Permeabilità Intestinale Intolleranze

il sistema immunitario è attivato solo dalla dimensione del peptide che entra, quindi se un intestino troppo permeabile lascia passare peptoni (grossi peptidi), giustamente il sistema immunitario si attiva.

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Quando viene diagnosticata una intolleranza ad un alimento, questa reazione immunitaria non è rivolta alla proteina integra dell’alimento, ma ad una sua frazione,troppo grossa, che un intestino troppo permeabile ha lasciato passare prima che fosse ridotta a pezzi più piccoli.

Questi test sono effettuati per appello, ovvero si chiede: c’è l’anticorpo contro il peptone AA?

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(derivante dall’alimento AAAA) La presenza di questo anticorpo viene definita come intolleranza all’alimento AAAA, ma se riduco la permeabilità intestinale, AA non entra più, e quindi risolvo l’intolleranza, entra solo A che NON mi attiva il sistema immunitario.

Ma se ho un intestino che è un colabrodo, non avrò solo AA nel sangue, ma anche BB, CC, DD, ovvero peptoni provenienti da altri alimenti, e se io chiedo solo se c’è AA, gli altri non li vedo.

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La vera causa dei problemi è comunque l’infiammazione (= permeabilità), non i peptoni presenti, quindi anche se non mangio più il cibo pro-infiammatorio a cui risultavo intollerante, non risolvo il problema della elevata permeabilità, quindi della causa dei sintomi, a parte questo ci sono cibi infiammanti e cibi meno infiammanti,

ma l’infiammazione è il modo intrinseco dell’intestino di funzionare, un intestino forte si infiamma e si disinfiamma, uno debole rimane in infiammazione debole, cronica, che è stata definita la madre di tutte le patologie.

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Poi ci sono cibi che nutrono il mio impianto digestivo, come le fibre, grassi

da cui i batteri buoni ricavano acido butirrico e acetico, nutrienti delle mie cellule intestinali, quindi lo stesso burro e aceto può essere usato per nutrire direttamente le cellule intestinali.

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Una volta nutrito va mantenuto allenato, ovvero è necessario esporlo a cibo complesso, altrimenti si indebolisce e la prima cosa che riduce sono i processi endogeni con cui continuamente ci ripara.

Bel guaio!

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Diventando onnivoro, in millenni, ha modificato il sistema digerente, da: stomaco 15%, colon 60% a stomaco 15%, colon 20%, un 10% in più di quello dei carnivori a cui non serve a nulla.

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È come se fosse diventato un palestrato, abbiamo trasformato un motore semplice, poco performante, ma robusto, in un motore da F1, elevate prestazioni, ma MOLTO delicato.

Sbagliare alimentazione oggi è molto più pericoloso che se fossimo rimasti scimmie

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Capire cosa mangiare è fondamentale per la nostra salute, non possiamo affidare tale scelta al caso, a credenze tribali, religiose o altro, perchè i carboidrati insulinici in uno stato di infiammazione peggiorano la cronicità senza mai riparare il Microbiota.

Paolo Mainardi modificato by Francesco Ciani

Come L’Istamina Causa La Permeabilità Intestinale

La barriera intestinale ha lo scopo di mantenere i batteri dal nostro cibo di attraversare nel nostro sangue. Istamina, un mediatore infiammatorio rilasciato dai mastociti che fanno parte del sistema immunitario, e anche contenuti negli alimenti, possono compromettere questa barriera, causando permeabilità intestinale (noto anche come permeabilità intestinale).

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Alimenti e batteri migrano dallo stomaco al sangue si crede che scatenare allergie e intolleranze, e secondo alcuni studi, possono contribuire ai sintomi autoimmuni. Probiotici e fibre prebiotiche, così come trattamenti connessi altri mastociti possono essere utili.

Un Barriera intestinale (Microbiota) funzionante protegge il corpo nel suo complesso dall’invasione microganismsi e tossine che ingeriamo ogni giorno. Ma chiudere questa barriera troppo stretta e si può avere difficoltà ad assorbire sostanze nutritive e fluidi essenziali per la nostra sopravvivenza.

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L’overdose di nutrienti, farmaci e integratori possono influire questo delicato equilibrio, che porta a una infiammazione intestinale, celiachia, allergie alimentari, così come l’obesità e le malattie metaboliche (diabete, di cui uno è questo).

La permeabilità intestinale è legata ai sintomi relativi a

Allergie
Asma
Autismo
Malattia autoimmune
Eczema e psoriasi
Malattia infiammatoria intestinale
gonfiore
Gas
Bruciore di stomaco
Reflusso acido

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Nel controllo del servizio sanitario nazionale britannico (NHS) ho trovato la seguente dichiarazione

“Anche se è vero che alcune condizioni e farmaci possono causare una” “Gut (che gli scienziati chiamano aumentata permeabilità intestinale), non esiste attualmente poche prove a sostegno della teoria che un intestino poroso è la causa diretta di eventuali significativi, problemi diffusi.”

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Le cellule di istamina influenzano la nostra barriera intestinale e innescando permeabilità


Uno studio ha mostrato che l’istamina animale aumenta la permeabilità dell’intestino. Pre-trattamento con un antagonista del recettore H1 (un simile antistaminico per Claritin e Zyrtec per esempio) non si è fermata, ma un antagonista H2 (un medicinale stomaco che è anche un antistaminico come Zantac / ranitidina) ha impedito la permeabilità intestinale.

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La Ricerca da un’altra parte ci dice che l’interleuchina-9 (rilasciata dai mastociti) è coinvolta nella permeabilità intestinale, e che questo processo gioca un ruolo importante in allergie alimentari.

Uno piccolo studio campione di 21 pazienti con allergia alimentare auto-riportati e intolleranza praticata su una dieta priva di allergeni, la permeabilità intestinale è stata diagnosticata con un test standard che coinvolgono l’ingestione di un preparato zucchero (lattulosio / mannitolo) e la loro escrezione urinaria.

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Essi hanno scoperto che quelli con i sintomi più gravi hanno avuto un più alto indice intestinale permeabilità.

