Le tre migliori alternative allo zucchero

Mettere a tacere la voglia di dolce ed evitare quasi tutti gli zuccheri – naturali e artificiali – è un fattore cruciale della riuscita della TMM.

Quando hai effettuato il passaggio alla combustione dei grassi, la voglia di dolce scompare quasi per magia. Non senti più il “bisogno” del dessert dopo ogni pasto e non hai più l’impulso di consumare uno spuntino dolce a metà pomeriggio per evitare i cali di energia.

Gli zuccheri alcolici hanno nomi che terminano per “olo” e includono l’eritritolo, lo xilitolo, il sorbitolo, il maltitolo, il mannitolo e il glicerolo. Non sono dolci come lo zucchero comune e contengono meno calorie, ma sono comunque calorici. Quindi non lasciarti confondere dalla dicitura “senza zucchero” riportata sulle confezioni dei cibi che contengono questi dolcificanti.

Come per tutti i cibi, devi leggere attentamente le etichette per scoprire l’effettivo contenuto di calorie e carboidrati dei prodotti alimentari, anche se sulla confezione è riportato che sono senza zucchero o a basso contenuto di zuccheri. Nel mondo dell’alimentazione chetogenica, l’eritritolo sostituisce lo xilitolo nella maggior parte delle ricette.

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Di tutti gli zuccheri alcolici è il più tollerabile e, a differenza dello xilitolo, non provoca fermentazione nell’intestino; inoltre – almeno finora – non ho mai riscontrato che provochi danni al microbioma.

Ma ti consiglio caldamente di limitarne l’uso e di non sviluppare una dipendenza da questa sostanza. Uno dei motivi per cui gli zuccheri alcolici sono meno calorici dello zucchero comune è che non vengono completamente assorbiti dal corpo. Per la maggior parte fermentano nell’intestino.

insulina

Per questo l’eccessivo consumo di cibi che contengono zuccheri alcolici può provocare gas addominale e diarrea. Bisogna anche notare che il maltitolo, uno zucchero alcolico comunemente utilizzato, provoca picchi glicemici quasi come una patata novella ad alto contenuto di carboidrati netti.

Lo xilitolo e l’eritritolo invece non hanno un impatto così forte sui livelli di glucosio nel sangue. Da questo punto di vista sono una soluzione migliore se senti il bisogno di dolcificare un alimento, purché siano utilizzati in piccole quantità.

scorbuto

In sintesi: alcuni zuccheri alcolici sono un’alternativa di gran lunga preferibile agli zuccheri raffinati, al fruttosio o ai dolcificanti artificiali, se vengono consumati con moderazione.

Dei vari zuccheri alcolici, lo xilitolo e l’eritritolo sono i migliori. Se consumati allo stato puro, i loro potenziali effetti collaterali sono minimi e lo xilitolo comporta anche alcuni benefici, per esempio contrasta la carie ai denti. Nel complesso direi che lo xilitolo è un dolcificante abbastanza sicuro e può persino produrre lievi benefici.

(Come nota a margine, bisogna aggiungere che è tossico per i cani e per altri animali, quindi assicurati di tenerlo fuori dalla portata dei tuoi animali domestici.) La stevia è una sostanza vegetale molto dolce che si ricava dalle foglie della pianta omonima, che cresce in Sudamerica. È venduta in forma liquida e in polvere, e allo stato naturale è completamente sicura.

Puoi usarla per dolcificare la maggior parte dei piatti e delle bevande, ma fai attenzione: siccome è molto dolce, ne basta pochissima. Il luo han guo (detto anche “frutto dei monaci” o “frutto del Budda”) è un altro dolcificante naturale simile alla stevia, ma è un po’ più costoso e più difficile da reperire.

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In Cina è utilizzato come dolcificante da secoli ed è circa duecento volte più dolce dello zucchero comune.  Nel 2009 la FDA l’ha annoverato tra gli alimenti “considerati generalmente sicuri” (GRAS).

