L’arteriosclerosi ed i carboidrati insulinici 

L’arteriosclerosi indica una serie di malattie degenerative del nostro sistema circolatorio, che coinvolge molti tessuti ed organi (tra cui il cuore).

Per non incorrere in tali patologie bisogna mantenere in buono stato le pareti delle arterie e delle vene.

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La medicina ufficiale sembra dare per scontato che ad una certa età, sia normale un peggioramento dell’epitelio dei vasi, come se volessero paragonare le arterie a dei tubi metallici, che inevitabilmente nel tempo si usurano.

Al contrario, i nostri tessuti sono vivi ed hanno una capacità di rigenerazione molto efficace, permettendoci anche in tarda età, di avere un sistema circolatorio molto efficiente.

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In effetti visto che il nostro corpo può arrivare all’età di 120 anni, non si comprende perché molti soggetti già a 40 o 50 anni accusino seri problemi di degenerazione del sistema cardio circolatorio.

Nel regno animale non esiste questa patologia, neanche nelle tartarughe che vivono 150 anni. Allora ci dovremmo domandare per quale motivo gli uomini soffrono di tale patologia. Ancora una volta la responsabilità ricade sul consumo di carboidrati complessi e semplici.

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Andiamo per ordine.

Innanzitutto quando mangiamo carboidrati, alziamo il livello di glucosio nel sangue fino al picco di 1,4 grammi per litro e ciò significa, fino all’80% in più del livello fisiologico di 0,8 grammi per litro. Ricordiamo che il nostro corpo ha una capacità riparativa che può essere ridotta sia dall’entità del danno da riparare che dalla disponibilità dei micronutrienti necessari.

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Il glucosio presente nel sangue a contatto con le pareti delle arterie, crea delle ossidazioni che generano gli Ages e di conseguenza i radicali liberi. La presenza di tali atomi instabili inibisce la produzione di NO (ossido di azoto) da parte delle cellule endoteliale, impedendo l’effetto vasodilatatore delle vene.

Difatti ricorderete che l’elasticità delle arterie dipende dal delicato equilibrio tra gli effetti dilatativi del NO (ossido di azoto) e gli effetti vasocostrittivi dell’endotelina-1.

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L’inibizione promossa dai radicali liberi contro il NO lascia la parete dei vasi nella sola fase della vasocostrizione (perché l’effetto della endotelina-1 non viene contrastato). Inoltre il nostro corpo pur avendo la capacità di rigenerare le pareti dei vasi, l’eccessiva presenza di Ages impedisce la ricostruzione della matrice extracellulare.

Un altro aspetto da non sottovalutare è l’azione infiammatoria dei carboidrati dovuta sia all’effetto dell’osmosi sulle cellule epiteliali. Inoltre la morte delle cellule, causa un aumento delle cellule senescenti (dovute all’eccessiva apoptosi cellulare), ed aumenterà l’inefficienza del tessuto stesso. È come avere venti anni e le vene di un novantenne.

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Il glucosio inoltre genera anche un’altra patologia, l’aterosclerosi, riconoscibile dalla classica formazione di ateromi. Ciò è dovuto all’ossidazione delle Ldl che iniziano ad attaccarsi alle pareti delle arterie.

Tali cambiamenti sono causati da due fattori: dal peggioramento della parete vasale (che incomincia a spaccarsi) e dalla quantità di Ldl a contatto con il glucosio nel sangue e la loro conseguente ossidazione.

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Maggiore è la quantità di glucosio nel sangue (dovuto all’assunzione di carboidrati) e più veloce sarà l’ossidazione delle Ldl e la loro capacità adesiva. Non a caso i malati di diabete hanno come conseguenza diretta le malattie arteriosclerotiche, che rappresentano il primo motivo di morte ed invalidità del diabetico.

Se ci pensate bene, l’alimentazione a base di carboidrati insulinici, induce una curva glicemica, che moltiplicata per 4-5 pasti o spuntini al giorno, ci pone in fase diabetica per circa 12 ore al giorno.

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Un altro aspetto importante riguarda la produzione delle lipoproteine Vldl (seguito dell’assunzione dei carboidrati), che sono generate dal fegato, al fine di stipare il grasso negli adipociti. Queste Ldl restano più tempo a contatto con il glucosio e si ossidano di più delle loro colleghe, create dai villi intestinali (chilomicroni) e quindi si attaccano più facilmente alle pareti.

Al contrario un’alimentazione paleolitica, senza carboidrati insulinici, permette il mantenimento del livello del glucosio a 0,8 grammi per litro. Inoltre l’assunzione costante di proteine, assicura gli aminoacidi giusti (compresa l’arginina), utili nella ricostruzione dell’endotelio dei vasi.

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Concludiamo dicendo che il nostro metabolismo è in grado di riparare il sistema circolatorio fino agli ultimi giorni di vita, solo però se il livello del glucosio non supera gli 0,8 grammi per litro, e fornendolo continuamente di tutti i micronutrienti necessari a tale scopo (tra cui gli aminoacidi).

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L’insulina ed il cervello

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Il cervello è tecnicamente l’unico organo che non si rigenera, in quanto le cellule cerebrali che lo compongono (i neuroni) non si replicano rimanendo le stesse da quando raggiungiamo la vita adulta fino alla nostra morte.

Dovremmo dare la massima attenzione nel mantenere in ottimo stato i neuroni, evitando che siano coinvolti in un processo degenerativo (Alzheimer) o che inizino ad alterare la loro produzione di neurotrasmettitori (serotonina, dopamina e noradrenalina), fondamentali per governare il nostro corpo.

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Per esempio il Parkinson è dovuto all’incapacità dei neuroni di produrre dopamina.

Il buono stato del nostro cervello ci preserva da malattie come la depressione (che porta alla schizofrenia ed altre malattie mentali) e ci assicura un’esistenza felice, che vale la pena di essere vissuta.

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La classe medica ci raccomanda di avere cura del nostro cervello e con l’avanzare dell’età, di mantenerlo attivo con esercizi mentali specifici. I medici affermano che lo zucchero è fondamentale per il funzionamento dei neuroni; quindi un’alimentazione a base di carboidrati, a sentire loro, è importante proprio per tale motivo.

Ricordate un famoso spot degli anni ‘80 nel quale, una nota casa produttrice di zucchero, magnificava l’importanza dello stesso per il nostro cervello?

Siete davvero convinti che sia così?

 

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Indubbiamente è vero che i neuroni hanno bisogno di glucosio, ma non di assumerlo come facciamo oggi. Sarebbe come paragonare una doccia calda fatta nel vostro bagno, con qualcuno che vi bagna con un idrante dei vigili del fuoco. Tanto si tratta sempre di acqua!

Il cervello ha a disposizione i carrier glut 1, che gli permettono di rifocillarsi di zucchero per le sue attività basali.

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Quando invece ha bisogno di più energia, attiva il cortisolo che alza il glucosio nel sangue e tramite i carrier glut 3, aumenta il rifornimento di energia. Quindi non ha bisogno dell’insulina (non avendo glut sensibili a tale ormone), ma al contrario, sotto l’effetto di questo ormone, dovrà subire un “up and down” dovuto prima al picco e poi al calo glicemico.

Significa che i glut 3 aumentano il trasporto di glucosio nel cervello, non perchè ne abbia fatto richiesta (tramite il cortisolo) ma semplicemente perchè abbiamo fatto un pasto iperglicemico. Inoltre l’insulina, che lo ricordiamo è un ormone, interagisce con i neurotrasmettitori dei neuroni.

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L’insulina inibisce l’accesso ai neuroni degli aminoacidi necessari a produrre la dopamina e la noradrenalina, questo perché utilizza gli stessi carrier disponibili (molecole che trasportano gli aminoacidi), solo ed esclusivamente per trasportare all’interno della cellula nervosa, il triptofano (precursore della serotonina).

Per tale motivo i neuroni potranno solo produrre la serotonina e lo faranno in maniera eccessiva. Ciò causa un grande squilibrio che però ci farà percepire un picco di euforia e benessere.

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Purtroppo non è solo questo il problema, perché quando dopo due ore interviene (per il calo glicemico) il cortisolo, questi esclude il triptofano, accelerando il trasporto dei precursori della dopamina e della noradrenalina.

Abbiamo già detto, che i due neurotrasmettitori generano altre sensazioni, tra cui insoddisfazione e frustrazione. Il nostro cervello ed i nostri pensieri con lui, subiscono un “up and down”, che modifica involontariamente sia le nostre sensazioni che il normale equilibrio delle cellule neuronali.

