Ruolo dell’intestino nell’oncogenesi

Iniziamo dal ruolo dell’intestino nell’oncogenesi. 


La vita sulla Terra è nata grazie all’enorme energia messa a disposizione da reattori nucleari ancora prossimi alla superficie. Le specie che sono sopravvissute, quante? 1:10.000, 1:100.000, hanno dovuto imparare a RIPARARE i danni che le radiazioni procurano, non potevano ripararsi. Le radiazioni danneggiano il DNA, direttamente o mediante i radicali liberi. Ancora oggi lieviti intestinali secernano molecole sartine capaci di percorrere il filo del DNA, trovare dove è rotto e ripararlo.

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Conosciamo esattamente questi meccanismi, anche se talmente complessi che senza i miei appunti ho problemi a spiegarverli, ma non è importante qui. Se questi lieviti non popolano più l’intestino, perdiamo questa prima, ma basilare, azione anti-tumorale. Ci troviamo quindi con cellule con DNA danneggiato, allora corriamo ai ripari, attiviamo la via di fuga n°2, abbiamo già perso la n°1, facciamo degenerare queste cellule, in modo che siano attaccate dagli anticorpi.

Fine del problema, ma se se non riusciamo a produrre anticorpi, il problema c’è e come. Immaginiamo di essere al tiro al piattello, la degenerazione è il lancio del piattello, così che quello con il fucile possa colpirlo, ma se il fucile è scarico il piattello non viene colpito. In questo caso qualcuno di voi darebbe la colpa a chi lo ha lanciato?

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Nei tumori, si, si da la colpa alla degenerazione, si cerca di impedirla (provate a colpire il piattello prima che sia lanciato), di emularla (non ha un gran senso), non pensiamo a ricaricare il fucile.

Perchè? Semplice, la produzione di anticorpi è regolata da un ammino acido essenziale, il tritpofano (trp), noto per essere il precursore della serotonina. Una “banale” disbiosi intestinale lo demolisce in indolo e scatolo (nelle urine), diminuisce così la capacità di produrre anticorpi e il fucile rimane scarico. la cellula tumorale consuma molto più glucosio di una normale, anche se ha a disposizione l’ossigeno.

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Questo elevato consumo viene utilizzato per localizzare i tumori con la PET, che “segue” il metabolismo di zucchero radioattivo ingerito. Oggi sappiamo che questo consumo è dovuto al rapido processo di duplicazione cellulare.

Occorre quindi capire perchè una cellula tumorale senta la necessità di duplicarsi più velocemente del normale. Per questo conviene fare un passo indietro, molto lungo, fino ad arrivare a 3-4 miliardi di anni fa, quando si formarono le prime cellule viventi.

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Già Aristotele sosteneva che le forme di vita potessero aver avuto origine da materia non vivente. Nel 1953 Muller e Urey dimostrarono come nel brodo primordiale sia stato possibile arrivare alla sintesi di ammino acidi, che polimerizzandosi formarono proteine le quali impararono a duplicarsi utilizzando substrati di argilla, fino a realizzare il DNA.

Vinsero il Nobel per questo esperimento. Le prime cellule furono batteri anaerobici, la catastrofe dell’ossigeno li indusse a realizzare sistemi digerenti anaerobici dove rifugiarsi.

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L’uomo appare sulla Terra 1/2 milioni di anni fa, e fu scelto come casa/armadio/rifugio ocontenitore, da questi ceppi anaerobici “vecchi” di 3 miliardi di anni. Sono 10 volte le nostre cellule, ci forniscono 4 milioni di unità geniche verso le nostre 24000!!!

Insomma quando ci riferiamo a noi, ci riferiamo più ai nostri batteri che alle nostre cellule. Il direttore dell’istituto di genetica di Washington ha scritto che siamo maggiormente caratterizzati dal DNA dei nostri microbi che da quello delle nostre cellule.

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Come noi teniamo efficiente e pulita la casa, l’auto, lo studio … così questi batteri ci mantengono in salute, se non facciamo di tutto per farli scappare.

La prima cosa che hanno dovuto imparare a fare è quella di riparare i danni prodotti direttamente o indirettamente dalle radiazioni, che miliardi di anni fa erano notevoli per la presenza di reattori in superficie, grazie alla cui energia è scaturita la vita.

D’altronde non c’era possibilità di fuga, quindi le poche specie che sono sopravvissute (1 su milioni o miliardi) sono quelle che hanno imparato a riparare i danni prodotti dalle radiazioni.

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Queste danneggiano il DNA. Ancora oggi il Microbioma intestinale controlla la produzione di molecole “sartine”, generate da lieviti intestinali, capaci di ripercorrere il DNA, individuare dove è rotto e … ripararlo. Conosciamo nei minimi dettagli i meccanismi con cui questo importante processo avviene.

Ahimè, se ci siamo giocati ai dadi il Microbioma intestinale, per diete assurde, stili di vita sbagliati, credenze tribali, questi lieviti si sono addormentati e questo processo, che è sicuramente il più potente agente anti-tumorale, non avviene più. Allora scatta il piano di emergenza: lasciata tranquilla queste cellule con DNA danneggiato si riprodurrebbero normalmente, portandoci ad avere cellule con DNA diversi, allora le facciamo duplicare velocemente in modo che arrivino presto ad ammassi di dimensioni tali da farli aggredire dagli anticorpi.

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La degenerazione equivale al lanciatore del piattello nel tiro al piattello, ma, se non abbiamo anticorpi, ovvero il fucile è scarico, non riusciamo a far fuori questo ammasso, che continua a crescere. Da cosa è controllata la risposta anticorpale?

Dal nostro amico Triptofano (trp), infatti nelle donne il suo livello diminuisce in concomitanza del massimo periodo di fertilità del ciclo per abbassare la risposta anticorpale ad impedire un attacco ad un eventuale feto.

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Anche noi maschi ci accorgiamo di questo calo, in quanto corrisponde ad un calo (anche) di serotonina cerebrale, quindi maggiore aggressività, dolorosità, isteria.. Una “banale” disbiosi intestinale, che demolisce eccessivamente il trp in indolo e scatolo, ci diminuisce la possibilità di eliminare le cellule fatte degenerare in quanto con DNA danneggiato.

Si arriva così alla formazione dei tumori. Risolvere una disbiosi è troppo semplice, poco costoso, nessuno ci guadagna, meglio scatenarci contro la degenerazione, ovvero prendiamo a sberle e pugni quel povero cristo che ci ha lanciato il piattello per farcelo colpire con il nostro fucile, invece di ricaricare il fucile. Chiaro no?

dott. Paolo Mainardi

Vitamina D

Parliamo della vitamina D.

