Perché produciamo i chetoni?

Disbiosi

I chetoni furono scoperti solo alla fine dell’Ottocento, quando fecero il loro debutto poco onorevole nelle urine di persone affette da un diabete incontrollato (sotto forma di chetoacidosi diabetica).15 Nell’arco di qualche decennio i ricercatori scoprirono che la produzione di chetoni aveva anche
aspetti positivi.

Dieta chetogena
Dieta chetogena

Se assumiamo pochi carboidrati o se non ne assumiamo affatto, anche solo per un paio di giorni, il corpo riesce a convertire il grasso in chetoni. Questa flessibilità metabolica è uno dei fattori più importanti che consentono la sopravvivenza del genere umano; ci aiuta ad adattarci a un’ampia varietà di risorse alimentari.

Oltre a permetterci di sopravvivere anche nei periodi in cui il cibo scarseggia, i chetoni offrono molti benefici importanti per la salute:

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Se le cellule bruciano i chetoni per ottenere energia, nel corpo si producono molti meno ROS rispetto a quando viene bruciato il glucosio. I chetoni sono un carburante più “pulito” del glucosio, per cui anche i danni ai mitocondri sono molto minori rispetto a quando il carburante utilizzato è il glucosio.

Se effettui il passaggio alla combustione dei grassi (compresi i chetoni), riduci la quantità di zucchero disponibile per le cellule cancerose. Quindi riduci anche la quantità di ROS a cui le cellule sono esposte, diminuendo la probabilità che il cancro inizi a
formarsi.

Acidi grassi a corta catena

Il tipo più abbondante di chetone, il beta-idrossibutirrato (BHB), svolge una varietà di funzioni nei processi di segnalazione che possono influenzare l’espressione genica.16 I chetoni svolgono un ruolo importante nel contenimento delle infiammazioni, perché riducono (sottoregolano) le citochine proinfiammatorie e aumentano (sovraregolano) le citochine antinfiammatorie.17

La struttura dei chetoni presenta una stretta somiglianza con quella degli aminoacidi a catena ramificata (BCAA), ma il corpo li preferisce rispetto ai BCAA.

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Questa caratteristica rende i chetoni straordinariamente efficaci nel risparmio delle proteine, perché essi consentono di consumare quantità inferiori di proteine pur mantenendo o addirittura aumentando la massa muscolare.18

Inoltre, i BCAA sono un potente stimolatore delle vie di segnalazione molecolare della mTOR, una importante via metabolica che spesso è iperattiva negli stati patologici. Perciò, quando mantieni la chetosi nutrizionale, inibisci anche la mTOR, e la riduzione della sua attività si associa a un miglioramento della salute e a un incremento della longevità.

dieta chetogena

19 (La mTOR ha anche un ruolo positivo, specialmente nei giovani, perché stimola la sintesi proteica nei muscoli. Infatti molti atleti agonistici e culturisti s’impegnano ad attivare questa via di segnalazione rinunciando ai benefici per la longevità che derivano invece dalla sua inibizione.)20

Le ricerche suggeriscono che i chetoni svolgono una funzione protettiva sulle cellule cerebrali esposte al perossido d’idrogeno, una sostanza molto presente nel cervello dei soggetti che soffrono di malattie neurodegenerative come la demenza e il morbo di Alzheimer.21

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Tieni presente che quando i livelli di ferro sono alti, il perossido d’idrogeno si converte nel pericoloso radicale ossidrile, come vedremo nel Capitolo 5. Perciò i benefici dei chetoni si ottengono di più quando i livelli di ferro sono ottimali.

I chetoni sovraregolano (incrementano) la biogenesi mitocondriale nel cervello;22 ciò significa che aiutano il corpo a migliorare la sua capacità di produrre più energia aumentando il numero di mitocondri.

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Dai riscontri aneddotici è emerso che in alcune persone il digiuno o il passaggio a una dieta a basso apporto di carboidrati genera una lieve sensazione di euforia; ciò suggerisce che in qualche misura i chetoni possono influire sull’esperienza del benessere.23

Nonostante questi benefici, la semplice produzione di chetoni in quantità sufficienti per essere ufficialmente in chetosi nutrizionale non è l’obiettivo primario della TMM. L’obiettivo della TMM è mantenere il corpo nella modalità di combustione dei grassi seguendo una dieta eccezionalmente salutare.

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È per questo motivo che non mi sentirai mai definire la TMM una “dieta chetogenica” – definizione spesso usata per riferirsi a diete a basso contenuto di carboidrati e ad alto contenuto di grassi – perché questa espressione implica che lo scopo della dieta è produrre il maggior numero di chetoni possibile.

La TMM non si limita a questo. Come ho detto, lo scopo della TMM è ottimizzare il funzionamento dei mitocondri, ridurre i danni dei radicali liberi e curare la causa primaria delle malattie. I chetoni sono un mezzo, non un fine.

15 M. Akram, “A Focused Review of the Role of Ketone Bodies in Health and Disease,” Journal of Medicinal Food, 16, n. 11 (November, 2013): 965–67, DOI:10.1089/jmf.2012.2592. 16 Ibid.
17 Phinney, Volek, The Art and Science of Low-Carbohydrate Living, 10.
18 Intervista a Jeff Volek, Ph.D., http://articles.mercola.com/…/…/01/31/high-fat-low-carbdiet- benefits.aspx consultato il 2 dicembre 2016.
19 J. C. Newman, E. Verdin, “β-hydroxybutyrate: Much More Than a Metabolite,” Diabetes Research and Clinical Practice, 106, n. 2 (2014): 173–81, DOI:
10.1016/j.diabres.2014.08.009.
20 A. Paoli et al., “Ketogenic Diet in Neuromuscular and Neurodegenerative Diseases,” BioMed Research International, 2014 (2014), DOI:10.1155/2014/474296.
21 M. A. McNally, A. L. Hartman, “Ketone Bodies in Epilepsy,” Journal of Neurochemistry, 121, n. 1 (2012): 28–35, DOI: 10.1111/j.1471- 4159.2012.07670.x.
22 J. Moore, Keto Clarity (Victory Belt Publishing, 2014), 58.
23 A. J. Brown, “Low-Carb Diets, Fasting and Euphoria: Is There a Link Between Ketosis and Gamma-hydroxybutyrate (GHB)?” Medical Hypotheses, 68, n. 2 (2007): 268–71, DOI:10.1016/j.mehy.2006.07.043.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Microbiota permeabile

intestino cervello

Vi racconto una storia: 3,5 miliardi di anni fa la Terra era popolata da batteri anaerobici, poi ci fu la catastrofe dell’ossigeno e alcuni di loro cercarono rifugio realizzando sistemi digerenti anaerobici.

