La diagnosi della candida

Cominciò a diffondersi in un’epoca in cui la medicina convenzionale era ancora ferma alla totale negazione. Era la metà degli anni Ottanta – praticamente il Medioevo delle malattie croniche – e il modello medico dominante non forniva conferme ai problemi di salute che interessavano le donne, se non prescrivendo una terapia ormonale sostitutiva o antidepressivi.

Decine di migliaia di donne si sentivano incomprese ed erano esasperate. Nel frattempo, il movimento della medicina alternativa aveva raggiunto un punto di svolta. Erano sempre più numerosi i medici e i terapeuti alternativi che aprivano uno studio o cominciavano a lavorare in ambulatori già esistenti.

candida intestinale

A quell’epoca la medicina convenzionale e la medicina alternativa erano totalmente distinte; non potevi trovare un naturopata o un medico olistico in un ambulatorio convenzionale. I medici alternativi si sentivano indotti a sbaragliare la medicina convenzionale, avevano solo bisogno di qualcosa su cui affondare i denti per dimostrare la propria competenza.

Le sale d’attesa si riempirono di donne frustrate per il trattamento ricevuto dai medici convenzionali. Purtroppo i terapeuti alternativi non capivano quale fosse il problema, ma almeno ammettevano che quelle donne soffrivano di qualcosa. Fu questo il grande risveglio della metà degli anni Ottanta, che si è protratto fino ai primi anni Novanta. Finalmente le donne e le loro lamentele venivano prese sul serio. Fu un momento importante, di quelli che andrebbero celebrati, come il suffragio femminile, eppure questa svolta storica nella vita delle donne non è entrata nei libri di storia.

candida albican

A quell’epoca, il movimento delle terapie ormonali aveva già avuto un forte impatto. Nella medicina convenzionale era ormai una pratica consolidata attribuire ogni problema alla menopausa o alla perimenopausa. Anche i terapeuti alternativi cercavano di formulare una diagnosi per le ondate di pazienti affette da sintomi misteriosi, ma non accolsero la panacea delle terapie ormonali, sospettando che fosse in gioco qualcos’altro.

Le comunità della medicina alternativa approdarono così al fungo chiamato candida. Questa etichetta era una ventata d’aria fresca per le donne che per decenni non avevano ricevuto risposte dalla medicina convenzionale. Candida diventò sinonimo di “finalmente sappiamo perché così tante persone non stanno bene”. Era un errore, ma si trattava comunque di un progresso straordinario.

candida

Per una donna, sedersi nello studio di un naturopata e sentirsi dire che aveva la candida significava avere almeno la benedizione di una conferma: “Lei ha davvero una malattia.” Le veniva comunque addossata una qualche colpa, perché la causa del malessere era attribuita al suo stile di vita, ma tutto sembrava perfettamente logico. E seguendo le istruzioni del medico, ovvero eliminando i fritti e i cibi elaborati così come i dolci avrebbe avuto dei miglioramenti.

Verso la fine degli anni Novanta la diagnosi della candida si estese anche agli ambienti della medicina convenzionale. Ora è una diagnosi consolidata, ed è il modo più facile per dire a qualcuno: “È questo il motivo per cui stai male.” Le donne guariscono davvero quando vengono curate per la candida? No. E le drastiche diete senza zuccheri ma con alti apporti di grassi e proteine raccomandate in questi casi offrono solo un sollievo temporaneo … per poi ritorcersi contro.

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In realtà la candida è il lievito più ingiustamente accusato del nostro tempo. Tutti l’abbiamo. La candida è un fungo benefico che risiede nel tratto intestinale e ci aiuta a digerire e ad assimilare gli alimenti. È possibile traboccare di candida ma essere al contempo perfettamente sani; esistono persone con alti livelli di questo fungo che mangiano e bevono tutto ciò che vogliono senza avere un accenno di affaticamento o di problemi allo stomaco. Di per sé la candida è normalmente innocua.

Ciò che le comunità mediche non comprendono è che si tratta di un regolare compagno, o cofattore, di altre malattie e organismi, tra cui la malattia di Lyme, l’herpes zoster (fuoco di Sant’Antonio) e altri herpes, il virus di Epstein-Barr, il Clostridrium difficile (Batterio C.), lo streptococco, l’Helicobacter pylori, il diabete, la sclerosi multipla, l’Herpesvirus umano 6 (HHV-6), il citomegalovirus e molti altri.

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Per esempio, se hai i sintomi della malattia di Lyme, i fattori scatenanti –antibiotici, alimentazione malsana, mancanza di sonno, stress, paura, oltre all’infiammazione creata da qualunque tipo di infezione virale e/o batterica, quasi certamente aumenteranno il tasso riproduttivo del fungo, perciò sarà più probabile che un test dia esiti positivi. Tieni presente che i test per la candida sono comunque fallibili e inconcludenti. Può darsi che tu abbia la candida anche se il risultato non è positivo, ma a provocare danni al tuo corpo non è il fungo: è tutto il resto.

Incolpare la candida è come sparare al messaggero. Una sua proliferazione può indicare l’esistenza di un problema che merita una seria indagine, non che il problema sia la candida stessa. Ma per i medici è relativamente facile utilizzare una manciata di test per la candida, mentre attualmente è quasi impossibile individuare le vere cause che si celano dietro la fibromialgia, la sclerosi multipla, il morbo di Alzheimer, la demenza, certe forme di infezioni alle vie urinarie, alcuni tipi di affaticamento surrenale, la sindrome da stanchezza cronica, il lupus, l’artrite reumatoide, le malattie della tiroide e molte altre patologie che le comunità mediche non sono in grado di trattare. La candida è diventata un comodo capro espiatorio.

LA VERITÀ SULLA CANDIDA 

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Riguardo alla candida, nelle comunità mediche si sono radicate delle nozioni assurde, nate dalla disinformazione e avvalorate dalle tendenze in voga negli ultimi decenni. Dovrai leggere i paragrafi seguenti con la mente aperta, perché contraddicono tutto ciò che ti è stato raccontato su questo innocuo fungo.

Riconoscere i casi rari
Centinaia di migliaia di pazienti ogni anno ricevono una diagnosi in cui la candida viene erroneamente considerata la causa dei loro gravi problemi di salute. La verità è che essa incide su gravi problemi di salute per meno dello 0,1 per cento della popolazione di Europa e Stati Uniti messi insieme. In quei rari casi in cui la candida esercita un effetto nocivo e richiede una cura, di solito questo fungo prolifera in modo incontrollato e causa febbri medio-alte che possono diventare croniche e prolungate, protraendosi per settimane o mesi.

Le analisi riveleranno alti livelli di candida nel sangue. Questi rari casi sono in genere dovuti a complicazioni
postoperatorie e quasi sempre sono accompagnati da una infezione batterica dilagante. Se un medico ti dice che i tuoi sintomi sono dovuti alla candida, è molto probabile che si stia sbagliando.

estratti

La candida e la sindrome del tuo Metaboloma “intestino permeabile”.
La candida è accusata di penetrare nelle pareti del colon e del tratto intestinale causando la sindrome dell’intestino permeabile. Non è esattamente così. In presenza di alti livelli di candida, il peggio che può succedere è che si formino dei calli sui segmenti irritati delle pareti intestinali impedendo in parte l’assimilazione del cibo. Nella maggioranza dei casi, questo è il danno peggiore che può provocare. “spiegherò meglio sulla disbiosi dell’intestino permeabile”.

Il canarino in miniera
La candida vive nell’intestino, ma può anche comparire nel fegato, nella bile, nella vagina e altrove. La sua presenza in questi organi non causa danni sostanziali se non lavoro in più per il sistema immunitario. Tuttavia, come un canarino in una miniera di carbone, la candida può segnalare un problema davvero preoccupante che fa proliferare il fungo. Per esempio, un’infezione vaginale da streptococco può passare inosservata ai medici, che invece tendono a incolpare il lievito per i disturbi della paziente. 
I medici dovrebbero invece interpretare la candida come un segnale e andare a cercare i batteri che si nascondono.

Curare la causa alla radice 
Di solito non è necessario intervenire direttamente sulla proliferazione del fungo. È invece necessario trattare la causa alla radice della malattia che ha provocato l’insorgere dei sintomi. Quando metti fine alla vera malattia, i livelli di candida tornano alla normalità.

Un aspetto positivo delle attuali tendenze mediche è che le cure più diffuse per trattare questo fungo, come adottare abitudini alimentari più sane, sono anche rimedi efficaci per curare almeno in parte molte malattie che si accompagnano alla candida. Quando una persona cambia la sua alimentazione eliminando cibi come dolci, pane e bibite gasate, il suo sistema immunitario si rafforza in maniera naturale, rendendo il corpo meno ospitale per malattie autoimmuni e altre patologie.

Tuttavia, altri aspetti del regime alimentare consigliato per la candida sono controproducenti …

La fobia della frutta 
Uno dei principali equivoci che riguardano la candida ha a che fare con i cibi che la alimentano. Se è vero che può nutrirsi di zuccheri, la confusione ruota intorno al tipo di zuccheri. Spesso le persone credono che tutti gli zuccheri si equivalgano. È come dire che l’acqua è tutta uguale, che bere un bicchiere d’acqua potabile sia la stessa cosa che bere l’acqua del water.

In realtà, il fruttosio naturalmente contenuto nella frutta è legato a composti e sostanze – tra cui antiossidanti, polifenoli, antocianine, sali minerali, composti fitochimici e micronutrienti anticancerogeni – che annientano quasi tutte le malattie e infine uccidono anche la candida. Anche quando lo zucchero viene estratto dalla frutta e si presenta in forma di fruttosio concentrato, non ha comunque la capacità di nutrirla.

Inoltre, lo zucchero della frutta abbandona lo stomaco in pochi minuti, da tre a sei, e non sfiora nemmeno il tratto intestinale; quindi, se temi che il fruttosio nutra la candida, non devi più preoccuparti. La frutta è fatta di fibre, polpa, buccia e semi che uccidono non solo tutte le varietà della candida, dei lieviti e dei funghi, ma anche altri parassiti, vermi e batteri inutili come l’Escherichia coli e lo streptococco.

La frutta è la tua arma segreta contro la candida.
Gli zuccheri che nutrono davvero la candida sono lo zucchero da tavola, lo zucchero di canna raffinato, lo zucchero di barbabietola raffinato, gli zuccheri provenienti da altre fonti come il nettare di agave, tutti gli zuccheri dei cereali raffinati e quello del granturco (come lo sciroppo di glucosiofruttosio).
Dunque è proprio qui che i medici alternativi aiutano le persone: incoraggiandole a rinunciare alla torta di cioccolato.

Ascorbato di Sodio

Il mito dei grassi e delle proteine 
La convinzione che una dieta ad alto contenuto di grassi e proteine uccida la candida è un errore madornale. I grassi e le proteine in realtà nutrono la candida. Le proteine, che esercitano un’azione infiammatoria, sono appiccicose e si attaccano al tratto intestinale. L’accumulo di proteine non digerite in una persona con un apparato digerente debole può creare un terreno fertile per questo e altre varietà di funghi, oltre che per parassiti e batteri.

Se i grassi sono la tua principale fonte calorica, la proliferazione della candida troverà un terreno più fertile. Una paziente può seguire alla lettera la dieta prescritta da un medico e avere l’impressione che tutto vada bene, ma la candida continuerà a proliferare in silenzio nel suo organismo, nutrendosi del pollame, delle uova e degli oli che la donna consuma.

Il giorno in cui la paziente cede alla voglia di un gelato alla festa di compleanno del figlio, la candida verrà allo scoperto e lei potrebbe stare peggio di quando ha cominciato la dieta. L’approccio migliore per combattere la candida è seguire un’alimentazione a basso contenuto di grassi e proteine che includa frutta e verdura in abbondanza.

verdure

GUARIRE DALLA CANDIDA 
Il modo più efficace per guarire da una candidosi è curare la vera causa dei tuoi sintomi. Detto ciò, se non hai altri sintomi misteriosi, squilibri nell’organismo, malattie autoimmuni o altri problemi di salute, e se sei sicuro che il tuo sia uno dei rari casi in cui la candida è un problema isolato, allora puoi seguire i consigli esposti sulla dieta “La salute dell’apparato gastrointestinale” che riporto aggiungendo Batteri umani su basi di acidi grassi a corta catena fermentati 3 anni in frutta e verdura, depurazione, innalzamento del sistema immunitario, ecc; le informazioni offerte in quel capitolo gioveranno a chiunque, anche a chi vuole curare la candida come fattore concomitante di un problema di salute più radicale.

Nell’affrontare la candida, l’obiettivo è alzare i livelli di acido cloridrico nei succhi gastrici, ricostituire il tratto intestinale e rafforzare e disintossicare il fegato. Tieni presente che dovresti evitare di assumere antibiotici e antimicotici: questi farmaci debellano tutta la flora batterica intestinale – anche i batteri buoni – indebolendo gravemente il sistema immunitario. E un sistema immunitario debole è un fattore scatenante per virus, batteri e/o funghi annidati nel corpo e molto resistenti a quei farmaci, che così potrebbero cominciare a riprodursi e a compromettere la qualità della tua vita.

star bene

Anthony William

Affaticamento surrenale

Tra i componenti fondamentali del sistema endocrino ci sono le ghiandole surrenali, piccoli cuscinetti di tessuto situati proprio sopra i reni. Queste ghiandole producono ormoni d’importanza cruciale per la salute, per esempio l’adrenalina, il cortisolo e altri ormoni che a loro volta regolano la produzione di ormoni sessuali come gli estrogeni e il testosterone.