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Fibromialgia parassiti disbiosi e dolcificanti artificiali

Asse Intestino – Cervello

La dottoressa Gloria Gilbère racconta la sua esperienza di guarigione dalla fibromialgia e dalla sensibilità chimica multipla nel proprio libro I was poisoned by my body (“Ero avvelenata dal mio stesso corpo”), nel quale descrive come è riuscita a curarsi in maniera naturale partendo dal riequilibrio dell’intestino.

Nella copertina del libro, sopra il titolo si legge

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“L’odissea di un medico che ha sconfitto la fibromialgia la sindrome dell’intestino poroso e la sensibilità chimica multipla”

mentre sulla sinistra del titolo si legge che le indicazioni contenute del della Gilbère valgono per molte altre condizioni patologiche, che coincidono sostanzialmente con quelle descritte nel presente documento.

Sul sito di Amazon al momento è possibile leggere alcune gratuitamente alcuni estratti del libro (fare click su look inside) . In italiano è disponibile invece il libro di una paziente che descrive il suo percorso di guarigione dalla stessa malattia: Fibromialgia si può guarire …, di Marta Tutak .


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Il legame tra fibromialgia e disbiosi intestinale è provato direttamente nell’articolo Alterations in intestinal microbial flora and human disease (“Alterazioni nella flora microbica intestinale e malattie umane”) , nel quale si afferma che una forma di disbiosi è stata trovata nei malati di fibromialgia, ma anche nei malati di pancreatite, sindrome dell’intestino irritabile, encefalopatia epatica.

L’articolo puntualizza il fatto che è ormai noto che lo squilibro del microbiota intestinale porta ad aumento della permeabilità intestinale e attivazione del sistema immunitario (ovvero predisposizione ad allergie, intolleranze, malattie autoimmuni), come del resto già mostrato nel capitolo 3.Risultati immagini per disbiosi stile di vita parassitosi

L’articolo Fibromyalgia: the gastrointestinal link (“Fibromialgia:

la connessione gastrointestinale”) , è un articolo che passa in rassegna la letteratura sull’argomento e ci informa che i malati di fibromialgia manifestano frequentemente segni (ovvero modificazioni, alterazioni clinicamente osservabili, come l’infiammazione di un tessuto) e sintomi gastrointestinali.

In tale articolo leggiamo che la proliferazione batterica nel piccolo intestino (detta anche SIBO, dall’inglese small intestine bacterial overgrowth) è comune nella fibromialgia, e che risponde in modo transiente alla terapia antimicrobica. Tale condizione patologia avviene quando i microorganismi che si trovano nel grande intestino si diffondono anche nel piccolo intestino (dove normalmente non risiedono)

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lì interferiscono con i processi di digestione ed assorbimento del cibo; essa viene identificata dall’aumento del numero di batteri presenti nel piccolo intestino e/o dall’alterazione del locale microbiota: né più né meno una forma di disbiosi intestinale.

Come dovrebbe essere chiaro alla luce di quanto scritto nel corso di tutto questo libro, è la disbiosi intestinale a permettere questa anomala diffusione e proliferazione di batteri nel piccolo intestino, e del resto l’articolo Small intestinal bacterial overgrowth syndrome cita come cause di tale condizione l’ipocloridria, l’insufficienza esocrina pancreatica e la carenza del sistema immunitario, ovvero tutte condizioni che a loro volta sono causate dalla disbiosi, come mostrano nei capitoli precedenti.


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Nell’articolo Fibromyalgia: the gastrointestinal link, leggiamo che la SIBO si riesce a combattere con gli antibiotici, ma solo in maniera temporanea (infatti come abbiamo visto, in genere sono ben altri i mezzi per ristabilire in maniera definitiva l’equilibrio del microbiota intestinale).

L’articolo ci informa anche che i malati di fibromialgia soffrono in misura notevole di affaticamento eccessivo, disturbi del sonno, ansia e attacchi di panica (circa un malato su quattro) e che i farmaci utilizzati per gestire i sintomi della fibromialgia hanno effetti collaterali a livello gastrointestinale (si tratta infatti di analgesici, antinfiammatori, psicofarmaci e farmaci miorilassanti).

