Perché produciamo i chetoni?

Disbiosi

I chetoni furono scoperti solo alla fine dell’Ottocento, quando fecero il loro debutto poco onorevole nelle urine di persone affette da un diabete incontrollato (sotto forma di chetoacidosi diabetica).15 Nell’arco di qualche decennio i ricercatori scoprirono che la produzione di chetoni aveva anche
aspetti positivi.

Dieta chetogena
Dieta chetogena

Se assumiamo pochi carboidrati o se non ne assumiamo affatto, anche solo per un paio di giorni, il corpo riesce a convertire il grasso in chetoni. Questa flessibilità metabolica è uno dei fattori più importanti che consentono la sopravvivenza del genere umano; ci aiuta ad adattarci a un’ampia varietà di risorse alimentari.

Oltre a permetterci di sopravvivere anche nei periodi in cui il cibo scarseggia, i chetoni offrono molti benefici importanti per la salute:

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Se le cellule bruciano i chetoni per ottenere energia, nel corpo si producono molti meno ROS rispetto a quando viene bruciato il glucosio. I chetoni sono un carburante più “pulito” del glucosio, per cui anche i danni ai mitocondri sono molto minori rispetto a quando il carburante utilizzato è il glucosio.

Se effettui il passaggio alla combustione dei grassi (compresi i chetoni), riduci la quantità di zucchero disponibile per le cellule cancerose. Quindi riduci anche la quantità di ROS a cui le cellule sono esposte, diminuendo la probabilità che il cancro inizi a
formarsi.

Acidi grassi a corta catena

Il tipo più abbondante di chetone, il beta-idrossibutirrato (BHB), svolge una varietà di funzioni nei processi di segnalazione che possono influenzare l’espressione genica.16 I chetoni svolgono un ruolo importante nel contenimento delle infiammazioni, perché riducono (sottoregolano) le citochine proinfiammatorie e aumentano (sovraregolano) le citochine antinfiammatorie.17

La struttura dei chetoni presenta una stretta somiglianza con quella degli aminoacidi a catena ramificata (BCAA), ma il corpo li preferisce rispetto ai BCAA.

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Questa caratteristica rende i chetoni straordinariamente efficaci nel risparmio delle proteine, perché essi consentono di consumare quantità inferiori di proteine pur mantenendo o addirittura aumentando la massa muscolare.18

Inoltre, i BCAA sono un potente stimolatore delle vie di segnalazione molecolare della mTOR, una importante via metabolica che spesso è iperattiva negli stati patologici. Perciò, quando mantieni la chetosi nutrizionale, inibisci anche la mTOR, e la riduzione della sua attività si associa a un miglioramento della salute e a un incremento della longevità.

dieta chetogena

19 (La mTOR ha anche un ruolo positivo, specialmente nei giovani, perché stimola la sintesi proteica nei muscoli. Infatti molti atleti agonistici e culturisti s’impegnano ad attivare questa via di segnalazione rinunciando ai benefici per la longevità che derivano invece dalla sua inibizione.)20

Le ricerche suggeriscono che i chetoni svolgono una funzione protettiva sulle cellule cerebrali esposte al perossido d’idrogeno, una sostanza molto presente nel cervello dei soggetti che soffrono di malattie neurodegenerative come la demenza e il morbo di Alzheimer.21

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Tieni presente che quando i livelli di ferro sono alti, il perossido d’idrogeno si converte nel pericoloso radicale ossidrile, come vedremo nel Capitolo 5. Perciò i benefici dei chetoni si ottengono di più quando i livelli di ferro sono ottimali.

I chetoni sovraregolano (incrementano) la biogenesi mitocondriale nel cervello;22 ciò significa che aiutano il corpo a migliorare la sua capacità di produrre più energia aumentando il numero di mitocondri.

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Dai riscontri aneddotici è emerso che in alcune persone il digiuno o il passaggio a una dieta a basso apporto di carboidrati genera una lieve sensazione di euforia; ciò suggerisce che in qualche misura i chetoni possono influire sull’esperienza del benessere.23

Nonostante questi benefici, la semplice produzione di chetoni in quantità sufficienti per essere ufficialmente in chetosi nutrizionale non è l’obiettivo primario della TMM. L’obiettivo della TMM è mantenere il corpo nella modalità di combustione dei grassi seguendo una dieta eccezionalmente salutare.

