Disbiosi Prostatite dismenorrea

Cistite, ovarite e uretrite

Anche nel caso di questi disturbi il ruolo dell’intestino appare essenziale nel causare o quanto meno predisporre il terreno per l’insorgenza di tali patologie.

Mattina, Ragazza, Bella, Femminilità, Tenerezza

Come già specificato nelle prime pagine, il tratto urogenitale è una delle zone in cui i batteri simbionti sono presenti, ed in cui, a seguito di diversi fattori (farmaci, alimentazione, stress) si può creare una disbiosi locale (spesso correlata ad una disbiosi intestinale).

Molti dei meccanismi che aiutano a preservare la salute o a innescare un processo patologico, sono quindi similari a quelli visti per le malattie intestinali

Ragazza Triste, Ragazza Piange, Dolore, Attrice


la disbiosi predispone alle infezione dei batteri patogeni che vengono dal’esterno perché la protezione dei batteri simbionti viene meno, alle infezione dei batteri e degli altri microorganismi (lieviti, funghi) opportunisti, che proliferano solo quando diminuisce la popolazione dei batteri benefici. Già questa osservazione spiega abbastanza bene la correlazione tra la disbiosi e le affezioni citate nel titolo del capitolo.

Segnalo ad ogni modo diversi articoli di approfondimento da cui traggo alcune citazioni, ma che sarebbe utile leggere integralmente per rendersi conto appieno del rapporto tra la causa (un intestino con permeabilità alterata, con flora batterica squilibrata) e l’effetto (i sintomi delle varie patologie).

Giovane Ragazza, Mistica, Bianco E Nero, Stordimento


Sul sito Arnold Ehret possiamo leggere che dopo una pulizia del colon con l’idrocolonterapia Le cistiti, l’ovarite e la dismenorrea migliorano sempre e sovente si ottiene una guarigione definitiva dopo la cura. Segnalo qui che l’idrocolonterapia va generalmente associata all’assunzione di probiotici sia prima che dopo il lavaggio nonché ad una dieta particolare, vedi quanto scritto nel libro Guarire l’intestino con l’idro-colon terapia di Flora Peschek-Bohmer (Macro Edizioni).

Da notare che tale procedura è sconsigliata in caso di malattie infiammatorie intestinali in fase attiva, gravidanza, insufficienza cardiaca congestizia (NYHA grado II) .

Fiori, Farfalle, Bella, Orange, Luminoso

Il dottor Fortunato Loprete in un suo articolo intitolato La Disbisosi intestinale:

valutazione alla luce delle nuove scoperte ossigeno ozono scrive che la dismenorrea è uno dei tipici sintomi della disbiosi insieme ad allergie, mal di testa, astenia e tanti altri più specificamente legati all’intestino.

Opposti, Pollice, Positivo, Negativo, Alto

Nella presentazione del dottor Marcello Romeo (direttore sanitario che si occupa di medicina naturale ed integrata) intitolata disbiosi intestinale, oltre a prostatite e vaginite, anche il diabete viene annoverato tra le conseguenze della disbiosi intestinale

In un articolo sulla disbiosi sul sito verbal leggiamo che: 

Il colon può trattenere del materiale tra le sue pieghe, deformandosi in uno stato di infiammazione cronica, oppure può subire un prolasso e premere sulle viscere vicine, come la vescica, l’utero o la prostata, causando problemi anche in questi organi.

Mirtilli, Ribes Nero, Clematide, Fiore, Viola, Foglie

In un articolo del dottor Stefano Ciappi intitolato Disbiosi:

sindrome intestino irritabile leggiamo che la Candidosi (uno degli aspetti della disbiosi) spesso si trasmette dall’intestino alla prostata (o alla vagina).

Anche il dottor Massimo Caporossi in un suo articolo intitolato Disbiosi intestinale afferma che la disbiosi può causare prostatite, vaginite, cistite, specificando che le tossine prodotti dai patogeni possono avere effetti anche in organi e tessuti distanti dall’intestino. Ennesima conferma di ciò è un articolo del dottor Marcello Romeo intitolato Disbiosi intestinale e una discussione su forumsalute .

Frutta, Succo, Frullato, Vitamine, Frutti Di Bosco

Lo zinco, presente ad esempio nel prezzemolo e nelle carote pare sia un valido aiuto per trattare la prostatite.

Sul sito della Leva di Archimede leggiamo dei suggerimenti dietetici riguardo all’assunzione di cibi ricchi di zinco, magnesio, vitamina C, vitamina A e vitamine del gruppo B, la cosa non meraviglia dal momento che la carenza di zinco, magnesio, vitamina C e vitamine del gruppo B sono una caratteristica comune a tutte le persone sofferenti di disbiosi .

Anatomia, Intestino, Biologia

Detto ciò occorre dire che alcuni casi di prostatite, cistite, vaginite possono essere dovuti alla Candida (che degli antibiotici si fa un baffo

e che anzi prolifera in seguito ad un trattamento con questi farmaci), mentre altre possono essere puramente batteriche e trattabili eventualmente con gli antibiotici; se la ricorrenza di tali infezioni è correlata ad una disbiosi sottostante, con gli antibitoici si rischia di entrare in un circolo vizioso, e per spezzarlo occorre ripristinare l’equilibrio, ovvero l’eubiosi (la corretta e bilanciata presenza di batteri benefici il contrario della disbiosi).

Batteri, Malattia, Virus, Infezione, Ill, Cellule, Bio

Similmente l’uretrite che può essere batterica, ma può anche essere causata dall’irritazione dovuta al transito delle tossine di una sottostante candidosi/disbiosi. L’urina è uno dei fluidi attraverso il quale il corpo espelle le tossine, e se il corpo ha molte tossine da espellerere si possono avvertire fortissimi bruciori all’uretra.

Me ne sono accorto un giorno che ho avuto un episodio acuto di uretrite in seguito ad una reazione di Herxheimer.

Batteri, Virus, Specie Batteriche, Imitazione, Aureus

A dispetto del suggerimento medico di iniziare subito un ciclo di antibiotici ho bevuto un litro e mezzo d’acqua e piano piano tutto si è normalizzato. Infatti in caso di prostastite, cistite e uretrite, generalmente si consiglia di bere molto per diluire l’urina e facilitare la minzione.

Altre informazioni sulla dismenorrea le trovate nel capitolo successivo, ma segnalo fin da adesso che la dottoressa Daniela Pelotti collega tale problema all’intolleranza al glutine.

http://blog.ilgiornale.it/…/il-vaccino-anti-hvp-non-previe…/
http://scienzamarcia.altervista.org/nuovo.doc.
http://www.arnoldehret.it/old/modules.php…
Lavaggio intestinale ottenuto con l’ausilio di una macchina che inserisce acqua a temperatura ottimale dall’ano e che poi raccoglie e smaltisce quello che viene fuori dall’intestino, che viene così lavato da una sorta di “clistere” che va a pulire un po’ più a fondo e un po’ più a lungo.
Vedi quanto scrive il dottor Caporossi sul suo sito al link http://www.proctocastelli.it/disbiosi_intestinale.html.
http://www.ossigenoozono.it/…/Ozono%20Terapia%20e%20disbios….
http://www.slideshare.net/marcellorome…/disbiosi-intestinale.
http://www.verbal.it/nature/disbiosi.htm.
http://www.dottorstefanociappi.com/…/disbiosi-sindrome-int…/.
http://www.proctocastelli.it/disbiosi_intestinale.html
http://www.ambulatoriprivati.it/r…/disbiosi-intestinale.html
http://www.forumsalute.it/…/thrd_78836_correlazione_tra_can…
http://www.laleva.cc/almanacco/prostatite.html.

Glutine caseina autismo e malattie mentali

Disbiosi

Nell’articolo Autism and Schizophrenia:

Intestinal Disorders (“Autismo e schizofrenia: disordini intestinali”) gli autori riferiscono che, dopo avere preso atto di lavori e ricerche precedenti che identificavano nelle gluteomorfine e caseinomorfine una possibile causa sia di schizofrenia che di autismo , hanno “riscontrato dei pattern simili nei picchi dei peptidi”, ma non solo.

