Sindrome pre-mestruale

Con disbiosi e intolleranza al glutine

È davvero fuorviante il pensiero che la donna in occorrenza di alcuni giorni particolari del ciclo mestruale, debba essere sempre nervosa, facile ad esplosioni di rabbia incontrollata, soggetta a mal di testa ed altri dolori molto fastidiosi.

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In realtà la donna in buona salute, sebbene possa sperimentare sicuramente alcune modificazioni psico-fisiche, non dovrebbe mai manifestare delle sintomatologie di questo tipo, che si configurano invece come una vera e propria sindrome, detta Sindrome Pre-Mestruale .

In realtà tali problemi secondo alcune stime affliggono circa il 25% delle donne (almeno nei nostri paesi occidentali), ma secondo altre stime si arriva sino all’80%; ovviamente alcune discrepanze si possono comprendere ipotizzando ci sarà una certa percentuale con sintomi molto evidenti, ed un’altra percentuale con sintomi meno marcati.

Secondo un recente sondaggio della Società Italiana di ginecologia e Ostetricia

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(eseguito su di un campione di 743 donne) la sindrome premestruale colpirebbe l’80% delle donne, compromettendo la vita sociale di 43 donne su cento, la vita di coppia di 53 donne su cento e la vita lavorativa/scolastica di 70 donne su cento.

Altra interessante statistica viene da uno studio sulle studentesse di una università egiziana Nature and prevalence of menstrual disorders among teenage female students at Zagazig University, Zagazig, Egypt che su un campione di 285 soggetti il 6,3% mostra oligomenorrea (mestruazioni meno frequenti del normale, ogni 35-90 giorni), l’1.8%,

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polimenorrea (mestruazioni più frequenti del normale, ogni 21-24 giorni), l’8,8% ipomenorrea (perdita di sangue molto ridotta spesso correlata ad una breve durata delle mestruazioni), il 4,2% ipermenorrea (perdita di sangue molto abbondante spesso correlata ad una durata più lunga delle mestruazioni), l’8,4% periodi mestrauli irregolari, il 66% dismenorrea (dolori mestruali particolarmente forti), il 56,1% sindrome premestruale.

Gli autori riferiscono che tali dati sono in sintonia con quelli raccolti in altri studi e mostrano una realtà davvero spaventosa.

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Ma possibile che in natura ci sia un essere così squilibrato? Difficile da credersi, mentre è facile immaginare che tutto dipenda dallo stile di vita moderna: alimentazione, tossine ambientali, farmaci, intolleranza a glutine e caseina.

Ma qual è la vera causa della sindrome pre-mestruale?

La dottoressa Natasha Campbell-McBride afferma che il suo protocollo GAPS (basato sulla dieta dei carboidrati specifici, ovvero su una dieta paleolitica) è utile anche per guarire dalla sindrome pre-mestruale. La scopo del protocollo GAPS è quello di curare la disbiosi intestinale, che evidentemente è alla base dei sintomi della sindrome pre-mestruale, attraverso una dieta che esclude tutti i cereali (e quindi anche quelli che contengono glutine).

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In effetti la disbiosi è una delle cause dell’intolleranza al glutine e in certi giorni del ciclo si manifesta un’alterazione della permeabilità intestinale, che può a sua volta intensificare i sintomi della sensibilità al glutine. Possiamo quindi individuare nell’intolleranza al glutine una concausa della sindrome premestruale, come afferma per altro il dottor Jake Paul Fratkin .

Non è un caso che la dottoressa Daniela Pelotti in un suo articolo intitolato Dismenorrea e sindrome pre-mestruale indichi nella disbiosi intestinale e nella sensibilità al glutine la causa della sindrome premestruale.

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La dottoressa precisa che il termine sindrome premestruale fu introdotto negli anni ‘60 del secolo scorso (quando presumibilmente l’effetto cumulativo di antibiotici, mancato allattamento al seno ed alimentazione scorretta aveva reso sempre più frequente l’occorrenza di questo disturbo) e che la donna primitiva che seguiva la dieta paleolitica non soffriva di certi problemi ed aveva una mestruazione contenuta.

Un’altra conferma in tale senso ci viene dalla biologa nutrizionista Lorella De Mariani , che in un suo articolo indica nella disbiosi intestinale la causa della sindrome premestruale.

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La stessa cosa viene affermata da un articolo pubblicato sul sito dell’Istituto Tillotson (clinica di medicina naturale), su un articolo pubblicato su di un giornale di medicina naturale del Sudafrica , nell’articolo pubblicato sul sito di un’altra clinica di medicina naturale ed altri ancora . 

Del resto un articolo del quotidiano La Stampa ci informa che delle possibili soluzioni sono l’integrazione di magnesio e vitamina B6, proprio due di quelle sostanze di cui il nostro corpo è carente quando si soffre di disbiosi.

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Interessante infine è anche la testimonianza di Lauren Geertsen , una ragazza che sta guarendo dai suoi problemi di salute (colite ulcerosa) applicando il metodo GAPS (dieta paleolitica), che ha visto risolversi anche i propri problemi premestruali ed ha scritto un libro “Quit PMS” (“Dire addio alla sindrome premestruale”) .

Personalmente sono in contatto con diverse donne che passando ad una dieta paleolitica hanno vissuto la stessa esperienza.

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Rimedi Consigliati : DismenoVin, Lavande di Idrolato di Melissa con oli essenziali di Timo, Manuka, lavanda e Mirra.

http://www.pelotti.altervista.org/…/215-sindrome-premestrua…
http://www.dica33online.it/art9.htm
http://www.staibene.it/…/la_sindrome_premestruale_mette_i…/… 
Pubblicato su Journal of Pediatric and Adolescent Gynecology 2015 Sep 3. pii: S1083-3188(15)00309-5., autori Nooh A M, Abdul-Hady A, El-Attar N; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26343844.
http://drjakefratkin.com/…/leaky-gut-syndrome-a-modern-epid….
http://www.pelotti.altervista.org/…/215-sindrome-premestrua…
http://www.demariani.it/…/disbiosi-candida-intestinale-de-…/
http://www.tillotsoninstitute.com/…/intestinal-dysbiosis.ht…
http://www.naturalmedicine.co.za/index.php…
http://azimsolutions.com/wp-content/uploads/2014/11/PMS.pdf
http://www.doctorschoicenaturally.com/…/brain-fog-your-mind…
Sindrome premestruale svelato il ruolo degli ormoni, pubblicato il 14/10/2013 http://www.lastampa.it/…/sindrome-premestruale-…/pagina.html
http://empoweredsustenance.com/.
http://empoweredsustenance.com/quit-pms/.

Endometriosi


Psiche, alimentazione, focus dentali e disbiosi intestinale

Una mia amica mi ha raccontato tempo fa di essere guarita dall’endometriosi anche grazie alla meditazione.

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In effetti l’endometriosi è una malattia autoimmune e come tale il ruolo della psiche può essere molto forte, ma generalmente è la presenza di disbiosi e di parassitosi ad innescare uno squilibrio del sistema immunitario.

La disbiosi può essere la causa che innesca una intolleranza al glutine, alla caseina e ad altre sostanze, intolleranze queste che possono a loro volta essere cause di varie malattie.

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Per altro le tossine generate dai batteri patogeni e dalla candida, predispongono il corpo ad essere infestato dai vermi parassiti.

Secondo la dottoressa Clark l’endometriosi è causata dai trematodi nell’utero.

Sul rapporto tra disbiosi ed endometriosi ho reperito in rete un articolo intitolato Disbiosi intestinale, intolleranze alimentari, cistiti ricorrenti e endometriosi , e due ricerche scientifiche che correlano l’endometriosi alla sindrome d’intolleranza al glutine.

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La prima e la più importante è Gluten-free diet: a new strategy for management of painful endometriosis related symptoms? (“Dieta senza glutine: una nuova strategia per la gestione dei sintomi dolorosa correlati all’endometriosi?”) .