Lo stress è un fattore scatenante per l’attività delle ghiandole surrenali, perché le induce a produrre una quantità extra di ormoni come l’adrenalina. Questa sovrapproduzione è un’eccellente strategia di sopravvivenza, ma è congegnata per consentire al corpo di affrontare emergenze di breve durata, perché gli ormoni supplementari servono quando si presenta una situazione critica.

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Se lo stress si protrae per un lungo periodo – per esempio perché stai affrontando un fallimento finanziario, un divorzio, la morte di una persona cara o altri eventi che provocano un forte dissesto emotivo – le ghiandole surrenali sono costrette a una “iperattività” continua che le danneggia.

Essere sottoposti a uno stress particolarmente intenso, anche se per un periodo relativamente breve, può affaticare le ghiandole surrenali; un tipico esempio è il parto, che richiede enormi quantità di adrenalina. Infatti, le comunità mediche non sanno che la stanchezza e la depressione post-partum sono spesso dovute all’esaurimento delle ghiandole surrenali che, dopo le fatiche del parto, non riescono più a produrre quantità sufficienti degli ormoni giusti al momento giusto per far sì che la puerpera sia forte, vitale e felice.

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Quando le ghiandole surrenali sono sovraccaricate, subiscono l’equivalente di un esaurimento nervoso e si comportano in modo irregolare. Alcuni praticanti di medicina alternativa ritengono che, quando si “esauriscono”, le ghiandole surrenali smettono semplicemente di produrre gli ormoni necessari. È una semplificazione estrema del ruolo complesso che queste ghiandole svolgono minuto per minuto nelle reazioni emotive e negli adattamenti all’ambiente.

Quello che in realtà succede è che, invece di operare in maniera costante creando la giusta quantità di ormoni per ogni nuova situazione, le ghiandole esauste possono produrre quantità eccessive o insufficienti di ormoni, con un processo analogo alle forti oscillazioni d’umore di chi è affetto da un disturbo bipolare.

stanchezza mattutina

Per esempio, quando le ghiandole surrenali sono fuori controllo perché rispondono con una reazione smodata a una situazione e t’inondano con una quantità eccessiva di adrenalina, può subentrare uno stato depressivo.

L’eccesso di adrenalina brucia a sua volta tutte le riserve cerebrali di dopamina, un ormone neurotrasmettitore che svolge una funzione vitale per la sensazione di felicità, e quindi ti senti depresso. È questo comportamento incostante a causare gli estremi di produzione ormonale – talvolta sovrabbondante, talvolta insufficiente – che caratterizza l’affaticamento surrenale.

stanchezza cronica

Anche se non ne colgono tutte le sfumature, i praticanti della medicina alternativa sono molto più avanti della medicina ufficiale, che non riconosce nemmeno l’esistenza di questa malattia. La verità è che l’affaticamento surrenale esiste fin dalla comparsa del genere umano; l’unica cosa che è cambiata è la sua portata pervasiva. Grazie ai ritmi incalzanti e alle condizioni di stress della nostra epoca, l’80 per cento delle persone sperimenta uno stato di affaticamento surrenale più volte nel corso della vita.

I SINTOMI DELL’AFFATICAMENTO SURRENALE 

Se hai un affaticamento surrenale, potresti provare uno o più dei seguenti sintomi: debolezza, mancanza di energia, difficoltà di concentrazione, tendenza a entrare in confusione, scarsa memoria, difficoltà a compiere mansioni che un tempo svolgevi con facilità, raucedine, problemi digestivi, costipazione, depressione, insonnia, stanchezza anche dopo il risveglio, bisogno di riposare durante il giorno.

stress cronico

L’adrenalina gioca un ruolo vitale nei sogni (per esempio, quando corri in sogno, le ghiandole surrenali vengono stimolate e rilasciano l’ormone), per questo nei casi estremi di affaticamento surrenale alcune persone non riescono a sognare abbastanza da soddisfare i bisogni della mente, dell’anima e dello spirito. Nei casi molto estremi, alcune persone sono così deboli da non riuscire a stare alzate dal letto più di un paio d’ore al giorno. L’affaticamento surrenale spesso comporta delle conseguenze su altri organi e altre ghiandole.

Per esempio il pancreas, quando deve lavorare più del solito per compensare l’ipoattività delle ghiandole surrenali, si infiamma e/o si ingrossa. Il cuore deve lavorare più del solito per cercare di regolare livelli inconsueti di cortisolo e glucosio; e se nel corpo dilaga all’improvviso del cortisolo in eccesso che distrugge le riserve di glucosio, glicogeno e ferro custodite dal fegato, quest’ultimo dovrà lavorare più del solito per crearne di nuove.

L’improvviso afflusso del cortisolo può provocare una condizione di squilibrio nel sistema nervoso centrale e nel cervello. Anche un’insufficienza di cortisolo può portare scompiglio. Il cortisolo, infatti, svolge un ruolo chiave nel convertire i depositi di T4 conservati nella tiroide in un ormone utilizzabile, il T3, e consente al T3 di penetrare nelle cellule per “ricaricarle”. Quando le ghiandole surrenali sono ipoattive, possono causare una penuria di ormoni a livello cellulare. In questo caso, benché la tiroide sia sana e le analisi nella norma, potresti avere i sintomi dell’ipotiroidismo, come aumento di peso, depressione, caduta dei capelli, sfaldamento delle unghie, sensazione di freddo, oscillazione dei livelli di glucosio nel sangue e una miriade di altri problemi.

senza energia

Puoi avere questi sintomi anche se le tue ghiandole surrenali sono perfettamente sane ma la tua tiroide è malfunzionante (vedi, “L’ipotiroidismo e la tiroidite di Hashimoto”). Oppure potresti avere un affaticamento neurologico a causa di un’infiammazione del sistema nervoso centrale provocata da virus come l’Epstein-Barr e l’herpes zoster (fuoco di Sant’Antonio). Poiché esistono infinite cause per la perdita di energia, è difficile stabilire se hai un affaticamento surrenale basandosi solo sui sintomi elencati qui sopra. Per fortuna, però, ci sono altri indizi che possiamo cercare.

ALTRI SEGNALI CHE INDICANO UN AFFATICAMENTO SURRENALE 

Se hai alcuni dei sintomi descritti nel paragrafo precedente e ti riconosci in due o più scenari descritti qui sotto, è possibile che tu abbia un affaticamento surrenale. Tendi a “crollare” nella prima parte della giornata e/o durante il giorno. Come ho già detto, se i tuoi livelli ormonali non sono adeguati, puoi sentire il bisogno di sdraiarti e chiudere gli occhi ancor prima dell’ora di pranzo, anche se hai dormito la giusta quantità di ore la notte prima.

Ti senti stanco a lavoro ma più energico quando torni a casa la sera. Succede quando le ghiandole surrenali, essendo esauste, trattengono le loro limitate riserve di ormoni nel momento di maggiore stress durante il giorno per utilizzarle in caso di emergenza; poi le rilasciano quando torni a casa, un ambiente più rilassato in cui è meno probabile che si verifichi una crisi. La sera sei esausto ma hai difficoltà ad addormentarti. Per prendere sonno, e soprattutto per entrare nella fase REM, occorrono gli ormoni prodotti dalle ghiandole surrenali.

sonno ristoratore

Se ne sei carente, è probabile che tu soffra d’insonnia, abbia un sonno troppo leggero e/o un sonno senza sogni. Non ti senti abbastanza riposato anche dopo una lunga notte di sonno. Anche in questo caso, se non hai adeguate quantità di ormoni che alimentano la fase REM e i tuoi sogni, il sonno non è soddisfacente. Oltretutto, i bassi livelli ormonali ti privano di così tanta energia che ti senti debole a prescindere da quanto dormi.

Continui ad avere una sudorazione abbondante anche dopo aver svolto mansioni poco impegnative. Questo sintomo è dovuto al fatto che il tuo sistema endocrino lavora a più non posso per compensare la carenza di adrenalina. Hai sempre sete e non riesci a dissetarti, o hai sempre la bocca secca, o hai spesso voglia di sale. Questi sintomi sono causati dall’alto numero di elettroliti che vengono distrutti da un improvviso flusso di cortisolo nel sangue e nel sistema nervoso centrale. Acqua, bibite gasate, caffè e altre bevande non risolvono il problema.

Devi ripristinare gli elettroliti bevendo qualcosa che contenga le giuste quantità di sodio, potassio e glucosio, per esempio acqua di cocco, spremuta d’arancia, centrifughe di sedano, o sedano e mela, oppure sedano e cetrioli. Vista appannata o difficoltà a mettere a fuoco. Il sintomo è causato da un flusso di cortisolo in eccesso – che tende a disidratare ogni area che colpisce – in uno o più punti sensibili nell’area oculare, la quale richiede costante e abbondante idratazione. Altri sintomi sono le occhiaie scure o gli occhi infossati.

Bisogno continuo di sostanze stimolanti. Se senti spesso la necessità di sostanze stimolanti per darti la carica – nicotina, caffè, bibite a base di caffeina, spuntini zuccherati come biscotti o merendine, o anche farmaci come le anfetamine – è probabile che cerchi istintivamente dei sostituti degli ormoni di cui sei carente. Ma anche se queste sostanze ti danno una rapida carica di energia, “crolli” appena svanisce l’effetto. Per di più, costringendo le tue ghiandole surrenali a un lavoro eccessivo che le esaurisce, queste sostanze creano cicli di alti e bassi che aggravano ulteriormente le loro condizioni.

PREVENIRE L’AFFATICAMENTO SURRENALE 

Il modo più efficace per mantenere forti e sane le ghiandole surrenali è evitare condizioni estreme e/o prolungate di stress e di tensione che le costringono a una sovrapproduzione di adrenalina. Per esempio, se sottoponi il tuo corpo a sforzi eccessivi svolgendo diversi lavori e dormendo meno del dovuto, considera di eliminare qualche incombenza, se ne hai la possibilità, per concedere alle tue ghiandole surrenali il tempo di rimettersi in sesto e guarire – se non ti è possibile, seguendo i suggerimenti di questo capitolo sarai in grado di recuperare.

Evita anche di assumere sostanze stimolanti, come farmaci o quantità eccessive di caffeina, che tendono a scatenare una “raffica” di adrenalina: ti faranno sentire bene temporaneamente, ma sul lungo periodo rischiano di logorare le ghiandole surrenali.

frutta e verdura

Un altro fattore che sottopone le ghiandole surrenali a una notevole tensione è un’emozione forte. Ciò non significa che devi evitare tutte le emozioni forti. Per esempio, se senti una gioia estrema, le tue ghiandole surrenali generano un ormone che fa bene al tuo corpo e non le logora. Ma se provi paura, le ghiandole producono una forma di adrenalina che è distruttiva e nel corso del tempo logora sia le ghiandole surrenali sia altre parti vitali del corpo.

A questo punto potresti chiedere: “Com’è possibile che alcune emozioni siano più benefiche di altre per il corpo? Le ghiandole surrenali non secernono la stessa adrenalina per rispondere a qualunque emozione?”. È ciò che ritengono le comunità mediche, ma si sbagliano. La verità è che le ghiandole surrenali producono cinquantasei miscele diverse per rispondere a emozioni e situazioni diverse. Nello specifico, producono trentasei varietà di adrenalina che rispondono a situazioni ordinarie della vita quotidiana (per esempio la sensazione di timore, camminare in fretta, liberare gli intestini, fare il bagno/nuotare, sognare) e venti per circostanze meno ordinarie (il parto, combattere un attacco fisico, un lutto).

In linea generale, se qualcosa ti fa stare male a livello emotivo, è probabile che danneggi anche il tuo corpo e ti renda più vulnerabile alle malattie; e se la situazione persiste, finisce per logorare anche le ghiandole surrenali. L’ideale è quindi fare in modo che emozioni come la paura, l’ansia, la rabbia, l’odio, il senso di colpa e la vergogna emergano e si allontanino, invece di reprimerle o combatterle.

carica

Voltare le spalle alle emozioni dolorose per andare incontro a quelle gioiose è più facile a dirsi che a farsi. Per avere un supporto emotivo, puoi trovare una serie di aiuto come lo Yoga, Meditazioni e tecniche per la guarigione dell’anima”, ed esercizi per favorire l’equilibrio spirituale interiore, da utilizzare quando la vita sembra metterti a dura prova.

CURARE L’AFFATICAMENTO SURRENALE 
Se considerando i sintomi e gli scenari descritti fin qui ritieni di avere un affaticamento surrenale, non disperare. Puoi prendere provvedimenti concreti, come spiego qui sotto, per guarire le tue ghiandole surrenali e riportarle al loro vigore ottimale.

Se si tratta di una forma lieve, puoi riconquistare un buono stato di salute in un periodo che va da uno a tre mesi. Se è di media entità, ci vorranno da sei a dodici mesi. Se è grave, il processo di guarigione potrebbe richiedere da uno a due anni e mezzo. Sulla durata del processo incidono anche altri fattori, come le condizioni generali di salute e la situazione esistenziale; per esempio, se sei in un perpetuo stato di crisi che continua ad affaticare le ghiandole, impiegherai più tempo per guarire.

reni

Ma a prescindere dal tempo che ci vorrà, quanto prima ti metti sulla via della guarigione, tanto prima comincerai a sentirti meglio e a ripristinare la salute delle tue ghiandole surrenali.

Cortisolo esterno: solo per emergenze Se sei in uno stato di crisi, un rimedio rapido è assumere un farmaco sostitutivo del cortisolo, per fornire al tuo corpo ormoni extra così da rimpiazzare quelli che non vengono prodotti dalle tue ghiandole surrenali ipoattive.

