Vitamina D

Parliamo della vitamina D.

Migliaia di studi hanno proclamato la sua importanza per la nostra salute e a causa di essa si sono verificati numerosi cambiamenti nel nostro modo di vedere la medicina.

È davvero notevole che la vitamina D agisca in quasi tutti i fattori sopra menzionati: aumenta le prestazioni fisiche, aiuta a ottenere il peso ideale, influenza l’assorbimento dei sali minerali, è necessaria per ottenere buon sonno e ridurre lo stress, favorisce i meccanismi di disintossicazione ed escrezione dei metalli pesanti dal corpo e rafforza il nostro sistema immunitario.

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La vitamina D e i suoi effetti sulla salute

Si è trovato che alti livelli di vitamina D nel nostro sangue si associano a:

– Ridotta mortalità da qualsiasi causa;

– ridotta incidenza del cancro al seno fino al 77%;

– ridotta incidenza del cancro al colon;

Immagine correlata– minore incidenza del cancro alla prostata;

– ridotta incidenza del diabete negli adulti e nei bambini;

– ridotta incidenza dell’ipertensione e delle malattie cardiovascolari;

– ridotta incidenza della depressione,

soprattutto durante i mesi invernali;

– ridotta incidenza delle infezioni respiratorie;

– un incremento di 20 ng/ml dei livelli della vitamina D nel sangue riduce il rischio di sclerosi multipla del 45%;

– l’incidenza dell’autismo e dei disturbi dello sviluppo diminuiscono;

– ogni incremento di 1ng/ml comporta una perdita di peso supplementare di 200 g mantenendo la stessa dieta;

– miglioramento della psoriasi;

VItamina D alimenti

– la differenziazione e l’attivazione dei globuli bianchi;

– l’attivazione e la replicazione di 3005 geni;

– aumentata produzione di 200 sostanze endogene ad azione antibiotica nel corpo umano.

E questi sono solo una parte del contributo della vitamina D alla nostra salute. Se questo non è il fattore più importante per essere sani non riesco a immaginare quale altro possa esserlo.

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Infatti la comunità scientifica ha spostato gran parte della sua attenzione sulla ricerca delle azioni e degli usi terapeutici della vitamina D. Al momento, sono in corso oltre 1752 studi clinici sulla vitamina D.

La medicina è ormai entrata nell’era“Dopo vitamina D”.

Quali sono i livelli ideali?

Quali sono i livelli ideali e quanta vitamina D è necessario assumere per avere tutti i benefici possibili?

Anche se questo è un tema che sembra non essere completamente risolto per la comunità scientifica, secondo uno studio condotto e pubblicato nel settembre del 2011 da Robert Heaney autorità mondiale sulla vitamina D, abbiamo bisogno di livelli superiori a 48 ng/ml per ridurre l’ incidenza delle malattie croniche.

Sempre secondo Heaney, il limite superiore normale è di 90 ng/ml mentre la tossicità è rara con livelli inferiori ai 200 ng/ml. Questi sono i livelli raggiunti nelle popolazioni in cui si vive e si lavora nella natura aperta, senza protezione dal sole e sono simili ai livelli osservati in popolazioni primitive.

Per questi motivi, non ci si dovrebbe concentrare sulla dose da assumere ma al raggiungimento di livelli di vitamina D (OH25D3) superiori come minimo ai 48 ng/ml. L’ideale sarebbe un livello tra 60-80 ng/ml.

Sicuramente la fonte migliore è l’esposizione al sole, ma questo non è sempre possibile per la maggior parte di noi, che siamo sufficientemente esposti al sole per soli 15-30 giorni l’anno.

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Dobbiamo anche tenere conto che questa esposizione avviene usando la protezione solare (una crema solare con un SPF 15, blocca la produzione di vitamina D dal sole del 99%). Infatti, è raro anche nei paesi mediterranei ottenere livelli di sufficienza senza integrazione con vitamina D3.

La vitamina D agisce direttamente sui nostri geni! Fino a non molto tempo fa, sapevamo che l’azione della vitamina D era principalmente confinata sul tessuto osseo. La verità è che la vitamina D è un ormone, l’ormone più potente nel corpo umano.

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Non è forse la pillola magica che tutti aspettiamo, ma è la proposta scientifica che più si avvicina a tale definizione, in questo momento. Come fa un fattore singolo ad avere tanti effetti sulla funzione del nostro corpo?

