Antiacidi e inibitori di pompa protonica

Prof. Paolo Mainardi

Personalmente sono contrario agli antiacidi e agli inibitori di pompa protonica in quanto l’acido nello stomaco funge da scudo protettivo dell’intestino e consente una adeguata demolizione del cibo, questa controllata dallo stesso intestino a sua protezione.

Ovviamente non sono l’unico a pensarla così, ci sono articoli in letteratura che riportano la pericolosità di questi farmaci soprattutto se prolungati nel tempo, la stessa FDA riporta degli alert sul loro uso.

Antiacidi inibitori di pompa

Se la frutta assunta dal mattino a digiuno, crea fastidio significa che l’intestino si è arricchito di batteri diversi da quelli utili a noi, questi infatti sono quelli che dalla fermentazione delle fibre ricavano gli acidi grassi a corta catena (SCFAs), che sono il diretto nutrimento delle nostre cellule intestinali e dai quali il fegato può sintetizzare quello che serve alle altre cellule.

In pratica non mangiando la frutta si mette alla fame le cellule intestinali, certo si eviteranno anche le fermentazioni prodotte da ceppi batterici che … non ci dovrebbero essere (i batteri).

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Così facendo il microbiota intestinale diventa fortemente. I suoi batteri non hanno alcun problema, in quanto eterotropi, possono mangiare di tutto e da tutto ricavare il loro sostentamento, il suo corpo no.

A volte è necessario introdurre verdure a foglie verdi se il problema persiste inizialmente, un modo per meglio favorire l’assorbimento è grattugiare verdure di stagione alla juilienne aggiungere un cucchiaio di olio extravergine (proprietà lipofile) e mezzo limone spremuto (digerisce le verdure) , lasciare riposare da 2 – 3 ore, chiuso al buio in frigo, portare in tavola prima di mangiare carboidrati o altro, aggiungendoci Aceto, senza sale gustosità di verdure fresche e croccanti.

Inibitori di pompa ed effetti

Asse Intestino – Cervello

 
Effetti avversi associati all’uso di inibitori di pompa protonica: uno studio su JAMA, nel rieducare l’acidità dei succhi gastrici … Pillole dal Mondo n. 922 25/01/2016
 
In un recente articolo pubblicato su JAMA Internal Medicine alcuni ricercatori statunitensi riportano i dati sugli effetti negativi dell’uso, spesso eccessivo, degli inibitori di pompa protonica, largamente impiegati negli USA (ma anche in Italia, come rilevano i dati OsMed) per il trattamento della dispepsia e per la prevenzione del sanguinamento gastrointestinale nei pazienti cui è prescritta una terapia antiaggregante.

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Gli studiosi, sulla scia di precedenti analisi effettuate già a partire dal 2010 nell’ambito degli approfondimenti “Less is More” della rivista scientifica, hanno condotto una serie di revisioni sistematiche portando ulteriori elementi a supporto della tesi di una sovra-prescrizione dei PPI, nella convinzione errata che tali medicinali comportino scarsi effetti collaterali.
 
In realtà, molteplici studi osservazionali di alta qualità hanno documentato probabili nessi causali con l’uso di PPI e reazioni avverse, fra cui aumento di malattie renali acute e croniche; fratture; ipomagnesemia, infezioni da Clostridium difficile e polmonite; rischio cardiovascolare.
 
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E’ quindi importante – concludono gli autori – prestare molta attenzione nella prescrizione di PPI nei pazienti ad alto rischio per una di queste condizioni.
 
In tutti i pazienti e specialmente in quelli che utilizzano dosi elevate di inibitori di pompa devono essere monitorati i livelli di creatinina sierica e di magnesio, vista l’associazione con l’insorgere di malattie renali e bassi livelli di magnesio.
 
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In generale, si raccomanda di discutere sempre con il proprio medico potenziali rischi e benefici del trattamento e la possibilità di ricorrere ad alternative terapeutiche valide, insieme a modifiche dello stile di vita.
Leggi lo studio su JAMA Internal Medicine

La flora Intestinale

La flora intestinale, un organo dimenticato

Il termine flora è desueto, in quanto si riferisce alla botanica, il termine corretto è microbiota intestinale che per dimensioni e funzioni può essere considerato equivalente ad un organo (1)

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È costituito da circa 1012 batteri per g, 400-500 specie diverse, con un numero di geni da 50 a 100 volte il nostro genoma. Numericamente i batteri sono 10 volte superiori alla somma delle nostre cellule somatiche e germinali, complessivamente l’attività metabolica corrisponde a quella di un organo dentro un organo. (2)

Oltre ad essere numeroso, è un esercito estremamente addestrato in grado di assumere rapidamente risposte sincrone alle stimolazioni ambientali. Lo schema è quello del gioco “il dilemma del prigioniero”, ogni battere opera una scelta sulla base di quello che pensa sarà la scelta del suo vicino.

