Perché l’intestino diventa disbiotico?

Disbiosi

La flora intestinale è sensibile a variazioni di decimi di unità di pH, potremo immaginare di vedere un prato di erba a filo diventare un prato di sterpaglie ad una rapida modificazione del pH del terreno.

E’ evidente che questa elevata capacità di reagi.re in tempi brevi è funzionale alla nostra sopravvivenza, la disbiosi nasce quindi per difenderci.

La disbiosi del triptofano porta ad una rapida riduzione della serotonina cerebrale, che corrisponde all’insorgenza di stati ansiosi. La riduzione della captazione cerebrale del triptofano avvantaggia quella della tirosina, quindi favorisce la sintesi cli dopamina, noradrenalina e adrenalina, che aumentano le nostre possibilità di sopravvivenza in caso cli pericolo, aumentando la nostra agilità, le funzioni cognitive e le performance fisiche.

La disbiosi della tirosina è funzionale a permettere una maggiore sopravvivenza delle cellule intestinali ad un ambiente che sia diventato troppo acido. In risposta ad una acidosi intestinale si ha una maggiore decarbossilazione della tirosina finalizzata ad aumentare la sopravvivenza delle cellule per permetterle cli ribasificare l’ambiente mediante la produzione di ioni bicarbonato.

Queste azioni sono fondamentali per la risposta in fase acuta ad un agente stressante, diventano fonte cli patologie quando cronicizzano.

Il protrarsi di un minor assorbimento cli triptofano riduce la sintesi cerebrale di NPY, neuropeptide che controlla i processi di sinaptogenesi e di neurogenesi, mediante i quali il cervello si auto-ripara.

Il prezzo da pagare per un aumento delle performance cognitive e fisiche è una ridotta abilità alla riparazione dei danni neuronali. Poca cosa se dura poco tempo, ma può essere la causa cli diverse sintomatologie se si protrae nel tempo. Queste possono dipendere dalle diverse vulnerabilità individuali, anche su base genetica.

Riferimenti:

  1. Marion JL, Bigot JC, Goas JY. Presse Med 1985;14(12):681-3

  2. Ko FJ, Chiang CH, et al .. Ko Hsiung I Hsueh Ko Hsueh Tsa Chili 1993;9(3):131-42

  3. Lunardi G, Mainardi P, et al.. Tryptophan and epilepsy. Adv Exp Med Biol. 1996;398

  4. Diksic, M.S., Okazawa, S., Nishizawa, M’L, Young, S.N., 2002. A decrease in blood tryptophan concentration produces regionally specific changes in brain serotonin synthesis in men and women: A PET study with alpha-(11 C]methyl-L-tryptophan European Neuropsychopharmacology 12, 403-404.

  5. Mori A et al. Clinica Chimica Acta, 84 (1978) 63-68

  6. 6)Marja-Leena Koskiniemi, Journal of the Neurologica! Sciences, Volume 47, Issue 1, July 1980, Pages 1-6,

(Prof. Paolo Mainardi)

Libro: Alla Ricerca dell’Una Medicina

Dipendenza nutrizionale del cervello all’intestino

La dipendenza nutrizionale del cervello dall’intestino è messo in evidenza dal fatto che molti importanti neurotrasmettitori sono sintetizzati unicamente da ammino acidi essenziali.

Termine che significa che non riusciamo a sintetizzarli dai grassi, come facciamo per quelli non essenziali, ma che ricaviamo unicamente dalla demolizione enzimatica delle proteine della dieta.

Una riduzione della capacità dell’intestino di ricavarli dalla dieta diminuirà la disponibilità dei corrispondenti neurotrasmettitori cerebrali.

Per esempio la serotonina cerebrale è sintetizzata unicamente dal triptofano, ammino acido essenziale, captato dal cervello. Data la competizione per lo stesso trasportatore alla barriera emato encefalica, la sua captazione dipende dal rapporto plasmatico sui suoi competitori alla captazione, i large neutral amino acids (LNAAS: tirosina, valina, metionina, leucina, isoleucina, fenilalanina e triptofano).

Una riduzione della capacità dell’intestino di assorbirlo comporta una diminuzione di questo rapporto, quindi una sua minor captazione cerebrale e conseguente minor trasformazione in serotonina.

Bassi livelli di triptofano sono riportati in diverse patologie neurologiche (1,2), e dai livelli ematici dei LN.A.A.s è stato possibile valutare una significativa riduzione di 1/3 della sua captazione cerebrale (3), quindi della sintesi di serotonina dato che è stata riportata dipendere dal triptofano captato (4).

Una flora intestinale disbiotica decarbossila eccessivamente il triptofano in indolo e scatolo, quindi una disbiosi intestinale riduce la disponibilità di serotonina cerebrale.

Elevati livelli urinari di scatolo sono stati riportati in pazienti epilettici (5), a conferma di una disbiosi ed è riportato che assunzioni orali di triptofano, non in grado di aumentare i livelli ematici, aumentano, invece, l’indolo urinario dei pazienti epilettici (6).

L’istamina, invece, deriva dalla decarbossilazione dell’ammino acido essenziale istidina, una disbiosi produce una sua eccessiva decarbossilazione ed elevati livelli di istamina provocano cefalea nei soggetti vulnerabili, così come l’assunzione di cibi ricchi di istamina. Elevati livelli di istamina sono riportati nei pazienti cefalgici.

Dall’ammino acido essenziale tirosina il cervello ricava la dopamina, una cui carenza è responsabile del Parkinson, un suo livello eccessivo della schizofrenia. Dalla dopamina è sintetizzata la noradrenalina, coinvolta nelle funzioni cognitive, nella depressione e nell’epilessia. Dalla noradrenalina è sintetizzata l’adrenalina, un cui deficit comporta astenia.

nonostante il suo ruolo di capostipite di importanti neurotrasmettitori, coinvolti in importanti patologie neurologiche, non ci sono studi sulla decarbossilazione della tirosina ad opera di flora disbiotica nel Parkinson, nella depressione, nell’epilessia, nelle demenze, nella sindrome da affaticamento cronico, etc.

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Una banale disbiosi intestinale potrebbe essere la causa di gravi sintomatologie, ma preferiamo affrontare il deficit di dopamina nel Parkinson con trapianti di neuroni dopaminergici che cercare di ridurre una eccessiva decarbossilazione del precursore della dopamina, la tirosina.

(Prof. Paolo Mainardi)

Libro: Alla Ricerca dell’Una Medicina

Intestino – cervello e  alfa-lattoalbumina

La fisica insegna che nei sistemi complessi le relazioni tra le parti generano nuove proprietà, non riconducibili a quelle delle singole parti. Anche se il corpo umano è sicuramente un sistema complesso, tale approccio della fisica dei sistemi complessi non è stato molto applicato alla medicina, che, con approccio botanico, ha suddiviso il corpo in una sommatoria di organi avulsi tra loro.Eppure una evidenza banale del collegamento intestino-cervello è quella nutrizionale.