Alcune interessanti ricerche sulla co-infezioni ha mostrato che la malaria ha attivato gut “mastocitosi” (che è una mastociti legata a livelli di istamina, causa temporaneamente la permeabilità intestinale e il movimento dei batteri in un modello animale.

Potevano impedire questo usando degli antistaminici.

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Si può leggere di più sulle mie esperienze qui e come il cibo spazzatura e emulsionanti presenti anche in alimenti biologici possono innescare qui.

La serotonina e istamina agiscono come mediatori pro-infiammatori, causando la permeabilità abbastanza per consentire il flusso di sostanze nutritive necessarie, ma non così tanto che la roba brutta sfugge.

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Lo sapevate che il mantenimento della barriera intestinale assorbe intorno il 40% di energia del corpo?

Questo potrebbe essere il motivo per alleviare il corpo, con il digiuno, o nel mio caso, un digiuno imitando una dieta , è stato molto utile nella gestione di tutti i miei sintomi, ma soprattutto qualsiasi cosa relativa alla mia pancia.

Nel mio caso sono riuscito a guarire il mio stomaco solo attraverso la dieta e alcuni integratori scelti con cura (ma non probiotici), ma siamo tutti diversi e avrà bisogno di un certo numero di approcci per ottenere il lavoro fatto.

Opposti, Pollice, Positivo, Negativo, Alto

I probiotici sono utili, ma è importante ottenere la sinergia giusta. La quercetina ha dimostrato di essere molto efficace per la barriera intestinale arresta mastociti presenti nell’area fuoriuscita di istamina e altri agenti infiammatori.

–RIFERIMENTI–
https://www.sciencedaily.com/releas…/2017/…/170118145937.htm

Epatite

Altri effetti terapeutici della vitamina C includono ciò che segue. La vitamina C distruggerà anche lo pseudomonas, localmente come uno spray al 3% e sistematicamente con iniezioni frequenti e massicce. Questo è stato dimostrato in storie di casi di ustioni trattate allo Annie Penn Memorial Hospital, Reidsville, N. C..

È un principio dimostrato il fatto che la produzione di istamina, e di altri prodotti finali delle proteine cellulari de-aminizzate, rilasciati dalle cellule ferite, è una causa di shock.

mangiare grassi sani

Il valore clinico dell’acido ascorbico nel combattere gli shock si spiega allorché ci rendiamo conto che gli enzimi de-aminizzanti delle cellule danneggiate sono inibiti dalla vitamina C. Chambers and Pollock [37] hanno riportato che il danno meccanico alle cellule risulta in cambiamenti di pH che invertono gli enzimi cellulari dall’attività costruttiva a quella distruttiva.

L’attività distruttiva rilascia istamina, una sostanza importante nella produzione dello shock. L’acido ascorbico, se presente in quantità sufficienti, inibisce questa transizione enzimatica.

fegato epatite

L’acido ascorbico inverte lo shock che si manifesta in altre aree della medicina. In un paziente che aveva preso 2.640 mg di Lotusato (talbutal), la pressione sanguigna era 60/0 quando fu visitato la prima volta al pronto soccorso. Furono somministrati 12 g di ascorbato di sodio con una siringa da 50 cc. In 10 minuti la pressione sanguigna fu registrata a 100/60.

Oltre 100 g addizionali furono dati endovena nel corso delle seguenti 3 ore, tempo in cui il paziente era sveglio. Lo shock da tossialbumina, neurotossina, proteotossina, muscarina ed acido formico risponde parimenti bene alle alte dosi di vitamina C. Mantenere i tessuti saturi impedirà tali esperienze o renderà un fatto di routine il recupero con vitamina C addizionale.

Blumberg, in un articolo sul Medical World News, ha notato che la scoperta dell’antigene australiano aumenta le speranze per un efficace vaccino dell’epatite. Molti studi controversi sono stati riportati sull’uso di questo antigene. Un’altra sostanza controversa, la vitamina C, curerà l’epatite virale in 2-4 giorni e permetterà al paziente di riprendere immediatamente le sue attività usuali. Dovrebbe essere data in una gamma di dosi da 500 a 700 mg per kg di peso corporeo ogni 8- 12 ore.

fegato dieta

Nel nostro ultimo caso furono dati 5 g di ascorbato di sodio, come cristalli disciolti in 200 cc di acqua o succo di frutta, ogni 4 ore, cioè 30 g in un periodo di 24 ore. Tutti i sintomi ed i segni furono rimossi in 96 ore.

In contrasto, il trattamento dell’epatite virale con un agente immunizzante richiederebbe probabilmente parecchie vaccinazioni in una sola epidemia epatica. Se volete i risultati, usate adeguato acido ascorbico.

37. Chambers, R. and Pollock, H.: J. Gen. Physiol., 10:739, 1927.
www.seanet.com/…/klenner-fr-j_int_assn_prev_med-1974-v1-n1-…

Intolleranze alimentari e allergie ed i carboidrati insulinici

Abbiamo visto che le patologie delle allergie e delle intolleranze alimentari

sono in vorticoso aumento e più andiamo avanti con l’età, più ci accorgiamo di diventare intolleranti ad alcuni alimenti o addirittura siamo soggetti a crisi allergiche.

Più volte ci siamo sentiti dire che ciò dipende dal nostro sistema immunitario, che ad un certo punto diventa super attivo e reagisce ad un determinato alimento o allergene, creando una risposta infiammatoria eccessiva.

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Quante volte ci siamo riproposti di sottoporci ad esami di tipo diagnostico per comprendere quali alimenti sono per noi più reattivi, nella speranza poi, di eliminarli dalla nostra dieta e ripristinare il corretto funzionamento del nostro sistema immunitario?

Chi lo ha fatto si è sicuramente reso conto che i cibi, che per un periodo sono risultati più reattivi, una volta eliminati dalla dieta, sono diventati poi meno invasivi, mentre al contrario altri alimenti ai quali il nostro corpo era indifferente, diventano di colpo reattivi. Ciò accade perché il nostro sistema immunitario si sensibilizza in base alla quantità di proteine che il singolo alimento contiene. Quindi se si mangia più spesso un alimento, ben presto comparirà anche la risposta immunitaria alle proteine in esso contenute.