Migliaia di studi hanno proclamato la sua importanza per la nostra salute e a causa di essa si sono verificati numerosi cambiamenti nel nostro modo di vedere la medicina.

È davvero notevole che la vitamina D agisca in quasi tutti i fattori sopra menzionati: aumenta le prestazioni fisiche, aiuta a ottenere il peso ideale, influenza l’assorbimento dei sali minerali, è necessaria per ottenere buon sonno e ridurre lo stress, favorisce i meccanismi di disintossicazione ed escrezione dei metalli pesanti dal corpo e rafforza il nostro sistema immunitario.

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La vitamina D e i suoi effetti sulla salute

Si è trovato che alti livelli di vitamina D nel nostro sangue si associano a:

– Ridotta mortalità da qualsiasi causa;

– ridotta incidenza del cancro al seno fino al 77%;

– ridotta incidenza del cancro al colon;

Immagine correlata– minore incidenza del cancro alla prostata;

– ridotta incidenza del diabete negli adulti e nei bambini;

– ridotta incidenza dell’ipertensione e delle malattie cardiovascolari;

– ridotta incidenza della depressione,

soprattutto durante i mesi invernali;

– ridotta incidenza delle infezioni respiratorie;

– un incremento di 20 ng/ml dei livelli della vitamina D nel sangue riduce il rischio di sclerosi multipla del 45%;

– l’incidenza dell’autismo e dei disturbi dello sviluppo diminuiscono;

– ogni incremento di 1ng/ml comporta una perdita di peso supplementare di 200 g mantenendo la stessa dieta;

– miglioramento della psoriasi;

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– la differenziazione e l’attivazione dei globuli bianchi;

– l’attivazione e la replicazione di 3005 geni;

– aumentata produzione di 200 sostanze endogene ad azione antibiotica nel corpo umano.

E questi sono solo una parte del contributo della vitamina D alla nostra salute. Se questo non è il fattore più importante per essere sani non riesco a immaginare quale altro possa esserlo.

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Infatti la comunità scientifica ha spostato gran parte della sua attenzione sulla ricerca delle azioni e degli usi terapeutici della vitamina D. Al momento, sono in corso oltre 1752 studi clinici sulla vitamina D.

La medicina è ormai entrata nell’era“Dopo vitamina D”.

Quali sono i livelli ideali?

Quali sono i livelli ideali e quanta vitamina D è necessario assumere per avere tutti i benefici possibili?

Anche se questo è un tema che sembra non essere completamente risolto per la comunità scientifica, secondo uno studio condotto e pubblicato nel settembre del 2011 da Robert Heaney autorità mondiale sulla vitamina D, abbiamo bisogno di livelli superiori a 48 ng/ml per ridurre l’ incidenza delle malattie croniche.

Sempre secondo Heaney, il limite superiore normale è di 90 ng/ml mentre la tossicità è rara con livelli inferiori ai 200 ng/ml. Questi sono i livelli raggiunti nelle popolazioni in cui si vive e si lavora nella natura aperta, senza protezione dal sole e sono simili ai livelli osservati in popolazioni primitive.

Per questi motivi, non ci si dovrebbe concentrare sulla dose da assumere ma al raggiungimento di livelli di vitamina D (OH25D3) superiori come minimo ai 48 ng/ml. L’ideale sarebbe un livello tra 60-80 ng/ml.

Sicuramente la fonte migliore è l’esposizione al sole, ma questo non è sempre possibile per la maggior parte di noi, che siamo sufficientemente esposti al sole per soli 15-30 giorni l’anno.

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Dobbiamo anche tenere conto che questa esposizione avviene usando la protezione solare (una crema solare con un SPF 15, blocca la produzione di vitamina D dal sole del 99%). Infatti, è raro anche nei paesi mediterranei ottenere livelli di sufficienza senza integrazione con vitamina D3.

La vitamina D agisce direttamente sui nostri geni! Fino a non molto tempo fa, sapevamo che l’azione della vitamina D era principalmente confinata sul tessuto osseo. La verità è che la vitamina D è un ormone, l’ormone più potente nel corpo umano.

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Non è forse la pillola magica che tutti aspettiamo, ma è la proposta scientifica che più si avvicina a tale definizione, in questo momento. Come fa un fattore singolo ad avere tanti effetti sulla funzione del nostro corpo?

Ricercatori dell’Università di Oxford hanno confermato l’azione della vitamina D su 3005 geni. È risultato che ciascuno di questi geni ha un recettore specifico per la D3. La vitamina D si lega a questo recettore e regola direttamente il funzionamento di gran parte del genoma (la somma dei geni nel nostro DNA) umano.

Considerando che più di un miliardo di persone nel mondo sono carenti di vitamina D, a causa di una bassa esposizione al sole, è facile capire l’importanza di questa scoperta per la nostra salute.

Effetti sul Sistema Immunitario Con lo stesso meccanismo la vitamina D è necessaria all’attivazione dei globuli bianchi. Quando il corpo entra in contatto con un nuovo virus o un batterio, si reclutano globuli bianchi dal sangue – in particolare i linfociti T – per combattere l’invasore.

Ciascuna di queste cellule sono programmate per riconoscere un particolare tipo di virus o batterio. Così, per ogni 100.000 cellule T, forse solo una fra queste combacia col fattore patogeno.

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Queste cellule hanno bisogno di moltiplicarsi immediatamente in modo da non permettere al “nemico” di causare malattia. Per essere in grado di attivare i linfociti T e trasformarli in cellule Natural Killer (globuli bianchi del sistema immunitario che riconoscono e distruggono cellule tumorali e virus) è necessaria la presenza di vitamina D in quantità sufficienti.

Una volta che le cellule T vengono a contatto con un agente microbico, estendono “antenne” ad accogliere la vitamina D. Se vi è abbondanza di vitamina D nel nostro sangue, i linfociti cominciano ad attivarsi e si ha una efficiente risposta immunitaria.

Co-fattori della vitamina D

Risultati immagini per protezione solare vitamina D e K

È fondamentale sapere che la vitamina D opera nel nostro corpo in presenza di alcuni componenti, necessari per esprimere la sua azione. Questi componenti si chiamano cofattori della vitamina D e sono i seguenti: Magnesio; Vitamina K2; Zinco; Boro.

Per avvalerci di tutti i benefici della vitamina D abbiamo bisogno di quantità sufficienti anche dei suoi co-fattori.

La più efficiente “assicurazione” per la nostra salute sarebbe di fornire questi cofattori al corpo e di avere livelli di vitamina D superiori a 48 ng/ml durante tutto l’anno, è facile, di basso costo e di vitale importanza avere dei livelli sufficienti di questa sostanza quasi miracolosa.

