Alfa-lattoalbumina

Quali sono le sue azioni?

L’alfa-lattoalbumina è la sieroproteina che la Natura ha selezionato per attivare l’intestino del neonato. Alla nascita l’intestino, che non ha mai funzionato prima, è completamente permeabile e sterile.

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Con la prima assunzione del colostro viene infestato da tutti i batteri. L’alfa-lattoalbumina contenuta nel colostro determina le condizioni del terreno permettendo ai soli ceppi batterici simbiotici di attecchire.

Sorprendentemente il microbiota che attecchisce è molto simile a quello che la mamma aveva prima della gravidanza, che doveva essere valido, altrimenti sarebbe stata infertile. Ovviamente con il parto cesareo, o fortemente medicalizzato, facciamo di tutto perché questo passaggio non avvenga.

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Inoltre riduce gradualmente la permeabilità intestinale via via che l’intestino del neonato impara a produrre gli anticorpi e i fattori di crescita, non dovendo più assumerli dal latte materno.

L’allontanamento del neonato dalla mamma non avviene con il taglio del cordone ombelicale, in quanto il latte si sostituisce ad esso nelle diverse funzioni di nutrire, proteggere, ma soprattutto di attivare i processi maturativi post-natali, finalizzati a rendere autonomo il neonato.

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Mentre nel latte maturo prevale l’aspetto nutritivo, i colostri sono specie-specifici. Quello dell’uomo è il più diverso dagli altri, in quanto l’uomo è l’unico mammifero che dopo la nascita debba ancora far maturare il cervello. Gli altri mammiferi, dopo la nascita, accrescono le ossa.

Infatti, negli altri colostri non solo c’è meno alfa-lattoalbumina, ma essa è racchiusa in un guscio di beta-lattoglobulina, non presente nel nostro.

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La beta-lattoglobulina ha azioni opposte all’alfa-lattoalbumina, ed è la vera responsabile delle reazioni avverse al latte vaccino, erroneamente attribuite al lattosio, presente anche nel nostro latte, o alle caseine, famiglia di molecole presenti anche nel nostro latte, anche se con una differente distribuzione.

Difficilmente le caseine possono procurarci danni, i quanto precipitano nell’ambiente acido dello stomaco, formando sedimenti (pietre) da cui gli enzimi staccano principalmente singoli ammino acidi.

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Una volta nel sangue, non sono distinguibili da analoghi ammino acidi provenienti dalla demolizione di altre proteine (ricordo che tutte le proteine sia animali che vegetali sono composte dagli stessi ammino acidi, una ventina, le differenze chimico-fisiche sono date dalle diverse sequenze, così come con una ventina di lettere siamo in grado di scrivere tante parole diverse).

Una parte delle caseine viene demolita come peptidi che svolgono un’azione protettiva, disinfiammante intestinale.

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Le azioni intestinali dell’alfa-lattoalbumina quando assunta con il colostro, modulano la maturazione del cervello del neonato, per esempio si formano i canali del Canale lonico, con azione inibitoria. Proprio per la loro mancanza, il cervello del neonato è più eccitabile, si possono avere crisi epilettiche in seguito a rialzi termici.

L’alfa-lattoalbumina mette le basi, in quanto la maggiore maturazione intestinale avviene durante lo svezzamento, processo che dura fino a 4-7 anni di vita del bambino. Questo ci dimostra la necessità di esporre l’intestino ad antigeni complessi, affinchè maturi, in maniera simile alla progressione dei pesi di un bilanciere per il potenziamento muscolare.

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Sforzi eccessivi provocano uno strappo muscolare, così alimenti complessi provocano il cronicizzarsi dell’ infiammazione intestinale, che oggi sappiamo capace di migrare su altri organi ed essere la causa patogenetica di diversi sintomi. Non un fattore predisponente, bensì la causa.

Le azioni dell’alfa-lattoalbumina riguardano tutto il sistema digerente: stimola la secrezione di acido nello stomaco, indispensabile per una corretta azione degli enzimi. Stimola la secrezione dei succhi gastrici, quella di muco, per una maggiore protezione dei tessuti dall’acido, e di bicarbonato al fine di neutralizzare l’acido.

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Anche le cellule dello stomaco rilasciano bicarbonato, in modo che nello strato di muco avvenga la neutralizzazione dell’acido prodotto dalla pompa protonica. In questo modo, nonostante il pH dello stomaco arrivi a 1.2, le cellule del tessuto “vedono” pH=7.

Se lo strato di muco si assottiglia, o le cellule rilasciano meno bicarbonato, l’acido può arrivare a toccare il tessuto prima di essere neutralizzato.

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Il problema non è un eccesso di acidità, dato che il pH è una misura di concentrazione, non di quantità, ma di una diminuita capacità a neutralizzarlo.

L’assunzione dei farmaci inibitori di pompa protonica riduce l’efficacia dello scudo acido dello stomaco, permettendo ad una maggiore quantità di patogeni di arrivare nell’intestino. Inoltre riduce la capacità enzimatica di digerire il cibo, quindi cibo mal digerito entrerà nell’intestino, infiammandolo.

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Il processo digestivo è prima di tutto finalizzato a demolire molecole dannose per l’intestino, meno importante e la digestione finalizzata all’alimentazione.

Grazie alle sue specifiche azioni prebiotiche intestinali, è ben nota l’azione protettiva dell’alfa-lattoalbumina su ulcere indotte da alcool o stress, addirittura in modo dose dipendente. Assunzioni orali di alfa-lattoalbumina riducono, fino a eliminare, le ulcere gastriche indotte dalla stessa quantità di alcool ingerito.

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Come risultato finale, l’alfa-lattoalbumina riduce l’alterazione della flora intestinale (disbiosi) che provoca un’eccessiva demolizione di ammino acidi ricavati dalla demolizione delle proteine della dieta. Per esempio una disbiosi riduce la demolizione del triptofano, che è il precursore della serotonina cerebrale.

Una eccessiva demolizione, riduce la sua captazione cerebrale e la successiva sintesi di serotonina, quindi produce uno stato ansioso depressivo.
Un’eccessiva demolizione della tirosina, riduce la sintesi cerebrale di dopamina (Parkinson), di noradrenalina (funzioni cognitive) e di adrenalina (stanchezza cronica).

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Inoltre potenzia le risposte intestinali ai patogeni riducendo l’infiammazione cronica (permeabilità), che Alessio Fasano riporta addirittura anticipare i sintomi di tutte le patologie autoimmuni.

L’azione sui processi infiammatori, che in realtà sono i processi comunicativi degli organi, rappresenta l’azione più importante, poiché va a ripristinare i processi endogeni di autoriparazione, attraverso i quali il corpo umano, se sano, continuamente viene riparato.

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Un’infiammazione cronica riduce questi processi e, lentamente, progressivamente, ci porta alla manifestazione di diversi sintomi sulla base delle differenti vulnerabilità individuali.

Prof. Paolo Mainardi