La sindrome premestruale

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Per gran parte dei secoli passati, le donne hanno visto la menopausa sotto una luce positiva. Anche se segnalava l’invecchiamento ma non la malattia, bensì la menopausa metteva fine in modo naturale e indolore alle difficoltà e agli inconvenienti della sindrome premestruale e delle mestruazioni, spesso comportando un aumento della libido e consentendo loro di avere rapporti sessuali senza preoccuparsi di gravidanze accidentali.

Un tempo le donne non si rivolgevano ai medici per affrontare la menopausa perché questa condizione non causava loro particolari problemi fisici o sintomi.

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Durante la perimenopausa, la menopausa o la post menopausa quasi sempre le donne stavano meglio di prima; era una normale fase della vita e non richiedeva nient’altro che l’accettazione. La letteratura medica prodotta nel corso dell’Ottocento non tratta quasi mai la menopausa come una condizione sintomatica o come una difficoltà tale da richiedere cure. Le vampate e le palpitazioni erano praticamente inesistenti.

Tutto cambia nell’era contemporanea, intorno al 1950

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Le donne nate agli inizi del Novecento furono le prime a sperimentare sudorazione notturna, vampate, affaticamento, attacchi di panico, ansia, diradamento dei capelli e dolori articolari una volta arrivate a una certa età.

Alla metà del Novecento una marea di donne tra i quaranta e i cinquantacinque anni si rivolgeva al medico lamentando questi sintomi, e il medico non sapeva cosa pensare. Fu così che nacquero gli equivoci sulle malattie autoimmuni e la malattia del mistero. I professionisti della medicina non erano mai stati così disorientati.

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I medici riferirono di quest’epidemia alle case farmaceutiche e inizialmente molti ritennero che il problema fosse tutto nella testa delle donne: era un’assurda sindrome femminile. Quei sintomi dovevano essere immaginari, altrimenti non si capiva come mai fossero insorti; erano solo richieste d’attenzione escogitate da donne annoiate.

A quelle donne i medici suggerivano di andare in psicoterapia

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Tuttavia, nel corso degli anni Cinquanta, l’ondata di donne con problemi di memoria, difficoltà di concentrazione, sbalzi d’umore, accumulo di peso e vertigini aumentò ulteriormente.

I medici si consultarono di nuovo con le case farmaceutiche e stabilirono che l’unica cosa in comune tra queste donne era la fascia d’età. La medicina ufficiale decretò che la causa dovevano essere gli ormoni, sebbene in quegli anni ci fossero anche degli uomini che lamentavano gli stessi sintomi.

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Molti uomini avevano vampate di calore, ma venivano etichettate come “sudore da lavoro”, anche se non sopraggiungevano mentre stavano lavorando, o come “sudore nervoso”.

Molti uomini avevano anche altri sintomi della “menopausa”, come depressione, aumento del girovita e lacune della memoria

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Tali sofferenze non venivano divulgate perché a quell’epoca l’uomo doveva essere stoico, così come gli era stato insegnato; la responsabilità di essere il solo a portare a casa il pane pesava fortemente così, per paura di perdere il lavoro, gli uomini nascondevano i loro problemi di salute.

In breve tempo, tra le case farmaceutiche si sviluppò la tendenza a sfruttare economicamente la falsa scoperta dei problemi ormonali che causavano il malessere delle donne.

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Entro la fine degli anni Cinquanta, l’idea che le donne soffrissero di carenze ormonali si diffuse nell’opinione pubblica. E mentre si diffondeva quest’idea dei “problemi femminili”, gli uomini si sentivano più che mai costretti a nascondere i propri sintomi.

Le donne avevano affrontato enormi difficoltà fino a quella data

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Erano state oppresse ed erano state istruite a reprimere le proprie emozioni, solo nella storia recente avevano conquistato il diritto di voto ed erano considerate esseri umani. Alla metà del secolo dovevano ancora combattere per far sentire la propria voce, era quindi facile approfittarsi di loro facendole sentire ascoltate.

Di fronte ai misteriosi sintomi femminili, i medici erano perplessi, ma almeno alla fine cominciarono a crederci

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Così, anche se la medicina aveva cercato le risposte nella direzione sbagliata, le teorie venivano celebrate perché davano un nome ai problemi di salute delle donne – in tal senso, l’impegno dei medici era animato da buone intenzioni. Ancora oggi i medici operano sulla base di questa disinformazione.

Innumerevoli donne si sentono dire che i loro disturbi sono causati dalla menopausa o da squilibri ormonali

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Non è vero. La menopausa in realtà agisce in tuo favore. Che tu ci creda o no, dopo la menopausa il processo di invecchiamento rallenta, ma in genere viene comunicato il messaggio contrario.

Le donne pensano che la menopausa segni l’inizio dell’invecchiamento e dei problemi di salute legati all’età che avanza, mentre è vero l’opposto. L’invecchiamento più rapido nel corpo di una donna avviene tra la pubertà e la menopausa.

Pensa a quant’è veloce lo sviluppo di una ragazzina dopo il primo ciclo mestruale

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è perché gli ormoni della riproduzione e i composti steroidei accelerano il processo di invecchiamento. Riducendo i livelli di estrogeni e progesterone, la menopausa aiuta anche a proteggere dal cancro, dai virus e dai batteri, che si nutrono degli ormoni della riproduzione.

Ed ecco la verità sull’osteoporosi: nella post menopausa le donne non sono più vulnerabili alla friabilità delle ossa. L’osteoporosi impiega decenni per svilupparsi, perciò si dà il caso che si manifesti solo quando una donna arriva a una certa età.

