I polpacci le tibie e i peroni

Malattia Espressione dell’AnimA
 
Il polpaccio, la tibia e il perone si situano tra il ginocchio e la caviglia. Abbiamo visto che il ginocchio rappresenta la «barriera dell’accettazione». La caviglia invece è la «barriera della decisione», ossia il punto di passaggio nel mondo delle posizioni e del reale acquisito.
 
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Quando abbiamo una nuova idea che sorge dal profondo dei nostri ricordi (inconscio) e che abbiamo accettato (ginocchio), dobbiamo integrarla nei nostri concetti coscienti di relazione con il mondo, nei nostri criteri di vita o nel nostro ideale di vita.
 
Se tale integrazione ci risulta difficile, andremo incontro a tensioni, sofferenze, crampi nei polpacci, persino a fratture della tibia, del perone o di entrambi. Ci troviamo nel luogo del corpo che precede o segue il piede, a seconda del senso di circolazione delle energie scelto (addensamento o liberazione).
 
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Ciò può costituire la fase di passaggio di ricordi, paure, desideri o vissuti, dell’inconscio verso il conscio (senso che procede dal ginocchio verso il piede).
Siamo allora nel processo di «addensamento», nel momento che segue la loro accettazione conscia e precede la loro integrazione nel reale (caviglia, piede).
 
Ma può anche trattarsi del passaggio dal conscio all’inconscio (senso che dal piede procede verso il ginocchio). In questo caso, siamo nel processo di «liberazione», nell’istante che precede la loro accettazione inconscia e segue la loro accettazione nel reale.

Le malattie dei polpacci, delle tibie o dei peroni


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Le malattie dei polpacci, delle tibie o dei peroni ci parleranno della nostra difficoltà ad accettare i cambiamenti che il nostro vissuto può talvolta imporre ai nostri criteri esteriori di vita.
 
La difficoltà a mutare opinione o posizione su un punto di vista abituale della nostra relazione con il mondo può manifestarsi attraverso un dolore in questa zona della gamba, che può persino implicare una frattura.
 
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Questa si produce quando la tensione è troppo forte e le nostre posizioni sono talmente ancorate, radicate, che non possono più accogliere la deformazione imposta dall’esterno.
 
Allora sarà la tibia o il perone, oppure entrambi, a «cedere». Ma già la semplice «rigidità» dei polpacci significa che abbiamo difficoltà a «spostarci», a dare alla caviglia e al piede la possibilità di svolgere il loro ruolo di mobilità, di potenziale di cambiamento del punto d’appoggio nella vita.
 
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I punti di sciatica che si manifestano in questa parte della gamba, per esempio, ci parlano di tale difficoltà. Si tratta sempre, beninteso, di una sciatica, con tutto il suo significato di base, al quale si aggiungerà la sottigliezza del significato del polpaccio.
 
Se la tensione si manifesta nel polpaccio sinistro, è in relazione con la dinamica Yang (padre). Se la tensione si manifesta nel polpaccio destro, sarà ricollegabile alla dinamica Yin.

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Possiamo rendere con un’immagine e riassumere tutto ciò che concerne la parte «inferiore» del nostro corpo, le nostre gambe, nello schema precedente.
 
Ciò ci consente di visualizzare in maniera semplice quello che avviene e in che modo avviene.
 
Ogni volta che viviamo delle tensioni nella parte inferiore del corpo, quete costituiscono il segnale che rispetto alla relazione che abbiamo con l’altro (desiderio, volontà, impossibilità, incapacità, paura, eccetera) o con noi stessi, viviamo una tensione analoga, legata sia alla nostra supposta incapacità, sia ad un’inibizione proveniente dall’esterno.
 
Ci troviamo di fronte ad un’attitudine, un ruolo o una posizione che non possiamo, non sappiamo o non riusciamo a raggiungere.
(Michel Odoul)

Il tendine di Achille

Malattia Espressione dell’AnimA

La muscolatura compatta del polpaccio è unita al tallone attraverso il tendine di Achille. Quando questa corda si strappa, la persona non è più in grado di camminare né tanto meno di saltare.

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Ci sono molti motivi per cui il famoso tallone di Achille è diventato il simbolo della debolezza umana.

