Il gobbo

Malattia linguaggio dell’AnimA

La gobba è prodotta dalla curvatura della colonna vertebrale e le cause di tale deformazione possono essere diverse. Malattie quali la tubercolosi o il rachitismo possono facilitare la rottura dei corpi vertebrali, oppure può essere congenita o verificarsi in seguito a incidente.

Nel suo effetto scioccante, questa protuberanza ci ricorda non solo il «cane gobbo», ma anche la strega ricurva delle favole:

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in entrambi lo sguardo non è rivolto al cielo, bensì verso il basso, a terra.

Tutto ciò che è basso, come abbiamo già detto parlando del simbolo del serpente, suscita però in noi una certa diffidenza se non addirittura un senso di disgusto.

I bambini, ad esempio, avvertono una diffidenza naturale nei confronti di chi è gobbo ed evitano di avvicinarsi alle persone afflitte da questa deformità.

Cammello, Camelus Bactrianus, Paarhufer, Mammifero

In tal caso si tratta chiaramente non di un rifiuto dell’individuo in quanto tale, ma di un’avversione nei confronti del suo aspetto fisico: il suo difetto è simbolo di un tema di cui il soggetto per lo più non ha chiara consapevolezza.

Coloro che sono segnati in questo modo dal destino, sono costretti fin dall’inizio a questo rapporto con il male.

Secondo una credenza popolare piuttosto diffusa, la gibbosità è una punizione per delitti antichi, per gli uomini orientali sarebbe un castigo karmico o una penitenza. Senza entrare nel merito del compito che accompagna nella vita questa problematica, si può affermare che la figura ricurva è quella del penitente.

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Le persone piegate dal destino hanno chiaramente poche possibilità di affrontare il mondo con un atteggiamento offensivo e di confronto.

Hanno gli occhi rivolti a terra e danno l’impressione di persone vinte. Il portamento a cui sono costretti impedisce certe esperienze in questa vita: esse risultano impossibili, mentre se ne presentano altre.

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Il compito corrisponde in linea di massima a quello del malato di sciatica, anch’egli ricurvo, però in questo caso va ancora di più a fondo e agisce in modo ancor più radicale: si tratta di imparare cosa sia l’umiltà assumendo un atteggiamento non umiliato.

In un tema così carico di emozioni, il problema del giudizio è particolarmente pericoloso. Quasimodo, il campanaro di Notre-Dame, è un esempio di tale realtà. Sulla base delle mie esperienze, posso dire che la persona più umile che abbia incontrato è una donna gobba molto anziana.

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Ella si è servita del suo aspetto esteriore di strega, per svolgere il ruolo di angelo per le persone amate e svolgere così il proprio autentico compito.

Dalle umiliazioni del destino ha fatto nascere l’umiltà. Oltre alla pazienza angelica e al senso di amicizia che la contraddistinguono, mi ha colpito l’accettazione incondizionata del suo destino.

Domande
1. Per quale motivo il mio destino vuole prendermi per il naso? Permetto che mi si prenda in giro? Sono io stesso a farlo? O lo faccio insieme agli altri?
2. Cosa ho ignorato di ciò che avevo accanto a me, ai miei piedi? Come reagisco di fronte alla gibbosità?
3. In quali contesti tendo a incurvarmi, in quali lascio che lo facciano gli altri?
4. Di fronte a cosa piego la testa? Gli altri devono inchinarsi davanti a me?
5. Quali sono le situazioni che mi umiliano? In quali sono io stesso ad umiliarmi?
6. Quale è il rapporto tra il mio comportamento e l’umiltà?
7. Come mi pongo di fronte alla vita?

(Rudiger Dahlke)

Cifosi, lordosi e lo scapolo impenitente

Malattia Linguaggio dell’AnimA

La vicinanza degli opposti, che è apparsa chiaramente nei problemi ai dischi intervertebrali, si manifesta con pari evidenza nei portamenti viziati.
 
