La vitamina K2

vitamina k2 k1

Danni da carenza.

Gli effetti benefici della vitamina K2 sono tanti quanto, al momento almeno, sconosciuti o non riconosciuti (la ricerca scientifica che ne illustra l’importanza si sta accumulando sempre più negli ultimi anni, ma le istituzioni non lo ammettono).

Se la vitamina D è notoriamente utile per l’assorbimento del calcio, servono infatti alcuni cofattori di tale sostanza (particolarmente vitamina K2 e boro) per indirizzare correttamente il calcio nelle ossa e nei denti invece che nei tessuti molli (come nei reni, con possibile effetto di disfunzione dell’organo e/o di creazione di calcoli) e nelle pareti delle arterie.

Vitamina K2
Vitamina K2

Di conseguenza l’assunzione di vitamina K2 può essere una semplice quanto efficace chiave di volta per la gestione, la prevenzione e la cura di problemi cardiovascolari e di varie problematiche relative alla salute di denti ed ossa, e permette quindi di integrare meglio, più efficacemente e in maniera più sicura la vitamina D (mantenendoci al sicuro da eventuali danni di eccessiva calcificazione).

Possiamo trovare prova di quanto su riportato nell’articolo scientifico Nutritional strategies for skeletal and cardiovascular health: hard bones, soft arteries, rather than vice versa, e in tutti gli articoli citati nelle referenze dell’articolo stesso.

Gouda vitamina K2

Gli autori consigliano tra l’altro di assumere calcio dagli alimenti invece che dagli integratori, di assumere un adeguato ammontare di proteine animali assieme ad un ammontare di 1 grammo di calcio al giorno preso però dagli alimenti piuttosto che dagli integratori (anche perché occorre fare attenzione agli effetti dannosi che può causare un eccesso di calcio).

Viene consigliato inoltre,di aumentare l’assunzione di frutta e verdura per alcalinizzare l’organismo e promuovere la salute delle ossa, aumentare il consumo del potassio a scapito del sodio, mangiare cibi ricchi di vitamine K1 e K2, e possibilmente includere le ossa nella dieta in quanto fonte di idrossipatite di calcio e di molti altri nutrienti necessari per la costruzione dell’osso.

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Estratti di verdure verdi

Quando si parla di assunzione di ossa, si intende di ossa di animali da derivazione biologica e possibilmente che vanno al pascolo (ma non di maiale, anche se non viene specificato). Le ossa vanno bollite (in caso di pollo o coniglio circa 16-18 ore, in caso di manzo circa 24 ore) e verso la fine si possono aggiungere cipolla e qualche verdura perr dare maggior sapore.

La cosa migliore è utilizzare una pentola specifica per le cotture a fuoco lento e di lunga durata (slow cooker). Questo brodo d’ossa è ricco di sostanze che aiutano a risanare l’intestino (la cresta e le zampe di gallina contengono moltissimo collagene e sono utilissime per fare questo brodo).

verdure verdi vitamine K2 K1

Le vitamine del gruppo K sono ancora più importanti al giorno d’oggi soprattutto per due motivi. Il primo è che una flora batterica benefica normalmente produce vitamina K,e trasforma la forma K1 (assunta con i vegetali) nella forma K2, ma a causa di farmaci e cattiva alimentazione la disbiosi intestinale è sempre più diffusa in tutto il mondo.

Il secondo è che una delle tradizionali fonti di vitamina K2, la carne, contiene tale vitamina solo se l’animale si nutre di erba o altri vegetali ricchi della forma K1; se gli animali mangiano soia o mais, sono carenti di vitamina K1 e impossibilitati quindi a compiere la trasformazione da K1 in K2 per mancanza di materia prima.

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È per questo che una delle poche fonti di vitamina K2 rimangono attualmente le uova, ma ne servirebbero una ventina al giorno per fornire una dose decente di tale sostanza. Questo spiega perché l’integrazione di tale sostanza potrebbe diventare importante per molte persone.

L’unica fonte vegetale molto ricca è il natto, ottenuto dalla fermentazione della soia con il bacillus subtilis . Purtroppo il natto ha un sapore decisamente ostico, e non si riesce a reperire facilmente in Italia (è un prodotto tipico del Giappone); si può preparare una forma di natto anche partendo da altri legumi come i fagioli oppure fermentando alcuni vegetali.

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Il natto è ricchissimo di una forma di vitamina K2 detta MK-7, una molecola un po’ più lunga di quella della forma MK-4, che tipicamente si trova nelle uova e nella carne degli animali che mangiano erba.

Ulteriori informazioni sono reperibili in inglese nell’articolo The ultimate K2 resource (che suggerisce di utilizzare entrambe le forme di vitamina K2 per un maggiore beneficio) o sui libri Vitamin K2: The Missing Nutrient for Heart and Bone Health di Dennis Goodman, Vitamin K2 and the calcium paradox di Kate Rheaume-bleue, e The Miraculous Results of Extremely High Doses of the Sunshine Hormone Vitamin D3 di Jeff T. Bowles (dove si discute un protocollo di assunzione di alte dosi di vitamina D3 e di dosi proporzionali di vitamina K2).

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Una dose minima giornaliera è stimata intorno ai 100/200 microgrammi al giorno, ma c’è chi consiglia 1000 microgrammi al giorno, specie se si assumono dosi relativamente alte di vitamina D3 (10.000 al giorno), e c’è chi consiglia dosi proporzionalmente maggiori di K2 per chi assume dosi ancora maggiori di D3.

La vitamina K2 difficilmente può causare effetti collaterali se assunta in dosi troppo alte, ma pare che assumendo vitamina D3 e K2 si possano avere problemi da carenza di magnesio, e dal momento che questa sostanza è utilissima ed è per altro uno dei cofattori della vitamina D, ha senso integrarlo assieme a vitamina D3, K2 e boro.

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Per mettere a posto problemi articolari le suddette sostanze possono avere un ruolo importante, ma può essere necessario anche un adeguato apporto di calcio. Ad ogni modo prima di affrontare una integrazione di qualsiasi tipo è sempre consigliato consultarsi col proprio medico di fiducia.

1175 Pubblicato su Open Heart. 2016 Mar 22;3(1):e000325, autori O’Keefe JH, Bergman N, Carrera-Bastos P, Fontes-Villalba M, DiNicolantonio JJ, Cordain L; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4809188/.
1176 Ordinabile per esempio al seguente linkhttp://www.nattostarter.com/nattostarter.php.
1177 Visionabile al link https://chrismasterjohnphd.com/…/the-ultimate-vitamin-k2-r…/.