È il rimedio scelto dai medici, ma non è una soluzione ideale, perché nell’arco della giornata il corpo ha bisogno di una varietà di ormoni provenienti dalle ghiandole surrenali – e che differiscono per tipologia e quantità – per affrontare le diverse situazioni che gli si presentano.

Prendere una pillola al mattino non è comparabile al funzionamento delle ghiandole surrenali, che rispondono attivamente ai bisogni del corpo in ogni momento. Inoltre, i farmaci a base di cortisolo sono immunosoppressori che indeboliscono il sistema immunitario, rendendoti vulnerabile a una serie di altri problemi. Di conseguenza l’assunzione del farmaco è tutt’al più un rimedio temporaneo per farti andare avanti … e prendere tempo per curare le ghiandole surrenali nel modo giusto adottando le tecniche descritte qui sotto.

La tecnica dello spuntino: un piccolo pasto ogni ora e mezza o due molti di noi consumano tre pasti al giorno, relativamente pesanti, intervallati da lunghi digiuni. È un’abitudine nociva per le ghiandole surrenali, perché dopo un’ora e mezza o due i livelli di glucosio nel sangue calano, il che significa che hai esaurito gli zuccheri ingeriti con il pasto.

Quando gli zuccheri nel sangue calano, le ghiandole surrenali sono costrette a produrre ormoni come il cortisolo per mantenerti “attivo”: ciò implica che, se affronti lunghe ore di digiuno, le sottoponi a uno sforzo costante senza concedere loro la possibilità di riposare. Il modo migliore per guarire le ghiandole surrenali è quindi fare pasti leggeri e bilanciati ogni ora e mezza o due: in altre parole, il tuo approccio al cibo deve essere quello del pascolo.

È fondamentale avere questa cognizione, perché le tendenze in fatto di diete orientano le persone nella direzione opposta. Seguire queste mode ci priva dell’opportunità di guarire dall’affaticamento surrenale. La tecnica dello spuntino funziona perché i pasti frequenti mantengono costanti i livelli di glucosio nel sangue in tutto il corso della giornata, e finché i livelli di glucosio non calano le ghiandole surrenali non hanno bisogno di intervenire. Se si concede alle ghiandole di riposare, possono impiegare le energie per guarire e ripristinare il proprio funzionamento. Idealmente ogni pasto dovrebbe fornire un apporto bilanciato di potassio, sodio e zuccheri.

intestino cervello

Tieni presente che in questo caso parliamo di zuccheri naturali provenienti dalla frutta, il tipo di zuccheri che contengono sali minerali e sostanze nutritive fondamentali, a differenza dello zucchero da tavola o del lattosio presente nei latticini. Ecco alcuni esempi di pasti ottimali per la salute delle ghiandole surrenali:
Un dattero (potassio), due bastoncini di sedano (sodio) e una mela (zucchero). Mezzo avocado (potassio), spinaci (sodio) e un’arancia (zucchero). Una patata dolce (potassio), prezzemolo (sodio) e cavolo riccio con limone spremuto (zucchero). Sia chiaro che puoi anche consumare pasti più abbondanti.

Gli esempi che ho riportato qui sopra non devono essere sostitutivi della colazione, del pranzo e della cena; sono piuttosto degli spuntini che servono a mantenere costanti i livelli di glucosio nel sangue negli intervalli tra i pasti principali. Oltre a consumare pasti leggeri e frequenti, esistono alimenti specifici che possono aiutarti a curare le tue ghiandole surrenali.

Alimenti terapeutici 

succhi e fibra

Alcuni frutti e alcune verdure aiutano a proteggere le ghiandole surrenali o ad accelerare il processo di guarigione rafforzando il sistema nervoso, riducendo le infiammazioni, alleviando lo stress e fornendo sostanze nutritive essenziali per il funzionamento delle ghiandole surrenali. I cibi elencati qui di seguito sono alcuni degli alimenti migliori per invertire il decorso dell’affaticamento surrenale: germogli, asparagi, mirtilli selvatici, banane, aglio, broccoli, cavolo riccio, lamponi, more, lattuga romana e mele rosse.

Alimenti da evitare
Se il tuo affaticamento surrenale è lieve, ti basterà seguire gli altri consigli presentati in questo capitolo. Ma se il tuo caso è di entità media o grave, sarebbe meglio prendere ulteriori provvedimenti temporanei fino a quando non ti sarai rimesso in sesto, evitando alimenti che sottopongono le ghiandole surrenali a uno sforzo e rallentano il processo di guarigione. Da notare che molti dietologi raccomandano di consumare molte proteine animali, perché non si rendono conto di quanti grassi possono nascondersi anche in una bistecca di carne magra o perché pensano che quei grassi siano benefici, da non confondere gli acidi grassi a corta catena che sono invece alimento per il nostro Microbioma intestinale, acido butirrico, acido acetilico, e acido valerico.

Acidi grassi

I loro consigli sulle proteine animali possono sembrare molto persuasivi, perciò ti prego di stare attento: quei grassi sono nocivi per chiunque e lo sono in modo particolare per chi soffre di affaticamento surrenale. L’alto apporto di grassi sottopone il pancreas e il fegato a un lavoro eccessivo e a lungo andare provoca resistenza all’insulina, il che impedisce al corpo di mantenere stabili i livelli di glucosio … il che a sua volta costringe le ghiandole surrenali a uno sforzo immane per produrre ormoni in modo da compensare.

Spesso i dietologi consigliano anche di eliminare i carboidrati dal regime alimentare. Ancora una volta, questo non è un rimedio benefico e può portare l’organismo a una forte tensione, perché il corpo ha bisogno di carboidrati per ricavare energia. Seguire queste tendenze rallenta e ostacola il processo di guarigione dall’affaticamento surrenale. Assicurati di evitare diete così nocive e segui i consigli esposti in questo capitolo per rafforzare le tue ghiandole surrenali.

Anthony William

Il diabete di tipo 2 e l’ipoglicemia

Il carburante fondamentale che alimenta il corpo è il glucosio, uno zucchero semplice che fornisce a tutte le cellule l’energia di cui hanno bisogno per funzionare, guarire, crescere e prosperare. Il glucosio ci fa andare avanti, ci mantiene in vita. Il sistema nervoso centrale funziona grazie a esso, come ogni organo del corpo, compreso il cuore. Il glucosio è ciò di cui abbiamo bisogno per costruire e sostenere i muscoli e svolge funzioni vitali, come riparare i tessuti e le cellule quando sono danneggiati.

Disbiosi intestinale

Quando mangi, il tuo corpo scompone il cibo in glucosio e lo immette nel sangue in modo che possa viaggiare e raggiungere le cellule. Tuttavia, le cellule non hanno accesso diretto al glucosio, hanno bisogno di un aiuto da parte del pancreas, una grande ghiandola endocrina situata dietro lo stomaco. Il pancreas svolge una costante azione di monitoraggio del flusso sanguigno. Quando intercetta un aumento dei livelli di glucosio, risponde producendo un ormone chiamato insulina, il quale si annette alle cellule segnalando loro di aprirsi e di assorbire il glucosio dal sangue.

L’insulina consente quindi alle cellule di avere l’energia di cui hanno bisogno e assicura che i livelli di glucosio nel sangue rimangano stabili. Se nel sangue è presente più glucosio di quanto le cellule riescano a consumare – per esempio perché hai mangiato un pasto particolarmente pesante (magari costolette di maiale ricoperte di salsa barbecue: in altre parole, molti grassi combinati a molti zuccheri) – l’insulina ordina al glucosio in eccesso di depositarsi nel fegato.

diabete 2

A un certo punto, quando i livelli di glucosio si abbassano – per esempio tra un pasto e l’altro o nelle fasi di intensa attività fisica – il fegato rilascia il glucosio che aveva immagazzinato e lo mette a disposizione delle cellule. Questo succede se il fegato è forte e funziona come dovrebbe. Quello che ho descritto è un sistema efficace per l’uso ottimale del glucosio in condizioni normali. I problemi nascono quando il pancreas non ma anche quando alcune cellule rifiutano all’insulina di annettersi e di indurle ad aprirsi per ricevere il glucosio: è un fenomeno chiamato insulino-resistenza, ovvero resistenza all’insulina.

Quando insorgono entrambi o uno solo di questi problemi, la quantità di glucosio che le cellule rimuovono dal sangue non è sufficiente, sicché il sangue espelle parte del glucosio in eccesso nelle urine, il che può portarti a urinare più spesso, ma anche a disidratarti e ad aumentare la sete. Se il tuo pancreas non crea sufficienti quantità d’insulina quando il corpo ne ha bisogno, e/o hai sviluppato una resistenza all’insulina, e se questi problemi portano a un aumento eccezionale dei livelli di glucosio nel sangue, corri il rischio di contrarre il diabete di tipo 2.

diabete tipo 2

Negli Stati Uniti le persone colpite da questa malattia sono trentacinque milioni; altri novantacinque milioni sono in prediabete, una condizione in cui i livelli di glucosio nel sangue sono più alti della norma ma non tanto come nel diabete conclamato. Almeno il 35 per cento delle persone in prediabete sviluppa il diabete di tipo 2 entro sei anni.

I professionisti non sanno perché si manifesti il diabete di tipo 2. Lo dimostrano le diete che medici e dietisti prescrivono ai diabetici: se sapessero cosa sta succedendo davvero nel corpo di questi pazienti, consiglierebbero un’alimentazione completamente diversa. Anche se alcune indicazioni delle loro terapie sono giuste, non sono in grado di spiegare al paziente come e perché insorga questa malattia. Spiegherò con precisione quali sono le cause del diabete di tipo 2. Inoltre esporrò come si sviluppa la resistenza all’insulina, e l’ipoglicemia, e il modo per riportare l’organismo in equilibrio così da guarire.

I SINTOMI DEL DIABETE DI TIPO 2 

carboidrati insulinici

Se hai il diabete di tipo 2, è probabile che tu abbia sviluppato uno o più dei seguenti sintomi. (Tieni presente che negli stadi iniziali è possibile non avere nessuno di questi sintomi.) Una sete insolita, secchezza alla bocca, minzione frequente: questi sintomi sono dovuti al fatto che il corpo usa l’acqua per espellere il glucosio in eccesso attraverso le urine.

Vista appannata: la disidratazione induce il corpo a prelevare acqua dal cristallino dei bulbi oculari per espellere il glucosio. Una fame insolita: 
è dovuta al fatto che le cellule non stanno ricevendo quantità di glucosio sufficienti al loro nutrimento. Stanchezza e irritabilità: perché non ricevi l’energia che di solito ricevi quando le tue cellule sono nutrite a sufficienza dal glucosio.

Problemi digestivi: il pancreas non produce solo quantità adeguate d’insulina ma anche enzimi, per aiutare il corpo a scomporre gli alimenti. Se il pancreas non funziona come dovrebbe, si genera sia una carenza d’insulina sia una carenza di enzimi, di conseguenza per il corpo è più difficile digerire qualunque alimento.

vista annebbiata

Ipoglicemia: l’abbassamento dei livelli di zuccheri nel sangue ogni paio d’ore, con i cali di energia che ne conseguono, sono dovuti alla debolezza del fegato e alla scarsa attività delle ghiandole surrenali.

CHE COSA PROVOCA DAVVERO IL DIABETE DI TIPO 2 E L’IPOGLICEMIA 

Anche se le comunità mediche non lo sanno, le cause del diabete di tipo 2 e dell’ipoglicemia di solito hanno origine nelle ghiandole surrenali. Quando sei sottoposto a un continuo stress e sei costretto ad affrontare prove difficili e inevitabili nella vita, le ghiandole surrenali immettono nel sangue l’adrenalina, un ormone che carica di energia per le situazioni d’emergenza. Se questa risposta è utile nei momenti di difficoltà, invece quando operi costantemente in modalità emergenza e non riesci a rimuovere l’adrenalina corrosiva, che satura i tessuti degli organi e delle ghiandole, questo ormone può causare seri danni.

Di norma il pancreas è liscio come il sederino di un bimbo. Ma quando viene scalfito ripetutamente dall’adrenalina scatenata dalla paura o da altre emozioni negative subisce delle escoriazioni e sulla sua superficie si creano delle callosità che lo rendono spesso e duro. Per spiegarti cosa succede, ti faccio un esempio: quando nasci, il tuo pancreas è una carta di credito nuova di zecca.

Alcune persone vengono al mondo con condizioni agevolate: un tetto di spesa molto alto, una generosa linea di credito e una serie di benefit aggiuntivi, simili alle miglia gratuite per chi viaggia spesso, garantiti dal solo fatto di possedere quella carta.

Altre persone vengono al mondo con una linea di credito limitata, alti tassi d’interesse e pochi benefit. In ogni caso, la tua carta di credito si può esaurire se non la usi con cautela. Quando le persone continuano a logorarsi per lo stress e per tenerlo a bada si riempiono di cibi fritti o ad alto
contenuto di grassi, di gelati e dolci … rovinano l’equilibrio del pancreas ed esauriscono tutte le miglia gratuite concesse a chi viaggia spesso.

Con l’andare del tempo, viene compromessa la capacità del pancreas di produrre adeguate quantità d’insulina per rimuovere il glucosio dal sangue, e questa attività ridotta è sufficiente a causare il diabete di tipo 2. E non è finita. Il flusso continuo di adrenalina scatenata da emozioni negative provoca danni in tutto il corpo. Specialmente se tendi a mangiare quando provi queste emozioni, l’insulina prodotta dal pancreas si mescola all’adrenalina nel sangue, portando il corpo ad associare l’insulina con l’adrenalina scatenata da emozioni negative che lo sta danneggiando.

