La sindrome premestruale

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Per gran parte dei secoli passati, le donne hanno visto la menopausa sotto una luce positiva. Anche se segnalava l’invecchiamento ma non la malattia, bensì la menopausa metteva fine in modo naturale e indolore alle difficoltà e agli inconvenienti della sindrome premestruale e delle mestruazioni, spesso comportando un aumento della libido e consentendo loro di avere rapporti sessuali senza preoccuparsi di gravidanze accidentali.

Un tempo le donne non si rivolgevano ai medici per affrontare la menopausa perché questa condizione non causava loro particolari problemi fisici o sintomi.

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Durante la perimenopausa, la menopausa o la post menopausa quasi sempre le donne stavano meglio di prima; era una normale fase della vita e non richiedeva nient’altro che l’accettazione. La letteratura medica prodotta nel corso dell’Ottocento non tratta quasi mai la menopausa come una condizione sintomatica o come una difficoltà tale da richiedere cure. Le vampate e le palpitazioni erano praticamente inesistenti.

Tutto cambia nell’era contemporanea, intorno al 1950

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Le donne nate agli inizi del Novecento furono le prime a sperimentare sudorazione notturna, vampate, affaticamento, attacchi di panico, ansia, diradamento dei capelli e dolori articolari una volta arrivate a una certa età.

Alla metà del Novecento una marea di donne tra i quaranta e i cinquantacinque anni si rivolgeva al medico lamentando questi sintomi, e il medico non sapeva cosa pensare. Fu così che nacquero gli equivoci sulle malattie autoimmuni e la malattia del mistero. I professionisti della medicina non erano mai stati così disorientati.

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I medici riferirono di quest’epidemia alle case farmaceutiche e inizialmente molti ritennero che il problema fosse tutto nella testa delle donne: era un’assurda sindrome femminile. Quei sintomi dovevano essere immaginari, altrimenti non si capiva come mai fossero insorti; erano solo richieste d’attenzione escogitate da donne annoiate.

A quelle donne i medici suggerivano di andare in psicoterapia

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Tuttavia, nel corso degli anni Cinquanta, l’ondata di donne con problemi di memoria, difficoltà di concentrazione, sbalzi d’umore, accumulo di peso e vertigini aumentò ulteriormente.

I medici si consultarono di nuovo con le case farmaceutiche e stabilirono che l’unica cosa in comune tra queste donne era la fascia d’età. La medicina ufficiale decretò che la causa dovevano essere gli ormoni, sebbene in quegli anni ci fossero anche degli uomini che lamentavano gli stessi sintomi.

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Molti uomini avevano vampate di calore, ma venivano etichettate come “sudore da lavoro”, anche se non sopraggiungevano mentre stavano lavorando, o come “sudore nervoso”.

Molti uomini avevano anche altri sintomi della “menopausa”, come depressione, aumento del girovita e lacune della memoria

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Tali sofferenze non venivano divulgate perché a quell’epoca l’uomo doveva essere stoico, così come gli era stato insegnato; la responsabilità di essere il solo a portare a casa il pane pesava fortemente così, per paura di perdere il lavoro, gli uomini nascondevano i loro problemi di salute.

In breve tempo, tra le case farmaceutiche si sviluppò la tendenza a sfruttare economicamente la falsa scoperta dei problemi ormonali che causavano il malessere delle donne.

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Entro la fine degli anni Cinquanta, l’idea che le donne soffrissero di carenze ormonali si diffuse nell’opinione pubblica. E mentre si diffondeva quest’idea dei “problemi femminili”, gli uomini si sentivano più che mai costretti a nascondere i propri sintomi.

Le donne avevano affrontato enormi difficoltà fino a quella data

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Erano state oppresse ed erano state istruite a reprimere le proprie emozioni, solo nella storia recente avevano conquistato il diritto di voto ed erano considerate esseri umani. Alla metà del secolo dovevano ancora combattere per far sentire la propria voce, era quindi facile approfittarsi di loro facendole sentire ascoltate.

Di fronte ai misteriosi sintomi femminili, i medici erano perplessi, ma almeno alla fine cominciarono a crederci

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Così, anche se la medicina aveva cercato le risposte nella direzione sbagliata, le teorie venivano celebrate perché davano un nome ai problemi di salute delle donne – in tal senso, l’impegno dei medici era animato da buone intenzioni. Ancora oggi i medici operano sulla base di questa disinformazione.

Innumerevoli donne si sentono dire che i loro disturbi sono causati dalla menopausa o da squilibri ormonali

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Non è vero. La menopausa in realtà agisce in tuo favore. Che tu ci creda o no, dopo la menopausa il processo di invecchiamento rallenta, ma in genere viene comunicato il messaggio contrario.

Le donne pensano che la menopausa segni l’inizio dell’invecchiamento e dei problemi di salute legati all’età che avanza, mentre è vero l’opposto. L’invecchiamento più rapido nel corpo di una donna avviene tra la pubertà e la menopausa.

Pensa a quant’è veloce lo sviluppo di una ragazzina dopo il primo ciclo mestruale

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è perché gli ormoni della riproduzione e i composti steroidei accelerano il processo di invecchiamento. Riducendo i livelli di estrogeni e progesterone, la menopausa aiuta anche a proteggere dal cancro, dai virus e dai batteri, che si nutrono degli ormoni della riproduzione.

Ed ecco la verità sull’osteoporosi: nella post menopausa le donne non sono più vulnerabili alla friabilità delle ossa. L’osteoporosi impiega decenni per svilupparsi, perciò si dà il caso che si manifesti solo quando una donna arriva a una certa età.

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Le comunità mediche scambiano questa coincidenza per un rapporto di causa-effetto, ritenendo che i ridotti livelli di estrogeni nel corpo femminile contribuiscono a indebolire la massa ossea.

In verità sono gli ormoni della riproduzione a generare l’osteoporosi, perché sono steroidi, e gli steroidi esercitano un effetto di sfaldamento delle ossa. Combinati a infezioni di agenti patogeni come il virus di Epstein-Barr, le carenze nutritive e la mancanza di un’adeguata attività fisica, gli estrogeni e il progesterone possono essere i fattori scatenanti dell’osteoporosi molto prima della menopausa.

Ciò non significa che gli ormoni della riproduzione siano nocivi

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È grazie a loro se le donne sono in grado di avere figli; senza di loro la vita non potrebbe continuare. Tuttavia il corpo conosce i suoi limiti, è disposto a pagare un prezzo per la sua capacità di generare la vita, pertanto limita la fertilità al periodo che va dalla pubertà alla menopausa, e lo fa perché vuole proteggerti.

Le donne si sentono dire che questi ormoni sono la fonte della giovinezza. L’ironia è che la giovinezza non coincide con i venti, i trenta o i quarant’anni di età. La vera giovinezza precede la pubertà: raggiungere la menopausa significa ricollegarsi a quell’epoca.

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La menopausa mette fine al ciclo dell’apparato riproduttivo (e al drenaggio di energie dal corpo) e riduce i livelli di ormoni. È il modo naturale con cui il corpo rallenta l’invecchiamento affinché tu possa vivere una vita lunga e sana. Non c’è motivo di temere la menopausa o la vita degli anni a venire.

Di per sé la menopausa non è un processo problematico, e le numerose donne più giovani che cominciano a sperimentare sintomi definiti di origine ormonale in realtà non stanno andando incontro a una menopausa precoce.

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Sono in gioco fattori completamente diversi ed esistono metodi molto efficaci per curarli. Puoi tornare a vivere una vita sana e goderti ogni fase della tua esistenza.

Cosa ha causato davvero la prima ondata di “sintomi della menopausa”
Ecco come sono andate le cose. Quando negli anni Cinquanta le donne cominciarono a presentare i sintomi, i medici e le case farmaceutiche li attribuirono all’età, trascurando altri tre elementi che accomunavano quelle donne. Il primo era virale.

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Tutte queste donne erano nate agli inizi del Novecento, proprio quando il virus di Epstein-Barr (EBV) e altri virus cominciarono a diffondersi nella popolazione.

Di solito l’EBV entra nell’organismo di una donna quando è in giovane età, poi si nasconde per decenni e continua a rafforzarsi finché è pronto a manifestarsi con una malattia infiammatoria.

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Così, le donne affette da forme non aggressive del virus avevano tra i quaranta e i cinquant’anni quando il periodo di incubazione del virus era terminato e affiorarono i sintomi. (Nello stesso periodo, molte donne cominciarono a soffrire di infiammazioni alla tiroide.

Quindi, se fossi una donna nata nel 1905 e avessi contratto il nuovo virus di Epstein-Barr da bambina, nel 1950 avresti avuto quarantacinque anni e avresti fatto parte della prima generazione di persone che sperimentava i sintomi di questa epidemia virale.

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Il fatto che tali sintomi fossero affiorati intorno all’età della perimenopausa o della menopausa era solo una coincidenza, ma probabilmente ti avrebbero detto che le tue vampate, la sudorazione notturna e la stanchezza erano causate dagli ormoni. Se l’infiammazione virale si fosse manifestata qualche anno prima o qualche anno dopo ti avrebbero detto che eri in perimenopausa o in post menopausa.

Il secondo elemento in comune tra le donne che lamentavano i sintomi negli anni Cinquanta era l’esposizione alle radiazioni

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A causa di un colossale abbaglio chiamato “fluoroscopio misura-scarpe” – un errore di cui si è parlato poco – le donne di quell’epoca furono esposte al livello più alto di radiazioni della storia. Lo sarebbero state meno se fossero vissute ai confini dell’area di evacuazione di Chernobyl nel 1986!

Dopo l’invenzione del fluoroscopio, a partire dagli anni Venti fino agli anni Cinquanta, quando si entrava in un negozio di scarpe era pratica comune nel mondo anglosassone infilare le gambe e i piedi in questa scatola ai raggi X.

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L’idea era che la radiografia avrebbe aiutato i commessi a comprendere la struttura ossea dei piedi delle clienti per trovare la calzatura più adatta, ma il dosaggio delle radiazioni non era controllato né regolato e non c’erano medici nel negozio, solo commessi che premevano un pulsante letale a loro piacimento.

Capitava di continuo, ogni volta che si entrava in un negozio di scarpe

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Molte donne andavano a provarsi delle scarpe per distrarsi ed entravano in questi negozi ogni due settimane circa, ciò significa che nell’arco della loro vita si erano esposte alle radiazioni ottocento volte. Col risultato che milioni di donne svilupparono un grave avvelenamento da radiazioni.

Sul finire degli anni Cinquanta il fluoroscopio veniva rimosso dai negozi di scarpe tacitamente, come se non fosse mai esistito

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La medicina moderna cominciava a comprendere che le radiazioni erano pericolose e sono sicuro che qualcuno, dietro le quinte, avrà colto il legame tra gli inediti problemi di salute delle donne e la loro lunga e ripetuta esposizione alle radiazioni, perché il dato di fatto era che decine di migliaia di donne subivano amputazioni ai piedi e alle gambe a causa del cancro.

Ma invece di puntare il dito contro le radiazioni, la medicina ufficiale scelse di imputare i problemi alla menopausa, anche se per le madri, le nonne e le bisnonne di queste signore la menopausa era stata un’agevole fase di transizione.