L’uomo è sulla terra da 500 mila anni, i batteri che ospita hanno una maggiore esperienza.

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Molti pensano che li ospitiamo in cambio di “lavoretti”, ma sono 10 volte le nostre cellule (loro pensano di ospitarci) e, mentre noi abbiamo 24000 unità geniche, loro ne mettono a disposizione 4 milioni!

Il direttore dell’istituto genoma di Washington ha scritto che siamo maggiormente caratterizzati dal DNA dei nostri microbi che da quello delle nostre cellule. I batteri sono eterotropici, mangiano di tutto e da tutto ricavano energia.

Disbiosi intestinale, microbiota

Sono gli impianti digestivi ad essersi differenziati sulla base delle preferenze alimentari, ma il prodotto finale del processo digestivo deve essere LO STESSO, in quanto le cellule di tutti i mammiferi necessitano delle stesse cose.

Queste sono i SCFAs (acidi grassi a corta catena, come acido acetico (aceto), butirrico (burro), valerico (valeriana) e da BCAAs. I BCAAs (ammino acidi ramificati) si ottengono dalla demolizione delle proteine, presenti nella frutta, verdura e carne, i SCFAs dipende…

Intolleranze alimentari

i carnivori predatori mangiano SOLO carne grassa, mangiano un 70% di grassi (sono in diete chetogenica), da cui semplicemente tagliandoli ottengono i SCFAs (infatti il loro intestino è molto semplice).

I carnivori necrofagi mangiano la carne magra che è stata lasciata attaccata all’osso, ma solo dopo che è stata putrefatta (digerita da altri batteri). I frugiferi mangiano fibre, mangiano un 70% di fibre da cui ricavano per fermentazione un 70% di SCFAs.

Microbiota assimilazione

I SCFAs sono i NUTRIENTI delle cellule (nostre) intestinali, se ne introduciamo pochi l’intestino muore di fame. Noi abbiamo il sistema digerente derivato da quelli dei frugiferi, non abbiamo uno stomaco così demolitivo come quello dei carnivori, non riusciamo ad ottenere i SCFAs dalla demolizione dei grassi, che mangiamo anche poco grazie alla campagna per promuovere l’olio di semi.

Della serie: attenti al colesterolo e poi assumete integratori di vitamina D, sintetizzata dal colesterolo. Mangiando poche fibre mettiamo alla fame il nostro intestino, che diventa debole.

permeabilità intestinale

A parte pochi frutti, come uva e fichi, la frutta non aumenta molto la glicemia, in quanto il fruttosio è in forma di polimeri, che possono o non possono essere scissi dall’amilasi salivare (bocca) e pancreatica (tenue).

Quelli non scissi arrivano integri al colon dove fermentano, gli altri vengono demoliti a disaccaridi (in bocca) e a monosaccaridi nel tenue, producono un lento e graduale aumento della glicemia.

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Coloro che hanno problemi con la frutta hanno un intestino che è…alla frutta, ovvero avvengono fermentazioni che non dovrebbero avvenire ad opera di ceppi disbiotici che hanno avuto il sopravvento su quelli simbiotici.

Occorre correre ai ripari, non certo continuando a non mangiare frutta. Evitandola si eliminano i fastidi da essa prodotti, ma non si ripristina un corretto funzionamento dell’intestino.

Risultati immagini per microbiota impermeabile

I roditori hanno un cieco sviluppato in quanto li ricavano gli SCFAs dalla cellulosa. A noi si è atrofizzato in quella che chiamiamo appendice. Possiamo capire molte cose su quale sia la nostra corretta dieta proprio osservando le differenze degli impianti digerenti di diversi mammiferi.

Tutti devono ricavare dalla dieta gli SCFAs, i roditori dal cieco, i carnivori direttamente nello stomaco per demolizione dei grassi saturi, gli erbivori, follivori, nel colon dalla fermentazione delle fibre indigeribili.

Risultati immagini per microbiota impermeabile

Noi siamo partiti come i frugiveri, ma abbiamo imparato ad ottenere gli SCFAs dai grassi saturi, che rappresentano il cibo proibito, la mela di (adamo ed eva), che demoliamo nel tenue anzichè nello stomaco.

E’ stato grazie a questa scelta alimentare, di voler mangiare cibo proibito (non nostro), che abbiamo modificato il digerente e siamo diventati sapiens sapiens.

Prof. Paolo Mainardi

Un uovo al giorno toglie i pregiudizi di torno

Oggi esistono molte convinzioni sbagliate, riguardanti l’alimentazione, che nascono da credenze popolari

diventano leggende metropolitane e vengono ritenute vere nonostante non vi sia alcun valore scientifico. Sicuramente l’uovo rappresenta l’alimento più penalizzato da tali convinzioni.

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Ricordate, quando da bambini, molti di voi mangiavano l’uovo tutte le mattine a colazione?

Per decenni i nutrizionisti hanno condannato le uova, consigliandone massimo una-due alla settimana, senza badare (come avviene spesso nell’alimentazione) alla qualità e alla provenienza di quell’alimento.

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Tutto si riduceva semplicemente a una mera distinzione in base alle calorie, grassi, carboidrati e proteine. Senza pensare che ormai, nell’era del cibo industriale, del packaging e delle “calorie vuote”, non si può più parlare, anche se i grandi filosofi e professori universitari lo fanno in televisione e sui giornali, di nutrienti, come si faceva fino a qualche anno fa.

Il motivo della demonizzazione delle uova è semplice: le linee guida per una corretta alimentazione consigliano di non superare i 300 mg di colesterolo al giorno, e un uovo ne contiene ben 250. Da solo, ricopre quindi più dell’80% del massimo consentito.

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Da qualche anno a questa parte, la posizione dei nutrizionisti si è decisamente ammorbidita, dopo la scoperta, ormai ANNI FA, che l’80% del colesterolo che circola nel sangue è prodotto dall’organismo (dal fegato per la precisione, sotto l’influenza dell’insulina) e solo il 20% deriva da quello introdotto con l’alimentazione.

