Permeabilità Intestinale

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La sindrome della permeabilità intestinale è una malattia autoimmune e alcuni medici ritengono che sia la causa principale di molte patologie gastrointestinali, oltre a problemi come la spossatezza cronica o la sclerosi multipla.[1]

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Il problema maggiore è che i medici non la sanno riconoscere e se ti va bene ti faranno dei test di intolleranza che ti troveranno intollerante quasi a tutti i cibi. Ma il problema non sarà risolto mangiando brodo a vita, bisogna riparare le pareti intestinali.

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Sebbene sia un disturbo non ancora ampiamente riconosciuto come malattia, si ritiene che una porosità o permeabilità del tratto intestinale sia responsabile di un’ampia gamma di sintomi. Tra questi ci sono dolore cronico o disturbi dell’apparato digestivo, gonfiore, depressione, spossatezza cronica, allergie alla pelle e sfoghi cutanei. Sebbene non sia ancora chiaro con esattezza cosa provochi la malattia, è però possibile ridurne i sintomi apportando dei cambiamenti all’alimentazione e allo stile di vita.

Se l’organismo è in salute ha a disposizione un potente esercito che ci difende da virus, batteri e parassiti. L’esercito è il sistema immunitario che protegge il nostro intestino e il flusso del sanguigno da invasori esterni. Il sistema immunitario è composto da una rete complessa di cellule e organi specializzati impegnati costantemente a distinguere qualsiasi anomalia presente nel nostro organismo.

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Per combattere questi patogeni il sistema immunitario produce anticorpi. Sfortunatamente questo potente esercito a volte può avere una reazione anomala e rilasciare sostanze ed anticorpi al fine di contrastare la sostanza erroneamente identificata come nociva.

Questo fenomeno viene chiamato autoimmunità e si verifica quando il sistema immunitario sbaglia il riconoscimento delle proprie cellule e produce anticorpi contro i tessuti dell’organismo, anticorpi conosciuti anche come autoanticorpi.

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E’ simile a una guerra contro se stessi, con il sistema immunitario da un lato, e le cellule sane sul lato opposto. L’autoimmunità provoca un’infiammazione cronica e la distruzione dei tessuti con dolore e perdita delle funzioni. Il sistema immunitario va in tilt e può causare le cosiddette malattie autoimmuni.

Sempre più persone sono affette da patologie autoimmuni, il numero è aumentato drasticamente negli ultimi dieci anni. Mediamente i disturbi autoimmuni colpiscono più del 5 % della popolazione nei paesi occidentali, in particolare le donne. [1] Il fattore che distingue una malattia autoimmune da un altra riguarda semplicemente il tipo di tessuto (l’area corporea) colpito.

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Per esempio la tiroide di Hashimoto ha come bersaglio le cellule della tiroide. La sclerosi multipla attacca la mielina delle cellule nervose.

Nell’artrite reumatoide un attacco autoanticorpale colpisce le articolazioni, mentre la celiachia implica un attacco autoanticorpale contro le cellule intestinali.

L’INTESTINO PERMEABILE (BUCATO) È CAUSA DELLE MALATTIE AUTOIMMUNI E DI TANTISSIMI DISTURBI

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Le pareti intestinali (il rivestimento interno dell’intestino) sono costituite da un singolo strato di piccole cellule che permettono il passaggio di nutrienti e acqua trattenendo batteri, proteine e altre tossine. Si possono immaginare le pareti dell’intestino come dei buttafuori dell’organismo che permettono l’accesso esclusivamente a chi merita di entrare, tenendo così alla larga gli scocciatori e i “cattivi”.

Anche se l’idea non è piacevole, intestino è un posto piuttosto tossico. Ingeriamo tossine ogni giorno, dall’aria, all’acqua dal cibo ai farmaci, ecco perché la condizione delle pareti intestinali risulta fondamentale per mantenere una solida immunità e una buona salute generale. Evidentemente Madre Natura la pensava in questo modo se ha disposto circa il 70% del nostro sistema immunitario nelle pareti intestinali. [2]

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Se il tratto digestivo si infiamma come risultato di unacattiva digestione, stress elevato, metalli pesanti, consumo di zuccheri, ecc., questa infiammazione compromette la solidità delle pareti intestinali permettendo a particelle di cibo indigerito, tossine e batteri di entrare nel circolo sanguigno. Si ha la cosiddetta permeabilità intestinale.

Una volta che queste sostanze passano le pareti, il sistema immunitario reagisce ed inizia ad attaccarle poiché le considera come sconosciute e quindi una minaccia. Si genera così ancora più infiammazione. Si è creato quindi un circolo vizioso che genera altra infiammazione e che a sua volta promuove ulteriore permeabilità intestinale.

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SINTOMI DELLA PERMEABILITA’ INTESTINALE

  1. Problemi digestivi. Non digerisci bene il cibo, puoi avere gas nell’intestino, gonfiore, diarrea o sindrome da intestino irritabile.

  2. Carenza nutrizionale. Sei debole e denutrito perché le pareti del tuo intestino non riescono ad assorbire i nutrienti.

  3. Asma o allergie stagionali.

  4. Squilibri ormonali come la sindrome premestruale o da ovaio policistico.

  5. Malattie autoimmuni come artrite reumatoide, lupus, psoriasi o celiachia.

  6. Fatica cronica, continua stanchezza e assenza di energie.

  7. Alterazioni dell’umore e conseguenti problemi come ansia, depressione o disturbi dell’attenzione.

  8. Problemi alla pelle come acne o eczemi.

  9. Candida albicans.

  10. Allergie o intolleranze alimentari.

  11. Insonnia.

COSA FARE PER RIMEDIARE ALLA PERMEABILITA’ INTESTINALE

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Il problema maggiore è che i medici non la sanno riconoscere e se ti va bene ti faranno dei test di intolleranza che ti troveranno intollerante quasi a tutti i cibi. Ma il problema non sarà risolto mangiando brodo a vita, bisogna riparare le pareti intestinali. Al Massachusetts General Hospital dell’Harvard Medical School, il Dott. Alessio Fasano ha scoperto che ci sono dei fattori che possono innescare la produzione di una sostanza la zonulina che dilata le pareti intestinali: [3]

  • Alcuni farmaci (per esempio anti infiammatori non steroidei, come l’Ibuprofene, e steroidei)

  • Stress cronico (traumi emotivi)

  • Alcool

  • Glutine e altri nutrienti derivanti dall’alimentazione

  • Disbiosi, uno squilibrio della microflora naturale dell’organismo: eccesso di batteri nocivi nell’intestino e deficienza di quelli positivi (probiotici).

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Queste sono delle valide ragioni per riprogrammare le proprie scelte alimentari evitando il problema del glutine contenuto dei prodotti da forno e nella birra. Perchè? Semplice! Perché causano buchi nel tuo intestino.

INTEGRATORI E SCELTE ALIMENTARI E MENTALI

Questo tema mi appassiona molto per due motivi

  1. Nessuno ne parla perché se ne sa poco.

  2. Ci sono passato. Ho vissuto un periodo in cui non riuscivo a digerire nulla, non riuscivo a capire la causa ed ero arrivato a togliere quasi tutti gli alimenti. Poi grazie ad un test bioelettronico è stato scoperto che il mio sistema digestivo non funzionava e il mio sistema nervoso era sovraccarico e allora da lì ho potuto lavorare.

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Cosa fare per risolvere questa situazione

  1. Scarica il sistema nervoso. Fai attività fisica (è davvero importante), medita, e assumi degli integratori che scaricano lo stress come la Rodiola. E’ importante lavorare sui traumi: il medico mi disse che il mio sistema nervoso non era carico per lo stress quotidiano ma per traumi di esperienze vissute intensamente e non risolte (specialmente nell’infanzia). In questo caso sono molto utili i Fiori di Bach in particolare Star of Bethlehem è quello consigliato. Consiglio anche gli esercizi del METODO TRE.

  2. Togli glutine, latticini, piccante, dolci e zucchero, cioccolato, vino bianco, superalcolici e carne di maiale. Questi sono i principali cibi che creano infiammazione nel nostro intestino.

  3. Fortifica le pareti intestinali. Puoi farlo con degli integratori specifici naturali. La Glutammina, l’Inulina e la Vitamina D sono molto potenti in questo.

  4. Riduci l’infiammazione. La curcuma è un potente antinfiammatori naturale: ti consiglio la ricetta del latte d’oro con olio di cocco spiegata in questo articolo … 4 Modi per potenziare l’assorbimento della Curcumina.

PUOI FARE UN TEST PER MISURARE LA PERMEABILITA’ INTESTINALE

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Il metodo attuale per diagnosticare la permeabilità intestinale è il test del lattulosio e mannitolo. Il test è semplice da eseguire (bere soluzione zuccherina e poi raccolta urine) e consente di valutare la permeabilità della parete intestinale e la sua capacità funzionale di assorbimento.All’incirca il 90% della popolazione ha a che fare con l’infiammazione di basso livello che conduce, inesorabilmente, a problemi quali autoimmunità, invecchiamento precoce, obesità, diabete e altri disturbi seri. La maggioranza degli approcci medici convenzionali mirano a mascherare i sintomi e a non affrontare le vere cause.

