La depressione ed i carboidrati insulinici

La depressione ha raggiunto nella società moderna una dimensione allarmante, soprattutto negli ultimi anni dove si sono riscontrati tassi di crescita a due cifre.

Si tende a pensare che la depressione dipenda dalla nostra vita frenetica, dalla crisi economica, dalla difficoltà sempre più evidente nel raggiungere una vita agiata o nel realizzare i propri sogni, dando troppa importanza alle proprie ambizioni.

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Ma se così fosse, perché nel dopo guerra i tassi di depressione erano enormemente più bassi di oggi e perché in paesi dove la povertà è ancora molto presente, essa risulta essere una malattia assolutamente marginale?

La risposta è molto semplice, per se pur è vero che l’attuale nostro stile di vita ha un’incidenza su tale fenomeno, l’alimentazione moderna è di gran lunga la prima causa di questa malattia.

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Vediamone insieme i motivi.
Ricorderete che i neuroni producono neurotrasmettitori come la serotonina, la dopamina e la noradrenalina, proprio come se fossero delle leve utilizzate per modificare lo stato ormonale del nostro corpo, predisponendoci ad una determinata azione.

Facciamo un esempio:
Quando un uomo primitivo si trovava di fronte ad un pericolo, per evitare di soccombere aveva bisogno di più forza e più reattività. I neuroni in tal caso attivano il cortisolo che spinge all’interno dei neuroni stessi i precursori della noradrenalina.

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Tale neurotrasmettitore causa l’eccitazione del nostro sistema nervoso, l’aumento del battito cardiaco, una contrazione delle arterie (incrementando la pressione sanguigna), un accrescimento dell’attenzione e così via.

Quando al contrario viviamo momenti di relax, i nostri neuroni producono serotonina, capace di predisporre il nostro corpo ed il sistema nervoso ad una sensazione di appagamento e di calma. Quindi è il cervello che decide come utilizzare i neurotrasmettitori.

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Che cosa succede quando sono loro invece a gestire noi, compresi i nostri stati d’animo ed il nostro umore?

Quando mangiamo carboidrati sappiamo che il corpo attiva l’insulina e siamo consapevoli che tale ormone potenzia il trasporto del precursore della serotonina (triptofano) a discapito degli altri neurotrasmettitori. Quindi dopo un pasto a base di questi alimenti, si osserva una produzione eccessiva di serotonina e con essa la sensazione di calma e di appagamento. La festa però dura poco.

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Difatti il calo glicemico (successivo all’azione dell’insulina) genera una produzione di cortisolo (ormone dello stress), che a sua volta predilige alcuni neurotrasmettitori: noradrenalina e dopamina.

Sappiamo che questi ultimi, generano sensazioni opposte alla serotonina, ovvero ansia, agitazione ed insoddisfazione.

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Praticamente la caratteristica della depressione è proprio l’up and down (il depresso non è a conoscenza dei motivi che lo fanno vivere in quest’altalena di emozioni) che per l’appunto coincide con l’interazione del “va e vieni” dei neurotrasmettitori ad opera degli ormoni insulina e cortisolo.

L’aspetto più incredibile di tali oscillazioni è che più si è depressi e più si desidera mangiare cibi ricchi di zuccheri, perché il nostro cervello ricerca la calma generata dalla serotonina dopo un pasto glicemico.

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Come in un girone dantesco, maggiore sarà l’up, più forte sarà il down che subirà il soggetto.

Inoltre bisogna considerare che il consumo di carboidrati come pane, pasta, pizza, riso, legumi e patate, causa direttamente ed indirettamente l’aumento del cortisolo, che particolarmente negli anziani (che hanno perso la circadianità di tale ormone) causa un atteggiamento riottoso ed esagitato (i neurotrasmettitori sono sempre alterati).

Vivere 120 Anni