Lipidi pH e Antiacidi

Asse intestino – cervello : lipidi e pH – antiacidi

 
Addome, Intestino, Grande, Piccoli, Stomaco, Retto, Ano
 
I lipidi sono demoliti dalla lipasi linguale, poi nello stomaco dalla lipasi gastrica e infine nell’intestino dalla lipasi pancreatica dato che i grassi sono lipofili, c’è il problema di metterli in contatto con gli enzimi, in soluzione acquosa
 

A questo provvedono i sali biliari che li emulsiona, disperdendoli nella fase acquosa

I sali biliari hanno anche il compito di neutralizzare l’acidità gastrica in modo da attivare gli enzimi intestinali che sono attivi solo a pH= 7 (neutro)

 

 
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Anche in questo caso il pH è molto importante per l’attività enzimatica, è per fortuna, impossibile modificare i diversi pH nei diversi tratti del sistema digerente, sulla base del pH originario del cibo immesso
 
Si capisce anche come sia controproducente bere un litro di acqua basificata a pH=9, ma come sia ancora peggio assumere inibitori di pompa protonica.
 

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Spesso ricevo domande sull’intolleranze alimentari:

Le intolleranze non sono dovute alle proteine degli alimenti, queste non possono passare la membrana intestinale e entrare nel sangue, ma a loro FRAZIONI (peptidi).

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Quando i recettori del gusto (dislocati in tutto il digerente, non solo sulla lingua) “vedono” entrare molecole aggressive, ne comandano la loro demolizione (digestione). le proteine vengono chiuse nello stomaco, dove precipitano e gli enzimi staccano principalmente solo i singoli ammino acidi che le compongono.

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Gli stessi ammino acidi compongono tutte le proteine, come le lettere dell’alfabeto, sia quelle facili che sono nella frutta, nella carne del pesce, sia quelle più difficili, della carne rossa.

Se le capacità digestive dello stomaco sono ridotte, parte delle proteine entrerà nel tenue come frazione peptidica, la demolizione continua fino a piccoli peptidi, che entrano nel sangue, ma non attivano il sistema immunitario.

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Sistema che riconosce solo le dimensioni di ciò che entra

Ma nel caso di infiammazione intestinale (permeabilità) queste frazioni peptidiche possono passare prima di essere ulteriormente demolite.

Contro di esse si attiva una produzione anticorpale, continuando a mangiare quell’alimento si arriverà a produrre anticorpi specifici contro….non la proteina iniziale, che non è mai stata vista entrare nel sangue, ma contro le frazioni peptidiche .

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Così le viene diagnosticata un’intolleranza al cibo A, ma se lei lo sostituisce con un B, senza risolvere l’incapacità digestiva e l’infiammazione intestinale, dopo poco tempo lei produrrà anticorpi specifici contro B, poi verso C, D, E, F ecc.

Infatti sono sempre riportate intolleranze verso proteine di alimenti consumati

Asparagi, Bistecca, Costata Di Manzo, Carne Di Vitello

Se lei aumenta la capacità digestiva e soprattutto chiude la permeabilità, questi peptidi non saranno formati, o non potranno entrare nel sangue. Anche se ha memorizzato anticorpi specifici, se il nemico non entra, il sistema immunitario non si attiva.

Eliminare il cibo non risolve il problema delle intolleranze, a meno di non eliminare tutti i cibi, ma…

Asparagi, Verde, Asparagi Verdi, Tempo Di Asparagi

Più cibi elimina, ovviamente i più difficili, più indebolisce il microbiota (riduce le biodiversità dei ceppi), che diventa più debole non solo nella produzione di enzimi (capacità digestive), ma anche nelle funzioni di controllo del funzionamento degli organi, e sui parametri vitali come pressione sanguigna e colesterolo.

Spiedino Di Verdure, Verdure, Alimentari, Gourmet, Cena

E’ meglio sfiammare in primis, rieducare e rinforzarlo/potenziarlo, il cibo sano è il suo allenatore. Concetti da noi pubblicati su International Journal of Nutrition

 
modificato Francesco Ciani

Udito sapersi ascoltare

Le orecchie e le loro malattie

Le orecchie sono gli organi dell’udito e ci servono per captare, ricevere e poi trasmettere, codificandoli, i messaggi sonori che giungono. Sono in relazione con il principio dell’Acqua “Rene” e per estensione con le nostre “Origini ed Equilibrio”.

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Gli auricoloterapeuti vi «leggono» la forma di un feto rovesciato e secondo gli orientali da esse è possibile vedere se la persona è ciò che viene definita «un’anima vecchia», ossia qualcuno «che non sta vivendo la sua prima vita». Il suono «creatore» è stato la prima manifestazione nel nostro universo.

Le orecchie ci ricollegano alle nostre origini e costituiscono uno dei segni dell’immortalità e della saggezza (Buddha = Illuminazione).

Per estensione, le orecchie sono la rappresentazione della nostra capacità d’ascolto, d’integrazione, d’accettazione di ciò che proviene dall’esterno, in quanto possono servire ad ascoltare come pure a intendere.

I problemi delle orecchie, ronzii, acufeni, sordità parziali, selettive o totali costituiscono il segno che proviamo difficoltà a intendere (oppure che rifiutiamo) ciò che avviene intorno a noi.

Se la sordità ha una lateralizzazione destra è in relazione con il simbolismo materno, se ha una lateralizzazione sinistra, con il simbolismo paterno.

È stato per esempio il caso di un bimbo, che scatenava in continuazione otiti all’orecchio destro.

Ebbene, sua madre aveva la tendenza a gridare troppo e il bambino non sopportava quelle grida incessanti.

(Michel Odoul modificato)

Latticini

I latticini si possono classificare come cibi ad alto apporto di proteine

come cibi ad alto apporto di grassi o una combinazione di entrambi; mentre segui la TMM ” terapia metabolica mitocondriale” dovrai preferire quelli ad alto apporto di grassi.

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Alcuni prodotti caseari, come il latte e i fiocchi di latte, hanno un elevato contenuto di lattosio (zucchero del latte), che è composto da una molecola di glucosio legata a una molecola di galattosio. Quando il lattosio viene digerito, il glucosio alza i livelli glicemici del sangue. Perciò, nella tua dieta quotidiana, limitati a consumare i “latticini ad alto contenuto di grassi” elencati nella lista sottostante.

Pomodori, Caprese, Mozzarella, Basilico

Come per la carne e le uova, dovrai scegliere latticini provenienti da allevamenti che nutrono i bovini esclusivamente a erba e seguono metodi biologici.

Se è possibile, scegli i latticini non pastorizzati, che sono preferibili. Anche i latticini ad alto apporto di grassi contengono qualche grammo di proteine, quindi assicurati d’includere questi grammi nel conteggio delle proteine quotidiane.

