Le vertigini 

intestino cervello

Malattia Espressione dell’AnimA
Le vertigini sono sensazioni che comportano perdite di equilibrio, sensazioni di «terra che manca sotto i piedi» o instabilità dei riferimenti visivi intorno a noi.
Le vertigini esprimono il nostro bisogno di dominio dello spazio circostante e la ricerca di punti di riferimento precisi, definiti e stabili.

Per questa ragione riguardano principalmente le persone ansiose o falsamente «distaccate». Uno degli strumenti essenziali dell’equilibrio corporeo è l’orecchio, in particolare con quella «sorta di sabbia» che si trova dentro l’orecchio interno, la cui posizione e i cui movimenti sono fortemente responsabili della nostra stabilità fisica.
verti
Ora, l’orecchio, che appartiene al Principio dell’Acqua, rappresenta effettivamente i nostri punti di riferimento fondamentali.
La paura di non riuscire a controllare quello che accade, di non controllare lo spazio circostante si traduce in vertigini più o meno accentuate, dirette (vertigini in luoghi elevati) o indirette (situazioni particolari che provocano le vertigini).
È il caso classico delle vertigini avvertite nei giochi dei luna-park o durante la pratica di alcuni sport, nei quali i nostri punti di riferimento spaziali vengono disturbati.
ORECCHIE paura di sentire, carenza di equilibrio interiore.
VERTIGINI disequilibri, problemi con l’infanzia, variazione della situazione conosciuta.
LABIRINTITE mancanza di pace interiore.
Micheal Odoul