Apple, Strudel Di Mele, Frutta, Salsa Alla Vaniglia

Infatti nella stragrande maggioranza dei pazienti schizofrenici e dei bambini autistici osservati nel corso di questo studio sono stati trovati alti livelli di anticorpi al glutine ed alla caseina.

Per l’esattezza:

Alti livelli di anticorpi IgG alla gliadina sono stati trovati nell’87% dei pazienti autistici e nell’86% degli schizofrenici, ed alti livelli di anticorpi IgG alla caseina bovina sono stati trovati nel 90% dei bambini autistici e nel 93% dei pazienti schizofrenici.

Dark Hedges, Armoy, Irlanda, Strada, Viale, Forest

Alti livelli di anticorpi IgA al glutine o alla gliadina sono stati trovati nel 30% dei bambini autistici mentre nei pazienti schizofrenici l’86% aveva elevati anticorpi IgA al glutine e il 67% alla caseina; alcuni bambini e adulti normali hanno questi anticorpi ma solo in tracce.

I risultati di questo studio sono per davvero strabilianti, giacché con una dieta senza glutine e senza caseina è scomparsa la presenza di peptidi nelle urine e sono diminuiti i comportamenti anomali. L’ 81% dei bambini autistici dopo tre mesi di questo regime dietetico hanno mostrato miglioramenti riguardo alla maggior parte delle categorie di disturbi comportamentali.

E le conclusioni sono ovviamente che:


Sandwich, Insalata, Vegetariano, Formaggio

I nostri dati forniscono sostegno alla proposta che molti pazienti con schizofrenia o autismo soffrono a causa dell’assorbimento di esorfine formate nell’intestino dalla digestione incompleta del glutine e della caseina.

L’articolo The gluten connection: the association between schizophrenia and celiac disease (“La questione del glutine: l’associazione tra schizofrenia e la celiachia”) consiste in un’analisi della letteratura precedente sul rapporto tra schizofrenia e intolleranza al glutine; il risultato è che una gran parte dei pazienti migliora passando ad una dieta senza glutine, ma non tutti.

Si legge infatti nell’abstract dell’articolo che:

Olio D'Oliva, Pomodori, Basilico, Mangiare

È stata condotta una rivista della letteratura relativa all’associazione tra schizofrenia e celiachia (intolleranza al glutine). (…)

Una drastica riduzione, se non una completa remissione dei sintomi schizofrenici dopo che si è iniziato ad eliminare il glutine, è stata notata in vari studi. Tuttavia ciò succede in un sottogruppo di pazienti schizofrenici.

Verdure, Una Sana Alimentazione, Cucina, Cibo, Mangiare

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3641836/
Interessante è anche l’articolo Neurologic and Psychiatric Manifestations of Celiac Disease and Gluten Sensitivity

(“Manifestazioni neurologiche e psichiatriche della celiachia e sensibilità al glutine”) tra i cui autori ritroviamo ancora l’ottimo Alessio Fasano, uno dei più importanti studiosi e ricercatori del settore. 

Bella Donna, Giovane, Femminile, Stile Di Vita, Sano

Nell’abstract dell’articolo leggiamo che sia la celiachia che la sensibilità al glutine possono presentari con una varietà di co-morbidità neurologiche e psichiatriche, tuttavia, sintomi extraintestinali possono essere i primi a manifestarsi nei malati di sensibilità al glutine.

Tuttavia la sensibilità al glutine resta un fattore che non viene trattato e non viene riconosciuto come concausa di manifestazioni psichiatriche e neurologiche.

Summerfield, Donna, Ragazza, Tramonto, Crepuscolo

Dohan nel 1966 aveva osservato che la schizofrenia era molto rara e si manifestava in forma leggera nei paesi in cui non si mangiavano cereali col glutine, mentre era più diffusa e si manifestava in forma più grave nei paesi in cui i cereali contenenti glutine costituivano una larga parte della dieta.

Pubblicato su Acta Psychiatrica Scandinava 2006 Feb;113(2):82-90, autori Kalaydjian A E, Eaton W, Cascella N.

http://www.springerlink.com/content/g1g20672k01476mg/
http://www.interpuntonet.it/article.php?id=976
http://abcnews.go.com/…/orange-juice-moms-secret-ing…/story….
http://www.naturalnews.com/032659_arsenic_chicken.htmlhttp://grist.org/…/2011-06-08-fda-admits-supermarket-chick…/
Articolo pubblicato il 6/8/2011, scritto da Marie Clare Jalonick dell’Associated Press http://www.usatoday.com/…/2011-06-08-fda-chicken-arsenic_n.…
Pubblicato su Nutritional Neuroscience 2000, 3: 1, 57 — 72, autori Robert Cade, Malcolm Privette, Melvin Fregly, Neil Rowland, Zhongjie Sun, Virginia Zele, Herbert Wagemaker, Charlotte Edelstein; http://www.fooddetective.pl/…/No%2038.%20Cade%20Autism%20an….

http://www.springerlink.com/content/g1g20672k01476mg/
http://www.interpuntonet.it/article.php?id=976
http://abcnews.go.com/…/orange-juice-moms-secret-ing…/story….
http://www.naturalnews.com/032659_arsenic_chicken.htmlhttp://grist.org/…/2011-06-08-fda-admits-supermarket-chick…/
Articolo pubblicato il 6/8/2011, scritto da Marie Clare Jalonick dell’Associated Press http://www.usatoday.com/…/2011-06-08-fda-chicken-arsenic_n.…
Pubblicato su Nutritional Neuroscience 2000, 3: 1, 57 — 72, autori Robert Cade, Malcolm Privette, Melvin Fregly, Neil Rowland, Zhongjie Sun, Virginia Zele, Herbert Wagemaker, Charlotte Edelstein; http://www.fooddetective.pl/…/No%2038.%20Cade%20Autism%20an….

Analisi da laboratorio

Il programma alimentare che espongo in questo libro (trasforma il grasso in energia)

migliorerà radicalmente la tua salute, ma è importante tenere presente che ci sono due fattori che possono limitare i miglioramenti: livelli troppo bassi di vitamina D e livelli troppo alti di ferro.

analisi da laboratorio

Per questo motivo è importante che prima di cominciare il programma misuri i tuoi livelli di vitamina D e di ferro e cerchi di ottimizzarli.

Io credo che questi due test siano essenziali per la salute, perché la vitamina D e il ferro hanno un enorme impatto sui mitocondri e senza le analisi di laboratorio è impossibile stabilire quali sono i tuoi livelli. Ti raccomando anche di svolgere le analisi del mercurio per accertarti di non avere livelli troppo alti di questa tossina nociva.

Infine, ti consiglio altri tre esami – elencati qui sotto – che servono a monitorare il tuo stato di salute e che è bene fare prima di cominciare, perché ti danno una base di riferimento per verificare i tuoi miglioramenti quando avrai attuato il programma.

Vitamina D

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Tra le sostanze nutritive di cui la maggior parte delle persone è carente, la vitamina D è indubbiamente la più importante. La carenza di vitamina D è dovuta per lo più alla mancanza di esposizione al sole o perché si vive in zone che non godono della luce diretta del sole tutto l’anno o perché non si espongono al sole ampie superfici di pelle su base regolare.

Anche l’età e la carnagione influiscono sulla quantità di vitamina D che viene sintetizzata dalla pelle.

Sopracciglio, Ciglia, Occhio Umano, Volto Umano, anemia, feritina,

Dovresti fare le analisi della vitamina D almeno una volta l’anno, o magari ogni qualche mese, finché sviluppi una routine che ti assicura di mantenere livelli ottimali di questa sostanza, che vanno dai 40 ai 60 nanogrammi per millilitro. Gli esami per misurare i livelli di vitamina D sono due, quello che devi richiedere tu si chiama “test della 25- idrossivitamina D”, detto anche “D 25 OH”.