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È per questo motivo che non mi sentirai mai definire la TMM una “dieta chetogenica” – definizione spesso usata per riferirsi a diete a basso contenuto di carboidrati e ad alto contenuto di grassi – perché questa espressione implica che lo scopo della dieta è produrre il maggior numero di chetoni possibile.

La TMM non si limita a questo. Come ho detto, lo scopo della TMM è ottimizzare il funzionamento dei mitocondri, ridurre i danni dei radicali liberi e curare la causa primaria delle malattie. I chetoni sono un mezzo, non un fine.

15 M. Akram, “A Focused Review of the Role of Ketone Bodies in Health and Disease,” Journal of Medicinal Food, 16, n. 11 (November, 2013): 965–67, DOI:10.1089/jmf.2012.2592. 16 Ibid.
17 Phinney, Volek, The Art and Science of Low-Carbohydrate Living, 10.
18 Intervista a Jeff Volek, Ph.D., http://articles.mercola.com/…/…/01/31/high-fat-low-carbdiet- benefits.aspx consultato il 2 dicembre 2016.
19 J. C. Newman, E. Verdin, “β-hydroxybutyrate: Much More Than a Metabolite,” Diabetes Research and Clinical Practice, 106, n. 2 (2014): 173–81, DOI:
10.1016/j.diabres.2014.08.009.
20 A. Paoli et al., “Ketogenic Diet in Neuromuscular and Neurodegenerative Diseases,” BioMed Research International, 2014 (2014), DOI:10.1155/2014/474296.
21 M. A. McNally, A. L. Hartman, “Ketone Bodies in Epilepsy,” Journal of Neurochemistry, 121, n. 1 (2012): 28–35, DOI: 10.1111/j.1471- 4159.2012.07670.x.
22 J. Moore, Keto Clarity (Victory Belt Publishing, 2014), 58.
23 A. J. Brown, “Low-Carb Diets, Fasting and Euphoria: Is There a Link Between Ketosis and Gamma-hydroxybutyrate (GHB)?” Medical Hypotheses, 68, n. 2 (2007): 268–71, DOI:10.1016/j.mehy.2006.07.043.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

L’influenza dei chetoni

Acidi grassi

Quando dico che con la TMM “bruci i grassi”, intendo dire che brucia i chetoni. I chetoni si definiscono anche “corpi chetonici”, secondo l’antica terminologia biochimica. “Chetoni” e “corpi chetonici” sono termini intercambiabili e spesso vengono usati in alternanza. In questo libro preferisco utilizzare la parola “chetoni”.

Acidi grassi a corta catena
Acidi grassi

I chetoni sono molecole idrosolubili di energia prodotte dai mitocondri nel fegato con i grassi ricavati dagli alimenti o accumulati nell’organismo, e vengono utilizzati come carburante alternativo al glucosio.

Essendo idrosolubili, i chetoni non hanno bisogno di proteine trasportatrici per circolare nel flusso sanguigno; attraversano facilmente le membrane delle cellule e riescono anche a superare la barriera emato-encefalica.(13)

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I chetoni, infatti, sono il frutto di un ingegnoso adattamento biologico per offrire al corpo e al cervello un carburante di cruciale importanza nei sopravvivere senza cibo solo un paio di settimane.

In passato si credeva che l’unico carburante utilizzato dal cervello fosse lo zucchero, e ancora oggi molti medici e numerose associazioni professionali sposano questa vecchia teoria, anche se sono trascorsi cinquant’anni da quando George Cahill dimostrò che era infondata.(14)

Chetosi

La verità è che il corpo è finemente congegnato per dare carburante al cervello, perché il cervello consuma il 20 per cento delle calorie ingerite.

Quando il cervello effettua il passaggio alla combustione dei grassi, la possibilità di sopravvivenza senza cibo passa da due settimane a più di un mese. Il periodo di digiuno più lungo per un essere umano è stato di un anno e diciassette giorni: solo l’efficacia dei chetoni permette un’impresa così straordinaria.

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I chetoni sono un elemento importante della TMM, perché la loro presenza indica che stai bruciando i grassi invece degli zuccheri come carburante principale.