Malattia: Consapevolezza & Guarigione

Comprensione del Sè
L’essere umano è fatto sovente di poca Consapevolezza di Sé e non vuole responsabilità, tendenzialmente deleghiamo a un Dio o a un Diavolo, ad un Istituzione, Associazione ecc. mi sono ammalato ma mica è colpa mia, io non mi volevo ammalare. Invece No! Te ti volevi ammalare …
è questo l’aspetto fondamentale da comprendere;  come mai a volte si scelgono dei percorsi di vita che sembrano veramente allucinanti, si potrebbe dire contro termodinamici, se desideriamo star bene perché ci ammaliamo?
Perché noi che creiamo come estensione il nostro Universo, così permettiamo e ci identifichiamo nella malattia da noi ospitata e creata. Dal punto di vista entropico che è l’unica cosa che conta secondo me, che dice: la seconda legge che l’entropia dell’Universo aumenta sempre.
Che cosa vuol dire? Vuol dire che l’entropia è legata a una cosa fondamentale, che non è l’energia del sistema, “come ci vogliono dire”, ma è la Coscienza del Sistema, la Coscienza non aumenta Mai, la coscienza È , la Creazione È, È stata, È adesso, È e sarà sempre la stessa.
Quello che aumenta non è l’entropia S, è il Delta S, cioè la Consapevolezza, o meglio la differenza che credi di avere di entropia tra un istante e l’altro, cioè quanto tu inizia capire chi sei e l’esperienza che fai! Allora il Delta S, aumenta, per cui il Delta S è una misura della Coscienza.
L'immagine può contenere: una o più persone
Perché questo? Perché quando un tessuto si ammala, la sua entropia diminuisce, quando un tessuto si sana la sua entropia aumenta, che vuol dire?
Semplicemente vuol dire che un tessuto è più disordinato o meno disordinato di un tessuto sano, è questo il problema. Siccome l’entropia aumenta sempre il processo di guarigione è quello spontaneo non il processo di ammalarsi che è contro termodinamico che diminuisce l’entropia!  Allora come mai guariamo con tanta difficoltà e ci ammaliamo in 5 secondi?
Allora si capisce che dietro c’è la tendenza a farti accettare cose come legittime, le cose che non sono vere, per farti credere che c’è qualcuno “che è colui che comanda”, a cui tu devi dare ragione, sempre, (dualità), la malattia ha questo problema, per esempio
Grattini ti dice in televisione che noi dobbiamo imparare a prendere le medicine prime di ammalarci così dopo non ci ammaliamo (è geniale?); no parla al contrario e ti fa credere poi che non puoi farne a meno perché tu non sai chi sei e debba delegare la tua vita ai vari sistemi! (si chiama libertà?)
perché l’uomo sceglie inconsapevolmente di stare male e non decidi di guarire? Non decidi di guarire perché tu credi che ci sia qualcuno che conta più di te che ti guarirà … se vanno bene le cose (…),
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è semplice perché tu credi di non contare una mazza, quindi ci sarà il medico, l’avvocato, il prete, il notaio, il Dio di turno, che ti aiuterà e ti toglierà dal casino, è questa la società attuale: tu devi credere a questa cosa qui, perché se inizi ad osservarti da dentro e comprendi che l’entropia parte dalla tua consapevolezza e ti guarisce, chi si prenderà il merito di questa tua guarigione?
Tu vai dal medico e gli chiedi: senta dottore mi può guarire? Il Dottore quello Vero, non ti guarisce, ma ti dice come devi fare per guarirti, questa è una cosa fondamentale, e allora perché decidiamo di ammalarci?
Perché inconsapevolmente, l’istante in cui tu ti ammali è un momento preciso in determinato punto della tua Vita, in uno punto “spazio – tempo” in cui hai l’opportunità di capire qualcosa di TE,
Perché? Siccome che tu sei il creatore del tuo universo, quando c’è qualcosa che tu non riesci a comprendere, tu inconsapevolmente ti crei all’esterno una situazione, che dall’esterno ti debba far ragionare, ti faccia capire quella cosa che te non hai capito dentro, sovente questa cosa prende il nome di malattia,
cera già arrivato Hamer tanto tempo fa sostenendo che tutte le malattie sono psicosomatiche, ed è vero, Jung prima di Hamer, l’aveva detto in termini molto meno “incisivi”, cambiando nomenclatura, ma è così, tu ti ammali perché ti vuoi ammalare per comprendere parti di te, che non vuoi comprendere dentro.
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La malattia è una domanda che te ti fai! Tutte le volte che te guarisci è perché hai trovato la risposta, pensa in una giornata ti ammali – comprendi – guarisci ! Piccole malattie piccole guarigioni, grandi domande, grandi risposte, grandi malattie,
ma se la termodinamica ce lo vieta come facciamo ad ammalarci, perché all’inizio siamo totalmente inconsapevole di noi, siamo sani , felici e un pò “coglioni” .. pensa che meraviglia, vedi qualsiasi cosa non te ne frega niente, ad un certo punto di fai una domanda .. ti ammali .. a quel punto devi cercare una risposta.
Il primo punto è che siamo felici ma inconsapevoli e la tua entropia è – infinito, come dire nasciamo senza conoscenza e i primi interventi sono dall’esterno, nel mettere degli specchi nella testa dove rifletteranno, imprintig e credenze, doveri, colpe, e frustrazioni,
ricordati: che l’entropia è il “– logaritmo” dei microstati, cioè i microstati sono le cose che ti qualificano, che tu sei, allora il numero di cose che tu sei “siccome che tu sei quello che fai” se non fai niente non esisti, vita vuota, il logaritmo di zero è – infinito,
il secondo punto della vita è : quando inizi a chiederti una cosa hai una domanda e una risposta, hai 2 microstati, – logaritmo di 2, è già qualcosa, quando trovi una risposta avrai – logaritmo di 1 che è 0, noi sappiamo che l’entropia va da “– infinito a 0”, che è il massimo valore ottenibile, quindi te guarisci, in questo contesto quando tu ti stai facendo una domanda, ti stai tecnicamente ammalando, la tua entropia non diminuisce, nel contesto globale, la tua entropia sta aumentando perché ti sei accorto che c’è un problema da risolvere, la tua Coscienza sta aumentando e poi lo risolvi,
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terzo punto sei guarito, il terzo punto è come il primo ma c’è una bella differenza, al punto 1, eri completamente inconsapevole, al punto 3, sei guarito e sai chi e cosa sei, sei consapevole di te, questo è quello che accade, questo è quello che accade sempre nonostante qualsiasi tipo di ragionamento,
ogni volta che ci siamo ammalati e risolto il loop, esso si chiude, e vi accorgete delle cose fuori che cambiano perché avete compreso dentro, la realtà olografica fuori cambia, perché si è più consapevoli di sé, tant’è che lei stessa è perturbabile dall’osservazione;
noi siamo qui per fare l’esperienza che è necessaria associarla alla Conoscenza di Sé, e alla Consapevolezza, se facciamo l’esperienza in armonia potremmo cadere cmq dalla bici, certamente, ma ogni esperienza non sarà così lesiva e traumatica perchè compresa e non vissuta con gli specchi imprinting che ci hanno messo nella testa e nelle tradizioni.
Ma se noi facciamo fatica a capire le cose, per tantissimi motivi, molti alimentati dal mentale che ci giustifica nel rimanere dove siamo, perché la mente si identifica con il malessere, solo perché non sa chi è, o non le vogliamo capire!!!
Ecco che avviene tutto quello che deve avvenire, non perché c’è un Dio cattivo che ci punisce perché tu non hai capito, ma c’è quel Dio dentro di TE che dice guarda che devi capire chi sei dentro altrimenti tu da qui non vai avanti!!
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Allora è da chiedersi guarisco o non guarisco? Esco dal problema o alimento il mio problema? Molti escono dal problema e tanti altri no, il loop ti dice vuoi uscire dal problema? Allora devi comprendere, vuoi comprendere? Per comprendere la malattia o il trauma qualsiasi, devi capire che il problema sia fisico che emozionale, è come lo zio che ha toccata a casa, vuoi ricordarla questa cosa?
No, non voglio ricordarla! E allora rimani con il trauma, perché è doloroso capire, e allora si preferisce non comprendere, e quello che succede è che non comprendendo soffri per tutta la vita, alla fine della vita devi comprendere altrimenti ripeterai l’esperienza in un’altra vita, non c’è problema non c’è sconto, perché sei te che ti presenti questo problema e devi andare a vanti sino alla fine che lo risolvi, al di là di chi osa ferirti, o dalla malattia presente, o dal lutto.
Il nostro problema è che siamo di fronti a 2 vie, percorso breve e percorso lungo, il percorso breve è quello felice, il percorso lungo è quello più lesivo, nel percorso breve hai un solo fotogramma, da A a B, significato: devo saffrontare 100 unità di sofferenza, nel percorso lungo devo soffrire sempre 100 unità però sono 100 fotogrammi, e ognuno dal valore 1, per cui vedi 100 fotogrammi da un lato e dall’atro lato un fotogramma dal valore 100 , cosa faccio? Soffro 100 tutta una volta, o mi ammalo e guarisco continuamente?
La domanda è duale, percui giusta e sbagliate entrambe. Ebbene è necessario comprendere che la sofferenza non è necessaria, perché se tu credi di soffrire ebbene soffrirai, perché sei tu e i modelli preposti che creano la tua personale esperienza, ma nell’istante che tu accetti di rivedere, di ricordare, di comprendere quella cosa che ti ha creato la malattia, che ti ha fatto soffrire, in quell’istante scopri di non soffrire per niente.
Scopri che tu non ha voluto vedere, sentire, affrontare sino in fondo, quella cosa e ti sei ammalato per paura di soffrire, ma se la guardavi subito e l’affrontavi non soffrivi così, perché la comprensione è la guarigione, c’è gente che cambia casa perché il vicino è molesto, c’è schiamazzo ecc. ma se non comprendi lo ritroverai sempre, il tuo problema viene con te!
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Quello che scappa perché vede il mostro si deve fermare e osservarlo, affrontare il mostro che viene da una parte del suo Sé , non compreso e continuerà ad avere l’ascendente, di separalo ulteriormente, l’uomo ha una possibilità di comprendere per differenza che lui non è la separazione bensì l’unione.
A quel punto l’Essere umano integrato dentro di Sé, può veramente perturbare il mondo fuori come estensione espressione della Vita che desidera scegliere già, creando infinite esperienze tutte quelle desidera vivere e portare a compimento come parti della stessa Coscienza.
Desideri comprendere ogni resistenza che persiste o resiste?
Prenditi un Appuntamento  dedicato al Tuo Personale Benessere by Francesco Ciani
Bibliografia:
(Sintesi di Fisica Quantistica, da Roger Penrose, Malanga, e Consapevolezza del Sè Francesco Ciani personal experience)
 

Distacco in pratica

Mettere in pratica nella vita il principio del distacco

Il distacco comporta una sorta di resa alla forza o all’intelligenza che anima ogni forma, compresa la tua. Una volta che ti sia affidato completamente a quest’energia che fa funzionare perfettamente ogni forma, cominci a rallentare e a vivere in armonia con tale intelligenza. Il termine «resa» è bene tenerlo in mente. Ci ricorda di smettere di lottare e di trasformare la vita in una guerra continua.

Arrendendoci ci rilassiamo nell’intelligenza naturale e nel flusso della vita e possiamo ignorare l’impulso a rimanere attaccati alle cose e alle persone che entrano ed escono da essa.
Ecco alcune idee per aiutarti nel processo di resa, idee che ti faranno più forte, dal momento che lotta e attaccamenti ti indeboliscono e fluire senza impedimenti ti rafforza.

Fluisci con ciò che ti succede invece di essere interiormente critico. Impara un nuovo modo di pensare o vivere ciò che ti succede. Per esempio invece di giudicare come si comporta il guidatore di fronte a te, mandagli un pensiero d’amicizia ed esercitati a credere che ciò che ti capita di incontrare sia esattamente come deve essere.