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Al contrario, un’alimentazione a base di carne, pesce, frutta e verdura (com’era la nostra dieta ancestrale), fornisce le giuste quantità di aminoacidi per produrre i neurotrasmettitori e nello stesso tempo, lascia al nostro cervello la scelta di utilizzarli nel modo e nei tempi necessari (in un perfetto equilibrio).

In effetti dovrebbero essere i nostri pensieri a generare il nostro stato d’animo (attivando i giusti neurotrasmettitori) e non il contrario. Difatti se i neuroni sono obbligati ad utilizzare un determinato neurotrasmettitore, anche il nostro stato d’animo cambierà in base a questo, senza la nostra volontà.

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Tale meccanismo è anche alla base della nostra dipendenza dai carboidrati.

Difatti il nostro cervello è sempre alla ricerca di benessere, quindi dopo aver provato la sensazione di benessere della serotonina (una vera dose da cavallo), ci spinge alla ricerca di cibi zuccherati o di carboidrati, per ritornare a quella sensazione di serenità.

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Il fenomeno è ancora più forte (compresa la voglia che ne deriva), quando siamo nella fase del calo glicemico o quando siamo stressati (perché il cortisolo ha escluso il triptofano dai neuroni).

Non a caso quando siamo depressi o delusi da qualcosa, affoghiamo i nostri dispiaceri nella cioccolata o nel gelato. Anche da questo deriva il nostro desiderio di cibi ricchi di carboidrati e zuccheri, perché il nostro cervello avverte la mancanza di quei picchi di serotonina.

Vi ricorda qualcosa questa dipendenza?

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Sicuramente lo stesso effetto che ci provoca l’assunzione di droghe, che infatti utilizzano gli stessi neurotrasmettitori. Tornare ad un’alimentazione equilibrata, permetterà al nostro cervello di disintossicarsi dagli eccessi di serotonina, senza più avvertire la necessità d’ingerire zuccheri e carboidrati, stabilizzando l’umore, diminuendo gli scatti d’ira, l’irrequietezza e l’insoddisfazione.

Anche l’attività fisica e la giusta integrazione facilita il ritorno alla normalità.

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L’ormone della crescita (GH)

Asse Intestino – Cervello

 
Il Gh (Growth Hormone) chiamato anche “ormone della crescita”, è una proteina prodotta dalle cellule somatotrope dell’ipofisi anteriore (presente nel cervello).
Approfondimento tecnico.
 
Il Gh è formato da una sequenza di 191 aminoacidi. La produzione del Gh è stimolata da una sostanza prodotta dall’ipotalamo chiamata Ghrf (Growth Hormone Releasing Factor), che agisce direttamente sull’ipofisi.
 
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La concentrazione di Gh media nel sangue è molto bassa, circa 10 milionesimi di grammo per litro e la sua emivita (durata della vita) va dai 20 ai 30 minuti. Tale ormone è fondamentale sia per la crescita dei tessuti quali: muscoli, cartilagini, tendini ed ossa, che per il normale mantenimento della matrice extracellulare.
 
Nei bambini la sua carenza causa problemi di sviluppo e nanismo, mentre per gli adulti può essere una delle cause principali dell’invecchiamento precoce.
 
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Le sue funzioni sono le seguenti. Il Gh ha un effetto lipolitico, ovvero aumenta il consumo dei grassi a fini energetici, diminuendo l’utilizzazione del glucosio da parte del corpo (lasciando i glucidi a cervello e muscoli).
 
Aumenta la secrezione di glucagone e migliora l’ossidazione degli acidi grassi (trasformati in acetil-Coa) per il loro utilizzo nel Ciclo di Krebs. Tale ormone ha un effetto calorifero, in quanto aumenta la temperatura corporea, incrementando il consumo di calorie.

 

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Il Gh esercita un’azione anticatabolica inibendo quei processi che tendono ad utilizzare proteine corporee a fini energetici.

Tale fenomeno si riscontra dopo aver praticato esercizi fisici o durante un digiuno prolungato, a seguito della restrizione calorica. Il Gh ha un effetto diretto sulla stimolazione di alcuni mediatori (il più attivo è l’Igf-1), prodotti a livello periferico dal fegato.

Tali molecole in combinazione con il Gh, attivano la produzione di proteine all’interno delle cellule, aumentando in tal modo la crescita dei muscoli, della cartilagine e delle ossa (rigenerando anche i tessuti demoliti con il catabolismo).
 
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Il nostro corpo ha bisogno di proteine per produrre il Gh (compresi i suoi mediatori), per cui un’alimentazione povera di tali macronutrienti, diminuisce la sua presenza nel sangue. Gli aminoacidi principali per la produzione del Gh sono l’arginina, l’ornitina, l’Okg e la glutammina, che possono essere assunti, tra l’altro, sotto forma d’integratori.
 
Anche l’attività fisica aumenta la secrezione di tale ormone, dove il picco di produzione del Gh si osserva tra il 25° e il 60° minuto d’allenamento (in caso di podismo o ciclismo), mentre negli allenamenti di forza (esercizio acuto), si ottiene tra il 5° ed il 15° minuto del periodo di recupero.
 
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La produzione del Gh è stimolata dalla presenza di lattato, dovuto al processo di glicolisi (in fase anaerobica).  Si osserva un altro picco di Gh nelle ore notturne, infatti quando il nostro corpo è nella fase rem del sonno (quando sogniamo) è impegnato nella ricostruzione dei tessuti (in parte catabolizzati nelle ore diurne).

Un ormone che inibisce la produzione di Gh è il cortisolo
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LA DIMINUZIONE DEL GH
Essenzialmente sono quattro i motivi che provocano una diminuzione del Gh: l’inattività fisica, l’alimentazione non corretta, l’insonnia e l’età. Come abbiamo già visto, il mantenimento della nostra “massa magra” (compreso lo scheletro) dipende dall’equilibrio di proteine catabolizzate durante il giorno e quelle reintegrate con i processi di ricostruzione (soprattutto notturni) con il Gh, fondamentale a tale scopo.

Purtroppo molti fattori concorrono nel limitare la giusta presenza nel sangue di tale ormone.

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L’inattività fisica è la prima causa di assenza del picco giornaliero, attivato al contrario solo da un costante movimento corporeo. L’alimentazione moderna sbilanciata sui carboidrati a spese delle proteine (animali), inibisce la produzione di tale ormone per l’assenza di aminoacidi essenziali (che il corpo non può ricavare con il processo di catabolisi) e quindi il corpo non ha la possibilità di produrre il Gh.
 
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Inoltre l’insonnia, dovuta essenzialmente ai picchi di cortisolo, inibisce la secrezione dell’ormone della crescita nel momento più importante del suo utilizzo per il nostro corpo, il recupero notturno. A questo quadro abbastanza disastroso, va aggiunto il fattore dell’età. Difatti il nostro corpo diminuisce naturalmente la produzione di Gh in maniera considerevole dopo i 30 anni (in età puberale è al massimo).
 
Si calcola un calo del 14% ogni dieci anni, fino a raggiungere un calo dei 2/3 nelle persone di 70 anni. Questa diminuzione fisiologica si può contrastare con delle integrazioni alimentari e praticando una regolare attività fisica.
 
LA DIMINUZIONE DELL’IGF-1

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La giusta quantità di Igf-1 è essenziale per il nostro metabolismo, in quanto la sua penuria causa un accelerazione dei sintomi della vecchiaia e delle malattie correlate.
 
Le cause principali della mancanza di tale ormone sono riscontrabili nella produzione eccessiva di cortisolo, il quale inibisce la produzione del Gh, che a sua volta non riesce più a stimolare il fegato alla produzione dell’Igf-1. È essenziale riuscire a dormire profondamente durante la notte (quando si registra il picco di Igf-1).
 
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Un altro ormone antagonista è l’insulina capace di eliminare l’Igf-1 dal sangue, semplicemente utilizzando gli stessi ricettori delle cellule.
 
Infatti la presenza dell’ormone Igf-1 impedirebbe alle cellule di subire l’azione dell’insulina e quindi tale ormone distrugge le proteine di trasporto dell’Igf-1, facendolo degradare velocemente.
 
Vivere 120 Anni

Calcolare il carico glicemico

Già da molti anni la medicina si é preoccupata di trovare degli strumenti con i quali identificare gli alimenti in grado di stimolare il pancreas a secernere l’insulina.