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Latticini ad alto contenuto di grassi (da consumare in quantità moderate):
burro (12 grammi di grassi per cucchiaio; contenuto minimo di proteine);

burro chiarificato (13 grammi di grassi per cucchiaio; nessuna proteina);

panna (5 o 6 grammi di grassi per cucchiaio; contenuto minimo di proteine);

crema di formaggio da spalmare (4 o 5 grammi di grassi per cucchiaio; basso contenuto di proteine);

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panna acida (2 o 3 grammi di grassi per cucchiaio; basso contenuto di proteine);

parmigiano (1,4 grammi di grassi per cucchiaio; elevato contenuto di proteine: usalo come condimento, come tutti gli altri formaggi);

cheddar (33 grammi di grassi per 100 grammi di peso; elevato contenuto di proteine);

brie (28 grammi di grassi per 100 grammi di peso; elevato contenuto di proteine).

Formaggio, Cibo, Fresco, Cena, Francese, Fichi

Latticini ad alto contenuto di proteine (da evitare):
latte;
fiocchi di latte;
ricotta;
yogurt;
kefir.

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Nota: I latticini ad alto contenuto di grassi contengono metaboliti estrogenici che potrebbero avere un ruolo nelle formazioni cancerose sensibili agli ormoni, come quelle al seno, all’utero, alle ovaie e alla prostata. Se hai un cancro di questo tipo, consuma i latticini in minime dosi, o eliminali del tutto.

Se non sono biologici, è probabile che siano contaminati dal Roundup o da ormoni, antibiotici e, peggio ancora, batteri resistenti agli antibiotici.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Il grande inganno

La maggior parte dei medici hanno piena fiducia nelle terapie che prescrivono

e a nessuno dei propri pazienti dicono “guardate che stiamo utilizzando su di voi tecniche sperimentali, che allo stato attuali possono risultare più dannose che benefiche”.

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Ma la triste realtà è che chi assume farmaci o si sottopone a terapie chirugiche, molto spesso fa da cavia umana, senza averne ovviamente coscienza, senza avere mai firmato un modulo di consenso informato.

Quando i danni della medicina allopatica (basata sui farmaci di sintesi) vengono messi a nudo, il sistema sanitario si difende dicendo che si tratta degli inevitabili errori che commette qualsiasi scienza sperimentale, ma che i nuovi ritrovati, i nuovi farmaci, i nuovi vaccini, i nuovi protocolli chirurgici, sono (a differenza di quelli vecchi) sicuri e affidabili.

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Ma in realtà se i vecchi farmaci e le vecchie terapie erano stati sperimentati per decenni sulla pelle delle persone, e quindi se ne conoscevano perfettamente i possibili effetti tossici, di quelli nuovi ben poco si sa, anche perché vengono approvati dopo una sperimentazione su cavie animali che, per quanto possano essere vagamamente simili all’uomo, presentano sempre delle notevoli differenze, anche solo per il corredo enzimatico che differisce da una specie all’altra.

Basti pensare al fatto che le cavie non tollerano gli integratori di vitamina C mentre gli esseri umani spesso ne traggono grande beneficio.

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Se uno stesso farmaco da effetti differenti da persona a persona, tanto che in qualcuno causa gravi effetti collaterali ed in altri no, cosa può significare una sperimentazione “positiva” su un gruppo di sventurati animali?

In realtà servono sempre delle sperimentazioni successive su ristretti campioni di esseri umani, e quindi si finisce sempre e comunque per fare da cavie umane. Ma anche quando la sperimentazione su cavie umane fornisce (almeno sulla carta) risultati positivi, non per questo possiamo stare sicuri, e per due buoni motivi.

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Il primo è che il campione di persone sottoposte all’esperimento potrebbe essere troppo esiguo per potere riscontrare tutti i possibili effetti avversi, mentre il secondo è che molti degli effetti collaterali potrebbero essere nascosti al pubblico da manovre fraudolente delle aziende produttrici le quali, ovviamente, hanno qualche difficoltà ad ammettere tutti i possibili effetti avversi del proprio prodotto.

La riprova di quanto affermato ce la fornisce una recente sentenza sui danni da vaccini, che ha portato alla condanna definitiva del Ministero della sanità a versare un risarcimento nei confronti dei genitori di un bambino divenuto autistico in seguito alla somministrazione del vaccino esavalente.

Nell’articolo del quotidiano Repubblica titolato Il Tribunale

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“Bimbo autistico per colpa del vaccino” leggiamo non solo che il Ministero non fa appello e che la sentenza è quindi definitiva (evidentemente non c’era speranza di ribaltare, in seguito ad un ricorso, una sentenza solidamente fondata), ma anche che nella sentenza del medico legale si fa riferimento a:

“un poderoso documento riservato della GlaxoSmithKline” sui “cosiddetti side effects del vaccino Infanrix Hexa Sk emersi nel corso della sperimentazione clinica pre-autorizzazione o successivamente, fra l’ottobre 2009 e lo stesso mese 2011”.

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In particolare – come scrive il perito – ci sarebbero “cinque casi di autismo segnalati durante i trial, ma rimasti unlisted, ossia omessi dall’elenco degli effetti avversi sottoposto alle autorità sanitarie per l’autorizzazione al commercio”.

Del resto anche nel migliore dei casi succede fin troppo spesso che, dopo diversi anni di utilizzo, anche dei nuovi farmaci si scoprono nuovi “effetti collaterali” devastanti, magari un poco differenti da quelli dei farmaci vecchi ed il balletto ricomincia.


Ma perché il balletto ricomincia?

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Semplice, perché i brevetti scadono, e una volta scaduto il brevetto di un farmaco la sua commercializzazione diventa ben poco redditizia. Ecco il vero motivo per la continua ricerca di nuovi farmaci, per la continua richiesta di donazioni per la ricerca su questa o quella malattia, o come si suole dire per la “lotta alle malattie”; si chiedono contributi ai cittadini per fare soldi con le loro malattie.

La ricerca di nuovi farmaci per altro avviene per lo più tramite studi basati sulla vivisezione, sulla tortura sistematica di innocenti cavie animali, studi che, come appena rimarcato, spesso non forniscono informazioni valide anche per la specie umana.

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Basti ricordare la storia del talidomide, farmaco approvato anche per l’uso in gravidanza dopo sperimentazione su cavie animali , che però nell’uomo ha prodotto migliaia di bambini focomelici (con le mani o con i piedi direttamente attaccati al tronco) .

Come esempio particolarmente valido ricordiamo brevemente la storia dei vaccini antipolio: siamo già al terzo tipo di vaccino dopo che i primi due sono stati ritirati a causa dei loro (a volte tragici) “effetti collaterali”. Ovviamente il vaccino attuale viene considerato “sicuro ed affidabile”, né più né meno di come venivano considerati “sicuri ed affidabili” dal sistema sanitario quei due tipi di vaccini che sono stati poi abbandonati.

