Vertigini e Sindrome di Ménière

Di fronte a questo termine non rimane molto da spiegare:

nomen est amen. Le vertigini rimandano, di fatto, a una vertigine più profonda che si studia bene nei prototipi della malattia, cioè nel mal di mare e nei disturbi di viaggio. Il fatto che questo disturbo si manifesti con maggiore frequenza a bordo di una nave, ha determinato la scelta del nome con il quale viene indicato, tuttavia esso si presenta anche in automobile, sulle montagne russe, nei luna-park e addirittura negli ascensori.

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Le condizioni di partenza sono in linea di principio sempre le stesse.

Una situazione tipica è la seguente: stiamo facendo un viaggio in mare e ci troviamo nella sala da pranzo sottocoperta. Di fronte agli occhi abbiamo una tavola imbandita, fissata al pavimento, che non accenna al minimo movimento. Di conseguenza gli organi della vista comunicano al sistema nervoso centrale:

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«Tutto è tranquillo, ogni cosa è al suo posto». Contemporaneamente però l’organo dell’equilibrio segnala dall’interno dell’orecchio la presenza di «movimenti rotatori».

In tal modo si crea una specie di situazione a doppio cieco (double-bind-situation), di fronte alla quale la centrale non riesce a trovare alcuna soluzione, poiché o si è in uno stato di quiete o ci si sta muovendo:

la copresenza di queste due realtà è chiaramente impossibile. In tale contesto l’organismo incarna le vertigini reali e informa la coscienza.

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Qui diviene particolarmente chiaro fino a che punto la malattia renda sinceri.

Il sintomo raffigura sul corpo della persona coinvolta ciò che essa non può riconoscere all’esterno, cioè che il terreno oscilla sotto i suoi piedi. 

Se i disturbi si avvertono durante i viaggi, queste avvisaglie sono innocue, poiché il pavimento si muove veramente; in malattie come la sclerosi multipla, il sintomo indica davvero che il terreno trema; qui però deve essere interpretato metaforicamente e di conseguenza è più minaccioso.

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Nel malessere che si manifesta in viaggio, il corpo, insieme alla nausea, avverte «conati di vomito» e vorrebbe «rimettere» al più presto. I malati, nel senso più autentico del termine, non si sentono nel loro elemento:

sono capitati in ambiente estraneo, vivono nell’illusione di stare ancora su un terreno sicuro e tranquillo, mentre invece già da tempo navigano sulle onde del mare. Se vogliono che tutto torni rapidamente a posto, dovrebbero ammettere a se stessi e a tutti i loro sensi di trovarsi in una situazione particolare e dovrebbero affidarsi all’elemento acqua, l’unico in grado di trasportarli.

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Non avrebbero bisogno di vomitare, se si arrendessero metaforicamente alla situazione.

La malattia contiene già in sé la soluzione e attraverso il vomito, spinge i soggetti a salire sopra coperta: lì i loro occhi vedono il movimento dell’acqua e della nave e le informazioni fornite da questi organi sono nuovamente in accordo con quelle che provengono dall’orecchio.

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Vertigine e nausea possono, allora, placarsi. Se in una barca a vela si mette la barra del timone in mano a una persona che soffre di vertigini, la verità viene immediatamente a galla: questa infatti dovrà concentrarsi sull’acqua e i suoi occhi riconosceranno il loro errore.

Questo è anche il motivo per cui chi nuota non ha mai il mal di mare; neppure il conducente dell’auto è colpito da questo disturbo, mentre lo sono gli altri viaggiatori.

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Sono i bambini, soprattutto, che tendono ad avere le «vertigini»: a differenza di chi è al volante, essi non guardano la strada, ma, giocando, rimangono con lo sguardo all’interno dell’auto. In questa situazione gli organi sensoriali inviano informazioni inconciliabili. Con la nausea i bambini rivelano che l’auto non è il loro elemento.

Una semplice soluzione consiste nel farli guardare in avanti e verso l’esterno, indicando loro cose interessanti.

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Un altro metodo, sperimentato in tutti i casi analoghi, consiste nella momentanea eliminazione delle informazioni inesatte, cosa che può essere ottenuta chiudendo semplicemente gli occhi: ne consegue che i movimenti che prima causavano i disturbi diventano gradevoli, si tende al sonno.

Ci si ritrova di nuovo nel proprio elemento perché la vita è iniziata proprio così nel liquido amniotico, perché molti adulti si dondolano con piacere, come i bambini. È estremamente importante chiudere gli occhi, abbandonare i controlli e lasciarsi andare a questa situazione primordiale.

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Lo stesso principio è valido per tutti gli altri tipi di vertigine, compresa quella dovuta a ipotensione, che si manifesta con notevole frequenza presso le persone afflitte da bassa pressione, ogni volta che passano con eccessiva rapidità dalla posizione supina a quella verticale.

Il loro malessere è causato dal movimento «troppo veloce». Costoro si comportano come se volessero porsi di fronte alla nuova giornata o a una nuova situazione con slancio e impeto. Se il loro comportamento non è sostenuto da forza interiore, il corpo deve rivelare, o meglio, incorporare la vertigine. I soggetti devono sdraiarsi di nuovo, però hanno una nuova chance se accettano di essere più lenti, ma più autentici.