Difatti più velocemente il glucosio è assimilato dai villi intestinali, maggiore sarà il glucosio che si riverserà nel flusso sanguigno, creando il così detto “picco glicemico”.
A tal punto si avrà necessità di produrre più insulina per eliminare il glucosio presente in eccesso nel sangue.

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Uno scienziato dell’Università di Stanford, il Dottor Crapo, nel 1870, riuscì a dimostrare che diversi alimenti con una quantità identica di carboidrati, avevano picchi glicemici differenti.

Il Dottor Jenkins nel 1981, sulla base del lavoro svolto dal Dottor Crapo, mise a punto la tabella dell’Indice Glicemico per tutti gli alimenti. Egli prese come unità di misura la reazione del corpo dopo l’assunzione di 50 grammi di glucosio puro (ingerito dopo qualche ora di digiuno).

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Ha realizzato un grafico che esprimeva all’interno di un triangolo, la quantità di glucosio eccedente il livello basale. Successivamente ha sviluppato gli altri grafici (uno per ogni alimento analizzato) riuscendo a paragonare le area sviluppate nei grafici con quella del glucosio.

Ad esempio se il grafico delle “le patate bollite” ha generato un’area più piccola del 30% (a confronto del glucosio) significa che questo alimento ha un indice glicemico pari a 70. Ovvero del 70% dell’indice glicemico del glucosio.

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Osservando il grafico, troverete sulle ascisse (in verticale) la quantità di glucosio nel sangue per litro e sulle ordinate (in orizzontale) il tempo che trascorre da quando abbiamo ingerito l’alimento.

La superficie dell’area campita, calcolata tra la linea degli 0,8 grammi e la linea del grafico del glucosio, è considerata come la quantità di glucosio in eccesso.

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Facciamo l’esempio della mela, che ha un indice glicemico pari a 54. Significa che dopo aver mangiato questo frutto, considerando una quantità pari a 50 grammi di carboidrati (fruttosio e glucosio), il sangue registra una quantità di glucosio (oltre il dato basale) che l’insulina ha dovuto smaltire, pari al 54% di quella che avrebbe causato (a confronto) l’assunzione di semplice glucosio.

Gli alimenti in base al loro Indice Glicemico sono stati suddivisi in 3 classi differenti: quelli a basso Indice Glicemico (da 0 a 39); quelli a medio Indice Glicemico (da 41 a 70) e quelli ad alto Indice Glicemico (da 71 a 123).

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Come possiamo osservare gli alimenti che rientrano nel basso Indice Glicemico sono principalmente le verdure e la frutta (tranne qualche eccezione).

Ciò perché in tali alimenti i carboidrati maggiormente diffusi si presentano sotto forma di fruttosio, il quale non è scomposto nell’intestino, ma deve subire un processo all’interno del fegato. Solo il saccarosio presente nella frutta e nella verdura (una piccola parte) incide nell’aumento dell’Indice Glicemico.

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Un altro particolare che rende a basso indice tali alimenti è la presenza di fibre solubili, che rallentano la digestione e di conseguenza il tempo di assimilazione del glucosio.
Avrete anche notato che gli alimenti a maggiore Indice Glicemico sono i farinacei (pasta, pane, biscotti), le patate ed il riso (e suoi derivati).

Non troveremo nella lista alimenti come il pesce o la carne, che non possedendo praticamente carboidrati all’interno (zuccheri), la loro assunzione non causa nessun picco glicemico, anzi può sviluppare un’efficace contenimento dell’Indice Glicemico anche sugli altri alimenti.

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Va inoltre considerato che ogni singolo alimento può avere un scostamento dell’Indice Glicemico, dovuto ad una serie di elementi importanti. Innanzitutto il tempo di cottura o il metodo (esempio frittura o a vapore), che possono demolire i legami delle catene dei carboidrati, diminuendone i tempi di assimilazione e di conseguenza aumenta l’Indice

Glicemico (gli spaghetti al dente, ad esempio, hanno un I. G. pari a 45, mentre negli spaghetti cotti di più, l’indice sale a 55). Questo avviene anche con la maturazione della frutta, che aumenta l’assimilazione del saccarosio presente.

Grill, Barbecue, Carne, Pollame, Carne Di Tacchino

I medici si sono però accorti che questo metodo, pur dando delle indicazioni importanti, registrava dati poco veritieri nei confronti di alcuni alimenti. Ad esempio prendiamo il caso della zucca, visto che il suo Indice Glicemico è pari a 75, (molto vicino al glucosio) questo ci farebbe pensare che sarebbe meglio non mangiarla. Ma se consideriamo che tale alimento ha solo il 3,4% di carboidrati, dovremmo mangiarne 3,9 chili per avere un livello glicemico reale rapportato al 75% del glucosio

Per tale motivo qualche anno fa è stato ideato un altro indice, più attendibile, chiamato “Carico Glicemico”.

IL CARICO GLICEMICO

Hamburger, Burger, Barbeque, Bbq, Manzo, Panino

Gli alimenti sono stati suddivisi in base al loro Carico Glicemico in 4 livelli ben definiti. Alimenti a basso Carico Glicemico (da 0 a 10), a medio Carico Glicemico (da 11 a 19), ad alto Carico Glicemico (da 20 a 30) e ad altissimo carico glicemico oltre i 30.

La formula per calcolare il Carico Glicemico è molto semplice:
Indice Glicemico moltiplicato per la quantità di carboidrati (su 100 grammi di prodotto), diviso 100. Ovvero IG x peso in grammi (dei carboidrati) / 100
Facciamo l’esempio del Carico Glicemico di 100 grammi di glucosio (il nostro riferimento).

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100 (l’Indice Glicemico) x 100 (grammi ) = 10.000 diviso 100 = 100 è il Carico Glicemico.
Confrontiamolo con il Carico Glicemico di 100 grammi di zucca. 75 (indice glicemico) x 3,5 (grammi dei carboidrati su 100 grammi di prodotto ) / 100.

262,5 diviso 100 = 2,62 è il Carico Glicemico contro l’Indice Glicemico pari a 75.
A differenza dell’Indice Glicemico, oggi è abbastanza chiaro che 100 grammi di zucca (anche se con Indice Glicemico alto), vista la bassa quantità di carboidrati presenti in proporzione (3,5 grammi), in realtà comporta una indice del 2,62 in riferimento al glucosio (valore 100).

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Quindi se la zucca, seguendo la logica dell’Indice Glicemico sarebbe un alimento da evitare, per il calcolo del Carico Glicemico (più veritiero) questo alimento risulta ottimo per la nostra salute.

Tale indice ci permette di conoscere in maniera esatta la differenza tra i vari alimenti ingeriti, iniziando a fare delle scelte consapevoli per la nostra salute.
Infatti dovremmo alimentarci solo con cibi appartenenti alla prima fascia.

Pasta, Fettuccine, Cibo, Italiano, Gastronomia, Uova

Credo abbiate notato che le verdure e la frutta sono sostanzialmente posizionate nella fascia bassa del Carico Glicemico, mentre i farinacei sono tutti posizionati nella fascia alta (che non dovrebbe essere mai raggiunta). Ad esempio i biscotti da colazione hanno un indice di 50 (cinque volte la quantità del Carico Glicemico consigliato).

La pasta ha un Carico Glicemico pari a 40, ben quatto volte gli alimenti di fascia bassa.
Va considerato inoltre, che questo valore è riferito a 100 grammi di prodotto, quando nella realtà molti italiani non si accontentano di consumare porzioni simili, spesso superando i 150 grammi e magari ingerendo durante lo stesso pasto, del pane. In questo particolare caso, il carico complessivo glicemico, può raggiungere il valore di 80 (otto volte la fascia consigliata).

I DIVERSI UTILIZZI DEGLI AMINOACIDI
Fusilloni, Pastasciutta, Italia, Cucina Italiana

Come abbiamo già detto gli aminoacidi sono essenziali per il nostro corpo e possono prendere due distinte vie metaboliche, in base alle nostre necessità o alla qualità delle proteine da cui provengono: la via plastica (di costruzione del nostro corpo) e la via energetica (trasformandosi in glucosio).