Il tumore ed i carboidrati insulinici

Sappiamo che il tumore rappresenta il secondo killer dell’epoca moderna

e ciò dipende sicuramente dal fatto, che l’uomo ha iniziato a mangiare cose non ortodosse per le proprie cellule.

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Un’incidenza tumorale così alta è correlata all’aumentato rischio di iniziazione delle cellule tumorali e dal fatto che impediamo al nostro corpo di reagire correttamente.

Infatti saremo in grado di riparare le cellule danneggiate e di attivare quelle difese naturali, che permetterebbero al nostro sistema immunitario di distruggere quelle cellule prossime alla replicazione tumorale.

L'immagine può contenere: cielo

Allora per quale motivo, la cellula non riesce più a riparare il Dna?


Perché il nostro sistema immunitario non svolge correttamente il proprio lavoro?
Perché il resto del mondo animale non soffre di tale patologia?

Le risposte a queste domande sono semplici. Il consumo di carboidrati complessi come ad esempio gli amidi, sono il vero motivo “dell’epidemia tumorale” a cui stiamo assistendo. Ovviamente nel resto del mondo animale ciò non accade.

Chirurgia, Ospedale, Medico, Cura, Clinica, MalattiaVediamo nel dettaglio.

INIZIAZIONE DELLE CELLULE TUMORALI
Sappiamo che il tumore ha inizio da alcune cellule, che a causa di una modifica del Dna (presente nel loro nucleo), iniziano a comportarsi in maniera non convenzionale. Si moltiplicano facendosi spazio tra i tessuti, creando così un microambiente adatto al loro sviluppo.

Queste modifiche sono indotte dall’azione dei radicali liberi e dalle nitrosammine, che agiscono direttamente sul Dna presente nel nucleo. Le cellule possiedono diversi strumenti per inertizzare i radicali liberi e ripristinare i danni cagionati. Si calcola infatti che le nostre cellule siano in grado di riparare correttamente danni per circa 10.000 insulti giornalieri.

Allora come mai, nonostante questi strumenti, la cellula accumula comunque dei danni?
L'immagine può contenere: cibo

Semplicemente perchè, l’alimentazione moderna produce più insulti di quelli che sarebbe in grado di riparare una cellula ogni giorno. Quindi questi danni si accumulano, fino al punto da indurre la cellula ad autodistruggersi (nei migliori dei casi) o trasformarsi in cellula tumorale.

Ma qual è il reale motivo che causa un aumento dei radicali liberi all’interno della cellula o un aumento delle nitrosammine?

Affrontiamo per prima l’aspetto che riguarda i radicali liberi. Sappiamo che la fonte di produzione di questi atomi instabili endogeni all’interno della cellula è appunto il mitocondrio. Infatti il 3% dell’ossigeno che ispiriamo per produrre energia (Atp), si trasforma in radicali liberi (atomi di ossigeno instabili). Questo è un processo naturale e per vivere abbiamo bisogno di tale energia.


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La natura ci ha messo a disposizione un’arma molto efficacie, ovvero il glutatione che è in grado di inattivare tutti i radicali liberi prodotti dai mitocondri. Il problema nasce quando al contrario, la cellula non ha sufficiente glutatione e quindi, parte dei radicali liberi, rimangono attivi e possono danneggiare la cellula compreso il Dna presente nel nucleo.

A questo punto ci dovremmo chiedere: qual’è il motivo di tale inefficienza cellulare?

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Poco glutatione.
Ebbene il glutatione quando incontra un radicale libero per inattivarlo, gli cede un elettrone trasformandosi così nella sua forma ossidata (Gssg) ovvero diventa inattivo. Per riattivare la sua funzione antiradicale, deve utilizzare un agente chiamato Nadph (riducente), per poi incontrare un altro radicale libero, in modo da ripetere il processo.

Il problema principale riguarda la disponibilità di agenti Nadph, perché in caso di carenza, il glutatione non può essere riattivato.

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Ricordiamo che il Nadph è un coenzima prodotto durante un processo cellulare chiamato “la via del pentosio fosfato”. Tale processo può essere interrotto da una presenza eccessiva di Atp energetici, prodotti nella via energetica della glicolisi.

In pratica, quando la cellula è obbligata dall’insulina a produrre energia con la glicolisi, causiamo il fermo della produzione del coenzima Nadph, l’inattivazione del glutatione ed un aumento dei radicali liberi della cellula.

Mitocondri poco efficienti


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Altro aspetto importante è il buon funzionamento dei mitocondri, i quali, se non riparati o sostituiti, aumentano sensibilmente la produzione dei radicali liberi. Se volessimo fare un paragone con il motore di un’automobile: se non si effettua la manutenzione avremo una peggiore combustione e una maggiore produzione di particolato dal tubo di scappamento.

Come già detto nel capitolo delle sirtuine, tali enzimi promuovono la crescita di nuovi mitocondri e la sostituzione di quelli danneggiati. Infatti la produzione energetica della glicolisi (attiva con il glucosio), impedisce alla cellula di riconoscere i mitocondri non più efficienti e l’insulina inibisce a sua volta, la produzione di sirtuine.


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Presenza delle nitrosammine.

Affrontiamo adesso l’aspetto riguardante le nitrosammine. Sappiamo che sono delle molecole che si formano all’interno dello stomaco e dell’intestino grazie alla presenza di nitriti e di ammine biogene.

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La loro azione nei confronti del Dna è definita alchilante (si lega alle eliche) ma può anche causare la frammentazione dei cromosomi o creare dei legami incrociati che impediscono alle eliche del Dna di separarsi (quando la cellula si duplica).

Ebbene per la formazione delle nitrosammine è fondamentale la presenza dei nitriti che appunto si formano nella bocca e nell’intestino. Senza questo elemento non possono generarsi nitrosammine, quindi è giusto pensare di ridurre la produzione di nitriti nel nostro corpo. Purtroppo però l’alimentazione ricca di amidi, causa esattamente l’opposto, ovvero una maggiore produzione di nitriti.

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Difatti come abbiamo potuto approfondire nel capitolo omonimo, sono i batteri presenti nella bocca e nell’intestino a trasformare gli innocui nitrati nei pericolosi nitriti. Questo perché gli amidi causano un aumento della produzione batterica nella bocca (tramite l’amilasi che scompone gli zuccheri) mentre nell’intestino causano la disbiosi (aumento della flora batterica nociva).

L’altro elemento per la formazione delle nitrosammine sono le ammine biogene. Anche questi agenti sono promossi dal consumo di carboidrati, in quanto appunto dipendono dalla presenza della disbiosi intestinale.