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Le comunità mediche scambiano questa coincidenza per un rapporto di causa-effetto, ritenendo che i ridotti livelli di estrogeni nel corpo femminile contribuiscono a indebolire la massa ossea.

In verità sono gli ormoni della riproduzione a generare l’osteoporosi, perché sono steroidi, e gli steroidi esercitano un effetto di sfaldamento delle ossa. Combinati a infezioni di agenti patogeni come il virus di Epstein-Barr, le carenze nutritive e la mancanza di un’adeguata attività fisica, gli estrogeni e il progesterone possono essere i fattori scatenanti dell’osteoporosi molto prima della menopausa.

Ciò non significa che gli ormoni della riproduzione siano nocivi

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È grazie a loro se le donne sono in grado di avere figli; senza di loro la vita non potrebbe continuare. Tuttavia il corpo conosce i suoi limiti, è disposto a pagare un prezzo per la sua capacità di generare la vita, pertanto limita la fertilità al periodo che va dalla pubertà alla menopausa, e lo fa perché vuole proteggerti.

Le donne si sentono dire che questi ormoni sono la fonte della giovinezza. L’ironia è che la giovinezza non coincide con i venti, i trenta o i quarant’anni di età. La vera giovinezza precede la pubertà: raggiungere la menopausa significa ricollegarsi a quell’epoca.

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La menopausa mette fine al ciclo dell’apparato riproduttivo (e al drenaggio di energie dal corpo) e riduce i livelli di ormoni. È il modo naturale con cui il corpo rallenta l’invecchiamento affinché tu possa vivere una vita lunga e sana. Non c’è motivo di temere la menopausa o la vita degli anni a venire.

Di per sé la menopausa non è un processo problematico, e le numerose donne più giovani che cominciano a sperimentare sintomi definiti di origine ormonale in realtà non stanno andando incontro a una menopausa precoce.

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Sono in gioco fattori completamente diversi ed esistono metodi molto efficaci per curarli. Puoi tornare a vivere una vita sana e goderti ogni fase della tua esistenza.

Cosa ha causato davvero la prima ondata di “sintomi della menopausa”
Ecco come sono andate le cose. Quando negli anni Cinquanta le donne cominciarono a presentare i sintomi, i medici e le case farmaceutiche li attribuirono all’età, trascurando altri tre elementi che accomunavano quelle donne. Il primo era virale.

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Tutte queste donne erano nate agli inizi del Novecento, proprio quando il virus di Epstein-Barr (EBV) e altri virus cominciarono a diffondersi nella popolazione.

Di solito l’EBV entra nell’organismo di una donna quando è in giovane età, poi si nasconde per decenni e continua a rafforzarsi finché è pronto a manifestarsi con una malattia infiammatoria.

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Così, le donne affette da forme non aggressive del virus avevano tra i quaranta e i cinquant’anni quando il periodo di incubazione del virus era terminato e affiorarono i sintomi. (Nello stesso periodo, molte donne cominciarono a soffrire di infiammazioni alla tiroide.

Quindi, se fossi una donna nata nel 1905 e avessi contratto il nuovo virus di Epstein-Barr da bambina, nel 1950 avresti avuto quarantacinque anni e avresti fatto parte della prima generazione di persone che sperimentava i sintomi di questa epidemia virale.

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Il fatto che tali sintomi fossero affiorati intorno all’età della perimenopausa o della menopausa era solo una coincidenza, ma probabilmente ti avrebbero detto che le tue vampate, la sudorazione notturna e la stanchezza erano causate dagli ormoni. Se l’infiammazione virale si fosse manifestata qualche anno prima o qualche anno dopo ti avrebbero detto che eri in perimenopausa o in post menopausa.

Il secondo elemento in comune tra le donne che lamentavano i sintomi negli anni Cinquanta era l’esposizione alle radiazioni

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A causa di un colossale abbaglio chiamato “fluoroscopio misura-scarpe” – un errore di cui si è parlato poco – le donne di quell’epoca furono esposte al livello più alto di radiazioni della storia. Lo sarebbero state meno se fossero vissute ai confini dell’area di evacuazione di Chernobyl nel 1986!

Dopo l’invenzione del fluoroscopio, a partire dagli anni Venti fino agli anni Cinquanta, quando si entrava in un negozio di scarpe era pratica comune nel mondo anglosassone infilare le gambe e i piedi in questa scatola ai raggi X.

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L’idea era che la radiografia avrebbe aiutato i commessi a comprendere la struttura ossea dei piedi delle clienti per trovare la calzatura più adatta, ma il dosaggio delle radiazioni non era controllato né regolato e non c’erano medici nel negozio, solo commessi che premevano un pulsante letale a loro piacimento.

Capitava di continuo, ogni volta che si entrava in un negozio di scarpe

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Molte donne andavano a provarsi delle scarpe per distrarsi ed entravano in questi negozi ogni due settimane circa, ciò significa che nell’arco della loro vita si erano esposte alle radiazioni ottocento volte. Col risultato che milioni di donne svilupparono un grave avvelenamento da radiazioni.

Sul finire degli anni Cinquanta il fluoroscopio veniva rimosso dai negozi di scarpe tacitamente, come se non fosse mai esistito

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La medicina moderna cominciava a comprendere che le radiazioni erano pericolose e sono sicuro che qualcuno, dietro le quinte, avrà colto il legame tra gli inediti problemi di salute delle donne e la loro lunga e ripetuta esposizione alle radiazioni, perché il dato di fatto era che decine di migliaia di donne subivano amputazioni ai piedi e alle gambe a causa del cancro.