Ricercatori dell’Università di Oxford hanno confermato l’azione della vitamina D su 3005 geni. È risultato che ciascuno di questi geni ha un recettore specifico per la D3. La vitamina D si lega a questo recettore e regola direttamente il funzionamento di gran parte del genoma (la somma dei geni nel nostro DNA) umano.

Considerando che più di un miliardo di persone nel mondo sono carenti di vitamina D, a causa di una bassa esposizione al sole, è facile capire l’importanza di questa scoperta per la nostra salute.

Effetti sul Sistema Immunitario Con lo stesso meccanismo la vitamina D è necessaria all’attivazione dei globuli bianchi. Quando il corpo entra in contatto con un nuovo virus o un batterio, si reclutano globuli bianchi dal sangue – in particolare i linfociti T – per combattere l’invasore.

Ciascuna di queste cellule sono programmate per riconoscere un particolare tipo di virus o batterio. Così, per ogni 100.000 cellule T, forse solo una fra queste combacia col fattore patogeno.

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Queste cellule hanno bisogno di moltiplicarsi immediatamente in modo da non permettere al “nemico” di causare malattia. Per essere in grado di attivare i linfociti T e trasformarli in cellule Natural Killer (globuli bianchi del sistema immunitario che riconoscono e distruggono cellule tumorali e virus) è necessaria la presenza di vitamina D in quantità sufficienti.

Una volta che le cellule T vengono a contatto con un agente microbico, estendono “antenne” ad accogliere la vitamina D. Se vi è abbondanza di vitamina D nel nostro sangue, i linfociti cominciano ad attivarsi e si ha una efficiente risposta immunitaria.

Co-fattori della vitamina D

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È fondamentale sapere che la vitamina D opera nel nostro corpo in presenza di alcuni componenti, necessari per esprimere la sua azione. Questi componenti si chiamano cofattori della vitamina D e sono i seguenti: Magnesio; Vitamina K2; Zinco; Boro.

Per avvalerci di tutti i benefici della vitamina D abbiamo bisogno di quantità sufficienti anche dei suoi co-fattori.

La più efficiente “assicurazione” per la nostra salute sarebbe di fornire questi cofattori al corpo e di avere livelli di vitamina D superiori a 48 ng/ml durante tutto l’anno, è facile, di basso costo e di vitale importanza avere dei livelli sufficienti di questa sostanza quasi miracolosa.

Trattamento trasdermico e nutraceutico

Da una più che ventennale ricerca scientifica fondata sul potere vitale e primordiale delle microalghe cianobatteriche e oli essenziali con cromatografia dei gas

Si tratta di due ricercatori inglesi, MacKinnon and Agre, e la loro scoperta dei cosiddetti water-channels (canali acquosi) nella pelle è stata premiata col Nobel nel 1993.

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Il diabete ed i carboidrati insulinici 

La malattia più direttamente collegata al consumo dei carboidrati è il diabete di tipo 2 (quello alimentare).

Difatti lo stravolgimento alimentare di cui siamo responsabili ha modificato l’uso sporadico dell’insulina nella dieta ancestrale in un uso sistematico di tale ormone (che la nostra dieta moderna attiva ogni volta che consumiamo un pasto).
 
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Di fatto il nostro corpo, per milioni di anni, ha utilizzato il grasso per produrre energia e solo da pochi millenni, lo costringiamo ad utilizzare lo zucchero, raggiungendo anche il 70% delle calorie ingerite sotto forma di questo substrato energetico.
 
Non vi sembra abbastanza logico che se ingeriamo zuccheri in quantità industriali, forse prima o poi potremmo avere problemi come il diabete?
 
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D’altronde se assumessimo solo dal fruttosio (dalla frutta e dalla verdura) non avremmo un aumento diretto della glicemia, perchè deve essere prima elaborato dal fegato e sarà quest’organo a rilasciare il glucosio nel sangue in base alle nostre esigenze.
 
Noi invece facciamo al contrario, assumiamo zuccheri ed amidi che si riversano direttamente nel sangue ed obbligano il nostro corpo a produrre insulina.

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Non credete che dopo decenni di attività sfrenata dell’insulina, qualcosa poi si possa rompere e far saltare tutti i nostri meccanismi energetici?

Vi ricorderete che l’insulina causa il calo glicemico e quindi la produzione di cortisolo. Il cortisolo aumenta la fase catabolica smontando i muscoli e la matrice trasformandoli in zuccheri ed ordina al fegato di rilasciare il glucosio nel sangue.
 