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Un cosiddetto doppio legame è quello che si verifica, ad esempio, nelle situazioni prive di via d’uscita come la seguente: una persona riceve in regalo una giacca gialla e una rossa. Se indosserà quella gialla, farà dire agli altri: «Allora quella rossa non ti piace!», se invece indosserà quella rossa, accadrà il contrario.

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In questo caso ci troviamo di fronte non tanto a una malattia circoscritta, ma a un complesso di sintomi, che includono capogiri, vomito, sudorazione e pallore. La sintomatologia è inoltre caratterizzata da perdita di udito e/o da acufeni e, sul fronte dell’occhio, da un fenomeno detto nistagmo, termine che deriva dal greco e significa tremore e oscillazione dell’occhio.

Tale disturbo accompagna diverse malattie nervose, come la sclerosi multipla e spesso anche alcune affezioni dell’orecchio, tra cui la sindrome di Ménière, che costituisce molto probabilmente un problema di pressione nel sistema del labirinto dei condotti.

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La malattia si manifesta all’improvviso, apparentemente a ciel sereno, gli attacchi si presentano alternati a periodi di normalità di varia lunghezza. 

Come la sclerosi multipla, anche le vertigini devono essere prese molto sul serio. Il corpo da un lato informa la persona che si trova su un terreno pericolante, e talvolta trasmette anche la sensazione che la terra sparisca sotto i piedi. Dall’altro crea l’illusione che esistano movimenti che di fatto sono inesistenti.

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Il terreno su cui la persona si muove è diventato insicuro, non si può più essere certi di nulla, efficienza e indipendenza sono continuamente minacciate, la stabilità è messa in discussione.

Se si ricerca nei territori della psiche e dello spirito, spesso si scopre che i pazienti si sono smarriti ad altezze vertiginose dal punto di vista etico, morale, religioso o delle ambizioni.

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Dilatare a dismisura le proprie pretese impedisce di trovare uno scopo di vita veramente motivante. Chi è in questa situazione è costretto a darsi continuamente da fare e la sua capacità di resistenza risulta sorprendente: del resto sono costantemente alla ricerca di riconoscimenti esterni.

Se tali riconoscimenti vengono improvvisamente a mancare, si precipita nella tipica situazione di scollamento, che spesso è correlata alla perdita del senso della vita. Una volta perso questo riferimento, diviene immediatamente evidente tutta la mancanza di sicurezza e la disperazione – forse non nella coscienza, ma di certo nel terreno oscillante.

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I pazienti non sono più certi neanche della loro stessa vita.

In tali situazioni, rese ancora più preoccupanti dall’insieme dei sintomi, cadono spesso in un circolo vizioso. Poiché i movimenti esterni possono innestare movimenti oscillatori interni, diventano quasi immobili, abbandonano tutto e si trincerano in se stessi.

La debolezza di udito, che viene ad aggiungersi a questo stato di cose, rafforza l’isolamento. Questa situazione di assoluta immobilità in un piccolo mondo minacciato da tempeste esteriori, costituisce un quadro sincero, pur se deprimente, della situazione.

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La base della vita è talmente limitata, talmente piccola, che non c’è posto neanche per tutte e due i piedi. A questo punto, sostenendosi su un solo piede che rappresenta i loro ideali, queste persone si sentono insicure e non trovano altra soluzione che tentare di elevarsi tanto al di sopra della cose profane di questo mondo – come per esempio la sessualità, come espressione della polarità – che la vertigine non si farà attendere.

Il fatto che il corpo debba mettere in scena un dramma, dimostra che i pazienti non sono affatto consapevoli della loro situazione. 
La causa medica dell’indebolimento d’udito che può manifestarsi all’improvviso o gradualmente, va certamente ricercata all’interno dell’orecchio, ai livelli più profondi.

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L’organismo vuol dire con questo mezzo che i soggetti non sono più in grado di ascoltare e di obbedire. C’è da supporre che chi non vuole ascoltare, debba necessariamente intuire.

Infatti quando le orecchie si chiudono ermeticamente, subentrano sensazioni sgradevoli, come la nausea: in tal modo il malato dovrebbe accorgersi che sta rifiutando di inghiottire qualcosa di indigesto e sta cercando di sbarazzarsene.

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Il tremore dell’occhio e lo sguardo inquieto che ne consegue sono segni evidenti di pericolo (di caduta?). La soluzione si trova nel sintomo principale: il soggetto inganna se stesso sulle basi traballanti della sua esistenza, il terreno su cui cammina minaccia continuamente di sparire sotto i suoi piedi.

L’apprendimento possibile è il seguente: abbandonarsi alla fluttuazione fino a quando non sarà chiaro che la vita è fatta di alti e bassi e che è meglio stare su due piedi piuttosto che su uno. Il sintomo costringe i soggetti a cercare un sostegno materiale, perché altrimenti cadrebbero. Inoltre spiegano a chiare lettere che sarebbe opportuno preoccuparsi della propria esistenza e, soprattutto, del contenuto della propria esistenza.

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Le vertigini insegnano che sarebbe meglio smettere di controllarsi continuamente. Per quanto riguarda la debolezza di udito, i sintomi ci dicono che non bisogna più ascoltare all’esterno, né obbedire a comandi che vengono dal di fuori, bensì ascoltare e obbedire a ciò che è dentro di noi, cioè alla voce interiore, che può indicarci la nostra strada.

