La correlazione tra la disbiosi e mal di testa

Sebbene le cause del mal di testa possano essere molte

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da un problema al fegato ad un focus dentale (cavitazione, dente devitalizzato, dente del giudizio incluso nell’osso mascellare, residuo radicolare, vedi il libro “Bonifica dentale”) all’infestazione dei parassiti, in questo capitolo ci concentriamo sul possibile ruolo causale della disbiosi intestinale.

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Sul suo sito la dottoressa Gabriella Lesmo evidenzia il fatto che i soggetti autistici soffrono di regola di disbiosi, e fa un’affermazione a nostro parere molto interessante, ovvero che la disbiosi, che pur può essere innescata anche dall’accumulo di metalli pesanti, porta a sua volta alla ritenzione di metalli pesanti.

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Una ennesima conferma di quanto scritto dalla dottoressa Campbell nel suo libro. Scrive la dottoressa Lesmo :genericamente indicati come dispepsia che tanto disturbano milioni di persone.

Il già citato dottor Paolo Mainardi, scrive a tal proposito sul forum italia salute che le cause delle varie forma di mal di testa (o emicrania o cefale che dir si voglia) sono da rintracciarsi nell’intestino,

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al di là delle sottili distinzioni tra una forma e l’altra di questa patologia e cita l’eccesso di istamina correlato alla disbiosi (spesso determinato infatti dalla proliferazione intestinale della Candida) come una causa di tale problema. Afferma testualmente il dottor Mainardi:

Una disbiosi intestinale che coinvolge il triptofano produce un aumento della decarbossilazione di questo ammino acido a indolo e scatolo, determinabili nelle urine quali marker della disbiosi.

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Scarsi livelli di triptofano conducono a scarsi livelli cerebrali di neuropeptidi, quali l’NPY responsabile della soglia convulsiva e della soglia del dolore.

La disbiosi persistente porta all’infiammazione intestinale, alla maldigestione e malassorbimento, quindi apre la porta alle allergie, alle intolleranze alimentari, alla ritenzione di metalli pesanti e di altre tossine ambientali,

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ai disturbi dell’umore, della concentrazione e dell’attenzione, alla cefalea, alla disfunzione immunitaria, oltre che al dolore addominale ricorrente e ai tanti sintomi alimentati sovente da un’educazione alimentare esclusivamente a carboidrati insulinici.

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Sul sito del dottor Giovanni Angilè troviamo scritto che oltre alla cefalea e ad altre condizioni patologiche già menzionate, anche l’ipertensione può essere indotta dalla disbiosi, sia a causa del sovraccarico del fegato che a causa delle patologie circolatorie indotte dalla disbiosi.

Egli annovera tra le patologie correlate alla disbiosi anche le emorroidi, il diabete, la perdita di concentrazione e di memoria, la vulvo-vaginite e la cistite.

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Altri siti che confermano il legame tra disbiosi, mal di testa e molte altre malattie (comprese allergia, asma, otite) sono i seguenti (il primo è particolarmente interessante e ne consiglio la lettura integrale):

http://alimentarmente.altervista.org/mal-di-testa-grasso-o…/http://www.armonianaturale.com/…/flora-batterica-disbiosi-…/http://www.realwayoflife.com/…/pancia-gonfia-cattiva-diges…/http://www.ondabio.it/news/disbiosi.htmhttp://www.viveremeglio.org/…/guar_fi…/alimsalu/disbiosi.htmhttp://www.italiasalute.it/forum/forum_posts.asp?TID=7359.http://www.giovanniangile.it/apparato_d_002.htm.

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Un libro interessante sull’argomento che può essere utile a complemento di questo capitolo è Mal di testa cure e terapie naturali Ramón Roselló e Pepe Landázuri, Macro Edizioni.

Pubblicato su Epilepsy Currents 2004 Sep; 4(5): 202–203, autore Bassel W. Abou-Khalil,; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1176373/.

Gluten free

Con alimenti “Gluten Free” senza ragioni mediche sale il rischio di diabete 2

Consumare cibi “gluten free” è attualmente molto diffuso, anche tra le persone nonceliache. Tale abitudine può però aumentare le probabilità di sviluppare diabete di tipo 2, secondo uno studio presentato alle Epi/Lifestyle Scientific Sessions 2017 dell’American Heart Association, a Portland (Usa).

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Gli autori hanno sottolineato che «mangiare più glutine può essere associato a un minore rischio di diabete di tipo 2», pari a un -13%.

«La dieta gluten free è diventata popolare anche tra chi non presenta celiachia o intolleranza al glutine, nonostante ci sia carenza di evidenze che dimostrino come ridurre il consumo di glutine produca benefici di salute a lungo termine.

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Gli alimenti gluten free spesso contengono meno fibre, vitamine e minerali e ciò li rende «meno nutrienti», per cui «le persone non celiache dovrebbero riconsiderare i limiti all’assunzione di glutine in un’ottica di prevenzione delle malattie croniche, specie del diabete.

Nella ricerca fatta su un totale di quasi 200mila persone i ricercatori hanno calcolato che la maggior parte aveva un consumo di glutine inferiore a 12 g/die e hanno visto che, all’interno di questo range, chi mangiava più glutine mostrava un rischio ridotto di sviluppare diabete di tipo 2 nei 30 anni di follow-up.

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Inoltre, chi assumeva meno glutine, tendeva a introdurre meno fibre cereali: ingrediente noto per proteggere dal diabete.

Considerando anche questo fattore, gli studiosi hanno concluso che le persone nella fascia più alta di consumo di glutine avevano una probabilità inferiore del 13% di sviluppare diabete di tipo 2, rispetto a quelle nella fascia più bassa di assunzione della proteina.

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Analisi per il riscontro di disbiosi

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A mio giudizio non esistono analisi di routine (eseguibili nei laboratori convenzionati con il sistema sanitario) abbastanza affidabili per identificare la presenza di eventuale disbiosi, parassitosi, intolleranze, e su questo concordano molti specialisti del settore che spesso si rivolgono a laboratori molto distanti dalla città in cui operano, a volte anche in un altro continente, pur di avere informazioni davvero attendibili.

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Per quanto riguarda la disbiosi ci sono alcuni esami indiretti che partono dalle analisi delle urine

tali test della disbiosi si possono effettuare in diversi centri anche in Italia. Tali test rilevano delle sostanze nelle urine la cui presenza e quantità è correlata alla disbiosi intestinale, ma non danno indicazioni molto precise su quali siano i microrganismi benefici carenti e quali e quanti siano quelli patogeni. Io per esempio, navigando su internet, ho trovati tre laboratori che eseguono questo tipo di test (ma presumibilmente ce ne sono altri):

http://www.analisisanpaolo.it/Default.aspx?Id=390http://www.oloslab.com/test-per-la-disbiosi-intestinale/,http://www.centrodimedicinabiologica.it/test-disbiosi-inte…/.

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Un’analisi più approfondita si può ottenere da campioni di feci per identificare più precisamente le carenze di batteri benefici, la presenza di batteri patogeni, nonché di parassiti (vermi), sebbene nemmeno in tale maniera si ottengano informazioni poi così dettagliate sul microbioma intestinale, dal momento che non tutti i microrganismi residenti dell’intestino si possono ritrovare nelle feci.

Molto interessante è a tal proposito il risultato dello studio The treatment-naive microbiome in new-onset Crohn’s disease nel quale le differenze significative tra il microbiota dei malati di morbo di Crohn e quello dei soggetti sani (gruppo di controllo) sono state scoperte non osservando i campioni di feci, ma campioni di mucosa ottenuti tramite biopsia.