Cifosi e lordosi rappresentano infatti le due facce della stessa medaglia. La cifosi è un fenomeno che caratterizza i bambini piegati, e talvolta già spezzati dalla vita (che anche da adulti conserveranno le stesse caratteristiche).
 
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La sincerità del sintomo, che salta agli occhi di qualsiasi osservatore, è una vera e propria spina nel fianco per gli educatori, che non vogliono accettare i risultati del loro lavoro e non si stancano affatto di ripetere sempre le stesse ammonizioni:
 
«Stai dritto!», «Petto in fuori, pancia in dentro!», Un valido allenamento porta sempre a risultati sicuri e col passare del tempo i bambini possono rinunciare al modello compensatorio della cifosi e indossare i panni della «lordosi» o del «piccolo ufficiale».
 
Fotografo, Macchina Fotografica, Fotografia, Lente

Si può rompere la schiena a qualcuno senza bisogno di toccarla materialmente.

Per domare un cavallo, è necessario piegare la resistenza della sua colonna: analogamente, anche la schiena di un uomo domato diventa docile e flessibile, ma non è più in grado di fargli affrontare la vita a testa alta e di seguire i propri interessi.
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Un individuo piegato spiritualmente non può essere che curvo e di fatto anche insincero, poiché non starà eretto di fronte alla vita.
 
Il dialetto tedesco, per definire questa situazione, si serve dell’immagine del ciclista, che flette la propria schiena per poter procedere nel modo più efficace. Questa immagine è propria di chi ha rinunciato a vivere e si incurva verso l’alto per camminare con gli occhi rivolti in basso.
 
Ragazzo, Facepalm, Bambino, Gioventù, Esasperato
 
Anche altre situazioni, come quella dell’adulatore non del leccapiedi, rivelano comportamenti ugualmente opportunistici, a cui è comune la mancanza di un comportamento retto e soprattutto di una autentica linea di condotta.

Si tratta di persone volubili, incapaci di procedere in modo giusto e corretto.

Nel loro essere spiritualmente prostrati incarnano una regressione nel tempo e ci ricordano la condizione dei primi uomini che non avevano ancora assunto la posizione verticale.
 
Montagna, Sentiero, Cielo, Nuvole, Orizzonte, Paesaggio
 
Probabilmente si tratta di una regressione che non li offende, anche se noi ripensiamo tanto malvolentieri ai tempi oscuri del nostro comune passato.

La lordosi è, come abbiamo già detto, il vicino polo opposto.

Il suo nome(73) è già una precisa indicazione sullo stato della schiena. Se la cifosi porta in sé l’immagine di una persona che con i suoi problemi ai dischi intervertebrali è curva e umiliata, la lordosi è il simbolo del piccolo borghese chiuso a uovo e immerso nella vita quotidiana.
 
Il suo bacino tende in avanti per equilibrare la deformazione della colonna e, per dare un’impressione in un certo qual modo eretta, questo individuo deve ritrarre al massimo il proprio petto.

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Il risultato è il portamento a punto interrogativo (?), emblema della sua esistenza.

 
Mentre il gobbo si inchina di fronte a tutti, per non urtare gli altri, chi è affetto da lordosi tenta di fare tutto nel migliore dei modi allo scopo di suscitare negli altri una buona, cioè rispettabile impressione. Sfruttano all’estremo l’elasticità della colonna vertebrale e veleggiano nella vita.
 
Albero, Viale, Retroilluminazione, Sun, Campo, Via
 
L’atteggiamento sbagliato più raffinato, perché più difficile da riconoscere e capace di suscitare un effetto di grande rispettabilità, si ritrova nella figura dello scapolone.
 