Alcuni dei neurotrasmettitori, molecole essenziali per il funzionamento del cervello, derivano da ammino acidi essenziali, ovvero che derivano solo dalla demolizione delle proteine della dieta. Per esempio, la serotonina cerebrale viene sintetizzata a partire dall’ammino acido triptofano, la dopamina, la noradrenalina, e l’adrenalina dalla tirosina, mentre, invece, dalla decarbossilazione della istidina si ottiene l’istammina che viene captata dal cervello.

I processi di decarbossilazione sono affidati al microbiota intestinale e una flora disbiotica decarbossila eccessivamente anche il triptofano e la tirosina, riducendo la loro captazione cerebrale e, quindi, la sintesi dei diversi neurotrasmettitori.

Inoltre questi ammino acidi competono tutti per la stessa porta di accesso cerebrale, quindi la capacità di essere captati dipende da loro rapporto di concentrazione.

Così una maggiore decarbossilazione del triptofano avvantaggia la captazione della tirosina.Questa disbiosi del triptofano è fondamentale per la nostra sopravvivenza: in caso di pericolo si riduce la captazione di triptofano, quindi la sintesi cerebrale di serotonina.

Questo ci rende ansiosi, ma l’ansia è una risposta positiva agli agenti stressogeni, in quanto la riduzione del triptofano avvantaggia la captazione della tirosina, quindi diventiamo più abili, dopamina, più furbi, noradrenalina, più forti, adrenalina, quindi maggiormente capaci di affrontare un pericolo.

La risposta in fase acuta ad un agente stressogeno (APR: acute phase reaction) è una risposta positiva, ma se questa disbiosi diventa cronica, ovvero l’intestino, come una molla snervata, non riesce a ripristinare le condizioni iniziali, allora si cade nella Chronic Phase Reaction (CPR) che è stata definita la “madre di tutte le patologie”(1).

Questa fragilità viene acquisita in quanto il triptofano controlla, anche, la sintesi cerebrale di NPY(2), un neuropeptide che controlla i processi di neurogenesi e sinaptogenesi, quindi la capacità del cervello di auto-riparsi.

(3) Il triptofano controlla, anche, la risposta immunitaria, risposta che nelle donne deve ridursi ciclicamente per evitare un attacco anticorpale ad un eventuale feto.

(4) La corrispondente diminuzione di serotonina porta alla ben nota sindrome pre-mestruale. L’intestino della donna è quindi costretto ad un lavoro maggiore di quello dell’uomo, può più facilmente snervarsi. Quindi il livello di triptofano può non ritornare ai livelli normali, riducendo l’NPY cerebrale, quindi la plasticità del sistema nervoso centrale. Non solo, il triptofano controlla, anche, la morte per apoptosi cellulare.

(5) La nostra sopravvivenza si è basata principalmente sulla capacità di riparare i danni che l’ambiente continuamente ci procura. Per esempio siamo capaci di riparare il DNA danneggiato, direttamente o indirettamente, tramite i noti radicali liberi, dalle radiazioni. Abbiamo affidato questo compito al microbiota intestinale, esercito 10 volte più numeroso di noi. Esso genera molecole “sartine” capaci di individuare i danni del DNA e ripararlo.

(6) Se questa azione non avviene, viene allora indotta la degenerazione cellulare per permettere una rapida individuazione del problema e consentire agli anticorpi di eliminare, per apoptosi, le cellule degenerate.

(7) Oggi le terapie anti-tumorali si basano sul controllo della degenerazione, ma, forse, sarebbe più utile ripristinare il fucile dell’apoptosi. La produzione linfocitaria avviene in modo causale, produciamo anticorpi contro il nulla, contro noi stessi e contro reali nemici. Poi, nel processo di maturazione, li testiamo e scartiamo quelli sbagliati, che sono il 97% della produzione. Li eliminiamo inducendo la loro morte per apoptosi.

Soprattutto in soggetti con elevata permeabilità intestinale, ovvero con una elevata produzione di anticorpi, una diminuita capacità ad eliminare quelli sbagliati porta ad un maggior numero di auto-anticorpi.

Quindi la maggiore incidenza di patologie autoimmuni nelle donne non è dovuta ad una maggiore propensione del loro sistema immunitario a “impazzire”, ma ad una ridotta capacità di ripulire la produzione anticorpale da quelli, normalmente, prodotti contro noi stessi.

Nonostante le elevate conoscenze, oggi l’intestino viene considerato come un sistema postale, svizzero, capace di far arrivare ciò che vogliamo dove vogliamo. Esempio, la melatonina nel cervello, gli ammino acidi ramificati nei muscoli, il collagene nelle articolazioni.

Gli stessi nuovi farmaci, che saranno assunti oralmente, vengono studiati iniettandoli in vena o peritoneo di animali, i loro meccanismi d’azione valutati su cellule isolate, dove mettiamo per una singola cellula, una quantità di farmaco notevolmente superiore a quella che sappiamo arrivare in tutto quel tessuto, quando somministrata oralmente.

Eppure sappiamo come l’intestino sia complesso, capace di reagire agli stimoli/nutrienti e attivare complesse risposte endogene. Recenti lavori mostrano come l’infiammazione tissutale sia la causa di diverse patologie, dai tumori e quelle neurologiche e comportamentali. L’infiammazione cerebrale è riportata essere la causa patogenetica, non un fattore predisponente, di epilessia,(8)depressione, sclerosi multipla, Parkinson, Alzheimer,

(9) autismo, (10) … L’infiammazione degli organi sessuali è riportata essere la causa di disfunzioni. Riazi dimostra come una infiammazione intestinale possa migrare su altri organi.

(11, 12) Quindi ridurre una infiammazione intestinale, anche con una “semplice” dieta, può ridurre sintomi di patologie apparentemente distanti tra loro.(13, 14, 15, 16, 17)

Il prendere in considerazione gli assi comunicativi del sistema complesso del corpo umano, mette in evidenza come le malattie non siano tanto dovute alla esposizione a nuovi agenti patogeni, quanto alla diminuita capacità di riparare i danni che questi, continuamente, ci arrecano.

I processi endogeni di auto-riparazione partono principalmente dall’intestino, mantenerlo efficiente rappresenta la maggiore forma di prevenzione.

