Domande e risposte

Cambia il tuo approccio mentale

Ora vorrei affrontare gli aspetti mentali ed emotivi che entrano in gioco con la TMM. Quando cambi in maniera decisiva lo stile di vita, oltre a tutte le informazioni necessarie devi avere mente e cuore aperti per non limitare le opportunità di successo. Perché sprecare tempo con false partenze?

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Le ricerche dimostrano che una dieta ad alto apporto di grassi può innescare in pochi giorni importanti e poderosi cambiamenti nella tua salute. Con le informazioni e l’ispirazione necessarie ricaverai il massimo dal tuo nuovo stile di vita improntato alla combustione dei grassi.

Un atteggiamento positivo ti aiuterà a ottenere grandi benefici fin dall’inizio, per poi incrementarli.

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Forse hai scelto questo libro perché stai affrontando un serio problema medico, una malattia in fase acuta, come il cancro terminale, o cronica, come il diabete, il sovrappeso o la fibromialgia. In qualunque punto ti collochi nello spettro tra salute e malattia, prima di passare all’azione è necessario un cambiamento di mentalità:

devi iniziare a percepirti come parte attiva e autonoma nel tuo benessere. È un approccio diverso da quello adottato dal sistema medico convenzionale, che considera il soggetto un semplice destinatario delle cure: i medici prendono le decisioni e tu le segui. È una dinamica frutto dell’arroganza.

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Molte persone sono spaventate, si sentono poste davanti a qualcosa di più grande di loro e cercano una “pillola magica” che sia semplice, rapida ed efficace; affidarsi completamente alle cure di un medico implica il minimo sforzo e la massima fiducia.

Invece di assumere un ruolo attivo nelle decisioni che riguardano la loro salute, questi individui vogliono che i medici “risolvano” il problema, stabiliscano la “migliore” linea d’azione e sappiano qual è il passo giusto da compiere in ogni momento.

Coinvolgi il tuo medico nel viaggio con la TMM

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Se hai letto fino a qui vuol dire che sei intenzionato ad agire diversamente. Ti stai informando su modalità collaudate per assumerti maggiori responsabilità e riprenderti il controllo sulla tua salute. Ora che abbiamo superato la fase delle informazioni e stiamo passando all’attuazione, dovrai fare un salto di qualità, rafforzare la tua determinazione e diventare il protagonista attivo del tuo viaggio verso il benessere.

Quando cominci la dieta basata sulla combustione dei grassi, considerati un copilota e informa i tuoi medici del percorso che stai intraprendendo.

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Anche se non ti serve il loro permesso per cambiare dieta, è bene che tutti coloro che partecipano alla cura della tua salute siano consapevoli delle azioni che stai per compiere autonomamente, dalla pianificazione dei pasti, agli integratori, alle terapie complementari (come l’agopuntura, la chiropratica, i massaggi e altre terapie olistiche).

I medici che ti seguono devono essere informati per due motivi: 

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1) nel tuo stato di salute potrebbero esserci degli elementi da monitorare con attenzione 
2) se i tuoi medici sanno che stai adottando un nuovo regime alimentare, anche se non credono che avrà dei benefici, non potranno negare i cambiamenti che vedranno in te. Magari continueranno ad attenersi al protocollo basato sulle prove, ma forse, alla luce dei tuoi progressi, cambieranno atteggiamento e sosterranno i tuoi sforzi.

Io spero che i cambiamenti che vedranno in te li incoraggino a prendere sul serio questo programma e a svolgere delle ricerche in proposito; e magari anche ad aprire gli occhi e a scoprire il potere del cibo nella cura delle malattie.

Come gestire le comuni obiezioni alla TMM

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Il mio medico dice che la dieta non incide sulla mia condizione.
Molti medici non hanno ricevuto un’adeguata formazione in materia di nutrizione e possono essere scettici sull’efficacia dei cambiamenti alimentari per trattare o prevenire le malattie.

Prendi questa obiezione come il semplice segnale di una lacuna fatale nel sistema di formazione dei medici, non come una prognosi personale di successo o fallimento. Se i medici credono che la dieta non abbia importanza, dovrebbero credere anche che cambiare alimentazione non può farti alcun male.

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Il mio medico dice che non c’è un riscontro scientifico al fatto che una dieta ad alto contenuto di grassi abbia un effetto terapeutico.
Finora l’unica prova scientifica degli effetti benefici di una dieta ad alto apporto di grassi e a basso contenuto di carboidrati riguarda i bambini affetti da epilessia resistente ai farmaci.

Questo non significa che la dieta non funzioni anche per altre condizioni;

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significa solo che gli esperimenti necessari per dimostrarne l’efficacia non sono ancora stati condotti e richiederebbero ingenti finanziamenti, che di solito non vengono destinati agli esperimenti sull’alimentazione. Ricorda: non ci sono studi che dimostrano che la dieta non funziona. Per un elenco esauriente d’importanti studi recenti sugli effetti delle diete ad alto contenuto di grassi.

Il mio medico non vuole che io mangi così tanti grassi.

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Negli ultimi anni alcuni brillanti ricercatori hanno iniziato a sfatare il mito secondo cui l’apporto di grassi giornaliero non debba superare il 20-35 per cento del fabbisogno calorico complessivo. Hanno scoperto che i carboidrati in eccesso – specialmente quelli facilmente digeribili che derivano dai cereali, dagli amidi e dalla frutta – sono la causa primaria di molte malattie croniche che deteriorano la salute dall’infanzia in poi.

Questo programma alimentare è troppo restrittivo e difficile da attuare. Non voglio pesare tutto ciò che mangio. Pesare gli alimenti, registrare il tuo consumo di cibo e testare i livelli di glucosio può sembrare noioso, ma non sei costretto a documentare tutto minuziosamente fin dall’inizio.

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Comincia a registrare i dati e a svolgere i test per quanto riesci, poi aumenta gradualmente le annotazioni man mano che ti abitui agli altri aspetti del programma.

Rifletti per un istante su quanto sono gravose, costose e spiacevoli le terapie convenzionali:

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la chemioterapia, la radioterapia, gli interventi chirurgici e i farmaci potenzialmente letali sono terribilmente pesanti, così come lo è la frustrazione che provi per non riuscire a perdere peso o il senso d’impotenza per aver perso il controllo sul tuo corpo e sulla tua salute.

È vero che la TMM non è una cura, ma è un potente intervento sui fondamenti del metabolismo che dà al tuo corpo la spinta iniziale per avviare il processo di guarigione. Ovviamente questo richiede impegno da parte tua nell’attuare il piano. Ma i vantaggi superano di gran lunga i piccoli inconvenienti, come dover pesare il cibo e tenere documentati i tuoi progressi.

Per seguire questo programma pianificare in anticipo tutti i pasti.

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Miriam Kalamian, una nutrizionista specializzata nell’aiutare i malati di cancro ad adottare una dieta ad alto apporto di grassi, se lo sente dire spesso, ma sa che in realtà l’adozione del programma può essere molto semplice.

Miriam ha offerto una preziosa consulenza a questo libro e insieme abbiamo sviluppato tre diversi metodi per intraprendere la TMM, che definiamo “trampolini”, e di cui parleremo nel prossimo capitolo. Tu pensi di dover pianificare tutti i pasti in anticipo, ma in realtà devi pensare al nuovo programma un pasto alla volta.

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Se ti senti sopraffatto al solo pensiero di questi cambiamenti, inizia a inserire nella tua dieta un pasto al giorno ad alto apporto di grassi e ti sarà più facile arrivare a un’intera giornata di cibi con queste caratteristiche.

Ci sono molte risorse che possono aiutarti a preparare una pianificazione dettagliata e personalizzata dei pasti: siti web, libri di ricette e persino servizi di pianificazione alimentare. Ma non hai bisogno di un piano predefinito per cominciare. Più t’impegni personalmente nelle ricerche e nei processi decisionali, più sarai in grado di far funzionare la TMM in base alle tue particolari condizioni di salute.

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Se senti che ancora troppi ostacoli t’impediscono di attuare questi cambiamenti, prova a lavorare con un coach per la salute o un nutrizionista specializzato in diete terapeutiche ad alto apporto di grassi. Molto probabilmente ti bastano poche ore di consulenza per creare la tua personale tabella di marcia.

Il mio medico non vuole che io perda peso.

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Se sei normopeso o appena sopra il peso ideale, perdere qualche chilo può aiutarti a guarire alcune condizioni che favoriscono lo sviluppo di malattie, come la resistenza all’insulina. Se però hai una malattia come il cancro, probabilmente il tuo dottore non vuole che tu dimagrisca.

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Un dimagrimento non voluto infatti può indicare che non stai tollerando bene le cure prestabilite o che la malattia sta progredendo.

Se invece sei sottopeso stabilisci un programma alimentare ad alto apporto di grassi che preveda più calorie di quelle che servirebbero per mantenere il tuo peso attuale, così da prendere qualche chilo durante il programma.

Non posso permettermi cibi biologici/non trovo prodotti alimentari di alta qualità nella mia zona.

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Non è un grosso problema. È preferibile lavorare nell’ambito di queste limitazioni piuttosto che rinunciare ad apportare cambiamenti benefici. Fai il meglio che puoi a partire dalla tua situazione attuale in termini di salute, capacità di cucinare, risorse economiche e disponibilità di cibo.

L’importante è che t’impegni seriamente a cominciare. Quando avrai sperimentato personalmente i benefici del cambiamento – per esempio vedrai la glicemia scendere a livelli più sani – sarai motivato a migliorare la qualità dei cibi che consumi seguendo il programma.

Non ho tempo per fare la spesa e preparare i pasti.

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Questa è un’altra difficoltà che gli assistiti da Miriam sottolineano di frequente. Ecco il suo consiglio: probabilmente passi già molto tempo al supermercato e in cucina. Cerca ricette di piatti facili da preparare, che siano ad alto apporto di grassi e a basso contenuto di carboidrati e che pensi potrebbero piacerti, poi vedi se hai già tutti gli ingredienti.