Liberati dell’idea che un guidatore lento si comporti in modo sbagliato e che tu sia nel giusto a innervosirti. Metti da parte un’ora in cui accettare, lasciandoti scorrere, chiunque incontri. Lascia che ognuno sia come è, senza attaccarti all’idea che dovrebbe essere differente. Fai lo stesso quando guardi il telegiornale.

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Non fingere di amare ciò che disprezzi, ma cerca, se puoi, di lasciare che le notizie entrino nella tua coscienza senza dover emetter giudizi in modo coatto. Il distacco ti darà un senso di pace per ciò che senti e vedi. Scoprirai la verità semplice ma elusiva che il mondo va avanti esattamente come deve. L’essere attaccato a un’idea di come invece dovrebbe andare serve solo a fare di te una vittima.

Cerca di sostituire almeno in parte la collaborazione alla competizione. Invece di vederti in competizione con qualcuno, cerca di vedere gli altri da una prospettiva universale. Vedili come parte dell’Essere Umano. Vediti come una persona che vive molto meglio ed è più felice quando non deve sconfiggere nessuno per sentirsi soddisfatta di sé. Ricorda che quando, per sentirti completo, hai bisogno di battere un altro quella persona controlla la tua vita.

Competi pure, se vuoi, in attività sportive o negli affari, ma allo stesso tempo collabora distaccandoti dal risultato finale della gara. Questo processo di rilassamento è distacco in azione. Lascia che ogni tua singola mossa in un incontro competitivo sia qualcosa di unico, da godere e vivere pienamente in quel momento.

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Ricorda che se ti concentri sul risultato finale, l’attaccamento alla vittoria paradossalmente renderà meno probabile il successo. Il distacco ti fa sentire in collaborazione con tutta l’umanità, compresi i tuoi avversari. Il distacco dal bisogno di vincere ti libera, permettendoti di fluire in ogni momento nella competizione.

L’illuminazione non sta nel fatto di vincere, ma nel vederti pienamente umano quando non vinci e nel trattare gli altri con rispetto, che tu abbia vinto o perso. Fai circolare le cose nella vita. Se non hai usato una cosa lo scorso anno, indipendentemente da quanto le possa essere attaccato, dalla a un altro: ha superato la sua utilità per te.

Darla a chi la possa veramente usare ora, fa’ sì che il processo continui. Guarda nel solaio e elimina tutte le cose del passato da cui riesci a sopportare di separarti. Ricorda a te stesso che è impossibile esaurire il «presente», perciò non hai bisogno di accumulare cose del passato come misura cautelare. Fai circolare tutto. Abbandonare gli attaccamenti è un sistema efficace per sentirsi soddisfatti di se stessi, e serve anche a far ritornare nella tua vita l’abbondanza. Funziona, davvero, ma lo potrai vedere solo quando ci crederai.

Parla a te stesso del nuovo atteggiamento verso la proprietà che stai adottando. Come puoi possedere un orologio, un diamante, una casa, qualsiasi cosa? Al più puoi averne un usufrutto temporaneo che ti permette di goderne. La proprietà è impossibile. Il piacere è una creazione del pensiero, non dipende dagli oggetti posseduti. Un oggetto è quello che è. Il piacere e il godimento che ne trai deriva dal modo in cui pensi a esso. Chiudi gli occhi. Ora l’oggetto è uscito dalla tua coscienza. Sono spariti anche felicità e successo?

Le cose entrano ed escono dalla vita con la stessa frequenza con cui apriamo e chiudiamo gli occhi. Meno sono le cose di cui hai bisogno per saperti felice, più elevata è la tua coscienza e meno rischi di soffrire. Se sei attaccato a tutte le cose che possiedi puoi star sicuro che andrai incontro in futuro a molte sofferenze, a mano a mano che tali oggetti si consumeranno o cominceranno a sparire dalla tua vita. Ricordati che tutto ciò che usi oggi, casa, automobile, gioielli, un giorno non lontano servirà ad altri.

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Sforzati ogni giorno di lasciare che le persone che ami siano e basta, senza alcun attaccamento da parte tua. Più ti distacchi da un atteggiamento possessivo verso i tuoi cari, più stretto diventerà il vostro legame.

Con il tuo compagno, esercitati ad apprezzare le differenze che vi distinguono. Lascia che faccia sbagli senza che si debba sorbire una lunga ramanzina da parte tua. Avvicinati al tuo partner con un senso di integrità, non con giudizi.

Aiuta le persone che te lo chiedono, guidale se hanno bisogno di essere rassicurate, ma non rimanere male se decidono di fare cose che a te sembrano stupide o sgradevoli.
Ricorda a te stesso che anche tu hai fatto errori nella vita. Percorri al tuo ritmo la strada che hai scelto nella vita, ma non aspettarti che gli altri siano come te. E questa l’essenza del distacco.

Considera le tradizioni che osservi nella vita quotidiana. Se ti sono utili, e ti fanno contento, rispettale. Ma ricorda che l’attaccamento alle tradizioni spesso comporta l’elevazione di barriere fra persone e popoli, e l’esclusione di chi non fa parte del gruppo.

Sii tu stesso a determinare la tua condotta invece di lasciare che sia il comportamento passato di altri a dettare le tue azioni. Se senti che «devi» comportarti nel modo deciso dai tuoi antenati, significa che sei attaccato a una tradizione e non stai vivendo una vita illuminata. Sii abbastanza libero dentro, dove è la vera vita, da comportarti senza attaccamento a quello che si faceva prima di te.

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Certo, onora le tradizioni utili a te e all’umanità. Se invece non lo sono, o se contribuiscono a creare barriere e non ponti con gli altri, allora abbi il coraggio di dare ascolto alle tue esigenze interiori. Ricorda che tutte le tradizioni sono cominciate con alcuni esseri umani che un giorno hanno deciso di crearle. Sei una persona altrettanto preziosa di chi ha vissuto prima di te. Anche tu hai il diritto di creare tradizioni, che promuovano amore e rispetto per tutti.

Esercitati a guardare nello specchio e a riconoscervi con affetto i segni che indicano che la tua forma sta invecchiando. Dillo a voce alta: « Avanti, fa’ ciò che devi, sei la confezione che mi contiene. Io non sono solo corpo». È importante che com¬prenda che non sei solo un corpo. I pensieri non possono invecchiare; lo spirito non può invecchiare.

Non si può uccidere il pensiero; non si può uccidere la coscienza superiore.
Questa consapevolezza ti aiuterà a staccarti dal corpo e a procedere nella missione per la quale sei venuto al mondo. Essere attaccato all’aspetto esteriore significa assicurarsi una vita di sofferenza mentre si osserva la forma passare per tutte le fasi che hanno avuto inizio al momento del concepimento.

Come si può impedire che i capelli diventino grigi, che la pelle si copra di rughe, che un arto cresca fino alla lunghezza perfetta?