Il sistema ideale per ottimizzare i livelli di vitamina D è un’assennata esposizione al sole. Per farlo dovrai modificare le tue abitudini. Gli integratori sono un surrogato dalla luce solare, ma possono essere una soluzione pratica se le circostanze t’impediscono di esporti al sole per lunghi periodi dell’anno.

Moda, Cappello Sole, Protezione Solare, Vacanze

Molte persone non capiscono che la vitamina D è un indicatore biologico dell’esposizione agli UVB, che ha altri effetti oltre alla produzione della vitamina D. Quindi, se il tuo corpo assume vitamina D per via orale ma non si espone al sole, perde importanti benefici – probabilmente non ancora riconosciuti – di un’esposizione solare ottimale.

Personalmente ho preso molto sul serio la questione e mi sono trasferito in una zona subtropicale, in cui posso ricavare la vitamina D da una prudente esposizione al sole, nel modo più naturale, per la maggior parte dell’anno.

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Non prendo integratori di vitamina D da una decina d’anni, eppure i miei livelli sono ancora ottimali. Vivendo in una zona in cui il sole splende spesso, passare del tempo all’aperto è una delle mie priorità.

Quindi organizzo i miei impegni in base all’esposizione solare e quasi tutti i giorni riesco a camminare sulla spiaggia per almeno un’ora, se non due o tre. In inverno, quando i raggi UV sono meno intensi, vado a camminare a mezzogiorno.

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D’estate, quando gli UV sono troppo intensi e le temperature troppo alte nella parte centrale della giornata, vado a camminare al mattino presto. Per giustificare tutto il tempo che passo all’aperto, ho preso l’abitudine di leggere con il mio dispositivo digitale, così riesco a leggere circa 150 libri l’anno.

Ferritina

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Il test della ferritina misura la molecola trasportatrice del ferro, una proteina che si trova all’interno delle cellule e che immagazzina il ferro, e si chiama appunto ferritina. Se i livelli di ferritina sono bassi significa che sono bassi anche i livelli di ferro.

Credo che questo sia uno degli esami più importanti da svolgere regolarmente nell’ambito di uno screening preventivo e proattivo. Questo vale in particolare per i maschi adulti e per le donne in postmenopausa, che non perdono più sangue con il ciclo mestruale.

Analisi del mercurio

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Molte persone sono contaminate dal mercurio, che è presente in diverse specie di pesci e nell’amalgama d’argento utilizzato per le otturazioni dentali. L’esame si può fare in un qualsiasi laboratorio di analisi.

Esami facoltativi ma raccomandati

Non devi necessariamente fare questi esami prima di cominciare la TMM, ma dovresti farli appena riesci, perché ti daranno un’importante base di riferimento. Puoi farli dopo che hai seguito il programma per qualche mese per controllare se i tuoi valori si muovono nella giusta direzione.

Insulina a digiuno

Diabete, Malattia, Diabetici, Salute, Medico, Medicina, insulina

La misurazione dell’insulina offre un’indicazione importante per capire quanto è efficace la tua combustione dei grassi. Il test deve essere fatto a digiuno, altrimenti il riscontro non è accurato.

Più è basso il valore meglio è. Il livello ideale è sotto i 2-3 mIU/L. Se i livelli sono superiori a 5 significa che non stai bruciando i grassi come carburante principale.

Profilo lipidico a digiuno

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La nostra civiltà è ossessionata dai livelli di colesterolo. Eppure i livelli elevati di colesterolo sono raramente un fattore di rischio per le malattie cardiache, a differenza dei trigliceridi elevati. Con la TMM i trigliceridi elevati si possono facilmente correggere portandoli al livello ideale, che è inferiore a 75.

È utile considerare anche il rapporto tra trigliceridi e HDL, che dovrebbe essere inferiore a 2. Puoi anche valutare il rapporto tra HDL e colesterolo, che dovrebbe essere sopra il 24 per cento: per questo valore, più alto è il numero, meglio è.

Asparagi, Bistecca, Costata Di Manzo, Carne Di Vitello

PCR. Questo esame misura i livelli di una proteina chiamata proteina C reattiva, un indicatore del livello d’infiammazione generale del corpo. Ci sono due tipi di test: quello normale e quello ad alta sensibilità. È meglio svolgere quello ad alta sensibilità per misurare i livelli di PCR, che idealmente dovrebbero essere inferiori a 0.7 mg/L

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Digestione dei mammiferi 

Asse Intestino – Cervello

Tempeh, Insalata, Vegan, Cibo, Fresco, Vegetale

I batteri sono eterotropici, ovvero possono mangiare qualunque cosa e da questa ricavarne energia, i sistemi (impianti) digestivi sono invece fortemente orientati al tipo di cibo ingerito dall’animale.

Quello dei carnivori è il più semplice, in qaunto i predatori mangiano carne grassa (!!!!), Sono in realtà in dieta chetogenica (rapporto grassi: carboidrati = 4:1).
 
Insalata, Salutare, Cibo, Foglia, Ortaggio, Cipolla
 
Il risultato dei processi digestivi sono uguali per tutti i mammiferi, in quanto le loro cellule necessitano delle stesse cose, e sono gli acidi grassi a corta catena (SCFAs:
 
acido acetico, acido butirrico, trigliceridi a media catena) e ammino acidi ramificati (BCAAs), quindi per i carnivori predatori è sufficiente “tagliare” gli acidi grassi assunti come cibo.
 
Astratto, Manzo, Gran Bretagna, British, Brown, Carote
 
Gli erbivori, i frugiferi e i follivori devono invece ricavarli dalla fermentazione delle fibre indigeribili, carboidrati non scindibili dall’amilasi.
 
Un carnivoro predatore mangia un 70% di grassi da cui ricava un 70% di SCFAs, un erbivoro, follivoro, frugifero mangia un 70% di fibre da cui ricava un 70% di SCFAs.
 
Piatto, Insalata, Pomodoro, Patate, Fagiolini, Arance
 
Il carnivoro necrofago mangia la carne magra lasciata attaccata all’osso dal predatore, dopo che questa è stata digerita (putrefatta) da altri batteri.

Quando chiediamo al macellaio di darci carne molto magra, ci facciamo molto male.

Verdure, Una Sana Alimentazione, Cucina, Cibo, Mangiare

Nessun carnivoro mangerebbe questa carne. Il nostro intestino deriva da quello dei frugiferi, quindi è FATTO per processare le fibre, che non “graffiano” ne si depositano, quelle digeribili vengono attaccate dall’amilasi salivare e pancreatica, quindi in bocca e nel tenue;

Fanciulla Panini, Panino Aperto, Insalata

per poi essere demolite a monosaccaridi nell’orletto a spazzola, da enzimi più specifici (es maltasi), quelle indigeribili arrivano al colon, dove fermentano per produrre gli SCFAs, nutriente delle cellule intestinali (quindi usate burro, aceto nelle insalate e verdure, in questo modo nutrirete il vostro intestino).

Prima Colazione, Cibo, Piatto, Colazione Inglese
 
Il problema che possono arrecare le fibre digeribili è dovuto ad una ridotta produzione degli enzimi specifici, problema che NON si risolve eliminando le fibre, anzi così lo peggioriamo, in quanto, liberi di non crederci, ma anche questa produzione enzimatica è sotto il controllo dei nostri amici batteri, quelli simbiotici.
 
Prima Colazione, Sano, Hummus, Diffusione
 
Una disbiosi riduce la produzione enzimatica, studi dimostrano come l’alfa-lattoalbumina stimoli queste sintesi, ma è un’azione indiretta dovuta alla riduzione della disbiosi.
 
mangiare verdure tagliate alla julienne, lasciate in frigo 3 – 4 ore con un limone spremuto e oli extra vergine, si introduce fibre pre-digerite che non necessitano (o necessitano meno) dell’amilasi salivare e pancreatica.
 
Salmone, Piatto, Cibo, Pasto, Di Pesce, Frutti Di Mare
 
In questo modo, anche se produciamo poca amilasi, riusciamo ad assorbire le fibre.
 