Irrigidito, dritto come un fuso, il modello dello «scapolone» racchiude in sé contemporaneamente l’idea della rettitudine e di un portamento eretto e senza macchia, sostenuto da un petto rigonfio di orgoglio ma sempre sulle difensive e  visto che un tale atteggiamento non è naturale ma finalizzato alle apparenze, è lecito sospettare che dietro di esso, rintanata nell’ombra, si nasconda segretamente ricurva una persona affetta da lordosi, servile.
 
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I bambini vinti, educati a questo portamento, ne costituiscono un esempio triste, i soldati spesso un esempio comico.

Più duro è l’addestramento, «migliori» sono i soldati.
 
L’allenamento mira fondamentalmente a formare dei «servitori» della volontà e a rompere loro la schiena. «Sguardo a sinistra!», «Sguardo fisso!», «In piedi, in silenzio!», «Riposo!» e così via.
 
Foresta, Percorso, Nebbioso, Isola Di Cumberland
 
Sono richieste abnegazione incondizionata e obbedienza cieca e si insiste su questi punti fino a provocare nel ragazzo il cambiamento desiderato. Il soldato del resto non deve né pensare né curarsi dei propri interessi; se infatti ponesse in discussione le idee di un generale o di un politico, metterebbe in gioco la propria vita.
 
Deve agire in base agli ordini impartiti da un estraneo, senza neanche riflettere. Riceve tutte le istruzioni necessarie: dalla direzione verso la quale guardare fino al modo in cui muovere ciascuna delle proprie vertebre.
 
Foresta, Percorso, Alberi, Vicolo, All'Aperto
 
Un soldato scelto, che ha interiorizzato questo ideale, viene orgogliosamente chiamato «macchina da guerra».
 
Ma per diventare una macchina è necessario annullare la propria volontà, cioè accettare incondizionatamente le indicazioni di una guida estranea.
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La spina dorsale viene educata e raddrizzata attraverso una serie ferrea di comandi, e poiché né il nemico né il proprio comandante si lascerebbero impressionare alla vista di soldati gibbosi, questi vengono allenati ad essere rigidi come pali.
 
Gli ordini, ingenui e primitivi, che vengono impartiti in proposito sono i seguenti: «Attenti!», «Petto in fuori!», «Presentatarm!», Assumere un tale portamento in battaglia è semplicemente assurdo, ma lo scopo dell’addestramento non è formare dei soldati, bensì delle marionette abituate all’obbedienza cieca.
 
Luce Del Sole, Foresta, Modo, Percorso, Serata
 
Che le persone che ricevono una tale educazione si sentano demoralizzate, va da sé. Un’educazione che costringe l’allievo ad acquisire le caratteristiche di un robot sottomesso, malleabile e disposto ad annullare i propri pensieri, ha come obiettivo il conseguimento della proverbiale obbedienza dei cadaveri.
 
Il portamento di chi è affetto da lordosi, che fa da contrappunto agli altri tre atteggiamenti estremi di cui abbiamo parlato, si avvicina quindi a quello dei soldati nella misura in cui viene represso interiormente da un’energia instabile.
 
Amore, Coppia, Romanticismo, San Valentino
 
Gli uomini hanno volutamente creato questo personaggio ideale che ha come qualità principali la rettitudine e la duttilità. Gli eroi «buoni» dei film irradiano la loro onestà e la loro forza interiore di uomini pronti a combattere per i propri diritti.
 
Anche i soldati possono appartenere a tale categoria: ci vengono in mente, a questo proposito, il guerriero Arjuna, l’eroe della Bhagavad Gita, Pallade Atena o l’ideale di guerriero degli sciamani, che è così orgoglioso da non inchinarsi di fronte a nessuno e così umile da non permettere, a nessuno di inchinarsi di fronte a lui.
 
Arrow, Destinazione, Gamma, Bullseye, Sport, Obiettivo
 
L’immagine più bella di questo portamento mi sembra quella del maestro di Tai – chi, che grazie alla sua agilità riesce a catturare un uccello.
Rimanendo in silenzio in posizione eretta chiede al volatile di posarsi sulla sua spalla.
 