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Dopo 12 mesi di dieta senza glutine il 75% delle donna malate di endometriosi manifestavano una significativa riduzione dei sintomi dolorosi della malattia e tutte (anche quelle non erano miglirate sotto questo aspetto) mostravano un miglioramento delle condizioni generali di salute fisica, con maggiore vitalità, maggiore propensione alla vita sociale e un migliore equilibrio mentale.

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La seconda è Celiac disease and endometriosis: an insidious and worrisome association hard to diagnose: a case report (“Celiachia ed endometriosi: un’associazione insidiosa e preoccupante difficile da diagnosticare: un rapporto su un caso clinico”) . 

Ad ulteriore conferma porto diversi articoli e pareri medici, vedi per esempio il sito infoceliachia ed il sito dell’associazione italiana endometriosi:

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http://www.infoceliachia.com/…/endometriosi-e-celiachia-son… 
http://www.endoassoc.it/…/Inprimopia…/announce_20140708.aspx

La dottoressa Daniela Pelotti addirittura intitola il suo articolo “L’endometriosi è sempre causata dal glutine” .

Ma come fare a dimenticarsi del legame tra l’intolleranza al glutine e disbiosi intestinale, già evidenziato nel capitolo 7?

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Una mia amica infatti mi ha segnalato che la sua cisti endometriosica di 4 cm, dopo un digiuno detossificante si è riassorbita e i dolori sono spariti, che sta continuando con un alimentazione tendenzialmente crudista e pare che il processo di guarigione stia progredendo positivamente.

Tenendo conto che il digiuno fa letteralmente morire di fame patogeni e parassiti così come una dieta tendenzialmente crudista, questa testimonianza rientra perfettamente nel quadro fin qui delineato.

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Secondo un’interpretazione psicologica l’endometriosi è una delle malattie causate dal blocco del 2° chakra (quello collegato al sesso) in seguito ad trauma di natura sessuale.

Lei afferma di avere trovato molto utile fare dei lavaggi energetici emozionali per risolvere questo problema. Sulla tecnica succitata vedi i due link seguenti:

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http://naturopatia.over-blog.it/…/Lavaggio_Energetico-12025… 
http://www.spiritoliberomag.it/…/lavaggio-energetico-emozi…/

Claudia Rainville nel suo libro Metamedicina – ogni sintomo è un messaggio (Amrita editore) afferma invece che: 

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Questa malattia è caratterizzata da presenza di mucosa uterina fuori dal luogo in cui si trova naturalmente. Questa affezione è quasi sempre collegata al timore delle conseguenze della nascita di un bambino.

Le donne che ne soffrono hanno a volte paura che un bambino venga a prendere il loro posto, a spezzare l’armonia di coppia, oppure temono di condurre il bambino in un mondo che, a loro volta, non hanno accettato.

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La naturopata Obberhammer sostiene che una giusta circolazione sanguigna attivata attraverso la ginnastica intima dia molto beneficio a questo disturbo, mentre il dottor Perugini Billi (ottimo medico che usa la dieta, i prodotti erboristici ed altri rimedi naturali) ha scritto un interessante articolo citando anche vari rimedi naturali.

Significativo il fatto che egli scriva: ”È stato visto che le donne con endometriosi hanno un’assunzione ridotta di antiossidanti, segnatamente le vitamine C, E e i minerali Zinco e Selenio”.

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Come già evidenziato più volte in precedenza questo è un tratto comune ai pazienti sofferenti di disbiosi intestinale.

Riguardo all’endometriosi è molto interessante l’esperienza pubblicata dal dentista Federico Avesani sul suo sito (Denti devitalizzati Disbiosi intestinale e Endometriosi) , di una donna che, tramite un omotossicologo che la sottopone al Vega-Test, scopre di avere un problema ai denti.

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Casualmente in occasione di quella visita è presente il dottor Avesani che propone il test della procaina, ovvero una iniezione in corrispondenza di un molare devitalizzato. Il risultato è che:

in 5 minuti mi passa il dolore alle ovaie e alla schiena che da sempre mi attanagliano durante l’ovulazione a causa dell’endometriosi.

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Dopo anni di pillola, antidolorifici, corse in ospedale, due laparoscopie importanti nel giro di 5 mesi, la prospettiva di una menopausa precoce artificiale, l’incubo dell’infertilità, mi ritrovo ad avere speranza, speranza in una visione più naturale e vivibile per convivere e magari risolvere il mio problema trovandone la causa reale. (…)

mi affido al dottor Avesani per bonificare alcune vecchie amalgame in sicurezza, ma soprattutto per estrarre alcuni denti devitalizzati che scopro essere spesso “il nascondiglio” di infezioni che possono scatenare l’endometriosi.

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Nonostante il disagio di togliere dei denti “buoni” e anche le spese per affrontare un percorso di questo tipo, (in realtà in confronto a tutte le precedenti spese fatte in farmacia e per le visite dai vari specialisti non sono niente), mi butto in questo percorso e la mia vita ricomincia.

A fine 2011 concludo i controlli con lo specialista Omotossicologo. Da allora ovulazione e ciclo li supero con del semplice paracetamolo. Da novembre 2012 sono una mamma.

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Concludo questo capitolo con un link di approfondimento su endometriosi ed alimentazione, un articolo della biologa nutrizionista Maria Stella Cacciola in cui si cita uno studio sull’integrazione di omega-3 che ha diminuito i sintomi della malattia di circa il 22%:
http://nutritievivibene.blogspot.it/…/endometriosi-e-alimen….

353 Pubblicato su Revista espanola de enfermedades digestivas 2011 Jul;103(7):349-54, autori Sáez LR, Álvarez DF, Martínez IP, Mieres NA, García PN, García Rde F, Menéndez SR, Alegre SV, Goñi JL; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21770680
354 Dei marcatori genetici che indicano la predisposizione alla celiachia, ma non la certezza che la malattia si svilupperà. 
355 Dopo analisi del tessuto prelevato con una bioscopia. 
http://sabrinaseveri.it/donne/.
356 Pubblicato su Minerva Chirurgica 2012 Dec;67(6):499-504 autori Marziali M, Venza M, Lazzaro S, Lazzaro A, Micossi C, Stolfi V M; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23334113.
357 Pubblicato su Clinical and experimental obstetrics & gynecology 2014;41(3):346-8, autori Caserta D, Matteucci E, Ralli E, Bordi G, Moscarini M; 358 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24992792
359 http://pelotti.altervista.org/index.php….
360 http://simonaoberhammer.com/ginnastica-intima/.
361 http://www.dottorperuginibilli.it/…/496-endometriosi-cure-c….
362 http://www.studioavesanifederico.it/le-testimonianze.

Tonsillite Otite e Disbiosi

Qui di seguito una breve rassegna di articoli sul rapporto tra tonsillite e disbiosi intestinale

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ai quali ovviamente si somma quanto scritto nel libro “La Sindrome Psico-Intestinale” della dottoressa Natasha Campbell-McBride, la quale spiega in maniera dettagliata come la disbiosi intestinale generi uno squilibrio di tutta la microflora del cavo orale ed anche della microflora del sistema uditivo, predisponendo così l’organismo a tonsilliti ed otiti.

Nel suo libro la dottoressa Campbell consiglia infatti la dieta paleo/GAPS e quindi l’assunzione di probiotici (fermenti lattici e cibi fermentati come i crauti) per prevenire il ripetersi di queste affezioni;

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per le otiti consiglia anche di mettere nell’orecchio dolorante un paio di gocce di “olio d’aglio” ottenuto schiacciando uno spicchio d’aglio, aggiungendo un poco d’olio e lasciando riposare il composto per un paio d’ore.