Prof. Paolo Mainardi  modificato Francesco Ciani

La Depressione è una Malattia Intestinale? 

Difficile da credere, eppure le evidenze ci sono e sono tante.

Ansia, depressione, stanchezza, cefalea, incapacità a concentrarsi come addirittura patologie ben più gravi e importanti quali epilessia, Parkinson, Alzheimer ed in generale molte neuropatologie e malattie autoimmuni, sclerosi multipla compresa, possono avere tutte un elemento in comune: l’intestino.

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A dirlo è uno tra i più importanti ricercatori in Italia su questo tema il dr. Paolo Mainardi, pubblicata a breve nel libro sulla “Prevenzione Primaria” a cura dell’associazione ANPPN.

Neurochimico di fama, impiegato presso il Centro Epilessia dell’Università di Genova, Mainardi è il primo ricercatore al mondo ad aver identificato ed isolato una siero proteina, l’alfa-lattoalbumina, capace di ottenere significativi risultati in diverse patologie neurologiche.

Depressione, Solitudine, Uomo, Umore, Persone, Malattia

Risultati che oggi hanno permesso a questa proteina di entrare nei programmi di screening nuovi farmaci dell’NIH (USA) e di accendere un elevato interesse nel mondo scientifico.

Risultati immagini per depressione intestino
“Patologie come Parkinson, Alzheimer, cefalee, depressione, epilessia, che riducono notevolmente la qualità della vita – racconta il neurochimico – hanno in comune una causa intestinale, così come diverse patologie autoimmuni, alimentate sovente da un’alimentazione ricca di zucchero, amidi, carboidrati insulinici, in un microbiota già disbiostico e permeabile. 

Le Mani, Uno, Medicinali, Medicazione, Droga

Lo studio dell’asse intestino – cervello consente un nuovo approccio terapeutico mirato a curare il primo per migliorare la funzionalità del secondo e do altri organi ad esso collegati.”

Com’è possibile tutto questo?

Alkoghol, Narkomaniia, Paghubnaia Privychka, Spirt

Qual’è il ruolo dell’intestino nella malattia neurologica come ad esempio la depressione o l’epilessia?

“È sorprendente come l’intestino fosse considerato l’organo responsabile di molte patologie neurologiche sin dai tempi della Bibbia, quando anche le crisi epilettiche venivano curate con il digiuno, da cui poi ebbe origine la dieta chetogenica, ricca di grassi e povera di carboidrati,

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ampiamente usata nell’epilessia fino agli anni ’30 e mai scomparsa: ancora nel 2008 Elen Cross riporta uno studio clinico che dimostra la superiorità della dieta chetogenica rispetto ai farmaci e la LICE ha recentemente costituito un gruppo di studio nazionale sulle diete nell’epilessia di cui faccio parte anch’io.

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Del resto una dipendenza “nutrizionale” del cervello dall’intestino è facilmente dimostrabile: alcuni importanti neurotrasmettitori, vale a dire quelle molecole che sono indispensabili al cervello per il suo funzionamento, sono sintetizzati a partire da amminoacidi essenziali derivabili, come noto, esclusivamente dalla dieta..

Risultati immagini per depressione intestino
Da qui si capisce come la capacità dell’intestino di assorbirli da ciò che si mangia è fondamentale per il corretto funzionamento cerebrale.

Un’alterazione della flora intestinale, la cosiddetta disbiosi intestinale, li distrugge prima dell’assorbimento riducendo così la possibilità di essere captati nel cervello e quindi di essere trasformarti in neurotrasmettitori.

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Ecco dunque che un malfunzionamento intestinale può tranquillamente modulare stati ansiogeni, depressivi, di irritabilità e dolorosità. Il mantenere il cervello in condizioni di scarse capacità riparative fa si che emergano sintomi diversi a seconda delle diverse vulnerabilità individuali .

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Dato che l’architettura cerebrale si trasmette geneticamente avremo una predisposizione genetica alle patologie, ad esempio genitori cefalgici avranno figli cefalgici, così i depressi o gli epilettici, ma questo solo se mettiamo in condizioni critiche il cervello.

Se manteniamo elevata la capacità autoriparativa del cervello non avremo sintomi nonostante la predisposizione genetica. ”

Dott. Poalo Paolo Mainardi

Colite ulcerosa

Appendicite, Diverticolite e Morbo di Crohn

Chi conosce i già citati libri La Sindrome Psico-Intestinale (scritto dalla dottoressa Campbell-McBride), Intestino sano con la dieta dei carboidrati specifici (scritto dalla biologa Elaine Gotschall) , ed il libro The management of celiac disease (“La gestione della celiachia” scritto dai coniugi Sidney Valentine Haas e Merrill Patterson Haas), dovrebbe avere pochi dubbi sul fatto che colite e appendicite siano correlate alla disbiosi intestinale.

Pizza, Cassette, Soda, Pop, Bevande, Sprite, Coca Cola

Ad ogni modo ecco alcune ulteriori informazioni desunte da alcune ricerche recenti, reperibili sul sito pubmed (database governativo statunitense che raccoglie moltissime ricerche scientifiche in ambito medico e biologico).

Iniziamo con Dysbiosis of the faecal microflora in patients with Crohn’s disease and their unaffected relatives (“La disbiosi della microflora fecale nei malati di morbo di Crohn e nei loro parenti sani”) , nel quale si evidenzia una differenza tra la microflora intestinale di chi soffre di tale malattia e quella dei soggetti sani.

Coca Cola, Bevanda Fredda, Soft Drink, Soda

Consideriamo quindi l’articolo Intestinal dysbiosis in inflammatory bowel disease (“Disbiosi intestinale nei disturbi infiammatori dell’intestino” – dove per tali disturbi si intendono per l’appunto morbo di Crohn e colite ulcerosa) , nel cui abstract leggiamo che:

Abbondante letteratura suggerisce che uno squilibrio tra batteri nocivi e batteri benefici dell’intestino, ovvero disbiosi, è largamente responsabile per l’aumento dell’incidenza dei disturbi infiammatori dell’intestino.

Koli Batteri, Escherichia Coli, Batteri, Malattia

In questo studio vengono presentati i dati che supportano la tesi della disbiosi come causa di disturbi infiammatori dell’intestino.

Molto interessante è anche la riflessione sul fatto che negli Stati Uniti si fa molta meno ricerca sulla disbiosi e sulla composizione del microbiota rispetto a quello che succede in Europa, fino ad ammettere che:

Il trend in aumento del consumo di antibiotici negli Stati Uniti fornisce ulteriore prova della mancanza di preoccupazione per l’effetto della disbiosi sulla salute umana.

Batteri, Salmonella, Agenti Patogeni, Malattia

Per comprendere se davvero la disbiosi è una causa piuttosto che un effetto del quadro sintomatologico della colite ulcerosa basta consultare l’articolo VSL#3 probiotic-mixture induces remission in patients with active ulcerative colitis

(“La miscela di probiotici VSL 3 induce remissione in pazienti con colite ulcerosa attiva”) che tratta della somministrazione per sei settimane di un particolare insieme di probiotici NutriZym, NutriFlor, NutriCol, a pazienti sofferenti di colite ulcerosa attiva (di intensità da media a moderata), come i rimedi ECN, KlamExtra

Agar, Terreno Fertile, Rosso, Cellule Del Sangue

Il risultato è stata la remissione (guarigione, almeno temporanea) nel 53% dei casi, il miglioramento nel 24%, nessuna variazione nel 9%, peggioramento nel 9% e mancanza di dati nel restante 5%. Come i Probiotici Umani OX-M fermentati 3 anni su base di acidi grassi a corta catena frutta e verdura fermentata <3 .

Le biopsie hanno mostrato che alcuni ceppi di probiotici somministrati si erano impiantati nella mucosa di alcuni soggetti guariti.

