Soluzione di Segnale nei Virus

Agire sempre sulle eventuali debolezze del “terreno” che rendono possibile tale intrusione.

Recuperare il terreno

Quello che emerge dall’approccio tradizionale è la configurazione di un “pacchetto” di malattie dovute all’aggressione di un agente esterno che sovrasta o aggira le difese dell’organismo e che deve essere respinto/annientato ricercando un suo punto debole, strutturale e/o funzionale, che un farmaco sia in grado di colpire in maniera mirata così da inattivarlo/distruggerlo.

Ora, al di là dei facili sconfinamenti negli estremi di “sparare a una mosca con il cannone” o, ancor peggio, di “sparare in aria sperando che almeno la mosca ci sia” o di “sparare a raffica sperando che almeno un proiettile raggiunga il bersaglio”,

è l’ottica lineare che dovremmo rivedere per utilizzare opportunamente i farmaci, in molti casi davvero salvavita, qualora l’offesa, accertata, abbia superato le capacità difensive del nostro organismo.

L’attenzione maggiore, in effetti, dovrebbe essere proprio quella di permettere all’organismo di disporre sempre, o di recuperare quanto prima, le proprie capacità innate ed efficaci di impedire, nella stragrande maggioranza dei casi, l’attecchimento e di sconfiggere, altrimenti, l’avvenuto e inopportuno ingresso del microbo di turno.

Insomma, più che sull’eventuale intruso, agire sulle eventuali debolezze del “terreno” che rendono possibile tale intrusione. L’idea dell’importanza del terreno su cui la patologia infettiva si sviluppa di certo non è nuova.

Già l’osservazione di eventi più frequenti o dovuti a microbi altrimenti innocui nei soggetti immuno – compromessi o comunque defedati è un dato acquisito, quindi l’idea di uno squilibrio da recuperare rinforzando l’organismo, invece di stroncare l’assalitore, è immediatamente conseguente.

Da non trascurare, poi, il fatto che mettendo mano nell’organismo nel gestire un fenomeno biologico, gli si impedisce di “arricchirsi” come succede quando, operando direttamente, sviluppa la capacità di riconoscimento di agenti e molecole non self incrementando così il proprio patrimonio di possibilità di reagire sempre più prontamente e specificamente.

Quale è allora la modalità possibile di sostegno e rinforzo delle naturali capacità dell’organismo di evitare, in primis, ed eventualmente di respingere, poi, un’infezione?

Parliamo di un organismo animale e quindi di cellule, di connettivo, di fluidi, di differenti funzioni che devono coordinarsi a partire da quelle vitali come respirazione, battito cardiaco e termoregolazione e che per questo hanno bisogno di energia, di componenti strutturali e di molecole attivatrici e regolatrici.

Da dove arrivano i rifornimenti? Dalla respirazione e dall’alimentazione. Non è peregrino ricordare che il nutriente più importante, anche dal punto di vista quantitativo, è proprio l’ossigeno, tanto che la sua introduzione con la respirazione (la quota introdotta con l’acqua è minima) è tolta dalle facoltà volontarie; in effetti possiamo resistere alcuni giorni senz’acqua e qualcosa in più senza cibo, ma non possiamo resistere che pochi minuti alla sua eventuale mancata introduzione.

Tutto questo perché l’ossigeno è l’accettore finale degli elettroni generatisi nella catena respiratoria mitocondriale con cui viene prodotta la quantità più importante della nostra moneta di scambio energetico, e cioè l’ATP, senza la quale le nostre funzioni decadrebbero in brevissimo tempo. Respirare, allora, è un atto naturale, ma ciò non significa che tutti lo compiano nella maniera più efficace.

Primo campo d’intervento

La pratica di una vita più attiva, con micropause che interrompano la postazione seduta a intervalli abbastanza brevi, e un’attività fisica aerobica frequente seppur di lieve intensità (come la camminata veloce o la cyclette) comportano, almeno, l’aumento di frequenza del respiro e poi, se addestrate da un trainer o se aumentate d’intensità, arrivano a ricordarci

– insegnarci di coinvolgere tutti i muscoli preposti a favorire l’ingresso del preziosissimo nutriente e la fuoriuscita dei prodotti di scarto (non dimentichiamo che attraverso l’espirazione non si elimina solo anidride carbonica ma diverse altre molecole non più utili o dannose).

L’attività fisica, inoltre, allena la funzione di pompa del cuore, che insieme alla corretta composizione del sangue (con particolare riguardo al contenuto di emoglobina) è il mezzo che assicura il trasporto dell’ossigeno, dopo la sua introduzione, a tutte le cellule utilizzatrici.

Secondo campo d’intervento

L’attività fisica, infine, permette l’incremento del numero dei mitocondri delle fibrocellule muscolari dove avviene gran parte dell’utilizzazione dell’ossigeno a scopi energetici (il 60% della produzione di ATP viene impiegata per la “termoregolazione” operata dai soli adipociti bruni e il restante 40% per le altre esigenze sia “di base” come le funzioni vitali sia “aggiuntive” come la digestione e l’attività dei muscoli).

E allora via alla raccomandazione decisa e alla prescrizione precisa di attività fisica, da praticare con costanza e secondo le modalità permesse da età, stato di salute, condizione di allenamento.

La seconda attenzione del medico di segnale dovrà essere quella di vietare i comportamenti d’abuso enfatizzando l’influenza negativa sullo stato generale dell’organismo e su quello immunitario in particolare, oltreché l’azione lesiva diretta sulle difese mucosali degli apparati immediatamente coinvolti, come le vie respiratorie per il tabagismo e l’esofago e lo stomaco per l’alcolismo.