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Se e quando le statistiche sui suoi effetti negativi si accumuleranno e non sarà più possibile nascondere gli effetti collaterali di tale vaccino, verrà forse anch’esso ritirato dal commercio (solo dopo che le sue scorte saranno esaurite, non si possono certo danneggiare le multinazionali del farmaco) non prima che un nuovo vaccino “sicuro e affidabile” verrà messo in commercio. Così il balletto ricomincia daccapo (e non si perdono nemmeno i soldi a causa della scadenza dei brevetti).

Come si costruisce un simile apparato di menzogne?

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Semplice, si fa pensare alla gente che la medicina ufficiale vada avanti con un rigore scientifico che semplicemente non c’è (come abbiamo appena visto) e poi ci si ostina a chiedere la verifica sperimentale di tutti quei procedimenti non ortodossi, di tutte quelle terapie non farmacologiche che danno tanto fastidio ai profitti delle multinazionali; ma nel frattempo gran parte delle terapie ufficiali vengono utilizzate seppure non siano mai state correttamente testate.

È quello che è successo con le vaccinazioni: nessun gruppo di controllo è mai stato utilizzato per verificarne l’utilità, si sono sempre fatte punto e basta, e si afferma che siano utili e sicure non perché è stato effettuato un qualche controllo scientifico, ma per un dogma della fede.

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Per comprendere fino a che punto siamo stati ingannati chiunque può leggere, oltre al presente documento, i libri del dottor Mendelson, del dottor Tilden, del dottor Moerman, della dottoressa Kousmine, della dottoressa Campbell-McBride, del dottor Chopra, di Linus Pauling, di Jean Valnet, tutte persone che hanno saputo fare un percorso che li ha portati a liberarsi dal peso del pregiudizio installato dal sistema dominante.

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Il percorso per liberarsi dal pregiudizio è lungo, lo so perché l’ho vissuto in prima persona, e non è facile, ma dobbiamo piano piano aprire le nostre menti per non essere schiavi, nel corpo oltre che nell’anima, delle logiche di profitto dei potenti della terra.

Pubblicazioni: http://scienzamarcia.altervista.org/pilastri.doc

Uova

Asse intestino – Cervello

Nonostante le opinioni contrastanti in circolazione sulle uova, io ritengo che siano uno dei cibi più salutari che esistano e offrono un apporto nutrizionale straordinario per quel poco che costano.

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Molte persone, purtroppo, hanno rinunciato alle uova perché contengono colesterolo, ma ormai è risaputo che il colesterolo alimentare contenuto in fonti naturali non costituisce un pericolo per la salute (e, anzi, potrebbe essere anche benefico).20

Le uova forniscono gli otto aminoacidi essenziali di cui il corpo ha bisogno per sintetizzare le proteine, che devono essere ricavati necessariamente da fonti alimentari perché l’organismo non può produrli da solo. Scegli solo uova biologiche da galline allevate a terra o all’aperto, dove sono libere di razzolare in un ambiente naturale in cui possono nutrirsi con le risorse a disposizione come semi, insetti, vermi ed erbe.

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È importante ricordare che le uova contengono 7 grammi di proteine, perciò quando le integri nella tua alimentazione devi stare attento a non eccedere nell’apporto proteico che andrebbe a stimolare la mTOR.

Le analisi hanno confermato che le uova da allevamenti biologici hanno un apporto più elevato di sostanze nutritive. Rispetto alle uova da galline allevate in gabbia, contengono:

due terzi in più di vitamina A;
il triplo di vitamina E;
il doppio di acidi grassi omega-3;
il settuplo di beta carotene.

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Per diverse ragioni molte persone sono intolleranti alle uova di gallina ma tollerano molto bene le uova d’anatra, di quaglia o d’oca. Se vuoi consumare regolarmente le uova, faresti bene a variare le tipologie e non limitarti solo a quelle di gallina.

Ricorda anche che le uova crude contengono alti livelli di avidina, una proteina che si lega alla biodina (una vitamina del gruppo B) e che può abbassare la biodisponibilità di quest’ultima. Perciò, se mangi molte uova crude, forse dovresti prendere un integratore di biodina.

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Anche come le cucini è importante. L’ideale sarebbe mangiarle crude, o meno cotte possibile, per mantenere intatte le sostanze nutritive. Il rischio di contrarre la salmonella dalle uova crude è molto ridotto. E con le uova biologiche è ancora inferiore.

Se non vuoi mangiarle crude, la soluzione migliore è prepararle in camicia o alla coque (irrorate con olio MCT o extra vergine “reale”). Le uova strapazzate o fritte non sono consigliabili perché il calore elevato ossida il colesterolo contenuto nelle uova e può causare problemi se hai alti livelli di colesterolo.

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Il calore, peraltro, altera la composizione chimica delle proteine dell’uovo, il che può causare intolleranze o reazioni allergiche. Le uova contengono una piccola quantità di carboidrati, che dovrai includere nel conteggio complessivo dei carboidrati consumati nella giornata.

20 M. Neuhouser et al., “Food and Nutrient Intakes, and Health: Current Status and Trends,” Dietary Guidelines Advisory Committee, https://health.gov/dietaryguidelines/2015BINDER/meeting7/docs/DGACMeeting-7-SC-1.pdf consultato l’8 dicembre 2016.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Analisi per il riscontro di disbiosi

Analisi per il riscontro di disbiosi, parassitosi, intossicazione da metalli pesanti, intolleranze

A mio giudizio non esistono analisi di routine (eseguibili nei laboratori convenzionati con il sistema sanitario) abbastanza affidabili per identificare la presenza di eventuale disbiosi, parassitosi, intolleranze, e su questo concordano molti specialisti del settore che spesso si rivolgono a laboratori molto distanti dalla città in cui operano, a volte anche in un altro continente, pur di avere informazioni davvero attendibili.

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Per quanto riguarda la disbiosi ci sono alcuni esami indiretti che partono dalle analisi delle urine

tali test della disbiosi si possono effettuare in diversi centri anche in Italia. Tali test rilevano delle sostanze nelle urine la cui presenza e quantità è correlata alla disbiosi intestinale, ma non danno indicazioni molto precise su quali siano i microrganismi benefici carenti e quali e quanti siano quelli patogeni. Io per esempio, navigando su internet, ho trovati tre laboratori che eseguono questo tipo di test (ma presumibilmente ce ne sono altri):

http://www.analisisanpaolo.it/Default.aspx?Id=390http://www.oloslab.com/test-per-la-disbiosi-intestinale/,http://www.centrodimedicinabiologica.it/test-disbiosi-inte…/.

