L’arte di Vivere

Fede, Fiducia, non è affatto uno stato ideico mentale culturale
è uno stato totale di unione interiore, integrazione del Sè, 
una certezza senza parole che si manifesta attraversando il Dubbio.

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Se non ci fosse il Dubbio e l’Esperienza, non potrebbe svilupparsi quel Profumo e quindi attivarsi dentro l’AnimA, che poi, deve fare un altro movimento; deve dire:

guardandosi allo Specchio, Tu non sei qui per me, ma Sei qui con Me, perché io sono Te.

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“io so che tu ci sarai, non so cosa accadrà ma so che tu ci sei già stata, ci sei adesso e ci sarai”.

Abbandono di ogni retaggio adesso e mi riunisco di ogni frammento comprendendo per differenza che siamo già completi.

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Per fare quel passo, occorre lasciare indietro qualcosa di vecchio, qualcosa che è andato, qualcosa a cui ci si sta aggrappando:  potreste chiamarlo attaccamento, catene.

Per fare quel movimento, devi lasciar andare e scegliere di manifestarti in ogni tua infinita Espressione già Presente dal tuo Profumo e Sentire.

Fonte: dalla rete e modificato by personal experience Francesco Ciani

Amare è guarire

Non solo l’entità acquista una forma, ma diviene quella forma

L’affermazione che l’energia è coscienza, simultaneamente afferma e
contraddice la classica discriminazione tra sostanza e forma. 

Fiore, Bianco, Fiori Bianchi, Fiore Di Porro, Le Mani


Quando si individualizza in una certa forma, acquisisce gli attributi e le caratteristiche di questa. Forma, massa, densità e tutte le altre caratteristiche sono definizioni che provengono, in ultima analisi, dal movimento dell’entità nel tempo e nello spazio. 
L’energia è tale movimento.

La sua coesione nella direzione spazio-tempo è la sua coscienza.

Cosmea, Fiore, Impianto, Vicino, Natura

Pertanto, tutto è coscienza

Convenzionalmente, noi facciamo distinzione tra i generi inorganico e organico, poi tra gli esseri non senzienti e senzienti, e infine tra quelli incoscienti e coscienti. Queste classificazioni riflettono la gerarchia di crescente complessità che si trova nell’universo.

Campo Di Fiori, Fiori, Colori, Molti, Fiore

Ma la coscienza pervade ogni singola specifica unità, dalla più piccola particella subatomica che ancora è da scoprire, fino alla totalità dell’essere, il macrocosmo. Ciascuna unità possiede una funzione speciale, un piano per adempiere al suo proprio potenziale, intrinseco nel fatto stesso di esistere.

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Dal momento che ogni minuscola particella di vita sa esattamente cosa sta facendo, non è azzardato affermare che possiede una mente: una ragione, la quale comprende il suo proprio piano, e una volontà, la quale dirige le proprie azioni in quel piano.

Se piantiamo un piccolo seme di mela, per esempio, questo crescerà, e nel giro di pochi anni diventerà un bell’albero che farà fiori e frutti ad adempimento del suo piano innato.

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Come l’energia scorre indivisa, così la coscienza innata scorre indivisa

La differenza tra il melo e la persona, in termini molto semplificati, sta nel fatto che l’essere umano sa di sapere.

Primavera, Albero, Fiori, Prato, Tronco D'Albero

La sua consapevolezza esteriore, la ragione vigile e la volontà, combinate con i processi mentali inconsci, possono dirigere sia l’organismo sia il suo ambiente circostante, cosa che il melo non può fare.

Osservando questa gerarchia della coscienza in natura, il fenomenologista francese Teilhard de Chardin concluse che “… l’energia universale deve essere un’energia pensante.”

Margherita, Cuore, Fiori, Cuore Di Fiore, Primavera

Anche la Malattia, la divisione, la sofferenza è un aspetto e un occasione di recuperare parti della vita che non hai vissuto, ne riconosciuto, ma proiettata in qualcun’altro,: persona, esperienza, tessuto sociale e così via.. chiediti dove nasce ciò a cui resisti o persisti in ciò che ti separa da te Stesso/a.?

Tutto ciò è possibile comprenderlo e risolverlo, aspetta solo che tu ne sia Consapevole.

(J. Pierrakos modificato by Francesco Ciani)

L’articolazione del bacino

Malattia Espressione dell’AnimA

Le articolazioni del bacino ci consentono di camminare e pertanto rappresentano la sede dei nostri passi e dei nostri progressi: grazie ad esse avanziamo tanto nelle piccole cose che in quelle grandi, sia nel bene che nel male, (è facendo questa esperienza che si comprende che la dualità non esiste affatto).

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Ogni viaggio inizia con un primo passo e così ogni nostro eccesso.

I dolori nell’articolazione del bacino, che principalmente sono dovuti all’artrosi, impediscono movimenti ampi e informano i soggetti colpiti che non sarà più possibile fare grandi progressi.
 
Procederanno con sofferenza (nella vita). I problemi reumatici fanno parte dei disturbi dovuti a logoramento di parti dell’organismo.

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Sarebbe opportuno imporsi un riposo forzato, riconoscere quanto sia faticoso progredire e muoversi, compiere un passo interiore invece di uno esteriore. Accettando che la capacità di articolazione su questo piano è ormai persa, le mete esteriori si allontanano.
 
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Tuttavia questa situazione può spingere i soggetti a riflettere sul fatto che, con il riposo forzato, è possibile conseguire scopi interiori.
 
L’articolazione logora segnala nel suo movimento tenace quanto faticoso che le vie esteriori vanno limitate.
 
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La situazione è piuttosto grave e raccomanda quel riposo che, se sarà abbastanza profondo, porterà a un movimento interiore ed ad una nuova comprensione del Sé e Consapevolezza.

La soluzione oggi proposta consiste nell’adozione di un’articolazione artificiale, un trucco tanto geniale quanto nemico dell’evoluzione, perché consente al soggetto di continuare a vivere come se niente fosse accaduto.
 
 
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Anche di fronte a una proposta di questo tipo, si ha ancora una possibilità di essere sinceri, nella misura in cui si ammette che i progressi che d’ora in poi verranno compiuti sono artificiali: non sono più le vere gambe che reggono il peso del corpo.
 
È allora necessario appoggiarsi d’ora in avanti ad aiuti per le cose esteriori e diventare più indipendenti nelle cose interiori. Se ne può dedurre che il progresso esteriore può essere ottenuto artificialmente, solo nella misura in cui quello autentico si realizza a un altro livello.
 
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Domande
1. In che modo ho compiuto i miei progressi nella vita?
2. Come sono andato avanti?
3. Sono stato attento solo alle mete esteriori? Le ho raggiunte?
4. I miei scopi sono raggiungibili solo su vie esteriori?
5. Dove mi sono incagliato o ancorato?
6. Quale ruolo svolgono per me il riposo e il raccoglimento interiore?
7. Dove sono atterrato interiormente, dove voglio ancora andare?
8. Ho imparato a reagire di fronte agli aiuti esterni, a utilizzarli per le mie esigenze interiori?
 
(Dott. Rudiger Dahlke)

Il bacino

Malattia Espressione dell’AnimA

 
Il bacino sostiene il corpo e ne è il fondamento. Avendo tre chakra, ospita un numero superiore di vortici energetici rispetto alla testa. Il serpente Kundalini riposa arrotolato alla sua base e aspetta di essere risvegliato per potersi innalzare fino al capo.

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Come fonte di energia, questo contenitore di visceri potrebbe essere paragonato al Graal.

A prescindere dal mistero della nostra energia, esso racchiude gli organi della procreazione e con la vescica e la parte terminale dell’intestino, quelli preposti all’escrezione.

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Sostiene, come base di appoggio della colonna vertebrale, l’intero peso della parte superiore del corpo e collega tra di loro gli organi di movimento.
 
Dal bacino derivano i movimenti fisici veramente forti, che possono essere vissuti nel Tai Chi. Il bacino rappresenta la base del nostro progresso, è la nostra cassa di risonanza con la terra.
 
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In effetti esso è anche uno strumento musicale e mostra in quale misura siamo in grado di vibrare in rapporto alla nostra base.

La posizione del bacino rivela «come veramente stiamo».

I due atteggiamenti opposti che questa parte del corpo può assumere esprimono infatti la nostra realtà: il bacino aperto è così inclinato in avanti, che il suo contenuto può fuoriuscire con facilità.


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Questo portamento costringe la colonna vertebrale a una forte curvatura e spinge all’esterno i glutei.

 
Come portamento tipico femminile, irradia sensualità ed eccita l’uomo: la componente erotica è notevole, l’andatura ricorda quella dell’anatra.
 
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Chi ha la parte inferiore del polo femminile del corpo particolarmente sottolineata, trova spesso sostegno oltre che sul cingolo pelvico ben formato, anche su gambe stabili.
 
Quasi per compensare dei glutei un po’ troppo evidenti, la pancia sporge un po’ in avanti ed è spesso ingrossata dai contenuti sentimentali.
 