Dal canto suo il dottor Saverio Buccieri, medico olistico, con laurea in medicina e chirurgia, odontoiatra, omeopata e agopuntore, nel suo interessante articolo Disbiosi intestinale, le nostre difese , afferma che mantenere in buone condizioni la flora eubiotica intestinale, permette di evitare:

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le otiti, le bronchiti, le tonsilliti, le faringiti, le laringiti e la maggior parte dei problemi a carico dell’apparato respiratorio, fino ad episodi di asma, in seguito all’assunzione di alimenti quali latte di scarsa qualità e glutine.

Similmente la dottoressa Fabiola Menon, nutrizionista, nel suo articolo L’intestino , scrive che:

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Tonsilliti e otiti ricorrenti, presenti soprattutto nei bambini, hanno spesso la loro origine in un sistema immunitario intestinale inefficiente

Ulteriori conferme le troviamo sul sito dietology, ove troviamo scritto che:

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le conseguenze di carattere sistemico della disbiosi sono molteplici e assai importanti: predisposizione alle infezioni, perdita di energia, cistiti ricorrenti, manifestazioni allergiche, aumento delle affezioni del cavo orale (tonsilliti, faringiti, tracheiti, bronchiti), difficoltà a perdere peso e perdita di capelli.

Anche sul sito mednat.org , del naturopata Vanoli, leggiamo di un rapporto tra disbiosi, carenze di zolfo e tonsillite.

Ulteriori informazioni e conferme si trovano nell’articolo:

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Nasopharyngeal microbiota in infants with acute otitis media , che mostra come il microbiota nasofaringeo degli infanti cambia in maniera significativa nel corso di una otite media acuta, ma anche dopo ad esposizione agli antibiotici ed al vaccino eptavalente “conjugated pneumococcal polysaccharide vaccine” (PCV7).

Da notare un riscontro scientifico sul danneggiamento della popolazione di batteri amici da parte di un vaccino.

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L’articolo The otologic microbiome: a study of the bacterial microbiota in a pediatric patient with chronic serous otitis media using 16SrRNA gene-based pyrosequencing , rappresenta un altro studio che ci informa di come le nuove tecniche di indagine sul microbiota permettano di scoprire tutto un proliferare di batteri in ogni zona dell’orecchio, del naso, della faringe.

L’articolo Aspergillus Otitis ci informa del fatto che le otiti possono essere causate da infezioni fungine, le quali sono conseguenti anche a trattamenti con antibiotici e cortisonici, l’ennesima conferma di quanto più volte ribadito in questo libro.

Bibliografia: http://scienzamarcia.altervista.org/pilastri.doc

Il rapporto tra celiachia e disbiosi

Per chi non ritenesse sufficiente quanto viene affermato al riguardo nei libri citati nel capitolo 3 (in particolar modo in quello dei coniugi Hass sulla celiachia), ecco alcune informazioni desunte da alcune recenti ricerche scientifiche.

Il primo è Duodenal-Mucosal Bacteria Associated with Celiac Disease in Children (“Batteri della mucosa duodenale associati con la celiachia nei bambini”) . Gli autori dello studio hanno raccolto la microflora del duodeno attraverso la biopsia ed hanno scoperto che la malattia è associata alla proliferazione eccessiva di possibili patogeni che escludono i batteri simbionti o i commensali che sono caratteristici di quello che è il microbiota del piccolo intestino in una condizione di salute.

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Detto in altre parole viene scoperto che sono diminuiti i batteri simbionti (quelli “amici”, che ci aiutano a digerire, ad assorbire il cibo, a difenderci dalle infezioni, che producono vitamine) e sono aumentati quelli patogeni (quelli “cattivi”, apportatori di malattie, produttori di tossine).

Questo studio indica chiaramente la presenza della disbiosi intestinale nei soggetti celiaci.

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Il secondo è Intestinal dysbiosis and reduced immunoglobulin-coated bacteria associated with coeliac disease in children (“Disbiosi intestinale e riduzione dei batteri ricoperti da immunoglobuline associata con la celiachia nei bambini”) . A conclusione di questo studio si legge che “nei soggetti celiaci la riduzione i batteri ricoperti di Ig-A è associata alla disbiosi intestinale”.

Il terzo è Altered duodenal microbiota composition in celiac disease patients suffering from persistent symptoms on a long-term gluten-free diet (“Composizione alterata del microbiota dei pazienti celiaci sofferenti di sintomi persistenti dopo una dieta senza glutine protratta per molto tempo”) .

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In questo caso le conclusioni sono che i soggetti celiaci che soffrono ancora di sintomi persistenti dopo un lungo periodo di dieta senza glutine hanno una manifesta disbiosi intestinale.

Il quarto è Non-celiac gluten sensitivity triggers gut dysbiosis, neuroinflammation, gut-brain axis dysfunction, and vulnerability for dementia (“Sensibilità al glutine non celiaca innesca la disbiosi, la neuroinfiammazione, la disfunzione dell’asse intestino-cervello, e la vulnerabilità per la demenza”) .

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In questo caso si rileva ancora una volta la correlazione tra disbiosi ed intolleranza al glutine (non celiaca, ovvero in assenza di danno ai villi intestinali), anche se, curiosamente, si suppone che sia l’intolleranza la causa scatenante della disbiosi piuttosto che il contrario.

Del resto tutte i sintomi e le patologie che in tale articolo vengono indicate come correlate alla sensibilità al glutine non celiaca (dal mal di testa alla depressione passando per i disturbi dell’apprendimento), sono proprio le stesse che la dottoressa Campbell-McBride indica come manifestazioni della disbiosi intestinale.

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È pur vero che una reazione di intolleranza al glutine, sebbene scatenata dalla disbiosi, posso avere a sua volta un effetto negativo sull’equilibrio della microflora intestinale, creando un circolo vizioso.

Il quinto è Imbalance in the composition of the duodenal microbiota of children with coeliac disease (“Squilibrio nella composizione del microbiota duodenale dei bambini celiaci”) nel quale si legge che i bambini celiaci hanno un numero significativamente più alto del carico totale di batteri, in particolar modo dei microrganismi gram-negativi, rispetto ai pazienti asintomatici ed ai soggetti sani, che i batteri delle specie del genere Bacteroides e l’Escherichia coli sono significativamente più numerosi nei celiaci rispetto alle persone sane.

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Simili risultati sono stati ottenuti nello studio The metabonomic signature of celiac disease , mentre l’articolo Symptom overlap and comorbidity of irritable bowel syndrome with other conditions (“La sovrapposizione di sintomi e la comorbidità della sindrome dell’intestino irritabile con altre condizioni”) mostra come spesso i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile ed altri disturbi gastrointestinali si sovrappongono spesso alla condizione celiaca.

Di particolare rilievo ai fini di quanto su esposto è l’articolo Antibiotic exposure and the development of coeliac disease: a nationwide case-control study (“L’esposizione agli antibiotici e lo sviluppo della celiachia: uno studio caso-controllo esteso a tutta la nazione”) le cui conclusioni sono:

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L’associazione positiva dell’uso degli antibiotici con il successivo manifestarsi della celiachia ma anche con le lesioni che possono rappresentare un primo stadio della celiachia suggerisce che la disbiosi intestinale può giocare un ruolo nella patogenesi della celiachia. Tuttavia, una spiegazione non causale per questa associazione positive non può essere esclusa.

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L’articolo scientifico The HLA-DQ2 genotype selects for early intestinal microbiota composition in infantsat high risk of developing coeliac disease (“Il genotipo HLA-DQ2 seleziona precocemente una composizione del microbiota intestinale in infanti ad alto rischio di sviluppare la celiachia”) mostra che chi possiede quel particolare un fattore genetico (considerato un fattore di rischio per il successivo sviluppo della celiachia) sviluppa una composizione alterata del microbiota intestinale (per esempio con una quantità inferiore di bifidobatteri ed altre alterazioni rispetto al gruppo di controllo), anche se è stato allattato al seno ed ha avuto un parto naturale.

