Aglio Olio Essenziale

Allium sativum, famiglia Liliaceae., Olio Essenziale.

Note Bibliografiche:

Nella medicina popolare viene impiegato nelle malattie infettive delle vie respiratorie, come vermifugo e nei problemi della digestione.

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Si ritiene che l’aglio abbia un effetto positivo sul cuoio capelluto e che contrasti la perdita dei capelli.

I medici classici ammettono che, come medicamento a lungo termine, riduce nei pazienti cardiaci il pericolo di un nuovo attacco stimolando il sistema immunitario ed ha un effetto lievemente antibiotico.

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L’aglio dilata i vasi sanguigni periferici ed abbassa la pressione arteriosa. Regola inoltre il tasso di glicemia e può essere impiegato nel diabete senile.

Le principali sostanze attive sono: l’allicina con due atomi di S (zolfo) (responsabili dell’odore) dall’effetto antibiotico, le vitamine A, B1, C e le sostanze che hanno un effetto simile agli ormoni sessuali maschili e femminili, nonché fermenti, colina, iodio e tracce di Zn e Se.

Azione terapeutica:Visualizza immagine di origine

– Antisettica

– antibiotica

– immunostimolante.

Antiaggregante piastrinico. Ipotensiva. Ipoglicemizzante, ipolipemizzante. Digestiva, coleretica, antifermentativa intestinale.

Utilizzo in Olio Essenziale in MicroDose:

Infezioni respiratorie acute e croniche, tosse, pertosse, bronchiti, faringiti.

Parassitosi intestinali, meteorismo, fermentazione, infezioni gastrointestinali, ossiuri, diarrea, bruciore e prurito anale.

Candidosi cutanea, genitale, intestinale.

Verruche.

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Rischio di infarti ed episodi trombotici.

Problemi della circolazione periferica, arteriosclerosi.

Ipertensione, iperglicemia, ipercolesterolemia.

Alterazioni funzionali della cistifellea.

Note:

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È un antidoto all’intossicazione cronica da nicotina e può essere usato nella profilassi e nelle terapie del saturnismo (intossicazione da piombo).

Sinergismi frequenti:

Farfara e Lobelia nelle bronchiti e nell’asma. Baptisia tinctoria ed Echinacea in infezioni batteriche o virali.

Glicemia e Movimento sono correlati?

Come funziona il nostro metabolismo?

Usiamo un paragone per un momento:

Se il corpo umano sia come una macchina. Cosa serve ad una macchina per funzionare? Il carburante. E cosa serve per funzionare bene? Un buon carburante. Allo stesso modo perché il nostro corpo stia bene, non è sufficiente fornirgli gli alimenti, ma è necessario che siano quelli giusti.

Anche perchè a volte anche se necessari e introdotti non è detto che vengano metabolizzati dal nostro intestino se “disbiotico”.

Qualsiasi cosa introduciamo come cibo viene trasformato in zuccheri dal nostro metabolismo per poter svolgere tutte le sue funzioni, tra le quali produrre energia. Ovviamente a seconda di cosa mangiamo, i tempi di conversione e le quantità di quest’ultima variano sensibilmente.

Facciamo un esempio: un piatto di pasta o una banana verranno tradotti molto velocemente dal nostro corpo in molta energia, mentre una porzione di carne, o più in generale di proteine, verrà comunque trasformata in zuccheri e sfruttata dal corpo, ma in tempi più lunghi.

E’ bene ricordare che non tutto lo zucchero prodotto viene immesso nel sangue, ma i suoi livelli sono gestiti dall’insulina, un’importante ormone che serve a mantenerli sotto un certo limite.

La quantità in eccesso, per non essere sprecata, viene immagazzinata sotto forma di grasso in cellule specifiche.

Quando mangiamo, il picco glicemico (ossia la quantità massima di zucchero presente nel sangue) non avviene subito, ma in media un’ora e mezza dopo il pasto, giusto il tempo che impiega il nostro corpo per metabolizzarlo.

Fatte queste lunghe premesse, ti starai chiedendo, “cosa c’entra tutto questo con l’attività fisica?”

Abbassiamo la glicemia!

Sicuramente saprai che fare attività fisica è fondamentale per restare in salute e raggiungere una condizione di equilibrio e benessere. Quello che forse non è così noto è come il movimento abbia anche degli enormi effetti positivi sulla gestione della glicemia e sul miglioramento delle condizioni di insulino-resistenza (la condizione in cui un corpo non è più in grado di produrre le giuste quantità di insulina per gestire i livelli di glicemia).