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Nello stesso periodo era subentrato un terzo fattore assai nocivo per la salute: la massiccia esposizione al DDT. Negli anni Quaranta il DDT era usato ovunque. Veniva spruzzato sui raccolti, nei parchi, e i bambini facevano docce di DDT per gioco, mettendosi sotto il getto del camion che passava per le strade dei quartieri a spruzzare l’insetticida.

I venditori andavano porta a porta e vendevano alle donne latte di insetticida da spruzzare sui fiori e nei loro giardini; per dimostrare che era innocuo, lo spruzzavano addirittura su una mela, dicendo che era benefico.

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Negli anni Cinquanta l’utilizzo del DDT era al culmine e innumerevoli donne avevano il sistema nervoso centrale e il fegato sovraccarichi di tossine.

Sorprende pensare che i rischi siano stati sottovalutati così a lungo. Se non fosse stato per Primavera silenziosa di Rachel Carson, un libro pubblicato nel 1962 che ammoniva contro i pericoli dei pesticidi chimici, generando un’inversione di tendenza che portò alla messa al bando del DDT e alla fondazione della Environmental Protection Agency (l’ente americano per la tutela dell’ambiente)

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il mondo avrebbe continuato a ignorare i danni che quei pesticidi stavano causando. Sta di fatto che alcuni detrattori attaccarono Rachel Carson definendola un’isterica, lo stesso termine usato a quel tempo per descrivere i misteriosi sintomi delle donne.

Alla fine, però, la storia l’ha vendicata

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Tutto ciò che dovette subire per portare alla luce la verità è stato ripagato dalle vite umane che la sua battaglia ha salvato. (A proposito, non è un caso che, quando gli interessi dell’industria chimica subirono un duro colpo poiché l’opinione pubblica era ormai informata sui danni del DDT, una nuova industria cominciò a emergere e ad affermarsi: quella delle terapie ormonali.)

Nel frattempo, la menopausa era diventata il capro espiatorio per decine di sintomi che in realtà erano dovuti a cause del tutto diverse

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Tra i sintomi erroneamente imputati alla menopausa c’erano sudorazioni notturne, vampate, affaticamento, vertigini, accumulo di peso, problemi digestivi, gonfiore addominale, incontinenza, cefalea, sbalzi d’umore, irritabilità, depressione, ansia, attacchi di panico, palpitazioni, difficoltà di concentrazione, lacune della memoria, insonnia e altri disturbi del sonno, secchezza vaginale, sensibilità al seno, dolori articolari, formicolio, caduta o indebolimento dei capelli, pelle secca o screpolata e unghie fragili.

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Nessuno avrebbe dovuto credere che un sano e naturale processo della vita potesse causare questi problemi, specialmente considerando che in passato non li aveva mai provocati. Ma del resto, perché scomodarsi a riflettere su trent’anni di intensa e incontrollata esposizione alle radiazioni, al DDT e ai virus patogeni?

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Quando le donne cominciarono a sperimentare patologie autoimmuni o virali, come sindrome da stanchezza cronica, affaticamento surrenale, ipotiroidismo, altre manifestazioni del virus di Epstein-Barr, lupus, intossicazione da metalli pesanti, disfunzioni del fegato e carenze nutrizionali – tutte scatenate dall’esposizione ai virus, alle radiazioni e alle tossine del DDT nell’era moderna – le comunità mediche non riuscivano a comprendere le vere cause (di solito, non considerano questi fattori neanche ai giorni nostri).

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Nasceva così la tendenza a dire “dev’essere tutto nella tua testa”, e quando le donne cominciarono a rifiutare questa “non diagnosi”, perché a quel punto i loro diritti si erano consolidati, i problemi ormonali diventarono la spiegazione perfetta per tranquillizzarle.

Per i medici era molto più facile dire “il problema sono gli ormoni” che ammettere “Non ho idea di cosa stia succedendo dentro di te

” Prima del 1950, l’opinione di un medico non era ritenuta inoppugnabile. Ma dal 1950 la medicina moderna acquistò autorevolezza agli occhi della società. Per la prima volta nella storia, il medico era considerato Dio.

Anthony William

Celiachia Eczemi Ovaio policistico

Infiammazioni collegate a Celiachia, Eczemi, Ovaio policistico ecc

I microrganismi che vivono nel sistema digestivo come risultato della loro attività, producono delle sostanze (dei metaboliti, come si dice in termine tecnico); per esempio ogni cellula usa delle sostanze che trova nel suo ambiente, le modifica chimicamente per trarne energia e quindi rilascia i residui di tali reazioni chimiche.

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L’articolo succitato spiega che tali metaboliti possono essere correlati per esempio all’infiammazione o alla riduzione dell’infiammazione (a seconda del fatto che siano prodotti da batteri benefici o patogeni), oppure all’arresto della crescita o all’apoptosi delle cellule (quel meccanismo protettivo per cui le cellule in certe condizioni si “suicidano” (meccanismo benefico quando riesce a funzionare nelle cellule cancerogene), e che alcuni prodotti del metabolismo batterico sono stati associati a malattie del fegato, dei reni e malattie cardiovascolari.

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Anche questo articolo si fonda su circa cento altri studi scientifici nel corso dei quali sono stati analizzati i microbiomi dei soggetti malati e confrontati con quelli delle persone sane (gruppo di controllo). Molti di questi studi saranno richiamati nel seguito quando si discuterà delle specifiche patologie.

Del resto se quanto sopra esposto è corretto, le persone che soffrono di disbiosi intestinale dovrebbero manifestare spesso più di una delle patologie ad essa correlate, ed in effetti diversi studi scientifici attestano questa realtà. Tra questi citiamo Psychological disturbance in atopic eczema: the extent of the problem in school aged children (“Disturbi psicologici nei malati di eczema atopico:

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l’estensione del problema nei bambini in età scolare”) nel quale si afferma che i bambini che soffrono di eczema soffrono di disturbi psicologici in misura doppia dei bambini del gruppo di controllo; ne segue una sensibile correlazione tra le due condizioni.

Poi abbiamo tre articoli che descrivono i legami clinici e biologici tra autismo e schizofrenia: Autism and schizofrenia (“Autismo e schizofrenia”) , Gene gut and schizophrenia (“Gene, intestino e schizofrenia”) e The gluten connection, the association between schizofrenia and celiac disease (“La connessione del glutine, l’associazione tra schizofrenia e celiachia”) .

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Abbiamo ancora Childhood autism, a complex disorder (“Autismo infantile, un disordine complesso”) , che mostra come bambini autistici e psicotici hanno in comune la presenza di particolari peptidi nelle urine.

La stessa condizione di peptiduria (peptidi riscontrati nelle urine) è stata rilevata nei soggetti con disturbo dell’attenzione, nei pazienti psichiatrici e nelle persone dislessiche, come confermano gli articoli Attention deficit disorders: a study of peptide-containing urinary complexes (“Disturbi da deficit dell’attenzione:

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uno studio su complessi urinari contenenti peptidi”) e Urine patterns, peptide levels, and IgA/IgG antibodies to food proteins in children with dislexia (“Analisi delle urine, livelli di peptidi ed anticorpi IgA/IgG alle proteine del cibi nei bambini dislessici”) .

Questi ultimi articoli in particolare segnalano la presenza di anticorpi a glutine e caseina (intolleranza a queste due proteine contenute in grano, frumento, orzo, farro, segale, avena, latte e derivati) e rimandano alla difficoltà di digerire completamente tali sostanze, alla conseguente produzione di peptidi, e al ritrovamento di questi peptidi nelle urine.

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La dottoressa Campbell segnala nel suo libro che tale condizione di peptiduria è stata rilevata anche nelle persone sofferenti di iperattività, psicosi post-parto, epilessia, sindrome di Down, depressione, artrite reumatoide e altre malattie autoimmuni. Tra questi peptidi particolarmente importanti sono le caeomorfine e le gluteomorfine.

Menziono ancora un interessante articolo intitolato Management of menstrual problems in adolescents with learning and physical disabilities il quale ci informa che i disturbi mestruali tra le adolescenti con disabilità fisica o disturbi dell’apprendimento sono più frequenti rispetto alla media delle donne.

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Per esempio la sindrome premestruale è più frequente tra le donne disabili, la sindrome da ovaio policistico è più frequente tra le donne epilettiche, l’iperprolattinemia con mestruazioni irregolari è comune nelle donne con sindrome di Down (a causa della maggiore frequenza tra di loro delle malattie tiroidee) .

Molti altri articoli scientifici che giustificano quanto finora scritto sono mostrati nel seguito del libro; rimando per altro coloro che ne volesse consultare altri a fare una ricerca sul web o a consultare la lunghissima sezione finale dei riferimenti scientifici del libro “La Sindrome Psico-Intestinale”.

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Per terminare segnalo alcuni articoli che confermano e approfondiscono quanto appena scritto sul rapporto salute/flora batterica/intestino/psiche:

– Il nostro (secondo) cervello che funziona «a batteri» La flora intestinale svolge un’azione decisiva di comunicazione fra l’apparato digerente e il sistema nervoso centrale . 
– I batteri e l’intestino umano: nuove evidenze sperimentali della complessità delle popolazioni batteriche intestinali .
– Uomini e batteri intestinali, storia di un destino evolutivo .

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Ad esempio sin dai primi giorni della vita l’organismo umano è popolato da alcuni ceppi fisiologici (benefici per l’organismo, a differenza dei più noti ceppi portatori di malattie) di Escherichia Coli che hanno la funzione di digerire il lattosio, produrre le vitamine K2, B1, B2, B6 e B12, e produrre le colicine, sostanze che impediscono la proliferazione dei ceppi patogeni dello stesso E. Coli. Altri batteri producono acido folico (detto anche vitamina B9), acido pantotenico, vitamine B1, B2, B3, B6 e B12 ed anche altre sostanze nutritive per il nostro organismo.

Bibliografia: 
http://scienzamarcia.altervista.org/pilastri.doc

Analisi per il riscontro di disbiosi

Analisi per il riscontro di disbiosi, parassitosi, intossicazione da metalli pesanti, intolleranze

A mio giudizio non esistono analisi di routine (eseguibili nei laboratori convenzionati con il sistema sanitario) abbastanza affidabili per identificare la presenza di eventuale disbiosi, parassitosi, intolleranze, e su questo concordano molti specialisti del settore che spesso si rivolgono a laboratori molto distanti dalla città in cui operano, a volte anche in un altro continente, pur di avere informazioni davvero attendibili.

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Per quanto riguarda la disbiosi ci sono alcuni esami indiretti che partono dalle analisi delle urine

tali test della disbiosi si possono effettuare in diversi centri anche in Italia. Tali test rilevano delle sostanze nelle urine la cui presenza e quantità è correlata alla disbiosi intestinale, ma non danno indicazioni molto precise su quali siano i microrganismi benefici carenti e quali e quanti siano quelli patogeni. Io per esempio, navigando su internet, ho trovati tre laboratori che eseguono questo tipo di test (ma presumibilmente ce ne sono altri):

http://www.analisisanpaolo.it/Default.aspx?Id=390http://www.oloslab.com/test-per-la-disbiosi-intestinale/,http://www.centrodimedicinabiologica.it/test-disbiosi-inte…/.