Pubblicato da Paolo Mainardi

1. Stig Bengmark, Acute and ‘‘chronic’’ phase reaction – a mother of disease. Clinical Nutrition (2004) 23, 1256–1266

2. Heuther G, Hajak G, Reimer A, Poeggeler B, Blömer M, Rodenbeck A, Rüther E. The metabolic fate of infused L-tryptophan in men: possible clinical implications of the accumulation of circulating tryptophan and tryptophan metabolites. Psychopharmacology (Berl). 1992;109(4):422-32.

3. Benarroch EE. Neuropeptide Y: its multiple effects in the CNS and potential clinical significance. Neurology. 2009 Mar 17;72(11):1016-20.

4. Carretti, et al. Serum fluctuations of total and free tryptophan levels during the menstrual cycle are related to gonadotrophins and reflect brain serotonin utilization Hum. Reprod. (June 2005) 20 (6): 1548-1553

5. McGaha TL, Huang L, Lemos H, Metz R, Mautino M, Prendergast GC, Mellor AL.Amino acid catabolism: a pivotal regulator of innate and adaptive immunity. Immunol Rev. 2012 Sep;249(1):135-57

6. Cunningham RP. DNA repair: how yeast repairs radical damage. Curr Biol. 1996 Oct 1;6(10):1230-3

7. McGaha TL, Huang L, Lemos H, Metz R, Mautino M, Prendergast GC, Mellor AL.Amino acid catabolism: a pivotal regulator of innate and adaptive immunity. Immunol Rev. 2012 Sep;249(1):135-57

8. Vezzani A, Balosso S, Ravizza T. Inflammation and epilepsy. Handb Clin Neurol. 2012;107:163-75.

9. Lima IV, Bastos LF, Limborço-Filho M, Fiebich BL, de Oliveira AC. Role of prostaglandins in neuroinflammatory and neurodegenerative diseases. Mediators Inflamm. 2012;2012:946813

10. Donev R and Thome J. Inflammation: good or bad for ADHD. ADHD Atten Def Hyp Disorder.2010; 2: 257-266

11. Galic MA, Riazi K, Pittman QJ. Cytokines and brain excitability. Front Neuroendocrinol. 2012 Jan;33(1):116-25.

12. Riazi K, Galic MA, Pittman QJ. Contributions of peripheral inflammation to seizure susceptibility: cytokines and brain excitability. Epilepsy Res. 2010 Mar;89(1):34-42.

13. Mainardi P, Albano C. Is the antiepileptic effect of the ketogenic diet due to ketones? Med Hypotheses. 2008;70(3):536-9

14. Mainardi P, Leonardi A, Albano C. Potentiation of brain serotonin activity may inhibit seizures, especially in drug-resistant epilepsy. Med Hypotheses.2008;70(4):876-9.

15. Citraro R, Scicchitano F, De Fazio S, Raggio R, Mainardi P, Perucca E, De Sarro G, Russo E. Preclinical activity profile of α-lactoalbumin, a whey protein rich in tryptophan, in rodent models of seizures and epilepsy. Epilepsy Res. 2011 Jun;95(1-2):60-9.

16. Errichiello L, Pezzella M, Santulli L, Striano S, Zara F, Minetti C, Mainardi P, Striano P. A proof-of-concept trial of the whey protein alfa-lactalbumin in chronic cortical myoclonus. Mov Disord. 2011 Dec;26(14):2573-5.

17. Russo E, Scicchitano F, Citraro R, Aiello R, Camastra C, Mainardi P, Chimirri S, Perucca E, Donato G, De Sarro G. Protective activity of α-lactoalbumin (ALAC),a whey protein rich in tryptophan, in rodent models of epileptogenesis. Neuroscience. 2012 Dec 13;226:282-8.

Lisina

L’amminoacido essenziale L-Lisina

La lisina è un aminoacido essenziale introdotto necessariamente con l’alimentazione attraverso il consumo di carne, formaggi, pesci e legumi.

Rientra in funzioni chiave per il corretto sviluppo e funzionamento dell’organismo umano, garantendo:

– Sintesi di collagene: una delle proteine più abbondanti presenti nell’organismo umano, principale proteina dei tessuti connettivi fondamentale nella strutturazione dei tessuti interstiziali, nella definizione delle architetture cellulari e nel network cellula-interstizio;

– Sintesi di carnitina: insieme alla metionina rappresenta l’amminoacido precursore. La carnitina è fondamentale nel metabolismo lipidico, utile a trasportare gli acidi grassi a media-lunga catena nella matrice mitocondriale, indirizzandoli verso i processi ossidativi;

– Protezione da agenti patogeni: questo aminoacido infatti interviene nella sintesi anticorpale;

– Sintesi di vitamina B3 (Niacina): costituente fondamentale di coenzimi noti come NAD o NADP importanti nel crocevia metabolico e coinvolti nel metabolismo energetico;

– Salute degli annessi piliferi: la lisina infatti costituisce insieme alla cisteina il componente principale dei capelli;

– Controllo metabolico: modulando assorbimento e fissazione ossea del calcio, intervenendo nel bilancio azotato e modulando l’attività di alcune ghiandole tra le quali l’epifisi e l’ipofisi.

Benefici:

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L’integrazione con lisina può risultare utile per:

– colmare eventuali carenze indotte da un aumentato fabbisogno (attività fisica strenua, stati patologici) o da un’insufficiente apporto alimentare (una dieta strettamente vegetariana non ben bilanciata, per esempio, può essere deficitaria di alcuni amminoacidi; in particolare, la lisina è carente nei cereali);

– in caso di specifiche carenze, stimolare la sintesi proteica favorendo lo sviluppo muscolare indotto da attività fisica;

– aumentare la sintesi endogena di niacina (vitamina conosciuta anche come B3 o PP);

– rafforzare la struttura dei capelli;

– migliorare l’assorbimento del calcio nelle ossa;

– rafforzare il sistema immunitario intervenendo nella sintesi anticorpale.

RIFERIMENTI SCIENTIFICI

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1. Cancer Metastasis Rev. 2010 Sep;29(3):529-42. doi: 10.1007/s10555-01 0-9244-1. Micronutrient synergy–a new tool in effective control of metastasis and other key mechanisms of cancer. Niedzwiecki A1, Roomi MW, Kalinovsky T, Rath M.

“Il rafforzamento del collagene e del tessuto connettivo può essere raggiunto naturalmente attraverso gli effetti sinergici di nutrienti selezionati, come la Iisina , la prolina , l’acido ascorbico e l’estratto di tè verde (NM) . Questa miscela di micronutrienti ha mostrato una potente attività antitumorale in vivo e in vitro in poche decine di linee cellulari tumorali.”