L’osteoporosi ed i carboidrati insulinici 

Abbiamo già parlato dell’osteoporosi e siamo tutti d’accordo che rappresenta un’emergenza sanitaria per le persone anziane, soprattutto per le donne.

La medicina ufficiale ha già trovato risposte e soluzioni: qualche pillola per contrastare un fenomeno considerato normale ed ineluttabile.

Allora ci dovrebbero spiegare:

Come mai ci sono persone che arrivano a 110 anni senza grossi problemi di osteoporosi?

Ginocchio, Vecchio, Cura, Lesioni, Dolore

La verità ancora una volta è sepolta sotto ricerche mediche che nessuno ha voglia di divulgare. La medicina ufficiale sa perfettamente che uno dei motivi principali che causa lo svuotamento del calcio dallo scheletro, è l’utilizzazione che ne fa il nostro corpo per contrastare l’acidità del sangue.

Difatti ancora una volta, il nostro metabolismo ha come priorità assoluta, salvarci la vita. Il nostro sangue deve mantenere un livello di acidità non superiore a 7,35 (altrimenti si muore) e quindi, in caso di aumento di metaboliti acidi, il nostro corpo preferisce svuotare le ossa, utilizzando il calcio come minerale per tamponare l’acidità.

Ci dovremmo domandare: Cosa genera le scorie acide che finiscono poi nel sangue?

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Abbiamo già approfondito tale aspetto, parlando dell’acidità tissutale e la causa, ancora una volta è da imputare ai carboidrati. La via energetica del glucosio genera scorie acide (atomi H+ e piruvato), che quando escono dalla cellula, finiscono nella matrice e poi nel sangue. Inoltre i cereali hanno un effetto chelante (tramite i fitati), inibendo l’intestino all’assorbimento dei minerali come il magnesio, il potassio ed il calcio, fondamentali per la ricostruzione delle ossa.

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Un altro aspetto fondamentale riguarda l’ormone del Gh, deputato alla fase anabolica dello scheletro. Difatti come tutti i tessuti, anche quello osseo è composto di matrice (quindi collagene), e subisce una fase catabolica ed una anabolica. L’attivazione degli ormoni dell’insulina e del cortisolo (per colpa dei carboidrati) inibisce le ghiandole surrenali alla produzione di Gh e quindi una diminuzione dell’azione anabolica (ricostruzione ossea).

Quindi avviene uno squilibrio, tra la fase in cui il corpo demolisce la struttura ossea e la fase in cui invece il corpo deve ricostruire quei tessuti, causando un bilancio negativo, che nel tempo indebolirà lo scheletro.

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Un altro aspetto essenziale è la carenza di vitamina D, che come avete potuto leggere nel capitolo dedicato è essenziale al metabolismo del calcio, mantenendo in buono stato il nostro scheletro. Tale carenza è dovuta al poco tempo trascorso all’aperto, impedendo alla nostra pelle di produrre questa preziosa vitamina con l’ausilio della luce solare.

Un altro motivo che inibisce la produzione endogena di vitamina D è l’acidosi tissutale, che richiamando il calcio nel sangue, attiva il meccanismo di feedback negativo (i reni eliminano la vitamina D per evitare l’assorbimento di tale minerale dall’intestino).

Vivere 120 Anni

L’importanza del magnesio (e del cloruro di magnesio) per la nostra salute

Asse Intestino – Cervello

Il magnesio è stato utilizzato in passato prevalentemente sotto forma di “Sali di epsom” ovvero solfato di magnesio eptaidrato (formula chimica MgSO4 7H2O) che ha anche una funzione lassativa (qualcuno riporta anche un’efficacia nella riduzione della pressione), e come antiacido.

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Attualmente viene utilizzato anche sotto forma di idrossido di magnesio, che ha funzione sia lassativa che antiacida ed anche in altre forme.

All’interno del corpo la quasi totalità del magnesio si trova all’interno di cellule e tessuti (99%) e solo l’1% circola ne sangue.

Per questo motivo è difficile valutare le eventuali carenze di magnesio solo a partire dal livello di magnesio del sangue (invece è attendibile la stima del magnesio intra-eritrocitario, ovvero del magnesio intracellulare dei globuli rossi).


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Nelle ossa troviamo il 70% del magnesio presente nel corpo umano, il resto si distribuisce principalmente tra tessuto muscolare e tessuto nervoso; già questo dovrebbe far comprendere quanto sia importante il magnesio per una buona salute di ossa (denti compresi), muscoli (cuore compreso), e sistema nervoso (cervello compreso).

Ma il magnesio è coinvolto nell’attività di circa 300 enzimi e quindi sostanzialmente non esiste attività, non esiste funzione del nostro corpo per il quale il magnesio non sia importante. Per esempio anche i calcoli delle vie urinarie possono essere una conseguenza della carenza di magnesio.


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Il dottor Price nel su libro Nutrition and physical degeneration riporta che alcune popolazioni “primitive” che ancora nei primi anni del 1900 si alimentavano secondo le usanze tradizionali (caccia, raccolta e a volte un po’ di agricoltura o di allevamento) arrivavano ad assumere quantità di magnesio fino a 20 volte maggiori degli occidentali “progrediti” che li avevano conquistati.

Adesso, dopo quasi cent’anni, la situazione è ancora peggiorata giacché l’agricoltura industriale depriva regolarmente il suolo di magnesio, così come l’abitudine di cuocere i cibi gettando l’acqua di cottura, così come il consumo di cereali raffinati.

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Le dosi di assunzione che le nostre istituzioni sanitarie raccomandano per il magnesio sono riferite a quella che appare una “normale” (ovvero diffusa) condizione di carenza.

Non sorprende che le persone sofferenti di disbiosi, e quindi di un maggiore o minore problema di malassorbimento dei nutrienti abbiano nei loro corpi livelli di magnesio ancora minori, e che l’integrazione di magnesio apporti loro dei particolari benefici.

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Qui di seguito una carrellata di articoli scientifici conferma di quanto appena detto.
L’articolo The effectiveness of essential fatty acid, B vitamin, Vitamin C, magnesium and zinc supplementation for managing stress in women: a systematic review protocol mostra per esempio (come dice lo stesso titolo), l’efficacia dell’integrazione di acidi grassi essenziali (omega 3), vitamina del complesso B, della vitamina C e magnesio nella gestione dello stress nelle donne.

E qui occorre aprire una parentesi per chiarire che, alla luce di quanto detto sugli effetti delle pillole contraccettive e delle cure ormonali per la menopausa per comprendere come la donna sia soggetta mediamente ad un maggiore carico di farmaci che danneggiano il microbiota con notevoli conseguenze sullo stato mentale e la suscettibilità allo stress.