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Un’analisi più approfondita si può ottenere da campioni di feci per identificare più precisamente le carenze di batteri benefici, la presenza di batteri patogeni, nonché di parassiti (vermi), sebbene nemmeno in tale maniera si ottengano informazioni poi così dettagliate sul microbioma intestinale, dal momento che non tutti i microrganismi residenti dell’intestino si possono ritrovare nelle feci.

Molto interessante è a tal proposito il risultato dello studio The treatment-naive microbiome in new-onset Crohn’s disease nel quale le differenze significative tra il microbiota dei malati di morbo di Crohn e quello dei soggetti sani (gruppo di controllo) sono state scoperte non osservando i campioni di feci, ma campioni di mucosa ottenuti tramite biopsia.

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Uno dei più attrezzati (ma anche più costosi) laboratori al mondo è il Great Plains Laboratory (http://www.greatplainslaboratory.com/); sul sito esiste la possibilità di scegliere la visualizzazione delle pagine anche in Italiano (purtroppo il costo si aggira sulle 600 euro).

In Italia è possibile rivolgersi (a prezzi più accessibili) al laboratorio universitario del progetto microbioma (http://progettomicrobiomaitaliano.org/partecipa/page-2/), o anche ad un laboratorio specializzato sulle analisi del microbioma intestinale all’ospedale del Bambin Gesù (Roma). Appena possibile segnalerò anche altri centri italiani.

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Se qualcuno vuole approfondire anche eventuali problematiche di origine genetica, può sottoporsi al test 23 and me (https://www.23andme.com/en-int/) al costo di circa 150 euro; anche se poi sia in questo caso che nel precedente ci vuole un medico (o biologo) bravo e capace di interpretare i risultati.

Per quanto sia giusto ridimensionare la pretesa origina genetica della malattie

è anche vero che alcune differenze genetiche possono predisporre a sviluppare certe problematiche di salute, come per esempio la mutazione MTHFR (metilen-tetraidrofolato reduttasi) rende problematici certi processi del cosiddetto ciclo di metilazione, il che a sua volta rende difficile e lento lo smaltimento delle tossine (e non solo, perché chi è portatore di questo gene è più a rischio di depressione, osteoporosi, diabete, alzheimer e altre patologie).

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E siccome tale gene è difettoso nel 40% circa della popolazione mondiale, non si tratta di una informazione di poco conto Genome Project, nel quale si è scoperto che un gene molto importante per la salute, chiamato (per l’appunto, l’MTHFR). Con una dieta più sana e alcuni integratori è possibile correggere gli squilibri causati da questo problema di ordine genetico .

Per quanto riguarda i parassiti anche le migliori analisi delle feci non sono abbastanza affidabili,

sia perché le analisi stesse non sono molto precise, sia perché non è sempre detto che nel campione raccolto in quel determinato giorno si trovino uova, parassiti (in genere essi non lasciano l’intestino a meno che non si assumano sostanze antiparassitarie) o frammenti di tali esseri.

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Per altro molti genitori che hanno sottoposto i propri figli ad una cura antiparassitaria hanno trovato i vermi nelle feci dei bambini pur se gli esami delle feci eseguiti in precedenza risultavano negativi. Un veterinario, abituato a cercare tracce di parassiti nelle feci degli animali con l’ausilio del microscopio, potrebbe essere a volte più affidabile di un generico test di laboratorio.

Una maniera per cercare di rendere minimi i falsi negatici (ovvie i casi in cui non risultano parassiti dalle analisi pure quando questi parassiti si trovano nel paziente) è quello di ripetere le analisi almeno tre volte.

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L’articolo The need for three stool specimens in routine laboratory examinations for intestinal parasites (“Il bisogno di tre campioni di feci nell’esame laboratoriale di routine per la ricerca dei parassiti intestinali”) mostra infatti che su un consistente campione di pazienti cui sono state esaminate per tre volte le feci per la ricerca di parassiti spesso uno dei tre esami è risultato negativo.

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Ad esempio se ci si fosse fermata al primo esame di laboratorio, addirittura il 41,7% di loro sarebbe risultato esente da parassiti

ma la presenza di parassiti in questi pazienti è stata riscontrata in almeno uno dei due esami successivi. È interessante notare che gli autori concludono affermando che non solo occorrono le analisi di tre campioni di feci (ovviamente in tempi diversi) per verificare l’eventuale presenza di parassiti, ma che anche così facendo non è possibile garantire che non ci sia alcuna infestazione.

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Similmente l’articolo Multiple Stool Examinations for Ova and Parasites and Rate of False-Negative Results (“Esame multipli di uova e parassiti e pecentusali di falsi negativi”) mostra che persino dopo l’analisi di tre campioni ci sono discrete probabilità di ottenere dei falsi negativi, anche se in questo studio i risultati appaiono più confortanti (ad eccezione fanno dei test per le amebe).

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L’articolo A Case of Parasite Invasion of the Intestinal Tract: A Missed Diagnosis in Irritable Bowel Syndrome descrive un caso di sindrome dell’intestino irritabile causata da un parassita; la guarigione è avvenuta dopo un trattamento antiparassitario effettuato nonostante dagli esami parassitologici non risultasse nulla; i medici infatti hanno considerato che i sintomi clinici fossero più rilevanti dell’esito di tale analisi ed hanno proceduto ugualmente alla somministrazione dei farmaci contro i parassiti.

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L’articolo Detection of Pathogenic Protozoa in the Diagnostic Laboratory:

Result Reproducibility, Specimen Pooling, and Competency Assessment ci informa che i test di laboratorio per il riscontro dei parassiti unicellulari della classe dei protozoi utilizzano anche tecniche manuali che impediscono una standardizzazione e che poprtano ad interpretazioni soggettive dei risultati.

Ad ogni modo c’è la possibilità di fare le analisi tramite un campione di saliva (utilizzando una tecnologia ideata dalla dottoressa Clark) presso un laboratorio svizzero, Sanavital (http://www.sanavital.ch); sul sito esiste la possibilità di scegliere la visualizzazione delle pagine in Inglese, Francese, Tedesco ed altre lingue, ma non in Italiano.

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Queste analisi, basate su uno strumento ideato dalla dottoressa Clark, dovrebbero identificare la presenza di patogeni, parassiti, metalli pesanti, ma non danno indicazioni sulle eventuali carenze di batteri benefici. Diverse persone che conoscono hanno ottenuto dei risultati attendibili da questi esami (il costo attualmente è di circa 300 euro).

Per l’analisi dell’intossicazione da metalli ci sono sicuramente molti altri laboratori attrezzati, uno che conosco e che mi pare affidabile è quello della mineral-test: http://www.mineral-test-sas.com/.

Per quanto riguarda le intolleranze, la dottoressa Campbell nel suo libro “La Sindrome Psico-intestinale” osserva giustamente che si tratta di fenomeni che spesso si modificano nel tempo; per esempio si può perdere l’intolleranza ad un cibo quando migliorano le condizioni di salute dell’intestino, o si può diventare intolleranti a qualche nuovo cibo dopo un ciclo di cura con farmaci che danneggiano il microbiota.

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Un mezzo molto semplice da lei consigliato nel libro è quello di mettere un poco della sostanza da testare (sotto forma fluida, eventualmente sminuzzato finemente e mescolato con un poco d’acqua) sull’interno del polso la sera prima di andare a letto, quindi ricoprire con una striscia di tessuto (anche per non sporcare) e verificare se l’indomani si nota una reazione cutanea (arrossamento, rigonfiamento, puntini).

Bibliografia Completa
http://scienzamarcia.altervista.org/pilastri.doc

I parassiti intestinali (ed anche gli altri)

La presenza di disbiosi intestinale spesso causa una proliferazione di vermi parassiti.

A causa della disbiosi intestinale si genera un flusso di tossine rilasciate dagli agenti patogeni che rendono più difficile tutto il processo digestivo (a partire dal livello di acidità dello stomaco che viene diminuito), le difese del sistema immunitario perdono efficienza, e quando le uova dei parassiti si schiudono, i vermi che ne vengono fuori riescono facilmente a diventare adulti e a riprodursi.

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La dottoressa Campbell afferma che i vermi parassiti seguono sempre la tossicità, e per quanto le infestazioni da parassiti dipendano un poco anche dall’igiene dell’ambiente in cui si vive, occorre ricordare che potremmo ingerire uova di vermi parassiti non solo mangiando alimenti non troppo bene lavati, ma anche semplicemente respirandole (tanto sono piccole e leggere alcune di esse).

I carboidrati mal digeriti sono uno dei cibi preferiti dai vermi, motivo per il quale la dieta dei carboidrati specifici può servire anche a togliere il terreno sotto i piedi a tali parassiti, riducendo quantomeno l’intensità dell’infezione (in certi casi la dottoressa Campbell suggerisce l’uso del farmaco mebendazolo nelle notti di luna piena).

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(97Esitono anche testimonianze aneddotiche di persone omosessuali che diventano eterosessuali dopo avere curato una candidosi sistemica).

È importante notare che i vermi parassiti non si trovano solo nell’intestino,

ma possono trovarsi anche nel fegato (fasciole epatiche) e in altri organi e tessuti, per cui il danno che possono causare tali ospiti indesiderati è davvero notevole. In certi casi le tenie allo stadio larvale, per esempio, formano delle cisti anche nel cervello, causando una malattia detta cisticercosi.

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Alcuni parassiti tropicali (assunti in genere mangiando carne o pesce crudo, ma talora anche verdure non bene lavate cui restano attaccate le uova) possono anche muoversi sotto la pelle, muoversi all’interno del cervello e causare tutta una serie di problematiche.

La lista dei problemi di salute che possono essere causati dai parassiti è davvero lunga, e spesso si tratta di sintomi comuni alla disbiosi intestinale. È anche per questo che spesso occorrerebbe considerare i due disturbi come un’unica manifestazione (disbiosi/parassitosi).

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Una caratteristica peculiare dei disturbi causati dalla parassitosi è quella di accentuarsi nei giorni (e nelle notti) di luna piena, talvolta anche nei giorni e nelle notti di luna nuova. Ogni plenilunio i vermi parassiti ritornano tutti nell’intestino per accoppiarsi;

per essere più precisi essi si accoppiano nelle notti di luna piena (specialmente in un orario tra le 2 e le 3 di notte), motivo per il quale in quei giorni ed in quelle notti intorno al plenilunio ci si può sentire particolarmente agitati, nervosi, si può soffrire di insonnia, si possono accentuare i sintomi di una dermatite o di una fibromialgia etc.

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Alcuni indicatori della presenza di parassiti sono: livelli elevati di immunoglobuline (IgE), livelli elevati di eosinofili (un tipo di globuli bianchi), livelli elevati di ammoniaca ed ossalati, bassi livelli di ferro (anemia) e di vitamina B12 (di cui si cibano sottraendola al nostro organismo).

Una lista parziale di sintomi, disturbi, patologie riconducibili alla parassitosi (secondo Andreas Kalcker), è la seguente: scarso sviluppo fisico ed intellettuale nei bambini, eruttazione cronica, fame esagerata, brama di dolci e latticini, rabbia, irritabilità, nervosismo, ansia, depressione, confusione, scarsa memoria, scarsa coordinazione, sbalzi d’umore, ossessioni, dolori alle giunture, crampi muscolari, fibromialgia, pancreatite, colite, gonfiore addominale, emorroidi, intestino poroso,

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malassorbimento, torpore delle mani e dei piedi, tachicardia, epilessia, anoressia, autismo, digrignamento dei denti, crampi, diarrea alternata a costipazione, mal di testa, prurito nella zona anale, pianto o riso incontrollato, impotenza, problemi mestruali, psoriasi, dermatite, secchezza della pelle, orticaria, alito cattivo, cattivo odore del corpo, vista offuscata, debolezza, stanchezza cronica, disturbi del sonno, addormentamento delle estremità, difficoltà ad inghiottire, salivazione eccessiva, accumulo o ritenzione di liquidi durante la luna piena, peritonite, anemia.

