoca.

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Ne consegue che la lanugine intestinale si logori prima ancora dei vent’anni, contribuendo ai molti problemi intestinali di cui soffrono tante persone oggi. Il motivo per cui la scienza medica non ha ancora scoperto l’esistenza di questa peluria è che gli interventi chirurgici all’intestino vengono praticati per lo più su persone che hanno superato i trent’anni. A quell’età, la peluria è scomparsa da tempo. E quando vengono effettuate biopsie ai bambini, la microscopica peluria lanuginosa non viene rilevata dagli strumenti diagnostici.

Se hai ancora dei residui di questa peluria, puoi proteggerla e rafforzarla mangiando alimenti particolarmente salutari per l’intestino: 
per esempio lattuga di buona qualità (romana, a foglia rossa, a cappuccio); erbe antiche come l’origano, il timo e la menta; e frutta, in particolare banane, mele, fichi e datteri.

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Dovresti anche astenerti dal consumare cibi che possano compromettere la tua salute. Per un elenco dettagliato, leggi “Alimenti da evitare” pubblicheremo a breve tra questi post …

Ripristinare la flora intestinale e ottimizzare la produzione della vitamina b12 <3
I batteri benefici presenti nell’intestino producono gran parte della vitamina B12 del corpo. Ma questa produzione non si verifica in qualunque area dell’intestino. Il principale centro di assorbimento e produzione della vitamina B12 è l’ileo, la sezione finale dell’intestino tenue, che è anche il luogo in cui avviene il processo di metilazione.

Tutte le volte che serve, la vitamina B12 viene assorbita dalle pareti dell’ileo tramite microcapillari capaci di assorbire solo e unicamente questa. La vitamina B12 prodotta nell’ileo è quella che il cervello riconosce meglio.

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Gli enzimi impediscono che i microcapillari assorbano sostanze tossiche o altre sostanze nutritive e così facendo ne bloccano l’ingresso nel sangue. La scienza non l’ha ancora scoperto. Quasi tutti negli Stati Uniti soffrono di una carenza di vitamina B12 e/o di problemi di metilazione. Questi problemi si manifestano in forme diverse.

Primo: quando la metilazione non avviene nel modo corretto, può impedire l’effettivo bio-assorbimento di micronutrienti e oligoelementi fondamentali per la salute.

Secondo: un problema nella metilazione può interrompere il processo di conversione di vitamine di altre sostanze nutritive ingombranti e inattive e in versioni più piccole e bioattive che possono essere assorbite dal corpo.

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Terzo: un elevato livello di omocisteina (un amminoacido), dovuto a un’intossicazione al fegato o a un elevato carico patogeno nel corpo, che crea numerosi sottoprodotti tossici, può interferire con la metilazione, impedendo una corretta trasformazione e l’assorbimento dei nutrienti. Tutta la vitamina B12 di cui il corpo ha bisogno viene prodotta quando l’ileo ospita un’abbondante flora batterica di una qualità specifica.

Anche un’adeguata quantità di batteri benefici è necessaria per supportare la metilazione, ma tutti hanno una carenza di questi batteri, ovvero microrganismi probiotici che vivono naturalmente in certi alimenti ed entrano nell’intestino quando ingeriamo quei cibi, collocandosi nell’ileo. Questi microrganismi bioattivi si possono acquistare sotto forma di integratori probiotici ricavati da frutta e verdura fermentata e acidi grassi a corta catena per ben 3 anni.

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Quando soffri di una carenza di acido cloridrico, di un’intossicazione da metalli pesanti e/o di una permeabilità all’ammoniaca, molti batteri benefici dell’apparato gastrointestinale tendono a morire. La loro morte provoca un’infiammazione dell’ileo, che comporta una serie di conseguenze negative, tra cui un grave indebolimento del sistema immunitario. Inoltre fa precipitare o blocca del tutto la produzione della vitamina B12 nell’intestino.

Le analisi del sangue non riescono a rilevare la vitamina B12 perché i laboratori non sono in grado di rilevarne la presenza nell’intestino, negli organi e specialmente nel sistema nervoso centrale. Se è vero che, assumendo un integratore, la vitamina B12 può entrare nel flusso sanguigno, e quindi le analisi ne rileveranno livelli sufficienti, ciò non significa che la vitamina stia entrando anche nel sistema nervoso centrale, che ne ha molto bisogno.