Ma invece di puntare il dito contro le radiazioni, la medicina ufficiale scelse di imputare i problemi alla menopausa, anche se per le madri, le nonne e le bisnonne di queste signore la menopausa era stata un’agevole fase di transizione.

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Nello stesso periodo era subentrato un terzo fattore assai nocivo per la salute: la massiccia esposizione al DDT. Negli anni Quaranta il DDT era usato ovunque. Veniva spruzzato sui raccolti, nei parchi, e i bambini facevano docce di DDT per gioco, mettendosi sotto il getto del camion che passava per le strade dei quartieri a spruzzare l’insetticida.

I venditori andavano porta a porta e vendevano alle donne latte di insetticida da spruzzare sui fiori e nei loro giardini; per dimostrare che era innocuo, lo spruzzavano addirittura su una mela, dicendo che era benefico.

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Negli anni Cinquanta l’utilizzo del DDT era al culmine e innumerevoli donne avevano il sistema nervoso centrale e il fegato sovraccarichi di tossine.

Sorprende pensare che i rischi siano stati sottovalutati così a lungo. Se non fosse stato per Primavera silenziosa di Rachel Carson, un libro pubblicato nel 1962 che ammoniva contro i pericoli dei pesticidi chimici, generando un’inversione di tendenza che portò alla messa al bando del DDT e alla fondazione della Environmental Protection Agency (l’ente americano per la tutela dell’ambiente)

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il mondo avrebbe continuato a ignorare i danni che quei pesticidi stavano causando. Sta di fatto che alcuni detrattori attaccarono Rachel Carson definendola un’isterica, lo stesso termine usato a quel tempo per descrivere i misteriosi sintomi delle donne.

Alla fine, però, la storia l’ha vendicata

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Tutto ciò che dovette subire per portare alla luce la verità è stato ripagato dalle vite umane che la sua battaglia ha salvato. (A proposito, non è un caso che, quando gli interessi dell’industria chimica subirono un duro colpo poiché l’opinione pubblica era ormai informata sui danni del DDT, una nuova industria cominciò a emergere e ad affermarsi: quella delle terapie ormonali.)

Nel frattempo, la menopausa era diventata il capro espiatorio per decine di sintomi che in realtà erano dovuti a cause del tutto diverse

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Tra i sintomi erroneamente imputati alla menopausa c’erano sudorazioni notturne, vampate, affaticamento, vertigini, accumulo di peso, problemi digestivi, gonfiore addominale, incontinenza, cefalea, sbalzi d’umore, irritabilità, depressione, ansia, attacchi di panico, palpitazioni, difficoltà di concentrazione, lacune della memoria, insonnia e altri disturbi del sonno, secchezza vaginale, sensibilità al seno, dolori articolari, formicolio, caduta o indebolimento dei capelli, pelle secca o screpolata e unghie fragili.

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Nessuno avrebbe dovuto credere che un sano e naturale processo della vita potesse causare questi problemi, specialmente considerando che in passato non li aveva mai provocati. Ma del resto, perché scomodarsi a riflettere su trent’anni di intensa e incontrollata esposizione alle radiazioni, al DDT e ai virus patogeni?

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Quando le donne cominciarono a sperimentare patologie autoimmuni o virali, come sindrome da stanchezza cronica, affaticamento surrenale, ipotiroidismo, altre manifestazioni del virus di Epstein-Barr, lupus, intossicazione da metalli pesanti, disfunzioni del fegato e carenze nutrizionali – tutte scatenate dall’esposizione ai virus, alle radiazioni e alle tossine del DDT nell’era moderna – le comunità mediche non riuscivano a comprendere le vere cause (di solito, non considerano questi fattori neanche ai giorni nostri).

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Nasceva così la tendenza a dire “dev’essere tutto nella tua testa”, e quando le donne cominciarono a rifiutare questa “non diagnosi”, perché a quel punto i loro diritti si erano consolidati, i problemi ormonali diventarono la spiegazione perfetta per tranquillizzarle.

Per i medici era molto più facile dire “il problema sono gli ormoni” che ammettere “Non ho idea di cosa stia succedendo dentro di te

” Prima del 1950, l’opinione di un medico non era ritenuta inoppugnabile. Ma dal 1950 la medicina moderna acquistò autorevolezza agli occhi della società. Per la prima volta nella storia, il medico era considerato Dio.

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Il sesso e l’età influiscono sui livelli di ferro

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Le donne in età fertile perdono 500 ml di ferro ogni anno per circa trent’anni attraverso il flusso mestruale.(2) Questo è uno dei motivi per cui l’aspettativa di vita delle donne è più lunga di quella degli uomini. Gli uomini infatti non possono versare regolarmente cospicue quantità di ferro, perciò i loro livelli di ferro sono costantemente più alti di quelli delle donne in età fertile.

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Dopo la menopausa, però, le donne perdono questo beneficio. In media solo 1 milligrammo circa di ferro viene perso con il sudore, il ricambio delle cellule dell’epidermide e, in misura minima, con i normali sanguinamenti dell’apparato gastrointestinale, mentre la quantità di ferro assimilata con l’alimentazione è in media da 1 a 2 milligrammi.3 Man mano che l’età avanza, diventa sempre più importante monitorare e ridurre proattivamente i livelli di ferro. Oltre a danneggiare i mitocondri e a contribuire alle mutazioni genetiche, il ferro in eccesso ha effetti negativi sulla salute nei modi seguenti:

Promuove lo sviluppo degli agenti patogeni. Il ferro facilita la crescita ed è essenziale che i bambini abbiano sufficienti quantità di ferro per favorire il processo di sviluppo durante l’infanzia. Ma un eccesso di ferro nel corpo facilita anche la crescita degli agenti patogeni, dei batteri, dei funghi e dei protozoi, (4) e crea nel corpo un ambiente ospitale per microrganismi che possono nuocere alla salute.

