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L’integrazione contro le malattie moderne

Introduzione
La medicina moderna ci ha abituato a rispondere alle malattie che ci affliggono con una quantità illimitata di medicine, ognuna delle quali è focalizzata a risolvere il sintomo di una specifica malattia, non essendo però mai in grado di risolvere la causa scatenante della stessa.

Il nostro corpo, al contrario delle medicine, ha nel proprio dna la risposta per risolvere ogni tipo di malattia, non sollevandoci semplicemente dai sintomi ma curandoci, eliminando la causa stessa della malattia.

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D’altronde la malattie compaiono a seguito di una perdita di omeostasi del nostro corpo, quindi il semplice ripristino di tale equilibrio, è in grado di far cessare il motivo dell’insorgenza della malattia.

Quindi di che cosa ha bisogno il nostro corpo per ripristinare la omeostasi?

Sicuramente necessita di un’alimentazione corretta, accompagnata da quei micronutrienti, presenti negli alimenti e che molto spesso non assumiamo a sufficienza. Inoltre proprio in caso di emergenza, occorre aumentarne la quantità per facilitare l’organismo nella sua capacità rigenerativa.

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In questo capitolo affronteremo le malattie del nostro tempo, imparando a conoscere i micronutrienti specifici che più di altri, si sono resi molto efficienti nel contrastarle e guarirle.

L’obesità e l’integrazione 🤔💥😉
L’integrazione può essere un valido aiuto per prevenire e curare l’obesità o anche il semplice l’accumulo di grasso. L’azione svolta dai vari micronutrienti opera su diversi fronti d’intervento:

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1) Il miglioramento dei processi di utilizzo degli acidi grassi nei mitocondri.
Il coenzima Q10 è un enzima che migliora la produzione di Atp nel processo della respirazione cellulare. In vari studi è stato verificato che la presenza di tale sostanza aumenta la produzione energetica da parte dei mitocondri ed un maggior consumo di acidi grassi.

L’arginina è un aminoacido che stimola le nostre cellule all’utilizzo degli acidi grassi, inibendo la produzione di cortisolo, che al contrario aumenta il consumo del glucosio da parte delle cellule.

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La carnitina è un dipepdide (composto da due aminoacidi) che è necessario alla cellula che lo utilizza come biovettore per far entrare gli acidi grassi nei mitocondri. Durante gli allenamenti aumenta del 25% il consumo di grassi.

La glutammina è un aminoacido non essenziale che aumenta il consumo degli acidi grassi all’interno del mitocondrio inibendo il processo di catabolismo della massa magra (produzione endogena di glucosio dai propri muscoli). In alcuni studi è stato riscontrato un minor accumulo di grasso in pazienti che integravano tale aminoacido.

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La taurina è un aminoacido solforato che migliora lo scambio di ossigeno tra il sangue e le cellule, permettendo una maggiore utilizzazione degli acidi grassi nei mitocondri.

La ornitina alfa chetoglutarato (composto da due unità di ornitina con una molecola di alfaketoglutarato) inibisce l’effetto catabolico (trasformazione della massa magra in glucosio) aumentando il consumo degli acidi grassi. È utilizzato dagli sportivi per diminuire i depositi di grasso (maggior definizione del corpo).

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2) L’aumento del consumo calorico giornaliero.
Il pepe nero aumenta la produzione di calore da parte del corpo che utilizza il grasso proprio per tale scopo. E’ stato verificato che se introdotto ad ogni pasto può aumentare del 10% il consumo di calorie.

3) Diminuire il glucosio nel sangue (evitando un assimilazione eccessiva da parte dei neuroni) migliorando l’effetto dell’insulina e diminuendo il fenomeno di accumulo di grasso negli adipociti e la produzione di leptina (leptino – resistenza).

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Elenco dei nutrienti necessari: curcuma, resveretrolo, cannella, taurina, glutammina, carnitina, arginina, vanadio, potassio, magnesio, manganese, vitamina D, vitamina B1, cromo. Le spiegazioni sul loro effetto si possono trovare nel capitolo “Il diabete ed i carboidrati”.

4) Diminuire la secrezione del cortisolo, in quanto agisce direttamente nell’aumentare la glicemia ed induce il rallentamento della tiroide (stress cronico). lo stato di acidosi. Elenco dei nutrienti necessari: cordyceps sinensis, schisandra, ginseng, teanina, L’epimedium, rhodiola rosea, magnonolo e l’onochiolo, tirosina, fosfatidilserina, melatonina, vitamina D.