L'immagine può contenere: bevanda e cibo

A nulla servirà incominciare ad eliminare gli alimenti per noi più sensibili, se non ci porremmo l’obbiettivo invece di ripristinare l’equilibrio della flora batterica intestinale. È infatti proprio la disbiosi il motivo principale dell’insorgenza di tale patologia. Quindi, rimarchiamo ancora un volta che è l’introduzione di alimenti amidacei e di zuccheri la causa della patologia allergica e dell’intolleranza alimentare.

Abbiamo affrontato nel capito della disbiosi, come i carboidrati complessi (pane, pasta, pizza, riso, legumi e patate) inducono una maggiore produzione di batteri fermentativi, putrefattivi e della candida, i quali aggrediscono il bolo alimentare portando le proteine alla putrefazione.

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Vi ricorderete che l’istamina e le altre ammine biogene (putrescina, cadaverina, spermidina, spermina ect.) provengono dalla decarbossilazione delle proteine.

Il nostro corpo sarebbe in grado di degradare queste ammine utilizzando gli enzimi Dao, Mao e Pao presenti nell’intestino ma purtroppo la produzione di scorie acide, prodotte dai batteri fermentativi e dalla candida, inibiscono la produzione di questi enzimi. Inoltre con il fenomeno della permeabilità intestinale (Leaky Gut Syndrome) le particelle di istamina (e le altre ammine) giungono insieme alle proteine non scomposte direttamente nel torrente sanguigno.

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L’istamina stimola la proliferazione dei linfociti Th2 (tramite il recettore H2), i quali tramite le interleuchine IL-3 ed IL-5 stimolano la produzione di eosinofili e mastociti che inizieranno la produzione di altra istamina e di acido arachidonico capace di promuovere altre sostanze infiammatorie (che causano l’infiammazione dei nostri tessuti).

Infine con la produzione della interleuchina IL-4 (prodotta dai linfociti Th2) inibisce la produzione dei linfociti Th1 (quelli che combattono i virus e le cellule tumorali) con un aumento della produzione dei linfociti Th2 (che combattono i batteri), aumentando ancora una volta la produzione di istamina.

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La interleuchina IL-4 stimola i linfociti B alla produzione delle immunoglobuline IgE, che si legheranno agli eosinofili e ai mastociti, predisponendoci all’allergia. Se poi siamo di fronte a stimoli allergeni come acari (polvere), polline e graminacee, la massiccia presenza delle IgE causerà i classici sintomi della rinite allergica, come starnuti, aumento secrezione di muco, chiusura del dotto nasale, pruriti, eritemi cutanei.

Inoltre l’aumentata presenza di batteri (disbiosi) causa una maggiore produzione di linfociti Th2 e di plasmacellule (linfociti B) presenti nella mucosa intestinale, incrementando l’effetto sopra descritto.

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Solamente il ripristino delle condizione di omeostasi e quindi l’eliminazione di amidi e zuccheri, potranno riportarci ad un sistema immunitario non iperattivo associato sempre a Rimedi mirati e sicuri, oltre alla comprensione della cause manifeste spesso diverse da persona a persona.

Vivere 120 Anni, modificato Francesco Ciani

La candida ed i carboidrati insulinici

La candida è un fungo saprofita, che alberga fin dalla nascita nel nostro intestino cieco.

Pur essendo utile (simbiotico) al metabolismo, la dieta moderna lo ha trasformato da alleato a nemico giurato del nostro corpo. Ricorderete che l’equilibrio tra la flora batterica buona e quella cattiva (di cui fa parte la candida) è determinato dal tipo di cibo che ingeriamo. La dieta moderna che prevede il 60-70% di calorie sotto forma di carboidrati (pochi quelli semplici) soprattutto complessi, alimenta in maniera allarmante la candida.

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Tale muffa si trasforma in fungo invadendo tutti i tessuti del nostro corpo (immettendo le sue spore nel flusso sanguigno). Quindi a differenza della flora batterica cattiva, che agisce solo localmente nel nostro intestino, la candida aumenta l’infiammazione cronica in tutti i tessuti del nostro corpo. Inoltre attiva il sistema immunitario, causando uno squilibrio tra i linfociti Th1 e Th2, predisponendo il nostro corpo al rischio di malattie autoimmuni.

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Infine rendendo acido il bolo alimentare, inattiva gli enzimi Dao, Mao e Pao, necessari per contrastare la formazione delle ammine biogene (istamina, putrescina, etc.) Per tenerla a bada (purtroppo non la possiamo eliminare) abbiamo bisogno di due elementi fondamentali: ridurre la quantità di glucosio nei nostri tessuti (visto che si ciba di esso) e migliorare l’efficienza del nostro sistema immunitario.

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Per primo vanno eliminati tutti i carboidrati insulinici semplici e complessi. In tal modo la candida non potrà proliferare (conquistare gli organi ancora non raggiunti) e le sue spore svilupparsi in funghi. Secondo, mantenere il nostro sistema immunitario sempre efficiente, evitando momenti di deficienza immunitaria.

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Le malattie intestinali ed i carboidrati insulinici 

Il nostro intestino è popolato da centinaia di microrganismi differenti che l’evoluzione ha regolato in un perfetto equilibrio.

Facendo un paragone con le popolazioni del nostro pianeta, dopo migliaia di anni di guerre, siamo giunti ad una pace duratura, dipendente però da una serie complessa di fattori, compresa l’esistenza di organismi di polizia internazionali, pronti ad intervenire quando un paese invade un altro stato.

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Fino a 50 anni fa, quando un popolo si dotava di eserciti più efficienti ed armi più offensive, di solito, tentava la conquista di uno stato vicino.

Oggi il deterrente maggiore consiste nelle coalizioni militari di respiro internazionale che si formano per ripristinare lo status quo modificato (vedi Kuwait, ex Jugoslavia, Libia, Mali, etc.) o dalle sanzioni economiche imposte dall’Onu.

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E come sempre è accaduto nel nostro corpo, ci sono due diverse fazioni, i microrganismi buoni (della famiglia dei bifidus) ed i microrganismi cattivi (la candida, i batteri fermentativi e putrefattivi).

L’ordine è mantenuto da un esercito, rappresentato dal nostro sistema immunitario, composto da linfociti maturati nelle “placche di Peyer”, presenti tra l’intestino cieco e quello crasso (nell’ileo).