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Uno dei più attrezzati (ma anche più costosi) laboratori al mondo è il Great Plains Laboratory (http://www.greatplainslaboratory.com/); sul sito esiste la possibilità di scegliere la visualizzazione delle pagine anche in Italiano (purtroppo il costo si aggira sulle 600 euro).

In Italia è possibile rivolgersi (a prezzi più accessibili) al laboratorio universitario del progetto microbioma (http://progettomicrobiomaitaliano.org/partecipa/page-2/), o anche ad un laboratorio specializzato sulle analisi del microbioma intestinale all’ospedale del Bambin Gesù (Roma). Appena possibile segnalerò anche altri centri italiani.

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Se qualcuno vuole approfondire anche eventuali problematiche di origine genetica, può sottoporsi al test 23 and me (https://www.23andme.com/en-int/) al costo di circa 150 euro; anche se poi sia in questo caso che nel precedente ci vuole un medico (o biologo) bravo e capace di interpretare i risultati.

Per quanto sia giusto ridimensionare la pretesa origina genetica della malattie

è anche vero che alcune differenze genetiche possono predisporre a sviluppare certe problematiche di salute, come per esempio la mutazione MTHFR (metilen-tetraidrofolato reduttasi) rende problematici certi processi del cosiddetto ciclo di metilazione, il che a sua volta rende difficile e lento lo smaltimento delle tossine (e non solo, perché chi è portatore di questo gene è più a rischio di depressione, osteoporosi, diabete, alzheimer e altre patologie).

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E siccome tale gene è difettoso nel 40% circa della popolazione mondiale, non si tratta di una informazione di poco conto Genome Project, nel quale si è scoperto che un gene molto importante per la salute, chiamato (per l’appunto, l’MTHFR). Con una dieta più sana e alcuni integratori è possibile correggere gli squilibri causati da questo problema di ordine genetico .

Per quanto riguarda i parassiti anche le migliori analisi delle feci non sono abbastanza affidabili,

sia perché le analisi stesse non sono molto precise, sia perché non è sempre detto che nel campione raccolto in quel determinato giorno si trovino uova, parassiti (in genere essi non lasciano l’intestino a meno che non si assumano sostanze antiparassitarie) o frammenti di tali esseri.

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Per altro molti genitori che hanno sottoposto i propri figli ad una cura antiparassitaria hanno trovato i vermi nelle feci dei bambini pur se gli esami delle feci eseguiti in precedenza risultavano negativi. Un veterinario, abituato a cercare tracce di parassiti nelle feci degli animali con l’ausilio del microscopio, potrebbe essere a volte più affidabile di un generico test di laboratorio.

Una maniera per cercare di rendere minimi i falsi negatici (ovvie i casi in cui non risultano parassiti dalle analisi pure quando questi parassiti si trovano nel paziente) è quello di ripetere le analisi almeno tre volte.

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L’articolo The need for three stool specimens in routine laboratory examinations for intestinal parasites (“Il bisogno di tre campioni di feci nell’esame laboratoriale di routine per la ricerca dei parassiti intestinali”) mostra infatti che su un consistente campione di pazienti cui sono state esaminate per tre volte le feci per la ricerca di parassiti spesso uno dei tre esami è risultato negativo.

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Ad esempio se ci si fosse fermata al primo esame di laboratorio, addirittura il 41,7% di loro sarebbe risultato esente da parassiti

ma la presenza di parassiti in questi pazienti è stata riscontrata in almeno uno dei due esami successivi. È interessante notare che gli autori concludono affermando che non solo occorrono le analisi di tre campioni di feci (ovviamente in tempi diversi) per verificare l’eventuale presenza di parassiti, ma che anche così facendo non è possibile garantire che non ci sia alcuna infestazione.

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Similmente l’articolo Multiple Stool Examinations for Ova and Parasites and Rate of False-Negative Results (“Esame multipli di uova e parassiti e pecentusali di falsi negativi”) mostra che persino dopo l’analisi di tre campioni ci sono discrete probabilità di ottenere dei falsi negativi, anche se in questo studio i risultati appaiono più confortanti (ad eccezione fanno dei test per le amebe).

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L’articolo A Case of Parasite Invasion of the Intestinal Tract: A Missed Diagnosis in Irritable Bowel Syndrome descrive un caso di sindrome dell’intestino irritabile causata da un parassita; la guarigione è avvenuta dopo un trattamento antiparassitario effettuato nonostante dagli esami parassitologici non risultasse nulla; i medici infatti hanno considerato che i sintomi clinici fossero più rilevanti dell’esito di tale analisi ed hanno proceduto ugualmente alla somministrazione dei farmaci contro i parassiti.

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L’articolo Detection of Pathogenic Protozoa in the Diagnostic Laboratory:

Result Reproducibility, Specimen Pooling, and Competency Assessment ci informa che i test di laboratorio per il riscontro dei parassiti unicellulari della classe dei protozoi utilizzano anche tecniche manuali che impediscono una standardizzazione e che poprtano ad interpretazioni soggettive dei risultati.

Ad ogni modo c’è la possibilità di fare le analisi tramite un campione di saliva (utilizzando una tecnologia ideata dalla dottoressa Clark) presso un laboratorio svizzero, Sanavital (http://www.sanavital.ch); sul sito esiste la possibilità di scegliere la visualizzazione delle pagine in Inglese, Francese, Tedesco ed altre lingue, ma non in Italiano.

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Queste analisi, basate su uno strumento ideato dalla dottoressa Clark, dovrebbero identificare la presenza di patogeni, parassiti, metalli pesanti, ma non danno indicazioni sulle eventuali carenze di batteri benefici. Diverse persone che conoscono hanno ottenuto dei risultati attendibili da questi esami (il costo attualmente è di circa 300 euro).

Per l’analisi dell’intossicazione da metalli ci sono sicuramente molti altri laboratori attrezzati, uno che conosco e che mi pare affidabile è quello della mineral-test: http://www.mineral-test-sas.com/.

Per quanto riguarda le intolleranze, la dottoressa Campbell nel suo libro “La Sindrome Psico-intestinale” osserva giustamente che si tratta di fenomeni che spesso si modificano nel tempo; per esempio si può perdere l’intolleranza ad un cibo quando migliorano le condizioni di salute dell’intestino, o si può diventare intolleranti a qualche nuovo cibo dopo un ciclo di cura con farmaci che danneggiano il microbiota.

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Un mezzo molto semplice da lei consigliato nel libro è quello di mettere un poco della sostanza da testare (sotto forma fluida, eventualmente sminuzzato finemente e mescolato con un poco d’acqua) sull’interno del polso la sera prima di andare a letto, quindi ricoprire con una striscia di tessuto (anche per non sporcare) e verificare se l’indomani si nota una reazione cutanea (arrossamento, rigonfiamento, puntini).

Bibliografia Completa
http://scienzamarcia.altervista.org/pilastri.doc

Le tre migliori alternative allo zucchero

Mettere a tacere la voglia di dolce ed evitare quasi tutti gli zuccheri – naturali e artificiali – è un fattore cruciale della riuscita della TMM.

Quando hai effettuato il passaggio alla combustione dei grassi, la voglia di dolce scompare quasi per magia. Non senti più il “bisogno” del dessert dopo ogni pasto e non hai più l’impulso di consumare uno spuntino dolce a metà pomeriggio per evitare i cali di energia.