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La carenza di magnesio nei malati di diabete di tipo 1 e di tipo 2 viene riportata dagli articoli Chromium, zinc and magnesium status in type 1 diabetes e Magnesium and type 2 diabetes .

Il secondo in particolare ci informa che una diminuzione della concentrazione intracellulare del magnesio inibisce parzialmente alcune funzioni biologiche che portano alla fine al peggioramento della resistenza insulinica, e che oltre ai bassi livelli di magnesio assunti è da considerare anche l’aumento della perdita di magnesio con l’urina.

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L’articolo Oral magnesium supplementation decreases C-reactive protein levels in subjects with prediabetes and hypomagnesemia: a clinical randomized double-blind placebo-controlled trial , ci informa che l’integrazione di magnesio (in soggetti pre-diabetici e carenti di magnesio) porta alla diminuzione dei livelli di un indicatore dell’infiammazione.

L’articolo Addressing potential role of magnesium dyshomeostasis to improve treatment efficacy for epilepsy: A reexamination of the literature , ci informa che l’integrazione di magnesio ha aumentato il livello di soglia per lo scatenarsi delle crisi epilettiche (rendendole quindi meno frequenti).


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L’articolo Effects of transdermal magnesium chloride on quality of life for patients with fibromyalgia: a feasibility study , riferisce della positiva efficacia dell’applicazione del cloruro di magnesio sulla pelle delle gambe e delle braccia dei malati di fibromi algia.
Infine l’articolo Role of fatty acids and micronutrients in healthy ageing: a systematic review of randomised controlled trials set in the context of European dietary surveys of older adults

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ci informa (a ulteriore conferma di quanto già scritto) che i livelli di acidi grassi essenziali (omega 3) magnesio, vitamina D, zinco, potassio e rame nelle nostre popolazioni occidentali sono spesso al di sotto dei livelli raccomandati, e che per invecchiare bene occorre integrarli.

Detto questo, i casi di eccesso di magnesio sono rarissimi (per quanto pericolosi) ed essenzialmente legati ai casi di disfunzione renale; normalmente infatti una certa parte del magnesio ingerito viene escreta con l’urina, ma se questo meccanismo è bloccato o mal funzionante si può andare incontro ad un pericoloso accumulo di magnesio.


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Per avere dei livelli ottimali di magnesio occorre quindi cambiare abitudini alimentari: evitare i cereali raffinati, non buttare mai via l’acqua di cottura dei cereali e delle verdure orientandosi quindi verso la cottura di cereali in chicchi (cotti a risotto con le verdure) o ancora meglio verso una dieta “ancestrale” (paleolitica) scegliendo dove possibile cibi biologici.

In diversi casi di carenza di magnesio può essere utile per un certo periodo assumere degli integratori.

Fra i tanti integratori uno dei più facilmente assorbibili e decisamente il più economico è il cloruro di magnesio, che ha però il brutto inconveniente di avere un sapore decisamente amaro; per gli adulti determinati a stare meglio questo può non essere un grosso problema, ma per i bambini sì.


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È possibile pensare a sciroppi di cloruro di magnesio col miele (in tal caso dopo l’assunzione dello sciroppo andrebbe bevuto un sorso d’acqua) ed esistono in commercio anche pillole di cloruro di magnesio (per i bambini più grandi che riescono già ad inghiottirle, o per gli adulti schizzinosi e frettolosi).

Il cloruro di magnesio ha una qualità in più rispetto a qualsiasi altro composto a base di magnesio: rafforza il sistema immunitario e permette di affrontare le infezioni (batteriche e virali) ed aiuta quindi anche a sbarazzarsi dei patogeni.

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Ciò vuol dire che il cloruro di magnesio può essere un ottimo e naturalissimo alleato per sconfiggere la disbiosi intestinale specie se utilizzato assieme a dei probiotici specifici (e magari a dell’amido resistente che permette ai probiotici di attecchire meglio).

Che ci crediate o no alcuni medici sin dai primi anni del 1900 utilizzarono con successo il cloruro di magnesio sia per endovena che per via orale (oltre che applicato sulle ferite) per curare le più disparate condizioni patologiche, curando persino casi di poliomielite, difterite ed altre malattie infettive infantili.

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Se volete toccare con mano le prove di quanto appena riferito vi consiglio di leggere il libro Curarsi con il magnesio di Raul vergini (Red Edizioni), dove sono riportate le lettere che il dottor P. Delbet spedì al dottor A. Neveu per informarlo dell’incredibile ostruzionismo posto dalle istituzioni sanitarie francesi alla cura col cloruro di magnesio a dispetto delle tante sperimentazioni positive e della totale assenza di effetti collaterali alle dosi utilizzate.

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Tale semplice, naturalissima e poco costosa cura non venne mai pubblicizzata per una precisa volontà da parte di quelle stesse istituzioni sanitarie sanitari che proprio in quegli anni aprirono le porte a un’altra strategia (questa volta più complessa, più artificiale, più rischiosa e decisamente più costosa, ma proprio per questa apportatrice di maggiori profitti), quella delle vaccinazioni.

Prima dell’epoca delle vaccinazioni si prescrivevano farmaci solo ai malati, ma con l’invenzione dei vaccini si realizzò il sogno segreto di qualsiasi azienda farmaceutica: inondare di farmaci tutti i soggetti sani.

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Di conseguenza il cloruro di magnesio, l’ennesimo rimedio miracoloso e di bassissimo costo, pur essendo ancora disponibile come integratore in qualsiasi farmacia, è stato messo nel dimenticatoio perché il suo utilizzo si scontrava con gli interessi delle case farmaceutiche. Nonostane tutto troviamo alcune sporadiche ricerche sul suo utilizzo.

L’articolo Rescue treatment and prevention of asthma using magnesium throat lozenges: Hypothesis for a mouth-lung biologically closed electric circuit riferisce dell’efficacia delle patiglie al cloruro di magnesio per il trattamento e la prevenzione dell’asma.

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L’articolo Evaluating the Effectiveness of Adding Magnesium Chloride to Conventional Protocol of Citrate Alkali Therapy in Children with Urolithiasis riferisce dell’efficacia dell’aggiunta di cloruro di magnesio alla terapia convenzionale per i calcoli delle vie urinarie.

L’articolo Magnesium-adenosine triphosphate in the treatment of shock, ischemia, and sepsis mostra che una molecola ottenuta dalla combinazione di cloruro di magnesio e ATP ha degli effetti benefici nei casi di shock, ischemia e sepsi.