Cocktail, Bevande, Liquore, Barista, Bar, Alcool

Per quanto riguarda il 9% dei pazienti peggiorati bisognerebbe forse avere dati più significativi riguardanti l’effetto a lungo termine, dal momento che una reazione di Herxheimer (vedi il articolo relativo)

Batteri, Malattia, Escherichia Coli, Agenti Patogeni

potrebbe spiegare il temporaneo acutizzarsi del disturbo (se così fosse dopo qualche tempo la situazione alla lunga potrebbe addirittura essere migliorata), ma è pur vero che ci sono dei casi particolari (forse alcune forme di “proliferazione batterica nel piccolo intestino” e/o persone che soffrono di qualche focus dentale che complica la situazione) nei quali i soggetti disbiotici non riescono a tollerare i probiotici e rispondono solo ad una dieta dei carboidrati specifici (SCD).

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Alcuni tollerano solo i cibi fermentati come i crauti, altri nemmeno quelli, mentre alcuni riescono a tollerare solo la somministrazione di probitici “morti”, ovvero fermenti lattici o cibi fermentati fatti cuocere; per quanto possa sembrare strano, anche così i probiotici esplicano una funzione positiva. Ad ogni modo un risultato positivo nel 90% circa dei pazienti è decisamente significativo.

È importante notare a questo punto che i farmaci spesso utilizzati per dare sollievo ai sintomi di queste patologie sono farmaci che squilibrano il microbiota intestinale e rendono l’organismo suscettibile ad infezioni opportunistiche.

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Ce lo conferma l’articolo Opportunistic infections due to inflammatory bowel disease therapy (“Infezioni opportunistiche dovute alla terapia dei disturbi infiammatori dell’intestino”) .

Tra le infezioni opportunistiche (che ricordo, sono infezioni che avvengono quando qualcosa deprime il sistema immunitario) segnalate in questo articolo troviamo infezioni da herpes, papillomavirus, influenza, tuberculosi, nocardiosi, infezioni da Clostridium difficile, da pneumococco, da funghi e lieviti (per esempio Aspergillus e Candida) e vermi parassiti (come lo Strongyloides stercoralis).

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Altro articolo significativo è Acute appendicitis is characterised by local invasion with Fusobacterium nucleatum/necrophorum (“L’appendicite acuta è caratterizzata dall’invasione locale di Fusobacterium nucleatum/necrophorum”) ;

in tale articolo come mostra già il titolo, si evidenzia come l’attacco di appendicite acuta sia caratterizzato (nella maggior parte dei casi) da un’invasione di questi batteri patogeni nell’appendice.

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Ma come possono questi batteri superare le normali difese dell’organismo e causare un tale danno?

Nell’organismo sano i batteri patogeni presenti nell’apparato digerente vengono tenuti a bada dai batteri simbionti, i “batteri amici” che ci aiutano a digerire e assimilare il cibo, che producono vitamine a noi utili, e la cui presenza impedisce ai germi cattivi di attecchire.

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Solo uno squilibrio della flora intestinale (disbiosi), che spesso si accompagna ad una proliferazione incontrollata della Candida, può indebolire le difese nel nostro intestino e far sì che i Fusobatteri infettino l’appendice.

Di quanto appena detto troviamo conferma nell’articolo Gut microbiota: next frontier in understanding human health and development of biotherapeutics (“Il microbiota dell’intestino: la prossima frontiera nella comprensione della salute umana e nello sviluppo di terapie biomediche”) ,

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nel quale si fa cenno a casi di colite causate da batteri patogeni che riescono a infettare il colon quando c’è una condizione di squilibrio della microflora dell’intestino.

Dei seguenti due articoli purtroppo non sono disponibili on line gli abstract ma solo i titoli, che tuttavia sono indicativi:

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Local appendiceal dysbiosis: the missing link between the appendix and ulcerative colitis? (“Disbiosi locale dell’appendice; l’anello mancante tra l’appendice e la colite ulcerosa?”) . Gut microbiota: Diet promotes dysbiosis and colitis in susceptible hosts (“Microbiota dell’intestino: la dieta promuove disbiosi e colite in pazienti suscettibili”) .

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Anche l’articolo Phylogenetic analysis of dysbiosis in ulcerative colitis during remission (“Analisi filogenetica della disbiosi nella colite ulcerosa durante la remissione”) testimonia l’alterazione della microflora intestinale (ovvero la disbiosi) dei pazienti che soffrono di colite ulcerosa.

L’articolo Enteric microbiota leads to new therapeutic strategies for ulcerative colitis (“Il microbiota enterico porta a nuove strategie terapeutiche per la colite ulcerosa”) partendo dalla constatazione della presenza di una disbiosi associata alla colite, suggerisce nuove strategie di cura basate su integrazione di probiotici, assunzione di prebiotici e trapianto di microbiota fecale .

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Per quanto basato su uno studio su cavie, e quindi non troppo affidabile, cito anche l’articolo The murine appendiceal microbiome is altered in spontaneous colitis and its pathological progression (“Il microbioma dell’appendice dei topi è alterato nella colite spontanea e nella sua progressione patologica”) che rivela la medesima associazione tra disbiosi e colite.

Dulcis in fundo abbiamo l’articolo Dysbiosis in inflammatory bowel disease (Disbiosi nelle malattie infiammatorie croniche intestinali – denominazione che comprende morbo di Crohn, colite ulcerosa ed altre malattie simili) .

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Una ricerca del 2016 ha fatto ulteriore luce su una delle possibili cause del morbo di Crohn. Si tratta di Bacteriome and Mycobiome Interactions Underscore Microbial Dysbiosis in Familial Crohn’s Disease .

In tale ricerca i malati di morbo di Crohn non solo risultano soffrire di disbiosi, con carenza di batteri simbionti (i “batteri amici”) ma che presentano una proliferazione notevole di tre patogeni, un fungo (Candida tropicalis) e due batteri (Serratia marcescens ed Escherichia coli) presenti soprattutto in una particolare aggregazione simbiotica detta “biofilm” nella quale i tre organismi si aggregano e si aiutano l’un l’altro (a danno però dell’organismo umano).

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Ma non è ancora finita, giacchè molti pazienti col morbo di Crohn risultano infetti da Mycobacterium avium paratuberculosis (MAP) , un batterio molto particolare, difficile da individuare con test di laboratorio (la sua coltura non è per niente facile) che si può trasmettere per mezzo della carne e soprattutto del latte dei bovini infetti, anche perchè non viene distrutto dal processo della pastorizzazione.

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In realtà ci sono molte altre malattie descritte in questo libro che potrebbero essere concausate da tale Micobatterio, e vi consiglio di leggere i pregevoli articoli che Giancarlo Luzzi ha scritto sulla questione. In particolare gli autori dell’articolo Causation of Crohn’s disease by Mycobacterium avium subspecies paratuberculosis riferiscono che farmaci particolarmente attivi contro il micobatterio come rifabutina e claritromcina possono portare un profondo miglioramento e, in pochi casi, ad un-apparente eradicazione della malattia.

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Riguardo all’appendice c’è da segnalare che di recente alcuni scienziati del Duke University Medical Centre (Carolina del Nord), hanno ipotizzato che essa sia una sorta di contenitore di microfolora intestinale di riserva, utile a ripopolare l’intestino in caso di diarrea o altre malattie come il colera, che depauperano l’intestino dei suoi batteri simbionti;

se questo fosse vero, avremmo un motivo in più per cercare di riequilibrare la microflora intestinale in caso di occorrenza di un’infiammazione all’appendice ed evitarne (finché possibile) la rimozione chirurgica.

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Per lungo tempo la scienza medica ha considerato l’appendice un organo inutile, e 30/40 anni fa la rimozione di tonsille ed appendice veniva eseguita di routine al minimo segno di infezione/infiammazione dei due organi; secondo la medicina olistica invece anche l’appendice fa parte del sistema immunitario, e la rimozione delle tonsille sovraccarica il sistema immunitario rischiando di causare anche un’infiammazione all’appendice.