Terzo campo d’intervento

Un altro aspetto che il medico di segnale deve affrontare, nell’ottica di una migliore responsività dell’organismo nei confronti di microbi più o meno aggressivi, è la razionalizzazione di eventuali terapie, e ancor più di politerapie, verificando se l’uso dei farmaci prescritti è insistito oltre il necessario (inibitori di pompa protonica) o può essere diminuito

– sostituito grazie a opportune modifiche nello stile di vita (statine, antipertensivi, sostituti dell’ormone tiroideo) adottando i necessari protocolli di deprescrizione e il monitoraggio adeguato.

Al contempo è opportuno accertare se non vi sia la necessità di supplementi per eventuali stati carenziali (vitamina D, acido folico, vitamina B12, utilizzo e riserva di ferro ecc.) o se siano presenti situazioni metaboliche proinfiammatorie, non ancora clinicamente manifeste, come un’eventuale insulinoresistenza rivelabile con il calcolo dell’indice HOMA (Homeostasis Model Assessment).

Quarto campo d’intervento

La quarta e potente possibilità d’intervento del medico di segnale, finalmente, è quella di indagare ed eventualmente correggere lo stile alimentare per operare efficacemente nelle tre fasi di prevenzione, cura e convalescenza delle malattie infettive.

Motivi conduttori generali, in tutte e tre le fasi, devono essere:

il rispetto/rinforzo della flora intestinale quale organo fondamentale sia per la corretta digestione degli alimenti sia per il ruolo di modulatore del sistema immunitario e per quello di ostacolo immediato, diretto, per competizione biologica all’attecchimento di microbi patogeni;

l’evitamento dei sovraccarichi degli alimenti che più facilmente possono indurre infiammazione da cibo compromettendo la funzione del filtro intestinale anche nei confronti dei microbi patogeni e inficiando le riserve di reazione dell’organismo;

la completezza dell’apporto di nutrienti sia energetici sia strutturali tali da permettere all’organismo di soddisfare tutte le proprie esigenze. Fondamentali, allora, le prescrizioni di:

◗ porzioni giornaliere minime di vegetali di stagione, possibilmente biologici e non provenienti dall’altra parte del mondo e di cereali/ pseudocereali integrali nonché di legumi, nell’ottica di rifornire la flora

intestinale con i prebiotici (fibra solubile e insolubile) indispensabili al suo miglior sviluppo e funzionamento;

◗ alternative possibili ◗ ai cereali contenenti glutine per limitarne l’apporto;

◗ ai prodotti da forno per limitare l’apporto di lieviti; ◗ al latte e derivati per limitare l’assunzione di caseina.

Questi, almeno nel nostro Paese, sono i maggiori responsabili delle infiammazioni da cibo o “food sensitivities”;

◗ un’adeguata quota proteica utile a soddisfare non solo le esigenze strutturali nella composizione del nostro organismo ma, anche, di quelle funzionali considerato che gli enzimi e molti ormoni e citochine sono proteine.

Nell’armamentario terapeutico del medico di segnale, infine, non possono mancare le conoscenze per prescrivere integrazioni o supplementi di minerali e altre molecole utili a supportare l’organismo senza sostituirsi a esso:

minerali, come nel Plasma di Quinton, soprattutto quelli definiti “microelementi” o “oligoelementi” con un fabbisogno che non supera i 100 mg/die e la cui presenza tuttavia è fondamentale per la realizzazione di moltissime reazioni biologiche. 

L’assenza, o la carenza relativa, influisce infatti sulla possibilità d’azione degli enzimi rallentandone la velocità o addirittura bloccandola.

Questi minerali vengono anche definiti catalizzatori delle reazioni enzimatiche e sono: cobalto, cromo, ferro, litio, manganese, nichel, rame, zinco e zolfo. Lo zinco, per inciso, risulta avere un ruolo importante nel campo delle malattie infettive3: la carenza di zinco colpisce due miliardi di persone in tutto il mondo e contribuisce a spiegare perché nella popolazione anziana, nella quale è più facile riscontrarla, la difesa contro le infezioni è ridotta.

Le fonti alimentari di zinco comprendono fagioli, noci, frutti di mare, cereali integrali e prodotti lattiero – caseari. L’integrazione consigliata è di 15-25 mg al giorno;

antinfiammatori naturali come l’olio di ribes, l’olio di perilla, l’olio di melaleuca (Tea tree oil) o la curcumina; ◗ antiossidanti come la vitamina E, il NAC, l’Acido Alfa lipoico, Rasveratrolo, NADH, Tè Verde, il coenzima Q10, tutti rimedi e relazioni scientifiche che trovi dai link cliccandoci su.◗ omega-3, visti non solo come bilanciatori dell’apporto di omega-6 ma come efficaci antinfiammatori;

vitamina D, anche questa svincolata dalla sola partecipazione all’equilibrio del calcio ma, ancora e soprattutto, come importante agente immunomodulatore.

Sono molecole che ostacolano l’azione dei batteri, come il D-mannosio nel Feelac, nei confronti dell’E. coli responsabile delle cistiti.

Per concludere appare utile ribadire il principio fondamentale della Medicina di Segnale, rinforzare e migliorare l’approccio ad alimentazione, attività fisica e gestione delle situazioni stressanti.

Bibliografia: Medicina di Segnale modificato Francesco Ciani

Giulia Conte
Giulia Conte
Bassano del Grappa
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Buongiorno a te grande anima ✨ I sogni di stanotte non li ricordo purtroppo ho dormito troppo profondamente dopo la nostra call 😂. Però volevo dirti che quando mi sono messa a letto continuavo a sorridere , non riuscivo a rimanere seria. Avevo il sorriso stampato sulle labbra mi sono addormentata sorridendo praticamente 😂 è stata una cosa stranissima Hahha💯

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