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Quindi una super stimolazione di questo ormone può causare la perdita della sua circadianità e quindi una produzione costante di zucchero anche da parte del nostro corpo. I carboidrati come gli amidi (pane, pasta, pizza, patate, legumi, riso) ed i zuccheri semplici stimolano la produzione di cortisolo, sia innalzando l’insulina sia aumentando le infiammazioni sistemiche (disbiosi, malattie autoimmuni, infiammazioni ect. ).
 
Quando sia l’insulina che il cortisolo sono oramai fuori controllo, certo non possiamo sorprenderci se poi ci viene diagnosticato il diabete.
 
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Tornare ad un’alimentazione ancestrale ci permette di eliminare del tutto il rischio di comparsa di tale patologia. Per chi purtroppo ne è già affetto, sicuramente rappresenta l’unica soluzione per cercare di ridurre gli effetti devastanti per organismo.
 
A meno che non vogliate continuare ad aumentare sempre di più il numero di farmaci che sarete costretti ad assumere nel futuro, senza mai risolvere il problema.
 
Vivere 120 Anni

Il Glucosio ed i danni alle cellule adipose

L’insulina, come abbiamo già detto, si preoccupa di eliminare il glucosio dal sangue.

Cosa succede quando sono piene le riserve del fegato (70 grammi), delle fibrocellule bianche (300 grammi) e la matrice extracellulare e tutte le cellule sono stracolme di zucchero?
 
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A questo punto l’insulina ha un’ultima soluzione a disposizione per riportare il glucosio a livelli normali, ovvero aumentare la produzione di lipoproteine Vldl (dl fegato) e costringere le cellule adipose (adipociti) ad accelerare l’assimilazione dei trigliceridi dalle stesse.
 

Questa azione può essere considerata una vera e propria violenza nei confronti nelle cellule adipose. Infatti l’evoluzione aveva previsto un percorso assolutamente più dolce per stipare il grasso in eccesso, al contrario di quello attivato dall’insulina.
Vediamo i due differenti percorsi.

Eclair, Torta Di Fragole, Fragole, Panna Montata

La via ancestrale

Quando mangiamo cibi ricchi di grassi, queste molecole vengono assimilate dai villi intestinali, i quali producono le lipoproteine chiamate chilomicroni. Queste sfere di grasso, vengono immesse nel sistema linfatico e trasportate fino al sangue.
 
I chilomicroni rilasciano gli acidi grassi alle cellule che ne fanno richiesta (ai fini energetici) ed infine li trasportano alle cellule adipose.
 
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Le cellule bersaglio sono gli adipociti di grandi dimensioni presenti nel sottocutaneo. Il trasferimento degli acidi grassi dai chilomicroni alle cellule avviene senza nessun ormone mediatore. Questi adipociti, hanno la funzione di proteggere il corpo dal freddo e non subiscono stress cellulare ne l’apoptosi.

La via moderna

Le cellule adipose bersaglio dall’insulina, sono quelle presenti nell’addome dell’uomo e nelle gambe sui glutei delle donne. La loro dimensione è ridotta e tale differenza è dovuta al fatto che nell’epoca ancestrale era molto più frequente la necessità di accumulare grassi nel periodo invernale, assumendo cibi grassi (che vengono assorbiti nel sottocutaneo aiutano a resistere al freddo) che non i grassi da carboidrati (non esistendo il frumento e gli altri carboidrati insulinici).

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Purtroppo l’alimentazione moderna e la sua elevata presenza di zuccheri, causa l’eccessivo stimolo nei confronti degli adipociti da parte dell’insulina. Questo causa stress elevati ed eccessivo rigonfiamento (in particolare ai più piccoli) che portano alla compressione dei mitocondri cellulari, alla loro disfunzione e quindi all’apoptosi.
 
L’intervento dei mastociti, richiamati in loco per degradare le cellule morte, crea poi un’infiammazione. Un simile processo, fa del grasso addominale, una fonte inesauribile di citochine infiammatorie e radicali liberi.
 
Stollen Di Natale, Tunnel, Dolci Di Natale, Torta
 
Vi sembra possibile che la nostra evoluzione non abbia previsto il possibile stress degli adipociti ed il relativo effetto infiammatorio?
 
Sicuramente aveva altri piani per il nostro corpo e certo non avrebbe mai immaginato una quantità così elevata di zuccheri, da stipare sotto forma di grasso.
 