LA VIA PLASTICA DEGLI AMINOACIDI
La medicina è concorde nel ritenere che il nostro corpo necessita per fini plastici, di almeno 1 grammo di proteine per chilo corporeo, ogni giorno (per persone decisamente sedentarie); quantità che va aumentata fino a 2 grammi, per le persone che svolgono attività sportiva o agonistica. Il nostro corpo utilizza gli aminoacidi per moltissime funzioni.

Approfondimento tecnico.
Pasta, Pastasciutta, Italia, Cibo, Mangiare

Tra le funzioni più importanti degli aminoacidi ricordiamo, la produzione degli enzimi (principalmente a base proteica), degli ormoni (catecolamina, ormoni tiroidei, serotonina, istamina, insulina, Trh), dei neurotrasmettitori, della matrice extracellulare (tra cui il collagene) e delle cellule stesse (compreso il Dna).

Dobbiamo considerare che il nostro corpo è composto principalmente da proteine, pochi grassi (la quota necessaria è di circa 4 chilogrammi) e pochissimo glucosio (circa 450 grammi). Gli aminoacidi sono basilari per il nostro organismo.

Burger, Cibo, Formaggio, Verdure, A Base Di Carne, Ham

Questi mattoni della vita sono utilizzati dagli organi per secernere ormoni ed enzimi, oltre ad essere sfruttati da ogni singola cellula che li utilizza, (tra le varie funzioni) per ricostruire la matrice extracellulare.

Gli aminoacidi viaggiano liberamente nel sangue per essere prelevati dalle cellule che ne abbisognano, mentre quelli in eccesso sono catturati dal fegato per essere trasformati in glucosio. Al contrario, se la nostra alimentazione è povera di proteine, ovvero è inferiore ai 0,85 grammi per chilo corporeo, le nostre cellule sono costrette a prelevare gli aminoacidi direttamente dai muscoli o dalla matrice extracellulare (effetto catabolico).

Astratto, Manzo, Gran Bretagna, British, Brown, Carote

Esiste un altro problema legato ad un’alimentazione povera di proteine, l’assenza e la penuria degli otto aminoacidi essenziali (che si possono solo assumere dalla dieta). Ciò causa un duplice effetto negativo. In primis, la carenza provoca l’impossibilità per il nostro corpo di produrre la matrice extracellulare, gli ormoni e gli enzimi, causando uno squilibrio delle funzioni del nostro corpo.

Secondo, gli aminoacidi non utilizzabili (per penuria di quelli essenziali), sono dirottati dal nostro metabolismo nella via energetica (contribuendo all’aumento di peso).

LA VIA ENERGETICA DEGLI AMINOACIDI
Bangers, Mosto, Piselli, Sugo, Salsa, Patate, Salsiccia

La via meno nobile per gli aminoacidi è sicuramente quella energetica, che però rappresenta il normale calmiere, tra le proteine ingerite e quelle necessarie o utilizzabili ai fini plastici. Difatti il nostro organismo pur avendo una riserva, praticamente inesauribile di aminoacidi non essenziali (che preleva dai muscoli e dalla matrice), non dispone di scorte di aminoacidi essenziali (quelli che non riusciamo a fabbricare da soli).

Ciò significa che la disponibilità degli stessi (per le 24 ore della giornata) è fondamentale affinché il corpo possa utilizzare gli aminoacidi per il loro scopo plastico.

Risultati immagini per carico glicemico alimenti

Al contrario la carenza degli aminoacidi essenziali, obbliga il nostro corpo ad utilizzare gli aminoacidi come carburante. Quando nel nostro sangue si accumulano gli aminoacidi (perché non utilizzati dalle cellule), il fegato incomincia a catturarli, iniziando il processo di trasformazione in glucosio (neoglucogenesi).

Approfondimento tecnico.
I procedimenti chimici necessari alla trasformazione degli aminoacidi in glucosio sono: la desaminazione, la transaminazione e la decarbossilazione. Senza entrare nello specifico, in base alla tipologia degli aminoacidi, tali processi chimici servono per separare lo scheletro carbonioso dai gruppi amminici, che possono essere utilizzati per costruire altri aminoacidi o essere trasformati (tramite il fegato) in ammoniaca.

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L’ammoniaca è un prodotto tossico per il nostro corpo, per cui è trasformata, attraverso un altro procedimento chimico, in urea. L’urea è rilasciata nel sangue, che sarà filtrato dai reni e verrà smaltita infine, tramite l’urina. Lo scheletro carbonioso (in base al tipo di aminoacido) potrà essere utilizzato nel Ciclo di Crebs o nella glicolisi cellulare (rif pag. 104), a fini energetici.

DOVE TROVIAMO I DIFFERENTI AMINOACIDI
Vediamo allora gli alimenti che contengono questi aminoacidi essenziali.
La lisina si trova nel merluzzo, nelle sardine, nel maiale, nel pollo, nel bovino, nel formaggio e come fonte vegetale nella soia e nei legumi.

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Il triptofano si trova nelle carni, nel pesce, nelle uova, nel latte e come fonte vegetale nel cioccolato, nei legumi, nelle banane, nelle arachidi, nei datteri, nell’avena.
La treonina è presente nella carne di agnello, coniglio, maiale, e bovina, nelle sardine, nel formaggio, nelle uova e come fonte vegetale nei legumi, nei funghi, nelle nocciole e nelle arachidi.

La metionina è riscontrabile nel pesce, nei latticini e come fonte vegetale nei cereali integrali. La fenilalanina si trova nel formaggio, nelle uova, nel coniglio e come fonte vegetale nei legumi, nel frumento, nelle arachidi e nell’avocado.
La leucina è presente nel pesce, nel pollo, nella ricotta e come fonte vegetale nei cereali e nella frutta secca come nocciole e arachidi.

Carote, Cestino, Verdure, Mercato, Cibo

La isoleucina è rintracciabile nelle sardine, nella carne di bovino, di agnello e di pollo, nei formaggi, nelle uova e come fonte vegetale nelle lenticchie, nella soia, nelle mandorle e nelle arachidi.

La valina la troviamo nella carne d’agnello e di maiale, nei pesci come il salmone, nei formaggi e come fonte vegetale nei legumi come fave, piselli e lenticchie, nella frutta secca (arachidi noci e nocciole).

Vivere 120 Anni

Le Uova 

Le uova sono il cibo più nutriente e digeribile di questo pianeta.

Il tuorlo è stato paragonato al latte materno perché entrambi vengono assimilati al 100% senza nessuna digestione.

Il tuorlo fornirà al bambino gli amminoacidi e acidi grassi essenziali, molte vitamine: B1, B2, B6, B12, A, D, biotina, molto zinco e magnesio, tutti elementi di cui il bambino autistico ha un grande bisogno.

Uova, Crudo, Latte, Primo Piano, Rustico, Tradizionale

La particolare ricchezza in vitamina B12 rende le uova il cibo ideale per questi bambini che necessitano di eccezionale aiuto nel o sviluppo neurologico e immunitario. La maggioranza dei bambini autistici presentano deficienze notevoli in vitamina B12 e di conseguenza sono anche anemici.

Il tuorlo delle uova è anche molto ricco in Colina, un amminoacido essenziale per il sistema nervoso e per le funzionalità epatiche.

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La colina è il pilastro di un neurotrasmettitore chiamato Acetilcolina usato dal cervello per tutte le attività cognitive, di apprendimento e di memoria, tra le altre cose. Colina è infatti un supplemento dato a chi ha perdite di memoria, danni neurologici e difficoltà di apprendimento. La colina è anche un potente protettore epatico.

Raccomando quindi di far mangiare al bambino tuorli d’uovo, di gran lunga meglio se crudi.

Immagine correlata
Sulle uova c’è tuttavia una reputazione negativa perché sono state accusate di far aumentare il colesterolo.

Le ricerche mediche hanno smentito invece la relazione uova-colesterolo-cardiopatie-arteriosclerosi. Dovete sapere che l’85% del colesterolo presente nel sangue non proviene dal cibo, ma viene prodotto dal fegato come risultato del ’eccesso di carboidrati e zuccheri industriali pasta, pizza, pasta, cereali, farinacei.

Sono quindi questi i cibi da diminuire per proteggere il cuore non le uova e comunque riguarda soggetti adulti.

Asparagi, Verde, Asparagi Verdi, Tempo Di Asparagi

Anche in questo caso vi consiglio di comprare uova da fonti assolutamente fidate 

Le uova da galline allevate a terra sono le migliori perché l’animale vive al sole e al ’aria aperta, ha ricevuto un’alimentazione sana e soprattutto priva di antibiotici o coloranti per rendere sia il guscio che il tuorlo di un colore rassicurante per la comune massaia.