L’uccello si posa, perché nel coraggio avverte che non c’è affatto bisogno di aver paura. Quando però cerca di riprendere il volo, non vi riesce.

Il maestro, rispettoso della volontà dell’animale, lo lascia libero con un movimento fluttuante.

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Affinché l’uccello possa ritrovare la sua libertà, il maestro deve opporgli resistenza.

 
La nostra escursione, iniziata in una nursery, ci ha portati alla formazione di guerrieri coscienti, ci ha aiutato a comprendere che nei comportamenti estremi della colonna vertebrale ci troviamo di fronte ad un unico tema, che si avvolge attorno all’asse: da un lato un atteggiamento interiore mobile come una banderuola e privo di rigidità, dall’altro coraggiosa rettitudine.
 
Dardo, Destinazione, Hits, Occhio Di Bue, Accuratezza
L
‘espressione «danni al portamento» è veramente significativa in questo contesto, perché ci dimostra che una posizione, se non idonea al soggetto, è necessariamente nociva.

Domande a quanti soffrono di cifosi:

1. Mi piego attraversando la vita? Di chi temo i colpi, chi calpesto? Di cosa ho paura?
2. Per chi o per che cosa mi piego?
3. Cosa mi aspetto da ciò? Dove voglio arrivare con questo?
A quanti hanno la lordosi:
1. Cosa è vuoto nella mia vita?
2. A chi voglio dimostrare qualcosa?
3. Quali colpi temo, di fronte a cosa voglio essere elastico?
A quanti sono rigidi come pali:
1. Da dove nascono le mia efficienza e la mia obbedienza?
2. Cosa mi accade quando assumo esteriormente un certo atteggiamento?
3. Quali motivi sono alla base del mio orgoglioso portamento?
(73) Il termine tedesco per lordosi è Hohlkreuz, che letteralmente potrebbe essere tradotto croce cava o concava (N. d. T.).
 
(Dott. Rudiger Dahlke)

Problemi ai dischi intervertebrali

Malattia espressione dell’AnimA

Il peso di carichi consapevoli, ma soprattutto quello dei carichi psico-spirituali inconsci agisce sui dischi intervertebrali.

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dischi vertebrali

Finché è possibile, questi si adattano, ma arriva il momento in cui l’anello fibroso che contiene il nucleo cede, provocando un’ernia. Il dolore, i disturbi nelle percezioni e infine la paralisi ci rivelano quanto possa essere pericoloso imporre alla spina dorsale una pressione eccessiva: si diviene incapaci di muoversi e di lottare e si vorrebbe gridare di dolore.

La struttura anatomica favorisce la formazione di ernie in certi punti: laddove il sistema che provvede ad ammortizzare gli urti è meno efficiente e nei punti in cui il carico è più pesante, il disco intervertebrale è sottoposto a uno sforzo maggiore.

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Più del 90% delle ernie si forma tra dischi situati nel tratto terminale della colonna e in particolare tra le ultime due vertebre. I cani mordono gli ultimi, dice il proverbio.

Ciò che di morbido e femminile è finito tra le due macine maschili, ha dovuto cedere e ora chiede aiuto attraverso il dolore;

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gli ortopedici preferiscono asportare: solo allora potrà smettere di far male, sostiene la loro logica. Ma l’intervento chirurgico non risolve affatto il problema, si limita ad accantonarlo temporaneamente. L’ernia del disco simboleggia del resto il tentativo di allontanare la pressione crescente.

L’operazione porta rapidamente alla diminuzione della tensione, il tema viene però sprofondato nell’ombra e raggiunge profondità, dalle quali riemergerà alla prima occasione.

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Gli antefatti dell’ernia del disco hanno luogo molto tempo prima della sua comparsa: il nucleo gelatinoso, sano ed elastico, che si trova all’interno del disco intervertebrale, si adegua in genere a tutte le spinte che riceve.