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Le larve dei parassiti, transitando nei polmoni (ebbene sì, i parassiti si muovo all’interno del nostro corpo, anche da un organo all’altro) possono causare anche sintomi a livello respiratorio, asma, bronchite, tosse cronica irritativa, polmonite, crisi respiratoria.

Uno dei motivi per cui i parassiti possano essere diventati in epoca moderna un problema di notevole rilevanza è anche la loro “globalizzazione” causata dalla facilità con cui gli uomini e le merci possono spostarsi nel mondo moderno (per mezzo di navi treni ed anche aerei intercontinentali) che ha portato nel giro di pochi decenni ad essere presenti un po’ ovunque sul pianeta dei parassiti una volta diffusi solo localmente, e per i quali le popolazioni indigene avevano sviluppato dei meccanismi di difesa immunitaria.

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Similmente a come cinque secoli fa gli indigeni delle Americhe furono falcidiati dal vaiolo e da altri virus portati dagli europei, adesso molte persone (ed anche molti animali) sono vittime di parassiti che appena qualche secolo fa erano completamente sconosciuti ai loro antenati .

Per giustificare sin da subito alcune delle affermazioni su esposte, cito l’articolo Parasite stress promotes homicide and child maltreatment (“Lo stressa da parassiti promuove l’omicidio ed il maltrattamento dei bambini”) che mostra come la violenza, il maltrattamento dei bambini e persino l’omicidio sono più frequenti da parte delle persone infettate dai parassiti; ci sarebbe da aggiungere che se i parassiti si sono insediati in un ospite umano è anche perché esso soffre di disbiosi, la quale a sua volta contribuisce ad uno squilibrio mentale (vedi più avanti il capitolo relativo).

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Il protocollo antiparassitario Kalcker-Maceda utilizza un’associazione di erbe e di farmaci secondo un calendario basato sul ciclo lunare, per debellare la parassitosi (non sempre basta una dieta paleolitica per sbarazzarsi di questi scomodi inquilini).

I principi attivi farmacologici utilizzati sono pirantel pamoato e mebendazolo (più noti con i nomi commerciali Vermox e Combantrim, che però è possibile farsi preparare da una farmacia galenica in modo da avere solo il principio attivo e non altre inutili e tossiche sostanze chimiche utilizzate come eccipienti),

sostanze che danno ben poco assorbimento sistemico al di fuori del tratto intestinale. Trovate una particolare versione del protocollo Kalcker nel libro Guarire i sintomi noti come autismo di Kerri Rivera. Alcune informazioni riassuntive su tale protocollo, e su

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altri procedimenti utili a liberarsi dai parassiti, le trovate più avanti nel presente libro.

Bibliografia Completa
http://scienzamarcia.altervista.org/pilastri.doc

Candida e tutto ciò che devi sapere

Un approfondimento sulla Candida e sulla Candida Albicans in particolare e tutto ciò che devi sapere!!! che nessuno ti ha mai detto!!

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La candida è un genere di lievito che comprende molte specie, delle quali la Albicans è il più noto (e spesso anche il più dannoso). Pur essendo un lievito, la Candida Albicans è in realtà un essere vivente polimorfico, che possiamo trovare nel nostro corpo sotto forma di lievito vero e proprio, con cellule staccate, isolate (organismo saprofita), e sotto forma più propriamente fungina, con una organizzazione pluricellulare e ramificazioni dette ife, che penetrano negli organi e nei tessuti. In questa pericolosissima forma si comporta come un parassita e può realmente avvelenare tutto il nostro corpo.

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La candidosi sistemica, o candidosi disseminata (il nome scientifico di questa problematica) è sempre più diffusa.

E se cento anni fa la si poteva trovare (in forme più o meno gravi) nel 3% della popolazione, adesso siamo arrivati al 30% circa della popolazione (come è stato verifica dalle autopsie).

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La dottoressa Simona Pelotti, come vedremo meglio in seguito, attribuisce molti di questi problemi non solo alla disbiosi, ma all’intolleranza al glutine, ipotizzando che una delle cause della disabilità possa essere l’intolleranza al glutine (mai diagnosticata) delle loro madri, che ha causato dei problemi anche all’ovulo fecondato ed al feto.

Ma le varie specie di candida possono trovarsi anche sotto forma di biofilm (delle complesse strutture di microorganismi che aderiscono alla superficie dell’intestino – e non solo – e che vengono descritte più avanti nel presente libro ) e possono formare anche delle spore , motivo per il quale non si può ragionevomente di eradicare una volta per tutte la candida dal nostro organismo, ma di ridurne la quantità e la virulenza riequilibrando il sistema immunitaria e la microflora intestinale nel suo complesso.

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Le tossine della candida possono concorrere a una quantità incredibile di situazioni patologiche, dalla fatica cronica alle allergie, può concorrere allo scatenarsi di malattie autoimmuni, tumori etc. etc. Bisogna comprendere che la candida in genere non è solo un problema localizzato alla pelle (piede d’atleta) alla vagina (mughetto) o altrove.

Questi spesso sono sintomi di una problematica più vasta e complessa.

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E sebbene spesso la proliferazione della candida parta dall’intestino (in seguito all’utilizzo di antibiotici, anticoncezionali, chemioterapici, anti-infiammatori, antidolorifici, esposizione a prodotti chimici tossici, a metalli pesanti, per non menzionare lo stress), quando la candida si è ramificata nei tessuti e negli organi, eliminarla dall’intestino può non essere sufficiente.

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La carenza di batteri buoni e l’abbondanza di batteri patogeni sono intimamente legate alla proliferazione della candida, e spesso è difficile eradicare la candida se non si riequilibra la microflora intestinale. Viceversa diminuire la presenza della candida aiuta a riequilibrare l’organismo nel suo complesso (ed anche la microflora) dal momento che le tossine della candida danneggiano anche il funzionamento del sistema immunitario.

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Non sarà mai sufficiente ripetere il concetto che nelle persone con una flora intestinale equilibrata ed un sistema immunitario efficiente, le cellule di C. albicans si trovano normalmente (ma in piccole quantità) come componenti del microbioma intestinale, ma sebbene si trovino in un posto dove possono avere facile accesso al nutrimento, la competizione con i batteri buoni rende impossibile la proliferazione di questo lievito, come ci ricorda l’articolo Fungal metabolism in host niches .

Uno degli articoli scientifici più precisi che descrivono in dettaglio il molteplice aspetto della candida albicans appena descritto è Candida albicans pathogenicity mechanisms .

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Da tale articolo apprendiamo che ci sono circa 600 specie di funghi patogeni (per l’essere umano) da quelli che causano leggere infezioni alla pelle a quelli che causano gravi infezioni alla pelle (come la specie Sporotrix schenkii) a quelli che possono addirittura causare gravissimi problemi di salute e porre a rischio la vita umana (tra i quali Aspergillus fumigatus, Cryptococcus neoformans, Histoplasma capsulatum e Candida albicans).

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Il fatto che la specie Candida albicans (spesso assieme ad altre specie di Candida) sia presente nella cavità orale del 75% circa della popolazione non significa necessariamente che le stesse persone soffrono di un grave problema infettivo al cavo orale, dal momento che un sistema immunitario efficiente impedisce che la candida proliferi.

Altre statistiche invece sono più preoccupanti, perché un conto è la presenza, e un conto è l’infezione conclamata da candida. L’incidenza delle vulvovaginiti da candida (tra le donne) è del 75% se teniamo conto anche di chi ha contratto l’infezione solo una volta in tutta la propria vita

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(la percentuale scende al 45% circa tra le donne che ne hanno sofferto almeno due volte) e c’è anche uno “zoccolo duro” di donne che ne soffrono almeno 4 volte all’anno (5–8%). L’articolo conferma quanto leggerete più di una volta nel presente libro, ovvero che antibiotici, pillole anticoncezionali e terapia ormonale possono essere cause di una proliferazione di candida e spiega anche come mai sia così difficile liberarsi dalla candida, perché in certe circostanze possa risultare così aggressiva.

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La Candida albicans è “mutaforme”, adattabile a diversi ambienti, si adatta rapidamente a variazioni del pH ambientale, è dotata di meccanismi per resistere ad innalzamenti della temperatura, ed è ben equipaggiata per succhiare nutrienti essenziali al nostro corpo (anche metalli come ferro e zinco, e in misura minore manganese e rame); a tale scopo può secernere enzimi proteasi, fosfolipasi e lipasi.

Alcuni meccanismi che regolano la transizione da una forma all’altra (lievito a fungo e viceversa) sono il pH (con un pH acido minore di 6, per lo più la albicans si comporta come lievito, mentre per valori del pH maggiori di 7 assume la forma fungina con ife) la quantità di cellule presenti (quando prolifera oltre la densità di 107 cellule al millilitro assume la forma fungina).

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Anche il contatto con una superficie può indurre il mutamento di forma e lo sviluppo di ife, o in altri casi la svilupparsi di un biofilm; in particolare in contatto con una mucosa le ife possono svilupparsi anche nello strato inferiore (e quando questo succede nell’intestino si genera una dannosa porosità). Ma anche una situazione di pericolo, come la carenza di nutrimento, può indurre la Candida albicans a d assumere la forma fungina con le ife, le quali più facilmente si traggono nutrimento dai tessuti del nostro organismo.

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Tale organismo può infatti letteralmente penetrare (sotto forma di ife) dentro le cellule dell’organismo in cui prolifera tramite speciali proteine detta invasine. Inoltre quando le sue cellule sono racchiuse nelle strutture di biofilm sono molto più resistenti a qualsiasi tipo di farmaco o di aggressione del sistema immunitario .

La capacità della Candida Albicans di migrare all’interno del corpo umano (quando il sistema immunitario non riesce a tenerla a bada) è semplicemente spaventosa: dall’intestino che rende poroso può passar nel sangue (ricco di glucosio) ed anche se lì si confronta con le cellule del sistema immunitario che possono fagocitarla, non solo si riesce ad adeguare rapidamente a sopravvivere in questo nuovo ambiente,

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ma riesce a bloccare l’azione dei macrofagi e a sviluppare delle ife che penetrano nelle cellule del sistema immunitario, aprendo un varco che permette loro di scappare. A questo punto, una volta raggiunti altri organi e tessuti, la Candida albicans ha un’enorme capacità di adattamento, e riesce ad adattarsi a cibarsi di diversi tipi di nutrimento.

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La candida possiede anche altri meccanismi per eludere, ingannare, sopprimere il sistema immunitario, come mostrano per esempio gli articoli scientifici Two mechanisms of inhibition of human lymphocyte proliferation by soluble yeast mannan polysaccharide , e Candida albicans suppresses nitric oxide (NO) production by interferon-gamma (IFN-γ) and lipopolysaccharide (LPS)-stimulated murine peritoneal macrophages .