Gioventù, Attivo, Salto, Felice, Sunrise, Silhouettes

Per assumere il cloruro di magnesio basta comprare il sale (anche in farmacia, sebbene ordinato via internet spesso costi di meno) e scioglierne 25 grammi in un litro d’acqua. Per un adulto Raul ergini nel suo libro Curarsi con il magnesio indica due dosi da 125 cc di tale soluzione (circa mezzo bicchiere d’acqua) due volte al giorno nei casi più gravi e/o di maggiori carenze da magnesio, per poi passare dopo un poco ad una dose di mantenimento di una dose sola (per i bambini di meno di 5 anni le dose vanno opportunamente diminuite).

In realtà, specie se l’assunzione di cloruro di magnesio è associata ad una dieta paleolitica, potrebbe essere necessario iniziare con dosi molto minori ed aumentare gradatamente, altrimenti si rischia di soffrire di una fastidiosa reazione di Herxheimer (diarrea, gonfiore, flatulenza, il temporaneo acuirsi dei sintomi di alcuni disturbi causati dalla disbiosi).

919 Pubblicato su JBI Database System Reviews and Implementations Report. 2015 Aug 14;13(7):104-18, autori McCabe D, Colbeck M.;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26455850.
920 pubblicato su Current opinion in clinical nutrition and metabolic care 2015 Nov;18(6):588-92, autori Lin C C, Huang Y L;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26406393.
921 Pubblicato su World Journal of Diabetes. 2015 Aug 25;6(10):1152-7, autori Barbagallo M, Dominguez L J;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26322160.
922 Pubblicato su Archives of medical research 2014 May;45(4):325-30; autori Simental-Mendía L E, Rodríguez-Morán M, Guerrero-Romero F;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24814039.
924 Pubblicato su Journal of Clinical Pharmacology 2015 Aug 27, autori Osborn K E, Shytle R D, Frontera A T, Soble J R, Schoenberg M R;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26313363.
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925 Pubblicato su Journal of Human Nutrition Diet 2015 Aug 18, autori Ruxton C H, Derbyshire E, Toribio-Mateas M;http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26286890.
926 Pubblicato su Medical Hypotheses. 2006;67(5):1136-41, autore Eby G A; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16797866.
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928 Pubblicato su Critical Care Medicine 1992 Feb;20(2):263-75, autori Harkema J M, Chaudry I H; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1737460.

Fratture

Malattia Espressione dell’AnimA

Le ossa si rompono quasi senza eccezione in situazioni di movimento estremo (caduta in moto, praticando uno sport, incidente).
 
La frattura porta subito a un lungo riposo forzato (gesso, posizione sdraiata). Ogni frattura porta anche a una ” frattura ” del movimento e dell’attività svolta finora e costringe al riposo.
 
Matita, Frattura, Rotto, Crepe, Danni, Pressione
 
Da questa forzata passività dovrebbe maturare un orientamento nuovo. La frattura mostra chiaramente che non si è voluta vedere la fine ormai indispensabile di una situazione, così che il corpo deve mostrare la frattura di ciò che è vecchio per aiutare il nuovo a manifestarsi.  La frattura interrompe la vita abituale, in genere caratterizzata da estrema attività e movimento.

Si è esagerato, si è abusato delle proprie forze.

Frattura Articolare, Gesso, Frattura, Intonaco, Malato
 
L’osso rappresenta nel corpo il principio della solidità, delle norme sicure, ma anche il principio dell’irrigidimento (calcificazione). Se nell’osso prevale il principio della rigidità (calcio), l’osso diviene fragile e proprio per questo non può più svolgere le sue funzioni.
 
Lo stesso avviene per tutte le norme – esse devono dare sicurezza, però se diventano troppo rigide non servono più a niente. Una frattura mostra sul piano fisico che non si è notato un eccessivo irrigidimento nel sistema psichico.
 
Tempesta, Danni Della Tempesta, Alberi, Forest, Natura

La persona diventa quindi troppo rigida, fissa, statica.

Come esiste la tendenza a irrigidirsi con l’età sui propri principi e a perdere sempre più la capacità di adattamento, analogamente aumenta anche la calcificazione delle ossa, così che aumenta il pericolo di fratture.
 
Ponte, Giardino Giapponese, Arco, Park, Giardinaggio
 
Il polo opposto è rappresentato dal bambino piccolo che ha ossa cedevoli che ben difficilmente si rompono. Il bambino piccolo non ha ancora norme e regole in cui irrigidirsi.
 
Se una persona nella sua vita diventa troppo inflessibile, la frattura di una vertebra corregge il suo atteggiamento – gli viene spezzata la spina dorsale! È possibile prevenire questi guai piegandosi volontariamente.
 
(Thorwald Dethlefsen Rudiger Dahlke)

La frattura del collo del femore

Malattia Espressione dell’AnimA

Con questo tema arriviamo a una visione spaventosa della vecchiaia.
Se il collo del femore si rompe, cosa che praticamente si verifica solo in età molto avanzata, si sospetta quasi immediatamente una frattura da affaticamento.

La causa fisiologica dell’affaticamento delle ossa è la loro decalcificazione, che si presenta con l’età e si manifesta nell’osteoporosi, che colpisce tanto gli uomini che le donne.

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La diagnosi «frattura da affaticamento» è veramente esatta e chiara:

vuole dire semplicemente che un osso stanco ha ceduto. Per questo non deve sorprendere che spesso non occorra un urto violento, basta una leggera caduta sul fianco.

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La caduta racchiude in sé una forte valenza simbolica. Un gran numero di incidenti si verifica infatti proprio per questo motivo, attualizzando il tema mitologico.

«La superbia viene prima della caduta»: suggerisce un proverbio che aiuta a comprendere meglio la situazione. Lucifero, l’angelo prediletto da Dio, aveva dimostrato la superbia prima di essere precipitato nella polarità.

Verticale, Beach, Mare, Ocean, Sabbia, Esercizio

I primi uomini, Adamo ed Eva, si erano macchiati proprio della stessa colpa: il peccato originale e la perdita definitiva dell’unità paradisiaca ne furono solo una conseguenza.

E anche gli ultimi uomini saranno accusati di aver commesso lo stesso reato. Nell’Antico Testamento, il modello è rappresentato dalla storia della ricostruzione della Torre di Babele che termina, come ogni hybris, in una caduta.


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Nel mondo antico, la hybris, ribellione contro gli dèi, era l’unico vero peccato, e al tempo stesso l’unica possibilità di intraprendere la via dell’evoluzione che termina nel Divino. Questa via implica quasi necessariamente una caduta, come dimostra anche il caso di Prometeo.

