Endometriosi


Psiche, alimentazione, focus dentali e disbiosi intestinale

Una mia amica mi ha raccontato tempo fa di essere guarita dall’endometriosi anche grazie alla meditazione.

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In effetti l’endometriosi è una malattia autoimmune e come tale il ruolo della psiche può essere molto forte, ma generalmente è la presenza di disbiosi e di parassitosi ad innescare uno squilibrio del sistema immunitario.

La disbiosi può essere la causa che innesca una intolleranza al glutine, alla caseina e ad altre sostanze, intolleranze queste che possono a loro volta essere cause di varie malattie.

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Per altro le tossine generate dai batteri patogeni e dalla candida, predispongono il corpo ad essere infestato dai vermi parassiti.

Secondo la dottoressa Clark l’endometriosi è causata dai trematodi nell’utero.

Sul rapporto tra disbiosi ed endometriosi ho reperito in rete un articolo intitolato Disbiosi intestinale, intolleranze alimentari, cistiti ricorrenti e endometriosi , e due ricerche scientifiche che correlano l’endometriosi alla sindrome d’intolleranza al glutine.

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La prima e la più importante è Gluten-free diet: a new strategy for management of painful endometriosis related symptoms? (“Dieta senza glutine: una nuova strategia per la gestione dei sintomi dolorosa correlati all’endometriosi?”) .

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Dopo 12 mesi di dieta senza glutine il 75% delle donna malate di endometriosi manifestavano una significativa riduzione dei sintomi dolorosi della malattia e tutte (anche quelle non erano miglirate sotto questo aspetto) mostravano un miglioramento delle condizioni generali di salute fisica, con maggiore vitalità, maggiore propensione alla vita sociale e un migliore equilibrio mentale.

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La seconda è Celiac disease and endometriosis: an insidious and worrisome association hard to diagnose: a case report (“Celiachia ed endometriosi: un’associazione insidiosa e preoccupante difficile da diagnosticare: un rapporto su un caso clinico”) . 

Ad ulteriore conferma porto diversi articoli e pareri medici, vedi per esempio il sito infoceliachia ed il sito dell’associazione italiana endometriosi:

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http://www.infoceliachia.com/…/endometriosi-e-celiachia-son… 
http://www.endoassoc.it/…/Inprimopia…/announce_20140708.aspx

La dottoressa Daniela Pelotti addirittura intitola il suo articolo “L’endometriosi è sempre causata dal glutine” .

Ma come fare a dimenticarsi del legame tra l’intolleranza al glutine e disbiosi intestinale, già evidenziato nel capitolo 7?

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Una mia amica infatti mi ha segnalato che la sua cisti endometriosica di 4 cm, dopo un digiuno detossificante si è riassorbita e i dolori sono spariti, che sta continuando con un alimentazione tendenzialmente crudista e pare che il processo di guarigione stia progredendo positivamente.

Tenendo conto che il digiuno fa letteralmente morire di fame patogeni e parassiti così come una dieta tendenzialmente crudista, questa testimonianza rientra perfettamente nel quadro fin qui delineato.

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Secondo un’interpretazione psicologica l’endometriosi è una delle malattie causate dal blocco del 2° chakra (quello collegato al sesso) in seguito ad trauma di natura sessuale.

Lei afferma di avere trovato molto utile fare dei lavaggi energetici emozionali per risolvere questo problema. Sulla tecnica succitata vedi i due link seguenti:

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http://naturopatia.over-blog.it/…/Lavaggio_Energetico-12025… 
http://www.spiritoliberomag.it/…/lavaggio-energetico-emozi…/

Claudia Rainville nel suo libro Metamedicina – ogni sintomo è un messaggio (Amrita editore) afferma invece che: 

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Questa malattia è caratterizzata da presenza di mucosa uterina fuori dal luogo in cui si trova naturalmente. Questa affezione è quasi sempre collegata al timore delle conseguenze della nascita di un bambino.

Le donne che ne soffrono hanno a volte paura che un bambino venga a prendere il loro posto, a spezzare l’armonia di coppia, oppure temono di condurre il bambino in un mondo che, a loro volta, non hanno accettato.

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La naturopata Obberhammer sostiene che una giusta circolazione sanguigna attivata attraverso la ginnastica intima dia molto beneficio a questo disturbo, mentre il dottor Perugini Billi (ottimo medico che usa la dieta, i prodotti erboristici ed altri rimedi naturali) ha scritto un interessante articolo citando anche vari rimedi naturali.

Significativo il fatto che egli scriva: ”È stato visto che le donne con endometriosi hanno un’assunzione ridotta di antiossidanti, segnatamente le vitamine C, E e i minerali Zinco e Selenio”.

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Come già evidenziato più volte in precedenza questo è un tratto comune ai pazienti sofferenti di disbiosi intestinale.

Riguardo all’endometriosi è molto interessante l’esperienza pubblicata dal dentista Federico Avesani sul suo sito (Denti devitalizzati Disbiosi intestinale e Endometriosi) , di una donna che, tramite un omotossicologo che la sottopone al Vega-Test, scopre di avere un problema ai denti.

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Casualmente in occasione di quella visita è presente il dottor Avesani che propone il test della procaina, ovvero una iniezione in corrispondenza di un molare devitalizzato. Il risultato è che:

in 5 minuti mi passa il dolore alle ovaie e alla schiena che da sempre mi attanagliano durante l’ovulazione a causa dell’endometriosi.

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Dopo anni di pillola, antidolorifici, corse in ospedale, due laparoscopie importanti nel giro di 5 mesi, la prospettiva di una menopausa precoce artificiale, l’incubo dell’infertilità, mi ritrovo ad avere speranza, speranza in una visione più naturale e vivibile per convivere e magari risolvere il mio problema trovandone la causa reale. (…)

mi affido al dottor Avesani per bonificare alcune vecchie amalgame in sicurezza, ma soprattutto per estrarre alcuni denti devitalizzati che scopro essere spesso “il nascondiglio” di infezioni che possono scatenare l’endometriosi.

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Nonostante il disagio di togliere dei denti “buoni” e anche le spese per affrontare un percorso di questo tipo, (in realtà in confronto a tutte le precedenti spese fatte in farmacia e per le visite dai vari specialisti non sono niente), mi butto in questo percorso e la mia vita ricomincia.

A fine 2011 concludo i controlli con lo specialista Omotossicologo. Da allora ovulazione e ciclo li supero con del semplice paracetamolo. Da novembre 2012 sono una mamma.

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Concludo questo capitolo con un link di approfondimento su endometriosi ed alimentazione, un articolo della biologa nutrizionista Maria Stella Cacciola in cui si cita uno studio sull’integrazione di omega-3 che ha diminuito i sintomi della malattia di circa il 22%:
http://nutritievivibene.blogspot.it/…/endometriosi-e-alimen….

353 Pubblicato su Revista espanola de enfermedades digestivas 2011 Jul;103(7):349-54, autori Sáez LR, Álvarez DF, Martínez IP, Mieres NA, García PN, García Rde F, Menéndez SR, Alegre SV, Goñi JL; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21770680
354 Dei marcatori genetici che indicano la predisposizione alla celiachia, ma non la certezza che la malattia si svilupperà. 
355 Dopo analisi del tessuto prelevato con una bioscopia. 
http://sabrinaseveri.it/donne/.
356 Pubblicato su Minerva Chirurgica 2012 Dec;67(6):499-504 autori Marziali M, Venza M, Lazzaro S, Lazzaro A, Micossi C, Stolfi V M; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23334113.
357 Pubblicato su Clinical and experimental obstetrics & gynecology 2014;41(3):346-8, autori Caserta D, Matteucci E, Ralli E, Bordi G, Moscarini M; 358 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24992792
359 http://pelotti.altervista.org/index.php….
360 http://simonaoberhammer.com/ginnastica-intima/.
361 http://www.dottorperuginibilli.it/…/496-endometriosi-cure-c….
362 http://www.studioavesanifederico.it/le-testimonianze.

Il rapporto tra celiachia e disbiosi

Per chi non ritenesse sufficiente quanto viene affermato al riguardo nei libri citati nel capitolo 3 (in particolar modo in quello dei coniugi Hass sulla celiachia), ecco alcune informazioni desunte da alcune recenti ricerche scientifiche.

Il primo è Duodenal-Mucosal Bacteria Associated with Celiac Disease in Children (“Batteri della mucosa duodenale associati con la celiachia nei bambini”) . Gli autori dello studio hanno raccolto la microflora del duodeno attraverso la biopsia ed hanno scoperto che la malattia è associata alla proliferazione eccessiva di possibili patogeni che escludono i batteri simbionti o i commensali che sono caratteristici di quello che è il microbiota del piccolo intestino in una condizione di salute.

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Detto in altre parole viene scoperto che sono diminuiti i batteri simbionti (quelli “amici”, che ci aiutano a digerire, ad assorbire il cibo, a difenderci dalle infezioni, che producono vitamine) e sono aumentati quelli patogeni (quelli “cattivi”, apportatori di malattie, produttori di tossine).

Questo studio indica chiaramente la presenza della disbiosi intestinale nei soggetti celiaci.

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Il secondo è Intestinal dysbiosis and reduced immunoglobulin-coated bacteria associated with coeliac disease in children (“Disbiosi intestinale e riduzione dei batteri ricoperti da immunoglobuline associata con la celiachia nei bambini”) . A conclusione di questo studio si legge che “nei soggetti celiaci la riduzione i batteri ricoperti di Ig-A è associata alla disbiosi intestinale”.