Se perde di elasticità, non riesce più a spostarsi e con l’aumento della pressione cresce il pericolo che l’anello che lo contiene si laceri.

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Se questo accade, il nucleo fuoriesce, senza bisogno di pressioni eccessive, dalla fessura che si è formata nell’anello, provocando una sofferenza delle radici nervose, e se l’erniazione è laterale anche dei territori innervati. Attraverso i fasci nervosi il dolore arriva alle zone periferiche.

Nella sciatica arriva ai polpacci e ai piedi.

Più raramente i dischi schiacciati fanno pressione nel centro, contro il midollo. I dolori sono allora percepiti nelle parti inferiori del corpo, dalle quali provengono i fasci nervosi coinvolti.

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Si può arrivare alla paralisi, sia delle gambe che della vescica o dell’intestino.
Dopo la comparsa dell’ernia, il nucleo, se sottoposto a una nuova pressione, scivola nella sua posizione originale e la terapia consigliata a tale scopo consiste in cicli di trazioni e in manovre chiropratiche.

Tuttavia il paziente deve essere sempre consapevole che l’ernia può manifestarsi di nuovo dopo qualsiasi sforzo.

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Per arrivare a una soluzione reale, il nucleo molle dovrebbe essere definitivamente liberato dalla pressione che lo opprime. Può essere di aiuto rimettere a posto le ossa che sono state spostate, però in ultima analisi il problema va risolto a livello psicologico e spirituale.

Quando parliamo di lombalgia o di colpo della strega, ci rendiamo conto che quest’ultima espressione non appartiene soltanto alla lingua tedesca, ma a tanti altri idiomi.

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Nell’antichità si credeva che sofferenze, malattie e in particolare i dolori che si manifestavano improvvisamente fossero mandati dal destino e dagli dèi Ecate e Pandora avevano proprio questo incarico.

Nella lingua scozzese e in quella irlandese esistono parole come Alnschofβ e Elfflint, che indicano entrambi il colpo della strega. Gli antichi vedevano nei dolori che compaiono in modo fulmineo un’apparizione del maligno e ne attribuivano la causa alle streghe malvagie.

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Al giorno d’oggi, anche se abbiamo superato queste spiegazioni causali, accettiamo ancora il meccanismo della proiezione. Molte persone non sono aliene dall’idea che qualcuno, certamente non loro, potrebbe aver provocato l’ernia servendosi di qualche stratagemma misterioso.

Per questo l’espressione «colpo della strega» è accettata anche dalla nostra cultura. Forse la prima vittima di questa malattia era alla ricerca di una «maga», che lo incantò letteralmente col suo fascino. Se avesse resistito alla magia, la sua colonna vertebrale avrebbe partecipato al gioco senza doverne poi soffrire.

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Chi però si lascia incantare senza voler ammettere di aver partecipato al gioco, rischia di sperimentarne personalmente le dolorose conseguenze, fino a che non ha più dubbi sul suo ruolo.

L’espressione «colpo della strega» getta la responsabilità addosso alla strega, che senza motivo avrebbe colpito l’uomo alle spalle. In verità una «maga», anche la più pericolosa, può far girare solo quella testa (e quella colonna vertebrale) che si lascia incantare.

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Naturalmente ci sono moltissime situazioni in cui ci si può far male e che non hanno niente a che fare con le streghe. In comune hanno però il modello, poiché in entrambi i casi si tratta di movimenti incontrollati che non siamo in grado di sopportare.

Se l’ernia del disco permane nell’organismo per un lungo periodo, manifesta inizialmente al soggetto la propria presenza attraverso il prurito, poi qualcosa di simile a «un formicolio» e infine attraverso la paraplegia.

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La malattia fa inizialmente la sua comparsa attraverso percezioni errate e irregolari provenienti dalla metà inferiore del corpo.