Esistono diversi tipi di chetoni:
l’acetoacetato, un precursore delle altre due forme di chetoni, che viene espulso con le urine; il beta-idrossibutirrato (BHB), il chetone più abbondane nel corpo, che circola nel sangue e viene utilizzato per ricavare energia; l’acetone, che viene esalato con la respirazione.

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I chetoni: eroi o malfattori?🔥😍🔥
Purtroppo ancora oggi c’è molta confusione sui chetoni, anche tra gli addetti ai lavori. La confusione riguarda la differenza tra la chetosi nutrizionale e la chetoacidosi diabetica. Anche se entrambe hanno la radice cheto-, queste parole indicano due stati metabolici completamente diversi.

La chetosi nutrizionale si raggiunge quando il corpo entra nello stato di combustione dei grassi. È una maniera sana di creare le condizioni di cui il corpo ha bisogno per mantenersi in salute e invecchiare bene.

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Nella chetosi nutrizionale, i livelli di chetoni nel sangue di solito si aggirano tra gli 0,5 e i 3 millimoli per litro; raramente superano i 6 o gli 8 millimoli per litro. Anche i livelli di glucosio si attestano su valori salutari che non superano i 70 milligrammi per decilitro.

Sul versante opposto, la chetoacidosi diabetica è il grave sintomo di un diabete incontrollato e può essere fatale se non viene curata nel modo giusto. Nella chetoacidosi diabetica i livelli di chetoni nel sangue di solito superano i 20 millimoli per litro.

Acetone, disbiosi

Ma il vero pericolo della cheto acidosi diabetica è rappresentato da livelli di glucosio molto alti, che si aggirano intorno ai 250 milligrammi per decilitro e possono addirittura superare i 400 milligrammi per decilitro!

Ne consegue un’acidosi metabolica acuta e una grave disidratazione secondaria che richiede un trattamento medico intensivo. La chetoacidosi insorge con il diabete di tipo 1 perché con questa malattia i livelli d’insulina sono molto bassi.

Acetone, digestione

Siccome è necessaria l’insulina per sopprimere la produzione di glucosio nel fegato, il fegato continua a produrne anche in assenza di cibo. Gli alti livelli di glucosio dovrebbero arrestare la produzione di chetoni, ma anche in questo caso la mancanza d’insulina implica che non viene inviato il segnale per cessare la produzione di chetoni.

E siccome è disponibile una grande quantità di glucosio, il cervello non utilizza i chetoni come carburante.

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Perciò i chetoni si accumulano e causano un’acidosi metabolica. Viceversa, nella chetosi nutrizionale, a meno che il corpo non stia digiunando da molto tempo, c’è ancora una quantità d’insulina sufficiente per sopprimere la produzione di glucosio nel fegato.

Quando riduci l’assunzione di carboidrati, i livelli di glucosio calano e il cervello brucia i chetoni prodotti dall’organismo, quindi i livelli non si alzano mai più del dovuto.

Acetone bambini

È l’effetto simultaneo dei livelli molto alti di chetoni, dei livelli molto alti di glucosio e della disidratazione che causa i gravi problemi metabolici associati alla chetoacidosi diabetica. Questa condizione non può verificarsi con la chetosi nutrizionale, eppure molti medici convenzionali sono ancora inchiodati a questa visione datata.

Il dottor Atkins fu il primo medico a presentare al pubblico la chetosi come un effetto auspicabile della riduzione dei carboidrati, ma all’epoca l’espressione “chetosi nutrizionale” non era ancora stata coniata.

Acetone bambini

A causa della confusione terminologica e della demonizzazione dei grassi, il dottor Atkins incontrò forti resistenze all’uso del termine nei suoi libri, ed è per questo motivo che finì per enfatizzare la riduzione dei carboidrati nella sua dieta invece dei benefici prodotti dalla combustione dei grassi.

Da allora le ricerche hanno chiarito la differenza tra l’impatto dei grassi malsani e quello dei grassi sani sull’organismo. Numerosi studi confermano i benefici della chetosi nutrizionale sul metabolismo e, uniti alle testimonianze delle persone che hanno sperimentato questi benefici, stanno iniziando a dipanare la confusione sull’argomento.

