Tag Carboidrati

Asse Intestino – Cervello

Il ruolo della permeabilità intestinale e dell’infiammazione nel controllo biologico e comportamentale dei soggetti alcol-dipendenti, mostra una aumento della permeabilità intestinale negli alcolisti, permeabilità che permette alle endotossine (ed eventualmente anche a caseomorfine e gluteomorfine) di penetrare nel circolo sanguigno.
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Osteoporosi da disbiosi

La proliferazione di flora intestinale non simbiotica, che porta ad una maggiore permeabilità intestinale, a processi di infiammazione e di alterazione dei processi assorbitivi in quanto nel percorso di recupero funzionale, alimenti pro infiammatori, come legumi, cereali, patate, formaggi e derivati, pseudo cereali, che hanno fini plastici non superiori al 27% è bene togliergli finché l'intestino sia recuperato a tal punto da poterli scindere come una palestra.
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Cosa mangi con la TMM

Il sistema più efficace per allenare il corpo a bruciare i grassi e per ridurre l’esposizione ai danni dei radicali liberi è limitare l’apporto di carboidrati netti nella dieta. La riduzione dei carboidrati netti è un aspetto cruciale della TMM, non solo perché il glucosio è un carburante “spurio” che produce un eccesso di ROS, ma anche perché il consumo troppo elevato di carboidrati netti sopprime la combustione dei grassi.
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Metabolismo digestione degli zuccheri e pH 

ornando alla digestione della frutta, quando è che posso avere fastidi? Semplice: abbiamo visto che i carboidrati NON vengono digeriti in ambiente acido (stomaco), dopo l'azione dell'amilasi salivare, passano lisci ... a meno che non abbia mangiato prima proteine complesse, che riconosciute come tali dall'intestino, questi le blocca nello stomaco chiedendo lo sfintere pilorico.
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Il diabete ed i carboidrati insulinici 

I carboidrati come gli amidi (pane, pasta, pizza, patate, legumi, riso) ed i zuccheri semplici stimolano la produzione di cortisolo, sia innalzando l’insulina sia aumentando le infiammazioni sistemiche (disbiosi, malattie autoimmuni, infiammazioni ect. ). Quando sia l’insulina che il cortisolo sono oramai fuori controllo, certo non possiamo sorprenderci se poi ci viene diagnosticato il diabete.
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L’arteriosclerosi ed i carboidrati insulinici 

Un altro aspetto importante riguarda la produzione delle lipoproteine Vldl (seguito dell’assunzione dei carboidrati), che sono generate dal fegato, al fine di stipare il grasso negli adipociti. Queste Ldl restano più tempo a contatto con il glucosio e si ossidano di più delle loro colleghe, create dai villi intestinali (chilomicroni) e quindi si attaccano più facilmente alle pareti.
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Ascoltiamo il nostro corpo

Un altro aspetto fondamentale della fame è il modo di percepirla. Quando assumiamo carboidrati digeribili in due ore, l’insulina causa un picco della leptina e subito dopo un suo calo. Il deficit di leptina causa l’innalzamento della grelina che non viene neanche contrastata dalla colecistochinina (che si può produrre solo con un pasto a base di proteine e grassi), e quindi, dopo due ore, riprendiamo ad avere fame.
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L’insulina ed il cervello

L’insulina inibisce l’accesso ai neuroni degli aminoacidi necessari a produrre la dopamina e la noradrenalina, questo perché utilizza gli stessi carrier disponibili (molecole che trasportano gli aminoacidi), solo ed esclusivamente per trasportare all’interno della cellula nervosa, il triptofano (precursore della serotonina). Per tale motivo i neuroni potranno solo produrre la serotonina e lo faranno in maniera eccessiva
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