La morte della forma è già programmata al momento del concepimento. Ma la parte di te che è coscienza superiore, il tuo io pensante, il vero fulcro della vita, non è soggetto alle regole della forma. Sapendolo puoi respingere l’idea di dover avere un corpo eternamente giovane. Invece concentra l’energia del pensiero sulla divinità che è in te.

Puoi smettere di crucciarti e di assumere pose e andare al di là della forma. Puoi prenderti cura della forma, pur rimanendone distaccato, cioè non identificandoti esclusivamente con l’involucro. Ancora una volta si noti il paradosso: il corpo sarà curato meglio quando te ne occuperai meno e sarai invece più interessato al tuo risveglio interiore.

Immagine correlataMetti ogni giorno da parte del tempo, nel quale ti impegnerai a evitare di dare torto agli altri. Quando ti trovi in disaccordo invece di attaccare, cerca di dire, una frase pressappoco come questa: « Continua, per favore. E un modo di guardare alla questione cui non avevo mai pensato».

Il distacco dal bisogno di aver ragione neutralizzerà sofferenza e antagonismo e ti aiuterà a creare una vita interiore più serena. Sai già che la maggioranza delle persone non avrà mai le tue opinioni.

Distaccandoti dal bisogno di manifestare il disaccordo, apri le linee di comunicazione, blocchi il tuo dissenso nei confronti di chi non la pensa come te e ritrovi un maggiore equilibrio.

Non richiede eccessivo sforzo: apriti, offrendo agli altri commenti e pensieri, invece di saltar loro addosso con le tue opinioni e l’attaccamento a provare che hanno torto.
Leggi ciò che segue senza nessun attaccamento a dimostrare che ho torto. Pronto? «Il denaro ti arriverà in quantità sufficiente a soddisfare i tuoi bisogni solo quando smetterai di aver bisogno di averne di più.

Più dai agli altri, senza aspettarti niente in cambio, più a tua volta riceverai.» So che questo è un concetto estremamente ardito, ma nel mio caso ha funzionato. Quando ho rinunciato all’attaccamento al denaro, quando ho smesso di mettere un prezzo a tutto ciò che incontravo e ho cominciato a fare ciò che amavo veramente, i soldi sono arrivati, e in quantità considerevole.

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Impedisciti di pensare al denaro per alcuni momenti. Pensa invece alle cose squisitamente belle che il denaro non potrà mai comprare. Distaccati dal bisogno di accumulare soldi; dalli via liberamente nella misura in cui ti sembra giusto. Togli il cartellino del prezzo dalla tua vita e da tutto ciò che vedi e senti. Godi delle cose semplicemente per la bellezza che offrono, invece che per il fatto di essere dei buoni investimenti.

Ricorda a te stesso che il modo migliore di vincere è non averne bisogno. Puoi dare le prestazioni migliori solo quando sei rilassato e libero interiormente. Non sottoporre a stress i tuoi figli e le persone che ti sono vicine, volendo che vincano. Lasciali fare e godere, invece di apprezzarli sulla base di chi sconfiggono. Puoi staccarti da questo bisogno insidioso e scoprire giorno dopo giorno di essere molto più felice.

Prendi l’abitudine di comunicare con gli altri. Manda loro in regalo ciò che vorresti condividere. Fallo senza aspettarti ringraziamenti. Più ti colleghi agli altri in modo orizzontale, più anch’essi a loro volta trasmetteranno il messaggio ad altre persone. Più dai agli altri tutto ciò che ti sembra di valore, più contribuisci all’armonia del mondo.

Il senso che la tua vita abbia uno scopo si fa più vivo, come anche la soddisfazione. Gli individui senza voce del mondo, coloro che non fanno parte di alcuna immensa burocrazia, possono disporre nella comunicazione orizzontale di uno strumento potente.

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Collegarsi a un’altra persona che diffonderà a sua volta il messaggio è un modo efficacissimo di cambiare il mondo. Quando regali qualcosa, qualsiasi cosa, chi la riceve è in qualche modo caricato con l’energia del tuo atto di generosità, e vuole fare lo stesso. Per quanto i canali di comunicazione sembrino invisibili, l’impatto è potente e liberatorio.

Fanne l’esperienza la prossima volta che senti l’inclinazione a procedere secondo i metodi burocratici ai quali sei stato abituato. Invece di vedere nell’altro un ostacolo alle tue aspirazioni, consideralo un alleato.

Dagli ciò che cercavi di accaparrarti. Staccati dal bisogno di accumulare influenza e potere, e vedi nell’altra persona un individuo nel proprio centro di potere, che a sua volta lo trasmetterà a un altro e così via in una rete infinita di influenze. È dunque questo il distacco, il principio universale forse più frainteso dalla nostra cultura. Prova a guardarlo da un punto di vista metaforico.

Immagina di ascoltare una sinfonia e di dirti che è impossibile godere di alcuna nota prima di averle sentite tutte. A mano a mano che la sinfonia si avvicina al termine ti accorgi che la musica non è un quadro finito che puoi possedere; è un susseguirsi di note che affluiscono ai tuoi sensi. Ogni nota fluisce e tu la percepisci nel suo rapporto con altre note e strumenti, durante tutta la sinfonia.

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E il principio del distacco in azione nel suo funzionamento nella tua vita quotidiana: non puoi mai avere la cosa intera confezionata in un bel pacchettino, mai! Puoi solo lasciarla scorrere attraverso di te, godendola nel momento, poi sperimentare quella successiva. Non c’è proprietà né controllo, solo godimento, senza alcun attaccamento all’idea che le cose dovrebbero andare diversamente.

La musica è un’energia che scorre attraverso di te con ogni singola nota, una alla volta. Non puoi aspettare che le note siano complete per goderne. L’energia della musica fluisce all’esterno e attraverso di te, e nel momento in cui le sei in qualche modo attaccato, la perdi. Una nota alla volta, in quest’«unica canzone» che è l’universo. Non vi può essere attaccamento a una parte di essa, ma solo l’infinito fluire dell’insieme.

Ogni attaccamento ti impedisce di godere del flusso che è la vita.

È molto simile al tentativo di afferrare l’acqua. Ricorda che più stringi, meno probabilità hai di provare la sensazione dell’acqua. Ma se ti rilassi e lasci semplicemente oscillare la mano nell’acqua puoi godere di questa per tutto il tempo che vuoi.

Abbandona gli attaccamenti, e lascia invece che tutto fluisca, come la musica scorre, una nota alla volta, fuori dagli strumenti e attraverso di te, e come puoi sempre godere dell’acqua che scorre, fino a quando rimani distaccato.

(Dott. Wayne W.)

Malattia linguaggio dell’Anima

Le malattie sono provocate da uno stato di squilibrio.

e lo squilibrio è dovuto al fatto che la persona dimentica chi è. Dimenticando chi siamo finiamo per pensare e per agire in un modo che conduce a uno stile di vita poco sano e infine alla malattia.