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Grazie a essi molti terapeuti e medici convenzionali fino a poco tempo fa disinteressati alle questioni nutrizionali, si stanno aprendo all’uso di questi interventi sull’alimentazione.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

13 B. J. Van Lenten et al., “Lipid-Induced Changes in Intracellular Iron Homeostasis in Vitro and in Vivo,” Journal of Clinical Investigation, 95, n. 5 (1995): 2104–10, DOI: 10.1172/JCI117898.
14 N. Stadler, R. A. Lindner, M. J. Davies, “Direct Detection and Quantification of Transition Metal Ions in Human Atherosclerotic Plaques: Evidence for the Presence of Elevated Levels of Iron and Copper,” Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology, 24 (2004): 949–54, DOI:10.1161/01.ATV.0000124892.90999.cb.

Nutrire l’intestino

Occorre capire che mangiamo per nutrire le cellule.

Le cellule di tutti i mammiferi necessitano delle stesse cose: Ammino acidi essenziali (EAAs) che ricaviamo dalle proteine. queste sono in tutti gli alimenti per cui li ricaviamo nello stesso modo. Altro nutriente sono gli acidi grassi a corta catena (SCFAs), questi li ricaviamo in modo diverso a seconda della specializzazione alimentare.

Ovvero si sono realizzati impianti digestivi diversi per ottenere lo stesso risultato partendo da alimentazioni diverse. Il sistema digerente dei carnivori predatori è costituito per un 60% dallo stomaco, segue un corto tenue e un corto colon (10%).

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Questi animali si nutrono solo di carne grassa, mangiano un 70% di grassi, che il loro stomaco a capace a tagliare a pezzetti ottenendo così gli SCFAs. I carnivori necrofagi mangiano la carne lasciata attaccata all’osso dai predatori, ma dopo che è stata digerita (putrefatta) da batteri ambientali.

Quindi quando chiedete al macellaio la carne magra, mangiate una carne che nessun carnivoro sulla Terra gradirebbe. E noi deriviamo dai frugiferi.

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Questi animali hanno uno stomaco che costituisce il 15% del sistema digerente (vs un 60% dei carnivori), in compenso hanno un colon che rappresenta un 60% del sistema, vs il 10% dei carnivori.

Nel colon vivono batteri capaci di trasformare le fibre della frutta in SCFAs, che sono il nutriente delle cellule intestinali e da quello che avanza il fegato è capace d realizzare quello che serve alle altre cellule: zuccheri, chetoni, acidi grassi mono- e poli-insaturi.

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Per questi animali è importante mantenere il colon popolato dai batteri buoni, quelli dalle uova d’oro, se questi diminuiscono, aumentano altri incapaci di produrre gli SCFAs, magari producono gas che provocano reflussi, gonfiori, meteorismi, che ci danno fastidio, ma il grave è che abbiamo ridotto quelli capaci di fornire nutrimento alle ns cellule.

Poi l’uomo è diventato onnivoro e ha ridotto l’intestino per ridurre il tempo di contatto di nuovi agenti patogeni verso i quali l’impianto non era stato progettato.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Questo è stato determinante per diventare quello che siamo. Infatti gli organi che consumano più energia sono cervello e intestino, quindi riducendo l’intestino gli ha permesso di aumentare il cervello.
MA ha ridotto maggiormente il colon, che è diventato un 20%, dal 60% che era, solo 2 volte quello dei carnivori, a cui non serve.

Lo stomaco è rimasto lo stesso 15% dei frugiferi. In millenni di evoluzione ha trasformato un motore agricolo, poco performante, ma molto robusto, in un motore da F1, elevate prestazioni ma molto delicato.

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Questa lenta modifica è stata ottenuta grazie all’esposizione a cibi più complessi, lo stesso che avviene durante lo svezzamento, che è il periodo in cui l’intestino matura veramente. Possiamo quindi considerare il cibo come pesi di un bilanciere, dopo che lo abbiamo rinforzato con lo svezzamento, occorre mantenerlo allenato.

Diete troppo povere di cibo complesso lo indeboliscono. La dieta ottimale è nutrire i batteri dalle uova d’oro, quindi introdurre tanta fibra, e se guardiamo cosa sono questi SCFAs, possiamo dare da mangiare direttamente alle cellule intestinali.