Gli zuccheri alcolici hanno nomi che terminano per “olo” e includono l’eritritolo, lo xilitolo, il sorbitolo, il maltitolo, il mannitolo e il glicerolo. Non sono dolci come lo zucchero comune e contengono meno calorie, ma sono comunque calorici. Quindi non lasciarti confondere dalla dicitura “senza zucchero” riportata sulle confezioni dei cibi che contengono questi dolcificanti.

Come per tutti i cibi, devi leggere attentamente le etichette per scoprire l’effettivo contenuto di calorie e carboidrati dei prodotti alimentari, anche se sulla confezione è riportato che sono senza zucchero o a basso contenuto di zuccheri. Nel mondo dell’alimentazione chetogenica, l’eritritolo sostituisce lo xilitolo nella maggior parte delle ricette.

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Di tutti gli zuccheri alcolici è il più tollerabile e, a differenza dello xilitolo, non provoca fermentazione nell’intestino; inoltre – almeno finora – non ho mai riscontrato che provochi danni al microbioma.

Ma ti consiglio caldamente di limitarne l’uso e di non sviluppare una dipendenza da questa sostanza. Uno dei motivi per cui gli zuccheri alcolici sono meno calorici dello zucchero comune è che non vengono completamente assorbiti dal corpo. Per la maggior parte fermentano nell’intestino.

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Per questo l’eccessivo consumo di cibi che contengono zuccheri alcolici può provocare gas addominale e diarrea. Bisogna anche notare che il maltitolo, uno zucchero alcolico comunemente utilizzato, provoca picchi glicemici quasi come una patata novella ad alto contenuto di carboidrati netti.

Lo xilitolo e l’eritritolo invece non hanno un impatto così forte sui livelli di glucosio nel sangue. Da questo punto di vista sono una soluzione migliore se senti il bisogno di dolcificare un alimento, purché siano utilizzati in piccole quantità.

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In sintesi: alcuni zuccheri alcolici sono un’alternativa di gran lunga preferibile agli zuccheri raffinati, al fruttosio o ai dolcificanti artificiali, se vengono consumati con moderazione.

Dei vari zuccheri alcolici, lo xilitolo e l’eritritolo sono i migliori. Se consumati allo stato puro, i loro potenziali effetti collaterali sono minimi e lo xilitolo comporta anche alcuni benefici, per esempio contrasta la carie ai denti. Nel complesso direi che lo xilitolo è un dolcificante abbastanza sicuro e può persino produrre lievi benefici.

(Come nota a margine, bisogna aggiungere che è tossico per i cani e per altri animali, quindi assicurati di tenerlo fuori dalla portata dei tuoi animali domestici.) La stevia è una sostanza vegetale molto dolce che si ricava dalle foglie della pianta omonima, che cresce in Sudamerica. È venduta in forma liquida e in polvere, e allo stato naturale è completamente sicura.

Puoi usarla per dolcificare la maggior parte dei piatti e delle bevande, ma fai attenzione: siccome è molto dolce, ne basta pochissima. Il luo han guo (detto anche “frutto dei monaci” o “frutto del Budda”) è un altro dolcificante naturale simile alla stevia, ma è un po’ più costoso e più difficile da reperire.

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In Cina è utilizzato come dolcificante da secoli ed è circa duecento volte più dolce dello zucchero comune.  Nel 2009 la FDA l’ha annoverato tra gli alimenti “considerati generalmente sicuri” (GRAS).

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Il diabete di tipo 2 e l’ipoglicemia

Il carburante fondamentale che alimenta il corpo è il glucosio, uno zucchero semplice che fornisce a tutte le cellule l’energia di cui hanno bisogno per funzionare, guarire, crescere e prosperare. Il glucosio ci fa andare avanti, ci mantiene in vita. Il sistema nervoso centrale funziona grazie a esso, come ogni organo del corpo, compreso il cuore. Il glucosio è ciò di cui abbiamo bisogno per costruire e sostenere i muscoli e svolge funzioni vitali, come riparare i tessuti e le cellule quando sono danneggiati.

Disbiosi intestinale

Quando mangi, il tuo corpo scompone il cibo in glucosio e lo immette nel sangue in modo che possa viaggiare e raggiungere le cellule. Tuttavia, le cellule non hanno accesso diretto al glucosio, hanno bisogno di un aiuto da parte del pancreas, una grande ghiandola endocrina situata dietro lo stomaco. Il pancreas svolge una costante azione di monitoraggio del flusso sanguigno. Quando intercetta un aumento dei livelli di glucosio, risponde producendo un ormone chiamato insulina, il quale si annette alle cellule segnalando loro di aprirsi e di assorbire il glucosio dal sangue.

L’insulina consente quindi alle cellule di avere l’energia di cui hanno bisogno e assicura che i livelli di glucosio nel sangue rimangano stabili. Se nel sangue è presente più glucosio di quanto le cellule riescano a consumare – per esempio perché hai mangiato un pasto particolarmente pesante (magari costolette di maiale ricoperte di salsa barbecue: in altre parole, molti grassi combinati a molti zuccheri) – l’insulina ordina al glucosio in eccesso di depositarsi nel fegato.

diabete 2

A un certo punto, quando i livelli di glucosio si abbassano – per esempio tra un pasto e l’altro o nelle fasi di intensa attività fisica – il fegato rilascia il glucosio che aveva immagazzinato e lo mette a disposizione delle cellule. Questo succede se il fegato è forte e funziona come dovrebbe. Quello che ho descritto è un sistema efficace per l’uso ottimale del glucosio in condizioni normali. I problemi nascono quando il pancreas non ma anche quando alcune cellule rifiutano all’insulina di annettersi e di indurle ad aprirsi per ricevere il glucosio: è un fenomeno chiamato insulino-resistenza, ovvero resistenza all’insulina.

Quando insorgono entrambi o uno solo di questi problemi, la quantità di glucosio che le cellule rimuovono dal sangue non è sufficiente, sicché il sangue espelle parte del glucosio in eccesso nelle urine, il che può portarti a urinare più spesso, ma anche a disidratarti e ad aumentare la sete. Se il tuo pancreas non crea sufficienti quantità d’insulina quando il corpo ne ha bisogno, e/o hai sviluppato una resistenza all’insulina, e se questi problemi portano a un aumento eccezionale dei livelli di glucosio nel sangue, corri il rischio di contrarre il diabete di tipo 2.

diabete tipo 2

Negli Stati Uniti le persone colpite da questa malattia sono trentacinque milioni; altri novantacinque milioni sono in prediabete, una condizione in cui i livelli di glucosio nel sangue sono più alti della norma ma non tanto come nel diabete conclamato. Almeno il 35 per cento delle persone in prediabete sviluppa il diabete di tipo 2 entro sei anni.

I professionisti non sanno perché si manifesti il diabete di tipo 2. Lo dimostrano le diete che medici e dietisti prescrivono ai diabetici: se sapessero cosa sta succedendo davvero nel corpo di questi pazienti, consiglierebbero un’alimentazione completamente diversa. Anche se alcune indicazioni delle loro terapie sono giuste, non sono in grado di spiegare al paziente come e perché insorga questa malattia. Spiegherò con precisione quali sono le cause del diabete di tipo 2. Inoltre esporrò come si sviluppa la resistenza all’insulina, e l’ipoglicemia, e il modo per riportare l’organismo in equilibrio così da guarire.

I SINTOMI DEL DIABETE DI TIPO 2 

carboidrati insulinici

Se hai il diabete di tipo 2, è probabile che tu abbia sviluppato uno o più dei seguenti sintomi. (Tieni presente che negli stadi iniziali è possibile non avere nessuno di questi sintomi.) Una sete insolita, secchezza alla bocca, minzione frequente: questi sintomi sono dovuti al fatto che il corpo usa l’acqua per espellere il glucosio in eccesso attraverso le urine.