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Perciò, a prescindere dagli esiti delle analisi, prendi sempre integratori di vitamina B12 di alta qualità. (Cerca di assumerla in forma di metilcobalamina – idealmente associata all’adenosilcobalamina – anziché in forma di cianocobalamina: in questo modo il fegato non dovrà faticare per convertire la vitamina B12 in una forma utilizzabile.)

Un deficit di vitamina B12 è una carenza molto seria con conseguenze molto gravi sulla salute. Come ho detto, quasi tutti negli Stati Uniti soffrono di questa carenza. Inoltre, dovresti prendere provvedimenti per ripristinare i normali livelli di batteri benefici nell’intestino.

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I probiotici coltivati che si trovano sugli scaffali dei negozi di cibi naturali o i cibi fermentati che si dice contengano batteri benefici non offrono la soluzione: molti di questi microrganismi, se non tutti, moriranno nello stomaco prima ancora di raggiungere l’intestino tenue.

E i probiotici industriali non raggiungono mai l’ultimo segmento dell’intestino tenue, l’ileo, che è l’area in cui sono più necessari. Meglio usare quelli umani del OX-M del dott. Ohhira fermentati sul loro alimento preferito per 3 – 5 anni e infine ripopolare il Microbiota, l’EcN, o Nutrigea per esempio .

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Esistono probiotici che restano vivi nell’intestino e riescono a ripristinare la flora intestinale, anche nell’ileo. Sono poco conosciuti e tendiamo a darli per scontati, ma sono molto efficaci e possono cambiare la salute e la vita in modi inimmaginabili.

Chi gode di buona salute, spesso è perché accidentalmente e occasionalmente assume questi probiotici vivificanti e microrganismi benefici di origine naturale.

Dove si trovano? Sulla superficie di cibi freschi e vivi.

I particolari probiotici che vivono sulla frutta e sulla verdura sono quelli che definisco microrganismi elevati o biotici elevati, perché trattengono l’energia di Vitale del Sole. Non vanno confusi con gli organismi e i probiotici derivati dal suolo, che traggono nutrimento dal terreno. I microrganismi elevati sono più rigeneranti per l’intestino. Sono gli stessi che risiedono nell’ileo e generano la forma di vitamina B12 che il corpo, e in particolare il cervello, riconosce meglio.

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Una fonte eccellente di microrganismi elevati sono i germogli. I semi di erba medica, broccoli, trifoglio, fieno greco, lenticchie, senape, girasole, cavolo riccio e i semi di altri ortaggi, quando germogliano, sono micro giardini viventi. Questa forma di vita nascente pullula di batteri benefici che aiuteranno il tuo intestino a prosperare. Come già detto, i batteri benefici sono diversi dagli organismi del suolo e dai “prebiotici”.

I microrganismi elevati si trovano sopra il livello del terreno, sulle foglie e sulla buccia di frutti e verdure. Se hai la possibilità di servirti di una coltivazione biologica, di mercati agricoli locali o del tuo orto, puoi mangiare questi ortaggi per introdurre microrganismi elevati nella tua dieta.

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È fondamentale consumarli freschi, crudi e non detersi con solventi (anche se un delicato risciacquo con l’acqua olio di cocco Vega Clean detergente naturale per frutta e verdura per eliminare pesticidi, muffe, lieviti, batteri, cere, patine).

Sulla superficie di questi cibi esistono milioni di probiotici e microrganismi rivitalizzanti, ma è essenziale usare il buon senso per decidere se è salutare mangiarli senza lavarli: fallo solo quando conosci la fonte da cui provengono e sei sicuro che non contengano tossine o altre sostanze inquinanti che potrebbero farti ammalare.

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Quando raccogli da terra un cavolo riccio, puoi notare che nelle tasche delle sue foglie si trova una pellicola. Non è formata dal suolo, dal terriccio o da organismi terreni. È formata da microrganismi elevati, un probiotico naturale che non è ancora stato sciacquato via (da non confondere con i residui di concime naturale, che è meglio eliminare con un lavaggio delicato).

Quando mangi la foglia del cavolo, la tasca si ripiega su di sé e trattiene i batteri benefici, spesso riuscendo a oltrepassare lo stomaco. Quando entrano nell’intestino, questi milioni di microrganismi hanno effetti poderosi sulla digestione e sul sistema immunitario, dopodiché scendono verso l’ileo e riforniscono le tue riserve di vitamina B12.