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Infatti i batteri buoni fermentano le fibre producendo acido butirrico (BURRO) e acido acetico (ACETO). Introducendo questi alimenti nella dieta possiamo nutrire la parte alta dell’intestino dove ci sono i villi e il sistema immunitario.

Poi dobbiamo mantenerlo allenato esponendolo a cibo complesso, con la stessa regola con cui un sollevatore di pesi si mantiene in esercizio.

Prof. Paolo Mainardi

Burro di Cocco

Di tutti i “super alimenti” sul mercato, l’olio di cocco potrebbe essere il campione in carica con una lista infinita di benefici.

L’olio di cocco biologico ha effetti positivi per tutti i sistemi del corpo umano, molti dei quali sono stati testati e confermati dalla ricerca scientifica. Dalla cura della pelle alla perdita di peso, per l’equilibrio ormonale e acutezza mentale ecc

AUMENTO DI ENERGIA

A differenza di molti altri grassi saturi, l’olio di cocco è costituito principalmente di trigliceridi a catena media (dall’inglese MCT).

Questi grassi metabolizzano in modo molto diverso rispetto ai loro cugini a catena lunga, che si trovano in abbondanza in carne e latticini.

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Gli MCT digeriti non vengono memorizzati come grasso nel corpo umano. Invece, essi sono trasportati direttamente al fegato dove vengono rapidamente convertiti in energia.

Il consumo di circa due cucchiai di olio di cocco ogni mattina ha dimostrato di aumentare i livelli di energia in media del 5% in un periodo di 24 ore!

LOTTA ALL’INFEZIONE

Circa il 50% del contenuto totale di acidi grassi contenuti nell’olio di cocco è composto da acido laurico, ed è l’ingrediente principale che rende questo olio così sorprendente.

Tra tutti i suoi tanti benefici per la salute, l’acido laurico è un potente anti-microbico, uccide i virus, batteri, protozoi e funghi, sciogliendo le loro pareti cellulari.

L’aggiunta di una porzione al giorno o due di olio di cocco nella tua dieta può aumentare la resistenza del corpo alla malattia, migliorare la salute dell’apparato digerente, e anche aiutare a guarire le ulcere della mucosa dello stomaco.

NORMALIZZARE LE FUNZIONI CEREBRALI

Quando vengono digeriti, gli MCT viaggiano direttamente verso il fegato, dove vengono sintetizzati in corpi chetonici. Questi composti chimici hanno un effetto positivo su molti disturbi cerebrali, in particolare epilessia ed alzheimer (la forma più comune di demenza).

Elevate concentrazioni di chetoni nel sangue hanno dimostrato di ridurre le crisi epilettiche nei bambini con epilessia farmaco-resistente. I chetoni forniscono anche una fonte alternativa di energia per le cellule del cervello che hanno perso la capacità di elaborare il glucosio, una delle principali cause dell’ Alzheimer.

DIMINUIRE LA FAME

I corpi chetonici formati dagli MCT hanno il vantaggio di ridurre la fame e le voglie. Quando viene mangiato ogni giorno, una porzione o due di olio di cocco può essere uno strumento di provata efficacia per aiutare a sentirsi sazia più velocemente, evitare di mangiare troppo, e fare meno spuntini tra i pasti.

PERDITA DI PESO

Un consumo giornaliero dell’olio di cocco è stato dimostrato aiutare con la perdita di peso, in particolare intorno all’addome. Regolando l’appetito e migliorando la digestione, l’olio di cocco può rendere molto più facile ridurre l’apporto calorico giornaliero e perdere peso ad un ritmo sano.

Poiché aiuta a regolare naturalmente lo stato d’animo, l’olio di cocco può aiutare a sentirsi più motivati ed energici, è questo può anche aiutare con la perdita di peso.

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L’olio di cocco aiuta nel bilanciamento ormonale concorrendo così a ridurre stress e ansia – due delle principali cause di un eccessivo grasso della pancia.

Basta ricordarsi che l’olio di cocco è ad alto contenuto di calorie. Limitane il consumo ad uno o due cucchiai al giorno in modo da non sabotare inconsapevolmente i tuoi sforzi nella perdita di peso.