Vista appannata: la disidratazione induce il corpo a prelevare acqua dal cristallino dei bulbi oculari per espellere il glucosio. Una fame insolita: 
è dovuta al fatto che le cellule non stanno ricevendo quantità di glucosio sufficienti al loro nutrimento. Stanchezza e irritabilità: perché non ricevi l’energia che di solito ricevi quando le tue cellule sono nutrite a sufficienza dal glucosio.

Problemi digestivi: il pancreas non produce solo quantità adeguate d’insulina ma anche enzimi, per aiutare il corpo a scomporre gli alimenti. Se il pancreas non funziona come dovrebbe, si genera sia una carenza d’insulina sia una carenza di enzimi, di conseguenza per il corpo è più difficile digerire qualunque alimento.

vista annebbiata

Ipoglicemia: l’abbassamento dei livelli di zuccheri nel sangue ogni paio d’ore, con i cali di energia che ne conseguono, sono dovuti alla debolezza del fegato e alla scarsa attività delle ghiandole surrenali.

CHE COSA PROVOCA DAVVERO IL DIABETE DI TIPO 2 E L’IPOGLICEMIA 

Anche se le comunità mediche non lo sanno, le cause del diabete di tipo 2 e dell’ipoglicemia di solito hanno origine nelle ghiandole surrenali. Quando sei sottoposto a un continuo stress e sei costretto ad affrontare prove difficili e inevitabili nella vita, le ghiandole surrenali immettono nel sangue l’adrenalina, un ormone che carica di energia per le situazioni d’emergenza. Se questa risposta è utile nei momenti di difficoltà, invece quando operi costantemente in modalità emergenza e non riesci a rimuovere l’adrenalina corrosiva, che satura i tessuti degli organi e delle ghiandole, questo ormone può causare seri danni.

Di norma il pancreas è liscio come il sederino di un bimbo. Ma quando viene scalfito ripetutamente dall’adrenalina scatenata dalla paura o da altre emozioni negative subisce delle escoriazioni e sulla sua superficie si creano delle callosità che lo rendono spesso e duro. Per spiegarti cosa succede, ti faccio un esempio: quando nasci, il tuo pancreas è una carta di credito nuova di zecca.

Alcune persone vengono al mondo con condizioni agevolate: un tetto di spesa molto alto, una generosa linea di credito e una serie di benefit aggiuntivi, simili alle miglia gratuite per chi viaggia spesso, garantiti dal solo fatto di possedere quella carta.

Altre persone vengono al mondo con una linea di credito limitata, alti tassi d’interesse e pochi benefit. In ogni caso, la tua carta di credito si può esaurire se non la usi con cautela. Quando le persone continuano a logorarsi per lo stress e per tenerlo a bada si riempiono di cibi fritti o ad alto
contenuto di grassi, di gelati e dolci … rovinano l’equilibrio del pancreas ed esauriscono tutte le miglia gratuite concesse a chi viaggia spesso.

Con l’andare del tempo, viene compromessa la capacità del pancreas di produrre adeguate quantità d’insulina per rimuovere il glucosio dal sangue, e questa attività ridotta è sufficiente a causare il diabete di tipo 2. E non è finita. Il flusso continuo di adrenalina scatenata da emozioni negative provoca danni in tutto il corpo. Specialmente se tendi a mangiare quando provi queste emozioni, l’insulina prodotta dal pancreas si mescola all’adrenalina nel sangue, portando il corpo ad associare l’insulina con l’adrenalina scatenata da emozioni negative che lo sta danneggiando.

Col tempo questa associazione può indurre le cellule a sviluppare una “allergia” alla miscela di adrenalina e insulina e a rifiutare entrambi gli ormoni. La ricerca medica non ha ancora scoperto questa miscela ibrida che io chiamo “Frankensulina”, e non ha ancora capito che il corpo fisico si ribella in questo modo. Ma la ribellione è una delle cause primarie dell’insufficienza pancreatica, che porta a un abbassamento della produzione d’insulina e alla non accettazione del glucosio da parte delle cellule.

Anche i pasti pesanti possono scatenare un eccesso di adrenalina. Ciò accade perché le ghiandole surrenali sono come una stazione dei pompieri e il grasso fa scattare il campanello d’allarme. Quando le ghiandole surrenali ricevono il segnale che le avvisa della presenza di alti livelli di grassi nel sangue – con la possibilità di mettere quindi in immediato pericolo il fegato e il pancreas – la stazione dei pompieri (le ghiandole surrenali) invia i mezzi antincendio (l’adrenalina) per affrontare la situazione.

L’afflusso di adrenalina aumenta la potenza digestiva per rimuovere il grasso dall’organismo e per proteggerti, ma con un prezzo da pagare, perché a lungo andare può indebolire il pancreas. Viceversa, può accadere che le ghiandole surrenali siano ipoattive, ovvero producano livelli insufficienti di adrenalina; in tal caso, per cercare di compensare l’insufficienza il pancreas è costretto a lavorare più del dovuto. Se questa condizione si cronicizza, il pancreas si infiamma o si ingrossa e nel tempo potrebbe diventare anch’esso ipoattivo. Inoltre, si può verificare un affaticamento surrenale, in cui le ghiandole surrenali producono adrenalina a volte in quantità eccessive e a volte in quantità insufficienti.

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Questa instabilità può compromettere il pancreas, che si infiamma per compensare la scarsa produzione di adrenalina e si scalfisce per i flussi in eccesso. Quando il pancreas diventa disfunzionale può subire dei danni, che si infligge da sé. Ciò accade perché, oltre all’insulina, il pancreas produce enzimi che favoriscono la digestione ma anche inibitori, i quali impediscono a questi potenti enzimi di attaccarlo come se fosse un alimento da scomporre. Se però il pancreas funziona in modo difettoso, comincia a produrre quantità insufficienti di inibitori, e a quel punto gli enzimi lo danneggiano ancora di più.

(A tutto questo si aggiungono anche problemi digestivi …) Un precursore del diabete di tipo 2 è una condizione in cui i livelli di glucosio oscillano ma sono tendenzialmente bassi, chiamata ipoglicemia, che indica la difficoltà del corpo a gestire correttamente il glucosio. Questa condizione si verifica quando la capacità del fegato di immagazzinare e rilasciare il glucosio è indebolita, o se non fai almeno uno spuntino leggero ed equilibrato – per esempio un frutto (per lo zucchero e il potassio) e una verdura (per il sodio) – ogni due ore. 

La tendenza a saltare i pasti costringe il corpo a usare le preziose riserve di glucosio del fegato e a produrre adrenalina in eccesso e, come abbiamo già detto, questo processo può danneggiare il pancreas, generare una resistenza all’insulina, provocare affaticamento surrenale e aumento di peso.

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Un altro fattore decisivo è il tipo di alimenti che assumi. Un equivoco molto diffuso è che il diabete sia causato dal consumo di molti cibi contenenti zuccheri. Il problema non è lo zucchero, ma la combinazione di zucchero e grassi, e sono soprattutto i grassi a essere nocivi. Per esempio, potresti mangiare frutta tutto il giorno tutti i giorni per il resto della tua vita senza sviluppare il diabete (anzi, mangiare molta frutta è il modo migliore per allungare la vita, “La fobia della frutta”).