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Ciò potrebbe significare che quel fattore genetico (sebbene il meccanismo non sia per niente chiaro) influenza la creazione di un microbiota alterato che a sua volta predispone alla celiachia.

Sebbene in questo caso potrebbe essere un fattore genetico a indurre realmente la celiachia, pare che lo faccia perturbando l’equilibrio del microbiota intestinale, e quindi trattare la disbiosi può essere il mezzo migliore per evitare tutte le complicazioni e le patologie correlate alla disbiosi che spesso si manifestano nei pazienti celiaci.

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Per altro è possibile che la predisposizione alla celiachia indotta da quel gene si manifesti solo quando è presente qualche altro fattore (alimentazione, stile di vita, sostanze tossiche inalata o assimilate) ed in questo caso sarebbe difficile attribuire alla celiachia una causa puramente genetica, tanto più che sappiamo ormai come anche l’alimentazione e lo stile di vita della madre contribuisca all’espressione genetica.

Da un po’ di tempo ormai, sebbene questa rivoluzione epocale non sia stata ancora recepita dai libri di testo scolastici e quindi non sia ancora stata recepita dalle masse, la

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genetica come causa delle malattie è stata messa in un angolo dalla scoperta che i geni si possono esprimere in maniera differente a seconda dell’ambiente in cui si trovano le cellule che li portano, e che questa espressione dipende a volte persino dall’ambiente della madre durante la gravidanza (in certi casi addirittura si può risalire indietro anche di 3 o 4 generazioni).

Questo nuovo campo di studi, detto epigenetica, fa vedere sotto una luce completamente differente il legame supposto tra alcune patologie ed i geni, non per negarlo, ma per ridurlo a volte ad una semplice predisposizione che si manifesta solo in particolari condizioni.

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Un discorso particolare va fatto sulla cosiddetta Celiachia refrattaria, un disturbo che si differenzia dalla celiachia per il fatto che l’adesione rigida ad una dieta senza glutine non porta alla guarigione. Innanzitutto bisogna puntualizzare che, sebbene nella maggior parte dei casi di intolleranza al glutine basti appena un mese per notare dei netti miglioramenti, certe volte occorrono persino 18 mesi per una remissione dei sintomi.

A parte questo, rimuovere il glutine non fa certo scomparire la pre-esistente disbiosi, un certo grado di danno alla mucosa intestinale ed ai villi può forse essere spiegato da una grave forma di disbiosi su cui bisogna ancora intervenire dopo avere rimosso il glutine.

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Inoltre c’è da tenere conto non solo dell’intolleranza al glutine, ma anche di possibili intolleranze alla caseina (una persona potrebbe essere intollerante a glutine o caseina pur se gli esami di laboratorio risultano negativi, dal momento che nessun esame potrà mai rilevare tutti i possibili anticorpi a peptidi originatisi dalla cattiva digestione di queste proteine) nonché di reazioni incrociate.

Esiste infatti la possibilità che una persona celiaca risulti intollerante anche a delle sostanze la cui struttura molecolare assomiglia a quella di certi peptidi derivati dalla digestione del glutine.

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Alcuni alimenti in particolare come latte, mais, soia, uova, lieviti, caffè, sesamo, cioccolata, persino riso (ed altri ancora) possono causare queste reazioni incrociate facendo sì che gli anticorpi al glutine restino elevati anche dopo l’adesione rigida ad una dieta senza glutine.

Una dieta paleolitica, che escluda tutti i cereali e gli pseudo-cereali (eventualmente se necessario anche gli altri alimenti summenzionati), potrebbe essere la soluzione a questo particolare disturbo? Sarebbe auspicabile che la ricerca si indirizzasse anche in questa direzione.

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Probabilmente il primo alimento che si potrebbe eliminare dalla dieta in caso di celiachia refrattaria (e a dirla tutto anche in molti altri casi) è il mais. Questo perché, per quanto possa sembrare strano, il fatto che il mais sia sempre e sicuramente “senza glutine” non è ancora assodato, come fa notare il dottor Osborne in un suo articolo. In effetti, anche se il mais originario forse di glutine non ne conteneva, cosa possiamo dire del mais moderno, in un’epoca in cui la coltivazione di varietà transgeniche si fa sempre più largo, soprattutto nel continente americano?

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La contaminazione del mais orginale con quello transgenico è un dato di fatto, sebbene si possa sperare che non sia ancora così massiccia da noi come in America; ad ogni caso, sebbene sia sicuramente una ulteriore cautela, acquistare mais di coltivazione biologica non è detto che sia una garanzia assoluta.

Del resto anche il dottor Nacci nel suo libro Mille piante per guarire dal Cancro senza CHEMIO afferma che le proteine del mais moderno risultano alterate rispetto a quelle del mais originario.

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Riguardo alla celiachia è interessante anche la lettura dell’articolo Why everyone with celiac disease needs vitamin d (“Perchè tutti i celiaci hanno bisogno di vitamina D”) , articolo corredato da una discreta bibliografia. Non credo sia un caso che la dottoressa Campbell consigli l’integrazione di olio di fegato di merluzzo (ricco in vitamina D e vitamina A) ai soggetti che presentano disbiosi intestinale.

ECN

Pubblicato su Applied environbmental biology 2013 Sep; 79(18): 5472–5479., autori Ester Sánchez, Ester Donat, Carmen Ribes-Koninckx, Maria Leonor Fernández-Murga, Yolanda Sanz;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3754165/.
Pubblicato su BMC Microbiology 2010 Feb 24;10:63. doi: 10.1186/1471-2180-10-63., autori De Palma G, Nadal I, Medina M, Donat E, Ribes-Koninckx C, Calabuig M, Sanz Y;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20181275.
Pubblicato su The american Journal of gastroenterology, autori Wacklin P, Laurikka P, Lindfors K3, Collin P4, Salmi T5, Lähdeaho ML, Saavalainen P, Mäki M, Mättö J, Kurppa K, Kaukinen K;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25403367.
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Permeabilità Intestinale Intolleranze

il sistema immunitario è attivato solo dalla dimensione del peptide che entra, quindi se un intestino troppo permeabile lascia passare peptoni (grossi peptidi), giustamente il sistema immunitario si attiva.

Joy, Campo, Estate, Sorriso, Ragazza, Natura, Prato

Quando viene diagnosticata una intolleranza ad un alimento, questa reazione immunitaria non è rivolta alla proteina integra dell’alimento, ma ad una sua frazione,troppo grossa, che un intestino troppo permeabile ha lasciato passare prima che fosse ridotta a pezzi più piccoli.

Questi test sono effettuati per appello, ovvero si chiede: c’è l’anticorpo contro il peptone AA?

Verdure, Avocado, Vegan, Veggies, Fresco, Naturale

(derivante dall’alimento AAAA) La presenza di questo anticorpo viene definita come intolleranza all’alimento AAAA, ma se riduco la permeabilità intestinale, AA non entra più, e quindi risolvo l’intolleranza, entra solo A che NON mi attiva il sistema immunitario.

Ma se ho un intestino che è un colabrodo, non avrò solo AA nel sangue, ma anche BB, CC, DD, ovvero peptoni provenienti da altri alimenti, e se io chiedo solo se c’è AA, gli altri non li vedo.

Pasta, Pasta Senza Glutine, Dieta, Cibo, Delizioso

La vera causa dei problemi è comunque l’infiammazione (= permeabilità), non i peptoni presenti, quindi anche se non mangio più il cibo pro-infiammatorio a cui risultavo intollerante, non risolvo il problema della elevata permeabilità, quindi della causa dei sintomi, a parte questo ci sono cibi infiammanti e cibi meno infiammanti,

ma l’infiammazione è il modo intrinseco dell’intestino di funzionare, un intestino forte si infiamma e si disinfiamma, uno debole rimane in infiammazione debole, cronica, che è stata definita la madre di tutte le patologie.