Questo perché il nostro organismo, sotto sforzo, richiede molta energia, che, come abbiamo visto prima, è fornita dagli zuccheri. Se nel sangue ce ne sono a sufficienza, entrano direttamente nelle cellule muscolari, altrimenti il corpo converte le riserve di grassi fino a raggiungere il livello richiesto. L’attività fisica è quindi fondamentale anche per diminuire i valori alti di glucosio nel sangue.

Di che tipo di attività fisica si parla?

Alcuni studi dimostrano che non servono sport estremi o esercizi fisici troppo particolari per vedere un’azione benefica sulla glicemia. Può bastare anche un piccolo sforzo come una passeggiata giornaliera di almeno 30 minuti per vedere i primi effetti positivi.

Consiglio utile è alternare la tipologia di attività fisica: quella di tipo aerobico (camminata, corsa, aerobica, bicicletta, etc.,) e quella di tipo anaerobico (pesi, piegamenti, esercizi di potenza e di sforzo intenso).

Altra buona regola per ottimizzare l’attività fisica e il mantenimento della glicemia a livelli desiderati è quella di svolgere lo sforzo fisico non subito dopo aver mangiato, ma nel momento corrispondente al massimo picco glicemico, ossia circa un’ora e mezza dopo il pasto.

Così facendo infatti, lo zucchero, che è presente in elevate quantità nel sangue, entrerà velocemente nei muscoli e questi potranno avere più energia da consumare.

In conclusione, cosa dobbiamo fare per gestire al meglio i livelli di glicemia nel sangue?

È sufficiente solo una sana alimentazione? Può bastare solo una corretta attività fisica? Ebbene, entrambe singolarmente apportano dei benefici, ma se abbinate determinano risultati nettamente migliori!

Partire con una buona alimentazione pensando prima al nostro metaboloma intestinale per l’aumento di Aminoacidi, ATP prodotta dalla Fibra fresca di frutta e verdura è l’azione migliore che si possa fare per mantenere ottimi livelli di energia, Triptofano, Dopamina , serotonina ecc..

Dott.ssa Carolina Capriolo Modificato Ciani Francesco.

Diabete

Il diabete è una malattia cronica, anche detta sindrome metabolica, che comporta sempre una condizione di iperglicemia, ossia una quantità di glucosio nel sangue molto elevata. Questo è dovuto ad un calo dell’insulina, ormone che ha il compito di regolare i livelli glicemici nel sangue e nei tessuti e che se deve intervenire sottrae lo zucchero dal sangue e lo mette in riserva sotto forma di grasso.

Questa patologia nel tempo tende ad associarsi ad altre complicanze: danni ai vasi sanguigni, comparsa di altre infiammazioni croniche, aumento del peso, alcuni studi scientifici dimostrano anche una correlazione tra diabete e la comparsa di tumori.

Come si arriva al diabete?

Il glucosio rappresenta la più importante fonte di energia per le cellule del nostro corpo e proprio per questo, oltre ad essere utilizzato immediatamente, viene anche immagazzinato per andare a costruirne una scorta. Il glucosio, dunque, dal sangue (nel quale viene disciolto dopo il processo di digestione di tutti gli alimenti) deve essere trasportato all’interno delle cellule per essere utilizzato e immagazzinato.

Quando sosteniamo uno stile di vita scorretto e mangiamo in maniera sbagliata, esponiamo il nostro corpo a continue concentrazioni molto elevate di zuccheri nel sangue. Questa condizione comporta una costante stimolazione da parte del pancreas a produrre insulina per mantenere la situazione sotto controllo.

Dopo un po’ il nostro corpo inizia a diventare “sordo” alle costanti richieste di insulina, oppure la sua disponibilità è insufficiente a soddisfarne le richieste. Questa fase viene definita “insulino-resistenza” e precede quella più grave di diabete anche per questo detta “pre-diabete”.

Se la disponibilità di insulina è insufficiente o se le cellule rispondono inadeguatamente ad essa o ancora se l’insulina prodotta è difettosa (queste tre condizioni variano a seconda del tipo di diabete), il glucosio non può essere efficacemente sottratto dal sangue ed essere utilizzato dal nostro organismo: la conseguenza è uno stato di carenza di glucosio nelle cellule con elevati suoi valori nel torrente sanguigno.

Il diabete è legato solo agli zuccheri?

Il diabete è un tema di grande attualità purtroppo, infatti si possono contare, solo in Europa, 75 milioni di casi. Escludendo la possibilità che questa grande diffusione sia solo dovuta a cause genetiche (l’elevata incidenza è aumentata in un tempo troppo ristretto), ci sono altri fattori che influenzano la comparsa di diabete. Non a caso infatti spesso viene definita la malattia dell’era moderna e della civiltà, il suo sviluppo è massiccio nei paesi altamente industrializzati e più ricchi. Perché?