La malattia, quindi, è un segnale dello squilibrio prodotto dal nostro dimenticare chi e cosa siamo; è un messaggio diretto che non soltanto ci dice in che cosa consiste lo squilibrio, ma ci indica anche i passi da compiere per tornare alla nostra vera essenza e riacquistare la salute.

Si tratta di informazioni molto precise, se soltanto impariamo ad accedervi, ricercando dentro e non fuori di noi stessi.

separazione.jpgLa malattia può dunque essere vista come una lezione che impartiamo a noi stessi affinché ricordiamo chi siamo. Una forzatura necessaria, perché non desideriamo vedere quella cosa dentro di noi, e l’inconscio c’è la produce a forza nel corpo o nell’ambiente dove abbiamo scelto di fare l’esperienza.

Al lettore verrà subito in mente tutta una serie di eccezioni che smentiscono tale affermazione, ma per lo più si tratterà di casi che limitano la percezione della realtà alla vita presente e al corpo fisico.

Il mio intento, invece, è di sconfinare nel trascendente, cioè oltre la forma mentis del corpo data proprio dal nostro modo di vedere e creare esperienze esterne “duali”.

Sono concetti che possono essere intesi soltanto come amore, dal momento che presentano l’individuo quale parte integrante del tutto, e cioè come il tutto.

Essi si basano sull’idea che l’individualizzazione di sé, e l’interazione con il tutto esterno a noi, siano la stessa cosa.

In altri termini, l’intero è costituito da singole parti e ogni parte è, per ciò stesso, non soltanto una parte del tutto, ma il tutto, alla maniera dell’ologramma.

Raggiunge e acquisire Consapevolezza del Sé, raggiunge tutte le dimensioni della mente, dello spirito dell’anima e del corpo, e va ben al di là della terapia fisica o psicologica.

Il lavoro divenne chiaro: comprendendo la separazione tra il sé mentale e il sè Coscienza) guarivo l’anima o servivo da canale aiutando l’anima a ricordare chi era e dov’era diretta nei momenti in cui lo dimenticava e deviava dalla sua strada attraverso la malattia.

Questo lavoro è diventato per me fonte di grande soddisfazione e di completa realizzazione; mi offre momenti di estasi e mi mette in contatto con le energie superiori che sono dentro l’uomo, e con una Consapevolezza sempre più espansa.

L’umanità porta in sé un immane dolore, una grande solitudine e un fortissimo desiderio di libertà. L’opera del terapeuta è un’opera di amore; egli penetra in queste regioni doloros dell’anima e pian piano torna a suscitare la speranza e la consapevolezza di chi siamo all’origine.

Lentamente risveglia nel paziente il ricordo di chi è, l’antico ricordo dell’anima circa la propria essenziale identità. Tocca la scintilla divina che è in ogni cellula del corpo e gradualmente le ricorda che essa è già Dio e pertanto si trova immessa in un flusso inesorabile, che è la Volontà Universale di attuare la salute e l’integrità.

(Ann Barbara Brennan modificato by Francesco Ciani Naturopata)

Personalità e Karma

Personalità e il compito karmico.

Ogni struttura di carattere e personalità è un sistema di metabolizzazione dell’energia che si è inceppato. Dapprima blocchiamo l’energia vitale in noi, che si accumula in certi punti rallentando il flusso nell’intero sistema energetico. Ciò avviene quando viviamo secondo le

nostre immagini o convinzioni negative, alfabetizzazione, Imprinting ecc.

Effettivamente noi siamo molto spesso fuori della realtà, perché viviamo e reagiamo all’universo quale pensiamo che sia, non qual è veramente. Tendiamo ad indentificarsi con un mondo esterno e duale, come nostra estensione. Ma ben presto questo sistema mostra la corda, poiché in questo modo ci procuriamo molto dolore.

Prima o poi recepiamo il messaggio che stiamo sbagliando qualcosa. Modificando il nostro punto di vista interiore, cambiamo noi stessi e il nostro sistema energetico per alleviare il dolore; sblocchiamo le energie e le trasformiamo. Facendo questo, non soltanto liberiamo il campo dalle nostre convinzioni negative, ma esercitiamo anche un influsso positivo su coloro che ci circondano. Trasformiamo in tal modo il nostro scambio energetico.

Quando cominciamo a sciogliere i nostri blocchi eseguiamo il nostro compito personale: liberando le energie, infatti, possiamo iniziare a dedicarci a ciò che abbiamo sempre desiderato fare nella vita e che era presente nei nostri sogni infantili e nelle nostre aspirazioni segrete – quello è il nostro compito in questa esistenza, che abbiamo già scritto a piene mani prima di discendere qui.

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Ciò che da sempre ambite fare nella vita, ciò che desiderate più di tutto, è il compito per il quale siete nati. Eliminando i vostri blocchi, preparate la via al compimento del vostro più profondo desiderio. Lasciate che esso vi guidi; seguitelo: vi renderà felici.

Avete strutturato il vostro corpo e il vostro sistema energetico perché vi servano da strumento per eseguire il vostro compito in questa vita. Questo strumento è composto di coscienza energetica, secondo la formula più adatta alla realizzazione di ciò che dovete fare, allo scopo per cui vi siete incarnati.

Nessun altro possiede la vostra stessa formula e nessun altro desidera fare esattamente ciò che voi desiderate fare. Voi siete unici. Quando bloccate il flusso energetico nel sistema che vi siete creato per eseguire il vostro compito, bloccate anche il vostro compito. La dinamica generale di questi blocchi si manifesta nella struttura del carattere e nei sistemi di difesa, che sono i modi con cui abitualmente separate voi stessi da ciò che siete venuti a compiere, comprendere e sperimentare a livello di compito mondiale.

Sono altresì manifestazioni di ciò che non sapete della vita e che siete venuti a imparare. Avete quindi la vostra lezione cristallizzata nel corpo e nel sistema energetico. Avete costruito e modellato la vostra scuola secondo le vostre necessità specifiche. E ci vivete dentro. I blocchi energetici provocano prima o poi disturbi fisici.Nello stesso tempo i disturbi fisici rivelano la struttura di carattere o i modi in cui il soggetto blocca le proprie energie creative.

In altre parole, le malattie fisiche di una persona si ricollegano direttamente al suo compito nella vita; si ricollegano, attraverso il sistema energetico, al suo desiderio più profondo. Noi ci ammaliamo perché non stiamo seguendo il nostro desiderio più profondo. Per questo è importante domandarsi quel che si desidera fare nella vita, che cosa si desidera più di tutto al mondo; scoprire in quale modo ci si sta frenando ed eliminare quei blocchi. Facendo ciò che desideriamo, riacquistiamo la salute.

L’esperienza è necessaria per poterci integrare completamente e far demolire definitivamente la dualità dove siamo inseriti, perchè l’Universo che è la conferma di ogni nostro pensiero emozionale e fantasia, ci confermi, come nostra creazione ed estensione una consapevolezza del Sè piena e senza confini in ogni nostra manifestazione nell”Amore della Tua personale Vita.