La paralisi mostra poi quanto la parte danneggiata sia ormai priva di vita e ingovernabile. Il compito per risolvere il problema viene indicato dagli stessi sintomi.
Le cattive percezioni attirano l’attenzione verso il basso e sottolineano la necessità di occuparsi di quel settore.

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Nella paralisi si manifesta una forma errata di distensione. Occorre allora vivere in modo libero tale distensione in rapporto all’addome e alle gambe. L’ostacolo che impedisce alle gambe di svolgere le proprie funzioni è collegato ai temi dello stare in piedi (solidità, stabilità, indipendenza, autosufficienza) e dell’andare (procedere, progredire, alzarsi).

È necessario eliminare la tensione, portare distensione in questi campi.

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Per comprendere la problematica legata ai carichi bisogna esaminare i sintomi attraverso cui di volta in volta si manifesta. Alcune persone sofferenti di ernia del disco non riescono ad esempio più ad alzarsi in piedi e si muovono con la schiena curva in avanti e il bacino rigido. Il dialetto tedesco li definisce scherzosamente «cani curvi», ma il loro atteggiamento esprime la mancanza di lealtà.

Appare concretamente agli occhi di tutti quanto sia per loro doloroso camminare in posizione eretta, e di conseguenza essere leali. Non riescono a comportarsi in modo leale, e mostrano di non avere una spina dorsale.

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La soluzione consiste nell’assumere consapevolmente uri portamento curvo e sottomesso: il paziente deve piegarsi simbolicamente per trasformare l’umiliazione in autentica umiltà.

All’interno della diagnosi «camminare» troviamo situazioni molto diverse. I pazienti che camminano rigidi come pali, in atteggiamento esa¬geratamente eretto, somigliano a dei robot: i loro movimenti sono a novanta gradi, poiché è per loro impossibile curvare la schiena.

La loro malattia mostra efficacemente la loro inflessibilità, rigidità e mancanza di vita.

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Camminano impettiti lungo le strade della vita, che rimangono loro estranee, perché i loro movimenti sono deboli e i passaggi incerti. La loro andatura fa capire chiaramente che loro non sono agibili alle sfumature e alle vie di mezzo.

Strutture rigide e rettitudine esagerata determinano prepotentemente la loro vita. Toni medi e autentica umiltà rimangono loro estranei.

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La loro rettitudine eccessiva sembra artificiale: appare come una sorta di stampella, che li costringe a procedere impettiti e vittoriosi, ignari però della vita vera. Anche la figura dello scapolone o dell’ufficiale prussiano si adatta a questo stato d’animo.

Per eliminare questi sintomi si raccomanda di cercare quella rettitudine che si vuole dimostrare agli altri, perché non si può procedere liberamente se si è soffocati da un corsetto troppo rigido.

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Entrambi i tipi condividono un problema comune da punti di vista opposti: la rettitudine.

Il «cane gobbo» deve redimere la sua condizione e far emergere l’umiltà nascosta. Se ci riesce, incontra l’onestà e la rettitudine del polo contrario. Lo «scapolo» deve accettare la propria rigidità e imparare a far emergere lealtà e rettitudine a livello psicologico e spirituale.

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Se trova in sé questa profonda onestà, potrà raggiungere le profondità della vita, piegare la schiena e affrontare umilmente la vita. Prendendo le mosse da situazioni opposte di tensione, alterigia e umiliazione si vengono incontro, prospettando lo stesso tema di base: rettitudine e umiltà.

Anche quando sembrano molto lontane fra loro, sono in realtà molto vicine.

Nessuno quanto una persona superba corre il pericolo di essere umiliata. E nessuno appare tanto arrogante e sgradevole quanto il gobbo, che ignora il proprio modo (o malo modo) di essere. Un volta affrontato il problema, la loro vicinanza diviene ancora più evidente, perché chi è veramente umile è anche sincero.