Se non ce li hai, aggiungili alla tua lista della spesa. Un’altra possibilità: chiedi aiuto ai tuoi amici e familiari. Forse all’inizio non ti daranno esattamente il supporto che vorresti ma è comunque un passo nella giusta direzione.

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Devo tenere in casa cibi non previsti dalla TMM per i miei figli (o per il mio compagno).
La verità è che questi cibi non fanno bene ai tuoi familiari come non fanno bene a te. Se è vero che non puoi costringere gli altri ad adottare la TMM, puoi dare il buon esempio passando a un regime di combustione dei grassi:

prendila come un’opportunità per migliorare la salute di tutta la famiglia. Per di più, i tuoi figli e il tuo compagno avranno sempre molte occasioni di mangiare gli altri cibi fuori casa; non c’è bisogno che il tuo frigorifero e la tua dispensa siano pieni di cibi carichi di zuccheri e carboidrati.

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Se vuoi tenere alimenti che non favoriscono la combustione dei grassi ma sono di alta qualità – in particolare se sono adatti ai membri più giovani della famiglia – conservali in un’area designata chiaramente come “non TMM”. Poi accetta il fatto che quest’area per te è inaccessibile.

Il mio medico/un mio amico dice che mi verranno i calcoli ai reni.

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La TMM cambia la dinamica con cui i reni gestiscono il sodio e questo può provocare un maggiore rilascio di sodio e acqua. Il rischio che si formino calcoli renali aumenta se non sei ben idratato, perché le urine conterranno concentrazioni più elevate di sostanze – tra cui il calcio, l’ossalato, l’urato, la cisteina, la xantina e il fosfato – che possono precipitare e formare dei calcoli.

Alcuni cibi previsti dalla TMM sono ricchi di ossalati e anche questo può contribuire alla formazione di alcuni tipi di calcoli renali.

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Se nella tua anamnesi personale o familiare ci sono i calcoli ai reni, parla con il tuo medico per valutare l’eventualità di assumere un integratore a scopo profilattico, come il citrato di potassio, che si vende dietro prescrizione medica. Quando si segue la TMM bisogna sempre mantenersi ben idratati bevendo ogni giorno molta acqua filtrata.

Se il tuo medico non riconosce il tuo diritto di partecipare alle decisioni che riguardano la tua salute o non comprende il tuo punto di vista e le tue preoccupazioni, cercane uno nuovo. Hai bisogno di una squadra di supporto, specialmente se hai un serio problema di salute. E ogni membro che la compone è importante.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Tutto ciò che una Donna deve Conoscere di Sè

Cancro alla gola e cancro alla cervice dell’utero: la vera causa è il papilloma virus o la disbiosi?

Lo studio Prevalence and significance of human papillomavirus in oral tongue cancer: the Mayo Clinic experience (“Prevalenza e significatività del papilloma virus umano nel cancro orale della lingua: l’esperienza della Clinica Mayo”) , giunge alle seguenti conclusioni:

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I nostri dati suggeriscoono che l’incidenza dell’HPV nel cancro orale della lingua sia basso e che difficilmente giochi un ruolo significativo nell’eziologia, patogenesi, e nell’insorgenza clinica del cancro orale della lingua. In oltre, l’HPV difficilmente costituisce un fattore significativo nell’aumento del cancro orale della lingua nella popolazione giovane.

Interessante è anche l’articolo Understanding the link between HPV and oropharyngeal cancers

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(“Comprendere il legame tra il virus HPV e i tumori orofaringei”) .

In esso sebbene si affermi che “la ragione per vaccinare sia ragazzi che ragazze contro l’HPV è il fatto che i tumori orofaringei si verificano sia negli uomini che nelle donne”, si dichiara altresì che “Nonostante la letteratura confermi che l’HPV sia un fattore di rischio, l’infezione non è né necessaria né sufficiente affinché si manifesti il carcinoma squamoso del collo e della testa.”

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Non c’è da stupirsi, visto che la correlazione tra cancro della cervice dell’utero ed infezione da HPV è alquanto debole:

secondo quanto riportano le statistiche ufficiali ci sarebbe un caso su 100 di infezione da HPV che causerebbe alla lunga un cancro alla cervice. In effetti sebbene una infezione da virus HPV colpisca in genere oltre il 75% delle donne, la percentuale delle donne che sviluppa un tumore è decisamente molto minore.

Secondo la medicina ufficiale infatti solo in una piccola percentuale dei casi di infezione il sistema immunitario non riesce a liberarsi del tutto dal virus, che invece persiste ed alla fine causa il cancro, con un tempo di latenza addirittura di decenni .

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Ma se anche dovessimo credere a questo nesso causale, non ci sarebbe da sospettare che il vero problema sia la debolezza del sistema immunitario (che come dipende in gran parte dai microrganismi simbionti, come viene precisato più avanti nel capitolo relativo)?

L’articolo Prevalent high-risk HPV infection and vaginal microbiota in Nigerian women mostra infatti che le infezioni da HPV ad alto rischio sono correlate ad una carenza di Lactobacilli nel microbiota vaginale delle donne.

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Sul fronte dei medici scettici sulla correlazione tra virus HPV e cancro alla cervice ci sono anche dei medici come Peter Duesberg (virologo) e Sergio Stagnaro .

I medici che dissentono dall’ipotesi di relazione causate tra HPV e cancro sospettano che una delle possibili cause o con-cause sia l’abitudine (abilmente diffusa dalle solite campagne pubblicitarie) da parte di molte donne occidentali di lavarsi con i cosiddetti “prodotti per l’igiene intima”, ovvero mettendo in contatto con la mucosa vaginale delle sostanze chimiche artificiali.

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La mucosa vaginale, come tutte le mucose del nostro corpo (e non solo quella intestinale) ospita una microflora composta da batteri ed altri micro-organismi benefici che tengono sotto controllo la presenza dei microorganismi patogeni.

Quando una donna o una ragazza assume pillole anticoncezionali, oppure quando assume antibiotici, anti-infiammatori, neurolettici (ed altri farmaci ancora) la flora benefica viene decimata e quella patogena prende il sopravvento causando una condizione patologica detta disbiosi,

che si manifesta a livello delle varie mucose del nostro corpo) predisponendo l

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’organismo a varie malattie; ovviamente più è lungo il periodo di utilizzo dei farmaci che danneggiano la flora benefica più profondo è il danno, sia per la flora della vagina che per quella dell’intestino.

Per di più, come mostra in maniera dettagliata la dottoressa Campbell-McBride nel suo libro,

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tale condizione di squilibrio ha un effetto negativo sul sistema immunitario e quindi predispone allo sviluppo di varie forme di cancro (vedi più avanti il capitolo ad esso relativo). Non è un caso che tra le donne che assumono la pillola la candidosi sia un fenomeno alquanto frequente (come riportato nel capitolo precedente).

La dottoressa Campbell afferma nel suo libro che quasi ogni farmaco assunto per via orale per lunghi periodi di tempo rischia di danneggiare la flora benefica che si trova sulla mucosa intestinale;

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che dire allora dell’effetto di frequenti lavaggi alle parti intime con prodotti chimici artificiali che vanno a contatto con le mucose degli organi genitali e con la loro flora batterica? Ps. (sarebbero sufficienti gli Idroalti con alcune gocce di oli essenziali dove necessario).

E cosa dire di un’alimentazione scorretta, basata sul consumo di farine raffinate, ossidate, processate, cibi zuccherati, ed altri prodotti assolutamente innaturali? Una tale alimentazione concorre alla genesi della disbiosi e indebolisce a sua volta il sistema immunitario (per non parlare dello stato di salute complessivo) predisponendo al cancro.

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Adesso vogliono farci credere che l’HPV sia causa non solo del cancro al collo dell’utero, ma anche dei tumori alla bocca e alla faringe, guarda caso altri organi dove si trovano mucose ricoperte da batteri benefici, batteri che diversi farmaci danneggiano in maniera spesso irreversibile. 

Come fare allora ad incolpare un virus come causa di questi tumori quando esso potrebbe essere solo un agente opportunistico che si insedia quando, a causa della disbiosi, lo stato delle mucose (e dell’organismo in generale) degenera e le difese immunitarie si abbassano? È il terreno che va modulato e rieducato per l’appunto.

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In effetti dal punto di vista statistico la correlazione tra infezione da virus HPV e cancro al collo dell’utero è quasi assente, e di prove di una relazione causale ce ne sono ben poche.

Senza per questo escludere la possibilità che diverse infezioni da parte di differenti ceppi di virus HPV possa concorrere alla genesi di un tumore alla cervice, ci sarebbe da chiedersi come mai un virus che convive con l’uomo da secoli (o forse da millenni) possa arrivare a causare un tumore così diffuso solo in tempi moderni.

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Se anche tale virus fosse una delle possibili concause, solo una disbiosi, causando un abbassamento delle difese immunitarie, può giustificare una inusitata aggressività e pericolosità del virus; in fondo anche la Candida, in situazione di equilibrio della microflora intestinale, è presente nei soggetti sani ma in piccole quantità del tutto innocue.

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A riprova di quanto su esposto cito l’articolo scientifico The vaginal and gastrointestinal microbiomes in gynecologic cancers: a review of applications in etiology, symptoms and treatment (“Il microbioma della vagina e quello gastrointestinale nelle forme di cancro ginecologico: una rassegna delle applicazioni in eziologia sintomi e trattamento”) nel cui abstract leggiamo:

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Recenti studi indicano che le alterazioni nel microbioma possono essere implicate in un certo numero di malattie, incluso il cancro.

Più specificatamente, cambiamenti nei microbiomi dell’intestino e della vagina possono essere associati ad una varietà di tipologie di cancro ginecologico, tra i quali il cancro della cervice, dell’utero e delle ovaie.

Tra l’altro la stessa medicina ufficiale pensa anche ad altri possibili fattori causali come la pillola anticoncezionale (ed il meccanismo pillola-disbiosi-cancro è pure perfettamente logico).