1) LA VITA SEDENTARIA

Questo è il primo grosso ostacolo. Le persone si muovono meno, e, se lo fanno, hanno tutti i mezzi per impiegare il minor sforzo possibile. Il lavoro in ufficio, il poco sport e poco movimento ci portano ad “impigrire” il corpo e di conseguenza a rallentarne il metabolismo.

2) L’ALIMENTAZIONE POCO NATURALE

Il consumo sempre più massiccio di carboidrati raffinati e la produzione di alimenti industrialmente elaborati, hanno fatto sì che i nostri cibi fossero molto poveri da un punto di vista nutritivo nonostante avessero un apporto calorico altissimo.

Che ruolo ha la leptina?

Quando si parla di diabete si sente sempre parlare di insulina e poco di leptina. Quest’ultimo è anch’esso un ormone fondamentale in questo ambito, poichè gestisce la sensazione di sazietà.

In una condizione in cui il cibo ricco di zuccheri abbonda e l’attività fisica è poca, il nostro corpo si sforza di mantenere i livelli di glucosio entro i limiti, e lo fa secernendo quantità crescenti sia di insulina che di leptina.

Maggiore è la velocità con cui assorbiamo il cibo, maggiore è la velocità con cui crescono i livelli di zucchero nel sangue e maggiore è la necessità d’insulina e leptina. Più un alimento è stato raffinato e più sarà assorbito velocemente dal corpo e più questo squilibrio ormonale si aggrava.

Il nostro organismo si abitua a livelli costantemente elevati di questi due ormoni e non risponde più allo stesso modo. Quantità crescenti portando ad esigenze sempre maggiori, questo fenomeno, come abbiamo già visto, è detto “resistenza” all’insulina, ma in realtà lo è anche per la leptina.

In caso di diabete e pre-diabete si crea uno squilibrio anche nella sensazione di sazietà.

La soluzione è semplice!

Miglioriamo il nostro stile di vita per quanto possibile. Questo è il primo consiglio. Cerchiamo di fare attività fisica e se non abbiamo il tempo, sfruttiamo i brevi momenti di pausa per muoverci un po’.

Non immaginate neanche quanto possa giovare anche una semplice camminata al giorno, all’aria aperta, per migliorare i livelli alti di glicemia.

Sforzarsi a volte di rinunciare a qualche comodità, visto quanto può far bene, è un sacrificio che possiamo fare volentieri.parcheggiare 300 metri più lontano per esempio ..

Proviamo a prediligere i cibi più naturali possibile, a sostituire le farine raffinate con quelle integrali, ad evitare lo zucchero per apprezzare il vero gusto degli alimenti.

Insegniamo ai nostri figli il valore di queste piccole cose e ad apprezzarle come meriterebbero!

introducendo a digiuno quantità importanti di fibra della frutta magari aiutandosi con un estrattore a bassi giri al minuto, magari farsi degli estratti di frutta e verdura verde da portarsi via anche in un termos con dei limoni dentro ovviamente.

prima rieduchiamo il nostro Intestino – Cervello, prima portiamo un’informazione di coerenza al nostro corpo, e prima ci riappropriamo dello stato di salute.

Dott.ssa Carolina Capriolo modificato by Francesco Ciani

Ragazze e sindrome policistica

Mamme policistiche & segni della sindrome nelle figlie

Pubblicato il Apr 25, 2016 07:25 PDT

Un nuovo studio condotto presso la Northwestern University ha scoperto che le bambine figlie di donne con sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) mostrano i marcatori della malattia.

In questo studio, i dati hanno rivelato che le bambine nate da mamme con PCOS producono alti livelli di un enzima che attiva l’ormone testosterone.

Precedenti studi in modelli animali hanno dimostrato che l’esposizione al testosterone nella prima infanzia aumenta il rischio di sviluppare sintomi PCOS simili, come la resistenza all’insulina negli animali esposti.

Questi risultati aprono nuove opportunità per il trattamento di questa malattia complessa, che pone le donne a rischio per l’obesità, pre-diabete, infertilità e altre malattie croniche come malattie cardiache.

Attualmente, PCOS non può essere diagnosticata prima della pubertà, quando si manifesta in modi diversi, tra cui ritardo o irregolari mestruazioni, l’acne e la crescita di peli in eccesso sul viso e sul corpo.

La PCOS aumenta anche il rischio di depressione e ansia, che accoppiato con i sintomi fisici, disturbi sociali ed emotivi.

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La PCOS è spesso sottodiagnosticata, perché i sintomi rispecchiano molti dei cambiamenti associati con la pubertà. Molte donne non scoprono che hanno PCOS fino a quando si cerca senza successo di una gravidanza.