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Difatti l’insulina predilige le cellule dell’addome, per il semplice fatto che è la parte più irrorata di sangue, quindi più veloce per depositare il grasso e contestualmente più rapida da riutilizzare in presenza di un deficit di calorie (è il primo grasso che cala in caso di dieta).
 
Ma il glucosio non causa danni solo gli adipociti, ma a tutte le altre cellule del corpo.
 
Vivere 120 anni

Allergie

La risposta del sistema immunitario contro sostanze innocue e farmaci:

una visione d’insieme dei meccanismi di attivazione dell’allergia e delle principali terapie farmacologiche disponibili.

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Si stima che circa il 20% della popolazione mondiale soffra di una o più forme di allergia. Il termine allergia è stato coniato nel 1904 dal pediatra austriaco C. von Pirquet, ed è una reazione a base immunitaria di un organismo in seguito al contatto avuto in precedenza con sostanze come i microrganismi, le tossine, i corpi proteici.

Le sostanze che provocano allergia sono chiamate allergeni.

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Ovviamente i tessuti più soggetti alle reazioni allergiche sono quelli più esposti all’ambiente esterno come pelle, vie respiratorie e sistema digerente, nei quali generalmente possiamo avere forme lievi, mentre quando la reazione interessa il sangue si può manifestare una forma molto grave di reazione chiamata anafilassi, che, se non tempestivamente trattata, può portare a morte.

Il sistema immunitario come principale responsabile della reazione allergica

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Il nostro organismo è dotato di un efficiente sistema immunitario il quale ha la funzione di difendersi dall’azione nociva delle sostanze estranee o dannose producendo gli anticorpi, sostanze in grado di legare selettivamente l’elemento patogeno per distruggerlo.

Gli anticorpi sono mediatori immunitari di natura proteica che riconoscono in maniera specifica una piccola parte proteica dell’allergene, chiamato antigene.

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Gli anticorpi legandosi al proprio antigene scatenano una reazione nel sito in cui avviene il legame, che attiva i globuli bianchi del sistema immunitario, i macrofagi, linfociti T ed i basofili.

Queste cellule rilasciano sostanze chimiche organiche, come l’istamina ed i leucotrieni responsabili della reazione allergica con manifestazioni più o meno intense prurito, naso che cola, tosse o affanno, e a volte anche per una sostanza apparentemente innocua per la maggior parte delle persone, come il polline dei fiori, alimenti come crostacei, glutine, solfiti, o gli stessi tessuti del corpo.

Ruolo dell’istamina e farmaci contro l’allergia

Fig.1 – Formula molecolare dell’istamina

L’istamina (Fig.1) è ubiquitaria nell’organismo, si trova nel sistema nervoso centrale (SNC) e in tutti i tessuti dell’organismo, specialmente in quelli a contatto con l’ambiente esterno. Viene sintetizzata a partire dall’aminoacido istidina ed immagazzinata nei mastociti.

L’istamina agisce legandosi ai propri recettori H1 posti nei tessuti dell’organismo; i farmaci antistaminici si legano in maniera specifica a questi recettori occupando il sito di legame dell’istamina senza attivarli.

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I farmaci antistaminici sono utilizzati per curare i disturbi dell’allergia localizzati quali rinite allergica, orticaria a dermatosi da contatto, quando l’istamina è l’unico mediatore chimico.

Al contrario non sono utili per altre manifestazioni come asma, allergia alimentare e shock anafilattico, perché in questi processi l’istamina non è l’unico mediatore.

I recettori H1 sono posti anche nel SNC, dove l’istamina, anche in assenza di reazione allergica, svolge un’azione eccitante, per cui il blocco massivo dei recettori H1 da parte dei farmaci antistaminici non selettivi provoca sonnolenza.

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I farmaci più recenti sono più selettivi per i recettori posti al di fuori del SNC e quindi inducono meno sonnolenza; tuttavia non sono privi di altri effetti collaterali come effetti anticolinergici (secchezza della bocca e delle vie aeree, ipertensione) e tossicità cardiaca. La terfenadina (Teldane®) entrò in terapia negli anni novanta, ma, a causa della sua influenza sul battito cardiaco, venne ritirato dal commercio.

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Tra i farmaci antistaminici più utilizzati: cetirizina (Cerchio®, Formistin®, Zirtec®), fexofenadina (Telfast®), loratadina (Clarityn®), desloratadina (Aerius®, Azomyr®), ebastina (Kestine®).