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Un altro elemento significativo è il fattore riposo a cui la maggior parte di coloro che soffrono di ernia del disco sono obbligati, dal momento che ogni movimento provoca loro dolore. Evidentemente il carico che avevano accettato di portare era eccessivo e ora soffrono sotto il peso della loro stessa vita. II sintomo li cura, costringendoli a riposarsi.

Possono così riflettere tranquillamente sui perché e i percome hanno preso su di sé tanti carichi, o hanno permesso ad altri di farlo. Alla fine di tale analisi scopriranno di aver cercato intensamente il riconoscimento altrui attraverso prestazioni particolarmente impegnative.

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La vertebra più esterna che esprime ambizione e scalata sociale, segnala un deficit interiore che opprime tutta la colonna. Il compito consiste nell’accettare i propri limiti con serenità, invece di cercare attraverso faticosissime prove esteriori di nascondere il proprio senso di inferiorità.

Dato che questa situazione costringe a riposarsi, è opportuno abbandonare i pesi superflui e starsene tranquilli.

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Accade più di rado che i pazienti abbiano i dolori più atroci proprio mentre si trovano in posizione di riposo o sono addirittura sdraiati e che di conseguenza vaghino insonni o a causa del male cerchino di dormire seduti.

In questo caso il sintomo costringe al movimento e impone uno stato di veglia. Il problema quindi non è continuare a stare a letto e a riposare, ma agire immediatamente con rettitudine e responsabilità.

Domande
1. Come va col tema rettitudine nella mia vita?
2. Mostro di avere una colonna vertebrale e faccio onestamente le cose più importanti?
3. Sono flessibile e pieghevole, capace di umiltà vera?
4. La mia parte femminile è sottomessa a quella maschile, o addirittura oppressa?
5. Porto inconsapevolmente pesi che non affronto consapevolmente?
6. Quali carichi accetto di portare per ottenere il riconoscimento altrui?
7. Il mio sintomo richiede da me riposo o movimento?

(Dott. Rudiger Dahlke)

Digiuno e Terapia

Il digiuno come terapia

L’uso del digiuno per curare le malattie risale al passato.

Frequentemente è associato a riti religiosi con la convinzione che abbia la funzione di purificare il corpo. In quasi tutte le religioni la pratica del digiuno facilita la meditazione, quindi stimola le funzioni cognitive, l’addestratore porta i cani sul campo di addestramento digiuni, in quanto più attenti e vigili.

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Durante il digiuno il corpo utilizza le sue riserve per le necessità metaboliche: diventa autofago, cioè si nutre di se stesso. La condizione di digiuno è presente nella vita degli animali, per esempio durante l’estro.

Molti animali digiunano nel periodo dell’estro, nonostante i maschi siano intensamente attivi negli accoppiamenti e nelle lotte con i rivali.

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Anche la migrazione degli uccelli migratori o dei salmoni corrisponde ad un periodo di digiuno, durante il quale vengono consumate le riserve. Spesso gli animali digiunano se feriti o malati o se in condizioni di disagio.

Quindi il digiuno svolge un ruolo di potenziamento, non indebolimento, sia delle perfomance fisiche sia della capacità di attivare processi di auto-guarigione.

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Interessante il collegamento con la metamorfosi, in cui si assiste ad una profonda ristrutturazione del corpo, sfruttando unicamente le riserve energetiche, o con il letargo o il sonno, che costituiscano periodi di rigenerazione. Quindi il digiuno favorisce i processi di guarigione da traumi o malattie.

Anche se è ovvio che il protrarsi del digiuno porta alla morte, nella fase iniziale si nota un

miglioramento delle condizioni psico-fisiche, le stesse notate nel 1800 con la dieta chetogenica.

Risultati immagini per digiuno

Risposta al digiuno.

Durante il digiuno consumiamo le scorte di grassi e di zuccheri, ma quest’ultime sono limitate, pertanto la glicemia diminuisce. Questo stato allerta il cervello il cui combustibile è prevalentemente glucosio.