Ogni caduta è la somatizzazione di un pezzetto di superbia, che in questo modo viene sottoposto a terapia. Nella caduta che produce la rottura del collo del femore, si spezza un «vecchio osso». La sua hybris consiste nel fatto che il soggetto ha ignorato la sua età e ha agito come se avesse le stesse energie di un giovane.

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La frattura da affaticamento, che certamente non si sarebbe verificata se a cadere fosse stato un ragazzo, fa i conti con l’età e rimette ognuno al suo posto. Ora non è più possibile camminare e neppure superare i confini naturali.

La malattia ha rimesso le cose in ordine, costringe i pazienti a comportarsi in modo sensato e conforme agli anni, li induce al riposo.

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Questa posizione di distanza dalla vita esteriore va scelta liberamente, poiché l’età richiede che le sue esigenze siano rispettate.

La stanchezza naturale, che ignorata dall’esterno si manifesta in modo sostitutivo nelle ossa, rivendica il suo diritto di riposarsi.


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Se il paziente segue questa indicazione, ha tutta l’opportunità di fare interiormente ancora grandi passi avanti. La situazione è simile a quella che provoca gli incidenti in ambito sportivo: una sopravvalutazione delle proprie possibilità naturali.

Adesso occorre accettare la propria situazione, smettere di affannarsi e dedicarsi al riposo e alla conoscenza. Bisogna smettere di vivere con ritmi giovanili e indirizzarsi invece al riposo e a una vita adatta all’età avanzata.

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Domande

1. Il mio coraggio si è già trasformato in superbia?
2. È ancora attuale? A chi devo dimostrare qualcosa?
3. Tendo a ignorare la mia età?
4. Ho ignorato che non solo le mia ossa sono vecchie, ma che sono diventato io stesso un osso vecchio?
5. Compenso la debolezza della mia struttura ossea cercando di irrobustire la mia coscienza?
6. Pretendo troppo dal mio corpo per risparmiare la mia anima?
7. In che rapporto sono con i miei limiti naturali?
8. Dove mostro troppo poco rispetto nei loro confronti?
9. Riesco ad alleggerirmi e a gettar via la zavorra per facilitare all’anima il ritorno a casa?

(*) Nel film di Hollywood, Alla ricerca del bambino d’oro, ad esempio, ci troviamo di fronte a questo modello.
(Dott. Rudiger Dhalke)

Vitamina D

La vitamina D viene sintetizzata dal colesterolo e attivata dall’esposizione al sole.

L’idea che possiamo colmare le lacune attraverso banali assunzioni orali ricorda molto i concetti delle medicine tribali per le quali per migliorare la vista veniva consigliato di mangiare gli occhi degli animali curioso l’interesse per la vitamina D,

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che è sintetizzata a partire dal colesterolo, che invece viene proposto di tenere basso, mediante una dieta povera di grassi…quando: l’80% del colesterolo NON proviene dalla dieta, è sintetizzato da un enzima stimolato dall’insulina…

quindi quando si mangiano CARBOIDRATI, non Grassi, si produce il massimo di colesterolo.

Pomodori, Colorato, Bio, Vitamine, Nutrizione, Cucina

Che ha azioni benefiche in quanto tiene plastiche le membrane cellulari, sono i prodotti di ossidazione dell’LDL che provocano le placche, questa ossidazione è dovuta a processi infiammatori, che sono i veri responsabili delle placche,

che altro non sono che una protezione dei vasi sanguigni nel processo di riparazione, per impedirne la necrosi, come avviene in altri tessuti (per riparare prima demoliamo, poi ricostruiamo, alcuni tessuti non conviene demolirli, come vasi e fibre nervose, quindi li proteggiamo con placche).

Risultati immagini per vitamina D

Quindi combattiamo il colesterolo, ma assumiamo vitamina D. il vero problema è che cerchiamo di introdurre, dalla bocca, ciò che è carente nel ns corpo. Invece dovremo chiederci perchè (…) quella molecola è carente, perchè la sintesi endogena è diminuita.

Allora è più furbo cercare di risolvere le cause che hanno prodotto tale riduzione.

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Per fortuna il sistema digerente, spesso completamente non considerato in questi approcci, ci impedisce di provocarci danni, come quando tentiamo inutilmente e pericolosamente di alcalinizzare tessuti che non sono basici!

Molti immaginano il corpo umano come una enorme pentola dove avvengono reazioni chimiche, che possono essere facilmente modificali somministrando reagenti o prodotti finali delle reazioni che avvengono al suo interno, senza tenere conto che queste avvengono all’interno di cellule, in scomparti ben definiti, spesso, per ns fortuna, non facilmente raggiungibili dall’esterno.

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D’altra parte il sistema digerente rappresenta la nostra maggiore superficie di interfaccia con il mondo esterno, se non fossimo fortemente isolati da esso, ci saremo già estinti.

In particolare per la vitamina D, questa è prodotta dal colesterolo, ora, nonostante molti lavori in letteratura (ma chi li legge?)

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che sostengono come sia stato un grossolano errore considerare pericolosi alti suoi livelli, abbiamo abbassato il limite max a 200, e ci sono persone che “viaggiano” con 140 di colesterolo totale. Il problema è che costoro sono veri morti che camminano, ma sicuramente avranno problemi a sintetizzare la vitamina D.

Ma cosa importa? gliela vendiamo?

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La vitamina D nell’immaginario collettivo rappresenta quella vitamina prodotta dal sole è in grado di migliorare l’assorbimento di calcio nelle nostre ossa. Sicuramente l’informazione se pur veritiera è la conseguenza della più grande mistificazione medica nei confronti di un micronutriente.

Infatti rappresentare l’importanza di questa vitamina, riconoscendogli solamente il compito di coadiuvare la cura all’osteoporosi e del rachitismo, non rende assolutamente merito all’importanza fondamentale che tale micronutriente ha invece per la nostra salute.

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Sarebbe come affermare che il sole per le piante è utile solo a scaldarle. Ma sappiano che non è così. Il sole è la vita, ed in effetti senza questa nostra stella, la vita sul pianeta terra si estinguerebbe in pochissimi giorni.

Anche nel caso dell’uomo, l’evoluzione ha previsto per il sole un ruolo fondamentale, la produzione della vitamina D.

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Solo negli ultimi anni la medicina ufficiale ha incominciato a comprendere l’importanza di questa vitamina (ma tali ricerche non sono promulgate adeguatamente).