Ma non basta, c’è anche un altro inestimabile vantaggio:

Uova e grassi

L’uovo di gallina da allevamento biologico è meno probabile sia infettato da Salmonella.

Le galline allevate a terra hanno di gran lunga minori possibilità di infettarsi da salmonella perché il loro sistema immunitario è molto più solido e sviluppato di quel e allevate in gabbie, in numeri impressionanti e in ambienti ristretti.

Motivi questi per la diffusione di ogni genere di malattia per gli animali [e motivo per cui vengono somministrati antibiotici].

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Se, tuttavia non vi sentite sicuri, potete cuocere le uova, il virus della salmonella viene distrutto dalla cottura. Il bianco dell’uovo è ricco di antigeni e proteine complesse, è meglio quindi cuocerlo se volete farlo mangiare al bambino, ma ripeto il premio della nutrizione va al tuorlo.

Se non ci sono particolari allergie, le uova dovrebbero essere un alimento sempre presente nella dieta di un bambino autistico con problemi intestinali, o di aiuto al Microbioma Intestinale.

(Natasha Campbel McBride)

Infiammazione ai Reni

1. Il paziente con nefropatia deve tenere sotto controllo la pressione arteriosa, il diabete e le infezioni.

2. Il paziente manifesta stanchezza, spossatezza.

3. Il paziente nefropatico non può utilizzare FANS (aggravano la nefropatia)

ATTIVITA’ DEL PROXER PER IL PAZIENTE NEFROPATICO

Autunno, Foglia, Sun, Retroilluminazione

AZIONE ANTIASTENICA E IMMUNOSTIMOLANTE

Si devono al dr. R. Heinecke, vissuto dal 1950 al 1987 nelle Hawaii, gli studi che hanno riportato il succo del Noni all’attenzione del mondo scientifico. A lui cui si deve infatti la scoperta del principale alcaloide, pro-xeronina, capace di liberare nell’intestino xeronina grazie alla presenza di uno specifico enzima, pure contenuto nel succo del Noni.

Binocolo, Guarda, Osservazione, Osservare, Sorveglianza

Secondo Heinecke la funzione principale della xeronina è quella di regolare la struttura e la forma di specifiche proteine (enzimi) implicate in importanti funzioni cellulari e anticorpali.

La xeronina è fisiologicamente prodotta dall’organismo umano, ma questa capacità diminuisce con l’età: malattie, traumi e stress contribuiscono in particolare a ridurne la produzione.

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Per questo motivo l’integrazione alimentare con estratti di Noni permette di normalizzare le strutture proteiche e le funzioni ad esse legate, grazie ad un migliore assorbimento di aminoacidi, vitamine e minerali, e ad un facilitato passaggio di tali sostanze attraverso le membrane cellulari.

Per quanto riguarda le difese immunitarie il Noni aumenta la funzionalità delle cellule Natural Killer (N.K.) in persone con sistema immunitario normale e ancor di più quando questo sia compromesso (sindrome da immunodeficienza e da stanchezza cronica).

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Il dr. Hirazumi ha inoltre dimostrato un indiretto rafforzamento del sistema immunitario grazie al potenziamento dell’attività dei macrofagi e dei linfociti, che ci proteggono dalle infezioni e dalle sostanze estranee. Alcuni studi dimostrerebbero in particolare una stimolazione dell’attività dei linfociti-T.

La xeronina è inoltre capace di stimolare nel Sistema Nervoso Centrale la secrezione di endorfine, potenti analgesici fisiologici: si spiegano in tal modo le proprietà analgesiche tradizionalmente conosciute. Sempre nel S.N.C. stimola la produzione di melatonina, la cui funzione antiradicalica e immunostimolante è ben nota.

Succo Verde, Cavolo, Apple, Verde, Sedano, Prezzemolo

La notevole presenza di vitamina C e selenio, antiossidanti e antiradicali liberi, sinergizza le suddette azioni protettive e immunostimolanti.

 

ATTIVITA’ antidolorifica a antiinfiammatoria

1. Xeronina stimola endorfine endogene: innalza la soglia del dolore

2. Serotonina innalza soglia di dolore

3. Scopoletina attività antiinfiammatoria

ATTIVITÀ IPOTENSIVA

Frullati, Frutta, Colorato, Vitamine, Sano, Fresco

La scopoletina presente nel Noni agisce da vasodilatatore e da diuretico, normalizzando la pressione e determinando di conseguenza una minore sollecitazione cardiaca. Si è visto che in caso di ipertensione esplica un’azione regolatrice fino al raggiungimento dei normali valori pressori.

ATTIVITÀ ANTIOSSIDANTE

È ormai noto che il danno ossidativo indotto nella cellula dai radicali liberi altamente reattivi è implicato nella patogenesi di molte disturbi, tra cui le malattie cardiovascolari (aterosclerosi, ischemia cardiaca, ipertensione) e respiratorie (enfisemi, asma), nonché nel favorire l’invecchiamento precoce dell’organismo. Il Noni contiene anche due tra i migliori antiossidanti: vitamina C e selenio.

ATTIVITÀ IMMUNOSTIMOLANTE

L’estratto di Noni stimola il rilascio di varie citochine, fondamentali per una corretta ed efficiente risposta del sistema immunitario. Il succo del frutto favorisce anche la proliferazione delle cellule del timo, ghiandola importante coinvolta sia nei processi di invecchiamento dell’organismo sia nei processi di maturazione dei linfociti T. Aumentando il numero di linfociti T, riduce il rischio di contrarre malattie infettive e migliora le funzioni immunitarie. Il frutto, inoltre, contiene polisaccaridi.

ATTIVITÀ ANTIMICROBICA

Alcuni principi attivi tra cui l’acubina, l’L-asperoside e l’alizarina presenti nel frutto di Noni possiedono una spiccata attività antibatterica contro vari ceppi batterici responsabili di infezioni cutanee, respiratorie e gastrointestinali.

Disbiosi e funzioni cerebrali

Come la disbiosi modifica le funzioni cerebrali. Molti neurotrasmettitori sono amminoacidi, come:

  • GABA,
  • glicina,
  • glutammato
  • aspartato,

Pesce, Fresco, Cattura, Marine, Ristorante, Pescatore

altri sono sintetizzati da amminoacidi, come :

  • L’acetilcolina dalla colina
  • La dopamina, la noradrenalina e l’adrenalina dalla tirosina
  • L’istamina dall’istidina
  • La serotonina dal triptofano

Salmone, Cotto, Cibo, Di Pesce, Erbe, Delizioso, Red

La maggior parte degli amminoacidi li sintetizziamo a partire dai grassi, ma alcuni di essi, detti essenziali, cioè non sintetizzabili, li ricaviamo solo dalla demolizione enzimatica delle proteine della dieta:

  • valina
  • metionina
  • isoleucina
  • leucina
  • fenilalanina
  • lisina
  • istidina
  • treonina
  • triptofano

Cocktail, Arancione, Frutto Della Passione

Come la disbiosi modifica le funzioni cerebrali. Molti neurotrasmettitori sono amminoacidi, come:

  • GABA,
  • glicina,
  • glutammato
  • aspartato

Asparagi, Bistecca, Costata Di Manzo, Carne Di Vitello

altri sono sintetizzati da amminoacidi, come 

  • L’acetilcolina dalla colina
  • La dopamina, la noradrenalina e l’adrenalina dalla tirosina
  • L’istamina dall’istidina
  • La serotonina dal triptofano

La maggior parte degli amminoacidi li sintetizziamo a partire dai grassi, ma alcuni di essi, detti essenziali, cioè non sintetizzabili, li ricaviamo solo dalla demolizione enzimatica delle proteine della dieta:

Asparagi, Verde, Asparagi Verdi, Tempo Di Asparagi

  • valina
  • metionina
  • isoleucina
  • leucina
  • fenilalanina
  • lisina
  • istidina
  • treonina
  • triptofano

Inoltre la tirosina viene considerata essenziale in quanto sintetizzata dalla fenilalanina, l’istidina è essenziale nei bambini.