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Obesità. L’aumento nel consumo d’integratori di ferro negli ultimi settant’anni è correlato all’incremento del tasso di obesità. Ricorda: il ferro è un fattore di crescita. Così come i bassi livelli di ferro in una donna gravida sono associati a uno scarso peso del bambino al momento del parto, gli alti livelli di ferro sono associati a un aumento del peso.5,6

Diversi studi hanno dimostrato che le persone obese tendono ad avere livelli elevati di ferritina.7,8 Un importante studio epidemiologico condotto su maschi adulti coreani ha dimostrato che livelli moderatamente elevati di ferritina sierica9 predicono un futuro accumulo di peso, fino ad arrivare all’obesità e persino all’obesità grave. Se hai deciso di leggere questo libro perché non riesci a perdere i chili superflui, hai una ragione in più per sospettare che la tua difficoltà nel dimagrire non sia dovuta solo alla dieta o al regime di attività fisica.

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Diabete. Diversi scienziati ritengono che il ferro influisca sui livelli di glucosio e d’insulina nel sangue10 e che ci sia una correlazione tra i livelli di ferritina sierica e il diabete di tipo 2. In una vasta indagine che ha seguito trentamila soggetti sani tra uomini e donne, gli elevati livelli di ferritina sierica erano associati a un rischio notevolmente più alto di sviluppare il diabete di tipo 2.11 Negli uomini con elevate riserve di ferro, le probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2 erano 2 o 4 volte superiori a quelle degli uomini con scarse riserve di ferro.

Un sistema per ridurre il rischio di sviluppare il diabete può essere la donazione del sangue, perché è stato dimostrato che chi dona il sangue di frequente ha una migliore sensibilità all’insulina e un rischio inferiore di diabete.12

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Malattie cardiovascolari. Dallo studio sopracitato è emerso anche che nei donatori di sangue le probabilità di avere un ictus o un attacco cardiaco sono inferiori del 50 per cento rispetto agli altri soggetti. È probabile che il ferro incida sulle malattie cardiache in quanto contribuisce all’ossidazione dell’LDL e al danneggiamento contribuiscono all’arteriosclerosi.13,14

Fin dagli anni Ottanta i ricercatori ipotizzano che le differenze di genere nei livelli di ferro spieghino la maggiore incidenza delle malattie cardiache negli uomini. Il primo ad avanzare questa teoria fu il patologo Jerome Sullivan in un articolo pubblicato su “The Lancet”. Lo studio su trentamila soggetti sani ha rilevato che per le donne il rischio di malattie cardiache aumentava notevolmente dopo la naturale entrata in menopausa o dopo aver subito un’isterectomia; in altre parole, quando smettevano di perdere il ferro ogni mese attraverso il flusso mestruale.

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Ciò suggerisce che c’è un legame tra i livelli di ferro e le malattie cardiovascolari.15 Malattie degenerative, tra cui il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson e la sclerosi laterale amiotrofica. Il cervello ha bisogno di ossigeno più di qualunque altro organo, e il ferro è essenziale per trasportare l’ossigeno dove serve. Ma come in ogni altra parte del corpo, anche nel cervello un eccesso di ferro non è positivo. Il fatto che i livelli di ferro aumentino con l’avanzare dell’età probabilmente è il motivo, o almeno uno dei motivi, per cui malattie degenerative come l’Alzheimer e il Parkinson sono associate alla vecchiaia.

Il ferro è presente in alte concentrazioni nelle placche che si formano nel cervello dei malati di Alzheimer,16 ed è presente in quantità anomale nel cervello di soggetti che mostrano i sintomi di un esordio precoce dell’Alzheimer e del Parkinson.17,18 Da uno studio è emerso che elevati livelli di ferritina nel liquido cerebrospinale preannunciano la conversione di un lieve deterioramento cognitivo in una forma di Alzheimer conclamato.19

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Inoltre è dimostrato che livelli elevati di ferro nel cervello sono associati alla gravità del deterioramento cognitivo.20 Lo stress ossidativo e le infiammazioni che ne conseguono sono i meccanismi che spiegano i danni causati dal ferro nelle funzioni cerebrali.

Cancro. Il ferro in eccesso contribuisce alla formazione del cancro danneggiando il DNA mitocondriale con un’eccessiva produzione di radicale ossidrile. La ferritina sierica è elevata in chi è affetto da diversi tipi di cancro, tra cui il cancro al pancreas e al seno, il melanoma, l’adenocarcinoma del rene e il linfoma di Hodgkin.21

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L’analisi del National Health and Nutrition Examination Survey [Indagine nazionale sulla salute e l’alimentazione] ha rilevato un legame tra il ferro assunto con l’alimentazione o presente nelle delle cellule endoteliali, due processi che a loro volta riserve del corpo e il rischio di sviluppare il cancro colon-rettale.

Le riserve di ferro sono associate anche ai polipi e alle lesioni precancerose del colon. È probabile che l’elevato contenuto di ferro nella carne rossa sia uno dei motivi per cui il suo consumo è un fattore di rischio per il cancro al colon, in quanto il ferro in eccesso promuove le infiammazioni che provocano danni alle mucose del colon. Si ritiene che le fibre alimentari aiutino a prevenire questi danni, perché si legano al ferro e aiutano il metallo a transitare nell’apparato digerente per poi uscire dal corpo.