Col tempo questa associazione può indurre le cellule a sviluppare una “allergia” alla miscela di adrenalina e insulina e a rifiutare entrambi gli ormoni. La ricerca medica non ha ancora scoperto questa miscela ibrida che io chiamo “Frankensulina”, e non ha ancora capito che il corpo fisico si ribella in questo modo. Ma la ribellione è una delle cause primarie dell’insufficienza pancreatica, che porta a un abbassamento della produzione d’insulina e alla non accettazione del glucosio da parte delle cellule.

Anche i pasti pesanti possono scatenare un eccesso di adrenalina. Ciò accade perché le ghiandole surrenali sono come una stazione dei pompieri e il grasso fa scattare il campanello d’allarme. Quando le ghiandole surrenali ricevono il segnale che le avvisa della presenza di alti livelli di grassi nel sangue – con la possibilità di mettere quindi in immediato pericolo il fegato e il pancreas – la stazione dei pompieri (le ghiandole surrenali) invia i mezzi antincendio (l’adrenalina) per affrontare la situazione.

L’afflusso di adrenalina aumenta la potenza digestiva per rimuovere il grasso dall’organismo e per proteggerti, ma con un prezzo da pagare, perché a lungo andare può indebolire il pancreas. Viceversa, può accadere che le ghiandole surrenali siano ipoattive, ovvero producano livelli insufficienti di adrenalina; in tal caso, per cercare di compensare l’insufficienza il pancreas è costretto a lavorare più del dovuto. Se questa condizione si cronicizza, il pancreas si infiamma o si ingrossa e nel tempo potrebbe diventare anch’esso ipoattivo. Inoltre, si può verificare un affaticamento surrenale, in cui le ghiandole surrenali producono adrenalina a volte in quantità eccessive e a volte in quantità insufficienti.

fegato cistifellea pancreas

Questa instabilità può compromettere il pancreas, che si infiamma per compensare la scarsa produzione di adrenalina e si scalfisce per i flussi in eccesso. Quando il pancreas diventa disfunzionale può subire dei danni, che si infligge da sé. Ciò accade perché, oltre all’insulina, il pancreas produce enzimi che favoriscono la digestione ma anche inibitori, i quali impediscono a questi potenti enzimi di attaccarlo come se fosse un alimento da scomporre. Se però il pancreas funziona in modo difettoso, comincia a produrre quantità insufficienti di inibitori, e a quel punto gli enzimi lo danneggiano ancora di più.

(A tutto questo si aggiungono anche problemi digestivi …) Un precursore del diabete di tipo 2 è una condizione in cui i livelli di glucosio oscillano ma sono tendenzialmente bassi, chiamata ipoglicemia, che indica la difficoltà del corpo a gestire correttamente il glucosio. Questa condizione si verifica quando la capacità del fegato di immagazzinare e rilasciare il glucosio è indebolita, o se non fai almeno uno spuntino leggero ed equilibrato – per esempio un frutto (per lo zucchero e il potassio) e una verdura (per il sodio) – ogni due ore. 

La tendenza a saltare i pasti costringe il corpo a usare le preziose riserve di glucosio del fegato e a produrre adrenalina in eccesso e, come abbiamo già detto, questo processo può danneggiare il pancreas, generare una resistenza all’insulina, provocare affaticamento surrenale e aumento di peso.

carboidrati insulinici

Un altro fattore decisivo è il tipo di alimenti che assumi. Un equivoco molto diffuso è che il diabete sia causato dal consumo di molti cibi contenenti zuccheri. Il problema non è lo zucchero, ma la combinazione di zucchero e grassi, e sono soprattutto i grassi a essere nocivi. Per esempio, potresti mangiare frutta tutto il giorno tutti i giorni per il resto della tua vita senza sviluppare il diabete (anzi, mangiare molta frutta è il modo migliore per allungare la vita, “La fobia della frutta”).

Il problema sono i grassi. Molte persone che mangiano cibo-spazzatura e alimenti elaborati, come torte, biscotti, ciambelle fritte, gelati e così via – o che consumano una cena apparentemente salutare a base di pollo ma la concludono con il dolce – di solito assumono molti grassi e molti zuccheri allo stesso tempo. E se lo zucchero è decisamente malsano quando non è associato ad altre sostanze nutritive (ovvero non proviene dalla frutta e la verdura), sono i grassi a sottoporre il fegato e il pancreas a un lavoro estenuante.

La prima cosa che accade è che gli alti livelli di grassi che si immettono nel sangue dopo un pasto a base di proteine animali – siano esse semplici bistecche di manzo, maiale o pollo, oppure carni impanate e fritte nell’olio – impediscono al corpo di consentire all’insulina prodotta dal pancreas di portare gli zuccheri nelle cellule. Ciò significa che enormi quantità di zucchero scorrono liberamente nel sangue e possono andare ovunque.

riduzione calorie

Se il fegato è forte, riuscirà ad accumulare tutto il glucosio che riesce a conservare per i giorni di magra. Ma nel corso del tempo, un’alimentazione ricca di grassi, proteine animali e oli elaborati può affaticare il fegato. Questo diventa vulnerabile per la continua responsabilità di ripulire il sangue dal glucosio in eccesso e se deve attendere troppe ore tra un pasto e l’altro per avere nuovo carburante. Quando il fegato è così sovraffaticato, riversa nuovamente nel sangue tutto il glucosio che ha immagazzinato, il che può indurre lo stadio iniziale dell’ipoglicemia.

Poiché il fegato ha il gravoso compito di elaborare i grassi che provengono dai cibi che mangi, una dieta troppo ricca di grassi animali (che si nascondono anche in carni magre che le persone tendono a considerare salutari) può indebolirlo e compromettere la sua capacità di immagazzinare e rilasciare il glucosio. L’abitudine di consumare pasti abbondanti e pesanti seguiti da lunghe ore di digiuno può portare allo sviluppo del diabete di tipo 2.

Allo stesso tempo, il pancreas deve produrre enzimi per scomporre i grassi affinché tu riesca a digerirli. Un’alimentazione ricca di grassi comporta un sovraccarico di lavoro per il pancreas, e se hai altri fattori che lo sottopongono a tensioni, come forti emozioni negative e/o flussi abbondanti di adrenalina corrosiva, per il pancreas l’assunzione di molti grassi può essere la goccia che fa traboccare il vaso e che porta a sviluppare il diabete di tipo 2.

grassi buoni

La buona notizia è che tutti i danni descritti qui sopra sono assolutamente reversibili. Ora vedremo come puoi guarire il pancreas, il fegato e le cellule traumatizzate dall’insulina per mettere fine all’ipoglicemia e al diabete di tipo 2.

CURARE IL DIABETE DI TIPO 2 E L’IPOGLICEMIA

Dal momento che le comunità mediche non sanno cosa generi davvero il diabete di tipo 2 e l’ipoglicemia, non offrono indicazioni corrette per l’alimentazione. Di solito raccomandano una dieta priva di zuccheri, consigliando ai pazienti di evitare la frutta e concentrarsi sulla verdura e le proteine di origine animale.

Seguendo questi consigli, è probabile che si rimanga diabetici per sempre – e non diabetici ma operativi, bensì diabetici e sofferenti –, perché i grassi contenuti nelle carni non fanno altro che aggravare la malattia, mentre il consumo di frutta è cruciale per guarire dal diabete.

È fondamentale capire che sono i grassi animali a indebolire il fegato e il pancreas. Lo zucchero è solo il messaggero. E in questo caso i professionisti della medicina sparano al messaggero. Quello zucchero sta solo comunicando la resistenza all’insulina causata dal sovraccarico di grassi che grava sul fegato.

È facile eccedere nell’assunzione di grassi animali senza accorgersene; anche una fettina sottile di carne rossa che pesa poco più di un etto contiene l’equivalente di un cucchiaio di grassi concentrati che possono affaticare il fegato e il pancreas. I grassi che nutrono il Metaboloma Intestinale sono l’Acido butirrico, acido acetilico e l’acido valerico, burro, aceto valeriana e altri.

Quando una persona ha sviluppato una resistenza all’insulina (anche se la sua alimentazione è apparentemente “sana” secondo i parametri tradizionali) e immette degli zuccheri nell’organismo,
quegli zuccheri non fanno altro che sollecitare i problemi legati all’insulina, così improvvisamente tutta l’attenzione si concentra sugli zuccheri, quando non sono loro i veri responsabili.

vegetali

Per spiegarlo con un esempio, immaginiamo che un’adolescente dia una festa mentre i genitori sono fuori casa. Poniamo che il fratello minore beva una bibita in cui era stato aggiunto dell’alcol a sua insaputa, stia male e chiami mamma e papà. Poniamo poi che, quando i genitori tornano a casa e trovano l’appartamento sottosopra pieno di ospiti ubriachi, la sorella maggiore (i grassi) provi ad attribuire la colpa al fratellino (gli zuccheri).

Ma il fratellino non ha fatto nulla di male! Ovviamente, lo zucchero da tavola e molti altri dolcificanti non giovano alla tua salute, non ti consiglio certo di assumerli. Ma per curare il diabete di tipo 2 e l’ipoglicemia è cruciale diminuire il consumo di grassi e aumentare il consumo di frutta e verdura fresca. Ti consiglio caldamente la dieta depurativa descritta per aiutare a guarire il fegato, il pancreas e le ghiandole surrenali e per stabilizzare i livelli di zuccheri nel sangue.

Il medico potrebbe prescriverti l’insulina. Ma se è vero che abbassa i livelli di glucosio, è altrettanto vero che non fa nulla per risolvere i problemi che stanno alla base della malattia, come le lesioni e le disfunzionalità delle ghiandole surrenali, del pancreas e del fegato, le emozioni negative croniche e/o la resistenza all’insulina.

Acidi grassi

Quello che presento qui di seguito è un approccio quotidiano più mirato che punta espressamente a guarire ogni possibile causa del diabete di tipo 2 e dell’ipoglicemia; troverai anche una guida, “Come puoi guarire finalmente”. La durata del programma terapeutico dipende dall’entità dei danni presenti. Dovresti notare dei miglioramenti entro pochi mesi, mentre il processo completo richiede di norma dai sei mesi ai due
anni e mezzo.

Rafforzare le ghiandole surrenali 

mirtilli

Sei hai il diabete di tipo 2 è probabile che tu abbia un problema alle ghiandole surrenali, quindi il primo passo verso la guarigione è leggere il ghiandole surrenali puoi seguire i consigli esposti.

Alimenti terapeutici 
Mirtilli selvatici, spinaci, sedano, papaia, germogli, cavolo riccio, lamponi e asparagi sono gli alimenti principali da consumare se hai il diabete di tipo 2 o l’ipoglicemia. Svolgono funzioni importanti, come disintossicare il fegato, corroborare i livelli di glucosio, supportare il pancreas, rafforzare le ghiandole surrenali e stabilizzare l’insulina. Inoltre dovresti evitare certi alimenti, in particolare formaggi, latte, panna, burro, uova, oli elaborati e tutti gli zuccheri tranne quelli provenienti dal miele grezzo e dalla frutta.

Anthony William

I grassi

Non ci sono mezze misure: la TMM è una dieta ad alto contenuto di grassi. Per promuovere il passaggio alla combustione dei grassi, la maggior parte del tuo apporto calorico deve provenire dai grassi, scelti però con la massima attenzione.

olio e burro avocado

È imperativo scegliere grassi sani (che ti illustrerò tra poco) ed eliminare tutti quelli sottoposti a raffinazione industriale, compresi gli oli vegetali come quello di colza, di arachidi, di semi di cotone, di mais e di soia e tutti i grassi trans, come quelli contenuti nei condimenti per insalate che si trovano in commercio, nel burro di arachidi, nella maionese e in tutti i prodotti trattati o confezionati.

È importante non limitarsi a leggere le etichette ma considerare tutti gli ingredienti: se tra gli ingredienti leggi “grassi idrogenati”, significa che quel prodotto contiene grassi trans, anche se in quantità inferiori a quelle che devono essere riportate sull’etichetta.

burro

Gli oli raffinati sono nocivi per numerose ragioni: sbilanciano il rapporto tra omega-6 e omega-3, sono altamente suscettibili all’ossidazione (che scatena una tempesta di danni provocati dai radicali liberi nei mitocondri), contengono alti livelli di pesticidi, perché di solito sono ricavati da piante geneticamente modificate e intrise di glifosato, e diventano ancora più volatili e nocivi quando sono sottoposti al calore.

Se decidi di adottare la TMM ma sostituisci le calorie dei carboidrati che assumi attualmente con le calorie di grassi sottoposti a raffinazione industriale, non otterrai alcun beneficio da questa dieta. Al contrario, causerai ancora più danni ai tuoi mitocondri e al tuo stato di salute generale.

Ecco le fonti di grassi che forniscono un carburante pulito e aiutano a guarire i mitocondri:

burro

Burro comune e burro chiarificato (ghee) biologico da bovini nutriti a erba
Latte di cocco
Grasso di pollo
Grasso d’anatra
Olio di cocco
Olio MCT (olio a base di trigliceridi a catena media)
Olio di avocado
Olio extravergine d’oliva

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

https://www.successclubprofessional.com/prodotto/multinatural/
https://www.successclubprofessional.com/prodotto/algomega/

 

Eccesso di ferro

I sintomi di un eccesso di ferro di solito si manifestano quando i suoi livelli sono già alti, per questo è importante fare le analisi del sangue regolarmente. Inoltre i medici e i terapeuti che ti seguono potrebbero non comprendere a fondo i risultati degli esami, quindi è meglio che ti rivolga ad altri professionisti che hanno competenze specifiche in quest’ambito.