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Le azioni sia dei radicali liberi che delle nitrosammine possono causare direttamente la formazione di cellule tumorali oppure una morte accelerata delle cellule. Quando le stesse cellule non potranno più replicarsi, per aver raggiunto il limite di Flick si trasformano in senescenti.

La scienza ha dimostrato che molti tumori nascono dalla trasformazione delle cellule senescenti in tumorali.

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La melatonina

La melatonina è una molecola naturale prodotta dalla ghiandola pineale (epifisi), allocata nell’encefalo, a forma di pigna (di 5/9 millimetri di altezza).

È una molecola antichissima (la sua evoluzione risale a 3 miliardi di anni fa) ed è presente in qualsiasi organismo (animale o vegetale), nella stessa struttura molecolare e regola il ritmo circadiano (l’alternarsi del giorno e della notte inducono variazioni dei parametri vitali).

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Approfondimento tecnico.

La ghiandola pineale è sincronizzata con i ritmi circadiani, modificandosi in base alle variazioni di luminosità del giorno e della notte o al cambio di stagione. Il precursore della melatonina è il triptofano (un aminoacido essenziale, d’assumere per via alimentare), trasformato in serotonina per opera dell’enzima idrossindolo-metil-transferasi (Homt), presente nella ghiandola pineale.

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La sua secrezione inizia con l’oscurità (livello iniziale da 5 picogrammi/ml), aumentando da 20 a 30 picogrammi/ml fino alle ore 20; superando i 30 picogrammi/ml nella notte. Il picco di 60/70 picogrammi/ml è raggiunto dalle 2 alle 3 del mattino. I livelli di melatonina tornano poi a scendere fino alle 7 del mattino.

La sua funzione principale è quella di regolare la presenza degli altri ormoni (cortisolo, Gh, testosterone, etc.) rendendo possibile il fenomeno della riparazione tessutale del nostro corpo. La melatonina accompagna il nostro sonno nella fase Rem (quello profondo), inibisce il cortisolo e stimola la produzione dell’ormone del Gh e del testosterone.

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Senza tale azione il nostro corpo perderebbe la sua funzione di riparazione, compresa quella cellullare e del Dna che subisce 10.000 insulti al giorno, da parte dei “radicali liberi”. Tali complessi meccanismi sono stati oggetto di studio da parte di molti ricercatori, tra i quali ricordiamo il Dottor Pierpaoli che esamina gli effetti della melatonina da oltre 30 anni.

La melatonina ha molte altre funzioni.

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La melatonina è considerato un potente antiossidante con azione scavenger (pulizia) nei confronti dei radicali liberi, più efficace delle vitamine C, E e del Beta-carotene. La sua azione protettiva è rivolta alle membrane cellulari, alle lipoproteine Ldl (contro l’ossidazione), alle cellule dell’endotelio arterioso, ai neuroni celebrali (contro l’ischemia, dovuta a stress o alcool).

La melatonina è utilizzata per alleviare i disturbi dovuti al cambio di fuso orario (sindromeda jet lag) migliorando l’adattabilità dei propri ritmi biologici all’ora locale. La melatonina è utilizzata per migliorare i sintomi della menopausa. Difatti in associazione con il progesterone inibisce l’ovulazione.

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Studi clinici hanno confermato che livelli buoni di melatonina nel flusso sanguigno durante le ore notturne, diminuiscono le possibilità d’infarto e di morte improvvisa. Tale effetto è dovuto alla sua azione vasodilatatrice (contrasta i radicali liberi che inibiscono l’ossido nitrico) ed antiaggregante piastrinica.

Ha la capacità di aumentare il metabolismo dei grassi (riduzione di colesterolo).

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La melatonina rafforza anche il nostro sistema immunitario (inibendo il cortisolo). Difatti durante il picco delle 2-3 di notte, è stato riscontrato un aumento significativo delle cellule del sistema immunitario. Risulta efficace contro i microbi, i virus e le cellule neoplastiche.

Alcuni ricercatori dell’Ospedale Oncologico di Milano hanno dimostrato l’attività inibitoria della melatonina, sulla crescita delle cellule tumorali del cancro alla prostata. Nell’Università di New Orleans è stata riscontrata un’azione inibitoria anche verso altri tipi di neoplasie, quali il cancro ai polmoni, all’utero ed alle mammelle. La melatonina prolungherebbe anche la sopravvivenza dei malati terminali (migliorando nel contempo la qualità della vita).

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Difatti da esperienze riportate dal professor Paolo Lissoni responsabile della divisione Oncologica dell’Ospedale di Monza, l’utilizzo della melatonina ha aumentato del 16% le regressioni tumorali (di solito incurabili) su tumori gastrointestinali, polmonari e nei mesoteliomi.

Somministrata durante la chemio e la radio terapia, ha ridotto gli effetti collaterali, di solito devastanti. Per dovere di cronaca va detto che il professor Di Bella, per primo indagò sull’azione antitumorale della melatonina ed infatti la inserì nel suo protocollo di cura.

PROMOTORI DELLA MELATONINA

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Come già scritto, per produrre l’ormone della melatonina abbiamo bisogno di triptofano (aminoacido essenziale). Se non lo assumiamo costantemente e soprattutto durante la cena, non potremmo produrre tale ormone per la notte.

Ciò significa che dobbiamo inserire nella nostra alimentazione alimenti quali carne, pesce, uova e formaggi, i più ricchi di triptofano. Un’altra via molto efficace è quella dell’assunzione esogena sotto forma d’integratori di melatonina. Si consiglia il tal senso di assumerli prima di coricarsi.

DIMINUZIONE DELLA MELATONINA

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Come per ogni ormone, il peggior nemico della melatonina è l’età. La ghiandola pineale con il passare degli anni tende a calcificarsi, causando già a 45 anni, circa il 50% di minore produzione di melatonina. Il calo raggiunge addirittura l’80% superati 70 anni di età.

Un altro nemico giurato dell’ormone melatonina è il cortisolo (chiamato “ormone dello stress”). Solo quando il cortisolo cala nel sangue a livelli basali, la ghiandola pineale può secernere la melatonina. Lo stress, i pensieri ricorrenti prima di dormire, impediscono di attivare la melatonina e dormire sonni profondi.

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Un ulteriore nemico della ghiandola pineale è la luce. Difatti quando dormiamo davanti al televisore, o semplicemente con delle luci in camera da letto, non attiviamo la melatonina, disertando l’appuntamento con un sonno ristoratore (si consiglia di coprire anche le luci a led, ad esempio quelle delle radiosveglie).

Altri inibitori della melatonina sono l’alcool, il fumo, il caffe.

Vivere 120 anni

Miele grezzo

Se hai perso familiarità con i miracoli, riacquistala con il miele.