Il mito che legittima il tallone come zona particolarmente delicata del corpo, è legato alla leggenda di Achille, l’eroe della guerra troiana.

La madre infatti per impedire che al suo amatissimo figlio capitassero nel mondo fatti pericolosi, lo immerse nelle acque dello Stige, il fiume del mondo sotterraneo, che conferisce immortalità.

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Perché non affogasse, lo tenne stretto per il tallone, che rimase l’unico punto vulnerabile del bambino. L’eroe fu ucciso molto giovane dalla freccia che Ettore gli scagliò proprio in quella parte del piede.

Il tallone infine è anche il punto che ci lega in modo più intenso alla madre terra, che rappresenta concretamente e simbolicamente la polarità, il mondo femminile degli opposti.

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L’infelicità, espressione della polarità e polo opposto della felicità che caratterizza l’unità, trova proprio qui un facile accesso alla vita.

Il tendine di Achille, legato a questo luogo particolare, è il nostro tendine più massiccio e forte, e bisogna tendere l’arco al massimo perché si rompa. Nelle situazioni corrispondenti un individuo non tende più al massimo le sue possibilità e si spezza il tendine: lo fa letteralmente a pezzi.

La domanda più ovvia che si pone a questo punto è la seguente

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A che scopo? Farsi in quattro e tirare al massimo significa rischiare troppo per necessità. Questa situazione chiama in gioco il punto debole dell’umanità.

Attraverso lo strappo al tendine, siamo costretti a confrontarci di nuovo con la realtà.

Il tallone di Achille che non si solleva più da terra, ci mostra a chiare lettere che siamo semplicemente degli esseri umani e che in ogni caso nel mondo della polarità non potremo mai diventare dei superuomini.

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La nostra hybris, che ci spinge a comportarci come tali, è il vero peccato: nell’antichità addirittura era l’unico peccato.

Nelle lesioni che si riportano praticando lo sport, questo rapporto diviene evidente a un livello banale: si è preteso troppo da se stessi costringendo il tendine a una tensione eccessiva. Se il tendine di Achille cede, è chiaro che il record a cui si aspira è al di fuori della propria portata.

È noto che il più intelligente è sempre colui che cede per primo.

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Il corpo deve spesso svolgere questo non gratificante ruolo per contrastare l’ambizioso intelletto, che si è messo in testa qualcosa di veramente assurdo.

Ciò era diventato particolarmente evidente nell’atletica leggera nel periodo precedente ai controlli per il doping. Le montagne di muscoli fatte crescere a forza di ormoni, sviluppavano una forza in grado di procurare strappi ai tendini sottoposti a una tensione eccessiva e costretti a uno sforzo esagerato.

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Se la salvaguardia avviene a livello di coscienza, senza che i soggetti se ne rendano conto, è nel corpo che bisogna fermare il folle viaggio dall’ambizione.

Ne risulta una pausa di riflessione e se l’organismo non viene sottoposto a un allenamento fisico, l’unica possibilità di movimento è quella a livello di pensiero.

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Invece di esagerare fisicamente e di compiere imprese incredibili, è tempo di far lavorare la mente. Il corpo grida che è necessario fare una pausa.

Il rapporto delle azioni emozionali di forza con la struttura interiore simboleggiata dalle ossa, è troppo debole.

I soggetti si trovano su una strada che non è adatta a loro. Il corpo vuole che questa situazione abbia fine e provvede a un pronto soccorso annullando i progetti ambiziosi che sono stati intrapresi.

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Non vuole più avere a che fare con questi salti e lascia che il collegamento si spezzi. O la forza e il movimento sono eccessivi per il tendine, o il tendine è troppo debole per tanta forza.

Occorre ribaltare quello in cui si era finora creduto: lasciar riposare il fisico e lacerare a livello psicologico la propria situazione e le proprie ambizioni. Gli scopi sovrumani richiedono sforzi sovrumani e così qualcosa rischia di andare in frantumi, pur avendo legamenti molto forti.

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È necessario riconoscere quali legami ci creano problemi e vanno abbandonati. Alcuni sono diventati chiaramente troppo vincolanti per noi e dovrebbero essere recisi.