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A questo esercito affidiamo numerosi e complessi compiti essenziali per la nostra sopravvivenza.

Questo avviene durante il programma di sviluppo neonatale che rappresenta un graduale distacco del neonato dalla mamma. Infatti il latte materno sostituisce il cordone ombelicale nella duplice funzione di proteggere, prima, e, poi, nutrire il neonato .

Al momento della nascita l’intestino è completamente formato, ma sterile e completamente permeabile.

L’elevata permeabilità serve a permettere il passaggio dei fattori di crescita e degli anticorpi presenti nel colostro . Addirittura il colostro contiene degli inibitori delle peptidasi, per impedire una loro demolizione.

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Con il primo latte l’intestino viene infestato da miliardi di batteri, la Natura ha scelto di farli arrivare tutti, ma di selezionare quelli simbiotici da quelli disbiotici controllando le condizioni del terreno di arrivo, soprattutto il pH.

La sensibilità dei ceppi batterici al pH è dell’ordine del decimo di unità, variando il pH si modula la distribuzione dei ceppi batterici, favorendo quelli simbiotici o quelli disbiotici.

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Durante il programma di sviluppo l’intestino impara a proteggere il neonato, impara a produrre i propri anticorpi, i fattori di crescita, quindi, a poco a poco, la permeabilità si riduce non essendo più necessario fare entrare quelli della mamma.

E’ una fase molto delicata, il neonato impara gradualmente ad essere autonomo, soprattutto nella capacità difensiva.

È un’immagine molto bella: il distacco del neonato dalla mamma non avviene con il taglio del cordone ombelicale, ma è graduale, giorno dopo giorno grazie al colostro e al latte materno. In questa fase si ha una maturazione dell’intestino che si prepara ad una vita autonoma.

La maggiore maturazione intestinale avviene durante lo svezzamento, è in questa fase che l’intestino, esposto violentemente a molti antigeni, sviluppa le capacità difensive.

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Purtroppo diamo poca importanza all’allattamento al seno e allo svezzamento, che deve avvenire in modo graduale sulla base di una adeguata maturazione dell’intestino.

Studi su animali dimostrano che il non allattamento, o la sostituzione del latte con acqua, porta alla non maturazione dell’intestino.

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L’uomo è un animale più evoluto, ha sviluppato sistemi compensatori al non allattamento, che può avvenire anche per cause naturali, ma l’intestino subirà una minore maturazione, sarà più debole.

Oggi sappiamo che durante la fase del programma di sviluppo si ha la massima vulnerabilità, se qualcosa in questa fase va storto, si acquisiscono vulnerabilità i cui sintomi possono presentarsi anche in età adulta.

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Al di là di chiedersi se i vaccini oggi proposti siano utili, occorre seriamente valutare la possibilità di posticiparli per essere certi che l’intestino sia sufficientemente maturo da sopportarli. Il modello sperimentale di encefalite autoimmune, proposto erroneamente come modello della sclerosi multipla, si ottiene iniettando ripetutamente peptidi nel peritoneo di animali per circa 20 giorni.

Il sistema immunitario degli animali è molto elevato, tanto che per far insorgere alcune malattie occorre inibirlo (cavie nude). La continua sollecitazione del sistema immunitario, a seguito delle ripetute iniezioni, porta ad una errata risposta immunitaria, porta al cronicizzarsi di una infiammazione intestinale, che può trasferirsi a livello cerebrale per produrre una encefalite.

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In un soggetto debole, magari ulteriormente indebolito da stati febbrili, o da uso di antibiotici, il cocktail peptidico dei vaccini può aggravare un processo infiammatorio, che si può cronicizzare e portare ad encefaliti.

Durante il complesso programma di sviluppo post-natale avvengono profondi cambiamenti del sistema gastro-intestinale: aumenta la secrezione di muco, che ha lo scopo di proteggere la membrana cellulare, lo stomaco impara a produrre acido, importante scudo protettivo da tutto quello che può arrivare dal cavo esofageo.

Stupidamente, per un reflusso gastro-esofageo, spesso mal diagnosticato, somministriamo gli inibitori della pompa protonica (IPP), che diminuiscono l’azione protettiva dello stomaco, riducono le capacità digestive degli enzimi epatici, che funzionano a pH acido.

In questo modo una maggiore quantità di agenti patogeni arriverà nell’intestino, insieme ad una maggior quantità di cibo mal digerito.

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Inoltre rallentano l’apertura dello sfintere pilorico, che avviene quando si raggiunge il massimo di acidità, pertanto il cibo ristagnerà più a lungo nello stomaco, fermenterà, producendo gas acidi che risaliranno verso l’alto.

La FDA allerta che questi farmaci producono gli stessi effetti per cui sono somministrati, allerta che un uso prolungato può portare a danni degenerativi o, addirittura, alla fibromialgia.