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Si tratta di una persona, che si apre naturalmente ai piani inferiori.

La parte superiore del corpo e le zone del torace appaiono invece troppo piccole a paragone del resto e mostrano che l’auto-affermazione cede rispetto alla sicurezza e alla sensualità.


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Questo portamento tipicamente femminile è proprio della maggior parte dei neri e si evidenzia nel loro modo di ballare

 
Nessun bianco riesce a muovere il bacino al ritmo di un blues in modo altrettanto naturale. Si potrebbe interpretare tutta la musica rock, che ha tratto le proprie origini dal rhythm-blues dei neri, come un tentativo di scusarsi col proprio bacino trascurato.
 
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Elvis, the pelvis (= latino per bacino), era un rappresentante tipico di questa corrente provocante. Le persone col bacino trascurato e non vitale si sentono provocate da questo tipo di danza e movimento.
 
Al polo estremo troviamo il modello di un individuo, che non lascia trapelare neanche un briciolo di sentimento o di sensualità dal proprio bacino, tanto quanto questo è chiuso.
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Ciò è tipico di chi ha un atteggiamento riservato e viene ancor più evidenziato da un posteriore particolarmente raccolto.


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In opposizione al precedente portamento, qui i glutei sono tesi e segnalano una disponibilità verso ciò che è alle spalle:
 
il bacino alto è il segno distintivo dei pistoleri, che dotati di una cassa toracica notevolmente sviluppata, forte ed eretta, spingono in avanti il loro bacino chiuso, stretto e piuttosto sottosviluppato.
 
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Non si concedono né emozioni, né sentimenti, solo vigile attenzione e volontà di auto-affermazione dominano il loro portamento.
 
L’atteggiamento tipico dei soldati è simile a questa e infatti i militi prussiani sull’attenti indicano ai propri colleghi in che misura sono in grado di bloccare i propri sentimenti e di dominare la propria sensualità.
 
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L’energia sessuale non è vissuta da chi assume questo portamento e quando fa la sua apparizione, non si manifesta attraverso un atteggiamento sensuale, bensì in maniera aggressiva e spesso sorprendentemente precoce.
 
Il primato di efficienza nelle prestazioni che accompagna questo modo di essere è in rapporto con il polo superiore maschile.


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I sentimenti vengono limitati e retrocedono, la sensualità viene risolta rapidamente.

Questo atteggiamento viene spesso ripagato con emorroidi e disturbi sessuali di diverso tipo. Tensione allo stomaco, nel bacino e nella parte inferiore della schiena rappresentano la norma. Anche la prediletta testa reagisce spesso al super lavoro con segnali dolorifici.
 
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Entrambi questi comportamenti estremi determinano l’insorgere di difficoltà: la soluzione sta nel cercare la via di mezzo, nello scegliere un portamento aperto tanto alle spalle che davanti.
 
La «camminata ad anatra» tende all’indietro e denota un atteggiamento animalesco e istintivo nel rapporto sessuale. In avanti invece questo portamento è chiuso e non affronta la vita, a cui offre solo le spalle.
 
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Nel «portamento da eroe», la zona posteriore del corpo è spinta temporaneamente all’indietro e viene separata dalla nostra origine animale: tutta la tensione è diretta verso l’alto sul piano del confronto.
 
Chi assume un portamento ad anatra, tende a nascondere e spingere verso il basso il proprio membro virile; chi ha un portamento da eroe lo eleva orgogliosamente verso l’alto, lo spinge in avanti sottolineandone il carattere di arma.
 
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Le parate peraltro non dicono molto della vera arte militare.
 
(Dott. Rudiger Dahlke)

Il seno femminile 

Malattia espressione dell’AnimA

Il seno nella donna per le sue funzioni e per la sua forma ha un’importanza centrale. Chiamato in medicina mamma (dal latino), simboleggia la maternità e la capacità di nutrire.

Alla crescita del bambino nel corpo materno, corrisponde lo sviluppo del seno, che al momento della nascita è rigonfio di latte.

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Il primo stimolo del bambino coinvolge madre e figlio e ha un effetto benefico sui dolori successivi al parto e sulle contrazioni dell’utero.

È per così dire il segnale della rigenerazione dopo la nascita.

Oltre ai sentimenti di gioia e di benessere riscontrabili presso la maggior parte delle madri mentre allattano, il succhiare reca sollievo al seno turgido ed è quindi gradevole anche da questo punto di vista.


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Sebbene succhiare sia un riflesso innato, il contatto col seno morbido e il flusso di latte caldo riempiono il piccolo di felicità e di benessere.

Il seno è estremamente sensibile. Il contatto tenero e morbido della guancia del bambino e soprattutto il contatto con le labbra e la lingua del piccolo che succhia, producono sensazioni di piacere in moltissime donne.

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Da questo punto di vista, possiamo dire che alla base dell’amore materno c’è anche una componente sessuale.

Groddeck ritiene che l’allattamento susciti nella donna sensazioni passionali e risvegli in lei il desiderio di avere di nuovo rapporti sessuali.

Egli interpreta questa osservazione come un servizio alla conservazione della specie, anche se proprio l’allattamento è una forma di protezione contro un nuovo e troppo precoce concepimento.


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La tematica sessuale dell’allattamento al seno viene negata soprattutto da coloro che portano alle stelle la maternità. Il rapporto del seno femminile con la sessualità in generale è invece incontestato.

Tanto nell’allattamento quanto nel bacio, i seni vengono portati voluttuosamente alla bocca, e il piacere che la donna prova nella parte superiore del corpo non è dissimile da quello che procura il rapporto sessuale vero e proprio. li seno svolge qui il ruolo del pene che penetra, la cavità orale corrisponde all’utero.

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Prescindendo dal fatto che il bambino, al momento dell’allattamento, vive la madre come una donna, il valore del petto nel resto della vita è evidente. La pressione sul seno materno è la prima esperienza che l’essere umano vive.

È logico quindi che anche in seguito cerchi amore sul seno.
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Questo vale ovviamente anche per le donne, che si stringono volentieri reciprocamente al seno, ricavandone una sensazione di tenera sicurezza.

Se una donna si sente bene stringendosi al seno di un’altra donna, non significa affatto che sia lesbica.

Il rapporto di una donna con il seno di un’altra è naturalmente più ovvio di quello di un uomo con il membro di un altro uomo.

Stringere qualcuno al petto è sempre un gesto di affetto e d’amore.

Nessun’altra parte del corpo è in grado di comunicare affetto in modo altrettanto intenso e caldo, da nessun’altra parte si piange meglio che su un petto amico.

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Che il seno, oltre alla sua funzione materna di nutrimento, sia un organo di comunicazione, lo mostra il fatto che solo negli esseri umani è sviluppato permanentemente, mentre negli «altri mammiferi» si sviluppa temporaneamente solo al momento di allattare.

Nel rapporto erotico, il seno diviene un organo sessuale: gli uomini lo cercano istintivamente. Lo spazio tra i seni è stato fin dai tempi più remoti evidenziato dalle donne per esercitare il proprio fascino sull’altro sesso.

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Le varie mode che si sono succedute negli anni, pur proponendo soluzioni sempre diverse, hanno rinunciato solo di rado dalla carica esplosiva di questa parte del corpo.

In passato, per alcuni periodi, le donne sono state libere di mostrare il proprio seno: pensiamo ad esempio all’epoca di Luigi XIV, per non parlare della moda dei cosiddetti primitivi.

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Nell’antico Egitto la profondità del décolleté era correlata alla posizione sociale, mentre ad Atene le donne della borghesia nelle occasioni solenni si mostravano a seno nudo. Il «top-less» non è quindi un’invenzione del nostro tempo liberale.

In modo più o meno evidente, il seno è stato sempre – e lo è tuttora – sottolineato

sollevato attraverso corsetti, contenuto o esaltato dal reggiseno, tenuto in forma da particolari guaine, ha permesso alla donna di incrociare le braccia e di pavoneggiarsi.
Anche stringere il punto di vita serve ad evidenziare il seno.

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Gioielli come spille e collane attirano l’attenzione sul sottostante gioiello. Più attraente di un seno nudo è per i maschi pensare al modo in cui meritarsene la libera vista. Da questo punto di vista, chi indossa abiti scollati lo fa in modo abile e (semi)consapevole.

Come le donne hanno da sempre mostrato la tendenza a evidenziare il loro seno prominente nei giochi sociali, gli uomini d’altro canto non hanno mai voluto rinunciarvi.

Sono quasi esclusivamente uomini coloro che determinano le linee della moda.

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Il seno con la sua morbidezza e cedevolezza, è la regione del corpo che offre minore resistenza. Questa conoscenza, propria intuitivamente dei neonati, è utilizzata da sempre dagli uomini per conquistare attraverso il seno tutta la donna.

Mentre le donne «si gettano al collo» (79) degli uomini, questi volano direttamente al loro seno. Probabilmente è la sua morbida forma semisferica che nel corso di tutta la vita ci fa preferire tutto ciò che è rotondo.