E’ importante quindi conoscere queste informazioni e diffonderle ed usarle.

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[1] Moroni, L. et al. “Geoepidemiology, gender and autoimmune disease.” Autoimmunity Reviews 11, no. 6 (2012): A386-A392; Autoimmune Diseases: Overview, WomensHealth.gov, accessed May 31, 2015,

[2] G Vighi, F Marcucci, L Sensi, G Di Cara, and F Frati “Allergy and the gastrointestinal system” Clin Exp Immunol. 2008 Sep; 153(Suppl 1): 3–6.

[3] Fasano, A. “Zonulin, Regulation of Tight Junctions, and Autoimmune Diseases,”Annals of the New York Academy of Science 1258, no. 1 (2012): 25-33; Fasano, A. “Zonulin and its Regulation of Intestinal Barrier Function: The Biological Door to Inflammation, Autoimmunity, and Cancer,” Physiological Reviews 91, no. 1 (2011): 151-75.

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L’olio di cocco

L’olio di cocco è utilizzato come alimento e come prodotto di bellezza da millenni. Combatte ogni sorta di microbi nocivi, dai virus ai batteri e ai protozoi, molti dei quali possono essere dannosi, ed è una straordinaria fonte di grassi di alta qualità.

Per il 50 per cento circa, il grasso contenuto nell’olio di cocco è acido laurico, una sostanza che si trova raramente in natura. L’olio di cocco ha la concentrazione di acido laurico più alta di ogni altro cibo.

olio di cocco

Nel corpo questo acido si converte in monolaurina, un monogliceride (un acido grasso attaccato a una molecola di glicerolo, a differenza dei trigliceridi, composti da tre acidi grassi) che può distruggere molti virus rivestiti di lipidi come l’HIV, l’herpes, i virus influenzali, il morbillo, i batteri gramnegativi e protozoi come la giardia lamblia.

Se hai un attacco di fame improvvisa

o hai bisogno di una carica di energia, ti basta mangiare un cucchiaio di olio di cocco. Puoi anche aggiungerlo al tè o al caffè invece del dolcificante. Il cocco aiuta a migliorare l’assimilazione delle vitamine liposolubili, quindi puoi aumentare l’efficacia delle vitamine che assumi prendendole insieme a un cucchiaio di olio di cocco.

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Se vuoi intensificare i benefici della TMM, ti raccomando di aggiungere anche l’olio MCT alla tua alimentazione quotidiana. L’olio MCT (olio a base di trigliceridi a catena media) è il cugino dell’olio di cocco in forma più concentrata.

Per la maggior parte, gli oli MCT in commercio sono ricavati dall’olio di cocco e contengono acido caprilico (C8, un acido grasso che nella sua struttura molecolare contiene otto atomi di carbonio) e acido caprico (C10, un acido grasso che nella sua struttura molecolare contiene dieci atomi di carbonio) in parti uguali.

olio cocco

Quando mangi un cibo grasso, di solito il grasso viene scomposto nell’intestino tenue mediante l’azione dei sali biliari e di un enzima pancreatico chiamato lipasi. Ma i trigliceridi a catena media riescono ad aggirare questo processo, perché attraversano la membrana intestinale e raggiungono direttamente il fegato tramite il sistema portale epatico.

Quando arrivano nel fegato, specialmente se sei nello stato di chetosi nutrizionale o utilizzi i grassi come carburante principale, essi sono rapidamente convertiti in chetoni, che poi vengono rilasciati nel flusso sanguigno e trasportati in ogni area del corpo, compreso il cervello, per essere utilizzati come carburante pulito.

olio di cocco

Per questo motivo l’olio MCT è un ottimo rimedio per incamerare grasso in più perché, essendo inodore e insapore, si può assumere facilmente a cucchiaiate. La sua rapida conversione in energia ti può aiutare ad attenerti alla TMM nei momenti in cui hai fame ma hai scarsa disponibilità di cibi adeguati. L’unico intoppo è che l’efficacia di questo rimedio comporta un prezzo.

A volte il fegato non è in grado di elaborare i grassi rapidamente, quindi può scaricarne una parte nell’intestino, dove finiscono col causare disturbi digestivi o mollezza delle feci. Di conseguenza puoi consumare olio MCT tutti i giorni, ma devi cominciare con piccole dosi e aumentarle gradualmente con l’andare del tempo per migliorare la tua tolleranza.

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(L’olio MCT può aiutare in caso di costipazione, ma non bisogna assumerne quantità eccessive solo per ottenere l’effetto lassativo.) Comincia con un cucchiaino al giorno, preferibilmente durante un pasto e, se non avverti disturbi gastrointestinali o mollezza delle feci, puoi aumentare gradualmente le dosi.

Alcune persone ne prendono uno o due cucchiai a ogni pasto, ma nella maggior parte dei casi è sufficiente prenderne uno o due cucchiai al giorno. Se a un certo punto avverti disturbi digestivi, torna alla dose precedente e mantienila per qualche giorno.

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Per prevenire la diarrea e il gonfiore provocati dall’olio MCT è utile assumere fibre. Consuma circa 25 grammi di fibre per ogni cucchiaio di olio MCT magari emulsionato con il tuo estratto

Attenzione: le persone malate di cancro al fegato, che hanno le transaminasi alte, metastasi estese al fegato o altre malattie epatiche non dovrebbero usare l’olio MCT, ma possono usare l’olio di cocco.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Il sistema riproduttivo

Malattia Espressione dell’AnimA

Come ci viene indicato dal nome, il sistema riproduttivo è quello che consente all’essere umano di riprodursi. È composto dagli organi sessuali, dalle ghiandole sessuali (testicoli, ovaie) e dall’utero nella donna. Attraverso questo sistema estremamente elaborato, la discendenza umana si perpetua nell’incontro tra un uomo, di natura Yang e penetrante, e una donna, di natura Yin e ricettiva.
 
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La Vita ci mostra così fino a che punto l’evoluzione non sia possibile se non attraverso l’incontro dei contrari. Ciò può portarci a comprendere come sia necessario attuare la stessa cosa dentro di noi per poter evolvere. Dobbiamo andare incontro all’altro lato di noi stessi, della nostra parte «Yin, femminile» se siamo uomini, e della nostra parte «Yang, maschile» se siamo donne.

Non si tratta naturalmente di sessualità, ma di ciò che C.G. Jung definì «Anima» (femminile) e «Animus» (maschile). Si tratta del nostro lato dolce, tenero, passivo, artistico, estetico, accogliente, inconscio, profondo (femminile) e del nostro lato deciso, forte, attivo, guerriero, difensivo, penetrante, cosciente, superficiale (maschile).

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Ci risulta allora possibile crescere, evolvere e giungere progressivamente a fare ciò che definisco «la pace dei contrari» (che Jung aveva battezzato come «riconciliazione degli opposti»), l’Unità in noi, creando, partorendo un altro noi stessi.

È interessante notare che questa (pro)creazione ha tutte le possibilità di realizzarsi nel piacere e nella gioia (godimento, orgasmo) come previsto dalla vita. Un fatto sul quale devono riflettere coloro il cui processo di sviluppo personale si attua mediante l’esercizio della volontà, della forza, della costrizione o dell’urgenza.

Il sistema riproduttivo è beninteso quello che ci consente di procreare, di donare fisicamente la vita. Per estensione, si tratta anche della nostra capacità generale di creare, di partorire (progetti, idee, eccetera) nel mondo materiale.

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Infine è anche il sistema della sessualità, ossia della nostra capacità di creare nel godimento. Rappresenta la nostra azione sull’altro, il nostro potere su di lui poiché egli ci si abbandona, come noi a lui, in questa particolare relazione. Questo potere deve pertanto essere reciproco e rispettoso ed è ancora più grande quando si fonda sull’amore.

In ultimo, esso ha la peculiarità, come appena menzionato, di procurare il piacere, di poter (oserei dire) essere vissuto nel godimento in quanto è normalmente caratterizzato dall’orgasmo. Quest’ultimo rappresenta il godimento supremo della creazione, dell’azione creatrice e fecondatrice, compiuta insieme all’altro.

Le malattie del sistema riproduttivo


Le malattie del sistema riproduttivo ci parlano della nostra difficoltà a vivere o ad accettare questa «pace dei contrari» all’interno di noi. Possono manifestarsi in differenti modi, ma indicano sempre una tensione rispetto all’altro, si tratti del coniuge, di nostro figlio o delle loro rappresentazioni dentro di noi o all’esterno.

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È il caso particolare dei problemi all’utero, che rappresenta la coppia, il focolare, il nido e che indica sovente tensioni o sofferenze relative al coniuge (assenze, frustrazione, decesso, conflitto, eccetera) o relative al posto occupato da ciascuno all’interno della casa.

Esprimono inoltre la nostra paura, il nostro timore di partorire, si tratti di un parto reale (bambino) o simbolico (progetti, idee, eccetera), per mancanza di fiducia, per senso di colpa o angoscia. I dolori ai testicoli o alle ovaie ci parlano di ciò, che si tratti di una cruralgia, di una cisti o di un cancro sviluppatosi nelle ghiandole riproduttive.