Innanzitutto è stato appurato che la vitamina D in effetti è un ormone, in quanto si comporta esattamente come gli altri ormoni steroidei (ad esempio il cortisolo).

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Non solo, la sua azione è rivolta ad ogni cellula del nostro corpo, ad ogni tessuto ed a ogni organo (non esiste un altro ormone con una capacità così universale).

Addirittura regola circa il 3% del genoma umano (del Dna) e si lega a dei recettori (ce ne sono 2.246 solo nella catene del Dna) inducendo all’interno della cellula migliaia di azioni differenti (in base al recettore a cui si è legato).

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E’ stato confermato, da studi clinici, che la vitamina D ha un effetto significativo su 229 geni, compresi quelli interessati nelle malattie della sclerosi multipla, il diabete (tipo 1) e il morbo di Crohn.

Questo significa che ad oggi ancora non conosciamo le reali attività che questo ormonevitamina svolge all’interno del nostro corpo. Cerchiamo allora di capirne un po’ di più.

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Innanzitutto da dove proviene la vitamina D?

Possiamo assumere dalla dieta circa il 10% circa della vitamina D di cui abbiamo bisogno mentre il 90% è prodotto dalla nostra pelle con l’esposizione ai raggi UVB. Per quanto riguarda quella assunta con la dieta, si suddivide in vitamina D2 (ergocalciferolo) di origine vegetale e vitamina D3 (colecalciferolo) di origine animale.

La vitamina D stimolata dal sole è del tipo vitamina D3 (colecalciferolo) e la produciamo grazie alle cellule della pelle (cheratinociti) che utilizzano i raggi UVB per processare il colesterolo (7–deidrocolesterolo).

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Approfondimento tecnico.

Sia la vitamina D2 che la D3 si legano a delle speciali proteine (DPB vitamin D binding protein) e trasportate nel fegato. All’interno di questo organo sono processate (idrossilate) per diventare molecole 25-idrossivitaminaD (25(OH)D) o anche chiamato calcifediolo.

Questa molecola è biologicamente inattiva (è un marker usato per capire se si è carenti) e per essere utilizzata dal corpo deve subire un altro processo chimico tramite un enzima (1-idrossilasi) per trasformarsi in 1,25-di-idrossi-vitamina D (1,25(OH)2D3) o calcitriolo.

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Questo processo accade principalmente nei tuboli renali (che ne regolano anche la quantità nel sangue), ma può avvenire in vari tessuti o nelle singole cellule del corpo (cellule immunitarie).

La vitamina D è anche correlata al metabolismo del calcio (da cui dipende anche la sua regolazione nel sangue) risultando essenziale nel processo di modellamento delle ossa e nel contrastare l’osteoporosi. Spieghiamone il meccanismo.

IL METABOLISMO DEL CALCIO

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Il metabolismo del calcio è regolato dall’ormone paratormone (o ormone paratiroideo o PTH) sintetizzato dalle ghiandole paratiroidi.

Questo ormone è in grado di agire sulla capacità di assimilazione del calcio dall’intestino, di controllare il riassorbimento a livello renale e l’attività delle cellule osteoblaste (che costruiscono l’osso) e delle cellule osteoclaste (che distruggono l’osso). Il nostro scheletro è in continua fase catabolica ed anabolica, ma il giusto equilibrio tra queste due fasi, dipende principalmente dalla quantità di calcio presente nel sangue.

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Approfondimento tecnico.

Quando il livello di calcio nel sangue è troppo basso, l’ormone paratormone stimola la produzione renale di 1,25-di-idrossivitamina (vitamina D attiva), aumenta la ritenzione di calcio dai reni, aumenta l’attività degli osteoclasti (quelle che demoliscono l’osso).

La vitamina D attiva (1,25-di-idrossi-vitamina D) si lega ai recettori intestinali, incrementando sensibilmente la capacità dell’intestino di assimilare il calcio (dal 10% senza vitamina D al 40%) e stimola i fibroblasti nella costruzione di nuovo osso.

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Esiste inoltre un meccanismo di feedback negativo che in caso di troppo calcio nel sangue (ipercalciemia) riassorbe la quantità di vitamina D attiva, in modo da ridurre l’assimilazione del calcio dall’intestino. E’ quindi piuttosto evidente che la carenza di questa vitamina-ormone è la causa principale dell’osteoporosi.

Ma quali sono le altre funzioni della vitamina D?

La Vitamina D ed il nostro corpo. Come abbiamo detto, la vitamina D è molto più di quello che l’informazione vuole rappresentare. La sua interazione con il nostro corpo è universale, ma ancora poco conosciuta da parte della medicina.

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Sappiamo però che esistono dei recettori chiamati Dvr (molecole che si legano a questo ormonevitamina) all’interno dei seguenti tessuti:

tessuto adiposo, surrene, cuore, cellule endoteliali aortiche, cervello, cellule insule pancreatiche, ghiandola mammaria paratiroide, cellule neoplastiche parotide, condrociti ipofisi, colon, placenta, ovaio, prostata, epididimo retina, follicolo pilifero cute, cellule intestinali, stomaco, cellule renali distali, testicolo, fegato, timo, polmone e tiroide.

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Grazie a questi recettori, la vitamina D interagisce con le seguenti azioni genomiche non classiche:

Inibizione della crescita cellulare

Regolazione dell’apoptosi

Controllo della differenziazione cellulare

Modulazione della risposta immune

Prevenzione della trasformazione neoplastica

Controllo del sistema renina-angiotesina

Controllo della secrezione insulinica

Controllo della funzione muscolare

Controllo del sistema nervoso

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Queste azioni non sono ancora state studiate in maniera approfondita dalla scienza e quindi non siamo in grado oggi, di sapere come la carenza di vitamina D incida su questi processi metabolici.

L’azione che sembra di maggiore interesse per la scienza riguarda il nostro sistema immunitario, dove la vitamina D ha un ruolo fondamentale. Approfondiamolo insieme.

LA VITAMINA D ED IL NOSTRO SISTEMA IMMUNITARIO

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Come abbiamo visto, il nostro sistema immunitario è molto complesso ed è composto da diverse tipologie di cellule predisposte ad uccidere qualsiasi antigene (virus, batteri, funghi) che attaccano il nostro corpo o le cellule che si trasformano in tumorali, abbiamo vari tipi di linfociti T ( killer, helper, etc), B e cellule dendritiche, ognuno dei quali comunica tramite dei mediatori (interleuchine), potendo generare differenti risposte immunitarie.