Nulla del seno respinge, anzi tutto è attraente e seducente.

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Esso viene descritto in modo più o meno pertinente, con immagini che ne evidenziano la rotondità e la perfezione. Tra la frutta, le mele e, talvolta le pere vengono usate come oggetti di paragone.

Le fragole, i lamponi e i boccioli dei fiori servono da modello delle mammelle. Gli ungheresi, nel linguaggio corrente, definiscono i capezzoli boccioli.
Nel Medioevo e durante l’Inquisizione i religiosi fanatici sdegnavano il décolleté, definendolo «finestra del diavolo»; il seno lo chiamavano «sfera del demonio».

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Addirittura la politica si occupava dei seni provocanti e ci sono pervenute condanne per chi dirigeva i propri occhi verso questo «vergognoso oggetto».
Nei paesi cattolici in particolare, in epoche diverse, si è cercato di bloccare la pericolosa crescita del seno, comprimendolo di notte con lastre di piombo.

Il seno femminile è di gran lunga l’organo sessuale secondario più importante e la sua forza di attrazione è grande.

Come tale, è ampiamente utilizzato e talvolta sfruttato.

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L’industria cinematografica soprattutto americana e italiana utilizza «star formose» che fanno battere forte i cuori degli uomini.

Il valore di una donna è calcolato in base a tre cifre, tra le quali quella inerente la misura del seno è di gran lunga la più importante.
In tal modo il seno diventa uno strumento di giudizio in base al quale le donne vengono definite – e spesso si autodefiniscono. In un’epoca digitale basta un numero.

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Anche negli atteggiamenti sentimentali di vecchio stampo l’ideale di donna veniva formulato in base ai criteri sopra descritti. Il seno deve essere ben formato, sostenuto e di taglia media.

Se è troppo piccolo, ha poco valore perché insufficiente, se è troppo grande risulta provocatorio. Per noi è difficile pensare che esistano culture che abbiano altri ideali di bellezza e che ad esempio prediligano «il seno cadente», in quanto indice di maturità e di vita pienamente vissuta.

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Più grandi sono i seni, più (sessualmente) attraente è la donna: questo è il vero significato che si nasconde dietro le definizioni digitali. Si tratta tuttavia di una sessualità molto ricca dal punto di vista materno. Il «maschio conquistatore» può infatti nascondersi in questo seno e farsi coccolare come un bambino. Il feticismo del seno è allora un sintomo molto chiaro.

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Gli uomini che ne sono tanto attratti, cercano nella donna una madre e, più che una piena maturazione della propria sessualità, vogliono cura, sicurezza e protezione: hanno quindi bisogno di una donna forte.

Che questa situazione caratterizzi la cultura infantile statunitense, a partire dal cibo, per passare a Mickey Mouse fino all’eterno gioco tra indiani e cow-boy, non sorprende di più di quanto non facciano le preferenze italiane in proposito. La mamma italiana ha sempre un seno pieno e si dedica interamente alla cura dei propri figli, piccoli o grandi che siano.

L’alto valore sociale e individuale attribuito al seno crea vari problemi.

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L’ideale femminile sottostà al gusto dell’epoca. Se alla fine del secolo scorso le figure rotondette e false magre erano molto appetibili, oggi invece è di moda la donna dalla linea slanciata.

L’ideale femminile di Hollywood è quello di una star snella con seni grandi. Nel mondo antico faceva furore l’ideale Twiggy, una figura adolescenziale praticamente senza seno.

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Di fronte a questa molteplicità di modelli, i problemi non mancano. Di fatto, escluso il naso, nessun altro organo viene sottoposto a interventi chirurgici quanto il seno femminile, senza che ce ne sia un reale bisogno dal punto di vista medico.

Al tempo stesso però nessun altro organo viene operato con altrettanta impellente necessità, dato che il carcinoma al seno è la forma di cancro che si manifesta con maggiore frequenza nella donna.

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(78) È possibile accertare quanto affermato sulla base di esperienze concordi nella terapia della reincarnazione.
(79) Con la gola, come è stato già precedentemente accennato, ci si trova di fronte al tema del possesso. Chi si getta al collo di qualcuno, mira di conseguenza al suo possesso.

(Dott. Rudiger Dahlke)

Epilessia cittadini di frontiera tra i mondi

Malattia Linguaggio dell’AnimA

L’epilessia si manifesta attraverso quegli attacchi spaventosi che ben conosciamo.

La parola «attacco» indica che un individuo è aggredito da qualcosa, qualcosa di estraneo che viene dal di fuori. In diverse culture, ad esempio quella indiana, questa malattia è interpretata come una manifestazione del divino che da un’altra dimensione irrompe negli individui.

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Gli indiani ritengono che entità spirituali sconosciute entrino nelle persone colpite: considerano la crisi come una lotta tra due demoni per un unico corpo. Anche la nostra medicina più antica utilizzava per l’epilessia il nome di Morbus sacer, cioè malattia sacra.

I fenomeni di possessione sono noti anche da noi, ma neppure la psichiatria, che dovrebbe conoscerli, se ne vuole occupare.

La possessione, e soprattutto l’esistenza degli spiriti, si adatta così poco alla nostra visione del mondo, che preferiamo far passare questi eventi sotto silenzio.

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Ignorare i problemi, però, non influisce sulla loro esistenza.

Nei casi non così rari di epilessia, in cui si dovrebbe parlare di possessione, ci si trova comunque di fronte a un problema psichiatrico, che dovrebbe essere affrontato al pari di ogni altra malattia di questo tipo, cioè con metodologie fondamentalmente diverse.

La classica grande crisi epilettica viene definita dalla medicina grand mal, termine francese che significa «grande male» o «grande malattia».

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Ad essa contrappone il petit mal, o «piccolo male»

cioè la crisi che si manifesta senza convulsioni e in cui il soggetto perde conoscenza per un breve periodo. In entrambe le denominazioni è presente l’idea che l’attacco sia frutto di qualcosa di cattivo, che può provenire tanto da fuori quanto da dentro.

I fenomeni che si manifestano a livello fisico vanno interpretati come tutti gli altri sintomi; in questo caso però ci si ritrova continuamente confrontati con la malattia psichiatrica. Tra tutti i tipi di epilessia la manifestazione più importante è costituita dalla perdita della conoscenza.

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I pazienti se ne vanno, sono realmente assenti.

La loro coscienza abbandona il corpo, esce da questa realtà per entrare in un’altra nella quale non sanno orientarsi e di cui, in generale, non riescono a riportare alcun ricordo.

Anche la loro sofferenza si distingue dai problemi puramente fisici, poiché nei momenti decisivi loro sono assenti.

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Se l’attacco viene considerato da un punto di vista fisico, esso ci appare come una specie di terremoto.

Dopo una breve aura 59, che si manifesta di quando in quando e che annuncia ai malati l’avvicinarsi del minaccioso avvenimento, questi cadono a terra svenuti. La pressione del sangue precipita e la respirazione è all’inizio quasi inesistente. Talvolta all’inizio i pazienti lanciano un grido.

Subito dopo arrivano le convulsioni, la bava fuoriesce spesso dalla bocca e i malati possono arrivare a mordersi la lingua, urinare e defecare. Si cerca allora di proteggerli dai loro stessi morsi mettendo loro un pezzo di gomma tra i denti affinché non si lacerino lingua e labbra.

Mortalità, Teschio E Ossa Incrociate, Vanitas

Le pupille sono dilatate e prive di reazione, fisse come quelle di un morto.

I presenti hanno la precisa sensazione che i malati siano arrivati alle ultime contrazioni. Dopo alcuni minuti di questa spasmodica battaglia, la loro energia è esaurita, le convulsioni cessano e i pazienti cadono in un sonno profondo, detto terminale, dal quale si risvegliano indeboliti, stanchi e spesso con emicranie.


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Tra gli attacchi epilettici di minore entità c’è una serie di crisi parziali, caratterizzate da un senso di stordimento di tipo onirico e da deliri. Si può arrivare a immaginazioni false, alla perdita dell’orientamento, a uno stato di eccitazione fisica e addirittura ad azioni violente.

La malattia si può manifestare inoltre attraverso stati depressivi, di esaltazione, mania suicida, fino a manifestazioni strane, come la smania di fuggire o una inarrestabile loquacità.

Anima, Uomo, Persona, Fumo, Luce, Triste, Spirito

Per interpretare i singoli sintomi, vorrei prendere in considerazione un avvenimento che appartiene al macrocosmo e che, nella sua simbologia, corrisponde da diversi punti di vista all’attacco grand mal: il terremoto. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a forze enormi che si scaricano in un movimento di tipo regressivo.

La terra trema finché le tensioni più potenti non siano esaurite, per arrivare, poi, dopo scosse di minore entità, allo stato di quiete.