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Un pezzo di cavolo crudo e non lavato proveniente da una coltivazione biologica, o una manciata di germogli coltivati sul ripiano della tua cucina, o una mela senza pesticidi appena raccolta dall’albero sono di gran lunga più efficaci di tutti i probiotici disponibili, siano essi derivati dal suolo, prodotti in laboratorio o contenuti nei cibi fermentati.

Se mangi anche uno solo di questi ortaggi rivestiti di microrganismi elevati, anche una sola volta nella tua vita, quella pellicola riesce a proteggerti in qualche misura senza che tu te ne accorga. E quanti più ortaggi freschi e non lavati consumi, purché biologici e non trattati, tanti più benefici otterrai.

Tieni presente che negli ultimi tempi sono molto in voga i prebiotici. In sostanza, si invita a mangiare certi frutti e verdure che nutrono i batteri produttivi nell’intestino. La verità è che tutta la frutta e la verdura commestibile nutre i batteri benefici.

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Un’altra cosa che puoi fare è prendere integratori probiotici di alta qualità originati dal suolo o probiotici comprati nei negozi. Ma è sempre meglio assumere anche batteri benefici da prodotti freschi, perché sono ineguagliabili.

Ingerire microrganismi elevati provenienti dalla foglia o dalla buccia di un ortaggio fresco è come avere un motore a novemila cavalli, mentre i probiotici comprati in negozio hanno la potenza di un asino in miniatura. Rinvigorire la flora batterica con ortaggi biologici crudi e non lavati è il modo più efficace per ripristinare la salute dell’intestino.

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È anche il modo più efficace per guarire dalle cosiddette mutazioni del gene della MTHFR (metilentetraidrofolatoreduttasi) e da altri problemi relativi alla metilazione. Tieni presente, però, che l’etichetta utilizzata dalle comunità mediche, “mutazione del gene della MTHFR”, è imprecisa.

Le persone che soffrono di questa patologia non hanno un difetto genetico: il loro corpo ha un sovraccarico di tossine che impedisce la conversione delle sostanze nutritive in micronutrienti. Questi potenti microrganismi possono abbassare i livelli di omocisteina e invertire la diagnosi di mutazione del gene della MTHFR.

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Una volta ripristinati i livelli di acido cloridrico nello stomaco, rimossi i metalli pesanti dall’intestino, eliminati i cibi irritanti dall’alimentazione e rafforzata la capacità dell’intestino di produrre la vitamina B12 rifornendolo di batteri benefici, molto probabilmente tutti i problemi del tuo apparato intestinale guariranno.

Ragionare sulle mode, le tendenze e i miti dell’apparato gastrointestinale <3
Dentro e fuori gli ambienti della medicina ufficiale, esistono numerose talvolta sconsiderate. Spesso, quando non stiamo bene, siamo così disperati che vogliamo provarle tutte, perciò è facile lasciarsi convincere dalle varie terapie consigliate dalle tendenze più in voga. Ti prego però di agire con cautela. Nelle pagine seguenti descriverò le tendenze più diffuse e perché dovresti starne lontano.

Gli integratori di acido cloridrico


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Esistono integratori che promettono di fornire allo stomaco l’acido cloridrico che gli serve in forma di pillole. Anche se nasce da buone intenzioni, questo rimedio comporta due problemi. Il primo è che gli integratori non aiutano lo stomaco a produrre da sé l’acido cloridrico. Il secondo e più importante problema è che i fabbricanti di questi integratori non sono consapevoli che l’acido cloridrico dello stomaco non è composto da un’unica sostanza chimica.

La scienza non l’ha ancora scoperto, ma lo stomaco ospita una complessa miscela di sette acidi diversi (questa verità comincerà ad affiorare tra un decennio circa). Gli integratori offrono soltanto uno dei sette acidi che compongono l’acido cloridrico dello stomaco, quindi rappresentano una soluzione a dir poco incompleta. Quel che è peggio è che, creando uno squilibrio chimico dovuto alla prevalenza di un solo acido della miscela, possono impedire allo stomaco di ricostituire i suoi fluidi digestivi.

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Fino a quando questo fenomeno non sarà studiato e compreso a fondo, gli integratori di acido cloridrico non saranno un’opzione valida. È difficile che questi integratori possano causare gravi danni, tuttavia è molto meglio bere un bicchiere di succo di sedano al giorno. Solo il sedano riesce a ripristinare le riserve di acido cloridrico nello stomaco e a riportare l’intestino a uno stato di salute ottimale.