Il terzo è Altered duodenal microbiota composition in celiac disease patients suffering from persistent symptoms on a long-term gluten-free diet (“Composizione alterata del microbiota dei pazienti celiaci sofferenti di sintomi persistenti dopo una dieta senza glutine protratta per molto tempo”) .

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In questo caso le conclusioni sono che i soggetti celiaci che soffrono ancora di sintomi persistenti dopo un lungo periodo di dieta senza glutine hanno una manifesta disbiosi intestinale.

Il quarto è Non-celiac gluten sensitivity triggers gut dysbiosis, neuroinflammation, gut-brain axis dysfunction, and vulnerability for dementia (“Sensibilità al glutine non celiaca innesca la disbiosi, la neuroinfiammazione, la disfunzione dell’asse intestino-cervello, e la vulnerabilità per la demenza”) .

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In questo caso si rileva ancora una volta la correlazione tra disbiosi ed intolleranza al glutine (non celiaca, ovvero in assenza di danno ai villi intestinali), anche se, curiosamente, si suppone che sia l’intolleranza la causa scatenante della disbiosi piuttosto che il contrario.

Del resto tutte i sintomi e le patologie che in tale articolo vengono indicate come correlate alla sensibilità al glutine non celiaca (dal mal di testa alla depressione passando per i disturbi dell’apprendimento), sono proprio le stesse che la dottoressa Campbell-McBride indica come manifestazioni della disbiosi intestinale.

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È pur vero che una reazione di intolleranza al glutine, sebbene scatenata dalla disbiosi, posso avere a sua volta un effetto negativo sull’equilibrio della microflora intestinale, creando un circolo vizioso.

Il quinto è Imbalance in the composition of the duodenal microbiota of children with coeliac disease (“Squilibrio nella composizione del microbiota duodenale dei bambini celiaci”) nel quale si legge che i bambini celiaci hanno un numero significativamente più alto del carico totale di batteri, in particolar modo dei microrganismi gram-negativi, rispetto ai pazienti asintomatici ed ai soggetti sani, che i batteri delle specie del genere Bacteroides e l’Escherichia coli sono significativamente più numerosi nei celiaci rispetto alle persone sane.

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Simili risultati sono stati ottenuti nello studio The metabonomic signature of celiac disease , mentre l’articolo Symptom overlap and comorbidity of irritable bowel syndrome with other conditions (“La sovrapposizione di sintomi e la comorbidità della sindrome dell’intestino irritabile con altre condizioni”) mostra come spesso i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile ed altri disturbi gastrointestinali si sovrappongono spesso alla condizione celiaca.

Di particolare rilievo ai fini di quanto su esposto è l’articolo Antibiotic exposure and the development of coeliac disease: a nationwide case-control study (“L’esposizione agli antibiotici e lo sviluppo della celiachia: uno studio caso-controllo esteso a tutta la nazione”) le cui conclusioni sono:

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L’associazione positiva dell’uso degli antibiotici con il successivo manifestarsi della celiachia ma anche con le lesioni che possono rappresentare un primo stadio della celiachia suggerisce che la disbiosi intestinale può giocare un ruolo nella patogenesi della celiachia. Tuttavia, una spiegazione non causale per questa associazione positive non può essere esclusa.

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L’articolo scientifico The HLA-DQ2 genotype selects for early intestinal microbiota composition in infantsat high risk of developing coeliac disease (“Il genotipo HLA-DQ2 seleziona precocemente una composizione del microbiota intestinale in infanti ad alto rischio di sviluppare la celiachia”) mostra che chi possiede quel particolare un fattore genetico (considerato un fattore di rischio per il successivo sviluppo della celiachia) sviluppa una composizione alterata del microbiota intestinale (per esempio con una quantità inferiore di bifidobatteri ed altre alterazioni rispetto al gruppo di controllo), anche se è stato allattato al seno ed ha avuto un parto naturale.

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Ciò potrebbe significare che quel fattore genetico (sebbene il meccanismo non sia per niente chiaro) influenza la creazione di un microbiota alterato che a sua volta predispone alla celiachia.

Sebbene in questo caso potrebbe essere un fattore genetico a indurre realmente la celiachia, pare che lo faccia perturbando l’equilibrio del microbiota intestinale, e quindi trattare la disbiosi può essere il mezzo migliore per evitare tutte le complicazioni e le patologie correlate alla disbiosi che spesso si manifestano nei pazienti celiaci.

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Per altro è possibile che la predisposizione alla celiachia indotta da quel gene si manifesti solo quando è presente qualche altro fattore (alimentazione, stile di vita, sostanze tossiche inalata o assimilate) ed in questo caso sarebbe difficile attribuire alla celiachia una causa puramente genetica, tanto più che sappiamo ormai come anche l’alimentazione e lo stile di vita della madre contribuisca all’espressione genetica.

Da un po’ di tempo ormai, sebbene questa rivoluzione epocale non sia stata ancora recepita dai libri di testo scolastici e quindi non sia ancora stata recepita dalle masse, la

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genetica come causa delle malattie è stata messa in un angolo dalla scoperta che i geni si possono esprimere in maniera differente a seconda dell’ambiente in cui si trovano le cellule che li portano, e che questa espressione dipende a volte persino dall’ambiente della madre durante la gravidanza (in certi casi addirittura si può risalire indietro anche di 3 o 4 generazioni).

Questo nuovo campo di studi, detto epigenetica, fa vedere sotto una luce completamente differente il legame supposto tra alcune patologie ed i geni, non per negarlo, ma per ridurlo a volte ad una semplice predisposizione che si manifesta solo in particolari condizioni.

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Un discorso particolare va fatto sulla cosiddetta Celiachia refrattaria, un disturbo che si differenzia dalla celiachia per il fatto che l’adesione rigida ad una dieta senza glutine non porta alla guarigione. Innanzitutto bisogna puntualizzare che, sebbene nella maggior parte dei casi di intolleranza al glutine basti appena un mese per notare dei netti miglioramenti, certe volte occorrono persino 18 mesi per una remissione dei sintomi.

A parte questo, rimuovere il glutine non fa certo scomparire la pre-esistente disbiosi, un certo grado di danno alla mucosa intestinale ed ai villi può forse essere spiegato da una grave forma di disbiosi su cui bisogna ancora intervenire dopo avere rimosso il glutine.

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Inoltre c’è da tenere conto non solo dell’intolleranza al glutine, ma anche di possibili intolleranze alla caseina (una persona potrebbe essere intollerante a glutine o caseina pur se gli esami di laboratorio risultano negativi, dal momento che nessun esame potrà mai rilevare tutti i possibili anticorpi a peptidi originatisi dalla cattiva digestione di queste proteine) nonché di reazioni incrociate.

Esiste infatti la possibilità che una persona celiaca risulti intollerante anche a delle sostanze la cui struttura molecolare assomiglia a quella di certi peptidi derivati dalla digestione del glutine.

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Alcuni alimenti in particolare come latte, mais, soia, uova, lieviti, caffè, sesamo, cioccolata, persino riso (ed altri ancora) possono causare queste reazioni incrociate facendo sì che gli anticorpi al glutine restino elevati anche dopo l’adesione rigida ad una dieta senza glutine.

Una dieta paleolitica, che escluda tutti i cereali e gli pseudo-cereali (eventualmente se necessario anche gli altri alimenti summenzionati), potrebbe essere la soluzione a questo particolare disturbo? Sarebbe auspicabile che la ricerca si indirizzasse anche in questa direzione.

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Probabilmente il primo alimento che si potrebbe eliminare dalla dieta in caso di celiachia refrattaria (e a dirla tutto anche in molti altri casi) è il mais. Questo perché, per quanto possa sembrare strano, il fatto che il mais sia sempre e sicuramente “senza glutine” non è ancora assodato, come fa notare il dottor Osborne in un suo articolo. In effetti, anche se il mais originario forse di glutine non ne conteneva, cosa possiamo dire del mais moderno, in un’epoca in cui la coltivazione di varietà transgeniche si fa sempre più largo, soprattutto nel continente americano?

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La contaminazione del mais orginale con quello transgenico è un dato di fatto, sebbene si possa sperare che non sia ancora così massiccia da noi come in America; ad ogni caso, sebbene sia sicuramente una ulteriore cautela, acquistare mais di coltivazione biologica non è detto che sia una garanzia assoluta.

Del resto anche il dottor Nacci nel suo libro Mille piante per guarire dal Cancro senza CHEMIO afferma che le proteine del mais moderno risultano alterate rispetto a quelle del mais originario.

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Riguardo alla celiachia è interessante anche la lettura dell’articolo Why everyone with celiac disease needs vitamin d (“Perchè tutti i celiaci hanno bisogno di vitamina D”) , articolo corredato da una discreta bibliografia. Non credo sia un caso che la dottoressa Campbell consigli l’integrazione di olio di fegato di merluzzo (ricco in vitamina D e vitamina A) ai soggetti che presentano disbiosi intestinale.