La nausea e il vomito ci raccomandano ancora una volta di liberarci di ciò che è esterno e non utilizzabile e di farlo, se necessario, addirittura in modo aggressivo. Soprattutto occorre cercare la propria ragione di vita e abbracciarla. I movimenti improvvisi degli occhi ci suggeriscono di sbrigarci, perché non c’è tempo da perdere.

Nel profondo del sintomo si cela la sua soluzione.

Se la base della vita è sicura, l’ebbrezza dei sensi può mettere le ali e far dimenticare tempo e spazio. Nell’estasi amorosa si evidenziano altezze e profondità di sensazioni e s

Bambino, Ragazzo, Sorridente, Infante, Felice, Carino

entimenti, e mentre precipitiamo in questa avventura che turba i sensi, l’equilibrio fisico rimane stabile e sicuro e la danza della vita diviene una gioia.

Domande 
1. Dove non riesco a unirmi alla base della mia vita? 
2. In che rapporto si trovano il senso della mia vita e il mio sostentamento? 
3. Perché non voglio sentire quello che la mia voce interiore cerca di dirmi? 
4. Che cosa non posso più utilizzare nella strada della mia vita e di che cosa mi devo sbarazzare immediatamente? 
5. Come va il mio orientamento nello spazio e nel tempo nel sistema di coordinate dell’esistenza? A cosa mi devo attenere? 
6. Quali sono i punti stabili della mia vita, quelli di cui mi posso fidare? 
7. C’è, nel mio mondo traballante, qualcosa che mi regge saldamente? 
8. Come posso abbandonarmi alla danza della vita, come posso sintonizzarmi con essa?

(Rudiger Dahlke)

Il Gomito

Malattia Espressione dell’AnimA

Seconda articolazione collegata alla spalla mediante il braccio, il gomito rappresenta l’equivalente del ginocchio. È inoltre l’articolazione che piega, allenta, cede.
 
Lesioni, Braccio, Feriti, Male, Uomo, Gomito, Dolore
 
Offre al braccio la possibilità di una mobilità multidirezionale estendendola a tutti gli assi dell’orizzontalità e della verticalità, fatto salvo per la parte posteriore contrariamente al ginocchio che invece piega solo nella parte posteriore.
 
La difficoltà di lasciar andare a confronto con una volontà d’azione troppo rigida verrà avvertita a livello di questa articolazione. Il gomito rappresenta la «porta dell’accettazione» in rapporto all’azione.
 
Wing Tzun, Arti Marziali, Autodifesa, Chi Sao
 
Si tratta inoltre dell’articolazione che oscilla tra il conscio e l’inconscio, sia nel senso dell’addensamento (dal non-conscio al conscio), sia nel senso della liberazione (dal conscio al non-conscio). È a questo livello che avvengono le oscillazioni delle nostre sensazioni, emozioni o idee d’azione, a patto che vengano accettate.

Le malattie dei gomiti


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Quando ci fa male un gomito significa che abbiamo difficoltà ad accettare un vissuto, una situazione.
 
Essendo localizzata a livello delle braccia, questa tensione è necessariamente in rapporto con l’azione, con il fare. Accade dunque qualcosa oppure qualcuno fa qualcosa che rifiutiamo, che abbiamo difficoltà ad accettare o che accettiamo solo perché vi siamo costretti e forzati.
 
Uccello, Ali, Svolazzanti, Natura, Animale
 
Può anche essere qualcosa che dobbiamo fare, nostro malgrado, oppure che avremmo preferito fare altrimenti o non dover fare. Le tensioni al gomito ci informano inoltre che il modo di fare, il nostro o quello di altre persone, non è adeguato, che disturba le nostre abitudini d’azione, le nostre convinzioni o le nostre certezze in rapporto ad esse.
 
(Michel Odoul)

Gli arti superiori

Malattia Espressione dell’AnimA

Unite al busto a livello delle spalle, le braccia ci permettono di toccare, di afferrare, di prendere. Ci servono inoltre a respingere, avvolgere, stringere, soffocare o imprigionare. Infine ci consentono di agire, sono i vettori dell’azione.
 
Solitario, Uomo, Seduta, Tempo Libero, Riposo, Git
 
Chi dice azione, dice dominio, potenza e potere. Le braccia sono, in tal senso, ciò che ci dà la possibilità di agire sugli altri o sulle cose, persino di giudicarli (braccio secolare) o di troncare qualcosa come conseguenza di una scelta.
 
In ultimo, grazie alle braccia possiamo proteggere, difendere e difenderci. In quanto vettori dell’azione e della scelta, ci permettono di passare dal concettuale al reale, al «fare». Con le braccia l’«essere» può esprimersi mediante il «fare», il concettuale può passare nel reale, lo Yang può manifestarsi nello Yin.
 
Cielo, Libertà, Felicità, Alleviato, Preghiera
 
Come le gambe, le braccia si compongono di due parti, il braccio (bicipite e omero) e l’avambraccio (radio e cubito), separate da tre articolazioni principali, la spalla, il gomito, il polso e terminano infine in quel pezzo forte che è la mano.
 