Il bicarbonato di sodio e la candida


Molte persone caldeggiano il bicarbonato di sodio come trattamento, ritenendo che i problemi intestinali siano causati dalla candida, per via della radicata tendenza a diagnosticare la candidosi. Immaginano che il bicarbonato di sodio, che è altamente alcalino, in qualche modo fermerà la candida, che a loro avviso prolifera in un ambiente acido. Quasi tutti i passaggi di questo ragionamento sono sbagliati.

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L’unica eccezione è che in effetti molti microbi proliferano in ambienti acidi, tuttavia è molto raro che la candida provochi problemi intestinali. Quando l’intestino è disfunzionale perché è intossicato dai metalli pesanti, possono svilupparsi infezioni da diversi agenti patogeni, compresa la candida. La candidosi è solo un effetto collaterale, e di solito non è grave.

Infatti, le conseguenze peggiori che possono derivare da alti livelli di candida sono irritazioni in alcune aree delle pareti che rivestono l’intestino e/o il colon, dove si formano dei calli che impediscono l’assorbimento di cibi. Quasi sempre, è questo il danno peggiore che la candida può creare. In ogni caso, il bicarbonato di sodio è inefficace contro la candida.

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In generale, non aiuta affatto la salute dell’intestino, anzi, è abrasivo e tende solo a creare uno squilibrio. Se assumi il bicarbonato di sodio in grandi quantità, può verificarsi una combinazione dei seguenti disturbi: Spasmi gastrici, ovvero crampi e contrazioni del tratto intestinale e del colon.

Una crisi omeostatica del corpo, che deve sovraffaticarsi per ripristinare l’equilibrio dopo aver incamerato all’improvviso dosi massicce di una sostanza alcalina. Una crisi di intossicazione nell’organismo, perché il bicarbonato di sodio, pur essendo perfettamente sicuro in piccole dosi, dopo una certa quantità diventa irritante per lo stomaco e il tratto intestinale; in alcuni casi può provocare diarrea, vomito, vistosi gonfiori e/o altri disagi.

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Un aggravamento delle infezioni batteriche e micotiche, perché impoverisce la flora benefica e dunque indebolisce il sistema immunitario.
Un aggravamento dei disturbi digestivi, perché danneggia l’acido cloridrico, contribuendo così alla sindrome dell’intestino permeabile; interferisce anche con l’assorbimento del cibo nell’intestino.

Le conseguenze negative che derivano dall’uso “terapeutico” del bicarbonato di sodio sono molteplici. Ho visto molte persone che hanno avuto dei problemi dopo averlo usato.

Il lavaggio della cistifellea


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Un’altra tendenza è quella di ripulire la cistifellea da calcoli e tossine bevendo vari intrugli, come un bicchiere di olio d’oliva puro o mischiato con erbe e/o succo di limone, peperoncino o sciroppo d’acero. Alcuni ritengono che questi intrugli a base d’olio funzionino perché, dopo, nell’arco di una giornata vedono apparire formazioni simili a calcoli nelle feci, non realizzando che ciò che vedono è l’olio che hanno bevuto.

Quando il corpo incamera una grande quantità di olio, il sistema digestivo usa il muco per formare delle piccole palle (a volte di diversi colori, a seconda dei cibi che si trovano nelle varie parti del tratto intestinale) che si possono espellere facilmente. Questo procedimento serve a proteggere il fegato, che è sovraffaticato.

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Mi è capitato di parlare con persone che fanno la pulizia della cistifellea da anni, più volte l’anno, e ancora riferiscono di trovare centinaia di grossi calcoli. Se la pulizia funzionasse davvero, vorrebbe dire che esistono migliaia di calcoli nella cistifellea, un organo molto piccolo che potrebbe stare nel palmo di una mano.

Non è umanamente possibile che qualcuno produca o ospiti così tanti calcoli nella cistifellea. Se facessi defluire un calcolo, probabilmente rimarrebbe bloccato nel dotto colecistico e finiresti in ospedale per un intervento d’urgenza.

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I calcoli sono formati da proteine, bile e colesterolo. Non devi ingoiare mezzo litro di olio d’oliva – rischiando di causare una crisi – per eliminarli. Il modo migliore per liberarsene è ridurre il consumo di proteine dense e seguire un’alimentazione in cui prevalgano frutti e verdure ricchi di sodio, che contengono bioacidi salutari.