Tramonto, Nube, Meditazione, Buddismo, Mindfulness

La meccanica dei fatti e la distruzione che ne segue sono talmente simili, che si potrebbe pensare che la terra abbia subito un attacco epilettico. Sarebbe anche possibile chiamare entrambi con lo stesso nome, poiché ogni terremoto è certamente una grande disgrazia agli occhi di chi ne è colpito.

Ci dobbiamo però chiedere se questo sia vero anche agli occhi della terra, specie considerando le origini del terremoto. I movimenti tellurici colpiscono le zone sismiche della superficie terrestre e sono causate dal fatto che due falde opposte scivolano l’una accanto all’altra.

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Poiché i loro margini non sono omogenei, si arriva a una situazione di forte instabilità.

Se l’arco è troppo teso, tutte le tensioni che si sono accumulate per decenni si scaricano attraverso sommovimenti di tutti i tipi.

San Francisco, che si trova precisamente sulla faglia di Sant’Andrea, è paragonabile a un malato di epilessia in attesa del prossimo attacco. I sismologi non erano rimasti soddisfatti dal terremoto del 1990, che era sembrato loro troppo debole per bilanciare le enormi tensioni accumulate dall’ultimo grande sisma.

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I ricercatori hanno dichiarato nelle loro argomentazioni che la terra necessita di tali movimenti per liberarsi delle proprie tensioni interiori. Allo stesso modo anche i pazienti hanno bisogno di scaricarsi: l’epilessia non costituisce affatto un’eccezione, anche se provoca danni terribili al sistema nervoso.

Una terapia che determina l’insorgere di sintomi analoghi a quelli della crisi epilettica sarebbe l’elettroshock.

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Con questo metodo, la psichiatria del tempo passato cercava, attraverso forti scariche di corrente somministrate sotto narcosi, di ottenere miglioramenti nei pazienti psichiatrici.

Il tutto assomigliava a un esorcismo celebrato per espellere Belzebù. L’esperienza mostrava, però, che gli spiriti cattivi talvolta si allontanavano soltanto per breve tempo.


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Esternamente l’elettroshock appare come un attacco epilettico creato artificialmente, oppure si può anche dire che un attacco epilettico è un elettroshock naturale.

Di fatto, l’attacco grand mal è un fenomeno elettrico, determinato da una scarica eccessiva, improvvisa e rapida dei neuroni cerebrali, con la quale l’attività elettrica del cervello viene messa a tacere. Contemporaneamente anche la coscienza del paziente viene spenta da una potenza superiore.

Si pone allora la seguente domanda: da chi e a quale scopo?

Fuoco, Esplosione, Malattia, Spasmo, Sequestro

La risposta più profonda non può essere desunta dai sintomi fisici, poiché la causa essenziale riguarda la coscienza: noi però conosciamo ben poco di ciò che avviene a quel livello, inaccessibile alla coscienza vigile.

I sintomi esteriormente visibili ci consentono tuttavia di accedere alle condizioni che fanno da cornice alla malattia e al compito insito in esse. L’aura, cioè il segno premonitore della crisi, insegna ai pazienti a prestare molta attenzione agli indizi, soprattutto a quelli che provengono da un’altra sfera.

Sole, Esplosione, Pianeta, Luna, Orbita, Sistema Solare

Spinti dal bisogno, i malati imparano a valutare il significato imminente di tali segnali, anche se non possono né capirli né spiegarli.

La crisi, caratterizzata da episodi convulsivi, è la rappresentazione di una lotta. In ogni battaglia si contrappongono sempre almeno due partiti rivali. Come nel terremoto entrano in collisione due faglie, nelle persone colpite da epilessia sembrano scontrarsi due mondi opposti. Gli spasmi sono espressione del loro attrito.

La coscienza lotta contro un altro piano inconsapevole e soccombe molto rapidamente.


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Il fatto che gli indiani accettino l’idea dell’intrusione di una realtà spirituale nella vita quotidiana è ammissibile quanto la possibilità che nella nostra esistenza possa irrompere un altro mondo spirituale.

In ogni caso, il compito sembra essere quello di concedersi alla lotta tra i due mondi e di essere preparati ad affrontarla non appena i segni, anche quelli più irrilevanti provenienti dall’altra realtà, ci esortano a farlo.

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Se il contatto con l’altra parte, che la malattia impone a forza, si verificasse liberamente, il corpo ne risulterebbe alleggerito.

L’attacco epilettico evidenzia la tensione che i pazienti hanno accumulato dentro di sé: hanno la bava alla bocca, fatto che proverbialmente dimostra quale è la loro reale situazione.

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Se sbavano dalla rabbia o a causa di un qualsiasi altro tipo di energia, significa che qualcosa, che per molto tempo è rimasto bloccato dentro di loro, vuole uscire. Nasce a questo punto l’ovvio sospetto che essi abbiano finora vissuto da bravi borghesi, trattenendo la loro bava.

Per questo la crisi, che consente loro di scaricarsi fino in fondo, è anche, rilassante. Oliver Sacks descrive gli attacchi epilettici come qualcosa che «avanza a passi misurati insieme a sensazioni di libertà e di autentico benessere».

Nei quadri clinici di cinque pazienti diversi si parla di eruzioni vulcaniche e di draghi che sputano fuoco.


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La tendenza, causata dalla contrazione muscolare, a mordersi la lingua, dimostra il livello di tensione che caratterizza l’inizio dell’attacco:

è preferibile staccarsi la lingua con un morso piuttosto che rivelare qualcosa, questa è la situazione a cui gli epilettici rischiano di arrivare.

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«Mandar giù un boccone amaro» significa essere impotenti di fronte a qualcosa e permettere che avvenga, «non mollare l’osso» significa non rinunciare a ciò che si desidera, qualunque sia il prezzo da pagare.

Gli epilettici rivelano la loro ostinazione trattenendo qualcosa tra i denti

non lasciano trapelare niente dalle labbra eccetto la bava e le grida. Piuttosto che lasciar andare qualcosa preferiscono procurarsi da soli delle ferite.

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Dalla caduta e dal deliquio iniziali traspare la richiesta di liberare energia e di lasciarsi andare. Si tratta di cedere davanti a un’altra forza, con la quale non si può competere con i mezzi abituali. I pazienti scelgono a livello inconscio il modo in cui cedere (cioè sottomettersi) drasticamente al proprio destino.

La necessità di arrendersi viene rafforzata dagli altri sintomi.

La diminuzione della pressione del sangue dimostra che il malato non deve affatto combattere per riportare qualche successo, ma al contrario deve rassegnarsi e affidarsi a forze più potenti.


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La tematica della liberazione della tensione bloccata si rispecchia in una perdita involontaria di urina. La vescica è l’organo più sensibile a una pressione che risulta eccessiva per noi.

Utilizziamo quindi ogni occasione possibile per svignarcela e per scaricare ciò che ci opprime in un posticino tranquillo, dove non temiamo confronti.

Il quadro dell’attacco presenta, dopo la battaglia iniziale, una liberazione su tutta la linea, completata dall’azione dell’intestino che si lascia andare a un’involontaria defecazione.

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Gli escrementi provengono direttamente dall’oltre tomba del corpo, da quella terra delle ombre in cui domina Plutone, dio dell’Ade, il regno dei morti.
Considerato in questi termini, tale sintomo offre l’opportunità di alleggerire sia se stessi che il proprio rapporto con gli inferi almeno per una volta in assoluta sincerità di fronte a tutti senza vergogna.

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I temi oscuri, qui bloccati, conquistano, durante la crisi, la luce del giorno che altrimenti sarebbe loro negata proprio a causa del loro profondo contenuto simbolico. In conclusione, è necessario riconoscere anche in questo sintomo l’esigenza di lasciare tutto ciò che è materiale sotto di sé e dietro di sé.

In fin dei conti si profila un quadro di mancanza di inibizioni che, crisi epilettica a parte, nella vita del soggetto non avrebbe alcuna possibilità di realizzarsi. Anzi, la scrittura pedantesca di alcuni malati di epilessia rivela un ordine creato dal bisogno di auto-controllo.


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Lo stato iniziale di quiete nella respirazione, la cosiddetta apnea, lascia supporre che Io stato prodotto dalla crisi non sia di questo mondo.

La respirazione è l’espressione chiara del nostro legame con la polarità, con il mondo dei contrari. I due poli dell’inspirazione e dell’espirazione ci incatenano ad esso dal primo all’ultimo istante della nostra esistenza. Con il primo respiro facciamo il nostro ingresso su questa terra, con l’ultimo ne siamo già fuori.

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Con le recenti ricerche effettuate sulle condizioni al momento del trapasso, è stato dimostrato che quando le persone smettono di respirare, vivono esperienze che concordano tra loro in modo sconcertante, ma che, d’altro canto, non appartengono a questo mondo60.

In seguito a studi fatti su persone in profonda meditazione, è stato possibile stabilire che le esperienze che avvengono al di fuori del corpo, in un nitro mondo spirituale, sono correlate a fasi in cui la respirazione è ferma.

A ciò contribuiscono anche le pupille dilatate e prive di reazione, che si comportano come se l’individuo fosse già morto.