Le malattie degli arti superiori

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I dolori, le ferite o le tensioni che si manifestano nelle braccia sono il segnale che viviamo tensioni nella nostra volontà d’azione sul mondo esterno o su quello interiore. Ci parlano della nostra difficoltà ad agire su qualcosa o qualcuno, a fare o a scegliere qualcosa.
 
Un desiderio di agire, di dominare o di controllare che non può essere realizzato si esprimerà attraverso queste tensioni che possono, come nel caso delle gambe, spingersi sino alla rottura, vale a dire la frattura.
 
Uomo, Pensione, Disegno, Muscoli, Forte, Debole, Gesso
 
Tali malattie delle braccia possono anche significare che abbiamo difficoltà, dopo aver effettuato una scelta, a tradurre nel reale idee, progetti o concetti che ci stanno a cuore.
 
A seconda del punto specifico sul braccio, spalla, avambraccio, polso, dove si manifesterà la tensione, disporremo di un’informazione più precisa su cosa ci «impedisce», secondo noi, di agire. Infine, le nostre braccia possono «parlarci» del nostro rapporto con il potere e con il possesso e, di conseguenza, della nostra capacità a «lasciar andare» le cose o meno.
 
(Michel Odoul)

Dare è la chiave per arrivare a perdonare 

L’Arte di Vivere

Questa è una delle più grandi lezioni che abbia imparato in vita mia. Se puoi farla tua, senza lasciarti distogliere da un atteggiamento cinico, perdonare diventerà un modo di vita. Dare è la risposta alla domanda:

«Perché sono qui?» Dal momento che non puoi possedere niente e che ogni attaccamento rappresenta un ostacolo che tiene lontana l’abbondanza, non ti rimane che dare agli altri, te stesso e tutte le cose che circolano nella tua vita.

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Abbiamo quasi tutti la tendenza ad accumulare per noi e la nostra famiglia, tanto che dimentichiamo spesso la necessità di mantenere in circolazione i beni, di ogni tipo, fra le persone.

In questa corsa all’acquisto di beni materiali spesso istituiamo dei rapporti ostili con gli altri, persino con persone che ancora non conosciamo, perché ci mettiamo sulla difensiva pensando che ci vogliano togliere qualcosa.

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Ricorda che è impossibile farsi travolgere da sentimenti di odio o di amarezza verso gli altri quando il proprio obiettivo primario è quello di essere generosi. Il perdono verrà quasi automaticamente quando ti sarai distaccato dal bisogno di ottenere una certa cosa e sarai invece tutto proteso ad aiutare e a entrare in contatto con gli altri.

Il paradosso sta nel fatto che quanto meno una persona è ossessionata dall’idea di possedere e accumulare e quanto più è disposta a dare agli altri, tanto più in realtà ottiene.

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Ciò a cui pensi si espande.

Perciò se pensi solo e continuamente a ottenere il più possibile per te stesso e a battere i rivali che credi stiano cercando di «farti le scarpe», significa che pensi, ti preoccupi ed elabori progetti tutti incentrati sull’idea dell’inganno.

I tuoi pensieri ruoteranno attorno all’idea della disonestà del rivale e dell’ingiustizia e crudeltà del mondo: saranno dunque queste a espandersi, dato che sono le cose a cui pensi di più.

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Ti troverai dunque ad avere sempre più paura di farti ingannare, e quindi ad assicurarti contro tale possibilità, assoldando avvocati che ti proteggano e aumentando così il numero dei tuoi avversari.

Ti metterai da solo in una situazione di antagonismo con tutti e sicuramente vedrai espandersi la spirale della conflittualità. Esamina ora l’approccio alla vita di segno contrario. I tuoi pensieri (cioè tu stesso) adottano una nuova prospettiva.

Ora non pensi alle quote che ti spettano, ad accumulare ricchezza, alla situazione economica in cui ti trovi.

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Dai invece agli altri ciò che hai dentro di te:

cioè armonia e accettazione. Dal momento che non cerchi di ottenere nulla da nessuno, non hai mai paura. Supponiamo che entri nella tua vita una persona intenzionata a ingannarti; quella persona incontrandoti vedrà in te qualcuno da cui si sentirà sinceramente apprezzata come essere umano.

Le probabilità di un inganno diminuiscono radicalmente quando non ci si aspetta che possa avvenire. Se cercherai armonia e collaborazione e le darai agli altri, molto probabilmente riceverai a tua volta lo stesso trattamento. Non ti attirerai nemici perché non ti metterai in posizione di antagonismo con nessuno,  indipendentemente dal comportamento degli altri nei tuoi confronti.

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La generosità diventa la chiave per istituire dei rapporti con i tuoi simili in cui perdonare non è più necessario. Questa strategia funziona davvero! Sii paziente e continua a seguirmi invece di lasciarti sopraffare dallo scetticismo, al quale ti spinge la mentalità radicata nella nostra cultura.

Naturalmente sono consapevole del fatto che a questo mondo esistono persone che si comportano in modo disonesto. So che vengono compiuti continuamente delitti efferati.

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So anche che molti ritengono che dovremo continuare a costruire prigioni per mettere una volta per sempre sotto chiave «questi farabutti»! Ma costruire sempre più prigioni per rinchiudervi sempre più persone si sta rivelando inefficace.