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Se una donna su 100 colpita da HPV sviluppa cancro alla cervice dell’utero, qual è la percentuale delle donne che usano o hanno usato la pillola anticoncezionale prima di sviluppare la stessa malattia? All’incirca venti volte di più, eppure si consiglia di somministrare il vaccino contro il Papilloma virus invece che di smettere l’uso della pillola anticoncezionale.

Di fronte a questi dati e a queste considerazioni cosa si può pensare di certi organi di stampa che sbandierano in maniera sensazionalistica la notizia che il sesso orale potrebbe provocare un cancro nella regione orofaringea per tramite del papilloma virus?

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Che siccome non si fanno abbastanza soldi (ed abbastanza danni) con le vaccinazioni alle donne ed alle ragazze qualcuno ha bisogno di allargare il mercato e di fare altri soldi (ed altri danni) vaccinando anche i ragazzi e gli uomini.

La vaccinazione per altro, anche a causa delle sostanze chimiche alquanto discutibili (per così dire) che contiene come eccipienti e adiuvanti, può aggravare una condizione pre-esistente di disbiosi; lo dimostra ampiamente la dottoressa Campbell-McBride nel suo libro.

Bella, Donna, Capelli, Biondo, Capelli Lunghi, Ritratto

Il vaccino contro il papilloma virus allora previene il cancro? Per rispondere a tale domanda consiglio anche la lettura dell’articolo della giornalista Gioia Locati intitolato “Il vaccino anti HvP non previene il cancro” che risponde in maniera tassativamente negativa.

Altre informazioni sul vaccino contro papilloma virus ed i suoi potenziali effetti nocivi (talora persino mortali) sono ampiamente disponibili sul mio libro “Dalla scienza marcia al nuovo ordine mondiale”

Ritratto, Adulto, Donna, Persone, Espressione Facciale

Mantenerlo, Rieducare il Proprio Microbioma è una Tua Personale Responsabilità <3Si Sempre Sempre Sempre Consapovele e Informata di TE :*

Pubblicato su Journal of oral and maxillofacial surgery 2008 Sep;66(9):1875-80. doi: 10.1016, autori Liang X H, Lewis J, Foote R, Smith D, Kademani D; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18718395
Pubblicato su Journal of the American Academy of Physician Assistants 2009 Oct;22(10):42-6., autori Sedrak M, Rizzolo D; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19902832.
Vedi l’articolo Advances in prevention of cervical cancer and other Human Papillomavirus-related diseases, pubblicato su Ped Infect Dis J 2006; 25:S65-81, autori Frazer IH, Cox JT, Mayeaux EJ, Franco EL, et al.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16462611.
Pubblicato su Epidemiology and Infection 2015 Jun 11:1-15. [Epub ahead of print], autori Dareng E O, Ma B, et al.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26062721.
www.willi-maurer.ch/PDF/DonneVaccinoPapillo.pdf 
http://sergiostagnaro.wordpress.com/…/la-favola-dei-papill…/ 
Pubblicato in Gynecological Oncology, 2015 Jul;138(1):190-200. doi: 10.1016/j.ygyno.2015.04.036., autori Chase D1, Goulder A2, Zenhausern F2, Monk B1, Herbst-Kralovetz M3; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25957158.

https://www.facebook.com/groups/metodoruffini/

Glutine caseina autismo e malattie mentali

Disbiosi

Nell’articolo Autism and Schizophrenia:

Intestinal Disorders (“Autismo e schizofrenia: disordini intestinali”) gli autori riferiscono che, dopo avere preso atto di lavori e ricerche precedenti che identificavano nelle gluteomorfine e caseinomorfine una possibile causa sia di schizofrenia che di autismo , hanno “riscontrato dei pattern simili nei picchi dei peptidi”, ma non solo.

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Infatti nella stragrande maggioranza dei pazienti schizofrenici e dei bambini autistici osservati nel corso di questo studio sono stati trovati alti livelli di anticorpi al glutine ed alla caseina.

Per l’esattezza:

Alti livelli di anticorpi IgG alla gliadina sono stati trovati nell’87% dei pazienti autistici e nell’86% degli schizofrenici, ed alti livelli di anticorpi IgG alla caseina bovina sono stati trovati nel 90% dei bambini autistici e nel 93% dei pazienti schizofrenici.

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Alti livelli di anticorpi IgA al glutine o alla gliadina sono stati trovati nel 30% dei bambini autistici mentre nei pazienti schizofrenici l’86% aveva elevati anticorpi IgA al glutine e il 67% alla caseina; alcuni bambini e adulti normali hanno questi anticorpi ma solo in tracce.

I risultati di questo studio sono per davvero strabilianti, giacché con una dieta senza glutine e senza caseina è scomparsa la presenza di peptidi nelle urine e sono diminuiti i comportamenti anomali. L’ 81% dei bambini autistici dopo tre mesi di questo regime dietetico hanno mostrato miglioramenti riguardo alla maggior parte delle categorie di disturbi comportamentali.

E le conclusioni sono ovviamente che:


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I nostri dati forniscono sostegno alla proposta che molti pazienti con schizofrenia o autismo soffrono a causa dell’assorbimento di esorfine formate nell’intestino dalla digestione incompleta del glutine e della caseina.

L’articolo The gluten connection: the association between schizophrenia and celiac disease (“La questione del glutine: l’associazione tra schizofrenia e la celiachia”) consiste in un’analisi della letteratura precedente sul rapporto tra schizofrenia e intolleranza al glutine; il risultato è che una gran parte dei pazienti migliora passando ad una dieta senza glutine, ma non tutti.

Si legge infatti nell’abstract dell’articolo che:

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È stata condotta una rivista della letteratura relativa all’associazione tra schizofrenia e celiachia (intolleranza al glutine). (…)

Una drastica riduzione, se non una completa remissione dei sintomi schizofrenici dopo che si è iniziato ad eliminare il glutine, è stata notata in vari studi. Tuttavia ciò succede in un sottogruppo di pazienti schizofrenici.

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http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3641836/
Interessante è anche l’articolo Neurologic and Psychiatric Manifestations of Celiac Disease and Gluten Sensitivity

(“Manifestazioni neurologiche e psichiatriche della celiachia e sensibilità al glutine”) tra i cui autori ritroviamo ancora l’ottimo Alessio Fasano, uno dei più importanti studiosi e ricercatori del settore. 

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Nell’abstract dell’articolo leggiamo che sia la celiachia che la sensibilità al glutine possono presentari con una varietà di co-morbidità neurologiche e psichiatriche, tuttavia, sintomi extraintestinali possono essere i primi a manifestarsi nei malati di sensibilità al glutine.

Tuttavia la sensibilità al glutine resta un fattore che non viene trattato e non viene riconosciuto come concausa di manifestazioni psichiatriche e neurologiche.

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Dohan nel 1966 aveva osservato che la schizofrenia era molto rara e si manifestava in forma leggera nei paesi in cui non si mangiavano cereali col glutine, mentre era più diffusa e si manifestava in forma più grave nei paesi in cui i cereali contenenti glutine costituivano una larga parte della dieta.

Pubblicato su Acta Psychiatrica Scandinava 2006 Feb;113(2):82-90, autori Kalaydjian A E, Eaton W, Cascella N.

http://www.springerlink.com/content/g1g20672k01476mg/
http://www.interpuntonet.it/article.php?id=976
http://abcnews.go.com/…/orange-juice-moms-secret-ing…/story….
http://www.naturalnews.com/032659_arsenic_chicken.htmlhttp://grist.org/…/2011-06-08-fda-admits-supermarket-chick…/
Articolo pubblicato il 6/8/2011, scritto da Marie Clare Jalonick dell’Associated Press http://www.usatoday.com/…/2011-06-08-fda-chicken-arsenic_n.…
Pubblicato su Nutritional Neuroscience 2000, 3: 1, 57 — 72, autori Robert Cade, Malcolm Privette, Melvin Fregly, Neil Rowland, Zhongjie Sun, Virginia Zele, Herbert Wagemaker, Charlotte Edelstein; http://www.fooddetective.pl/…/No%2038.%20Cade%20Autism%20an….

http://www.springerlink.com/content/g1g20672k01476mg/
http://www.interpuntonet.it/article.php?id=976
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Articolo pubblicato il 6/8/2011, scritto da Marie Clare Jalonick dell’Associated Press http://www.usatoday.com/…/2011-06-08-fda-chicken-arsenic_n.…
Pubblicato su Nutritional Neuroscience 2000, 3: 1, 57 — 72, autori Robert Cade, Malcolm Privette, Melvin Fregly, Neil Rowland, Zhongjie Sun, Virginia Zele, Herbert Wagemaker, Charlotte Edelstein; http://www.fooddetective.pl/…/No%2038.%20Cade%20Autism%20an….

Ciclo Mestruale

Asse Intestino – Ciclo Mestruale 

“Ci piace molto dare la colpa agli altri, ma non è sempre così. Molte sono le patologie la cui incidenza sta aumentando l’autismo è passato da 1 su 10000 a 1 su 63, così le patologie autoimmuni e la celiachia.

Bella, Ragazza, Donna, Giovane, Ritratto, Femminile

Alla base c’è un indebolimento dell’intestino. L’intestino è fondamentale per la fertilità della donna, se debole, la Natura mette dei blocchi, che ci divertiamo a forzare senza risolverli. Durante la gravidanza l’intestino si stravolge, alcuni pensano sia per il carico nutrizionale maggiore, ma i processi infiammatori sono responsabili della formazione del feto, ben diverso lo sforzo.

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Se durante la gravidanza cade in una infiammazione cronica, in quel periodo costruisce MALE, microscopici difetti, che diventano centri di vulnerabilità. Inoltre le donne oggi cercano la prima gravidanza più avanti negli anni, dopo un maggior numero di cicli mestruali, che logorano l’intestino in quanto ciclicamente la donna DEVE abbassare la risposta immunitaria per evitare che gli anticorpi attacchino un eventuale feto.