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Questo significa che quando la candida da pochi micro-organismi isolati diventa una presenza invadente , il sistema immunitario è sempre più indebolito, e a un certo punto la proliferazione di questo lievito candida arriva a mettere il sistema immunitario in uno stato di stallo: allora le nostre difese immunitarie non riescono più ad affrontare la candida stessa, ed hanno difficoltà anche a contrastare altri micro-organismi patogeni (per non parlare dei vermi parassiti).

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Il dottor Truss, autore di due libri sulla Candida (The missing duiagnosis, e The missing diagnosis II) afferma che ci vuole un lungo lavoro (lungo a volte un anno e più) per ridurre l’infezione della candida oltre una certa soglia, e permettere finalmente che il nostro sistema diventi “competente”, ovvero che riesca a riprendere le sue funzioni anche contro la candida stessa.

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È questo un momento in cui è possibile sperimentare reazioni di detox anche se non si assumono più prodotti specifici contro la Candida. Tali reazioni corrispondono a un aumento momentaneo di sintomi fisici e mentali (reazioni di Herxheimer): eczemi, dermatiti, sconforto gastrointestinale, flatulenza, diarrea, sonnolenza, confusione, nebbia mentale, depressione, irritabilità, etc.

Una cosa importantissima è che il passaggio da un ambiente neutro ad un ambiente alcalino può causare gravi danni alla C. albicans, ed è questo il motivo per il quale contro tale organismo (e contro gli altri lieviti del genere Candida) può essere utile una dieta alcalinizzante o un protocollo alcalinizzante .

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Importante è anche il contributo della vitamina A alla difesa contro la Candida albicans ed altri funghi dannosi, come mostra l’articolo Modulatory role of vitamin A on the Candida albicans-induced immune response in human monocytes , mentre più controverso appare quello della vitamina D; tuttavia l’articolo Association among Vitamin D, Oral Candidiasis, and Calprotectinemia in HIV , riporta una significativa correlazione tra carenza di vitamina D e candidosi nel cavo orale.

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** Alcuni dei sintomi più curiosi della candidosi sistemica sono legati indirettamente alla candida stessa. Quando nel nostro corpo ci sono molte tossine della candida, e permeabilità intestinale causata da candida,, ci sono influssi negativi diretti su cervello, intestino ormoni, sistema immunitario, ma succede anche che il nostro organismo manifesta reazione allergiche a lieviti e muffe diversi dalla candida, nonchè a profumi e sostanze chimiche.

Questo significa che nei giorni molto umidi, nebbiosi, nei giorni piovosi o poco prima che piova, quando nell’aria ci sono molte spore di muffe e funghi, si possono avere brutte reazioni: stanchezza, sonnolenza, sensazione di fastidio, problemi intestinali (finanche diarrea continua nei casi più gravi).

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Similmente il solo entrare in un supermercato o in un centro commerciale può, a causa della sensibilità chimica indotta dalla candida, portare a reazioni allergiche che danno molto fastidio; può essere tipico il sentirsi un po’ straniti, confusi, come reazione a sostanze chimiche profumi, prodotti per l’igiene personale e per l’igiene della casa, etc. Oltre ai libri del dottor Truss è molto interessante anche il libro The yeast connection del dottor Crook

Uretrite, prostatite, cistite, sono possibili sintomi di infestazione da candida albicans. In particolare l’uretrite è spesso causata dalle tossine di tale lievito, che vengono eliminate con le urine e danno una sensazione di bruciore al transito. Tutto ciò lo leggete nei libri di Truss e Crook ma ho anche esperienze di prima persona.

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Utilizzando prodotti che uccidono la candida ho avuto anche episodi di forte uretrite (reazione di Herxheimer). Inutile dire che non ho seguito il consiglio del medico che prescriveva antibiotici, ma ho preferito bere un litro e mezzo d’acqua. Il medico non sospettava che l’uretrite fosse da tossine in transito invece che da infezione batterica.

Uno dei sintomi più curiosi descritti dal dottor Crook è quello delle ragazzine con problemi di candidosi che hanno un seno che non si sviluppa. Il problema si risolve, assieme a molti altri, quando la Candida albicans viene debellata.

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Altre testimonianze curiose sono quelle delle donne la cui irritabilità (specialmente premestruale) è causata dalla candida, che fanno letteralmente impazzire il marito causando la rottura del matrimonio, e che poi , sconfitta la candida si ritrovano di nuovo felicemente spostate, senza più i problemi di un tempo. In un caso la donna, guarita, torna felicemente assieme all’ex marito, sposandolo di nuovo.

Persino l’infedeltà coniugale, in un caso, è descritta dalla donna come un effetto collaterale dell’intossicazione da candida .

Bibliografia Completa
http://scienzamarcia.altervista.org/pilastri.doc

Chelazione depurazione

disbiosi intestino

Sostanze che possono essere utili a chelare il mercurio, grazie all’effetto spugna (elenco stilato da Adams con relativa percentuale di assorbimento di questo metallo):

Alga klamath, e Chlorella: 99 %
Proteine della canapa: 98 %
Burro di arachidi: 96 % (grazie alla sua vischiosità)
Fragole : 95 %
Foglie di Coriandolo: 95 %
Lamponi : 92 %
Cacao in polvere : 91 %
Erba di grano: 90 %

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Granola di cocco e cereali : 89 %
Erba d’orzo : 89 %
Bacche di Acai : 88%
Polvere di Nori: 85 %
Spirulina: 83 %
Mirtilli : 83 %
Mango : 73 %
Senape : 72 %
Succo d’arancia : 54%
Riso integrale messo a bagno per almeno 48 ore : 53 %
Barbabietole : 20 %
Zeolite : 9 %

depurazione chelazione

Mercurio in altre forme: da qualunque fonte provenga, il mercurio è velenoso. Per esempio, il consumo frequente di pesce, specialmente se di grossa taglia e congelato, surgelato ecc aumentato anche i valori di ammoniaca al 200%, come il tonno e il pesce spada, che tendono a contenere grandi quantità di mercurio, può portare il sistema immunitario oltre il punto di rottura e scatenare un’infezione virale, alcuni farmaci (pomate antipsoriasi), rottura dei termometri e delle lampadine a risparmio energetico.

Non esiste una concentrazione minima di mercurio che il corpo tollera: quando viene ingerito si accumula nei tessuti e specialmente nel cervello in cui trova molta affinità e impedisce le reazioni biochimiche essenziali sostituendosi ai minerali.

Sintomi della presenza di mercurio nel corpo

mercurio

Alcuni effetti che si manifestano a causa della presenza del mercurio nel corpo sono: schizofrenia, anemia, anoressia, colite, depressione, dermatite, instabilità emotiva, mal di testa, cefalea ed emicrania, calo dell’udito, ipertensione, mancanza di concentrazione, deficit della memoria, sapore metallico, tremori

I pericoli del mercurio

I metalli pesanti possono depositarsi nei tessuti e rimanerci per sempre causando nel tempo malattie gravi e diventando anche il focolaio per mutazioni genetiche come avvengono nel caso dell’insorgere del cancro. Queste informazioni quindi sono preziose e possono prevenire e risolvere molti disturbi associati alla presenza di questi metalli tossici nel corpo.

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Il Dott. Montanari in Italia sta facendo un grande lavoro di informazione sui pericoli di queste particelle che ormai stanno inquinando ogni cosa. Il Dott. Gerardo Rossi che analizza e tratta l’intossicazione di metalli pesanti nel corpo tramite il mineralogramma, sta scoprendo cifre esorbitanti di persone che ne hanno livelli oltre la norma e dopo che vengono rimossi riacquistano completamente la salute.

Purtroppo la classe medica ordinaria non è al corrente di questo nuovo fenomeno che è diventato sempre più grave nell’ultimo decennio.

Stai sempre attento all’esposizione al mercurio. Anche oggi siamo vulnerabili al contatto con questa sostanza, specialmente in campo medico. Fai delle ricerche e interrogati su quello che viene offerto a te, ai tuoi figli e al resto della tua famiglia.

Affaticamento surrenale

Tra i componenti fondamentali del sistema endocrino ci sono le ghiandole surrenali, piccoli cuscinetti di tessuto situati proprio sopra i reni. Queste ghiandole producono ormoni d’importanza cruciale per la salute, per esempio l’adrenalina, il cortisolo e altri ormoni che a loro volta regolano la produzione di ormoni sessuali come gli estrogeni e il testosterone.

Lo stress è un fattore scatenante per l’attività delle ghiandole surrenali, perché le induce a produrre una quantità extra di ormoni come l’adrenalina. Questa sovrapproduzione è un’eccellente strategia di sopravvivenza, ma è congegnata per consentire al corpo di affrontare emergenze di breve durata, perché gli ormoni supplementari servono quando si presenta una situazione critica.

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Se lo stress si protrae per un lungo periodo – per esempio perché stai affrontando un fallimento finanziario, un divorzio, la morte di una persona cara o altri eventi che provocano un forte dissesto emotivo – le ghiandole surrenali sono costrette a una “iperattività” continua che le danneggia.

Essere sottoposti a uno stress particolarmente intenso, anche se per un periodo relativamente breve, può affaticare le ghiandole surrenali; un tipico esempio è il parto, che richiede enormi quantità di adrenalina. Infatti, le comunità mediche non sanno che la stanchezza e la depressione post-partum sono spesso dovute all’esaurimento delle ghiandole surrenali che, dopo le fatiche del parto, non riescono più a produrre quantità sufficienti degli ormoni giusti al momento giusto per far sì che la puerpera sia forte, vitale e felice.

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Quando le ghiandole surrenali sono sovraccaricate, subiscono l’equivalente di un esaurimento nervoso e si comportano in modo irregolare. Alcuni praticanti di medicina alternativa ritengono che, quando si “esauriscono”, le ghiandole surrenali smettono semplicemente di produrre gli ormoni necessari. È una semplificazione estrema del ruolo complesso che queste ghiandole svolgono minuto per minuto nelle reazioni emotive e negli adattamenti all’ambiente.

Quello che in realtà succede è che, invece di operare in maniera costante creando la giusta quantità di ormoni per ogni nuova situazione, le ghiandole esauste possono produrre quantità eccessive o insufficienti di ormoni, con un processo analogo alle forti oscillazioni d’umore di chi è affetto da un disturbo bipolare.

stanchezza mattutina

Per esempio, quando le ghiandole surrenali sono fuori controllo perché rispondono con una reazione smodata a una situazione e t’inondano con una quantità eccessiva di adrenalina, può subentrare uno stato depressivo.

L’eccesso di adrenalina brucia a sua volta tutte le riserve cerebrali di dopamina, un ormone neurotrasmettitore che svolge una funzione vitale per la sensazione di felicità, e quindi ti senti depresso. È questo comportamento incostante a causare gli estremi di produzione ormonale – talvolta sovrabbondante, talvolta insufficiente – che caratterizza l’affaticamento surrenale.

stanchezza cronica

Anche se non ne colgono tutte le sfumature, i praticanti della medicina alternativa sono molto più avanti della medicina ufficiale, che non riconosce nemmeno l’esistenza di questa malattia. La verità è che l’affaticamento surrenale esiste fin dalla comparsa del genere umano; l’unica cosa che è cambiata è la sua portata pervasiva. Grazie ai ritmi incalzanti e alle condizioni di stress della nostra epoca, l’80 per cento delle persone sperimenta uno stato di affaticamento surrenale più volte nel corso della vita.