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Il mantenimento della pace (l’intestino in buona salute), dipende da come le differenti popolazioni sono lasciate libere di armarsi. Prima della seconda guerra mondiale, i tedeschi sono riusciti a ricreare un esercito efficiente, con armi all’avanguardia, nonostante fosse stato proibito loro di ricostruire le difese militari.

Nel nostro caso, quello che mangiamo rappresenta la risorsa primaria necessaria ai vari eserciti per armarsi e diventare più forti. Come abbiamo detto qualche capitolo indietro, la flora batterica buona si alimenta esclusivamente con le fibre solubili (presenti principalmente nella frutta e nella verdura), mentre quella cattiva con gli zuccheri (principalmente amidi della pasta, riso, fagioli, patate).

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Possiamo immaginare lo stravolgimento che subisce l’intestino, considerando che la nostra evoluzione aveva previsto un’alimentazione a base di fibre solubili, con il giusto rapporto di proteine e grassi, mentre oggi la dieta mediterranea è basata sul glucosio.

Ciò significa mantenere l’esercito buono disarmato e disorganizzato e contestualmente rifocillare l’esercito cattivo, armandolo fino ai denti. Non dovremo quindi sorprenderci se subiamo un’invasione dell’intestino crasso da parte della flora batterica cattiva, presente nell’intestino cieco.

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Il nostro sistema immunitario cerca di contrastare l’invasione, aumentando la produzione di linfociti, generando però ancora più danni. Difatti l’iperattività dei linfociti causa un’infezione sistemica del nostro intestino ed un aumento dei radicali liberi e dei mediatori dell’infiammazione.

Il nostro intestino diventa un immenso campo di battaglia, dove gli alimenti ingeriti non subiscono la loro naturale frammentazione (zuccheri e proteine), dando luogo anche al fenomeno fermentativo e putrefattivo. In tal caso si parla di Sibo, di candidosi, di Leaky Gut Syndrome, di Malattia di Crohn, di colon irritabile e di tutte le malattie già trattate.


Risultati immagini per carboidrati insulinici

Tali fenomeni aumentano con l’ingestione di fibre insolubili (presenti maggiormente nei cereali) che aumentano la velocità di transito del “bolo alimentare” non scomposto, causando una minore assimilazione operata dai villi intestinali (aumenta il cibo per la flora batterica cattiva).

Un altro aspetto fondamentale è la formazione di ammine biogene. Infatti la presenza di batteri putrefattivi nell’intestino tenue (che dovrebbero restare nel colon), causa la putrefazione delle proteine presenti nel bolo alimentare, producendo le ammine come la putrescina, la cadaverina, la spermidina (che aumentano esponenzialmente l’effetto dell’istamina) e l’istamina.

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Tali sostanze oltre ad attivare una risposta immunitaria in loco (gonfiore addominale, ritenzione di liquidi e difficoltà di digestione), si riversano nel torrente sanguigno. Tale effetto è amplificato anche da alimenti come vino rosso, crauti, formaggi stagionati, aceto di vino, che a loro volta sono già ricchi di ammine biogene.

Purtroppo infatti, l’acidosi promossa dal consumo di carboidrati causa l’inibizione degli enzimi preposti all’inattivazione delle ammine ( Dao, Pao, Mao) che l’intestino non riesce così a distruggere e quindi si vanno a sommare a quelle prodotte dalla disbiosi intestinale.

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La medicina ufficiale sembra non interessarsi seriamente al problema, ma al contrario ne peggiora le conseguenze.

Un esempio tra tutti è l’uso degli antibiotici, utilizzati con troppa leggerezza e capaci una volta ingeriti, di decimare la flora batterica buona. Un altro aspetto molto importante riguarda la formazione delle nitrosammine.

Difatti la disbiosi intestinale, agisce direttamente nella formazione di questi composti procancerogenici, in quanto aumenta la trasformazione dei nitrati in nitriti (ad opera dei batteri nocivi), i quali si legano alle ammine biogene formando le nitrosammine.


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Melissa

La melissa è un’erba essenziale per calmare i nervi, in particolare quelli coinvolti nella digestione.

Chi soffre di problemi gastrointestinali di vario genere riceve diagnosi complesse e fuorvianti, ma spesso dietro questi problemi si nasconde il fatto che le terminazioni nervose intorno agli organi dell’apparato digerente sono diventate ipersensibili.

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I nervi, infatti, giocano un ruolo importante in molti disturbi correlati a quest’area che contraddistinguono il nostro tempo.

Per esempio, l’infiammazione dei nervi frenici (che controllano il diaframma e quindi influenzano lo stomaco) e dei nervi vaghi (che attraversano il diaframma e perciò governano lo stomaco e la digestione) a volte è la causa di una digestione difficile, così come l’infiammazione dei nervi che collegano la spina dorsale all’apparato digerente.

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Capita spesso per esempio che un cibo (anche se digeribile) sfreghi contro le pareti dell’intestino, irritando così i nervi.

La sensibilità dei nervi provoca anche sintomi come nausea, inappetenza e urgenza di evacuare quando si è agitati.

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La melissa è un dono di Madre Natura per sopravvivere in questo mondo dominato dallo stress, è un aiuto meraviglioso per affrontare tutte queste condizioni e disturbi grazie alle sue proprietà lenitive derivanti da composti fitochimici bioattivi, come alcuni alcaloidi non ancora scoperti che calmano i recettori nervosi e l’apparato digerente.

Ciò rende i nervi meno sensibili e riduce le infiammazioni. I benefici della melissa non si fermano qui.

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Quest’erba è una vera e propria panacea, in grado di portare benefici a quasi ogni area del corpo. Oltre all’alto contenuto di oligoelementi come boro, manganese, rame, cromo, molibdeno, selenio e ferro, la melissa contiene grandi quantità di silicio.

In più è una custode della vitamina B12, ovvero ne controlla le riserve e ne previene l’esaurimento.

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Esercita un’azione antiparassitaria, antivirale e antibatterica in tutto il corpo, combatte l’Epstein-Barr, l’herpes zoster e altri virus erpetici come l’HHV-6. È un’erba straordinaria per curare la tonsillite da streptococchi.