(Ann Barbara Brennan modificato by Francesco Ciani)

L’Arte di Vivere

Tutti abbiamo una sensazione di fondo: “qualcosa” sta cambiando.

Abbiamo un appuntamento con la più meravigliosa nascita a cui abbiamo mai assistito sulla Terra: “l’Essere Divino – Umano”.

Questo è il Tempo della grande Onda, del salto evolutivo della razza umana.

Questo è il tempo giusto per prendere la nostra Anima e cavalcare l’Onda, con Coraggio, Amore, Gratitudine e Semplicità.

Far precipitare la Dualità dove siamo inseriti, in questo mondo finto, e far Emergere ciò che Siamo veramente in risonanza con nostro Essere.

In ogni nostro gesto, sguardo, in ogni Opera, pensiero, azione.

Questo è il Tempo in cui ogni essere umano può fare la differenza, scegliendo di fare parte della soluzione sulla Madre Terra.. e realizzare un Nuovo Mondo fondato sulla Pace, sulla Gioia, sulla Consapevolezza e sull’Amore.

Questo è il Tempo per riconoscersi l’unico vero Maestro: quello Interiore.. che vive da sempre nel nostro Cuore.

Questo è il tempo, l’unico tempo che abbiamo: il Qui e Ora.

L’Arte di Vivere

Sei già intero, completo. Non avrai tutto, sei già tutto. Considera con attenzione questo pensiero. Se non stai godendo la vita ora, con quello che hai accumulato, nel tuo attuale stato di salute, con il lavoro e la relazione amorosa che hai al presente, non potrai neppure apprezzare e godere condizioni di vita nuove o differenti.

La nostra capacità di godere la vita dipende dal modo in cui scegliamo di elaborarla, più che da fattori esterni. Non vi è nulla al di fuori di noi che abbia il potere di darci felicità o soddisfazione. Ciò che determina la qualità della vita è la scelta di sentirsi realizzati o meno, scelta che si fonda su ciò che pensiamo, su come vediamo noi stessi e il nostro posto nell’universo. Di conseguenza se sei una persona che ha bisogno di aver sempre qualcosa in più per sentirsi completa, continuerai a sentirti incompleto anche quando avrai ottenuto di più.

Pensare in accordo con il principio dell’abbondanza significa credere a un dialogo interiore di questo tenore: «Mi piace essere la persona che sono e ciò che ho ottenuto nella vita fino a ora. Non ho bisogno d’altro, neppure di un piccolo cambiamento, per essere felice o completo. So nel mio cuore che non riuscirò ad avere tutto, ma che sono già tutto. L’universo non ha fine, io sono l’universo e perciò non ho confini».

Formulando le tue personali affermazioni e credendovi dimostri di essere pronto a sintonizzarti sull’abbondanza. Si racconta la storia di un uomo che va da un santone per chiedergli quali sono le cose essenziali di cui ha bisogno per ottenere perfetta felicità e successo per il resto della vita. Il guru risponde «Niente», suggerendo implicitamente che ha già tutto ciò di cui ha bisogno. La felicità e il successo sono dinamiche interiori che trasferiamo nelle attività della vita, più che qualcosa che otteniamo dall’esterno.

Quando agiamo sulla base del principio della scarsità, generalmente pensiamo: «Se soltanto avessi quest’altra cosa, allora mi assicurerei finalmente felicità e successo». Un esame più approfondito di questo ragionamento ci mostra che in realtà stiamo dicendo: «Ora non sono completo. In qualche modo manco di qualcosa di cui ho bisogno. Quando la otterrò, allora sarò completo». Se è questo ciò che credi, allora stiamo parlando di una persona incompleta, handicappata.

Una simile mentalità presuppone che non siamo ancora esseri umani completi, felici, pieni d’amore, totali, che non abbiamo già in abbondanza dentro di noi ciò che ci sembra mancare. Perciò operiamo sulla base di pensieri di carenza, di bisogno, e finiamo per rimanere intrappolati nell’idea che «devo avere di più prima di poter essere Felice». È invece proprio questo modo di pensare a impedirci di vivere in sintonia con l’abbondanza che regna ovunque.

Sei già tutto. Possiedi già tutto quello di cui hai bisogno per la felicità, il successo, la realizzazione e i nobili ideali umanitari che molti di noi coltivano. Se i bisogni essenziali sono soddisfatti, e abbiamo cibo, acqua e aria, allora abbiamo dentro di noi la possibilità di essere estaticamente felici. Come ha detto Gandhi: «Dio va dagli affamati sotto forma di cibo».

Possiamo apprezzare e celebrare il meraviglioso miracolo che siamo. Possiamo affrontare e elaborare tutto ciò che ci succede senza giudicare. Viviamo in un mondo di abbondanza, infinito, e il modo in cui lo pensiamo dipende interamente da noi, è una scelta. Persino in prigione conserviamo il nostro spazio di libertà, perché siamo liberi di pensare.

Nessuno può portarci via questa libertà. Mai! Una volta che ce ne rendiamo conto, possiamo metterci in rapporto con l’abbondanza, facendola diventare la parola chiave della nostra esistenza.

Sì, davvero, sei già tutto. Tutto ciò che è necessario per avere abbondanza nella vita, tu lo sei già. Sintonizza l’antenna, e cerca di trarne finalmente vantaggio nella tua vita.

(Dott. Wayne W.)

L’arte di Vivere

Fluire come mezzo di distacco

Più siamo attaccati a persone, cose, idee e emozioni, meno possiamo esperire autenticamente questi fenomeni. Prova a stringere dell’acqua con la mano e vedrai come sfugge rapidamente alla presa. Se però ti rilassi e abbandoni la mano nell’acqua puoi averne l’esperienza per tutto il tempo che vuoi.

Ecco il principio del distacco e del fluire con la vita: lasciare che le cose scorrano naturalmente è il modo in cui funziona l’universo. Tutto nell’universo, proprio tutto, è energia, tu compreso. L’energia deve scorrere liberamente per essere efficiente.

Lasciare che le cose scorrano naturalmente è il modo di operare dell’universo: l’aria circola attorno al pianeta senza interruzione; l’acqua scorre per tutto il mondo fisico seguendo la strada di minor resistenza; la Terra stessa si muove ruotando continuamente sul suo asse, come tutti gli altri corpi celesti dell’universo.

Si può dire che l’universo sia un grande sistema energetico, che neutralizza, scorrendovi attorno, ogni tentativo di imbrigliare i movimenti della sua energia; opera in armonia con tutte le sue parti, senza avere l’esigenza di sapere come le cose dovrebbero andare.

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Tieni a mente che anche gli esseri umani sono un sistema energetico. Anche noi siamo parte della forza vitale dell’«unica canzone». E poiché l’energia vuole scorrere senza impedimenti, sembra naturale concludere che, per funzionare perfettamente nell’universo, anche noi dobbiamo scorrere liberamente, senza ostacoli.