ECN

Pubblicato su Applied environbmental biology 2013 Sep; 79(18): 5472–5479., autori Ester Sánchez, Ester Donat, Carmen Ribes-Koninckx, Maria Leonor Fernández-Murga, Yolanda Sanz;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3754165/.
Pubblicato su BMC Microbiology 2010 Feb 24;10:63. doi: 10.1186/1471-2180-10-63., autori De Palma G, Nadal I, Medina M, Donat E, Ribes-Koninckx C, Calabuig M, Sanz Y;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20181275.
Pubblicato su The american Journal of gastroenterology, autori Wacklin P, Laurikka P, Lindfors K3, Collin P4, Salmi T5, Lähdeaho ML, Saavalainen P, Mäki M, Mättö J, Kurppa K, Kaukinen K;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25403367.
Pubblicato su CNS & neurological disorders drug targets, autori Daulatzai MA; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25642988.
Pubblicato su Journal of Medical Microbiology, 2007;56(12):1669–1674. autori Nadal I, Donant E, Ribes-Koninckx C, Calabuig M, Sanz Y;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18033837.
Pubblicato su Journal of Proteome Research. 2008;8(1):170–177, autori Bertini I, Calabrò A, De Carli V, et al.;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19072164
Pubblicato su Current gastroenterolgy reports 2005 Aug;7(4):264-71, autori Frissora C L, Koch K L; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16042909.
Pubblicato su Biomedical center gastroenterology 2013 Jul 8;13:109, autori Mårild K, Ye W, Lebwohl B, Green P H, Blaser M J, Card T, Ludvigsson J F;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23834758.
Pubblicato su Gut 2015 Mar;64(3):406-17, autori Olivares M, Neef A, Castillejo G, Palma GD, Varea V, Capilla A, et al.;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24939571.https://www.glutenfreesociety.org/corn-maize-gluten-causes…/.

Permeabilità Intestinale Intolleranze

il sistema immunitario è attivato solo dalla dimensione del peptide che entra, quindi se un intestino troppo permeabile lascia passare peptoni (grossi peptidi), giustamente il sistema immunitario si attiva.

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Quando viene diagnosticata una intolleranza ad un alimento, questa reazione immunitaria non è rivolta alla proteina integra dell’alimento, ma ad una sua frazione,troppo grossa, che un intestino troppo permeabile ha lasciato passare prima che fosse ridotta a pezzi più piccoli.

Questi test sono effettuati per appello, ovvero si chiede: c’è l’anticorpo contro il peptone AA?

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(derivante dall’alimento AAAA) La presenza di questo anticorpo viene definita come intolleranza all’alimento AAAA, ma se riduco la permeabilità intestinale, AA non entra più, e quindi risolvo l’intolleranza, entra solo A che NON mi attiva il sistema immunitario.

Ma se ho un intestino che è un colabrodo, non avrò solo AA nel sangue, ma anche BB, CC, DD, ovvero peptoni provenienti da altri alimenti, e se io chiedo solo se c’è AA, gli altri non li vedo.

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La vera causa dei problemi è comunque l’infiammazione (= permeabilità), non i peptoni presenti, quindi anche se non mangio più il cibo pro-infiammatorio a cui risultavo intollerante, non risolvo il problema della elevata permeabilità, quindi della causa dei sintomi, a parte questo ci sono cibi infiammanti e cibi meno infiammanti,

ma l’infiammazione è il modo intrinseco dell’intestino di funzionare, un intestino forte si infiamma e si disinfiamma, uno debole rimane in infiammazione debole, cronica, che è stata definita la madre di tutte le patologie.

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Poi ci sono cibi che nutrono il mio impianto digestivo, come le fibre, grassi

da cui i batteri buoni ricavano acido butirrico e acetico, nutrienti delle mie cellule intestinali, quindi lo stesso burro e aceto può essere usato per nutrire direttamente le cellule intestinali.

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Una volta nutrito va mantenuto allenato, ovvero è necessario esporlo a cibo complesso, altrimenti si indebolisce e la prima cosa che riduce sono i processi endogeni con cui continuamente ci ripara.

Bel guaio!

Frullati, Frutta, Colorato, Vitamine, Sano, Fresco

Diventando onnivoro, in millenni, ha modificato il sistema digerente, da: stomaco 15%, colon 60% a stomaco 15%, colon 20%, un 10% in più di quello dei carnivori a cui non serve a nulla.

Salmone, Cibo, Sano, Cena, Pasto, Frutti Di Mare

È come se fosse diventato un palestrato, abbiamo trasformato un motore semplice, poco performante, ma robusto, in un motore da F1, elevate prestazioni, ma MOLTO delicato.

Sbagliare alimentazione oggi è molto più pericoloso che se fossimo rimasti scimmie

Asparagi, Verde, Asparagi Verdi, Tempo Di Asparagi

Capire cosa mangiare è fondamentale per la nostra salute, non possiamo affidare tale scelta al caso, a credenze tribali, religiose o altro, perchè i carboidrati insulinici in uno stato di infiammazione peggiorano la cronicità senza mai riparare il Microbiota.

Paolo Mainardi modificato by Francesco Ciani

Permeabilità Intestinale

disbiosi intestino

La sindrome della permeabilità intestinale è una malattia autoimmune e alcuni medici ritengono che sia la causa principale di molte patologie gastrointestinali, oltre a problemi come la spossatezza cronica o la sclerosi multipla.[1]

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Il problema maggiore è che i medici non la sanno riconoscere e se ti va bene ti faranno dei test di intolleranza che ti troveranno intollerante quasi a tutti i cibi. Ma il problema non sarà risolto mangiando brodo a vita, bisogna riparare le pareti intestinali.

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Sebbene sia un disturbo non ancora ampiamente riconosciuto come malattia, si ritiene che una porosità o permeabilità del tratto intestinale sia responsabile di un’ampia gamma di sintomi. Tra questi ci sono dolore cronico o disturbi dell’apparato digestivo, gonfiore, depressione, spossatezza cronica, allergie alla pelle e sfoghi cutanei. Sebbene non sia ancora chiaro con esattezza cosa provochi la malattia, è però possibile ridurne i sintomi apportando dei cambiamenti all’alimentazione e allo stile di vita.

Se l’organismo è in salute ha a disposizione un potente esercito che ci difende da virus, batteri e parassiti. L’esercito è il sistema immunitario che protegge il nostro intestino e il flusso del sanguigno da invasori esterni. Il sistema immunitario è composto da una rete complessa di cellule e organi specializzati impegnati costantemente a distinguere qualsiasi anomalia presente nel nostro organismo.

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Per combattere questi patogeni il sistema immunitario produce anticorpi. Sfortunatamente questo potente esercito a volte può avere una reazione anomala e rilasciare sostanze ed anticorpi al fine di contrastare la sostanza erroneamente identificata come nociva.

Questo fenomeno viene chiamato autoimmunità e si verifica quando il sistema immunitario sbaglia il riconoscimento delle proprie cellule e produce anticorpi contro i tessuti dell’organismo, anticorpi conosciuti anche come autoanticorpi.

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E’ simile a una guerra contro se stessi, con il sistema immunitario da un lato, e le cellule sane sul lato opposto. L’autoimmunità provoca un’infiammazione cronica e la distruzione dei tessuti con dolore e perdita delle funzioni. Il sistema immunitario va in tilt e può causare le cosiddette malattie autoimmuni.

Sempre più persone sono affette da patologie autoimmuni, il numero è aumentato drasticamente negli ultimi dieci anni. Mediamente i disturbi autoimmuni colpiscono più del 5 % della popolazione nei paesi occidentali, in particolare le donne. [1] Il fattore che distingue una malattia autoimmune da un altra riguarda semplicemente il tipo di tessuto (l’area corporea) colpito.

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Per esempio la tiroide di Hashimoto ha come bersaglio le cellule della tiroide. La sclerosi multipla attacca la mielina delle cellule nervose.

Nell’artrite reumatoide un attacco autoanticorpale colpisce le articolazioni, mentre la celiachia implica un attacco autoanticorpale contro le cellule intestinali.

L’INTESTINO PERMEABILE (BUCATO) È CAUSA DELLE MALATTIE AUTOIMMUNI E DI TANTISSIMI DISTURBI

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Le pareti intestinali (il rivestimento interno dell’intestino) sono costituite da un singolo strato di piccole cellule che permettono il passaggio di nutrienti e acqua trattenendo batteri, proteine e altre tossine. Si possono immaginare le pareti dell’intestino come dei buttafuori dell’organismo che permettono l’accesso esclusivamente a chi merita di entrare, tenendo così alla larga gli scocciatori e i “cattivi”.

Anche se l’idea non è piacevole, intestino è un posto piuttosto tossico. Ingeriamo tossine ogni giorno, dall’aria, all’acqua dal cibo ai farmaci, ecco perché la condizione delle pareti intestinali risulta fondamentale per mantenere una solida immunità e una buona salute generale. Evidentemente Madre Natura la pensava in questo modo se ha disposto circa il 70% del nostro sistema immunitario nelle pareti intestinali. [2]

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Se il tratto digestivo si infiamma come risultato di unacattiva digestione, stress elevato, metalli pesanti, consumo di zuccheri, ecc., questa infiammazione compromette la solidità delle pareti intestinali permettendo a particelle di cibo indigerito, tossine e batteri di entrare nel circolo sanguigno. Si ha la cosiddetta permeabilità intestinale.

Una volta che queste sostanze passano le pareti, il sistema immunitario reagisce ed inizia ad attaccarle poiché le considera come sconosciute e quindi una minaccia. Si genera così ancora più infiammazione. Si è creato quindi un circolo vizioso che genera altra infiammazione e che a sua volta promuove ulteriore permeabilità intestinale.

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SINTOMI DELLA PERMEABILITA’ INTESTINALE

  1. Problemi digestivi. Non digerisci bene il cibo, puoi avere gas nell’intestino, gonfiore, diarrea o sindrome da intestino irritabile.

  2. Carenza nutrizionale. Sei debole e denutrito perché le pareti del tuo intestino non riescono ad assorbire i nutrienti.