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I sintomi dell’eccesso di ferro
Livelli di ferro abbastanza elevati da compromettere la salute non causano sintomi immediati (come la pressione alta o la carenza di vitamina D). Ma se rimangono molto alti per periodi prolungati, possono causare i seguenti sintomi: 26,27

– dolori articolari; 
– pelle di colore bronzeo o grigiastro (diabete bronzino);
– battito cardiaco irregolare;
– spossatezza;
– dolori addominali;
– palpitazioni;
– appannamento mentale.

L’IMPORTANZA DI ANALISI ACCURATE

Lampone, Mirtillo, Frullati, Succo, Pressato, Fresco

Come mostra la tabella, i medici usano diversi test per misurare i livelli di ferro. Il problema è che la maggior parte di loro non ha studiato a fondo questa materia, perciò non è in grado di valutare l’importanza dei test più preziosi per misurare i livelli di ferritina nel corpo.

L’esame più importante è quello della ferritina sierica, che misura la quantità di ferritina presente nel sangue. Mi raccomando: non lasciare che il tuo medico ti dissuada dal fare questo esame scegliendone un altro che a suo avviso è più importante.

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I due esami successivi servono a calcolare la saturazione della transferrina: l’analisi del ferro sierico misura la quantità di ferro in circolo e quella della capacità totale di legare il ferro (TIBC) rileva la facoltà delle molecole di transferrina di trasportare il ferro.29 Come puoi vedere dalla tabella, la finestra dei valori considerati accettabili è molto ampia, ma i valori che attualmente vengono ritenuti “salutari” non corrispondono ai livelli ottimali.

È un po’ come quello che è accaduto con i livelli di vitamina D: per gran parte del Novecento si credeva che solo i livelli inferiori ai 20 nanogrammi per millilitro indicassero una carenza di vitamina D, ma le ricerche più recenti hanno dimostrato che servono almeno 40 nanogrammi per millilitro affinché i livelli di vitamina D siano salutari. Nel caso della ferritina, il divario tra i livelli accettabili e i livelli ottimali è ancora più ampio.

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Diversi studi epidemiologici hanno riscontrato un legame tra l’aumento della longevità e livelli di ferritina sierica inferiori agli 80-90 nanogrammi per millilitro, che è il livello su cui solitamente tendono a stabilizzarsi le donne in postmenopausa.30 I parametri salutari della ferritina sierica vanno dai 20 agli 80 nanogrammi per millilitro. Sotto i 20 c’è una carenza di ferro; oltre gli 80 c’è un eccesso di ferro.

Nelle donne in età fertile, i livelli di ferritina sono in media di 35 nanogrammi per millilitro, mentre negli uomini della stessa fascia d’età sono in media di 150 nanogrammi per millilitro.31 I livelli di ferritina possono aumentare parecchio. Ho visto livelli superiori ai 1.000 ng/ml, ma qualunque cifra sopra gli 80 ng/ml è problematica. I livelli ideali sono tra i 40 e i 60 nanogrammi per millilitro.

GLI ESAMI DEL FERRO HANNO SALVATO LA VITA DI MIO PADRE

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Cominciai ad accorgermi dei pericoli dell’eccesso di ferro una ventina di anni fa. A quell’epoca feci misurare i livelli di ferritina di mio padre e quando scoprii che erano vicini ai 1.000 ng/ml rimasi scioccato.

Quell’eccesso era dovuto in parte alla sua età (sessantacinque anni), ma per lo più era una conseguenza della beta talassemia, una malattia ereditaria del sangue che causa un rapido ricambio dei globuli rossi e porta a un accumulo di ferro. Con regolari prelievi del sangue, i suoi livelli di ferro si normalizzarono, ma gli alti livelli precedenti avevano già danneggiato le cellule degli isolotti pancreatici.

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Ora mio padre ha quello che viene definito “diabete bronzino”, che gl’impone di usare l’insulina. Se non avessimo individuato per tempo la malattia, sono certo che sarebbe morto dieci o quindici anni fa. Mentre scrivo questo libro, si sta avvicinando ai novant’anni. Io ho ereditato la beta talassemia da lui. Per fortuna ho imparato che dovevo controllare attentamente i miei livelli di ferro da giovane e la malattia non mi aveva ancora danneggiato, quindi sono riuscito ad aggirare i problemi associati a questa patologia genetica.

Io miro a tenere i miei livelli di ferritina serica sotto i 60 ng/ml facendomi prelevare circa 120 millilitri di sangue ogni sei settimane.

COME PUOI TENERE SOTTO CONTROLLO I LIVELLI DI FERRO

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Non c’è una pillola magica per rimuovere il ferro dal corpo. Il metodo più sicuro, più efficace e generalmente più economico per eliminare il ferro in eccesso è semplicemente farsi prelevare il sangue, perché i globuli rossi sono carichi di emoglobina, che contiene grandi riserve di ferro. Se ritieni che i tuoi livelli di ferro siano troppo alti, potresti programmare delle donazioni di sangue per abbassare la ferritina sierica.

Donare il sangue è una maniera semplice e vivificante per trattare il sovraccarico di ferro e al tempo stesso aiutare altre persone. Una donazione riduce la ferritina di 30-50 ng/ml.32 Ecco i miei consigli su quante volte donare in base ai tuoi livelli di ferretina:

Se per qualche ragione non vuoi o non riesci a fare l’esame della ferritina, prendi in considerazione le raccomandazioni generali basate sui livelli medi della tua età e del tuo sesso. Se sei una donna in

Prima Colazione, Succo D'Arancia, Pane, Grano Intero

postmenopausa o un maschio adulto, l’ideale sarebbe donare il sangue due o tre volte l’anno per ridurre le riserve di ferro. Se hai ancora il ciclo mestruale, fai l’esame della ferritina e segui la tabella qui sopra.

Se non puoi donare il sangue per via dell’età, perché sei sottopeso o per altre controindicazioni, fatti prescrivere una flebotomia terapeutica: un prelievo del sangue che ha lo scopo di curare una malattia. Inoltre, dovresti stare attento a non assumere livelli troppo alti di ferro con l’alimentazione e di non assorbire quantità eccessive di ferro dai cibi che consumi. Puoi farlo in due modi.Riduci al minimo i fattori che favoriscono l’assimilazione del ferro, tra cui:

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cucinare in pentole o padelle di ferro, perché questi recipienti fanno penetrare parte del ferro che contengono nei cibi che prepari. Se cucini cibi acidi – come la salsa di pomodoro – in una pentola o padella di ferro, la quantità di ferro che penetra nel cibo è ancora maggiore;

mangiare cibi trattati come i cereali e i pani bianchi “arricchiti” di ferro. Il ferro che usano in questi prodotti è inorganico e di bassa qualità, simile alla ruggine, ed è molto più pericoloso del naturale ferro eminico (che significa “ferro del sangue”) contenuto nella carne; abbassare al minimo i livelli di ferro nell’acqua che bevi utilizzando un deferrizzatore e/o un depuratore a osmosi inversa;

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assumere complessi multivitaminici e integratori di minerali che contengono ferro, per questo motivo controlla attentamente gli ingredienti dei tuoi integratori se ne stai assumendo; prendere integratori di vitamina C o bere succhi di frutta arricchiti, perché aumentano l’assimilazione del ferro.

Anche dei semplici pomodori consumati insieme alla carne rossa aumentano l’assimilazione; eccedere nel consumo di proteine animali. Le proteine in eccesso vengono convertite in glucosio e accumulate sotto forma di grasso. Inoltre la carne rossa contiene alte concentrazioni di ferro eminico. Anche se questo tipo di ferro è meno nocivo di quello inorganico contenuto nei cibi arricchiti, il corpo non ha un meccanismo per arrestare l’assimilazione di ferro eminico quando ne ha già a disposizione grandi quantità.

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L’apporto proteico ottimale è di 1 grammo di proteine per ogni chilo di massa magra del peso corporeo; bere superalcolici, perché aumenta l’assimilazione del ferro contenuto nei cibi. Per esempio, se bevi un martini insieme alla bistecca, probabilmente assimili quantità di ferro superiori a quelle salutari.

Ridurre – con cautela – l’assimilazione del ferro nei seguenti modi: bere tè nero, perché riduce del 95 per cento l’assimilazione del ferro (i tè verdi, i tè bianchi e le tisane d’erbe non hanno lo stesso effetto); assumere calcio, perché inibisce l’assimilazione del ferro. Se prendi un integratore di calcio, faresti meglio a prenderlo durante i pasti che hanno l’apporto di ferro più alto; bere vino rosso, che riduce del 65 per cento l’assimilazione del ferro; bere caffè, che ha un effetto simile a quello del tè nero e inibisce fortemente l’assimilazione del ferro contenuto nei cibi;33

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astenersi dal consumo di cibo per alcuni periodi, per esempio praticando il Peak Fasting – il digiuno per fasce orarie – che io consiglio caldamente. Questa pratica favorisce l’incremento dell’epcidina, un ormone che riduce l’assimilazione del ferro contenuto nei cibi;34 svolgere regolarmente attività fisica, perché il movimento altera le modalità di assorbimento del ferro riducendone l’assimilazione complessiva, il che può spiegare perché gli atleti sono più inclini alla carenza di ferro.35

26 “Hemochromatosis,” National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Disease (2016), http://www.niddk.nih.gov/…/liver-disease/h…/Pages/facts.aspx consultato il 9 maggio 2016.
27 “Welcome,” Iron Disorders Institute (2016) http://www.hemochromatosis.org/#symptoms consultato il 9 maggio 2016.
28 “Serum Iron Test,” MedlinePlus Medical Encyclopedia (2016),
https://www.nlm.nih.gov/medlineplus/ency/article/003488.htm consultato il 9 maggio 2016.
29 “TIBC, UIBC, and Transferrin Test: Iron Binding Capacity; IBC; Serum Iron-Binding Capacity; Siderophilin; Total Iron Binding Capacity; Unsaturated Iron Binding Capacity,” Lab Tests Online (2016),
https://labtestsonline.org/understan…/…/tibc/tab/test/consul ato il 9 maggio 2016.
30 L. Zacharski, “Ferrotoxic Disease: The Next Great Public Health Challenge,” Clinical Chemistry, 60, n. 11 (novembre 2014): 1362–4, DOI:
10.1373/clinchem.2014.231266.
31 P. Mangan, Dumping Iron: How to Ditch This Secret Killer and Reclaim Your
Health, Phalanx Press, 2016, ubic. 308–12.
32 Ibid., ubic. 1353–56.
33 Ibid., ubic. 1609–12.
34 Ibid., ubic. 416–18.
35 Ibid., ubic. 428–31.
36 Ibid., ubic. 582–95.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Il sesso e l’età influiscono sui livelli di ferro

Obesità. Diabete, Malattie cardiovascolari, Cancro

Le donne in età fertile perdono 500 ml di ferro ogni anno per circa trent’anni attraverso il flusso mestruale.(2) Questo è uno dei motivi per cui l’aspettativa di vita delle donne è più lunga di quella degli uomini. Gli uomini infatti non possono versare regolarmente cospicue quantità di ferro, perciò i loro livelli di ferro sono costantemente più alti di quelli delle donne in età fertile.

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Dopo la menopausa, però, le donne perdono questo beneficio. In media solo 1 milligrammo circa di ferro viene perso con il sudore, il ricambio delle cellule dell’epidermide e, in misura minima, con i normali sanguinamenti dell’apparato gastrointestinale, mentre la quantità di ferro assimilata con l’alimentazione è in media da 1 a 2 milligrammi.3 Man mano che l’età avanza, diventa sempre più importante monitorare e ridurre proattivamente i livelli di ferro. Oltre a danneggiare i mitocondri e a contribuire alle mutazioni genetiche, il ferro in eccesso ha effetti negativi sulla salute nei modi seguenti:

Promuove lo sviluppo degli agenti patogeni. Il ferro facilita la crescita ed è essenziale che i bambini abbiano sufficienti quantità di ferro per favorire il processo di sviluppo durante l’infanzia. Ma un eccesso di ferro nel corpo facilita anche la crescita degli agenti patogeni, dei batteri, dei funghi e dei protozoi, (4) e crea nel corpo un ambiente ospitale per microrganismi che possono nuocere alla salute.

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Obesità. L’aumento nel consumo d’integratori di ferro negli ultimi settant’anni è correlato all’incremento del tasso di obesità. Ricorda: il ferro è un fattore di crescita. Così come i bassi livelli di ferro in una donna gravida sono associati a uno scarso peso del bambino al momento del parto, gli alti livelli di ferro sono associati a un aumento del peso.5,6

Diversi studi hanno dimostrato che le persone obese tendono ad avere livelli elevati di ferritina.7,8 Un importante studio epidemiologico condotto su maschi adulti coreani ha dimostrato che livelli moderatamente elevati di ferritina sierica9 predicono un futuro accumulo di peso, fino ad arrivare all’obesità e persino all’obesità grave. Se hai deciso di leggere questo libro perché non riesci a perdere i chili superflui, hai una ragione in più per sospettare che la tua difficoltà nel dimagrire non sia dovuta solo alla dieta o al regime di attività fisica.