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Un’analisi più approfondita si può ottenere da campioni di feci per identificare più precisamente le carenze di batteri benefici, la presenza di batteri patogeni, nonché di parassiti (vermi), sebbene nemmeno in tale maniera si ottengano informazioni poi così dettagliate sul microbioma intestinale, dal momento che non tutti i microrganismi residenti dell’intestino si possono ritrovare nelle feci.

Molto interessante è a tal proposito il risultato dello studio The treatment-naive microbiome in new-onset Crohn’s disease nel quale le differenze significative tra il microbiota dei malati di morbo di Crohn e quello dei soggetti sani (gruppo di controllo) sono state scoperte non osservando i campioni di feci, ma campioni di mucosa ottenuti tramite biopsia.

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Uno dei più attrezzati (ma anche più costosi) laboratori al mondo è il Great Plains Laboratory (http://www.greatplainslaboratory.com/); sul sito esiste la possibilità di scegliere la visualizzazione delle pagine anche in Italiano (purtroppo il costo si aggira sulle 600 euro).

In Italia è possibile rivolgersi (a prezzi più accessibili) al laboratorio universitario del progetto microbioma (http://progettomicrobiomaitaliano.org/partecipa/page-2/), o anche ad un laboratorio specializzato sulle analisi del microbioma intestinale all’ospedale del Bambin Gesù (Roma). Appena possibile segnalerò anche altri centri italiani.

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Se qualcuno vuole approfondire anche eventuali problematiche di origine genetica, può sottoporsi al test 23 and me (https://www.23andme.com/en-int/) al costo di circa 150 euro; anche se poi sia in questo caso che nel precedente ci vuole un medico (o biologo) bravo e capace di interpretare i risultati.

Per quanto sia giusto ridimensionare la pretesa origina genetica della malattie

è anche vero che alcune differenze genetiche possono predisporre a sviluppare certe problematiche di salute, come per esempio la mutazione MTHFR (metilen-tetraidrofolato reduttasi) rende problematici certi processi del cosiddetto ciclo di metilazione, il che a sua volta rende difficile e lento lo smaltimento delle tossine (e non solo, perché chi è portatore di questo gene è più a rischio di depressione, osteoporosi, diabete, alzheimer e altre patologie).

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E siccome tale gene è difettoso nel 40% circa della popolazione mondiale, non si tratta di una informazione di poco conto Genome Project, nel quale si è scoperto che un gene molto importante per la salute, chiamato (per l’appunto, l’MTHFR). Con una dieta più sana e alcuni integratori è possibile correggere gli squilibri causati da questo problema di ordine genetico .

Per quanto riguarda i parassiti anche le migliori analisi delle feci non sono abbastanza affidabili,

sia perché le analisi stesse non sono molto precise, sia perché non è sempre detto che nel campione raccolto in quel determinato giorno si trovino uova, parassiti (in genere essi non lasciano l’intestino a meno che non si assumano sostanze antiparassitarie) o frammenti di tali esseri.

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Per altro molti genitori che hanno sottoposto i propri figli ad una cura antiparassitaria hanno trovato i vermi nelle feci dei bambini pur se gli esami delle feci eseguiti in precedenza risultavano negativi. Un veterinario, abituato a cercare tracce di parassiti nelle feci degli animali con l’ausilio del microscopio, potrebbe essere a volte più affidabile di un generico test di laboratorio.

Una maniera per cercare di rendere minimi i falsi negatici (ovvie i casi in cui non risultano parassiti dalle analisi pure quando questi parassiti si trovano nel paziente) è quello di ripetere le analisi almeno tre volte.

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L’articolo The need for three stool specimens in routine laboratory examinations for intestinal parasites (“Il bisogno di tre campioni di feci nell’esame laboratoriale di routine per la ricerca dei parassiti intestinali”) mostra infatti che su un consistente campione di pazienti cui sono state esaminate per tre volte le feci per la ricerca di parassiti spesso uno dei tre esami è risultato negativo.

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Ad esempio se ci si fosse fermata al primo esame di laboratorio, addirittura il 41,7% di loro sarebbe risultato esente da parassiti

ma la presenza di parassiti in questi pazienti è stata riscontrata in almeno uno dei due esami successivi. È interessante notare che gli autori concludono affermando che non solo occorrono le analisi di tre campioni di feci (ovviamente in tempi diversi) per verificare l’eventuale presenza di parassiti, ma che anche così facendo non è possibile garantire che non ci sia alcuna infestazione.

Senso, Domanda, Anatomia, Umano, Filosofia, Psicologia

Similmente l’articolo Multiple Stool Examinations for Ova and Parasites and Rate of False-Negative Results (“Esame multipli di uova e parassiti e pecentusali di falsi negativi”) mostra che persino dopo l’analisi di tre campioni ci sono discrete probabilità di ottenere dei falsi negativi, anche se in questo studio i risultati appaiono più confortanti (ad eccezione fanno dei test per le amebe).

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L’articolo A Case of Parasite Invasion of the Intestinal Tract: A Missed Diagnosis in Irritable Bowel Syndrome descrive un caso di sindrome dell’intestino irritabile causata da un parassita; la guarigione è avvenuta dopo un trattamento antiparassitario effettuato nonostante dagli esami parassitologici non risultasse nulla; i medici infatti hanno considerato che i sintomi clinici fossero più rilevanti dell’esito di tale analisi ed hanno proceduto ugualmente alla somministrazione dei farmaci contro i parassiti.

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L’articolo Detection of Pathogenic Protozoa in the Diagnostic Laboratory:

Result Reproducibility, Specimen Pooling, and Competency Assessment ci informa che i test di laboratorio per il riscontro dei parassiti unicellulari della classe dei protozoi utilizzano anche tecniche manuali che impediscono una standardizzazione e che poprtano ad interpretazioni soggettive dei risultati.

Ad ogni modo c’è la possibilità di fare le analisi tramite un campione di saliva (utilizzando una tecnologia ideata dalla dottoressa Clark) presso un laboratorio svizzero, Sanavital (http://www.sanavital.ch); sul sito esiste la possibilità di scegliere la visualizzazione delle pagine in Inglese, Francese, Tedesco ed altre lingue, ma non in Italiano.

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Queste analisi, basate su uno strumento ideato dalla dottoressa Clark, dovrebbero identificare la presenza di patogeni, parassiti, metalli pesanti, ma non danno indicazioni sulle eventuali carenze di batteri benefici. Diverse persone che conoscono hanno ottenuto dei risultati attendibili da questi esami (il costo attualmente è di circa 300 euro).

Per l’analisi dell’intossicazione da metalli ci sono sicuramente molti altri laboratori attrezzati, uno che conosco e che mi pare affidabile è quello della mineral-test: http://www.mineral-test-sas.com/.