In più disintossica il fegato, la milza, i reni e aiuta a ridurre le infiammazioni alla vescica, perciò è estremamente utile per alleviare le cistiti interstiziali e le infezioni alle vie urinarie e abbassa l’eccessivo dannoso esubero di cortisolo.

MALATTIE
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Se hai una delle seguenti malattie, prova a introdurre la melissa nella tua vita.

Malassorbimento delle sostanze nutritive, laringite, cistite interstiziale, infezioni alle vie urinarie (comprese quelle alla vescica e ai reni), tonsillite, ipertensione, virus di Epstein-Barr/ mononucleosi, herpes zoster, HHV-6, attacco ischemico transitorio, infezioni da stafilococco, infezioni da Helicobacter pylori, sindrome da proliferazione batterica nell’intestino tenue, infezioni e altri problemi all’orecchio, ernia iatale, neuropatia, tigna, ansia, depressione, malattie della tiroide, affaticamento surrenale, emicrania, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, infezioni da streptococco alla gola, autismo, noduli alle ossa e alle ghiandole, malattia di Lyme, SLA, herpes simplex 1 (HSV-1), herpes simplex 2 (HSV-2), acne rosacea, osteopenia, sindrome dell’ovaio policistico, malattia di Ménière.

SINTOMI
Limoni, Balsamo Di Limone, Verde, Melissa, Succo, Cuoco

Se hai uno dei seguenti sintomi, prova a introdurre la melissa nella tua vita.

Inappetenza, disturbi del sonno, ansia, tensione o sensibilità allo stomaco, palpitazioni, vampate, sudorazione notturna, spalla congelata, mal di stomaco, gastrite, dolori addominali, gonfiore, gas, nervosismo, spossatezza, diarrea, frequente bisogno di urinare, accumulo di peso, debolezza agli arti, insufficienza digestiva, carenza di oligoelementi, mal di denti, febbre, convulsioni, sangue dal naso, infiammazioni, reazioni all’istamina, infiammazioni al cervello.

SUPPORTO EMOTIVO
Tè, Limone, Bevande, Limonata, Still Life, Teiera

Stress e insicurezza spesso ci fanno temere ciò che potrebbe esserci dietro l’angolo, così ci ritroviamo a passare notti insonni chiedendoci cosa capiterà a noi e alla nostra famiglia. Se hai paura di ciò che il futuro ha in serbo per te e per le persone che ami, la melissa può spazzare via le preoccupazioni donandoti un senso di pace.

INSEGNAMENTO SPIRITUALE
La melissa è una pianta dalle molteplici funzioni e c’insegna che anche noi lo siamo.

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Non dobbiamo focalizzarci necessariamente su un unico scopo: abbiamo molte opportunità per esplorare i nostri vari talenti e realizzare obiettivi diversi, alcuni dei quali li scopriremo strada facendo, altri li porteremo a termine senza neanche accorgerci che stiamo operando un cambiamento.

SUGGERIMENTI

Spezie, Cerfoglio, Melissa, Erba Cipollina, Timo, Cuoco

Prepara una tisana con foglie di melissa fresca in una brocca d’acqua esposta per qualche ora alla luce diretta del sole.

Il sole estrae e fortifica le proprietà curative della melissa, ottimizzando il suo profilo nutrizionale per aiutarti a guarire. Prova a usare alcune foglie di melissa per cucinare. Coltivala in un vaso sul davanzale, così ne avrai sempre a portata di mano qualcuna da tritare e aggiungere alle insalate per arricchirle di gusto e proprietà medicinali.

Se la prendi prima di coricarti, la melissa aiuta a calmare i nervi regalandoti un sonno ristoratore.

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TISANA DI MELISSA
Per due/quattro porzioni
Questa tisana è calmante e delicata. Il limone non si sovrappone al gusto discreto delle erbe, ma se vuoi aumentare la dose di limone fai pure: aggiungi più succo o più scorza per aumentarne l’intensità.
2 cucchiai di melissa
1 cucchiaino di scorza di limone
½ cucchiaino di foglie di timo fresco
1 cucchiaino di succo di limone

Frutta, Termometro, Vitamina C, Freddo

Mescola la melissa, la scorza di limone e il timo in una ciotola. Fai bollire quattro tazze d’acqua e metti un cucchiaino di miscela per ogni tazza.2 Lascia in infusione per almeno cinque minuti. Appena prima di servire, aggiungi il succo di limone in ogni tazza.

by (Anthony William cibi che ti cambiano la vita) modificato

Allergia

Malattia Espressione dell’AnimA

l’allergia è una iper/reazione a una sostanza riconosciuta pericolosa. Con riferimento alla capacità di sopravvivenza del corpo, il sistema difensivo proprio del corpo è la sua giustificazione. Il sistema immunitario del corpo forma antigeni contro gli allergeni e si difende così dai nemici.

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Negli allergici questa giusta difesa viene portata agli estremi. L’allergico si costruisce un’armatura e vede nemici dappertutto.

Un numero sempre più alto di sostanze viene dichiarato nemico e di conseguenza l’armatura diventa sempre più robusta, per poter fronteggiare tutti questi nemici. In campo militare armarsi è sempre un segno di aggressività, e così anche l’allergia è espressione di forte difesa e aggressività repressa nel corpo.

Salice, Famiglia Willow, Stami, Polline, Fiore

L’allergico ha problemi con la propria aggressività, che però in genere non ammette di avere e quindi neppure vive consapevolmente.
(Per evitare malintesi ricordiamo che noi parliamo di un aspetto psichico represso quando la persona in oggetto non lo percepisce consapevolmente in se stesso.

Può darsi però che viva molto bene questo aspetto – e tuttavia non riconosce in sé questa qualità.

Può però anche essere che la qualità sia stata tanto repressa che la persona non la vive nemmeno più. Quindi sia una persona aggressiva che una persona totalmente mite può aver represso la propria aggressività!).

Immagine correlata
Nel caso dell’allergia, l’aggressività è passata dalla psiche nel corpo e qui infuria: viene difesa e aggredita, combattuta e vinta.