Se ci si lega troppo a obiettivi ambiziosi, troppo al di sopra delle proprie possibilità, il rapporto col mondo polare si lacera. Si rischia che il terreno ci venga tolto sotto i piedi e di doversi ritirare.

Lo strappo che si realizza nel corpo ci riporta sul terreno dei fatti.

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Domande
1. Dove pretendo troppo dalle mie possibilità? Per che cosa mi lacero?
2. Dove mi sono lasciato prendere e vincolare da sogni troppo alti?
3. Quali legami nella mia vita è opportuno recidere?
4. Da cosa mi devo staccare, dove devo toccare di nuovo terra?
5. Dove la mia ambizione si è trasformata in impedimento?
6. Che cosa faccio se tutti i legami si spezzano?

(Dott. Rudiger Dahlke)

La contrazione di Dupuytren o mano rattrappita

Malattia espressione dell’AnimA

In questa malattia lo strato di tessuto fibroso del palmo della mano si contrae a partire dal dito più piccolo e col passare del tempo la mano finisce per chiudersi completamente, comunicando un messaggio profondamente simbolico.

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Da un lato è un sintomo di insincerità, perché per suggellare un patto si dà la propria parola e una stretta di mano.

Dato che la parola d’onore viene sancita simbolicamente dalla stretta di mano, la mano chiusa esprime falsità e anche disonestà. D’altro lato, nella sua chiusura si rispecchiano anche limitatezza e quindi paura.

A tutto ciò bisogna aggiungere il significato della contrazione

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Il pollice stretto tra le dita è nei bambini un segno tipico di paura e di insicurezza. Il pugno nascosto nella tasca esprime paura e insieme aggressività, e spesso questi due sentimenti vanno mano nella mano.

La disonestà si presenta di nuovo se la mano viene nascosta nella tasca e le unghie, che ne rappresentano gli artigli, nella mano.

contrazione di Dupuytren

Se il pugno chiuso viene consapevolmente scelto come simbolo – come nel movimento dei lavoratori, decisi e combattivi – il tema dell’aggressività e della conflittualità diviene inequivocabile, in quanto la paura è sempre in agguato dietro lo spirito guerriero.

Nella gestualità della vita quotidiana, il pugno chiuso indica minaccia, desiderio di vendetta e volontà di combattere

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Il pollice, che sta solo di fronte alle altre quattro dita, è simbolo di unità e individualità. Se viene chiuso tra le dita, evidenzia bisogno di protezione e al tempo stesso paura e aggressività, che, come è noto, è la miglior difesa.

Infine la mano chiusa può esprimere anche smania di mistero. I soggetti non vogliono lasciar trasparire la loro individualità perché sono troppo timorosi, troppo insicuri o troppo aggressivi.

contrazione di Dupuytren

La malattia rivela da un lato insincerità e intenzioni nascoste, dall’altro un’aggressività potenziale non ancora vissuta.

Naturalmente i soggetti non sono affatto consapevoli dell’esistenza nelle loro azioni di tali tendenze, che vengono inscenate a livello fisico. Inoltre la mano che si contrae presenta nell’ispessimento della cute un’immagine di avidità. In realtà però chi si trova in una simile condizione non può né dare né ricevere.

Chi trattiene ogni cosa e non dà niente, finisce per non ricevere nulla.

contrazione di Dupuytren

Non può più dare nemmeno la propria mano

lo rivelano le dita contratte ad artiglio e la mano costantemente chiusa. I nodi che si sono formati sul palmo rappresentano problemi che i soggetti hanno cercato di nascondere al mondo e che in questa forma diventano visibili agli occhi di tutti.

La malattia colpisce in genere le mani, limitando di conseguenza la loro capacità di azione: solo di rado attacca le punte dei piedi e i centri dell’equilibrio.

mano contrazione nervi

Il lato colpito permette di operare un’ulteriore differenziazione, Il comportamento adottato nel contesto sociale è molto illuminante.

Se è la mano sinistra ad essere colpita, viene immediatamente nascosta e analoga sorte spetta al lato sinistro femminile. Se la malattia colpisce a destra, la situazione è socialmente più difficile, ma altrettanto chiara. Si è costretti a salutare porgendo la sinistra.

mano rattrappita

Prescindendo dal fatto che questo gesto risulta un po’ sgradevole e goffo, il suo significato simbolico è evidente. La mano destra, capace di esercitare la forza, viene nascosta e al suo posto viene presentata l’innocente sinistra.