Altra classe di farmaci impiegati contro le reazioni allergiche più gravi come asma allergica o shock anafilattico, sono i cortisonici. Questi farmaci svolgono un’azione immunodepressiva bloccando l’azione delle cellule immunitarie. Tuttavia l’azione principale dei cortisonici rimane il blocco della produzione dei mediatori dell’infiammazione, a partire dalla cascata dell’acido arachidonico.

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I FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei) non devono essere assunti per curare i sintomi delle allergie poiché inducono un maggior rilascio dei leucotrieni, responsabili di broncospasmo e peggioramento dei sintomi dell’asma.

L’adrenalina viene impiegata come trattamento d’emergenza dello shock anafilattico; è un potente vasocostrittore che, una volta iniettato, provoca l’aumento della pressione sanguigna e stimola il battito cardiaco.

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La somministrazione avviene solo per via iniettiva, perché non viene assorbita se assunta per via orale. Esistono in commercio siringhe preriempite contenenti all’interno una dose di adrenalina utile per un primo intervento d’emergenza in caso di shock anafilattico.

Come sono classificate le reazioni allergiche?

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Le reazioni allergiche, in base al meccanismo di attivazione ed alla sintomatologia possono essere suddivise in quattro tipi:

Reazione di ipersensibilità di tipo I (o anafilattica): si genera in risposta ad antigeni ambientali molto diffusi, gli allergeni, che causano la produzione di specifiche IgE (immunoglobuline di tipo E) al primo contatto. La fase di sensibilizzazione all’allergene è asintomatica e le IgE prodotte si legano ai mastociti presenti nel derma e nelle mucose gastrointestinali e bronchiali.

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Ad ogni successivo contatto con lo stesso antigene, le IgE trasmettono un segnale di attivazione alla cellula, la quale scatena la reazione allergica rilasciando mediatori dell’infiammazione come istamina e prodotti dell’acido arachidonico (prostaglandine, leucotrieni, trombossani).

L’istamina svolge un’ampia varietà di effetti patologici attraverso l’attivazione dei sui recettori, come contrazione della muscolatura liscia (es. riduzione del lume bronchiale), aumento della permeabilità vasale (edema), aumento della secrezione di muco (naso che cola e lacrimazione), rossore della cute e prurito.

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Le pollinosi stagionali sono un tipico esempio di reazione allergica di tipo I.

Anche l’allergia alimentare è una reazione allergica di tipo I, ed ha un’incidenza intorno al 2% della popolazione adulta. Nei bambini, il dato sale al 3-7%, anche se, nella maggior parte dei casi, l’allergia viene superata con l’età scolare.

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Gli alimenti che più comunemente provocano l’allergia alimentare sono: latte e derivati, arachidi, frutta, crostacei, uova, soia. Quando la sostanza allergizzante entra in contatto con il tratto gastrointestinale, i mastociti presenti nella mucosa liberano istamina, che provoca crampi, dolore addominale, vomito e diarrea.

Nella grave condizione di shock anafilattico la presenza dell’allergene nel sangue causa attivazione generalizzata dei mastociti annessi al tessuto connettivo dei vasi sanguigni; ciò provoca un massivo rilascio di istamina e mediatori dell’infiammazione nel sangue, causando aumento della permeabilità vasale e contrazione generalizzata della muscolatura liscia.

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Reazione di ipersensibilità di tipo II: queste reazioni allergiche sono mediate da anticorpi IgM ed IgG liberi, che non riconoscono più le cellule dell’organismo come proprie, e sviluppano aggressività nei loro confronti provocandone la distruzione e causando una reazione infiammatoria.

Questo può avvenire in seguito a trasfusioni di sangue tra gruppi sanguigni incompatibili (esempio trasfusione di sangue AB positivo in paziente con gruppo sanguigno 0 negativo), o nell’incompatibilità materno-fetale (Rh).

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Anche la somministrazione di farmaci che alterano le membrane delle cellule provocano reazioni di ipersensibilità di tipo II; la penicillina, ad esempio, si lega alla superficie dei globuli rossi, formando dei nuovi determinanti antigenici, riconosciuti come estranei dal sistema immunitario.

La conseguenza è lo sviluppo di una reazione che provoca emolisi dei globuli rossi (rottura del globulo rosso con rilascio di emoglobina nel sangue).

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Anche la tiroidite autoimmune (malattia di Hshimoto) è una reazione di ipersensibilità di tipo II, prodotta dall’azione degli anticorpi IgG specifici contro le componenti cellulari delle cellule della tiroide (contro il recettore del TSH o la tireoglubulina ad esempio).