Proattività è la chiave con PCOS. Una volta diagnosticata, PCOS risponde molto bene agli interventi di stile di vita come la dieta ricca di fibra da frutta e verdura e l’esercizio fisico, che sono di aiuto di per sè per migliorare la sensibilità all’insulina e all’inizio dell’ovulazione e le mestruazioni.

Capire il collegamento genetico alla PCOS rappresenta un passo da gigante nella nostra comprensione di questa condizione e la possibilità di gestire e anche prevenire, gravi conseguenze per la salute in una generazione di giovani donne.

http://www.pullingdownthemoon.com/blog/2016/april/infant-girls-of-moms-with-pcos-show-signs-of-syn.aspx?utm_content=buffercec9e&utm_medium=social&utm_source=plus.google.com&utm_campaign=buffer

Placche aterosclerotiche

Placche aterosclerotiche by Prof. Paolo Mainardi

Si continua ad abbassare il limite “sano” del colesterolo senza guardare agli studi da anni ormai presenti in letteratura, fatti da cardiologi, cardiochirurgi di elevata esperienza, che sostengono come per anni abbiano detto cose sbagliate.

Qui in Italia abbiamo Guido Balestra ex primario di Forlì, voce di questo coro di mea culpa. L’aggravante è stato che per sostenere che il colesterolo alto è pericoloso lo hanno associato ad una dieta ricca di grassi, quando ogni medico sa, o meglio ha studiato, che l’80% del colesterolo non proviene dalla dieta, ma è sintetizzato da un enzima che è stimolato dall’insulina.

Quindi mangiando carboidrati, soprattutto ad alto indice glicemico, produciamo più colesterolo, che comunque non è dannoso, non è questo il danno provocato da diete iper glicemiche.

Oggi sappiamo che le placche di arteriosclerosi, così come quelle di beta-amiloide, sono esiti cicatriziali di processi di riparazione, che abbiamo chiamato “infiammazione”, su tessuti che non possono essere demoliti come prima fase della riparazione, come avviene in altri tessuti.

Per riparare una microlacerazione del tessuto muscolare, ad esempio, si formano delle membrane che delimitano la zona danneggiata, poi TUTTO il tessuto dentro questi limiti viene necrotizzato, per poi, successivamente, essere ricostruito utilizzando le cellule satelliti, staminali del muscolo.

Un vaso sanguigno o una fibra nervosa non può essere riparata in analogo modo in quanto non può essere rotta, quindi viene schermata, calcificata, per resistere agli attacchi dei nostri operai demolitori, le citochine pro-infiammatorie.

Operai inviati e gestiti dal microbiota intestinale che, se è debole, quindi in infiammazione cronica, invia i demolitori, ma non i muratori capaci di riparare. Non arrivando i secondi i primi continuano a demolire, questo nei vasi sanguigni e nelle fibre nervose significa continuare a formare placche protettive, che portano alla chiusura del vaso.

Non sappiamo ancora cosa arrechino alle fibre nervose, in quanto la loro localizzazione non corrisponde ai sintomi, così come la loro evoluzione non corrisponde a quella dei sintomi, sono presenti in diverse patologie neurologiche, ma sono state trovate anche in autopsie di persone che non hanno mai manifestato patologie neurologiche.

Recenti studi dimostrano come la mielina non abbia funzioni di schermaggio della fibra, ma le fornisca energia utile alla trasmissione del segnale.

Vi invito a leggere le testimonianze di straordinarie guarigioni ottenute solo grazie all’applicazione delle attuali conoscenze, riportate in letteratura da anni.

http://www.gutbrainaxis.org/dicono-di-noi.html

Non sono esse straordinarie, è strano come nella medicina ci sia resistenza ad applicare le scoperte. E’ come se nelle nostre case accendessimo la luce solo per cercare i fiammiferi per accendere la lampada ad olio.

Mantenere uno stato di depurazione, alimentato da frutta e verdura, aiutato anche da stati di equilibrio provenienti da discipline come lo yoga ecc, ritrovare il proprio tempo, le proprie emozioni ed interessi uniti alla propria Anima manifesta in un corpo per fare l’esperienza del tutto … la Vita.

(Francesco Ciani)

Rubus idaeus

Ingredienti: Lampone (Rubus Idaeus) macerato glicerinato (acqua distillata, glicerina vegetale, alcol etilico, Lampone gemme 2%), Vite rossa (vitis vinifera L.) frutto succo.

Modo d’uso: (dosaggio consigliato per soggetti normopeso)

Adulti: 20 – 30 gocce 2 volte al giorno diluite in acqua preferibilmente lontano dai pasti.