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Il fatto che siano dilatate, forse a causa della paura e del grido iniziali, può indicare che i pazienti hanno inizialmente, di sfuggita, come in un lampo, l’impressione di un altro piano, che suscita in loro profondo terrore o un incredibile stupore.

Si grida, in genere, di fronte a qualcosa di orrendo, di repellente, che supera le nostre forze, più raramente di fronte a qualcosa di incantevole. Anche la respirazione può fermarsi in seguito a uno spavento. Un grido di aiuto è tipico di questa situazione, analogamente all’urlo primordiale che può erompere dalle dimensioni più profonde del soggetto.


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Il neuropsichiatra Oliver Sacks ricorda che anche Dostoevskij soffriva occasionalmente di aure epilettiche estatiche e cita quanto segue:

«Ci sono dei momenti, che durano solo cinque o sei secondi, in cui si sperimenta l’esistenza di un’armonia divina … La terribile luminosità con la quale essa si manifesta e l’estasi di cui essa riempie l’uomo, sono spaventose.

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Se questo stato durasse più di cinque secondi, l’anima non lo potrebbe sopportare e dovrebbe fuggire via.

In questi cinque secondi ho vissuto un’intera vita umana e sarei pronto ad abbandonare ogni cosa senza pensare di aver pagato troppo per questo … »61

Anche l’elettroencefalogramma sostiene le interpretazioni che vedono nell’attacco l’impatto con qualcosa di immane. L’attività elettrica propria del cervello cessa improvvisamente. I dispositivi di sicurezza fondono e una forza molto più forte prende il sopravvento.

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Il sistema nervoso dei pazienti non è in grado di sopportare in stato di consapevolezza la forza della nuova corrente.

Siamo chiaramente vicini all’interpretazione che gli indiani danno della crisi epilettica, secondo la quale nell’epilessia si manifesta una forza divina.

Anche noi conosciamo queste idee dalla Bibbia, quando gli uomini non sopportano lo sguardo diretto di Dio, e vengono messi in guardia dall’affrontarlo. Come minimo si può constatare che nell’attacco epilettico si produce una forza di gran lunga superiore a quella dei pazienti.

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Né il sistema nervoso né la coscienza sono all’altezza di sopportarla.

È come se si verificasse una commutazione improvvisa da una corrente alternata a una industriale. Secondo le esperienze raccolte con la terapia della reincarnazione, con l’epilessia ci si trova soprattutto di fronte all’irruzione di forze oscure e superiori.

Che dopo tutto ciò i pazienti abbiano bisogno di dormire è comprensibile. Quel sonno profondo e ancora quasi incosciente, che non rigenera, ma addirittura stanca, dimostra che le esperienze ad altri livelli devono essere ulteriormente portate avanti, oppure integrate in un processo che consuma le forze, motivo per cui occorre una rigenerazione.


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È ovvio che la testa faccia male dopo la crisi; in definitiva le è stato richiesto di svolgere un compito esagerato, sia per l’energia che in esso è stata consumata sia, probabilmente, per il suo contenuto.

I pazienti recuperano le forze solo lentamente dopo il lungo viaggio ai confini della loro coscienza. In seguito sono relativamente rilassati e non si ricordano quasi di niente.
Dal fatto che in ogni grand mal alcune cellule del cervello vengano distrutte, possiamo trarre la conclusione che a lungo termine i soggetti si allontaneranno dalla propria testa e dalla propria volontà.

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Tale realtà è confermata anche dai quadri clinici di persone che soffrono di epilessia da molto tempo e che possono mostrare un rallentamento delle attività cerebrali che può arrivare fino alla demenza.

I sintomi della crisi petit mal vanno ancora oltre nel campo della psichiatria; ne accenniamo soltanto per sottolineare il fatto che muovono nella stessa direzione.
Dietro le assenze si nascondono stati crepuscolari che rapidamente si impossessano del paziente.

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La semi-incoscienza o crepuscolo è una situazione di passaggio da un piano all’altro: dal giorno alla notte o dalla veglia al sonno e viceversa.

Le assenze costringono i pazienti a superare questi punti di passaggio tra i livelli, in questo caso tra lo stato di veglia e il sogno, o meglio, tra Io stato di veglia e il sonno.

Il compito è allora chiaro

diventare consapevoli dell’esistenza di queste zone di penombra, per imparare a rivolgere volontariamente la propria attenzione verso di esse e per diventare cittadini dei due mondi.

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Anche le apparizioni illusorie sono esperienze che provengono da un altro mondo. Il paziente che ha allucinazioni ottiche, vede qualcosa che nessuno oltre a lui è in grado di percepire.

Lo stesso vale per le forme di allucinazioni acustiche, olfattive e tattili62, Il paziente evidentemente può e deve imparare a integrare nella vita queste altre dimensioni della sua realtà.

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Poiché con le immagini illusorie ci si trova di fronte a manifestazioni dell’ombra, i compiti che per lungo tempo sono stati repressi al di fuori della coscienza devono essere (ri)conosciuti e integrati.

Questo rapporto è ancora più evidente nei casi di delirio. Qui penetra l’ombra più pura, cioè quella più tenebrosa, che la psichiatria si limita a definire presenza estranea. Nel delirio si manifesta naturalmente tutto quello che i pazienti nella loro vita borghese non conoscono.

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Per molti aspetti sarà addirittura l’opposto.

Questo fatto però non lo rende una presenza estranea, ma rivela che fa parte della realtà più profonda del paziente stesso: rappresenta la sua ombra, il suo altro lato oscuro.

Quando esplodono «atti di violenza incontrollabili e senza senso», viene svelato, da un lato, che il paziente ha tenuto le sue energie sotto controllo per tanto tempo e in modo così totale che la loro unica via di uscita è stata quella di farsi largo con la forza.

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D’altro lato si evidenzia che queste azioni, rapportate alla sua esistenza borghese, non hanno alcun senso; se però sono messe in relazione con la totalità della sua esistenza, rappresentano il suo altro lato oscuro, e da questo punto di vista acquisiscono maggior significato.

Questa metà tenebrosa avrebbe evidentemente dovuto continuare a condurre una vita d’ombra, come già aveva fatto per un periodo fin troppo lungo, al punto che con un colpo di scena si è spinta alla luce della coscienza.

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Rientrano in questo contesto anche alcune aure più rare, quelle in cui le voci diventano sempre più forti e pressanti e la coscienza del soggetto viene eliminata una volta raggiunto il culmine della crisi.

I sintomi della fuga epilettica rispondono a esigenze specifiche. Il paziente è chiaramente rimasto per troppo tempo sulla stessa posizione, nello stesso luogo o legato allo stesso tema. Ora è indubbiamente spinto a farsi strada e visitare nuovi ambienti e altri mondi.

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L’espressione epilessia loquace spiega chiaramente il messaggio che questo tipo di crisi vuole lanciare

il malato non sceglie, in questo caso, di mordersi la lingua piuttosto che aprire la bocca. Il tempo dell’aristocratica e inibitrice riservatezza è finito.

Si è mantenuto calmo per molto tempo, ma ora ogni resistenza è stata abbattuta e la corrente a lungo bloccata defluisce nelle chiacchiere.

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Il sintomo rappresenta una rottura dell’argine, e da questo punto di vista tutti gli attacchi epilettici sono simili: sono come brecce di argini, che mettono in moto parti dell’essere finora trattenute.

Unirsi alla potente corrente dell’energia vitale e lasciar fluire liberamente le proprie energie, o meglio, permettere loro di scaricarsi, fa parte certamente del compito che dobbiamo svolgere con priorità assoluta, compito che si manifesta attraverso l’avvenimento epilettico.

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D’altro canto, qui è compreso anche l’invito ad aprirsi ad altri livelli, in particolare a quelli a cui il normale stato di coscienza non è in grado di accedere.

La malattia ci parla di nuovi piani di coscienza, dei mondi del sogno e della fantasia, ma anche di apertura medianica verso altre dimensioni spirituali.

In pratica risulta di grande aiuto molto di quello che, a prima vista e in accordo ai principi allopatici, sembrerebbe addirittura sbagliato. La terapia intensiva della respirazione, che non si arresta di fronte alle situazioni in cui le convulsioni interiori trovano espressione all’esterno, ha dato buoni risultati.

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Rappresenta una possibilità di prevenire le contrazioni, in quanto affronta volontariamente il principio dello spasmo e scarica gradualmente le contrazioni del mondo fisico e di quello dell’anima.

Anche un orgasmo vissuto pienamente ha dei paralleli e una certa affinità con un attacco. Anche in questo caso le energie si scaricano sotto forma di onde attraverso il corpo, pur se il punto focale è nel basso ventre e non nella testa. Anche la psicoterapia interpreta la crisi epilettica come uno spostamento di forze dall’alto verso il basso.

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I pazienti non osano liberare tutte le loro energie sui piani inferiori, in genere descritti come sporchi, e spostano l’avvenimento, per così dire il grande orgasmo, al piano della testa, che ai loro occhi appare più pulito.