Se sono colpite entrambe le mani, non si può più fingere di essere sinceri, non è possibile salutare in modo normale, e rinunciando a dimostrare un’accoglienza cordiale, si diventa onesti.

dare e ricevere mani

A questo punto però può mostrarsi anche l’altra faccia della medaglia, se la persona che si deve salutare non vuole rinunciare a un autentico contatto. Può per esempio cercare di afferrare la mano chiusa, di stringerla e tenerla prigioniera.

Proprio nei tentativi di saluto appare particolarmente chiaro il valore simbolico della malattia. I soggetti non sono più aperti alla vita. Non possono stringere in segno di saluto la mano che viene loro tesa.

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La cosa più tragica di questa situazione è che non riescono neppure ad afferrare la mano che viene loro tesa per aiutarli o salvarli.

Per l’avidità di agguantare tutto quanto (soprattutto ciò che è materiale) e di non restituirlo più, i pazienti finiscono col non riuscire più a tenere in mano la propria vita.

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Colpisce il fatto che spesso esista un parallelo con la problematica dell’alcol. In questo caso i soggetti si riempiono e si nascondono. Simbolicamente si chiudono insieme alla mano.

La loro vera natura è nelle loro mani e tutti possono vedere perché le mani vengono chiuse.

Donare e ricevere con il cuore dalle mani

Con le mani chiuse e ripiegate su se stesse, diviene impossibile anche concludere gli affari in modo «pulito», perché per farlo bisognerebbe suggellarli con una stretta di mano.

La contrazione impedisce il contratto leale e si manifesta il lato oscuro del patto. È, per così dire, un affare che viene concluso sotto mano.

Bisogna allora esaminare di nuovo la qualità delle proprie azioni e accettarla nonostante le associazioni negative. Si tratta di ammettere che si desidera afferrare e tenere per sé ogni cosa, e al tempo stesso ammettere i propri fini occulti.

dare e riceveremani

Se l’egoismo è vissuto consapevolmente, non ha bisogno di manifestarsi sul corpo. Lo stesso vale per i sentimenti aggressivi, la paura e l’insicurezza.

La cupidigia si trasforma in riserbo significativo, gli attacchi bellicosi in esuberanza di energia vitale, la paura in saggia prudenza.

Domande

1. Dove sono insincero? Quale indizio rivela la forma delle mie dita?
2. Se una mano rattrappita indica decadenza, cosa rappresenta la mia mano?
3. Posso continuare a lavarmela come segno di innocenza?
4. Cosa nascondo a me stesso e al mondo? Chi o che cosa ho in mano?
5. A chi sono rivolte le minacce che la mia mano esprime?
6. Verso cosa è rivolta la volontà combattiva che il pugno chiuso manifesta?
7. In quali situazioni non confesso il mio desiderio di afferrare? In che rapporto sono con il dare e il prendere?
8. Cosa significa per me non poter più stendere la mano e non poter più stare a mani aperte?
9. Quali nodi problematici tengo ben nascosti, cosicché nessun altro li possa vedere e soltanto io li senta?
10. Di cosa ho paura, che cosa mi rende così insicuro e mi impedisce di vivere la mia individualità in modo aggressivo?
11. Cosa significa per me il fatto di non poter più tendere a nessuno la mano ( che mi viene offerta per la mia vita, in segno di aiuto) e che non posso più afferrare nessuna mano tesa per salvarmi?
12. Cosa voglio nascondere? Di fronte al mondo? Di fronte a me stesso?

Doc. Thorwald Dethlefsen Doc. Rudiger Dahlke

La tenosinovite

Malattia Espressione dell’AnimA

L’infiammazione del tendine è provocata anch’essa da uno sforzo eccessivo, ma non è certamente causata da un effetto-leva esagerato o da urti violenti: è dovuta a una serie di traumi lievi e ripetuti.
 