2. Oncol Rep. 2005 Mar;13(3):421-5. In vivo antitumor effect of ascorbic acid, Iysine, prollne and green tea extract on human colon cancer celi HCT 116 xenografts in nude mice: evaluation of tumor growth and immunohistochemistry. Roomi MW1, Ivanov V, Kalinovsky T, Niedzwiecki A, Rath M. “Nutrient supplementation strongly suppressed the growth of tumors without any adverse effects in nude mice, suggesting the nutrient combination has potential as an anticancer agent. Histological studies supported these findings by showing inhibition of MMP- 9 and VEGF secretion and mitotic index, which are criticai parameters for cancer control and prevention.”

Trad.: “la supplementazione di nutrienti sopprime fortemente la crescita di tumori senza effetti collaterali nei topi nudi, suggerendo che la combinazione di nutrienti ha potenziale come agente anticancerogeno. Gli studi istologici supportano questi risultati mostrando inibizione di MMP-9 e la secrezione di VEGF e l’indice mitotico, che sono parametri critici per il controllo e la prevenzione del cancro.”

Prolina

La Prolina, ed il suo principale metabolita Idrossiprolina, sono aminoacidi apolari non essenziali, quindi sintetizzabili dall’organismo umano attraverso differenti reazioni enzimatiche.

Nonostante ciò la Prolina è particolarmente utilizzata dall’organismo umano, rappresentando addirittura l’aminoacido più richiesto nella fase di sintesi proteica.

La particolare richiesta di questo aminoacido è essenzialmente legata al suo ruolo strutturale, rientrando nella struttura di una delle più abbondanti proteine dell’organismo umano nota come collagene.

E’ proprio per questo motivo che in determinate circostanze, come gravi traumi, interventi chirurgici invasivi ed ustioni estese, la prolina diviene un aminoacido essenziale, per via dell’enorme richiesta legata alla neodeposizione di fibre collagene.

Nonostante sia stato un aminoacido sottovalutato per molti anni, ultimamente la ricerca scientifica ha donato nuova luce alla Prolina dimostrandone il ruolo chiave in differenti reazioni come:

– molecola chiave nei normali flussi energetici cellulari;

– molecola di segnalazione coinvolta nel signalling intracellulare;

– molecola importante nella regolazione dei processi di differenziazione cellulare;

– molecola attiva nel bilancio ossido-riduttivo cellulare.

Queste evidenze hanno facilitato la diffusione in commercio di supplementi a base di Prolina, utili nel coadiuvare le funzioni biologiche sia in ambito clinico che sportivo.

L’utilizzo della prolina in ambito sportivo:

Negli ultimi anni diversi ricercatori hanno cercato di verificare la possibile utilità della Prolina in ambito sportivo.

Seppur al momento i dati statisticamente significativi sono limitati, e per lo più attribuibili a modelli sperimentali, gli spunti teorici di applicazione sono particolarmente interessanti.

La Prolina infatti rientrerebbe tra gli integratori utili sia per il mantenimento della salute dell’atleta sia per il miglioramento della performance atletica.

In ambito salutistico infatti la Prolina potrebbe:

– sostenere la sintesi di collagene, consentendo un recupero ottimale delle strutture legamentose e tendinee, preservando così l’atleta da possibili infortuni. I primi studi a riguardo dimostrano l’utilità della Prolina, soprattutto in associazione con Condroitina e Glucosamina, acido ialuronico orosolubile, Vitamina C, Lisina nel preservare la funzionalità articolare.

– sostenere le difese immunitarie dell’atleta sottoposto ad allenamento intenso. La Prolina diverrebbe in questo caso, insieme alla Glutammina, un fattore importante di sostentamento delle cellule in attiva replicazione come quelle del sistema immunitario, prevenendo pertanto l’insorgenza della tanto temuta sindrome da overtraining, spesso associata ad un calo significativo della performance atletica.

Per quanto riguarda la performance invece, gli unici studi presenti assocerebbero alla Prolina una funzione neoglucogenica importante. In alcuni studi condotti su piccoli roditori infatti, l’aggiunta di Prolina ad un drink pre-allenamento a base di carboidrati, avrebbe garantito il mantenimento più duraturo di una glicemia costante durante la performance, allungando così sia i tempi di attività che la potenza esercitata. Il ruolo metabolico quindi giustificherebbe l’attività ergogenica della Prolina in ambito sportivo.

Riferimenti Scientifici:

1. Cancer Metastasis Rev. 2010 Sep;29(3):529-42. doi: 10.1007/s10555-01 0-9244-1. Micronutrient synergy–a new tool in effective control of metastasis and other key mechanisms of cancer. Niedzwiecki A1, Roomi MW, Kalinovsky T, Rath M.

“Il rafforzamento del collagene e del tessuto connettivo può essere raggiunto naturalmente attraverso gli effetti sinergici di nutrienti selezionati, come la Iisina , la prolina , l’acido ascorbico e l’estratto di tè verde (NM) . Questa miscela di micronutrienti ha mostrato una potente attività antitumorale in vivo e in vitro in poche decine di linee cellulari tumorali.”

2. Oncol Rep. 2005 Mar;13(3):421-5. In vivo antitumor effect of ascorbic acid, Iysine, prollne and green tea extract on human colon cancer celi HCT 116 xenografts in nude mice: evaluation of tumor growth and immunohistochemistry. Roomi MW1, Ivanov V, Kalinovsky T, Niedzwiecki A, Rath M. “Nutrient supplementation strongly suppressed the growth of tumors without any adverse effects in nude mice, suggesting the nutrient combination has potential as an anticancer agent. Histological studies supported these findings by showing inhibition of MMP- 9 and VEGF secretion and mitotic index, which are criticai parameters for cancer control and prevention.

Trad.: “la supplementazione di nutrienti sopprime fortemente la crescita di tumori senza effetti collaterali nei topi nudi, suggerendo che la combinazione di nutrienti ha potenziale come agente anticancerogeno. Gli studi istologici supportano questi risultati mostrando inibizione di MMP-9 e la secrezione di VEGF e l’indice mitotico, che sono parametri critici per il controllo e la prevenzione del cancro.

Glutammina

La Glutammina è un amino acido molto importante, quello che serve di più al nostro corpo. In linea teorica dovrebbe costituire la metà di tutto il fabbisogno di amino acidi del corpo. Gli amino acidi si distinguono in “Essenziali”, che non possono essere prodotti dal nostro corpo e quindi vanno assunti dall’esterno, e “Non Essenziali”, che sono invece formati dal corpo stesso utilizzando gli amino acidi essenziali.

La Glutammina è particolare perché, pur essendo un amino acido “Non Essenziale”, che quindi può essere prodotto internamente dal corpo, ha bisogno molto spesso di essere integrato in modo aggiuntivo perché il corpo non ne produce abbastanza. La Glutammina si trova ad esempio in alimenti come la carne, la soia, la frutta secca e i fagioli, ma integrane le quantità sufficienti attraverso l’alimentazione è difficile.