Le malattie «sessualmente trasmissibili» rappresentano spesso delle autopunizioni, inconsciamente provocate da un senso di colpa per una attività sessuale sviluppata al di fuori delle norme riconosciute dall’individuo o dal suo ambiente. Tale senso di colpa, consapevole o meno, lo conduce a punirsi da sé mediante un «atto mancato», oserei dire, e ad incontrare sessualmente colui o colei che gli trasmetterà una malattia «vergognosa».

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Attraverso frigidità, impotenza o dolori e infiammazioni di varia natura che «impediscono» la sessualità, esprimiamo la nostra difficoltà a vivere i piaceri della vita e in particolare dell’attività, professionale, sociale o familiare. Non ci permettiamo di provare piacere, appagamento o godimento nell’esercizio del nostro potere personale sulle cose o sugli altri.
 
Tutto ciò ci appare troppo serio o meglio colpevole e non sappiamo più, come il bambino, provare la semplice gioia di aver fatto qualcosa che «va» e di cui possiamo andar fieri.

Crediamo che questo potere sia vergognoso o negativo, quando invece può essere creativo e fecondo poiché ciò che gli conferisce una connotazione positiva o negativa è l’utilizzo che ne facciamo e le intenzioni che gli attribuiamo, proprio come il potere conferito dall’amore e dalla sessualità può creare o distruggere, liberare o alienare, animare o spegnere l’altro o se stessi.

(Michel Odoul)

Microbiota, antibiotici e metalli pesanti

*** un microbiota sano ha:
– un equilibrio tra le specie batteriche che permette:

1) un ph corretto che ha l’effetto di non favorire la crescita di funghi (candida) e parassiti. 
2) un controllo dei batteri patogeni
– la presenza di specie batteriche che consentono di assorbire correttamente gli alimenti e trasformarli in nutrienti

microbiota

***un microbiota “disbiotico” ha:
– un disequilibrio tra le specie batteriche che cambiano il ph intestinale (favorito da zuccheri e amidi) che permette:

1) la proliferazione di funghi (candida) e parassiti. 
2) la presenza di batteri patogeni in famiglie numerose. 
3) la quasi assenza di famiglie batteriche “buone”. 
4) la produzione di tantissime tossine che vanno direttamente nel sangue e inducono a problemi considerati neurologici.

villi intestinali

I metalli pesanti hanno influenza negativa sul microbiota intestinale alterando gli equilibri a favore dei patogeni che spesso trovano spazio e non trovano più la flora batterica corretta in grado di chelarli. Quindi sono essi stessi fonte di disbiosi saranno poi responsabili di problemi neurologici da intossicazione.

L’uso di antibiotici può avere effetti positivi nel distruggere i batteri patogeni nel breve periodo, ma non ha effetti sul ph intestinale… se non quelli di provocare una distruzione poco controllata di ceppi batterici (buoni e cattivi) lasciando spazi nuovi di colonizzazione che normalmente sono presi proprio dai patogeni che nel frattempo hanno creato colonie di biofilm (una sorta di ambiente protetto sul quale gli antibiotici stessi non hanno accesso) …

frutta e verdura intestino

diciamo quindi che nella migliore delle ipotesi un antibiotico ha un effetto positivo nel breve termine ed uno potenzialmente disastroso nel medio-lungo termine. 
Per questo poi l’insistenza di terapie antibiotiche ha effetti devastanti ed incontrollabili di stravolgimento del microbiota intestinale e sul suo equilibrio. 

L’uso dell’antibiotico è equiparabile ad una demolizione, ma con la caratteristica che difficilmente si potrà controllare la ricostruzione ed in caso di biofilm, la demolizione non avviene e al contrario da spazio ad una ricostruzione patogena.

Al contrario è auspicata la “coltivazione” di specie batteriche buone permette di controllare l’ambiente intestinale…..

e questo si fa con alimenti pro microbiota (es. fermentati).
Questo corrisponde a “costruire” e non “demolire”.

Ove c’è un alimentazione Pro Microbiota, acidi a corta catena SCAFs, acido butirrico (Burro da centrifuga non chiarificato), velerico (Valeriana), acetilico (Aceto), Fibre: frutta e verdura, fresca, cotta, fermentata, sempre antecedenti ad ogni pasto, con un protocollo alimentare mirato e personalizzato da Terapeuti che hanno già compreso in lungo e in largo ogni dinamica possibile.

Terapia Metabolica Mitocondriale

Frutti di bosco (una piccola manciata al posto di una porzione di verdure)

Pompelmo (pochi spicchi al posto di una porzione di verdure)
Il motivo per cui queste verdure e questi frutti sono inclusi nell’elenco è che hanno un basso contenuto di carboidrati e un alto contenuto di fibre. Le fibre sono talmente importanti per la salute che ti consiglio di non limitarti al consumo alimentare ma di prendere anche degli integratori.

Le fibre sono un elemento fondamentale della TMM principalmente per quattro motivi:
nutrono i batteri benefici, essenziali per avere un microbioma sano; le fibre insolubili transitano nel corpo senza essere digerite mentre quelle solubili si convertono in acidi grassi a catena corta che nutrono la flora batterica; sono usate come carburante dalle cellule e fungono da importanti molecole per la segnalazione biologica;

agiscono da antinutrienti, ossia riducono l’assimilazione dei carboidrati e quindi limitano i picchi di glucosio e insulina; le fibre insolubili formano un reticolo nell’intestino mentre le fibre solubili vanno a chiudere le aperture. Insieme costituiscono una barriera che aiuta a proteggere il fegato.

È da tanto che m’interesso ai benefici delle fibre, così tanto che alla facoltà di medicina i miei compagni mi chiamavano “Dottor Fibra”. Oggi continuo a credere fermamente nei benefici delle fibre alimentari, purché provengano da verdure di alta qualità preferibilmente biologiche e da cereali a basso contenuto di carboidrati netti.

Da qualche anno infatti è stato appurato che per restare in salute è necessario avere un intestino sano. Indubbiamente le fibre contribuiscono a un buono stato di salute e alla longevità e possono avere un impatto positivo sulla riduzione del rischio di malattie, perché nutrono i batteri benefici e ne promuovono la proliferazione. Quando la flora batterica è nutrita da grandi quantità di fibre, produce composti che aiutano a regolare le funzioni immunitarie e anche a migliorare la salute del cervello.

Innanzitutto questi composti contribuiscono ad aumentare il numero delle cellule T regolatrici, cellule specializzate del sistema immunitario che aiutano a prevenire le reazioni autoimmuni. Inoltre, attraverso un processo chiamato ematopoiesi, le cellule T regolatrici partecipano alla formazione di altre cellule specializzate che circolano nel sangue.

diabete

Quando l’apporto di fibre è insufficiente, i batteri benefici muoiono e nell’organismo si innesca un circolo vizioso. La morte dei batteri benefici ha un impatto negativo non solo sul sistema immunitario e sulla prevenzione delle malattie autoimmuni ma anche sull’intestino. Qui la barriera protettiva crolla e questo può portare alla sindrome dell’intestino permeabile. Le persone affette da questa sindrome soffrono d’infiammazioni diffuse.

I ricercatori hanno scoperto che una dieta ricca di fibre è associata alla riduzione del rischio generale di morte per qualunque causa, probabilmente perché le fibre aiutano a ridurre il rischio di molte malattie croniche potenzialmente fatali, tra cui il diabete di tipo 2, le patologie cardiache, l’apoplessia e il cancro. Diversi studi hanno anche rilevato che una dieta ricca di fibre produce un benefico abbassamento del colesterolo e della pressione sanguigna, migliora la sensibilità all’insulina e riduce le infiammazioni, tutti fattori che incidono sul rischio di mortalità.

Esistono due tipi di fibre:

le fibre solubili, che si trovano nei cetrioli, nei frutti di bosco, nei fagioli e nella frutta secca, formano una massa gelatinosa nell’intestino che contribuisce a rallentare la digestione. Se la digestione è più lenta, il senso di sazietà dura più a lungo e questo è uno dei motivi per cui le fibre possono aiutarti a perdere peso.

Inoltre le fibre solubili rallentano l’assimilazione del glucosio, abbassando i livelli netti d’insulina. Questo tipo di fibre fermenta nell’intestino e contribuisce a mantenere in salute il microbioma; le fibre insolubili, che si trovano nelle verdure a foglia verde scuro, nei fagiolini e nel sedano, non si scompongono durante il processo digestivo. Hanno molte proprietà benefiche, tra cui la capacità di legarsi alle tossine favorendone l’eliminazione e quella di stabilizzare il pH dell’intestino creando un ambiente inospitale per microbi potenzialmente nocivi.