Lo fa producendo una disbiosi che demolisce il triptofano, a cui corrisponde una riduzione, anche, della serotonina cerebrale, con i ben noti sintomi della sindrome premestruale. L’intestino della donna è come una molla e può rimanere snervato: più disbiotico e più infiammato, l’infiammazione riduce la capacità di recuperare il Fe dai macrofagi che l’hanno recuperato dai globuli rossi morti.

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Per questo le donne hanno maggior incidenza di bassi livello plasmatico di Fe, e allora, noi furbacchioni, l’aggiungiamo, ma questo infiamma ancora di più l’intestino e riduce ancora di più i livelli di Fe, allora ne aggiungiamo di più…

Non rispettiamo nemmeno l’intestino della donna in gravidanza, gli diamo il Fe, danneggiando l’intestino della donna e la sua capacità a costruire un figlio sano. Poi, non sazi, lo diamo anche al neonato, in un intestino ancora debole, senza pensare che se nel colostro non c’è, un motivo Ci sarà!!!.

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Poi una bella sberla di vaccini, prima possibile, in modo che distrugga bene un intestino che si sta formando, presto…prima che sia troppo forte per gestirli senza danno.

Poi basta indirizzare le persone contro i metalli, pesticidi, l’ambiente (con questo vorrei anch’io un ambiente più sano).

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Così anche la celiachia aumenta in quanto aumentano gli intestini deboli. Si immagini di dover sollevare 150 kg, si farebbe male? penso di si. E’ colpa dei 150 kg? penso di no, un sollevatori di pesi non ha problemi.

Se si fa male è colpa della sua debolezza, se il suo intestino è forte non teme metalli, pesticidi, …ne cibo di alcun genere, purché non sia un veleno che ci ammazza per motivi specifici.

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Noi siamo fatti per essere continuamente danneggiati dall’ambiente, ma siamo capaci, se sani, di riparare continuamente i danni (non proteggerci, riparare), abbiamo per ogni nostra cellula 10 operai specializzati e infiniti pezzi di ricambio (le staminali).

Se indeboliamo l’intestino sostituiamo i bravi operai con fannulloni incapaci di ripararci e allora, solo allora, ci ammaliamo.

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Chi siamo in realtà all’interno del macrobiota Intestinale? Batteri anaerobici che popolavano la Terra 3,5 miliardi di anni fa, l’uomo è sulla Terra da 0,5 milioni di anni. In seguito alla catastrofe dell’ossigeno alcuni di questi batteri hanno cercato rifugio INVENTANDOSI sistemi digerenti anaerobici.

Sono 10 volte le nostre cellule!!! ci danno 4 milioni di unità geniche, le nostre SOLE 24000!!! Siamo maggiormente caratterizzati dal DNA dei nostri microbi che da quello delle nostre cellule!!!

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Quindi pensiamo di essere SOLO il carapace di una tartaruga, ci sforziamo di curarlo lasciando morire di fame la tartaruga, ma se le diamo da mangiare, essa penserà a mantenere sano anche il carapace.

Prof. Paolo Mainardi

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Registrare le tue misure corporee prima di cominciare

P.S queste info sono a scopo formativo e informativo, perchè le persone ritornino ad essere responsabili e titolari di Se Stessi.

Per arrivare alla meta che vuoi raggiungere è importante che tu abbia ben presente la situazione da cui sei partito. Se ti prendi il tempo adesso per analizzare e registrare alcune misure specifiche – chiamate “dati biometrici” – godrai di due benefici importanti:

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sei motivato ad apportare i cambiamenti. Se sei in grado di quantificare gli indicatori essenziali del tuo stato di salute e puoi valutare obiettivamente la tua situazione, trovi la giusta motivazione per impegnarti a migliorarla; valuti i tuoi progressi.

È incredibilmente appagante vedere che i numeri iniziano a migliorare e sapere che le tue scelte stanno producendo risultati quantificabili.

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Queste sono le misurazioni che ti consiglio di effettuare per avere una base di riferimento. Puoi anche registrarle insieme ai dati relativi all’apporto di cibo, così da avere tutti questi valori sotto controllo per una rapida consultazione.

La percentuale di grasso corporeo


Il grasso corporeo è essenziale per la salute. Protegge gli organi e conserva depositi di energia e di preziose sostanze nutritive (come le vitamine liposolubili A, D, E e K).

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Se il grasso corporeo è troppo scarso, il corpo inizia a intaccare le proteine dei muscoli per ricavare energia, entrando in quello che viene definito stato catabolico. Un eccesso di grasso corporeo invece – specialmente di grasso viscerale – è associato a malattie croniche come le cardiopatie, il diabete e il cancro.

La quantità di grasso presente nel tuo corpo è un indicatore essenziale della tua attuale salute metabolica. Conoscere la percentuale di grasso ti consente anche di calcolare la tua massa magra, che sostanzialmente è composta da tutti gli altri componenti organici escluso l’adipe.

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E se conosci la tua massa magra puoi anche calcolare esattamente quante proteine dovresti consumare su base quotidiana; un altro parametro cruciale che ti aiuterà enormemente nel cammino verso la salute ottimale.

Quando hai determinato la tua percentuale di grasso corporeo, se la sottrai da 100 ottieni la tua percentuale di massa magra. Quindi moltiplica questa percentuale per il tuo peso attuale e otterrai la quantità complessiva di massa magra.

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Per esempio, poniamo che usando uno o più metodi descritti qui sotto stabilisci che la tua percentuale di grasso corporeo è del 30 per cento. Significa che hai il 70 per cento di massa magra. Dopodiché prendi il 70 per cento del tuo peso (moltiplicato per 0,7) per quantificare la tua massa magra.

Ci sono molti modi per determinare la quantità di grasso presente nel corpo. Li elenco qui sotto in ordine di costo, complessità e precisione, dal più basso al più alto:

L’approssimazione fotografica.

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l metodo più semplice e più economico per calcolare la percentuale di grasso corporeo è scattarti una fotografia in cui indossi solo biancheria intima e poi confrontarla con le fotografie di persone che hanno diverse percentuali di grasso corporeo. Facendo una ricerca in internet digitando “percentuale di grasso corporeo” puoi visualizzare le immagini nella pagina dei risultati.

Ovviamente questo non è il metodo più preciso e richiede che tu sia obiettivo riguardo al tuo aspetto, ma può darti un’idea generale della tua situazione attuale e di come potrebbe essere la prossima tappa del tuo stato di salute. Il plicometro.

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Strumento economico e maneggevole per misurare lo spessore di una plica cutanea e del grasso sottostante. Il plico metro somiglia a una pinza e ha un prezzo che varia da pochi euro a un paio di centinaia di euro.

Può misurare la distanza al millimetro. Di solito nella confezione ci sono le istruzioni e le formule per calcolare la tua percentuale di grasso corporeo. Oppure puoi chiedere al tuo medico.

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Le misure che prendi in alcuni punti del corpo possono aiutarti a determinare la percentuale complessiva di grasso corporeo. Anche se c’è sempre un margine di errore, la misurazione con il plicometro è uno dei metodi più collaudati e precisi.

Per ottenere risultati più affidabili è bene svolgere la misurazione con l’aiuto di un’altra persona – in particolare per le donne, che devono misurare la plica cutanea dietro la parte superiore del braccio, un’area difficile da raggiungere – e farsi assistere dalla stessa persona per ogni misurazione.

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Per calcolare la percentuale complessiva di grasso corporeo partendo dalle misure parziali puoi svolgere tu stesso i calcoli o usare un calcolatore online adibito a questo scopo. Analisi dell’impedenza bioelettrica (BIA). Un metodo di misurazione molto semplice consiste nel salire su un tipo di bilancia che misura il grasso corporeo e che trovi in commercio per una modica cifra.

La BIA invia un segnale elettrico in tutto il corpo, che attraversa facilmente la massa magra – composta per il 75 per cento di acqua e che è un buon conduttore di elettricità – ma trova un ostacolo nel tessuto adiposo, che contiene inferiori quantità d’acqua.

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Questa analisi è pratica, ma quando sei nello stato di chetosi nutrizionale potrebbe non essere precisa, perché il passaggio alla combustione dei grassi ha un effetto diuretico. Ciò accade perché ogni molecola di glicogeno contiene 3 o 4 grammi d’acqua, perciò, quando bruci le riserve di glicogeno mentre ti appresti a bruciare i grassi, rilasci anche l’acqua che contengono e questo potrebbe compromettere la precisione della BIA.1

Questa misurazione – insieme ad altri dati che inserisci nel dispositivo, come il peso, l’età e il sesso – si usa per calcolare la percentuale di grasso corporeo, la percentuale di massa magra e altri valori della composizione corporea.

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Anche se i valori assoluti potrebbero avere un lieve margine d’errore, di solito le bilance per la BIA sono molto precise e costanti. Perciò, anche se in termini assoluti la cifra non è esatta, la bilancia misura con precisione le variabilità del grasso corporeo giorno per giorno, che è un dato molto più indicativo rispetto al peso corporeo.

Skulpt: la tomografia a impedenza elettrica (EIM). La EIM è una tecnologia relativamente nuova. Gli strumenti che consentono questa analisi sono entrati sul mercato solo di recente, anche se vengono testati negli ospedali da più di un decennio. Questo metodo è simile alla BIA in quanto utilizza l’elettricità per
determinare alcune qualità del tessuti corporei.

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Un dispositivo per la EIM usa uno specifico tipo di corrente che scorre attraverso il grasso e fornisce riscontri sulla qualità della massa muscolare; è ideato per essere posizionato su muscoli particolari per ottenere un quadro dettagliato del vigore di ogni gruppo muscolare e raccogliere dati sulla quantità di grassopresente in diverse aree del corpo.

Lo strumento è costoso ma si può usare in condivisione con amici o familiari. Da poco è uscito anche un modello più economico. Bod Pod: la pletismografia a spostamento d’aria (ADP).