Un errore comune (il problema è che lo pensano anche la maggior parte dei medici!) è credere che tutto il colesterolo circolante provenga dai cibi.

Asparagi, Verde, Asparagi Verdi, Tempo Di Asparagi

Il fegato sintetizza infatti circa di 1-2 g al giorno mentre l’organismo ne assume con la dieta 200-500 mg, (In occidente la media è circa 340 mg per l’uomo e 220 mg per la donna).

Di quello endogeno (cioè prodotto dal fegato), una parte di quello in eccesso viene eliminata dal fegato stesso, cosicché la percentuale esogena (cioè proveniente dall’alimentazione) può arrivare al massimo al 20% sul totale.

Solo se si mangia “malissimo” si arriva al 20%. Realisticamente quello alimentare è il 10%.


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Quindi il controllo della produzione endogena avviene secondo un meccanismo che riduce la quantità di colesterolo endogeno, se aumenta quello assunto con la dieta e viceversa, per cui è troppo semplicistico sperare di controllare il colesterolo, eliminando dalla propria alimentazione i cibi ricchi di colesterolo (eliminazione che farebbe aumentare quello endogeno!!!

La biochimica non è una cosa che si improvvisa, ma si studia, cari medici che date ai vostri pazienti i foglietti con la lista degli alimenti contenenti colesterolo, dicendo di eliminarli!

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A tal proposito, vi ricordo che quei foglietti li stampa la ditta farmaceutica che vende farmaci per abbassare il colesterolo e non ha nessun interesse a farlo abbassare, sennò non guadagna!

E poi, ma quanti di voi, leggendo il foglietto illustrativo, hanno bisogno di eliminare le ostriche e i crostacei dall’alimentazione?


Uova Di Pasqua, Cesto, Colore, Colorato, Uovo, Pasqua

Quanti di voi mangiano ostriche e crostacei tutti i giorni? Comunque, di colesterolo ne parleremo meglio in un’altra puntata….se sarò ancora vivo). Tornando al discorso del colesterolo “alimentare”, tenete bene in mente che i precursori del colesterolo sono i glicidi (cioè gli zuccheri! E non i grassi!)

Infatti la sintesi del colesterolo nel fegato è controllata dall’enzima HMG-CoA-reduttasi che a sua volta viene attivato dall’insulina (pensate un po’, è l’enzima verso cui agiscono i farmaci per abbassare il colesterolo! Che strano!)

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Questo significa che un soggetto che soffre di ipercolesterolemia che riduce il colesterolo introdotto con l’alimentazione potrà al massimo agire su quel 20%, e anche riducendo a zero l’introito di colesterolo con tutta probabilità il suo organismo continuerà a produrne troppo.

Inoltre, un organismo sano è in grado di espellere il colesterolo in eccesso assunto con l’alimentazione, grazie ad un meccanismo di autocontrollo.


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Questo meccanismo riduce ulteriormente l’influenza del colesterolo alimentare sui valori di quello ematico. Sono numerosi infatti gli studi che hanno smontato la loro cattiva e immeritata fama quali alimenti responsabili dell’innalzamento del colesterolo.

Non ultimo, una recente indagine epidemiologica del Journal of the American College of Nutrition ha dimostrato come le vecchie ricerche scientifiche, nello stigmatizzare questo alimento, sopravvalutassero l’incidenza del colesterolo contenuto nelle uova sul rischio cardiovascolare, omettendo di verificare il peso concomitante di altri fattori.

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Quindi il nesso colesterolo alto e malattie cardiache, andrebbe RIVISTO SCIENTIFICAMENTE!

Tornando alle uova, sempre la SCIENZA, ha dimostrato che le uova, non fanno male al fegato pur contenendo un’elevata quantità di colesterolo, (presente soprattutto nel tuorlo), ma al contrario contengono sostanze utili per il buon funzionamento delle cellule epatiche, come gli aminoacidi epatoprotettori (metionina e colina) e una sostanza (l’inositolo) utile in particolare per chi soffre di steatosi epatica (fegato grasso), che è un fosfolipide presente nel tuorlo dell’uovo, che tende anzi a contrastare l’assimilazione del colesterolo.
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Quindi, per tutti i frequentatori di palestre che comprano i “bianchi d’uovo” cioè gli albumi, si può sapere perchè pensate che facciano bene?

Vi siete chiesti da quali galline e quali processi industriali provengono quelle miscele?
La certezza è che le uova di gallina (le più consumate) forniscono il più alto quantitativo di proteine ad alto valore biologico (cioè sono complete di tutti gli aminoacidi, sia essenziali che non essenziali) assumibile con un solo alimento, fondamentali per molte funzioni dell’organismo.

Sono ricche inoltre di ferro e di vitamina B12, nutrienti essenziali per combattere l’anemia, e apportano quantità significative di vitamine e minerali, compresa la vitamina A, la riboflavina, l’acido folico, la vitamina B6, la colina, il calcio, il fosforo e il potassio.


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Dunque le uova sono una fonte dall’alto valore proteico e nutritivo a bassissimo costo.
La maggioranza dei grassi riscontrabili nell’uovo sono grassi monoinsaturi e polinsaturi, benefici per l’organismo e persino protettivi di cuore e arterie, con buona pace dei pregiudizi.

Chi pensa che le uova siano nocive per la linea deve poi sapere che, abbinato a una dieta equilibrata, il consumo di uno-due uova a colazione non fa ingrassare e addirittura facilita la perdita di peso, come ha mostrato una ricerca americana.Sicuramente bisogna agire con il buon senso e non fare abuso di questo alimento.

Scritto dal Dr. Antonio Pacella
13 maggio 2015 da Redazione

Colesterolo News

Prof. Shantih Coro:

Molti studi hanno dimostrato che chi ha il colesterolo elevato vive più a lungo, contrariamente a quello che è il pensiero comune, incluso quello di molti medici e nutrizionisti.

La risposta delle compagnie farmaceutiche è che questi numeri non sono accurati in quanto chi ha malattie infettive o cancro tende ad evere il colesterolo basso e anche se i livelli di colesterolo sono elevati, in questi soggetti, probabilmente l’HDL è elevato e l’LDL basso.