I SINTOMI DELL’AFFATICAMENTO SURRENALE 

Se hai un affaticamento surrenale, potresti provare uno o più dei seguenti sintomi: debolezza, mancanza di energia, difficoltà di concentrazione, tendenza a entrare in confusione, scarsa memoria, difficoltà a compiere mansioni che un tempo svolgevi con facilità, raucedine, problemi digestivi, costipazione, depressione, insonnia, stanchezza anche dopo il risveglio, bisogno di riposare durante il giorno.

stress cronico

L’adrenalina gioca un ruolo vitale nei sogni (per esempio, quando corri in sogno, le ghiandole surrenali vengono stimolate e rilasciano l’ormone), per questo nei casi estremi di affaticamento surrenale alcune persone non riescono a sognare abbastanza da soddisfare i bisogni della mente, dell’anima e dello spirito. Nei casi molto estremi, alcune persone sono così deboli da non riuscire a stare alzate dal letto più di un paio d’ore al giorno. L’affaticamento surrenale spesso comporta delle conseguenze su altri organi e altre ghiandole.

Per esempio il pancreas, quando deve lavorare più del solito per compensare l’ipoattività delle ghiandole surrenali, si infiamma e/o si ingrossa. Il cuore deve lavorare più del solito per cercare di regolare livelli inconsueti di cortisolo e glucosio; e se nel corpo dilaga all’improvviso del cortisolo in eccesso che distrugge le riserve di glucosio, glicogeno e ferro custodite dal fegato, quest’ultimo dovrà lavorare più del solito per crearne di nuove.

L’improvviso afflusso del cortisolo può provocare una condizione di squilibrio nel sistema nervoso centrale e nel cervello. Anche un’insufficienza di cortisolo può portare scompiglio. Il cortisolo, infatti, svolge un ruolo chiave nel convertire i depositi di T4 conservati nella tiroide in un ormone utilizzabile, il T3, e consente al T3 di penetrare nelle cellule per “ricaricarle”. Quando le ghiandole surrenali sono ipoattive, possono causare una penuria di ormoni a livello cellulare. In questo caso, benché la tiroide sia sana e le analisi nella norma, potresti avere i sintomi dell’ipotiroidismo, come aumento di peso, depressione, caduta dei capelli, sfaldamento delle unghie, sensazione di freddo, oscillazione dei livelli di glucosio nel sangue e una miriade di altri problemi.

senza energia

Puoi avere questi sintomi anche se le tue ghiandole surrenali sono perfettamente sane ma la tua tiroide è malfunzionante (vedi, “L’ipotiroidismo e la tiroidite di Hashimoto”). Oppure potresti avere un affaticamento neurologico a causa di un’infiammazione del sistema nervoso centrale provocata da virus come l’Epstein-Barr e l’herpes zoster (fuoco di Sant’Antonio). Poiché esistono infinite cause per la perdita di energia, è difficile stabilire se hai un affaticamento surrenale basandosi solo sui sintomi elencati qui sopra. Per fortuna, però, ci sono altri indizi che possiamo cercare.

ALTRI SEGNALI CHE INDICANO UN AFFATICAMENTO SURRENALE 

Se hai alcuni dei sintomi descritti nel paragrafo precedente e ti riconosci in due o più scenari descritti qui sotto, è possibile che tu abbia un affaticamento surrenale. Tendi a “crollare” nella prima parte della giornata e/o durante il giorno. Come ho già detto, se i tuoi livelli ormonali non sono adeguati, puoi sentire il bisogno di sdraiarti e chiudere gli occhi ancor prima dell’ora di pranzo, anche se hai dormito la giusta quantità di ore la notte prima.

Ti senti stanco a lavoro ma più energico quando torni a casa la sera. Succede quando le ghiandole surrenali, essendo esauste, trattengono le loro limitate riserve di ormoni nel momento di maggiore stress durante il giorno per utilizzarle in caso di emergenza; poi le rilasciano quando torni a casa, un ambiente più rilassato in cui è meno probabile che si verifichi una crisi. La sera sei esausto ma hai difficoltà ad addormentarti. Per prendere sonno, e soprattutto per entrare nella fase REM, occorrono gli ormoni prodotti dalle ghiandole surrenali.

sonno ristoratore

Se ne sei carente, è probabile che tu soffra d’insonnia, abbia un sonno troppo leggero e/o un sonno senza sogni. Non ti senti abbastanza riposato anche dopo una lunga notte di sonno. Anche in questo caso, se non hai adeguate quantità di ormoni che alimentano la fase REM e i tuoi sogni, il sonno non è soddisfacente. Oltretutto, i bassi livelli ormonali ti privano di così tanta energia che ti senti debole a prescindere da quanto dormi.

Continui ad avere una sudorazione abbondante anche dopo aver svolto mansioni poco impegnative. Questo sintomo è dovuto al fatto che il tuo sistema endocrino lavora a più non posso per compensare la carenza di adrenalina. Hai sempre sete e non riesci a dissetarti, o hai sempre la bocca secca, o hai spesso voglia di sale. Questi sintomi sono causati dall’alto numero di elettroliti che vengono distrutti da un improvviso flusso di cortisolo nel sangue e nel sistema nervoso centrale. Acqua, bibite gasate, caffè e altre bevande non risolvono il problema.

Devi ripristinare gli elettroliti bevendo qualcosa che contenga le giuste quantità di sodio, potassio e glucosio, per esempio acqua di cocco, spremuta d’arancia, centrifughe di sedano, o sedano e mela, oppure sedano e cetrioli. Vista appannata o difficoltà a mettere a fuoco. Il sintomo è causato da un flusso di cortisolo in eccesso – che tende a disidratare ogni area che colpisce – in uno o più punti sensibili nell’area oculare, la quale richiede costante e abbondante idratazione. Altri sintomi sono le occhiaie scure o gli occhi infossati.

Bisogno continuo di sostanze stimolanti. Se senti spesso la necessità di sostanze stimolanti per darti la carica – nicotina, caffè, bibite a base di caffeina, spuntini zuccherati come biscotti o merendine, o anche farmaci come le anfetamine – è probabile che cerchi istintivamente dei sostituti degli ormoni di cui sei carente. Ma anche se queste sostanze ti danno una rapida carica di energia, “crolli” appena svanisce l’effetto. Per di più, costringendo le tue ghiandole surrenali a un lavoro eccessivo che le esaurisce, queste sostanze creano cicli di alti e bassi che aggravano ulteriormente le loro condizioni.

PREVENIRE L’AFFATICAMENTO SURRENALE 

Il modo più efficace per mantenere forti e sane le ghiandole surrenali è evitare condizioni estreme e/o prolungate di stress e di tensione che le costringono a una sovrapproduzione di adrenalina. Per esempio, se sottoponi il tuo corpo a sforzi eccessivi svolgendo diversi lavori e dormendo meno del dovuto, considera di eliminare qualche incombenza, se ne hai la possibilità, per concedere alle tue ghiandole surrenali il tempo di rimettersi in sesto e guarire – se non ti è possibile, seguendo i suggerimenti di questo capitolo sarai in grado di recuperare.

Evita anche di assumere sostanze stimolanti, come farmaci o quantità eccessive di caffeina, che tendono a scatenare una “raffica” di adrenalina: ti faranno sentire bene temporaneamente, ma sul lungo periodo rischiano di logorare le ghiandole surrenali.

frutta e verdura

Un altro fattore che sottopone le ghiandole surrenali a una notevole tensione è un’emozione forte. Ciò non significa che devi evitare tutte le emozioni forti. Per esempio, se senti una gioia estrema, le tue ghiandole surrenali generano un ormone che fa bene al tuo corpo e non le logora. Ma se provi paura, le ghiandole producono una forma di adrenalina che è distruttiva e nel corso del tempo logora sia le ghiandole surrenali sia altre parti vitali del corpo.

A questo punto potresti chiedere: “Com’è possibile che alcune emozioni siano più benefiche di altre per il corpo? Le ghiandole surrenali non secernono la stessa adrenalina per rispondere a qualunque emozione?”. È ciò che ritengono le comunità mediche, ma si sbagliano. La verità è che le ghiandole surrenali producono cinquantasei miscele diverse per rispondere a emozioni e situazioni diverse. Nello specifico, producono trentasei varietà di adrenalina che rispondono a situazioni ordinarie della vita quotidiana (per esempio la sensazione di timore, camminare in fretta, liberare gli intestini, fare il bagno/nuotare, sognare) e venti per circostanze meno ordinarie (il parto, combattere un attacco fisico, un lutto).

In linea generale, se qualcosa ti fa stare male a livello emotivo, è probabile che danneggi anche il tuo corpo e ti renda più vulnerabile alle malattie; e se la situazione persiste, finisce per logorare anche le ghiandole surrenali. L’ideale è quindi fare in modo che emozioni come la paura, l’ansia, la rabbia, l’odio, il senso di colpa e la vergogna emergano e si allontanino, invece di reprimerle o combatterle.

carica

Voltare le spalle alle emozioni dolorose per andare incontro a quelle gioiose è più facile a dirsi che a farsi. Per avere un supporto emotivo, puoi trovare una serie di aiuto come lo Yoga, Meditazioni e tecniche per la guarigione dell’anima”, ed esercizi per favorire l’equilibrio spirituale interiore, da utilizzare quando la vita sembra metterti a dura prova.

CURARE L’AFFATICAMENTO SURRENALE 
Se considerando i sintomi e gli scenari descritti fin qui ritieni di avere un affaticamento surrenale, non disperare. Puoi prendere provvedimenti concreti, come spiego qui sotto, per guarire le tue ghiandole surrenali e riportarle al loro vigore ottimale.

Se si tratta di una forma lieve, puoi riconquistare un buono stato di salute in un periodo che va da uno a tre mesi. Se è di media entità, ci vorranno da sei a dodici mesi. Se è grave, il processo di guarigione potrebbe richiedere da uno a due anni e mezzo. Sulla durata del processo incidono anche altri fattori, come le condizioni generali di salute e la situazione esistenziale; per esempio, se sei in un perpetuo stato di crisi che continua ad affaticare le ghiandole, impiegherai più tempo per guarire.

reni

Ma a prescindere dal tempo che ci vorrà, quanto prima ti metti sulla via della guarigione, tanto prima comincerai a sentirti meglio e a ripristinare la salute delle tue ghiandole surrenali.

Cortisolo esterno: solo per emergenze Se sei in uno stato di crisi, un rimedio rapido è assumere un farmaco sostitutivo del cortisolo, per fornire al tuo corpo ormoni extra così da rimpiazzare quelli che non vengono prodotti dalle tue ghiandole surrenali ipoattive.

È il rimedio scelto dai medici, ma non è una soluzione ideale, perché nell’arco della giornata il corpo ha bisogno di una varietà di ormoni provenienti dalle ghiandole surrenali – e che differiscono per tipologia e quantità – per affrontare le diverse situazioni che gli si presentano.

Prendere una pillola al mattino non è comparabile al funzionamento delle ghiandole surrenali, che rispondono attivamente ai bisogni del corpo in ogni momento. Inoltre, i farmaci a base di cortisolo sono immunosoppressori che indeboliscono il sistema immunitario, rendendoti vulnerabile a una serie di altri problemi. Di conseguenza l’assunzione del farmaco è tutt’al più un rimedio temporaneo per farti andare avanti … e prendere tempo per curare le ghiandole surrenali nel modo giusto adottando le tecniche descritte qui sotto.