Fino a 12 anni: 10 gocce 3 volte al giorno in poca acqua, prima dei pasti

Note Bibliografiche:

I giovani getti di Rubus idaeus agiscono sulla secrezione ormonale ovarica e sono pertanto il presidio principale nelle disendocrinie femminili, degli squilibri neurovegetativi ed endocrini con ripercussioni sull’apparato ginecologico.

È rivolto all’asse ipofisario – ovarico genitale femminile.

Sotto forma di macerato glicerico MG 25-30 gocce al giorno.

Indicato per dismenorrea, sindrome premestruale, cisti ovariche ( associato a ribes nigrum MG), fibroma uterino (associato a MG sequoia)

Organotropismo:

Asse ipofisi-ovarico; Genitali femminili; S.R.E.

Indicazioni:

Amenorrea; Dismenorrea; Sterilità femminile; Cisti ovarica, Turbe della libido.

Sclerosi Multipla

Asse intestino cervello nella Sclerosi Multipla.

La Sclerosi Multipla (SM) è largamente considerata una patologia autoimmune, dovuta ad un attacco di auto-anticorpi contro la mielina, anche se non sono noti gli antigeni, non sono stati individuati marker biologici specifici , sintomi patognomici e test paraclinici che ne permettano una sicura diagnosi .

La diagnosi non è facile a causa della eterogeneità dei sintomi, molti di questi non specifici della sclerosi multipla .Nonostante siano stati riportati danni assonali , già descritti nel 1865 …

la demielinizzazione è considerata la caratteristica principale, anche se è stata riportata come un possibile epifenomenoin quanto presente in altre patologie neurologiche, per il disaccordo tra i sintomi e la distribuzione delle placche , ma, soprattutto, perché le placche sono state trovate in autopsie di persone che non avevano mai manifestato sintomi neurologici , .

Questo dato, insieme alla ferma convinzione dell’importanza delle placche nella SM, ha portato a definire una forma di SM silente!!! In tal modo chi muore sano, senza mai avere avuto problemi neurologici, in realtà era malato di una forma silente di una o più delle tante patologie neurologiche caratterizzate dalle placche.

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Le placche demielinizzanti sono, invece, la caratteristica principale del modello sperimentale utilizzato per la SM, il modello di encefalomielite autoimmune , ma c’è disaccordo nel considerarlo un modello corretto per la sclerosi multipla :

oltre a differenze cliniche… risulta evidente uno scarso travaso di molecole efficaci nel modello sperimentale, alla SM, tanto da arrivare a scrivere: “tutto cura l’encefalomielite autoimmune, anche una soluzione salina, niente cura la sclerosi multipla”.

In effetti l’efficacia delle attuali terapie, che si basano sulla componente autoimmune, è riportata non essere molto elevata: l’interferone è riportato capace di rallentare la conversione della SM nei primi 2-3 anni di trattamento, ma dopo 5 anni non si registrano guadagni nelle disabilità , mentre il Glatiramer acetato non rallenta nemmeno la fase iniziale . Comunque, entrambi sono inefficaci nella fase progressiva della patologia .

Nel frattempo l’incidenza della SM è riportata in aumento, ed è causa di morte nei 2/3 dei casi. Questo risulta dagli studi retrospettivi sui registri ospedalieri, in quanto c’è discrepanza sulla gravità della patologia tra gli studi retrospettivi e i risultati degli studi clinici sponsorizzati, riportanti che la SM non modifica l’aspettativa di vita, oltre ad essere facilmente curabile.Recentemente è stato dimostrato come una caratteristica delle patologie autoimmuni sia una elevata permeabilità intestinale, che, addirittura, precede i sintomi.

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Alla permeabilità corrisponde uno stato infiammatorio. Alessio Fasano propone la determinazione plasmatica della zonulina come marker della permeabilità intestinale. Per confermare il ruolo della permeabilità intestinale nelle patologie autoimmuni, determina la zonulina nelle diverse patologie.

Nella SM riporta che il29% dei pazienti, da lui osservati, ha un livello di zonulina doppio dei controlli. Risultato che, per Fasano, conferma l’aspetto autoimmune della SM, ma invece dimostra che il 71% dei pazienti, da lui studiati, hanno un livello normale di zonulina. Quindi, gli stessi risultati di Fasano, indicano che la componente autoimmune non è frequente nella SM.

In analogia con quanto riportato per altre patologie neurologiche, note non essere acarattere auto-immune, come, ad esempio l’epilessia, dove nel 20% dei casi sono stati trovatiespressi auto-anticorpi verso complessi proteici coinvolti nella patologia.

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Se non è autoimmune, quali sono le cause?

Molti dei sintomi riportati nella SM, non specifici della SM, sono riconducibili ad un deficit diserotonina e di melatonina. Già nel 1979 Monaco et al. riportano bassi livelli plasmatici di triptofano (Trp) , ammino acido essenziale precursore della serotonina, che, a sua volta, è precursore della melatonina. In base a questi livelli plasmatici è valutabile una scarsa sintesi cerebrale di serotonina e, quindi, di melatonina .