Salmone, Piatto, Cibo, Pasto, Di Pesce, Frutti Di Mare

Il 13 di Giugno 2016, è stato pubblicato uno studio sul prestigioso British Medical Journal che rivedendo tutti gli studi esistenti, ha concluso che non esiste una correlazione tra LDL elevato e mortalità in persone oltre i 60 anni di età. Non solo, risulta che chi ha l’LDL elevato vive più a lungo.  No comment

Prof. Mainardi

Non bisogna confondere LDL e HDL con il colesterolo, queste sono lipoproteine che veicolano il colesterolo, che essendo un grasso ha difficoltà a muoversi nel corpo umano.

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Per l’80% il colesterolo è sintetizzato nel ns corpo a partire dell’acido acetico, che è ottenuto o nel colon dalla fermentazione delle fibre, o nel tenue dalla demolizione dei grassi.

Per digerire i grassi e ottenere gli SCFAs (di cui uno è l’acetico) occorrono i sali biliari, che sono ottenuti dal colesterolo. Senza i sali biliari, i grassi non sono trasfromati in SCFAs, aumentano i trigliceridi e viene il fegato grasso.

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Non abbiamo solo l’LDl e l’HDL, ma tutta una famiglia di lipoproteine che vanno dalle VLDL (molto piccole) alla HDL (grandi).

Quando c’è un processo riparativo (infiammazione), le lipoproteine vi portano il colesterolo in quanto stimola una produzione locale di citochine anti-infiammatorie corrette, ovvero quelle capaci a ricostruire i tessuti.

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Purtroppo le VLDL rimangano “bruciate” nell’ambiente infiammato (ossidate” e ne troviamo i cadaverini nelle placche di arteriosclerosi, che NON sono formate dal colesterolo, ne tanto meno dalle VLDL o LDL, ma sono calcificazioni che mettiamo per proteggere il vaso sanguigno dall’opera demolitiva delle citochine pro-infiammatorie.

Se il processo riparativo (infiammatorio) si prolunga nel tempo, in quanto siamo in infiammazione cronica, queste placche aumentano di spessore, fino a chiudere il vaso …

Immagine correlata

Ma perché diminuirlo?

Il tam tam contro il colesterolo è iniziato per lanciare sul mercato l’olio di semi, che lo abbassa, ma nessuno mai ha dimostrato che sia salutare abbassarlo, anzi… sempre più lavori dimostrano l’importanza di questo ormone, che per l’80% è sintetizzato nel nostro corpo mediante un enzima stimolato dall’insulina, quindi la maggiore produzione avviene quando mangiamo carboidrati, non grassi. il ghee è burro sobbollito, molto utile per conservarlo quando non si avevano i frigoriferi, fatto che ha portato anche a consumare latte acido…

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Oggi penso che i frigoriferi siano presenti in ogni casa, il burro non cotto è un ottimo alimento, che è stato ingiustamente colpevolizzato di essere grasso e per questo aumentare il colesterolo, a tutto vantaggio di promuovere il consumo di olio di semi o peggio ancora di burri vegetali.

Ma l’80% del colesterolo viene sintetizzato da un enzima che è stimolato dall’insulina, quindi produciamo colesterolo quando mangiamo CARBOIDRATI, solo un 20% proviene dalla dieta.

Asparagi, Verde, Asparagi Verdi, Tempo Di Asparagi

Comunque avere poco colesterolo è PERICOLOSO per la salute, in quanto mantiene elastica la membrana cellulare. Sono i prodotti dell’ossidazione del colesterolo ad essere nocivi, con la vs dieta state AUMENTANDO il colesterolo in quanto diminuite l’ossidazione, e ne dovete essere contenti.

 

Le placche di arteriosclerosi si formano SOLO su tessuto infiammato!!!

Asparagi, Verde, Asparagi Verdi, Tempo Di Asparagi

Sfiammandovi diminuite le probabilità di formazione. Campagne alimentari, basate unicamente su interessi commerciali, ci hanno indotto a demonizzare cibi senza alcun supporto scientifico.

Per stare meglio dobbiamo aumentare la quantità di grassi buoni. E qui si ritorna al grosso limite delle diete che suddividono il cibo banalmente in proteine grassi e carboidrati, quando all’interno di queste categorie ci sono quelli buoni e quelli cattivi.

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Si deve aumentare la conoscenza degli alimenti….Non sono un esperto della GAPS, anche perchè blindata all’acquisto del libro, non è per spilorceria, ma di solito i libri sono più lunghi da leggere che gli studi scientifici.

Sicuramente mangiamo pochi grassi e troppa carne magra, tipo di carne che nessun carnivoro mangerebbe, e noi non siamo originariamente carnivori.

Sicuramente la carne dei piccoli animali è più digeribile di quella dei grossi erbivori, come la carne del vitello di oggi non ha più niente in comune con il vitello fatto crescere naturalmente.

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Il burro crudo è un’ottima fonte di acido butirrico (SCFA) come l’aceto di acido acetico (altro SCFAs).

Mangiando uova e grassi aumentiamo il colesterolo proveniente dalla dieta (il 20% del totale), l’altro lo sintetizziamo mediante un enzima che è attivato dall’insulina, quindi quando mangiamo carboidrati semplici ad alto indice glicemico produciamo l’80% del colesterolo, ma questi ci infiammano l’intestino, questa infiammazione se diventa cronica va in giro, ed ecco che…le placche di arteriosclerosi si formano SOLO su tessuto infiammato.

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Oggi ci sono in letteratura molti lavori che rivalutano l’azione positiva del colesterolo, le pubblicità televisive che sostengono che il colesterolo oltre 200 è pericoloso potrebbero essere denunciate come ingannevoli.

Un altro punto di non allineamento con la GAPS è sul disintossicarci. Abbiamo stupendi meccanismi endogeni con cui espelliamo non quello che ci fa male, ma quello che ci è inutile.

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Una infiammazione li blocca, disinfiammando ripartono, ma non sono i patogeni, i metalli o altro a farci male, è la stessa infiammazione che ha fermato i processi escretivi……

http://www.eurosalus.com/malattie-cura/quando-il-colesterolo-alto-fa-bene-dubbi-statine

Asse intestino cervello nelle patologie

Il ruolo del microbita nelle patologie

La capacità di colloquiare tra i nostri due cervelli può avere un ruolo importante sia nei
meccanismi patogenetici delle malattie, sia per individuare strategie terapeutiche.

Occorre comprendere come la risposta iniziale sia sempre a noi favorevole, finalizzata a proteggerci ad auto-guarirci.