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Diabete. Diversi scienziati ritengono che il ferro influisca sui livelli di glucosio e d’insulina nel sangue10 e che ci sia una correlazione tra i livelli di ferritina sierica e il diabete di tipo 2. In una vasta indagine che ha seguito trentamila soggetti sani tra uomini e donne, gli elevati livelli di ferritina sierica erano associati a un rischio notevolmente più alto di sviluppare il diabete di tipo 2.11 Negli uomini con elevate riserve di ferro, le probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2 erano 2 o 4 volte superiori a quelle degli uomini con scarse riserve di ferro.

Un sistema per ridurre il rischio di sviluppare il diabete può essere la donazione del sangue, perché è stato dimostrato che chi dona il sangue di frequente ha una migliore sensibilità all’insulina e un rischio inferiore di diabete.12

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Malattie cardiovascolari. Dallo studio sopracitato è emerso anche che nei donatori di sangue le probabilità di avere un ictus o un attacco cardiaco sono inferiori del 50 per cento rispetto agli altri soggetti. È probabile che il ferro incida sulle malattie cardiache in quanto contribuisce all’ossidazione dell’LDL e al danneggiamento contribuiscono all’arteriosclerosi.13,14

Fin dagli anni Ottanta i ricercatori ipotizzano che le differenze di genere nei livelli di ferro spieghino la maggiore incidenza delle malattie cardiache negli uomini. Il primo ad avanzare questa teoria fu il patologo Jerome Sullivan in un articolo pubblicato su “The Lancet”. Lo studio su trentamila soggetti sani ha rilevato che per le donne il rischio di malattie cardiache aumentava notevolmente dopo la naturale entrata in menopausa o dopo aver subito un’isterectomia; in altre parole, quando smettevano di perdere il ferro ogni mese attraverso il flusso mestruale.

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Ciò suggerisce che c’è un legame tra i livelli di ferro e le malattie cardiovascolari.15 Malattie degenerative, tra cui il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson e la sclerosi laterale amiotrofica. Il cervello ha bisogno di ossigeno più di qualunque altro organo, e il ferro è essenziale per trasportare l’ossigeno dove serve. Ma come in ogni altra parte del corpo, anche nel cervello un eccesso di ferro non è positivo. Il fatto che i livelli di ferro aumentino con l’avanzare dell’età probabilmente è il motivo, o almeno uno dei motivi, per cui malattie degenerative come l’Alzheimer e il Parkinson sono associate alla vecchiaia.

Il ferro è presente in alte concentrazioni nelle placche che si formano nel cervello dei malati di Alzheimer,16 ed è presente in quantità anomale nel cervello di soggetti che mostrano i sintomi di un esordio precoce dell’Alzheimer e del Parkinson.17,18 Da uno studio è emerso che elevati livelli di ferritina nel liquido cerebrospinale preannunciano la conversione di un lieve deterioramento cognitivo in una forma di Alzheimer conclamato.19

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Inoltre è dimostrato che livelli elevati di ferro nel cervello sono associati alla gravità del deterioramento cognitivo.20 Lo stress ossidativo e le infiammazioni che ne conseguono sono i meccanismi che spiegano i danni causati dal ferro nelle funzioni cerebrali.

Cancro. Il ferro in eccesso contribuisce alla formazione del cancro danneggiando il DNA mitocondriale con un’eccessiva produzione di radicale ossidrile. La ferritina sierica è elevata in chi è affetto da diversi tipi di cancro, tra cui il cancro al pancreas e al seno, il melanoma, l’adenocarcinoma del rene e il linfoma di Hodgkin.21

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L’analisi del National Health and Nutrition Examination Survey [Indagine nazionale sulla salute e l’alimentazione] ha rilevato un legame tra il ferro assunto con l’alimentazione o presente nelle delle cellule endoteliali, due processi che a loro volta riserve del corpo e il rischio di sviluppare il cancro colon-rettale.

Le riserve di ferro sono associate anche ai polipi e alle lesioni precancerose del colon. È probabile che l’elevato contenuto di ferro nella carne rossa sia uno dei motivi per cui il suo consumo è un fattore di rischio per il cancro al colon, in quanto il ferro in eccesso promuove le infiammazioni che provocano danni alle mucose del colon. Si ritiene che le fibre alimentari aiutino a prevenire questi danni, perché si legano al ferro e aiutano il metallo a transitare nell’apparato digerente per poi uscire dal corpo.

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22 Altri riscontri supportano la tesi secondo cui il ferro in eccesso contribuisce alla formazione del cancro al fegato. A corroborare ulteriormente il legame tra ferro in eccesso e cancro c’è anche il fatto che chi dona regolarmente il sangue ha un rischio di cancro inferiore.

Da uno studio clinico randomizzato è emerso che i prelievi di sangue riducono l’incidenza del cancro del 37 per cento.24 Osteoporosi. Per la salute delle ossa, che è regolata da cellule sensibili al ferro, è importante che i livelli di ferro siano nella norma. In parole povere, un eccesso di ferro danneggia le ossa. Ciò spiega perché chi soffre di squilibri nel carico di ferro, come l’emocromatosi, ha una maggiore tendenza a sviluppare l’osteoporosi.25

1 “Ferritin: The Test,” American Association for Clinical Chemistry, https://labtestsonline.org/…/a…/ferritin/tab/test/consultato il 9 maggio 2016.
2 E. D. Weinberg, “The Hazards of Iron Loading,” Metallomics, 2, n. 11 (novembre, 2010):732–40, DOI: 10.1039/c0mt00023j.
3 M. D. Beaton, P. C. Adams, “Treatment of Hyperferritinemia,” Annals of Hepatology, 11, n. 3 (2012): 294–300, PMID: 22481446
4 G. Ortíz-Estrada et al., “Iron-Saturated Lactoferrin and Pathogenic Protozoa:Could This Protein Be an Iron Source for Their Parasitic Style of Life?” Future Microbiology 7, n. 1 (2012): 149–64, DOI: 10.2217/fmb.11.140.
5 D. J. Fleming et al., “Dietary Factors Associated with the Risk of High Iron Stores in the Elderly Framingham Heart Study Cohort,” American Journal of Clinical Nutrition, 76, n. 6 (2002): 1375–84, PMID: 12450906.
6 T. Iwasaki et al., “Serum Ferritin Is Associated with Visceral Fat Area and Subcutaneous Fat Area,” Diabetes Care, 28, n. 10 (2005): 2486–91, PMID:16186284.
7 S. K. Park et al., “Association Between Serum Ferritin Levels and the Incidence of Obesity in Korean Men: A Prospective Cohort Study,” Endocrine Journal, 61, n. 3 (2014): 215–24, DOI: 10.1507/endocrj.EJ13-0173.
8 Ibid.
9 S. K. Park et al., “Association Between Serum Ferritin Levels and the Incidence of Obesity in Korean Men: A Prospective Cohort Study,” Endocrine Journal, 61, n. 3 (2014): 215-224, DOI:10.1507/endocrj.EJ13-0173.
10 J. M. Fernandez-Real et al., “Serum Ferritin as a Component of the Insulin Resistance Syndrome,” Diabetes Care, 21, n. 1 (1998): 62–68, DOI: 10.2337/diacare.21.1.62.
11 J. Montonen et al., “Body Iron Stores and Risk of Type 2 Diabetes: Results from the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)- Potsdam Study,” Diabetologia, 55, n. 10 (2012): 2613–21, DOI: 10.1007/s00125-012-2633-y.
12 J. M. Fernández-Real, A. López-Bermejo, and W. Ricart, “Iron Stores, Blood Donation, and Insulin Sensitivity and Secretion,” Clinical Chemistry, 51, n. 7 (giugno 2005): 1201–5, DOI: 10.1373/clinchem.2004.046847.
13 B. J. Van Lenten et al., “Lipid-Induced Changes in Intracellular Iron Homeostasis in Vitro and in Vivo,” Journal of Clinical Investigation, 95, n. 5 (1995): 2104–10, DOI: 10.1172/JCI117898.
14 N. Stadler, R. A. Lindner, M. J. Davies, “Direct Detection and Quantification of Transition Metal Ions in Human Atherosclerotic Plaques: Evidence for the Presence of Elevated Levels of Iron and Copper,” Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology, 24 (2004): 949–54,
DOI:10.1161/01.ATV.0000124892.90999.cb.
15 W. B. Kannel et al., “Menopause and Risk of Cardiovascular Disease: The Framingham Study,” Annals of Internal Medicine, 85 (1976): 447–52, DOI:10.7326/0003-4819-85-4-447.
16 M. A. Lovell et al., “Copper, Iron and Zinc in Alzheimer’s Disease Senile Plaques,” Journal of the Neurological Sciences, 158, n. 1 (June 11, 1998): 47– 52, DOI: 10.1016/S0022-510X(98)00092-6.
17 K. Jellinger et al., “Brain Iron and Ferritin in Parkinson’s and Alzheimer’s diseases,” Journal of Neural Transmission, 2 (1990): 327, DOI: 10.1007/BF02252926.
18 G. Bartzokis et al., “Brain Ferritin Iron as a Risk Factor for Age at Onset in Neurodegenerative Diseases,” Annals of the New York Academy of Sciences, 1012, (2004): 224–36, DOI:10.1196/annals.1306.019.
19 S. Ayton et al., “Ferritin Levels in the Cerebrospinal Fluid Predict Alzheimer’s Disease Outcomes and Are Regulated by APOE,” Nature Communications, 6 (2015): 6760, DOI: 10.1038/ncomms7760.
20 W. Z. Zhu et al., “Quantitative MR Phase-Corrected Imaging to Investigate Increased Brain Iron Deposition of Patients with Alzheimer’s Disease,” Radiology, 253 (2009): 497–504, DOI: 10.1148/radiol.2532082324.
21 A. A. Alkhateeb, J. R. Connor, “The Significance of Ferritin in Cancer: Anti- Oxidation, Inflammation and Tumorigenesis,” Biochimica et Biophysica Acta, 1836, n. 2 (dicembre 2013): 245–54, DOI: 10.1016/j.bbcan.2013.07.002.
22 J. I. Wurzelmann et al., “Iron Intake and the Risk of Colorectal Cancer,” Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention, 5, n. 7 (luglio 1, 1996): 503–7. PMID: 8827353.
23 Y. Deugnier, “Iron and Liver Cancer,” Alcohol, 30, n. 2 (2003): 145–50.
24 L. R. Zacharski et al., “Decreased Cancer Risk after Iron Reduction in Patients with Peripheral Arterial Disease: Results from a Randomized Trial,” JNCI:Journal of National Cancer Institute, 100, n. 14 (2008): 996–1002, DOI: 10.1093/jnci/djn209.
25 L. Valenti et al., “Association between Iron Overload and Osteoporosis in Patients with Hereditary Hemochromatosis,” Osteoporosis International, 20, n. 4 (aprile 2009): 549–55, DOI: 10.1007/s00198-008-0701-4.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Epatite

Altri effetti terapeutici della vitamina C includono ciò che segue. La vitamina C distruggerà anche lo pseudomonas, localmente come uno spray al 3% e sistematicamente con iniezioni frequenti e massicce. Questo è stato dimostrato in storie di casi di ustioni trattate allo Annie Penn Memorial Hospital, Reidsville, N. C..

È un principio dimostrato il fatto che la produzione di istamina, e di altri prodotti finali delle proteine cellulari de-aminizzate, rilasciati dalle cellule ferite, è una causa di shock.

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Il valore clinico dell’acido ascorbico nel combattere gli shock si spiega allorché ci rendiamo conto che gli enzimi de-aminizzanti delle cellule danneggiate sono inibiti dalla vitamina C. Chambers and Pollock [37] hanno riportato che il danno meccanico alle cellule risulta in cambiamenti di pH che invertono gli enzimi cellulari dall’attività costruttiva a quella distruttiva.

L’attività distruttiva rilascia istamina, una sostanza importante nella produzione dello shock. L’acido ascorbico, se presente in quantità sufficienti, inibisce questa transizione enzimatica.

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L’acido ascorbico inverte lo shock che si manifesta in altre aree della medicina. In un paziente che aveva preso 2.640 mg di Lotusato (talbutal), la pressione sanguigna era 60/0 quando fu visitato la prima volta al pronto soccorso. Furono somministrati 12 g di ascorbato di sodio con una siringa da 50 cc. In 10 minuti la pressione sanguigna fu registrata a 100/60.

Oltre 100 g addizionali furono dati endovena nel corso delle seguenti 3 ore, tempo in cui il paziente era sveglio. Lo shock da tossialbumina, neurotossina, proteotossina, muscarina ed acido formico risponde parimenti bene alle alte dosi di vitamina C. Mantenere i tessuti saturi impedirà tali esperienze o renderà un fatto di routine il recupero con vitamina C addizionale.

Blumberg, in un articolo sul Medical World News, ha notato che la scoperta dell’antigene australiano aumenta le speranze per un efficace vaccino dell’epatite. Molti studi controversi sono stati riportati sull’uso di questo antigene. Un’altra sostanza controversa, la vitamina C, curerà l’epatite virale in 2-4 giorni e permetterà al paziente di riprendere immediatamente le sue attività usuali. Dovrebbe essere data in una gamma di dosi da 500 a 700 mg per kg di peso corporeo ogni 8- 12 ore.

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Nel nostro ultimo caso furono dati 5 g di ascorbato di sodio, come cristalli disciolti in 200 cc di acqua o succo di frutta, ogni 4 ore, cioè 30 g in un periodo di 24 ore. Tutti i sintomi ed i segni furono rimossi in 96 ore.

In contrasto, il trattamento dell’epatite virale con un agente immunizzante richiederebbe probabilmente parecchie vaccinazioni in una sola epidemia epatica. Se volete i risultati, usate adeguato acido ascorbico.