Il deficit cerebrale di serotonina è confermata dai bassi livelli dei cataboliti liquorali dellaserotonina, HVA e 5-HIAA, nei pazienti SM , . La teoria monoamminergica della depressione, che portò alla realizzazione dei farmaci serotoninergici SSRIs, ebbe inizio proprio sulla base di identici risultati nei pazienti depressi.

Invece la depressione nella SM è stata poco considerata, anche se nella SM è riportata una elevata incidenza di suicidi… quindi di depressione maggiore Non solo, i farmaci SSRIs sono poco utilizzati nella SM, anche se i pazienti SM sembrano essere più responsivi a questi farmaci che i pazienti depressi .

Scarsi livelli cerebrali di serotonina corrispondono ad una scarsa sintesi di melatonina, infatti bassi livelli di melatonina sono stati riportati nei pazienti SM. Il conseguente deficit di melatonina può essere responsabile dei problemi della visione, spesso riportati nella SM, in quanto questo neurotrasmettitore è largamente usato nei processi della visione.

Così come dei disturbi del sonno e dell’affaticamento anch’essi relazionati alla melatonina. Non solo, anche i deficit cognitivi, spesso riportati nella SM , sono collegabili al deficit di melatonina , , oltre che di serotonina .

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La maggiore sintesi cerebrale di serotonina e melatonina avviene nella ghiandola pineale , che risulta atrofizzata nella SM . L’atrofizzazione può dipendere dalla carenza di substrato chimico, il triptofano, che la rende inoperosa, in base alla nota regola “use it or loose it” .

La pineale mostra una elevata suscettibilità ai campi magnetici, questo spiega i risultati riportati nella SM mediante applicazione di deboli campi magnetici pulsati… in quanto il debole campo magnetico (μtesla) pulsato è in grado di interagire con essa .

In questo modo si spiega anche la fase silente della SM, difficilmente spiegabile sulla base della componente autoimmune, sulla base della capacità di auto-rigenerazione delle fibre serotoninergiche atrofizzate . La fase silente sarebbe dovuta alla capacità del sistema nervosi centrale di auto-ripararsi, permettendo la completa scomparsa dei sintomi in una fase iniziale.

L’esaurimento di questa capacità, insieme con la non risoluzione delle cause patogenetiche, fanno si che al rimanifestarsi dei sintomi, la SM risulti difficile da trattare.

Recentemente la melatonina è stata correlata con la capacità del cervello di gestire processi infiammatori , e, quindi, con la capacità del cervello ad auto ripararsi .

Una valida strategia terapeutica consiste nel mantenere attivi i sistemi endogeni di autoriparazione, una corretta alimentazione chimica della Pineale, che abbisogna di triptofano, e, parallelamente, stimolandola con deboli campi magnetici pulsati.

Il modo migliore per ripristinare corretti livelli ematici di triptofano è ridurre la disbiosi intestinale (vedi disbiosi, disbiosi triptofano), responsabile di una sua eccessiva decarbossilazione.

Questo può essere fatto mediante una opportuna dieta prebiotica, che disinfiammi l’intestino e ne riduca la permeabilità.

(Prof. Paolo Mainardi)

dal libro: Alla Ricerca dell’Una Medicina

RIFERIMENTI

1 Uccelli A, Pedemonte E, Narciso E, Mancardi G. Biological markers of the inflammatory phase of multiple 2 Giesser BS. Diagnosis of multiple sclerosis. Neurol Clin. 2011 May;29(2):381-83 Miller DH, Weinshenker BG, Filippi M et al. Differential diagnosis of suspected multiple sclerosis: a consensusapproach. Mult Scler. 2008 Nov;14(9):1157-74.4 Chang A, Tourtellotte WW, Rudick R, Trapp BD. Premyelinating oligodendrocytes in chronic lesions of multiplesclerosis. N Engl J Med. 2002 Jan 17;346(3):165-73.5 Charcot, M. Histologie de la sclerose en plaques. Gazzete Hospitale, 1868 :141, 554-5556 Haines JD, Inglese M, Casaccia P. Axonal damage in multiple sclerosis. Mt Sinai J Med. 2011 Mar-Apr;78(2):231-43.7 Sandyk R. Demyelination as an epiphenomenon in multiple sclerosis. Int J Neurosci. 1993 Oct;72(3-4):141-88 Palace J. Making the diagnosis of multiple sclerosis. Neurol Neurosurg Psychiatry. 2001 Dec;71 Suppl 2:ii3-8.9 George W. Multiple sclerosis. Anatomopathological findings of multiple sclerosis in diseases not clinicallydiagnosed. Schweiz Med Wochenschr. 1961 May 20;91:605-7.10 Phadke JG, Best PV. Atypical and clinically silent multiple sclerosis: a report of 12 cases discovered unexpectedlyat necropsy. J Neurol Neurosurg Psychiatry. 1983 May;46(5):414-20

Geranio O.E.