Nell’ultimo decennio abbiamo duplicato e poi quadruplicato il numero di prigioni, eppure la situazione di sovraffollamento è rimasta immutata.

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La soluzione verrà quando scopriremo il motivo per cui così tanti individui vogliono derubare gli altri, e ci impegneremo a correggere il loro atteggiamento verso la vita. Una nostra presa di coscienza è l’unica via per iniziare tale percorso.

Ho scoperto che il modo più rapido per disarmare chiunque sia interessato esclusivamente a derubarmi sia di fargli sapere, con dolcezza, che il mio modo di vivere è diverso.

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Sai che nel tuo organismo avvengono certi processi, la salivazione, la digestione, l’escrezione, eccetera, che ti mantengono in vita e in salute. Sappi che nell’universo funzionano anche altri principi: quello dell’abbondanza, della sincronicità, del distacco, dell’unità.

Devi solamente sintonizzarti su tali principi e lasciare che operino attraverso di te, esattamente come i meccanismi che fanno funzionare il tuo organismo. Quando ti senti interiormente in armonia, vuoi dare anche agli altri la tua felicità, e questo desiderio diventa il fulcro della tua vita.

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Poiché sei energia e tutto nell’universo è energia, devi solo mantenere l’energia in circolazione:

lasciarla fluire liberamente, senza impedimenti; quando la trasmetti al di fuori, ritorna indietro. Ricordati di dare per il piacere di dare, e di rimettere in circolazione l’energia quando ritorna a te; la vedrai presto all’opera nella tua vita.

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Se dubiti di questo principio, allora non funzionerà. I dubbi rappresentano un blocco.

Ma tutte le persone di mia conoscenza che hanno veramente messo alla prova questo principio hanno scoperto che funziona davvero. Io ormai ho addirittura superato la fase in cui ci credevo: ora ho semplicemente la certezza della sua verità. Perciò incontro raramente persone che mi vogliono ingannare.

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Quando succede, mi comporto con amore, invece che con rabbia, consapevole che non posso provare loro ciò di cui parlo fino a quando rimangono tutti tesi nell’acquisire invece che nel dare.

La qualità della loro vita è dunque sotto l’influenza di pensieri di scarsità e del desiderio di prendere agli altri: credono di non poter mai avere abbastanza. Io al contrario so che avrò sempre a sufficienza, quali che siano le circostanze in cui mi trovo.

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Di conseguenza posso dare e quanto do continua a tornarmi indietro quasi per magia. Faccio continuamente circolare le cose, perché non voglio aver alcun attaccamento. Nessuno può rubarmi nulla.

Joel Goldsmith, in Parenthesis in Eternity (Parentesi nell’eternità) scrive:
Amare il prossimo come noi stessi significa dunque riconoscere al prossimo la stessa divinità che riconosciamo a noi stessi, indipendentemente dalle apparenze della situazione.

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Il prossimo può essere un’adultera o il ladrone sulla croce, non ci riguarda.

Dobbiamo amare tutti i nostri simili, conoscendo la loro vera natura, proprio come ne saremmo amati noi facendo loro conoscere la nostra vera natura, indipendentemente dalle apparenze esterne della situazione.

Possiamo cominciare a dare amore e compassione alla parte di noi che sta lottando con il dolore, l’odio e la rabbia.

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Quando riusciamo veramente a essere vicini a noi stessi, possiamo essere parte di quell’energia universale di quella coscienza superiore, di quella divinità che è presente in ognuno di noi, e possiamo dare quell’energia persino a chi ci fa del male, perché è ciò che abbiamo dentro. E veramente in ognuno di noi, e si trasformerà in amore, se solo lo consentiamo.
(Wayne W.)

Insonnia

Malattia espressione dell’AnimA

Il numero delle persone, che per un tempo più o meno lungo soffrono di disturbi del sonno, è molto grande. Altrettanto grande è il consumo di sonniferi. Come il cibo e la sessualità il sonno è una necessità istintuale di base dell’uomo.

Un terzo della nostra vita lo passiamo dormendo. Un letto sicuro, comodo e protetto è di importanza fondamentale per l’animale e per l’uomo. Gli animali e gli uomini stanchi sono disposti a percorrere ancora molta strada per trovare un luogo adatto per riposare.

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I disturbi del sonno sono considerati da tutti un grande fastidio, e l’insonnia è ritenuta una vera e propria minaccia. Un buon sonno è sempre legato a molte abitudini: un determinato letto, una certa posizione, un determinato orario eccetera.

Un cambiamento di queste abitudini porta spesso a turbative del sonno.

Il sonno è un fenomeno particolare. Tutti siamo capaci di dormire senza aver imparato, e tuttavia non sappiamo come funziona la cosa.

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Trascorriamo un terzo della nostra vita in questo stato di coscienza e non ne sappiamo nulla. Desideriamo il sonno – e tuttavia a volte abbiamo la sensazione che qualcosa ci minacci dal mondo del sonno e del sogno.

Cerchiamo in tutti i modi di dissolvere queste paure relativizzando il fatto

” Si tratta soltanto di un sogno…! “, però se vogliamo essere sinceri dobbiamo confessare che nel sogno viviamo con la stessa intensità che sperimentiamo durante il giorno.