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Se assumiamo (come dovrebbe risultare evidente dalla lettura di questo capitolo) che disbiosi e parassitosi sono all’orgine della malattia ci troivamo quindi nella solita triste situazione in cui i farmaci, nel tentativo di gestire (o forse dovremmo dire di “spegnere”) i sintomi finiscono per aggravare le cause della malattia rendendola cronica o ancor peggio facendola peggiorare.

L’articolo The association of functional gastrointestinal disorders and fibromyalgia (“L’associazione tra disordini funzionali gastrointestinali e fibromialgia”) discute di studi epidemiologici che hanno confermato come questo tipo di disordini gastrointestinali si sovrappongono alla fibromialgia.

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Per esempio la fibromialgia si manifesta nel 60% dei pazienti con disordini funzionali dell’intestino

il 50% dei malati di fibromialgia lamentano sintomi caratteristici della dispepsia funzionale e il 70% hanno sintomi di morbo di Crohn o colite ulcerosa.

I malati sofferenti di fibromialgia e di disordini funzionali gastrointestinale, aggiunge l’autore, soffrono di un aggravarsi dei sintomi a seguito di eventi stressanti, e la maggior parte di loro ha il sonno disturbato e soffre di stanchezza eccessiva.

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Altro studio che mostra la stessa correlazione tra disturbi gastrointestinali e fibromialgia (ma anche in maniera minore tra problemi gastrointestinali e degenerazione articolare è Bowel dysfunction in fibromyalgia syndrome (“Disfunzione intestinale nella sindrome fibromialgica”) .

L’articolo Altered intestinal permeability in patients with primary fibromyalgia and in patients with complex regional pain syndrome (“Permeabilità intestinale in pazienti con fibromialgia primaria ed in pazienti con sindrome complessa di dolore regionale”) mostra che su 40 malati di fibromialgia 13 mostrano un aumento della permeabilità a livello gastroduodenale, e 15 a livello del piccolo intestino (la somma porta ad un totale di 70% dei pazienti osservati);

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nel gruppo di controllo formato da 57 volontari solo uno ha mostrato un aumento della permeabilità gastroduodenale (meno del 2%). È interessante notare come 12 di questi pazienti con sindrome dell’intestino poroso non avessero sintomi gastrointestinali, il che potrebbe spiegare come mai spesso non si pensi all’intestino come alla causa profonda di questo ed altri problemi di salute.

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Alla stessa maniera l’articolo A link between irritable bowel syndrome and fibromyalgia may be related to findings on lactulose breath test (“Un legame tra la sindrome dell’intestino irritabile e la fibromialgia può essere correlato a risultati del test del respiro del lattulosio”) mostra che in uno studio effettuato su 42 malati di fibromialgia, 42 (100%!) avevano una condizione di proliferazione batterica nel piccolo intestino rilevata indirettamente attraverso questo test, che mostrava valori più elevati nei soggetti con sintomi più gravi.

Al contrario tale condizione era presente nel 20% dei soggetti del gruppo di controllo (3 su 15) e nell’84% dei malati di sindrome dell’intestino irritabile (93/11), dati che confermano come anche questa sindrome sia collegata alla SIBO (proliferazione batterica nel piccolo intestino), e come lo squilibrio del microbiota intestinale sia alquanto diffuso anche soggetti apparentemente sani (ovvero che non hanno ancora manifestato sintomi troppo gravi o evidenti, ma che tanto sani poi non sono).

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L’articolo Fibromyalgia in patients with irritable bowel syndrome.

An association with the severity of the intestinal disorder (“Fibromialgia in pazienti con sindrome dell’intestino irritabile. Un’associazione con la gravità del disturbo intestinale”) , mostra che non solo la fibromialgia è stata scoperta nel 20% dei soggetti sofferenti di sindrome dell’intestino irritabile (morbo di Crohn o colite ulcerosa) presi in esame (130 in totale) ma che è stata rilevata anche una significativa associazione tra la presenza di fibromialgia e la gravità del disturbo intestinale.