Il miele grezzo non trattato non è altro che un miracolo della Terra, ha salvato il genere umano dalle carestie e in futuro sarà ancora cruciale per la nostra sopravvivenza. Ma non è necessario trovarsi in un momento difficile per trarre beneficio dal miele.

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Pensa a cos’è in realtà questo alimento: nettare. È oro liquido in grado di trasformare la tua vita. Se temi che il miele sia semplicemente puro zucchero e che perciò vada evitato, metti da parte questa preoccupazione altrimenti rischi di perdere i suoi straordinari benefici per la salute.

Lo zucchero contenuto nel miele non è neanche lontanamente paragonabile agli zuccheri raffinati.

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Siccome le api succhiano il nettare di molte piante diverse coprendo lunghe distanze, il fruttosio e il glucosio del miele contengono più di duecentomila agenti e composti fitochimici non ancora scoperti, tra cui sostanze che uccidono gli agenti patogeni, che proteggono il corpo dai danni delle radiazioni e che contrastano le formazioni cancerogene.

I composti fitochimici di quest’ultima categoria, quando entrano in contatto con tumori cancerosi e cisti, bloccano il processo di crescita delle cellule, il che significa che il miele può fermare il cancro sul nascere.

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Lo zucchero facilmente assimilabile e i coenzimi della B12 rendono il miele uno dei cibi più potenti per il cervello; in più, il miele grezzo ripara il DNA ed è molto ricco di minerali come calcio, potassio, zinco, selenio, fosforo, cromo, molibdeno e manganese.

Il nostro sistema immunitario cerca sempre di adattarsi ai microrganismi che incontriamo, e questo è uno dei motivi per cui il miele grezzo – prodotto dalle api, cioè tra le creature più adattabili del Pianeta – è così importante per combattere le malattie infettive e rafforzare le nostre difese immunitarie contro raffreddori, influenze, intossicazioni alimentari e gastroenteriti.

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Il miele grezzo aiuta il corpo a mantenere alte le difese rafforzando i neutrofili e i macrofagi che combattono gli agenti patogeni. (La scienza non ha ancora dimostrato che questi e altri globuli bianchi si nutrono di sostanze fitochimiche immunostimolanti.)

Queste proprietà rendono il miele grezzo anche un potente antinfiammatorio, perché inibisce la proliferazione degli agenti patogeni, impedendogli così di rilasciare tossine che acuiscono le infiammazioni. Il miele è una vera medicina per il Pianeta e per l’AnimA.

MALATTIE
Non Mi Dimenticate, Episyrphus Balteatus, Volare, Bloom

Se hai una delle seguenti malattie, prova a introdurre il miele grezzo nella tua vita.
Infezioni ai seni nasali, infezioni alle orecchie, diabete, ipoglicemia, disturbo da stress post-traumatico, allergie, orzaiolo, infezioni agli occhi, MRSA (stafilococco aureo resistente alla meticillina), infezioni da stafilococco, infertilità misteriosa, sindrome da proliferazione batterica nell’intestino tenue, batterie scariche dell’apparato riproduttivo, insonnia, affaticamento surrenale, raffreddore, influenza, norovirus, ogni genere di cancro, disturbo bipolare, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, morbo di Alzheimer, demenza, tutte le malattie e i disturbi autoimmuni, parassiti, intossicazioni alimentari, infezioni alle vie respiratorie, bronchite, laringite, mughetto.

SINTOMI
Honey Bee, Ape, Miele, Fiori, Primavera, Insetto

Se hai uno dei seguenti sintomi, prova a introdurre il miele grezzo nella tua vita.
Mal di gola, scolo retronasale, infiammazioni, afta, disturbi del sonno, infezioni batteriche all’intestino, tutti i sintomi neurologici (compreso formicolio, intorpidimento, spasmi, contrazioni involontarie, neuropatia e oppressione al torace), cattivo odore, pelle secca, cisti, secchezza agli occhi, capogiri, dolori all’orecchio, mosche volanti agli occhi, febbre, mal di testa, vampate, dolori alle articolazioni, calo di energia, calo della libido, spossatezza, problemi di memoria, perdita della memoria, problemi ai seni nasali, fiato corto, mal di stomaco.

SUPPORTO EMOTIVO

Miele, Pannolino, Cibo, Cellule, Dolce, Nettare, Api

La consistenza appiccicosa del miele non è soltanto una caratteristica fisica, ha anche dei risvolti emotivi. Se il miele fa parte della tua vita, quando vivi un’esperienza positiva che nutre l’AnimA, il ricordo ti resta attaccato e non si disperde tra gli eventi negativi che rischiano di distrarti.

INSEGNAMENTO SPIRITUALE
Se potessi ricostruire l’albero genealogico della tua famiglia risalendo fino alle origini, scopriresti che alcuni tuoi antenati sopravvivevano proprio grazie al miele, che offriva (e offre) uno straordinario nutrimento terapeutico.

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In un certo senso la nostra essenza – la nostra AnimA, il nostro DNA – deriva dal miele. Ciò significa che, se lo evitiamo, tagliamo fuori quella parte di noi in grado di riconnetterci con le origini della vita umana e con noi stessi. Allo stesso modo, dobbiamo chiederci se abbiamo voltato le spalle a qualcos’altro che ci ha reso la persona che siamo oggi.

C’è qualcos’altro nella tua vita che merita di essere rivalutato?

SUGGERIMENTI

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Aggiungi del miele grezzo ad acqua e limone per potenziare i bioflavonoidi del miele e rendere la bevanda più stimolante per il sistema immunitario.
Se senti che ti stai ammalando, prendi un cucchiaino di miele grezzo prima di andare a dormire. È un buon rimedio anche per favorire il sonno.

Per dolcificare le bevande, usa il miele grezzo al posto dello zucchero raffinato o dei dolcificanti che utilizzi di solito. Se possibile, scegli il miele di fiori selvatici.
Per uso esterno, il miele è ottimo per curare piccole ferite e rivitalizzare la pelle. Provalo sulle cicatrici se vuoi accelerarne la guarigione. Consumare miele prima della meditazione rafforza la mente e porta sensazioni piacevoli in tutto il corpo.

GELATO AL MIELE E COCCO

Per due/quattro porzioni

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Avvertenza: questo gelato è pericolosamente buono. Richiede solo pochi minuti di preparazione, una gelatiera, e in meno di un’ora avrai un gelato più sano e molto più gustoso di qualunque altro confezionato.

Come bonus, ti avanzerà del latte di mandorla, che potrai usare nei frullati o gustare come bevanda fresca.