37. Chambers, R. and Pollock, H.: J. Gen. Physiol., 10:739, 1927.
www.seanet.com/…/klenner-fr-j_int_assn_prev_med-1974-v1-n1-…

Le emicranie

Negli Stati Uniti, quasi trentacinque milioni di persone soffrono di emicranie

ovvero mal di testa ricorrenti che causano un dolore intenso e pulsante, di solito concentrato su un unico lato (la parola “emicrania”, infatti, deriva dal greco hêmíkrania, che significa “metà del cranio”).

L’emicrania colpisce persone di ogni sesso ed età, ma soprattutto le donne; negli Stati Uniti, ne soffre quasi il 35 per cento, a un certo punto della vita. Chi ha familiarità con questo disturbo sa bene che il dolore può essere accompagnato da un’estrema sensibilità alla luce, ai rumori e/o agli odori; vista appannata; visione di lampi di luce; nausea e/o vomito; difficoltà nell’eloquio e capogiri che possono sfociare in svenimenti.

Può durare da un paio d’ore a diversi giorni e privare del desiderio di fare qualunque cosa, a parte starsene sdraiati al buio in una stanza silenziosa, finché il malessere passa. Questa malattia del mistero può essere debilitante, tanto da compromettere il lavoro e la vita sociale. Le persone che ne soffrono spesso hanno la sensazione di dover organizzare la propria agenda in base all’emicrania, cercano sempre di prevedere se le riunioni, gli appuntamenti o le cene fuori con gli amici saranno rovinati dal dolore.

Per alcuni diventa perfino una superstizione: non possono nemmeno pronunciare la parola emicrania per il timore di scatenarla. Diversi miei clienti mi hanno riferito che soffrire di emicrania è come vivere in una prigione. L’impressione che essa eserciti un controllo sulla vita e su ogni movimento, a cui vanno aggiunti gli effetti deteriori del dolore fisico, può rendere chi ne soffre estremamente vulnerabile ed emotivamente sensibile.

L’emicrania è una malattia misteriosa e complessa, e la combinazione di fattori che può scatenarla varia da persona a persona. I medici provano a curarla con “cocktail” di farmaci procedendo per prove ed errori: se un gruppo di farmaci non funziona, ne prescrivono un altro, poi un altro ancora, fino a quando i sintomi cominciano ad alleviarsi.

Gli effetti collaterali di questi farmaci possono però generare nuovi problemi; inoltre, sono efficaci solo temporaneamente. In alcuni casi, con l’andare del tempo, il corpo può sviluppare una resistenza a un farmaco, ma anche l’astinenza dal farmaco scatena il dolore.

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Questo capitolo offre informazioni sull’emicrania che non sono mai state esposte prima d’ora, rivela i segreti che si celano dietro molti fattori scatenanti che la causano e ti orienta verso la guarigione.

I FATTORI SCATENANTI DELL’EMICRANIA 

Nella maggior parte dei casi, le comunità mediche non sanno quali siano le cause dell’emicrania. È in parte per questo motivo che procedono a tentoni per trattarla. Finora, la teoria dominante è che un neuropeptide rilasciato nel sistema trigeminale (i nervi cranici) provoca dolori alla testa in persone particolarmente sensibili a quel composto. In realtà, il più delle volte l’emicrania non è scatenata da un unico fattore ma da una combinazione di fattori.

Di seguito elenco i più comuni


Leggi tutte le manifestazione del tuo corpo ascoltati non sei separarti da te stesso, da ogni contesto, in cui si manifesta, mentre mangi, lavori, con chi sei? Come ti senti tu in quel preciso momento e tutte le informazioni che ricevi dall’esterno e intorno a te, ecc., e fai del tuo meglio per identificare quelle che assomigliano di più alla tua condizione; dopodiché cura ogni fattore in modo da avviare il processo di guarigione.

Tieni anche presente che, dopo aver identificato una causa, non dovresti smettere di cercare. L’emicrania è spesso il risultato di una serie di cause concomitanti: due, tre, quattro o più problemi che collettivamente agiscono da fattore scatenante. Per esempio, se non dormi abbastanza e sei sottoposto a uno stress cronico, ma per il resto hai un buono stato di salute, è probabile che non ti venga l’emicrania.

Ma se hai anche un’esposizione a metalli pesanti (come il mercurio e l’alluminio) e oltretutto mangi latticini e uova (che possono essere mucogeni, acidi e allergenici), allora la mancanza di sonno e lo stress, combinati ai metalli pesanti e alle sensibilità alimentari, possono sottoporre il tuo corpo a una pressione eccessiva e dar luogo all’emicrania.

I soliti sospetti 


È risaputo che alcune condizioni generano i sintomi dell’emicrania. Un medico affidabile passa in rassegna le condizioni descritte qui di seguito per valutare se hai qualcuno di questi problemi. Se soffri di emicranie, di sicuro avrai già consultato diversi medici ed esplorato una varietà di fattori concomitanti e test diagnostici.

A titolo di promemoria, ecco l’elenco: 
Commozione cerebrale: un trauma alla testa, solitamente causato da un colpo o da uno scuotimento violento del capo e della parte superiore del corpo. Se hai vissuto esperienze che hanno prodotto una commozione cerebrale, parlane al tuo medico; anche se è avvenuta tempo fa e le emicranie sono cominciate molto tempo dopo, è probabile che sia stata quella a scatenare la tua
predisposizione.

Meningite: una grave infiammazione con conseguente gonfiore delle membrane protettive che circondano il cervello e il midollo spinale. Di solito è provocata da un’infezione virale, altre cause sono i batteri e alcuni farmaci. Se hai avuto la meningite, anche molto tempo fa, è probabile che sia questo il fattore scatenante della tua predisposizione all’emicrania.

Ictus: una lesione cerebrale in cui l’afflusso di sangue a una parte del cervello si interrompe o si riduce drasticamente, causando la morte di alcune cellule cerebrali per mancanza di nutrimento e ossigeno. Questo tipo di danni sono facilmente identificabili. Attacco ischemico transitorio (TIA): provoca una lesione cerebrale più ridotta rispetto all’ictus; può essere così lieve da non accorgersene ma avere comunque un impatto considerevole sulla salute.

Aneurisma cerebrale:

è il rigonfiamento di un vaso sanguigno nel cervello. 
Tumore al cervello: è la formazione di un’anomala massa di tessuto nel cervello; può essere canceroso o benigno, ma entrambe le tipologie causano emicranie.  Cisti o microcisti cerebrale: una sacca (di norma benigna) piena d’aria, fluido o altro materiale che si forma nel cervello. 


Impedimento ai nervi cervicali: sono otto nervi che si diramano dal midollo spinale e che aiutano a controllare diverse aree del corpo. I primi due (C1 e C2) controllano la testa: se qualcosa interferisce con il loro funzionamento, possono insorgere diversi problemi, tra cui l’emicrania.

Se hai già fatto degli esami, hai rivisto la tua anamnesi con il medico e hai escluso le condizioni elencate qui sopra, sei nel regno del mistero. Qui di seguito ti spiego i fattori scatenanti dell’emicrania che le comunità mediche non comprendono ancora del tutto … oltre a svelarli per la prima volta. Il virus di Epstein-Barr e l’herpes zoster I medici non sanno che milioni di persone soffrono di emicrania a causa del virus di Epstein-Barr (EBV) o dell’herpes zoster.

Come spiego, l’EBV infiamma continuamente il sistema nervoso centrale, compreso il cervello; se il virus entra nel nervo vago, il nervo infiammato può scatenare l’emicrania. In alternativa, l’herpes zoster può infiammare il trigemino o il nervo frenico: anche l’infiammazione di questi nervi può scatenare l’emicrania.

Per combattere il virus (se è presente) segui le istruzioni contenute nei 4 stadi. Per capire se il responsabile è invece l’herpes zoster, leggiti la spiegazione. Debellare il virus di Epstein-Barr o l’herpes zoster potrebbe essere sufficiente per porre fine alle tue emicranie.

Micro-ischemie transitorie
Una micro-ischemia transitoria è simile a un attacco ischemico transitorio ma di minore entità. Le comunità mediche non sanno ancora che possono verificarsi queste piccole ischemie e che possono scatenare l’emicrania.

Emicranie collegate alla sinusite


Alcune emicranie derivano da infezioni croniche delle pareti dei seni paranasali dovute allo streptococco. In questi casi, gli otorinolaringoiatri spesso raccomandano un intervento chirurgico per rimuovere i tessuti cicatriziali, ma siccome lo streptococco è molto difficile da rimuovere, questi interventi non sono efficaci o danno soltanto un sollievo temporaneo. Un modo migliore per curare le emicranie dovute alla sinusite è rafforzare il sistema immunitario, in modo che il corpo possa combattere l’infezione con le sue difese naturali. I consigli presentati in questo capitolo, “Come puoi guarire finalmente”, ti guideranno in questo processo.

La permeabilità all’ammoniaca 


Un altro fattore che scatena l’emicrania è un malfunzionamento dell’intestino (del Microbioma Intestinale) . Le comunità mediche non sanno che, quando l’apparato digerente non funziona nel modo corretto, il gas ammoniacale può disperdersi e raggiungere il nervo vago, il nervo frenico e/o i nervi trigeminali. L’ammoniaca può attraversare la barriera ematoencefalica e dilagare verso ogni componente del sistema nervoso centrale.

Quando il gas li priva dell’ossigeno di cui hanno bisogno, questi nervi si infiammano, e l’infiammazione a sua volta può interferire con le funzioni cerebrali, e creando le emicranie. Per capire se sei affetto da questo disturbo – e per risolvere il problema – leggi, “La salute dell’apparato gastrointestinale”.

La carenza di elettroliti


Per rimanere in salute, il corpo deve mantenere un certo livello di elettroliti, ioni composti da sali e da altri componenti dei fluidi corporei. Gli elettroliti servono a mantenere e a inviare gli impulsi nervosi elettrici che fanno funzionare il corpo, specialmente il cervello, che è il centro dell’attività elettrica dell’organismo. Quando il loro livello si abbassa, l’attività cerebrale può risultare gravemente compromessa, generando un sovraccarico sul sistema nervoso centrale e scatenando l’emicrania.

La causa più comune della carenza di elettroliti è la disidratazione. L’acqua di cocco e i centrifugati sono le fonti migliori per ripristinare le tue riserve di elettroliti. Prova a bere ogni giorno almeno trecentocinquanta grammi di estratto a bassi di giri al minuto, (prima di tutto inserisce sempre almeno 1 – 2 limoni asseconda della quantità, e se la fai da asporto in un termos per estratti” di cetriolo, o cetriolo e mela, o sedano e mela (per le dosi, calcola metà dell’uno e metà dell’altra).

Lo stress


Tutti ci sentiamo stressati di quando in quando, a volte di più, a volte di meno. Alcuni di noi sono più sensibili di altri. Se sei in una condizione cronica di stress, è probabile che i continui afflussi di adrenalina corrosiva creino scompiglio in diverse aree, tra cui il cervello e molti nervi che scorrono nel corpo. Questo scompiglio può creare una reazione ipertensiva che irrigidisce aree specifiche come il trigemino, scatenando l’emicrania. Per alleviare la tua tensione mentale, leggi, “Meditazioni e tecniche per la guarigione dell’anima”.

Il ciclo mestruale


Molte donne riferiscono che il mal di testa arriva subito prima, durante o subito dopo le mestruazioni. Questo accade perché, durante le mestruazioni, l’apparato riproduttivo impiega l’80 per cento delle riserve di energia del corpo e della funzionalità del sistema immunitario. Se il tuo corpo deve difendersi da altri fattori scatenanti come lo stress, le allergie alimentari, la tossicità dei metalli pesanti o la disidratazione, quando arrivano le mestruazioni ecco che insorge l’emicrania, perché tutte quelle riserve e l’attività del sistema immunitario passano ad aiutare l’apparato riproduttivo. È per questo motivo che a essere affette da emicranie ricorrenti sono per lo più donne.

Se anche tu rientri in questa casistica, prova a ridurre al minimo gli altri fattori in modo che le mestruazioni abbiano meno probabilità di sconvolgere il tuo organismo.

Disturbi del sonno


Se non ti concedi una quantità sufficiente di sonno profondo (un sonno ininterrotto che comprenda la fase dei sogni), con l’andare del tempo possono crearsi degli squilibri nella tua chimica cerebrale. È improbabile che subentri l’emicrania solo per questo motivo ma, quando si associa ad altri, la mancanza di sonno può essere un fattore scatenante. Se hai disturbi come l’insonnia, consolati:

quando sei sveglio a letto nel cuore della notte, metà del tuo cervello in realtà sta dormendo. Ciò significa che il tuo corpo sta comunque guarendo e che il tuo sistema nervoso centrale si sta rinvigorendo; dunque, se puoi, cerca di non innervosirti o arrabbiarti quando hai una notte insonne. Il solo fatto di comprendere questo segreto ti renderà meno suscettibile alle emicranie legate alla mancanza di sonno.

Se la tua insonnia è causata da una malattia fisica trattata in questo libro – per esempio il virus di Epstein-Barr, l’herpes zoster, la malattia di Lyme – segui i consigli esposti nei capitoli dedicati all’argomento del testo per curare quella malattia.

Se non dormi a sufficienza perché ti sembra che la giornata non abbia un numero sufficiente di ore per far fronte a tutti i tuoi impegni, prova a pensare a quali incombenze potresti eliminare. Sembra impossibile, ma
poiché l’alternativa è perdere ore preziose a causa dell’emicrania, è molto più saggio ricavarsi più tempo per il sonno. Meriti di rispettare i limiti del tuo corpo.