Se, come si ipotizza in questo libro, la fibromialgia è l’ennesima manifestazione di un problema di fondo che si chiama disbiosi/parassitosi, il risultato di questo studio è facilmente interpretabile:

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la sindrome dell’intestino irritabile, come è stato mostrato nel resto del presente libro, è causata dalla disbiosi intestinale (cui spesso si sovrappone la parassitosi); a questo punto più grave è lo squilibrio della microflora intestinale, più intenso è il carico parassitario, più grave è il disturbo intestinale, e più c’è la possibilità che si manifesti un’altra (e più grave) patologia causata dallo stesso problema di fondo.

L’articolo Primary fibromyalgia and the irritable bowel syndrome: different expressions of a common pathogenetic process (“Fibromialgia primaria e sindrome dell’intestino irritabile: differenti esperessioni di un comune processo patogeno”) mostra che il 70% (14 su 20) dei pazienti sofferenti di fibromialgia primaria soffrivano anche di sindrome del’intestino irritabile e che il 65% (13 su 20) dei pazienti con sindrome dell’intestino irritabile soffrivano anche di fibromi algia primaria.

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Tale risultato è particolarmente rilevante specie se si considerano anche i risultati di altri due studi dello stesso Pimentel che mostrano come l’eradicazione della proliferazione batterica normalizza i risultati del test del respiro del lattulosio e porta a miglioramenti nei sintomi della sindrome dell’intestino irritabile .

A questo punto per capire se davvero tale proliferazione batterica (che, alla luce di quanto mostrato in questo libro, è una causa della disbiosi, della carenza di batteri benefici che difendono dalle infezioni dei patogeni) è la causa della fibromialgia o una sua manifestazione collaterale possiamo

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vediamo quanto scrivono due dei medici che abbiamo incontrato più volte come autori di questi articoli su fibromialgia e disturbi intestinali, in un vero e proprio brevetto intitolato Methods of treating fibromyalgia caused by small intestinal bacterial overgrowth (“Metodi per trattare la fibromialgia causata da proliferazione batterica nel piccolo intestino”) .

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Gli autori, il dottor M. Pimentel e il dottor H. C. Lin, scrivono che i loro metodi sono validi per trattare la fibromialgia, la sindrome dell’intestino irritabile, la sindrome da fatica cronica, la depressione, la sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività, le malattie autoimmuni (come sclerosi multipla, morbo di Crohn e lupus eritematoso sistemico) nel caso in cui tali patologie siano collegate ad una proliferazione batterica nel piccolo intestino.

Ciò vol dire che i due medici sono così sicuri del fatto loro da individuare nella SIBO una delle cause principali della fibromialgia e delle altre malattie summenzionate, da depositare all’ufficio brevetti una procedura per il loro trattamento.

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Il metodo presentato consiste nella somministrazione di un rimedio farmacologico che contiene la rifaximina e/o altri antibiotici per eradicare la proliferazione dei bateri nel piccolo intestino ma anche nella somministrazione di probiotici quali i Bifidobatteri e i Lactobacilli (acidophilus, rhamnosus, plantarum, reuteri, paracasei, casei).

In certi casi per esempio si prevede di somministrare un clistere contenente anche antibiotici (in modo da avere un effetto quasi esclusivamente locale) e poi di ripopolare l’intestino con dei batteri benefici.

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Al brevetto sono allegati i grafici che mostrano come le persone che soffrono delle varie malattie trattate con questo metodo non solo mostrano una minore intensità di proliferazione batterica nel piccolo intestino (misurata indirettamente con il test del respiro del lattulosio) ma manifestano al contempo anche dei sintomi di minore intensità; i grafici confrontano la situazione del paziente prima e dopo la cura e sono fin troppo chiari.

Con questo credo si possa dimostrare in maniera definitiva la causa intestinale non solo della fibromialgia, ma anche di tante altre malattie, sebbene come metodi di cura si possa optare per delle alternative più naturali come la dieta dei carboidrati specifici associata alla somministrazione di probiotici e cibi fermentati (il metodo GAPS insomma ed eventualmente dei trattamenti antiparassitari, sebbene in caso di SIBO bisogna stare attenti alla somministrazione di probiotici in quanto a volte (a seconda anche del ceppo di probiotici utilizzati) si potrebbe avere un aggravamento dei sintomi.