1 tazza di mandorle
2 datteri denocciolati
0,5 cm di stecca di vaniglia tagliata a metà in senso longitudinale
1 tazza e ½ di crema di cocco (2 confezioni da 380 g di latte di cocco freddo)
⅛ di tazza di sale marino
⅛ di tazza di miele grezzo
¼ di tazza di mandorle tritate (facoltativo)

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Per prima cosa, prepara il latte di mandorle miscelando le mandorle, i datteri e i semi che hai raschiato dalla stecca di vaniglia con due tazze d’acqua fino a ottenere un composto omogeneo. Filtra e mettilo da parte.

Poi apri le confezioni di latte di cocco, stando attento a non scuoterle, e preleva la crema densa dalla superficie del latte. In una ciotola mescola la crema di cocco con il latte di mandorle, il sale e il miele.

Versa il tutto nella gelatiera e lavoralo in base alle istruzioni. Servi il gelato cosparso di mandorle tritate e una spruzzata di miele grezzo.

by (Anthony William cibi che ti cambiano la vita)

Alchechengi (Physalis alkekengi)

Le principali sostanze chimiche

I vegetali isolati in mullaca finora includono: ayanin, acido clorogenico, colina, ixocarpanolide, miricetina, phygrine, physagulin A G attraverso, Physalin A K attraverso, physangulide, sitosterolo, vamonolide, withaminimin, withangulatin A, withanolide D, withanolide T e withaphysanolide.

Proprietà: Detergente del sangue

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Principali disturbi trattati tradizionalmente: Eccesso di colesterolo e trigliceridi. Diabete, antinfiammatorio e diuretico, come disinfettante, per l’asma e la malaria.
Utilizzo Orale: Prendere 20 gocce ogni 8 ore, diluito in 1/4 di bicchiere di acqua, tè o succo di frutta. Bambini: 1 goccia per 5 kg di peso ogni 8 ore.

Precauzioni

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Nel caso di persone con ulcere allo stomaco, diluito con il bianco dell’uovo o gelatina. Se è la prima volta che si prende questo farmaco, o se sta assumendo altri farmaci su base giornaliera, gestire progressivamente:
10 gocce ogni 8 ore i primi 3 giorni;
15 gocce ogni 8 ore 3 giorni;
20 gocce ogni 8 ore il settimo giorno.

Non somministrare ai bambini di età inferiore a 1 anno, né per le donne in gravidanza o allattamento al seno.

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Attività biologiche e di ricerca clinica:

Oltre alle azioni anticancro e antileucemica mullaca di, diversi gruppi di ricerca hanno confermato l’attività antibatterica e antivirale di mullaca. Più recentemente, nel 2002 e 2000, mullaca stato dimostrato attivo in vitro contro diversi ceppi di mycobacteriums e micoplasmi (entrambi i tipi molto resistenti di batteri che non sono molto sensibili agli antibiotici standard).

Oltre a queste azioni, ha dimostrato efficaci proprietà antibatteriche in vitro contro numerosi tipi di batteri gram negativi e gram positivi, compresi Pseudomonas, Staphylococcus e Streptococcus.

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Altri gruppi di ricerca in Giappone si sono concentrati sulle azioni antivirali mullaca e studi preliminari indicano che è attivo in vitro contro polio virus che, Herpes simplex virus , il virus del morbillo, e HIV-I – dimostrano effetti inibitori della trascrittasi inversa.
è stata oggetto di recente ricerca clinica (che è ancora in corso),

sulla base degli studi preliminari che dimostrano che è uno stimolante immune efficace, è tossico per numerosi tipi di cancro e cellule leucemiche, e che ha proprietà antimicrobiche. Gli steroidi hanno ricevuto maggiore attenzione, e molte delle azioni documentati anti-tumorali, e anti-leucemica sono attribuite a questi steroidi.

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Vari estratti , nonché questi steroidi estratti vegetali chiamati physalins, hanno mostrato forte in vitro e in vivo (topi) attività contro numerosi tipi di cellule tumorali umane e animali compresi polmone, colon, nasofaringe, fegato, cervice, melanoma e glioma (cervello) le cellule tumorali.

Questa ricerca sul cancro ha iniziato nei primi anni 1980 con i ricercatori in Thailandia e negli Stati Uniti ed è stata verificata con la ricerca effettuata presso l’Università di Taiwan nel 1992 (dove ha dimostrato un effetto significativo nei confronti di cinque linee cellulari tumorali umane e di tre linee cellulari tumorali di origine animale).

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Poi, nel 2001, i ricercatori della University of Houston isolato ancora un’altra sostanza chimica che hanno dimostrato una tossicità significativa contro le cellule tumorali, le cellule nasofaringe, cancro del polmone (adenocarcinoma) così come la leucemia nei topi.

Con le cellule tumorali, la ricerca suggerisce che molte delle sostanze chimiche steroidei della mullaca agiscono a livello enzimatico per arrestare il normale ciclo cellulare nelle cellule tumorali e causare danni al DNA all’interno delle cellule tumorali (rendendoli incapaci di replicarsi).

Asse intestino cervello nell’oncologia

Il ruolo dell’asse intestino cervello nell’oncologia.

Anche nell’oncologia l’efficacia terapeutica è simile a quella delle patologie autoimmuni e neurologiche.

I grandi progressi in questo settore sono principalmente chirurgici e preventivi, mentre per quanto riguarda le terapie occorre distinguere, anche in questo caso, tra i risultati degli studi clinici controllati sponsorizzati, e quelli ottenuti da valutazioni retrospettive.

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I processi tumorali sono caratterizzati da una degenerazione cellulare, ovvero un aumento della velocità di duplicazione della cellula che è stata danneggiata.

L’obbiettivo della medicina convenzionale è quello di studiare questi processi, individuare fasi importanti su cui intervenire per arrestarli.

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La degenerazione cellulare è considerata, quindi, la causa dei tumori, ed è riferita come dovuta a cellule impazzite, in analogia del sistema immunitario impazzito che attacca se stesso nelle patologie autoimmuni.

Mi ricordo una striscia di Charlie Brown che, alzandosi dal letto prima di una partita di baseball, stava attento a scendere prima con il piede destro, in quanto ogni giocatore ha le sue superstizioni.

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Poi, ricordandosi di non avere mai vinto una partita, si chiede se non fosse stato meglio scendere con il piede sinistro.

La medicina, invece, persevera.

Iniziamo dall’inizio: la vita sulla Terra si è, molto probabilmente, formata grazie all’enorme energia messa a disposizione da reattori nucleari ancora vicini alla sua superficie.

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Quello che crea distrugge, così per sopravvivere le prime forme di vita hanno dovuto imparare a riparare il proprio DNA dai danni provocati dall’elevata radiazione.

Sicuramente il numero di specie che si sono estinte è enormemente superiore a quelle sopravvissute. Nel periodo Cambriano la formazione di una atmosfera ricca di ossigeno ha peggiorato la tossicità dell’ambiente aumentando la formazione di radicali liberi, anch’essi responsabili di danneggiare il DNA.