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Se volessimo paragonare il corpo ad uno stato moderno, il nostro sistema immunitario sarebbe rappresentato dalle forze dell’ordine e dalle forze militari.

Un singolo corpo (ad esempio l’aeronautica) svolge un compito a se stante ma sempre in coordinamento con le altre forze.

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A svolgere questo compito e quindi verificare a controllare che gli ordini vengano eseguiti correttamente, sono gli ufficiali ed i sottoufficiali. Nel nostro sistema immunitario questo compito è svolto esclusivamente dalla vitamina-ormone D.

Infatti ognuna delle cellule attrici (linfociti) ha nel proprio interno un recettore (Dvr) al quale si lega la vitamina D, determinandone il comportamento.

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La carenza di questa vitamina causa una insufficiente risposta immunitaria verso le invasioni batteriche ed una risposta immunitaria eccessiva nei confronti delle nostre cellule (malattie autoimmuni) o verso le sostanze Not Self (allergie). Cerchiamo di spiegarlo nel dettaglio.

RISPOSTA IMMUNITARIA INSUFFICIENTE

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Le cellule dendritiche, come abbiamo spiegato, hanno il compito d’inglobare l’antigene, giungere fino ai linfonodi (dove si trovano i linfociti T vergini), maturare e trasmettere le informazioni del gene da combattere.

La vitamina D si lega al recettore (Dvr) e permette la maturazione delle cellule dendritiche, che possono così attivare la duplicazione dei linfociti specifici contro l’antigene identificato.

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La carenza di vitamina D diminuisce il numero di cellule dendritiche mature, allungando il tempo di reazione immunitaria del corpo.

E’ per questo motivo che d’inverno (perché non prendiamo il sole e ci copriamo eccessivamente) esistono le epidemie da influenza.

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Se ci pensate bene, i virus vivono meglio a caldo e d’estate è molto più facile entrare in contatto con i fluidi corporei (sudiamo di più e siamo più scoperti). Ma nonostante ciò non ci sono epidemie influenzali. Il motivo è che siamo più forti (prendiamo il sole, attivando la vitamina D) ed i virus non riescono a sopraffarci.

RISPOSTA AUTOIMMUNE E SVILUPPO DELLE ALLERGIE

Il problema delle malattie autoimmuni e delle allergie dipende da un’attivazione eccessiva delle cellule dendritiche.

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Sono infatti tali cellule, poste nella matrice cellulare (soprattutto quella esposta ad invasioni batteriche e virali) a svolgere un vero e proprio ruolo di sentinelle, a decidere se l’incontro con un antigene (self o not self) debba dare inizio ad una risposta immunitaria o meno.

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Per optare per una simile scelta le cellule dendritiche utilizzano dei veri e propri sensori presenti sulla loro membrana, i recettori Tlr (Toll-Like Receptors), grazie ai quali sono in grado di comprendere se è in atto un’invasione batterica nel tessuto che si trovano a presidiare.

Le molecole catturate da questi recettori sono le citochine infiammatorie, rilasciate dalle altre cellule del sistema immunitario: una traccia evidente della loro presenza indica che quindi è in atto un’invasione.

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Quindi nel caso delle allergie, non è la presenza delle proteine del polline la vera causa della reazione allergica (infatti altre persone non subiscono tale patologia) bensì la presenza d’infiammazioni interne che attivano le cellule dendritiche, le quali avendo inglobato un antigene scelgono di attivare la risposta immunitaria.

Lo stesso accade per le malattie autoimmuni, dove le molecole catturate sono dei peptidi molti simili ai nostri tessuti (provenienti da proteine mal digerite) e quindi lo stato infiammatorio spinge le cellule detritiche a stimolare la produzione di linfociti Th1, a quel punto, attaccheranno i nostri tessuti.

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La vitamina D è in grado d’inibire la maturazione della cellula dendritica (perché ritiene non necessaria una risposta immunologica) e quindi quando la cellula CD incontra dei linfociti vergini (non ancora attivati), trasferisce informazioni di tolleranza nei confronti della molecola inglobata.

Al contrario, la carenza di vitamina D, causa la maturazione delle cellule dendritiche attivando una risposta immunitaria inutile e dannosa.

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Lo stesso accade quando le infiammazioni acute si trasformano in croniche, perché i vari linfociti T e B presenti nel luogo dell’infiammazione perdono il controllo e mantengono l’infiammazione.

Ciò dipende anche dalle interleuchine (citochine o mediatori) prodotte dai vari linfociti. La vitamina D si lega a dei recettori all’interno di queste cellule, modifica la produzione di tali mediatori, facendo terminare l’infiammazione cronica.

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Lo stesso vale per i tessuti adiposi promossi dall’insulina, dove si riscontra maggiore infiammazione cronica. Analoga storia accade per l’intestino dove i linfociti devono contrastare la flora batterica patogena (dove sono presenti il 60% dei linfociti del nostro corpo).

RISULTATI ATTRIBUIBILI ALLA VITAMINA D

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Molti ricercatori hanno effettuato degli studi sulla somministrazione di questa vitamina riportando risultati strabilianti. In uno studio pubblicato dalla rivista Circulation, si metteva in evidenza che ad una minore quantità di vitamina D nel sangue, corrispondeva un aumento, fino al 62%, del rischio da infarto.

In alcuni studi è stato dimostrato che la quantità doppia (rispetto al minimo) di vitamina D nel sangue, permette una riduzione del 62% del rischio di sviluppare la sclerosi-multipla nella propria vita.

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L’integrazione di vitamina D è efficace per ridurre l’ipertensione (la pressione sanguigna). Diverse ricerche hanno confermato che più ci si allontana dalla linea dell’equatore, le popolazioni durante l’inverno soffrono maggiormente questo tipo di malattia.

In Finlandia è stato dimostrato che i bambini che avevano un supplemento di 2000 ui giornalieri di vitamina D nel primo anno di vita, riducevano del 78% il rischio d’incorrere nel corso della loro vita nel diabete di tipo 1 (Hypponen E et al, Lancet 2001). Questa vitamina risulta molto utile per modulare l’attività delle cellule del pancreas che secernono insulina.

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La vitamina D interagisce anche con le fibrocellule muscolari, tramite un recettore nel Dna che stimola la cellule alla produzione di aminoacidi per ricostruire o far crescere la massa muscolare.

Infatti negli anziani l’utilizzo d’integratori di questa vitamina, permette una riduzione del 40% delle cadute, anche per la maggiore efficienza del sistema muscolare.

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La vitamina D permette una diminuzione del 52% delle malattie infettive (influenza, tubercolosi, aids) .