La Glutammina è fondamentale sotto molti punti di vista: aiuta i muscoli a funzionare meglio, rende il cervello più agile, aiuta il corpo a controllare i livelli di glucosio nel sangue rafforza i globuli bianchi, ma soprattutto ha un’importantissima funzione a livello intestinale.

E’ essenziale, infatti, per la riparazione della mucosa gastro-intestinale e per ricreare una normale funzione intestinale. Questo è utile per normalizzare la funzione di assorbimento e permettere al corpo di avere energia. Per questo motivo la Glutammina è fondamentale nella prevenzione dei problemi intestinali.

La glutammina vanta importanti proprietà, tanto che in alcuni studi si è dimostrata in grado di aumentare la resistenza allo sforzo fisico, l’efficienza del sistema immunitario ed il rilascio di ormone della crescita (importante per l’ipertrofia muscolare).

SPECIFICHE:

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La glutammina è un aminoacido polare non essenziale, in quanto viene sintetizzato endogenamente in quantità sufficienti a soddisfare il fabbisogno giornaliero, vista la particolare importanza per il corretto mantenimento dello stato di salute.

Infatti circa il 60% del totale pull aminoacidico plasmatico è rappresentato proprio da questo aminoacido la cui diminuzione, descritta in particolari condizioni patologiche come traumi, ustioni e malattie infiammatorie croniche, è associata all’insorgenza di uno stato di malessere generale e fortemente invalidante.

La sua importanza in termini biologici è da ricondurre alle molteplici attività che ne fanno un tassello fondamentale per il corretto funzionamento dei vari tessuti.

Più precisamente la glutammina garantisce :

– il corretto funzionamento del sistema nervoso, essendo precursore del glutammato, neurotrasmettitore ad attività eccitatoria, oltre che substrato energetico per i neuroni;

– la sopravvivenza e proliferazione delle cellule intestinali e immunitarie, che utilizzano questo aminoacido come fonte plastica ed energetica;

– la detossificazione da scorie azotate, derivate dal comune metabolismo proteico;

– la produzione di energia, date le sue proprietà glucogeniche.

L’eventuale gap quantitativo di glutammina può essere agevolmente colmato dall’assunzione di integratori o di alimenti a base proteica, con particolare importanza per latte e derivati, carni e legumi.

L’utilizzo della glutammina in ambito sportivo nasce da importanti evidenze sperimentali che dimostrano come un intensa attività fisica, soprattutto se prolungata nel tempo, possa determinare un sensibile calo delle concentrazioni ematiche di questo aminoacido, che si ripercuote inevitabilmente sia sulla prestazione che sullo stato di salute dell’atleta.

Le variazioni dell’assetto ormonale, il maggior dispendio energetico e un intenso metabolismo proteico indotto dall’attività fisica provoca un elevato dispendio di glutammina e di conseguenza la necessità di ricorrere a protocolli di integrazione.

Numerosissimi studi infatti, mostrano come l’adeguata integrazione di questo aminoacido possa determinare:

– Miglioramento della prestazione: studi dimostrano come la glutammina, soprattutto quando accompagnata da carboidrati, possa determinare un incremento delle scorte muscolari di glicogeno, predisponendo il muscolo ad una contrazione più efficace e prolungata.

Risultati particolarmente positivi ad esempio si sono registrati nei calciatori, nei quali la supplementazione di questo aminoacido ha determinato un incremento della distanza percorsa durante l’esecuzione di esercizi intermittenti utili a valutare le capacità muscolari degli atleti.

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– Riduzione della sensazione di fatica, riducendo l’incremento di ammoniaca e metaboliti azotati in parte responsabili dell’insorgenza della fatica centrale e periferica, data la capacità di attraversare la barriera ematoencefalica raggiungendo il sistema nervoso centrale e ostacolando la contrazione muscolare. Questo effetto risulta cruciale, nel mantenimento della performance in atleti di endurance come maratoneti e ciclisti.

– Mantenimento delle funzionalità immunitarie: ruolo particolarmente importante per gli atleti di endurance (ciclisti e maratoneti) sottoposti a carichi di lavoro molto intensi. È stato dimostrato infatti come l’intensa attività fisica possa associarsi ad un calo delle difese immunitarie che se non adeguatamente recuperate espongono l’atleta al rischio dell’ overtraining, sindrome caratterizzata da infezioni ricorrenti, dimagrimento acuto, perdita di massa magra e calo vistoso della performance atletica.

Diversi lavori sostengono il ruolo sinergico della glutammina, dei carboidrati a medio rilascio e degli aminoacidi a catena ramificata nel promuovere il miglioramento della performance e sostenere la salute dell’atleta,

BENEFICI:

L’integrazione con glutammina può risultare utile per:

– stimolare la sintesi proteica favorendo lo sviluppo muscolare indotto da attività fisica;

– prevenire i rischi associati al sovrallenamento, tra cui l’aumentata suscettibilità alle infezioni;

– potenziare le difese immunitarie dell’organismo;

– migliorare l’omeostasi del pH ematico prevenendo l’eccessiva acidificazione del sangue;

– detossificare l’organismo dagli eccessi di diete iperproteiche o chetogeniche;

– ridurre la sensazione di affaticamento muscolare, aumentando la resistenza a sforzi fisici intensi ripetuti nel tempo;

– migliorare il recupero dopo un intenso sforzo fisico;

– ridurre e prevenire i DOMS (dolori muscolari post-esercizio) ed il catabolismo muscolare;

– aumentare la ritenzione di acqua intracellulare; similmente alla creatina, dopo l’assunzione acuta, la glutammina può favorire un rapido e transitorio aumento di peso e delle circonferenze muscolari.

Salute come scelta

Il professore Ivan Neumivakin era il capo del programma di salute degli astronauti russi.

Mise a punto un sistema di risanamento corporeo unico al mondo.

Il professore Ivan Neumivakin era il capo del programma di risanamento degli astronauti russi. Nei corso della sua attività ha saputo prendere il meglio della medicina russa e l’aveva arricchito con le sue invenzioni; come risultato, è stato creato un sistema di risanamento unico al mondo, grazie al quale gli astronauti da più di 50 anni non si ammalano.

Vi mostriamo di seguito una delle sue interviste evidenziando nelle prime righe la parte più significativa, la “chiave” del sistema di risanamento naturale del professor Ivan Neumivakin è l’acqua.

Testo tradotto da Olga Samarina :

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“Se avete fame – bevete.

Dopo aver bevuto, per mezz’ora avrete tolto la fame, e poi bevete ancora. Solo quando avrete una forte fame, mangiate.

Se non ne avete, non mangiate, fate riposare l’organismo. C’è ancora del cibo del mattino da digerire, se buttate sopra dell’altro, il cibo marcisce.