Per quanto riguarda le intolleranze, la dottoressa Campbell nel suo libro “La Sindrome Psico-intestinale” osserva giustamente che si tratta di fenomeni che spesso si modificano nel tempo; per esempio si può perdere l’intolleranza ad un cibo quando migliorano le condizioni di salute dell’intestino, o si può diventare intolleranti a qualche nuovo cibo dopo un ciclo di cura con farmaci che danneggiano il microbiota.

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Un mezzo molto semplice da lei consigliato nel libro è quello di mettere un poco della sostanza da testare (sotto forma fluida, eventualmente sminuzzato finemente e mescolato con un poco d’acqua) sull’interno del polso la sera prima di andare a letto, quindi ricoprire con una striscia di tessuto (anche per non sporcare) e verificare se l’indomani si nota una reazione cutanea (arrossamento, rigonfiamento, puntini).

Bibliografia Completa
http://scienzamarcia.altervista.org/pilastri.doc

Permeabilità Intestinale

disbiosi intestino

La sindrome della permeabilità intestinale è una malattia autoimmune e alcuni medici ritengono che sia la causa principale di molte patologie gastrointestinali, oltre a problemi come la spossatezza cronica o la sclerosi multipla.[1]

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Il problema maggiore è che i medici non la sanno riconoscere e se ti va bene ti faranno dei test di intolleranza che ti troveranno intollerante quasi a tutti i cibi. Ma il problema non sarà risolto mangiando brodo a vita, bisogna riparare le pareti intestinali.

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Sebbene sia un disturbo non ancora ampiamente riconosciuto come malattia, si ritiene che una porosità o permeabilità del tratto intestinale sia responsabile di un’ampia gamma di sintomi. Tra questi ci sono dolore cronico o disturbi dell’apparato digestivo, gonfiore, depressione, spossatezza cronica, allergie alla pelle e sfoghi cutanei. Sebbene non sia ancora chiaro con esattezza cosa provochi la malattia, è però possibile ridurne i sintomi apportando dei cambiamenti all’alimentazione e allo stile di vita.

Se l’organismo è in salute ha a disposizione un potente esercito che ci difende da virus, batteri e parassiti. L’esercito è il sistema immunitario che protegge il nostro intestino e il flusso del sanguigno da invasori esterni. Il sistema immunitario è composto da una rete complessa di cellule e organi specializzati impegnati costantemente a distinguere qualsiasi anomalia presente nel nostro organismo.

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Per combattere questi patogeni il sistema immunitario produce anticorpi. Sfortunatamente questo potente esercito a volte può avere una reazione anomala e rilasciare sostanze ed anticorpi al fine di contrastare la sostanza erroneamente identificata come nociva.

Questo fenomeno viene chiamato autoimmunità e si verifica quando il sistema immunitario sbaglia il riconoscimento delle proprie cellule e produce anticorpi contro i tessuti dell’organismo, anticorpi conosciuti anche come autoanticorpi.

Guscio D'Uovo, Portauovo, Le Erbe, Acconciatura

E’ simile a una guerra contro se stessi, con il sistema immunitario da un lato, e le cellule sane sul lato opposto. L’autoimmunità provoca un’infiammazione cronica e la distruzione dei tessuti con dolore e perdita delle funzioni. Il sistema immunitario va in tilt e può causare le cosiddette malattie autoimmuni.

Sempre più persone sono affette da patologie autoimmuni, il numero è aumentato drasticamente negli ultimi dieci anni. Mediamente i disturbi autoimmuni colpiscono più del 5 % della popolazione nei paesi occidentali, in particolare le donne. [1] Il fattore che distingue una malattia autoimmune da un altra riguarda semplicemente il tipo di tessuto (l’area corporea) colpito.

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Per esempio la tiroide di Hashimoto ha come bersaglio le cellule della tiroide. La sclerosi multipla attacca la mielina delle cellule nervose.

Nell’artrite reumatoide un attacco autoanticorpale colpisce le articolazioni, mentre la celiachia implica un attacco autoanticorpale contro le cellule intestinali.

L’INTESTINO PERMEABILE (BUCATO) È CAUSA DELLE MALATTIE AUTOIMMUNI E DI TANTISSIMI DISTURBI

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Le pareti intestinali (il rivestimento interno dell’intestino) sono costituite da un singolo strato di piccole cellule che permettono il passaggio di nutrienti e acqua trattenendo batteri, proteine e altre tossine. Si possono immaginare le pareti dell’intestino come dei buttafuori dell’organismo che permettono l’accesso esclusivamente a chi merita di entrare, tenendo così alla larga gli scocciatori e i “cattivi”.

Anche se l’idea non è piacevole, intestino è un posto piuttosto tossico. Ingeriamo tossine ogni giorno, dall’aria, all’acqua dal cibo ai farmaci, ecco perché la condizione delle pareti intestinali risulta fondamentale per mantenere una solida immunità e una buona salute generale. Evidentemente Madre Natura la pensava in questo modo se ha disposto circa il 70% del nostro sistema immunitario nelle pareti intestinali. [2]

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Se il tratto digestivo si infiamma come risultato di unacattiva digestione, stress elevato, metalli pesanti, consumo di zuccheri, ecc., questa infiammazione compromette la solidità delle pareti intestinali permettendo a particelle di cibo indigerito, tossine e batteri di entrare nel circolo sanguigno. Si ha la cosiddetta permeabilità intestinale.

Una volta che queste sostanze passano le pareti, il sistema immunitario reagisce ed inizia ad attaccarle poiché le considera come sconosciute e quindi una minaccia. Si genera così ancora più infiammazione. Si è creato quindi un circolo vizioso che genera altra infiammazione e che a sua volta promuove ulteriore permeabilità intestinale.

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SINTOMI DELLA PERMEABILITA’ INTESTINALE

  1. Problemi digestivi. Non digerisci bene il cibo, puoi avere gas nell’intestino, gonfiore, diarrea o sindrome da intestino irritabile.

  2. Carenza nutrizionale. Sei debole e denutrito perché le pareti del tuo intestino non riescono ad assorbire i nutrienti.