Il problema sono i grassi. Molte persone che mangiano cibo-spazzatura e alimenti elaborati, come torte, biscotti, ciambelle fritte, gelati e così via – o che consumano una cena apparentemente salutare a base di pollo ma la concludono con il dolce – di solito assumono molti grassi e molti zuccheri allo stesso tempo. E se lo zucchero è decisamente malsano quando non è associato ad altre sostanze nutritive (ovvero non proviene dalla frutta e la verdura), sono i grassi a sottoporre il fegato e il pancreas a un lavoro estenuante.

La prima cosa che accade è che gli alti livelli di grassi che si immettono nel sangue dopo un pasto a base di proteine animali – siano esse semplici bistecche di manzo, maiale o pollo, oppure carni impanate e fritte nell’olio – impediscono al corpo di consentire all’insulina prodotta dal pancreas di portare gli zuccheri nelle cellule. Ciò significa che enormi quantità di zucchero scorrono liberamente nel sangue e possono andare ovunque.

riduzione calorie

Se il fegato è forte, riuscirà ad accumulare tutto il glucosio che riesce a conservare per i giorni di magra. Ma nel corso del tempo, un’alimentazione ricca di grassi, proteine animali e oli elaborati può affaticare il fegato. Questo diventa vulnerabile per la continua responsabilità di ripulire il sangue dal glucosio in eccesso e se deve attendere troppe ore tra un pasto e l’altro per avere nuovo carburante. Quando il fegato è così sovraffaticato, riversa nuovamente nel sangue tutto il glucosio che ha immagazzinato, il che può indurre lo stadio iniziale dell’ipoglicemia.

Poiché il fegato ha il gravoso compito di elaborare i grassi che provengono dai cibi che mangi, una dieta troppo ricca di grassi animali (che si nascondono anche in carni magre che le persone tendono a considerare salutari) può indebolirlo e compromettere la sua capacità di immagazzinare e rilasciare il glucosio. L’abitudine di consumare pasti abbondanti e pesanti seguiti da lunghe ore di digiuno può portare allo sviluppo del diabete di tipo 2.

Allo stesso tempo, il pancreas deve produrre enzimi per scomporre i grassi affinché tu riesca a digerirli. Un’alimentazione ricca di grassi comporta un sovraccarico di lavoro per il pancreas, e se hai altri fattori che lo sottopongono a tensioni, come forti emozioni negative e/o flussi abbondanti di adrenalina corrosiva, per il pancreas l’assunzione di molti grassi può essere la goccia che fa traboccare il vaso e che porta a sviluppare il diabete di tipo 2.

grassi buoni

La buona notizia è che tutti i danni descritti qui sopra sono assolutamente reversibili. Ora vedremo come puoi guarire il pancreas, il fegato e le cellule traumatizzate dall’insulina per mettere fine all’ipoglicemia e al diabete di tipo 2.

CURARE IL DIABETE DI TIPO 2 E L’IPOGLICEMIA

Dal momento che le comunità mediche non sanno cosa generi davvero il diabete di tipo 2 e l’ipoglicemia, non offrono indicazioni corrette per l’alimentazione. Di solito raccomandano una dieta priva di zuccheri, consigliando ai pazienti di evitare la frutta e concentrarsi sulla verdura e le proteine di origine animale.

Seguendo questi consigli, è probabile che si rimanga diabetici per sempre – e non diabetici ma operativi, bensì diabetici e sofferenti –, perché i grassi contenuti nelle carni non fanno altro che aggravare la malattia, mentre il consumo di frutta è cruciale per guarire dal diabete.

È fondamentale capire che sono i grassi animali a indebolire il fegato e il pancreas. Lo zucchero è solo il messaggero. E in questo caso i professionisti della medicina sparano al messaggero. Quello zucchero sta solo comunicando la resistenza all’insulina causata dal sovraccarico di grassi che grava sul fegato.

È facile eccedere nell’assunzione di grassi animali senza accorgersene; anche una fettina sottile di carne rossa che pesa poco più di un etto contiene l’equivalente di un cucchiaio di grassi concentrati che possono affaticare il fegato e il pancreas. I grassi che nutrono il Metaboloma Intestinale sono l’Acido butirrico, acido acetilico e l’acido valerico, burro, aceto valeriana e altri.

Quando una persona ha sviluppato una resistenza all’insulina (anche se la sua alimentazione è apparentemente “sana” secondo i parametri tradizionali) e immette degli zuccheri nell’organismo,
quegli zuccheri non fanno altro che sollecitare i problemi legati all’insulina, così improvvisamente tutta l’attenzione si concentra sugli zuccheri, quando non sono loro i veri responsabili.

vegetali

Per spiegarlo con un esempio, immaginiamo che un’adolescente dia una festa mentre i genitori sono fuori casa. Poniamo che il fratello minore beva una bibita in cui era stato aggiunto dell’alcol a sua insaputa, stia male e chiami mamma e papà. Poniamo poi che, quando i genitori tornano a casa e trovano l’appartamento sottosopra pieno di ospiti ubriachi, la sorella maggiore (i grassi) provi ad attribuire la colpa al fratellino (gli zuccheri).

Ma il fratellino non ha fatto nulla di male! Ovviamente, lo zucchero da tavola e molti altri dolcificanti non giovano alla tua salute, non ti consiglio certo di assumerli. Ma per curare il diabete di tipo 2 e l’ipoglicemia è cruciale diminuire il consumo di grassi e aumentare il consumo di frutta e verdura fresca. Ti consiglio caldamente la dieta depurativa descritta per aiutare a guarire il fegato, il pancreas e le ghiandole surrenali e per stabilizzare i livelli di zuccheri nel sangue.

Il medico potrebbe prescriverti l’insulina. Ma se è vero che abbassa i livelli di glucosio, è altrettanto vero che non fa nulla per risolvere i problemi che stanno alla base della malattia, come le lesioni e le disfunzionalità delle ghiandole surrenali, del pancreas e del fegato, le emozioni negative croniche e/o la resistenza all’insulina.

Acidi grassi

Quello che presento qui di seguito è un approccio quotidiano più mirato che punta espressamente a guarire ogni possibile causa del diabete di tipo 2 e dell’ipoglicemia; troverai anche una guida, “Come puoi guarire finalmente”. La durata del programma terapeutico dipende dall’entità dei danni presenti. Dovresti notare dei miglioramenti entro pochi mesi, mentre il processo completo richiede di norma dai sei mesi ai due
anni e mezzo.

Rafforzare le ghiandole surrenali 

mirtilli

Sei hai il diabete di tipo 2 è probabile che tu abbia un problema alle ghiandole surrenali, quindi il primo passo verso la guarigione è leggere il ghiandole surrenali puoi seguire i consigli esposti.

Alimenti terapeutici 
Mirtilli selvatici, spinaci, sedano, papaia, germogli, cavolo riccio, lamponi e asparagi sono gli alimenti principali da consumare se hai il diabete di tipo 2 o l’ipoglicemia. Svolgono funzioni importanti, come disintossicare il fegato, corroborare i livelli di glucosio, supportare il pancreas, rafforzare le ghiandole surrenali e stabilizzare l’insulina. Inoltre dovresti evitare certi alimenti, in particolare formaggi, latte, panna, burro, uova, oli elaborati e tutti gli zuccheri tranne quelli provenienti dal miele grezzo e dalla frutta.

Anthony William

Asse intestino – Cervello

Il fattore di crescita insulino-simile di tipo 1 (IGF-1)

Le proteine in eccesso stimolano anche la produzione di un ormone chiamato fattore di crescita insulino-simile di tipo 1, o IGF-1. Come rivela il nome, si tratta di un parente stretto dell’insulina e svolge un ruolo abbastanza simile. I due ormoni sono così somiglianti che i loro recettori possono avere reazioni crociate.