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Le fibre insolubili aiutano ad accelerare il transito dei prodotti di scarto, perciò favoriscono la regolarità dei movimenti intestinali. Inoltre hanno un potente effetto normalizzante sulle feci: se sei costipato, le ammorbidiscono portando acqua nel colon e aumentando il volume della massa fecale; se invece hai le feci molli, le solidificano assorbendo l’acqua in eccesso. Le fibre insolubili esercitano anche un’azione esfoliante sulle pareti del colon, ma senza eccedere:

esfoliano quel tanto che basta per rimuovere le tossine e i prodotti di scarto senza però intaccare le mucose protettive delle pareti. Un altro aspetto da sottolineare è che le fibre insolubili si legano ai minerali e ai farmaci favorendone l’espulsione dal corpo; perciò, se prendi un integratore di fibre, la tempistica è importante. È meglio non prendere nient’altro un’ora prima e un’ora dopo aver assunto l’integratore.

Molti cibi genuini, specialmente la verdura, la frutta fresca, la frutta secca e i semi, contengono sia le fibre solubili sia le fibre insolubili. Io ti raccomando di consumare almeno 35 grammi di fibre al giorno con l’alimentazione, ma l’ideale sarebbe arrivare a 50 grammi o anche di più. Il mio consumo personale è di circa due volte e mezza la quantità minima: ne assumo 75 grammi al giorno. Se non riesci a consumare i 35 grammi raccomandati, o ci arrivi ma vuoi consumare più fibre per ottenere maggiori benefici, ti consiglio d’integrare l’apporto alimentare con semi di psillio biologici.

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È un metodo semplice e relativamente economico per aumentare il consumo di fibre solubili. Personalmente ne prendo un cucchiaio tre volte al giorno. Ma è importante assicurarsi che siano biologici. Quelli non biologici vanno evitati a tutti i costi, perché sono carichi di pesticidi. Puoi anche assumere psillio biologico in polvere, che aiuta a contrastare la mollezza delle feci che molti sperimentano quando prendono l’olio MCT (olio a base di trigliceridi a catena media, di cui parlerò nella sezione seguente).

Per aumentare l’apporto di fibre io prendo anche due o tre cucchiai di semi di chia al giorno. Inoltre lascio a bagno un cucchiaio di semi di lino per tutta la notte e poi li aggiungo alla mia centrifuga. Ma tieni presente che se il tuo intestino non è ancora abituato a queste quantità di fibre, faresti meglio ad aumentarne l’apporto gradualmente, perché nella fase di adattamento del tuo microbioma, le fibre possono causare gas intestinale, gonfiore e persino costipazione.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Il diabete di tipo 2 e l’ipoglicemia

Il carburante fondamentale che alimenta il corpo è il glucosio, uno zucchero semplice che fornisce a tutte le cellule l’energia di cui hanno bisogno per funzionare, guarire, crescere e prosperare. Il glucosio ci fa andare avanti, ci mantiene in vita. Il sistema nervoso centrale funziona grazie a esso, come ogni organo del corpo, compreso il cuore. Il glucosio è ciò di cui abbiamo bisogno per costruire e sostenere i muscoli e svolge funzioni vitali, come riparare i tessuti e le cellule quando sono danneggiati.

Disbiosi intestinale

Quando mangi, il tuo corpo scompone il cibo in glucosio e lo immette nel sangue in modo che possa viaggiare e raggiungere le cellule. Tuttavia, le cellule non hanno accesso diretto al glucosio, hanno bisogno di un aiuto da parte del pancreas, una grande ghiandola endocrina situata dietro lo stomaco. Il pancreas svolge una costante azione di monitoraggio del flusso sanguigno. Quando intercetta un aumento dei livelli di glucosio, risponde producendo un ormone chiamato insulina, il quale si annette alle cellule segnalando loro di aprirsi e di assorbire il glucosio dal sangue.

L’insulina consente quindi alle cellule di avere l’energia di cui hanno bisogno e assicura che i livelli di glucosio nel sangue rimangano stabili. Se nel sangue è presente più glucosio di quanto le cellule riescano a consumare – per esempio perché hai mangiato un pasto particolarmente pesante (magari costolette di maiale ricoperte di salsa barbecue: in altre parole, molti grassi combinati a molti zuccheri) – l’insulina ordina al glucosio in eccesso di depositarsi nel fegato.

diabete 2

A un certo punto, quando i livelli di glucosio si abbassano – per esempio tra un pasto e l’altro o nelle fasi di intensa attività fisica – il fegato rilascia il glucosio che aveva immagazzinato e lo mette a disposizione delle cellule. Questo succede se il fegato è forte e funziona come dovrebbe. Quello che ho descritto è un sistema efficace per l’uso ottimale del glucosio in condizioni normali. I problemi nascono quando il pancreas non ma anche quando alcune cellule rifiutano all’insulina di annettersi e di indurle ad aprirsi per ricevere il glucosio: è un fenomeno chiamato insulino-resistenza, ovvero resistenza all’insulina.

Quando insorgono entrambi o uno solo di questi problemi, la quantità di glucosio che le cellule rimuovono dal sangue non è sufficiente, sicché il sangue espelle parte del glucosio in eccesso nelle urine, il che può portarti a urinare più spesso, ma anche a disidratarti e ad aumentare la sete. Se il tuo pancreas non crea sufficienti quantità d’insulina quando il corpo ne ha bisogno, e/o hai sviluppato una resistenza all’insulina, e se questi problemi portano a un aumento eccezionale dei livelli di glucosio nel sangue, corri il rischio di contrarre il diabete di tipo 2.

diabete tipo 2

Negli Stati Uniti le persone colpite da questa malattia sono trentacinque milioni; altri novantacinque milioni sono in prediabete, una condizione in cui i livelli di glucosio nel sangue sono più alti della norma ma non tanto come nel diabete conclamato. Almeno il 35 per cento delle persone in prediabete sviluppa il diabete di tipo 2 entro sei anni.

I professionisti non sanno perché si manifesti il diabete di tipo 2. Lo dimostrano le diete che medici e dietisti prescrivono ai diabetici: se sapessero cosa sta succedendo davvero nel corpo di questi pazienti, consiglierebbero un’alimentazione completamente diversa. Anche se alcune indicazioni delle loro terapie sono giuste, non sono in grado di spiegare al paziente come e perché insorga questa malattia. Spiegherò con precisione quali sono le cause del diabete di tipo 2. Inoltre esporrò come si sviluppa la resistenza all’insulina, e l’ipoglicemia, e il modo per riportare l’organismo in equilibrio così da guarire.

I SINTOMI DEL DIABETE DI TIPO 2 

carboidrati insulinici

Se hai il diabete di tipo 2, è probabile che tu abbia sviluppato uno o più dei seguenti sintomi. (Tieni presente che negli stadi iniziali è possibile non avere nessuno di questi sintomi.) Una sete insolita, secchezza alla bocca, minzione frequente: questi sintomi sono dovuti al fatto che il corpo usa l’acqua per espellere il glucosio in eccesso attraverso le urine.

Vista appannata: la disidratazione induce il corpo a prelevare acqua dal cristallino dei bulbi oculari per espellere il glucosio. Una fame insolita: 
è dovuta al fatto che le cellule non stanno ricevendo quantità di glucosio sufficienti al loro nutrimento. Stanchezza e irritabilità: perché non ricevi l’energia che di solito ricevi quando le tue cellule sono nutrite a sufficienza dal glucosio.

Problemi digestivi: il pancreas non produce solo quantità adeguate d’insulina ma anche enzimi, per aiutare il corpo a scomporre gli alimenti. Se il pancreas non funziona come dovrebbe, si genera sia una carenza d’insulina sia una carenza di enzimi, di conseguenza per il corpo è più difficile digerire qualunque alimento.

vista annebbiata

Ipoglicemia: l’abbassamento dei livelli di zuccheri nel sangue ogni paio d’ore, con i cali di energia che ne conseguono, sono dovuti alla debolezza del fegato e alla scarsa attività delle ghiandole surrenali.

CHE COSA PROVOCA DAVVERO IL DIABETE DI TIPO 2 E L’IPOGLICEMIA 

Anche se le comunità mediche non lo sanno, le cause del diabete di tipo 2 e dell’ipoglicemia di solito hanno origine nelle ghiandole surrenali. Quando sei sottoposto a un continuo stress e sei costretto ad affrontare prove difficili e inevitabili nella vita, le ghiandole surrenali immettono nel sangue l’adrenalina, un ormone che carica di energia per le situazioni d’emergenza. Se questa risposta è utile nei momenti di difficoltà, invece quando operi costantemente in modalità emergenza e non riesci a rimuovere l’adrenalina corrosiva, che satura i tessuti degli organi e delle ghiandole, questo ormone può causare seri danni.

Di norma il pancreas è liscio come il sederino di un bimbo. Ma quando viene scalfito ripetutamente dall’adrenalina scatenata dalla paura o da altre emozioni negative subisce delle escoriazioni e sulla sua superficie si creano delle callosità che lo rendono spesso e duro. Per spiegarti cosa succede, ti faccio un esempio: quando nasci, il tuo pancreas è una carta di credito nuova di zecca.

Alcune persone vengono al mondo con condizioni agevolate: un tetto di spesa molto alto, una generosa linea di credito e una serie di benefit aggiuntivi, simili alle miglia gratuite per chi viaggia spesso, garantiti dal solo fatto di possedere quella carta.