Gli scienziati si stanno concentrando anche sull’azione della vitamina D sul sistema cardio circolatorio. Infatti sono stati trovati dei recettori (Dvr) nelle cellule dell’endotelio vascolare e nei mastociti che generano la risposta immunitaria (con la formazione degli ateromi).

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Inoltre in alcuni studi è stata confermata una relazione inversa tra quantità di calcio che si deposita sull’epitelio (la calcificazione delle vene) e la quantità di vitamina D (maggiore è la vitamina e minore è il calcio.

“Studio sugli effetti di alto dosaggio di vitamina D3 su donne con sclerosi multipla in una durata di 10 anni Evidenze sempre crescenti mettono in correlazione l’integrazione di vitamina D (25(OHD) con un minore rischio di sviluppare la sclerosi multipla, riduzione del tasso di ricaduta, rallentamento della progressione della malattia o minori lesioni cerebrali […]

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L’apporto di vitamina D3 riduce i dolori muscolari e aumenta la deambulazione.” Int J Moi Sci. 2012 Oct 19;13(10):13461-83. doi: 10.3390/ijms131013461

Relazione Scientifica Serie Di Video 1 http://vitaminad.it/video-della-consensus-sulla-vitamina-d-in-pediatria/

Acidi urici

Se mangiate carne o cibi ricchi di purine (anche nei vegetali) e non vi si acidifica l’urina avete di che preoccuparvi.

Le urine sono un REFLUO, le purine vengono trasformate in acido urico, che deve essere eliminato. I carnivori hanno un enzima, l’uricasi, che trasforma l’acido urico, noi no.

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La eliminiamo con i reni che sanno perfettamente come fare se non impediti da un eccesso di Zuccheri.

Se facciamo fatica ad eliminarla è perchè abbiamo un acidosi intestinale, che rallenta i processi dell’asse intestino-rene, quindi l’acido urico forma cristalli di urati e ci viene la gotta.

Il pH del sangue è controllato dalla respirazione e dall’asse intestino-rene, che decide cosa espellere e cosa riciclare tra cui il bicarbonato che basifica. Una infiammazione intestinale danneggia questo asse riducendo il controllo del pH.

Non è l’acidità a favorire i tumori ma l’infiammazione dei tessuti.

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Oggi questo concetto è noto, così come l’infiammazione sia la causa delle placche di arteriosclerosi, di beta-amiloide, con l’aumento ci carboidrati, come pasta, patate, legumi e cereali.

Sarebbe molto pericoloso se potessimo modificare i pH dei nostri tessuti in base alla acidità-basicità del cibo che ingeriamo, la Natura non è così sciocca.

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L’azione salutistica del limone, acido citrico, quindi acido, è dovuta al contenuto di FOS, in quanto è l’agrume più ricco in essi.

Quindi è ricco di inulina. l’acidosi nel sangue può essere prodotta o da una incapacità del rene di recuperare il bicarbonato, che normalmente è riassorbito nella misura del 99%, oppure da una eccessiva produzione di acido urico, che proviene dalla demolizione delle purine.

Mangiando cibi ricchi di purine, non solo la carne associati a carboidrati insulini, porta ad un aggravamento renale, non per colpa della carne ma degli zuccheri.

Equiseto

(Equisetum arvense) coda cavallina

Parti utilizzate: fusti, parti aeree.

Principio attivo: contiene grandi quantità d’acido silicico e di silicati (circa 15%9. Flavonoidi, acido fenolico, alcaloidi (tra cui nicotina) e steroli.

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Il suo silice è facilmente assorbibile

Quest’ultimo stimola la rigenerazione del tessuti connettivo.

Modalità d’uso: 1-2 cucchiai da tè d’erba essiccata per una tazza d’acqua bollente, coprire, lasciare a riposo per 10 minuti, filtrare.

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Dose massima: 2 tazza al giorno.

Decotto di pianta fresca: 50-100 g per un litro d’acqua. Lasciare bollire a fuoco lento per 30 minuti (della pianta secca 10-20 g).

Si trova anche in TM da 20-30 gocce 3 volte al giorno. Titolato al 19% in sali minerali ed allo 0,95% in flavonoidi totali come isoquercitina, metodo di determinazione spettrofotometrico, corrispondente a 50 mg/ die di sali minerali e 2,5 mg di flavonoidi una posologia di 200 mg/die di sali minerali e 10 mg di flavonoidi.)

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Si consiglia: di attenersi al dosaggio consigliato sulla confezione

A causa: del suo alto contenuto di selenio si sconsiglia l’uso in gravidanza.. Inoltre, contiene l’equisetina, tossica in dosi elevate.

Per persone sane: non in gravidanza e nel periodo d’allattamento, che non assumono altri diuretici, equiseto è una pianta sicura.

Non usare l’erba per un periodo superiore a 6 settimane, perché potrebbe irritare l’apparato digerente.

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Equiseto ha: proprietà diuretiche

(Faculty of Chemical and Pharmaceutical Sciences, Department of Pharmacological and Toxicological Chemistry, Universidad de Chile, Santiago, Diuretic activity of an Equisetum bogotensa tea (Platero herb): evaluation in healthy volunteers. Journal od Ethnopharmacology 1996;54,55-).

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Rimineralizzante

(ricca di silicio – la carenza di silicio può contribuire alla rarefazione della trama ossea, silicio è importante per il normale trofismo del tessuto connettivo, in particolare delle pareti arteriose e venose.

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La carenza provoca una maggiore permeabilità e indirettamente partecipa al progredire delle malattie aterosclerotiche (Pedretti, Direttore della Scuola di Fitoterapia e Aromaterapia del Centro internazionale degli Studi della Nuova Medicina in Bologna. L’equiseto, Chimica farmacologica, terapeutica. In: Erboristeria Domani. 1986, pag 39-55).

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Favorisce la formazione dei globuli rossi, si consiglia inoltre per albuminuria, gotta, emottisi, ematuria, TBC, lesioni ossee, ipertensione, aterosclerosi, diabete, alcuni stati cancerosi, cistite e cistopielite, calcoli renali, anemia ipocromica sideropenia e da insufficienza midollare, fragilità degli annessi cutanei (capelli, unghie etc.)

É disponibile in abbinamento con Li + Mg + Cu + Mn + K + Co per trattamento dell’artrosi. È disponibile anche il succo fresco d’equiseto in bottigliette da 200 ml, una volta aperto, da conservare nel frigo, da consumare entro una settimana.

L’Equiseto è un eccellente emostatico, riduce emottisi.

Utile nelle patologie: pettorali, come enfisema, per edema degli arti inferiori.