  3. Asma o allergie stagionali.

  4. Squilibri ormonali come la sindrome premestruale o da ovaio policistico.

  5. Malattie autoimmuni come artrite reumatoide, lupus, psoriasi o celiachia.

  6. Fatica cronica, continua stanchezza e assenza di energie.

  7. Alterazioni dell’umore e conseguenti problemi come ansia, depressione o disturbi dell’attenzione.

  8. Problemi alla pelle come acne o eczemi.

  9. Candida albicans.

  10. Allergie o intolleranze alimentari.

  11. Insonnia.

COSA FARE PER RIMEDIARE ALLA PERMEABILITA’ INTESTINALE

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Il problema maggiore è che i medici non la sanno riconoscere e se ti va bene ti faranno dei test di intolleranza che ti troveranno intollerante quasi a tutti i cibi. Ma il problema non sarà risolto mangiando brodo a vita, bisogna riparare le pareti intestinali. Al Massachusetts General Hospital dell’Harvard Medical School, il Dott. Alessio Fasano ha scoperto che ci sono dei fattori che possono innescare la produzione di una sostanza la zonulina che dilata le pareti intestinali: [3]

  • Alcuni farmaci (per esempio anti infiammatori non steroidei, come l’Ibuprofene, e steroidei)

  • Stress cronico (traumi emotivi)

  • Alcool

  • Glutine e altri nutrienti derivanti dall’alimentazione

  • Disbiosi, uno squilibrio della microflora naturale dell’organismo: eccesso di batteri nocivi nell’intestino e deficienza di quelli positivi (probiotici).

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Queste sono delle valide ragioni per riprogrammare le proprie scelte alimentari evitando il problema del glutine contenuto dei prodotti da forno e nella birra. Perchè? Semplice! Perché causano buchi nel tuo intestino.

INTEGRATORI E SCELTE ALIMENTARI E MENTALI

Questo tema mi appassiona molto per due motivi

  1. Nessuno ne parla perché se ne sa poco.

  2. Ci sono passato. Ho vissuto un periodo in cui non riuscivo a digerire nulla, non riuscivo a capire la causa ed ero arrivato a togliere quasi tutti gli alimenti. Poi grazie ad un test bioelettronico è stato scoperto che il mio sistema digestivo non funzionava e il mio sistema nervoso era sovraccarico e allora da lì ho potuto lavorare.

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Cosa fare per risolvere questa situazione

  1. Scarica il sistema nervoso. Fai attività fisica (è davvero importante), medita, e assumi degli integratori che scaricano lo stress come la Rodiola. E’ importante lavorare sui traumi: il medico mi disse che il mio sistema nervoso non era carico per lo stress quotidiano ma per traumi di esperienze vissute intensamente e non risolte (specialmente nell’infanzia). In questo caso sono molto utili i Fiori di Bach in particolare Star of Bethlehem è quello consigliato. Consiglio anche gli esercizi del METODO TRE.

  2. Togli glutine, latticini, piccante, dolci e zucchero, cioccolato, vino bianco, superalcolici e carne di maiale. Questi sono i principali cibi che creano infiammazione nel nostro intestino.

  3. Fortifica le pareti intestinali. Puoi farlo con degli integratori specifici naturali. La Glutammina, l’Inulina e la Vitamina D sono molto potenti in questo.

  4. Riduci l’infiammazione. La curcuma è un potente antinfiammatori naturale: ti consiglio la ricetta del latte d’oro con olio di cocco spiegata in questo articolo … 4 Modi per potenziare l’assorbimento della Curcumina.

PUOI FARE UN TEST PER MISURARE LA PERMEABILITA’ INTESTINALE

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Il metodo attuale per diagnosticare la permeabilità intestinale è il test del lattulosio e mannitolo. Il test è semplice da eseguire (bere soluzione zuccherina e poi raccolta urine) e consente di valutare la permeabilità della parete intestinale e la sua capacità funzionale di assorbimento.All’incirca il 90% della popolazione ha a che fare con l’infiammazione di basso livello che conduce, inesorabilmente, a problemi quali autoimmunità, invecchiamento precoce, obesità, diabete e altri disturbi seri. La maggioranza degli approcci medici convenzionali mirano a mascherare i sintomi e a non affrontare le vere cause.

E’ importante quindi conoscere queste informazioni e diffonderle ed usarle.

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[1] Moroni, L. et al. “Geoepidemiology, gender and autoimmune disease.” Autoimmunity Reviews 11, no. 6 (2012): A386-A392; Autoimmune Diseases: Overview, WomensHealth.gov, accessed May 31, 2015,

[2] G Vighi, F Marcucci, L Sensi, G Di Cara, and F Frati “Allergy and the gastrointestinal system” Clin Exp Immunol. 2008 Sep; 153(Suppl 1): 3–6.

[3] Fasano, A. “Zonulin, Regulation of Tight Junctions, and Autoimmune Diseases,”Annals of the New York Academy of Science 1258, no. 1 (2012): 25-33; Fasano, A. “Zonulin and its Regulation of Intestinal Barrier Function: The Biological Door to Inflammation, Autoimmunity, and Cancer,” Physiological Reviews 91, no. 1 (2011): 151-75.

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Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi

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Fra i possibili agenti tossici che influiscono sulla permeabilità delle barriere troviamo anche i due pericolosissimi metalli pesanti mercurio e alluminio come mostrano gli articoli Blood-brain barrier dysfunction in experimental mercury intoxication (“Disfunzione della barriera emato-encefalica nell’intossicazione sperimentale da mercurio”) , e nell’articolo Aluminum enhances inflammation and decreases mucosal healing in experimental colitis in mice , nel quale si legge che l’alluminio danneggia la funzione della barriera intestinale.

L'immagine può contenere: una o più persone, telefono e testo

Ma le barriere tissutali pare che possano essere alterate anche da campi elettromagnetici (o dal calore emesso localmente dai cellulari), e questo ci porta al triste problema dell’esposizione ormai intollerabile a campi elettromagnetici di cellulari, smartphone, tablet e PC collegati via etere ai ripetitori ed ai router, una fitta selva di radiazioni elettromagnetiche dalla quale è difficile stare lontani.

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In realtà ci sono evidenze chiare che le radiazioni che riscaldano i tessuti, possono alterare la barriera emato-encefalica, mentre gli studi sugli effetti delle radiazioni non termali sono al momento poco chiari, ma è pur vero che siamo appena agli inizi di uno studio di tale fenomeno e che certi studi che tendono a tranquillizzare la popolazione sono promossi a volte da istituzioni che hanno tutto l’interesse a nascondere eventuali danni.

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Vedi per esempio Effects of Electromagnetic Fields on Organs and Tissues (Effetti dei campi elettromagnetici sugli organi ed i tessuti) , uno studio governativo sui possibili effetti negativi di un network di ripetitori di segnali elettromagnetici realizzato in ambito militare (ministero della difesa) oppure Electromagnetic fields and the blood-brain barrier (“I campi elettromagnetici e la barriera emato-encefalica”), un articolo realizzato all’interno di un laboratorio di quello stesso ministero della salute olandese che è sempre stato alquanto permissivo lasciando fiorire un selva di antenne in ogni angolo del paese (né più né meno che da noi).

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Questa correlazione tra barriere tissutali e campi elettromagnetiche forse permette di comprendere come ci siano persone con una estrema sensibilità ai campi elettromagnetici che spesso si accompagna ad una sensibilità chimica multipla .