Nella malattia di Hshimoto può presentarsi anche una reazione citotossica mediata dai linfociti T che causa la distruzione della ghiandola.

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Reazioni di ipersensibilità di tipo III: sono malattie causate dagli immunocomplessi; gli immunocomplessi si formano tra antigeni solubili ed anticorpi di classe IgG, presenti nel circolo sanguigno.

Il deposito di questi immunocomplessi in vari distretti dell’organismo può provocare una reazione infiammatoria dannosa per i tessuti circostanti, come nel caso dell’artrite (deposito di immunocomplessi nelle articolazioni). Anche il lupus eritematoso è una malattia infiammatoria cronica provocata dal deposito degli immunocomplessi nei tessuti connettivi.

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Reazioni di ipersensibilità di tipo IV: detta anche ipersensibilità ritardata. Il diabete di tipo I, l’artrite reumatoide e la sclerosi multipla sono esempi di malattie autoimmuni provocate da una reazione di ipersensibilità di tipo IV.

Nelle dermatiti da contatto i linfociti T si attivano in risposta a sostanze ambientali che entrano in contatto con la pelle, come nichel, cobalto e cromo. La prima esposizione a queste sostanze non genera sintomi, ma provoca lo sviluppo delle cellule della memoria che riconosceranno la sostanza come patogena e attiveranno in seguito la risposta immunitaria.

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Le reazioni immunitarie mediate dai linfociti T forniscono ampia protezione contro batteri, funghi o protozoi, ma può essa stessa causare malattia quando la sensibilizzazione dei linfociti T avviene ad opera di sostanze chimiche ambientali o cellule dell’organismo.

Le cellule della memoria di tipo Th1, una volta entrate in contatto con l’antigene dell’allergene, sono poi in grado di riconoscerlo, in seguito a successive esposizioni, ed attivare i linfociti T specifici (CD4+ e CD8+), globuli bianchi in grado di portare a morte la cellula bersaglio.

Dr. Michele Pelizzari 

Frassino

Frassino (Fraxinus excelsior)

Parti utilizzate: foglie, semi, corteccia

Le foglie di frassino sono ricche di ferro e rame, hanno proprietà diuretiche, antipiretiche e possono essere impiegate contro i reumatismi grazie all’alta quantità di acido salicilico.

In Francia le foglie vengono utilizzate soprattutto contro i disturbi reumatici.

I componenti principali: inositolo. destrosio, gomma, acido malico, tannini, olio essenziale con terpeni, chinone, cumarine, flavonoidi e acido ursolico.

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Modo d’uso: varie specie di frassino trasudano una linfa, chiamata manna, usata come lassativo pediatrico.

Uso interno: una manciata di foglie per un litro d’acqua.  Bollire e lasciare in infusione per 10 minuti.

Decotto di corteccia: una manciata per un litro d’acqua.  Bollire per 5 minuti. Lasciare raffreddare e filtrare.  Una tazza prima dei due pasti principali come stomachico.

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Frassino si trova anche come gemmoderivato, in prescrizione 1DH 30 gocce 2-3 volte al giorno per 5-6 settimane, associato al ribes nigrum.

Uso esterno: una manciata di foglie per un litro d’acqua, bollire per 15 minuti.

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Si applica come compresse per dolori reumatici e gotta. L’azione antinfiammatoria e analgesica del frassino è clinicamente confermata e ben tollerata a livello gastrico.

Proprietà: diuretico, antigottoso, antireumatico, purgativo.

Gemmoderivato 1DH 30 gocce 2-3 volte al giorno per 5-6 settimane (dopo controllare il colesterolo e uricemia) per iperuricemia, gotta, ipercolesterolemia, cellulite.

Fieno greco

 Trigonella (Trigonella foenum graecum)

Parti utilizzate: semi

Il fieno greco cresce prevalentemente in oriente o nel mediterraneo orientale.

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Per Ippocrate fu una delle piante medicinali più importanti. Nell’antico Egitto venne impiegato per facilitare il parto e per promuovere il flusso del latte.

Oggi lo si usa generalmente per dolori mestruali. Viene pure coltivato come pianta da foraggio.

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Oli essenziali, mucillaggini, sostanze aromatiche, tannini, sostanze amare, saponina e flavonoidi esplicano un effetto curativo nei seguenti disturbi: mancanza di appetito, colesterolo, demineralizzazione, diabete, diarrea, digestione, febbre.