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Questo metodo prevede di restare seduti dentro una camera chiusa di forma ovale per cinque minuti o poco meno, mentre appositi strumenti misurano la quantità d’aria che il corpo sposta. Anche se devi restare fermo, il test non provoca disagi; alcune persone riferiscono che è come stare su un ascensore o su un aereo in fase di decollo.

Il Bod Pod è uno dei metodi più precisi per la misurazione della composizione corporea. Per trovare un centro che svolge questo esame vicino a casa tua puoi consultare un motore di ricerca online digitando “Bod Pod Italia istituto”. Inoltre dovrai fare più sedute per determinare i cambiamenti avvenuti nel tuo corpo dopo la misurazione iniziale.

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DEXA: assorbimetria a doppio raggio X. Una DEXA è una radiografia che offre una lettura dettagliata della massa grassa, della massa magra e della massa ossea locale e globale.

Forse ne avrai sentito parlare, specialmente se sei una donna, perché questo metodo viene spesso utilizzato per misurare la densità ossea. Anche se molti lo considerano molto preciso per la misurazione della massa grassa, il dottor Jason Fung ritiene che offra misurazioni errate della massa magra.

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Grazie all’uso dei raggi X, la DEXA è il metodo più accurato tra quelli presenti in questo elenco. Ma è anche uno dei più costosi e oltretutto comporta l’esposizione alle radiazioni, seppure a livelli minimi. Probabilmente dovrai fare un po’ di ricerche per trovare un posto che effettui la DEXA (molti ospedali, centri universitari di fisiologia dell’esercizio fisico e strutture sanitarie lo svolgono).

Tieni a mente che la DEXA, perché sia veramente utile, deve essere ripetuta dopo qualche mese per valutare i mutamenti della composizione corporea. Quando prendi l’appuntamento, chiarisci che vuoi esaminare la massa grassa e non la densità ossea.

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La circonferenza addominale


La circonferenza addominale è un parametro abbastanza affidabile per prevedere il rischio di morte per attacco cardiaco e per altre cause. È anche facile da rilevare: basta prendere un metro e misurare la circonferenza minima dell’addome, nella fascia che sta sotto la cassa toracica e sopra l’ombelico.

Quella che segue è una guida generale per una sana circonferenza addominale:
uomini: tra i 94 e i 101,5 cm indica sovrappeso; sopra i 101,5 cm indica obesità;
donne: tra gli 80 e gli 88 cm indica sovrappeso; sopra gli 88 cm indica obesità.

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Il girovita è un importante indicatore dello stato di salute perché il tipo di grasso che si accumula intorno alla vita – detto “grasso viscerale” o “grasso addominale” – è legato al rilascio di proteine e ormoni che causano infiammazioni, che a loro volta possono danneggiare le arterie e incidere sul metabolismo dei grassi e degli zuccheri.

Per questo motivo il grasso viscerale è fortemente associato al diabete di tipo 2, alle malattie cardiache, all’apoplessia, all’Alzheimer e ad altre malattie croniche.

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La circonferenza addominale che si riduce è un ottimo indicatore del miglioramento dello stato di salute. Linee guida per la percentuale di grasso corporeo emanate dall’American Council on Exercise (Consiglio americano per l’esercizio fisico)

Peso corporeo


Metto per ultimo il peso corporeo perché di per sé non è un valido indicatore dello stato di salute. Il peso dipende da molte variabili, a cominciare dalla densità e dalla struttura ossea. Per esempio, un calciatore magro e muscoloso può pesare molto, ma di certo ciò non indica che abbia un rischio elevato di disfunzioni metaboliche.

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Il peso comunque è facile da rilevare e da monitorare e può darti buone informazioni sulla direzione in cui ti stai muovendo.

Ti consiglio di rilevare il tuo peso di partenza e poi pesarti ogni giorno alla stessa ora, idealmente dopo l’evacuazione intestinale e prima di fare colazione. Questo ti aiuterà a ridurre al minimo le variazioni che intervengono nell’arco della giornata.

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Il peso può aumentare se stai accumulando massa muscolare e stai perdendo la massa grassa. Perciò interpreta bene l’esito della bilancia e non cedere alla tentazione di pesarti più volte al giorno.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Analisi da laboratorio

Il programma alimentare che espongo in questo libro (trasforma il grasso in energia)

migliorerà radicalmente la tua salute, ma è importante tenere presente che ci sono due fattori che possono limitare i miglioramenti: livelli troppo bassi di vitamina D e livelli troppo alti di ferro.

analisi da laboratorio

Per questo motivo è importante che prima di cominciare il programma misuri i tuoi livelli di vitamina D e di ferro e cerchi di ottimizzarli.

Io credo che questi due test siano essenziali per la salute, perché la vitamina D e il ferro hanno un enorme impatto sui mitocondri e senza le analisi di laboratorio è impossibile stabilire quali sono i tuoi livelli. Ti raccomando anche di svolgere le analisi del mercurio per accertarti di non avere livelli troppo alti di questa tossina nociva.

Infine, ti consiglio altri tre esami – elencati qui sotto – che servono a monitorare il tuo stato di salute e che è bene fare prima di cominciare, perché ti danno una base di riferimento per verificare i tuoi miglioramenti quando avrai attuato il programma.

Vitamina D

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Tra le sostanze nutritive di cui la maggior parte delle persone è carente, la vitamina D è indubbiamente la più importante. La carenza di vitamina D è dovuta per lo più alla mancanza di esposizione al sole o perché si vive in zone che non godono della luce diretta del sole tutto l’anno o perché non si espongono al sole ampie superfici di pelle su base regolare.

Anche l’età e la carnagione influiscono sulla quantità di vitamina D che viene sintetizzata dalla pelle.

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Dovresti fare le analisi della vitamina D almeno una volta l’anno, o magari ogni qualche mese, finché sviluppi una routine che ti assicura di mantenere livelli ottimali di questa sostanza, che vanno dai 40 ai 60 nanogrammi per millilitro. Gli esami per misurare i livelli di vitamina D sono due, quello che devi richiedere tu si chiama “test della 25- idrossivitamina D”, detto anche “D 25 OH”.

Il sistema ideale per ottimizzare i livelli di vitamina D è un’assennata esposizione al sole. Per farlo dovrai modificare le tue abitudini. Gli integratori sono un surrogato dalla luce solare, ma possono essere una soluzione pratica se le circostanze t’impediscono di esporti al sole per lunghi periodi dell’anno.

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Molte persone non capiscono che la vitamina D è un indicatore biologico dell’esposizione agli UVB, che ha altri effetti oltre alla produzione della vitamina D. Quindi, se il tuo corpo assume vitamina D per via orale ma non si espone al sole, perde importanti benefici – probabilmente non ancora riconosciuti – di un’esposizione solare ottimale.

Personalmente ho preso molto sul serio la questione e mi sono trasferito in una zona subtropicale, in cui posso ricavare la vitamina D da una prudente esposizione al sole, nel modo più naturale, per la maggior parte dell’anno.

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Non prendo integratori di vitamina D da una decina d’anni, eppure i miei livelli sono ancora ottimali. Vivendo in una zona in cui il sole splende spesso, passare del tempo all’aperto è una delle mie priorità.

Quindi organizzo i miei impegni in base all’esposizione solare e quasi tutti i giorni riesco a camminare sulla spiaggia per almeno un’ora, se non due o tre. In inverno, quando i raggi UV sono meno intensi, vado a camminare a mezzogiorno.

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D’estate, quando gli UV sono troppo intensi e le temperature troppo alte nella parte centrale della giornata, vado a camminare al mattino presto. Per giustificare tutto il tempo che passo all’aperto, ho preso l’abitudine di leggere con il mio dispositivo digitale, così riesco a leggere circa 150 libri l’anno.

Ferritina

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Il test della ferritina misura la molecola trasportatrice del ferro, una proteina che si trova all’interno delle cellule e che immagazzina il ferro, e si chiama appunto ferritina. Se i livelli di ferritina sono bassi significa che sono bassi anche i livelli di ferro.

Credo che questo sia uno degli esami più importanti da svolgere regolarmente nell’ambito di uno screening preventivo e proattivo. Questo vale in particolare per i maschi adulti e per le donne in postmenopausa, che non perdono più sangue con il ciclo mestruale.

Analisi del mercurio

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Molte persone sono contaminate dal mercurio, che è presente in diverse specie di pesci e nell’amalgama d’argento utilizzato per le otturazioni dentali. L’esame si può fare in un qualsiasi laboratorio di analisi.

Esami facoltativi ma raccomandati

Non devi necessariamente fare questi esami prima di cominciare la TMM, ma dovresti farli appena riesci, perché ti daranno un’importante base di riferimento. Puoi farli dopo che hai seguito il programma per qualche mese per controllare se i tuoi valori si muovono nella giusta direzione.

Insulina a digiuno

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La misurazione dell’insulina offre un’indicazione importante per capire quanto è efficace la tua combustione dei grassi. Il test deve essere fatto a digiuno, altrimenti il riscontro non è accurato.

Più è basso il valore meglio è. Il livello ideale è sotto i 2-3 mIU/L. Se i livelli sono superiori a 5 significa che non stai bruciando i grassi come carburante principale.

Profilo lipidico a digiuno

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La nostra civiltà è ossessionata dai livelli di colesterolo. Eppure i livelli elevati di colesterolo sono raramente un fattore di rischio per le malattie cardiache, a differenza dei trigliceridi elevati. Con la TMM i trigliceridi elevati si possono facilmente correggere portandoli al livello ideale, che è inferiore a 75.

È utile considerare anche il rapporto tra trigliceridi e HDL, che dovrebbe essere inferiore a 2. Puoi anche valutare il rapporto tra HDL e colesterolo, che dovrebbe essere sopra il 24 per cento: per questo valore, più alto è il numero, meglio è.

