La bocca e i suoi conflitti

La bocca è ciò che ci permette di mangiare, di nutrirci e anche di esprimerci. È una porta aperta tra il mondo esterno e il mondo interiore, mediante la quale riceviamo gli alimenti e per estensione le esperienze della vita che sono i nostri «alimenti psicologici».

Ma essa funziona anche nel senso opposto, ossia dall’interno verso l’esterno. In questo caso è l’orifizio attraverso il quale ci esprimiamo o addirittura sputiamo o vomitiamo ciò che sta dentro di noi e che ha bisogno di uscire.

La bocca appartiene contemporaneamente sia al Principio della Terra e al sistema digestivo (fase Yin) che al Principio del Metallo e al sistema respiratorio (fase Yang).

È la porta mediante la quale le energie della Terra (alimenti, esperienze) e le energie del Cielo (aria, soffio, comprensione) penetrano in noi per divenire la nostra energia essenziale.

La sua appartenenza al Principio della Terra e al sistema digestivo indica il suo ruolo importante nella nutrizione alimentare (cibo) e psicologica (esperienza) e la presenza dei denti simboleggia la capacità di mordere in questa vita e di masticare ciò che ci propone per inghiottirlo … e digerirlo … più facilmente.

Per questo i neonati e le persone anziane non possono o non possono più farlo, in quanto i soli alimenti che sono in grado di inghiottire sono liquidi, vale a dire affettivi quando si tratta del livello psicologico.

Le malattie della bocca sono il segno della nostra difficoltà a «mordere» la vita, ad accettare di ingerire ciò che ci propone, a masticarlo per meglio digerirlo.

Afta, infiammazioni orali, morsi che ci diamo nella parte interna delle guance o alla lingua sono tutti segnali indicanti che quanto ci viene proposto o quello che diciamo non ci soddisfa.

Tutte queste malattie possono significare che l’educazione che ci viene impartita o le esperienze in cui ci imbattiamo «non sono di nostro gusto», che hanno un sapore che non ci piace.

Rappresentano la nostra difficoltà ad accettare nuovi sapori, ossia nuove idee, opinioni, esperienze, ma possono anche essere il segno di una saturazione, di un eccesso di esperienze e, per estensione, del bisogno di fare una pausa.

(Michel Odoul)

Il viso e gli occhi parlano di TE

Malattia Espressione dell’AnimA

Il viso ha la particolarità di raggruppare i cinque sensi, vale a dire la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto il tatto. Rappresentando l’identità, è anche la sede privilegiata della percezione «sottile» del mondo esterno attraverso dei sensori sofisticati che permettono di percepire livelli elaborati del mondo materiale (colori, suoni, sapori, odori e temperature).

Attraverso i 5 sensi, esprimiamo le nostre difficoltà a percepire o ad accettare questi livelli dentro di noi. Possiamo farlo con gli occhi, le orecchie, il naso, la bocca o la pelle. i problemi generati del viso ci parleranno di un problema di identità, di una difficoltà, ad accettare quella che abbiamo o crediamo di avere.

Acne, eczema, rossori, come pure barba, baffi, eccetera sono tutti mezzi che rivelano le nostre difficoltà ad accettare il nostro volto, sia perché non ci piace, sia perché è troppo bello e attira più di quanto vorremmo. Sono tutti modi atti a nasconderlo o ad imbruttirlo, a cambiare o rifiutare un’immagine d’identità che ci risulta insoddisfacente.

Gli occhi e le loro malattie.
Gli occhi sono gli organi della vista, della visione. Grazie ad essi, possiamo vedere il mondo esterno nei suoi colori (che sono la rappresentazione del sentimento) e, poiché sono due, in rilievo (che è la rappresentazione della struttura).

L’occhio destro, che rappresenta la struttura dell’individuo (Yin), conferisce la visione «orizzontale» e l’occhio sinistro, rappresentante la personalità dell’individuo, dona la visione «verticale». Gli occhi sono associati all’energia del Principio del Legno e in tal senso rappresentano il livello di percezione maggiormente in relazione con i sentimenti e con «l’essere».

Ciò ci permette di comprendere più facilmente perché nume-rose miopie fanno la loro comparsa durante l’adolescenza che, ricordiamocelo (vedi anche scoliosi), è il periodo della vita in cui il ragazzo verifica i suoi punti di riferimento effettivi rispetto al mondo esterno, al di fuori delel strutture familiare. Le malattie degli occhi indicano quindi che abbiamo difficoltà a vedere qualcosa nella nostra vita e in particolare qualcosa che ci tocca a livello affettivo.

Cos’è che non voglio vedere? Cosa rimette in discussione il mio essere o l’idea del posto che secondo me dovrebbe avere? Queste domande sono frequentemente associate ad una sensazione di ingiustizia.