Geranio(Pelargonium graveloens – geranium robertianum)

Astringente e coagulante, è consigliato nella sindrome d’intestino irritabile ed emorroidi e come emostatico nelle ferite. Trova il suo utilizzo anche nelle mestruazioni troppo abbondanti e perdite vaginali eccessive.

Utile nell’ittero neonatale, crosta lattea, mughetto, stitichezza e quando stitichezza e diarrea si alternano.

Per uso esterno indicato per il profumo: sull’ombelico, sul petto, sulla pancia e direttamente sulla parte interessata (nel mughetto alcune gocce sul dito e frizionare dentro la bocca del bambino).

Ottimo per l’infiammazione del trigemino, afte, herpes zoster e labiale.

Al geranium robertianum – erba Roberta si attribuisce potenzialità nella cura anticancerogena 8studi attaulmente in corso).

Note Bibliografiche:

  • Ipoglicemia e i suoi sintomi (fame eccessiva, stanchezza … ).

  • Questo olio essenziale può aiutarvi a tenere sotto controllo sia il tasso di zuccheri nel sangue sia il peso.

  • Ottimo equilibratore ormonale e nervoso.

  • Molto conosciuto dai diabetici.

  • Dà buoni risultati anche in caso di affezioni cutanee, in particolare micosi e impetigine.

  • È antismagliature e compare spesso nelle formule anticellulite.

  • Può servire come trattamento aggiuntivo in caso di sanguinamento ecces­sivo (emorragia).

  • È anti pelle grassa, antiacne.

  • Contrasta la caduta dei capelli.

  • Anti-Spasmodico liberante – Tonico, tonico astringente, emostatico

  • Linfo/tonico, Flebo/tonico (stimola la circolazione venosa e linfatica)

  • Epato/stimolante, Pancreas/stimolante

  • Antinfettivo, antibatterico, Antimicotico

  • Anti-età cutaneo (antirughe).

  • Utile contro le macchie sulla pelle negli anziani.

  • Favorisce il rassodamento dei tessuti e della pelle.

  • Migliora il colorito.

  • È un potente emostatico che blocca i sanguinamenti e le emorragie, per esem­pio in caso di mestruazioni molto abbondanti o gengive che sanguinano.

  • È un buon tonico uterino, favorisce il parto.

Indicazioni:

  • Ferite, tagli, ulcerazione, smagliature (preventivo)

  • Emorroidi, emorroidi pruriginose

  • Micosi cutanei, vaginali, digestivi

  • Colite di origine nervosa, insufficienze epato/pancreatiche

  • Reumatismi osteoarticolari

  • Acne infettate

  • Impetigine: (med., infezione contagiosa della pelle, frequente nei bambini, caratterizzata da pustole giallastre che si trasformano in croste che successivamente cadono senza lasciare cicatrici)

  • Questo olio essenziale non cura il diabete e, se siete diabetici, non sostituisce in nessun caso le altre cure. Non interrompete o modificate mai la poso­logia del vostro antidiabetico perché le conseguenze potrebbero essere gravi.

Intestino e Permeabilità

Alfa-lattoalbumina nell’intestino.

Permeabilità intestinale: al momento della nascita l’intestino è completamente permeabile, intere proteine possono passare dal lume intestinale al torrente circolatorio. In 7-10 giorni di allattamento, l’alfa-lattoalbumina contenuta nel latte umano (nel colostro rappresenta il 40% delle proteine) riduce la permeabilità (1)e attiva i processi difensivi/assorbitivi.

Azione gastroprotettiva: l’azione protettiva delle sieroproteine sulla mucosa gastrica sononote da tempo, ma la responsabile di questa azione è unicamente l’alfa-lattoalbumina. (2)L’alfa-lattoalbumina è in grado di proteggere lo stomaco da ulcere prodotte da stress o alcool(3), in maniera dose dipendente.

Prostaglandine: E’ stato dimostrato che l’azione dell’alfa-lattoalbumina è mediata dalle prostaglandine, risulta infatti che l’alfa-lattoalbumina è in grado di stimolare la sintesi di prostaglandine (PGE2) (4), in maniera dose dipendente.