Consumando più spinaci, cavolo riccio, ravanelli, senape indiana, sedano, limoni, arance, pompelmi e limette – e bevendo un bicchiere di acqua e limone ogni mattina e ogni sera – puoi avviare il processo di dissoluzione dei calcoli.

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Un modo sicuro e straordinariamente efficace per dissolvere i calcoli e ripristinare il funzionamento del fegato è bere un centrifugato di asparagi freschi, crudi, accompagnato da un qualunque ingrediente a tua scelta. Il modo migliore per prevenire la formazione di nuovi calcoli è seguire i consigli presentati in questo capitolo per ricreare e mantenere la salute dell’intestino.

(anthony william)

Microbiota, antibiotici e metalli pesanti

*** un microbiota sano ha:
– un equilibrio tra le specie batteriche che permette:

1) un ph corretto che ha l’effetto di non favorire la crescita di funghi (candida) e parassiti. 
2) un controllo dei batteri patogeni
– la presenza di specie batteriche che consentono di assorbire correttamente gli alimenti e trasformarli in nutrienti

microbiota

***un microbiota “disbiotico” ha:
– un disequilibrio tra le specie batteriche che cambiano il ph intestinale (favorito da zuccheri e amidi) che permette:

1) la proliferazione di funghi (candida) e parassiti. 
2) la presenza di batteri patogeni in famiglie numerose. 
3) la quasi assenza di famiglie batteriche “buone”. 
4) la produzione di tantissime tossine che vanno direttamente nel sangue e inducono a problemi considerati neurologici.

villi intestinali

I metalli pesanti hanno influenza negativa sul microbiota intestinale alterando gli equilibri a favore dei patogeni che spesso trovano spazio e non trovano più la flora batterica corretta in grado di chelarli. Quindi sono essi stessi fonte di disbiosi saranno poi responsabili di problemi neurologici da intossicazione.

L’uso di antibiotici può avere effetti positivi nel distruggere i batteri patogeni nel breve periodo, ma non ha effetti sul ph intestinale… se non quelli di provocare una distruzione poco controllata di ceppi batterici (buoni e cattivi) lasciando spazi nuovi di colonizzazione che normalmente sono presi proprio dai patogeni che nel frattempo hanno creato colonie di biofilm (una sorta di ambiente protetto sul quale gli antibiotici stessi non hanno accesso) …

frutta e verdura intestino

diciamo quindi che nella migliore delle ipotesi un antibiotico ha un effetto positivo nel breve termine ed uno potenzialmente disastroso nel medio-lungo termine. 
Per questo poi l’insistenza di terapie antibiotiche ha effetti devastanti ed incontrollabili di stravolgimento del microbiota intestinale e sul suo equilibrio. 

L’uso dell’antibiotico è equiparabile ad una demolizione, ma con la caratteristica che difficilmente si potrà controllare la ricostruzione ed in caso di biofilm, la demolizione non avviene e al contrario da spazio ad una ricostruzione patogena.

Al contrario è auspicata la “coltivazione” di specie batteriche buone permette di controllare l’ambiente intestinale…..

e questo si fa con alimenti pro microbiota (es. fermentati).
Questo corrisponde a “costruire” e non “demolire”.

Ove c’è un alimentazione Pro Microbiota, acidi a corta catena SCAFs, acido butirrico (Burro da centrifuga non chiarificato), velerico (Valeriana), acetilico (Aceto), Fibre: frutta e verdura, fresca, cotta, fermentata, sempre antecedenti ad ogni pasto, con un protocollo alimentare mirato e personalizzato da Terapeuti che hanno già compreso in lungo e in largo ogni dinamica possibile.

Alghe dell’Atlantico 

Le alghe dell’Oceano Atlantico sono estremamente efficaci per liberare il corpo dai metalli tossici.

Uno dei motivi per cui alcuni metalli pesanti sono così nocivi per l’organismo è che sono neuro-antagonisti, cioè disturbano e deviano gli impulsi elettrici deteriorando i nervi. I neurotrasmettitori si esauriscono e si fulminano come lampadine, il che può provocare ansia e depressione.

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Nell’oceano, il compito delle alghe è assorbire i metalli pesanti, le radiazioni e le altre tossine per poi neutralizzarle. Quando la Palmaria palmata (dulse), il fucus (quercia marina), la laminaria, l’alaria, la lattuga di mare, l’alga nori, il lichene e l’alga rossa entrano in contatto con le tossine nell’acqua, le risucchiano continuamente come spugne, disattivando la loro frequenza distruttiva per poi rilasciarle nell’oceano, dove non possono più causare danni.