  3. Asma o allergie stagionali.

  4. Squilibri ormonali come la sindrome premestruale o da ovaio policistico.

  5. Malattie autoimmuni come artrite reumatoide, lupus, psoriasi o celiachia.

  6. Fatica cronica, continua stanchezza e assenza di energie.

  7. Alterazioni dell’umore e conseguenti problemi come ansia, depressione o disturbi dell’attenzione.

  8. Problemi alla pelle come acne o eczemi.

  9. Candida albicans.

  10. Allergie o intolleranze alimentari.

  11. Insonnia.

COSA FARE PER RIMEDIARE ALLA PERMEABILITA’ INTESTINALE

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Il problema maggiore è che i medici non la sanno riconoscere e se ti va bene ti faranno dei test di intolleranza che ti troveranno intollerante quasi a tutti i cibi. Ma il problema non sarà risolto mangiando brodo a vita, bisogna riparare le pareti intestinali. Al Massachusetts General Hospital dell’Harvard Medical School, il Dott. Alessio Fasano ha scoperto che ci sono dei fattori che possono innescare la produzione di una sostanza la zonulina che dilata le pareti intestinali: [3]

  • Alcuni farmaci (per esempio anti infiammatori non steroidei, come l’Ibuprofene, e steroidei)

  • Stress cronico (traumi emotivi)

  • Alcool

  • Glutine e altri nutrienti derivanti dall’alimentazione

  • Disbiosi, uno squilibrio della microflora naturale dell’organismo: eccesso di batteri nocivi nell’intestino e deficienza di quelli positivi (probiotici).

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Queste sono delle valide ragioni per riprogrammare le proprie scelte alimentari evitando il problema del glutine contenuto dei prodotti da forno e nella birra. Perchè? Semplice! Perché causano buchi nel tuo intestino.

INTEGRATORI E SCELTE ALIMENTARI E MENTALI

Questo tema mi appassiona molto per due motivi

  1. Nessuno ne parla perché se ne sa poco.

  2. Ci sono passato. Ho vissuto un periodo in cui non riuscivo a digerire nulla, non riuscivo a capire la causa ed ero arrivato a togliere quasi tutti gli alimenti. Poi grazie ad un test bioelettronico è stato scoperto che il mio sistema digestivo non funzionava e il mio sistema nervoso era sovraccarico e allora da lì ho potuto lavorare.

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Cosa fare per risolvere questa situazione

  1. Scarica il sistema nervoso. Fai attività fisica (è davvero importante), medita, e assumi degli integratori che scaricano lo stress come la Rodiola. E’ importante lavorare sui traumi: il medico mi disse che il mio sistema nervoso non era carico per lo stress quotidiano ma per traumi di esperienze vissute intensamente e non risolte (specialmente nell’infanzia). In questo caso sono molto utili i Fiori di Bach in particolare Star of Bethlehem è quello consigliato. Consiglio anche gli esercizi del METODO TRE.

  2. Togli glutine, latticini, piccante, dolci e zucchero, cioccolato, vino bianco, superalcolici e carne di maiale. Questi sono i principali cibi che creano infiammazione nel nostro intestino.

  3. Fortifica le pareti intestinali. Puoi farlo con degli integratori specifici naturali. La Glutammina, l’Inulina e la Vitamina D sono molto potenti in questo.

  4. Riduci l’infiammazione. La curcuma è un potente antinfiammatori naturale: ti consiglio la ricetta del latte d’oro con olio di cocco spiegata in questo articolo … 4 Modi per potenziare l’assorbimento della Curcumina.

PUOI FARE UN TEST PER MISURARE LA PERMEABILITA’ INTESTINALE

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Il metodo attuale per diagnosticare la permeabilità intestinale è il test del lattulosio e mannitolo. Il test è semplice da eseguire (bere soluzione zuccherina e poi raccolta urine) e consente di valutare la permeabilità della parete intestinale e la sua capacità funzionale di assorbimento.All’incirca il 90% della popolazione ha a che fare con l’infiammazione di basso livello che conduce, inesorabilmente, a problemi quali autoimmunità, invecchiamento precoce, obesità, diabete e altri disturbi seri. La maggioranza degli approcci medici convenzionali mirano a mascherare i sintomi e a non affrontare le vere cause.

E’ importante quindi conoscere queste informazioni e diffonderle ed usarle.

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[1] Moroni, L. et al. “Geoepidemiology, gender and autoimmune disease.” Autoimmunity Reviews 11, no. 6 (2012): A386-A392; Autoimmune Diseases: Overview, WomensHealth.gov, accessed May 31, 2015,

[2] G Vighi, F Marcucci, L Sensi, G Di Cara, and F Frati “Allergy and the gastrointestinal system” Clin Exp Immunol. 2008 Sep; 153(Suppl 1): 3–6.

[3] Fasano, A. “Zonulin, Regulation of Tight Junctions, and Autoimmune Diseases,”Annals of the New York Academy of Science 1258, no. 1 (2012): 25-33; Fasano, A. “Zonulin and its Regulation of Intestinal Barrier Function: The Biological Door to Inflammation, Autoimmunity, and Cancer,” Physiological Reviews 91, no. 1 (2011): 151-75.

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Disbiosi intestinale e parassitosi

Come il paguro e l’attinia vivono in perfetta simbiosi

aiutandosi l’un l’altro (il paguro porta in giro l’attinia che ne approfitta per trovare cibo, mentre l’attinia offre al paguro la difesa dei propri tentacoli urticanti), così succede per il rapporto di simbiosi tra gli animali pluricellulari (dagli insetti ai mammiferi) e vari ceppi di batteri, detti per l’appunto batteri “simbionti”:

l’animale ospita i batteri che si trovano al sicuro in una “casa” che corrisponde al corpo dell’animale, ed i batteri in cambio aiutano a digerire ed assimilare il cibo, e persino a fornire alcune sostanze nutritive (nel caso dell’uomo si tratta di vitamine del gruppo B, vitamina K e alcuni aminoacidi).

Disbiosi intestinale e parassitosi

Nell’uomo queste popolazioni di batteri popolano le varie mucose del corpo, la mucosa dell’intestino (la più estesa e quindi anche la più popolata dai batteri), quella della bocca e della cavità faringea, delle tonsille, delle orecchie, dei polmoni , del tratto uro-genitale (e quindi anche della vagina), della pelle. Scrive il dottor Massimo Caporossi, su un articolo sulla disbiosi intestinale :

Tutte le superfici del corpo dalla pelle al tratto genito-urinario, alla cavità orale, all’apparato respiratorio, all’orecchio e, soprattutto, all’apparato gastrointestinale, sono colonizzati da batteri. L’intestino, in quantità progressive dallo stomaco al colon-retto, ne contiene circa il 70% del totale, suddiviso in più di 500 specie, costituendo così il microbiota.

Se qualcuno volesse una eventuale conferma cito l’articolo A brave new world: the lung microbiota in an era of change (“Un mondo nuovo: il microbiota dei polmoni in un’era di cambiamento”) che spiega come con le nuove tecniche di individuazione dei microbi (indipendenti dalla loro coltura) sta permettendo di fare sempre maggiori e più dettagliate scoperte sul microbiota delle varie zone del corpo umano;

Disbiosi intestinale e parassitosi

la presenza di una particolare comunità microbica sulla mucosa polmonare è ormai un dato assodato. Anche lo stomaco, che prima si pensava fosse un organo praticamente sterile, adesso viene studiato sotto il profilo del suo particolare microbioma, come mostra l’articolo Gastric Microbiota .

In realtà nel nostro organismo il rapporto tra il numero di cellule che contengono il nostro DNA (e che quindi possiamo considerare dal punto di vista genetico prettamente umane) ed il numero di cellule dei microbi simbionti è di uno a dieci, sebbene poi questi esseri unicellulari che noi ospitiamo sono molto più piccoli delle nostre cellule umane;

candida-intestinale

il rapporto in peso tra le due componenti di conseguenza è invertito, e per ogni chilogrammo di microbi simbionti ci sono circa 20 chili di cellule umane. Il repertorio genetico di questi microbi (detto microbioma) è circa 100 volte maggiore di quello dell’uomo che li ospita; in particolare nell’intestino umano ci sono circa 1000 differenti specie batteriche.

Così come per analizzare il comportamento e le abitudini del paguro legato con l’attinia non è possibile considerarli l’uno isolato dall’altro ma occorre considerare la loro unione simbiotica, così a ben vedere anche il nostro corpo umano dovrebbe essere studiato come quel super-organismo simbiotico rappresentato dall’interazione tra le nostre cellule e quelle del nostro microbioma .

Da notare che differenze genetiche e/o ambientali possono influire sulla particolare composizione di questo super-organismo, vedi per esempio la differenza tra la comunità microbica vaginale delle donne sane caucasiche e quella delle donne nere .

È importante notare che la complessa ecologia di questa interrelazione tra microbi e corpo umano è oggetto di studi piuttosto recenti, che anno dopo anno svelano sempre maggiori segreti di questo super-organismo e permettono una comprensione più approfondita dei meccanismi che permettono di mantenere una buona salute e di quelli che portano alla malattia. Alcune informazioni erano già state ottenute con mezzi più rudimentali agli inizi del 1900,

e molti medici avevano attribuito alla cosiddetta “tossiemia” e alle “endotossine” (tossine che vengono dall’interno dell’organismo stesso) la causa di molte se non tutte le malattie, facendo loro la massima del medico greco Ippocrate (“tutte le malattie hanno orgine nell’intestino”)

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ma purtroppo alcuni medici avevano pensato di “risolvere” il problema alla radice in una maniera a dir poco cruenta, ovvero togliendo tonsille e denti in maniera indiscriminata e asportando persino chirurgicamente parti del colon (in un’epoca in cui non erano ancora disponibili farmaci per la prevenzione delle infezioni chirurgiche con tutte le drammatiche conseguenze del caso, decessi compresi).