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22 Altri riscontri supportano la tesi secondo cui il ferro in eccesso contribuisce alla formazione del cancro al fegato. A corroborare ulteriormente il legame tra ferro in eccesso e cancro c’è anche il fatto che chi dona regolarmente il sangue ha un rischio di cancro inferiore.

Da uno studio clinico randomizzato è emerso che i prelievi di sangue riducono l’incidenza del cancro del 37 per cento.24 Osteoporosi. Per la salute delle ossa, che è regolata da cellule sensibili al ferro, è importante che i livelli di ferro siano nella norma. In parole povere, un eccesso di ferro danneggia le ossa. Ciò spiega perché chi soffre di squilibri nel carico di ferro, come l’emocromatosi, ha una maggiore tendenza a sviluppare l’osteoporosi.25

1 “Ferritin: The Test,” American Association for Clinical Chemistry, https://labtestsonline.org/…/a…/ferritin/tab/test/consultato il 9 maggio 2016.
2 E. D. Weinberg, “The Hazards of Iron Loading,” Metallomics, 2, n. 11 (novembre, 2010):732–40, DOI: 10.1039/c0mt00023j.
3 M. D. Beaton, P. C. Adams, “Treatment of Hyperferritinemia,” Annals of Hepatology, 11, n. 3 (2012): 294–300, PMID: 22481446
4 G. Ortíz-Estrada et al., “Iron-Saturated Lactoferrin and Pathogenic Protozoa:Could This Protein Be an Iron Source for Their Parasitic Style of Life?” Future Microbiology 7, n. 1 (2012): 149–64, DOI: 10.2217/fmb.11.140.
5 D. J. Fleming et al., “Dietary Factors Associated with the Risk of High Iron Stores in the Elderly Framingham Heart Study Cohort,” American Journal of Clinical Nutrition, 76, n. 6 (2002): 1375–84, PMID: 12450906.
6 T. Iwasaki et al., “Serum Ferritin Is Associated with Visceral Fat Area and Subcutaneous Fat Area,” Diabetes Care, 28, n. 10 (2005): 2486–91, PMID:16186284.
7 S. K. Park et al., “Association Between Serum Ferritin Levels and the Incidence of Obesity in Korean Men: A Prospective Cohort Study,” Endocrine Journal, 61, n. 3 (2014): 215–24, DOI: 10.1507/endocrj.EJ13-0173.
8 Ibid.
9 S. K. Park et al., “Association Between Serum Ferritin Levels and the Incidence of Obesity in Korean Men: A Prospective Cohort Study,” Endocrine Journal, 61, n. 3 (2014): 215-224, DOI:10.1507/endocrj.EJ13-0173.
10 J. M. Fernandez-Real et al., “Serum Ferritin as a Component of the Insulin Resistance Syndrome,” Diabetes Care, 21, n. 1 (1998): 62–68, DOI: 10.2337/diacare.21.1.62.
11 J. Montonen et al., “Body Iron Stores and Risk of Type 2 Diabetes: Results from the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)- Potsdam Study,” Diabetologia, 55, n. 10 (2012): 2613–21, DOI: 10.1007/s00125-012-2633-y.
12 J. M. Fernández-Real, A. López-Bermejo, and W. Ricart, “Iron Stores, Blood Donation, and Insulin Sensitivity and Secretion,” Clinical Chemistry, 51, n. 7 (giugno 2005): 1201–5, DOI: 10.1373/clinchem.2004.046847.
13 B. J. Van Lenten et al., “Lipid-Induced Changes in Intracellular Iron Homeostasis in Vitro and in Vivo,” Journal of Clinical Investigation, 95, n. 5 (1995): 2104–10, DOI: 10.1172/JCI117898.
14 N. Stadler, R. A. Lindner, M. J. Davies, “Direct Detection and Quantification of Transition Metal Ions in Human Atherosclerotic Plaques: Evidence for the Presence of Elevated Levels of Iron and Copper,” Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology, 24 (2004): 949–54,
DOI:10.1161/01.ATV.0000124892.90999.cb.
15 W. B. Kannel et al., “Menopause and Risk of Cardiovascular Disease: The Framingham Study,” Annals of Internal Medicine, 85 (1976): 447–52, DOI:10.7326/0003-4819-85-4-447.
16 M. A. Lovell et al., “Copper, Iron and Zinc in Alzheimer’s Disease Senile Plaques,” Journal of the Neurological Sciences, 158, n. 1 (June 11, 1998): 47– 52, DOI: 10.1016/S0022-510X(98)00092-6.
17 K. Jellinger et al., “Brain Iron and Ferritin in Parkinson’s and Alzheimer’s diseases,” Journal of Neural Transmission, 2 (1990): 327, DOI: 10.1007/BF02252926.
18 G. Bartzokis et al., “Brain Ferritin Iron as a Risk Factor for Age at Onset in Neurodegenerative Diseases,” Annals of the New York Academy of Sciences, 1012, (2004): 224–36, DOI:10.1196/annals.1306.019.
19 S. Ayton et al., “Ferritin Levels in the Cerebrospinal Fluid Predict Alzheimer’s Disease Outcomes and Are Regulated by APOE,” Nature Communications, 6 (2015): 6760, DOI: 10.1038/ncomms7760.
20 W. Z. Zhu et al., “Quantitative MR Phase-Corrected Imaging to Investigate Increased Brain Iron Deposition of Patients with Alzheimer’s Disease,” Radiology, 253 (2009): 497–504, DOI: 10.1148/radiol.2532082324.
21 A. A. Alkhateeb, J. R. Connor, “The Significance of Ferritin in Cancer: Anti- Oxidation, Inflammation and Tumorigenesis,” Biochimica et Biophysica Acta, 1836, n. 2 (dicembre 2013): 245–54, DOI: 10.1016/j.bbcan.2013.07.002.
22 J. I. Wurzelmann et al., “Iron Intake and the Risk of Colorectal Cancer,” Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention, 5, n. 7 (luglio 1, 1996): 503–7. PMID: 8827353.
23 Y. Deugnier, “Iron and Liver Cancer,” Alcohol, 30, n. 2 (2003): 145–50.
24 L. R. Zacharski et al., “Decreased Cancer Risk after Iron Reduction in Patients with Peripheral Arterial Disease: Results from a Randomized Trial,” JNCI:Journal of National Cancer Institute, 100, n. 14 (2008): 996–1002, DOI: 10.1093/jnci/djn209.
25 L. Valenti et al., “Association between Iron Overload and Osteoporosis in Patients with Hereditary Hemochromatosis,” Osteoporosis International, 20, n. 4 (aprile 2009): 549–55, DOI: 10.1007/s00198-008-0701-4.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Tarassaco