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Dal sito dell’ABC riporto queste informazioni tratte dall’articolo Scientists discover true function of appendix organ (“Scienziati scoprono la vera funzione dell’appendice”) .
Essa fungerebbe da riparo per i batteri benefici, che possono essere utilizzati in maniera efficace per ripristinare la flora microbica intestinale in seguito ad un episodio di dissenteria o di colera (…)

Ma il professor Bill Parker afferma che questo non vuol dire che dobbiamo tenerci stretta le nostra appendice ad ogni costo.

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Nicholas Vardaxis, professore associato del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università RMIT afferma che la teoria degli scienziati della Duke University è sensata e precisa che secondo lui gli esseri più evoluti nel regno animale sono onnivori, e che questa dieta porta ad una minore necessità dell’appendice

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Per quanto riguarda la diverticolite innanzitutto ricordiamo che il libro Intestino sano con la dieta dei carboidrati specifici di E. Gotschall (Macro Edizioni) include la diverticolite tra le patologie che possono essere risolte da questo tipo di dieta paleolitica; siccome tale dieta mira ad affamare patogeni e parassiti, risulta evidente il ruolo della disbiosi intestinale, e possibilmente anche della parassitosi.

Bibliografia: 
http://scienzamarcia.altervista.org/pilastri.doc

ECN

Il rapporto tra celiachia e disbiosi

Per chi non ritenesse sufficiente quanto viene affermato al riguardo nei libri citati nel capitolo 3 (in particolar modo in quello dei coniugi Hass sulla celiachia), ecco alcune informazioni desunte da alcune recenti ricerche scientifiche.

Il primo è Duodenal-Mucosal Bacteria Associated with Celiac Disease in Children (“Batteri della mucosa duodenale associati con la celiachia nei bambini”) . Gli autori dello studio hanno raccolto la microflora del duodeno attraverso la biopsia ed hanno scoperto che la malattia è associata alla proliferazione eccessiva di possibili patogeni che escludono i batteri simbionti o i commensali che sono caratteristici di quello che è il microbiota del piccolo intestino in una condizione di salute.

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Detto in altre parole viene scoperto che sono diminuiti i batteri simbionti (quelli “amici”, che ci aiutano a digerire, ad assorbire il cibo, a difenderci dalle infezioni, che producono vitamine) e sono aumentati quelli patogeni (quelli “cattivi”, apportatori di malattie, produttori di tossine).

Questo studio indica chiaramente la presenza della disbiosi intestinale nei soggetti celiaci.

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Il secondo è Intestinal dysbiosis and reduced immunoglobulin-coated bacteria associated with coeliac disease in children (“Disbiosi intestinale e riduzione dei batteri ricoperti da immunoglobuline associata con la celiachia nei bambini”) . A conclusione di questo studio si legge che “nei soggetti celiaci la riduzione i batteri ricoperti di Ig-A è associata alla disbiosi intestinale”.

Il terzo è Altered duodenal microbiota composition in celiac disease patients suffering from persistent symptoms on a long-term gluten-free diet (“Composizione alterata del microbiota dei pazienti celiaci sofferenti di sintomi persistenti dopo una dieta senza glutine protratta per molto tempo”) .

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In questo caso le conclusioni sono che i soggetti celiaci che soffrono ancora di sintomi persistenti dopo un lungo periodo di dieta senza glutine hanno una manifesta disbiosi intestinale.

Il quarto è Non-celiac gluten sensitivity triggers gut dysbiosis, neuroinflammation, gut-brain axis dysfunction, and vulnerability for dementia (“Sensibilità al glutine non celiaca innesca la disbiosi, la neuroinfiammazione, la disfunzione dell’asse intestino-cervello, e la vulnerabilità per la demenza”) .

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In questo caso si rileva ancora una volta la correlazione tra disbiosi ed intolleranza al glutine (non celiaca, ovvero in assenza di danno ai villi intestinali), anche se, curiosamente, si suppone che sia l’intolleranza la causa scatenante della disbiosi piuttosto che il contrario.

Del resto tutte i sintomi e le patologie che in tale articolo vengono indicate come correlate alla sensibilità al glutine non celiaca (dal mal di testa alla depressione passando per i disturbi dell’apprendimento), sono proprio le stesse che la dottoressa Campbell-McBride indica come manifestazioni della disbiosi intestinale.

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È pur vero che una reazione di intolleranza al glutine, sebbene scatenata dalla disbiosi, posso avere a sua volta un effetto negativo sull’equilibrio della microflora intestinale, creando un circolo vizioso.

Il quinto è Imbalance in the composition of the duodenal microbiota of children with coeliac disease (“Squilibrio nella composizione del microbiota duodenale dei bambini celiaci”) nel quale si legge che i bambini celiaci hanno un numero significativamente più alto del carico totale di batteri, in particolar modo dei microrganismi gram-negativi, rispetto ai pazienti asintomatici ed ai soggetti sani, che i batteri delle specie del genere Bacteroides e l’Escherichia coli sono significativamente più numerosi nei celiaci rispetto alle persone sane.

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Simili risultati sono stati ottenuti nello studio The metabonomic signature of celiac disease , mentre l’articolo Symptom overlap and comorbidity of irritable bowel syndrome with other conditions (“La sovrapposizione di sintomi e la comorbidità della sindrome dell’intestino irritabile con altre condizioni”) mostra come spesso i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile ed altri disturbi gastrointestinali si sovrappongono spesso alla condizione celiaca.

Di particolare rilievo ai fini di quanto su esposto è l’articolo Antibiotic exposure and the development of coeliac disease: a nationwide case-control study (“L’esposizione agli antibiotici e lo sviluppo della celiachia: uno studio caso-controllo esteso a tutta la nazione”) le cui conclusioni sono:

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L’associazione positiva dell’uso degli antibiotici con il successivo manifestarsi della celiachia ma anche con le lesioni che possono rappresentare un primo stadio della celiachia suggerisce che la disbiosi intestinale può giocare un ruolo nella patogenesi della celiachia. Tuttavia, una spiegazione non causale per questa associazione positive non può essere esclusa.

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L’articolo scientifico The HLA-DQ2 genotype selects for early intestinal microbiota composition in infantsat high risk of developing coeliac disease (“Il genotipo HLA-DQ2 seleziona precocemente una composizione del microbiota intestinale in infanti ad alto rischio di sviluppare la celiachia”) mostra che chi possiede quel particolare un fattore genetico (considerato un fattore di rischio per il successivo sviluppo della celiachia) sviluppa una composizione alterata del microbiota intestinale (per esempio con una quantità inferiore di bifidobatteri ed altre alterazioni rispetto al gruppo di controllo), anche se è stato allattato al seno ed ha avuto un parto naturale.

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Ciò potrebbe significare che quel fattore genetico (sebbene il meccanismo non sia per niente chiaro) influenza la creazione di un microbiota alterato che a sua volta predispone alla celiachia.

Sebbene in questo caso potrebbe essere un fattore genetico a indurre realmente la celiachia, pare che lo faccia perturbando l’equilibrio del microbiota intestinale, e quindi trattare la disbiosi può essere il mezzo migliore per evitare tutte le complicazioni e le patologie correlate alla disbiosi che spesso si manifestano nei pazienti celiaci.

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Per altro è possibile che la predisposizione alla celiachia indotta da quel gene si manifesti solo quando è presente qualche altro fattore (alimentazione, stile di vita, sostanze tossiche inalata o assimilate) ed in questo caso sarebbe difficile attribuire alla celiachia una causa puramente genetica, tanto più che sappiamo ormai come anche l’alimentazione e lo stile di vita della madre contribuisca all’espressione genetica.

Da un po’ di tempo ormai, sebbene questa rivoluzione epocale non sia stata ancora recepita dai libri di testo scolastici e quindi non sia ancora stata recepita dalle masse, la

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genetica come causa delle malattie è stata messa in un angolo dalla scoperta che i geni si possono esprimere in maniera differente a seconda dell’ambiente in cui si trovano le cellule che li portano, e che questa espressione dipende a volte persino dall’ambiente della madre durante la gravidanza (in certi casi addirittura si può risalire indietro anche di 3 o 4 generazioni).