RIDURRE IL RISCHIO DI MALATTIE CARDIACHE

Ignora il vecchio mito che tutti i grassi saturi sono un male per la salute e una delle principali cause di malattie cardiache. L’olio di cocco è stato indicato per migliorare il colesterolo, agisce contemporaneamente aumentando i livelli di quello buono (HDL) e abbassando i livelli di quello cattivo (LDL).

Lo fa aiutando il corpo a convertire il colesterolo nel sangue in una forma utilizzabile, riducendo così l’accumulo di placca nelle arterie. Gli MCT nell’olio di cocco possono anche lavorare per ridurre i trigliceridi, migliorare la coagulazione del sangue, e svolgere funzioni antiossidanti nel sangue, diminuendo ulteriormente il rischio di malattie cardiache.

SALUTE DELLA PELLE

Ricco di vitamina E antiossidante, l’olio di cocco è un meraviglioso idratante naturale che può aiutare a guarire la pelle danneggiata, ridurre i segni dell’invecchiamento, rafforzare l’epidermide contro la cellulite, schiarire smagliature ed eliminare cheratosi pilare.

L’olio di cocco offre una protezione naturale dai raggi UV dannosi. Può anche essere usato per prevenire o guarire le infezioni della pelle microbiche e fungine, come quelle che causano o aggravano talloni screpolati e l’acne.

Applica l’olio vergine di cocco biologico direttamente sulla pelle per un’esperienza terapeutica rilassante che profuma anche in modo fantastico.

MIGLIORE ASSORBIMENTO DEI NUTRIENTI

Una volta ingerito, l’olio di cocco aiuta l’apparato digerente ad assorbire meglio le vitamine grasso-solubili A, D, E e K. Se stai prendendo supplementi per questi nutrienti, considera di ingogliarli con un cucchiaio di olio di cocco biologico.

Se l’idea di inghiottire un cucchiaio di olio ti fa rabbrividire, prova ad utilizzare l’olio di cocco al posto dell’olio d’oliva o del burro quando cucini o condisci le verdure ricche di vitamine.

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Si sposa in modo unico con molte verdure a foglia verde, anche perchè la struttura dei suoi grassi a catena media non si rompe quando esposta al calore.

L’olio di cocco è anche una deliziosa aggiunta agli alimenti da forno, frullati e dessert.

STABILIZZA LA TIROIDE E GLI ZUCCHERI NEL SANGUE

Gli MCT nell’olio di cocco contribuiscono alla conversione del colesterolo in pregnenolone – uno degli elementi costitutivi per la sintesi degli ormoni umani, come i responsabili della funzione della tiroide sana.

Una dose giornaliera di olio di cocco può anche aiutare l’organismo a utilizzare l’insulina in modo più efficiente e stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue.

Fonti: www.naturalmentemamma.it

Digiuno e Terapia

Il digiuno come terapia

L’uso del digiuno per curare le malattie risale al passato.

Frequentemente è associato a riti religiosi con la convinzione che abbia la funzione di purificare il corpo. In quasi tutte le religioni la pratica del digiuno facilita la meditazione, quindi stimola le funzioni cognitive, l’addestratore porta i cani sul campo di addestramento digiuni, in quanto più attenti e vigili.

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Durante il digiuno il corpo utilizza le sue riserve per le necessità metaboliche: diventa autofago, cioè si nutre di se stesso. La condizione di digiuno è presente nella vita degli animali, per esempio durante l’estro.

Molti animali digiunano nel periodo dell’estro, nonostante i maschi siano intensamente attivi negli accoppiamenti e nelle lotte con i rivali.

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Anche la migrazione degli uccelli migratori o dei salmoni corrisponde ad un periodo di digiuno, durante il quale vengono consumate le riserve. Spesso gli animali digiunano se feriti o malati o se in condizioni di disagio.

Quindi il digiuno svolge un ruolo di potenziamento, non indebolimento, sia delle perfomance fisiche sia della capacità di attivare processi di auto-guarigione.

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Interessante il collegamento con la metamorfosi, in cui si assiste ad una profonda ristrutturazione del corpo, sfruttando unicamente le riserve energetiche, o con il letargo o il sonno, che costituiscano periodi di rigenerazione. Quindi il digiuno favorisce i processi di guarigione da traumi o malattie.