Nell’opinione di chi scrive i meccanismi già evidenziati (disbiosi, parassitosi, focus dentali, tossine ambientali, deficit di vitamina D) contribuiscono ad una eccessiva permeabilità delle tre barriere tissutali e le onde elettromagnetiche sono la goccia che fa traboccare il vaso e rende impossibile sopportare qualsiasi emanazione di onde elettromagnetiche e la presenza nell’ambiente di prodotti chimici artificiali.

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Questo dipende quindi probabilmente da un problema di salute pre-esistente che, in alcune persone particolarmente predisposte, causa anche queste altre particolari forme di sensibilità. Vedremo infatti nel corso di questo libro come cause molto simili determinano malattie alquanto differenti in persone differenti, e come la predisposizione genetica possa avere un suo ruolo.

Il fatto che le barriere tissutali possono mal funzionare in presenza di certi campi elettromagnetici spiega ad esempio come l’epilessia (e probabilmente anche altre malattie neurologiche) possa essere collegata anche all’invadenza di questi segnali che viaggiano per l’etere e come essi possano generare anche problemi a livello cognitivo.

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Ovviamente i danni causati dalle radiazioni elettromagnetici possono essere anche causati da ben altri meccanismi come viene ben spiegato nell’articolo The implications of non-linear biological oscillations on human electrophysiology for electrohypersensitivity (EHS) and multiple chemical sensitivity (MCS) , il quale afferma giustamente:

Il ‘ contenuto informazionale’ dei segnali elettromagnetici terrestri è come un insieme di istruzioni operative per la vita umana. (…) L’oscillazione è inoltre un fenomeno universal, e sistemi biologici come il cuore, il cervello e l’intestino sono dipendenti dalle azioni cooperative delle cellule che funzionano secondo principi di oscillazioni biologiche accoppiate non-lineari per la loro sincronicità. (…)

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Campi elettromagnetici pulsanti e radiazioni a radiofrequenza possono avere effetti biologici devastanti rompendo l’omeostasi e de-sincronizzando i normali ritmi biologici che mantengono la salute.

È interessante notare che l’articolo indichi un legame tra sensibilità elettromagnetica e sensibilità chimica multipla e che in entrambe le condizioni patologiche si evidenziano eccessi di istamina, indicatori di stress ossidativo (che può anche essere causato dai vermi parassiti), auto-anticorpi (che ritroviamo in molte patologie che nel presente libro si dimostrano correlate alla disbiosi), e porosità della barriera emato-encefalica … come volevasi dimostrare.

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In realtà oltre alle tre barriere su cui ci siamo soffermati fino ad ora ci sono altre barriere la cui funzione è grosso modo simile, alcune delle quali sono connesse all’apparato riproduttivo (sia femminile che maschile), agli occhi, alla milza, al timo, ai reni. Dal momento che i meccanismi che danneggiano queste barriere sono generalmente simili (se non identici) a quelli appena discussi per le altre, la disfunzione di tali barriere può causare dei sintomi patologici agli organi interessati.

Per sincerarcene possiamo leggere l’articolo The blood-epididymis barrier and inflammation (“La barriera emato-epididimo e l’infiammazione”) il quale ci informa che tale barriera è di centrale importanza per la protezione della fertilità maschile; essa infatti protegge lo sperma tenendolo separato dal sistema immunitario, e la sua funzionalità è inibita dalle citochine rilasciate a seguito di una infiammazione.

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La disfunzione di tale barriera, afferma l’articolo, induce una risposta del sistema immunitario, una diminuzione di fertilità dello sperma e quindi contribuisce all’infertilità maschile.

Questo meccanismo potrebbe spiegare molte cose, per sempio come il rilascio di citochine pro-infiammatorie a causa dei focus dentali (denti devitalizzati, cavitazioni, etc.) possa inibire la fertilità, o come la disbiosi possa indurre infertilità (le endotossine LPS che entrano in circolo nel sangue modificano la funzione delle barriere e creano infertilità) o come i campi elettromagnetici utilizzati per le comunicazioni via etere (in cui purtroppo siamo immersi) possano creare lo stesso tipo di danno inducendo per l’appunto una disfunzione delle barriere.

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Per inciso l’associazione tra disfunzione della barriera emato-epididimo è confermata dall’articolo The blood-epididymis barrier and human male fertility (“La barriera emato-epididimo e la fertilità maschile”) , ed inoltre il rapporto tra citochine e permeabilità è stato dimostrato almeno nel caso di una certa classe di citochine, come mostra l’articolo TGFβs modulate permeability of the blood-epididymis barrier in an in vitro model.

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Sul già citato ruolo dei bifidobatteri (un tipo di batteri benefici) nella protezione dall’infiammazione (e quindi sul rapporto tra disbiosi ed infiammazione), vedi l’articolo Bifidobacterium strains suppress in vitro the pro-inflammatory milieu triggered by the large intestinal microbiota of coeliac patients (“I ceppi di bifidobatteri sopprimono in vitro il mezzo pro-infiammatorio innescato dal microbiota del grande intestino dei malati di celiachia”) , ed anche l’articolo Anti-inflammatory effects of the genus Bifidobacterium on macrophages by modification of phospho-IκB and SOCS gene expression .

Bibliografia e Testo Completo 
http://scienzamarcia.altervista.org/pilastri.doc

Psicofarmaci e Bambini

Il dottor Spock «fino a oltre i tre anni sapeva parlare pochissimo e quel poco lo diceva con esasperante lentezza». Anche Martin Buber imparò a parlare solo a tre anni. Uno degli insegnanti di James Thurber «disse a sua madre che probabilmente il bambino era sordo».

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Dislessia, ritardo cronico, distraibilità, iperattività sono sintomi della «sindrome da deficit dell’attenzione»: e sa Dio quanta pazienza ci vuole. Del resto, in quale altro modo si può contenere e snidare l’altra faccia di questo «deficit»?

Spesso i bambini così classificati, e anche gli adulti, sono quelli con intelligenza superiore alla media, inclini a perdersi in fantasticherie e con un’anima così sensibile e aperta che l’«Io» non riesce a starle dietro e il suo comportamento risulta disorganizzato. E allora, ale!, una bella cura di Ritalin, Prozac, Xanax: e funziona, naturalmente per il 50% o a livello sintomatico.

dieta depurativa

Ma il fatto che le pillole combattano il deficit non vuol dire che la causa ne sia confermata o che se ne sveli il significato. Le stampelle funzionano, ma non spiegano la mia gamba rotta. Come mai questo disturbo è tanto diffuso oggi? Su che cosa l’anima non vuole rivolgere l’attenzione, e che cosa starà facendo il daimon, visto che non sta leggendo, non sta parlando, non sta dando prestazioni rispondenti alle aspettative?

disbiosi

In questi casi bisogna ripartire a ritroso, rieducando l’ambiente, l’alimentazione, il Microbioma, per poi rieducare il linguaggio, sviluppare la sua creatività e scoprire anche il genio intrinseco nel bambino, che sta facendo i “capricci”.