Altre persone vengono al mondo con una linea di credito limitata, alti tassi d’interesse e pochi benefit. In ogni caso, la tua carta di credito si può esaurire se non la usi con cautela. Quando le persone continuano a logorarsi per lo stress e per tenerlo a bada si riempiono di cibi fritti o ad alto
contenuto di grassi, di gelati e dolci … rovinano l’equilibrio del pancreas ed esauriscono tutte le miglia gratuite concesse a chi viaggia spesso.

Con l’andare del tempo, viene compromessa la capacità del pancreas di produrre adeguate quantità d’insulina per rimuovere il glucosio dal sangue, e questa attività ridotta è sufficiente a causare il diabete di tipo 2. E non è finita. Il flusso continuo di adrenalina scatenata da emozioni negative provoca danni in tutto il corpo. Specialmente se tendi a mangiare quando provi queste emozioni, l’insulina prodotta dal pancreas si mescola all’adrenalina nel sangue, portando il corpo ad associare l’insulina con l’adrenalina scatenata da emozioni negative che lo sta danneggiando.

Col tempo questa associazione può indurre le cellule a sviluppare una “allergia” alla miscela di adrenalina e insulina e a rifiutare entrambi gli ormoni. La ricerca medica non ha ancora scoperto questa miscela ibrida che io chiamo “Frankensulina”, e non ha ancora capito che il corpo fisico si ribella in questo modo. Ma la ribellione è una delle cause primarie dell’insufficienza pancreatica, che porta a un abbassamento della produzione d’insulina e alla non accettazione del glucosio da parte delle cellule.

Anche i pasti pesanti possono scatenare un eccesso di adrenalina. Ciò accade perché le ghiandole surrenali sono come una stazione dei pompieri e il grasso fa scattare il campanello d’allarme. Quando le ghiandole surrenali ricevono il segnale che le avvisa della presenza di alti livelli di grassi nel sangue – con la possibilità di mettere quindi in immediato pericolo il fegato e il pancreas – la stazione dei pompieri (le ghiandole surrenali) invia i mezzi antincendio (l’adrenalina) per affrontare la situazione.

L’afflusso di adrenalina aumenta la potenza digestiva per rimuovere il grasso dall’organismo e per proteggerti, ma con un prezzo da pagare, perché a lungo andare può indebolire il pancreas. Viceversa, può accadere che le ghiandole surrenali siano ipoattive, ovvero producano livelli insufficienti di adrenalina; in tal caso, per cercare di compensare l’insufficienza il pancreas è costretto a lavorare più del dovuto. Se questa condizione si cronicizza, il pancreas si infiamma o si ingrossa e nel tempo potrebbe diventare anch’esso ipoattivo. Inoltre, si può verificare un affaticamento surrenale, in cui le ghiandole surrenali producono adrenalina a volte in quantità eccessive e a volte in quantità insufficienti.

fegato cistifellea pancreas

Questa instabilità può compromettere il pancreas, che si infiamma per compensare la scarsa produzione di adrenalina e si scalfisce per i flussi in eccesso. Quando il pancreas diventa disfunzionale può subire dei danni, che si infligge da sé. Ciò accade perché, oltre all’insulina, il pancreas produce enzimi che favoriscono la digestione ma anche inibitori, i quali impediscono a questi potenti enzimi di attaccarlo come se fosse un alimento da scomporre. Se però il pancreas funziona in modo difettoso, comincia a produrre quantità insufficienti di inibitori, e a quel punto gli enzimi lo danneggiano ancora di più.

(A tutto questo si aggiungono anche problemi digestivi …) Un precursore del diabete di tipo 2 è una condizione in cui i livelli di glucosio oscillano ma sono tendenzialmente bassi, chiamata ipoglicemia, che indica la difficoltà del corpo a gestire correttamente il glucosio. Questa condizione si verifica quando la capacità del fegato di immagazzinare e rilasciare il glucosio è indebolita, o se non fai almeno uno spuntino leggero ed equilibrato – per esempio un frutto (per lo zucchero e il potassio) e una verdura (per il sodio) – ogni due ore. 

La tendenza a saltare i pasti costringe il corpo a usare le preziose riserve di glucosio del fegato e a produrre adrenalina in eccesso e, come abbiamo già detto, questo processo può danneggiare il pancreas, generare una resistenza all’insulina, provocare affaticamento surrenale e aumento di peso.

carboidrati insulinici

Un altro fattore decisivo è il tipo di alimenti che assumi. Un equivoco molto diffuso è che il diabete sia causato dal consumo di molti cibi contenenti zuccheri. Il problema non è lo zucchero, ma la combinazione di zucchero e grassi, e sono soprattutto i grassi a essere nocivi. Per esempio, potresti mangiare frutta tutto il giorno tutti i giorni per il resto della tua vita senza sviluppare il diabete (anzi, mangiare molta frutta è il modo migliore per allungare la vita, “La fobia della frutta”).

Il problema sono i grassi. Molte persone che mangiano cibo-spazzatura e alimenti elaborati, come torte, biscotti, ciambelle fritte, gelati e così via – o che consumano una cena apparentemente salutare a base di pollo ma la concludono con il dolce – di solito assumono molti grassi e molti zuccheri allo stesso tempo. E se lo zucchero è decisamente malsano quando non è associato ad altre sostanze nutritive (ovvero non proviene dalla frutta e la verdura), sono i grassi a sottoporre il fegato e il pancreas a un lavoro estenuante.

La prima cosa che accade è che gli alti livelli di grassi che si immettono nel sangue dopo un pasto a base di proteine animali – siano esse semplici bistecche di manzo, maiale o pollo, oppure carni impanate e fritte nell’olio – impediscono al corpo di consentire all’insulina prodotta dal pancreas di portare gli zuccheri nelle cellule. Ciò significa che enormi quantità di zucchero scorrono liberamente nel sangue e possono andare ovunque.

riduzione calorie

Se il fegato è forte, riuscirà ad accumulare tutto il glucosio che riesce a conservare per i giorni di magra. Ma nel corso del tempo, un’alimentazione ricca di grassi, proteine animali e oli elaborati può affaticare il fegato. Questo diventa vulnerabile per la continua responsabilità di ripulire il sangue dal glucosio in eccesso e se deve attendere troppe ore tra un pasto e l’altro per avere nuovo carburante. Quando il fegato è così sovraffaticato, riversa nuovamente nel sangue tutto il glucosio che ha immagazzinato, il che può indurre lo stadio iniziale dell’ipoglicemia.

Poiché il fegato ha il gravoso compito di elaborare i grassi che provengono dai cibi che mangi, una dieta troppo ricca di grassi animali (che si nascondono anche in carni magre che le persone tendono a considerare salutari) può indebolirlo e compromettere la sua capacità di immagazzinare e rilasciare il glucosio. L’abitudine di consumare pasti abbondanti e pesanti seguiti da lunghe ore di digiuno può portare allo sviluppo del diabete di tipo 2.

Allo stesso tempo, il pancreas deve produrre enzimi per scomporre i grassi affinché tu riesca a digerirli. Un’alimentazione ricca di grassi comporta un sovraccarico di lavoro per il pancreas, e se hai altri fattori che lo sottopongono a tensioni, come forti emozioni negative e/o flussi abbondanti di adrenalina corrosiva, per il pancreas l’assunzione di molti grassi può essere la goccia che fa traboccare il vaso e che porta a sviluppare il diabete di tipo 2.

grassi buoni

La buona notizia è che tutti i danni descritti qui sopra sono assolutamente reversibili. Ora vedremo come puoi guarire il pancreas, il fegato e le cellule traumatizzate dall’insulina per mettere fine all’ipoglicemia e al diabete di tipo 2.

CURARE IL DIABETE DI TIPO 2 E L’IPOGLICEMIA

Dal momento che le comunità mediche non sanno cosa generi davvero il diabete di tipo 2 e l’ipoglicemia, non offrono indicazioni corrette per l’alimentazione. Di solito raccomandano una dieta priva di zuccheri, consigliando ai pazienti di evitare la frutta e concentrarsi sulla verdura e le proteine di origine animale.

Seguendo questi consigli, è probabile che si rimanga diabetici per sempre – e non diabetici ma operativi, bensì diabetici e sofferenti –, perché i grassi contenuti nelle carni non fanno altro che aggravare la malattia, mentre il consumo di frutta è cruciale per guarire dal diabete.

È fondamentale capire che sono i grassi animali a indebolire il fegato e il pancreas. Lo zucchero è solo il messaggero. E in questo caso i professionisti della medicina sparano al messaggero. Quello zucchero sta solo comunicando la resistenza all’insulina causata dal sovraccarico di grassi che grava sul fegato.

È facile eccedere nell’assunzione di grassi animali senza accorgersene; anche una fettina sottile di carne rossa che pesa poco più di un etto contiene l’equivalente di un cucchiaio di grassi concentrati che possono affaticare il fegato e il pancreas. I grassi che nutrono il Metaboloma Intestinale sono l’Acido butirrico, acido acetilico e l’acido valerico, burro, aceto valeriana e altri.