Una vita sessuale intensa, che permette all’energia di fluire e di esplodere, è di conseguenza una terapia efficace contro l’epilessia.

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L’aspetto essenziale, però, è cedere volontariamente alle tendenze indicate dalla crisi, divenire cittadini di frontiera tra i mondi, intraprendere consapevolmente viaggi negli altri piani della realtà, che includono anche il regno delle ombre, e abbandonarsi alla forte corrente della vita.

Domande

1. Quali grandi correnti contrarie si urtano nella mia anima?
2. Quali possibilità di scarico dell’energia bloccata mi concedo, oltre agli attacchi epilettici?
3. Dove avrei bisogno di rompere l’argine della mia anima?
4. Posso lasciarmi andare senza freni?
5. Quali segni di un altro piano ho ricevuto e ignorato?
6. Come potrei dare volontariamente spazio dentro di me alle ombre?
7. Sono capace di abbandonarmi ad altre forze?
8. Quale rapporto ho con il mondo trascendente al di là della nostra abituale percezione di tempo e spazio?
9. Posso immaginare di diventare un cittadino di frontiera tra i mondi?

59Con aura, in questo contesto, vengono indicati brevi preallarmi che precedono l’attacco vero e proprio. Ci sono aure sensitive, cioè a carico della vista, ma anche altre a carico dell’udito, del gusto e dell’olfatto.60Cfr. i lavori di Elisabeth Kubler-Ross e di Raymond Moody.
61Oliver Sacks, Der Mann, der seine Frau mit einem Hut verwechselte, Hamburg, 1987.
62 Le allucinazioni acustiche confrontano con un udito illusorio, quelle olfattive con un odorato dello stesso tipo, quelle tattili col tatto e infine anche le allucinazioni del gusto.

(Dott. Rudiger Dahlke)
 

Ma cos’è l’Amore

Se non il Riconoscersi sia in uno Spirito Gemello

che in una stessa AnimA perché si è tutti Uno, quando si dice dice sei Mio/Mia, Ti Amo, ecc.

lo si sta dicendo alla propria AnimA e al proprio Cuore riflesso nello Specchio di fronte a noi,

che vibra della stessa frequenza come se il Sole incontrasse se stesso.

Cuore, Chiave, Rosa, Herzchen, Amore, Romanticismo

Appunto come avviene con il Sole ed il nucleo Solare Terrestre risuonano come due Diapason, all’unisono, così la terra si scalda..

Per cui non si possiede nulla, e l’Amore non si trattiene con le mani, scivola via come sabbia..

ma lo si può respirare e vivere solo dentro di chi Ama,
si ama, chi desidera Ascolta Osservare…

Chi sà Sentire e Comprende;

Sposa, Sposare, Nozze, Capelli Rossi, Rose Rosse
è Armonico e in coerenza con se stesso, perché l’AnimA si riconosce nelle infinite esperienze che sta creando e vivendo in tutti noi, nel momento presente, dilatando la stessa Consapevolezza
discendendo fa l’esperienza per la quale ha già scelto di Essere!
In Sintesi Amare qualcuno, è Amare e Riconoscersi,
è Fondersi e ritrovarsi,
è Vivere Gustando,
è Respirare dello stesso Respiro da Anemos = AnimA
Impegno, Coppia, Romanticismo, Bici, Felicità, Insieme
Non basta riconoscersi quali Anime o punti di Luce come matrici di un Tutto, è necessario fare l’esperienza restando Liberi, Essere e non Avere
Respirare senza soffocare, donando senza chiedere,
la libertà è fare l’esperienza che serve per conoscere l’infinita incessante presenza di Dio o dell’Universo dentro di noi,
già presente in ogni tua infinita espressione, manifesta in ogni tua scelta.
(Francesco Ciani Personal Exeperience)

Incidenti stradali

Malattia e Destino

Un ” incidente stradale ” è un concetto astratto al punto che è impossibile interpretarlo. Bisogna sapere esattamente che cosa avviene in un determinato incidente per poter dire che cosa esso in realtà significhi.
 
Aeromobili, Volano, Cielo, Nuvola, Natura, Tempesta
 
Un’interpretazione generale è difficile se non impossibile, mentre l’interpretazione del caso concreto è in genere facile. Basta ascoltare attentamente la descrizione del fatto. L’ambiguità della nostra lingua rivela tutto.

Purtroppo si constata continuamente che molti non hanno orecchio per i rapporti linguistici.

Espressioni come uscire di strada – sbandare – perdere il controllo – uscire di pista – investire qualcuno, ecc., valgono sia nella vita che nel traffico stradale.
 
Palloncino, Cuore, Amore, Romanticismo, Cielo
 
Che altro c’è da interpretare? Basta stare in ascolto. Uno accelera tanto che non riesce più a frenar(si), così che arriva troppo vicino alla persona che ha davanti (si tratta di una donna?) e la investe, e stabilisce quindi un contatto molto intimo.
 
Il fatto di non riuscire più a frenare in tempo, mostra che una persona ha tanto accelerato nella sua vita una situazione (per esempio di lavoro), che la situazione stessa è in pericolo.
 
Autunno, Montagne, Capricorno, Paesaggio, Incidente
 
Dovrebbe quindi utilizzare l’incidente per capire che è il caso di riesaminare la sua vita e regolare i tempi finché è possibile. Se un automobilista ” non ha visto ” l’altro, significa che questa persona trascura nella sua vita qualcosa di importante.
 
Se il tentativo di superare un altro finisce in un incidente, è il caso di controllare tutte le manovre di superamento della propria vita.
 
Errore, Versare, Slip-Up, Incidente, Incurante
 
Chi si addormenta al volante, dovrebbe svegliarsi al più presto anche nella vita, prima di venire svegliato bruscamente. Gli incidenti stradali portano quasi sempre a un contatto molto intenso con’altre persone, ma l’avvicinamento è sempre troppo aggressivo.
 
Descriviamo ora un caso concreto di incidente, per renderci meglio conto di quello che abbiamo fin qui detto. L’incidente non è inventato ed è di tipo molto frequente.
 
Scivolare, Pericolo, Incurante, Scivoloso, Incidente
 
A un incrocio con precedenza per chi viene da destra due automobili si scontrano con tanta violenza che una delle due finisce sul marciapiede e li resta completamente rovesciata.
 
Parecchie persone restano bloccate nell’auto e gridano aiuto. La musica continua a uscire dalla radio. I passanti riescono a liberare i prigionieri, che hanno riportato ferite di media entità e vengono quindi ricoverati in ospedale.
 
Vino Rosso, Caduta, Spot, Vetro, Rosso, Liquore, Alcol
 
Questo incidente ci porta a fare queste considerazioni: tutte le persone coinvolte si trovavano in una situazione in cui volevano continuare la direzione assunta dalla loro vita.

Il che corrisponde al desiderio e al tentativo di andare diritti e veloci per le rispettive strade.

Però gli incroci esistono non soltanto sulle strade, ma anche nella vita. La strada diritta è la norma nella vita, è quella che si segue per abitudine.
 
Incidente, Mordi E Fuggi, Polizia, Crimine, Traffico
 
Il fatto che l’incidente costringe tutte le persone coinvolte a interrompere il proprio cammino diritto, mostra che tutti avevano trascurato la necessità di modificare qualcosa nella loro vita.
 
Così la necessità di cambiamenti si era imposta da sola. Tutto ciò che è giusto diventa col tempo sbagliato. Le persone difendono le proprie abitudini adducendo come motivazione la necessità di rimanere coerenti col passato.
 
Sedia A Rotelle, Disabilità, Feriti, Disabili
 
Ma questo non è un argomento valido. Per un neonato è normale farsi pipi addosso, ma un bambino che a cinque anni bagna ancora il letto non è più normale.

Fa parte delle difficoltà della vita umana capire in tempo la necessità di un cambiamento.

Le persone coinvolte nell’incidente certamente questa necessità non l’avevano capita. Cercavano di continuare la strada seguita fino a quel momento e reprimevano l’esigenza di abbandonare le vecchie abitudini, di modificare certe situazioni.
 
Scarpe Di Sicurezza, Osh, Vite, Rischio Di Incidenti

L’impulso a farlo è però presente, anche se a livello inconscio.

Manca spesso il coraggio di porsi domande consapevoli e di affrontare a fronte alta i problemi. I cambiamenti spaventano.

inci 1

Si vorrebbe – ma non si osa.

Questo può riferirsi a una convivenza che si è usurata, a un lavoro o anche a un modo di ragionare.  Comune a tutti è il desiderio represso di evadere dalle abitudini. Questo desiderio non vissuto cerca di realizzarsi attraverso vie traverse:
 
si viene ” buttati fuori di strada ” – nel nostro esempio grazie a un incidente stradale.
 
Rotto, Vetro, Scuola, Danneggiato, Finestra
 
Chi è onesto con se stesso, constata dopo un fatto del genere che nel profondo di se stesso già da tempo non era più contento del corso della propria vita, che avrebbe volentieri cambiato senza però averne il coraggio.
 