Si può verificare, ad esempio, se si lavora a maglia o si scrive a macchina per troppo tempo. Non è quindi l’attività in sé a provocare l’infiammazione, bensì il modo in cui questa viene svolta, cioè con i muscoli contratti.

tenosinovite sintomi
Fare la maglia può essere rilassante, chi però insiste nello svolgere questo lavoro manuale e finisce per procurarsi un’infiammazione, dimostra di non essere affatto consapevole dello stato di tensione in cui vive.

Qualcosa di assolutamente non rilassato si è insinuato, inosservato, tra le maglie.

 
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Forse qualcuno deve finire preso nella rete, come una mosca nella tela del ragno. Una simile motivazione può togliere ogni rilassatezza al lavoro.
 
Il conflitto inconscio si accende allora sulla linea di demarcazione dei tendini, i quali sono corde da cui dipende tutto, come minimo l’intera forza muscolare.

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Invece di trasferire direttamente la loro forza, creano delle difficoltà, e nella dolorosa convalescenza costringono a una pausa di riflessione se stessi e il loro proprietario. Ogni terapia sarà basata sul riposo, o grazie a un tempestivo intervento della ragione, o più tardi con un eventuale gesso.
 
Il compito da svolgere, rimasto finora nascosto, mira solo in parte al riposo, dal quale dovrebbe svilupparsi la consapevolezza della dolorosa situazione. I pazienti dovrebbero divenire talmente coscienti della loro attività da riconoscerne il senso e le intenzioni più profonde.

La contrazione manifesta una resistenza.


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Vale la pena di scoprire contro cosa questa sia rivolta. Il forte attrito, che causa la resistenza, diviene percepibile e quasi udibile:
 
il tendine/scricchiola a causa della tensione e del dolore, l’elasticità viene penosamente ridotta, così che di questo disturbo fa parte sempre anche una certa ostinazione.
 
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Fin dalla prima comparsa dei sintomi, bisogna stringere forte i denti per ignorare i segnali d’allarme chiaramente percepibili e combattere fino in fondo la malattia.
Le cause dell’infiammazione possono essere varie: naturalmente non si tratta sempre di un pullover che deve essere terminato in fretta.
 
Questa situazione è tipica perché esprime chiaramente il conflitto tra il desiderio conscio di lavorare con efficienza e di concludere in breve tempo il lavoro e la resistenza inconscia contro quello stesso lavoro.
 
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I tendini possono entrare in conflitto anche con altri tipi di lavoro manuale, come ad esempio scrivere a macchina.
 
Comune a queste attività è la monotonia dei movimenti, che in sé non sono né stancanti né faticosi, e la resistenza non confessata a tale ripetitività si scarica nel tendine.
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Non è una resistenza forte e pericolosa che tende a stancare (questa dovrebbe rivelarsi piuttosto nei muscoli del braccio) ma una persistenza e ben celata resistenza (dei tendini), nascosta attraverso razionalizzazioni:

«Ma per lui (o per i bambini) lo faccio tanto volentieri, lo faccio per amore».

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E possibile, ma difficile, svolgere per amore o per amicizia un’attività monotona, che in sé non dà gioia e che nel profondo del cuore lascia insoddisfatti.
 
Fare qualcosa di mortalmente noioso con passione è quasi impossibile: se ci riusciamo, è solo per momentanea devozione rituale.

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Il problema diventa particolarmente evidente se ci si procura l’infiammazione in attività a cui la società attribuisce scarso valore. Dove «fatto a mano» è sinonimo di modestia e di poca eleganza, non meraviglia se da questa attività non si ricava soddisfazione.
 
Chi batte a macchina ciò che un altro ha pensato, ha bisogno di identificarsi profondamente con quella persona per sentirsi a proprio agio mentre svolge questo lavoro «alienante».

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Spesso, eseguendo queste attività, si sviluppano resistenze e si seppelliscono le motivazioni.
 
Invece di andare avanti nonostante tutto, per prevenire la tenosinovite sarebbe opportuno chiarire il proprio rapporto con l’attività svolta e trovare eventualmente il modo di fare una pausa (prima di essere costretti al gesso), cambiare lavoro o rinviarlo.