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Se meditiamo bene su questa situazione, dobbiamo finire per convincerci che il mondo della nostra coscienza diurna è un’illusione, un sogno come il nostro sogno notturno, e che entrambi i mondi esistono soltanto nella nostra coscienza.

Da dove viene il convincimento che la vita che conduciamo di giorno sia più vera e più reale della nostra vita onirica? Chi ci autorizza a dire che si tratta soltanto di sogni? Ogni esperienza che fa la coscienza è sempre vera – sia che la si chiami realtà, sogno o fantasia.

Sleepwalker, Sonno, Insonni, Sognare, Musica, IncuboPuò essere un esercizio utile capovolgere l’ottica abituale della vita diurna e della vita onirica e immaginare che in sogno conduciamo una vita continuativa interrotta ritmicamente da una fase di sonno che corrisponde alla nostra vita quotidiana.

” Wang sognò di essere una farfalla. Si posava sull’erba e sui fiori. Svolazzava qua e là. Poi si svegliò, e non sapeva più se era Wang che sognava di essere una farfalla, o una farfalla che sognava di essere Wang “.

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Questi ribaltamenti sono esercizi utili per capire che nessuna delle due cose è più reale o più vera. Sogno e veglia, coscienza notturna e diurna sono polarità e si compensano reciprocamente.

Nell’analogia, al giorno e alla luce corrispondono la veglia, la vita, l’attività, e alla notte il buio, il riposo, l’inconscio e la morte.

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Tutto ciò che il sonno (e la morte) esigono da noi, non rientra nelle abilità dell’uomo. Noi tutti siamo troppo dediti al polo dell’attività, siamo troppo orgogliosi di quello che facciamo, troppo dipendenti dal nostro intelletto e dal nostro diffidente controllo, per usare abitualmente la fiducia, il rilassamento, la disponibilità.

Non deve quindi stupire che l’insonnia sia, insieme al mal di testa, uno dei disturbi più frequenti della nostra civiltà. Abbiamo paura del sentimento, dell’irrazionale, dell’ombra, dell’inconscio del male, del buio e della morte.

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Ci teniamo spasmodicamente aggrappati al nostro intelletto e alla nostra coscienza diurna con cui crediamo di poter vedere tutto. Se poi arriva il comando di ” abbandonarsi “, emerge la paura, perché ci pare una richiesta troppo grande.

E tuttavia desideriamo il sonno e sentiamo che è necessario. Così come la notte fa parte del giorno, anche l’ombra fa parte di noi e la morte fa parte della vita.

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Il sonno ci porta quotidianamente a questa soglia tra aldiquà e aldilà, ci conduce nelle zone d’ombra e notturne della nostra anima, ci fa vivere nel sogno quello che non abbiamo vissuto e ci rimette di nuovo in equilibrio.

Chi soffre di insonnia – o meglio di difficoltà ad addormentarsi – ha difficoltà e paura di lasciare il proprio controllo consapevole e di affidarsi al proprio inconscio.

Gatto, Insonnia, Animale

L’uomo di oggi difficilmente fa una cesura tra giorno e notte, ma porta con sé nel regno del sonno i propri pensieri e la propria attività.

Noi prolunghiamo il giorno nella notte – allo stesso modo in cui vogliamo analizzare coi metodi della coscienza diurna anche il lato notturno della nostra anima. Manca la cesura come consapevole ribaltamento e cambiamento. 

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L’insonne dovrebbe prima di tutto imparare a concludere consapevolmente il giorno per abbandonarsi consapevolmente alla notte e alle sue leggi.
Inoltre dovrebbe imparare a preoccuparsi dei propri lati inconsci, per scoprire da dove abbia origine la sua paura.

Fuggevolezza e morte sono temi importanti per lui. L’insonne manca di fiducia e di capacità di abbandono. Si identifica troppo con il suo ruolo di persona attiva e non riesce ad abbandonarsi.

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I temi qui sono quasi uguali a quelli trattati nell’orgasmo. Sonno e orgasmo sono piccole morti e vengono vissuti come pericolo dall’uomo che ha una forte identificazione col proprio Io. Una conciliazione col lato notturno della vita risulta quindi il più sicuro sonnifero.

Certi vecchi trucchi, come quello di contare, devono il loro successo al fatto che consentono l’abbandono dell’intelletto. Ogni monotonia annoia l’emisfero sinistro e l’induce ad abbandonare il suo predominio. Tutte le tecniche di meditazione utilizzano questa regola:

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la concentrazione su un punto o sul respiro, la ripetizione di un mantra portano a un passaggio dal l’attività dell’emisfero sinistro a quella del destro, dal lato diurno a quello notturno, dall’attività alla passività.

Chi ha difficoltà a compiere questo cambiamento ritmico e naturale dovrebbe preoccuparsi seriamente del polo che costantemente evita, il quale produce anche lui il suo sintomo e costringe la persona ad aspettare molto tempo prima di riuscire ad affrontare le paure e il mistero della notte.

Anche in questo caso il sintomo rende onesti: tutti gli insonni hanno paura della notte. E hanno ragione.

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Un eccessivo bisogno di dormire indica una problematica opposta. Chi, sebbene abbia dormito a sufficienza, ha difficoltà a svegliarsi e ad alzarsi, dovrebbe prendere atto della propria paura ad affrontare il giorno, l’attività e i doveri quotidiani.