A una persona capita sempre soltanto quello che in realtà vuole. Le soluzioni inconsce hanno successo, però hanno lo svantaggio di non risolvere completamente i problemi.
 
Natura, Paesaggio, Strada, Raggio Di Sole, Sera Sole
 
Questo dipende semplicemente dal fatto che un problema può essere risolto davvero soltanto con un gesto consapevole, mentre la soluzione inconscia rappresenta sempre soltanto qualcosa di materiale, che tuttavia può fornire l’impulso ad agire, può informare.

Non risolve però il problema.

Nel nostro esempio l’incidente automobilistico porta a una liberazione dal corso abituale di vita, però produce una più grande e nuova mancanza di libertà, cioè il blocco dentro la macchina.
 
Piangere, Male, Un Incidente Dolore, Sofferenza
 
Questa nuova situazione è espressione dell’inconsapevolezza del fatto, ma può anche essere intesa come avvertimento, nel senso che l’abbandono della vita finora condotta potrebbe portare non la desiderata libertà, ma una nuova mancanza di libertà.
 
Le grida di aiuto dei feriti erano quasi soverchiate dalla musica che si sprigionava dall’interno della macchina.
 
Ragazza, Triste, Pianto, Piove, Gocce Di Pioggia
 
Chi è abituato a vivere tutti gli eventi e le manifestazioni come simboli visibili, vede anche in questo dettaglio un’espressione del tentativo di liberarsi dai propri conflitti con elementi esterni.
 
La musica radiofonica copre la propria voce che grida aiuto e che la coscienza vorrebbe rendere ancora più alta. Però il superconscio si ritira, non vuole ascoltare, e così questo conflitto, questo desiderio di libertà dell’anima resta chiuso nell’inconscio.
 
Ragazza, A Piedi, Teddy Bear, Bambino, Femminile
 
Non può liberarsi, deve aspettare finché i fatti vengono messi a posto da fuori. L’incidente è qui il ” fatto esterno ” che apre ai problemi inconsci un canale che consente loro di articolarsi.
 
Le grida di aiuto dell’anima giungono alle orecchie di qualcuno – e la persona diventa sincera.
 
(Thorwald Dethlefsen Rudiger Dahlke)

Il Mondo dei Sogni

Sogni Lucidi e Viaggi Astrali o Visioni Sciamaniche

lo sciamano è un uomo o una donna che sa dissociare intenzionalmente la coscienza dal corpo fisico (e da questo mondo materiale) per entrare in una realtà altra:

Luna, Planet, Corpo Celeste, Sistema Solare, Pianeta

il mondo sciamanico delle “cose nascoste”. Qui scopre per esperienza diretta che questo livello dimensionale soggettivo di realtà, consapevolezza ed esperienza è abitato.

Il mondo del sogno è anche un livello di Coscienza, il livello della Coscienza Spirituale, e le popolazioni native chiamano normalmente questo campo archetipico privo di tempo il “mondo degli spiriti”.

Wormhole, Viaggio Nel Tempo, Portal, Vortice, Spazio

Il mondo del sogno, viaggio della Coscienza e il mondo degli spiriti sono esperienzialmente la stessa cosa.

Nella psicologia occidentale il mondo del sogno è interpretato in modi diversi a seconda delle diverse scuole di pensiero, ma c’è accordo generale sul fatto che è un luogo misterioso in cui andiamo nel sonno, un luogo in cui facciamo esperienze strane e numinose, e dove incontriamo persone e cose che, spostandoci nel tempo e nello spazio, anche se sono conosciute, sono in qualche modo diverse.

Ufo, Spazio, Stelle, Scienza, Astronave, Galaxy

Spesso elusive, le immagini dei nostri sogni svaniscono al risveglio, rivelando la loro natura idiosincratica o auto-determinata.

Ma esistono sogni ordinari e sogni sciamanici, o “grandi sogni”, che restano nella memoria per tutta la vita.

Sono anche chiamati sogni lucidi, o viaggi astrali. In essi siamo consapevoli che stiamo sognando ma continuiamo a sognare, agendo nel contesto del sogno e dirigendolo.

Galassia Di Andromeda, Via Lattea, Collisione, Spazio

Sono letteralmente esperienze visionarie delle dimensioni transpersonali che possono essere accompagnate dal contatto con gli spiriti o da intense sensazioni di potere che hanno la capacità di essere trasformative.

Il viaggio sciamanico è, in breve, una forma di sogno, ma un sognare da svegli

Lo sciamano assegna quindi grande valore al mondo del sogno. Hank scrive che il luogo dei sogni ha molti nomi e che il mondo del sogno è onorato in tutte le culture sciamaniche:

sogni 3

Come abbiamo già detto, il mondo del sogno è il livello di realtà che gli Aborigeni australiani chiamano Tempo del Sogno, i Celti Altri Mondi, i Polinesiani Po e gli sciamani “mondi degli spiriti”.

Spesso è indicato semplicemente come “il Sacro”, che corrisponde al livello astrale in cui la nostra anima universale personale, o sé superiore, esiste come un essere immortale fatto di pura energia e privo di forma.

Ascensione, Celeste, Pianeta, Cielo, Terra, Universo

È il livello di realizzazione in cui è possibile trovare soluzioni comprensioni di noi stessi e dei traumi/conflitti presenti.

Ma è anche il livello di coscienza in cui conoscitore, conoscere e conosciuto sono un’unica cosa. In questo modo, percezione, conoscenza e azione avvengono simultaneamente, e in questi mondi del sogno tutto lo spazio è qui e tutto il tempo è adesso.

Ragazza, Sognare Ad Occhi Aperti, Cavallo

Per questo le popolazioni native parlano del Senza Tempo e definiscono noi, che viviamo nella dimensione fisica, la “gente del tempo”.

Il sogno in cui entriamo è esclusivamente nostro e personale, e lo creiamo noi stessi durante il passaggio della nostra anima dal mondo materiale al sognare dei mondi spirituali. Tutto ciò che ha un aspetto fisico “qui” ha un corrispondente aspetto di sogno “là”. Nessuno sa perché. È così, fa parte del grande mistero dell’esistenza.

Fantasia, Luce, Umore, Cielo, Bella, Fairytale, Sogno

Troviamo in genere il nostro Giardino Sacro.

Quando richiamiamo alla mente dei luoghi nella Natura con cui ci siamo sentiti in contatto, ci siamo sentiti a casa o profondamente a nostro agio in senso spirituale, ci stiamo collegando con il sognare di quel luogo, e questo sognare è un processo fluido e continuo associato al potere emanato dal luogo.

È qui che lo sciamano viaggia per entrare in contatto con lo spirito del lupo o dell’orso, del corvo o della tigre, dell’aquila o del cervo, della quercia, del granturco o della pianta medicinale, o con gli elementali (lo spirito del fuoco, dell’acqua, della terra o della pietra).

Fantasia, Paesaggio, Elefante, Uomo, Comporre, Mistico

In quanto maestro del sognare, lo sciamano può lavorare con qualunque cosa incontrata nei sogni o manipolare il sognare per produrre effetti in questo mondo, rivelando così che

lo sciamano esperto è tanto un maestro del sognare quanto un mago in grado di manifestare un’ampia gamma di risultati, per esempio la guarigione.

Farfalla, Blu, Foresta, Fantasia, Boschi, Sogno

È interessante che queste dimensioni immaginarie siano percepite in modo praticamente identico dai visionari di tutte le culture e di tutti i luoghi, suggerendo che tutti gli esseri umani sono collegati da un’unità psichica fondamentale, come sostengono anche alcuni antropologi e psicologi, l’Akasha.

Suggerisce anche che questi mondi del sogno sono separati da colui che li percepisce e hanno un’esistenza autonoma, cosa che tutti gli sciamani e visionari affermano con sicurezza.

Luce Del Sole, Foresta, Modo, Percorso, Serata

Secondo i Kahuna delle Hawaii, i mondi spirituali del Tempo del Sogno operano in base a tre precisi principi:

1) tutto ciò che sperimentiamo nei mondi del sogno è simbolico;
2) tutto ciò che incontriamo nei mondi del sogno è parte di un modello ed esiste in rapporto a qualcos’altro;
3) a questo livello ogni cosa significa quello che pensiamo che significhi.

Mattina, Nebbia, Raggio Di Sole, Forest, Morgenstimmung

Dal primo principio consegue che i simboli che percepiamo rivelano che i sogni sono archetipi ben noti ai mitologi, agli psicologi e agli sciamani.

Dal secondo principio deriva che questo modello è il grande arazzo in cui queste forze archetipiche sono intessute.

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La trama di questo arazzo, che si estende in tutto il continuum del sognare, è il mondo degli spiriti, come spiriti lo siamo anche noi, nel fare una esperienza terrena umana, ma avendo tutti i tre gli Assi Vettoriali o Animici (Mente – Spirito – Anima).