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PCR. Questo esame misura i livelli di una proteina chiamata proteina C reattiva, un indicatore del livello d’infiammazione generale del corpo. Ci sono due tipi di test: quello normale e quello ad alta sensibilità. È meglio svolgere quello ad alta sensibilità per misurare i livelli di PCR, che idealmente dovrebbero essere inferiori a 0.7 mg/L

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Microflora intestinale e sistema immunitario

La disbiosi è correlata a infiammazione intestinale, malattie autoimmuni, allergia e cancro

Per comprendere fino a che punto l’equilibrio della microflora intestinale può incidere sulle condizioni di salute e di malattia dell’essere umano, riporto qui alcune righe della traduzione del riassunto (abstract) dell’articolo The gut microbiota shapes intestinal immune responses during health and disease (“Il microbiota intestinale modula le risposte immunitarie durante la salute e la malattia”) .

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L’errata regolazione immunologica è la causa di molte malattie umane non infettive quali autoimmunità, allergia e cancro. Il tratto gastrointestinale è il sito primario di interazione tra il sistema immunitario dell’ospite [l’essere umano N.d.T.] ed i microrganismi, sia quelli simbiotici che quelli patogeni.

In questa rassegna discutiamo le scoperte che indicano che gli aspetti dello sviluppo del sistema immunitario adattivo sono influenzati dalla colonizzazione batterica dell’intestino. (…)

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Infine presentiamo prove recentemente scoperte che sostanziano l’ipotesi che gli squilibri nel microbiota batterico causano un’errata regolazione delle cellule adattive del sistema immunitario, e questo può sottostare a disordini quali le infiammazioni dell’intestino.

Ciò porta a considerare la possibilità che il sistema immunitario dei mammiferi, che sembra essere stato creato per controllare i microrganismi, sia in realtà controllato dai microrganismi.

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Sul rapporto tra disbiosi e malattie autoimmuni, vedi anche l’articolo Alterations in intestinal microbial flora and human disease (“Alterazioni nella flora microbica intestinale e malattie umane”) , nel quale si afferma che lo squilibro del microbiota intestinale porta ad aumento della permeabilità intestinale e attivazione del sistema immunitario (ovvero predisposizione ad allergie, intolleranze, malattie autoimmuni).

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Lo stesso viene affermato nell’articolo The role of gut microbiota in immune homeostasis and autoimmunity (“Il ruolo del microbiota nell’omeostasi immunitaria e nell’autoimmunità”) nonché nell’articolo Does the microbiota play a role in the pathogenesis of autoimmune diseases? (“Il microbiota gioca un ruolo nella patogenesi delle malattie autoimmuni?”) .

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Nell’abstract di quest’ultimo si legge che col procedure della ricerca si accumulano sempre più prove del ruolo causativo della disbiosi intestinale rispetto ad alcune malattie autoimmuni, per esempio “diabete di Tipo 1, celiachia e artrite reumatoide”.
Altre informazioni più particolareggiate sul rapporto tra disbiosi e cancro verrano fornite più vanti nel capitolo relativo.

Pubblicato su World Journal of Gastroenterology v.11(18); 2005 May 14, autori Tursi A, Brandimarte G, Giorgetti GM, Elisei W;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4305914/
Pubblicato su World Journal of Gastroenterology 2010 Jun 28; 16(24): 2978–2990, autori Bures J, Cyrany J, et al.;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2890937/
Pubblicato su Nature Reviews Immunology 9, 313-323 (Maggio 2009), autori June L. Round e Sarkis K. Mazmanian, del dipartimento di biologia del Caltech (Istituto californiano di tecnologia);http://www.nature.com/nri/journal/v9/n5/abs/nri2515.html.
Pubblicato su Current opinion in gastroenterology, autori Othman M, Agüero R, Lin H C.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18043226.
Pubblicato su Gut Microbes. 2012 Jan 1; 3(1): 4–14, autori Hsin-Jung Wu, Eric Wu; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3337124/.
Pubblicato su Gut 2005 Feb;64(2):332-41. doi: 10.1136; autori McLean M H, Dieguez D Jr, Miller L M, Young H A;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25416067.

Colite ulcerosa

Appendicite, Diverticolite e Morbo di Crohn

Chi conosce i già citati libri La Sindrome Psico-Intestinale (scritto dalla dottoressa Campbell-McBride), Intestino sano con la dieta dei carboidrati specifici (scritto dalla biologa Elaine Gotschall) , ed il libro The management of celiac disease (“La gestione della celiachia” scritto dai coniugi Sidney Valentine Haas e Merrill Patterson Haas), dovrebbe avere pochi dubbi sul fatto che colite e appendicite siano correlate alla disbiosi intestinale.

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Ad ogni modo ecco alcune ulteriori informazioni desunte da alcune ricerche recenti, reperibili sul sito pubmed (database governativo statunitense che raccoglie moltissime ricerche scientifiche in ambito medico e biologico).

Iniziamo con Dysbiosis of the faecal microflora in patients with Crohn’s disease and their unaffected relatives (“La disbiosi della microflora fecale nei malati di morbo di Crohn e nei loro parenti sani”) , nel quale si evidenzia una differenza tra la microflora intestinale di chi soffre di tale malattia e quella dei soggetti sani.

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Consideriamo quindi l’articolo Intestinal dysbiosis in inflammatory bowel disease (“Disbiosi intestinale nei disturbi infiammatori dell’intestino” – dove per tali disturbi si intendono per l’appunto morbo di Crohn e colite ulcerosa) , nel cui abstract leggiamo che:

Abbondante letteratura suggerisce che uno squilibrio tra batteri nocivi e batteri benefici dell’intestino, ovvero disbiosi, è largamente responsabile per l’aumento dell’incidenza dei disturbi infiammatori dell’intestino.

Koli Batteri, Escherichia Coli, Batteri, Malattia

In questo studio vengono presentati i dati che supportano la tesi della disbiosi come causa di disturbi infiammatori dell’intestino.

Molto interessante è anche la riflessione sul fatto che negli Stati Uniti si fa molta meno ricerca sulla disbiosi e sulla composizione del microbiota rispetto a quello che succede in Europa, fino ad ammettere che:

Il trend in aumento del consumo di antibiotici negli Stati Uniti fornisce ulteriore prova della mancanza di preoccupazione per l’effetto della disbiosi sulla salute umana.

Batteri, Salmonella, Agenti Patogeni, Malattia

Per comprendere se davvero la disbiosi è una causa piuttosto che un effetto del quadro sintomatologico della colite ulcerosa basta consultare l’articolo VSL#3 probiotic-mixture induces remission in patients with active ulcerative colitis

(“La miscela di probiotici VSL 3 induce remissione in pazienti con colite ulcerosa attiva”) che tratta della somministrazione per sei settimane di un particolare insieme di probiotici NutriZym, NutriFlor, NutriCol, a pazienti sofferenti di colite ulcerosa attiva (di intensità da media a moderata), come i rimedi ECN, KlamExtra

Agar, Terreno Fertile, Rosso, Cellule Del Sangue

Il risultato è stata la remissione (guarigione, almeno temporanea) nel 53% dei casi, il miglioramento nel 24%, nessuna variazione nel 9%, peggioramento nel 9% e mancanza di dati nel restante 5%. Come i Probiotici Umani OX-M fermentati 3 anni su base di acidi grassi a corta catena frutta e verdura fermentata <3 .

Le biopsie hanno mostrato che alcuni ceppi di probiotici somministrati si erano impiantati nella mucosa di alcuni soggetti guariti.

Cocktail, Bevande, Liquore, Barista, Bar, Alcool

Per quanto riguarda il 9% dei pazienti peggiorati bisognerebbe forse avere dati più significativi riguardanti l’effetto a lungo termine, dal momento che una reazione di Herxheimer (vedi il articolo relativo)

Batteri, Malattia, Escherichia Coli, Agenti Patogeni

potrebbe spiegare il temporaneo acutizzarsi del disturbo (se così fosse dopo qualche tempo la situazione alla lunga potrebbe addirittura essere migliorata), ma è pur vero che ci sono dei casi particolari (forse alcune forme di “proliferazione batterica nel piccolo intestino” e/o persone che soffrono di qualche focus dentale che complica la situazione) nei quali i soggetti disbiotici non riescono a tollerare i probiotici e rispondono solo ad una dieta dei carboidrati specifici (SCD).

Batteri, Black, Salute, Microbiologia, Infezione, Cella

Alcuni tollerano solo i cibi fermentati come i crauti, altri nemmeno quelli, mentre alcuni riescono a tollerare solo la somministrazione di probitici “morti”, ovvero fermenti lattici o cibi fermentati fatti cuocere; per quanto possa sembrare strano, anche così i probiotici esplicano una funzione positiva. Ad ogni modo un risultato positivo nel 90% circa dei pazienti è decisamente significativo.

È importante notare a questo punto che i farmaci spesso utilizzati per dare sollievo ai sintomi di queste patologie sono farmaci che squilibrano il microbiota intestinale e rendono l’organismo suscettibile ad infezioni opportunistiche.

Batteri, Medico, Biologia, Salute, Anatomia, Scienza

Ce lo conferma l’articolo Opportunistic infections due to inflammatory bowel disease therapy (“Infezioni opportunistiche dovute alla terapia dei disturbi infiammatori dell’intestino”) .

Tra le infezioni opportunistiche (che ricordo, sono infezioni che avvengono quando qualcosa deprime il sistema immunitario) segnalate in questo articolo troviamo infezioni da herpes, papillomavirus, influenza, tuberculosi, nocardiosi, infezioni da Clostridium difficile, da pneumococco, da funghi e lieviti (per esempio Aspergillus e Candida) e vermi parassiti (come lo Strongyloides stercoralis).

Batteri, Agente Patogeno, Infezione, Verde, Germi

Altro articolo significativo è Acute appendicitis is characterised by local invasion with Fusobacterium nucleatum/necrophorum (“L’appendicite acuta è caratterizzata dall’invasione locale di Fusobacterium nucleatum/necrophorum”) ;

in tale articolo come mostra già il titolo, si evidenzia come l’attacco di appendicite acuta sia caratterizzato (nella maggior parte dei casi) da un’invasione di questi batteri patogeni nell’appendice.

Cheers, Bevande, Bere Alcol, Root Beer, Bei Tempi

Ma come possono questi batteri superare le normali difese dell’organismo e causare un tale danno?