Svegliarsi e cominciare una nuova giornata significa diventare attivi, agire ed assumersi delle responsabilità. Chi ha difficoltà ad entrare nella coscienza diurna, si rifugia in mondi di sogno e nell’inconsapevolezza dell’infanzia e vuole liberarsi dalle esigenze e dalle responsabilità della vita.

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Il tema si chiama in questi casi: fuga nell’inconscio. Come l’addormentarsi è in rapporto con la morte, lo svegliarsi è una piccola nascita.

Nascere e prendere coscienza possono suscitare paura al pari della notte e della morte. Il problema è sempre quello dell’unilateralità – la soluzione è al centro, nell’equilibrio, nel sia/sia. Soltanto qui si capisce che nascita e morte sono una cosa sola.

L’insonnia dovrebbe costituire lo spunto per porsi queste domande:

1. Fino a che punto sono dipendente da potere, controllo, intelletto e osservazione?
2. So abbandonarmi?
3. Come vanno in me la capacità di dedizione e la fiducia?
4. Mi preoccupo del lato notturno della mia anima?
5. Come è grande la mia paura della morte? Mi sono confrontato a sufficienza con questo tema?

Un eccessivo bisogno di sonno suscita queste domande:
1. Rifuggo dall’attività, dalla responsabilità e dalla presa di coscienza?
2. Vivo nel mondo dei sogni e ho paura di destarmi alla realtà?
(Thorwald Dethlefsen Rudiger Dahlke)

L’articolazione del gomito

Malattia espressione dell’AnimA

Con il suo aiuto possiamo attirare il mondo verso di noi e anche prenderlo a pugni.
È la classica leva con cui muoviamo cielo e terra, solleviamo gli altri o li attiriamo teneramente a noi.


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Alcuni lavorano con tali limitazioni che sui loro gomiti crescono squame in quantità. La psoriasi si manifesta con maggiore frequenza proprio in questa zona, prediligendola come punto di partenza.

La chiazze squamose sono una sorta di fodera protettiva e combattiva dei gomiti. Quanto possano essere necessarie, lo mostrano i capi di vestiario che, se non vengono rinforzati in questo punto, si logorano.
 
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Molto diffusa è l’espressione «sgomitare» per indicare l’atto di farsi strada, pur se cortesemente, con l’aiuto dei gomiti.

Il gomito del tennista è una malattia piuttosto diffusa ed è causata da una sollecitazione eccessiva e da un uso improprio della leva.
 
Pirata, Nave, Sangue, Imbarco, Pistole, Pistola, Spada
 
È un esempio classico dell’esistenza parallela dell’impulso alla spinta e della contemporanea resistenza ad essa. La racchetta come estensione del braccio, accresce enormemente la forza della leva.
 
Se allora si «gioca» in atteggiamento contratto, con forza eccessiva e per ambizione, l’articolazione del gomito viene costretta a un lavoro esagerato e manifesta il suo stato attraverso il dolore. Tutto ciò che viene fatto solo perché è necessario può portare a queste conseguenze.

gomito
Se l’articolazione del gomito è dolorante, è impossibile continuare a giocare e si impone immediatamente una pausa di riflessione, in cui il giocatore abbia la possibilità di esaminare le ragioni profonde dei suoi movimenti esasperati.
 
Il problema diventa grave solo quando i soggetti fanno finta di non udire il chiaro richiamo del corpo, continuano imperturbabili a fare sforzi e continuano a mettere gli altri al muro.

Il compito consisterebbe nel capire le regole del gioco e nel parteciparvi in modo giocoso.

 
Immagine correlata
Quello che deve essere fatto per prevenire il gomito del tennista vale naturalmente non solo per il tennis, ma anche per tutte le situazioni in cui si presentano problemi simili. Anche chi non ha mai tenuto in mano una racchetta può presentare gli stessi sintomi.
 
Domande
 
1. Cosa voglio veramente quando metto in movimento tutte le cose?
2. Chi voglio sollevare? Dove esagero il mio sforzo?
3. Quali sollecitazioni al riposo ho ignorato?
4. Quale opposizione si crea in me se esercito la mia leva?
5. Quali motivazioni non confessate (quale ambizione?) esistono in me?
6. Quali colpi si abbattono su di me e mi scuotono (con la mia articolazione)?
7. Per chi erano stati pensati?
(Dott. Rudiger Dahlke)

Distacco

Perché forse resisti all’idea del distacco

Distacco significa aver fiducia che l’universo provveda a noi mentre percorriamo la strada dell’illuminazione (che è dentro di noi), il fuori è solamente una estensione creata dalla Mente.

Non siamo stati abituati a prendere così seriamente un principio metafisico. Ci è stato insegnato di cercare di ottenere il più possibile, di tenercelo stretto prima che qualcuno ce lo porti via, e di darci da fare continuamente per avere di più. Esamina te stesso, e domandati se vuoi che la tua vita interiore sia controllata da persone, cose o eventi esteriori.

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Prova a immaginare come sarebbe autodeterminare la tua vita interiore.