Meno impedimenti frapponiamo all’energia che scorre, con tanta maggiore efficienza ci adatteremo e saremo in armonia con il sistema energetico globale che chiamiamo universo.

Le dipendenze, che ci inducono a credere che dobbiamo possedere più cose e avere più controllo sugli altri, sono impedimenti a raggiungere una coscienza superiore e a vivere una vita risvegliata, trasformata. Il distacco è una delle lezioni più grandi della vita sul cammino dell’illuminazione.

(Wayne W.)

Giudizi

Puoi eliminare la tendenza a dare la colpa agli altri. Puoi liberarti dal desiderio di vendetta. Ma quanto al giudicare, il massimo che puoi fare è ridurne la presenza nella tua vita. Giudicare significa vedere il mondo come sei tu, non come è.

È impossibile evitare completamente di giudicare, perché in realtà ogni pensiero contiene un elemento di giudizio. Dire che oggi è una bellissima giornata è un giudizio. Trasmettere affetto a qualcuno è un giudizio. Valutare una persona o una cosa è un giudizio. Perciò puoi evitare completamente di giudicare solo quando non pensi, e sarebbe assurdo volerlo fare.

Puoi però ridurre significativamente la quantità di giudizi negativi che dai, e questa forma di perdono migliorerà radicalmente la qualità della tua vita. La prima cosa da ricordare è che i giudizi non cambiano nulla o nessuno nell’universo. Il fatto che non ti piaccia una certa persona o che reagisca negativamente a un certo comportamento non cambia la persona o il comportamento in questione. Ti invito ancora a tenere a mente che quando giudichi un’altra persona, non definisci l’altro ma te stesso.

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I giudizi dicono qualcosa solo su di te. Descrivono ciò che ti piace e non ti piace. Non definiscono la persona che viene giudicata. Quella persona è definita dai propri pensieri e dalle proprie azioni. Una volta che te ne renderai conto, comincerai a sostituire la tendenza a giudicare con l’accettazione, vale a dire tradurrai il perdono in azione.

Quando accetti gli altri non sei più soggetto alla sofferenza che si accompagna al giudicarli. Quando qualcuno agisce in modo che ti pare sgradevole, devi capire che il dolore, la rabbia, la paura o qualsiasi altra emozione tu possa provare costituisce solo il modo in cui hai scelto di reagire al comportamento di quella persona.

Se non puoi o non vuoi registrare la presenza di quell’emozione e poi liberartene, allora è al tuo io che devi prestare attenzione. Il comportamento di quella persona si è scontrato con qualcosa di non finito o di ignorato nella tua vita. Il malessere per il comportamento dell’altro è il tuo modo di sfuggire a qualcosa dentro di te. Una distinzione sottile, ma molto significativa.

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Ciò che pensi del comportamento degli altri, è cosa tua. Sei tu a pensare e a portare con te i risultati dei tuoi pensieri. Se non giudichi le persone che ti circondano, ma le accetti esattamente per quello che sono, eliminando il bisogno di farti turbare da loro, hai messo in pratica il precetto del perdono. Perdonare significa solo correggere le tue impressioni errate. In realtà non vi è nulla da perdonare, tranne te stesso per il fatto di aver incolpato e giudicato.

Questi tre atteggiamenti, colpevolizzazione, desiderio di vendetta e tendenza a giudicare, sono abiti mentali fortemente radicati. Si sviluppano in una cultura in cui l’individuo si fa vanto di incolpare sempre gli altri di ciò che gli accade, e intenta incessantemente cause invocando l’idea di «giustizia», e traggono origine dall’abitudine di instillare pensieri di vendetta fin dall’infanzia, giustificandoli con l’idea che la ritorsione sia «soltanto giusta», patriottica o equa. Eppure è un comportamento estremamente autolesionista e irresponsabile, certo non illuminato! Ed è molto stupido, tanto per dare un giudizio!

Ogni qualvolta ti senti trascinato a questo tipo di atteggiamento ricorda a te stesso che finirai per esserne tu la vittima. Lasci che la tua vita sia controllata dal comportamento di altri; per quante giustificazioni possa addurre, quando agisci in questo modo sei sempre schiavo dei loro capricci. Come ci ha ricordato Maslow: «Non esiste uno schiavo ben adattato». Un tale comportamento ti mantiene in uno stato di torpore spirituale. Non puoi avere uno scopo e vivere in modo armonico ed equilibrato quando permetti a un altro di dettarti pensieri e azioni.

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L’incontro con lo scopo che cerchi non può avvenire e non puoi vivere un’esistenza spirituale e piena d’amore quando condanni e giudichi gli altri o sei posseduto da sentimenti di vendetta. L’illuminazione richiede che ti assuma la responsabilità della tua vita. Responsabilità significa letteralmente rispondere con abilità; e naturalmente ciò è impossibile se sei paralizzato dall’odio, dal rancore e dal desiderio di vendetta.

Prova a considerare la vita di alcune delle figure più ammirate della storia. Chi è stato dominato dall’ossessione della vendetta ci ha trascinato in una guerra dopo l’altra, che hanno portato morte e distruzione indiscriminata in nome del rancore e della colpevolizzazione. Come si può dare un contributo positivo al mondo e sintonizzarsi sulla forza dell’amore quando si è occupati dall’idea della vendetta? Impossibile.

Ascolta le parole di chi ammiri e invece di qualificarti con l’etichetta di cristiano, ebreo, musulmano, buddista o altro, sforzati il più possibile di emulare concretamente Cristo, Dio, Buddha e Maometto, ma soprattutto accedi alla tua Anima, fai pace con lei, con il tuo vero Sé e il tuo Vero Maestro Interiore, non c’è altro, il fuori è una tua estensione.

Attraverso tale impegno staremo tutti meglio e cominceremo a vivere ogni giorno il perdono, invece di parlarne in chiesa per poi tornare a una vita quotidiana in cui ci affanniamo a costruire più armi, a far causa ai vicini e a giudicare chi è lontano o differente da noi.

(Wayne W. modificato Francesco Ciani)

Dare è la chiave per arrivare a perdonare

Questa è una delle più grandi lezioni che abbia imparato in vita mia. Se puoi farla tua, senza lasciarti distogliere da un atteggiamento cinico, perdonare diventerà un modo di vita. Dare è la risposta alla domanda: «Perché sono qui?» Dal momento che non puoi possedere niente e che ogni attaccamento rappresenta un ostacolo che tiene lontana l’abbondanza, non ti rimane che dare agli altri, te stesso e tutte le cose che circolano nella tua vita.