Affinché questa piacevole occupazione non finisca troppo presto per mancanza di nemici, ecco che innocui oggetti vengono dichiarati nemici: pollini di fiori, peli di gatto o di cavallo, polvere, detersivi, fumo, fragole, cani o pomodori.

La scelta è illimitata – l’allergico non ha paura di niente – combatte con tutti e con tutto, però in genere dà la preferenza ai propri simboli favoriti.

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È noto quanto sia stretto il rapporto tra aggressività e paura.

Si combatte sempre ciò di cui si ha paura. Osservando più attentamente le sostanze cui di preferenza si è allergici, si scopre con facilità quali ambienti spaventino tanto l’allergico, al punto che li combatte appassionatamente in un rappresentante simbolico.

Troviamo in primo luogo i peli degli animali domestici, soprattutto quelli del gatto. Alla pelliccia del gatto (e alla pelliccia in generale) gli uomini associano moine e carezze – la pelliccia è morbida e avvolgente, tenera e tuttavia ” animalesca “.

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È un simbolo dell’amore e ha un riferimento sessuale (vedi gli animali di pezza con cui i bambini vanno a letto).

Lo stesso vale per la pelle di coniglio.

Nel cavallo la componente istintuale è più fortemente accentuata, nel cane quella aggressiva – anche se queste differenziazioni sono molto sottili e non fondamentali, perché un simbolo non ha mai confini netti.

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Lo stesso significato hanno anche i pollini di fiori, gli allergeni preferiti di tutti coloro che soffrono di raffreddore da fieno.

I pollini di fiore sono un simbolo di concepimento e riproduzione, e la primavera ” piena ” è la stagione in cui queste persone soffrono di più.

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Peli di animale e pollini come sostanze cui si è allergici mostrano che i temi ” amore “, ” sessualità “, ” impulso ” e ” fertilità ” sono carichi di paura e quindi evitati, non lasciati passare in quanto ritenuti aggressivi.

Lo stesso vale per la paura dello sporco, di ciò che non è puro, pulito, che si esprime nell’allergia per la polvere di casa. L’allergico cerca di evitare gli allergeni e anche gli ambienti corrispondenti, cosa nella quale la medicina piena di comprensione e le persone che gli vivono accanto lo aiutano volentieri.

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Ai giochi di potenza dell’ammalato anche qui non vengono posti confini: gli animali domestici vengono buttati fuori, nessuno può più fumare, eccetera. In questa tirannia nei confronti dell’ambiente circostante, l’allergico trova un buon campo di azione per realizzare la sua aggressività repressa senza che nessuno se ne accorga.


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Il metodo della ” desensibilizzazione ” è buono come idea, però bisognerebbe applicarlo non al piano fisico ma a quello psichico se si vuole avere veramente successo.

Infatti l’allergico può guarire soltanto se impara a confrontarsi consapevolmente con ciò che evita e teme, finché riesce a integrarlo nella coscienza e ad assimilarlo. Non si fa un buon servizio all’allergico incoraggiandolo nelle sue strategie difensive: lui deve conciliarsi coi suoi nemici, imparare ad amarli.

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Che gli allergeni esercitino sull’allergico esclusivamente un effetto simbolico e mai fisico/chimico, dovrebbe esser chiaro anche a un materialista incallito: basta che consideri che un’allergia ha sempre bisogno di coscienza per potersi manifestare.

Durante la narcosi non c’è allergia, e allo stesso modo tutte le allergie spariscono durante una psicosi.

In senso opposto, anche le immagini, come per esempio la fotografia di un gatto o una locomotiva sbuffante in un film, provocano nell’asmatico un attacco d’asma. La reazione allergica è assolutamente indipendente dalla sostanza dell’allergene.

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La maggior parte degli allergeni sono espressione di vitalità: sessualità, amore, fertilità, aggressività, sporco – in tutti questi campi la vita si mostra nella sua forma più vitale.

Però proprio questa vitalità che preme per manifestarsi incute una gran paura all’allergico, perché in ultima analisi egli ha un atteggiamento ostile nei confronti della vita. Il suo ideale è ciò che è sterile, non fertile, non fruttificante, la vita priva di impulsi e di aggressività – una condizione che quasi non merita di esser chiamata ” vita “.

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Non stupisce quindi che l’allergia in certi casi possa aumentare fino a creare pericolose malattie autoaggressive, in cui il corpo lotta e alla fine soccombe. In questo modo il proteggersi, chiudersi, incapsularsi ha raggiunto la sua forma più alta, quella che trova il suo compimento nella bara – la vera stanza priva di sostanze allergiche…

ALLERGIA = AGGRESSIVITÀ DIVENUTA MATERIA
L’allergico dovrebbe porsi queste domande:
1. Perché non consento alla mia aggressività di manifestarsi, ma la costringo a lavorare silenziosamente ai danni del corpo?
2. Di quali ambienti di vita ho tanta paura da evitarli?
3. A quali temi si riferiscono le mie allergie? Sessualità, voglie, aggressività, riproduzione, sporco nel senso dell’ambiente buio di vita?
4. Fino a che punto mi servo della mia allergia per manipolare chi mi vive accanto?
5. Come va col mio amore, con la mia capacità di ” far passare “?

(Dott. Thorwald Dethlefsen)

ECN

Allergie

La risposta del sistema immunitario contro sostanze innocue e farmaci:

una visione d’insieme dei meccanismi di attivazione dell’allergia e delle principali terapie farmacologiche disponibili.

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Si stima che circa il 20% della popolazione mondiale soffra di una o più forme di allergia. Il termine allergia è stato coniato nel 1904 dal pediatra austriaco C. von Pirquet, ed è una reazione a base immunitaria di un organismo in seguito al contatto avuto in precedenza con sostanze come i microrganismi, le tossine, i corpi proteici.

Le sostanze che provocano allergia sono chiamate allergeni.

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Ovviamente i tessuti più soggetti alle reazioni allergiche sono quelli più esposti all’ambiente esterno come pelle, vie respiratorie e sistema digerente, nei quali generalmente possiamo avere forme lievi, mentre quando la reazione interessa il sangue si può manifestare una forma molto grave di reazione chiamata anafilassi, che, se non tempestivamente trattata, può portare a morte.