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Tempo fa sono stato “perseguitato” da un giovane esaltato che continuava a chiedermi se
credevo nei miracoli salutistici.

Gli risposi che, quando una persona è sana, assistiamo ad un continuo miracolo, in quanto lo stare bene non significa l’assenza di agenti patogeni che tentano di destabilizzarci, ma la nostra capacità a contrastarli.

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Non è facile ammetterlo per chi si sostiene pacifista, ma la salute è il risultato di molte
battaglie vinte, non l’assenza di nemici.

Purtroppo sappiamo che perderemo la guerra, ma più battaglie vinceremo più saremo sani e longevi.

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Spesso l’atteggiamento della medicina è quello di ridurre il sintomo e applichiamo questo
concetto dal sintomo più leggero a quello più grave.

Se abbiamo la tosse, assumiamo un mucolitico, che scioglie il muco, ma non risolve le cause che l’hanno prodotto. È una buona soluzione in quanto la tosse dura una decina di giorni, ma se si cronicizza?

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Equivale a svuotare con un secchiello una casa allagata, se il rubinetto del tubo dell’acqua che perde è chiuso possiamo farcela, ma, se è aperto, dipende da quanta acqua entra in relazione a quanta riusciamo a togliere.

Sembrano banalità, ma quando assumiamo immunosoppressori equivale a togliere i soldati dal fronte in caso di assedio nemico. La battaglia sarà senz’altro meno cruenta, ma le probabilità di vincere la guerra diminuiranno.

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Così quando cerchiamo di bloccare la degenerazione cellulare tipica dei tumori, non cerchiamo di capire perché avviene, la consideriamo responsabile della formazione dei tumori, quindi la contrastiamo.

Ora se, in questo modo, ottenessimo molti successi terapeutici, potremo considerare questo approccio valido, nonostante i suoi limiti, ma se siamo consci di un elevato insuccesso terapeutico, dovremo essere invogliati a valutare approcci diversi.

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Il problema è la corretta valutazione dell’efficacia dei farmaci, in quanto se ci basiamo solo
sui risultati degli studi clinici controllati sponsorizzati, potremo essere propensi a credere di essere capaci a debellare tutte le malattie e che, anche quelle più gravi, in realtà non sono diverse da una semplice influenza.

Sta a noi decidere se credere di essere in grado di curare tutte le patologie o, invece, essere disposti mettersi in discussione. Non sono pochi i medici che affermano che si sentono realizzati o, peggio, che ottengono molte soddisfazioni dal loro lavoro, ma, forse, si riferiscano a quelle economiche.

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La medicina convenzionale si basa molto su aver definito delle sindromi e su aver realizzato dei protocolli terapeutici specifici validi a livello internazionale.

In questo modo al paziente affetto dalla sindrome X viene applicato correttamente il protocollo terapeutico riconosciuto corretto a livello mondiale, in caso di insuccesso il medico non ha colpe, in quanto, ovunque nel mondo, avrebbero fatto le stesse scelte terapeutiche.

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Spesso la diagnosi del paziente non corrisponde perfettamente ai criteri definiti per tale sindrome, in tal caso si riferisce che ne ha una forma atipica, senza rendersi conto che in questo modo si corre il rischio di curare il contenitore, la sindrome, dove lo abbiamo forzatemene collocato, non il paziente.

Ed è così che un paziente che è nella fase silente della sclerosi multipla viene conteso tra diversi centri di ricerca per entrare negli studi clinici sponsorizzati, mentre, quando sarà nella fase progressiva, non lo vorrà più nessuno.

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In quanto nel primo caso c’è la certezza che fornirà un risultato positivo sull’efficacia del trattamento, dato che il protocollo prevede l’esclusione se per caso cade nella fase progressiva durante lo studio, nel secondo caso rappresenta sicuramente un risultato negativo.

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Se poi qualcuno intravede strade alternative, viene isolato, ci si arrocca per difendere
posizioni di prestigio personale e/o interessi economici.

Una per tutte è la diffida da parte del presidente della SIN ad inviare pazienti affetti da
sclerosi multipla al banale intervento di angioplastica: “questo intervento non s’ha da fare” come disse don Rodrigo.

Prima Colazione, Uva, Banana, Frutti, Caffè, Coppa

In queste pagine troverete quello che penso a riguardo: la stenosi non è la causa, ma un
sintomo, uno dei tanti che ci può come non ci può essere, ma la rigidità di pensiero non dovrebbe far parte del mondo scientifico, in accordo con Karl Popper, anzi…

Non è mia intenzione scrivere un trattato di medicina, anche perché non sono medico, riporto solo mie considerazioni su alcune patologie, mettendo in luce quello che è scritto in letteratura.
Basta saper leggere.

(Prof. Paolo Mainardi)

dal libro: Alla Ricerca dell’Una Medicina

Digiuno e Terapia

Il digiuno come terapia

L’uso del digiuno per curare le malattie risale al passato.

Frequentemente è associato a riti religiosi con la convinzione che abbia la funzione di purificare il corpo. In quasi tutte le religioni la pratica del digiuno facilita la meditazione, quindi stimola le funzioni cognitive, l’addestratore porta i cani sul campo di addestramento digiuni, in quanto più attenti e vigili.

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Durante il digiuno il corpo utilizza le sue riserve per le necessità metaboliche: diventa autofago, cioè si nutre di se stesso. La condizione di digiuno è presente nella vita degli animali, per esempio durante l’estro.

Molti animali digiunano nel periodo dell’estro, nonostante i maschi siano intensamente attivi negli accoppiamenti e nelle lotte con i rivali.

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Anche la migrazione degli uccelli migratori o dei salmoni corrisponde ad un periodo di digiuno, durante il quale vengono consumate le riserve. Spesso gli animali digiunano se feriti o malati o se in condizioni di disagio.

Quindi il digiuno svolge un ruolo di potenziamento, non indebolimento, sia delle perfomance fisiche sia della capacità di attivare processi di auto-guarigione.

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Interessante il collegamento con la metamorfosi, in cui si assiste ad una profonda ristrutturazione del corpo, sfruttando unicamente le riserve energetiche, o con il letargo o il sonno, che costituiscano periodi di rigenerazione. Quindi il digiuno favorisce i processi di guarigione da traumi o malattie.

Anche se è ovvio che il protrarsi del digiuno porta alla morte, nella fase iniziale si nota un

miglioramento delle condizioni psico-fisiche, le stesse notate nel 1800 con la dieta chetogenica.