Muco e succhi gastrici: All’aumento di prostaglandine corrisponde un’aumentata secrezione di muco. Il muco ha un’azione protettiva della membrana intestinale in quanto trattiene gli ioni bicarbonato che in questo modo neutralizzano gli idrogenioni che diffondono nello strato gelatinoso. L’alfa-lattoalbumina è sia in grado di aumentare il muco che i succhi gastrici, in questo modo è in grado di controllare il pH.

Svuotamento gastrico: un aumento delle contrazioni gastriche costituisce il maggior meccanismo patogenetico alla formazione di ulcere indotte da agenti necrotizzanti o da stress. L’alfa-lattoalbumina rallenta in modo significativo lo svuotamento gastrico, indice di un rallentamento nelle contrazioni gastriche.

Attività antibatterica: dalla demolizione enzimatica dell’alfa-lattoalbumina sono stati isolati peptidi con azione antibatterica intestinale(4).

L’alfa-lattoalbumina è, pertanto, un prebiotico intestinale in grado di ripristinare corretti
processi assorbitivi, spesso logorati da diete prive di fibra, farmaci, additivi alimentari e non per ultimo stress.

(Prof. Paolo Mainardi)
dal libro: Alla Ricerca dell’Una Medicina
RIFERIMENTI
1) Catassi, C.; Bonucci, A.; Coppa, G. V.; Carlucci, A.; Giorgi, P. L . Intestinal Permeability. Changes during the First Month: Effect of Natural versus Artificial Feeding. Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition, November 1995,21(4):383-386
2) Matsumoto e al. Gastroprotection by alpha-lactalbumin. Biosci. Biotechenol. Biochem. 65 (5) 1104-1111, 2001
3) Hushida S. et al. Effects of Bovine Alpha-lactalbumin on Gastric defense mechanism in naïve rats. Biosci. Biotechnol. Biochem. 67 (3), 577-583, 2003
4) Pellegrini A, Thomas U, Bramaz N, Hunziker P, von Fellenberg R. Isolation and identification of three bactericidal domains in the bovine alpha-lactalbumin molecule. Biochim Biophys Acta. 1999 Feb 2;1426(3):439-48.

Fucus vesiculosus

Fucus (Fucus vesiculosus oppure quercia marina)

Fa parte delle alghe laminarie.

Il Fucus (Fucus vesiculosus) è un’alga marina di colore verdastro molto ricca di iodio, per questo motivo stimola la tiroide ed i processi metabolici destinati a smaltire l’eccesso di grasso e calorie.

Questa pianta può essere utile come coadiuvante nell’obesità *, costipazione cronica, affezioni polmonari, bulimia, depressione immunitaria, cellulite.

L’attività immunomodulatrice è dovuta ai mucopolisaccaridi, mentre polifenoli e metabolici solforati agiscono sinergicamente come diuretici.

Nelle cure dimagranti è assunto con abbondante acqua. Si usa anche come tampone nel caso d’ernia iatale per prevenire l’esofagite da reflusso.

Dose: 1 g tre volte al giorno. Ha effetto ipolipemizzante, da usare in polvere od opercoli. Contiene lo iodio, indispensabile per il corretto funzionamento della tiroide, agisce come immunostimolante, si consiglia anche per il trofismo della mucosa dell’apparato respiratorio, utile per i bambini linfatici e persone nella terza età con problemi respiratori.

Risultati immagini per fucus tiroide

L’alginato di sodio presente nel fucus previene l’assorbimento dello stronzio 90 radioattivo (del 83%), metallo pesante tossico, che si accumula nel tessuto osseo, associato a molte forme di cancro, come la leucemia, cancro osseo, morbo di Hodgkin.

L’infuso di fucus è sgradevole, quindi si consiglia di consumarlo in compresse od opercoli.

Fucus si usa anche per i bagni (nel sacchetto) per bambini rachitici e con insufficienza ghiandolare, reumatismi, disturbi circolatori.

In cataplasmi contro la cellulite (con crusca). In commercio si trova anche sotto forma di TM, dose 20 gocce al mattino e dopo il pasto di mezzogiorno.

Assunto la sera può provocare insonnia, sollecitando la tiroide.

Fucus è usato nella cura del gozzo, all’inizio del trattamento può presentare un peggioramento. L’algina in polvere applicata sulle ferite accelera la cicatrizzazione.

Si sconsiglia l’uso con anamnesi d’ipertensione arteriosa, non in gravidanza e nel periodo d’allattamento, non con le cardiopatie, malattie infettive in fase acuta, TBC polmonare, ascessi polmonari, reumatismo articolare acuto, malattie mentali e nervosismo, ipertiroidismo, morbo di Basedow.

Le alghe sono consigliate nel caso d’ipotiroidismo. Nelle erboristerie è disponibile anche in fiale monodose in abbinamento con iodio Oligranuli o fiale, per il trattamento dell’obesità.