Abbiamo quasi tutti la tendenza ad accumulare per noi e la nostra famiglia, tanto che dimentichiamo spesso la necessità di mantenere in circolazione i beni, di ogni tipo, fra le persone. In questa corsa all’acquisto di beni materiali spesso istituiamo dei rapporti ostili con gli altri, persino con persone che ancora non conosciamo, perché ci mettiamo sulla difensiva pensando che ci vogliano togliere qualcosa.

Ricorda che è impossibile farsi travolgere da sentimenti di odio o di amarezza verso gli altri quando il proprio obiettivo primario è quello di essere generosi. Il perdono verrà quasi automaticamente quando ti sarai distaccato dal bisogno di ottenere una certa cosa e sarai invece tutto proteso ad aiutare e a entrare in contatto con gli altri. Il paradosso sta nel fatto che quanto meno una persona è ossessionata dall’idea di possedere e accumulare e quanto più è disposta a dare agli altri, tanto più in realtà ottiene.

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Ciò a cui pensi si espande. Perciò se pensi solo e continuamente a ottenere il più possibile per te stesso e a battere i rivali che credi stiano cercando di «farti le scarpe», significa che pensi, ti preoccupi ed elabori progetti tutti incentrati sull’idea dell’inganno.

I tuoi pensieri ruoteranno attorno all’idea della disonestà del rivale e dell’ingiustizia e crudeltà del mondo: saranno dunque queste a espandersi, dato che sono le cose a cui pensi di più. Ti troverai dunque ad avere sempre più paura di farti ingannare, e quindi ad assicurarti contro tale possibilità, assoldando avvocati che ti proteggano e aumentando così il numero dei tuoi avversari.

Ti metterai da solo in una situazione di antagonismo con tutti e sicuramente vedrai espandersi la spirale della conflittualità.

Esamina ora l’approccio alla vita di segno contrario. I tuoi pensieri (cioè tu stesso) adottano una nuova prospettiva. Ora non pensi alle quote che ti spettano, ad accumulare ricchezza, alla situazione economica in cui ti trovi.

Dai invece agli altri ciò che hai dentro di te: cioè armonia e accettazione. Dal momento che non cerchi di ottenere nulla da nessuno, non hai mai paura. Supponiamo che entri nella tua vita una persona intenzionata a ingannarti; quella persona incontrandoti vedrà in te qualcuno da cui si sentirà sinceramente apprezzata come essere umano.

Le probabilità di un inganno diminuiscono radicalmente quando non ci si aspetta che possa avvenire. Se cercherai armonia e collaborazione e le darai agli altri, molto probabilmente riceverai a tua volta lo stesso trattamento. Non ti attirerai nemici perché non ti metterai in posizione di antagonismo con nessuno, indipendentemente dal comportamento degli altri nei tuoi confronti.

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La generosità diventa la chiave per istituire dei rapporti con i tuoi simili in cui perdonare non è più necessario. Questa strategia funziona davvero! Sii paziente e continua a seguirmi invece di lasciarti sopraffare dallo scetticismo, al quale ti spinge la mentalità radicata nella nostra cultura.

Naturalmente sono consapevole del fatto che a questo mondo esistono persone che si comportano in modo disonesto. So che vengono compiuti continuamente delitti efferati. So anche che molti ritengono che dovremo continuare a costruire prigioni per mettere una volta per sempre sotto chiave «questi farabutti»! Ma costruire sempre più prigioni per rinchiudervi sempre più persone si sta rivelando inefficace. Nell’ultimo decennio abbiamo duplicato e poi quadruplicato il numero di prigioni, eppure la situazione di sovraffollamento è rimasta immutata.

La soluzione verrà quando scopriremo il motivo per cui così tanti individui vogliono derubare gli altri, e ci impegneremo a correggere il loro atteggiamento verso la vita. Una nostra presa di coscienza è l’unica via per iniziare tale percorso. Ho scoperto che il modo più rapido per disarmare chiunque sia interessato esclusivamente a derubarmi sia di fargli sapere, con dolcezza, che il mio modo di vivere è diverso.

Sai che nel tuo organismo avvengono certi processi, la salivazione, la digestione, l’escrezione, eccetera, che ti mantengono in vita e in salute. Sappi che nell’universo funzionano anche altri principi: quello dell’abbondanza, della sincronicità, del distacco, dell’unità.

Devi solamente sintonizzarti su tali principi e lasciare che operino attraverso di te, esattamente come i meccanismi che fanno funzionare il tuo organismo. Quando ti senti interiormente in armonia, vuoi dare anche agli altri la tua felicità, e questo desiderio diventa il fulcro della tua vita.

Poiché sei energia e tutto nell’universo è energia, devi solo mantenere l’energia in circolazione: lasciarla fluire liberamente, senza impedimenti; quando la trasmetti al di fuori, ritorna indietro. Ricordati di dare per il piacere di dare, e di rimettere in circolazione l’energia quando ritorna a te; la vedrai presto all’opera nella tua vita.

Se dubiti di questo principio, allora non funzionerà. I dubbi rappresentano un blocco. Ma tutte le persone di mia conoscenza che hanno veramente messo alla prova questo principio hanno scoperto che funziona davvero. Io ormai ho addirittura superato la fase in cui ci credevo: ora ho semplicemente la certezza della sua verità. Perciò incontro raramente persone che mi vogliono ingannare. Quando succede, mi comporto con amore, invece che con rabbia, consapevole che non posso provare loro ciò di cui parlo fino a quando rimangono tutti tesi nell’acquisire invece che nel dare.

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La qualità della loro vita è dunque sotto l’influenza di pensieri di scarsità e del desiderio di prendere agli altri: credono di non poter mai avere abbastanza. Io al contrario so che avrò sempre a sufficienza, quali che siano le circostanze in cui mi trovo. Di conseguenza posso dare e quanto do continua a tornarmi indietro quasi per magia. Faccio continuamente circolare le cose, perché non voglio aver alcun attaccamento. Nessuno può rubarmi nulla.

Joel Goldsmith, in Parenthesis in Eternity (Parentesi nell’eternità) scrive:

Amare il prossimo come noi stessi significa dunque riconoscere al prossimo la stessa divinità che riconosciamo a noi stessi, indipendentemente dalle apparenze della situazione.

Il prossimo può essere un’adultera o il ladrone sulla croce, non ci riguarda. Dobbiamo amare tutti i nostri simili, conoscendo la loro vera natura, proprio come ne saremmo amati noi facendo loro conoscere la nostra vera natura, indipendentemente dalle apparenze esterne della situazione.

Possiamo cominciare a dare amore e compassione alla parte di noi che sta lottando con il dolore, l’odio e la rabbia. Quando riusciamo veramente a essere vicini a noi stessi, possiamo essere parte di quell’energia universale, di quella coscienza superiore, di quella divinità che è presente in ognuno di noi, e possiamo dare quell’energia persino a chi ci fa del male, perché è ciò che abbiamo dentro. E veramente in ognuno di noi, e si trasformerà in amore, se solo lo consentiamo.

(Wayne W.)