Fu anche a causa di questo insensato accanimento chirurgico che venne gettato via, come si suol dire, il bambino assieme all’acqua sporca, e per circa 60 anni la ricerca medica si dedicò ad indagare sugli effetti intestinali di certe patologie piuttosto che sulla causa intestinale delle stesse malattie, confondendo sostanzialmente la causa e l’effetto.

Adesso invece la mole di ricerche scientifiche che si accumula sullo squilibrio del microbiota intestinale (l’insieme dei microrganismi contenuti nel nostro intestino) e del microbiota di altri organi e tessuti mostra fin troppo spesso non solo la correlazione tra patologia e squilibrio del microbiota,

ma dimostra anche in maniera incontrovertibile che correggendo lo squilibrio intestinale (ad esempio con la somministrazione di fermenti lattici, cibi fermentati, in poche parole di probiotici) si osservano notevoli miglioramenti delle condizioni di salute dei pazienti.

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Se qualcuno ha voglia approfondire la questione del microbiota umano e del rapporto simbiotico tra microrganismi ed essere umano può leggere l’articolo Composition of the adult digestive tract bacterial microbiome based on seven mouth surfaces, tonsils, throat and stool samples (“Composizione del microbioma batterico del tratto digestivo dell’adulto basato su sette superfici della bocca, tonsille, gola e campioni di feci”) ,

ma soprattutto il libro Metagenomics of the human body (“Metagenomica del corpo umano”), un libro con contributi di vari studiosi, edito dalla dottoressa Karen E. Nelson per la Springer . A pagina VII, nella premessa al libro scritta da Jane L. Peterson e Susan Garges, leggiamo che:

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Relman e Falkow (2001), quasi contemporaneamente, hanno lanciato l’idea di un “secondo progetto genoma umano” che “faccia un’inventario completo dei geni microbici dei quattro più importanti siti di colonizzazione nel corpo umano: bocca, intestina, vagina e pelle.”

Interessante è anche l’articolo è Role of intestinal bacteria in nutrient metabolism (“Il ruolo dei batteri intestinali nel metabolismo dei nutrienti”) che argomenta come la proliferazione dei batteri benefici e di quelli patogeni dipenda dalla dieta, e mostra come i batteri benefici aiutano a digerire ed a produrre vitamine e aminoacidi.

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Una mancanza dei normali batteri simbionti può essere causata dall’assunzione di molti tipi di farmaci (antibiotici, antidolorifici, antinfiammatori, anticoncezionali, cortisonici, neurolettici chemioterapici), stress, mancanza di allattamento,

parto cesareo (l’intestino del feto è praticamente sterile, senza alcun microrganismo, e in condizioni normali inizia ad essere popolato da quei microrganismo che incontra nel canale del parto) e per finire anche dalla nascita da una madre con una carenza di questi batteri benefici (dovuta a sua volta ad una delle cause summenzionate).

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Riguardo all’azione negativa dello stress sui batteri benefici vedi l’articolo Investigating the role of perceived stress on bacterial flora activity and salivary cortisol secretion: a possible mechanism underlying susceptibility to illness che mostra come gli alunni sotto stress per gli esami mostrano una riduzione di acido lattico (prodotto dai batteri benefici) nelle feci.

Sull’effetto degli antibiotici vedi per esempio lo studio scientifico Prospective study of the impact of large spectrum antibiotics on the human gut (“Studio prospettico dell’impatto degli antibiotici a largo spettro sull’intestino umano”) che mostra come gli antibiotici causino infezioni da lieviti come la Candida albicans, e l’Amoxicillina-clavulonato causi un maggiore aumento di tali patogeni.

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Anche l’articolo Incomplete recovery and individualized responses of the human distal gut microbiota to repeated antibiotic perturbation mostra che la microflora intestinale, dopo due cicli di ciproflaxina, in alcuni casi non ritorna allo stato pre-esistente ma mantiene una parziale alterazione che si è sviluppata nel corso del trattamento .

Sull’effetto negativo dei chemioterapici nei confronti dei microrganismi benefici dell’intestino vedi l’articolo Chemotherapy-driven dysbiosis in the intestinal microbiome (“Disbiosi del microbioma intestinale causata dalla chemioterapia”) nel quale leggiamo due cose interessanti, la prima delle quali è che

La chemioterapia causa diversi effetti collaterali, e la mucosite gastrointestinale è uno dei più frequenti. Gli attuali modelli di mucosite gastrointestinale non tengono generalmente conto del ruolo del microbioma intestinale. E la seconda che Il nostro studio identifica un grave squilibrio composizionale e funzionale nella comunità microbica dell’intestino, associato alla mucosite gastrointestinale indotta dalla chemioterapia.

Ma è difficile tenere il conto di quali e quanti farmaci hanno un effetto negativo sull’ecosistema dei microrganismi che vivono in simbiosi con l’uomo; per esempio l’articolo Tumor necrosis factor inhibition and invasive fungal infections (“Inibitori del Tumor Becrosi Factor e infezioni fungine invasive”)

mostra l’assunzione di un farmaco piuttosto recente (un inibitore della citochina TNF, utilizzato per gestire i sintomi dell’artrite reumatoide e di altre malattie autoimmuni) è associata al’aumento di varie infezioni opportunistiche per esempio di Candida albicans e Aspergiullus fumigatus (un fungo molto pericoloso per la salute dell’uomo ).

Il microbiota intestinale contiene di regola oltre ai batteri benefici anche modeste quantità di batteri potenzialmente nocivi, che sono però limitatate dalla presenza dei batteri simbionti.

Questi ultimi infatti rendono l’ambiente della mucosa sfavorevole alla proliferazione dei batteri patogeni, costituendo quindi una prima linea di difesa da molte infezioni; essi producono sostanze simili agli antibiotici che tengono a bada i microbi patogeni, e rendono acido l’ambiente della parete intestinale impedendone ancora di più la proliferazione.

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Quanto detto a riguardo del microbiota intestinale vale sostanzialmente anche per gli altri gruppi di microrganismi che troviamo in altri organi e tessuti del corpo; anche se la composizione di ogni specifico microbiota è differente, l’elemento fondamentale alla base della condizione di salute di è il giusto l’equilibrio tra i vari tipi di microrganismi:

all’equilibrio i batteri “amici” (o simbionti) sono molti e tengono a bada quelli patogeni, i quali a volte nelle piccole quantità in cui sono presenti possono anche svolgere una funzione utile all’interno dell’ecosistema complesso della mucosa.

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Ma quando i fattori summenzionati sconvolgono l’equilibrio della microflora i batteri patogeni proliferano in maniera indiscriminata; in particolare nell’intestino gli organismi unicellulari della Candida Albicans, quando sfuggono al controllo del sistema immunitario e aumentano di numero, possono aggregarsi e integrarsi in una forma pluricellulare con ramificazioni

(come le ife dei funghi pluricellulari, dal momento che la Candida è lievito, ovvero un particolare tipo di fungo) che penetrano addirittura nella mucosa intestinale e ne forano la parete contribuendo a causare la cosiddetta “sindrome dell’intestino poroso” (ma anche altri patogeni e parassiti posso essere concausa di tale problema).

Bibliografia e Testo Completo 
http://scienzamarcia.altervista.org/pilastri.doc

La diagnosi della candida

Cominciò a diffondersi in un’epoca in cui la medicina convenzionale era ancora ferma alla totale negazione. Era la metà degli anni Ottanta – praticamente il Medioevo delle malattie croniche – e il modello medico dominante non forniva conferme ai problemi di salute che interessavano le donne, se non prescrivendo una terapia ormonale sostitutiva o antidepressivi.

Decine di migliaia di donne si sentivano incomprese ed erano esasperate. Nel frattempo, il movimento della medicina alternativa aveva raggiunto un punto di svolta. Erano sempre più numerosi i medici e i terapeuti alternativi che aprivano uno studio o cominciavano a lavorare in ambulatori già esistenti.

candida intestinale

A quell’epoca la medicina convenzionale e la medicina alternativa erano totalmente distinte; non potevi trovare un naturopata o un medico olistico in un ambulatorio convenzionale. I medici alternativi si sentivano indotti a sbaragliare la medicina convenzionale, avevano solo bisogno di qualcosa su cui affondare i denti per dimostrare la propria competenza.

Le sale d’attesa si riempirono di donne frustrate per il trattamento ricevuto dai medici convenzionali. Purtroppo i terapeuti alternativi non capivano quale fosse il problema, ma almeno ammettevano che quelle donne soffrivano di qualcosa. Fu questo il grande risveglio della metà degli anni Ottanta, che si è protratto fino ai primi anni Novanta. Finalmente le donne e le loro lamentele venivano prese sul serio. Fu un momento importante, di quelli che andrebbero celebrati, come il suffragio femminile, eppure questa svolta storica nella vita delle donne non è entrata nei libri di storia.

candida albican

A quell’epoca, il movimento delle terapie ormonali aveva già avuto un forte impatto. Nella medicina convenzionale era ormai una pratica consolidata attribuire ogni problema alla menopausa o alla perimenopausa. Anche i terapeuti alternativi cercavano di formulare una diagnosi per le ondate di pazienti affette da sintomi misteriosi, ma non accolsero la panacea delle terapie ormonali, sospettando che fosse in gioco qualcos’altro.