Quando una persona ha sviluppato una resistenza all’insulina (anche se la sua alimentazione è apparentemente “sana” secondo i parametri tradizionali) e immette degli zuccheri nell’organismo,
quegli zuccheri non fanno altro che sollecitare i problemi legati all’insulina, così improvvisamente tutta l’attenzione si concentra sugli zuccheri, quando non sono loro i veri responsabili.

vegetali

Per spiegarlo con un esempio, immaginiamo che un’adolescente dia una festa mentre i genitori sono fuori casa. Poniamo che il fratello minore beva una bibita in cui era stato aggiunto dell’alcol a sua insaputa, stia male e chiami mamma e papà. Poniamo poi che, quando i genitori tornano a casa e trovano l’appartamento sottosopra pieno di ospiti ubriachi, la sorella maggiore (i grassi) provi ad attribuire la colpa al fratellino (gli zuccheri).

Ma il fratellino non ha fatto nulla di male! Ovviamente, lo zucchero da tavola e molti altri dolcificanti non giovano alla tua salute, non ti consiglio certo di assumerli. Ma per curare il diabete di tipo 2 e l’ipoglicemia è cruciale diminuire il consumo di grassi e aumentare il consumo di frutta e verdura fresca. Ti consiglio caldamente la dieta depurativa descritta per aiutare a guarire il fegato, il pancreas e le ghiandole surrenali e per stabilizzare i livelli di zuccheri nel sangue.

Il medico potrebbe prescriverti l’insulina. Ma se è vero che abbassa i livelli di glucosio, è altrettanto vero che non fa nulla per risolvere i problemi che stanno alla base della malattia, come le lesioni e le disfunzionalità delle ghiandole surrenali, del pancreas e del fegato, le emozioni negative croniche e/o la resistenza all’insulina.

Acidi grassi

Quello che presento qui di seguito è un approccio quotidiano più mirato che punta espressamente a guarire ogni possibile causa del diabete di tipo 2 e dell’ipoglicemia; troverai anche una guida, “Come puoi guarire finalmente”. La durata del programma terapeutico dipende dall’entità dei danni presenti. Dovresti notare dei miglioramenti entro pochi mesi, mentre il processo completo richiede di norma dai sei mesi ai due
anni e mezzo.

Rafforzare le ghiandole surrenali 

mirtilli

Sei hai il diabete di tipo 2 è probabile che tu abbia un problema alle ghiandole surrenali, quindi il primo passo verso la guarigione è leggere il ghiandole surrenali puoi seguire i consigli esposti.

Alimenti terapeutici 
Mirtilli selvatici, spinaci, sedano, papaia, germogli, cavolo riccio, lamponi e asparagi sono gli alimenti principali da consumare se hai il diabete di tipo 2 o l’ipoglicemia. Svolgono funzioni importanti, come disintossicare il fegato, corroborare i livelli di glucosio, supportare il pancreas, rafforzare le ghiandole surrenali e stabilizzare l’insulina. Inoltre dovresti evitare certi alimenti, in particolare formaggi, latte, panna, burro, uova, oli elaborati e tutti gli zuccheri tranne quelli provenienti dal miele grezzo e dalla frutta.

Anthony William

Le malattie autoimmuni e l’Epstein Barr

Parte 1

Più si va avanti e più si scoprono possibili connessioni tra le malattie autoimmuni e le infezioni/riattivazioni del virus Epstein–Barr

l’agente infettivo che causa la mononucleosi. Un possibile meccanismo di attivazione è quindi che porta il virus a infettare un organo/tessuto e il nostro sistema immunitario a identificare per errore tale organo/tessuto come una minaccia, a “etichettarlo” come estraneo e pericoloso per mezzo degli anticorpi (che segnalano alle cellule del sistema immunitario di attaccarlo).

Un altro possibile meccanismo è quello del mimetismo molecolare:

L'immagine può contenere: una o più persone

quando un agente infettivo ha una sequenza proteica molto simile a quella di un tessuto del nostro corpo, il nostro sistema immunitario potrebbe essere indotto erroneamente a etichettare come esterno e pericoloso il nostro tessuto (oppure un cibo come il glutine). Qualcosa di simile può succedere con l’intolleranza a certi cibi.

Sebbene siamo ancora agli stadi iniziale di tale lavoro di ricerca, già diversi articoli scientifici ci permettono di affermare che non si tratta di pura e astratta speculazione. Se ciò dovesse essere ulteriormente confermato dalle ricerche future, potremmo inizare a comprendere dei meccanismi fino ad ora poco chiari.

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Molte volte le malattie autoimmuni si innescano dopo un evento particolarmente stressante

dallo stress da superlavoro al trauma delle perdita di una persona cara, o della perdita del lavoro. Similmente il virus Epstein-Barr colpisce un paziente, o si riattiva (causando non solo mononucleosi, ma persino casi di meningo-encefalite) quando il sistema immunitario è particolarmente basso, ed è ben noto che lo stress e i traumi psichici possono indebolire momentaneamente il sistema immunitario.

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Ovviamente anche la disbiosi con la conseguenza debolezza immunitaria (e quindi tutti i fattori che la possono causare) possono concorrere a facilitare l’insorgenza di una infezione, non solo del virus Epstein-Barr. Anche altri fattori infettivi, virali e batterici, possono innescare una malattia autoimmune, presumibilmente attraverso uno dei meccanismi su indicati.

Il virus Epstein-Barr (spesso indicato con la sigla EBV) fa parte della famiglia dei virus dell’Herpes (Herpesviridae)

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ed è infatti stato recentemente rinominato Human herpesvirus 4 (HHV-4). Sebbene sulle riviste specialistiche non ci siano molte informazioni sulla cura di questa particolare specie di virus, ce ne sono molte sui virus erpetici in generale. In realtà la manifestazione più nota dell’infezione da Esptein Barr è la mononucleosi infettiva (patologia che può essere talora causata anche da altri virus e parassiti)

una malattia a decorso benigno che si risolve da sola nel giro di uno o due mesi, ma è nato da tempo che anche alcuni tumori (linfomi in particolare) possono essere correlati all’infezione da EBV, mentre molto più recente è la scoperta del suo ruolo potenziale in molte altre malattie, specialmente quelle autoimmuni.

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Inoltre in alcuni rari casi la mononucleosi infettiva può portare a gravi complicazioni:

convulsioni, encefalite, meningite, mielite, sindrome di Guillain-Barré, diminuzione di piastrine, globuli bianchi e globuli rossi, complicazioni polmonari (ostruzione delle vie aeree), epatite fulminante (molto rara ma pericolosissima), ittero, ingrossamento del fegato e della milza (che in certi sfortunati casi può addirittura letteralmente scoppiare).

È da notare che L’EBV è presente nel 95% degli esseri umani

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sebbene solo in una piccola parte di essi causi mononucleosi infettive o altre complicazioni. La maggior parte delle persone sviluppa al massimo una banale febbriciattola in occasione dell’infezione e poi il sistema immunitario si attiva per combattere il virus facendo sì che si “nasconda”, ovvero che passi alla fase latente, che resti quindi “dormiente”, inattivo, inglobato in alcune cellule del nostro corpo senza però innescare la replicazione che allerterebbe nuovamente il sistema immunitario.

Quando il sistema immunitario si abbassa, a causa dell’utilizzo di farmaci

cuidar-mi-esencia

(farmaci immunosoppressori , o farmaci che aggrediscono i batteri benefici inducendo disbiosi e proliferazione della Candida albicans) della carenza di vitamina D o di un forte stress psico-fisico, il virus può riattivarsi (anche solo parzialmente) persino a distanza di anni, e nei soggetti predisposti (esistono anche predisposizioni genetiche) causare complicazioni anche molto gravi, come encefalite, linfoma, cancro della rinofaringe.

Di recente si sta studiando il possibile ruolo del virus EB nella genesi delle malattie autoimmuni.

Tale virus può contribuire a scatenare un tumore anche perché l’infezione dei linfociti B da parte delll’Epstein-Barr rallenta uno dei nostri meccanismi di protezione dal tumore, come mostra l’articolo Epstein-Barr virus down-regulates tumor suppressor DOK1 expression

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Un aspetto singolare del virus EB è la presenza di diversi stadi di latenza

un po’ come se esso si possa risvegliare anche solo parzialmente, per cui esiste una latenza di tipo I, di tipo II (correlata a linfoma di Hodgkin, carcinoma della rinofaringe, linfoma nasale a cellule NK/T) e di tipo III (correlata ad alcuni altri tipi di linfoma). Curiosamente anche la forma latente in cui il virus è meno attivo (latenza di tipo I) è correlata a un tipo di linfoma (linfoma di Burkitt).

Se il virus si riattiva completamente e si replica nelle cellule dell’organismo ospite finisce quindi per rompere le cellule stesse (attuandone la lisi, ovvero rottura) ed infettarne di nuove, entrando nella cosiddetta fase litica.

frutta verdura fibre

1120 Vedi un caso di riattivazione con l’utilizzo di un cosiddetto “farmaco biologico” con azione immunosoppressiva descritto nell’articolo A case of acute disseminated encephalomyelitis associated with Epstein-Barr virus reactivation during infliximab therapy, pubblicato su Rinsho Shinkeigaku. 2010 Jul;50(7):461-6, autori Ueda M, Tateishi T, Shigeto H, Yamasaki R, Ohyagi Y, Kira J; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20681262.
1121 Pubblicato su PLoS Pathog. 2014 May 8;10(5):e1004125, autori Siouda M, Frecha C, et al.; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24809689; precisamente l’infezione porta ad una sottoregolazione dell’espressione del gene DOK1 indotta dall’oncoproteina virale LMP.