Se si tratta dell’occhio destro, la tensione è in rapporto con il simbolismo Yin (della madre) e se si tratta dell’occhio sinistro, ciò che ci rifiutiamo di vedere sarà in relazione con il simbolismo Yang (relativo al padre).

Se sinistri è il rovescio. Ogni manifestazione oculare fornirà una particolare precisazione.La miopia, una difficoltà a vedere lontano, rappresenta la paura inconscia del futuro che ci sembra offuscato, ovvero mal definito, sfuocato.

La cataratta, caratterizzata da un oscuramento o addirittura da una scomparsa totale della vista, esprime la nostra paura del presente o del futuro che ci appaiono oscuri.

La presbiopia, che si manifesta mediante una difficoltà a vedere gli oggetti vicini, rappresenta il nostro timore di vedere ciò che è presente o relativo ad un futuro prossimo.

Questa «malattia», che riguarda principalmente le persone anziane, è sorprendentemente simile alla memoria, che segue in loro il medesimo processo in quanto si ricordano sempre meno dei fatti recenti e, al contrario, sempre più chiaramente dei fatti lontani nel tempo.

La presbiopia va in particolar modo associata all’approssimarsi della morte che rappresenta una scadenza che non è possibile «aver voglia di vedere».

L’astigmatismo si caratterizza per il fatto di non vedere gli oggetti esattamente come sono, ma «deformati». Ciò simboleggia la nostra difficoltà a vedere le cose (o noi stessi) tali e quali sono nella nostra vita

(Michel Odoul)

L’altro Te riflesso della tua AnimA

Il sistema riproduttivo.

Come ci viene indicato dal nome, il sistema riproduttivo è quello che consente all’essere umano di riprodursi. È composto dagli organi sessuali, dalle ghiandole sessuali (testicoli, ovaie) e dall’utero nella donna.

Attraverso questo sistema estremamente elaborato, la discendenza umana si perpetua nell’incontro tra un uomo, di natura Yang e penetrante, e una donna di natura Yin ricettiva. la vita ci mostra così fino a che punto l’evoluzione non sia possibile se non attraverso l’incontro dei contrari. Ciò può portarci a comprendere come sia necessario attuare la stessa cosa dentro di noi per poter evolvere in una cosa sola.

Dobbiamo andare incontro all’altro lato di noi stessi, della nostra parte «Yin, femminile» se siamo uomini, e della nostra parte «Yang, maschile» se siamo donne.

Non si tratta naturalmente di sessualità, ma di ciò che C.G. Jung definì «Anima» (femminile) e «Animus» (maschile). Si tratta del nostro lato dolce, tenero, passivo, artistico, estetico, accogliente, inconscio, profondo (femminile) e del nostro lato deciso, forte, attivo, guerriero, difensivo, penetrante, cosciente, superficiale (maschile).

Ci risulta allora possibile crescere, evolvere e giungere progressivamente a fare ciò che definisco «la pace dei contrari» (che Jung aveva battezzato come «riconciliazione degli opposti»), l’Unità in noi, creando, partorendo un altro noi stessi.

È interessante notare che questa (pro)creazione ha tutte le possibilità di realizzarsi nel piacere e nella gioia (godimento, orgasmo) come previsto dalla vita. Un fatto sul quale devono riflettere coloro il cui processo di sviluppo personale si attua mediante l’esercizio della volontà, della forza, della costrizione o dell’urgenza.

Il sistema riproduttivo è beninteso quello che ci consente di procreare, di donare fisicamente la vita. Per estensione, si tratta anche della nostra capacità generale di creare, di partorire (progetti, idee, eccetera) nel mondo materiale.

Infine è anche il sistema della sessualità, ossia della nostra capacità di creare nel godimento. Rappresenta la nostra azione sull’altro, il nostro potere su di lui poiché egli ci si abbandona, come noi a lui, in questa particolare relazione.

Questo potere deve pertanto essere reciproco e rispettoso ed è ancora più grande quando si fonda sull’amore. In ultimo, esso ha la peculiarità, come appena menzionato, di procurare il piacere, di poter (oserei dire) essere vissuto nel godimento in quanto è normalmente caratterizzato dall’orgasmo.

Quest’ultimo rappresenta il godimento supremo della creazione, dell’azione creatrice e fecondatrice, compiuta insieme all’altro.

Le malattie del sistema riproduttivo
Le malattie del sistema riproduttivo ci parlano della nostra difficoltà a vivere o ad accettare questa «pace dei contrari» all’interno di noi. Possono manifestarsi in differenti modi, ma indicano sempre una tensione rispetto all’altro, si tratti del coniuge, di nostro figlio o delle loro rappresentazioni dentro di noi o all’esterno.