L’ormone umano della crescita (HGH) funge da messaggero per l’IGF- 1. Quando viene rilasciato dall’ipofisi, l’HGH stimola la produzione e il rilascio dell’IGF-1, che è il vero responsabile di molti effetti anabolici e di crescita che vengono attribuiti all’HGH. Il dato cruciale è che l’IGF-1 segnala al corpo di crescere istruendo le cellule a riprodursi.

invecchiamento precoce

Ma questo processo, che ha per risultato un organismo più forte, comporta un prezzo molto alto. Come l’insulina, anche l’IGF-1 è un potente stimolatore dell’invecchiamento; alcuni studi dimostrano che gli animali che producono meno IGF-1 vivono molto più a lungo e sono meno vulnerabili alle malattie rispetto a quelli che producono alti livelli di questo ormone.

Altri studi condotti su una comunità che viveva in una zona remota dell’Ecuador i cui abitanti erano affetti dalla sindrome di Laron – una rara forma di nanismo – hanno confermato il legame tra l’IGF-1 e le malattie.(4) Gli scienziati di tutto il mondo rimasero stupefatti quando fu rivelato che le persone affette dalla sindrome di Laron vivevano più a lungo ed erano praticamente immuni al diabete e al cancro.

antiossodanti


Dopo aver seguito per cinque anni 99 soggetti affetti da questa sindrome, i ricercatori non riscontrarono nemmeno un caso di diabete e Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia” registrarono un unico caso di cancro che si risolse nel migliore dei modi.

I ricercatori confrontarono questi dati con quelli relativi ai parenti di altezza normale dei soggetti colpiti da nanismo e scoprirono che tra loro l’incidenza di morte per cancro era di uno su cinque. Inoltre, il 5 per cento dei parenti moriva di diabete. Questi dati stupefacenti furono confermati da uno studio condotto su persone affette dalla sindrome di Laron in Europa.

invecchiamento

Quando i ricercatori analizzarono il sangue dei soggetti colpiti dal nanismo, scoprirono alti livelli di HGH e ne restarono sorpresi. Ma quando approfondirono le analisi trovarono la risposta: una mutazione nel recettore dell’HGH. In altre parole, i soggetti affetti dalla sindrome di Laron erano incapaci di rispondere all’HGH producendo l’IGF-1.

Per molti ricercatori fu sbalorditivo scoprire che la mancanza dell’IGF-1 potesse avere un impatto così forte su due delle malattie più perniciose e devastanti del mondo sviluppato.

invecchiare , demenza

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Vitamina D

Parliamo della vitamina D.

Migliaia di studi hanno proclamato la sua importanza per la nostra salute e a causa di essa si sono verificati numerosi cambiamenti nel nostro modo di vedere la medicina.

È davvero notevole che la vitamina D agisca in quasi tutti i fattori sopra menzionati: aumenta le prestazioni fisiche, aiuta a ottenere il peso ideale, influenza l’assorbimento dei sali minerali, è necessaria per ottenere buon sonno e ridurre lo stress, favorisce i meccanismi di disintossicazione ed escrezione dei metalli pesanti dal corpo e rafforza il nostro sistema immunitario.

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La vitamina D e i suoi effetti sulla salute

Si è trovato che alti livelli di vitamina D nel nostro sangue si associano a:

– Ridotta mortalità da qualsiasi causa;

– ridotta incidenza del cancro al seno fino al 77%;

– ridotta incidenza del cancro al colon;

Immagine correlata– minore incidenza del cancro alla prostata;

– ridotta incidenza del diabete negli adulti e nei bambini;

– ridotta incidenza dell’ipertensione e delle malattie cardiovascolari;

– ridotta incidenza della depressione,

soprattutto durante i mesi invernali;

– ridotta incidenza delle infezioni respiratorie;

– un incremento di 20 ng/ml dei livelli della vitamina D nel sangue riduce il rischio di sclerosi multipla del 45%;

– l’incidenza dell’autismo e dei disturbi dello sviluppo diminuiscono;

– ogni incremento di 1ng/ml comporta una perdita di peso supplementare di 200 g mantenendo la stessa dieta;

– miglioramento della psoriasi;

VItamina D alimenti

– la differenziazione e l’attivazione dei globuli bianchi;

– l’attivazione e la replicazione di 3005 geni;

– aumentata produzione di 200 sostanze endogene ad azione antibiotica nel corpo umano.

E questi sono solo una parte del contributo della vitamina D alla nostra salute. Se questo non è il fattore più importante per essere sani non riesco a immaginare quale altro possa esserlo.

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Infatti la comunità scientifica ha spostato gran parte della sua attenzione sulla ricerca delle azioni e degli usi terapeutici della vitamina D. Al momento, sono in corso oltre 1752 studi clinici sulla vitamina D.

La medicina è ormai entrata nell’era“Dopo vitamina D”.

Quali sono i livelli ideali?

Quali sono i livelli ideali e quanta vitamina D è necessario assumere per avere tutti i benefici possibili?

Anche se questo è un tema che sembra non essere completamente risolto per la comunità scientifica, secondo uno studio condotto e pubblicato nel settembre del 2011 da Robert Heaney autorità mondiale sulla vitamina D, abbiamo bisogno di livelli superiori a 48 ng/ml per ridurre l’ incidenza delle malattie croniche.

Sempre secondo Heaney, il limite superiore normale è di 90 ng/ml mentre la tossicità è rara con livelli inferiori ai 200 ng/ml. Questi sono i livelli raggiunti nelle popolazioni in cui si vive e si lavora nella natura aperta, senza protezione dal sole e sono simili ai livelli osservati in popolazioni primitive.

Per questi motivi, non ci si dovrebbe concentrare sulla dose da assumere ma al raggiungimento di livelli di vitamina D (OH25D3) superiori come minimo ai 48 ng/ml. L’ideale sarebbe un livello tra 60-80 ng/ml.

Sicuramente la fonte migliore è l’esposizione al sole, ma questo non è sempre possibile per la maggior parte di noi, che siamo sufficientemente esposti al sole per soli 15-30 giorni l’anno.

Risultati immagini per protezione solare

Dobbiamo anche tenere conto che questa esposizione avviene usando la protezione solare (una crema solare con un SPF 15, blocca la produzione di vitamina D dal sole del 99%). Infatti, è raro anche nei paesi mediterranei ottenere livelli di sufficienza senza integrazione con vitamina D3.

La vitamina D agisce direttamente sui nostri geni! Fino a non molto tempo fa, sapevamo che l’azione della vitamina D era principalmente confinata sul tessuto osseo. La verità è che la vitamina D è un ormone, l’ormone più potente nel corpo umano.

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Non è forse la pillola magica che tutti aspettiamo, ma è la proposta scientifica che più si avvicina a tale definizione, in questo momento. Come fa un fattore singolo ad avere tanti effetti sulla funzione del nostro corpo?

Ricercatori dell’Università di Oxford hanno confermato l’azione della vitamina D su 3005 geni. È risultato che ciascuno di questi geni ha un recettore specifico per la D3. La vitamina D si lega a questo recettore e regola direttamente il funzionamento di gran parte del genoma (la somma dei geni nel nostro DNA) umano.

Considerando che più di un miliardo di persone nel mondo sono carenti di vitamina D, a causa di una bassa esposizione al sole, è facile capire l’importanza di questa scoperta per la nostra salute.