Questo nuovo campo di studi, detto epigenetica, fa vedere sotto una luce completamente differente il legame supposto tra alcune patologie ed i geni, non per negarlo, ma per ridurlo a volte ad una semplice predisposizione che si manifesta solo in particolari condizioni.

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Un discorso particolare va fatto sulla cosiddetta Celiachia refrattaria, un disturbo che si differenzia dalla celiachia per il fatto che l’adesione rigida ad una dieta senza glutine non porta alla guarigione. Innanzitutto bisogna puntualizzare che, sebbene nella maggior parte dei casi di intolleranza al glutine basti appena un mese per notare dei netti miglioramenti, certe volte occorrono persino 18 mesi per una remissione dei sintomi.

A parte questo, rimuovere il glutine non fa certo scomparire la pre-esistente disbiosi, un certo grado di danno alla mucosa intestinale ed ai villi può forse essere spiegato da una grave forma di disbiosi su cui bisogna ancora intervenire dopo avere rimosso il glutine.

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Inoltre c’è da tenere conto non solo dell’intolleranza al glutine, ma anche di possibili intolleranze alla caseina (una persona potrebbe essere intollerante a glutine o caseina pur se gli esami di laboratorio risultano negativi, dal momento che nessun esame potrà mai rilevare tutti i possibili anticorpi a peptidi originatisi dalla cattiva digestione di queste proteine) nonché di reazioni incrociate.

Esiste infatti la possibilità che una persona celiaca risulti intollerante anche a delle sostanze la cui struttura molecolare assomiglia a quella di certi peptidi derivati dalla digestione del glutine.

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Alcuni alimenti in particolare come latte, mais, soia, uova, lieviti, caffè, sesamo, cioccolata, persino riso (ed altri ancora) possono causare queste reazioni incrociate facendo sì che gli anticorpi al glutine restino elevati anche dopo l’adesione rigida ad una dieta senza glutine.

Una dieta paleolitica, che escluda tutti i cereali e gli pseudo-cereali (eventualmente se necessario anche gli altri alimenti summenzionati), potrebbe essere la soluzione a questo particolare disturbo? Sarebbe auspicabile che la ricerca si indirizzasse anche in questa direzione.

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Probabilmente il primo alimento che si potrebbe eliminare dalla dieta in caso di celiachia refrattaria (e a dirla tutto anche in molti altri casi) è il mais. Questo perché, per quanto possa sembrare strano, il fatto che il mais sia sempre e sicuramente “senza glutine” non è ancora assodato, come fa notare il dottor Osborne in un suo articolo. In effetti, anche se il mais originario forse di glutine non ne conteneva, cosa possiamo dire del mais moderno, in un’epoca in cui la coltivazione di varietà transgeniche si fa sempre più largo, soprattutto nel continente americano?

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La contaminazione del mais orginale con quello transgenico è un dato di fatto, sebbene si possa sperare che non sia ancora così massiccia da noi come in America; ad ogni caso, sebbene sia sicuramente una ulteriore cautela, acquistare mais di coltivazione biologica non è detto che sia una garanzia assoluta.

Del resto anche il dottor Nacci nel suo libro Mille piante per guarire dal Cancro senza CHEMIO afferma che le proteine del mais moderno risultano alterate rispetto a quelle del mais originario.

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Riguardo alla celiachia è interessante anche la lettura dell’articolo Why everyone with celiac disease needs vitamin d (“Perchè tutti i celiaci hanno bisogno di vitamina D”) , articolo corredato da una discreta bibliografia. Non credo sia un caso che la dottoressa Campbell consigli l’integrazione di olio di fegato di merluzzo (ricco in vitamina D e vitamina A) ai soggetti che presentano disbiosi intestinale.

ECN

Pubblicato su Applied environbmental biology 2013 Sep; 79(18): 5472–5479., autori Ester Sánchez, Ester Donat, Carmen Ribes-Koninckx, Maria Leonor Fernández-Murga, Yolanda Sanz;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3754165/.
Pubblicato su BMC Microbiology 2010 Feb 24;10:63. doi: 10.1186/1471-2180-10-63., autori De Palma G, Nadal I, Medina M, Donat E, Ribes-Koninckx C, Calabuig M, Sanz Y;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20181275.
Pubblicato su The american Journal of gastroenterology, autori Wacklin P, Laurikka P, Lindfors K3, Collin P4, Salmi T5, Lähdeaho ML, Saavalainen P, Mäki M, Mättö J, Kurppa K, Kaukinen K;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25403367.
Pubblicato su CNS & neurological disorders drug targets, autori Daulatzai MA; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25642988.
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Pubblicato su Journal of Proteome Research. 2008;8(1):170–177, autori Bertini I, Calabrò A, De Carli V, et al.;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19072164
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Pubblicato su Gut 2015 Mar;64(3):406-17, autori Olivares M, Neef A, Castillejo G, Palma GD, Varea V, Capilla A, et al.;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24939571.https://www.glutenfreesociety.org/corn-maize-gluten-causes…/.

La correlazione tra la disbiosi e mal di testa

Sebbene le cause del mal di testa possano essere molte

Meditazione, Ascolto, Musica, Coscienza, Auricolari

da un problema al fegato ad un focus dentale (cavitazione, dente devitalizzato, dente del giudizio incluso nell’osso mascellare, residuo radicolare, vedi il libro “Bonifica dentale”) all’infestazione dei parassiti, in questo capitolo ci concentriamo sul possibile ruolo causale della disbiosi intestinale.

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Sul suo sito la dottoressa Gabriella Lesmo evidenzia il fatto che i soggetti autistici soffrono di regola di disbiosi, e fa un’affermazione a nostro parere molto interessante, ovvero che la disbiosi, che pur può essere innescata anche dall’accumulo di metalli pesanti, porta a sua volta alla ritenzione di metalli pesanti.

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Una ennesima conferma di quanto scritto dalla dottoressa Campbell nel suo libro. Scrive la dottoressa Lesmo :genericamente indicati come dispepsia che tanto disturbano milioni di persone.

Il già citato dottor Paolo Mainardi, scrive a tal proposito sul forum italia salute che le cause delle varie forma di mal di testa (o emicrania o cefale che dir si voglia) sono da rintracciarsi nell’intestino,

Concepito Come, Mano, Lampadine, Luce, Mal Di Testa

al di là delle sottili distinzioni tra una forma e l’altra di questa patologia e cita l’eccesso di istamina correlato alla disbiosi (spesso determinato infatti dalla proliferazione intestinale della Candida) come una causa di tale problema. Afferma testualmente il dottor Mainardi:

Una disbiosi intestinale che coinvolge il triptofano produce un aumento della decarbossilazione di questo ammino acido a indolo e scatolo, determinabili nelle urine quali marker della disbiosi.

Hamburger, P, Patatine Fritte, Pancia

Scarsi livelli di triptofano conducono a scarsi livelli cerebrali di neuropeptidi, quali l’NPY responsabile della soglia convulsiva e della soglia del dolore.

La disbiosi persistente porta all’infiammazione intestinale, alla maldigestione e malassorbimento, quindi apre la porta alle allergie, alle intolleranze alimentari, alla ritenzione di metalli pesanti e di altre tossine ambientali,

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ai disturbi dell’umore, della concentrazione e dell’attenzione, alla cefalea, alla disfunzione immunitaria, oltre che al dolore addominale ricorrente e ai tanti sintomi alimentati sovente da un’educazione alimentare esclusivamente a carboidrati insulinici.

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Sul sito del dottor Giovanni Angilè troviamo scritto che oltre alla cefalea e ad altre condizioni patologiche già menzionate, anche l’ipertensione può essere indotta dalla disbiosi, sia a causa del sovraccarico del fegato che a causa delle patologie circolatorie indotte dalla disbiosi.

Egli annovera tra le patologie correlate alla disbiosi anche le emorroidi, il diabete, la perdita di concentrazione e di memoria, la vulvo-vaginite e la cistite.