Al protrarsi del digiuno stimola nel fegato la sintesi di corpi chetogeni a partire dai grassi, il loro livello plasmatico aumenta fino al raggiungimento di un valore soglia che attiva un trasportatore alla barriera ematoencefalica.

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Quindi il loro livello plasmatico non aumenta più, entrano nel cervello dove costituiscono il combustibile di riserva dei neuroni. Nei diabetici il livello plasmatico continua invece ad aumentare e ci può essere pericolo di morte.

Nonostante le riserve di grasso siano superiori a quelle di carboidrati, anche la sintesi dei chetoni non tranquillizza il cervello, se il digiuno si protrae deve convincere l’uomo ad uscire dalla tana in cerca di cibo.

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Per far questo agisce sull’intestino, aumenta la disbiosi del triptofano) riducendo la sua captazione cerebrale, quindi la sintesi di serotonina: l’uomo diventa ansioso e percepisce lo stimolo della fame.

La diminuzione del livello plasmatico di triptofano facilita la captazione cerebrale della tirosina, che compete per lo stesso trasportatore.

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La tirosina è il precursore della dopamina (movimenti fini), della noradrenalina (funzioni cognitive) e dell’adrenalina (forza fisica).

Quindi l’uomo è spinto dalla fame e dall’ansia ad uscire dalla tana, ma più forte e più sveglio per evitare che uscendo in cerca di cibo si trasformi in cibo.

La storia della digiuno terapia.

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La pratica della digiuno terapia si perde nella notte dei tempi ed è giunta sino a noi grazie alla medicina non convenzionale. La medicina convenzionale valuta il digiuno pericoloso per la salute, nonostante quanto riportato da Ippocrate, che viene riconosciuto come il padre della Medicina, e da Galeno.

Risultati clinici del digiuno su 155 pazienti epilettici sono stati riportai nel 1932 dal dott. C. Clemmensen (1), mentre il dott. Casey a. Wood pubblicò un resoconto riguardante l’influenza del digiuno su sette casi di reumatismo articolare acuto.

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Negli anni quaranta, il digiuno fu applicato con buoni risultati per la cura di cardiopatici( 2) James Mc Eachen studiò dal 1952 al 1958 715 soggetti affetti da patologie varie curate col digiuno e Robert Gross 680 casi dal 57 al 63. Anche William L. Esser utilizzò il digiuno in varie patologie..

W.H.Hay ha trattato 400 pazienti affetti da appendicite acuta e cronica con digiuni prolungati, riscontrando la guarigione pressoché nella totalità dei casi; descrive inoltre gli ottimi risultati del digiuno in malattie psichiatriche.

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Y.S.Nicolayev applicò il digiuno a 140 pazienti schizofrenici riportando risultati positivi su 45. (3) Allan Cott ha messo a punto ,nel centro che dirige, un programma di 25 giorni di digiuno per il trattamento della schizofrenia, sulla base del metodo di Y. Nicolayev.

E’ interessante correlare i risultati riportati con l’applicazione del digiuno con i recenti risultati sul ruolo dell’infiammazione nelle diverse patologie, in quanto è evidente come il digiuno sia in grado di disinfiammare l’intestino.

(Prof. Paolo Mainardi)
dal libro: Alla Ricerca dell’Una Medicina
Riferimenti
1) C. Clemmensen ‘’Inanizion and epilepsy: studies on the influence of inanition upon epileptic
attacks.’’ Copenhagen, Levin e Munksgaard,1932.
2) “L’azione del digiuno prolungato sul bilancio idro-salino dei cardiopatici scompensati”, “L’azione del digiuno
prolungato sul bilancio energetico dei cardiopatici scompensati”, Giorgio Dagnini, Modena, 1949
3) Y.S.Nicolayev “Controlled fasting cure of schizophrenia”, Moscow 1963