Ragazza, Donna, Ballerino, Artista, Circo, Gravitazione

Poi ci sono cibi che nutrono il mio impianto digestivo, come le fibre, grassi

da cui i batteri buoni ricavano acido butirrico e acetico, nutrienti delle mie cellule intestinali, quindi lo stesso burro e aceto può essere usato per nutrire direttamente le cellule intestinali.

Pasta, Fettuccine, Cibo, Italiano, Gastronomia, Uova

Una volta nutrito va mantenuto allenato, ovvero è necessario esporlo a cibo complesso, altrimenti si indebolisce e la prima cosa che riduce sono i processi endogeni con cui continuamente ci ripara.

Bel guaio!

Frullati, Frutta, Colorato, Vitamine, Sano, Fresco

Diventando onnivoro, in millenni, ha modificato il sistema digerente, da: stomaco 15%, colon 60% a stomaco 15%, colon 20%, un 10% in più di quello dei carnivori a cui non serve a nulla.

Salmone, Cibo, Sano, Cena, Pasto, Frutti Di Mare

È come se fosse diventato un palestrato, abbiamo trasformato un motore semplice, poco performante, ma robusto, in un motore da F1, elevate prestazioni, ma MOLTO delicato.

Sbagliare alimentazione oggi è molto più pericoloso che se fossimo rimasti scimmie

Asparagi, Verde, Asparagi Verdi, Tempo Di Asparagi

Capire cosa mangiare è fondamentale per la nostra salute, non possiamo affidare tale scelta al caso, a credenze tribali, religiose o altro, perchè i carboidrati insulinici in uno stato di infiammazione peggiorano la cronicità senza mai riparare il Microbiota.

Paolo Mainardi modificato by Francesco Ciani

La correlazione tra la disbiosi e mal di testa

Sebbene le cause del mal di testa possano essere molte

Meditazione, Ascolto, Musica, Coscienza, Auricolari

da un problema al fegato ad un focus dentale (cavitazione, dente devitalizzato, dente del giudizio incluso nell’osso mascellare, residuo radicolare, vedi il libro “Bonifica dentale”) all’infestazione dei parassiti, in questo capitolo ci concentriamo sul possibile ruolo causale della disbiosi intestinale.

Donna, La Perdita Di, Tristezza, Ritratto, Viso

Sul suo sito la dottoressa Gabriella Lesmo evidenzia il fatto che i soggetti autistici soffrono di regola di disbiosi, e fa un’affermazione a nostro parere molto interessante, ovvero che la disbiosi, che pur può essere innescata anche dall’accumulo di metalli pesanti, porta a sua volta alla ritenzione di metalli pesanti.

Stress, Parola, Crepe, Tensione, Burnout, Mal Di Testa

Una ennesima conferma di quanto scritto dalla dottoressa Campbell nel suo libro. Scrive la dottoressa Lesmo :genericamente indicati come dispepsia che tanto disturbano milioni di persone.

Il già citato dottor Paolo Mainardi, scrive a tal proposito sul forum italia salute che le cause delle varie forma di mal di testa (o emicrania o cefale che dir si voglia) sono da rintracciarsi nell’intestino,

Concepito Come, Mano, Lampadine, Luce, Mal Di Testa

al di là delle sottili distinzioni tra una forma e l’altra di questa patologia e cita l’eccesso di istamina correlato alla disbiosi (spesso determinato infatti dalla proliferazione intestinale della Candida) come una causa di tale problema. Afferma testualmente il dottor Mainardi:

Una disbiosi intestinale che coinvolge il triptofano produce un aumento della decarbossilazione di questo ammino acido a indolo e scatolo, determinabili nelle urine quali marker della disbiosi.

Hamburger, P, Patatine Fritte, Pancia

Scarsi livelli di triptofano conducono a scarsi livelli cerebrali di neuropeptidi, quali l’NPY responsabile della soglia convulsiva e della soglia del dolore.

La disbiosi persistente porta all’infiammazione intestinale, alla maldigestione e malassorbimento, quindi apre la porta alle allergie, alle intolleranze alimentari, alla ritenzione di metalli pesanti e di altre tossine ambientali,

Stomaco, Pancia, Perdere Peso, Perdita Di Peso, Donna

ai disturbi dell’umore, della concentrazione e dell’attenzione, alla cefalea, alla disfunzione immunitaria, oltre che al dolore addominale ricorrente e ai tanti sintomi alimentati sovente da un’educazione alimentare esclusivamente a carboidrati insulinici.

Addome, Intestino, Grande, Piccoli, Stomaco, Retto, Ano

Sul sito del dottor Giovanni Angilè troviamo scritto che oltre alla cefalea e ad altre condizioni patologiche già menzionate, anche l’ipertensione può essere indotta dalla disbiosi, sia a causa del sovraccarico del fegato che a causa delle patologie circolatorie indotte dalla disbiosi.

Egli annovera tra le patologie correlate alla disbiosi anche le emorroidi, il diabete, la perdita di concentrazione e di memoria, la vulvo-vaginite e la cistite.

Perdita Di Peso, Peso, Nutrizione, Scala

Altri siti che confermano il legame tra disbiosi, mal di testa e molte altre malattie (comprese allergia, asma, otite) sono i seguenti (il primo è particolarmente interessante e ne consiglio la lettura integrale):

http://alimentarmente.altervista.org/mal-di-testa-grasso-o…/http://www.armonianaturale.com/…/flora-batterica-disbiosi-…/http://www.realwayoflife.com/…/pancia-gonfia-cattiva-diges…/http://www.ondabio.it/news/disbiosi.htmhttp://www.viveremeglio.org/…/guar_fi…/alimsalu/disbiosi.htmhttp://www.italiasalute.it/forum/forum_posts.asp?TID=7359.http://www.giovanniangile.it/apparato_d_002.htm.

Corpo, Addome, Stomaco, Pancia, Fianchi, Forma, Sottile

Un libro interessante sull’argomento che può essere utile a complemento di questo capitolo è Mal di testa cure e terapie naturali Ramón Roselló e Pepe Landázuri, Macro Edizioni.

Pubblicato su Epilepsy Currents 2004 Sep; 4(5): 202–203, autore Bassel W. Abou-Khalil,; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1176373/.

Dieta chetogenica

Quando monitorare i chetoni

Ecco alcune indicazioni che ti aiutano a capire quando vale la pena di misurare i livelli di chetoni. All’inizio.

È importante ricordare che è necessario tenere attentamente monitorati i livelli di chetoni solo nelle fasi iniziali della TMM. La misurazione ti dà importanti riscontri in due ambiti:

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primo, puoi determinare quando sarai riuscito a effettuare il passaggio alla combustione dei grassi e, secondo, puoi stabilire il tuo limite personale alla quantità di carboidrati che puoi mangiare senza uscire dalla modalità di combustione dei grassi.

Saprai di aver effettuato il passaggio quando i livelli di chetoni nel sangue saranno tra 0,5 e 3 millimoli per litro. Per far sì che i chetoni rientrino in questa forbice, probabilmente dovrai apportare alcuni ritocchi alla tua dieta, quindi se li terrai monitorati avrai dati oggettivi per capire quanto sta funzionando il tuo programma.

Bacon, Pane, Prima Colazione, Alla Griglia, Brown, dieta chetogenica,, grassi buoni

Per stabilire esattamente quanti carboidrati puoi mangiare senza smettere di bruciare i grassi e continuando ad avere una buona produzione di chetoni, dovrai consumare una specifica quantità di carboidrati per due o tre giorni – poniamo tra i 30 e i 40 grammi –, misurare i livelli di chetoni in ciascuno di questi giorni e calcolare la media.

Poi dovrai scegliere una diversa quantità di carboidrati – per esempio 40 grammi – da consumare per altri due o tre giorni e svolgere ancora il test. In questa maniera capisci quanti carboidrati producono il livello di chetoni che desideri e quindi potrai personalizzare la TMM per adattarla al tuo organismo.