È il caso particolare dei problemi all’utero, che rappresenta la coppia, il focolare, il nido e che indica sovente tensioni o sofferenze relative al coniuge (assenze, frustrazione, decesso, conflitto, eccetera) o relative al posto occupato da ciascuno all’interno della casa.
Esprimono inoltre la nostra paura, il nostro timore di partorire, si tratti di un parto reale (bambino) o simbolico (progetti, idee, eccetera), per mancanza di fiducia, per senso di colpa o angoscia.

I dolori ai testicoli o alle ovaie ci parlano di ciò, che si tratti di una cruralgia, di una cisti o di un cancro sviluppatosi nelle ghiandole riproduttive.Le malattie «sessualmente trasmissibili» rappresentano spesso delle autopunizioni, inconsciamente provocate da un senso di colpa per una attività sessuale sviluppata al di fuori delle norme riconosciute dall’individuo o dal suo ambiente.

Tale senso di colpa, consapevole o meno, lo conduce a punirsi da sé mediante un «atto mancato», oserei dire, e ad incontrare sessualmente colui o colei che gli trasmetterà una malattia «vergognosa».

Attraverso frigidità, impotenza o dolori e infiammazioni di varia natura che «impediscono» la sessualità, esprimiamo la nostra difficoltà a vivere i piaceri della vita e in particolare dell’attività, professionale, sociale o familiare.

Non ci permettiamo di provare piacere, appagamento o godimento nell’esercizio del nostro potere personale sulle cose o sugli altri.

Tutto ciò ci appare troppo serio o meglio colpevole e non sappiamo più, come il bambino, provare la semplice gioia di aver fatto qualcosa che «va» e di cui possiamo andar fieri.

Crediamo che questo potere sia vergognoso o negativo, quando invece può essere creativo e fecondo poiché ciò che gli conferisce una connotazione positiva o negativa è l’utilizzo che ne facciamo e le intenzioni che gli attribuiamo, proprio come il potere conferito dall’amore e dalla sessualità può creare o distruggere, liberare o alienare, animare o spegnere l’altro o se stessi.

(Michel Odoul modificato)

Distorsione del setto nasale

Malattia Espressione dell’AnimA

Questo sintomo risulta chiaramente spiegato dal suo stesso nome: – una deformazione del naso, una asimmetria. Come la colonna vertebrale, anche il setto nasale può tendere verso una direzione, in misura più o meno evidente.

Il significato di questo sintomo diventa chiaro se pensiamo alle culture orientali: nel sistema dello yoga indiano, il Prana, la forza vitale che fluisce con la respirazione, ha un ruolo di primo piano. Nel Pranayama, un particolare esercizio di respirazione, si attribuisce grande valore al flusso uguale d’aria attraverso entrambe le narici.

Una persona che riceve aria soltanto da una parte, ha uno scambio bloccato e unilaterale con il mondo. Qui bisognerebbe scoprire se il blocco si trova nella narice sinistra, polo femminile, o in quella destra, polo maschile.

Il rapporto con questo sintomo fornisce esperienze valide anche in molti altri campi. Se si cerca di spingere forzatamente in un canale angusto la stessa quantità di aria che in genere attraversa un’apertura ampia, il problema diventa ancora più serio. È meglio adattarsi alla situazione e far passare delicatamente attraverso questo spazio ristretto solo la quantità di aria che vi può facilmente passare. In questo modo si comunica alla psiche di alleggerire la pressione sul polo ridotto.

Liberato dalla pressione, questo si aprirà al più presto. Se la diminuzione della pressione dei due poli avviene in modo tale che ogni lato è accettato nella sua diversa realtà, si può arrivare rapidamente anche a una compensazione al centro.

Il sintomo rivela una unilateralità per lo più congenita nella vita, poiché la respirazione è il simbolo della nostra vita nella polarità. In ogni caso, anche il flusso della comunicazione sarà unilaterale.

È necessario accettare questa unilateralità prima che ci si possa creare una speranza di ritorno al centro. L’operazione può, in questo senso, essere di aiuto, a patto che venga sostenuta dalla necessaria evoluzione di coscienza. Se si tratta soltanto di una correzione funzionale che non viene adeguata alla vita, l’organismo ha altre possibilità di risolvere lo squilibrio esistente.

Domande

1. Da quale parte sono ristretto, su quella sinistra femminile, o su quello destra maschile?

2. In quali condizioni si trova il flusso della mia energia vitale?

3. Come potrei favorire il suo libero fluire?

4. Come mi comporto con la polarità?

5. Che cosa potrebbe mettere ordine nella mia vita e portare me al centro?

(Rudiger Dahlke)