Domande

1. Quale rapporto esiste tra il mio cuore e la mia attività?
2. Quali scopi (forzati?) perseguo segretamente?
3. Quale motivazione lavora a maglia, scrive a macchina o agisce in profondità?
4. Con quanta amarezza perseguo gli scopi nascosti?
5. Cosa ho segretamente contro il mio lavoro? Da dove scaturisce la mia resistenza, a che cosa mira?
6. In che misura ha a che fare con la valutazione generale del mio lavoro?
7. Non mi fido più di me e delle attività ambiziose?
8. Qual è il mio rapporto con la monotonia?
9. Posso vedervi solo ottusità o riesco a coglierne anche l’aspetto rituale?
(Dott. Rudiger Dahlke)

Nevralgia del trigemino

Malattia linguaggio dell’AnimA


Il trigemino è il quinto dei dodici nervi del cervello ed è responsabile, tra l’altro, delle percezioni sensibili del volto.

Consta di tre rami: quello superiore riguarda la fronte, quello centrale la mascella e quello inferiore la mandibola. Il termine nevralgia indica sensazioni dolorose nella zona specifica di un nervo:

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le loro cause, per quanto riguarda il trigemino, sono ancora ignote alla medicina. Il fenomeno produce effetti gravi e spiacevoli nella vita del soggetto. Per lo più il dolore insorge improvvisamente in modo aggressivo e spesso è monolaterale, però può essere causato anche da più rami del nervo e può diventare un disturbo cronico.

Il paziente diviene cosciente del proprio volto attraverso fitte violente improvvise o costanti. Rapidamente si sviluppa una ipersensibilità (iperestesia) della cute sul volto, particolarmente dolorosa nei punti di uscita del nervo. I malati non si sentono a proprio agio nella loro stessa pelle, faticano a proteggere il viso, il dolore che provano è talvolta così profondo da deformare i loro lineamenti.

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In tali situazioni, quando la muscolatura reagisce fino ad alterare l’espressione del viso, la medicina parla di tic doloreux, il tic doloroso. A questo si aggiunge un forte arrossamento del viso, un’intensa traspirazione cutanea e una sensibile lacrimazione.

I pazienti vorrebbero urlare, gridare e infuriarsi al tempo stesso, si sentono sul punto di lasciarsi andare a un accesso di rabbia o a un terribile sfogo.

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Chi per il dolore rischia di perdere l’autocontrollo, non riesce più a guardare in faccia gli altri e il mondo con serenità. Si contorce per il dolore fino ad assumere l’aspetto di un povero verme piuttosto che quello di un uomo eretto.

L’atteggiamento curvo di chi è oppresso dalla sofferenza e l’espressione distorta indicano qualcosa di nascosto: nel profondo, le cose non vanno come dovrebbero, sono viziate e distorte.

Risultati immagini per Nevralgia del trigemino o dolori nervosi nel volto
Se i dolori svolgono un ruolo così centrale, significa che il problema dell’aggressività non è lontano; chi soffre di nevralgia del trigemino si sente preso a schiaffi dal destino. L’atto frequentemente ripetuto di fermarsi a causa della sofferenza rimanda anch’esso a tale problematica.

Dal punto di vista medico, non è chiaro se i tentativi di alleviare il dolore attraverso stimoli violenti siano utili. Simbolicamente il rapporto tra dolore e aggressività è chiaro: Marte, il dio della guerra, li rappresenta entrambi e molti pazienti hanno la sensazione che arrabbiarsi potrebbe recare sollievo.

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Dal punto di vista terapeutico, è interessante in questa situazione vedere in quale direzione andrebbero. Chi bisognerebbe schiaffeggiare se non loro stessi? I colpi trattenuti si ripercuotono prima o poi sul soggetto.

Chi si controlla continuamente e si protegge il volto, deve tenere conto del fatto che la situazione prima o poi si ritorcerà contro di lui e che lui stesso provocherà un contraccolpo. Tutto ciò che si trattiene rimane naturalmente all’interno, per questo è particolarmente sgradevole trattenere qualcosa di così sgradevole come gli schiaffi.

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Quanto questa situazione faccia male al paziente, glielo si legge negli occhi quando, come un cane bastonato, cammina quatto quatto e dichiara con convinzione che non ce la fa proprio più. Questo però significa che non tollera più questo dolore, cioè l’aggressività che è in lui.

La situazione potrà essere risolta quando smetterà di trattenersi. Il suo viso dolorante brucia, alternando momenti di tensione a momenti di rilassamento.