Nell’organismo sano i batteri patogeni presenti nell’apparato digerente vengono tenuti a bada dai batteri simbionti, i “batteri amici” che ci aiutano a digerire e assimilare il cibo, che producono vitamine a noi utili, e la cui presenza impedisce ai germi cattivi di attecchire.

Batteri, Malattia, Virus, Infezione, Ill, Cellule, Bio

Solo uno squilibrio della flora intestinale (disbiosi), che spesso si accompagna ad una proliferazione incontrollata della Candida, può indebolire le difese nel nostro intestino e far sì che i Fusobatteri infettino l’appendice.

Di quanto appena detto troviamo conferma nell’articolo Gut microbiota: next frontier in understanding human health and development of biotherapeutics (“Il microbiota dell’intestino: la prossima frontiera nella comprensione della salute umana e nello sviluppo di terapie biomediche”) ,

Bella Donna, Giovane, Femminile, Stile Di Vita, Sano

nel quale si fa cenno a casi di colite causate da batteri patogeni che riescono a infettare il colon quando c’è una condizione di squilibrio della microflora dell’intestino.

Dei seguenti due articoli purtroppo non sono disponibili on line gli abstract ma solo i titoli, che tuttavia sono indicativi:

Donna, Giovane, Pioggia, Stagno, Cambogia, Ragazza

Local appendiceal dysbiosis: the missing link between the appendix and ulcerative colitis? (“Disbiosi locale dell’appendice; l’anello mancante tra l’appendice e la colite ulcerosa?”) . Gut microbiota: Diet promotes dysbiosis and colitis in susceptible hosts (“Microbiota dell’intestino: la dieta promuove disbiosi e colite in pazienti suscettibili”) .

Virus, Batteri, Germi, Microbiologia

Anche l’articolo Phylogenetic analysis of dysbiosis in ulcerative colitis during remission (“Analisi filogenetica della disbiosi nella colite ulcerosa durante la remissione”) testimonia l’alterazione della microflora intestinale (ovvero la disbiosi) dei pazienti che soffrono di colite ulcerosa.

L’articolo Enteric microbiota leads to new therapeutic strategies for ulcerative colitis (“Il microbiota enterico porta a nuove strategie terapeutiche per la colite ulcerosa”) partendo dalla constatazione della presenza di una disbiosi associata alla colite, suggerisce nuove strategie di cura basate su integrazione di probiotici, assunzione di prebiotici e trapianto di microbiota fecale .

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Per quanto basato su uno studio su cavie, e quindi non troppo affidabile, cito anche l’articolo The murine appendiceal microbiome is altered in spontaneous colitis and its pathological progression (“Il microbioma dell’appendice dei topi è alterato nella colite spontanea e nella sua progressione patologica”) che rivela la medesima associazione tra disbiosi e colite.

Dulcis in fundo abbiamo l’articolo Dysbiosis in inflammatory bowel disease (Disbiosi nelle malattie infiammatorie croniche intestinali – denominazione che comprende morbo di Crohn, colite ulcerosa ed altre malattie simili) .

Batteri, Medico, Biologia, Salute, Anatomia, Scienza

Una ricerca del 2016 ha fatto ulteriore luce su una delle possibili cause del morbo di Crohn. Si tratta di Bacteriome and Mycobiome Interactions Underscore Microbial Dysbiosis in Familial Crohn’s Disease .

In tale ricerca i malati di morbo di Crohn non solo risultano soffrire di disbiosi, con carenza di batteri simbionti (i “batteri amici”) ma che presentano una proliferazione notevole di tre patogeni, un fungo (Candida tropicalis) e due batteri (Serratia marcescens ed Escherichia coli) presenti soprattutto in una particolare aggregazione simbiotica detta “biofilm” nella quale i tre organismi si aggregano e si aiutano l’un l’altro (a danno però dell’organismo umano).

Dna, Biologia, Medicina, Gene, Microbiologia, Analisi

Ma non è ancora finita, giacchè molti pazienti col morbo di Crohn risultano infetti da Mycobacterium avium paratuberculosis (MAP) , un batterio molto particolare, difficile da individuare con test di laboratorio (la sua coltura non è per niente facile) che si può trasmettere per mezzo della carne e soprattutto del latte dei bovini infetti, anche perchè non viene distrutto dal processo della pastorizzazione.

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In realtà ci sono molte altre malattie descritte in questo libro che potrebbero essere concausate da tale Micobatterio, e vi consiglio di leggere i pregevoli articoli che Giancarlo Luzzi ha scritto sulla questione. In particolare gli autori dell’articolo Causation of Crohn’s disease by Mycobacterium avium subspecies paratuberculosis riferiscono che farmaci particolarmente attivi contro il micobatterio come rifabutina e claritromcina possono portare un profondo miglioramento e, in pochi casi, ad un-apparente eradicazione della malattia.

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Riguardo all’appendice c’è da segnalare che di recente alcuni scienziati del Duke University Medical Centre (Carolina del Nord), hanno ipotizzato che essa sia una sorta di contenitore di microfolora intestinale di riserva, utile a ripopolare l’intestino in caso di diarrea o altre malattie come il colera, che depauperano l’intestino dei suoi batteri simbionti;

se questo fosse vero, avremmo un motivo in più per cercare di riequilibrare la microflora intestinale in caso di occorrenza di un’infiammazione all’appendice ed evitarne (finché possibile) la rimozione chirurgica.

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Per lungo tempo la scienza medica ha considerato l’appendice un organo inutile, e 30/40 anni fa la rimozione di tonsille ed appendice veniva eseguita di routine al minimo segno di infezione/infiammazione dei due organi; secondo la medicina olistica invece anche l’appendice fa parte del sistema immunitario, e la rimozione delle tonsille sovraccarica il sistema immunitario rischiando di causare anche un’infiammazione all’appendice.

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Dal sito dell’ABC riporto queste informazioni tratte dall’articolo Scientists discover true function of appendix organ (“Scienziati scoprono la vera funzione dell’appendice”) .
Essa fungerebbe da riparo per i batteri benefici, che possono essere utilizzati in maniera efficace per ripristinare la flora microbica intestinale in seguito ad un episodio di dissenteria o di colera (…)

Ma il professor Bill Parker afferma che questo non vuol dire che dobbiamo tenerci stretta le nostra appendice ad ogni costo.

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Nicholas Vardaxis, professore associato del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università RMIT afferma che la teoria degli scienziati della Duke University è sensata e precisa che secondo lui gli esseri più evoluti nel regno animale sono onnivori, e che questa dieta porta ad una minore necessità dell’appendice

Holzfigur, Pietre, Lotta Di Vita, Resistenze, Impotenza

Per quanto riguarda la diverticolite innanzitutto ricordiamo che il libro Intestino sano con la dieta dei carboidrati specifici di E. Gotschall (Macro Edizioni) include la diverticolite tra le patologie che possono essere risolte da questo tipo di dieta paleolitica; siccome tale dieta mira ad affamare patogeni e parassiti, risulta evidente il ruolo della disbiosi intestinale, e possibilmente anche della parassitosi.

Bibliografia: 
http://scienzamarcia.altervista.org/pilastri.doc

ECN

SCFAs e Colesterolo

Certo anche l’uovo, è ricco di colesterolo

uova becon colazione  salata

in quanto ormai da decenni sappiamo che il colesterolo fa bene, lo riportano anche cardiologi come Guido Balestra, fanno il mea culpa per i consigli stolti che hanno dato per anni, frutto di una campagna pubblicitaria americana a favore dell’olio di semi, che l’unica cosa che fa, abbassa il colesterolo, ma nessuno ha mai dimostrato che sia salutare abbassarlo, anzi.

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Eppure oggi ci sono persone che vanno fiere dei livelli introno a 140, veri morti che camminano

Sull’altare del colesterolo è stata fatta una guerra ai grassi, come se il colesterolo provenisse dalla dieta, e dai grassi, perdendo così un’importante fonte alimentare per la nostra salute.

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Basti pensare che nessun carnivoro sulla Terra mangia la carne magra se non fortemente putrefatta (i necrofagi)

Noi, che non abbiamo lo stomaco dei carnivori, capace di ottenere dai grassi i SCFAs, invece la scegliamo bella magra. La coldiretti ci ha assicurato che la nostra carne è la migliore in quanto è la più magra!!!!

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Ma noi non abbiamo nemmeno più il colon dei frugiferi, in essi costituisce il 60% del sistema digestivo, nel nostro è solo il 20%, solo il doppio di quello dei carnivori a cui non serve.

Lì, in quel tratto di intestino, vivono i batteri a noi simbiotici che trasformano le fibre indigerite in SCFAs, che sono il nutriente delle cellule intestinali.

Abbiamo assolutamente bisogno per mantenere l’intestino nutrito e forte

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I SCFAs più prodotti da questi batteri sono il butirrico (burro) e l’acetico (aceto) e Valerico “Valeriana” e Inulina. che si ottengono da burro, aceto, tagli grassi, pesce e verdura, non da alimenti insulinici o con forte carico glicemico,

Allora chi vi consiglia di non assumere alimenti che rinnovano la matrice cellulare e tissutale, mitocndriale, come l’uovo che viene usato a fini plastici al 100% o è ignorante come una scarpa oppure è in malafede. In entrambi i casi scappate a gambe levate.

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Prof. Paolo Mainardi modificato

Il rapporto tra celiachia e disbiosi

Per chi non ritenesse sufficiente quanto viene affermato al riguardo nei libri citati nel capitolo 3 (in particolar modo in quello dei coniugi Hass sulla celiachia), ecco alcune informazioni desunte da alcune recenti ricerche scientifiche.

Il primo è Duodenal-Mucosal Bacteria Associated with Celiac Disease in Children (“Batteri della mucosa duodenale associati con la celiachia nei bambini”) . Gli autori dello studio hanno raccolto la microflora del duodeno attraverso la biopsia ed hanno scoperto che la malattia è associata alla proliferazione eccessiva di possibili patogeni che escludono i batteri simbionti o i commensali che sono caratteristici di quello che è il microbiota del piccolo intestino in una condizione di salute.