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Quando le consumiamo, le alghe producono lo stesso prodigioso effetto spugna nel nostro corpo, ma con una differenza: invece di rilasciare nell’organismo le sostanze che hanno assorbito e neutralizzato – metalli tossici, radiazioni, diossina, pesticidi come il DDT – i composti fitochimici delle alghe si legano alle tossine cui impediscono di disperdersi nel corpo (perché non è il loro ambiente naturale).

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Se entrando nel nostro organismo le alghe hanno ancora tracce delle tossine residue, le trattengono e strada facendo ne raccolgono altre, dopodiché le evacuano senza contaminarci. Le alghe fungono anche da scorta d’emergenza nel colon, perché si attaccano a tutti i metalli (trasportati da altri cibi disintossicanti come il coriandolo) e si assicurano che escano dal corpo.

Nel portare fuori le tossine, l’unica cosa che le alghe lasciano nel corpo sono le sostanze nutritive, in particolare più di cinquanta minerali altamente biodisponibili e assimilabili che giovano alla salute e a qualunque area del corpo ne sia carente.

Oltre a riportare equilibrio nell’organismo,

Bolle D'Aria, Immersioni Subacquee, Subacquea, Colpo

creano preziosi elettroliti di supporto contro lo stress. Le alghe sono utili per qualunque malattia, in quanto ricostruiscono il DNA danneggiato e portano con sé il radicamento dell’oceano, che si trasferisce dentro di noi.

Le alghe sono particolarmente benefiche per il sistema endocrino perché assorbono le radiazioni, che talvolta sono la causa dell’ipotiroidismo (scarsa attività della tiroide) e delle disfunzioni dell’ipotalamo, dell’ipofisi e dell’epifisi. In più, sono un’ottima fonte di iodio attivo che protegge la tiroide non solo dalle radiazioni ma anche da virus come l’Epstein-Barr.

Alga Marina, Spiaggia, Alghe Sulla Spiaggia

Ancora, le alghe sono di particolare giovamento per ossa, tendini, legamenti, tessuto connettivo e denti e sono meravigliose per trattare tutte le malattie e i sintomi associati ai metalli pesanti, come l’Alzheimer, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, l’epilessia o la confusione mentale.

MALATTIE

Se hai una delle seguenti malattie, prova a introdurre le alghe dell’Atlantico nella tua vita.

Occhi, Ragazza, Occhio, Bello, Vicino, Colore, Verde

Disturbi del sistema endocrino, osteopenia, osteoporosi, fratture, lesioni, epilessia, morbo di Alzheimer, demenza, emicrania, tiroidite di Hashimoto, morbo di Graves, cancro alla tiroide, alle ossa, all’apparato riproduttivo (ovaie, utero e cervice), al cervello, alla vescica, ai reni, disturbo bipolare, autismo, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, esposizione alle radiazioni (per trattamenti dentali, radiografie o terapie oncologiche), epilessia, anemia, leucemia, polipi intestinali, sensibilità chimica multipla, disturbi ossessivo-compulsivi, depressione, ansia, morbo di Parkinson, sindrome di Asperger, endometriosi, glaucoma, carenze del sistema immunitario, meteoropatia, lupus.

SINTOMI
Occhio, Blue Eye, Iris, Pupilla, Faccia, Vicino

Se hai uno dei seguenti sintomi, prova a introdurre le alghe dell’Atlantico
nella tua vita.

Confusione mentale, ipotiroidismo, perdita della memoria, tic, spasmi, crisi epilettiche, vista appannata, caduta dei capelli, problemi di equilibrio, nausea, emicrania, mal di testa, costipazione, carenza di minerali, tutti i sintomi neurologici (anche formicolio, intorpidimento, spasmi, contrazioni involontarie, neuropatia e oppressione al torace), infiammazioni all’utero, alle ovaie e/o alle tube di Falloppio, infiammazioni alla cistifellea, allo stomaco, all’intestino tenue e/o al colon, paralisi di Bell, scatti d’ira, fegato pigro, tremori.