L’acqua è il cibo, per ¾ siamo l’acqua. Dobbiamo bere a digiuno 1,5-2 l di acqua fresca. Guardate alcune persone dopo 60-70 anni, quando iniziano a bere circa 2 litri d’acqua, le rughe si stirano e l’intestino lavora bene, le cellule si fanno il bagno nell’acqua, è la base della loro vita ….

Acqua PURA serve alla cellula, non deve spendere l’energia per pulirla, è l’acqua pura che restituisce la salute.”

Prima di tutto, io dovevo capire dove si trova il confine tra la salute e la malattia, e poi capire, che cosa, dall’arsenale della medicina ufficiale, poteva essere utile nello spazio. In pratica, nulla.

Dopo che me ne sono andato dal programma, ho cercato di proporre alla sanità pubblica tutto ciò che avevo trovato utile, ma ho incontrato una feroce resistenza.

Qual’è la sua discordanza con la scienza medica classica?

Siamo una catena di montaggio, e la bocca è una macchina per rimpicciolire e spezzettare il cibo. Dobbiamo non ingoiare il cibo, ma masticarlo molto bene, praticamente, “berlo”.

Avete ingoiato il boccone senza masticarlo. Questo si copre solo superficialmente con l’acido cloridrico che non può penetrare dentro il boccone. Ma la cosa più grave è che questo acido si diluisce con l’acqua bevuta alla fine del pasto; la sua concentrazione è ridotta e, come risultato, il cibo non si digerisce. Tutto ciò che avete mangiato diventa “scorie”, prodotti di metabolismo non digeriti.

Mangiamo 4-5 volte più del necessario. E tutto il cibo “in più” è un lavoro per i medici, se non oggi, lo sarà domani.

Lei propone di bere meno liquidi?

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Dipende dai liquidi. Solo l’acqua “pulita” va nelle cellule; le acque minerali o gassate vanno prima pulite. Il tè e il caffè alzano momentaneamente l’energia, ma aggravano la mancanza dell’acqua.

L’acqua “sporca” va nella cellula che invece di ricevere l’energia deve prima pulirla. Lo sporco si getta via ma di acqua ce ne poca. E l’energia manca. L’assunzione dei liquidi impuri causa l’arteriosclerosi, lì ipertensione, l’aritmia: questa è la causa delle maggioranza delle malattie.

Il cancro, l’AIDS?

Penso che queste malattie non esistano.

Come no?!

CI sono degli stati legati alle scorie nell’organismo. In questo ambiente le cellule vivono in un ambiente putrido e privo di ossigeno. Sono costrette a mutare e a diventare cancerose. Le cellule cancerose ci sono in qualsiasi organismo, ma il sistema immunitario sano le sopprime.

E se l’individuo è debole, queste iniziano a moltiplicarsi e a crescere. In linea di principio, ci servono, perchè l’organismo deve sapere che il male e il bene coesistono.

Abbiamo creato un centro di salute dove in tre settimane, senza clisteri e farmaci, purifichiamo l’ambiente interno dell’organismo. Spariscono le malattie come, per esempio, l’ipertensione.

Come lo fate?

Mangiando molto poco, più delle speciali tisane per pulite il sangue, il fegato, i reni e il pancreas. Due giorni di digiuno e due giorni di tisane.

Si dice che da voi curano con successo il Parkinson e la Sclerosi Multipla.

Si, dopo tre-sei mesi i malati che erano a letto si alzano, vanno al mercato, iniziano ad essere autosufficienti. Il segreto è semplice: hanno saziato le cellule dell’acqua di cui si avvertiva la mancanza. La medicina non nota che l’acqua è il miglior elettrolita, è l’energia; senza l’acqua non funzionano i mitocondri, le stazioni idroelettriche che forniscono alla cellula l’energia.

Il primo organo che risente la mancanza dell’acqua è il cervello. Di qui l’irritabilità, il mal di testa, la stanchezza, gli scarsi risultati nello studio.

Il cancro e l’AIDS sono le conseguenze e non le cause, se una persona è certa che il cancro è uno stato temporaneo, potrà liberarsene.

Deve prima di tutto capire cosa ha fatto di sbagliato nella vita, capire i suoi errori, chiedere il perdono, e poi credere nella guarigione.

– La gente si stupisce quando lei dice che non c’è cuore nel petto.

Il cuore è un motore per pompare il liquido, si trova sotto l’ombelico.

Come?!

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Una persona adulta è alta 150-180 cm. Il liquido sotto la forza della gravità cade in giù, si deve farlo tornare su, e lo fanno i muscoli dentro i quali si trovano i vasi; sono le pompe che spingono il sangue in su. Se il padrone del corpo non lo cura, non fa lo sport, non allena i muscoli del tronco e delle gambe, arriva l’arteriosclerosi, arrivano le varici, ecc. Il sangue, in presenza delle scorie, si addensa e il cuore deve applicare molti sforzi per spingere questo sangue.

Prima sorge l’ipertrofia del ventricolo sinistro, poi le aritmie, poi l’infarto o l’ictus. Non ce la fa il cuore, a lavorare al posto di più di 500 muscoli che devono pompare il sangue. Il cuore deve lavorare con il cuore non denso ma liquido, pieno d’acqua. Ma nessuno insegna come ottenerlo.

Non molti sanno che si deve bere l’acqua 10-15 min prima di mangiare, 1-2 bicchieri. L’acqua supera lo stomaco e si raccoglie nel duodeno, dove si accumulano gli alcali. Quest’acqua non si inacidisce, diventa alcalina.

E le tradizionali bevande a fine pasto?

ASSOLUTAMENTE NO. Potete solo sciaquare la bocca. Dopo aver mangiato carne, per due ore non mangiate né bevete nulla, i succhi gastrici devono trattare la carne. Anche perché nella carne c’è qualcosa di utile, noi viviamo nella tavola periodica di Mendeleev e abbiamo bisogno di vari elementi.

Di Olga Samarina

Fonti: http://radionicaesoterico-scientificarussa.blogspot.it/2015/07/essere-sani-senza-medicine-e-semplice.html?m=0

Betacarotene o Pro-Vitamina A

Vitamina A

La scoperta

Siamo agli inizi del ‘900 quando alcuni scienziati scoprono la presenza, nei tuorli d’uovo e nel burro, di un fattore essenziale per la crescita dei ratti. Col tempo, e la definizione di studi più precisi, si arriva nei primi anni ’30, alla dimostrazione dell’esistenza di un composto chimico liposolubile, quindi non in grado di sciogliersi nell’acqua, chiamato Vitamina A, il quale è fortemente legato ad altri elementi di natura vegetale, i carotenoidi, dai quali trae origine.