Esteriormente ciò si nota poco specialmente se i muscoli facciali sono ancora in forma e continuano a fare buon viso a cattivo gioco. Tuttavia il paziente non riesce più a nascondere i propri sentimenti ancorati nel profondo, dietro la maschera: a un certo punto la facciata esterna, visibile a tutti, va in frantumi ed egli non può fare altro che mostrare il proprio dolore.

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La malattia gli impedisce anche di continuare a resistere e al tempo stesso di salvare la forma esteriore: lo costringe a divenire aggressivo e a gridare ciò che duole nel profondo. Deve comunicare al mondo le sue atroci sofferenze.

Deve far capire a tutti che razza di sofferenza sia divenuta la sua vita dietro la maschera, deve far capire che non può più continuare in questo modo, perché siamo ormai a livello di autolesionismo. I destinatari delle sue accuse dovranno confrontarsi con questa situazione ormai del tutto intollerabile.

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Manifestare le proprie reazioni rappresenta un sollievo soltanto se lo si fa consapevolmente. Un’irritazione costante che esplode in ogni occasione e che spesso aumenta con lo sviluppo della malattia, non rappresenta affatto una soluzione: mostra soltanto con chiarezza chi abita dietro questa facciata.

L’ipersensibilità della pelle del volto e gli attacchi di dolore dopo stimolazioni anche lievi rivelano una sensibilità eccessiva: il viso appare tormentato da aggressività inconsapevole.

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Il rossore che compare sulla faccia, la traspirazione della pelle, la lacrimazione e il fatto che molto poco è necessario per provocare un dolore rinforzano l’impressione che il soggetto in questione sia stato già provocato e irritato oltre misura e che non sia più in grado di sopportare la situazione in cui si trova.

Invece di ribellarsi lui stesso, è il suo viso che deve incarnare questa situazione esplosiva. Il paziente stesso esprime a chiare lettere quello che gli sta accadendo: ha bisogno di tutte le sue forze per contenersi e per non gridare e talvolta queste gli vengono meno.

Il fatto che soprattutto le donne di età superiore ai 50 siano le più colpite da questa forma cosiddetta essenziale, ben si adatta a questo quadro. È più difficile per le donne, in una società dominata dagli uomini, mostrare il proprio vero volto ed esprimere quell’aggressività che certamente non può restare bloccata.

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Dalla paura di essere abbandonate o ignorate nasce in loro la tendenza a sorridere sempre, anche quando sentono il bisogno interiore di urlare e gridare. Quando col passare degli anni il blocco diviene insopportabile, invece di attacchi d’ira si concedono sofferenze, interiori, che solo raramente divengono visibili.

La definizione medica «essenziale», che spesso si ritrova nelle dia¬gnosi di origine non chiara, come ad esempio avviene per l’ipertensione (pressione alta del sangue) esprime senza volerlo una certa sincerità. La sintomatologia è certamente essenziale per il soggetto, in quanto è la sua unica possibilità di esprimere quello che altrimenti resterebbe represso.

Mortalità, Teschio E Ossa Incrociate, Vanitas

Il punto in cui si manifesta il dolore conferma la credenza secondo cui la fronte è il luogo naturale del confronto (Iat. frons = la fronte) e dell’auto-affermazione. Di qualcuno che vuol fare a modo suo si dice che vada a sbattere la testa contro il muro. Le mascelle sostengono i denti e sono in grado, se necessario, di mostrarli.

Dove, nel caso della nevralgia del trigemino, le mascelle dolgono al punto da costringere il paziente a urlare, ciò che gli viene richiesto è di azzannare fino ad essere «mordente». Non è umore nero, ma aggressività che fa digrignare i denti e le mascelle.
Invece di farsi colpire sul «muso», si tratta di «divorare» e di morde¬re. Tutto questo, però, deve avvenire a livello conscio e nel luogo giusto, altrimenti porta nel migliore dei casi all’elaborazione, ma non alla soluzione della sintomatologia e dei conflitti che ne sono alla base.