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Risposta al digiuno.

Durante il digiuno consumiamo le scorte di grassi e di zuccheri, ma quest’ultime sono limitate, pertanto la glicemia diminuisce. Questo stato allerta il cervello il cui combustibile è prevalentemente glucosio.

Al protrarsi del digiuno stimola nel fegato la sintesi di corpi chetogeni a partire dai grassi, il loro livello plasmatico aumenta fino al raggiungimento di un valore soglia che attiva un trasportatore alla barriera ematoencefalica.

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Quindi il loro livello plasmatico non aumenta più, entrano nel cervello dove costituiscono il combustibile di riserva dei neuroni. Nei diabetici il livello plasmatico continua invece ad aumentare e ci può essere pericolo di morte.

Nonostante le riserve di grasso siano superiori a quelle di carboidrati, anche la sintesi dei chetoni non tranquillizza il cervello, se il digiuno si protrae deve convincere l’uomo ad uscire dalla tana in cerca di cibo.

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Per far questo agisce sull’intestino, aumenta la disbiosi del triptofano) riducendo la sua captazione cerebrale, quindi la sintesi di serotonina: l’uomo diventa ansioso e percepisce lo stimolo della fame.

La diminuzione del livello plasmatico di triptofano facilita la captazione cerebrale della tirosina, che compete per lo stesso trasportatore.

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La tirosina è il precursore della dopamina (movimenti fini), della noradrenalina (funzioni cognitive) e dell’adrenalina (forza fisica).

Quindi l’uomo è spinto dalla fame e dall’ansia ad uscire dalla tana, ma più forte e più sveglio per evitare che uscendo in cerca di cibo si trasformi in cibo.

La storia della digiuno terapia.

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La pratica della digiuno terapia si perde nella notte dei tempi ed è giunta sino a noi grazie alla medicina non convenzionale. La medicina convenzionale valuta il digiuno pericoloso per la salute, nonostante quanto riportato da Ippocrate, che viene riconosciuto come il padre della Medicina, e da Galeno.

Risultati clinici del digiuno su 155 pazienti epilettici sono stati riportai nel 1932 dal dott. C. Clemmensen (1), mentre il dott. Casey a. Wood pubblicò un resoconto riguardante l’influenza del digiuno su sette casi di reumatismo articolare acuto.

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Negli anni quaranta, il digiuno fu applicato con buoni risultati per la cura di cardiopatici( 2) James Mc Eachen studiò dal 1952 al 1958 715 soggetti affetti da patologie varie curate col digiuno e Robert Gross 680 casi dal 57 al 63. Anche William L. Esser utilizzò il digiuno in varie patologie..

W.H.Hay ha trattato 400 pazienti affetti da appendicite acuta e cronica con digiuni prolungati, riscontrando la guarigione pressoché nella totalità dei casi; descrive inoltre gli ottimi risultati del digiuno in malattie psichiatriche.

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Y.S.Nicolayev applicò il digiuno a 140 pazienti schizofrenici riportando risultati positivi su 45. (3) Allan Cott ha messo a punto ,nel centro che dirige, un programma di 25 giorni di digiuno per il trattamento della schizofrenia, sulla base del metodo di Y. Nicolayev.

E’ interessante correlare i risultati riportati con l’applicazione del digiuno con i recenti risultati sul ruolo dell’infiammazione nelle diverse patologie, in quanto è evidente come il digiuno sia in grado di disinfiammare l’intestino.

(Prof. Paolo Mainardi)
dal libro: Alla Ricerca dell’Una Medicina
Riferimenti
1) C. Clemmensen ‘’Inanizion and epilepsy: studies on the influence of inanition upon epileptic
attacks.’’ Copenhagen, Levin e Munksgaard,1932.
2) “L’azione del digiuno prolungato sul bilancio idro-salino dei cardiopatici scompensati”, “L’azione del digiuno
prolungato sul bilancio energetico dei cardiopatici scompensati”, Giorgio Dagnini, Modena, 1949
3) Y.S.Nicolayev “Controlled fasting cure of schizophrenia”, Moscow 1963

Disbiosi intestinale

Una alterazione della flora intestinale è riportata contribuire all’insorgere di diverse patologie croniche e degenartive (1) .

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La sindrome dell’intestino irritabile, l’infiammazione intestinale, l’artrite reumatoide, la spondilite anchilosante, …, sono state collegate ad alterazioni della flora intestinale.

L’intestino viene continuamente infestato da miriadi di batteri, pertanto deve essere in grado di selezionare quelli simbiotici, a cui ha affidato preziosi compiti vitali, da quelli disbiotici.

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In realtà non c’è una netta demarcazione tra simbiotici e disbiotici

eccetto pochi casi, alcune funzioni sono svolte da tutta una serie di batteri, che svolgono il loro compito in maniera corretta se presenti in rapporti corretti.

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Spesso batteri, simbiotici a livello intestinale, possono diventare patogeni se infestano e fuoriescono dall’intestino, come ad esempio l’Escherichia Coli o la Candida.

L’intestino controlla l’attecchimento dei ceppi batterici mediante il controllo delle condizioni intestinali.

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Di particolare importanza è la secrezione di muco, che permette ai batteri di aderire alla membrana intestinale, e al pH. La sensibilità al pH è dell’ordine dei decimi di unità, variazioni di pH portano a modificare la distribuzione della popolazione batterica.

Dalla botanica sappiamo che ci sono piante che, per esempio le stelle alpine, attecchiscono solo su terreno basico, ma la dipendenza dal pH dei ceppi batterici è tale che potremo immaginare di vedere un elegante prato all’inglese trasformarsi in sterpaglie in seguito ad una minima variazione di pH.

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Fattori che portano ad una acidosi dell’intestino producono una disbiosi, essi sono

farmaci, soprattutto antibiotici, stress fisici e psichici, stabilizzanti alimentari, es solfiti, diete sbilanciate, e troppo ricche in carboidrati semplici, di proteine animali, povere in grassi insaturi.

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(Prof. Paolo Mainardi)

dal libro: Alla Ricerca dell’Una Medicina

1) Blumberg RS, Saubermann LJ, Strober W. Animal models of mucosal inflammation and their relation to human inflammatory bowel disease [published erratum appears in Curr Opin Immunol 2000; 12

ECN

La sclerosi multipla

La sclerosi multipla, una patologia cronica e autoimmune

La sclerosi multipla (SM), chiamata anche sclerosi a placche, è una malattia neurodegenerativa cronica di tipo autoimmune.