Perdita Di Peso, Peso, Nutrizione, Scala

Altri siti che confermano il legame tra disbiosi, mal di testa e molte altre malattie (comprese allergia, asma, otite) sono i seguenti (il primo è particolarmente interessante e ne consiglio la lettura integrale):

http://alimentarmente.altervista.org/mal-di-testa-grasso-o…/http://www.armonianaturale.com/…/flora-batterica-disbiosi-…/http://www.realwayoflife.com/…/pancia-gonfia-cattiva-diges…/http://www.ondabio.it/news/disbiosi.htmhttp://www.viveremeglio.org/…/guar_fi…/alimsalu/disbiosi.htmhttp://www.italiasalute.it/forum/forum_posts.asp?TID=7359.http://www.giovanniangile.it/apparato_d_002.htm.

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Un libro interessante sull’argomento che può essere utile a complemento di questo capitolo è Mal di testa cure e terapie naturali Ramón Roselló e Pepe Landázuri, Macro Edizioni.

Pubblicato su Epilepsy Currents 2004 Sep; 4(5): 202–203, autore Bassel W. Abou-Khalil,; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1176373/.

Manifestazione cause della disbiosi

Asse Intestino – Cervello

La disbiosi intestinale, viene favorita da un’alimentazione poco equilibrata, dalla mancanza di attività fisica, dall’utilizzo di taluni farmaci (antibiotici, lassativi, anticoncezionali).

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La flora batterica intestinale può alterarsi e provocare appunto la disbiosi intestinale, una vera e propria malattia, caratterizzata da alcuni sintomi ben definiti

• cattiva digestione
• gonfiore
• stitichezza alternata a diarrea
• nervosismo e ansia
• stanchezza mattutina
• disturbi del sonno
• candidosi vaginale
• infezioni del cavo orale
• aerofagia ed eruttazioni fastidiose
• intolleranze alimentari.

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Una dieta poco equilibrata, sia sotto il profilo qualitativo sia sotto l’aspetto della distribuzione dei pasti nel corso della giornata e delle modalità di assunzione, spesso eccessivamente rapida, è dannosa per l’intestino ed impedisce all’organismo di ottenere il giusto apporto calorico e nutritivo.

L’alimentazione scorretta risulta poi spesso associata ad uno stile di vita irregolare

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che altera il ritmo sonno-veglia, con inevitabili ripercussioni negative sulla funzionalità intestinale.

Un’ulteriore causa è costituita dall’assunzione di farmaci quali antibiotici, antinfiammatori, antinfluenzali, antidepressivi, anticoncezionali e ansiolitici che non solo accentuano l’espressione sintomatologica della disbiosi intestinale, ma ne sono anche la stessa fonte, a causa del danneggiamento dagli stessi indotto sulla flora batterica.

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Quest’ultima può inoltre risultare danneggiata anche dall’azione locale dei metalli pesanti, quali l’alluminio, il mercurio, il piombo, che possono giungere nell’intestino attraverso la catena alimentare.

L’alterazione dell’equilibrio qualitativo e quantitativo della flora batterica intestinale può rappresentare un cofattore importante nella manifestazione della stipsi e del cosiddetto colon irritabile (dato dall’alternarsi di periodi di stipsi a periodi colitici):

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alterazione dell’alvo, meteorismo (cioè gonfiori di pancia e senso di pesantezza), dolori addominali, cattiva digestione (dispepsia), alito cattivo, sfoghi cutanei.

Inoltre le conseguenze di carattere sistemico della disbiosi sono molteplici e assai importanti

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diminuzione dell’attività immunitaria, dismetabolismi (aumento di colesterolo e trigliceridi, della glicemia e dell’uricemia), predisposizione alle infezioni, perdita di energia, cistiti ricorrenti, manifestazioni allergiche, aumento delle affezioni del cavo orale (tonsilliti, faringiti, tracheiti, bronchiti), difficoltà a perdere peso e perdita di capelli.

Pertanto la disbiosi intestinale è inquadrabile come una vera e propria condizione di malattia, invalidante la qualità di vita del soggetto che ne risulta affetto. Consiste in una specie di condizione di alterata ecologia della microflora che può sussistere a livello del cavo orale, del tratto gastroenterico e vaginale.

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Forme principali Si possono distinguere cinque forme principali di disbiosi

1. Disbiosi carenziale, conseguente ad un deficit di flora batterica intestinale, per lo più favorito da un’alimentazione povera di fibre solubili e/o ricca in alimenti precedentemente sottoposti a processi di sterilizzazione oppure conseguente a trattamenti con antibiotici.

Prima Colazione, Cibo, Piatto, Colazione Inglese

2. Disbiosi putrefattiva, favorita da una dieta eccessivamente ricca in grassi e carni, povera in fibre; alcuni studi la collegano anche ai meccanismi patogenetici (cioè causali) di alcune forme tumorali, quali il cancro del colon e della mammella.

3. Disbiosi fermentativa, caratterizzata da una condizione di relativa intolleranza ai carboidrati, favorita da un’accentuata fermentazione batterica. Quest’ultima a sua volta indotta da una sovracrescita batterica a livello del piccolo intestino, dove sono più ricchi i substrati fermentabili.

Asparagi, Bistecca, Costata Di Manzo, Carne Di Vitello

Sintomi più tipici: gonfiore di pancia, flatulenza, diarrea alternata a stitichezza, sensazione di malessere.

4. Disbiosi da sensibilizzazione, causata da una risposta immune anomala a componenti della microflora batterica intestinale fisiologica, spesso legata ad un deficit di immunoglobuline (IgA) e/o ad una condizione di barriera immunitaria insufficiente.

Salmone, Piatto, Cibo, Pasto, Di Pesce, Frutti Di Mare

5. Disbiosi da funghi (Candida intestinale e lieviti in eccesso), legata alla sovracrescita di saccaromiceti (funghi) o della Candida, favorita da una dieta ricca in zuccheri e povera in fibre.

Sintomi prevalenti: diarrea o più di rado stipsi, prurito anale, astenia, talvolta sfoghi orticarioidi, cistiti ricorrenti abatteriche, funghi in altre sedi corporee (soprattutto a livello genitale) e associata spesso a specifiche intolleranze alimentari: lieviti, frumento, latte e derivati, birra.

Prof. Paolo Mainardi

Gluten free

Con alimenti “Gluten Free” senza ragioni mediche sale il rischio di diabete 2

Consumare cibi “gluten free” è attualmente molto diffuso, anche tra le persone nonceliache. Tale abitudine può però aumentare le probabilità di sviluppare diabete di tipo 2, secondo uno studio presentato alle Epi/Lifestyle Scientific Sessions 2017 dell’American Heart Association, a Portland (Usa).

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Gli autori hanno sottolineato che «mangiare più glutine può essere associato a un minore rischio di diabete di tipo 2», pari a un -13%.

«La dieta gluten free è diventata popolare anche tra chi non presenta celiachia o intolleranza al glutine, nonostante ci sia carenza di evidenze che dimostrino come ridurre il consumo di glutine produca benefici di salute a lungo termine.

Sale, Pane, Le Erbe, Olio, Cucchiaio, Farina, Spezia

Gli alimenti gluten free spesso contengono meno fibre, vitamine e minerali e ciò li rende «meno nutrienti», per cui «le persone non celiache dovrebbero riconsiderare i limiti all’assunzione di glutine in un’ottica di prevenzione delle malattie croniche, specie del diabete.

Nella ricerca fatta su un totale di quasi 200mila persone i ricercatori hanno calcolato che la maggior parte aveva un consumo di glutine inferiore a 12 g/die e hanno visto che, all’interno di questo range, chi mangiava più glutine mostrava un rischio ridotto di sviluppare diabete di tipo 2 nei 30 anni di follow-up.

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Inoltre, chi assumeva meno glutine, tendeva a introdurre meno fibre cereali: ingrediente noto per proteggere dal diabete.

Considerando anche questo fattore, gli studiosi hanno concluso che le persone nella fascia più alta di consumo di glutine avevano una probabilità inferiore del 13% di sviluppare diabete di tipo 2, rispetto a quelle nella fascia più bassa di assunzione della proteina.

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