La flora disbiotica produce una eccessiva decarbossilazione degli ammino acidi derivanti dalla demolizione delle proteine della dieta:

  • arginina in agmantina
  • cistina e cisteina in mercaptano
  • istidina in istamina
  • lisina in cadaverina
  • ornitina in putrescina
  • tirosina in tiramina
  • triptofano in indolo e scatolo

Occhio, Iris, Cerca, Focus, Verde, Da Vicino, Macro

Per le loro dimensioni e per avere una pKa neutra, quasi tutti gli amminoacidi essenziali
fanno parte di un gruppo di ammino acidi detto Large Neutral Amino Acids (LNAAs: tyr, val, met, ile, leu, phe, trp), questi competono per lo stesso trasportatore alla barriera emato encefalica (BBB: blood brain barrier).

Pertanto la velocità di captazione dipenderà dal rapporto delle concentrazioni plasmatiche dell’ammino acido considerato e la somma di tutti i competitori (LNAAs). 

Piatto Di Cibo, Formaggio, Salame, Manzo Affumicato

Risulta, quindi, evidente come una modificazione dell’assorbimento intestinale dei LNAAs possa produrre una cambiamento nei rapporti plasmatici degli amminoacidi che sono i precursori di importanti neurotrasmettitori cerebrali e quindi modificarne la loro captazione cerebrale e la successiva sintesi dei neurotrasmettitori.

Una modifica dei neurotrasmettitori corrisponde ad una modifica del funzionamento cerebrale, infatti è noto che

Insalata, Fichi, Formaggio, Formaggio Di Capra

– un eccesso di istamina causi attacchi cefalgici nei soggetti vulnerabili, quindi l’eccessiva decarbossilazione dell’istidina facilita le cefalee.

– che un basso livello di dopamina sia responsabile del Parkinson, quindi una eccessiva decarbossilazione della tirosina ne riduce la sua captazione e quindi la sintesi cerebrale di dopamina.

Fichi, Vigliacco Rosso, Frutta, Dolce, Frutti Di Fico

– che un elevato livello di dopamina sia responsabile della schizofrenia quindi la diminuzione del livello dei competitori aumenta la captazione di tirosina cerebrale aumentando la sintesi di dopamina

– che un basso livello di triptofano, ne riduce la captazione cerebrale, diminuendo la sintesi cerebrale di serotonina e la successiva sintesi di melatonina.

Bistecca, Carne, Manzo, Mangiare, Alimentari

1) Hawrelak JA, Myers SP. The causes of intestinal dysbiosis: a review. Altern Med Rev. 2004 Jun;9(2):180-97

(Prof. Paolo Mainardi)

dal libro: Alla Ricerca dell’Una Medicina

Intestino – cervello e  alfa-lattoalbumina

La fisica insegna che nei sistemi complessi le relazioni tra le parti generano nuove proprietà, non riconducibili a quelle delle singole parti.

Anche se il corpo umano è sicuramente un sistema complesso, tale approccio della fisica dei sistemi complessi non è stato molto applicato alla medicina, che, con approccio botanico, ha suddiviso il corpo in una sommatoria di organi avulsi tra loro.

Bird, Nido, Alimentazione, Natura, Animale, Merlo, Cova

Eppure una evidenza banale del collegamento intestino -cervello è quella nutrizionale

Alcuni dei neurotrasmettitori, molecole essenziali per il funzionamento del cervello, derivano da ammino acidi essenziali, ovvero che derivano solo dalla demolizione delle proteine della dieta.

Frutta, Prugne, Mercato Della Frutta

Per esempio, la serotonina cerebrale viene sintetizzata a partire dall’ammino acido triptofano, la dopamina, la noradrenalina, e l’adrenalina dalla tirosina, mentre, invece, dalla decarbossilazione della istidina si ottiene l’istammina che viene captata dal cervello.

I processi di decarbossilazione sono affidati al microbiota intestinale e una flora disbiotica decarbossila eccessivamente anche il triptofano e la tirosina, riducendo la loro captazione cerebrale e, quindi, la sintesi dei diversi neurotrasmettitori.

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Inoltre questi ammino acidi competono tutti per la stessa porta di accesso cerebrale, quindi la capacità di essere captati dipende da loro rapporto di concentrazione.

Così una maggiore decarbossilazione del triptofano avvantaggia la captazione della tirosina.Questa disbiosi del triptofano è fondamentale per la nostra sopravvivenza: in caso di pericolo si riduce la captazione di triptofano, quindi la sintesi cerebrale di serotonina.

Sfondo, Baker, Cottura, Cucina, Culinaria, Cultura

Questo ci rende ansiosi, ma l’ansia è una risposta positiva agli agenti stressogeni

in quanto la riduzione del triptofano avvantaggia la captazione della tirosina, quindi diventiamo più abili, dopamina, più furbi, noradrenalina, più forti, adrenalina, quindi maggiormente capaci di affrontare un pericolo.

Asparagi, Fragole, Primavera, Mercato, Alimentari

La risposta in fase acuta ad un agente stressogeno (APR: acute phase reaction) è una risposta positiva, ma se questa disbiosi diventa cronica, ovvero l’intestino, come una molla snervata, non riesce a ripristinare le condizioni iniziali, allora si cade nella Chronic Phase Reaction (CPR) che è stata definita la “madre di tutte le patologie”(1).

Questa fragilità viene acquisita in quanto il triptofano controlla, anche, la sintesi cerebrale di NPY(2), un neuropeptide che controlla i processi di neurogenesi e sinaptogenesi, quindi la capacità del cervello di auto-riparsi.

(3) Il triptofano controlla, anche, la risposta immunitaria, risposta che nelle donne deve ridursi ciclicamente per evitare un attacco anticorpale ad un eventuale feto.

Asparagi, Verde, Asparagi Verdi, Tempo Di Asparagi

(4) La corrispondente diminuzione di serotonina porta alla ben nota sindrome pre-mestruale. L’intestino della donna è quindi costretto ad un lavoro maggiore di quello dell’uomo, può più facilmente snervarsi. Quindi il livello di triptofano può non ritornare ai livelli normali, riducendo l’NPY cerebrale, quindi la plasticità del sistema nervoso centrale. Non solo, il triptofano controlla, anche, la morte per apoptosi cellulare.

Asparagi, Bistecca, Costata Di Manzo, Carne Di Vitello

(5) La nostra sopravvivenza si è basata principalmente sulla capacità di riparare i danni che l’ambiente continuamente ci procura. Per esempio siamo capaci di riparare il DNA danneggiato, direttamente o indirettamente, tramite i noti radicali liberi, dalle radiazioni.

Abbiamo affidato questo compito al microbiota intestinale, esercito 10 volte più numeroso di noi. Esso genera molecole “sartine” capaci di individuare i danni del DNA e ripararlo.

Crepuscolo, Linee Di Alimentazione, Sera, Sera Sole

(6) Se questa azione non avviene, viene allora indotta la degenerazione cellulare per permettere una rapida individuazione del problema e consentire agli anticorpi di eliminare, per apoptosi, le cellule degenerate.

(7) Oggi le terapie anti-tumorali si basano sul controllo della degenerazione, ma, forse, sarebbe più utile ripristinare il fucile dell’apoptosi.

Luce Del Sole, Foresta, Modo, Percorso, Serata

La produzione linfocitaria avviene in modo causale, produciamo anticorpi contro il nulla, contro noi stessi e contro reali nemici. Poi, nel processo di maturazione, li testiamo e scartiamo quelli sbagliati, che sono il 97% della produzione.

Li eliminiamo inducendo la loro morte per apoptosi.

Soprattutto in soggetti con elevata permeabilità intestinale, ovvero con una elevata produzione di anticorpi, una diminuita capacità ad eliminare quelli sbagliati porta ad un maggior numero di auto-anticorpi.

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Quindi la maggiore incidenza di patologie autoimmuni nelle donne non è dovuta ad una maggiore propensione del loro sistema immunitario a “impazzire”, ma ad una ridotta capacità di ripulire la produzione anticorpale da quelli, normalmente, prodotti contro noi stessi.

Nonostante le elevate conoscenze, oggi l’intestino viene considerato come un sistema postale, svizzero, capace di far arrivare ciò che vogliamo dove vogliamo.

Monitor Di Pressione Sanguigna, Salute

Esempio, la melatonina nel cervello, gli ammino acidi ramificati nei muscoli, il collagene nelle articolazioni.

Gli stessi nuovi farmaci, che saranno assunti oralmente, vengono studiati iniettandoli in vena o peritoneo di animali, i loro meccanismi d’azione valutati su cellule isolate, dove mettiamo per una singola cellula, una quantità di farmaco notevolmente superiore a quella che sappiamo arrivare in tutto quel tessuto, quando somministrata oralmente.