Il sistema immunitario come principale responsabile della reazione allergica

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Il nostro organismo è dotato di un efficiente sistema immunitario il quale ha la funzione di difendersi dall’azione nociva delle sostanze estranee o dannose producendo gli anticorpi, sostanze in grado di legare selettivamente l’elemento patogeno per distruggerlo.

Gli anticorpi sono mediatori immunitari di natura proteica che riconoscono in maniera specifica una piccola parte proteica dell’allergene, chiamato antigene.

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Gli anticorpi legandosi al proprio antigene scatenano una reazione nel sito in cui avviene il legame, che attiva i globuli bianchi del sistema immunitario, i macrofagi, linfociti T ed i basofili.

Queste cellule rilasciano sostanze chimiche organiche, come l’istamina ed i leucotrieni responsabili della reazione allergica con manifestazioni più o meno intense prurito, naso che cola, tosse o affanno, e a volte anche per una sostanza apparentemente innocua per la maggior parte delle persone, come il polline dei fiori, alimenti come crostacei, glutine, solfiti, o gli stessi tessuti del corpo.

Ruolo dell’istamina e farmaci contro l’allergia

Fig.1 – Formula molecolare dell’istamina

L’istamina (Fig.1) è ubiquitaria nell’organismo, si trova nel sistema nervoso centrale (SNC) e in tutti i tessuti dell’organismo, specialmente in quelli a contatto con l’ambiente esterno. Viene sintetizzata a partire dall’aminoacido istidina ed immagazzinata nei mastociti.

L’istamina agisce legandosi ai propri recettori H1 posti nei tessuti dell’organismo; i farmaci antistaminici si legano in maniera specifica a questi recettori occupando il sito di legame dell’istamina senza attivarli.

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I farmaci antistaminici sono utilizzati per curare i disturbi dell’allergia localizzati quali rinite allergica, orticaria a dermatosi da contatto, quando l’istamina è l’unico mediatore chimico.

Al contrario non sono utili per altre manifestazioni come asma, allergia alimentare e shock anafilattico, perché in questi processi l’istamina non è l’unico mediatore.

I recettori H1 sono posti anche nel SNC, dove l’istamina, anche in assenza di reazione allergica, svolge un’azione eccitante, per cui il blocco massivo dei recettori H1 da parte dei farmaci antistaminici non selettivi provoca sonnolenza.

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I farmaci più recenti sono più selettivi per i recettori posti al di fuori del SNC e quindi inducono meno sonnolenza; tuttavia non sono privi di altri effetti collaterali come effetti anticolinergici (secchezza della bocca e delle vie aeree, ipertensione) e tossicità cardiaca. La terfenadina (Teldane®) entrò in terapia negli anni novanta, ma, a causa della sua influenza sul battito cardiaco, venne ritirato dal commercio.

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Tra i farmaci antistaminici più utilizzati: cetirizina (Cerchio®, Formistin®, Zirtec®), fexofenadina (Telfast®), loratadina (Clarityn®), desloratadina (Aerius®, Azomyr®), ebastina (Kestine®).

Altra classe di farmaci impiegati contro le reazioni allergiche più gravi come asma allergica o shock anafilattico, sono i cortisonici. Questi farmaci svolgono un’azione immunodepressiva bloccando l’azione delle cellule immunitarie. Tuttavia l’azione principale dei cortisonici rimane il blocco della produzione dei mediatori dell’infiammazione, a partire dalla cascata dell’acido arachidonico.

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I FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei) non devono essere assunti per curare i sintomi delle allergie poiché inducono un maggior rilascio dei leucotrieni, responsabili di broncospasmo e peggioramento dei sintomi dell’asma.

L’adrenalina viene impiegata come trattamento d’emergenza dello shock anafilattico; è un potente vasocostrittore che, una volta iniettato, provoca l’aumento della pressione sanguigna e stimola il battito cardiaco.

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La somministrazione avviene solo per via iniettiva, perché non viene assorbita se assunta per via orale. Esistono in commercio siringhe preriempite contenenti all’interno una dose di adrenalina utile per un primo intervento d’emergenza in caso di shock anafilattico.

Come sono classificate le reazioni allergiche?

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Le reazioni allergiche, in base al meccanismo di attivazione ed alla sintomatologia possono essere suddivise in quattro tipi:

Reazione di ipersensibilità di tipo I (o anafilattica): si genera in risposta ad antigeni ambientali molto diffusi, gli allergeni, che causano la produzione di specifiche IgE (immunoglobuline di tipo E) al primo contatto. La fase di sensibilizzazione all’allergene è asintomatica e le IgE prodotte si legano ai mastociti presenti nel derma e nelle mucose gastrointestinali e bronchiali.

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Ad ogni successivo contatto con lo stesso antigene, le IgE trasmettono un segnale di attivazione alla cellula, la quale scatena la reazione allergica rilasciando mediatori dell’infiammazione come istamina e prodotti dell’acido arachidonico (prostaglandine, leucotrieni, trombossani).

L’istamina svolge un’ampia varietà di effetti patologici attraverso l’attivazione dei sui recettori, come contrazione della muscolatura liscia (es. riduzione del lume bronchiale), aumento della permeabilità vasale (edema), aumento della secrezione di muco (naso che cola e lacrimazione), rossore della cute e prurito.

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Le pollinosi stagionali sono un tipico esempio di reazione allergica di tipo I.

Anche l’allergia alimentare è una reazione allergica di tipo I, ed ha un’incidenza intorno al 2% della popolazione adulta. Nei bambini, il dato sale al 3-7%, anche se, nella maggior parte dei casi, l’allergia viene superata con l’età scolare.

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Gli alimenti che più comunemente provocano l’allergia alimentare sono: latte e derivati, arachidi, frutta, crostacei, uova, soia. Quando la sostanza allergizzante entra in contatto con il tratto gastrointestinale, i mastociti presenti nella mucosa liberano istamina, che provoca crampi, dolore addominale, vomito e diarrea.

Nella grave condizione di shock anafilattico la presenza dell’allergene nel sangue causa attivazione generalizzata dei mastociti annessi al tessuto connettivo dei vasi sanguigni; ciò provoca un massivo rilascio di istamina e mediatori dell’infiammazione nel sangue, causando aumento della permeabilità vasale e contrazione generalizzata della muscolatura liscia.