Una cura per il morbo di Alzheimer

E di Parkinson?

Per il benessere del cervello si è scoperto che sono molto utili gli acidi grassi a catena media, ovvero gli oli MCT, molto utili quindi per i soggetti sofferenti di Alzheimer, morbo di Parkinson e altri problemi neurologici.

In particolare quando si associa una dieta paleo ad una integrazione di questi MCT (anche solo assumendo un po’ di olio di cocco, all’interno del quale sono presenti) il cervello brucia grassi, la produzione di ketoni aumenta, e il cervello funziona meglio.

L'immagine può contenere: una o più persone, anello, primo piano e cibo

Vedi a tal proposito l’articolo Can Ketones Help Rescue Brain Fuel Supply in Later Life?

Implications for Cognitive Health during Aging and the Treatment of Alzheimer’s Disease (“I ketoni possono aiutare a ripristinare la funzionalità cerebrale nella tarda età?

Implicazioni per la salute congitiva durante l’invecchiamento e il trattamento del morbo di Alzheimer”) che spiega come nel morbo di Alzheimer e altri problem neurologici una delle cause del malfunzionamento cerebrale è la sua carenza di energia:

il cervello fa fatica ad utilizzare il glucosio per trarne energia

L'immagine può contenere: testo

ma riesce ancora senza problem ad utilizzare i ketoni (ketones (beta-idrossibutirrato e acetoacetato) per cui l’integrazione orale di MCT può esser emolto utile.

In un articolo presente sul web, la dottoressa Mary Newport descrive come nel giro di 37 giorni ha riportato alla quasi totale normalità neurologica il marito ammalatosi di Alzheimer semplicemente somministrandogli giornalmente una dose di olio di cocco.

La cosa interessante è che se per qualche motiovo dimenticava di prendere la sua dose di olio di cocco, si manifestava un momentaneo parziale ritorno della malattia.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Ma di particolare rilievo è l’articolo Reversal of cognitive decline: A novel therapeutic program (“Inversione del declino cognitivo: un nuovo programma terapeutico”) , che descrive l’esperienza di guarigione (o notevole miglioramento) di 9 pazienti su 10 malati colpiti dal morbo di Alzheimer. Leggiamo sull’abstract che:

Tra i primi 10 pazienti che hanno utilizzato questo programma ci sono pazienti con perdita della memoria associata al morbo di Alzheimer (AD – Alzheimer’s Disease ), leggero danno cognitivo da amnesia (aMCI – amnestic Mild Cognitive Impairment), o danneggiamento cognitivo soggettivo (SCI – Subjective Cognitive Impairment).

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Nove su dieci hanno mostrato un miglioramento soggettivo od oggettivo che è iniziato nel giro di 3-mesi, con un caso di fallimento che corrisponde ad un paziente ad uno stadio davvero avanzato di Alzheimer.

Sei pazienti avevano dovuto abbandonare il lavoro oppure avevano problemi nella gestione del proprio lavoro nel momento in cui si sono presentati, e tutti sono stati in grado di ritornare a lavorare o a continuare a lavorare migliorando le proprie prestazioni.

I miglioramenti sono stati duraturi, e fino ad ora il più lungo follow-up di questi pazienti è di due anni e mezzo dall’inizio del trattamento, con miglioramento marcato e duraturo.

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Nell’articolo per altro leggiamo alcune informazioni preoccupanti sull’avanzare del morbo di Alzheimer, che rappresenta ormai la maggiore causa di declino cognitivo negli anziani con 5,4 milioni di pazienti Americani e 30 milioni nel mondo, con prospettive per l’immediato futuro di una crescita ancora maggiore che secondo l’autore potrebbe portare ad una bancarotta del sistema di assistenza medica. Secondo recenti stime tale patologia è diventata la terza causa di morte negli Stati Uniti.

Il programma utilizzato da questo medico per fare regredire i sintomi dell’Alzheimer (e che probabilmente è utile, almeno in parte anche per il Parkinson o altre simili malattie neurodegenerative) è un programma personalizzato, basato sull’analisi di 25 possibili concause della malattie:

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cause metaboliche, infiammazione, disbiosi, carenze di nutrienti etc. L’idea di base è che le cause della malattia risiedono nello squlibro di tutta una rete di funzioni, e che quindi bisogna considerare e riequilibrare ogni singolo aspetto che concausa questa patologia.

Come dovrebbe risultare chiaro dalla lettura del presente libro, il primo approccio consiste nella modifica dietetica (dieta a basso tenore di carboidrati, con pochissimi cereali permessi) per minimizzare l’infiammazione e la resistenza insulinica, ma a questo si aggiunge un digiuno di 12 ore in corrispondenza della notte (12 ore tra il pasto serale e la colazione del giorno dopo)

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riduzione dello stress per mezzo di yoga, meditazione, musica appropriata in modo anche da regolarizzare la produzione di cortisolo, melatonina e triptofano per garantire un buon riposo notturno (8 ore di sonno), esercizio fisico,

stimolazione cerebrale (tenere allenata la mente), integratori per regolare i livelli di l’omocisteina se necessari (metilcobalamina, pirossidale 5 fosfato – forma attiva della vitamina B6 – metiltetraidrofolato, eventualmente trimetilglicina) integrazione di vitamina B12 (sotto forma di metilcobalamina)

se necessaria, curcumina e acidi grassi DHA/EPA contro l’infiammazione, eventuale riequilibrio ormonale (ottimizzare i livelli di T3 libera, T4 libera, estradiolo testosterone, progesterone, pregnenolone, cortisolo), riequilibrio della microflora intestinale con prebiotici e probiotici, riduzione della beta amiloide con la curcumina e la Ashwagandha (un’erba medicinale)

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Bacopa monniera (un’altra pianta medicinale) e magnesio L-treonato per sostenere la memoria e l’attenzione, vitamina D3 e K2 se è necessario regolarizzare i livelli di colecalciferolo nel sangue, mix di antiossidanti (tocoferoli e tocotrienoli, selenio, mirtilli, N-Acetil-Cisteina, ascorbato, acido Alfa-Lipoico, che hanno anche la funzione di ripulire dai metalli pesanti),

verificare che ci sia una corretta ossigenazione notturna (eventualmente trattando il problema delle apneee notturne), acidi grassi a catena media (sotto forma di olio di cocco o dell’integratrore Axona), acido pantotenico (necessario alla produzione dell’acetilcolina) per migliorare la concentrazione,

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verificare l’intossicazione da metalli pesanti ed eventualmente affrontarla, ottimizzare il rapporto Zinco/Rame, aumentare i livelli di NGF (fattore di crescita nervoso) con l’assunzione di Hericius erinaceus o ALCAR, fornire componenti strutturali per la formazione delle sinapsi (citicolina, DHA), ottimizzare la funzione mitocondriale (Coenzima Q o ubiquinolo, acido alfa lipoico, Pirro-Quinolin-Quinone, N-Acetil-Cisteina, ALCAR, Selenio, Zinco, resveratrolo, ascorbato, tiamina), aumentare la funzione della sirtuina 1 (resveratrolo).

Rimedi Klamin, AlgoZy, AlgOmega, Multinatural, COrdyceps

1116 Pubblicato su Frontiers in Molecular Neuroscience 2016; 9: 53, autori Cunnane SC, Courchesne-Loyer A, et al.;https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4937039/.
1117 https://www.sharpagain.org/how-a-doctor-reversed-her-husba…/.
1118 Pubblicato su Aging Volume 6, Issue 9 pp 707-717, autore Dale E. Bredesen; http://www.aging-us.com/article/NjJf3fWGKw4e99CyC/text.
1119 Vedi l’articolo SIRT1: il gene che collega invecchiamento e Alzheimer http://www.lescienze.it/…/sirt1_il_gene_che_collega_invecc…/.

Le malattie intestinali ed i carboidrati insulinici 

Il nostro intestino è popolato da centinaia di microrganismi differenti che l’evoluzione ha regolato in un perfetto equilibrio.

Facendo un paragone con le popolazioni del nostro pianeta, dopo migliaia di anni di guerre, siamo giunti ad una pace duratura, dipendente però da una serie complessa di fattori, compresa l’esistenza di organismi di polizia internazionali, pronti ad intervenire quando un paese invade un altro stato.

Spaghetti, Tagliatelle, Pomodori, Pasta, Antipasto

Fino a 50 anni fa, quando un popolo si dotava di eserciti più efficienti ed armi più offensive, di solito, tentava la conquista di uno stato vicino.

Oggi il deterrente maggiore consiste nelle coalizioni militari di respiro internazionale che si formano per ripristinare lo status quo modificato (vedi Kuwait, ex Jugoslavia, Libia, Mali, etc.) o dalle sanzioni economiche imposte dall’Onu.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

E come sempre è accaduto nel nostro corpo, ci sono due diverse fazioni, i microrganismi buoni (della famiglia dei bifidus) ed i microrganismi cattivi (la candida, i batteri fermentativi e putrefattivi).