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Questa patologia provoca delle lesioni a livello del sistema nervoso centrale a causa della demielinizzazione (perdita di mielina*) di alcune aree che vengono per l’appunto definite placche e che in fase cronica assumono caratteristiche simili a cicatrici, da cui deriva il termine sclerosi.

Per quanto riguarda la classificazione come malattia di tipo autoimmune, essa sta ad indicare che è una patologia del sistema immunitario, infatti nella sclerosi multipla si assiste ad un attacco del sistema immunitario al sistema nervoso centrale.

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Dopo aver osservato e studiato i primi casi ancora nel XIX secolo, il grosso salto di qualità nel mondo della ricerca per questa malattia è avvenuto nel secolo successivo, quando si svilupparono i primi veri e proprio criteri diagnostici e si iniziarono a studiare strategie per il suo trattamento.

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Al giorno d’oggi nel mondo si contano circa 2,5-3 milioni di persone affette da sclerosi multipla, di cui 600.000 in Europa e più specificatamente circa 75.000 in Italia.

La distribuzione della malattia non è uniforme: è più diffusa nelle zone lontane dall’Equatore a clima temperato, in particolare Nord Europa, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Australia del Sud.

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La prevalenza della malattia al contrario sembra avere una progressiva riduzione con l’avvicinarsi all’Equatore

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La SM può esordire a ogni età della vita, ma è diagnosticata per lo più tra i 20 e i 40 anni, e nelle donne, che risultano colpite in numero doppio rispetto agli uomini. Per frequenza è la seconda malattia neurologica nel giovane adulto e la prima di tipo infiammatorio cronico.

Nella sclerosi multipla, il danno che interviene a livello della mielina nel sistema nervoso centrale interferisce con la trasmissione dei segnali nervosi tra il cervello, il midollo spinale e altre parti del corpo umano.

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Questa alterazione della trasmissione nervosa causa i sintomi primari della sclerosi multipla, che variano a seconda di dove avviene il danno.

Durante il corso della malattia, alcuni sintomi vanno e vengono, mentre altri possono essere più duraturi

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Tra i sintomi più comuni ricordiamo la stanchezza, che colpisce circa l’80% delle persone. Si può inoltre accusareintorpidimento del volto, del corpo o delle estremità.

Un altro indicatore della sclerosi multipla riguarda le difficoltà nell’andatura e nel camminare.

Inoltre potrebbero presentarsi disfunzioni a livello della vescica e dell’intestino, o disturbi alla vista, dolore ed altro ancora.

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Premessa fondamentale, perché malattia autoimmune?

L’autoimmunicità è la causa più comune di malattie croniche.

Come ci dimostra anche la distribuzione di incidenza della SM, le malattie autoimmuni sono molto collegate al tenore di vita: più è alto il tenore di vita delle popolazioni considerate, maggiore è l’incidenza di tali patologie.

Immagine correlata

In condizioni normali, il nostro sistema immunitario e il suo esercito di globuli bianchi, aiutano il corpo a difendersi da sostanze e cellule dannose come virus, batteri e cellule cancerogene.

In pazienti con una malattia autoimmune, il sistema immunitario non è in grado di distinguere fra i tessuti sani del corpo e i suoi nemici. Questo provoca una risposta immunitaria verso gli stessi componenti del proprio organismo.

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A partire da ogni cellula, per passare ai tessuti, poi agli organi e infine all’intero organismo, quindi ad ogni livello di organizzazione e complessità, sono necessari degli elementi specifici: sali minerali, aminoacidi, vitamine, enzimi, proteine, grassi.

Purtroppo però negli ultimi 50 anni le colture intensive, e i numerosi cambiamenti che hanno subito gli alimenti e di conseguenza anche le nostre abitudini alimentari, hanno determinato carenze nutrizionali impressionanti.

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Senza contare che, oltre alla povertà di nutrienti, il cibo e l’ambiente sono intaccati dall’aumento della tossicità.

Questa condizione ha provocato grosse alterazioni nella composizione biochimica delle cellule, le quali di conseguenza cambiano “aspetto”. Tali modificazioni portano il corpo a non riconoscere più queste cellule come proprie e le attacca.

Questo meccanismo causale chiarisce molte varianti delle malattie autoimmuni

Risultati immagini per vit d

Le possibili carenze associate alla sclerosi multipla

VITAMINA D

Essa risulta di fondamentale importanza per il sistema immunitario, per l’espressione genica e per una moltitudine di altre funzionalità.

COFATTORI DELLA VITAMINA D

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La vitamina K2 e il magnesio sono necessari per assicurare il buon assorbimento della vitamina D, senza i quali spesso quest’ultima potrebbe risultare insufficiente se integrata da sola. Non meno importanti sono lo zinco, il boro e il calcio.

PROBIOTICI

Legate alla sclerosi multipla sono molto frequenti alterazioni della flora batterica. Queste incidono negativamente sulla capacità di assorbimento corretto dei nutrienti da parte dell’intestino ed è quindi di estrema importanza risanare la flora battericamediante l’ausilio dei probiotici e dei prebiotici*

OMEGA 3-6-9

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Ricordando che stiamo parlando di una malattia che interessa anche il sistema immunitario, non vanno trascurati gli acidi grassi buoni, i quali si possono integrare anche con la dieta (ad esempio: frutta secca, pesce, olio di lino, avocado).

Se non è sufficiente l’assunzione tramite il cibo, bisogna fare riferimento all’integrazione ben proporzionata di omega 3-6-9.

ANTIOSSIDANTI

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Elementi come il picnogenolo, la luteina, l’astaxanthina, i bioflavonoidi, la vitamina B3, ubiquinolo, il glutatione, la vitamina C, la vitamina E, l’acido alfa-lipoico, la bromelina, la lisina e la prolina, costituiscono le nostre difese contro i danni provocati dai radicali liberi i quali si formano per ossidazione.

SOSTANZE ADATTOGENE

Rhodiola, ashwaganda, passion flower e curcuminoidi rappresentano la soluzione alla gestione dello stress dovuto alla presenza di un’infiammazione cronica, com’è appunto la sclerosi multipla, stress per il quale si affronta l’infiammazione come il problema, quando invece è la soluzione di cui si avvale l’organismo per fronteggiare il vero problema.