E’ un buon alleato delle persone anziane inappetenti

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La polvere viene utilizzata per gargarismi in caso di infiammazioni della gola e delle tonsille.

I semi contengono molte proteine e rafforzano il metabolismo.

Modo d’uso: decotto dal sapore amaro bollire due cucchiai da tè di semi schiacciati per una tazza d’acqua a fuoco lento per 10 minuti.

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Dose: 3 tazze al giorno. Fieno greco si trova in commercio sotto forma di TM, in polvere con cialde, il migliore modo è mischiato con miele d’acacia, tenuto in frigo, al mattino un cucchiaino da caffè.

Disponibile anche in opercoli titolati allo 0,45% in trigonellina, metodo di determinazione HPLC, corrispondente a 1,3 mg di principio attivo. 6 opercoli/die, pari ad una posologia di 7,8 mg/die di trigonellina).

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Si sconsiglia il fieno greco ai bambini sotto i 2 anni, sconsigliato in gravidanza, considerando la sua azione metrostimolante.

Esternamente i semi di fieno greco possono essere applicati sotto forma di pasta per ascessi, ulcere ed ustioni, oppure come lavaggi per cancro della cervice.

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Fieno greco favorisce l’aumento del peso, stimola il pancreas, diabete (ipoglicemizzante – molto diffuso nella medicina araba ed indiana, singolo o in associazione con altri fitoterapici

– Department of Medicine, Indira Gandhi Medical College, Himachal Pradesh, India: Control of hyperglycaemia and phyperlipidaemia by plant product. J Ass Physian India 1994;42;33-5),

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ipolipemizzante (azione sul colesterolo totale), abbassa il livello del colesterolo ematico, in quanto rallenta l’assorbimento, grazie al contenuto delle saponine.

In convalescenza, anemie, scrofolosi, linfatismo, rachitismo, raccomandato nell’attività sportiva.

Per cellulite in forma di cataplasma: farina di fieno greco 50 gr, farina di grano saraceno 50 gr, polvere di radice d’altea selvatica 100 gr fare decotto ed applicare con un panno a temperatura tollerata.

Inoltre si consiglia per magrezza, diabete, TBC, anemia, linfatismo, gotta.

China (Cinchona succirubra)

Conosciuta da secoli sotto forma di chinino, da tempi remoti antimalarico del mondo

Nella fitoterapia la china è usata per le sue proprietà toniche, astringenti, antiedemiche, antiparassitarie, ma soprattutto febbrifughe.

La farmacopea ne sfrutta i suoi principi attivi per stimolare la funzione dell’intestino, del fegato e dello stomaco. Della china si usa la corteccia, gialla o rossa, secondo la specie.

È quindi un ottimo febbrifugo ed antinfettivo per eccellenza. Utile anche nelle convalescenze dopo lunghe malattie o per affaticamenti da stress psicofisico prolungati accompagnati da stati febbrili.

Risultati immagini per china febbre

I principi attivi contenuti sono soprattutto alcaloidi, circa una trentina di tipi diversi tra cui i più importanti sono chinina, chinidina, chincomina e chincomidina, tannini, sostanze amare e tracce di olio essenziale.

Usata anche per le febbri e problemi digestivi

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Il parassita della malaria è diventato resistente ai farmaci e così la chinina negli ultimi anni è ritornata in auge. Come amaro stimola la salivazione, la secrezione gastroenterica e l’appetito.

Nella moderna erboristeria è usata anche contro i crampi notturni, TBC e diabete

Virus, Microscopio, Infezione, Malattia, Morte

Nella fitoterapia la china è usata per le sue proprietà toniche, astringenti, antiedemiche, antiparassitarie, ma soprattutto febbrifughe.

La farmacopea ne sfrutta i suoi principi attivi per stimolare la funzione dell’intestino, del fegato e dello stomaco. Della china si usa la corteccia, gialla o rossa, secondo la specie.

È quindi un ottimo febbrifugo ed antinfettivo per eccellenza.

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Utile anche nelle convalescenze dopo lunghe malattie o per affaticamenti da stress psicofisico prolungati accompagnati da stati febbrili.

I principi attivi contenuti sono soprattutto alcaloidi, circa una trentina di tipi diversi tra cui i più importanti sono chinina, chinidina, chincomina e chincomidina, tannini, sostanze amare e tracce di olio essenziale.