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A proposito della SIBO e del suo trattamento, sul sito scdlifestyle.comnell’articolo Everything you need to know about SIBO leggiamo che ci possono essere (oltre alla dieta dei carboidrati specifici, SCD) anche dei rimedi erboristici che possono essere utilizzati al posto della Rifaximina (o altri antibiotici).

Uno dei punti critici di un protocollo naturale per contrastare la SIBO è lo smantellamento dei biofilm di patogeni. Nell’articolo si fa cenno al prodotto Interfase di Klaire Labs , ma ci sono anche altri enzimi digestivi utili allo scopo come Intenzyme Forte di Biotics Research e MetabolicZyme di Allergy Research Group ;

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inoltre anche il biossido di cloro è utile a rimuovere il biofilm, sebbene considerato (a torto) una sorta di veleno simile alla candeggina (vedi il capitolo relativo).

Quanto alle erbe utili nell’articolo succitato vengono indicate unghia di gatto (Uncaria tomentosa), estratto di foglia di olivo, idraste (Hydrastis canadensis), aglio, cannella, crespino (Berberis vulgaris), assenzio e olio di origano, ma viene precisato che l’olio di origano dovrebbe essere utilizzato sotto la supervision di un professionista esperto dal momento che è molto potente ed il suo uso prolungato può anche arrecare danni alla salute.

Risultati immagini per fibromialgia
Un articolo scientifico che mostra dei possibili rimedi erboristici per curare la SIBO e che hanno la stessa validità della procedura che usa prima la Rifaximina e poi i probiotici, è Herbal Therapy Is Equivalent to Rifaximin for the Treatment of Small Intestinal Bacterial Overgrowth ; la lista dei rimedi naturali è riportata nella tabella 5 .

In realtà per essere comprensivi occorrerebbe discutere oltre che di biofilm anche di intolleranza ai cibi FODMAP (escludendo i quali a volte si possono ottenere notevoli miglioramenti di problemi legati a disbiosi e SIBO in particolare) e di amido resistente (una sostanza contenuta in certi alimenti che nutre i batteri buoni e che può essere utile assumere assieme a probiotici e cibi fermentati), ma per il momento vi lascio dei link di approfondimento:

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http://www.codicepaleo.com/biofilm/
http://www.codicepaleo.com/cibi-fodmap/
http://www.codicepaleo.com/amido-resistente/
http://www.codicepaleo.com/resistant-starch/

Segnalo infine che il dottor Rodger Murphree nel suo articolo Causes and treatment of fibromyalgia (“Cause e trattamento della fibromialgia”) indica che nella sua esperienza clinica ha trovato utile utilizzare per il trattamento dei sintomi della fibromialgia i seguenti integratori (che ha anche messo assieme in alcune formulazioni già predisposte per la cura della fibromialgia e della sindrome da fatica cronica):

– Idrossitriptofano (5HTP), un integratore che si estrae dalla pianta africana Grifonia simplicifolia, e che nel corpo umano viene convertito in serotonina; una diminuzione di serotonina nei malati di fibromialgia (e non solo) è correlata a diversi sintomi a livello mentale (come la depressione) ed all’insonnia.

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– DHEA (deidroepiandrosterone), un ormone prodotto dalla corteccia delle ghiandole surrenali, la cui carenza è correlata a stress, carenza di energia fisica e mentale, carenza di desiderio sessuale, abbassamento delle difese immunitarie.
– Enzimi digestivi da prendere ad ogni pasto.
– Integratori di magnesio, vitamina B2, B3, B6, acido malico, acidi grassi essenziali.