La tecnica dello spuntino: un piccolo pasto ogni ora e mezza o due molti di noi consumano tre pasti al giorno, relativamente pesanti, intervallati da lunghi digiuni. È un’abitudine nociva per le ghiandole surrenali, perché dopo un’ora e mezza o due i livelli di glucosio nel sangue calano, il che significa che hai esaurito gli zuccheri ingeriti con il pasto.

Quando gli zuccheri nel sangue calano, le ghiandole surrenali sono costrette a produrre ormoni come il cortisolo per mantenerti “attivo”: ciò implica che, se affronti lunghe ore di digiuno, le sottoponi a uno sforzo costante senza concedere loro la possibilità di riposare. Il modo migliore per guarire le ghiandole surrenali è quindi fare pasti leggeri e bilanciati ogni ora e mezza o due: in altre parole, il tuo approccio al cibo deve essere quello del pascolo.

È fondamentale avere questa cognizione, perché le tendenze in fatto di diete orientano le persone nella direzione opposta. Seguire queste mode ci priva dell’opportunità di guarire dall’affaticamento surrenale. La tecnica dello spuntino funziona perché i pasti frequenti mantengono costanti i livelli di glucosio nel sangue in tutto il corso della giornata, e finché i livelli di glucosio non calano le ghiandole surrenali non hanno bisogno di intervenire. Se si concede alle ghiandole di riposare, possono impiegare le energie per guarire e ripristinare il proprio funzionamento. Idealmente ogni pasto dovrebbe fornire un apporto bilanciato di potassio, sodio e zuccheri.

intestino cervello

Tieni presente che in questo caso parliamo di zuccheri naturali provenienti dalla frutta, il tipo di zuccheri che contengono sali minerali e sostanze nutritive fondamentali, a differenza dello zucchero da tavola o del lattosio presente nei latticini. Ecco alcuni esempi di pasti ottimali per la salute delle ghiandole surrenali:
Un dattero (potassio), due bastoncini di sedano (sodio) e una mela (zucchero). Mezzo avocado (potassio), spinaci (sodio) e un’arancia (zucchero). Una patata dolce (potassio), prezzemolo (sodio) e cavolo riccio con limone spremuto (zucchero). Sia chiaro che puoi anche consumare pasti più abbondanti.

Gli esempi che ho riportato qui sopra non devono essere sostitutivi della colazione, del pranzo e della cena; sono piuttosto degli spuntini che servono a mantenere costanti i livelli di glucosio nel sangue negli intervalli tra i pasti principali. Oltre a consumare pasti leggeri e frequenti, esistono alimenti specifici che possono aiutarti a curare le tue ghiandole surrenali.

Alimenti terapeutici 

succhi e fibra

Alcuni frutti e alcune verdure aiutano a proteggere le ghiandole surrenali o ad accelerare il processo di guarigione rafforzando il sistema nervoso, riducendo le infiammazioni, alleviando lo stress e fornendo sostanze nutritive essenziali per il funzionamento delle ghiandole surrenali. I cibi elencati qui di seguito sono alcuni degli alimenti migliori per invertire il decorso dell’affaticamento surrenale: germogli, asparagi, mirtilli selvatici, banane, aglio, broccoli, cavolo riccio, lamponi, more, lattuga romana e mele rosse.

Alimenti da evitare
Se il tuo affaticamento surrenale è lieve, ti basterà seguire gli altri consigli presentati in questo capitolo. Ma se il tuo caso è di entità media o grave, sarebbe meglio prendere ulteriori provvedimenti temporanei fino a quando non ti sarai rimesso in sesto, evitando alimenti che sottopongono le ghiandole surrenali a uno sforzo e rallentano il processo di guarigione. Da notare che molti dietologi raccomandano di consumare molte proteine animali, perché non si rendono conto di quanti grassi possono nascondersi anche in una bistecca di carne magra o perché pensano che quei grassi siano benefici, da non confondere gli acidi grassi a corta catena che sono invece alimento per il nostro Microbioma intestinale, acido butirrico, acido acetilico, e acido valerico.

Acidi grassi

I loro consigli sulle proteine animali possono sembrare molto persuasivi, perciò ti prego di stare attento: quei grassi sono nocivi per chiunque e lo sono in modo particolare per chi soffre di affaticamento surrenale. L’alto apporto di grassi sottopone il pancreas e il fegato a un lavoro eccessivo e a lungo andare provoca resistenza all’insulina, il che impedisce al corpo di mantenere stabili i livelli di glucosio … il che a sua volta costringe le ghiandole surrenali a uno sforzo immane per produrre ormoni in modo da compensare.

Spesso i dietologi consigliano anche di eliminare i carboidrati dal regime alimentare. Ancora una volta, questo non è un rimedio benefico e può portare l’organismo a una forte tensione, perché il corpo ha bisogno di carboidrati per ricavare energia. Seguire queste tendenze rallenta e ostacola il processo di guarigione dall’affaticamento surrenale. Assicurati di evitare diete così nocive e segui i consigli esposti in questo capitolo per rafforzare le tue ghiandole surrenali.

Anthony William

Nelle patologie, ansia, depressione, malattie croniche autoimmuni, ciclo mestruale

Prof. Paolo Mainardi

La fisica insegna che nei sistemi complessi le relazioni tra le parti generano nuove proprietà, non riconducibili a quelle delle singole parti. Anche se il corpo umano è sicuramente un sistema complesso, tale approccio della fisica dei sistemi complessi non è stato molto applicato alla medicina, che, con approccio botanico, ha suddiviso il corpo in una sommatoria di organi avulsi tra loro.

Eppure una evidenza banale del collegamento intestino-cervello è quella nutrizionale. Alcuni dei neurotrasmettitori, molecole essenziali per il funzionamento del cervello, derivano da ammino acidi essenziali, ovvero che derivano solo dalla demolizione delle proteine della dieta.

Disperazione, Da Solo, La Solitudine, Archetipo

Per esempio, la serotonina cerebrale viene sintetizzata a partire dall’ammino acido triptofano, la dopamina, la noradrenalina, e l’adrenalina dalla tirosina, mentre, invece, dalla decarbossilazione della istidina si ottiene l’istammina che viene captata dal cervello.

I processi di decarbossilazione sono affidati al microbiota intestinale e una flora disbiotica decarbossila eccessivamente anche il triptofano e la tirosina, riducendo la loro captazione cerebrale e, quindi, la sintesi dei diversi neurotrasmettitori.

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Inoltre questi ammino acidi competono tutti per la stessa porta di accesso cerebrale, quindi la capacità di essere captati dipende da loro rapporto di concentrazione.

Così una maggiore decarbossilazione del triptofano avvantaggia la captazione della tirosina. Questa disbiosi del triptofano è fondamentale per la nostra sopravvivenza: in caso di pericolo si riduce la captazione di triptofano, quindi la sintesi cerebrale di serotonina.

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Questo ci rende ansiosi, ma l’ansia è una risposta positiva agli agenti stressogeni, in quanto la riduzione del triptofano avvantaggia la captazione della tirosina, quindi diventiamo più abili, dopamina, più furbi, noradrenalina, più forti, adrenalina, quindi maggiormente capaci di affrontare un pericolo.

La risposta in fase acuta ad un agente stressogeno (APR: acute phase reaction) è una risposta positiva, ma se questa disbiosi diventa cronica, ovvero l’intestino, come una molla snervata, non riesce a ripristinare le condizioni iniziali, allora si cade nella Chronic Phase Reaction (CPR) che è stata definita la “madre di tutte le patologie”(1).

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Questa fragilità viene acquisita in quanto il triptofano controlla, anche, la sintesi cerebrale di NPY(2), un neuropeptide che controlla i processi di neurogenesi e sinaptogenesi, quindi la capacità del cervello di auto-riparsi. (3) Il triptofano controlla, anche, la risposta immunitaria, risposta che nelle donne deve ridursi ciclicamente per evitare un attacco anticorpale ad un eventuale feto.(4)

La corrispondente diminuzione di serotonina porta alla ben nota sindrome pre-mestruale. L’intestino della donna è quindi costretto ad un lavoro maggiore di quello dell’uomo, può più facilmente snervarsi. Quindi il livello di triptofano può non ritornare ai livelli normali, riducendo l’NPY cerebrale, quindi la plasticità del sistema nervoso centrale.

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Non solo, il triptofano controlla, anche, la morte per apoptosi cellulare.(5) La nostra sopravvivenza si è basata principalmente sulla capacità di riparare i danni che l’ambiente continuamente ci procura. Per esempio siamo capaci di riparare il DNA danneggiato, direttamente o indirettamente, tramite i noti radicali liberi, dalle radiazioni.

Abbiamo affidato questo compito al microbiota intestinale, esercito 10 volte più numeroso di noi. Esso genera molecole “sartine” capaci di individuare i danni del DNA e ripararlo. (6) Se questa azione non avviene, viene allora indotta la degenerazione cellulare per permettere una rapida individuazione del problema e consentire agli anticorpi di eliminare, per apoptosi, le cellule degenerate. (7)

Oggi le terapie anti-tumorali si basano sul controllo della degenerazione, ma, forse, sarebbe più utile ripristinare il fucile dell’apoptosi.

Goccia D'Acqua, Gocciolamento, Filo D'Erba, Fiore

La produzione linfocitaria avviene in modo causale, produciamo anticorpi contro il nulla, contro noi stessi e contro reali nemici. Poi, nel processo di maturazione, li testiamo e scartiamo quelli sbagliati, che sono il 97% della produzione. Li eliminiamo inducendo la loro morte per apoptosi.

Soprattutto in soggetti con elevata permeabilità intestinale, ovvero con una elevata produzione di anticorpi, una diminuita capacità ad eliminare quelli sbagliati porta ad un maggior numero di auto-anticorpi. Quindi la maggiore incidenza di patologie autoimmuni nelle donne non è dovuta ad una maggiore propensione del loro sistema immunitario a “impazzire”, ma ad una ridotta capacità di ripulire la produzione anticorpale da quelli, normalmente, prodotti contro noi stessi.

La Strada, Travi, Percorso, Foresta, Natura, Silenzio

Nonostante le elevate conoscenze, oggi l’intestino viene considerato come un sistema postale, svizzero, capace di far arrivare ciò che vogliamo dove vogliamo. Esempio, la melatonina nel cervello, gli ammino acidi ramificati nei muscoli, il collagene nelle articolazioni.

Gli stessi nuovi farmaci, che saranno assunti oralmente, vengono studiati iniettandoli in vena o peritoneo di animali, i loro meccanismi d’azione valutati su cellule isolate, dove mettiamo per una singola cellula, una quantità di farmaco notevolmente superiore a quella che sappiamo arrivare in tutto quel tessuto, quando somministrata oralmente.

Immagine correlata

Eppure sappiamo come l’intestino sia complesso, capace di reagire agli stimoli/nutrienti e attivare complesse risposte endogene. Recenti lavori mostrano come l’infiammazione tissutale sia la causa di diverse patologie, dai tumori e quelle neurologiche e comportamentali.