Il legame tra retinolo e carotenoidi

La vitamina A si forma a partire dal β-carotene, una provitamina ricavata da fonti vegetali. I carotenoidi infatti, classe di composti chimici a cui appartiene il β-carotene, sono quegli elementi che conferiscono la tipica colorazione arancio-rosso alla frutta e alla verdura.

All’interno del nostro organismo, grazie alla presenza di un particolare enzima intestinale, una molecola di β-carotene viene convertita per formarne due di vitamina A. Quest’ultima, essendo liposolubile, viene assorbita a livello del fegato grazie alla presenza dei sali biliari e dei lipidi.

Vitamina A e le sue 3 diverse forme: il RETINOLO, la RETINALDEIDE e l’ACIDO RETINOICO.

Che funzioni ha?

1) Sotto forma di acido retinoico sembra essere fondamentale per la maturazione embrionale e per la differenziazione di alcune linee cellulari. Questo è in grado di farlo poiché risulta determinante nella regolazione dell’espressione di alcuni geni.

2) La retinaldeide, che si forma a partire dal retinolo, è essenziale per il buon funzionamento della vista e per permettere la visione crepuscolare e diurna.

3) La vitamina A ha un ruolo importante anche nella crescita delle ossa e dei denti, e per le cellule della pelle.

4) E’ un potente antiossidante, come la vitamina E e la vitamina C, quindi protegge dai danni causati dai radicali liberi e contrasta gli effetti dannosi provocati dal fumo, dall’inquinamento e dall’esposizione ai raggi UV.

5) Infine rinforza il sistema immunitario aumentando la resistenza alle infezioni.

In quali fonti alimentari

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Questo micronutriente è prevalentemente di origine animale, lo troviamo infatti al elevate concentrazioni nel fegato e nella milza, dove sappiamo essere messo in riserva, a seguire anche nel latte e nei suoi derivati e le uova.

Derivando dai carotenoidi, anche i cibi che contengono quest’ultimi possono essere considerati una fonte principale di vitamina A. Per questo motivo vanno considerati come importante risorsa di questo elemento anche: peperoni, carote, albicocche e meloni, verdura a foglia verde.

Conseguenze da una carenza di vitamina A?

Una grave carenza potrebbe riflettersi sulle capacità visive, come ad esempio la diminuzione dell’adattamento del nostro occhio alla bassa illuminazione, i casi più seri di deficit vitaminico potrebbero comportare secchezza della congiuntiva, membrana mucosa che ricopre il bulbo oculare, e della cornea.

Inoltre avendo a che fare con la formazione delle ossa e degli epiteli, con bassi livelli di vitamina A si potrebbe andare in contro ad alterazioni delle strutture ossee ed epiteliali.

Se assunta i eccesso è tossicità?

Un’assunzione eccessiva di vitamina A è dannosa soprattutto se di origine animale, mentre se assunta sotto forma di β carotene (di origine vegetale) i suoi effetti da iperdosaggio sono minimi. Di conseguenza in caso di carenze è consigliabile integrare con B-carotene o carotenoidi.

Per concludere…

Va da se che l’alimentazione assume un ruolo fondamentale per determinare parte dell’apporto di vitamine e sali minerali di cui il tuo corpo necessita ogni giorno, in modo da svolgere tutte le funzioni fisiologiche al meglio.

E nel caso in cui non bastasse, poiché al giorno d’oggi frutta e verdura sono povere di nutrienti, è molto importante avvalersi di buona integrazione, per far si che tu possa creare le fondamenta solide sulle quali costruire il tuo benessere.

Dott.ssa Carolina Capriolo

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Diabete … What is?

Il diabete è una malattia cronica, anche detta sindrome metabolica, che comporta sempre una condizione di iperglicemia, ossia una quantità di glucosio nel sangue molto elevata. Questo è dovuto ad un calo dell’insulina, ormone che ha il compito di regolare i livelli glicemici nella circolazione sanguigna e nei tessuti e che se deve intervenire sottrae lo zucchero dal sangue e lo mette in riserva sotto forma di grasso.

Questa patologia nel tempo tende ad associarsi ad altre complicanze, soprattutto a livello di danni ai vasi sanguigni (sia per quanto riguarda macroangiopatie, ostruzioni gravi e precoci dei grandi vasi non veramente specifiche della malattia diabetica; sia microangiopatie, alterazioni lievi dei piccoli vasi, per lo più a livello di retina, reni e nervi, tipica quest’ultima della sindrome metabolica presa qui in esame).

Il metabolismo dei glucosidi

Il glucosio rappresenta la più importante fonte di energia per le cellule del nostro organismo e proprio per questo, oltre ad essere utilizzato immediatamente, viene anche immagazzinato in riserve di glicogeno. Il glucosio, dunque, dal sangue (nel quale viene disciolto dopo il processo di digestione degli alimenti) deve essere trasportato all’interno delle cellule per essere utilizzato e immagazzinato.

L’insulina è il principale ormone che regola l’ingresso del glucosio dal sangue nelle cellule (in quelle muscolari e adipose), il deficit di secrezione insulinica o l’insensibilità alla sua azione sono proprio i due meccanismi principali attraverso cui si espleta il diabete mellito.

La gran parte dei carboidrati nel cibo viene convertita entro un paio di ore in glucosio. L’insulina è prodotta dalle cellule β del pancreas come esatta risposta all’innalzamento dei livelli di glucosio nel sangue (per esempio dopo un pasto), le cellule β del pancreas sono infatti stimolate dagli alti valori di glicemia e inibite dai valori bassi.

Se la disponibilità di insulina è insufficiente (deficit di insulina) o se le cellule rispondono inadeguatamente ad essa (insulino – resistenza) o se l’insulina prodotta è difettosa, il glucosio non può essere efficacemente utilizzato dal nostro organismo: la conseguenza di ciò è uno stato di carenza di glucosio nei tessuti con elevati valori nel torrente sanguigno.

le varie tipologie di diabete, classificazione

Esistono diversi tipi di diabete e diverse circostanze in cui esso può presentarsi quindi vediamone assieme le diverse caratteristiche:
Diabete mellito può essere di tipo 1 o di tipo 2

• Diabete di tipo 1: Si configura come patologia autoimmune, poiché causata da una risposta immunitaria contro le cellule β del pancreas, che vengono distrutte e che comporta di conseguenza insulino – deficienza. Questa forma compare in età giovanile. Potrebbe anche essere dovuta a fattori ambientali o genetici.