Termino questo capitolo ricordando che abbiamo già nominato la fibromialgia come una delle Sempre sul sito del dottor Kresser si può leggere un commento di una persona che testimonia di avere sofferto per anni di fibromialgia, lupus, artrite reumatoide, diabete, vitiligine, tachicardia, ipertensione e reflusso gastroesofageo, che

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ha scoperto la connessione tra queste malattie e l’intestino, si è dedicata a curare l’intestino (la vera causa) piuttosto che a gestire i sintomi, e nel giro di due anni ha smesso di assumere i 16 farmaci che assumeva per le sue patologie (ed ha anche perso 30 chili di peso).

La testimonianza singola ovviamente non è un dato scientifico assumibile come prova, ma il dottor Kresser ricorda nel suo articolo che oltre al dolore muscolare ed all’affaticamento eccessivo, i malati di fibromialgia spesso soffrono di insonnia, confusione mentale (difficoltà a concentrarsi), mal di testa, disturbi mestruali e mestruazioni dolorose, a volte anche di depressione.

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Non stupisce per niente, alla luce della connessione con l’intestino, il fatto che tutti questi sintomi sono di per sé correlati al problema disbiosi/parassitosi, come visto nelle pagine precedenti di questo libro.

Sul rapporto tra fibromialgia e le carenze di vitamina D, nonché sulla gestione dei dolori di tale patologia anche grazie all’integrazione di tale sostanza.

796 Il libro è edito dalla Lucky press; http://www.amazon.com/Was-Poisoned-Body-Fibro…/…/0967605091….
797 Editore Youcanprint; lo si può acquistare facilmente dai siti Amazon, Mondadoristore, Feltrinelli, Youcanprint, IBS …798 Pubblicato su Current opinion in gastroenterology, autori Othman M, Agüero R, Lin H C.;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18043226.
799 Pubblicato su Current pain and headache reports 2004 Oct;8(5):364-8, autori Wallace D J, Hallegua D S;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15361320.
800 Pubblicato sul World Journal of Gastroenterology 2010 Jun 28; 16(24): 2978–2990; autori Jan Bures, Jiri Cyrany, Darina Kohoutova, Miroslav Förstl, Stanislav Rejchrt, Jaroslav Kvetina, Viktor Vorisek, Marcela Kopacova;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2890937/.
801 Pubblicato su The European journal of surgery. Supplement : = Acta chirurgica. Supplement 1998;(583):32-6.; autore Chang L.;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10027670.
802 Pubblicato in Digestive diseases and sciences 1991 Jan;36(1):59-64; autori Triadafilopoulos G, Simms R W, Goldenberg D L;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/0001985007.
803 Pubblicato su Rheumatology (Oxford) 2008 Aug;47(8):1223-7. doi: 10.1093, autori Goebel A, Buhner S, Schedel R, Lochs H, Sprotte G.;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18540025.
804 Pubblicato su Annals of the rheumatic diseases 2004;63:450-452 doi:10.1136 autori M Pimentel, D Wallace, D Hallegua, E Chow, Y Kong, S Park, H C Lin; http://ard.bmj.com/content/63/4/450.full.
805 Pubblicato su International Journal of colorectal diseases, 2001 Aug;16(4):211-5, autori Lubrano E, Iovino P, Tremolaterra F, Parsons WJ, Ciacci C, Mazzacca G.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11515679.
806 Br J Rheumatol1991;30:220–2, autori Veale D, Kavanagh G, Fielding JF, Fitzgerald O; www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/0002049586.
807 Eradication of small intestinal bacterial overgrowth reduces symptoms of irritable bowel syndrome, pubblicato su American Journal of Gastroenterol 2000;95:3503–6.; autori Pimentel M, Chow E J, Lin H C;www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11151884. Normalization of lactulose breath testing correlates with symptom improvement in irritable bowel syndrome: a double-blind, randomized, placebo controlled study, pubblicato su American Journal of Gastroenterology 2003;98:412–19; autori Pimentel M, Chow E J, Lin H C; www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12591062.
808 Brevetto US7585838; 809 http://www.google.com/patents/US7585838.
http://scdlifestyle.com/…/everything-you-need-to-know-abou…/.
810 http://amzn.to/1m4rzR4.
811 http://www.allergyresearchgroup.com/MetabolicZyme-900-tabs-….
812 Pubblicato su Global Advance in Health and Medicine 2014 May; 3(3): 16–24, autori Victor Chedid, Sameer Dhalla, et al.; 813https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4030608/.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/…/articles/PMC4030608/table/T5/.
814 http://www.ei-resource.org/…/causes-and-treatment-of-fibro…/.
815 Is Fibromyalgia Caused By SIBO and Leaky Gut? (La fibromialgia è causata da SIBO ed intestino poroso?); https://chriskresser.com/is-fibromyalgia-caused-by-sibo-an…/.
816 Pubblicato su Arthritis Research & Therapy. 2014 Dec 23;16(6):505; autore Volta U.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25602179.