Effetti sul Sistema Immunitario Con lo stesso meccanismo la vitamina D è necessaria all’attivazione dei globuli bianchi. Quando il corpo entra in contatto con un nuovo virus o un batterio, si reclutano globuli bianchi dal sangue – in particolare i linfociti T – per combattere l’invasore.

Ciascuna di queste cellule sono programmate per riconoscere un particolare tipo di virus o batterio. Così, per ogni 100.000 cellule T, forse solo una fra queste combacia col fattore patogeno.

Risultati immagini per protezione solare

Queste cellule hanno bisogno di moltiplicarsi immediatamente in modo da non permettere al “nemico” di causare malattia. Per essere in grado di attivare i linfociti T e trasformarli in cellule Natural Killer (globuli bianchi del sistema immunitario che riconoscono e distruggono cellule tumorali e virus) è necessaria la presenza di vitamina D in quantità sufficienti.

Una volta che le cellule T vengono a contatto con un agente microbico, estendono “antenne” ad accogliere la vitamina D. Se vi è abbondanza di vitamina D nel nostro sangue, i linfociti cominciano ad attivarsi e si ha una efficiente risposta immunitaria.

Co-fattori della vitamina D

Risultati immagini per protezione solare vitamina D e K

È fondamentale sapere che la vitamina D opera nel nostro corpo in presenza di alcuni componenti, necessari per esprimere la sua azione. Questi componenti si chiamano cofattori della vitamina D e sono i seguenti: Magnesio; Vitamina K2; Zinco; Boro.

Per avvalerci di tutti i benefici della vitamina D abbiamo bisogno di quantità sufficienti anche dei suoi co-fattori.

La più efficiente “assicurazione” per la nostra salute sarebbe di fornire questi cofattori al corpo e di avere livelli di vitamina D superiori a 48 ng/ml durante tutto l’anno, è facile, di basso costo e di vitale importanza avere dei livelli sufficienti di questa sostanza quasi miracolosa.

La verità sui grassi saturi

L’enorme confusione sui pericoli associati ai grassi saturi riguarda in parte i loro effetti sul colesterolo LDL, spesso definito colesterolo “cattivo”.

Ma è importante comprendere che i termini LDL e HDL si riferiscono alle lipoproteine, che sono semplicemente proteine che trasportano il colesterolo. LDL significa lipoproteina a bassa densità, mentre HDL significa lipoproteina ad alta densità.

Risultati immagini per i grassi saturi
Grassi Necessari

In realtà il colesterolo HDL è associato a un abbassamento del rischio di sviluppare malattie cardiache; per questo motivo la misurazione del colesterolo totale non aiuta a rilevare il rischio.

Infatti, se il tuo colesterolo totale è “alto” perché hai molto HDL, ciò non significa che tu abbia un alto rischio di sviluppare malattie cardiache; al contrario, è probabile che l’HDL ti protegga da questo pericolo.

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grassi saturi

È dimostrato che i grassi saturi aumentano non solo il colesterolo LDL ma anche l’HDL, che ha una funzione protettiva. E l’LDL non è necessariamente “cattivo”, ne esistono infatti tipi diversi:
colesterolo LDL piccolo e denso;
colesterolo LDL grande e soffice.

Le ricerche hanno confermato che le particelle grandi e soffici di LDL non contribuiscono alle malattie cardiache. Invece le particelle piccole e dense si ossidano facilmente e possono scatenare patologie cardiovascolari, perché penetrano più facilmente nelle pareti arteriose dove contribuiscono alla formazione dell’ateroma, ovvero la placca delle arterie.

Risultati immagini per  grassi trans sintetici
Alimentazione sana

I grassi trans sintetici aumentano l’LDL piccolo e denso. I grassi saturi, invece, aumentano l’LDL grande e soffice, quindi benigno. Per le persone che hanno alti livelli di LDL piccolo e denso, il rischio di malattie cardiache è il triplo di quello delle persone che hanno alti livelli di LDL grande e soffice. 42

E c’è un’altra notizia che potrebbe sorprenderti: i grassi saturi che mangi possono trasformare l’LDL piccolo e denso in LDL grande, soffice e salutare!43,44 Le ricerche hanno dimostrato un altro dato importante:

Risultati immagini per  grassi trans sintetici

le particelle piccole e dense di LDL aumentano quando si mangiano e bevono carboidrati e zuccheri raffinati, come il pane e le bibite.45 I carboidrati e gli zuccheri raffinati recano danni all’organismo più di quanto potranno mai fare i grassi saturi.

Il paradosso che emerge dalle conoscenze che abbiamo acquisito è che in realtà i grassi saturi producono importanti effetti benefici:

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Acidi grassi a corta catena da fibre alimentari

– forniscono i materiali costitutivi delle membrane cellulari, degli ormoni e delle sostanze ormonosimili;

– favoriscono l’assimilazione dei minerali come il calcio; trasportano importanti vitamine liposolubili, come la A, la D, la E e la K;

– garantiscono la conversione del carotene in vitamina A; aiutano ad abbassare i livelli di colesterolo (acido palmitico e acido stearico);

Risultati immagini per  grassi trans sintetici
Antiossidanti

– fungono da agenti antivirali (acido caprilico); – sono un ottimo carburante per il cervello quando si convertono in chetoni

– contribuiscono al senso di sazietà e appagamento, riducendo il bisogno di spuntini a base di cibi trattati, gustosi ma poco nutrienti;

– modulano la regolazione genetica e aiutano a prevenire il cancro (acido butirrico); – aumentano i livelli di LDL grande e soffice, non associato a un rischio maggiore di sviluppare malattie cardiache;

Risultati immagini per grassi trans sintetici
Omega 3

– incrementano i livelli di HDL, che compensano qualunque aumento dell’LDL; – alimentano i mitocondri e producono molti meno radicali liberi rispetto ai carboidrati.

Le ricerche dimostrano chiaramente che i grassi saturi sono benefici per la salute dell’essere umano.

La maggior parte delle persone ha bisogno di aumentare radicalmente l’apporto di grassi sani nella propria dieta; non solo di grassi saturi ma anche di grassi monoinsaturi (contenuti nell’avocado e in alcuni tipi di frutta secca) e di omega-3, limitando al tempo stesso gli oli vegetali trattati e i grassi omega-6 persino nella loro forma naturale (contenuti nei semi e nella frutta secca).

Acidi Grassi a corta catena
Attività Fisica

Se ti riesce difficile ricordare tutti questi dettagli, tieni a mente una sola cosa: per avere una salute ottimale, mangia cibo vero; ciò significa cibo ricco di grassi saturi e povero o privo di grassi trattati, in particolare di oli vegetali raffinati.

42 PubMed.govhttps://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/… consultato il 28 novembre 2016.
43 K. Alpay et al., “Diet Restriction in Migraine, Based on IgG Against Foods: A Clinical Double-blind, Randomised, Cross-over Trial,” Cephalalgia, 30, n. 7 (2010): 829–37, DOI:10.1177/0333102410361404.
44 C. Di Lorenzo et al., “Migraine Improvement During Short Lasting Ketogenesis: A Proof-of-Concept Study,” European Journal of Neurology, 22, n. 1 (2015):170–7, DOI: 10.1111/ene.12550.
45 C. Di Lorenzo et al., “Diet Transiently Improves Migraine in Two Twin Sisters: Possible Role of Ketogenesis?,” Functional Neurology, 28, n. 4 (2013): 305–08.
46 K. L.

Dr. Joseph Mercola (Trasforma il grasso in energia)

La milza e il pancreas

Malattia Espressione dell’AnimA

Questi due «organi» intervengono nella digestione (pancreas) attraverso le secrezioni che riversano nell’intestino tenue e nella composizione del sangue (milza) attraverso la produzione e l’immagazzinamento dei globuli rossi e bianchi.