Pane, Fatto In Casa, Cibo, Fresco, Tavolo, Panificio

Detto in altre parole viene scoperto che sono diminuiti i batteri simbionti (quelli “amici”, che ci aiutano a digerire, ad assorbire il cibo, a difenderci dalle infezioni, che producono vitamine) e sono aumentati quelli patogeni (quelli “cattivi”, apportatori di malattie, produttori di tossine).

Questo studio indica chiaramente la presenza della disbiosi intestinale nei soggetti celiaci.

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Il secondo è Intestinal dysbiosis and reduced immunoglobulin-coated bacteria associated with coeliac disease in children (“Disbiosi intestinale e riduzione dei batteri ricoperti da immunoglobuline associata con la celiachia nei bambini”) . A conclusione di questo studio si legge che “nei soggetti celiaci la riduzione i batteri ricoperti di Ig-A è associata alla disbiosi intestinale”.

Il terzo è Altered duodenal microbiota composition in celiac disease patients suffering from persistent symptoms on a long-term gluten-free diet (“Composizione alterata del microbiota dei pazienti celiaci sofferenti di sintomi persistenti dopo una dieta senza glutine protratta per molto tempo”) .

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In questo caso le conclusioni sono che i soggetti celiaci che soffrono ancora di sintomi persistenti dopo un lungo periodo di dieta senza glutine hanno una manifesta disbiosi intestinale.

Il quarto è Non-celiac gluten sensitivity triggers gut dysbiosis, neuroinflammation, gut-brain axis dysfunction, and vulnerability for dementia (“Sensibilità al glutine non celiaca innesca la disbiosi, la neuroinfiammazione, la disfunzione dell’asse intestino-cervello, e la vulnerabilità per la demenza”) .

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In questo caso si rileva ancora una volta la correlazione tra disbiosi ed intolleranza al glutine (non celiaca, ovvero in assenza di danno ai villi intestinali), anche se, curiosamente, si suppone che sia l’intolleranza la causa scatenante della disbiosi piuttosto che il contrario.

Del resto tutte i sintomi e le patologie che in tale articolo vengono indicate come correlate alla sensibilità al glutine non celiaca (dal mal di testa alla depressione passando per i disturbi dell’apprendimento), sono proprio le stesse che la dottoressa Campbell-McBride indica come manifestazioni della disbiosi intestinale.

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È pur vero che una reazione di intolleranza al glutine, sebbene scatenata dalla disbiosi, posso avere a sua volta un effetto negativo sull’equilibrio della microflora intestinale, creando un circolo vizioso.

Il quinto è Imbalance in the composition of the duodenal microbiota of children with coeliac disease (“Squilibrio nella composizione del microbiota duodenale dei bambini celiaci”) nel quale si legge che i bambini celiaci hanno un numero significativamente più alto del carico totale di batteri, in particolar modo dei microrganismi gram-negativi, rispetto ai pazienti asintomatici ed ai soggetti sani, che i batteri delle specie del genere Bacteroides e l’Escherichia coli sono significativamente più numerosi nei celiaci rispetto alle persone sane.

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Simili risultati sono stati ottenuti nello studio The metabonomic signature of celiac disease , mentre l’articolo Symptom overlap and comorbidity of irritable bowel syndrome with other conditions (“La sovrapposizione di sintomi e la comorbidità della sindrome dell’intestino irritabile con altre condizioni”) mostra come spesso i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile ed altri disturbi gastrointestinali si sovrappongono spesso alla condizione celiaca.

Di particolare rilievo ai fini di quanto su esposto è l’articolo Antibiotic exposure and the development of coeliac disease: a nationwide case-control study (“L’esposizione agli antibiotici e lo sviluppo della celiachia: uno studio caso-controllo esteso a tutta la nazione”) le cui conclusioni sono:

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L’associazione positiva dell’uso degli antibiotici con il successivo manifestarsi della celiachia ma anche con le lesioni che possono rappresentare un primo stadio della celiachia suggerisce che la disbiosi intestinale può giocare un ruolo nella patogenesi della celiachia. Tuttavia, una spiegazione non causale per questa associazione positive non può essere esclusa.

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L’articolo scientifico The HLA-DQ2 genotype selects for early intestinal microbiota composition in infantsat high risk of developing coeliac disease (“Il genotipo HLA-DQ2 seleziona precocemente una composizione del microbiota intestinale in infanti ad alto rischio di sviluppare la celiachia”) mostra che chi possiede quel particolare un fattore genetico (considerato un fattore di rischio per il successivo sviluppo della celiachia) sviluppa una composizione alterata del microbiota intestinale (per esempio con una quantità inferiore di bifidobatteri ed altre alterazioni rispetto al gruppo di controllo), anche se è stato allattato al seno ed ha avuto un parto naturale.

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Ciò potrebbe significare che quel fattore genetico (sebbene il meccanismo non sia per niente chiaro) influenza la creazione di un microbiota alterato che a sua volta predispone alla celiachia.

Sebbene in questo caso potrebbe essere un fattore genetico a indurre realmente la celiachia, pare che lo faccia perturbando l’equilibrio del microbiota intestinale, e quindi trattare la disbiosi può essere il mezzo migliore per evitare tutte le complicazioni e le patologie correlate alla disbiosi che spesso si manifestano nei pazienti celiaci.

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Per altro è possibile che la predisposizione alla celiachia indotta da quel gene si manifesti solo quando è presente qualche altro fattore (alimentazione, stile di vita, sostanze tossiche inalata o assimilate) ed in questo caso sarebbe difficile attribuire alla celiachia una causa puramente genetica, tanto più che sappiamo ormai come anche l’alimentazione e lo stile di vita della madre contribuisca all’espressione genetica.

Da un po’ di tempo ormai, sebbene questa rivoluzione epocale non sia stata ancora recepita dai libri di testo scolastici e quindi non sia ancora stata recepita dalle masse, la

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genetica come causa delle malattie è stata messa in un angolo dalla scoperta che i geni si possono esprimere in maniera differente a seconda dell’ambiente in cui si trovano le cellule che li portano, e che questa espressione dipende a volte persino dall’ambiente della madre durante la gravidanza (in certi casi addirittura si può risalire indietro anche di 3 o 4 generazioni).

Questo nuovo campo di studi, detto epigenetica, fa vedere sotto una luce completamente differente il legame supposto tra alcune patologie ed i geni, non per negarlo, ma per ridurlo a volte ad una semplice predisposizione che si manifesta solo in particolari condizioni.

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Un discorso particolare va fatto sulla cosiddetta Celiachia refrattaria, un disturbo che si differenzia dalla celiachia per il fatto che l’adesione rigida ad una dieta senza glutine non porta alla guarigione. Innanzitutto bisogna puntualizzare che, sebbene nella maggior parte dei casi di intolleranza al glutine basti appena un mese per notare dei netti miglioramenti, certe volte occorrono persino 18 mesi per una remissione dei sintomi.

A parte questo, rimuovere il glutine non fa certo scomparire la pre-esistente disbiosi, un certo grado di danno alla mucosa intestinale ed ai villi può forse essere spiegato da una grave forma di disbiosi su cui bisogna ancora intervenire dopo avere rimosso il glutine.

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Inoltre c’è da tenere conto non solo dell’intolleranza al glutine, ma anche di possibili intolleranze alla caseina (una persona potrebbe essere intollerante a glutine o caseina pur se gli esami di laboratorio risultano negativi, dal momento che nessun esame potrà mai rilevare tutti i possibili anticorpi a peptidi originatisi dalla cattiva digestione di queste proteine) nonché di reazioni incrociate.

Esiste infatti la possibilità che una persona celiaca risulti intollerante anche a delle sostanze la cui struttura molecolare assomiglia a quella di certi peptidi derivati dalla digestione del glutine.

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Alcuni alimenti in particolare come latte, mais, soia, uova, lieviti, caffè, sesamo, cioccolata, persino riso (ed altri ancora) possono causare queste reazioni incrociate facendo sì che gli anticorpi al glutine restino elevati anche dopo l’adesione rigida ad una dieta senza glutine.

Una dieta paleolitica, che escluda tutti i cereali e gli pseudo-cereali (eventualmente se necessario anche gli altri alimenti summenzionati), potrebbe essere la soluzione a questo particolare disturbo? Sarebbe auspicabile che la ricerca si indirizzasse anche in questa direzione.

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Probabilmente il primo alimento che si potrebbe eliminare dalla dieta in caso di celiachia refrattaria (e a dirla tutto anche in molti altri casi) è il mais. Questo perché, per quanto possa sembrare strano, il fatto che il mais sia sempre e sicuramente “senza glutine” non è ancora assodato, come fa notare il dottor Osborne in un suo articolo. In effetti, anche se il mais originario forse di glutine non ne conteneva, cosa possiamo dire del mais moderno, in un’epoca in cui la coltivazione di varietà transgeniche si fa sempre più largo, soprattutto nel continente americano?

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La contaminazione del mais orginale con quello transgenico è un dato di fatto, sebbene si possa sperare che non sia ancora così massiccia da noi come in America; ad ogni caso, sebbene sia sicuramente una ulteriore cautela, acquistare mais di coltivazione biologica non è detto che sia una garanzia assoluta.

Del resto anche il dottor Nacci nel suo libro Mille piante per guarire dal Cancro senza CHEMIO afferma che le proteine del mais moderno risultano alterate rispetto a quelle del mais originario.

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Riguardo alla celiachia è interessante anche la lettura dell’articolo Why everyone with celiac disease needs vitamin d (“Perchè tutti i celiaci hanno bisogno di vitamina D”) , articolo corredato da una discreta bibliografia. Non credo sia un caso che la dottoressa Campbell consigli l’integrazione di olio di fegato di merluzzo (ricco in vitamina D e vitamina A) ai soggetti che presentano disbiosi intestinale.

ECN

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