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Eppure sappiamo come l’intestino sia complesso, capace di reagire agli stimoli/nutrienti e attivare complesse risposte endogene.

Recenti lavori mostrano come l’infiammazione tissutale sia la causa di diverse patologie, dai tumori e quelle neurologiche e comportamentali.

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L’infiammazione cerebrale è riportata essere la causa patogenetica, non un fattore predisponente, di epilessia,(8)depressione, sclerosi multipla, Parkinson, Alzheimer,

(9) autismo, (10) … L’infiammazione degli organi sessuali è riportata essere la causa di disfunzioni. Riazi dimostra come una infiammazione intestinale possa migrare su altri organi.

Caffè, Tazza Di Caffè, Torta, Copertina, Pausa, Schiuma

(11, 12) Quindi ridurre una infiammazione intestinale, anche con una “semplice” dieta, può ridurre sintomi di patologie apparentemente distanti tra loro.(13, 14, 15, 16, 17)

Il prendere in considerazione gli assi comunicativi del sistema complesso del corpo umano, mette in evidenza come le malattie non siano tanto dovute alla esposizione a nuovi agenti patogeni, quanto alla diminuita capacità di riparare i danni che questi, continuamente, ci arrecano.

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I processi endogeni di auto-riparazione partono principalmente dall’intestino, mantenerlo efficiente rappresenta la maggiore forma di prevenzione.

Pubblicato da Paolo Mainardi

1. Stig Bengmark, Acute and ‘‘chronic’’ phase reaction – a mother of disease. Clinical Nutrition (2004) 23, 1256–1266

2. Heuther G, Hajak G, Reimer A, Poeggeler B, Blömer M, Rodenbeck A, Rüther E. The metabolic fate of infused L-tryptophan in men: possible clinical implications of the accumulation of circulating tryptophan and tryptophan metabolites. Psychopharmacology (Berl). 1992;109(4):422-32.

3. Benarroch EE. Neuropeptide Y: its multiple effects in the CNS and potential clinical significance. Neurology. 2009 Mar 17;72(11):1016-20.

4. Carretti, et al. Serum fluctuations of total and free tryptophan levels during the menstrual cycle are related to gonadotrophins and reflect brain serotonin utilization Hum. Reprod. (June 2005) 20 (6): 1548-1553

5. McGaha TL, Huang L, Lemos H, Metz R, Mautino M, Prendergast GC, Mellor AL.Amino acid catabolism: a pivotal regulator of innate and adaptive immunity. Immunol Rev. 2012 Sep;249(1):135-57

6. Cunningham RP. DNA repair: how yeast repairs radical damage. Curr Biol. 1996 Oct 1;6(10):1230-3

7. McGaha TL, Huang L, Lemos H, Metz R, Mautino M, Prendergast GC, Mellor AL.Amino acid catabolism: a pivotal regulator of innate and adaptive immunity. Immunol Rev. 2012 Sep;249(1):135-57

8. Vezzani A, Balosso S, Ravizza T. Inflammation and epilepsy. Handb Clin Neurol. 2012;107:163-75.

9. Lima IV, Bastos LF, Limborço-Filho M, Fiebich BL, de Oliveira AC. Role of prostaglandins in neuroinflammatory and neurodegenerative diseases. Mediators Inflamm. 2012;2012:946813

10. Donev R and Thome J. Inflammation: good or bad for ADHD. ADHD Atten Def Hyp Disorder.2010; 2: 257-266

11. Galic MA, Riazi K, Pittman QJ. Cytokines and brain excitability. Front Neuroendocrinol. 2012 Jan;33(1):116-25.

12. Riazi K, Galic MA, Pittman QJ. Contributions of peripheral inflammation to seizure susceptibility: cytokines and brain excitability. Epilepsy Res. 2010 Mar;89(1):34-42.

13. Mainardi P, Albano C. Is the antiepileptic effect of the ketogenic diet due to ketones? Med Hypotheses. 2008;70(3):536-9

14. Mainardi P, Leonardi A, Albano C. Potentiation of brain serotonin activity may inhibit seizures, especially in drug-resistant epilepsy. Med Hypotheses.2008;70(4):876-9.

15. Citraro R, Scicchitano F, De Fazio S, Raggio R, Mainardi P, Perucca E, De Sarro G, Russo E. Preclinical activity profile of α-lactoalbumin, a whey protein rich in tryptophan, in rodent models of seizures and epilepsy. Epilepsy Res. 2011 Jun;95(1-2):60-9.

16. Errichiello L, Pezzella M, Santulli L, Striano S, Zara F, Minetti C, Mainardi P, Striano P. A proof-of-concept trial of the whey protein alfa-lactalbumin in chronic cortical myoclonus. Mov Disord. 2011 Dec;26(14):2573-5.

17. Russo E, Scicchitano F, Citraro R, Aiello R, Camastra C, Mainardi P, Chimirri S, Perucca E, Donato G, De Sarro G. Protective activity of α-lactoalbumin (ALAC),a whey protein rich in tryptophan, in rodent models of epileptogenesis. Neuroscience. 2012 Dec 13;226:282-8.

Prolina

La Prolina, ed il suo principale metabolita Idrossiprolina

sono aminoacidi apolari non essenziali, quindi sintetizzabili dall’organismo umano attraverso differenti reazioni enzimatiche.

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Nonostante ciò la Prolina è particolarmente utilizzata dall’organismo umano, rappresentando addirittura l’aminoacido più richiesto nella fase di sintesi proteica.

La particolare richiesta di questo aminoacido è essenzialmente legata al suo ruolo strutturale

rientrando nella struttura di una delle più abbondanti proteine dell’organismo umano nota come collagene.

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E’ proprio per questo motivo che in determinate circostanze

come gravi traumi, interventi chirurgici invasivi ed ustioni estese, la prolina diviene un aminoacido essenziale, per via dell’enorme richiesta legata alla neodeposizione di fibre collagene.

Nonostante sia stato un aminoacido sottovalutato per molti anni, ultimamente la ricerca scientifica ha donato nuova luce alla Prolina dimostrandone il ruolo chiave in differenti reazioni come:

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– molecola chiave nei normali flussi energetici cellulari;

– molecola di segnalazione coinvolta nel signalling intracellulare;

– molecola importante nella regolazione dei processi di differenziazione cellulare;

– molecola attiva nel bilancio ossido-riduttivo cellulare.

Queste evidenze hanno facilitato la diffusione in commercio di supplementi a base di Prolina, utili nel coadiuvare le funzioni biologiche sia in ambito clinico che sportivo.

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L’utilizzo della prolina in ambito sportivo

Negli ultimi anni diversi ricercatori hanno cercato di verificare la possibile utilità della Prolina in ambito sportivo.

Seppur al momento i dati statisticamente significativi sono limitati, e per lo più attribuibili a modelli sperimentali, gli spunti teorici di applicazione sono particolarmente interessanti.

La Prolina infatti rientrerebbe tra gli integratori utili sia per il mantenimento della salute dell’atleta sia per il miglioramento della performance atletica.

In ambito salutistico infatti la Prolina potrebbe

– sostenere la sintesi di collagene, consentendo un recupero ottimale delle strutture legamentose e tendinee, preservando così l’atleta da possibili infortuni.

I primi studi a riguardo dimostrano l’utilità della Prolina, soprattutto in associazione con Condroitina e Glucosamina, acido ialuronico orosolubile, Vitamina C, Lisina nel preservare la funzionalità articolare.

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Sostenere le difese immunitarie dell’atleta sottoposto ad allenamento intenso

La Prolina diverrebbe in questo caso, insieme alla Glutammina, un fattore importante di sostentamento delle cellule in attiva replicazione come quelle del sistema immunitario, prevenendo pertanto l’insorgenza della tanto temuta sindrome da overtraining, spesso associata ad un calo significativo della performance atletica.

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Per quanto riguarda la performance invece, gli unici studi presenti assocerebbero alla Prolina una funzione neoglucogenica importante

In alcuni studi condotti su piccoli roditori infatti, l’aggiunta di Prolina ad un drink pre-allenamento a base di carboidrati, avrebbe garantito il mantenimento più duraturo di una glicemia costante durante la performance, allungando così sia i tempi di attività che la potenza esercitata.

Il ruolo metabolico quindi giustificherebbe l’attività ergogenica della Prolina in ambito sportivo.