Ci impegniamo molto nel nostro lavoro, cercando di dare la scalata al successo, neghiamo noi stessi per la maggior parte degli anni della nostra maturità e speriamo in una ricompensa nel futuro. Crediamo che soffrire in una certa posizione sia nostro dovere. Durante la scuola non abbiamo mai seguito un corso di metafisica applicata.

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La nostra esperienza educativa si impernia su conoscenze più che su esperienze. Ti consiglio di esaminare attentamente l’idea che hai del successo. Equivale veramente a ricchezza, proprietà, profitti? Forse vuoi abbandonare alcune delle tue opinioni più radicate e fare del distacco una filosofia di vita operativa.

Molti concludono che distacco significhi non avere nulla e di conseguenza dover sacrificare tutto ciò hanno conquistato in anni di duro lavoro; in breve rinunciare alla bella vita. Ma distacco significa liberarsi dall’aver bisogno di attaccamenti; non significa sacrificio.

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Il successo come processo interiore non può essere misurato sulla base delle cose che abbiamo accumulato.

Quando ti affidi a criteri esteriori per misurare il tuo valore interiore è impossibile che ti senta distaccato. Ma puoi incorporare il principio del distacco nella tua vita e continuare a godere di tutta l’abbondanza che vuoi.
L’idea del distacco dalle persone che ami può disturbarti.

Forse ti sembra che promuova un atteggiamento di indifferenza e di disamore.

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Ma il distacco applicato ai rapporti affettivi significa esattamente l’opposto. Significa amare gli altri profondamente e incondizionatamente per come sono, senza esprimere giudizi quando scelgono di essere ciò che vogliono essere.

Con i figli distacco non significa permettere loro di seguire gli istinti e ignorare le responsabilità. I figli sono più felici quando hanno imparato ad accettare il rispetto per gli altri e la responsabilità.

distacco 2
Ma li imparano dal comportamento degli adulti che agiscono in quel modo.

Un atteggiamento di distacco impedirà ai bambini di manipolare i genitori facendoli diventare emotivamente schiavi del loro comportamento. L’attaccamento, non il distacco, ti metterà nella posizione di vittima e contribuirà alla rovina dei tuoi rapporti affettivi.

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Forse pensi al distacco come a un’assenza di convinzioni e di scopi e ti sembra che nella vita sia necessario coinvolgimento emotivo e anche una certa aggressività per sopravvivere. In risposta a questo equivoco dico che, in base alla mia esperienza, chi ha successo è chi sa scorrere con la vita invece di combatterla.

Sono persone che hanno la pace nell’anima, non il tormento.

Fluire invece di lottare è un metodo provato per evitare un’esistenza stressante nella quale si è continuamente impegnati a combattere contro la corrente.

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Se hai una forte resistenza al principio del distacco, se lo trovi difficile da comprendere, ti consiglio di abbracciare ciò che senti senza giudicare e con amore. Non cercare di costringerti a sentire ciò che in questo momento non provi.

Non sentirti giudicato da te stesso o da altri. L’amore incondizionato per te stesso ti porterà sempre nella direzione giusta per te. Sei incamminato sulla strada giusta. Credere per vedere!

(Dott. Wayne W.) parte 2 link sotto 🙂 

Distacco in pratica

L’arte di Vivere

Fluire come mezzo di distacco

Più siamo attaccati a persone, cose, idee e emozioni, meno possiamo esperire autenticamente questi fenomeni. Prova a stringere dell’acqua con la mano e vedrai come sfugge rapidamente alla presa.

Se però ti rilassi e abbandoni la mano nell’acqua puoi averne l’esperienza per tutto il tempo che vuoi.

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Ecco il principio del distacco e del fluire con la vita

lasciare che le cose scorrano naturalmente è il modo in cui funziona l’universo. Tutto nell’universo, proprio tutto, è energia, tu compreso. L’energia deve scorrere liberamente per essere efficiente.

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Lasciare che le cose scorrano naturalmente è il modo di operare dell’universo: l’aria circola attorno al pianeta senza interruzione; l’acqua scorre per tutto il mondo fisico seguendo la strada di minor resistenza; la Terra stessa si muove ruotando continuamente sul suo asse, come tutti gli altri corpi celesti dell’universo.

Si può dire che l’universo sia un grande sistema energetico, che neutralizza, scorrendovi attorno, ogni tentativo di imbrigliare i movimenti della sua energia; opera in armonia con tutte le sue parti, senza avere l’esigenza di sapere come le cose dovrebbero andare.

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Tieni a mente che anche gli esseri umani sono un sistema energetico

Anche noi siamo parte della forza vitale dell’«unica canzone».  E poiché l’energia vuole scorrere senza impedimenti, sembra naturale concludere che, per funzionare perfettamente nell’universo, anche noi dobbiamo scorrere liberamente, senza ostacoli.

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Meno impedimenti frapponiamo all’energia che scorre, con tanta maggiore efficienza ci adatteremo e saremo in armonia con il sistema energetico globale che chiamiamo universo.

Le dipendenze, che ci inducono a credere che dobbiamo possedere più cose e avere più controllo sugli altri, sono impedimenti a raggiungere una coscienza superiore e a vivere una vita risvegliata, trasformata.

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Il distacco è una delle lezioni più grandi della vita sul cammino dell’illuminazione.

(Wayne W.)