Il sucralosio è davvero sicuro?

Asse Intestino – Cervello

Sarà vero che il dolcificante artificiale Sucralosio dell’azienda Johnson & Johnson (nome commerciale utilizzato negli USA “SPLENDA”) è abbastanza sicuro da poter essere aggiunto al cibo umano?

Il sito italiano vegan Veganlink riferisce che sono morti 12.800 animali nel corso delle sperimentazioni di questo prodotto. Tutto ciò, oltre a non piacermi per niente dal punto di vista etico, lo trovo alquanto allarmante.

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Johnson & Johnson ha comprato 211 domini internet quali Splendakills.com, Spendapoison.com, Splendavictims.com per cercare di evitare la diffusione di informazioni negative sul sucralosio.

Il sucralosio deriva dal saccarosio tramite un processo chimico in cui alcuni gruppi idrossilici che formano il saccarosio vengono sostituiti dal cloro; il risultato è una molecola dal nome scientifico di 1,6-dicloro-1,6-dideossi-β-D-frutto-furanosil 4-cloro-4-deossi-α-D-galattopiranoside (C12H19Cl3O8).

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Questo dolcificante non calorico di nuova invenzione, è diventato estremamente popolare negli Stati Uniti. Secondo un rapporto della Associated Press :

Mentre le confezioni del dolcificante artificiale a base di sucralosio ‘Splenda’ dichiarano ‘Fatto da zucchero, cosicchè sa di zucchero’, un concorrente sostiene che questa affermazione è a dir poco una forma di pubblicità ingannevole.

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In realtà, questo rivale, il produttore Pari Merisant Co., ha presentato una querela contro Splenda affermando che il messaggio pubblicitario dovrebbe contenere qualcosa di più come, “Fatto da destrosio, maltodestrine e 4-cloro-4-desossi-alfa, D-Galactopyranosyl- 1,6-dicloro – 1,6-didesossi-beta, D-Fruttofuranoside” (Caruso 2004) .

Per spiegarla in maniera semplice, ricordate che i prodotti alimentari contraffatti non sono alimenti, e che al corpo non piace essere ingannato.

Di Zucchero, Cannella, Zucchero Cannella, Dolce

Il sito web www.splendaexposed.com suggerisce esplicitamente che questa nuova sorta di “zucchero artificiale” sia qualcosa di simile ad un nuovo aspartame; sembra che la storia si ripeta.

In effetti il sito web del sucralosio contiene una pagina che afferma la sicurezza di tale prodotto utilizzando fra l’altro come fonte un articolo di un sito governativo nel quale l’aspartame è considerato sicuro.

spenda

Insomma, un sito web messo in piedi dall’azienda che produce il prodotto, un articolo su un sito governativo che afferma che il sucralosio è sicuro come l’aspartame e gli altri dolcificanti sintetici. Chi conosce la verità sull’aspartame difficilmente crederà a queste affermazioni.

 
777 http://veganlink.antifa.net/hp/index.php…
778 Caruso, D. B. 2004. Maker of Equal Sues Marketer of Splenda. Associated Press, December 1.
779 Vedi anche Artificial Sweetener Makers Reach Settlement on Slogan pubblicato il 12 maggio 2007 sul New York Times, autore Lynnley Browning; https://www.nytimes.com/2007/05/12/business/media/12splenda.html?_r=0