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5) Contrastare la disbiosi, la Sibo, la permeabilità intestinale, responsabile dell’infiammazione cronica e quindi delle citochine che inducono la diminuzione dell’azione enzimatica necessaria a trasformare il T4 in T3 (con l’aumento invece del rT3) inducendo una diminuzione del consumo energetico.

Elenco dei nutrienti necessari: vitamina B9, chiodi di garofano, origano, zenzero, cannella, Curcuma, pepe nero. Le spiegazioni sul loro effetto le trovate nel capitolo “Le malattie intestinali ed i carboidrati insulinici”.

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6) L’aumento del consumo calorico giornaliero. Il pepe nero aumenta la produzione di calore da parte del corpo che utilizza il grasso proprio per tale scopo. E’ stato verificato che se introdotto ad ogni pasto può aumentare del 10% il consumo di calorie.

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La mancata ricostruzione del nostro corpo

Quando si parla di rinnovamento del nostro corpo, ci viene in mente il ricambio cellulare, dovuto alla morte di cellule degradate, sostituite da nuove cellule. In verità la ricostruzione interessa la matrice extracellulare composta di fibre di collagene e da altre proteine.

Ricorderete che il nostro corpo ogni giorno è coinvolto in una fase catabolica ed una fase anabolica, azioni che prevedono la demolizione delle proteine fibrose della matrice e poi la loro ricostruzione.

Quindi è fondamentale, per mantenere efficiente la matrice extracellulare, in tutte le sue caratteristiche strutturali ed elastiche. A tale scopo esistono delle cellule definite fibroblaste, che nella fase di gel producono collagene e altre proteine per la ricostruzione delle fibre.

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Al contrario nella fase di sol, le cellule producono metalloproteasi (enzimi) che demoliscono parte delle fibre della matrice, riportando gli aminoacidi all’interno della cellula.

Questo è un meccanismo assolutamente perfetto per mantenere in ottimo stato la matrice, fermo restando il mantenimento dell’equilibrio tra la fase catabolica e quella anabolica.

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Purtroppo l’alimentazione sbagliata dell’era moderna, l’inattività fisica e la carenza di micronutrienti, non permette tale equilibrio, causando al contrario una degradazione eccessiva della matrice.

Vediamone insieme i motivi.
Il consumo di carboidrati aumenta la ritenzione idrica dei tessuti, causando maggiori difficoltà all’organismo per raggiungere la fase di gel necessaria alla ricostruzione.

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Il problema è ampliato anche dalle scorie acide prodotte dalle cellule nel processo della glicolisi (produzione di energia dal glucosio), che aumentano l’acidità tissutale, inibendo la produzione di collagene dei fibroblasti.

La presenza di glucosio nella matrice (o nel sangue) aumenta la formazione degli Ages che si legano alle fibre di collagene, impedendo agli enzimi metalloproteasi di demolirle (non consentono il rinnovo delle fibre).

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Infine l’eccessiva produzione di radicali liberi, dovuta allo stress cellulare, agli Ages ed al glucosio, aumenta la degenerazione della matrice.

Esempio calzante: osservando la pelle dei marinai, noteremo l’invecchiamento precoce provocato dal sole, generatore dei radicali liberi. Un altro aspetto essenziale per la rigenerazione della matrice è la disponibilità dei mattoni necessari alla sua ricostruzione.

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La dieta moderna è povera di proteine, ma il nostro corpo ha bisogno di tutti gli aminoacidi per ricostruire la matrice.

Ricordiamo che il nostro organismo necessità di minimo 80 grammi di proteine al giorno (1 grammo chilo corporeo); assumendone di meno o di minor qualità le cellule interrompono il lavoro di ricostruzione, dando priorità alla produzione di ormoni e di enzimi.

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Al contrario, quando la mancanza di proteine è totale (basta non mangiare carne ad un solo pasto), le nostre cellule aumentano la fase catabolica, utilizzando la nostra matrice come un’enorme miniera di aminoacidi.

Tutto ciò ci dovrebbe far comprendere il valore dei consigli che ci inducono a non consumare carne più di tre volte la settimana.

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Un altro problema importante è l’assenza di micronutrienti (vitamine e sali minerali) che coadiuvano i processi chimici della fase anabolica, che purtroppo i nostri alimenti non posseggono più nelle giuste quantità.