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Pertanto, per sopravvivere, si sono dovuti sviluppare e potenziare i meccanismi in grado di riparare tali danni.

Questo concetto è molto importante in quanto esprime come la sopravvivenza sia legata alla capacità di combattere e di riparare i danni, non alla capacità di evitare gli agenti patogeni.

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Per sopravvivere alla tossicità dell’ambiente, tutte le specie sopravvissute hanno dovuto imparare a riparare velocemente il loro DNA, infatti identici meccanismi sono comuni in specie molto diverse:

dall’uomo agli insetti, anche se gli organismi con genoma complesso presentano una maggiore capacità difensiva.

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L’uomo è sopravvissuto fino ad oggi grazie alla sua capacità di riparare i danni arrecati sia dall’attività metabolica, ma soprattutto dai fattori ambientali come radiazioni elettromagnetiche e ossigeno.

Oggi ci sono persone che combattano contro i mulini a vento additando come causa di tumori l’esposizione ai campi elettromagnetici prodotti dall’uomo, come dagli elettrodomestici, telefonini inclusi, o addirittura dalla semplice corrente elettrica alternata.

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Queste sono briciole rispetto all’energia elettromagnetica, quindi di natura oscillatoria, che proviene dall’Universo.

Nella loro profonda ignoranza arrivano a sostenere che i campi magnetici associati alla corrente elettrica alternata sono pericolosi in quanto “inventati” dall’uomo, non esistenti in Natura.

Non sanno che tutte le radiazioni che arrivano dallo spazio, molte con energie notevolmente superiori a quelle della corrente alternata prodotta dall’uomo, hanno un campo magnetico oscillante associato.

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Equivale ad essere in un isola e difendere una costa da un mare calmo, mentre sulle altre coste c’è un enorme Tsunami. Lo Tsunami al quale siamo continuamente esposti provoca 500 mila lesioni molecolari per cellula al giorno! (1)

Il processo di riparazione del DNA deve essere quindi molto intenso e continuo, se fallisce la cellula può andare in uno stato di dormienza irreversibile, quindi le viene impedito di duplicarsi,oppure seguire un programma di morte cellulare detta apoptosi.

Se anche questa strada fallisce si ha la carcinogenesi .

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E’ noto che l’invecchiamento cellulare riduce la capacità di riparare il DNA, ma, dato che è sempre difficile capire se è nato prima l’uovo o la gallina, potrebbe essere vero l’inverso:

studi su organismi semplici come lieviti o vermi, hanno mostrato che alcuni geni influenzano la durata della vita, se modificati la possono anche raddoppiare.

Le funzioni cellulari riportate per questi geni sono differenti dalla riparazione del DNA, ma è riportato che aumentano la velocità di riparazione, aumentano la produzione di antiossidanti, diminuiscono la produzione di ossidanti.

Come sempre l’uomo ha dato poca importanza alle sue potenti capacità endogene di difendersi, si illude di potersi curarsi assumendo oralmente antiossidanti senza considerare minimamente il tratto gastro-intestinale, quando la stessa longevità dipende, a monte, dalla velocità di riparare il DNA.

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Ancora una volta l’animale uomo ha affidato alla flora batterica il compito di produrre molecole in grado di riparare il DNA. (3,4)

Queste “sartine” sono in grado di percorre il filamento del DNA

riconoscere una alterazione e porvi rimedio in diversi modi. È inoltre riportato che una restrizione calorica aumenta la longevità.

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L’intestino è in grado dirilevare i nutrienti e, in particolare in caso di carenza di carboidrati, alcuni geni inviano un segnale alle cellule di ridurre l’attività metabolica, con lo scopo di preservare i carboidrati per il nutrimento cerebrale.

La riduzione dell’attività metabolica corrisponde ad una riduzione dell’instabilità genomica.

Pertanto i processi di invecchiamento cellulare dipendono in qualche modo dalla velocità di riparazione del DNA cellulare e sono modulati dai nutrienti e da fattori ambientali.

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Si comprende così il ruolo della dieta chetogenica, della curcumina e dell’alfa-lattoalbumina anche nei processi tumorali. Abbiamo visto come la riparazione del DNA non sia l’unico meccanismo protettivo cellulare, se fallisce viene stimolata la morte per apoptosi.

Questa è controllata dal triptofano (5), quindi una banale disbiosi intestinale, che diminuisce il livello di triptofano, decarbossilandolo a indolo e scatolo, mi diminuisce la capacità di indurre a morte per apoptosi le cellule con DNA danneggiato, che non sono stato in grado di riparare.

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Solo quando non si è in grado di riparare il DNA e non si è in grado di indurre la morte per apoptosi, la cellula con DNA danneggiato può andare verso una proliferazione incontrollata,definita carcinogenesi.

La proliferazione cellulare e la morte cellulare per apoptosi si compensano per mantenere circa costante il numero di cellule. Ogni giorno muoiono per apoptosi 50-70 miliardi di cellule, se la morte per apoptosi è più lenta della proliferazione si ha la formazione di un tumore.

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Il tumore è, quindi, un danno genetico che produce una proliferazione incontrollata, superiore alla capacità di indurre morte per apoptosi.

Non si comprende il motivo per cui la medicina convenzionale abbia solo preso inconsiderazione il tentare di limitare la proliferazione incontrollata, quando è evidente che questa rappresenti uno ultimo stadio, una fase già avanzata del processo oncogenico.

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Potenziare, o meglio ripristinare, i meccanismi di riparazione del DNA e potenziare, o meglio ripristinare, la capacità di indurre la morte per apoptosi consentirebbe un intervento precoce, sicuramente da prendere in considerazione.

Dovremo porre più attenzione alle scelte effettuate dalla Natura, comprenderne la sua filosofia, per potenziare i meccanismi naturali di controllo, che nel caso dei tumori sono la riparazione del DNA e la morte per apoptosi.

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Invece, spesso, ci mostriamo presuntuosi, cerchiamo di agire solo sull’anello finale, sull’ultimo sintomo, senza cercare di eliminare le cause.

Eppure la morte per apoptosi è molto importante per la salute del nostro corpo, infatti riguarda anche il controllo del sistema immunitario.

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La produzione di linfociti immaturi avviene a caso, non mirata al riconoscimento di antigeni conosciuti, quindi possono essere inefficaci o dannosi a seconda se non riconoscono alcun antigene o se hanno recettori complementari a molecole endogene.

Durante la maturazione nel timo vengono eliminati per via apoptotica quelli che non sono in grado di legare antigeni estranei, che sono circa il 97% di quelli prodotti.