SUPPORTO EMOTIVO

Risultati immagini per alghe commestibili

Se hai continui alti e bassi, se passi da un estremo all’altro in un attimo, le alghe sono una risorsa straordinaria. Spesso quando una persona è ipersensibile, altalenante o emotivamente instabile, è perché non è radicata. Le alghe dell’Atlantico sono i cibi che più di tutti offrono un radicamento. Quando le mangi assimili l’energia radicante di una nuotata nel mare.

INSEGNAMENTO SPIRITUALE

Inverni, Donna, Cerca, Biondo, Bella Donna, Bellezza

Spesso nella vita assorbiamo le preoccupazioni, le paure e altre emozioni stressanti dalle persone che ci circondano; se non interveniamo, queste emozioni nocive possono logorarci e intaccare il nostro benessere. Le alghe marine c’insegnano la miracolosa arte di assorbire energie tossiche ed elaborarle in modo da neutralizzarle e rilasciarle nell’etere, così da non nuocere a nessuno.

SUGGERIMENTI

Boat House, Cottage, Acque, Lago, Scozia, Blu, Acqua

Per aumentare l’effetto radicante di un pasto, metti una striscia di laminaria nella pentola dove cuoci il riso, aggiungila a una zuppa o gustala con altre pietanze saporite.
Per un elisir detossinante ultrapotente, aggiungi una manciata di Palmaria palmata a un centrifugato di mirtilli selvatici, coriandolo, spirulina o Alga Klamath d’acqua dolce, ed estratto in polvere di orzo selvatico.

ROTOLINI DI NORI CON INTINGOLO CREMOSO DI AVOCADO
Per una/due porzioni

Messicano, Avocado, Calce, Mini, Tartelette, Crostata

Questi bellissimi rotolini in stile sushi sono divertenti da preparare e si prestano a infinite possibilità. Non esitare a correre in cucina e a prepararli tu stesso, riempili con le verdure di questa ricetta o divertiti a sperimentare delle varianti.
Assicurati di arrotolarli ben stretti e verranno benissimo.

Accompagnati dall’intingolo cremoso di avocado sono perfetti a pranzo, a cena o per uno spuntino.
4 carote
3 zucchine
1 jicama (patata messicana) sbucciata
1 mazzo di cipollotti mondati
½ tazza di Palmaria palmata a pezzetti
8 fogli di nori
PER L’INTINGOLO:
1 avocado
1 lime spremuto
¼ di tazza di coriandolo
¼ di jalapeño
½ dattero Medjoul
½ tazza d’acqua

Avocado, Tagliere, Cucina, Uova, Cibo, Padella, Sano

Taglia le carote, le zucchine e la jicama a strisce sottili o “spaghetti” servendoti di un pelapatate, un coltello o un’affettatrice. Assembla i rotolini disponendo tutte le verdure sul fondo di ogni foglio di nori.

Arrotola i fogli tenendoli ben tesi. Bagna un dito nell’acqua e fallo scorrere lungo il bordo del foglio di nori per sigillare il rotolino. Se vuoi, taglialo in porzioni più piccole.
Per l’intingolo, miscela tutti gli ingredienti fino a ottenere un composto
omogeneo. Versa e gusta!

by (Anthony William cibi che ti cambiano la vita)

Ginseng rosso

Parti impiegate: radice

Il ginseng rosso gode di alta considerazione in Cina (in cinese Ren shen), Corea e Giappone e viene impiegato con succes­so nelle seguenti indicazioni:

rinforza le autodifese, è un equilibrante della cistifellea, convalescenza, stimolazione del cuore, debolezza di circolazione, depressione, esaurimento, fortificante, eliminazione dei metalli pesanti, aumento della produttività.

Ginseng

Il ginseng proviene dalle selve montagnose della Manciuria ed è fra le piante medicinali più costose.

Già Marco Polo menzionò questo rimedio prodigioso. Il ginseng selvatico è difficile da trovarsi e viene quindi coltivato. Dalle radici essiccate al sole si produce una polvere. Trattasi di un tonico yang che rinnova l’energia nella milza e nel polmoni.

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La radice lenisce gli acciacchi della vecchiaia, come i disturbi del sonno, lo stress e le sue conseguenze.

I principali costituenti chimici sono le saponi ne triterpeniche note come ginsenoside che chimicamente sono dei derivati del protopa­naxadiolo e del protopanazetriolo.

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Tra questi prevalgono i ginsenoidi Rg1, Rc, Rd, Rb, Rb2, Rb0. La droga contiene, inoltre, un olio essenziale, zucchero ed amidi.