Riferimenti Scientifici:

1. Cancer Metastasis Rev. 2010 Sep;29(3):529-42. doi: 10.1007/s10555-01 0-9244-1. Micronutrient synergy–a new tool in effective control of metastasis and other key mechanisms of cancer. Niedzwiecki A1, Roomi MW, Kalinovsky T, Rath M.

“Il rafforzamento del collagene e del tessuto connettivo può essere raggiunto naturalmente attraverso gli effetti sinergici di nutrienti selezionati, come la Iisina , la prolina , l’acido ascorbico e l’estratto di tè verde (NM) . Questa miscela di micronutrienti ha mostrato una potente attività antitumorale in vivo e in vitro in poche decine di linee cellulari tumorali.”

2. Oncol Rep. 2005 Mar;13(3):421-5. In vivo antitumor effect of ascorbic acid, Iysine, prollne and green tea extract on human colon cancer celi HCT 116 xenografts in nude mice: evaluation of tumor growth and immunohistochemistry. Roomi MW1, Ivanov V, Kalinovsky T, Niedzwiecki A, Rath M. “Nutrient supplementation strongly suppressed the growth of tumors without any adverse effects in nude mice, suggesting the nutrient combination has potential as an anticancer agent. Histological studies supported these findings by showing inhibition of MMP- 9 and VEGF secretion and mitotic index, which are criticai parameters for cancer control and prevention.

Trad.: “la supplementazione di nutrienti sopprime fortemente la crescita di tumori senza effetti collaterali nei topi nudi, suggerendo che la combinazione di nutrienti ha potenziale come agente anticancerogeno. Gli studi istologici supportano questi risultati mostrando inibizione di MMP-9 e la secrezione di VEGF e l’indice mitotico, che sono parametri critici per il controllo e la prevenzione del cancro.

Glutammina

La Glutammina è un amino acido molto importante

quello che serve di più al nostro corpo. In linea teorica dovrebbe costituire la metà di tutto il fabbisogno di amino acidi del corpo.

Pane, Prosciutto, Max Stretto, Uovo, Fritto, Cibo

Gli amino acidi si distinguono in “Essenziali”, che non possono essere prodotti dal nostro corpo e quindi vanno assunti dall’esterno, e “Non Essenziali”, che sono invece formati dal corpo stesso utilizzando gli amino acidi essenziali.

La Glutammina è particolare perché, pur essendo un amino acido “Non Essenziale”, che quindi può essere prodotto internamente dal corpo, ha bisogno molto spesso di essere integrato in modo aggiuntivo perché il corpo non ne produce abbastanza.

Spinaci, Uovo, Di Patate, Mangiare, Alimentari

La Glutammina si trova ad esempio in alimenti come la carne, la soia, la frutta secca e i fagioli, ma integrane le quantità sufficienti attraverso l’alimentazione è difficile.

La Glutammina è fondamentale sotto molti punti di vista

aiuta i muscoli a funzionare meglio, rende il cervello più agile, aiuta il corpo a controllare i livelli di glucosio nel sangue rafforza i globuli bianchi, ma soprattutto ha un’importantissima funzione a livello intestinale.

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E’ essenziale, infatti, per la riparazione della mucosa gastro-intestinale e per ricreare una normale funzione intestinale.

Questo è utile per normalizzare la funzione di assorbimento e permettere al corpo di avere energia.

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Per questo motivo la Glutammina è fondamentale nella prevenzione dei problemi intestinali.

La glutammina vanta importanti proprietà, tanto che in alcuni studi si è dimostrata in grado di aumentare la resistenza allo sforzo fisico, l’efficienza del sistema immunitario ed il rilascio di ormone della crescita (importante per l’ipertrofia muscolare).

SPECIFICHE:

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La glutammina è un aminoacido polare non essenziale, in quanto viene sintetizzato endogenamente in quantità sufficienti a soddisfare il fabbisogno giornaliero, vista la particolare importanza per il corretto mantenimento dello stato di salute.

Infatti circa il 60% del totale pull aminoacidico plasmatico è rappresentato proprio da questo aminoacido la cui diminuzione, descritta in particolari condizioni patologiche come traumi, ustioni e malattie infiammatorie croniche, è associata all’insorgenza di uno stato di malessere generale e fortemente invalidante.

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La sua importanza in termini biologici è da ricondurre alle molteplici attività che ne fanno un tassello fondamentale per il corretto funzionamento dei vari tessuti.

Più precisamente la glutammina garantisce 

– il corretto funzionamento del sistema nervoso, essendo precursore del glutammato, neurotrasmettitore ad attività eccitatoria, oltre che substrato energetico per i neuroni;

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– la sopravvivenza e proliferazione delle cellule intestinali e immunitarie, che utilizzano questo aminoacido come fonte plastica ed energetica;

– la detossificazione da scorie azotate, derivate dal comune metabolismo proteico;

– la produzione di energia, date le sue proprietà glucogeniche.

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L’eventuale gap quantitativo di glutammina può essere agevolmente colmato dall’assunzione di integratori o di alimenti a base proteica, con particolare importanza per latte e derivati, carni e legumi.

L’utilizzo della glutammina in ambito sportivo nasce da importanti evidenze sperimentali che dimostrano come un intensa attività fisica, soprattutto se prolungata nel tempo, possa determinare un sensibile calo delle concentrazioni ematiche di questo aminoacido, che si ripercuote inevitabilmente sia sulla prestazione che sullo stato di salute dell’atleta.

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Le variazioni dell’assetto ormonale, il maggior dispendio energetico e un intenso metabolismo proteico indotto dall’attività fisica provoca un elevato dispendio di glutammina e di conseguenza la necessità di ricorrere a protocolli di integrazione.

Numerosissimi studi infatti, mostrano come l’adeguata integrazione di questo aminoacido possa determinare:

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– Miglioramento della prestazione: studi dimostrano come la glutammina, soprattutto quando accompagnata da carboidrati, possa determinare un incremento delle scorte muscolari di glicogeno, predisponendo il muscolo ad una contrazione più efficace e prolungata.

Risultati particolarmente positivi ad esempio si sono registrati nei calciatori, nei quali la supplementazione di questo aminoacido ha determinato un incremento della distanza percorsa durante l’esecuzione di esercizi intermittenti utili a valutare le capacità muscolari degli atleti.

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Riduzione della sensazione di fatica

riducendo l’incremento di ammoniaca e metaboliti azotati in parte responsabili dell’insorgenza della fatica centrale e periferica, data la capacità di attraversare la barriera ematoencefalica raggiungendo il sistema nervoso centrale e ostacolando la contrazione muscolare.

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Questo effetto risulta cruciale, nel mantenimento della performance in atleti di endurance come maratoneti e ciclisti.

– Mantenimento delle funzionalità immunitarie: ruolo particolarmente importante per gli atleti di endurance (ciclisti e maratoneti) sottoposti a carichi di lavoro molto intensi.

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È stato dimostrato infatti come l’intensa attività fisica possa associarsi ad un calo delle difese immunitarie che se non adeguatamente recuperate espongono l’atleta al rischio dell’ overtraining, sindrome caratterizzata da infezioni ricorrenti, dimagrimento acuto, perdita di massa magra e calo vistoso della performance atletica.

Diversi lavori sostengono il ruolo sinergico della glutammina, dei carboidrati a medio rilascio e degli aminoacidi a catena ramificata nel promuovere il miglioramento della performance e sostenere la salute dell’atleta,

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BENEFICI:

L’integrazione con glutammina può risultare utile per:

– stimolare la sintesi proteica favorendo lo sviluppo muscolare indotto da attività fisica;

– prevenire i rischi associati al sovrallenamento, tra cui l’aumentata suscettibilità alle infezioni;

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– potenziare le difese immunitarie dell’organismo;

– migliorare l’omeostasi del pH ematico prevenendo l’eccessiva acidificazione del sangue;

– detossificare l’organismo dagli eccessi di diete iperproteiche o chetogeniche;

– ridurre la sensazione di affaticamento muscolare, aumentando la resistenza a sforzi fisici intensi ripetuti nel tempo;

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– migliorare il recupero dopo un intenso sforzo fisico;

– ridurre e prevenire i DOMS (dolori muscolari post-esercizio) ed il catabolismo muscolare;

– aumentare la ritenzione di acqua intracellulare; similmente alla creatina, dopo l’assunzione acuta, la glutammina può favorire un rapido e transitorio aumento di peso e delle circonferenze muscolari.