Le comunità della medicina alternativa approdarono così al fungo chiamato candida. Questa etichetta era una ventata d’aria fresca per le donne che per decenni non avevano ricevuto risposte dalla medicina convenzionale. Candida diventò sinonimo di “finalmente sappiamo perché così tante persone non stanno bene”. Era un errore, ma si trattava comunque di un progresso straordinario.

candida

Per una donna, sedersi nello studio di un naturopata e sentirsi dire che aveva la candida significava avere almeno la benedizione di una conferma: “Lei ha davvero una malattia.” Le veniva comunque addossata una qualche colpa, perché la causa del malessere era attribuita al suo stile di vita, ma tutto sembrava perfettamente logico. E seguendo le istruzioni del medico, ovvero eliminando i fritti e i cibi elaborati così come i dolci avrebbe avuto dei miglioramenti.

Verso la fine degli anni Novanta la diagnosi della candida si estese anche agli ambienti della medicina convenzionale. Ora è una diagnosi consolidata, ed è il modo più facile per dire a qualcuno: “È questo il motivo per cui stai male.” Le donne guariscono davvero quando vengono curate per la candida? No. E le drastiche diete senza zuccheri ma con alti apporti di grassi e proteine raccomandate in questi casi offrono solo un sollievo temporaneo … per poi ritorcersi contro.

Immagine correlata

In realtà la candida è il lievito più ingiustamente accusato del nostro tempo. Tutti l’abbiamo. La candida è un fungo benefico che risiede nel tratto intestinale e ci aiuta a digerire e ad assimilare gli alimenti. È possibile traboccare di candida ma essere al contempo perfettamente sani; esistono persone con alti livelli di questo fungo che mangiano e bevono tutto ciò che vogliono senza avere un accenno di affaticamento o di problemi allo stomaco. Di per sé la candida è normalmente innocua.

Ciò che le comunità mediche non comprendono è che si tratta di un regolare compagno, o cofattore, di altre malattie e organismi, tra cui la malattia di Lyme, l’herpes zoster (fuoco di Sant’Antonio) e altri herpes, il virus di Epstein-Barr, il Clostridrium difficile (Batterio C.), lo streptococco, l’Helicobacter pylori, il diabete, la sclerosi multipla, l’Herpesvirus umano 6 (HHV-6), il citomegalovirus e molti altri.

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Per esempio, se hai i sintomi della malattia di Lyme, i fattori scatenanti –antibiotici, alimentazione malsana, mancanza di sonno, stress, paura, oltre all’infiammazione creata da qualunque tipo di infezione virale e/o batterica, quasi certamente aumenteranno il tasso riproduttivo del fungo, perciò sarà più probabile che un test dia esiti positivi. Tieni presente che i test per la candida sono comunque fallibili e inconcludenti. Può darsi che tu abbia la candida anche se il risultato non è positivo, ma a provocare danni al tuo corpo non è il fungo: è tutto il resto.

Incolpare la candida è come sparare al messaggero. Una sua proliferazione può indicare l’esistenza di un problema che merita una seria indagine, non che il problema sia la candida stessa. Ma per i medici è relativamente facile utilizzare una manciata di test per la candida, mentre attualmente è quasi impossibile individuare le vere cause che si celano dietro la fibromialgia, la sclerosi multipla, il morbo di Alzheimer, la demenza, certe forme di infezioni alle vie urinarie, alcuni tipi di affaticamento surrenale, la sindrome da stanchezza cronica, il lupus, l’artrite reumatoide, le malattie della tiroide e molte altre patologie che le comunità mediche non sono in grado di trattare. La candida è diventata un comodo capro espiatorio.

LA VERITÀ SULLA CANDIDA 

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Riguardo alla candida, nelle comunità mediche si sono radicate delle nozioni assurde, nate dalla disinformazione e avvalorate dalle tendenze in voga negli ultimi decenni. Dovrai leggere i paragrafi seguenti con la mente aperta, perché contraddicono tutto ciò che ti è stato raccontato su questo innocuo fungo.

Riconoscere i casi rari
Centinaia di migliaia di pazienti ogni anno ricevono una diagnosi in cui la candida viene erroneamente considerata la causa dei loro gravi problemi di salute. La verità è che essa incide su gravi problemi di salute per meno dello 0,1 per cento della popolazione di Europa e Stati Uniti messi insieme. In quei rari casi in cui la candida esercita un effetto nocivo e richiede una cura, di solito questo fungo prolifera in modo incontrollato e causa febbri medio-alte che possono diventare croniche e prolungate, protraendosi per settimane o mesi.

Le analisi riveleranno alti livelli di candida nel sangue. Questi rari casi sono in genere dovuti a complicazioni
postoperatorie e quasi sempre sono accompagnati da una infezione batterica dilagante. Se un medico ti dice che i tuoi sintomi sono dovuti alla candida, è molto probabile che si stia sbagliando.

estratti

La candida e la sindrome del tuo Metaboloma “intestino permeabile”.
La candida è accusata di penetrare nelle pareti del colon e del tratto intestinale causando la sindrome dell’intestino permeabile. Non è esattamente così. In presenza di alti livelli di candida, il peggio che può succedere è che si formino dei calli sui segmenti irritati delle pareti intestinali impedendo in parte l’assimilazione del cibo. Nella maggioranza dei casi, questo è il danno peggiore che può provocare. “spiegherò meglio sulla disbiosi dell’intestino permeabile”.

Il canarino in miniera
La candida vive nell’intestino, ma può anche comparire nel fegato, nella bile, nella vagina e altrove. La sua presenza in questi organi non causa danni sostanziali se non lavoro in più per il sistema immunitario. Tuttavia, come un canarino in una miniera di carbone, la candida può segnalare un problema davvero preoccupante che fa proliferare il fungo. Per esempio, un’infezione vaginale da streptococco può passare inosservata ai medici, che invece tendono a incolpare il lievito per i disturbi della paziente. 
I medici dovrebbero invece interpretare la candida come un segnale e andare a cercare i batteri che si nascondono.

Curare la causa alla radice 
Di solito non è necessario intervenire direttamente sulla proliferazione del fungo. È invece necessario trattare la causa alla radice della malattia che ha provocato l’insorgere dei sintomi. Quando metti fine alla vera malattia, i livelli di candida tornano alla normalità.

Un aspetto positivo delle attuali tendenze mediche è che le cure più diffuse per trattare questo fungo, come adottare abitudini alimentari più sane, sono anche rimedi efficaci per curare almeno in parte molte malattie che si accompagnano alla candida. Quando una persona cambia la sua alimentazione eliminando cibi come dolci, pane e bibite gasate, il suo sistema immunitario si rafforza in maniera naturale, rendendo il corpo meno ospitale per malattie autoimmuni e altre patologie.

Tuttavia, altri aspetti del regime alimentare consigliato per la candida sono controproducenti …

La fobia della frutta 
Uno dei principali equivoci che riguardano la candida ha a che fare con i cibi che la alimentano. Se è vero che può nutrirsi di zuccheri, la confusione ruota intorno al tipo di zuccheri. Spesso le persone credono che tutti gli zuccheri si equivalgano. È come dire che l’acqua è tutta uguale, che bere un bicchiere d’acqua potabile sia la stessa cosa che bere l’acqua del water.

In realtà, il fruttosio naturalmente contenuto nella frutta è legato a composti e sostanze – tra cui antiossidanti, polifenoli, antocianine, sali minerali, composti fitochimici e micronutrienti anticancerogeni – che annientano quasi tutte le malattie e infine uccidono anche la candida. Anche quando lo zucchero viene estratto dalla frutta e si presenta in forma di fruttosio concentrato, non ha comunque la capacità di nutrirla.

Inoltre, lo zucchero della frutta abbandona lo stomaco in pochi minuti, da tre a sei, e non sfiora nemmeno il tratto intestinale; quindi, se temi che il fruttosio nutra la candida, non devi più preoccuparti. La frutta è fatta di fibre, polpa, buccia e semi che uccidono non solo tutte le varietà della candida, dei lieviti e dei funghi, ma anche altri parassiti, vermi e batteri inutili come l’Escherichia coli e lo streptococco.

La frutta è la tua arma segreta contro la candida.
Gli zuccheri che nutrono davvero la candida sono lo zucchero da tavola, lo zucchero di canna raffinato, lo zucchero di barbabietola raffinato, gli zuccheri provenienti da altre fonti come il nettare di agave, tutti gli zuccheri dei cereali raffinati e quello del granturco (come lo sciroppo di glucosiofruttosio).
Dunque è proprio qui che i medici alternativi aiutano le persone: incoraggiandole a rinunciare alla torta di cioccolato.

Ascorbato di Sodio

Il mito dei grassi e delle proteine 
La convinzione che una dieta ad alto contenuto di grassi e proteine uccida la candida è un errore madornale. I grassi e le proteine in realtà nutrono la candida. Le proteine, che esercitano un’azione infiammatoria, sono appiccicose e si attaccano al tratto intestinale. L’accumulo di proteine non digerite in una persona con un apparato digerente debole può creare un terreno fertile per questo e altre varietà di funghi, oltre che per parassiti e batteri.

Se i grassi sono la tua principale fonte calorica, la proliferazione della candida troverà un terreno più fertile. Una paziente può seguire alla lettera la dieta prescritta da un medico e avere l’impressione che tutto vada bene, ma la candida continuerà a proliferare in silenzio nel suo organismo, nutrendosi del pollame, delle uova e degli oli che la donna consuma.