Il grande mistero della vita include la comprensione che il mondo del sogno e il mondo degli spiriti sono una sola e unica cosa.

sogni 2

Il terzo principio sostiene che tutto ciò che appare nel vostro sogno significa quello che pensate che significhi. Sta quindi a ognuno di noi interpretare i nostri simboli e i nostri sogni.

Nessun altro può farlo per voi, perché i vostri sogni, simboli e visioni sono venuti a voi per un motivo, spesso da più fonti. Interpretarli è vostro compito, un compito che approfondirà la consapevolezza di voi stessi e di tutte le cose.

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È possibili farsi indicare la strada, da chi conosce gli archetipi, ma l’interpretazione è legittima.

Hank, che ha studiato lo sciamanismo delle Hawaii e di molti altri luoghi, sottolinea che siamo noi i creatori di questa trama:

Siamo noi che svolgiamo la straordinaria opera di tessere la nostra vita attraverso le nostre azioni, i pensieri, le intenzioni, le emozioni e i sogni al livello fisico in questo Mondo, che gli Hawaiani chiamerebbero il Primo Livello della Realtà.

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Tutto ciò che abbiamo fatto e tutto quello che siamo diventati nel nostro lungo viaggio attraverso il tempo è intessuto in questo arazzo.

Considerato da questa prospettiva, possiamo vedere il mondo degli spiriti come un livello di relatività in cui spazio e tempo, stelle e galassie, animali, vegetali e umani acquistano significato solo in relazione reciproca.

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Come chiedere aiuto e guarigione nel sogno

Quando avviate un nuovo progetto o avete bisogno di consigli, potete semplicemente chiedere di ricevere guida dalla stessa vostra Anima in sogno.
Prima di coricarvi per la notte, esprimete l’intenzione di ricevere utili suggerimenti in sogno.

Molti studenti riferiscono che l’Anima si manifesta nei loro sogni notturni, oppure può presentarsi in risposta alle loro richieste, tendenzialmente Anima non ha un volto, ma sentirete e vi riconoscerete che siete Voi Stessi che sia una persona o un Aquila etc.
Come per il viaggio sciamanico, scrivete il sogno.

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A volte il messaggio sarà subito chiaro, altre volte dovrete riflettervi a lungo prima di comprenderne il significato. Come nel viaggio sciamanico, cercate di capire in che modo simboli e messaggi rispondono all’intenzione che avete stabilito per il vostro sogno.

I sogni possono aiutarvi a risolvere problemi importanti e a creare guarigione, anche a livello fisico. Ma a volte dovete essere pazienti perché, non sempre la guarigione è immediata:

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Vedere la vostra vita come un sogno

Durante le ore di veglia, esercitatevi a guardarvi attorno e a vedere tutto come un simbolo del sogno, suggerisce José Stevens. Ricordatevi continuamente che quella che sembra e che prendete per realtà è di fatto un sogno di apparenza solida e straordinariamente particolareggiato.

Esercitatevi a realizzare che state sognando voi stessi e che tutte le percezioni che vi arrivano attraverso i cinque sensi sono allucinazioni del sogno altamente simbolico in cui vi trovate.

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Questo esercizio non solo vi terrà occupati in modo estremamente appassionante, ma inizierà a sciogliere il vostro modo concreto e reattivo di essere nel mondo. Vi metterà di più alla guida della vostra vita perché, sciamanicamente parlando, voi siete sempre il sognatore.

Prendere Consapevolezza che il mondo esterno è creato dall’Asse dell’Energia (Mente) che tutto è Energia solidificata ai Vostri Sensi e che la stessa può essere perturbata dalla Volontà del Cuore.

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Più praticate questo esercizio e più diventate potenti. Avrete sorprendenti intuizioni sulle vostre azioni quotidiane, le vostre ansie e le vostre preoccupazioni, e sui grandi temi della vostra vita.

Cosa ancora più importante, inizierete a vedere soluzioni a molte cose che in precedenza vi schiacciavano. Cambiare semplicemente prospettiva è sufficiente per trasformare molti vostri comportamenti in modo positivo.

(Segreti degli Sciamani, modificato Francesco Ciani)

Personalità orale

La struttura e personalità

Il carattere di tipo orale trae origine dall’arresto del normale sviluppo durante la fase
orale della vita.

La causa è l’abbandono: il bambino perde la propria madre, perché essa muore, perché si ammala, o perché si ritrae da lui. La madre ha dato al bambino, ma non abbastanza. In molti casi ha «finto» di dare o ha dato suo malgrado.

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Così il bambino ha compensato la perdita diventando «indipendente» anzitempo, in molti casi iniziando a camminare o a parlare troppo presto.

Nasce in lui una certa confusione sulla ricettività ed egli ha paura di chiedere ciò di cui ha bisogno perché nel profondo è convinto che non lo riceverà. Il suo bisogno di cure produce dipendenza, tendenza ad aggrapparsi, ad afferrare, nonché una diminuzione dell’aggressività.

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Il bambino compensa con un comportamento indipendente che tuttavia, sotto stress, crolla. Allora la sua ricettività diventa passività sprezzante e l’aggressività si trasforma in avidità.

La persona di tipo orale soffre fondamentalmente di privazione, si sente vuota e non vuole assumersi responsabilità. Il suo corpo tende a essere poco sviluppato, con muscoli flaccidi, e soffre di improvvisa debolezza.

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Non ha un aspetto adulto, maturo, il suo petto è incavato e freddo, la sua respirazione non è profonda e a volte ha occhi che risucchiano l’energia altrui. In termini psicodinamici la persona di tipo orale si aggrappa agli altri perché ha paura di essere abbandonata.

Non è in grado di stare da sola e prova un bisogno esagerato di calore e di sostegno, che cerca di ottenere dall’esterno per compensare la terribile sensazione di vuoto interiore.

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Reprime i suoi forti desideri, la sua aggressività e la rabbia provocata dall’abbandono. Il sesso è un’esperienza che serve a ottenere il calore e la vicinanza di un’altra persona.

L’individuo di tipo orale ha avuto molte delusioni nella vita; spesso i suoi tentativi di creare un contatto sono stati frustrati. Ciò ha provocato in lui amarezza e la sensazione di non ricevere mai abbastanza.

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Ma egli non può essere appagato, perché ciò che cerca di soddisfare è un desiderio profondo che non vuole riconoscere e che cerca di compensare in altro modo. A livello di personalità chiede di essere alimentato e soddisfatto.

Nell’interazione con gli altri si esprime attraverso domande indirette che suscitano atteggiamenti materni e protettivi. Ma questo non lo appaga, poiché è un adulto, non un bambino. Quando entra in terapia il tipo orale lamenta un’eccessiva passività e stanchezza;

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nel corso della terapia la questione da affrontare è che deve trovare alimento nella propria vita. Ma egli crede che per soddisfare questo bisogno debba rischiare l’abbandono o l’insincerità dei sentimenti da parte degli altri.

Così il suo intento negativo sarà: «Farò sì che tu mi dia ciò di cui ho bisogno» o «Nego di aver bisogno».

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In questo modo si produrrà il seguente dilemma: «Se sono io a chiederlo, non è amore; se non lo chiedo, non lo otterrò».

Per risolvere questo problema in terapia il soggetto ha bisogno di identificare le sue necessità e appropriarsene, e di imparare a vivere in modo che siano soddisfatte. Deve imparare a reggersi sulle sue gambe.

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Nel processo terapeutico ci si imbatte anzitutto nella cosiddetta «maschera»: «Non ho bisogno di te» o «Non voglio chiedere».

Scavando più a fondo nella personalità si arriva all’io inferiore, che dice: «Prenditi cura di me». Poi, quando inizia il processo risolutivo, emerge l’io superiore che riconosce di essere soddisfatto e realizzato.

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L’io superiore e il compito karmico del tipo orale Il tipo orale deve imparare ad avere fiducia nell’abbondanza dell’universo e invertire il processo cui è abituato, che consiste nell’afferrare. La sua necessità è dare. Ha bisogno di rinunciare al suo ruolo di vittima e di riconoscere ciò che effettivamente riceve.

Deve affrontare la sua paura di stare da solo, entrare in profondità nel suo vuoto interiore e scoprire che in esso vi è vita in abbondanza.

Una volta che si è appropriato dei suoi bisogni ed è in grado di reggersi sulle proprie gambe potrà dire «Ci sono arrivato» e consentire alla sua energia più profonda e interna di liberarsi.

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Il panorama interiore del tipo orale è come uno strumento musicale finissimo, come uno Stradivari. Questo individuo ha bisogno di intonare il proprio strumento perfettamente e di comporre la propria sinfonia.

Quando intona la sua melodia, unica e irripetibile, nella sinfonia della vita, allora si sente realizzato.

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Quando l’io superiore è stato liberato, il soggetto orale può fare un buon uso della propria intelligenza in attività creative nel campo dell’arte o delle scienze.

Ha un dono naturale per l’insegnamento perché i suoi interessi sono molteplici ed egli è sempre in grado di collegare le conoscenze al cuore.

Barbara Ann Brennan “Mani di Luce”