Polpette Di Carne, Carne Macinata, Insalata Di Cavolo

La personalizzazione è un elemento essenziale del programma.

Il tetto del consumo di carboidrati è dinamico, quindi se svolgi periodicamente le misurazioni puoi adattare l’apporto di carboidrati alle mutevoli esigenze del tuo organismo. Più a lungo rimani in chetosi nutrizionale, più aumenta la tua flessibilità metabolica, che è l’obiettivo finale del programma.

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Se esci dalla chetosi nelle prime settimane, per rientrarci potresti metterci una settimana o anche di più.

Ma quando hai effettuato il passaggio alla combustione dei grassi, che io chiamo “adattamento ai grassi”, la conversione avviene più rapidamente. L’obiettivo finale è raggiungere la flessibilità metabolica che avevi quand’eri un bambino perfettamente sano!

Pasto, Pranzo, Cena, Vegan, Vegetariano, Piatto

I bambini entrano in chetosi facilmente anche se mangiano grandi quantità di carboidrati netti.

In età adulta ormai hai seguito una dieta ricca di carboidrati netti per decenni e il tuo corpo ha perso la sua naturale capacità di entrare nella modalità di combustione dei grassi. Adottando la TMM, recuperi la flessibilità metabolica.

Quando apporti cambiamenti sostanziali alla tua dieta.

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Dopo che hai effettuato il passaggio alla combustione dei grassi e l’hai mantenuto per qualche settimana o per un mese, devi misurare i livelli di chetoni solo quando la tua alimentazione subisce dei cambiamenti; per esempio in seguito a un evento stressante, per un cambio di abitudini o per un lungo viaggio. In questi casi dovrai assicurarti di continuare a bruciare i grassi.

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Misura i livelli di chetoni una volta al giorno fino a quando saranno tornati ai livelli precedenti. Se noti un aumento nei livelli di glucosio. Se dovessi notare che i tuoi livelli glicemici tendono ad aumentare, faresti bene a tornare a misurare regolarmente i chetoni per qualche giorno.

Ti raccomando di svolgere il test tre volte al giorno, precisamente al mattino a digiuno, dopo pranzo e la sera prima di coricarti.

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Se i livelli dei chetoni sono ancora buoni, l’aumento del glucosio potrebbe essere dovuto a un cambiamento benefico nella segnalazione dell’insulina.

Se invece i livelli dei chetoni sono scarsi, probabilmente stai mangiando troppi carboidrati o troppe proteine. Prova a ridurre i carboidrati per due o tre giorni e continua a misurare i chetoni. Poi fai la stessa prova con il consumo i proteine.

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Considera quale delle due strategie è più efficace per rialzare i chetoni e diminuire il glucosio, quindi ritocca la tua dieta in base ai risultati. Per monitorare i progressi a lungo termine. Sul lungo periodo, l’ideale sarebbe controllare i livelli di chetoni una o due volte la settimana in diversi momenti della giornata.

La regolarità è particolarmente importante se hai un problema di salute che stai cercando di curare, ma in ogni caso i controlli periodici ti daranno il riscontro e la motivazione di cui hai bisogno per proseguire il programma.

Asparagi, Verde, Asparagi Verdi, Tempo Di Asparagi

In tutte le situazioni che non rientrano in quelle contemplate da questo elenco, fare le misurazioni più di una o due volte a settimana sarebbe esagerato.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Permeabilità Intestinale

La sindrome della permeabilità intestinale

è una malattia autoimmune e alcuni medici ritengono che sia la causa principale di molte patologie gastrointestinali, oltre a problemi come la spossatezza cronica o la sclerosi multipla.[1]

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Il problema maggiore è che i medici non la sanno riconoscere e se ti va bene ti faranno dei test di intolleranza che ti troveranno intollerante quasi a tutti i cibi. Ma il problema non sarà risolto mangiando brodo a vita, bisogna riparare le pareti intestinali.

Sebbene sia un disturbo non ancora ampiamente riconosciuto come malattia, si ritiene che una porosità o permeabilità del tratto intestinale sia responsabile di un’ampia gamma di sintomi.

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Tra questi ci sono dolore cronico o disturbi dell’apparato digestivo, gonfiore, depressione, spossatezza cronica, allergie alla pelle e sfoghi cutanei. Sebbene non sia ancora chiaro con esattezza cosa provochi la malattia, è però possibile ridurne i sintomi apportando dei cambiamenti all’alimentazione e allo stile di vita.

Se l’organismo è in salute ha a disposizione un potente esercito che ci difende da virus, batteri e parassiti.

Frattaglie, Marcatura, Medica, Intestino, Fegato, TenueL’esercito è il sistema immunitario che protegge il nostro intestino e il flusso del sanguigno da invasori esterni. Il sistema immunitario è composto da una rete complessa di cellule e organi specializzati impegnati costantemente a distinguere qualsiasi anomalia presente nel nostro organismo.

Per combattere questi patogeni il sistema immunitario produce anticorpi.

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Sfortunatamente questo potente esercito a volte può avere una reazione anomala e rilasciare sostanze ed anticorpi al fine di contrastare la sostanza erroneamente identificata come nociva.

Questo fenomeno viene chiamato autoimmunità e si verifica quando il sistema immunitario sbaglia il riconoscimento delle proprie cellule e produce anticorpi contro i tessuti dell’organismo, anticorpi conosciuti anche come autoanticorpi.

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E’ simile a una guerra contro se stessi, con il sistema immunitario da un lato, e le cellule sane sul lato opposto.

L’autoimmunità provoca un’infiammazione cronica e la distruzione dei tessuti con dolore e perdita delle funzioni. Il sistema immunitario va in tilt e può causare le cosiddette malattie autoimmuni.

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Sempre più persone sono affette da patologie autoimmuni, il numero è aumentato drasticamente negli ultimi dieci anni.

Mediamente i disturbi autoimmuni colpiscono più del 5 % della popolazione nei paesi occidentali, in particolare le donne. [1] Il fattore che distingue una malattia autoimmune da un altra riguarda semplicemente il tipo di tessuto (l’area corporea) colpito.

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Per esempio la tiroide di Hashimoto ha come bersaglio le cellule della tiroide. La sclerosi multipla attacca la mielina delle cellule nervose.

Nell’artrite reumatoide un attacco autoanticorpale colpisce le articolazioni, mentre la celiachia implica un attacco autoanticorpale contro le cellule intestinali.

L’INTESTINO PERMEABILE (BUCATO) È CAUSA DELLE MALATTIE AUTOIMMUNI E DI TANTISSIMI DISTURBI

Pancia, Cuore, Amore, Ragazza, Relax, Rilassarsi

Le pareti intestinali (il rivestimento interno dell’intestino) sono costituite da un singolo strato di piccole cellule che permettono il passaggio di nutrienti e acqua trattenendo batteri, proteine e altre tossine.

Si possono immaginare le pareti dell’intestino come dei buttafuori dell’organismo che permettono l’accesso esclusivamente a chi merita di entrare, tenendo così alla larga gli scocciatori e i “cattivi”.

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Anche se l’idea non è piacevole, intestino è un posto piuttosto tossico.

Ingeriamo tossine ogni giorno, dall’aria, all’acqua dal cibo ai farmaci, ecco perché la condizione delle pareti intestinali risulta fondamentale per mantenere una solida immunità e una buona salute generale.

Evidentemente Madre Natura la pensava in questo modo se ha disposto circa il 70% del nostro sistema immunitario nelle pareti intestinali. [2]

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Se il tratto digestivo si infiamma come risultato di unacattiva digestione, stress elevato, metalli pesanti, consumo di zuccheri, ecc., questa infiammazione compromette la solidità delle pareti intestinali permettendo a particelle di cibo indigerito, tossine e batteri di entrare nel circolo sanguigno.

Si ha la cosiddetta permeabilità intestinale.