Il giorno in cui la paziente cede alla voglia di un gelato alla festa di compleanno del figlio, la candida verrà allo scoperto e lei potrebbe stare peggio di quando ha cominciato la dieta. L’approccio migliore per combattere la candida è seguire un’alimentazione a basso contenuto di grassi e proteine che includa frutta e verdura in abbondanza.

verdure

GUARIRE DALLA CANDIDA 
Il modo più efficace per guarire da una candidosi è curare la vera causa dei tuoi sintomi. Detto ciò, se non hai altri sintomi misteriosi, squilibri nell’organismo, malattie autoimmuni o altri problemi di salute, e se sei sicuro che il tuo sia uno dei rari casi in cui la candida è un problema isolato, allora puoi seguire i consigli esposti sulla dieta “La salute dell’apparato gastrointestinale” che riporto aggiungendo Batteri umani su basi di acidi grassi a corta catena fermentati 3 anni in frutta e verdura, depurazione, innalzamento del sistema immunitario, ecc; le informazioni offerte in quel capitolo gioveranno a chiunque, anche a chi vuole curare la candida come fattore concomitante di un problema di salute più radicale.

Nell’affrontare la candida, l’obiettivo è alzare i livelli di acido cloridrico nei succhi gastrici, ricostituire il tratto intestinale e rafforzare e disintossicare il fegato. Tieni presente che dovresti evitare di assumere antibiotici e antimicotici: questi farmaci debellano tutta la flora batterica intestinale – anche i batteri buoni – indebolendo gravemente il sistema immunitario. E un sistema immunitario debole è un fattore scatenante per virus, batteri e/o funghi annidati nel corpo e molto resistenti a quei farmaci, che così potrebbero cominciare a riprodursi e a compromettere la qualità della tua vita.

star bene

Anthony William

Cambiamenti nel Microbioma

disbiosi intestino

Asse intestino Cervello

Le stime recenti indicano che il corpo ospita circa trenta trilioni di batteri (8) e circa un quadrilione di virus (batteriofagi). In pratica, siamo poco più che colonie di microbi ambulanti.

Depurazione restar intestino
Depurazione, comprensione risoluzione

Questi organismi svolgono un’ampia gamma di funzioni, per esempio:
– contribuiscono alla digestione;
– regolano il sistema nervoso enterico che governa l’apparato digerente;
– coordinano le reazioni immunitarie;
– aiutano a modulare molti aspetti delle infiammazioni;
– svolgono un ruolo importante nella salute del cervello, perché l’intestino e l’encefalo sono intimamente collegati.

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ripristino eubiosi

Le ricerche più recenti mostrano anche che il microbioma è soggetto a rapide alterazioni, in meglio o in peggio, dovute a fattori come l’alimentazione, lo stile di vita e l’esposizione alle sostanze chimiche, comprese quelle dei farmaci da banco e degli antibiotici da prescrizione, ma anche quelle che vengono introdotte nei mangimi degli animali di cui noi ci nutriamo.

Il programma alimentare della TMM (Terapia Metabolica Mitocondriale) sovraregola, modifica e migliora la qualità del microbioma intestinale. Inoltre elimina gli alimenti che hanno una nota azione distruttiva sul microbioma, come vari zuccheri, cibi trattati e dolcificanti artificiali.

Perdita di peso senza privazioni😉

Disbiosi, Sibo
gonfiore mal assorbimento

Quando il corpo utilizza il glucosio come carburante principale, inibisce la sua capacità di accedere ai grassi e bruciarli. Se c’è un continuo rifornimento di carboidrati e viene a mancare la regolare alternanza di pasti e digiuni, il fegato sottoregola tutto il processo di combustione dei grassi.

E anche il glucosio in eccesso viene immagazzinato sotto forma di grasso, a differenza dei chetoni, che quando non vengono incamerati dalle cellule sono espulsi attraverso le urine. Le cellule di grasso producono ormoni specifici, tra cui la leptina.

Risultati immagini per disbiosi intestino restart, batteri parassiti
parassiti batteri

Se consumi costantemente troppi zuccheri e continui a immagazzinare grasso, i livelli di leptina aumentano e i suoi recettori diventano meno sensibili, quindi a lungo andare sviluppano una resistenza alla leptina anche quando i livelli dell’ormone sono salutari.

Di conseguenza, se bruci il glucosio come carburante principale, le cellule di grasso t’intrappolano in un circolo vizioso, per cui quest’ultimo continua ad accumularsi e la tua capacità di bruciarlo si riduce sempre di più.

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comprendere le cause scatenanti

Gli ormoni e la comunicazione ormonale finiscono per svolgere un ruolo importante sia nel controllo del peso sia nell’urgenza di mangiare e persino nel tipo di alimenti di cui hai voglia. E quegli ormoni sono determinati dai cibi che mangi. Come spiega il dottor Rosedale:

“Quello che mangi oggi governa gli ormoni che diranno alle tue cellule cosa mangiare domani.”(9)🤔😯😰

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La TMM funziona esattamente così. Usa l’apporto di cibo per modulare i livelli ormonali che influenzano il peso – comprese la leptina e l’insulina – orientando il corpo verso la combustione dei grassi, invece che il loro accumulo. Inoltre elimina le fonti di zuccheri dalla tua dieta, aiutandoti a uscire dal circolo vizioso di cui abbiamo parlato.

Il risultato è che il tuo corpo rilascia il peso in eccesso. E lo fa senza i tipici attacchi di fame e le voglie che si accompagnano alla maggior parte delle diete dimagranti.

8 World Health Organization. “Dementia: a Public Health Priority” (Geneva, SUI: World Health Organization, 2012), PMID: 19712582.
9 B. D. James et al., “Contribution of Alzheimer Disease to Mortality in the United States,” Neurology, pubblicato online prima di andare in stampa ail 5 marzo 2014, DOI: 10.1212/WNL.0000000000000240.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

La chiave per l’autismo

autismo

Non risiedere nella mente, ma nell’intestino 

Molti dei nostri bambini e giovani adulti soffrono di problemi gastrointestinali e comportamenti connessi. Il più grave è la autismo , i più gravi problemi gastrointestinali.

autismo

Un team guidato da ricercatori dell’Arizona State University sta adottando un nuovo approccio nella ricerca di efficaci trattamenti per l’autismo, concentrandosi sul miglioramento del microbioma intestinale attraverso trapianti microbica fecale …..

… Il programma di trattamento ha mostrato benefici a lungo termine , tra cui una media di miglioramento 80 per cento dei sintomi gastrointestinali associati con disturbi dello spettro autistico e il 20-25 per cento di miglioramento nei comportamenti autistici , tra cui il miglioramento delle abilità sociali e migliori abitudini di sonno ….

Autismo

…. I microbi aggiunti attraverso il programma di trattamento sono rimasti dopo il trattamento interrotto.

“Questo è interessante, perché non solo abbiamo a disposizione buoni microbi, ma i microbi abbiamo fornito cambiato l’ambiente intestinale in un modo che ha aiutato la recluta ospite microbi benefici e ha permesso loro di rimanere intorno, …….

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Molto importante lavoro accadendo a ASU e la mia profonda gratitudine a Jim Adams, Rosa Krajmalnik-Brown e Dae-Wook Kang. Abbiamo bambini molto malati e i trattamenti medici per l’autismo non sono stati studiati a sufficienza. Questa è una buona notizia e mostra anche l’importanza della Microbioma in altre malattie neurodegenerative.

Il Microbiome viene anche implicato nella malattia di Alzheimer :

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Tutti i risultati suggeriscono che AD può iniziare nell’intestino , ed è strettamente legato allo squilibrio del microbiota intestinale. La modulazione della flora intestinale attraverso la dieta personalizzata o intervento microbiota benefico, probabilmente, diventerà un nuovo trattamento per l’AD.

Il Microbiome viene anche implicato nel Parkinson :

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Gli scienziati in California dicono di aver trasformato la comprensione della malattia di Parkinson. I test sugli animali suggeriscono il disturbo cerebrale può essere causato da batteri che vivono nell’intestino …. Gli scienziati ritengono che i batteri stanno rilasciando sostanze chimiche che attivano un eccesso di parti del cervello, causando danni.

I risultati potrebbero portare a nuovi modi di trattare la malattia, come i farmaci per uccidere i batteri intestinali o assumere pre/probiotici umani fermentati su acidi grassi a corta catena, frutta e verdura .

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Questi risultati stanno trasformando il paradigma dall’essere autisitci, che Leo Kanner ha descritto in psichiatria nel 1943, dopo l’incontro con quei primi undici figli del 1930, ad una condizione medica curabile, con le radici del malessere nell’intestino cioè il microbioma

Rimanete sintonizzati! 
http://www.ageofautism.com/…/small-study-shows-big-success-…

La disbiosi intestinale

Viene favorita da un’alimentazione poco equilibrata

dalla mancanza di attività fisica, dall’utilizzo di taluni farmaci (antibiotici, lassativi, anticoncezionali).

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La flora batterica intestinale può alterarsi e provocare appunto la disbiosi intestinale, una vera e propria malattia, caratterizzata da alcuni sintomi ben definiti:
• cattiva digestione
• gonfiore
• stitichezza alternata a diarrea
• nervosismo e ansia
• stanchezza mattutina
• disturbi del sonno
• candidosi vaginale
• infezioni del cavo orale
• aerofagia ed eruttazioni fastidiose
• intolleranze alimentari.