L’ordine è mantenuto da un esercito, rappresentato dal nostro sistema immunitario, composto da linfociti maturati nelle “placche di Peyer”, presenti tra l’intestino cieco e quello crasso (nell’ileo).

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Il mantenimento della pace (l’intestino in buona salute), dipende da come le differenti popolazioni sono lasciate libere di armarsi. Prima della seconda guerra mondiale, i tedeschi sono riusciti a ricreare un esercito efficiente, con armi all’avanguardia, nonostante fosse stato proibito loro di ricostruire le difese militari.

Nel nostro caso, quello che mangiamo rappresenta la risorsa primaria necessaria ai vari eserciti per armarsi e diventare più forti. Come abbiamo detto qualche capitolo indietro, la flora batterica buona si alimenta esclusivamente con le fibre solubili (presenti principalmente nella frutta e nella verdura), mentre quella cattiva con gli zuccheri (principalmente amidi della pasta, riso, fagioli, patate).

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Possiamo immaginare lo stravolgimento che subisce l’intestino, considerando che la nostra evoluzione aveva previsto un’alimentazione a base di fibre solubili, con il giusto rapporto di proteine e grassi, mentre oggi la dieta mediterranea è basata sul glucosio.

Ciò significa mantenere l’esercito buono disarmato e disorganizzato e contestualmente rifocillare l’esercito cattivo, armandolo fino ai denti. Non dovremo quindi sorprenderci se subiamo un’invasione dell’intestino crasso da parte della flora batterica cattiva, presente nell’intestino cieco.

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Il nostro sistema immunitario cerca di contrastare l’invasione, aumentando la produzione di linfociti, generando però ancora più danni. Difatti l’iperattività dei linfociti causa un’infezione sistemica del nostro intestino ed un aumento dei radicali liberi e dei mediatori dell’infiammazione.

Il nostro intestino diventa un immenso campo di battaglia, dove gli alimenti ingeriti non subiscono la loro naturale frammentazione (zuccheri e proteine), dando luogo anche al fenomeno fermentativo e putrefattivo. In tal caso si parla di Sibo, di candidosi, di Leaky Gut Syndrome, di Malattia di Crohn, di colon irritabile e di tutte le malattie già trattate.


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Tali fenomeni aumentano con l’ingestione di fibre insolubili (presenti maggiormente nei cereali) che aumentano la velocità di transito del “bolo alimentare” non scomposto, causando una minore assimilazione operata dai villi intestinali (aumenta il cibo per la flora batterica cattiva).

Un altro aspetto fondamentale è la formazione di ammine biogene. Infatti la presenza di batteri putrefattivi nell’intestino tenue (che dovrebbero restare nel colon), causa la putrefazione delle proteine presenti nel bolo alimentare, producendo le ammine come la putrescina, la cadaverina, la spermidina (che aumentano esponenzialmente l’effetto dell’istamina) e l’istamina.

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Tali sostanze oltre ad attivare una risposta immunitaria in loco (gonfiore addominale, ritenzione di liquidi e difficoltà di digestione), si riversano nel torrente sanguigno. Tale effetto è amplificato anche da alimenti come vino rosso, crauti, formaggi stagionati, aceto di vino, che a loro volta sono già ricchi di ammine biogene.

Purtroppo infatti, l’acidosi promossa dal consumo di carboidrati causa l’inibizione degli enzimi preposti all’inattivazione delle ammine ( Dao, Pao, Mao) che l’intestino non riesce così a distruggere e quindi si vanno a sommare a quelle prodotte dalla disbiosi intestinale.

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La medicina ufficiale sembra non interessarsi seriamente al problema, ma al contrario ne peggiora le conseguenze.

Un esempio tra tutti è l’uso degli antibiotici, utilizzati con troppa leggerezza e capaci una volta ingeriti, di decimare la flora batterica buona. Un altro aspetto molto importante riguarda la formazione delle nitrosammine.

Difatti la disbiosi intestinale, agisce direttamente nella formazione di questi composti procancerogenici, in quanto aumenta la trasformazione dei nitrati in nitriti (ad opera dei batteri nocivi), i quali si legano alle ammine biogene formando le nitrosammine.


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Perchè la verdure non vanno mangiate?

Succhi freschi di frutta e verdura

Come nei casi iniziali di infiammazioni croniche degenerative, disbiosi, morbo di Crohn, diverticolite ecc

Se non si conoscono i principi che stanno alla base dell’utilizzo delle verdure e della frutta fresche crude, una domanda sorge legittima: «Perché non mangiare le verdure e i frutti interi anziché estrarne il succo e scartare le fibre?».

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La risposta è semplice: il cibo solido richiede molte ore di attività digestiva prima che il rispettivo nutrimento sia infine disponibile per le cellule e i tessuti del corpo. Le fibre nel cibo solido non hanno praticamente alcun valore nutritivo ma funzionano come una scopa nell’intestino durante l’attività peristaltica, quindi c’è bisogno di mangiare cibi crudi oltre ai succhi da bere.

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Ma è anche vero che l’eliminazione delle fibre che avviene quando si estrae il succo, rende i succhi stessi velocemente digeribili e assimilabili, a volte nel giro di pochi minuti, con il minimo sforzo e lavoro da parte dell’apparato digerente. Per esempio, è noto che il sedano, grazie al suo elevato contenuto di cloruro di sodio, è l’alimento migliore per contrastare gli effetti del gran caldo.

Ma mangiare il sedano richiede così tanto tempo nella digestione che una persona fa in tempo a essere sopraffatta dal caldo intenso prima che si manifestino gli effetti benefici. Invece, se beviamo un bicchiere o ½ l di succo fresco di sedano crudo, otteniamo risultati velocissimi.


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È proprio questo che ha reso per me sopportabile il caldissimo deserto dell’Arizona. I vegetali e i frutti interi sono costituiti da una considerevole quantità di fibre. Negli interstizi di queste fibre sono racchiusi gli atomi e le molecole che rappresentano gli elementi nutrizionali essenziali di cui abbiamo bisogno.

Sono proprio questi atomi e molecole e i loro rispettivi enzimi che si trovano nei succhi freschi che agevolano il nutrimento delle cellule e dei tessuti, delle ghiandole, degli organi e di ogni parte del nostro corpo.

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Comunque, anche le fibre dei vegetali e della frutta sono preziose. Quando mangiamo cibo crudo, non cucinato e non lavorato, queste fibre servono a ripulire l’intestino. Quando il cibo viene cotto, il calore intenso ne distrugge la vita.

Le fibre perdono il loro magnetismo a causa del calore e divengono senza vita, morte, agiscono come uno straccetto che tenta maldestramente di dare una strofinata all’intestino e nulla più, il tutto spesso lasciando comunque uno strato di sostanze sulle pareti intestinali.


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Nel corso del tempo questa patina si ispessisce, si putrefà e causa tossiemia.

Allora il colon diventa pigro e si deforma portando costipazione, colite, diverticolite e altri disturbi. I succhi freschi estratti da vegetali e frutti crudi sono il mezzo attraverso il quale possiamo rifornire tutte le cellule e i tessuti del corpo degli elementi e degli enzimi nutrizionali di cui necessitano nel modo in cui possono essere maggiormente digeribili e assimilabili.

Avete notato come io abbia parlato di enzimi nutrizionali?

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Ha a che fare con gli enzimi presenti in ciò che mangiamo. Le cellule e i tessuti del nostro corpo hanno i loro enzimi corrispondenti che assistono il processo della digestione e dell’assimilazione del cibo e vi collaborano.

Inoltre la composizione di ogni atomo e molecola del nostro corpo ha una abbondante scorta di enzimi. L’ossigeno è fissato dall’azione degli enzimi e quindi dal sangue.

Per esempio, l’aria che respiriamo entra nei polmoni in una combinazione di circa il 20% di ossigeno e l’80% di azoto. L’aria che espiriamo dai polmoni contiene soprattutto acido carbonico e anidride carbonica.

Cosa accade all’azoto?

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Ecco quello che succede quando respiriamo. Due principali classi di enzimi nei nostri polmoni entrano in azione nel momento in cui l’aria raggiunge le piccolissime sacche simili a grappoli d’uva all’interno dei polmoni, note come alveoli.

Un gruppo di enzimi, noti come ossidasi, separa l’ossigeno mentre l’altro gruppo di enzimi, noti come nitrasi, separa l’azoto dall’aria. L’ossigeno entra in circolo nel sangue, grazie all’azione degli enzimi, e raggiunge quindi tutto il corpo, mentre l’azoto, grazie all’azione di enzimi “vettori”, passa all’organismo per la creazione di proteine. Il nostro intero sistema è composto da innumerevoli enzimi.

Essi si trovano nella bocca, nello stomaco e nell’intestino.

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Oltre una dozzina di essi è coinvolta nella digestione e nell’assimilazione del cibo. Lavorano insieme agli enzimi che si trovano negli atomi e nelle molecole contenuti nel cibo stesso.

Succhi freschi di frutta e verdura byDottorNormanW.Walker