Non si tratta di un rimedio per una sola malattia, ma di una sostanza a scopo profilattico che specificamente aumenta le capacità di difesa dell’organismo contro diversi agenti e stimoli ambientali.

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Aggiungere fibre alimentari e mucillaggini per il diabete II alimentare, come inulina nella frutta del mattino, e alfa-lattoalbumina. Oligoelemento Cromo. Cannella abbassa Glob. bianchi, rossi e midollo (21 giorni).

Si consigliano trattamenti più lunghi per persone che superino i 50 anni.

Per il trattamento del singhiozzo si consigliano 1 o 2 gocce, 3 volte al giorno, titolato al 2,7% in ginsenosidi totali, metodo di determinazione HPLC, corrispondente a 7 mg di principio attivo, una posologia di 29 mg di ginsenosidi totali.

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Nell’acquisto di ginseng prestare attenzione alla provenienza, perché l’alterazione non è un caso raro.

Tanti prodotti “a base di ginseng” sono privi di valore dei principi attivi del vero ginseng. Anche il vero ginseng, per avere il suo pieno potere curativo, dovrebbe essere di sei anni. Spesso sono aggiunte delle radici giovani, per aumentare la quantità.

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Per l’assunzione del ginseng esistono diverse scuole, alcune sostengono di assumerlo quotidianamente per un mese e quindi interrompere per due mesi e riprendere.

Si consiglia per attività fisica e mentale (North West Thames Regional Forensic Psychiatry Service, Outpatients Department, London, UK. Ginseng: a root just like a carrot? J.R.Soc.Med. 1994;87:594-5),

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affaticamento ed esaurimento, astenia, convalescenza di malattie debilitanti, possiede attività antiamnesica (l’effetto è comparabile a quello ottenuto con specifici farmaci nootropi), viene usato per deficit della memoria recente e quella remota,

per amnesia dell’ischemia cerebrale, stress e depressione, possiede attività immunostimolanti (i ginsenosidi stimolano in vitro l’attività dei macrofagi e la mitogenesi dei linfociti B e T, e sembrano avere un ruolo regolatorio nella liberazione di neurochinina (NK),

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interferone ed interleuchina (IL-1), e nelle loro reciproche interazioni), sinergico con il vaccino antinfluenzale, attività antinvecchiamento, antiaggregante piastrinico, inoltre agisce sull’apparato cardiocircolatorio, ipoglicemizzante, impotenza maschile, attività antigastrite ed antiulcera gastrica.

Si sconsiglia l’uso in gravidanza e nel periodo d’allattamento, non con pressione sanguigna alta. Potrebbe avere attività calcioantagonista sui canali lenti del calcio, inibizione delle fosfodiesterasi, stimolazione della produzione di nitrossido, inibizione della sintesi del trombossano.

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Agisce sul sistema nervoso centrale e su quello vegetativo.

Si usa nell’esaurimento, nello squilibrio neurovegetativo e negli stati di debolezza ad affaticamento generale. Stimolante fisico, nervoso, intellettuale.

Attiva i ricambi. Rivitalizzante. Tonico polmonare, cardiaco, stomachico, vasomotore. Attenua i dolori reumatici. Contro l’impotenza e frigidità.

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Nelle convalescenze dopo gravi malattie, nella senescenza e contro tremori senili. Nell’arteriosclerosi e vertigini, nelle febbri, atonia gastrica e digestione difficile.

In alcuni casi il ginseng può causare insonnia, quindi si consiglia di assumerlo nelle prime ore del giorno. Si sono verificate anche dolenza al seno, aritmia cardiaca.

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Pertanto si sconsiglia alle persone affette da febbre da fieno, seno fibrocistico, tremori, ipertensione, cefalea, asma, enfisema, ipertensione arteriosa, aritmie cardiache.

Ginseng può avere effetto ipoglicemizzante. Non dovrebbero usarlo anche le persone con disturbi di coagulazione. In Asia, nella terra d’origine, il ginseng è considerato come erba miracolosa per gli anziani. Non dovrebbero usarlo le donne in gravidanza.

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È sconsigliato l’uso di ginseng sotto 12 anni di età. Salvo per i casi sopra indicati, ginseng è considerato un’erba sicura.

Attenzione: Non assumere ginseng contemporaneamente all’insulina ed altri antidiabetici e corticosteroidi (cortisone).

Potrebbe causare problemidi glicemia, potenziare l’effetto del farmaco.