Le manifestazioni del sistema immunitario

Le malattie autoimmuni

come per esempio la poliartrite reumatoide, o malattie che finiscono con il suffisso (ite) sono manifestazioni nelle quali l’organismo attiva più processi, con conseguente limitazioni, dolori, febbre, infiammazioni, allergie ecc.

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Sono manifestazioni di difesa nelle quali l’organismo non riconosce più il suo processo di equilibrio attaccando le sue stesse cellule, le combatte e inizia a distruggerle come se fossero agenti estranei e pericolosi.

Queste manifestazioni ripetute e non risolte dalle loro cause scatenanti, cadono in una cronicità, dove l’individuo entra in una situazione di “bilancia” a volte si sente benissimo e altri accusa fastidi, febbre, dolori come fugaci influenze.. nel senso che non vengono più rispettate le leggi naturali di riconoscimento organico.

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Queste malattie ci parlano della nostra incapacità a riconoscerci, vederci e accettarci per quello che siamo

I reumatismi cronici sono l’espressione densa di rabbia, amarezza, frustrazione, vittimismo, vecchie carenze affettive. Le ossa : mancanza di supporto dagli altri e verso gli altri, sistema organizzativo in cui si vive.

Nell’osteoporosi scoraggiamento e svalutazione sopportata a lungo, mancanza di flessibilità, svalutazione personale. Tale difficoltà a riconoscere ciò che siamo è sovente aggravata dalla ricerca di responsabilità esterne.

Siamo in lotta con il mondo che non ci comprende, non ci riconosce e non ci ama, mentre il problema è il tipo di modalità di come costruiamo il nostro mondo fuori, come estensione del nostro Sé.

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Creiamo visioni maniacali della vita e le cose non possono essere che buone o cattive, duali, accese o spente, sfigati o fortunati … qualsiasi esperienza viene vissuta e registrata in termini di torto o ragione.

Questa ripetizione conflittuale e di difesa compulsiva ci porta a distruggerci, o meglio a separarci da noi stessi, mentre crediamo di distruggere il mondo o qualcun altro, altro non è che un riflesso duale di noi stessi.

Tristezza, Africa, Malattia, Viso, Povertà, Malato

(Francesco Ciani)

Febbre, infiammazioni, soluzione o malattia?

Il fuoco è dentro di noi

deve svolgere il suo ruolo, scaldare, bruciare e purificare, trasformare, comunicare, mettere in allerta, producendo calore rieduca.

Leone, Safari, Africa, Paesaggio, Steppa, Tramonto

Le tendiniti, febbri e altre infiammazioni si presentano per dirci che c’è il fuoco dentro di noi, che vi è surriscaldamento, uso eccessivo o inadeguato della parte del corpo in questione.

Ma come per le allergie, l’organismo è attivo e per mezzo del fuoco che scatena, cerca di mettere in allerta, di pulire, di purificare la zona interessata.

Ma che necessità c’è di modificare una parte nel nostro terreno

“organo , viscere, pelle” per drenare lì, e non da un’altra parte quel problema??

Il significato dell’infiammazione è sempre da mettere in relazione a quello della zona in cui si produce.

Disperazione, Da Solo, La Solitudine, Archetipo

La febbre rappresenta nel suo contesto anche una perdita di contatto con la propria spiritualità, intrinseca nella vita e nel corpo in cui siamo, trasformano ogni emozione o inconsapevolezza in congestione tossica con la materia fisica, sedentarietà, rabbia trattenuta, desideri inespressi.

Nell’esempio di una tendinite al braccio destro in una giovane mamma (P.L.)

Tomba, Cimitero, Milano, Italia, Triste, Dolore, Morte

esprimeva la sua difficoltà ad accettare che sua figlia divenuta più grande e non si comportasse più come sua mamma avrebbe voluto.

Tuttavia, insistendo mentalmente sia crea un conflitto anche nel soma, e una pressione inconsapevole sulla figlia che continuava a condurre la sua vita come desiderava.

Cuore, Stima Di Sé, Auto Liberazione, Auto-Riflessione

L’accettazione di questa constatazione farà precipitare rapidamente la tendinite al braccio, perché la Consapevolezza rende inutile il dolore.

In questi casi possono di aiuto i rimedi quali Fiori di Bach, che abbiano la macerazione naturale di entrami i fiori (maschile & Femminile) per aiutare nella comprensione ed evolvere in esperienze migliori.

(Ciani Francesco)