Le proposte terapeutiche della medicina tradizionale sono ben poco aggressive, cercano soltanto di frenare l’aggressività rivolta all’interno e di conseguenza si muovono contro il paziente stesso in una sorta di macabra ecologia. La repressione del dolore con l’aiuto di potenti medicinali antalgici si muove in questa direzione.


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Con l’aggiunta di psicofarmaci, la psiche già in qualche modo messa a tacere viene ancor più imprigionata, affinché i pazienti non urtino nessuno e nessuno sia urtato da loro. È un tentativo disperato di impedire che una situazione ormai insostenibile e tendente ad esprimersi in completa sincerità esploda. Alla chirurgia si ricorre come mezzo ultimo ma più onesto.

Nel recidere concretamente il nervo si evidenziano incisività e forza. L’elettrocoagulazione del ganglio semilunare di Gasser va ancora oltre. Con una procedura terapeutica di tipo marziale, questo centro nervoso dal quale deriva il trigemino, viene eliminato elettricamente.

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Neppure il linguaggio scientifico più attento riesce a nascondere il problema: si tratta di aggressività, che spinge i dolori lancinanti ad esplodere e a sfogarsi e che richiede un intervento radicale o il coraggio di prendere in mano la propria vita.

Domande:
1. Quale dolore è scritto sul mio volto? In quali punti la mia sensibilità è disturbata?
2. Che cosa, mi impedisce di stare bene nella mia pelle?
3. Quali distorsioni, quali sopraffazioni devo eliminare?
4. Come si, chiama il cattivo gioco al quale devo fare buon viso?
5. Che cosa mi irrita e mi provoca in modo così profondo?
6. A chi sono utili gli schiaffi che bruciano sul mio volto?
7. Cosa mi impedisce di esplodere?
8. Vale la pena di confrontarsi?
9. In quali situazioni non riesco ad affermarmi, dove non riesco a mordere come sarebbe necessario?
7. Dove vuole arrivare la mia energia repressa?

(Rudiger Dahlke)

Alloro Olio Essenziale

Utile per il naturale benessere del sistema immunitario

Note Bibliografiche: L’alloro era già noto fin dall’antichità, prima come pianta sacra, usata per cingere il capo dei poeti, degli atleti e dei condottieri vittoriosi poi per la scoperte delle sue qualità benefiche.

L’alloro è una pianta molto profumata, usata sia a scopo ornamentale, ma sopratutto in cucina come aroma.

L’alloro è usato soprattutto per aromatizzare le pietanze ma ha anche molte proprietà benefiche che ne rendono ancora più consigliabile il suo utilizzo.

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Il suo olio è utile sia per la cura del sistema nervoso che contro reumatismi e distorsioni, ma soprattutto l’alloro è un toccasana per lo stomaco: favorisce la digestione, ne calma i dolori, lo tonifica e in generale ne rinforza le pareti e ne protegge le mucose.

I principi attivi sono: olio essenziale aromatico, germacranolidi, catechine, alcaloidi, acidi vegetali.

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Antibiotica potente ad ampio spettro. Antivirale. Diarrea (enteriti Catarrali). Mucolitico ed espettorante potente (permette la rimozione delle secrezioni bronchiali). Potente analgesico.

Anti-ematoma efficace, Anti-infiammatorio, Analgesico ed antinevralgico potente, Regolatrice del sistema nervoso, Anticoagulante, Antispasmodico, Coronario/dilatatore

Indicazioni :

Infezioni e infiammazioni orali: Ulcere aftose, Gengivite, Mal di denti,

Infezioni della pelle: Ulcere, Piaghe da decubito, Foruncoli, Whitlow Herpes giradito è una delle più comuni infezioni della pelle virale causata dal virus herpes simplex che colpiscono uomini e donne e anche i bambini, è il sito principale di infezione sono le dita delle mani e delle dita dei piedi.

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Erpetica giradito è l’infezione da virus può essere doloroso con piccoli gruppi di vescicole nel sito di lesioni e la pelle appare rossa, Ascesso,

Malattie virali: Influenza, Epatite virale, Colite, Neurite virale.

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Malattie respiratorie croniche: Bronchite, Asma, Artrite, reumatismi, nevralgia (dolore da un nervo in particolare), Infezioni e febbri tropicali parassitarie, virali e batteriche.

Malattie dell’infanzia: Morbillo, Varicella