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Risulta,quindi, evidente il ruolo dell’apoptosi anche nelle patologie autoimmuni, ma anche per queste patologie preferiamo considerare impazzito il sistema immunitario, che cerchiamo di inibire, così come per i tumori preferiamo considerare la proliferazione impazzita, che cerchiamo di contrastare.

Cerchiamo di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati.

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Abbiamo molte evidenze sul ruolo del triptofano nel controllo della risposta immunitaria: nelle donne il suo livello diminuisce al momento dell’ovulazione, proprio per impedire un attacco anticorpale ad un eventuale embrione.

Quando questi ha superato certe dimensioni, il livello di triptofano, e la risposta immunitaria, può risalire, in quanto l’eventuale feto non più attaccabile.

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Alla diminuzione del triptofano corrisponde una riduzione della sintesi cerebrale di serotonina, per cui si ha un aumento di irritabilità, una maggiore dolorosità,insomma tutti quei sintomi che prendono il nome di sindrome premestruale che tutti noi conosciamo, soprattutto i maschietti che hanno imparato a prendere le distanze in quella fase del mese.

La riduzione del triptofano è ottenuta mediante una alterazione della flora intestinale (disbiosi intestinale) che lo decarbossila eccessivamente in indolo e scatolo.

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A differenza dell’uomo, l’intestino della donna è soggetto ciclicamente ad una alterazione della flora, se è indebolito, può snervarsi, come una molla.

A questo punto non è più in grado di ripristinare le condizioni iniziali, cade in uno stato di infiammazione cronica, che è stata definitala madre di tutte le patologie.

(Prof. Paolo Mainardi)
dal libro: Alla Ricerca dell’Una Medicina
RIFERIMENTI
1) Lodish H, Berk A, Matsudaira P, Kaiser CA, Krieger M, Scott MP, Zipursky SL, Darnell J. (2004). Molecular
Biology of the Cell, p963. WH Freeman: New York, NY. 5th ed.
2) Spindler SR. (2005). Rapid and reversible induction of the longevity, anticancer and genomic effects of caloric restriction. Mech Ageing Dev 126(9):960-6.
3) Cunningham RP. DNA repair: how yeast repairs radical damage. Curr Biol. 1996 Oct 1;6(10):1230-3. Review.
4) van der Kemp PA, Thomas D, Barbey R, de Oliveira R, Boiteux S. Cloning and expression in Escherichia coli of the OGG1 gene of Saccharomyces cerevisiae, which codes for a DNA glycosylase that excises 7,8-dihydro-8- oxoguanine and 2,6-diamino-4-hydroxy-5-N-methylformamidopyrimidine. Proc Natl Acad Sci U S A. 1996 May 28;93(11):5197-202
5) Platten M, Wick W, Van den Eynde BJ. Tryptophan catabolism in cancer: beyond IDO and tryptophan depletion. Cancer Res. 2012 Nov 1;72(21):5435-40

Vitamina B12

Il suo nome scientifico è cobalamina

il nome deriva dalla presenza di cobalto nella sua struttura, svolge diverse funzioni fondamentali per il nostro organismo, e provoca degli scompensi nel caso in cui essa sia carente.

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E’ una vitamina idrosolubile (solubile in acqua) che si degrada alla luce e che una volta assunta attraverso i cibi, nello stomaco si lega ad una proteina, detta FATTORE INTRINSECO, prodotta dalla mucosa gastrica, che permette di veicolare la vitamina nell’intestino tenue e di essere così assimilata.

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In mancanza di questo fattore la vitamina B12 viene quasi completamente eliminata con le feci

Esistono diverse forme di cobalamina a seconda di piccole differenze a livello strutturale e di composizione, la cianocobalamina, termine con cui si identifica comunemente la vitamina B12, rappresenta la forma più stabile, sotto cui viene commercializzata nei comuni farmaci ed integratori alimentari.

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Dove possiamo trovarla?

La vitamina B12 può essere sintetizzata in natura solo da batteri, funghi e alghe. È presente, seppure in piccolissime quantità, in tutti gli alimenti di origine animale per l’accumulo delle quantità sintetizzate dai batteri. Il fegato ne è particolarmente ricco. Gli alimenti vegetali non contengono vitamina B12, salvo nel caso in cui siano stati contaminati da microrganismi.

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Più specificatamente, possiamo trovare la vitamina B12 nella carne, nel pesce e nei prodotti di derivazione animale come il latte e le uova. Anche i cereali integrali considerati a forte carico glicemico contengono cianocobalamina

Le sue proprietà

Agendo in sinergia con le altre vitamine del complesso B, la B12 è fondamentale per il buon funzionamento delle cellule nervose e dei globuli rossi. Inoltre è preziosa per sintetizzare il DNA, materiale genetico presente in ogni cellula.

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Cosa può comportare un’eventuale carenza?

L’uomo è in grado, pur essendo una vitamina idrosolubile, di accumulare vitamina B12 in riserve importanti a livello epatico, riuscendo così a coprirne il fabbisogno.

  • In qualsiasi caso carenze di questo micronutriente sono osservabili soprattutto in specifiche condizioni, come ad esempio seguendo un regime alimentare vegetariano, o vegano, molto restrittivo; quindi privo di ogni alimento di origine animale, quasi unica sua fonte alimentare.

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  • Un’altra condizione è quella patologica di Anemia Perniciosa, malattia cronica provocata dal mancato assorbimento della vitamina B12, a sua volta dovuto alla mancanza o allo scorretto funzionamento del fattore intrinseco intestinale, che come abbiamo visto poco fa è indispensabile per poter mettere in riserva la vitamina.

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  • Un eccessivo consumo di alcol;
  • o una condizione squilibrata della flora batterica intestinale.
  • Infine anche l’utilizzo frequente di farmaci antiacidi per patologie gastriche può ridurre l’assorbimento del nutriente in questione.

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A livello sintomatico una grave carenza di Cobalamina può provocare oltre all’anemia, stanchezza e debolezza muscolare; tremori e movimenti instabili. Addirittura un deficit di vitamina B12 può portare ad incontinenza, ipotensione (pressione bassa), problemi di vista, coronarici e di trombosi.

Conclusione

Con lo scopo di mantenere dei buoni livelli di questa vitamina è auspicabile consumare cibi che ne sono ricchi, come la carne, le uova, il pesce, e per chi segue un’alimentazione vegetariana o vegana, integrare se possibile con un multivitaminico ben bilanciato.

E’ importante oltretutto mantenere in ottima condizione la nostra flora batterica, poiché assume un ruolo cruciale nell’assimilazione di tutte le sostanze che introduciamo attraverso il cibo.

Dott.ssa Carolina Capriolo