James Hillman

Ruolo dell’intestino nell’oncogenesi

Iniziamo dal ruolo dell’intestino nell’oncogenesi. 


La vita sulla Terra è nata grazie all’enorme energia messa a disposizione da reattori nucleari ancora prossimi alla superficie. Le specie che sono sopravvissute, quante? 1:10.000, 1:100.000, hanno dovuto imparare a RIPARARE i danni che le radiazioni procurano, non potevano ripararsi. Le radiazioni danneggiano il DNA, direttamente o mediante i radicali liberi. Ancora oggi lieviti intestinali secernano molecole sartine capaci di percorrere il filo del DNA, trovare dove è rotto e ripararlo.

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Conosciamo esattamente questi meccanismi, anche se talmente complessi che senza i miei appunti ho problemi a spiegarverli, ma non è importante qui. Se questi lieviti non popolano più l’intestino, perdiamo questa prima, ma basilare, azione anti-tumorale. Ci troviamo quindi con cellule con DNA danneggiato, allora corriamo ai ripari, attiviamo la via di fuga n°2, abbiamo già perso la n°1, facciamo degenerare queste cellule, in modo che siano attaccate dagli anticorpi.

Fine del problema, ma se se non riusciamo a produrre anticorpi, il problema c’è e come. Immaginiamo di essere al tiro al piattello, la degenerazione è il lancio del piattello, così che quello con il fucile possa colpirlo, ma se il fucile è scarico il piattello non viene colpito. In questo caso qualcuno di voi darebbe la colpa a chi lo ha lanciato?

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Nei tumori, si, si da la colpa alla degenerazione, si cerca di impedirla (provate a colpire il piattello prima che sia lanciato), di emularla (non ha un gran senso), non pensiamo a ricaricare il fucile.

Perchè? Semplice, la produzione di anticorpi è regolata da un ammino acido essenziale, il tritpofano (trp), noto per essere il precursore della serotonina. Una “banale” disbiosi intestinale lo demolisce in indolo e scatolo (nelle urine), diminuisce così la capacità di produrre anticorpi e il fucile rimane scarico. la cellula tumorale consuma molto più glucosio di una normale, anche se ha a disposizione l’ossigeno.

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Questo elevato consumo viene utilizzato per localizzare i tumori con la PET, che “segue” il metabolismo di zucchero radioattivo ingerito. Oggi sappiamo che questo consumo è dovuto al rapido processo di duplicazione cellulare.

Occorre quindi capire perchè una cellula tumorale senta la necessità di duplicarsi più velocemente del normale. Per questo conviene fare un passo indietro, molto lungo, fino ad arrivare a 3-4 miliardi di anni fa, quando si formarono le prime cellule viventi.

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Già Aristotele sosteneva che le forme di vita potessero aver avuto origine da materia non vivente. Nel 1953 Muller e Urey dimostrarono come nel brodo primordiale sia stato possibile arrivare alla sintesi di ammino acidi, che polimerizzandosi formarono proteine le quali impararono a duplicarsi utilizzando substrati di argilla, fino a realizzare il DNA.

Vinsero il Nobel per questo esperimento. Le prime cellule furono batteri anaerobici, la catastrofe dell’ossigeno li indusse a realizzare sistemi digerenti anaerobici dove rifugiarsi.

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L’uomo appare sulla Terra 1/2 milioni di anni fa, e fu scelto come casa/armadio/rifugio ocontenitore, da questi ceppi anaerobici “vecchi” di 3 miliardi di anni. Sono 10 volte le nostre cellule, ci forniscono 4 milioni di unità geniche verso le nostre 24000!!!

Insomma quando ci riferiamo a noi, ci riferiamo più ai nostri batteri che alle nostre cellule. Il direttore dell’istituto di genetica di Washington ha scritto che siamo maggiormente caratterizzati dal DNA dei nostri microbi che da quello delle nostre cellule.

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Come noi teniamo efficiente e pulita la casa, l’auto, lo studio … così questi batteri ci mantengono in salute, se non facciamo di tutto per farli scappare.

La prima cosa che hanno dovuto imparare a fare è quella di riparare i danni prodotti direttamente o indirettamente dalle radiazioni, che miliardi di anni fa erano notevoli per la presenza di reattori in superficie, grazie alla cui energia è scaturita la vita.

D’altronde non c’era possibilità di fuga, quindi le poche specie che sono sopravvissute (1 su milioni o miliardi) sono quelle che hanno imparato a riparare i danni prodotti dalle radiazioni.

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Queste danneggiano il DNA. Ancora oggi il Microbioma intestinale controlla la produzione di molecole “sartine”, generate da lieviti intestinali, capaci di ripercorrere il DNA, individuare dove è rotto e … ripararlo. Conosciamo nei minimi dettagli i meccanismi con cui questo importante processo avviene.

Ahimè, se ci siamo giocati ai dadi il Microbioma intestinale, per diete assurde, stili di vita sbagliati, credenze tribali, questi lieviti si sono addormentati e questo processo, che è sicuramente il più potente agente anti-tumorale, non avviene più. Allora scatta il piano di emergenza: lasciata tranquilla queste cellule con DNA danneggiato si riprodurrebbero normalmente, portandoci ad avere cellule con DNA diversi, allora le facciamo duplicare velocemente in modo che arrivino presto ad ammassi di dimensioni tali da farli aggredire dagli anticorpi.

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La degenerazione equivale al lanciatore del piattello nel tiro al piattello, ma, se non abbiamo anticorpi, ovvero il fucile è scarico, non riusciamo a far fuori questo ammasso, che continua a crescere. Da cosa è controllata la risposta anticorpale?

Dal nostro amico Triptofano (trp), infatti nelle donne il suo livello diminuisce in concomitanza del massimo periodo di fertilità del ciclo per abbassare la risposta anticorpale ad impedire un attacco ad un eventuale feto.

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Anche noi maschi ci accorgiamo di questo calo, in quanto corrisponde ad un calo (anche) di serotonina cerebrale, quindi maggiore aggressività, dolorosità, isteria.. Una “banale” disbiosi intestinale, che demolisce eccessivamente il trp in indolo e scatolo, ci diminuisce la possibilità di eliminare le cellule fatte degenerare in quanto con DNA danneggiato.

Si arriva così alla formazione dei tumori. Risolvere una disbiosi è troppo semplice, poco costoso, nessuno ci guadagna, meglio scatenarci contro la degenerazione, ovvero prendiamo a sberle e pugni quel povero cristo che ci ha lanciato il piattello per farcelo colpire con il nostro fucile, invece di ricaricare il fucile. Chiaro no?

dott. Paolo Mainardi