Il tarassaco fiorisce in primavera, quando il nostro corpo aspetta le pulizie di stagione.

Il tratto saliente del tarassaco è il gusto amaro, ed è proprio da questa caratteristica che derivano le sue proprietà ricostituenti; quell’essenza amarognola è una medicina derivata dagli acidi e dagli alcaloidi curativi della pianta.

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Il tarassaco risveglia dal letargo, fa pompare il sangue e aiuta gli organi a ripulirsi da radiazioni, metalli pesanti, DDT e altre tossine. Ciò che lo rende unico è che si può utilizzare ogni parte della pianta: le radici, le foglie, il fiore e persino il gambo.

Ogni elemento ha un diverso grado di amarezza e questa diversificazione corrisponde ai diversi gradi di pulizia di cui le varie aree del corpo necessitano. Per cominciare, i fiori (che hanno un gusto dolce-amaro) depurano gli organi cavi, come stomaco e intestino, cistifellea, vescica, polmoni, utero e cuore.

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Poi ci sono le foglie. I composti fitochimici delle foglie di tarassaco purificano il sangue e l’aiutano a raggiungere i punti più impervi, il che le rende un rimedio irrinunciabile per chi ha problemi circolatori. Il loro grado di amarezza serve anche a espellere le tossine dal sistema linfatico, perciò le foglie sono ideali per curare linfomi non Hodgkin, linfonodi ingrossati e edemi.

Quando si arriva al gambo, che è ancora più amaro dei fiori e delle foglie, comincia la depurazione degli organi pieni, come fegato, cervello e milza: per esempio con l’espulsione della bile che non serve più. Ho riscontrato che il consumo costante dei gambi di tarassaco ricupera la piena funzionalità della milza.

E una volta giunti alla radice la disintossicazione degli organi pieni è ancora più risolutiva.

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Questa è la parte più amara della pianta e costringe gli organi a depurarsi a un livello profondo e intenso. Quando si tratta di disintossicare, la radice di tarassaco non conosce mezze misure. Il tarassaco non ha soltanto un effetto depurativo.

È come un addetto di un albergo di lusso che, dopo aver pulito la camera e rimosso la spazzatura, lascia un cioccolatino sul cuscino.

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Solo che il regalo del tarassaco è meglio di un cioccolatino: prima di congedarsi lascia importanti sostanze nutritive, come vitamina A, vitamine del gruppo B, manganese, iodio, calcio, ferro, magnesio, selenio, silicio e clorofilla, che danno energia e aiutano il corpo a prevenire le malattie.

Il tarassaco aiuta a prevenire praticamente qualunque malattia ed è benefico in particolare per la prostata.

MALATTIE
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Se hai una delle seguenti malattie, prova a introdurre il tarassaco nella tua vita.

Linfomi (anche non Hodgkin), edema, prostatite, cancro alla pelle, tigna, acne rosacea, obesità, calcoli renali, cirrosi epatica, epatite C, SLA, emicrania, infezioni alle vie urinarie, squilibri ematici, malattie ematiche, disturbi della digestione, steatosi epatica, celiachia, malattie ai reni.

SINTOMI
Fegato, Epatica, Organo, Ittero, Bile, Fegato Grasso

Se hai uno dei seguenti sintomi, prova a introdurre il tarassaco nella tua vita.
Problemi circolatori, ritenzione idrica, linfonodi ingrossati, accumulo di peso, orticaria, fegato pigro e/o stagnante, distensione e/o crampi addominali, reflusso gastrico, intossicazione del sangue, congestione, costipazione, cisti epatiche, digestione difficile, disfunzioni del fegato, milza ingrossata, eccesso di muco, pre-steatosi epatica, pressione alta, appendicite, infiammazione alla cistifellea, allo stomaco, all’intestino tenue e/o al colon, reazioni all’istamina, insufficienza digestiva.

SUPPORTO EMOTIVO


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A  volte abbiamo la sensazione di aver perso dei pezzi, oppure le nostre emozioni ci portano a dire cose che non pensiamo o di cui in seguito ci pentiamo. Spesso questo accade perché la Mente, Spirito, AnimA, e Corpo non lavorano all’unisono.

Per chi vuole ritrovare la propria integrità, il tarassaco è il rimedio unificante ideale perché è il modello stesso della coesione.

INSEGNAMENTO SPIRITUALE

Fritto, Spinaci, Formaggio Del Fegato, Patate Fritte

Spesso siamo ossessionati dal bisogno di primeggiare, e ciò compromette la nostra autostima. La mentalità da primo della classe inizia a formarsi in tenera età. Alcuni temono di perdere per sempre il riconoscimento o le opportunità se non dimostrano a se stessi di essere i primi.