L’infiammazione cerebrale è riportata essere la causa patogenetica, non un fattore predisponente, di epilessia,(8) depressione, sclerosi multipla, Parkinson, Alzheimer,(9) autismo,(10) … L’infiammazione degli organi sessuali è riportata essere la causa di disfunzioni.

Tramonto, Campo Di Papaveri, Sole, Priroda, Orizzonte

Riazi dimostra come una infiammazione intestinale possa migrare su altri organi. (11, 12) Quindi ridurre una infiammazione intestinale, anche con una “semplice” dieta, può ridurre sintomi di patologie apparentemente distanti tra loro.(13, 14, 15, 16, 17)

Il prendere in considerazione gli assi comunicativi del sistema complesso del corpo umano, mette in evidenza come le malattie non siano tanto dovute alla esposizione a nuovi agenti patogeni, quanto alla diminuita capacità di riparare i danni che questi, continuamente, ci arrecano.

Lampadina, Corrente, Luce, Splendore

I processi endogeni di auto-riparazione partono principalmente dall’intestino, mantenerlo efficiente rappresenta la maggiore forma di prevenzione. Approfondimenti dal libro :
https://www.ibs.it/alla-ricerca-dell-medici…/e/9788867351527

Sinergie dei più Famosi Dottori e Aromatologici Francesi

Pelle, Allattamento, Gravidanza

Screpolature del capezzolo, (Nard):
O.E. Pelargonium x asalum, Geranio Rosa,: 0,3 ml, 7 gocce,
O.E. Commiphora molmol (Mirra): 0,3 ml , 7 gocce,
O.E. Cistus ladaniferus CT pinène, Cisto: 0,6 ml, 14 gocce,
O.E. Lavandula spica, Lavanda Spica,: 0,3 ml, 7 gocce,
O.E. Rosmarinus officinalis CT Verbénone (Rosmarino a verbénone): 0,6 ml , 14 gocce,
O.V. Argan: 5 ml
O.V.Germe di grano: raggiungere a 15 ml da 2 a 3 applicazioni locali al giorno fino a guarigione completa.

Mani screpolate “Olio per la cura”, (M.C Laparé):

Risultati immagini per mani screpolate rimedi
O.E. Lavanda Vera 20 gocce
O.E. Geranio Rosa CV Egitto 20 gocce
O.E. Cedro dell’Atlante 20 gocce
O.E. Palmarosa 20 gocce
O.V. Rosa Moscheta 5 ml
O.V. Mandorla Dolce 10 ml
O.V. Germe di grano 10 ml

Utilizzarlo come agente rigenerante, applicarlo diverse volte al giorno. Visto la concentrazione alta in olii essenziali, limitare questo trattamento ad una settimana.
Smagliature sui seni – rieducativo – Unicamente Fuori dalla Gravidanza e Fuori dall’Allattamento (D. Baudoux):

Risultati immagini per smagliature seni
O.E. Helichrysum italicum (Elicriso): 2 ml
O.E. Cistus ladinferus CT pinène, Cisto: 2 ml
O.E. Myrtus communis CT cinéole (Mirto cineolo): 3 ml
O.E. Pelargonium x asalum, Geranio Rosa,: 3 ml
O.E. Aniba rosaeodora (Legno di rosa): 3 ml
O.V. Argania spinosa (Argan, 10 ml,)
O.V. Rosa rubiginosa (Rosa moscheta): raggiungere a 30 ml
1 applicazione locale mattina e sera pinzando” le smagliature (riportarle da bordo a bordo).

Smagliature prevenzione (D. Baudoux)

Immagine correlata
O.E. Lavanda vera 1 goccia
O.E. Geranio Rosa CV Egitto 2 gocce
O.E. Mandarino 3 gocce
O.V. Germe di grano 10 gocce
da 6 a 8 gocce della sinergia in applicazione locale sulle zone a rischio 2 volte al giorno fin dal 4 mese della gravidanza.

Ansietà e depressione durante la gravidanza – Olio” Gravidanza felice” (Purchon):

Terapia Di Massaggio, Oli Essenziali, Skincare, Spa

O.V. Semi di Uva: 1 cucchiaino da caffè
O.E. Pompelmo o Geranio Rosa: 2 gocce
O.E. Lavanda vera o Mandarino: 2 gocce
O.E. Sandalo o Ylang -Ylang: 1 goccia

Scegliere un momento in cui siete sole, con circa 30 minuti di tranquillità per voi. Riempite una borsa d’acqua calda porla sotto il vostro collo poi, il caldo favorirà il rilassamento.

Ragazza, Ritratto, Donna, Giovani, Faccia, Pelle

Preparare poi un bagno tiepido, (34 – 37°) ed aggiungere il prodotto agitando l’acqua. Utilizzare le goccioline in sospensione al massaggiare il ventre ed il petto. Distendersi, parlare al vostro bambino e sciogliendo ogni trauma o idee nere.

Ansia “Baby Blues” (Depressione postnatale) -” Energizzante anti-baby blues” (Purchon):

Risultati immagini per ansia depressione post natale
O.E. Bergamotto: 60 gocce
O.E. Lavanda vera: 60 gocce
O.E. Geranio o Incenso: 40 gocce
O.E. Pompelmo o Mandarino: 40 gocce
– In una scodella versare un cucchiaio da caffè di olio di Semi di Uva e 10 gocce delle sinergia. Mescolare e gettare nel bagno agitando l’acqua.
– Dopo una doccia, umidificare un guanto umido con 2 o 3 gocce della sinergia. Strofinare leggermente il corpo.
– Nel massaggio al corpo, aggiungere 15 gocce della sinergia in un cucchiaio di olio di Semi di Uva.

Screpolature delle labbra, e dei Seni (D. Baudoux)

Risultati immagini per labbra screpolate
O.E. Hélichryse italiano (Elicriso): 1 ml
O.E. Lavanda Spica: 2 ml
O.E. Palmarosa: 2 ml
O.V.Germi di grano: 4 ml
3 gocce in applicazione locali 4 volte al giorno fino a miglioramento sensibile.

Smaglaiture Fuori Gravidanza (Clergeaud):

Risultati immagini per smagliature
In massaggio localmente sulle zone, potete utilizzare i seguenti olii puri o mescolandoli insieme tutti:
O.V. Macadamia
O.V. Rose moscheta
O.V. Avvocato
O.V. Enotera
O.V. Bourragine
O.V. Calophylle inophyle
Dinamizzare la soluzione aggiungete alcune gocce degli olii essenziali successivi:
O.E. Lavanda
O.E. Cipresso sempre verde
O.E. Limone
O.E. Rosmarino verbenone e/o Legno di Cedro
Mastite (D. Baudoux)

Risultati immagini per mastite
O.E. Eucalipto citriodora: 3 ml
O.E. Hélichryse italiano (Elicriso): 2 ml
O.E. Timo CT thujanol: 1 ml
6 a 8 gocce della sinergia in applicazione locale sul seno infiammato 3 volte al giorno durante 7 a 10 giorni.
20 gocce = circa 1 ml
100 gocce = circa 5 ml o 1 cucchiaino da caffè
1 cucchiaio = circa 20 ml

Per più notizie e per ogni uso terapeutico degli olii essenziali, consultate un Medico, o un Medico Aromaterapeuta.

L'Olio Essenziale Di, Spa, Aromaterapia, Olio

Leggere scrupolosamente le precauzioni di impiego prima di ogni utilizzazione degli olii essenziali.

Cercandone le proprietà ed il suo Chemiotipo.
Avvertimento: Queste proprietà, indicazioni e modo d’uso sono tratte dai libri sotto, lavori e siti Internet di riferimento all’Aromaterapia.

Sono informazioni regolari e confermate dalle osservazioni per mezzo scientifico. Queste notizie sono date a titolo informativo, non costituiscono in nessun caso una notizia medica, ne da sostituire con la terapia in atto fornita dal medico curante, né impegnare la nostra responsabilità.

Olio Essenziale, Spa, Trattamento, Aromaterapia

Per ogni uso degli olii essenziali in un scopo terapeutico, consultate un medico.

INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE:
“Huiles essentielles – 2000 ans de découvertes aromathérapeutiques pour une médecine d’avenir” de Dominique Baudoux
“Aromathérapie” du Dr Jean Valnet Éditions Maloine
“L’Aromathérapie exactement” du P. Franchomme et Dr D. Pénoël
“La Bible de l’aromathérapie” de Nerys Purchon
“ABC des huiles essentielles” du Dr Telphon
” L’aromathérapie” de Nelly Grosjean
” Les huiles essentielles pour votre santé” de G. Roulier
” Les cahiers pratiques de l’aromathérapie française – Pédiatrie” de Dominique Baudoux
Lettres d’informations Aroma-News de l’association NARD
” L’aromathérapie – Se soigner par les huiles essentielles” de Dominique Baud

Basilico

Utile per la sua notevole azione antisettica intestinale unita alla proprietà di stimolo generale di tutto l’organismo e in particolare del sistema immunitario.

Tra i principi attivi troviamo linalolo, eugenolo, canfora e cineolo.
Parti usate: foglie e sommità fiorite, ricco di OE , flavonoidi.

Vista Dall'Alto, Basilico, Erbe, Ciotola, Primo Piano
 
Modalità d’uso: 2-3 cucchiaini da tè di foglie secche per una tazza di acqua bollente, coprire, lasciare in infusione per 10-20 minuti, filtrare, dose massima 3 tazze al giorno.
 
Basilico si trova anche in TM (30-40 gocce tre volte al giorno) oppure per uso interno come OE (MicroDose) da rispettare il dosaggio. Basilico, come ingrediente trova posto in varie composizione con altre erbe in pastiglie e opercoli.
 
Olio D'Oliva, Pomodori, Basilico, Mangiare
 
Basilico è sconsigliato: con epatopatie, in gravidanza e periodo d’allattamento.
Le foglie secche: polverizzate si consigliano come starnutatorio contro la perdita dell’odorato e della corizza cronica.

Si consiglia per: affaticamento e insonnie nervose, spasmi gastrici, emicrania, meteorismo, mal di stomaco, coliche intestinali, indigestione con nausea, depressione, ansia, induce la lattazione. Tonico dei cortico –surrenali (che producono adrenalina e cortisolo),
 
Basilico, Erbe, Cibo, Fresco, Cucina, Ingrediente, Sano
 
Grande aiuto per: il nervosismo causato da superlavoro e per il mal di testa che colpisce le persone che esagerano nello stile di vita. (Generalmente le persone con superattività delle cortico-surrenali sono inquiete, sempre indaffarate, insonni, robuste, nervose, colleriche).
 
Nelle dispepsie d’origine nervosa: che colpisce le persone che esagerano nello stile di vita, contro le afte e anche per diarrea acuta.
Come: Ipoglicemizzante, spasmolitico, analgesico, ipotensivo, febbrifugo, adattogeno, antinfiammatorio.
 
Basilico, Le Erbe, Verde, Mediterraneo, Foglie
 
Abbassa il livello di zucchero nel sangue, medicamento utile per alcuni tipi di diabete. Le ricerche indiane hanno dimostrato la sua proprietà: di abbassare la pressione sanguigna, allevia il dolore e riduce la febbre.
 
In medicina ayurvedica è utilizzato per: abbassare la febbre (mescolato con pepe nero, zenzero e miele). Protegge il cuore, abbassa il colesterolo.