I metalli pesanti e altre sostanze tossiche dell’ambiente
Alcuni metalli pesanti come il mercurio, l’alluminio, il piombo e il rame possono insediarsi nel cervello e in altri organi, come il fegato, e comprometterne il funzionamento. Le possibili conseguenze includono ansia, depressione, sindrome ossessivo – compulsiva e sindrome da deficit di attenzione/iperattività. Un’altra possibile conseguenza è l’emicrania.

Esistono migliaia di sostanze chimiche controverse o decisamente tossiche a cui sei regolarmente esposto: sono nel tuo ufficio e nella tua casa, negli alimenti che consumi, nell’acqua che bevi, nell’aria che respiri e così via. Queste sostanze possono entrare nel cervello e interrompere gli impulsi elettrici, e anche se non abbiamo per lo più alcun controllo sul nostro ambiente – su quello che respiriamo e ciò a cui siamo esposti – abbiamo la possibilità di rimuoverle dal nostro corpo ne parlerò … (“Libera cervello e corpo dalle tossine”).

In alcuni casi, la disintossicazione continua, associata all’abitudine di evitare il più possibile l’esposizione a tali sostanze, è sufficiente a fermare le emicranie. Alimenti che tendono a scatenare l’emicrania. È improbabile che l’emicrania sia dovuta al consumo di un certo alimento se non hai specifiche intolleranze o se non soffri di un disturbo più nascosto. È più probabile che essa sia causata da una molteplicità di fattori, e gli alimenti elencati qui sotto possono essere tra questi:


Latticini e derivati dal latte

essendo mucogeni, sottopongono a un’eccessiva pressione il sistema linfatico e, di conseguenza, il sistema nervoso centrale.
Uova: se l’apparato digerente è indebolito, per esempio per una carenza di acido cloridrico, le uova possono far aumentare l’ammoniaca, che satura e irrita il sistema nervoso centrale.
Glutine (grano, segale, orzo, farro): il glutine confonde il sistema immunitario e alza i livelli delle istamine, che possono scatenare le emicranie.
Carne (manzo, pollo, maiale): se l’apparato digerente è indebolito, per esempio per una carenza di acido cloridrico, la densità di proteine può innescare la produzione di ammoniaca, che satura e irrita il sistema nervoso centrale.
Alimenti fermentati (per esempio sottaceti, ketchup): gli alimenti fermentati o sottaceto abbassano il pH dell’intestino generando acidità nell’organismo, che può scatenare l’emicrania.

disbiosi intestino

Sale

il sale celtico e il sale rosa dell’Himalaya sono i migliori; non usare mai il comune sale da tavola “ non è nato per l’alimentazione ma è un conservante, Spesso il sale da cucina include anche dei conservanti per i quali non esiste l’obbligo di denuncia, carbonato di calcio, carbonato di magnesio, E535, E536, E 540, E 550, E 551, E 552, E 553b, E 572 e idrossido d’alluminio, i quali servono a migliorare la cospargibilità del sale.

L’alluminio, un metallo leggero che ha la tendenza ad accumularsi nel cervello e che noi assumiamo con gli alimenti preconfezionati e le bibite in lattina, è stata attribuita la responsabilità dell’elevata incidenza del morbo di Alzheimer negli USA. L’alluminio di fatto impedisce alle fibre nervose la sinapsi, interrompendo di conseguenza il flusso del pensiero.

Oli: quelli di colza, di mais, di cotone e di palma esercitano un’azione altamente infiammatoria. Additivi (glutammato monosodico, aspartame): sono neurotossici e possono essere particolarmente aggressivi come fattori scatenanti dell’emicrania.

diabete

Bevande alcoliche: esercitano un’azione disidratante e affaticano il fegato.
Cioccolato: ha un effetto sovreccitante e molto aggressivo sul sistema nervoso centrale; agisce come una neurotossina che scatena l’emicrania. Alcune persone ritengono che il cioccolato e altre forme di caffeina allevino il dolore, hanno sperimentato questa efficacia perché la caffeina induce le ghiandole surrenali a inondare il corpo di adrenalina, che agisce da rimedio temporaneo per l’infiammazione che causa l’emicrania. Con l’andare del tempo, però, la caffeina ha conseguenze controproducenti.

Per facilitare il processo di guarigione, ti consiglio di evitare di mangiate tutti gli alimenti elencati almeno fino a quando le tue emicranie scompariranno. Se è troppo difficile, comincia con quelli di cui riesci a fare a meno e parti da lì. Essere proattivi genera effetti positivi in ogni caso.

Reazioni allergiche


Quando entri in contatto con qualcosa a cui sei allergico, il corpo produce l’istamina per proteggerti dalla sostanza potenzialmente pericolosa. In alcuni casi il corpo risponde con una reazione eccessiva e produce troppa istamina, provocando l’emicrania. Può capitare che la reazione sia ritardata, per esempio qualche giorno dopo aver ingerito un cibo allergenico.

Prova a capire se c’è qualcosa che stai mangiando, bevendo, toccando o a cui sei esposto in altro modo che potrebbe creare scompiglio nel tuo sistema immunitario. Potrebbe essere anche il fumo passivo, il polline o il cane del nuovo vicino. Se le tue emicranie sono cominciate di recente, presta particolare attenzione a eventuali allergeni che si sono introdotti nella tua vita poco prima che iniziasse il mal di testa. Quando identifichi tutte le possibili cause di una reazione allergica, prova a eliminarle e vedi se le emicranie scompaiono contestualmente rieduca l’alimentazione e il tuo Metaboloma Intestinale, Milza e Fegato.

Quando si tratta di stabilire a cosa sei allergico o intollerante, il tuo intuito è molto più preciso dei test medici, che sono fallibili, quindi ascolta il tuo corpo e mantieni un alto livello di consapevolezza.

Curare le emicranie


Come avrai capito, i potenziali fattori scatenanti dell’emicrania sono moltissimi. Se hai identificato le probabili cause del tuo mal di testa, il rimedio più efficace è eliminare questi fattori dalla tua vita. Anche le erbe e gli integratori, oltre agli alimenti terapeutici, possono dare un contributo importante: aiutano ad alleviare il dolore e l’infiammazione, a mitigare le reazioni allergiche, a lenire i nervi, a calmarti, a migliorare la salute dell’apparato gastrointestinale e a offrire una blanda disintossicazione, in fondo al file all’interno troverai dei link da dove puoi scaricare le info di ogni rimedio da associare sempre ad un riprestino dell’Asse Intestino – Cervello, grazie ad un protocollo alimentare.

Alimenti terapeutici


Esistono cibi specifici che possono aiutare a prevenire e/o a guarire le emicranie perché rilassano i muscoli, agevolano l’espulsione delle tossine, rafforzano il tessuto cerebrale, migliorano la digestione, calmano i nervi e forniscono nutrienti fondamentali. I centrifugati di sedano, il coriandolo, i semi di canapa, la papaia, il peperoncino, l’aglio, lo zenzero, il cavolo riccio, la cannella e le mele sono alcuni degli alimenti migliori per curare le emicranie.

rieducazione del Metaboloma Intestinale attraverso i cibi terapeutici e piante officinali della farmacopea e Madre Natura.

anthony william

Asse intestino – Cervello

Il fattore di crescita insulino-simile di tipo 1 (IGF-1)

Le proteine in eccesso stimolano anche la produzione di un ormone chiamato fattore di crescita insulino-simile di tipo 1, o IGF-1. Come rivela il nome, si tratta di un parente stretto dell’insulina e svolge un ruolo abbastanza simile. I due ormoni sono così somiglianti che i loro recettori possono avere reazioni crociate.

L’ormone umano della crescita (HGH) funge da messaggero per l’IGF- 1. Quando viene rilasciato dall’ipofisi, l’HGH stimola la produzione e il rilascio dell’IGF-1, che è il vero responsabile di molti effetti anabolici e di crescita che vengono attribuiti all’HGH. Il dato cruciale è che l’IGF-1 segnala al corpo di crescere istruendo le cellule a riprodursi.

invecchiamento precoce

Ma questo processo, che ha per risultato un organismo più forte, comporta un prezzo molto alto. Come l’insulina, anche l’IGF-1 è un potente stimolatore dell’invecchiamento; alcuni studi dimostrano che gli animali che producono meno IGF-1 vivono molto più a lungo e sono meno vulnerabili alle malattie rispetto a quelli che producono alti livelli di questo ormone.

Altri studi condotti su una comunità che viveva in una zona remota dell’Ecuador i cui abitanti erano affetti dalla sindrome di Laron – una rara forma di nanismo – hanno confermato il legame tra l’IGF-1 e le malattie.(4) Gli scienziati di tutto il mondo rimasero stupefatti quando fu rivelato che le persone affette dalla sindrome di Laron vivevano più a lungo ed erano praticamente immuni al diabete e al cancro.

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Dopo aver seguito per cinque anni 99 soggetti affetti da questa sindrome, i ricercatori non riscontrarono nemmeno un caso di diabete e Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia” registrarono un unico caso di cancro che si risolse nel migliore dei modi.

I ricercatori confrontarono questi dati con quelli relativi ai parenti di altezza normale dei soggetti colpiti da nanismo e scoprirono che tra loro l’incidenza di morte per cancro era di uno su cinque. Inoltre, il 5 per cento dei parenti moriva di diabete. Questi dati stupefacenti furono confermati da uno studio condotto su persone affette dalla sindrome di Laron in Europa.

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Quando i ricercatori analizzarono il sangue dei soggetti colpiti dal nanismo, scoprirono alti livelli di HGH e ne restarono sorpresi. Ma quando approfondirono le analisi trovarono la risposta: una mutazione nel recettore dell’HGH. In altre parole, i soggetti affetti dalla sindrome di Laron erano incapaci di rispondere all’HGH producendo l’IGF-1.

Per molti ricercatori fu sbalorditivo scoprire che la mancanza dell’IGF-1 potesse avere un impatto così forte su due delle malattie più perniciose e devastanti del mondo sviluppato.

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Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”

Ferro e Anemia

Anemia

I sorprendenti effetti del ferro sulla salute dei mitocondri

Probabilmente pensi che il ferro sia un prezioso minerale che tutti dovrebbero consumare in grandi quantità. Ma se è vero che livelli adeguati di ferro sono un fattore importante per la salute, non è vero che consumarne di più fa sempre bene.

Livelli troppo alti di ferro rappresentano un serio pericolo per la salute. So che può essere difficile rivedere le tue idee su una sostanza vitale come il ferro, specialmente se hai sentito dire che devi assicurarti di assumerne molto, con l’alimentazione o con gli integratori. Ma le ricerche parlano chiaro:

anemia

alti livelli di ferro possono causare danni permanenti agli organi, ai tessuti e alle articolazioni. Il ferro in eccesso può anche aumentare il rischio di cancro, malattie cardiache e morte prematura; e questo è solo un assaggio del problema.

La spiegazione è semplice e riguarda il metabolismo, in particolare i mitocondri.
Una delle sostanze che normalmente si producono con la respirazione mitocondriale è il perossido d’idrogeno, detto anche acqua ossigenata, la stessa sostanza che compri in farmacia per disinfettare le lesioni.

Il perossido d’idrogeno che si genera nei mitocondri durante la normale produzione di ATP è salutare e necessario per regolare una vasta gamma di segnalazioni metaboliche.

anemia

Il problema insorge quando i livelli di ferro sono troppo alti. Attraverso un processo chiamato reazione di Fenton, il ferro in eccesso agisce da catalizzatore e trasforma il perossido d’idrogeno, che di per sé è relativamente innocuo, nel radicale ossidrile (OH).

Indubbiamente questa è una delle reazioni più pericolose che avvengono nell’organismo, perché il radicale ossidrile esercita un’azione distruttiva sul DNA mitocondriale, sulle proteine e sulle membrane. Inoltre contribuisce ad acuire gli stati infiammatori, che sono il prodromo di ogni genere di malattia cronica.

Per questo motivo ti consiglio di fare le analisi del sangue per misurare i tuoi livelli di ferro prima di cominciare la TMM. Se miri a ottimizzare il funzionamento dei mitocondri, i tuoi livelli di ferro devono essere nella norma. Puoi anche seguire una dieta perfetta, ma se hai livelli di ferro troppo alti i mitocondri soffrono.

estratti di frutta

La buona notizia è che il sovraccarico di ferro è facile da trattare ed è anche facile da individuare. Basta una semplice analisi del sangue. Credo che questo sia uno degli esami più importanti che chiunque dovrebbe fare regolarmente per un monitoraggio preventivo e proattivo del proprio stato di salute.

Ma devi sapere quali valori misurare, senza delegare la decisione ai medici, che perlopiù sono disinformati su questo pericolo e ti faranno fare dei test che non rileveranno con precisione il rischio di sovraccarico di ferro.

Ne parlerò a fondo in questo capitolo, ma sappi fin d’ora che il valore che devi misurare è quello della ferritina sierica. La ferritina è una proteina presente nelle cellule che immagazzina il ferro e lo rilascia quando il corpo ne ha bisogno.

È un efficace rivelatore della quantità di ferro immagazzinata in altre parti dell’organismo ed è l’indicatore più preciso e affidabile del sovraccarico di ferro.1

1 “Ferritin: The Test,” American Association for Clinical Chemistry, https://labtestsonline.org/…/a…/ferritin/tab/test/consultato il 9
maggio 2016.

Dr. Joseph Mercola “Trasforma il grasso in energia”