La fioritura primaverile del tarassaco cessa con la calura estiva, ma la vita della pianta non è ancora finita: il tarassaco ricompare di frequente in autunno.

Se ti senti incompleto o un incapace quando non primeggi, ecco una lezione importante da tenere a mente: il tarassaco rialza sempre la testa e c’insegna che possiamo essere soddisfatti e contenti anche senza arrivare per primi in quello che facciamo, perché ci sono sempre nuove opportunità all’orizzonte con cui confrontarci e grazie alle quali crescere.

SUGGERIMENTI


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Se non ti piace il gusto amaro del tarassaco, prova a bere una tisana di radici tostate. È un tonico disintossicante straordinario, e la tostatura ne mitiga l’amarezza.

I fiori di tarassaco sono meravigliosi per preparare una tisana fredda. Prendi i fiori freschi e lasciali in infusione in acqua fredda per tutta la notte: rilasceranno minerali, vitamine e fitonutrienti.

Per addolcire, aggiungi del miele grezzo. È una bevanda deliziosa e incredibilmente rinvigorente.

Le Erbe, Frullati, Succo, Verdure, Frutta, Fresco

Ogni volta che ne hai l’occasione, raccogli una foglia di tarassaco selvatico (nel tuo giardino o in campagna, purché senza pesticidi) e mangiala cruda. Le foglie di tarassaco selvatico hanno una lanugine che di solito non notiamo ma che crea l’ambiente ideale a microrganismi benefici, simbiotici elevati.

In effetti le foglie di tarassaco selvatico hanno la più alta concentrazione di di principi simbiotici elevati disponibili.

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Se non puoi procurarti il tarassaco fresco, non esitare a prendere quello che trovi nei negozi di cibi naturali: anche in questa forma le foglie sono molto benefiche per il corpo e per la mente.

Prova a fare il vecchio gioco di soffiare sulla testa di tarassaco che stai sfiorendo: è una vera e propria seduta di meditazione profonda.

SUCCO VERDE AL TARASSACO
Per una/due porzioni
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Il sapore forte delle foglie di tarassaco è perfettamente mitigato in questo centrifugato dal gusto morbido. Bere qusta bevanda rinfrescante è il modo ideale per portare le foglie di tarassaco nella tua vita.

1 testa di sedano, da cui prelevare gli steli
2 cetrioli
2 arance medie sbucciate
10 foglie di tarassaco (con i gambi se sono disponibili)
Metti tutti gli ingredienti nella centrifuga. Aumenta le dosi di tarassaco a piacere. Versa la bevanda in un bicchiere e gustala!

by (Anthony William cibi che ti cambiano la vita) modificato

Curcuma

La curcuma è ottima per ogni aspetto del nostro benessere.

Nota per il suo contenuto di curcumina, una sostanza fitochimica dalle proprietà antinfiammatorie, la curcuma è particolarmente benefica per curare malattie come il lupus, a causa delle quali il corpo resta inceppato in un ciclo di reazioni anche dopo che l’invasore (il virus di Epstein-Barr, nel caso del lupus) se n’è andato.

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Tieni sempre presente che nelle malattie croniche le infiammazioni sono dovute alla presenza di un elemento estraneo (per esempio un virus), e non al fatto che il corpo attacca se stesso, come molti erroneamente ritengono.

A volte, però, quando un ciclo è ormai avviato, il corpo ha bisogno di un alleato per rompere lo schema.


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La curcuma è ideale per svolgere questo lavoro, perché contiene naturali composti steroidei derivati dalla curcumina, che sono molto benefici, e ha altre proprietà fondamentali per placare una risposta eccessiva agli agenti patogeni. È ottima per tutti gli stati infiammatori e dolorosi in ogni parte del corpo, dai nervi, alle articolazioni, al cervello.

A proposito d’infiammazioni al cervello, molti convivono con misteriose encefaliti di lieve entità che provocano un leggero rigonfiamento dell’encefalo, ma che spesso non vengono diagnosticate perché il gonfiore non si riscontra nelle analisi; in altri casi, sulla base dei sintomi che producono, vengono diagnosticate come encefalomielite mialgica/sindrome da stanchezza cronica (un’etichetta attribuita a una malattia del mistero la cui vera causa è un’infiammazione al cervello provocata dal virus di Epstein-Barr).
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Le encefaliti non diagnosticate provocano un inspiegabile senso di oppressione alla testa, stordimento, cefalee intense, appannamento della vista che non si risolve con gli occhiali, confusione, forte ansia e panico. L’antidoto decisivo è la curcuma & Peperina) .
Nel momento stesso in cui curano l’infiammazione, le potenti sostanze contenute nella curcuma aumentano l’afflusso di sangue nelle aree del corpo che ne hanno più bisogno, il che rende la curcuma un alimento ideale per chi soffre di reazioni croniche all’istamina o ha il sangue intossicato a causa del fegato pigro o di problemi circolatori.


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Gli alti livelli di manganese associati alla curcumina la rendono un ottimo ausilio per il sistema cardiovascolare, perché abbassa il colesterolo “cattivo” e alza quello buono, aiuta a inibire la formazione di cisti e tumori e può prevenire ogni tipo di cancro, specialmente quelli alla pelle. Inoltre il manganese attiva la capacità della curcumina di estrarre i metalli tossici dall’organismo.

MALATTIE

Se hai una delle seguenti malattie, prova a introdurre la curcuma nella tua vita.