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Una volta che queste sostanze passano le pareti, il sistema immunitario reagisce ed inizia ad attaccarle poiché le considera come sconosciute e quindi una minaccia.

Si genera così ancora più infiammazione. Si è creato quindi un circolo vizioso che genera altra infiammazione e che a sua volta promuove ulteriore permeabilità intestinale.

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SINTOMI DELLA PERMEABILITA’ INTESTINALE

  1. Problemi digestivi. Non digerisci bene il cibo, puoi avere gas nell’intestino, gonfiore, diarrea o sindrome da intestino irritabile.

  2. Carenza nutrizionale. Sei debole e denutrito perché le pareti del tuo intestino non riescono ad assorbire i nutrienti.

  3. Asma o allergie stagionali.

  4. Squilibri ormonali come la sindrome premestruale o da ovaio policistico.

  5. Malattie autoimmuni come artrite reumatoide, lupus, psoriasi o celiachia.

  6. Fatica cronica, continua stanchezza e assenza di energie.

  7. Alterazioni dell’umore e conseguenti problemi come ansia, depressione o disturbi dell’attenzione.

  8. Problemi alla pelle come acne o eczemi.

  9. Candida albicans.

  10. Allergie o intolleranze alimentari.

  11. Insonnia.

COSA FARE PER RIMEDIARE ALLA PERMEABILITA’ INTESTINALE

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Il problema maggiore è che i medici non la sanno riconoscere e se ti va bene ti faranno dei test di intolleranza che ti troveranno intollerante quasi a tutti i cibi.

Ma il problema non sarà risolto mangiando brodo a vita, bisogna riparare le pareti intestinali. Al Massachusetts General Hospital dell’Harvard Medical School, il Dott. Alessio Fasano ha scoperto che ci sono dei fattori che possono innescare la produzione di una sostanza la zonulina che dilata le pareti intestinali: [3]

  • Alcuni farmaci (per esempio anti infiammatori non steroidei, come l’Ibuprofene, e steroidei)

  • Stress cronico (traumi emotivi)

  • Alcool

  • Glutine e altri nutrienti derivanti dall’alimentazione

  • Disbiosi, uno squilibrio della microflora naturale dell’organismo: eccesso di batteri nocivi nell’intestino e deficienza di quelli positivi (probiotici).

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Queste sono delle valide ragioni per riprogrammare le proprie scelte alimentari evitando il problema del glutine contenuto dei prodotti da forno e nella birra. Perchè? Semplice! Perché causano buchi nel tuo intestino.

INTEGRATORI E SCELTE ALIMENTARI E MENTALI

Questo tema mi appassiona molto per due motivi

  1. Nessuno ne parla perché se ne sa poco.

  2. Ci sono passato. Ho vissuto un periodo in cui non riuscivo a digerire nulla, non riuscivo a capire la causa ed ero arrivato a togliere quasi tutti gli alimenti. Poi grazie ad un test bioelettronico è stato scoperto che il mio sistema digestivo non funzionava e il mio sistema nervoso era sovraccarico e allora da lì ho potuto lavorare.

Senso, Domanda, Anatomia, Umano, Filosofia, Psicologia

Cosa fare per risolvere questa situazione

  1. Scarica il sistema nervoso. Fai attività fisica (è davvero importante), medita, e assumi degli integratori che scaricano lo stress come la Rodiola.

  2. E’ importante lavorare sui traumi: il medico mi disse che il mio sistema nervoso non era carico per lo stress quotidiano ma per traumi di esperienze vissute intensamente e non risolte (specialmente nell’infanzia). In questo caso sono molto utili i Fiori di Bach in particolare Star of Bethlehem è quello consigliato. Consiglio anche gli esercizi del METODO TRE.

  3. Togli glutine, latticini, piccante, dolci e zucchero, cioccolato, vino bianco, superalcolici e carne di maiale. Questi sono i principali cibi che creano infiammazione nel nostro intestino.

  4. Fortifica le pareti intestinali. Puoi farlo con degli integratori specifici naturali. La Glutammina, l’Inulina e la Vitamina D sono molto potenti in questo.

  5. Riduci l’infiammazione. La curcuma è un potente antinfiammatori naturale: ti consiglio la ricetta del latte d’oro con olio di cocco spiegata in questo articolo … 4 Modi per potenziare l’assorbimento della Curcumina.

PUOI FARE UN TEST PER MISURARE LA PERMEABILITA’ INTESTINALE

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Il metodo attuale per diagnosticare la permeabilità intestinale è il test del lattulosio e mannitolo. Il test è semplice da eseguire (bere soluzione zuccherina e poi raccolta urine) e consente di valutare la permeabilità della parete intestinale e la sua capacità funzionale di assorbimento.

All’incirca il 90% della popolazione ha a che fare con l’infiammazione di basso livello che conduce, inesorabilmente, a problemi quali autoimmunità, invecchiamento precoce, obesità, diabete e altri disturbi seri. La maggioranza degli approcci medici convenzionali mirano a mascherare i sintomi e a non affrontare le vere cause.

E’ importante quindi conoscere queste informazioni e diffonderle ed usarle.

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[1] Moroni, L. et al. “Geoepidemiology, gender and autoimmune disease.” Autoimmunity Reviews 11, no. 6 (2012): A386-A392; Autoimmune Diseases: Overview, WomensHealth.gov, accessed May 31, 2015,

[2] G Vighi, F Marcucci, L Sensi, G Di Cara, and F Frati “Allergy and the gastrointestinal system” Clin Exp Immunol. 2008 Sep; 153(Suppl 1): 3–6.

[3] Fasano, A. “Zonulin, Regulation of Tight Junctions, and Autoimmune Diseases,”Annals of the New York Academy of Science 1258, no. 1 (2012): 25-33; Fasano, A. “Zonulin and its Regulation of Intestinal Barrier Function: The Biological Door to Inflammation, Autoimmunity, and Cancer,” Physiological Reviews 91, no. 1 (2011): 151-75.

L’olio di cocco

L’olio di cocco è utilizzato come alimento e come prodotto di bellezza da millenni.

Combatte ogni sorta di microbi nocivi, dai virus ai batteri e ai protozoi, molti dei quali possono essere dannosi, ed è una straordinaria fonte di grassi di alta qualità.

Per il 50 per cento circa, il grasso contenuto nell’olio di cocco è acido laurico, una sostanza che si trova raramente in natura. L’olio di cocco ha la concentrazione di acido laurico più alta di ogni altro cibo.

olio di cocco

Nel corpo questo acido si converte in monolaurina, un monogliceride (un acido grasso attaccato a una molecola di glicerolo, a differenza dei trigliceridi, composti da tre acidi grassi) che può distruggere molti virus rivestiti di lipidi come l’HIV, l’herpes, i virus influenzali, il morbillo, i batteri gramnegativi e protozoi come la giardia lamblia.

Se hai un attacco di fame improvvisa

o hai bisogno di una carica di energia, ti basta mangiare un cucchiaio di olio di cocco. Puoi anche aggiungerlo al tè o al caffè invece del dolcificante. Il cocco aiuta a migliorare l’assimilazione delle vitamine liposolubili, quindi puoi aumentare l’efficacia delle vitamine che assumi prendendole insieme a un cucchiaio di olio di cocco.

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Se vuoi intensificare i benefici della TMM, ti raccomando di aggiungere anche l’olio MCT alla tua alimentazione quotidiana. L’olio MCT (olio a base di trigliceridi a catena media) è il cugino dell’olio di cocco in forma più concentrata.

Per la maggior parte, gli oli MCT in commercio sono ricavati dall’olio di cocco e contengono acido caprilico (C8, un acido grasso che nella sua struttura molecolare contiene otto atomi di carbonio) e acido caprico (C10, un acido grasso che nella sua struttura molecolare contiene dieci atomi di carbonio) in parti uguali.