Purtroppo per decenni, abbiamo subito un deficit ricostruttivo della matrice e questo, nel tempo, ha rappresentato una delle concause di malattie come l’osteoporosi, l’arteriosclerosi, l’artrite, l’artrosi e la sarcopenia, senza parlare delle rughe.

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La carne provoca tumori?  Non era il latte?

Prof. Paolo Mainardi

Vorrei provare a fare chiarezza, basandomi sulla fisiologia del sistema digerente. Unico modo per non cadere nella fanta-medicina, in quanto è evidente che occorre conoscere per poter capire.
La prima domanda da porsi è: perchè mangiamo? Risposta: per nutrire le cellule, ma allora capiamo che le cellule di TUTTI i mammiferi necessitano degli stessi nutrienti siano essi carnivori, erbivori, folliveri, frugiferi.
Quali sono questi nutrienti? gli ammino acidi essenziali (EAAs) che non siamo in grado di sintetizzare, ma questi li ricaviamo dalla demolizione delle proteine presenti in ogni tipo di alimento. Gli acidi grassi a corta catena (SCFAs) che sono il nutriente delle cellule intestinali e da cui il fegato sintetizza TUTTO quello che occorre, ovvero carboidrati e chetoni per il cervello, acidi grassi mono- e poli-insaturi.
Si sono sviluppati sistemi digerenti (impianti) DIVERSI sulla base delle differenti preferenze alimentari, ma che devono produrre gli STESSI nutrienti cellulari.
Nessun testo alternativo automatico disponibile.
Se osserviamo (cosa rara oggi) il sistema digerente dei carnivori ci stupisce la sua semplicità: un grande stomaco fortemente demolitore seguito da un tubicino. Infatti i carnivori predatori mangiano SOLO carne GRASSA, mangiano un 70% di GRASSI, sono in dieta chetogenica, grazie alla potenza demolitiva del loro stomaco, li tagliano e ottengono…i SCFAs …fine del gioco.
Il carnivoro necrofago mangia la carne magra che il cugino predatore gli ha lasciato attaccato all’osso, ma SOLO DOPO che batteri ambientali lo hanno digerito, ovvero putrefatto.
Quando noi chiediamo al macellaio di darci carne molto magra, essendo anche poco putrefatta (a noi la cadaverina e la putrescina non piacciono) mangiamo una carne che NESSUN carnivoro MANGEREBBE. E noi non siamo nemmeno carnivori in origine!!!
Allora, cara OMS, non pensi che sarebbe meglio fornire informazioni corrette invece di creare allarmismi?
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Se continuiamo ad applicare le logica (cosa estremamente rara nel mondo della salute, così rara che nemmeno la distribuzione di Poisson è in grado di valutarla) ci accorgiamo che i batteri sono eterotropici, ovvero possono mangiare di tutto e da tutto ricavare il loro sostentamento.
Tra la miriade di batteri devo mantenere alta la quantità di quelli capaci di produrmi gli SCFAs dalla fermentazione delle fibre indigeribili, altrimenti le mie cellule intestinali muoiono di fame, si indeboliscono e producono meno bicarbonato, necessario per mantenere un corretto pH intestinale, che NON è BASICO, ma va da pH 7 a pH 8.
Ogni volta che un bolo di cibo esce dallo stomaco ed entra nell’intestino è una massa acida che deve essere neutralizzata, per mantenere il corretto pH a cui corrisponde una corretta distribuzione delle popolazioni batteriche = simbiosi. Variazioni anche minime porta a disbiosi, questo significa che aumentano batteri diversi da quelli a me utili, che producono gas come H2 e CH4, allora si ha reflusso, gonfiori e meteorismo…
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…ieri una signora in farmacia, che assume Fe e inibitori di pompa protonica, faceva ricetta di carbone vegetale per assorbire l’enorme produzione di gas dovuta alla enorme disbiosi/infiammazione provocata dalla stessa terapia!!!
Non ho potuto fare a meno di pensare che il suo vero problema non sono i gas, ma la scarsa produzione di SCFAs, quindi sta mettendo alla fame il suo intestino. Dato che il compito più importante dei nostri amici batteri è quello di mantenerci sani, indebolirlo è pericoloso…
non esageriamo, anche se limitiamo le nostre (potenti) capacità endogene di mantenerci sani, è sufficiente assumere farmaci, se no cosa li abbiamo fatti a fare? Ogni tanto mi accorgo di essere sciocco.