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Una dieta poco equilibrata, sia sotto il profilo qualitativo sia sotto l’aspetto della distribuzione dei pasti nel corso della giornata e delle modalità di assunzione, spesso eccessivamente rapida, è dannosa per l’intestino ed impedisce all’organismo di ottenere il giusto apporto calorico e nutritivo.

L’alimentazione scorretta risulta poi spesso associata ad uno stile di vita irregolare, che altera il ritmo sonno-veglia, con inevitabili ripercussioni negative sulla funzionalità intestinale.

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Un’ulteriore causa è costituita dall’assunzione di farmaci quali antibiotici, antinfiammatori, antinfluenzali, antidepressivi, anticoncezionali e ansiolitici che non solo accentuano l’espressione sintomatologica della disbiosi intestinale, ma ne sono anche la stessa fonte, a causa del danneggiamento dagli stessi indotto sulla flora batterica.

Quest’ultima può inoltre risultare danneggiata anche dall’azione locale dei metalli pesanti, quali l’alluminio, il mercurio, il piombo, che possono giungere nell’intestino attraverso la catena alimentare.

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L’alterazione dell’equilibrio qualitativo e quantitativo della flora batterica intestinale può rappresentare un cofattore importante nella manifestazione della stipsi e del cosiddetto colon irritabile (dato dall’alternarsi di periodi di stipsi a periodi colitici): alterazione dell’alvo, meteorismo (cioè gonfiori di pancia e senso di pesantezza), dolori addominali, cattiva digestione (dispepsia), alito cattivo, sfoghi cutanei.

Inoltre le conseguenze di carattere sistemico della disbiosi sono molteplici e assai importanti: diminuzione dell’attività immunitaria, dismetabolismi (aumento di colesterolo e trigliceridi, della glicemia e dell’uricemia), predisposizione alle infezioni, perdita di energia, cistiti ricorrenti, manifestazioni allergiche, aumento delle affezioni del cavo orale (tonsilliti, faringiti, tracheiti, bronchiti), difficoltà a perdere peso e perdita di capelli.

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Pertanto la disbiosi intestinale è inquadrabile come una vera e propria condizione di malattia, invalidante la qualità di vita del soggetto che ne risulta affetto. Consiste in una specie di condizione di alterata ecologia della microflora che può sussistere a livello del cavo orale, del tratto gastroenterico e vaginale.

Forme principali Si possono distinguere cinque forme principali di disbiosi:

1. Disbiosi carenziale, conseguente ad un deficit di flora batterica intestinale, per lo più favorito da un’alimentazione povera di fibre solubili e/o ricca in alimenti precedentemente sottoposti a processi di sterilizzazione oppure conseguente a trattamenti con antibiotici.

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2. Disbiosi putrefattiva, favorita da una dieta eccessivamente ricca in grassi e carni, povera in fibre; alcuni studi la collegano anche ai meccanismi patogenetici (cioè causali) di alcune forme tumorali, quali il cancro del colon e della mammella.

3. Disbiosi fermentativa, caratterizzata da una condizione di relativa intolleranza ai carboidrati, favorita da un’accentuata fermentazione batterica. Quest’ultima a sua volta indotta da una sovracrescita batterica a livello del piccolo intestino, dove sono più ricchi i substrati fermentabili.
Sintomi più tipici: gonfiore di pancia, flatulenza, diarrea alternata a stitichezza, sensazione di malessere.

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4. Disbiosi da sensibilizzazione, causata da una risposta immune anomala a componenti della microflora batterica intestinale fisiologica, spesso legata ad un deficit di immunoglobuline (IgA) e/o ad una condizione di barriera immunitaria insufficiente.

5. Disbiosi da funghi (Candida intestinale e lieviti in eccesso), legata alla sovracrescita di saccaromiceti (funghi) o della Candida, favorita da una dieta ricca in zuccheri e povera in fibre.

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Sintomi prevalenti: diarrea o più di rado stipsi, prurito anale, astenia, talvolta sfoghi orticarioidi, cistiti ricorrenti abatteriche, funghi in altre sedi corporee (soprattutto a livello genitale) e associata spesso a specifiche intolleranze alimentari: lieviti, frumento, latte e derivati, birra.
Prof. Paolo Mainardi

Le malattie intestinali ed i carboidrati insulinici 

Il nostro intestino è popolato da centinaia di microrganismi differenti che l’evoluzione ha regolato in un perfetto equilibrio.

Facendo un paragone con le popolazioni del nostro pianeta, dopo migliaia di anni di guerre, siamo giunti ad una pace duratura, dipendente però da una serie complessa di fattori, compresa l’esistenza di organismi di polizia internazionali, pronti ad intervenire quando un paese invade un altro stato.

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Fino a 50 anni fa, quando un popolo si dotava di eserciti più efficienti ed armi più offensive, di solito, tentava la conquista di uno stato vicino.

Oggi il deterrente maggiore consiste nelle coalizioni militari di respiro internazionale che si formano per ripristinare lo status quo modificato (vedi Kuwait, ex Jugoslavia, Libia, Mali, etc.) o dalle sanzioni economiche imposte dall’Onu.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

E come sempre è accaduto nel nostro corpo, ci sono due diverse fazioni, i microrganismi buoni (della famiglia dei bifidus) ed i microrganismi cattivi (la candida, i batteri fermentativi e putrefattivi).

L’ordine è mantenuto da un esercito, rappresentato dal nostro sistema immunitario, composto da linfociti maturati nelle “placche di Peyer”, presenti tra l’intestino cieco e quello crasso (nell’ileo).

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Il mantenimento della pace (l’intestino in buona salute), dipende da come le differenti popolazioni sono lasciate libere di armarsi. Prima della seconda guerra mondiale, i tedeschi sono riusciti a ricreare un esercito efficiente, con armi all’avanguardia, nonostante fosse stato proibito loro di ricostruire le difese militari.

Nel nostro caso, quello che mangiamo rappresenta la risorsa primaria necessaria ai vari eserciti per armarsi e diventare più forti. Come abbiamo detto qualche capitolo indietro, la flora batterica buona si alimenta esclusivamente con le fibre solubili (presenti principalmente nella frutta e nella verdura), mentre quella cattiva con gli zuccheri (principalmente amidi della pasta, riso, fagioli, patate).

Rotolo, Panini A Colazione, Wasserbrötchen, Suscitare

Possiamo immaginare lo stravolgimento che subisce l’intestino, considerando che la nostra evoluzione aveva previsto un’alimentazione a base di fibre solubili, con il giusto rapporto di proteine e grassi, mentre oggi la dieta mediterranea è basata sul glucosio.

Ciò significa mantenere l’esercito buono disarmato e disorganizzato e contestualmente rifocillare l’esercito cattivo, armandolo fino ai denti. Non dovremo quindi sorprenderci se subiamo un’invasione dell’intestino crasso da parte della flora batterica cattiva, presente nell’intestino cieco.

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Il nostro sistema immunitario cerca di contrastare l’invasione, aumentando la produzione di linfociti, generando però ancora più danni. Difatti l’iperattività dei linfociti causa un’infezione sistemica del nostro intestino ed un aumento dei radicali liberi e dei mediatori dell’infiammazione.

Il nostro intestino diventa un immenso campo di battaglia, dove gli alimenti ingeriti non subiscono la loro naturale frammentazione (zuccheri e proteine), dando luogo anche al fenomeno fermentativo e putrefattivo. In tal caso si parla di Sibo, di candidosi, di Leaky Gut Syndrome, di Malattia di Crohn, di colon irritabile e di tutte le malattie già trattate.


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Tali fenomeni aumentano con l’ingestione di fibre insolubili (presenti maggiormente nei cereali) che aumentano la velocità di transito del “bolo alimentare” non scomposto, causando una minore assimilazione operata dai villi intestinali (aumenta il cibo per la flora batterica cattiva).

Un altro aspetto fondamentale è la formazione di ammine biogene. Infatti la presenza di batteri putrefattivi nell’intestino tenue (che dovrebbero restare nel colon), causa la putrefazione delle proteine presenti nel bolo alimentare, producendo le ammine come la putrescina, la cadaverina, la spermidina (che aumentano esponenzialmente l’effetto dell’istamina) e l’istamina.

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Tali sostanze oltre ad attivare una risposta immunitaria in loco (gonfiore addominale, ritenzione di liquidi e difficoltà di digestione), si riversano nel torrente sanguigno. Tale effetto è amplificato anche da alimenti come vino rosso, crauti, formaggi stagionati, aceto di vino, che a loro volta sono già ricchi di ammine biogene.

Purtroppo infatti, l’acidosi promossa dal consumo di carboidrati causa l’inibizione degli enzimi preposti all’inattivazione delle ammine ( Dao, Pao, Mao) che l’intestino non riesce così a distruggere e quindi si vanno a sommare a quelle prodotte dalla disbiosi intestinale.

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La medicina ufficiale sembra non interessarsi seriamente al problema, ma al contrario ne peggiora le conseguenze.

Un esempio tra tutti è l’uso degli antibiotici, utilizzati con troppa leggerezza e capaci una volta ingeriti, di decimare la flora batterica buona. Un altro aspetto molto importante riguarda la formazione delle nitrosammine.

Difatti la disbiosi intestinale, agisce direttamente nella formazione di questi composti procancerogenici, in quanto aumenta la trasformazione dei nitrati in nitriti (ad opera dei batteri nocivi), i quali si legano alle ammine biogene formando le nitrosammine.


Vivere 120 Anni