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Quando mangi un cibo grasso, di solito il grasso viene scomposto nell’intestino tenue mediante l’azione dei sali biliari e di un enzima pancreatico chiamato lipasi.

Ma i trigliceridi a catena media riescono ad aggirare questo processo, perché attraversano la membrana intestinale e raggiungono direttamente il fegato tramite il sistema portale epatico.

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Quando arrivano nel fegato, specialmente se sei nello stato di chetosi nutrizionale o utilizzi i grassi come carburante principale, essi sono rapidamente convertiti in chetoni, che poi vengono rilasciati nel flusso sanguigno e trasportati in ogni area del corpo, compreso il cervello, per essere utilizzati come carburante pulito.

Per questo motivo l’olio MCT è un ottimo rimedio per incamerare grasso in più perché, essendo inodore e insapore, si può assumere facilmente a cucchiaiate.

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La sua rapida conversione in energia ti può aiutare ad attenerti alla TMM nei momenti in cui hai fame ma hai scarsa disponibilità di cibi adeguati. L’unico intoppo è che l’efficacia di questo rimedio comporta un prezzo.

A volte il fegato non è in grado di elaborare i grassi rapidamente, quindi può scaricarne una parte nell’intestino, dove finiscono col causare disturbi digestivi o mollezza delle feci.

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Di conseguenza puoi consumare olio MCT tutti i giorni, ma devi cominciare con piccole dosi e aumentarle gradualmente con l’andare del tempo per migliorare la tua tolleranza.

(L’olio MCT può aiutare in caso di costipazione, ma non bisogna assumerne quantità eccessive solo per ottenere l’effetto lassativo.)

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Comincia con un cucchiaino al giorno, preferibilmente durante un pasto e, se non avverti disturbi gastrointestinali o mollezza delle feci, puoi aumentare gradualmente le dosi.

Alcune persone ne prendono uno o due cucchiai a ogni pasto, ma nella maggior parte dei casi è sufficiente prenderne uno o due cucchiai al giorno. Se a un certo punto avverti disturbi digestivi, torna alla dose precedente e mantienila per qualche giorno.

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Per prevenire la diarrea e il gonfiore provocati dall’olio MCT è utile assumere fibre. Consuma circa 25 grammi di fibre per ogni cucchiaio di olio MCT magari emulsionato con il tuo estratto

Attenzione:

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le persone malate di cancro al fegato, che hanno le transaminasi alte, metastasi estese al fegato o altre malattie epatiche non dovrebbero usare l’olio MCT, ma possono usare l’olio di cocco.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Il sistema riproduttivo

Malattia Espressione dell’AnimA
 
Come ci viene indicato dal nome, il sistema riproduttivo è quello che consente all’essere umano di riprodursi. È composto dagli organi sessuali, dalle ghiandole sessuali (testicoli, ovaie) e dall’utero nella donna.
 
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Attraverso questo sistema estremamente elaborato, la discendenza umana si perpetua nell’incontro tra un uomo, di natura Yang e penetrante, e una donna, di natura Yin e ricettiva.
 
La Vita ci mostra così fino a che punto l’evoluzione non sia possibile se non attraverso l’incontro dei contrari.
 
Ciò può portarci a comprendere come sia necessario attuare la stessa cosa dentro di noi per poter evolvere.
 
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Dobbiamo andare incontro all’altro lato di noi stessi, della nostra parte «Yin, femminile» se siamo uomini, e della nostra parte «Yang, maschile» se siamo donne.
 
 
Non si tratta naturalmente di sessualità, ma di ciò che C.G. Jung definì «Anima» (femminile) e «Animus» (maschile). Si tratta del nostro lato dolce, tenero, passivo, artistico, estetico, accogliente, inconscio, profondo (femminile) e del nostro lato deciso, forte, attivo, guerriero, difensivo, penetrante, cosciente, superficiale (maschile).
 

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Ci risulta allora possibile crescere, evolvere e giungere progressivamente a fare ciò che definisco «la pace dei contrari» (che Jung aveva battezzato come «riconciliazione degli opposti»), l’Unità in noi, creando, partorendo un altro noi stessi.
 
È interessante notare che questa (pro)creazione ha tutte le possibilità di realizzarsi nel piacere e nella gioia (godimento, orgasmo) come previsto dalla vita.
 
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Un fatto sul quale devono riflettere coloro il cui processo di sviluppo personale si attua mediante l’esercizio della volontà, della forza, della costrizione o dell’urgenza.
 
Il sistema riproduttivo è beninteso quello che ci consente di procreare, di donare fisicamente la vita. Per estensione, si tratta anche della nostra capacità generale di creare, di partorire (progetti, idee, eccetera) nel mondo materiale.
 
 
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Infine è anche il sistema della sessualità, ossia della nostra capacità di creare nel godimento.
 
Rappresenta la nostra azione sull’altro, il nostro potere su di lui poiché egli ci si abbandona, come noi a lui, in questa particolare relazione. Questo potere deve pertanto essere reciproco e rispettoso ed è ancora più grande quando si fonda sull’amore.
 
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In ultimo, esso ha la peculiarità, come appena menzionato, di procurare il piacere, di poter (oserei dire) essere vissuto nel godimento in quanto è normalmente caratterizzato dall’orgasmo.
 
Quest’ultimo rappresenta il godimento supremo della creazione, dell’azione creatrice e fecondatrice, compiuta insieme all’altro.
 
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Le malattie del sistema riproduttivo

Le malattie del sistema riproduttivo ci parlano della nostra difficoltà a vivere o ad accettare questa «pace dei contrari» all’interno di noi.
 
Possono manifestarsi in differenti modi, ma indicano sempre una tensione rispetto all’altro, si tratti del coniuge, di nostro figlio o delle loro rappresentazioni dentro di noi o all’esterno.
 
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È il caso particolare dei problemi all’utero, che rappresenta la coppia, il focolare, il nido e che indica sovente tensioni o sofferenze relative al coniuge (assenze, frustrazione, decesso, conflitto, eccetera) o relative al posto occupato da ciascuno all’interno della casa.
 
Esprimono inoltre la nostra paura, il nostro timore di partorire, si tratti di un parto reale (bambino) o simbolico (progetti, idee, eccetera), per mancanza di fiducia, per senso di colpa o angoscia.
 
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I dolori ai testicoli o alle ovaie ci parlano di ciò, che si tratti di una cruralgia, di una cisti o di un cancro sviluppatosi nelle ghiandole riproduttive.
 
 
Le malattie «sessualmente trasmissibili» rappresentano spesso delle autopunizioni, inconsciamente provocate da un senso di colpa per una attività sessuale sviluppata al di fuori delle norme riconosciute dall’individuo o dal suo ambiente.
 
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Tale senso di colpa, consapevole o meno, lo conduce a punirsi da sé mediante un «atto mancato», oserei dire, e ad incontrare sessualmente colui o colei che gli trasmetterà una malattia «vergognosa».
 
Attraverso frigidità, impotenza o dolori e infiammazioni di varia natura che «impediscono» la sessualità, esprimiamo la nostra difficoltà a vivere i piaceri della vita e in particolare dell’attività, professionale, sociale o familiare.
 
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Non ci permettiamo di provare piacere, appagamento o godimento nell’esercizio del nostro potere personale sulle cose o sugli altri.
 
Tutto ciò ci appare troppo serio o meglio colpevole e non sappiamo più, come il bambino, provare la semplice gioia di aver fatto qualcosa che «va» e di cui possiamo andar fieri.
 
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Crediamo che questo potere sia vergognoso o negativo, quando invece può essere creativo e fecondo poiché ciò che gli conferisce una connotazione positiva o negativa è l’utilizzo che ne facciamo e le intenzioni che gli attribuiamo, proprio come il potere conferito dall’amore e dalla sessualità può creare o distruggere, liberare o alienare, animare o spegnere l’altro o se stessi.
 
(Michel Odoul)