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Allergie, lupus, encefalite, ansia, colesterolo alto, tumori (anche al cervello), sindrome dell’ovaio policistico, fibromi, tutti i tipi di cancro (specialmente alla pelle), sindrome da proliferazione batterica nell’intestino tenue, influenza, raffreddore, problemi ai seni nasali, sindrome da stanchezza cronica, virus di Epstein-Barr/mononucleosi, sclerosi multipla, artrite reumatoide,

Mercato, Stare In Piedi, Spezie, Cibo

SLA, linfomi (anche non Hodgkin), eczema, psoriasi, intossicazione da metalli pesanti, polmonite batterica, borsite, sindrome del tunnel carpale, celiachia, paralisi cerebrale, bronchite cronica, disturbi dell’alimentazione, ipersensibilità ai campi elettromagnetici, enfisema, endometriosi, malattie cardiache, insonnia, lipoma, affaticamento surrenale, glaucoma, malattia di Lyme, morbo di Graves, emicrania, obesità, artrite, morbo di Parkinson, parassiti, sindrome di Raynaud, meteoropatia, sciatica, tiroidite di Hashimoto, infezioni da lieviti, vermi.

SINTOMI
Se hai uno dei seguenti sintomi, prova a introdurre la curcuma nella tua vita.


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Eruzioni cutanee, orticaria, congestione, infiammazioni al cervello, alle articolazioni, ai nervi, problemi circolatori, cisti, fegato pigro, fegato surriscaldato, carenza di minerali, forfora, mal di schiena, dolore al collo, dolore al ginocchio, mal di piedi, ipertiroidismo, infiammazioni, pressione alla testa, capogiri, forti mal di testa, vista appannata, confusione, panico, congestione, mal di gola, tosse,

dolori diffusi, rigidità del corpo, calcificazioni, milza ingrossata, sensibilità alle sostanze chimiche, depersonalizzazione, disorientamento, discinesia, fame emotiva, eccesso di muco, spalla congelata, reazioni all’istamina, squilibri ormonali, carenza di acido cloridrico, perdite ematiche intermestruali, dolore alla mascella, scatti d’ira, crampi alle gambe, cortisolo basso, sintomi della menopausa, spasmi muscolari, rigidità muscolare, dolori vaganti, problemi ai seni nasali, ipotiroidismo, accumulo di peso.


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SUPPORTO EMOTIVO

La curcuma è ideale per chi ha problemi di autostima. Se ti accorgi di sottovalutare il tuo contributo a progetti e relazioni, sei spesso scontento di te o hai difficoltà ad accettare i complimenti, fai entrare la curcuma nella tua vita: ti aiuterà ad apprezzare l’inestimabile e radioso essere umano che sei e tutto il bene che hai da offrire al mondo.

INSEGNAMENTO SPIRITUALE

Le proprietà antinfiammatorie della curcuma sono così potenti che ci danno l’opportunità di fermarci a riflettere e chiederci cos’altro dovremmo lenire e placare nella nostra vita. Le infiammazioni non avvengono solo a livello fisico: sono anche a livello mentale, emotivo, persino spirituale, spesso sotto forma di giudizio, accusa, rabbia o perenne insoddisfazione, e come quelle fisiche possono provocare un forte malessere.


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Magari il motivo della tua angoscia appartiene al passato, ma tu sei bloccato in un circolo vizioso di reazioni che ti fa rivivere continuamente quel dolore. La prossima volta che senti arrivare un attacco di “infiammazione” esistenziale, ringrazia l’esperienza passata per la lezione che ha voluto offrirti e prendi esempio dalla curcuma per porre fine al circolo vizioso con delicatezza.

SUGGERIMENTI

Se hai le vie respiratorie congestionate, tosse, mal di gola, raffreddore, influenza o sinusite, prova a centrifugare della curcuma fresca insieme allo zenzero per ottenere una piccola dose di siero concentrato.


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Nell’arco della giornata, bevine piccoli sorsi a intervalli regolari: il succo agirà da espettorante e favorirà il processo di guarigione.

Dopo un’attività intensa o un lavoro fisico pesante, prova ad assumere un po’ di curcuma in qualunque forma – come spezia su una pietanza, in un centrifugato, come tisana o integratore – basta che ne assimili una piccola quantità.

Curcuma, Spezia, Curry, Stagionatura, Ingrediente

La curcuma può abbreviare i tempi di recupero per i muscoli, i legamenti e le articolazioni dopo il movimento, inoltre agisce da antinfiammatorio per eventuali lesioni che forse adesso non noti ma che potrebbero dare problemi in futuro.

SHOTTINI DI CURCUMA E ZENZERO

Per due/quattro porzioni
Formidabili per rafforzare il sistema immunitario, questi shottini sono una gustosa variante del siero di curcuma e zenzero di cui ho parlato poco fa. Facili rimedi per le prime avvisaglie di un raffreddore, aiuteranno il corpo a combattere tutti i nemici che lo attaccano!
10 cm di curcuma
10 cm di zenzero fresco
2 arance

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4 spicchi d’aglio
Centrifuga gli ingredienti uno alla volta e tieni i succhi separati. Poi unisci un cucchiaino di succo di curcuma, un cucchiaino di succo di zenzero, ¼ di cucchiaino di succo d’aglio e ¼ di tazza di succo d’arancia in un bicchierino. Mescola e bevi immediatamente.
Nota: le dosi degli ingredienti variano considerevolmente in base alla centrifuga o al frullatore che utilizzi.

by (Anthony William cibi che ti cambiano la vita) modificato

La presenza di piperina nell’integratore migliora nettamente (fino al 2000%) l’assorbimento intestinale di curcumina e la sua biodisponi