 

Da un punto di vista alimentare

In base a tutte le nozioni elencate precedentemente è fondamentale seguire un regime alimentare ad alto valore nutritivo, caratterizzato da cibi NON lavorati a livello industriale e quindi ricchi di conservanti, emulsionanti e additivi chimici.

Inoltre è auspicabile eliminare i carboidrati semplici, il glutine (sostanza pro-infiammatoria) e i latticini, seguendo una dieta ricca di pesce, uova, frutta secca e verdura.

GLOSSARIO

Banda, Musica, Strumenti Musicali, Sassofoni, Le Corna

*Mielina: o guaina mielinica è una sostanza isolante a struttura lamellare, costituita prevalentemente da lipidi e proteine. Alla vista bianco-grigiastra, con sfumature paglierine, la mielina riveste esternamente gli assoni dei neuroni.

*Prebiotici: sono sostanze organiche non digeribili, capaci di stimolare selettivamente la crescita e/o l’attività di uno o di un numero limitato di batteri benefici presenti nel colon.

Pubblico, Concerto, Musica, Intrattenimento, Persone

Cura ut valeas!

Dott.ssa Carolina Capriolo

Fonti:

http://www.aism.it/index.aspx?codpage=sclerosi_multipla

http://www.mdpi.com/1422-0067/13/10/13461/htm

http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/10408398.2014.941457

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/mnfr.2015001

Il colesterolo è un problema reale?

Di questi tempi viviamo perseguitati dall’idea di avere il colesterolo alto e cerchiamo in tutti i modi di tenerlo strettamente sotto controllo, sia tramite alimentazione, sia se necessario, attraverso alcuni farmaci specifici. Perché ci fa tanta paura?

Definiamolo

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Il termine colesterolo deriva dal greco chole (bile) e stereos (solido), è una molecola prodotta da tutte le cellule del corpo ma prevalentemente a livello del fegato e poi viene trasportata ai vari distretti corporei mediante la circolazione sanguigna.

Questo composto è un tipo di grasso che appartiene alla specifica famiglia dei lipidi steroidei.

Colesterolo buono e colesterolo cattivo, cosa sono?

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Tutti i grassi, compreso il colesterolo, per circolare nel sangue e raggiungere i vari tessuti, vengono racchiusi in lipoproteine, ossia particelle date da un nucleo lipidico e un guscio proteico. Una volta definite le lipoproteine possiamo dire che:

– le LDL sono lipoproteine a bassa densità e sono anche chiamate “colesterolo cattivo”

– le HDL sono lipoproteine ad alta densità e sono considerate il “colesterolo buono”

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Il “colesterolo cattivo” è quella molecola che preoccupa tanto perché, pur essendo essenziale per il trasporto del colesterolo, se è presente in eccesso potrebbe andare incontro a modifiche strutturali e ostacolare il flusso sanguigno, ostruendo le arterie.

Mentre quello “buono” (le HDL) agisce da vero e proprio spazzino in grado di raccogliere l’eccesso di colesterolo e veicolarlo al fegato.

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Da qui tale composto verrà inglobato nei sali biliari, riversato nell’intestino ed in parte espulso con le feci.

Un concetto fondamentale da tenere a mente è che il colesterolo presenta una duplice origine: per l’80%, o più, è prodotto autonomamente dal nostro organismo e solo il restante 20% scarso, è assunto attraverso il cibo.

Che funzioni ha?

• Esso partecipa alla formazione delle membrane cellulari, diminuisce la loro fluidità, dando una stabilità meccanica alle cellule;

• Partecipa alla produzione di energia;

• E’ coinvolto nella produzione di vitamina D;

• Serve per la divisione e la crescita cellulare;

• E’ essenziale per la sintesi di ormoni steroidei (aldosterone, testosterone, progesterone, cortisolo, etc.);

• Agisce in concomitanza con alcune proteine alla regolazione del trasporto di alcune sostanze tra le cellule.

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Come mostrano i diversi processi in cui è implicato, questo elemento è indispensabile per la salute e il benessere del nostro organismo.

Nonostante ciò, la presenza di un elevato livello di colesterolo nel sangue comporta un alto rischio di malattie cardiovascolari (infarti, ispessimento delle pareti arteriose e trombosi, ictus etc.).

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A questo punto ti starai domandando: se è la causa di gravi patologie come quelle viste prima, perché il nostro corpo arriva a produrre molto colesterolo?

Il colesterolo come sistema di difesa

Possiamo affermare che il colesterolo non è la causa della malattia cardiovascolare ma rappresenta la risposta del nostro fisico ad un altro problema, non va quindi visto come origine scatenante ma come sintomo!

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Uno stato d’infiammazione cronica dell’organismo infatti porta il nostro corpo a produrre ulteriore colesterolo come meccanismo di difesa, perché ha bisogno di riparare e ricostruire i tessuti.

Una stato infiammatorio che si prolunga per molto tempo potrebbe essere dovuto a carenze nutrizionali o ad un’alimentazione scorretta o ancora ad uno stress elevato.

Cibo e integrazione, come comportarsi?

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Per quanto riguarda l’alimentazione, diminuire il consumo di cereali, legumi, prodotti da panificazione, pasta, patate aiuta a limitare i livelli di colesterolo così da placare l’infiammazione che ha scatenato questo stato.

Ossia diminuire l’apporto di carboidrati, poiché è risaputa la loro azione pro-infiammatoria, aumentare parallelamente i grassi buoni, gli omega 3 e assumere vitamina C, lisina e prolina,

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poiché la mancanza di questi tre elementi comporta nel tempo lesioni alle pareti arteriose (che sono costantemente sotto sforzo e che hanno bisogno di una grossa capacità elastica) e sappiamo che le microlesioni dovute agli sforzi meccanici richiamano colesterolo come elemento di riparazione.

Inoltre in caso di forte stress, far fronte ad esso cercando di riequilibrare i livelli ormonali per poterlo gestire meglio, se necessario anche con un buon antistress.

Esami consigliati da valutare con il proprio Medico:

Insulinemia basale

Colesterolo Ldl

Colesterolo Hdl

Apolipoproteina B-100 (anche chiamata Apolipoproteina B o Apo B)

Trigliceridi

Dott.ssa Carolina Capriolo modificato