L'immagine può contenere: testo

Il pancreas controlla, mediante l’insulina che produce, il tasso degli zuccheri presente nel sangue e, mediante il succo pancreatico, partecipa attivamente alla digestione degli alimenti preparati dallo stomaco.

Ci troviamo nel Principio energetico della Terra, mobilitato principalmente per il compito digestivo, con degli organi «bisognosi e lavoratori» che sono esecutori «seri e assennati».

Le malattie della milza e del pancreas

L'immagine può contenere: 1 persona, persona seduta

Le disfunzioni della milza e del pancreas indicano che abbiamo la tendenza a trascorrere la nostra vita troppo assennatamente, vale a dire lasciando uno spazio insufficiente al piacere, alla gioia. Il dovere è importante, dal momento che il lato professionale e quello materiale rappresentano le cose essenziali.

Di conseguenza alla vita manca quella dolcezza di cui tutti abbiamo bisogno. Le preoccupazioni materiali interiorizzate e le angosce ossessive, la paura di sbagliare o di non sapere, di non essere all’altezza, sono segni caratteristici dei problemi pancreatici o relativi alla milza.

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La tendenza a vivere nel passato, per il timore di non riuscire a gestire il presente, o il fatto di coltivare ricordi di tale passato possono manifestarsi mediante disturbi o malattie della milza o del pancreas.

Il bisogno di conformarsi alle norme, di rispettare le regole, se non addirittura di dipendere da esse, può manifestarsi attraverso squilibri della milza e del pancreas. Ciò può essere riscontrato a livello energetico nel senso che l’energia della Milza-Pancreas presiede, oltre al resto, al ciclo mestruale, più semplicemente chiamato «le regole».

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Lo ritroviamo anche nel diabete, nel fatto che le persone che ne sono affette devono essere molto attente alla «regolarità» della loro vita. Gli intervalli del pasto e tutte le abitudini di vita devono essere perfettamente «regolate» e rispettate quanto più scrupolosamente possibile, per evitare il rischio di scatenare una crisi.

Gli squilibri pancreatici possono assumere due forme, l’ipoglicemia (mancanza di zuccheri nel sangue) e l’iperglicemia o diabete (eccesso di zuccheri nel sangue).

Cosa rappresenta lo zucchero nella nostra vita?

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Rappresenta la dolcezza, la gentilezza e per estensione diviene una prova d’amore o di riconoscenza prima in se stessi e poi condiviso. In tutte le culture del mondo lo zucchero è la ricompensa, il dono, la dolcezza che viene data ai bambini quando sono stati bravi (quando hanno rispettato le regole), quando hanno ricevuto bei voti a scuola (hanno soddisfatto le norme) o semplicemente quando si ha voglia di far loro piacere.

Questo dono è sovente «materno».

La presenza eccessiva di zuccheri nel sangue (iperglicemia) ci dice che abbiamo difficoltà a gestire o ad ottenere la dolcezza nella nostra vita. Il diabete indica frequentemente che la persona ha avuto un padre eccessivamente e talvolta persino ingiustamente autoritario (eccesso di regole e norme) e che ha trovato un «rifugio» nella dolcezza protettiva della madre.

Risultati immagini per dolcezza alimenti glicemici

Il cibo (madre) diventa allora un palliativo, uno sfogo importante e il diabete è la logica conclusione di un aumento di peso progressivo, ma sicuro.

Alcuni shock psicologici intensi, nei quali l’individuo viene messo a confronto con la brutale distruzione delle sicurezze o delle convinzioni affettive, possono manifestarsi mediante la comparsa del diabete.

Risultati immagini per dolcezza alimenti glicemici

L’ipoglicemia (insufficienza) ci parla invece della sofferenza opposta, legata all’incapacità, alla difficoltà a ricevere, ad accettare, a pensare di aver diritto alla dolcezza. È il caso frequente dei bambini non desiderati dalla madre e/o dei casi in cui il padre è stato «assente».

L’assenza di rifugio materno produce un amalgama negativo con il cibo, che non viene amato o non viene accettato (anoressia) o, ancora, che viene assimilato unicamente nella quantità necessaria.

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Ma ciò avviene senza piacere e dolcezza, con una quantità minima di «zucchero». La ricerca delle norme o delle regole assenti conferisce un aspetto fisico spigoloso ed emaciato dove le rotondità (dolcezza) sono assenti.

(Michel Odoul)

Il diabete ed i carboidrati insulinici 

La malattia più direttamente collegata al consumo dei carboidrati è il diabete di tipo 2 (quello alimentare).

Difatti lo stravolgimento alimentare di cui siamo responsabili ha modificato l’uso sporadico dell’insulina nella dieta ancestrale in un uso sistematico di tale ormone (che la nostra dieta moderna attiva ogni volta che consumiamo un pasto).
 
Dessert, Fragola, Crostata, Bacca, Frutta, Cupcakes
 
Di fatto il nostro corpo, per milioni di anni, ha utilizzato il grasso per produrre energia e solo da pochi millenni, lo costringiamo ad utilizzare lo zucchero, raggiungendo anche il 70% delle calorie ingerite sotto forma di questo substrato energetico.
 
Non vi sembra abbastanza logico che se ingeriamo zuccheri in quantità industriali, forse prima o poi potremmo avere problemi come il diabete?
 
Frittelle, Sciroppo D'Acero, Sweet, Cibo
 
D’altronde se assumessimo solo dal fruttosio (dalla frutta e dalla verdura) non avremmo un aumento diretto della glicemia, perchè deve essere prima elaborato dal fegato e sarà quest’organo a rilasciare il glucosio nel sangue in base alle nostre esigenze.
 
Noi invece facciamo al contrario, assumiamo zuccheri ed amidi che si riversano direttamente nel sangue ed obbligano il nostro corpo a produrre insulina.

L'immagine può contenere: dessert e cibo
Non credete che dopo decenni di attività sfrenata dell’insulina, qualcosa poi si possa rompere e far saltare tutti i nostri meccanismi energetici?

Vi ricorderete che l’insulina causa il calo glicemico e quindi la produzione di cortisolo. Il cortisolo aumenta la fase catabolica smontando i muscoli e la matrice trasformandoli in zuccheri ed ordina al fegato di rilasciare il glucosio nel sangue.
 
Ciliegie, Ciotola, Rosa, Frutta, Prima Colazione
 
Quindi una super stimolazione di questo ormone può causare la perdita della sua circadianità e quindi una produzione costante di zucchero anche da parte del nostro corpo. I carboidrati come gli amidi (pane, pasta, pizza, patate, legumi, riso) ed i zuccheri semplici stimolano la produzione di cortisolo, sia innalzando l’insulina sia aumentando le infiammazioni sistemiche (disbiosi, malattie autoimmuni, infiammazioni ect. ).
 
Quando sia l’insulina che il cortisolo sono oramai fuori controllo, certo non possiamo sorprenderci se poi ci viene diagnosticato il diabete.
 
Pizza, Pizza Vegetariana, Formaggi, Pomodori
 
Tornare ad un’alimentazione ancestrale ci permette di eliminare del tutto il rischio di comparsa di tale patologia. Per chi purtroppo ne è già affetto, sicuramente rappresenta l’unica soluzione per cercare di ridurre gli effetti devastanti per organismo.
 
A meno che non vogliate continuare ad aumentare sempre di più il numero di farmaci che sarete costretti ad assumere nel futuro, senza mai risolvere il problema.
 
Vivere 120 Anni