Anche se è ovvio che il protrarsi del digiuno porta alla morte, nella fase iniziale si nota un

miglioramento delle condizioni psico-fisiche, le stesse notate nel 1800 con la dieta chetogenica.

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Risposta al digiuno.

Durante il digiuno consumiamo le scorte di grassi e di zuccheri, ma quest’ultime sono limitate, pertanto la glicemia diminuisce. Questo stato allerta il cervello il cui combustibile è prevalentemente glucosio.

Al protrarsi del digiuno stimola nel fegato la sintesi di corpi chetogeni a partire dai grassi, il loro livello plasmatico aumenta fino al raggiungimento di un valore soglia che attiva un trasportatore alla barriera ematoencefalica.

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Quindi il loro livello plasmatico non aumenta più, entrano nel cervello dove costituiscono il combustibile di riserva dei neuroni. Nei diabetici il livello plasmatico continua invece ad aumentare e ci può essere pericolo di morte.

Nonostante le riserve di grasso siano superiori a quelle di carboidrati, anche la sintesi dei chetoni non tranquillizza il cervello, se il digiuno si protrae deve convincere l’uomo ad uscire dalla tana in cerca di cibo.

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Per far questo agisce sull’intestino, aumenta la disbiosi del triptofano) riducendo la sua captazione cerebrale, quindi la sintesi di serotonina: l’uomo diventa ansioso e percepisce lo stimolo della fame.

La diminuzione del livello plasmatico di triptofano facilita la captazione cerebrale della tirosina, che compete per lo stesso trasportatore.

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La tirosina è il precursore della dopamina (movimenti fini), della noradrenalina (funzioni cognitive) e dell’adrenalina (forza fisica).

Quindi l’uomo è spinto dalla fame e dall’ansia ad uscire dalla tana, ma più forte e più sveglio per evitare che uscendo in cerca di cibo si trasformi in cibo.

La storia della digiuno terapia.

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La pratica della digiuno terapia si perde nella notte dei tempi ed è giunta sino a noi grazie alla medicina non convenzionale. La medicina convenzionale valuta il digiuno pericoloso per la salute, nonostante quanto riportato da Ippocrate, che viene riconosciuto come il padre della Medicina, e da Galeno.

Risultati clinici del digiuno su 155 pazienti epilettici sono stati riportai nel 1932 dal dott. C. Clemmensen (1), mentre il dott. Casey a. Wood pubblicò un resoconto riguardante l’influenza del digiuno su sette casi di reumatismo articolare acuto.

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Negli anni quaranta, il digiuno fu applicato con buoni risultati per la cura di cardiopatici( 2) James Mc Eachen studiò dal 1952 al 1958 715 soggetti affetti da patologie varie curate col digiuno e Robert Gross 680 casi dal 57 al 63. Anche William L. Esser utilizzò il digiuno in varie patologie..

W.H.Hay ha trattato 400 pazienti affetti da appendicite acuta e cronica con digiuni prolungati, riscontrando la guarigione pressoché nella totalità dei casi; descrive inoltre gli ottimi risultati del digiuno in malattie psichiatriche.

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Y.S.Nicolayev applicò il digiuno a 140 pazienti schizofrenici riportando risultati positivi su 45. (3) Allan Cott ha messo a punto ,nel centro che dirige, un programma di 25 giorni di digiuno per il trattamento della schizofrenia, sulla base del metodo di Y. Nicolayev.

E’ interessante correlare i risultati riportati con l’applicazione del digiuno con i recenti risultati sul ruolo dell’infiammazione nelle diverse patologie, in quanto è evidente come il digiuno sia in grado di disinfiammare l’intestino.

(Prof. Paolo Mainardi)
dal libro: Alla Ricerca dell’Una Medicina
Riferimenti
1) C. Clemmensen ‘’Inanizion and epilepsy: studies on the influence of inanition upon epileptic
attacks.’’ Copenhagen, Levin e Munksgaard,1932.
2) “L’azione del digiuno prolungato sul bilancio idro-salino dei cardiopatici scompensati”, “L’azione del digiuno
prolungato sul bilancio energetico dei cardiopatici scompensati”, Giorgio Dagnini, Modena, 1949
3) Y.S.Nicolayev “Controlled fasting cure of schizophrenia”, Moscow 1963