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Reazione di ipersensibilità di tipo II: queste reazioni allergiche sono mediate da anticorpi IgM ed IgG liberi, che non riconoscono più le cellule dell’organismo come proprie, e sviluppano aggressività nei loro confronti provocandone la distruzione e causando una reazione infiammatoria.

Questo può avvenire in seguito a trasfusioni di sangue tra gruppi sanguigni incompatibili (esempio trasfusione di sangue AB positivo in paziente con gruppo sanguigno 0 negativo), o nell’incompatibilità materno-fetale (Rh).

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Anche la somministrazione di farmaci che alterano le membrane delle cellule provocano reazioni di ipersensibilità di tipo II; la penicillina, ad esempio, si lega alla superficie dei globuli rossi, formando dei nuovi determinanti antigenici, riconosciuti come estranei dal sistema immunitario.

La conseguenza è lo sviluppo di una reazione che provoca emolisi dei globuli rossi (rottura del globulo rosso con rilascio di emoglobina nel sangue).

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Anche la tiroidite autoimmune (malattia di Hshimoto) è una reazione di ipersensibilità di tipo II, prodotta dall’azione degli anticorpi IgG specifici contro le componenti cellulari delle cellule della tiroide (contro il recettore del TSH o la tireoglubulina ad esempio).

Nella malattia di Hshimoto può presentarsi anche una reazione citotossica mediata dai linfociti T che causa la distruzione della ghiandola.

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Reazioni di ipersensibilità di tipo III: sono malattie causate dagli immunocomplessi; gli immunocomplessi si formano tra antigeni solubili ed anticorpi di classe IgG, presenti nel circolo sanguigno.

Il deposito di questi immunocomplessi in vari distretti dell’organismo può provocare una reazione infiammatoria dannosa per i tessuti circostanti, come nel caso dell’artrite (deposito di immunocomplessi nelle articolazioni). Anche il lupus eritematoso è una malattia infiammatoria cronica provocata dal deposito degli immunocomplessi nei tessuti connettivi.

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Reazioni di ipersensibilità di tipo IV: detta anche ipersensibilità ritardata. Il diabete di tipo I, l’artrite reumatoide e la sclerosi multipla sono esempi di malattie autoimmuni provocate da una reazione di ipersensibilità di tipo IV.

Nelle dermatiti da contatto i linfociti T si attivano in risposta a sostanze ambientali che entrano in contatto con la pelle, come nichel, cobalto e cromo. La prima esposizione a queste sostanze non genera sintomi, ma provoca lo sviluppo delle cellule della memoria che riconosceranno la sostanza come patogena e attiveranno in seguito la risposta immunitaria.

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Le reazioni immunitarie mediate dai linfociti T forniscono ampia protezione contro batteri, funghi o protozoi, ma può essa stessa causare malattia quando la sensibilizzazione dei linfociti T avviene ad opera di sostanze chimiche ambientali o cellule dell’organismo.

Le cellule della memoria di tipo Th1, una volta entrate in contatto con l’antigene dell’allergene, sono poi in grado di riconoscerlo, in seguito a successive esposizioni, ed attivare i linfociti T specifici (CD4+ e CD8+), globuli bianchi in grado di portare a morte la cellula bersaglio.

Dr. Michele Pelizzari 

Patologie autoimmuni

In condizioni sono normali, solo pochi antigeni alimentari riescono superare la parete intestinale e vengono subito neutralizzati.

Se la quantità di questi antigeni elevata, le cellule dell’immunità aspecifica, i mastociti e le IgM immature, si saturano permettendo che altri antigeni attraversino la mucosa intestinale provocando una elevata risposta anticorpale.

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Quando questi antigeni sono anche allergeni tramite il torrente circolatorio arriveranno alle mucose della vie respiratorie e alla cute, zone corporee ricche di anticorpi specifici, le IgE.

Queste, andandosi a legare ai mastociti he hanno riconosciuto l’antigene, provocheranno la liberazione di mediatori chimici.

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Quando la quantità di questi antigeni è elevata, gli anticorpi IgA e le Cellule M si saturano, permettendo che altri antigeni attraversino la mucosa intestinale passando tra le giunzioni infracellulari.

Parte di questi antigeni viene bloccata dagli anticorpi IgG e IgM; un’altra parte stimola la produzione di anticorpi IgE in situ, e ciò che resta entra nel sangue ed arriva nel fegato.

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A questo punto le cellule di Kuppfer del fegato, ovvero dei macrofagi specializzati, cercano di neutralizzarli, ma se anche questa barriera viene superata, gli antigeni alimentari riescono ad entrare in circolo e possono raggiungere delle sedi distanti, quali la cute o la mucosa nasale e polmonare dove sono presenti numerosi mastociti.

La reazione dei mastociti provoca la liberazione di mediatori chimici, tra cui l’istamina, con scatenamento di una reazione allergica che può manifestarsi come asma, orticaria, dermatite o rinite.

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Tra i mediatori vi sono anche fattori chemiotattici che richiamano nella zona altri globuli bianchi (Eosinofili, Neutrofili e Basofili) responsabili della reazione tardiva che spesso si può osservare nelle manifestazioni allergiche e che può avvenire da 4 ore dopo, fino al giorno seguente, al momento in cui è stato riconosciuto l’antigene in gioco.

Alcune proteine animali, specie quelle del maiale, sono assai simili a quelle del corpo umano.

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Se alcune di queste proteine non completamente digerite riescono a superare la barriera creata dalla mucosa intestinale sotto forma di peptidi, questi attivano una risposta anticorpale.

Data la loro natura ammino acidica, possono accumularsi presso zone di proteine dei tessuti a loro simili.

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Siccome le cellule considerate “nemiche” sono assai simili a quelle dell’area in cui sono state localizzate, vi è il rischio che gli anticorpi inizino a colpire anche quelle di quell’area, ovvero dello stesso corpo a cui appartiene, dando così origine ad una malattia autoimmune.

(Prof. Paolo Mainardi)

dal libro: Alla Ricerca dell’Una Medicina