• Diabete di tipo 2: in questo caso i pazienti conservano una certa funzionalità delle cellule β (responsabili della produzione di insulina), non sufficiente però a mantenere stabili i livelli di glucosio nel sangue e presentano una scarsa sensibilità dei tessuti periferici all’insulina. Il diabete di tipo 2 insorge in tarda età e non è di tipo immunitario, ma dovuto a diversi fattori: ambientali, ereditari e comportamentali.
• Diabete gestazionale: Per diabete gestazionale si intende un aumento dei livelli di glucosio che si manifesta o viene rilevato per la prima volta nel periodo della gravidanza.

Questa condizione si verifica nel 8% delle donne incinte. Generalmente, il diabete gestazionale tende a scomparire al termine della gravidanza; tuttavia, le donne che ne hanno sofferto presentano un rischio più elevato di sviluppare diabete di tipo 2 in età avanzata.

Pur essendo una condizione transitoria, se non viene diagnosticato ed adeguatamente curato, può portare a delle conseguenze, anche gravi, sia per la madre che per il bambino.

Diabete secondario

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E’ conseguente a patologie correlate al pancreas, in seguito a traumi o asportazioni chirurgiche, a malattie endocrine o ancora in seguito a intensi trattamenti farmacologici (soprattutto a base di glicocorticoidi).

Diabete insipido

E’ una forma particolare e rara di diabete, dovuta ad un alterato funzionamento dell’ipofisi, presenta i vari sintomi del diabete mellito senza la condizione di iperglicemia. In questo caso le urine sono molto poco concentrate come conseguenza di una scorretta produzione o secrezione o funzionamento dell’ormone vasopressina (ADH), il quale è regolato in partenza dall’ipofisi.

Il diabete NON è una malattia da eccesso di zuccheri

In Europa circa 75 milioni di persone soffrono di questa malattia e 1 adulto su 4 è in fase pre-diabetica.

Lo stesso endocrinologo Ron Rosedale, ricercatore dei disturbi connessi al diabete, afferma che dato che l’aumento dei casi diabete è avvenuto in un tempo ristretto quasi ad una sola generazione, l’origine non può essere legata a cause genetiche. Inoltre il problema di base riguarda i cambiamenti radicali nello stile di vita e di dieta che si sono verificati negli ultimi 50 anni.

Il consumo sempre più massiccio di carboidrati raffinati e la produzione di alimenti industrialmente elaborati, hanno fatto sì che i nostri cibi fossero molto poveri da un punto di vista nutritivo nonostante avessero un apporto calorico altissimo.

Va osservato inoltre che la situazione è per di più peggiorata dal fatto che lo stile di vita sviluppatosi negli ultimi tempi è sempre più sedentario.

Insulina e leptina: un circolo vizioso

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I principali ormoni che gestiscono le riserve energetiche sono l’insulina e la leptina. Il ruolo del primo lo abbiamo osservato precedentemente, il secondo, meno conosciuto, è stato scoperto relativamente più di recente, è prodotto dal tessuto adiposo e ha come funzione di segnalare al cervello la sensazione di sazietà.

In una condizione in cui il cibo ricco di zuccheri abbonda e l’attività fisica è poca il nostro corpo si sforza di mantenere i livelli di glucosio entro i limiti, e lo fa secernendo quantità crescenti di insulina e leptina.

Maggiore è la velocità con cui assorbiamo il cibo, maggiore è la velocità con cui crescono i livelli di zucchero nel sangue e maggiore è la necessità d’insulina e leptina. Più un alimento è stato raffinato e più sarà assorbito velocemente e più questo squilibrio ormonale si aggrava.

Il nostro organismo si abitua a livelli costantemente elevati di questi ormoni e non risponde più allo stesso modo. Quantità crescenti portato ad esigenze sempre maggiori, questo fenomeno è detto “resistenza” all’insulina e alla leptina.

Raggiunto questo stato il nostro pancreas non è in grado di produrre ancora più insulina e il cervello inizia a non rispondere più ai segnali dati dalla leptina, da qui lo sviluppo della malattia.

Cosa provoca questo disordine metabolico?

Questa sindrome comporta un aumento del peso e un’intensa sensazione di fame in primis. In caso di diabete aumenta anche il rischio di malattie cardiovascolari e di cancro, di disfunzione erettile e impotenza sessuale. Essendo l’insulina un ormone pro-infiammatorio, cresce anche la predisposizione alle infiammazioni. Si rischia l’ipotiroidismo, l’invecchiamento precoce delle nostre cellule e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer (anche definito diabete di tipo III).

L’integrazione è fondamentale

Migliorare la qualità della nostra alimentazione e del nostro stile di vita purtroppo non basta, assume un ruolo fondamentale anche il poter colmare le carenze nutrizionali che mettono in difficoltà il nostro metabolismo:

– Le vitamine del complesso B sono essenziali per attivare il metabolismo dei carboidrati, in particolar modo la vitamina B1 (tiamina) interviene nei processi di assorbimento del glucosio e ne stabilizza i livelli nel sangue;

– La glutammina agisce in concomitanza alla vitamina B1, oltre ad essere fondamentale per la permeabilità della mucosa gastrica;

– La vitamina C ha un ruolo predominante nella prevenzione e risoluzione dei danni che compaiono a livello vascolare in caso di diabete;

– Gli aminoacidi lisina e prolina di conseguenza risultano essere importanti per permettere l’assorbimento della vitamina C;

– L’acido alfa-lipoico, ottimo antiossidante intracellulare che migliora il controllo della glicemia e diminuisce i danni causati dal diabete;

– Il magnesio, assolutamente essenziale per la diminuzione della resistenza insulinica

– La vitamina D3;

– La vitamina K2 diminuisce il rischio di imbattersi nel diabete e aumenta la sensività all’insulina;

– Il cromo potenzia l’azione e la secrezione di insulina;

– La cannella, aiuta ad ottenere un miglior controllo glicemico e abbassa i livelli di emoglobina glicata, dei trigliceridi e dei lipidi totali nei pazienti diabetici;

– L’acqua, è importante per aumentare il rendimento energetico cellulare e per agevolare tutte le reazioni fisiologiche precedentemente nominate.

Dott.ssa Carolina Capriolo

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Fonti:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4363979/
http://diabetes.diabetesjournals.org/content/46/11/1786.short
http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0092358
http://www.arcmedres.com/article/S0188-4409(14)00078-2/abstract
http://care.diabetesjournals.org/content/34/9/e147.short
http://www.my-personaltrainer.it/salute/diabete.html
“The Rosedale diet” Ron Rosedale , Carol Colman , pg.134
Glucose Intake and Utilization in Pre-Diabetes and Diabetes Implications for Cardiovascular Disease 2015, Pages 387–401Part II: Diabetes Chapter 32 – Amino Acids Supplementation as Nutritional Therapy Strategy in Diabetes Mellitus Giuseppe D’Antona, MD, PhD