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I cambiamenti più importanti durante lo sviluppo post-natale riguardano la maturazione intestinale, dove risiede la maggior parte del microbiota, al quale affidiamo compiti che vanno dalla estrazione energetica dal cibo, alla risposta immunitaria.

Una corretta maturazione dell’intestino è fondamentale per la nostra salute.

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Riferimenti

  1. O’Hara AM, Shanahan F. The gut flora as a forgotten organ. EMBO Rep, 2006 Jul;7(7):688-93

  2. Bocci V (1992) The neglected organ: bacterial flora has a crucial immunostimulatory role, Perspect Biol Med 35: 251-260

  3. Okun E, Griffioen KJ, Lathia JD, Tang SC, Mattson 1v1P, Arumugam TV. Toll-like receptors in neurodegeneration.Brain Res Rev. 2009 l’lfar;59(2):278-92

  4. Delzenne NM, Neyrinck Alvl, Cani PD.Modulation of the gut microbiota by nutrients with prebiotic properties: consequences for host health in the context of obesity and metabolic syndrome. Microb Cell Fact. 2011 Aug 30;1 O Suppi 1 :S 10.

Vitamina B12

Il suo nome scientifico è cobalamina

il nome deriva dalla presenza di cobalto nella sua struttura, svolge diverse funzioni fondamentali per il nostro organismo, e provoca degli scompensi nel caso in cui essa sia carente.

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E’ una vitamina idrosolubile (solubile in acqua) che si degrada alla luce e che una volta assunta attraverso i cibi, nello stomaco si lega ad una proteina, detta FATTORE INTRINSECO, prodotta dalla mucosa gastrica, che permette di veicolare la vitamina nell’intestino tenue e di essere così assimilata.

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In mancanza di questo fattore la vitamina B12 viene quasi completamente eliminata con le feci

Esistono diverse forme di cobalamina a seconda di piccole differenze a livello strutturale e di composizione, la cianocobalamina, termine con cui si identifica comunemente la vitamina B12, rappresenta la forma più stabile, sotto cui viene commercializzata nei comuni farmaci ed integratori alimentari.

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Dove possiamo trovarla?

La vitamina B12 può essere sintetizzata in natura solo da batteri, funghi e alghe. È presente, seppure in piccolissime quantità, in tutti gli alimenti di origine animale per l’accumulo delle quantità sintetizzate dai batteri. Il fegato ne è particolarmente ricco. Gli alimenti vegetali non contengono vitamina B12, salvo nel caso in cui siano stati contaminati da microrganismi.

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Più specificatamente, possiamo trovare la vitamina B12 nella carne, nel pesce e nei prodotti di derivazione animale come il latte e le uova. Anche i cereali integrali considerati a forte carico glicemico contengono cianocobalamina

Le sue proprietà

Agendo in sinergia con le altre vitamine del complesso B, la B12 è fondamentale per il buon funzionamento delle cellule nervose e dei globuli rossi. Inoltre è preziosa per sintetizzare il DNA, materiale genetico presente in ogni cellula.

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Cosa può comportare un’eventuale carenza?

L’uomo è in grado, pur essendo una vitamina idrosolubile, di accumulare vitamina B12 in riserve importanti a livello epatico, riuscendo così a coprirne il fabbisogno.

  • In qualsiasi caso carenze di questo micronutriente sono osservabili soprattutto in specifiche condizioni, come ad esempio seguendo un regime alimentare vegetariano, o vegano, molto restrittivo; quindi privo di ogni alimento di origine animale, quasi unica sua fonte alimentare.

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  • Un’altra condizione è quella patologica di Anemia Perniciosa, malattia cronica provocata dal mancato assorbimento della vitamina B12, a sua volta dovuto alla mancanza o allo scorretto funzionamento del fattore intrinseco intestinale, che come abbiamo visto poco fa è indispensabile per poter mettere in riserva la vitamina.

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  • Un eccessivo consumo di alcol;
  • o una condizione squilibrata della flora batterica intestinale.
  • Infine anche l’utilizzo frequente di farmaci antiacidi per patologie gastriche può ridurre l’assorbimento del nutriente in questione.

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A livello sintomatico una grave carenza di Cobalamina può provocare oltre all’anemia, stanchezza e debolezza muscolare; tremori e movimenti instabili. Addirittura un deficit di vitamina B12 può portare ad incontinenza, ipotensione (pressione bassa), problemi di vista, coronarici e di trombosi.

Conclusione

Con lo scopo di mantenere dei buoni livelli di questa vitamina è auspicabile consumare cibi che ne sono ricchi, come la carne, le uova, il pesce, e per chi segue un’alimentazione vegetariana o vegana, integrare se possibile con un multivitaminico ben bilanciato.

E’ importante oltretutto mantenere in ottima condizione la nostra flora batterica, poiché assume un ruolo cruciale nell’assimilazione di tutte le sostanze che introduciamo attraverso il cibo.

Dott.ssa Carolina Capriolo